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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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(chiudi)


Merito - 2014


Separazione – Madre collocataria del minore – Comportamenti dalla stessa posta in essere di grave influenza negativa ai danni del figlio – Tentativo di escludere la figura paterna – Affidamento superesclusivo al padre – Sussiste

Nel caso in cui la madre si sia rivelata del tutto inadeguata all’esercizio della responsabilità genitoriale, influenzando in modo negativo il figlio, nel tentativo di escludere la figura paterna, con gravi ricadute per lo sviluppo del bambino, deve disporsi l’affido cd. superesclusivo in favore del padre che, in tal modo, può assumere da solo ogni decisione, anche riguardo la salute del figlio, in particolare avviando un percorso di sostegno psicologico o psicoterapico per aiutarlo a superare la grave situazione in essere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 29 dicembre 2014.




Separazione – Madre collocataria del minore – Comportamenti dalla stessa posta in essere di grave influenza negativa ai danni del figlio – Tentativo di escludere la figura paterna – Affidamento superesclusivo al padre – Sussiste

Nel caso in cui la madre si sia rivelata del tutto inadeguata all’esercizio della responsabilità genitoriale, influenzando in modo negativo il figlio, nel tentativo di escludere la figura paterna, con gravi ricadute per lo sviluppo del bambino, deve disporsi l’affido cd. superesclusivo in favore del padre che, in tal modo, può assumere da solo ogni decisione, anche riguardo la salute del figlio, in particolare avviando un percorso di sostegno psicologico o psicoterapico per aiutarlo a superare la grave situazione in essere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 29 dicembre 2014.




Giudizio di Separazione – Intervento in causa del figlio maggiorenne – Art. 105 c.p.c. – Ammissibilità – Condizioni – Convivenza tra figlio maggiorenne e genitore – Necessità – Sussiste

Il figlio maggiorenne può intervenire nel giudizio di separazione a condizione che sia convivente con uno dei genitori, stimandosi, altrimenti, l’atto di intervento inammissibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 29 dicembre 2014.




Tutela dei consumatori – Credito al consumo – Direttiva 2008/48/CE – Obbligo di fornire informazioni precontrattuali – Obbligo di verificare la solvibilità del debitore – Onere della prova – Modalità di prova

1) Le disposizioni della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE, devono essere interpretate nel senso che:
– da una parte, ostano ad una normativa nazionale secondo la quale l’onere della prova della mancata esecuzione degli obblighi prescritti agli articoli 5 e 8 della direttiva 2008/48 grava sul consumatore e,
– dall’altra, ostano a che, in ragione di una clausola tipo, il giudice debba ritenere che il consumatore abbia riconosciuto la piena e corretta esecuzione degli obblighi precontrattuali incombenti al creditore, e tale clausola comporti quindi un’inversione dell’onere della prova dell’esecuzione di detti obblighi tale da compromettere l’effettività dei diritti riconosciuti dalla direttiva 2008/48.
2) L’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 dev’essere interpretato nel senso che, da un lato, non osta a che la valutazione della solvibilità del consumatore sia effettuata sulla base delle sole informazioni fornite da quest’ultimo, purché tali informazioni siano adeguate e le mere dichiarazioni del consumatore siano corredate da documenti giustificativi e, dall’altro, non impone al creditore di procedere a controlli sistematici delle informazioni fornite dal consumatore.
3) L’articolo 5, paragrafo 6, della direttiva 2008/48 dev’essere interpretato nel senso che, benché non osti a che il creditore fornisca chiarimenti adeguati al consumatore prima di aver valutato la sua situazione finanziaria e le sue esigenze, può però verificarsi che la valutazione della solvibilità del consumatore richieda un adattamento dei chiarimenti adeguati forniti, i quali devono essere comunicati al consumatore in tempo utile, preliminarmente alla firma del contratto di credito, senza tuttavia dover dar luogo alla redazione di un documento specifico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 18 dicembre 2014.




Tutela dei consumatori – Credito al consumo – Direttiva 2008/48/CE – Obbligo di fornire informazioni precontrattuali – Obbligo di verificare la solvibilità del debitore – Onere della prova – Modalità di prova

