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Diritto finanziario
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Le Sezioni Unite si pronunciano sulle c.d. ‘nullità selettive’: nullità di protezione ed eccezione di buona fede

Intermediazione finanziaria – Nullità di protezione – Nullità selettive – Eccezione di buona fede

La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nell'art. 23, comma 3, del d.lgs n. 58 del 1998, può essere fatta valere esclusivamente dall'investitore con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell'accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L'intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l'eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro.

[… Anche in relazione all'art. 23, comma 3, d.lgs n. 58 del 1998, il regime giuridico delle nullità di protezione opera sul piano della legittimazione processuale e degli effetti sostanziali esclusivamente a favore dell'investitore, in deroga agli artt. 1421 e 1422 cod. civ.
L'azione rivolta a far valere la nullità di alcuni ordini di acquisto richiede l'accertamento dell'invalidità del contratto quadro. Tale accertamento ha valore di giudicato ma l'intermediario, alla luce del peculiare regime giuridico delle nullità di protezione, non può avvalersi degli effetti diretti di tale nullità e non è conseguentemente legittimato ad agire in via riconvenzionale od in via autonoma ex artt. 1422 e 2033 cod. civ. I principi di solidarietà ed uguaglianza sostanziale, di derivazione costituzionale (art. 2,3, 41 e 47 Cost., quest'ultimo con specifico riferimento ai contratti d'investimento) sui quali le S.U., con la pronuncia n. 26642 del 2014, hanno riposto il fondamento e la ratio delle nullità di protezione operano, tuttavia, anche in funzione di riequilibrio effettivo endocontrattuale quando l'azione di nullità, utilizzata, come nella specie, in forma selettiva, determini esclusivamente un sacrificio economico sproporzionato nell'altra parte. Limitatamente a tali ipotesi, l'intermediario può opporre all'investitore un'eccezione, qualificabile come di buona fede, idonea a paralizzare gli effetti restitutori dell'azione di nullità selettiva proposta soltanto in relazione ad alcuni ordini. L'eccezione sarà opponibile, nei limiti del petitum azionato, come conseguenza dell'azione di nullità, ove gli investimenti, relativi agli ordini non coinvolti dall'azione, abbiano prodotto vantaggi economici per l'investitore. Ove il petitum sia pari od inferiore ai vantaggi conseguiti, l'effetto impeditivo dell'azione restitutoria promossa dall'investitore sarà integrale. L'effetto impeditivo sarà, invece, parziale, ove gli investimenti non colpiti dall'azione di nullità abbiano prodotto risultati positivi ma questi siano di entità inferiore al pregiudizio determinato nel petitum.
L'eccezione di buona fede operando su un piano diverso da quello dell'estensione degli effetti della nullità dichiarata, non è configurabile come eccezione in senso stretto non agendo sui fatti costitutivi dell'azione (di nullità) dalla quale scaturiscono gli effetti restitutori, ma sulle modalità di esercizio dei poteri endocontrattuali delle parti. Deve essere, tuttavia, oggetto di specifica allegazione. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 04 novembre 2019, n.28314.




In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere

Violazione di norma imperative – Nullità (virtuale) del contratto – Criterio della necessaria coerenza tra il perseguimento della specifica finalità di interesse pubblico e il rimedio della nullità – Applicazione del criterio in materia di fideiussione prestata da confidi non autorizzato al rilascio della garanzia

Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 settembre 2019, n.23611.




La negoziazione di strumenti finanziari 'in conto proprio' o 'in contropartita diretta' è sempre per definizione una negoziazione intervenuta 'fuori dai mercati regolamentati'

Intermediazione finanziaria – Vendita di titoli in contropartirta diretta – Negoziazione fuori dai mercati regolamentati – Sussistenza

Ai fini della qualificazione di una operazione come avvenuta fuori dai mercati regolamentati è irrilevante che l’intermediario, al fine di dare esecuzione all’ordine impartito dal Cliente, trasferisca ad esso titoli già detenuti nel proprio portafoglio oppure vada ad approvvigionarsi da un terzo soggetto, essendo sufficiente, affinché ricorra tale fattispecie, che l’intermediario si ponga come controparte contrattuale del proprio cliente secondo lo schema della compravendita (c.d. operatività in contropartita diretta). (1) (Daniele Braccini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2019, n.14235.




Viola il canone della buona fede il creditore che non risponde alle sollecitazioni del datore del pegno e non si attiva per la liquidazione del bene

Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.

Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2019, n.12863.




Depenalizzazione di delitti e contravvenzioni: violazioni finanziarie e disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017

Disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017 - Disposizioni più favorevoli al trasgressore in tema di determinazione della sanzione - Applicabilità anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore della menzionata normativa ed impugnata davanti alla Corte di cassazione per motivi diversi dalla determinazione della sanzione - Ammissibilità - Fondamento

In tema di violazioni delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, il d.lgs. n. 90 del 2017 ha introdotto il principio dell'applicazione dello "ius superveniens" più favorevole al trasgressore, il quale è applicabile anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore del d.lgs. citato che sia stata impugnata davanti alla Corte di cassazione in assenza di uno specifico motivo di ricorso sulla determinazione quantitativa della sanzione, poiché il giudizio di legittimità, avendo ad oggetto non già l'operato del giudice di merito, bensì la conformità all'ordinamento giuridico della decisione adottata, non richiede necessariamente un errore del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 marzo 2019, n.8284.




Adeguatezza dell’investimento e operazioni eseguite dall’investitore in strumenti sofisticati e volatili

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’investimento – Operazioni eseguite dall’investitore nello stesso periodo di strumenti sofisticati e volatili

L‘adeguatezza degli acquisti di strumenti finanziaria con particolare livello di rischio (obbligazioni argentine) può desumersi dalle numerose operazioni eseguite dall’investitore nello stesso periodo di strumenti sofisticati e volatili connotati da rilevanti rischi di perdita con frequenti operazioni speculative di acquisto e vendita nell’arco di pochi giorni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 febbraio 2019, n.3335.




Reati finanziari e responsabilità solidale della Consob per omessa vigilanza

Reati finanziari – Distrazione di somme da parte di agente di cambio – Omessa vigilanza della Consob – Responsabilità solidale – Sussiste – Validità dell’atto interruttivo della prescrizione compiuto verso il debitore solidale – Nonostante il diverso titolo di responsabilità – Sussiste

Il sorgere della responsabilità solidale dei danneggianti l’art. 2055 c.c., comma 1, richiede solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano tra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità di ciascuna di tali persone, anche nel caso in cui siano configurabili titoli di responsabilità contrattuale e extracontrattuale, atteso che l’unicità del fatto dannoso considerata dalla norma suddetta deve essere riferita unicamente al danneggiato e non va intesa come identità delle norme giuridiche da essi violate.

Una volta che sia insorta la solidarietà passiva, stante l’unicità del danno pur in presenza di titoli di responsabilità diversi, non può non trovare applicazione la relativa disciplina, ed in particolare l’art. 1310 c.c., comma 1.

Rispetto al fatto dannoso concorrono la responsabilità contrattuale dell’agente di cambio e quella extracontrattuale della CONSOB. Questa, nella veste ad essa riconosciuta dal legislatore di "organo di garanzia del risparmio", è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere, mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza, il danno scaturente da una condotta dell’agente di cambio.
In tema di responsabilità per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalità omissiva, deve verificare che l’evento non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l’enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell’omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 gennaio 2019, n.1070.




Contratto di ‘swap’ con ‘up front’ stipulato dall’ente locale, natura giuridica, validità e limiti

Contratto di "swap" con "up front" - Non sottoposto "rationae temporis" alla L. n. 133 del 2008 di conversione del D. L. n. 112 del 2008 - Stipulato dall'ente locale - Natura giuridica - Validità - Limiti - Competenza riservata al consiglio comunale - Configurabilità

Rimesse alle Sezioni Unite, le seguenti questioni in tema d’intermediazione finanziaria e regime giuridico dell’indebitamento degli enti locali:

- se lo swap, ed in particolare quello che richieda un upfront e non sia disciplinato ratione temporis dalla l. n. 133 del 2008 di conversione del d.l. n. 112 del 2008, costituisca per l’ente locale un’operazione che generi un indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento, a norma dell’art. 30, comma 15, l. n. 289 del 2002;

- se la stipula del relativo contratto rientri nella competenza riservata al Consiglio Comunale, implicando una delibera di spesa che impegni i bilanci per gli esercizi successivi, giusta l’art. 42, comma 2 lett. i) t.u.e.l.
Cassazione civile, sez. I, 10 gennaio 2019, n.493.




Intermediazione finanziaria: responsabilità del collegio sindacale per omessa segnalazione del conflitto di interessi dell'amministratore

Credito - Violazione dei doveri di cui all'art. 149 TUF - Amministratore in conflitto di interessi - Interpretazione dell'art. 2391 c.c. - Portata applicativa generale che prescinde dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, viola i doveri di cui all'art. 149, comma 1, lett. a) e b), TUF, il collegio sindacale che ometta di segnalare alla CONSOB il conflitto di interessi dell'amministratore ai sensi dell'art. 2391, comma 1, c.c., in quanto le prescrizioni contenute in quest'ultima norma hanno portata applicativa generale e prescindono dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione. (Nella specie, la S.C. ha respinto la tesi del ricorrente che aveva invece sostenuto l'inconfigurabilità della contestata condotta omissiva, sul presupposto che la disposizione citata si riferisse ai soli casi di conflitto di interessi ridondato in fase deliberativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 dicembre 2018, n.33047.




