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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Merito, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Famiglia - Fondo patrimoniale - Azione revocatoria di atto costitutivo di un fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

Famiglia - Trust interno - Azione revocatoria di atto di dotazione patrimoniale di un trust interno - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento


La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito in trust alcuni immobili di sua proprietà allorché il tenore delle clausole dell'atto istitutivo non consenta di qualificare i beneficiari né come attuali beneficiari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere beni del trust (nel caso di specie, il riconoscimento della qualità di beneficiari di reddito era rimesso alla discrezionalità del trustee, mentre i beneficiari finali avrebbero potuto ricevere dal medesimo, in luogo degli immobili in trust, una somma di denaro). (Saverio Bartoli)
Cassazione civile, sez. III 03 agosto 2017.




Famiglia - Assegno di mantenimento verso il coniuge o i figli - Raggiunta indipendenza economica di uno dei figli - Revoca - Conseguente aumento delle residue contribuzioni a favore degli altri beneficiari - Esclusione - Fattispecie

In tema di revisione delle condizioni economiche della separazione personale, la revoca dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge o dei figli non comporta, di per sé, l’accoglimento della contrapposta domanda di automatico aumento delle altre contribuzioni ancora dovute. (Nella specie, la S.C., con riferimento all’assegno di mantenimento in favore del coniuge a seguito della raggiunta indipendenza economica di uno dei figli, ha affermato che, in difetto di prova contraria a cura del coniuge richiedente, deve presumersi che la misura dell’assegno in suo favore corrisponda alle sole necessità di cui all’art. 156 c.c. e non sia stata stabilita considerando anche il concorrente onere del richiedente di contribuire al mantenimento dei figli). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 09 agosto 2017.




Separazione e divorzio – Provvedimenti del Giudice Istruttore ex art.709 ter c.p.c. – Impugnabilità – Esclusione

I provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c. adottati con ordinanza dal giudice istruttore nel corso di un procedimento di separazione o di divorzio sono connotati dall’assenza di decisorietà (stricto sensu intesa) e di definitività e non subordinati alla ricorrenza dei presupposti tipici del fumus boni iuris e del periculum in mora, e dunque non assimilabili ai provvedimenti cautelari.
L'art. 708 c.p.c. è norma eccezionale e concerne esclusivamente il reclamo avverso l'ordinanza presidenziale (sicché non è estensibile analogicamente alle ordinanze del G.I.). Peraltro, connotandosi i provvedimenti in parola per l’assenza di natura decisoria, verosimilmente la mancanza di uno strumento di impugnazione non si risolve in queste ipotesi in una vera e propria lacuna. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Locri 04 ottobre 2017.




Esercizio della responsabilità genitoriale – Mantenimento anticipato da uno dei genitori – Azione di regresso – Proponibilità nel rito camerale instaurato per regolare i rapporti con i figli e fissare il mantenimento – Esclusione – Necessità della causa autonoma secondo rito ordinario

La domanda di rimborso delle spese di mantenimento già sostenute da uno dei genitori può esercitarsi nei limiti degli obblighi gravanti sui genitori stessi in base ai principi di cui all’art. 316-bis c.c. (già artt. 148 e 261 c.c.), nel senso che è obbligo dei genitori adempiere ai loro doveri nei riguardi dei figli in proporzione alle loro sostanze e capacità di lavoro professionale e casalingo, ma trattandosi di rimborso di spese, già sostenute, queste devono essere adeguatamente provate nel loro an e nel quantum da chi alleghi di averle sostenute anche in luogo dell’altro obbligato, secondo le regole generali dell’azione di regresso. Non è possibile chiederne la rifusione semplicemente applicando matematicamente al tempo passato la misura del contributo di mantenimento a fissarsi per il futuro, né valutando il contributo che avrebbe dovuto essere prestato pro tempore dal genitore inadempiente (v. Cass. I, 4.11.2010, n. 22506). Si tratta quindi di azione di regresso che dev’essere introdotta nell’ambito di un procedimento ordinario, non potendo essere decisa nelle forme del rito camerale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 21 aprile 2017.