1) Le disposizioni della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE, devono essere interpretate nel senso che:
– da una parte, ostano ad una normativa nazionale secondo la quale l’onere della prova della mancata esecuzione degli obblighi prescritti agli articoli 5 e 8 della direttiva 2008/48 grava sul consumatore e,
– dall’altra, ostano a che, in ragione di una clausola tipo, il giudice debba ritenere che il consumatore abbia riconosciuto la piena e corretta esecuzione degli obblighi precontrattuali incombenti al creditore, e tale clausola comporti quindi un’inversione dell’onere della prova dell’esecuzione di detti obblighi tale da compromettere l’effettività dei diritti riconosciuti dalla direttiva 2008/48.
2) L’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 dev’essere interpretato nel senso che, da un lato, non osta a che la valutazione della solvibilità del consumatore sia effettuata sulla base delle sole informazioni fornite da quest’ultimo, purché tali informazioni siano adeguate e le mere dichiarazioni del consumatore siano corredate da documenti giustificativi e, dall’altro, non impone al creditore di procedere a controlli sistematici delle informazioni fornite dal consumatore.
3) L’articolo 5, paragrafo 6, della direttiva 2008/48 dev’essere interpretato nel senso che, benché non osti a che il creditore fornisca chiarimenti adeguati al consumatore prima di aver valutato la sua situazione finanziaria e le sue esigenze, può però verificarsi che la valutazione della solvibilità del consumatore richieda un adattamento dei chiarimenti adeguati forniti, i quali devono essere comunicati al consumatore in tempo utile, preliminarmente alla firma del contratto di credito, senza tuttavia dover dar luogo alla redazione di un documento specifico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 18 dicembre 2014.




Separazione – Addebito – Presupposti

Obbligo del genitore non convivente con i figli di comunicare all’altro il luogo di sua dimora – Omissione – Conseguenze – Responsabilità risarcitoria – Obbligo di partecipare alle spese straordinarie anche senza preventivo accordo


Per addebitare la separazione ad uno dei coniugi, occorre non solo la prova dei comportamenti contrari ai doveri del matrimonio, ma anche del nesso casuale tra questi comportamenti e la intollerabilità della convivenza (ex multis: Cass. 14042/2008). Deve inoltre rilevarsi che in questa materia le ammissioni di una parte non possono avere valore di confessione, a norma dell’art. 2730 c.c. vertendosi in tema di diritti indisponibili, ma possono essere utilizzate come presunzioni ed indizi liberamente valutabili in unione con altri elementi probatori sempre che, ovviamente, esprimano non opinioni o giudizi o stati d'animo personali, ma fatti obiettivi e, in quanto tali, suscettibili di essere valutati giuridicamente come indice della violazione di specifici doveri coniugali. (Cass. 7998/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il genitore non convivente con i figli è tenuto a fornire il suo indirizzo di residenza ed a rendersi facilmente reperibile, diversamente potrà essere condannato ai sensi del comma II dell’art. 337 sexies c.c. Inoltre, fornire i recapiti effettivi è la condizione essenziale per potere esercitare il diritto-dovere di concordare con l’altro genitore le decisioni di maggiore interesse per i figli (che possono comportare anche delle spese straordinarie), sicchè ove l’interessato non vi provveda non potrà opporre, quando compulsato per il rimborso delle spese straordinarie, il difetto di preventivo accordo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Catania 18 dicembre 2014.




Affidamento condiviso – Prescrizioni ai genitori – Ammissibilità – Sussiste

Il provvedimento giudiziale non può assecondare comportamenti velleitari, ma deve richiamare i genitori ai loro doveri ed indicare il “dover essere”, salvo che le incapacità risultino irreversibilmente radicate e comunque emerga il rischio di gravi pregiudizi per i minori.  L’affidamento ad uno solo dei genitori può essere disposto solo quando il giudice ritenga che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore, risultando nei confronti del genitore escluso una sua condizione di manifesta carenza o di inidoneità educativa e comunque tale da rendere quell'affidamento in concreto pregiudizievole per il minore; inoltre, l’art. 337 ter c.c. consente al giudice di fissare le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse della prole, che assume rilievo sistematico centrale nell'ordinamento dei rapporti di filiazione. In tal senso pertanto  si giustificano, in traluni casi, le prescrizioni giudiziali imposte ai genitori, di modo che l’esercizio della responsabilità genitoriale costituisca espressione di conveniente protezione del preminente diritto dei figli alla salute e ad una crescita serena ed equilibrata (Cass. 9546/2012; Cass. 5108/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 18 dicembre 2014.