Sanzioni a carico dell'ente nel sistema previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001 ed in quello di cui all'art. 187 quinquies T.U.F., caratteristiche del fatto e violazione del principio del 'ne bis in idem'

Intermediazione finanziaria - Sanzioni a carico dell'ente nel sistema previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001 ed in quello di cui all'art. 187 quinquies T.U.F. - Caratteristiche del fatto per il quale tale ente può dovere rispondere - Diversità degli autori degli illeciti nei due sistemi - Violazione del principio del "ne bis in idem" in danno dell'ente medesimo in conseguenza dell'esito dei relativi giudizi - Esclusione - Fattispecie

In tema di sanzioni a carico degli enti per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria previste dagli artt. 5 e 25 sexies del d.lgs. n. 231 del 2001 e dall'art. 187 quinquies T.U.F., il fatto oggettivo per il quale l'ente può essere chiamato a rispondere deve identificarsi con la stessa condotta ascritta all'autore dell'illecito presupposto, in tutte le sue componenti costitutive. Pertanto, la differenza soggettiva degli autori del reato e dei responsabili dell'illecito amministrativo presupposti comporta la diversità del fatto materiale ricondotto alla sfera di responsabilità del suddetto ente nei due casi, con la conseguenza che dall'esito degli stessi non può derivare alcuna violazione del principio del "ne bis in idem" in danno dell'ente medesimo. (Nella specie, la S.C. ha escluso ogni violazione del principio del "ne bis in idem" poiché la sentenza penale di assoluzione invocata, peraltro non ancora definitiva, non concerneva le stesse persone fisiche imputate degli illeciti per i quali era stata emessa la sanzione in esame e, comunque, la specifica statuizione che aveva riguardato l'ente "de quo" in un ulteriore giudizio, avendolo interessato quale responsabile civile, non aveva natura sanzionatoria e, perciò, non era idonea a costituire il presupposto per l'applicazione del menzionato principio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 dicembre 2018, n.31635.




Bond argentini: sulla improponibilità dell'azione in pendenza del giudizio arbitrale innanzi all'International Centre for the Settlement of Investiment Disputes

Intermediazione finanziaria – ‘Bond’ argentini – Procedimento arbitrale intrapreso in forza dell’accordo ratificato in Italia con l. n. 334 del 1993 – Procedimento civile risarcitorio promosso nei confronti dell’intermediario – Compatibilità – Sussistenza – Ragioni

Non è improponibile l'azione intrapresa dall'investitore italiano nei confronti della banca intermediaria nell'acquisto di "bond" argentini, e fondata sulla nullità, l'annullamento o la risoluzione per inadempimento, del contratto di intermediazione finanziaria, oppure sulla responsabilità risarcitoria dell'intermediario in conseguenza degli obblighi che ad esso fanno carico, per effetto della mera pendenza del giudizio arbitrale, precedentemente intrapreso dall'investitore innanzi all'"International Centre for the Settlement of Investiment Disputes" (ICSID), ai sensi dell'art. 8, comma 4, della l. n. 334 del 1993, di ratifica dell'Accordo di Buenos Aires tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica argentina del 22 maggio 1990, perché le due azioni si differenziano riguardo ai soggetti, al "petitum" ed alla "causa petendi". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 novembre 2018, n.29354.




Procedimento Consob e presunzioni in materia di violazioni del TUF in relazione al collocamento di obbligazioni bancarie

Sanzioni Consob – Garanzie del giusto processo – Violazione – Insussistenza

Sanzioni Consob – Collocamento di prestito obbligazionario – Mancata valutazione dell’adeguatezza rispetto al cliente – Riprofilatura strumentale della clientela – Prova per presunzioni – Presunzioni gravi, precise e concordanti – Assenza

In tema di sanzioni che, pur qualificate come amministrative, abbiano natura sostanzialmente penale, la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa - nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria - ovvero mediante l'assoggettamento del provvedimento sanzionatorio - adottato in assenza di tali garanzie - ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l'effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacché la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale. (Eva Desana) (riproduzione riservata)

Può essere fatta valere in Cassazione la violazione delle regole in tema di presunzioni e tale violazione è integrata ove il giudice dell’opposizione abbia ritenuto accertato l’illecito in relazione alla normativa sul collocamento di un prestito obbligazionario di una banca in assenza di un’apprezzabile pluralità di presunzioni in tal senso. (Eva Desana) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 22 ottobre 2018, n.26598.




Infrazioni valutarie e valore del titolo mobiliare oggetto dell’infrazione

Infrazioni valutarie – Valore del titolo – Valore reale e non nominale

In tema di infrazioni valutarie, ai fini della quantificazione della sanzione per la violazione degli obblighi previsti dall'art. 3 del d.l. 28 giugno 1990, n. 167, convertito nella legge 4 agosto 1990, n. 227, in relazione all'importazione o esportazione di titoli e valori mobiliari, l'Amministrazione deve tener conto del valore reale e non del valore nominale del titolo. (Gianpaolo Di Pietto) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 11 ottobre 2018, n.25238.




Sulla possibilità per l’investitore di fare un uso selettivo della nullità del contratto quadro

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Uso selettivo

La Prima Sezione della Corte di cassazione ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione di massima di particolare importanza concernente la possibilità per l’investitore di fare un uso selettivo della nullità del contratto quadro, limitandone gli effetti solo ad alcune delle operazioni poste in essere in esecuzione del rapporto dichiarato nullo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 ottobre 2018, n.23927.




Buoni postali: alle Sezioni Unite della Cassazione la questione sulle modalità della modifica unilaterale del tasso di interesse

 

Rimessa alle sezioni Unite la questione di massima particolare importanza se la riduzione del tasso di interesse sui Buoni Postali fruttiferi possa essere disposta in via unilaterale mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che la dispone (il ministro disporrebbe quindi al riguardo di un vero e proprio potere discrezionale di modifica unilaterale delle condizioni economiche dell’investimento) oppure, affinché l’applicazione del nuovo tasso sia efficacie, occorre che il risparmiatore sia informato mettendo a sua disposizione presso gli uffici postali le tabelle riportanti i nuovi tassi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 agosto 2018, n.21543.




Procedimento sanzionatorio CONSOB e mancata previsione dell'obbligo di comunicazione all'incolpato della proposta dell'Ufficio Sanzioni

Consob - Procedimento amministrativo sanzionatorio di cui all'art. 195 TUF - Mancata previsione dell'obbligo di comunicazione all'incolpato della proposta dell'Ufficio Sanzioni - Conseguenze - Violazione del principio del contraddittorio nella fase decisoria - Esclusione - Equiparabilità del detto procedimento amministrativo ad un processo penale agli effetti della garanzia di cui all'art. 6 CEDU - Esclusione - Fondamento

Il procedimento amministrativo sanzionatorio della CONSOB, ai sensi dell'art. 195 TUF, non viola, nella parte in cui non prevede l'obbligo di comunicazione all'incolpato della proposta dell'Ufficio Sanzioni, l'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo né il principio del contraddittorio nella fase decisoria, atteso che l'assoggettamento del provvedimento applicato dall'autorità amministrativa ad un successivo sindacato giurisdizionale pieno assicura le garanzie del giusto processo. Poiché le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla CONSOB diverse da quelle di cui all'art. 187 ter TUF non sono equiparabili, quanto a tipologia, severità, incidenza patrimoniale e personale, a quelle appunto irrogate dalla CONSOB per manipolazione del mercato, esse non hanno la natura sostanzialmente penale che appartiene a queste ultime, né pongono, quindi, un problema di compatibilità con le garanzie riservate ai processi penali dall'art. 6 CEDU, agli effetti, in particolare, della violazione del "ne bis in idem" tra sanzione penale ed amministrativa comminata sui medesimi fatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 agosto 2018, n.20689.




Mancato lancio dell’OPA e danno subito dall’azionista per la perdita di chance di disinvestimento

Finanza e mercati – Offerta pubblica di acquisto – OPA – Mancato lancio dell’OPA – Danno all’azionista – Perdita di chance di disinvestimento – Raffrontando il prezzo di rimborso delle azioni in caso di Opa con il loro valore effettivo, ritratto dalle risultanze di borsa

In tema di risarcimento del danno subito dall’azionista in conseguenza del mancato lancio dell’OPA, la valutazione non va rapportata esclusivamente al momento in cui si consuma la violazione dell'obbligo di lancio dell'Opa, essendo «almeno astrattamente possibile ipotizzare un'incidenza di quegli eventi successivi sul valore di borsa dei titoli rimasti nel portafoglio di detti azionisti in termini di compensatio lucri cum damno ove ve ne siano le condizioni» (Cass. 26 settembre 2013, n. 22099; v. pure Cass. 10 febbraio 2016, n. 2665; Cass. 13 ottobre 2015, n. 20560).

Ne discende che il danno da perdita di chance di disinvestimento patito dall'azionista, perciò commisurato alle probabilità che l'azionista avrebbe aderito all'Opa che non ha invece avuto luogo, va determinato raffrontando il prezzo di rimborso delle azioni in caso di Opa con il loro valore effettivo, ritratto dalle risultanze di borsa, secondo il successivo andamento del titolo, nell'arco temporale intercorrente tra il giorno in cui si è consumata la violazione dell'obbligo di Opa e quello del disinvestimento (se vi è stato, ovvero in caso contrario della proposizione della domanda risarcitoria), nella misura in cui, in applicazione dei principi generali, il pregiudizio patito dall'azionista si collochi sul piano delle conseguenze immediate e dirette alla violazione dell'obbligo di Opa, il tutto sempre nei limiti della prevedibilità, salvo non si versi in caso di dolo, e se del caso con liquidazione equitativa, escluso in tutto o in parte, in presenza dei relativi presupposti, il risarcimento in ipotesi di concorso del fatto colposo del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2018, n.19741.




Obbligo di offerta pubblica di acquisto totalitaria, inadempimento e risarcimento del danno per perdita di 'chance' di disinvestimento

Società per azioni quotate in mercati regolamentati - Obbligo di offerta pubblica di acquisto totalitaria ex art. 106 del TUF - Inadempimento - Conseguenze risarcitorie - Perdita di "chance" di disinvestimento - Nozione - Quantificazione

In tema di società per azioni quotate in mercati regolamentati, qualora sia inadempiuto l'obbligo di offerta pubblica di acquisto totalitaria, ai sensi dell'art. 106 del d.lgs. n. 58 del 1998, gravante a carico dell'acquirente del pacchetto azionario che superi la soglia del 30 per cento, compete agli azionisti, cui l'offerta avrebbe dovuto essere rivolta, il risarcimento del danno patrimoniale che dimostrino di avere sofferto in conseguenza della perdita di "chance" di disinvestimento che l'OPA avrebbe assicurato loro; detto danno va determinato raffrontando il prezzo di rimborso delle azioni in caso di OPA con il loro valore effettivo, ritratto dalle risultanze di borsa, secondo il successivo andamento del titolo nell'arco temporale intercorrente tra il giorno in cui si è consumato l'inadempimento dell'obbligo e quello del disinvestimento, se vi è stato, o, in caso contrario, della proposizione della domanda risarcitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2018, n.19741.




