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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Legittimità


Figli maggiorenni – Reperimento di attività lavorativa – Successiva perdita del lavoro – Reviviscenza dell’obbligo del mantenimento – Esclusione

In materia di contributo al mantenimento dei figli maggiorenni, l’obbligo del genitore cessa nel momento in cui questi ultimi raggiungono l’indipendenza economica reperendo un lavoro. Una volta raggiunta la capacità lavorativa, e quindi l'indipendenza economica, la successiva perdita dell'occupazione non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento (così le pronunce di questa Corte del 28/1/2008, n. 1761 e del 2/12/2005, n. 26259). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 14 marzo 2017.




Residenza abituale del minore – Giurisdizione – Reg. 2201 del 2003 – Proroga della giurisdizione – Consenso – Validità – Esclusione

L'art. 8, n. 1 del Regolamento U.E. n. 2201/2003, nel prevedere, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, la competenza internazionale dell'autorità giudiziaria dello stato membro in cui il minore stesso risiede abitualmente alla data della domanda, detta un principio, come emerge dal "dodicesimo" considerando, ispirato dall'interesse superiore del minore stesso e dal criterio della vicinanza. Per residenza abituale deve intendersi il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie a una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, originati dallo svolgersi della sua vita di relazione. In altri termini, la residenza abituale corrisponde al luogo che denota una certa integrazione del minore in un ambiente sociale e familiare, ed ai fini del relativo accertamento rilevano una serie di circostanze che vanno valutate in relazione alla peculiarità del caso concreto: la durata, la regolarità e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro, la cittadinanza del minore, la frequenza scolastica e, in generale, le relazioni familiari e sociali (Corte giustizia, 2 aprile 2009, A., in causa 523/2007). Ai fini della individuazione del giudice competente, deve tenersi conto della residenza abituale del minore al momento dell'introduzione domanda, senza considerare gli intervalli privi di significativa rilevanza (Cass., Sez. U., 7 settembre 2016, n. 17676; Cass. Sez. U., 18 marzo 2016, n. 5418). Il criterio della vicinanza è dettato dall'interesse superiore del minore (Corte giustizia, 5 ottobre 2010, in causa 296/10), la cui pregnanza comporta anche l'esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione (Cass., Sez. U., 30 dicembre 2011, n. 30646). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 10 febbraio 2017.




Procedimento civile – Procedimento di separazione – Pendenza del detto procedimento – Sopravvenuta pronuncia di divorzio – Effetti

La pronuncia di divorzio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale (o di modifica delle condizioni di separazione) iniziato anteriormente e ancora pendente, ove esista l'interesse di una delle parti all'operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, che trovano il proprio limite temporale nel passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (Cass. n. 17825 e 19555 del 2013). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 marzo 2017.




Conflitti genitoriali – Iscrizione dei figli – Scuola privata – Precedente iscrizione condivisa dai genitori – Dissenso sopravvenuto – Rilevanza – Esclusione

Affido alternato – Presupposti – Accordo dei genitori e dei figli


Nel caso in cui, su volontà di entrambi i genitori, i figli siano stati in passato iscritti alla scuola privata, costituisce realizzazione del preminente interesse del minore consentire la prosecuzione del ciclo scolastico in corso, nell’ipotesi in cui la prole iscritta abbia manifestato peraltro alcune non gravi difficoltà. Ciò soprattutto dove sia provato che il genitore dissenziente abbia, in realtà, un tempo condiviso la scelta di iscrivere i figli alla scuola privata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'affido alternato, tradizionalmente previsto come possibile dal diritto di famiglia italiano, è rimasta una soluzione educativa di limitate applicazioni, essendo stato ripetutamente affermato che esso assicura buoni risultati quando vi è un preciso accordo tra i genitori e tutti i soggetti coinvolti, anche il figlio, condividono la soluzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 14 febbraio 2017.