Residenza Abituale del minore – Trasferimento unilaterale attuato da uno solo dei genitori contro la volontà dell’altro – Lasso di tempo trascorso dal trasferimento – Assenza di contestazioni da parte del genitore dissenziente – Competenza del foro del luogo di nuova dimora dei fanciulli – Sussiste

La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere deciso dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.), anche in caso di disgregazione della unione familiare (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337-quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido super-esclusivo: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014). In altri termini, il trasferimento unilaterale della prole realizzato da un genitore senza il consenso dell’altro integra un atto illecito (Trib. Milano, sez. IX, 16 settembre 2013, Pres. Servetti, est. Cosmai; Trib. Milano, sez. IX, 13 novembre 2013, Pres. Servetti, rel. Buffone; v. anche, Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 giugno 2012, n. 10174). La tutela del genitore che subisce il trasferimento unilaterale è, in linea di principio, integra in quanto il suddetto trasferimento è inidoneo a modificare il criterio di collegamento della competenza territoriale (v. Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 25 giugno 2013) e resta, dunque, dotato di potestas decidendi il Tribunale del luogo in cui il minore viveva abitualmente (Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 28 maggio 2014 n. 11915). Tali principi, tuttavia, cessano di avere rilevanza ove la nuova residenza abituale del minore – pur frutto di trasferimento unilaterale – si sia consolidata nel tempo per inerzia del genitore legittimato a dolersi del torto subito. In altri termini, la nuova residenza abituale del minore, frutto di scelta unilaterale, va contestata senza indugio dal genitore per potere evitare che la competenza territoriale del luogo di originario domicilio del fanciullo venga meno. In tempi recenti, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato, in tal senso, che anche il trasferimento unilaterale di un genitore può radicare la competenza del tribunale del luogo di nuova dimora dei figli – nonostante il breve lasso di tempo – se deve ritenersi che già i minori abbiano realizzato una situazione di stabilità oggettiva (alla luce del lasso di tempo trascorso) e soggettiva (miglioramento della situazione materna, attesa la ragione dei trasferimento). Ne consegue che la competenza territoriale è del giudice del luogo di nuova dimora dei fanciulli: CASSAZIONE CIVILE, sez. VI-I, 5 settembre 2014 n. 7 – Pres. Di Palma, Est. Acierno – V.N. c M.C. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 17 dicembre 2014.




Residenza Abituale del minore – Trasferimento unilaterale attuato da uno solo dei genitori contro la volontà dell’altro – Lasso di tempo trascorso dal trasferimento – Assenza di contestazioni da parte del genitore dissenziente – Competenza del foro del luogo di nuova dimora dei fanciulli – Sussiste

La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere deciso dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.), anche in caso di disgregazione della unione familiare (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337-quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido super-esclusivo: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014). In altri termini, il trasferimento unilaterale della prole realizzato da un genitore senza il consenso dell’altro integra un atto illecito (Trib. Milano, sez. IX, 16 settembre 2013, Pres. Servetti, est. Cosmai; Trib. Milano, sez. IX, 13 novembre 2013, Pres. Servetti, rel. Buffone; v. anche, Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 giugno 2012, n. 10174). La tutela del genitore che subisce il trasferimento unilaterale è, in linea di principio, integra in quanto il suddetto trasferimento è inidoneo a modificare il criterio di collegamento della competenza territoriale (v. Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 25 giugno 2013) e resta, dunque, dotato di potestas decidendi il Tribunale del luogo in cui il minore viveva abitualmente (Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 28 maggio 2014 n. 11915). Tali principi, tuttavia, cessano di avere rilevanza ove la nuova residenza abituale del minore – pur frutto di trasferimento unilaterale – si sia consolidata nel tempo per inerzia del genitore legittimato a dolersi del torto subito. In altri termini, la nuova residenza abituale del minore, frutto di scelta unilaterale, va contestata senza indugio dal genitore per potere evitare che la competenza territoriale del luogo di originario domicilio del fanciullo venga meno. In tempi recenti, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato, in tal senso, che anche il trasferimento unilaterale di un genitore può radicare la competenza del tribunale del luogo di nuova dimora dei figli – nonostante il breve lasso di tempo – se deve ritenersi che già i minori abbiano realizzato una situazione di stabilità oggettiva (alla luce del lasso di tempo trascorso) e soggettiva (miglioramento della situazione materna, attesa la ragione dei trasferimento). Ne consegue che la competenza territoriale è del giudice del luogo di nuova dimora dei fanciulli: CASSAZIONE CIVILE, sez. VI-I, 5 settembre 2014 n. 7 – Pres. Di Palma, Est. Acierno – V.N. c M.C. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 17 dicembre 2014.