Adeguatezza dell'investimento e rifiuto del cliente di sottoscrivere i prospetti informativi

Risarcimento del danno da investimento - Responsabilità dell’intermediario - Doveri informativi - Valutazione della rischiosità

Al cliente non può essere addossato l'onere di stimare l'adeguatezza dell'investimento anche se rifiuta di sottoscrivere i prospetti informativi. (Carlo G. Alvano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 luglio 2018, n.18482.




Acquisto di obbligazioni argentine: il danno è pari al capitale investito al netto delle cedole riscosse e del controvalore dei titoli concambiati

Contratti di borsa - Liquidazione del danno - Unico fatto illecito generatore del lucro e del danno - Necessità - Fondamento - Fattispecie in tema di "bond" argentini

La corretta applicazione del criterio generale della "compensatio lucri cum damno" postula che, quando unico è il fatto illecito generatore del lucro e del danno, nella quantificazione del risarcimento si tenga conto anche di tutti i vantaggi nel contempo derivati al danneggiato, perché il risarcimento è finalizzato a sollevare dalle conseguenze pregiudizievoli dell'altrui condotta e non a consentire una ingiustificata locupletazione del soggetto danneggiato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva correttamente quantificato il danno, conseguente all'acquisto di obbligazioni argentine, in misura pari al capitale investito, sottraendo da tale importo il valore delle cedole riscosse ed il controvalore dei titoli concambiati, considerati un arricchimento derivante dal medesimo fatto illecito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2018, n.16088.




Dettagliata informazione preventiva circa i titoli da negoziare indipendentemente da ogni valutazione di adeguatezza dell'investimento

Servizi di investimento mobiliare - Informazione preventiva circa la natura dei titoli - Obbligo dell’intermediario - Omissione -  Conseguenza - Inadempimento dell’intermediario - Valutazione dell’adeguatezza dell’investimento - Irrilevanza

Contratto di deposito titoli amministrato - Obbligazioni  Lehman Brothers - Obbligo di informazione preventivo - Inadempimento - Obbligazioni di Banca privata americana ed investimenti aventi ad oggetto pronti contro termine - Contestazione proposta mediante richiamo ad intere pagine del ricorso in appello - Inammissibilità - Accertamento del nesso di causalità fra l'inadempimento dell'intermediario ed il danno - Previsione pattizia dell'obbligo di informazione successiva del cliente - Inadempimento

In materia di servizi di investimento mobiliare, l'intermediario finanziario è tenuto a fornire al cliente una dettagliata informazione preventiva circa i titoli mobiliari e, segnatamente, con particolare riferimento alla natura di essi ed ai caratteri propri dell'emittente, ricorrendo un inadempimento sanzionabile ogni qualvolta detti obblighi informativi non siano integrati e restando irrilevante, a tal fine, ogni valutazione di adeguatezza dell'investimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2018, n.15936.




Irrilevante la valutazione di adeguatezza in assenza dell'informazione circa la natura dei titoli ed i caratteri propri dell'emittente

Investimento mobiliare – Informazione preventiva circa la natura dei titoli – Obbligo dell’intermediario – Omissione – Conseguenza – Inadempimento dell’intermediario – Valutazione dell’adeguatezza dell’investimento – Irrilevanza

In materia di servizi di investimento mobiliare, l'intermediario finanziario è tenuto a fornire al cliente una dettagliata informazione preventiva circa i titoli mobiliari e, segnatamente, con particolare riferimento alla natura di essi ed ai caratteri propri dell'emittente, ricorrendo un inadempimento sanzionabile ogni qualvolta detti obblighi informativi non siano integrati e restando irrilevante, a tal fine, ogni valutazione di adeguatezza dell'investimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2018, n.15936.




La responsabilità per violazione delle regole del prospetto informativo ha natura aquiliana

Sollecitazione al pubblico risparmio - Prospetto informativo - Responsabilità c.d. da prospetto - Natura giuridica - Responsabilità aquiliana - Sussistenza - Responsabilità da contatto - Esclusione

In tema di sollecitazione al pubblico risparmio, la responsabilità per violazione delle regole destinate a disciplinare il prospetto informativo che correda l'offerta di prodotti finanziari ha natura aquiliana, essendo tali regole volte a tutelare un insieme ancora indeterminato di soggetti ed a consentire a ciascuno di essi la corretta percezione dei dati occorrenti al compimento di scelte consapevoli, non essendo ancora configurabile, al momento dell'emissione del prospetto, un contatto sociale con i futuri eventuali investitori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 giugno 2018, n.15707.




Sollecitazione al pubblico risparmio e natura aquiliana della responsabilità da prospetto

Sollecitazione al pubblico risparmio - Prospetto informativo - Responsabilità c.d. da prospetto - Natura giuridica - Responsabilità aquiliana - Sussistenza - Responsabilità da contatto - Esclusione

In tema di sollecitazione al pubblico risparmio, la responsabilità per violazione delle regole destinate a disciplinare il prospetto informativo che correda l'offerta di prodotti finanziari ha natura aquiliana, essendo tali regole volte a tutelare un insieme ancora indeterminato di soggetti ed a consentire a ciascuno di essi la corretta percezione dei dati occorrenti al compimento di scelte consapevoli, non essendo ancora configurabile, al momento dell'emissione del prospetto, un contatto sociale con i futuri eventuali investitori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 giugno 2018, n.15707.




Fallimento del soggetto dedito all’attività di intermediazione e consulenza finanziaria

Fallimento - Imprese soggette Esercizio in forma organizzata di attività di intermediazione o consulenza finanziaria - Attività di impresa commerciale - Sussistenza - Fattispecie

Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'esercizio in forma organizzata di un'attività di intermediazione o di consulenza finanziaria determina la soggezione alla procedura concorsuale, poiché l'art. 1 l.fall. rimanda alla nozione di imprenditore commerciale di cui all'art. 2195 c.c., che vi annovera, tra gli altri, coloro che esercitano un'attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, un'attività intermediaria nella circolazione di beni (comprese quindi le imprese finanziarie), un'attività bancaria o assicurativa e in genere le "altre attività ausiliarie delle precedenti". (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto fallibile il soggetto dedito ad una attività consistente in servizi di intermediazione e di consulenza finanziaria, con l'utilizzazione di personale dipendente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2018, n.15285.




Sanzioni Consob: remissione in termini per documenti resi disponibili dopo la scadenza del termine per l'opposizione

Richiesta di accesso atti procedimento sanzionatorio Consob - Disponibilità degli stessi dopo scadenza termini opposizione - Proposizione motivi aggiunti - Remissione in termini - Ammissibilità

La tempestiva proposizione del ricorso in opposizione e l'espressa riserva ivi contenuta in ordine all'eventuale predisposizione di nuovi motivi, fondati su documenti resi accessibili dalla Consob oltre il termine utile per proporre il ricorso, è idonea a legittimare una pronuncia di rimessione in termini per la formulazione di ulteriori motivi di opposizione, in quanto detti motivi siano fondati sui documenti tardivamente messi a disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 11 giugno 2018, n.15049.




Adesione dei risparmiatori ad offerta pubblica di scambio del Governo argentino e sopravvenuta carenza di interesse ad agire in ordine alla pregressa operazione contrattuale

Intermediazione finanziaria - Adesione dei risparmiatori ad offerta pubblica di scambio del Governo argentino - Novazione del rapporto preesistente - Sussistenza - Conseguenze - Domanda risolutoria di precedente operazione di investimento - Sopravvenuta carenza di interesse dei risparmiatori - Violazione accertata degli obblighi informativi - Irrilevanza

In tema di intermediazione finanziaria, l'adesione dei risparmiatori all'offerta pubblica di scambio di obbligazioni del Governo argentino comporta, a fronte della restituzione dei titoli acquistati nell'anno 2001, la ricezione in concambio di nuove obbligazioni e la conseguente novazione del relativo rapporto preesistente. Ne deriva la sopravvenuta carenza di interesse in capo ai risparmiatori rispetto alla domanda risolutoria della singola, pregressa operazione contrattuale di investimento, ancorché sia accertata, in relazione ad essa, l'avvenuta violazione degli obblighi informativi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2018, n.13994.




Il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob tutte le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza

Società - Di capitali - Attività di vigilanza sulla gestione ai sensi dell'art. 149, comma 3, d.lgs. n. 58 del 1998 - Riscontro di irregolarità - Obbligo di comunicazione alla Consob - Sussistenza - Valutazione discrezionale su rilevanza irregolarità - Filtro preventivo - Esclusione - Fondamento

In tema di controllo sulla legittimità della gestione delle società quotate in borsa, ai sensi dell'art. 149, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob tutte le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza cui è tenuto, senza che l'adempimento sia subordinato ad una valutazione discrezionale circa la rilevanza delle stesse; depongono in tal senso la formulazione letterale della norma – che fa riferimento alle "irregolarità", senza ulteriori qualificazioni - e anche la sua "ratio", finalizzata a scongiurare le incertezze operative che deriverebbero dalla opposta soluzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 maggio 2018, n.12110.




L'adempimento degli obblighi di comportamento dell'intermediario deve essere valutato con riferimento al fiduciante e non alla società fiduciaria

Intermediazione finanziaria - Accertamento di violazioni della normativa di settore - Interpretazione del contratto - Interpretazione non censurabile in sede di legittimità - Polizza assicurativa sulla vita o investimento in uno strumento finanziario - Rapporto intercorso con società fiduciaria - Valutazione dell'adempimento degli obblighi di comportamento dell'intermediario nei confronti del fiduciante e non della fiduciaria

Come affermato da Cass. 18 aprile 2012, n. 6061, il giudice di merito, al fine di stabilire se l'impresa emittente, l'intermediario ed il promotore abbiano violato le regole di leale comportamento previste dalla specifica normativa, deve interpretare il contratto, e tale interpretazione non è censurabile in sede di legittimità se immune da vizio di motivazione, al fine di stabilire se esso, al di là del "nomen iuris" attribuitogli, sia da identificare come polizza assicurativa sulla vita (in cui il rischio avente ad oggetto un evento dell'esistenza dell'assicurato è assunto dall'assicuratore) oppure si concreti nell'investimento in uno strumento finanziario (in cui il rischio di "performance" sia per intero addossato all'assicurato).