Azione revocatoria ordinaria – Donazione immobiliare in adempimento di accordi assunti in sede di divorzio – Mediazione obbligatoria – Esclusione – Revocabilità – Sussiste – Necessità di revoca della sentenza di divorzio – Esclusione

Non è obbligatoria la procedura di mediazione in materia di azione revocatoria di trasferimento immobiliare, poiché la funzione dell’azione revocatoria ordinaria è soltanto quella di ricostituire la garanzia generica ex art.2740 c.c. tramite l’inefficacia relativa dell’atto dispositivo, sicché non v’è controversia alcuna sulla validità dell’atto, né tantomeno sull’oggetto della disposizione.
È legittima la domanda di revocatoria di cessione di quota immobiliare in adempimento di un obbligo previsto dalla sentenza di divorzio senza la formulazione della revocatoria della sentenza di divorzio, poiché il disposto dell’art.2901 c.c. richiama espressamente gli atti di disposizione patrimoniale, nel cui ambito non è possibile comprendere le sentenze di divorzio.
[Nella fattispecie, la Corte d’Appello ha confermato la revocazione della donazione all’ex coniuge e al figlio minore del fallito della quota di comproprietà su un immobile, cessione espressamente eseguita senza corrispettivo e per spirito di liberalità, anche se prevista come impegno nella sentenza di divorzio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 25 maggio 2017.




Esercizio della responsabilità genitoriale – Scelte dei genitori nell’interessi dei figli – Scelta della residenza abituale – Consenso di entrambi i genitori – Mancanza di assenso al trasferimento del minore – Esigenza di preservare l’habitat del bambino – Rigetto della richiesta di trasferimento

Misure rimediali previste dall’articolo 709-ter c.p.c. – Attivazione ex officio da parte del Tribunale – Ammissibilità – Sussiste


In merito alla residenza abituale della prole, il novellato art. 316 c.c. nel definire la responsabilità genitoriale ha espressamente previsto che siano i genitori a stabilire di comune accordo la residenza abituale dei figli minori; l’eventuale trasferimento del figlio a fronte del dissenso di uno dei due genitori può essere autorizzato (ovvero ratificato) solo qualora siano provati giustificati motivi che rendano tale soluzione necessaria, dovendo in mancanza rigettare la richiesta al fine di preservare l’habitat del figlio inteso non solo come casa di abitazione, ma anche come rete di relazioni familiari, scolastiche ed amicali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le misure rimediali di cui all’articolo 709-ter c.p.c. possono essere attivate d’Ufficio dal giudice, a tutela del primario interesse del minore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 20 gennaio 2017.




Conflitto genitoriale per l’iscrizione scolastica – Ricorso presentato allorchè penda il giudizio di separazione – Ricorso depositato ma non notificato – Ammissibilità del ricorso cautelare – Sussiste

Conflitto genitoriale per l’iscrizione scolastica – Scuola pubblica in difetto di accordo – Sussiste


Il ricorso promosso per risolvere il conflitto insorto tra i genitori in merito alla iscrizione scolastica non è automaticamente inammissibile in ragione della pendenza di un procedimento per separazione personale tra le parti: in particolare, il ricorso non può stimarsi inammissibile ove vi sia prova che il ricorso per separazione personale sia stato depositato con successiva emanazione del decreto di fissazione della relativa udienza presidenziale ma non vi sia invece prova dell’avvio del relativo iter notificatorio, il che impedisce di avere certezza che il procedimento prenda effettivamente vita all’udienza fissata; in tale condizione di stallo, negare l’accesso al rimedio azionato potrebbe risolversi di fatto in un diniego di tutela, tanto più a fronte di una decisione che deve necessariamente essere adottata in tempi brevi, stante la prossimità con l’apertura dell’anno scolastico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel dissenso fra i genitori, il Tribunale deve dare preferenza alla scelta di un istituto pubblico di istruzione scelto tra quelli prossimi al luogo di residenza del minore, soluzione che offre peraltro ai figli la garanzia di una istruzione di stampo pluralistico senza oneri per le famiglie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 10 agosto 2017.