Procedura per la modifica delle condizioni di separazione - Affidamento dei minori al comune di residenza - Sussiste

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Genitore che segue percorso terapeutico presso il NOA - Regolamentazione visite padre-figli - Delega ai Servizi Sociali competenti

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Attività di supporto alla genitorialità a favore del genitore - Delega ai Servizi Sociali competenti

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Attività di monitoraggio sulle difficoltà scolastiche, alimentari e sociali dei figli  - Delega ai Servizi Sociali competenti

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze o atti pregiudizievoli per il minore - Ammonimento al genitore inadempiente - Sussiste

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze - Risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti dell'altro - Non sussiste

Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Spese giudiziali in materia civile - Rigetto domande - Condanna alle spese - Sussiste


Va mantenuto l'affidamento dei minori all'ente affidatario inclusa la delega ad assumere le decisioni più rilevanti sui percorsi terapeutici ritenuti opportuni per contenere le condotte problematiche dei minori quando tra i genitori persiste la conflittualità (nel caso di specie i due minori sono stati affidati al comune di residenza e collocati presso la residenza della madre). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Il genitore che sta seguendo un percorso terapeutico presso un N.O.A. (acronimo di Nucleo Operativo Alcoldipendenze) ha il diritto ad incontrare i figli con le modalità ed i tempi decisi dai Servizi Sociali territorialmente competenti, i quali dovranno verificare il rispetto scrupoloso delle indicazioni del N.O.A. da parte di tale genitore e monitorare i rapporti tra quest'ultimo ed i figli. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve essere affidata ai  Servizi Sociali territorialmente competenti l'attività di supporto alla genitorialità del genitore (nel caso di specie tale attività era a favore della madre). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve essere affidata ai Servizi Sociali territorialmente competenti, con l'eventuale collaborazione con la competente UOMPIA,  l'attività di monitoraggio sulle difficoltà scolastiche, alimentari e sociali dei figli (nel caso di specie la figlia aveva la tendenza ad assumere sostanze voluttuarie pregiudizievoli per la sua salute ed il figlio aveva manifestato dei forti problemi comportamentali in ambito scolastico). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve essere ammonito il genitore inadempiente che non rispetta né le clausole previste in sede di separazione né quanto disposto nei provvedimenti provvisori emessi nel corso della procedura di modifica delle condizioni di separazione. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve rigettarsi la domanda di risarcimento dei danni formulata da un genitore nei confronti dell'altro nel caso in cui non vi siano i presupposti di legge e cioè quando la situazione di difficoltà in atto vada ricondotta alla conflittualità tra le parti (nel caso di specie i genitori, continuando a litigare in merito alla loro non risolta crisi coniugale, non sono riusciti a preservare i minori da tale conflitto). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve condannarsi il genitore soccombente alla rifusione a favore dell'altro genitore della metà delle spese di lite  (nel caso di specie il giudice ha condannato il marito a rimborsare alla moglie le spese della procedura giudiziaria  visto il rigetto di tutte le domande del marito e l’accoglimento di alcune delle domande della moglie). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 17 dicembre 2014.




Rilascio del passaporto o di altro titolo valido per l'espatrio – Artt. 1, 3 e 12 l. 21.11.67 N° 1185 – Ambito valutativo del Giudice tutelare – Carattere non meramente pretestuoso del mancato assenso dell'altro genitore – Compatibilità dell'espatrio del genitore con l'interesse del minore

Il provvedimento con cui il Giudice tutelare supera e vanifica il diniego al rilascio del passaporto, opposto dall'altro genitore, è volto non già a dirimere in via definitiva un conflitto tra diritti soggettivi dei genitori del minore, quanto piuttosto a valutare la corrispondenza del mancato assenso di uno di loro all'interesse del figlio. Da tali considerazioni emerge, in definitiva, come il Giudice tutelare debba valutare, in uno, il carattere non meramente pretestuoso del mancato assenso dell'altro genitore e la concreta compatibilità dell'espatrio del genitore con l'interesse del minore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 12 dicembre 2014.




Rilascio del passaporto o di altro titolo valido per l'espatrio – Artt. 1, 3 e 12 l. 21.11.67 N° 1185 – Ambito valutativo del Giudice tutelare – Carattere non meramente pretestuoso del mancato assenso dell'altro genitore – Compatibilità dell'espatrio del genitore con l'interesse del minore

Il provvedimento con cui il Giudice tutelare supera e vanifica il diniego al rilascio del passaporto, opposto dall'altro genitore, è volto non già a dirimere in via definitiva un conflitto tra diritti soggettivi dei genitori del minore, quanto piuttosto a valutare la corrispondenza del mancato assenso di uno di loro all'interesse del figlio. Da tali considerazioni emerge, in definitiva, come il Giudice tutelare debba valutare, in uno, il carattere non meramente pretestuoso del mancato assenso dell'altro genitore e la concreta compatibilità dell'espatrio del genitore con l'interesse del minore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 12 dicembre 2014.