Nel caso di specie, la corte del merito aveva ritenuto che il rapporto di intermediazione fosse intercorso non con la società fiduciaria, ma la persona fisica fiduciante, nei cui confronti l'adempimento degli obblighi dell'intermediario finanziario avrebbero dovuto essere valutati in ipotesi di operazione inadeguata.

La Cassazione, sul punto, ha quindi affermato che: "Trattasi di conclusione conforme alle comunicazioni Consob n. DI/98086703 del 4 novembre 1998 e n. DIN/6022348 del 10 marzo 2006 relative alla possibilità per le società fiduciarie, alle quali è consentita l'attività di amministrazione statica disciplinata dalla L. n. 1966 del 1939, di rendersi intestatarie di contratti di investimento e di contratti di negoziazione e raccolta ordini per conto dei propri fiducianti. Ciò che condivisibilmente l'organo di vigilanza ha evidenziato è che l'interposizione delle società fiduciarie è consentita in quanto resti sempre e comunque preservata la diretta riferibilità al cliente-fiduciante della volontà contrattuale e delle connesse tutele. E' stato in particolare previsto che "il cliente/fiduciante deve essere reso identificabile in modo univoco attraverso l'attribuzione di un codice convenzionale" e che "l'intermediario deve ricevere dalla fiduciaria tutte le informazioni sul cliente previste dall'art. 28, comma 1, lett. a), del reg. Consob n. 11522 (con l'eccezione dei soli nome e cognome)". A propria volta, sulla scorta dei dati così acquisiti, l'intermediario "deve fornire al cliente, per il tramite della fiduciaria, informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni delle operazioni o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte d'investimento o disinvestimento". In particolare, la segnalazione dell'eventuale "inadeguatezza" dell'operazione deve essere indirizzata al cliente-fiduciante. In questo quadro la qualificazione di "cliente al dettaglio" o "operatore qualificato" (su quest'ultima nozione si veda Cass. 19 febbraio 2018, n. 3962), classificazione decisiva per il concreto operare delle regole di tutela, la cui piena applicazione è prevista solo con riferimento alla prima categoria, deve essere riferita alla persona del fiduciante quale effettivo investitore, derivandone altrimenti un'elusione della disciplina posta a tutela del "cliente al dettaglio". Irrilevante è quindi che la società fiduciaria rientri nella categoria degli operatori qualificati, dovendosi avere riguardo per la disciplina applicabile alla persona dell'investitore." (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 30 aprile 2018, n.10333.




Propensione al rischio del cliente e acquisto di titoli ad alto rischio

Negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Contenuto - Inadempimento - Acquisto di titoli ad alto rischio - Risarcimento del danno - Individuazione - Quantificazione del danno - Criteri

Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, l'accertata propensione al rischio del cliente che non rivesta le caratteristiche dell'investitore abilitato o professionale non elimina gli obblighi informativi dell'intermediario ma li qualifica in modo peculiare, nel senso che l'esperienza dell'investitore e le sue scelte devono orientare la selettività delle informazioni da fornire, dirigendosi verso quelle specifiche e non generalmente o facilmente accessibili del prodotto, tenuto conto che tanto più elevato è il rischio dell'investimento tanto più puntuali devono essere le informazioni da fornire, essendo necessario verificare se le decisioni d'investimento si siano fondate sulla conoscenza effettiva dei rischi conoscibili del prodotto. Pertanto, nell'ipotesi di accertato inadempimento, il fatto lesivo consiste nell'essere stato posto a carico del medesimo cliente un rischio che presumibilmente egli non si sarebbe accollato, ove ne fosse stato informato ed il danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 aprile 2018, n.10286.




Nullità di un ordine di investimento: no alla compensazione tra le reciproche prestazioni

Intermediazione finanziaria - Declaratoria di nullità di un ordine di investimento - Effetti - Compensazione fra le somme corrisposte all'intermediario dall'investitore e i frutti civili versati a quest’ultimo dall'intermediario - Configurabilità

In materia di intermediazione finanziaria, allorché sia dichiarata la nullità di un ordine di investimento, i cui effetti per i principi regolanti le nullità negoziali si estendono al negozio di acquisto effettuato dall'intermediario per dare esecuzione all'ordine ricevuto, l'intermediario e l'investitore hanno diritto di ripetere l'uno nei confronti dell'altro le reciproche prestazioni, sicché è legittimamente dichiarata la compensazione tra la somma che l'intestitore abbia corrisposto all'intermediario ai fini dell'investimento e la somma che l'intermediario abbia riscosso per conto dell'investitore ed abbia corrisposto al medesimo a titolo di frutti civili. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10116.




L'esplicito riferimento alle avvertenze ricevute, non richiede l'indicazione del contenuto delle informazioni somministrate dall'intermediario

Intermediazione finanziaria - Obbligo ex art. 29, comma 3, del reg. Consob n. 11522 del 1998 - Adempimento - Sottoscrizione della clausola contenente la segnalazione di inadeguatezza dell'operazione – Adempimento dell’obbligo informativo - Sufficienza - Limiti

In tema di intermediazione finanziaria, nel quadro di applicazione dell'articolo 29 del regolamento Consob n. 11522 del 1998, la segnalazione di inadeguatezza ivi contemplata al terzo comma, laddove si riferisce ad "esplicito riferimento alle avvertenze ricevute", non richiede l'indicazione del contenuto delle informazioni al riguardo somministrate dall'intermediario; in tal caso, e cioè in mancanza di indicazione del contenuto delle informazioni omesse, la sottoscrizione da parte del cliente della segnalazione di inadeguatezza non incide sul riparto del relativo onere di allegazione e prova, né tantomeno costituisce prova dell'adempimento, da parte dell'intermediario, dell'obbligo informativo posto a suo carico, ma fa soltanto presumere che l'obbligo sia stato assolto, sicché, ove il cliente alleghi quali specifiche informazioni siano state omesse, grava sull'intermediario l'onere di provare, con ogni mezzo, che invece quelle informazioni siano state specificamente rese, ovvero non fossero dovute. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10111.




Circostanziata individuazione delle informazioni che l'intermediario avrebbe omesso di somministrare e prova del danno e del nesso di causalità

Intermediazione finanziaria - Onere della prova di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998 ed art. 1218 cod.civ. - Giudizio di risarcimento del danno contrattuale - Ripartizione tra investitore e intermediario - Criteri

In tema di intermediazione finanziaria, la disciplina dettata dall'articolo 23, comma 6, del d.lgs. n. 58 del 1998, in armonia con la regola generale stabilita dall'articolo 1218 c.c. , impone all'investitore, il quale lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario, nel quadro dei principi che regolano il riparto degli oneri di allegazione e prova, di allegare specificamente l'inadempimento di tali obblighi, mediante la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l'intermediario avrebbe omesso di somministrare, nonché di fornire la prova del danno e del nesso di causalità tra inadempimento e danno, nesso che sussiste se, ove adeguatamente informato, l'investitore avrebbe desistito dall'investimento rivelatosi poi pregiudizievole; incombe invece sull'intermediario provare che tali informazioni sono state fornite, ovvero che esse esulavano dall'ambito di quelle dovute. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10111.




Gli obblighi informativi dell'intermediario si esauriscono nel consentire all'investitore di operare investimenti pienamente consapevoli

Intermediazione finanziaria - Contratto di sola negoziazione di titoli - Persistenza degli obblighi informativi dell'intermediario dopo l'avvenuta negoziazione - Esclusione

In materia di investimenti finanziari, gli obblighi informativi gravanti sull'intermediario ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lett. B), del d.lgs. n. 58 del 1998, sono finalizzati a consentire all'investitore di operare investimenti pienamente consapevoli, sicchè tali obblighi, al di fuori del caso del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti, vanno adempiuti in vista dell'investimento e si esauriscono con esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10112.




Irrogazione delle sanzioni amministrative in tema di intermediazione finanziaria e principio del contraddittorio

Vigilanza e controllo - Procedimento sanzionatorio amministrativo - Intermediazione finanziaria - Principi del giusto procedimento - Applicabilità - Limiti

Nel procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative previste in tema di intermediazione finanziaria, il principio del contraddittorio deve modellarsi in concreto, in funzione dello stato in cui si trova la procedura al momento dell'acquisizione delle prove, senza implicare la necessità che esse siano assunte alla costante presenza della parte interessata, essendo sufficiente che l'autorità decidente ponga a base del provvedimento sanzionatorio il nucleo del fatto contestato, in tutte le circostanze concrete che valgano a caratterizzarlo e che siano rilevanti ai fini della pronuncia del provvedimento finale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 aprile 2018, n.9517.




Risoluzione di singole operazioni di investimento

Ordine di acquisto di investimenti - Natura di contratto autonomo - Oggetto di risoluzione

In tema di intermediazione nella vendita di prodotti finanziari, le singole operazioni, in quanto contratti autonomi, benchè esecutivi del contratto quadro, possono essere oggetto di risoluzione, in caso di inosservanza di doveri informativi nascenti dopo la conclusione del contratto quadro, indipendentemente dalla risoluzione di quest’ultimo, atteso che il momento negoziale delle singole operazioni non può rinvenirsi nel contratto quadro, senza che la risoluzione del singolo contratto esecutivo integri una risoluzione parziale del contratto quadro. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9382.




Responsabilità oggettiva della banca in caso di phishing

Contratti bancari – Cd. Home banking – Prelievo operato da terzi – Mediante truffaldina appropriazione dei codici informatici di accesso al conto – Responsabilità oggettiva della banca – Sussiste

In tema di responsabilità della banca in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema, è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore dei servizi di pagamento la possibilità di una utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte dei terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo; ne consegue che la banca, cui è richiesta una diligenza di natura tecnica da valutarsi con il parametro dell’accorto banchiere, è tenuta a fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 aprile 2018, n.9158.