Provvedimenti in materia di affidamento e mantenimento dei figli – Istanza di modifica delle statuizioni emesse dal giudice del primo grado – Pendenza dei termini per proporre impugnazione o pendenza del giudizio di impugnazione – Conseguenze – Inammissibilità del giudizio di modifica per “mancanza di oggetto”

Presupposto per proporre modifica dei provvedimenti di affidamento e mantenimento dei figli è il passaggio in giudicato del provvedimento (ovvero del suo capo) che si intende modificare. Pertanto, per poter proporre istanza di modifica di provvedimento emesso per la disciplina delle modalità di affidamento e mantenimento della prole è necessario che il decreto sia non più soggetto ad impugnazione, in quanto eventuali richieste di modifica delle statuizioni contenute nel decreto emesso dal Tribunale del primo grado in pendenza dei termini di impugnazione ovvero in pendenza di procedimento di secondo grado sono inammissibili per “mancanza di oggetto” (cfr., per analogia, Cass. 22.4.2002, n.5861). Tale conclusione discende dalla necessità di evitare l’adozione di giudicati contrastanti, in quanto qualora sia stata sottoposta al giudice del secondo grado la valutazione in merito alle statuizioni contenute nel decreto adottato dal giudice di prime cure, investire quest’ultimo di successiva domanda avente oggetto analogo a quello del giudizio di reclamo, farebbe correre il rischio di emissione di provvedimenti tra loro divergenti con indubbia compromissione della certezza del diritto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 giugno 2017.




Figlio nato fuori da matrimonio – Obbligo del mantenimento a carico dei genitori – Genitore disoccupato – Esonero dall’obbligo – Esclusione

Affidamento dei minori – Giurisdizione e legge applicabile

Mantenimento dei minori – Giurisdizione e legge applicabile


La specifica natura dell’obbligazione gravante sui genitori per il mantenimento dei figli, per il solo fatto di averli generati, impone il riconoscimento dell’obbligo di mantenimento anche a carico del genitore disoccupato, rilevando la sola capacità lavorativa generica. In presenza di genitore disoccupato ma dotato di capacità lavorativa, l’autorità giudiziaria può fissare un mantenimento di almeno euro 150 mensili. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Con riferimento alle domande relative all’affidamento sussiste la competenza giurisdizionale di giudice italiano, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento (CE) n.2201/2003, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un figlio, quando il minore risieda abitualmente nello Stato adito al momento della domanda. Quanto alla legge applicabile, in virtù della Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996, ratificata dall’Italia con la legge 18 giugno 2015 n. 101, l’esercizio della responsabilità genitoriale è disciplinato dalla legge dello Stato di residenza abituale del minore (art. 17). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Quanto alla domanda relativa alla determinazione di un assegno per il mantenimento del minore da porre a carico del padre, la giurisdizione e la legge applicabile devono essere determinati applicando il regolamento dell’Unione Europea n.4/2009 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento ed all’esecuzione delle decisioni ed alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari. Lo strumento si applica, tra l’altro, alle obbligazioni alimentari derivanti da rapporti di famiglia e pur non contenendo una definizione di obbligazione alimentare in tale nozione deve senza dubbio essere compreso l’assegno di mantenimento dovuto dal genitore per il figlio. Ai sensi dall’articolo 3 la competenza spetta ad una delle seguenti autorità giurisdizionale dello Stato membro: quella in cui il convenuto risieda abitualmente; quella in cui il creditore risieda abitualmente; quella che sia competente secondo la legge del foro a conoscere di un’azione relativa allo Stato delle persone qualora la domanda relativa all’obbligazione alimentare sia accessoria rispetto a detta azione (salvo che tale competenza sia fondata unicamente sulla cittadinanza di una delle parti); quella che sia competenze secondo la legge del foro a conoscere di un’azione relativa alla responsabilità genitoriale (per es. una domanda di affidamento) qualora la domanda relativa all’obbligazione alimentare sia accessoria rispetto a detta azione (salvo che tale competenza sia fondata unicamente sulla cittadinanza di una delle parti). Applicando il richiamato art. 3 Reg. n.4/2009, sussiste la giurisdizione del giudice italiano sia in quanto luogo di residenza abituale del convenuto sia in quanto luogo di residenza abituale del creditore. Per determinare la legge applicabile all’obbligazione alimentare, l’articolo 15 del regolamento n.4/2009 rinvia al Protocollo dell’Aja del 23 novembre 2007 che detta criteri per la determinazione della legge applicabile alle obbligazioni alimentari, derivanti da rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio e di affinità, vincolante per gli Stati Membri dell’Unione (ad eccezione di Regno Unito e Danimarca) a seguito della ratifica compiuta dall’Unione Europea. Per individuare i criteri di collegamento per la determinazione delle legge applicabile alle obbligazioni alimentari dei genitori nei confronti dei figli, occorre richiamare l’articolo 4 del Protocollo dell’Aja 2007, che individua una serie di criteri, applicabili a cascata, il primo dei quali dispone che qualora il creditore abbia adito l’autorità dello Stato di residenza abituale del debitore si applicherà la lex fori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 07 luglio 2017.