Spese processuali – Difese della parte vittoriosa risultate manifestamente fondate – Soccombenza cd. qualificata – Effetti

Le spese processuali possono essere incrementate (nel caso di specie, nella misura di 1/3), ai sensi dell’art. 4, comma 8 del D.M. n. 55 del 2014, nel caso in cui le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate (cd. soccombenza qualificata: v. parere Consiglio di Stato del 18 gennaio 2013; in giurisprudenza, v. Tribunale di Verona, 23 maggio 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 dicembre 2014.




Separazione - Matrimonio di brevissima durata - Reciproche domande di addebito - Infondatezza di entrambe

Separazione - Matrimonio di brevissima durata - Diritto all’assegno di mantenimento da parte del coniuge - Insussistenza


Nel caso in cui la convivenza instaurata dopo il matrimonio abbia una durata brevissima (poco più di una settimana), la separazione non può essere addebitata a nessuno di essi in particolare, perché deve ritenersi che la convivenza sia divenuta intollerabile per la scarsa capacità di entrambi i coniugi di comprendere le conseguenze scaturenti dal matrimonio e, soprattutto, per l’incapacità assoluta di dare luogo a quella comunione di affetti che dovrebbe nascere dal matrimonio. (massima ufficiale)

Non sussiste il diritto all’assegno di mantenimento quando il matrimonio ha una durata talmente breve (poco più di una settimana) da far ritenere che non possa neanche considerarsi instaurata una convivenza matrimoniale significativa in termini di durata e stabilità. Manca, in questo caso, alla radice l’interesse alla conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale perché quest’ultima, intesa come comunione materiale e spirituale dei coniugi, non può considerarsi realmente instaurata sin dall’inizio. (massima ufficiale)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 27 novembre 2014.




Separazione - Matrimonio di brevissima durata - Reciproche domande di addebito - Infondatezza di entrambe

Separazione - Matrimonio di brevissima durata - Diritto all’assegno di mantenimento da parte del coniuge - Insussistenza


Nel caso in cui la convivenza instaurata dopo il matrimonio abbia una durata brevissima (poco più di una settimana), la separazione non può essere addebitata a nessuno di essi in particolare, perché deve ritenersi che la convivenza sia divenuta intollerabile per la scarsa capacità di entrambi i coniugi di comprendere le conseguenze scaturenti dal matrimonio e, soprattutto, per l’incapacità assoluta di dare luogo a quella comunione di affetti che dovrebbe nascere dal matrimonio. (massima ufficiale)

Non sussiste il diritto all’assegno di mantenimento quando il matrimonio ha una durata talmente breve (poco più di una settimana) da far ritenere che non possa neanche considerarsi instaurata una convivenza matrimoniale significativa in termini di durata e stabilità. Manca, in questo caso, alla radice l’interesse alla conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale perché quest’ultima, intesa come comunione materiale e spirituale dei coniugi, non può considerarsi realmente instaurata sin dall’inizio. (massima ufficiale)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 27 novembre 2014.




Figlio maggiorenne che abbia conseguito l’indipendenza – Perdita del lavoro – Riviviscenza del diritto al mantenimento – Esclusione

Una volta conseguita da parte del figlio maggiorenne l’autonomia economica, mediante espletamento di una attività lavorativa che dimostri una capacità adeguata, è da escludere che possa rilevare la sopravvenienza di circostanze ulteriori che, pur determinando l'effetto di renderlo momentaneamente privo di sostentamento economico, non possono far risorgere un obbligo di mantenimento, i cui presupposti erano già venuti meno. (Cass. 26259/2005; Cass. 1761/2008; Cass.1585/2014). In simili casi, può eventualmente sorgere il diritto agli alimenti, basato su differenti presupposti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 26 novembre 2014.




Condizioni di divorzio – Modifica – Nuova valutazione – Esclusione – verifica delle sopravvenienze – Necessità – Sussiste – Decorso del tempo – Diminuzione del reddito – Sufficienza – Esclusione

E’ principio consolidato che nel giudizio di revisione delle condizioni di divorzio il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti e dell'entità dell'assegno, ma deve limitarsi a verificare se e in che misura le circostanze sopravvenute abbiano alterato l'equilibrio così raggiunto (Cass. 14143/2014, Cass.10133/2007). Le statuizioni del giudizio di divorzio, a maggior ragione se concordate, e le valutazioni che dette statuizioni esplicitamente o implicitamente  presuppongono, non diventano prive di valore solo per il decorso del tempo.
Si deve tenere conto, inoltre, che la diminuzione del reddito non è in sufficiente, di per sé, a determinare la revisione dell’assegno se ciò non comporta una effettiva alterazione della condizione economica complessiva del soggetto obbligato (Cass. 20507/2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Catania 20 novembre 2014.