Responsabilità della Consob per omessa vigilanza

Banca e borsa – Irregolare attività di agente di cambio – Segnalata alla Consob – Tardiva attività ispettiva – Responsabilità per omessa vigilanza – Sussiste

Sulla scia della decisione delle Sezioni Unite (22 luglio 1999, n.500), che ha riconosciuto la risarcibilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. del danno causato dall’esercizio illegittimo della funzione pubblica, si colloca l’ormai remoto riconoscimento della responsabilità della Consob, tenuta all’osservanza del principio del neminem laedere, per omissione di controllo.

L’inerzia o il ritardo della Consob non possono mai e in nessun caso trovare giustificazione nella discrezionalità tecnica che connota la sua attività, fermo essendo che la discrezionalità relativa al quomodo della vigilanza non può mai estendersi anche alla scelta radicale tra l’attivarsi o non, soprattutto qualora sussistano gravi indizi di irregolarità.

La Consob è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere il danno mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza.

[Nella fattispecie, la Cassazione ha confermato la condanna inflitta alla Consob al risarcimento dei danni subiti da svariati investitori a seguito dell’attività illecita di un agente di cambio, in considerazione del ritardo con cui era stata attuata l’attività ispettiva a seguito della segnalazione di irregolarità.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2018, n.9067.




Sulla responsabilità della Consob e in tema di notificazioni

Consob – Responsabilità civile – Configurabilità – Sussiste

Notificazione svolta dagli avvocati – Violazione delle prescrizioni previste dalla legge – Inesistenza della notificazione – Esclusione – Nullità – Sanabile per raggiungimento dello scopo

In generale, è risarcibile ai sensi dell’articolo 2043 c.c., il danno causato dall’esercizio illegittimo della funzione pubblica (Cass., Sez. Un., 22 luglio 1999, n. 500). E’ sulla scia di questo principio che si colloca il riconoscimento della responsabilità della Consob, tenuta all’osservanza del principio del neminem laedere, per omissione di controllo. In particolare, l’inerzia o il ritardo della Consob, non possono mai ed in nessun caso trovare giustificazione nella discrezionalità tecnica che connota la sua attività, atteso che la discrezionalità relativa al quomodo della vigilanza non può mai estendersi anche alla scelta radicale tra l’attivarsi o non, soprattutto qualora sussistano gravi indizi di irregolarità. Per i fini del riconoscimento della responsabilità aquiliana della Consob, non occorre enucleare un diritto soggettivo del risparmiatore all’integrità del patrimonio, e dunque cimentarsi con la discussa figura del danno “meramente patrimoniale”, giacche’ l’ingiustizia del danno ricorre alla condizione necessaria e sufficiente della sussistenza di una lesione inferta ad una posizione soggettiva tutelata dall’ordinamento sulla base di specifici indici normativi, quali nella specie quelli che impongono alla Consob l’attività di sorveglianza, letti attraverso la lente unificante del dettato costituzionale ritratto dall’articolo 47 Cost., e dunque del rilievo della tutela del risparmio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’attività di notificazione svolta dagli avvocati, ai sensi della L. n. 53 del 1994, in mancanza dei requisiti prescritti dalla legge stessa (ivi compreso, quello relativo alla previa autorizzazione del consiglio dell’ordine), va considerata nulla e non inesistente atteso il principio di residualità della categoria della inesistenza della notificazione (Cass., Sez. Un., 20 luglio 2016, n. 14916); ne consegue che tale nullità, quand’anche riscontrata, è sanata dalla rituale e tempestiva costituzione dell’intimato e, quindi, dall’accertato raggiungimento dello scopo della notificazione stessa (Cass., Sez. Un., 1 dicembre 2000, n. 1242; Cass. 22 giugno 2001, n. 8592; Cass. 25 giugno 2003, n. 10077; Cass. 5 agosto 2004, n. 15081; Cass. 10 marzo 2011, n. 5743). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2018, n.9067.




Il danno morale per l’acquisto di junk bond deve essere provato

Contratti finanziari – Vendita di titoli-spazzatura in assenza di adeguata informazione – Risoluzione per inadempimento – Responsabilità della banca – Danno morale – Onere della prova – Sussiste

L’art. 2059 c.c. opera esclusivamente sul piano della limitazione della risarcibilità del danno non patrimoniale ai soli casi previsti dalla legge, lasciando integri gli elementi della fattispecie costitutiva dell’illecito ex art.2043 c.c. Ne consegue che può affermarsi che il danno non patrimoniale costituendo anch’esso pur sempre un danno-conseguenza, deve essere specificamente allegato e provato ai fini risarcitori, anche mediante presunzioni, non potendo mai considerarsi in re ipsa.

[Nella fattispecie, la Corte ha rigettato la richiesta di condanna dell’istituto di credito al risarcimento del danno morale per avere indotto una cliente all’acquisto di titoli-spazzatura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2018, n.9004.




Forma scritta del contratto quadro e rinvio a convenzione o disciplina fissata in un distinto documento

Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Contenuto - Obbligo di forma scritta - Integrazione - Rinvio pattizio a specifica convenzione o disciplina fissata in un distinto documento - "Relatio perfecta" - Conseguenze - Fattispecie

In tema d'intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto quadro imposta dall'art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998 è adempiuto anche quando le parti richiamino per iscritto elementi contenuti in un diverso atto, cui espressamente e specificamente si riportano. (Nella specie, la S.C. ha confermato la conclusione cui è pervenuto il giudice di appello circa la validità del contratto quadro che richiamava, riportandole in un allegato, visionato e accettato dall'investitore, le norme contrattuali che regolano i servizi finanziari della banca). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 aprile 2018, n.8751.




L'autodichiarazione è sufficiente ad integrare una prova presuntiva semplice della qualità di investitore qualificato

Contratti di intermediazione mobiliare - Appartenenza alla categoria di operatore qualificato - Condizioni - Dichiarazione di appartenenza espressa dal soggetto interessato, ex art. 31, comma 2, Regolamento Consob n. 11522 del 1998 (applicabile "rationae temporis") - Sufficienza - Conseguenze sul piano probatorio

Nei contratti di intermediazione finanziaria, la dichiarazione formale di cui all'art. 31, comma 2, Reg. Consob n. 11522 del 1998 (applicabile "rationae temporis"), sottoscritta dal legale rappresentante, in cui si affermi che la società amministrata dispone della competenza ed esperienza richieste in materia di operazioni in strumenti finanziari, vale ad esonerare l'intermediario dall'obbligo di effettuare per suo conto ulteriori verifiche al riguardo, gravando sull'investitore l'onere di provare elementi contrari emergenti dalla documentazione già in possesso dell'intermediario. Ne consegue che in giudizio, sul piano probatorio, l'esistenza dell'autodichiarazione è sufficiente ad integrare una prova presuntiva semplice della qualità di investitore qualificato in capo alla persona giuridica, gravando su quest'ultima l'onere di allegare e provare specifiche circostanze dalle quali emerga che l'intermediario conosceva, o avrebbe dovuto conoscere con l'ordinaria diligenza, l'assenza di dette competenze ed esperienze pregresse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 aprile 2018, n.8343.




Elevata propensione al rischio dell'investitore e valutazione della gravità dell'inadempimento dell'intermediario

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Profilo dell'elevata propensione al rischio dell'investitore - Rilevanza ai fini della valutazione della gravità dell'inadempimento - Esclusione - Fattispecie

In tema di intermediazione mobiliare, le valutazioni dell'adeguatezza delle operazioni al profilo di rischio del cliente ed alla sua buona conoscenza del mercato finanziario non escludono la gravità dell'inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario finanziario sicché il fatto che l'investitore propenda per investimenti rischiosi non toglie che egli selezioni tra questi ultimi quelli, a suo giudizio, aventi maggiori probabilità di successo, grazie alle informazioni che l'intermediario è tenuto a fornirgli. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza nella quale la Corte di Appello aveva escluso la gravità dell'inadempimento della banca ai propri obblighi informativi ritenendo che l'investitore, possedendo una buona conoscenza del mercato finanziario, si sarebbe comunque determinato a compiere l'operazione, adeguata al suo profilo di rischio, anche se la banca avesse adempiuto agli obblighi informativi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 aprile 2018, n.8333.




Violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, complessità della struttura e responsabilità dei sindaci

Intermediazione finanziaria - Carenza delle procedure aziendali - Responsabilità del collegio sindacale - Fondamento - Obbligo di vigilanza - Contenuto - Obbligo di denunzia immediata alla Banca d'Italia ed alla Consob - Inadempimento - Conseguenze - Concorso omissivo dei sindaci - Configurabilità

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, la complessa articolazione della struttura organizzativa di una società di investimenti non può comportare l'esclusione od anche il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale, i quali, in caso di accertate carenze delle procedure aziendali predisposte per la corretta gestione societaria, sono sanzionabili a titolo di concorso omissivo "quoad functione", gravando sui sindaci, da un lato, l'obbligo di vigilanza - in funzione non soltanto della salvaguardia degli interessi degli azionisti nei confronti di atti di abuso di gestione da parte degli amministratori, ma anche della verifica dell'adeguatezza delle metodologie finalizzate al controllo interno della società di investimenti, secondo parametri procedimentali dettati dalla normativa regolamentare Consob, a garanzia degli investitori - e, dall'altro lato, l'obbligo legale di denuncia immediata alla Banca d'Italia ed alla Consob. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 marzo 2018, n.6037.




Doveri informativi dell'intermediario: la rappresentazione di un rischio straordinario può essere determinante nella formazione del consenso dell'investitore

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Violazione - Conseguenze - Nesso si causalità - Onere della prova - Informazione relativa a rischio di carattere straordinario - Incidenza sulla decisione degli investitori

Ricordato che il mancato rispetto degli obblighi di informazione comporta un alleggerimento dell'onere probatorio gravante sull'investitore ai fini dell'esercizio dell'azione risarcitoria (non nel senso che il danno dall'inadempimento degli obblighi informativi possa rivelarsi in re ipsa, ma in quello più limitato di consentire l'accertamento in via presuntiva del nesso di causalità), qualora l'informazione che avrebbe dovuto essere data all'investitore presenti caratteristiche tali da rappresentare l'esistenza di un rischio particolarmente elevato, il giudice del merito, nel prendere in considerazione il nesso di causalità tra la violazione dei doveri informativi dell'intermediario e il danno che ne è conseguito, deve tenere adeguato conto delle caratteristiche presentate dalla fattispecie sottoposta al suo esame e, in particolare, del forte rilievo che una comunicazione dalla caratteristiche sopra indicate può avere per la formazione della decisione degli investitori.