Procedimento di separazione o divorzio – Obbligo di rendere nota la propria situazione patrimoniale – Violazione – Conseguenze – Art. 116 c.p.c. – Sussiste

Procedimento di separazione o divorzio – Dichiarazione dei redditi della parte – Istruttoria – Dichiarazione risultata infedele – Obbligo di segnalazione alla Guardia di Finanza – Sussiste


Nell’imporre ai coniugi, nei procedimenti di separazione o divorzio di presentare non solo “la dichiarazione personale dei redditi”, ma anche “ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune”, il legislatore ha imposto un comportamento di lealtà processuale peculiare, che giunge sino al dovere di fornire alla controparte elementi contrari al proprio interesse. Questa deroga ai principi che reggono in generale l’attività difensiva, trova fondamento, anche dal punto di vista costituzionale, nei particolari obblighi di reciproca protezione che derivano dal rapporto matrimoniale (art. 29 Cost.). La sanzione processuale di comportamenti che si sottraggono al particolare obbligo di lealtà così individuato non può che essere la valutazione del giudicante (art. 116 c.p.c.) del “contegno” del singolo coniuge nel procedimento separativo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dei procedimenti in materia di famiglia, ove le risultanze delle dichiarazioni dei redditi risultino non congruenti rispetto alle risultanze processuali, l’autorità giudiziaria ha il dovere di segnalare la posizione del contribuente alla Guardia di Finanza ai sensi dell’art. 36 del d. P.R. 29 novembre 1973, n. 600, come modificato dall’art. 19, comma 1, lett. d), della legge 413 del 1991 che prevede che "i soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza nonché gli organi giurisdizionali civili e amministrativi che, a causa o nell'esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie devono comunicarli direttamente ovvero, ove previste, secondo le modalità stabilite da leggi o norme regolamentari per l'inoltro della denuncia penale, al comando della Guardia di Finanza competente in relazione al luogo di rilevazione degli stessi, fornendo l'eventuale documentazione atta a comprovarli". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 maggio 2017.




Esercizio della responsabilità genitoriale – Regolamentazione – Primi anni di vita del bambino – Pernottamento in favore del genitore non collocatario – Gradualità – Sussiste

Esercizio della responsabilità genitoriale – Contributo dei genitori alle spese cd. straordinarie – Precisazione – Chiarimenti