Divorzio – Coniuge convenuto incapace – Nomina di un amministrazione di sostegno (pendente o già perfezionata) – Nomina del curatore speciale – Necessità – Esclusione

La legge divorzile prevede che il presidente nomini un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace. Tuttavia, ove sia già pendente un procedimento di amministrazione di sostegno, è il GT - una volta aperta l’amministrazione di sostegno - a decidere se: 1) conferire all’amministratore di sostegno il compito di partecipare al processo di divorzio in luogo del beneficiario; o 2) nominare un curatore speciale alla persona fragile, non assegnando questo compito all’amministratore; ciò esclude che sia necessaria la nomina del curatore speciale ex lege divorzio (previsione introdotta nell’Ordinamento quando l’amministrazione di sostegno non esisteva nel codice civile), occorrente solo dove la persona convenuta non sia già dotata di una misura di protezione giuridica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 14 novembre 2014.




Separazione giudiziale – Accordo delle parti raggiunto in corso di processo – Conseguenze – Sentenza immediata – Sussiste

Se nel corso del procedimento di separazione giudiziale, le parti raggiungono un accordo per la regolamentazione condivisa dei rapporti coniugali e genitoriali, successivi alla crisi del vincolo matrimoniale, il giudice può provvedere alla immediata definizione del processo con sentenza che recepisca, nei limiti indicati dal Tribunale, l'accordo intervenuto tra le parti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 13 novembre 2014.




Separazione giudiziale – Accordo delle parti raggiunto in corso di processo – Conseguenze – Sentenza immediata – Sussiste

Se nel corso del procedimento di separazione giudiziale, le parti raggiungono un accordo per la regolamentazione condivisa dei rapporti coniugali e genitoriali, successivi alla crisi del vincolo matrimoniale, il giudice può provvedere alla immediata definizione del processo con sentenza che recepisca, nei limiti indicati dal Tribunale, l'accordo intervenuto tra le parti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 13 novembre 2014.




Dichiarazioni rese al difensore – Prova – Natura giuridica – Documento – Esclusione – Testimonianza – Sussiste

L’art. 257-ter c.p.c., nella sostanza, costituisce una prova testimoniale e non documentale e deve essere raccolta nel rispetto delle prescrizioni di legge. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 13 novembre 2014.




Buoni Postali – Comunione Legale – Applicabilità dell’art. 177 comma I c.c. – Sussiste

I buoni postali non sono frutti o proventi percepiti e non consumati, quale ad esempio è il saldo attivo di un conto corrente che rientra ex art. 177 c.c. nella comunione de residuo, ma beni mobili, rientrando nella specifica categoria dei prodotti finanziari. Attraverso l’acquisto del buono, infatti, i coniugi investono il denaro di cui hanno la disponibilità, trasformandolo in un bene durevole, destinato ad incrementare il patrimonio familiare. Si applica quindi alla fattispecie l’art. 177 c.c., comma 1, il quale stabilisce che costituiscono oggetto di comunione «gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi a beni personali». In virtù di questa disposizione confluisce immediatamente nel patrimonio comune non solo l'acquisto che i coniugi effettuano congiuntamente, ma anche gli acquisti fatti da un solo coniuge, che entrano a far parte del patrimonio comune: l'altro coniuge ne diventa ex lege contitolare. Non impedisce la caduta in comunione il fatto che il denaro impiegato nell'acquisto, anziché comune, abbia natura personale. In questa seconda ipotesi, il bene acquistato avrà a sua volta natura personale soltanto se rispettate le formalità di cui all’art. 179 c.c., comma 1 lett. F), e cioè qualora venga resa la prevista dichiarazione, che è sempre necessaria quando possano sorgere dubbi sulla natura personale del bene impiegato per l’acquisto, ivi compreso il denaro (Cass. 10855/2010). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 13 novembre 2014.




Famiglia omogenitoriale – Matrimonio omosessuale celebrato all’estero – Figlio biologico di uno dei genitori – Adozione da parte dell’altro – Pronuncia straniera – Riconoscimento in Italia – Esclusione – Questione di legittimità costituzionale – Rilevante

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 35, 36 della legge 184/1983 nella parte in cui – come interpretati secondo Diritto vivente – non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore adottato (all’estero), il riconoscimento della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge del genitore, a prescindere dal fatto che il matrimonio stesso abbia prodotto effetti in Italia (come per la fattispecie del matrimonio tra persone dello stesso sesso). Le disposizioni impugnate sono sospettate di incostituzionalità per violazione degli artt. 2, 3, 30 e 117 della Carta Costituzionale; quanto all’art. 117 cit., sub specie di violazione dell’art. 8 Cedu come norma interposta, in particolare perché il rifiuto di concedere il riconoscimento della sentenza straniera di adozione, senza avere previamente potuto valutare in concreto la sussistenza del superiore interesse del minore, è una palese violazione delle disposizioni contenute nella stessa Cedu. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 10 novembre 2014.