[…il mancato rispetto degli obblighi di informazione «comporta un alleggerimento dell'onere probatorio gravante sull'investitore ai fini dell'esercizio dell'azione risarcitoria: non nel senso che il danno dall'inadempimento degli obblighi informativi possa rivelarsi in re ipsa, ma in quello più limitato di consentire l'accertamento in via presuntiva del nesso di causalità» (cfr. così Cass., 17 novembre 2016, n. 23417, che si pone in termini di evidente continuità con la sopra richiamata decisione di Cass., n. 2123/2014).
Va poi rilevato, anche sulla scorta della osservazione appena richiamata, come non risulti condivisibile il rilievo svolto dalla Corte territoriale a proposito della «mancanza di contestazioni», da parte dei ricorrenti, «sotto il profilo dell'art. 29 Reg. Consob» ... Al di là dell'effettiva suasività di simile rilievo, che appare in sé molto dubbia, sta comunque che la questione concerne le conseguenze derivante dalla violazione degli obblighi di informazione, non già da quelli relativi all'eventuale adeguatezza dell'operazione. Il rilievo svolto dalla Corte territoriale si mostra, dunque, oggettivamente non pertinente.
8.- Ciò posto, ancora va segnalato il peso, intrinsecamente determinante, dell'informazione che - secondo quanto accertato dalla stessa Corte di merito - la Cassa ha avrebbe dovuto trasmettere ai clienti investitori, ma che per contro ha omesso di fare.
Si tratta, in effetti, di un'informazione primaria, e cioè relativa alla stessa definizione di base del prodotto di cui all'investimento: trattasi - specifica appunto la Corte - di un'operazione tra soli investitori istituzionali (grey market), che fa inoltre riferimento a una sorta di «vendita di cosa futura», sostanzialmente ascrivendosi al modello dell'«acquisto a fermo».
Il detto peso, e la conseguente incidenza determinante della violazione dell'obbligo di informazione in punto di nesso di causalità, risulta ancor più enfatizzato, del resto, dalla clausola contenuta nella contrattualistica relativa alla Circular Offering, che più volte si è sopra richiamata.
Per la verità, non appare importante entrare qui nel merito specifico e puntuale dell'interpretazione che va correttamente data a tale clausola. E' sufficiente segnalare, in effetti, il messaggio di forte, straordinario rischio che la stessa di base contiene, per rilevare che la sua comunicazione agli investitori ben può rilevarsi comunque decisiva per la formazione di una decisione di investimento. Per rilevare altresì, e in via correlata, che la Corte territoriale ha finito per violare le norme invocate dai ricorrenti nell'escludere la sussistenza del nesso di causalità senza tenere adeguato conto delle caratteristiche presentate dalla fattispecie in esame e, in particolare, del forte rilievo che tale comunicazione avrebbe potuto avere per la formazione della decisione degli investitori.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 marzo 2018, n.6920.




Per le azioni di nullità degli investimenti in titoli bancari è competente il tribunale ordinario

Competenza – Sezione specializzata in materia di impresa – Controversia relativa ad acquisto di azioni bancarie – Necessità di inerenza dell’oggetto del giudizio col rapporto societario – Affermazione

Ai fini della configurabilità della competenza della sezione specializzata in materia di impresa, anche quando la vicenda tragga titolo da un negozio traslativo di partecipazioni societarie, la controversia deve essere direttamente inerente alla questione societaria e all’esercizio dei diritti scaturiti dalla titolarità di partecipazioni sociali, onde la pretesa, ma viepiù la fonte di essa, devono trarre titolo dal rapporto di società e dalla conseguente acquisizione dello status socii e alle modalità di estrinsecazione di esso concretamente guardare.

[Nella fattispecie, è stata dichiarata la competenza del Tribunale ordinario atteso che la controversia atteneva esclusivamente alla validità di un contratto di investimento e non interferiva, se non occasionalmente, con il rapporto societario.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 marzo 2018, n.6882.




Nullità del contratto d'investimento, indebito oggettivo e compensazione

Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Nullità - Regime generale ex art. 2033 c.c. - Applicabilità - Limiti - Conseguenze

Accertata la nullità del contratto d'investimento, il venir meno della causa giustificativa delle attribuzioni patrimoniali comporta l'applicazione della disciplina dell'indebito oggettivo, di cui agli artt. 2033 ss. c.c., con il conseguente sorgere dell'obbligo restitutorio reciproco, subordinato alla domanda di parte ed all'assolvimento degli oneri di allegazione e di prova, avente ad oggetto, da un lato, le somme versate dal cliente alla banca per eseguire l'operazione e, dall'altro lato, i titoli consegnati dalla banca al cliente e gli altri importi ricevuti a titolo di frutti civili o di corrispettivo per la rivendita a terzi, a norma dell'art. 2038 c.c., con conseguente applicazione della compensazione fra i reciproci debiti sino alla loro concorrenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 marzo 2018, n.6664.




Nullità del contratto quadro ed eccezione di compensazione con riguardo all'intero credito restitutorio

Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Declaratoria di nullità su domanda dell'investitore - Eccezione di compensazione dell'intermediario relativa all'intero credito restitutorio - Configurabilità

In tema di giudizi aventi ad oggetto rapporti di intermediazione finanziaria, ove sia stata dichiarata la nullità del contratto quadro su domanda dell'investitore, non è precluso all'intermediario, che pure non abbia proposto la domanda di nullità anche degli ordini positivamente conclusi per il proprio cliente, di sollevare l'eccezione di compensazione con riguardo all'intero credito restitutorio che gli deriva, in tesi, dal complesso delle operazioni compiute nell'ambito del contratto quadro dichiarato nullo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 marzo 2018, n.6664.




Ha natura finanziaria l'operazione promossa da promotori finanziari di compravendita di opere d'arte con diritto di ripensamento

Intermediazione finanziaria - Strumenti finanziari - Compravendita di opere d'arte garantita da un diritto di "ripensamento" - Natura - Rischio emittente - Operazione ricondotta nel novero dei prodotti finanziari

Nel caso portato all'attenzione di questa Corte, sulla base della fattispecie concreta e avendo riguardo alla finalità complessiva di scambio, non ci troviamo di fronte a una mera transazione commerciale - nella specie della compravendita di opere d'arte garantita da un diritto di "ripensamento", con restituzione del bene nel termine previsto - ma a un'operazione complessa, promossa da promotori finanziari, costituita dalla sottoscrizione di un contratto di compravendita di opere d'arte a un prezzo scontato con una percentuale variabile tra il 5% e il 7% del prezzo indicato in listino con la facoltà per gli acquirenti di risolvere il contratto e di ottenere, una volta scaduto il termine convenuto, la restituzione dell'importo superiore rispetto a quello versato al momento dell'acquisto e pari al prezzo di listino dell'opera d'arte.

Tale operazione complessa, caratterizzata dalla predeterminazione dell'importo promesso, non è esente da rischio - nella specie del "rischio emittente" - così come indicato da questa Corte, in fattispecie del tutto analoga, per il riconoscimento della sussistenza di un prodotto finanziario (Cass. n. 2736/2013 in cui il meccanismo negoziale consisteva nella consegna in affidamento di un diamante del valore ipotetico di 1.000 euro, chiuso in un involucro sigillato, contro il versamento in denaro della stessa somma e l'impegno della società, dopo dodici mesi, di "riprendersi" il diamante, restituendo il capitale di 1.000 euro e corrispondendo l'importo di 80 euro a titolo di custodia, meccanismo attraverso cui si realizzava un investimento del capitale con la prospettiva dell'accrescimento delle disponibilità investite). Si ritiene infatti che «poiché anche il "rischio emittente" è incluso nell'alea assunta dall'investitore mediante l'investimento, ai fini della configurabilità della presenza di un prodotto finanziario, con la correlata applicazione della disciplina in materia di sollecitazione, è sufficiente che sussista l'incertezza in merito non all'entità della prestazione dovuta o al momento in cui questa sarà erogata - bensì alla capacità stessa dell'emittente di restituire il tantundem, con la maggiorazione promessa». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 12 marzo 2018, n.5911.




Responsabilità dei sindaci per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria

Intermediazione finanziaria - Operazioni con parti correlate e fuori dell'oggetto sociale - Responsabilità del collegio sindacale - Sussistenza - Controllo del comitato interno - Irrilevanza - Ragioni

Intermediazione finanziaria - Responsabilità del collegio sindacale - Illecito di natura omissiva - Fondamento

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria la responsabilità dei sindaci sussiste anche con riguardo ad operazioni con "parti correlate o in situazioni di potenziale conflitto di interessi degli amministratori", realizzate al di fuori dell'oggetto sociale, essendo insufficiente, in tal senso il controllo del comitato interno, volto, viceversa, alla verifica del contenuto economico dell'operazione. (massima ufficiale)

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, la violazione contestata dalla Consob risulta pienamente integrata quando risulti l'omesso o l'inadeguato esercizio dell'attività di controllo da parte dei sindaci delle società quotate, non essendo il danno un elemento costitutivo dell'illecito, quanto invece parametro per la determinazione della sanzione; la responsabilità dei sindaci sussiste, dunque, indipendentemente dall'esito delle singole operazioni ed anche a fronte di insufficienti informazioni da parte degli amministratori, potendo gli stessi avvalersi della vasta gamma di strumenti informativi ed istruttori, prevista dall'art. 149 del d. lgs. n. 58 del 1998. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. II, 07 marzo 2018, n.5357.