Revocazione della donazione per figli – Presupposto operativo della norma – Figli nati successivamente all’atto donativo – Necessità – Sussiste – Figli nati prima della donazione – Rilevanza – Esclusione

La ratio dell’istituto di cui all’art. 803 c.c. deve essere individuata nell’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione già disposta a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza. Tale esigenza si pone in quanto con l’instaurazione di un nuovo rapporto di filiazione sorgono in capo al genitore donante nuovi doveri di mantenimento, istruzione ed educazione per il cui adempimento egli deve poter disporre di mezzi adeguati. Proprio a tal fine il legislatore consente al donante di valutare se per la sopravvenienza di figli e per l’adempimento dei menzionati doveri sia necessario recuperare le precedenti attribuzioni patrimoniali. In sostanza l’interesse tutelato dal legislatore attraverso l’istituto della revocazione della donazione per sopravvenienza di figli è quello di consentire al genitore donante di soddisfare le esigenze fondamentali dei figli. La norma si spiega per la complessità della psiche umana, presumendo il legislatore che il donante non può avere valutato adeguatamente l’interesse alla cura filiale, allorquando non abbia ancora figli, e quando quindi non ha ancora provato il sentimento di amor filiale con la dedizione che esso determina ed il superamento che esso provoca di ogni altro affetto. È quindi evidente che, nell’ottica privilegiata dal legislatore, finalizzata ad assicurare rilevanza giuridica a quella che viene ritenuta essere una innata connotazione della psiche umana, la preesistenza di un figlio ovvero di un discendente alla data della donazione, escluda il fondamento applicativo della previsione, dovendosi infatti ritenere che l’atto di liberalità sia stato compiuto da chi già aveva avuto modo di provare l’affetto filiale, e che quindi si è determinato a beneficiare il donatario pur nella consapevolezza degli oneri scaturenti dalla condizione genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II 02 marzo 2017.




Persone e famiglia - Parto anonimo - Ricerca della madre - Ammissibilità - Riservatezza e rispetto della dignità della donna

In tema di parto anonimo, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorché il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale, di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte costituzionale, idonee ad assicurare la massima riservatezza e il massimo rispetto della dignità della donna; fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorché la dichiarazione iniziale per l'anonimato non sia rimossa in séguito all'interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 25 gennaio 2017.




Separazione – Mantenimento – Matrimonio breve – Assegno – riduzione – Sussiste

La breve durata del matrimonio giustifica una riduzione del mantenimento spettante ex art. 156 c.c. (nel caso di specie: due anni). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 11 marzo 2016.




Protezione internazionale – Donna richiedente esposta al rischio di un matrimonio forzato – Protezione sussidiaria – Sussiste

Nel giudizio di protezione internazionale, ove la relativa questione sia stata allegata, il giudice ha il dovere di valutare se la pratica del matrimonio forzato costituisca una realtà sociale accettata nel paese di provenienza della parte richiedente; peraltro, in tema di protezione sussidiaria, la costrizione ad un matrimonio non voluto costituisce grave violazione della dignità e, dunque, trattamento degradante che integra un danno grave, la cui minaccia, ai fini del riconoscimento di tale misura, può provenire anche da soggetti diversi dallo Stato, allorché le autorità pubbliche o le organizzazioni che controllano lo Stato o una sua parte consistente non possano o non vogliano fornire protezione adeguata (Cass. Civ. sez. VI-1 n. 25873 del 18 novembre 2103). Infine, il diritto alla protezione sussidiaria non può essere escluso dalla circostanza che agenti del danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati qualora nel Paese d'origine non vi sia un'autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica offici osa sull'attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull'eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Cass. civ. n. 15192 del 20 luglio 2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 12 dicembre 2016.




Assegno divorzile – Beneficiario che instauri una nuova famiglia, ancorché di fatto – Perdita dell’assegno – Sussiste

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 13 dicembre 2016.