Famiglia omogenitoriale – Matrimonio omosessuale celebrato all’estero – Figlio biologico di uno dei genitori – Adozione da parte dell’altro – Pronuncia straniera – Riconoscimento in Italia – Esclusione – Questione di legittimità costituzionale – Rilevante

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 35, 36 della legge 184/1983 nella parte in cui – come interpretati secondo Diritto vivente – non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore adottato (all’estero), il riconoscimento della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge del genitore, a prescindere dal fatto che il matrimonio stesso abbia prodotto effetti in Italia (come per la fattispecie del matrimonio tra persone dello stesso sesso). Le disposizioni impugnate sono sospettate di incostituzionalità per violazione degli artt. 2, 3, 30 e 117 della Carta Costituzionale; quanto all’art. 117 cit., sub specie di violazione dell’art. 8 Cedu come norma interposta, in particolare perché il rifiuto di concedere il riconoscimento della sentenza straniera di adozione, senza avere previamente potuto valutare in concreto la sussistenza del superiore interesse del minore, è una palese violazione delle disposizioni contenute nella stessa Cedu. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 10 novembre 2014.




Separazione – Mantenimento dei figli – Genitore non collocatario – Assegno di mantenimento in suo favore, per il tempo in cui i figli sono con lui – Cd. assegno perequativo – Condizioni

L’art. 337-ter comma IV c.c. delega al giudice di fissare le misure economiche atte a garantire al minore: da un lato, la realizzazione del principio di proporzionalità; dall’altro, la conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori. Ciò vuol dire che, in caso di redditi dei genitori particolarmente sperequati, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare a quelle esigenze essenziali del figlio – in ragione del tenore di vita goduto – che, altrimenti, il genitore debole non potrebbe garantire. Si deve trattare, però, di esigenze specifiche e chiare. Sarebbe, infatti, anche lesivo del diritto alla bigenitorialità, regolare i rapporti economici di modo che un bambino da un genitore possa godere di ogni utilità e benessere (alimentazione, abbigliamento, riscaldamento, internet, tv privata, giochi, etc.) e dall’altro non possa nemmeno avere utilità minime (la garanzia della casa): si tratta di una lesione della bigenitorialità perché, in questo modo, il bambino, tendenzialmente, sarebbe meno incoraggiato a frequentare il genitore debole e certamente identificherebbe il suo maggiore benessere allorché si trova con il genitore economicamente più forte. A favore dell’istituto dell’assegno perequativo, si è pronunciata di recente la Corte di Appello di Milano (Corte App. Milano, decreto 11 agosto 2014, est. Lo Cascio nel caso V.O. c/ L.C.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 03 novembre 2014.




Atto di nascita formato all’estero (nel caso di specie: Spagna) – Minore nato da coppia omosessuale (in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra) – Trascrizione dell’atto di nascita in Italia – Ammissibilità – Sussiste – Interesse preminente del minore

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all'interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito comunitario con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall'art. 23 del Reg CE n 22012003 il quale stabilisce espressamente che la valutazione della non contrarietà all'ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell'interesse superiore del figlio. Nel caso di minore nato all’estero, da coppia omosessuale, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra, l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell'esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri. Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partners ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio. Nel valutare il best interest per il minore non devono essere legati fra loro, il piano del legame fra i genitori e quello fra genitore-figli: l'interesse del minore pone, in primis, un vincolo al disconoscimento di un rapporto di fatto, nella specie validamente costituito fra la co-madre e un figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Torino 29 ottobre 2014.




Atto di nascita formato all’estero (nel caso di specie: Spagna) – Minore nato da coppia omosessuale (in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra) – Trascrizione dell’atto di nascita in Italia – Ammissibilità – Sussiste – Interesse preminente del minore

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all'interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito comunitario con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall'art. 23 del Reg CE n 22012003 il quale stabilisce espressamente che la valutazione della non contrarietà all'ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell'interesse superiore del figlio. Nel caso di minore nato all’estero, da coppia omosessuale, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l'impianto di gameti da una donna all'altra, l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell'esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri. Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partners ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio. Nel valutare il best interest per il minore non devono essere legati fra loro, il piano del legame fra i genitori e quello fra genitore-figli: l'interesse del minore pone, in primis, un vincolo al disconoscimento di un rapporto di fatto, nella specie validamente costituito fra la co-madre e un figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Torino 29 ottobre 2014.