Presunzione di responsabilità dell’intermediario a seguito della violazione degli obblighi informativi

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Contenuto – Informazione “su misura” circa la natura e la rischiosità di ogni singola operazione – Necessità

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Onere della prova – Prova positiva dell’adempimento degli obblighi informativi ex art. 21 TUF a carico dell’intermediario – Assenza – Accertamento presuntivo del nesso causale tra il danno patito (e provato) dall’investitore e la violazione degli obblighi informativi – Conseguenza

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso causale tra il danno dell’investitore e la violazione degli obblighi informativi sussistente in via presuntiva sulla base della disciplina di settore – Causalità omissiva – Giudizio controfattuale inerente alla scelta dall’investitore non professionale particolarmente propenso al rischio – Interruzione nel nesso causale – Esclusione

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex art. 21 TUF in relazione ad operazioni ad alto rischio – Concorso di colpa ex art. 1227 c.c. dell’investitore non professionale della produzione del danno – Generale esclusione – Condotta dell’investitore che non disinveste su consiglio dell’intermediario – Carattere colposo ai sensi dell’art. 1227 c.c. – Esclusione

Nella prestazione di servizi di investimento, la norma dell’art. 21 TUF impone all’intermediario di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, avuto riguardo alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente. Al fine di assolvere tale obbligo in relazione alla singola operazione di investimento, l’intermediario deve fornire indicazioni idonee a descriverne la natura (la quantità e la qualità dei prodotti in questione), ed a rappresentarne la specifica rischiosità. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Nei giudizi risarcitori promossi dagli investitori contro gli intermediari, l’investitore è tenuto ad allegare specificamente la violazione degli obblighi informativi, ed a fornire la prova del danno cagionato dall’operazione. L’onere della prova circa l’adempimento di tali obblighi è imposto inderogabilmente a carico dell’intermediario, e deve consistere nella prova positiva della diligenza richiesta dall’art. 21 TUF. Nel caso di mancato assolvimento di tale onere probatorio, al riscontro dell’inadempimento consegue l’accertamento in via presuntiva del nesso causale tra detto inadempimento ed il danno patito dall’investitore. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Il nesso causale tra il danno patito dall’investitore e l’inadempimento degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, sussistente in via presuntiva in forza della disciplina di settore, non è interrotto da alcun giudizio di carattere controfattuale volto a dimostrare, sulla base della propensione al rischio dell’investitore, l’ininfluenza di tale inadempimento rispetto alla scelta di quest’ultimo, dovendo escludersi che egli possa accettare anche i profili di rischiosità dell’operazione che gli sono ignoti. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Nella prestazione dei servizi di investimento, qualora l’intermediario abbia dato corso all’acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi, ed il cliente non rientri nelle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile alcun concorso di colpa di quest’ultimo nella produzione del danno. In particolare, non costituisce concorso colposo ex art. 1227 c.c. la condotta dell’investitore che non accoglie i suggerimenti, provenienti dall’intermediario, di disinvestimento totale o parziale rispetto ai titoli già acquistati, atteso che tale condotta non comporta un’esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2018, n.4727.




Le azioni offerte da banca di credito cooperativo sono prodotti finanziari

Azioni offerte da banca di credito cooperativo – Natura di “prodotti finanziari”, ex art. 1, comma 1, lett. u), del d.lgs. n. 58 del 1998 – Sussistenza – Fondamento

Le azioni offerte da banche di credito cooperativo, comportando il pagamento di un prezzo a fronte di un rischio e di un'aspettativa di rendimento in capo all'acquirente, rappresentano una forma di investimento di natura finanziaria e rientrano, pertanto, nell'ampia nozione di "prodotti finanziari", categoria aperta ed atecnica - come evincibile dall'art. 1, comma 1, lett. u), del d.lgs. n. 58 del 1998 - cui sono riconducibili anche operazioni innominate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 febbraio 2018, n.4642.




Operatore qualificato: non solo requisiti ma volontà di essere considerato tale

Intermediazione finanziaria - Operatore qualificato - Volontà di essere considerato tale - Necessità

Per principio oramai consolidato, le persone fisiche, per essere considerate operatori qualificati ai sensi dell'art. 31, comma 2, del Regolamento Consob, adottato con delibera 1 luglio 1998, n. 11522, in attuazione del d.lgs. n. 58 del 1998 (nella formulazione in vigore nell'anno 2003), devono aver manifestato all'intermediario la volontà di essere considerate tali, non essendo sufficiente che le stesse siano in possesso dei requisiti di professionalità stabiliti dal medesimo decreto legislativo per i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso società di intermediazione mobiliare (in tal senso le pronunce 23805/2015, 21887/2015 e 13872/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 febbraio 2018, n.4460.




L'autodichiarazione di operatore qualificato ha valenza probatoria anche nei confronti dell'incorporante

Contratti avente ad oggetto derivati - Contratto quadro stipulato con società incorporata - Investitore "operatore qualificato" ex art. 31, comma 2, Regolamento Consob n. 11522 del 1998 (applicabile "rationae temporis") - Dichiarazione sottoscritta dall'investitore nel contratto - Valenza probatoria nei confronti dell'incorporante - Configurabilità - Fondamento

In tema di contratti di intermediazione mobiliare avente ad oggetto derivati, la dichiarazione scritta di appartenenza alla categoria dell'operatore qualificato, rilasciata dall'investitore nel contratto quadro stipulato con la società per azioni incorporata, in qualità di originaria intermediaria, costituisce una dichiarazione di scienza fornita di valenza probatoria anche nel giudizio instaurato nei confronti dell'incorporante, restando a carico dell'investitore l'onere di provare circostanze specifiche dalle quali desumere la mancanza della qualifica sopraindicata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 2018, n.3962.




Dovere dell’intermediario di fornire al cliente informazioni specifiche sulla singola operazione. Presunzione di responsabilità in caso di inosservanza di tale obbligo

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Obbligo di fornire informazioni specifiche circa natura, rischi ed implicazioni della singola operazione ex art. 28 reg. consob 11522/98 – Estensione a tutti i tipi di servizi di investimento – Affermazione

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Contenuto – Informazione “su misura” per ogni singola operazione – Necessità – Esperienza dell’investitore – Peso della singola operazione rispetto al patrimonio complessivamente investito – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso di causalità – Onere della prova – Inadempimento degli obblighi di informazione ex art. 21 TUF – Presunzione di riconducibilità all’intermediario della singola operazione ex artt. 21 e 23 TUF – Affermazione – Prova contraria positiva a carico dell’intermediario

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso di causalità – Onere della prova – Disciplina dei servizi di investimento – Impronta conformativa delle obbligazioni risarcitorie dell’intermediario – Affermazione – Circostanze concrete – Tendenziale irrilevanza

L’obbligo dell’intermediario di fornire al cliente informazioni specifiche circa la natura, i rischi, e le implicazioni della singola operazione di investimento, di cui all’art. 21 del d.lgs 58/1998 come specificato dall’art. 28 del reg. consob 11522/98, ha carattere generale, e si riferisce dunque non al solo contratto di gestione di portafogli, ma a tutti i tipi di servizi di investimento. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Nella prestazione di servizi di investimento, l’intermediario deve fornire al cliente informazioni concrete e specifiche, ritagliate sul prodotto oggetto della singola operazione; tale obbligo deve essere assolto indipendentemente dalla familiarità del cliente con quel genere di operazioni, ed a prescindere dal peso dell’investimento rispetto al patrimonio complessivamente investito. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

La violazione degli obblighi di informazione del cliente, rispetto ad una singola operazione, ingenera una presunzione di riconducibilità di tale scelta di investimento all’intermediario, ai sensi del combinato disposto degli artt. 21 e 23 d. lgs. 58/1998 (TUF), come arricchito dalla disciplina del reg. consob 11522/1998; l’intermediario è dunque responsabile del danno patito dal cliente, se non offre la prova positiva di sopravvenienze idonee a deviare il corso della catena causale definita da tale combinato normativo. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Nell’indagare il nesso di causalità tra il comportamento dell’intermediario ed il danno patito dal cliente, occorre tenere conto dell’impronta della disciplina dei servizi di investimento, conformativa anche delle obbligazioni risarcitorie degli intermediari, indipendentemente dalle circostanze concrete e, in particolare, delle convinzioni personali del cliente rispetto alla singola operazione. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2018, n.3914.




Risoluzione dei contratti finanziari: se non si prova la malafede della banca, gli interessi decorrono dalla domanda giudiziale

Contratti finanziari – Risoluzione per inadempimento dell’intermediario – Ripetizione delle somme versate dal cliente – Interessi – Decorrenza – In assenza di prova della malafede dell’intermediario – Dalla data della domanda giudiziale

Nella ripetizione dell’indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. il debito dell’accipiens, a meno che egli non sia in mala fede, produce interessi solo a seguito della proposizione di un’apposita domanda giudiziale.

Anche in questo campo la buona fede si presume, ed essa può essere esclusa soltanto dalla prova della consapevolezza da parete dell’accipiens della insussistenza di un suo diritto a ricevere il pagamento.

In tema di intermediazione finanziaria, allorché sia stata pronunciata la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, non può reputarsi in re ipsa la prova della malafede. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2018, n.3912.




Rito societario e onere di sollevare con la comparsa contestazioni chiare e specifiche alle allegazioni di parte attrice

Contestazione generica – Art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003 ed art. 167 c.p.c. – Effetti – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Diritto di recesso ex art. 30 TUF – Oggetto – Applicazione anche nel caso di effettuazione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro – Sussistenza

L’art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003, rito societario, è una disposizione che replica la previsione di cui all’art. 167, comma 1, prima parte, c.p.c. da cui si desume che il convenuto, anche prima della modificazione dell’art. 115 c.p.c., era tenuto a sollevare con la comparsa contestazioni chiare e specifiche alle allegazioni di parte attrice. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)

Il diritto di recesso riconosciuto all’investitore ex art. 30 TUF, sesto comma, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non è contemplato, trova applicazione anche alle vendite fuori sede che hanno avuto esecuzione in virtù di un servizio di investimento diverso da quello di collocamento, compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 febbraio 2018, n.3644.




L’azione di nullità del contratto finanziario proposta con rito societario non impedisce di optare per il risarcimento del danno

Processo societario – Modificazione della domanda con memoria ex art.6 – Conseguente alle difese della controparte – Identità o connessione della domanda modificata con la vicenda dedotta in lite – Ammissibilità – Sussiste

In tema di intermediazione finanziaria, la parte che abbia modificato in sede di memoria ai sensi dell’art.6 del D.Lgs. n.5 del 2003 la propria domanda di nullità del contratto di acquisto degli strumenti finanziari in quella di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, in conseguenza delle difese proposte dal convenuto, di ogni genere e tipo, non incorre in una inammissibile mutatio libelli ove la domanda così modificata riguardi la medesima vicenda sostanziale dedotta in lite o sia ad essa collegata, perché, in tal modo, non si determina né la compromissione delle potenzialità difensive della controparte né il sostanziale allungamento dei tempi processuali di definizione della lite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 febbraio 2018, n.3254.