In materia di regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, con riguardo alla determinazione delle modalità di frequentazione del figlio in tenera età con il genitore non collocatario, il giudice può statuire l’introduzione graduale di pernotti continuativi. Nei primi anni di vita del bambino, infatti, l’universo conoscitivo si identifica prevalentemente con un referente, in genere costituito dalla figura materna (o comunque dall’adulto di riferimento), con il quale soltanto il figlio è in grado di relazionarsi, gradualmente poi estendendosi il suo percorso conoscitivo ad altri adulti. Questo esclude che le figure genitoriali possano avere nei primi anni di vita del bambino pari rilevanza. A partire dal compimento del 3° anno di vita del minore si può introdurre il pernottamento consecutivo specie in relazione ai periodi di vacanza estivi ed alle festività (Natale, Pasqua, etc.), introducendo gradualmente ulteriori pernottamenti. È solo con la frequentazione del ciclo scolastico elementare che il bambino acquisisce il senso del tempo e dunque può essere introdotto un regime “ordinario” di frequentazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’assegno di mantenimento è comprensivo delle voci di spesa caratterizzate dall’ordinarietà o comunque dalla frequenza, in modo da consentire al genitore beneficiario una corretta ed oculata amministrazione del budget di cui sa di poter disporre. Al di fuori di queste spese ordinarie vi sono le spese straordinarie, cosiddette non soltanto perché oggettivamente imprevedibili nell’an, ma altresì perché, anche quando relative ad attività prevedibili sono comunque indeterminabili nel quantum ovvero attengono ad esigenze episodiche e saltuarie. Tra le spese straordinarie, vanno distinte le spese che devono considerarsi obbligatorie, perché di fatto conseguenziali a scelte già concordate tra i coniugi (es. libri di testo spesa consequenziale alla scelta della scuola o acquisto farmaci conseguenti alla prescrizione del medico scelto di comune accordo) oppure connesse a decisioni talmente urgenti da non consentire la previa concertazione, da quelle invece subordinate al consenso di entrambi i genitori. Tra le spese comprese nell’assegno di mantenimento devono essere considerate: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell’abitazione, spese per tasse scolastiche (eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali), spese di trasporto urbano (tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; prescuola, doposcuola e baby sitter se già presenti nell’organizzazione familiare prima della cessazione della convivenza; trattamenti estetici (parrucchiere, estetista, ecc.). Le spese straordinarie subordinate al consenso di entrambi i genitori, sono suddivise nelle seguenti categorie: scolastiche: iscrizioni e rette di scuole private e, iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative ove fuori sede, di università pubbliche e private, ripetizioni, viaggi di istruzione organizzati dalla scuola; spese di natura ludica o parascolastica: corsi di lingua o attività artistiche (musica, disegno, pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini-car, macchina, motorino, moto); spese sportive: attività sportiva comprensiva dell’attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell’eventuale attività agonistica; spese medico sanitarie: spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite SSN, spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi cliniche, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopedia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 maggio 2017.




Provvedimenti in materia di Mantenimento dei figli – Richiesta di modifica – Figlio maggiorenne – Competenza – Giudice monocratico – Sussiste – Erronea introduzione del rito – Conseguenze in caso di mancata eccezione

La controversia avente ad oggetto la modifica delle modalità di mantenimento di figlia maggiorenne rientra tra le competenze monocratiche. Tuttavia, la mancata eccezione delle parti in merito al procedimento instaurato, il pieno rispetto del principio del contraddittorio e delle garanzie difensive della parte resistente, e la constatazione che per consolidata giurisprudenza i provvedimenti aventi ad oggetto le modalità di affidamento e mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio pur avendo la forma di decreto hanno contenuto decisorio (“al predetto decreto vanno riconosciuti i requisiti della decisorietà, in quanto risolve contrapposte pretese di diritto soggettivo, e di definitività, perché ha un'efficacia assimilabile "rebus sic stantibus" a quella del giudicato” Cass. n. 6132/2015), oltre al rilievo che allo stato un mutamento del rito imporrebbe la necessità di procrastinare i tempi della decisione con compromissione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, inducono ad emettere la decisione dovendosi ritenere rispettati i principi del giusto processo nell’ambito del procedimento instaurato con rito camerale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 giugno 2017.




Provvedimenti in materia di Mantenimento dei figli – Genitore portatore di grave invalidità ma titolare di patrimonio consistente (nel caso di specie, somme su conto corrente bancario) – Obbligo del mantenimento – Sussiste

Anche a fronte della gravissima condizione di salute del genitore, permane l’onere di contribuire al mantenimento del figlio ove il detto genitore abbia a disposizioni somme che consentono di farvi fronte. Nella determinazione del quantum dell’assegno occorre, tuttavia, tenere conto della grave ed irreversibile compromissione delle capacità lavorative dell’onerato, e di quelle di attendere alle funzioni elementari quotidiane, situazione che impone di considerare che l’importo a disposizione potrà essere destinato alle spese correlate al suo accudimento per l’intero corso della vita. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 21 aprile 2017.




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