Permesso di soggiorno per motivi familiari – Domanda proposta dal marito della madre del minore che non sia suo padre biologico – Interpretazione del concetto di “familiare” orientata secondo l’interesse del minore – Necessità – Sussiste

In materia di permesso di soggiorno per motivi familiari, ex art. 31 d.lgs 286/1998, l’interesse del minore deve essere assicurato con prevalenza sugli eventuali interessi configgenti, siccome espressamente affermato nell’art. 3 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 24.11.1989, ratificata con legge 27.5.1991 n. 176, e ribadito nell’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, del 7.12.2000, adottata il 12.12.2007 a Strasburgo. Inoltre, se pur la definizione normativa di “familiare” straniero non consente l’applicazione analogica a casi non previsti, nessuna regola di ermeneutica legale ne vieta l’interpretazione estensiva, specialmente quando sia l’unica costituzionalmente orientata e conforme ai principi affermati nelle norme sovranazionali, pattizie o provenienti da fonti dell’Unione Europea. Orbene, se pur il rapporto di coniugio dello straniero con una cittadina dell’Unione Europea non consente di attribuire allo stesso la condizione giuridica di “genitore” del bambino generato dalla moglie con altro soggetto, atteso che siffatta nozione di “genitore” implica un rapporto parentale fondato sulla realtà biologica, non si ravvisa peraltro alcun impedimento a ricomprenderlo nel novero dei “familiari” cui la norma invocata (art. 31 D.Lgs. 296/98) fa riferimento; e ciò anche alla luce della ulteriore normativa in materia, e segnatamente dell’art. 2 del D.Lgs. 6.2.2007 n. 30 contenente norme sull’attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto di circolazione e soggiorno dei cittadini dell’Unione Europea, che definisce come “familiare” il coniuge del cittadino dell’Unione, il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, i discendenti diretti di età inferiore ai ventuno anni e quelli del coniuge o partner. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 15 ottobre 2014.




Conflitti genitoriali – Cd. sindrome di alienazione genitoriale (PAS) – Fondamento scientifico – Esclusione – Conseguenze sul processo – Accertamenti peritali per accertare la Pas – Inammissibilità

La cd. sindrome di alienazione genitoriale (P.A.S.) è priva di fondamento sul piano scientifico (Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 marzo 2013 n. 7041), così come si appura dallo sfoglio della letteratura scientifica di settore (da ultimo v. DSM-V). Ne consegue che il comportamento del genitore che sia “alienante” può rilevare sotto altri e diversi profili ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea: v. Trib. Varese, 1 luglio 2010). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 13 ottobre 2014.




Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Mancato ritorno illecito – Residenza abituale del minore

Gli articoli 2, punto 11, e 11 del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, devono essere interpretati nel senso che, nella circostanza in cui il trasferimento del minore sia avvenuto in conformità ad una decisione giudiziaria provvisoriamente esecutiva successivamente annullata da una decisione giudiziaria che fissa la residenza del minore presso il domicilio del genitore residente nello Stato membro d’origine, il giudice dello Stato membro dove il minore è stato trasferito, qualora sia adito con una domanda di ritorno del minore, deve verificare, procedendo ad una valutazione del complesso delle circostanze specifiche nel caso di specie, se il minore avesse ancora la sua residenza abituale nello Stato membro d’origine immediatamente prima del presunto mancato ritorno illecito. Nel contesto di tale valutazione, è importante tener conto del fatto che la decisione giudiziaria che autorizza il trasferimento poteva essere provvisoriamente eseguita e che essa era gravata da impugnazione.

Il regolamento n. 2201/2003 deve essere interpretato nel senso che, nella circostanza in cui il trasferimento del minore sia avvenuto in conformità ad una decisione giudiziaria provvisoriamente esecutiva successivamente annullata da una decisione giudiziaria che fissa la residenza del minore presso il domicilio del genitore residente nello Stato membro d’origine, il mancato ritorno del minore in tale Stato membro in seguito a questa seconda decisione è illecito e trova applicazione l’articolo 11 del regolamento se si ritiene che il minore, immediatamente prima di tale mancato rientro, avesse ancora la sua residenza abituale in detto Stato membro. Se invece, al contrario, si ritenga che il minore non avesse più, in quel momento, la sua residenza abituale nello Stato membro d’origine, la decisione che respinge la domanda di ritorno fondata su detta disposizione viene adottata fatta salva l’applicazione delle regole relative al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato membro sancite al capo III del regolamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 09 ottobre 2014.





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