Procedimento di separazione instaurato in Italia – Sentenza straniera di divorzio pronunciata in pendenza del giudizio di separazione – Effetti – Improcedibilità del giudizio di separazione

Nella individuazione della legge straniera applicabile, la normativa estera prevale su quella interna – ove applicabile – anche se non prevede l’istituto della separazione, operando la riserva in favore della legge italiana ex art. 31 legge 218 del 1995, solo ove non esista alcuna forma di dissoluzione del legame matrimoniale o vi siano istituti contrastanti con il principio di uguaglianza tra i coniugi. Non esiste identità tra il giudice di separazione e quello di divorzio: pertanto, pur essendo stato introdotto dopo l’instaurazione del giudizio separativo in Italia, il giudizio di divorzio svolto all’estero, secondo la legge nazionale straniera, una volta pronunciato, può essere riconosciuto in Italia, anche in pendenza del giudizio separativo, non potendosi applicare la condizione ostativa della litispendenza ex art. 64 lettera f) l. n. 218 del 1995. In questo caso, dal riconoscimento della pronuncia straniera di divorzio consegue la declaratoria d’improcedibilità del giudizio di separazione personale (N.B. controversia a cui non applicabile il Regolamento n. 1259 del 2010, entrato in vigore successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 01 dicembre 2016.




Mantenimento dei figli – Elementi da valutare – Fissazione di un tetto massimo definitivo – Esclusione

Il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, secondo il precetto di cui all'art. 147 cod. civ., impone ai genitori, anche in caso di separazione (o di divorzio), di far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, certamente non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma inevitabilmente estese all'aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all'assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione - fin quando la loro età lo richieda - di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Il parametro di riferimento, ai fini della corretta determinazione del rispettivo concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell'art. 148 cod. civ.,non solo dalle "rispettive sostanze", ma anche dalla rispettiva capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, con espressa valorizzazione, oltre che delle risorse economiche individuali, anche delle accertate potenzialità reddituali.». Con la conseguenza che non può porsi e risolversi una volta e per tutte, in astratto, quale sia la misura massima di quantificazione dell'assegno da corrispondere per il mantenimento del figlio, dovendo esso commisurarsi alle risorse e alle capacità reddituali dei genitori nonché alle esigenze di vita estese agli aspetti appena menzionati, proporzionati all'età del figlio non autosufficiente che ancora abbisogna dell'ausilio genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 13 dicembre 2016.




Tribunale per i minorenni – Provvedimenti in materia di figli minori – Reclamo – Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 comma 7 Cost. – Ammissibilità – Sussiste

In materia di provvedimenti ablatori o limitativi della responsabilità genitoriale, una volta che il tribunale (minorile o ordinario) li abbia emessi, la misura pronunciata assume attitudine al giudicato rebus sic stantibus, non è revocabile o modificabile, salva la sopravvenienza di fatti nuovi, ed è pertanto - dopo che la corte d’appello lo abbia confermato, revocato o modificato in sede di reclamo - anche impugnabile con ricorso per cassazione. Per tali ragioni, in particolare, è ricorribile per Cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. il provvedimento emesso dalla Corte d’appello in sede di reclamo, confermativo del decreto del tribunale che ha disposto l’affidamento etero-familiare dei figli minori di una coppia di genitori, già dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 novembre 2016.




PROCEDIMENTO DI DIVORZIO – PENDENZA DEL GIUDIZIO ECCLESIASTICO – PREGIUDIZIALITÀ – ESCLUSIONE – LESIONE DELLA FEDE CATTOLICA - ESCLUSIONE

La decisione della giurisdizione italiana non ha alcuna incidenza sul matrimonio religioso né può attribuirsi alcuna rilevanza al credo cattolico della parte al fine di fondare la richiesta di pregiudizialità della giurisdizione ecclesiastica (cfr. Cass. Civ. sez. VI-1 ord. n. 2089 del 30 gennaio 2014, sez. I n. 17969 dell'11 settembre 2015) senza che ciò leda alcun precetto costituzionale. Cassazione civile, sez. VI 14 dicembre 2016.





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