Le Sezioni Unite sui Contratti c.d Monofirma: il consenso dell'intermediario si può desumere da comportamenti concludenti

Borsa e finanza - Contratto quadro relativo ai servizi di investimento - Contratti c.d monofirma - Consegna al cliente - Consenso dell'intermediario desumibile da comportamenti concludenti

Il requisito della forma scritta del contratto quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall'art. 23 del d.lgs. n. 57 del 1998, è rispettato ove sia redatto il contratto per iscritto e ne venga consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell'investitore, non necessitando quella dell'intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti da lui tenuti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 gennaio 2018, n.898.




Le operazioni di investimento e quelle di disinvestimento integrano negozi distinti ed autonomi dal punto di vista giuridico

Intermediazione finanziaria - Operazioni di investimento e di disinvestimento - Autonomia

Le operazioni di investimento e quelle di disinvestimento integrano distinti negozi che, benché posti in essere in tempi più o meno ravvicinati e benché qualificati da una relazione di interdipendenza sul piano della descrizione empirica (avendo, cioè, riguardo al fatto che con i proventi della vendita di alcuni titoli si è operato l'acquisto degli altri), sono da considerare come autonomi dal punto di vista giuridico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 dicembre 2017, n.29111.




Nullità dell’ordine di acquisto per carenza di forma convenzionale

Intermediazione finanziaria – Ordini di negoziazione – Nullità – Carenza di forma prescritta ad substantiam dal contratto quadro – Ordine telefonico non debitamente registrato – Insufficienza

Intermediazione finanziaria – Ordini di negoziazione – Forma ad substantiam prescritta dal contratto quadro – Diversa dalla scrittura – Ammissibilità

Intermediazione finanziaria – Ordini di negoziazione – Nullità – Carenza di forma prescritta ad substantiam dal contratto quadro – Ordine telefonico non debitamente registrato – Insufficienza – Irrilevanza del comportamento del cliente

La clausola «gli ordini sono impartiti di norma per iscritto. Qualora gli ordini vengano impartiti telefonicamente il cliente dà atto che tali ordini saranno registrati su nastro magnetico o su altro supporto equivalente» integra un patto costitutivo di forma ad substantiam per il rilascio di ordini di acquisto da parte del cliente, in linea con la norma dell’art. 1352 c.c. Pertanto, gli ordini del cliente non stesi per iscritto, che non siano registrati dall’intermediario su nastro magnetico o supporto equivalente, sono nulli. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

La norma dell’art. 1352 c.c. non riguarda esclusivamente patti istitutivi di forme convenzionali scritte. Non vi sono ragioni per affermare limitazioni in materia di caratteristiche e tipo della forma che il patto impone ai suoi contraenti; a contare, in proposito, è solo la serietà e utilità dello strumento formale che viene convenzionalmente adottato. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

La circostanza che, nell'esecuzione del rapporto contrattuale, il cliente abbia più volte impartito per telefono gli ordini, non impedisce di affermarne la nullità, se l’intermediario non provvede a registrarli su nastro magnetico o supporto equivalente, in conformità all'alternativa fra ordine scritto ed ordine telefonico registrato contemplata dal contratto quadro. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 novembre 2017, n.28816.




Contratto atipico non meritevole di tutela (4you) inefficace fin dalla sua stipulazione

Contratto di finanziamento “4you” – Nullità – Causa in concreto non meritevole di tutela – Inefficacia – Decorrenza – Fattispecie

Il contratto atipico, all'esito del giudizio di immeritevolezza, deve ritenersi inefficace fin dalla sua stipulazione, essendo inidoneo a vincolare le parti al rispetto delle sue regole. (Fattispecie relativa al contratto di finanziamento denominato "4 You", giudicato nullo dalla S.C. perché ritenuto non meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico, a causa della enorme sproporzione tra le previste prestazioni delle parti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 ottobre 2017, n.25630.




Debito del cliente per il saldo di conto corrente ed effetti del giudicato sulla domanda risarcitoria per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario

Contratti bancari – Rapporto tra saldo del conto corrente e domanda risarcitoria del cliente per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario – Questione di giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca – Esclusione

Il decreto ingiuntivo passato in giudicato che abbia ad oggetto il pagamento del saldo di conto corrente a favore della banca non costituisce antecedente logico, essenziale e necessario (secondo la consolidata nozione di limiti oggettivi del giudicato, cfr., di recente, Cass. 16 agosto 2012, n. 14535) rispetto alla domanda di risarcimento proposta dal cliente nei confronti della banca medesima per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario in relazione ad operazioni in contratti derivati.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che agli atti non vi era nessun elemento che potesse far ritenere che il contratto uniforme in contratti derivati e quello di conto corrente potessero essere considerati parti di un unico contratto e che la pretesa risarcitoria non è astrattamente riconducibile ad una posta di conto corrente se non nel caso di espresso riconoscimento debitorio da parte della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2017, n.25317.




Esportazione di valuta verso paesi extracomunitari e obblighi di diligenza degli intermediari a garanzia della liceità delle operazioni e prevenzione del riciclaggio

Contratti di borsa - Intermediari abilitati - Obblighi di verifica delle operazioni in valuta - Art. 20 d.P.R.n. 148 del 1988 - Ambito applicativo - Fondamento

Gli intermediari abilitati all’esportazione di valuta verso paesi extracomunitari sono tenuti alla verifica della regolarità delle operazioni con l’estero, valutarie e in cambi, prevista dall’art. 20 del d.P.R. n. 148 del 1988 che, avendo finalità di identificazione degli obblighi di diligenza degli intermediari a garanzia della liceità delle operazioni e a scopo di prevenzione del riciclaggio, non è derogato dal d.m. del Ministero del commercio estero in data 27.4.1990 avente la diversa finalità di facilitazione valutaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 settembre 2017, n.21477.




Doveri di informazione da parte dell’intermediario nei vari momenti del rapporto e loro rilevanza

Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Ordini di investimento - Specifici doveri di informazione da parte dell’intermediario - Violazione - Rilevanza

In tema di intermediazione nella vendita di strumenti finanziari, gli obblighi di comportamento sanciti dall’art. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 e dalla normativa secondaria contenuta nel reg. Consob n. 11522 del 1998, sorgono sia nella fase che precede la stipulazione del contratto quadro (come quello di consegnare il documento informativo sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari e di acquisire le informazioni sull'investitore circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento e la sua propensione al rischio), sia dopo la sua conclusione (è il caso dell’obbligo d'informazione cd. attiva circa la natura, i rischi e le implicazioni della singola operazione, di astenersi dal porre in esecuzione operazioni inadeguate e di quelli che sono correlati alle situazioni di conflitto di interessi). Tutti i descritti obblighi, finalizzati al rispetto della clausola generale che impone all’intermediario il dovere di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura dell'interesse del cliente, assumono rilevanza per effetto dei singoli ordini di investimento, che costituiscono negozi autonomi rispetto al contratto quadro originariamente stipulato dall’investitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 agosto 2017, n.20617.




Prova testimoniale dell’assolvimento degli obblighi informativi incombenti sull’intermediario

Servizi di investimento finanziario - Obblighi informativi - Forma scritta - Esclusione - Prova testimoniale del funzionario della Banca - Ammissibilità

In tema di intermediazione finanziaria, la prova dell’assolvimento degli obblighi informativi incombenti sull’intermediario può essere data anche mediante deposizione testimoniale del funzionario della banca in quanto nessuna fonte, primaria o secondaria, richiede la prova scritta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19750.




Operazione inadeguata rifiuto del cliente di fornire indicazioni e prova positiva del comportamento diligente della banca

Intermediazione finanziaria – Onere della prova circa la specifica diligenza richiesta all’intermediario – Sottoscrizione di clausola con generico avvertimento di rischio – Insufficienza – Ratio

Nell’ipotesi in cui un investimento finanziario sia stato qualificato anche dall’intermediario come operazione inadeguata, l’assolvimento degli obblighi informativi cui quest’ultimo è tenuto, in mancanza della prova dell’osservanza delle cogenti prescrizioni contenute negli artt. 28 e 29 del Regolamento Consob, n. 11522 del 1998, attuative dell’art. 21 del T.U.F., non può essere desunta in via esclusiva dal profilo soggettivo del cliente, dal suo rifiuto di fornire indicazioni su di esso o soltanto dalla sottoscrizione dell’avvenuto avvertimento dell’inadeguatezza dell’operazione in forma scritta, essendo necessario che l’intermediario, a fronte della sola allegazione contraria dell’investitore sull’assolvimento degli obblighi informativi, fornisca la prova positiva, con ogni mezzo, del comportamento diligente della banca. Tale prova può essere integrata dal profilo soggettivo del cliente o da altri convergenti elementi probatori ma non può essere desunta soltanto da essi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 agosto 2017, n.19417.




Contratti IRS, valutazione degli interessi perseguiti dal cliente ed interessi meritevoli di tutela

Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità – Conseguenze – Nullità

Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità

Poichè la determinazione Consob 26 febbraio 1999, DI/99013797, si inquadra nell'ambito delle misure di attuazione del TUF e del Regolamento Consob, si deve ritenere che la necessaria cura dell'interesse oggettivo del cliente - che la normativa degli artt. 21 TUF e 26 Regolamento Consob n. 11522 va a inserire nell'ambito della generale valutazione di meritevolezza degli interessi prescritta dall'art. 1322 cod. civ. - si traduca, in relazione alle operazioni in derivati IRS con funzioni di copertura, nel rispetto delle condizioni elencate dalla citata determinazione: i) che le operazioni «siano esplicitamente poste in essere al fine di ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente»; ii) che «sia elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziare (scadenza, tasso d'interesse, tipologia, etc.) dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine; iii) che «siano adottate procedure e misure di controllo interno idonee ad assicurare che le condizioni di cui sopra ricorrano effettivamente».

Ne consegue che l'interesse oggettivo del cliente, come sussistente per il compimento di operazioni di effettiva copertura, non potrà ritenersi soddisfatto quando l'operazione in concreto intervenuta non rispetti realmente le condizioni sopra richiamate e sia pertanto nulla per violazione dell’art. 1322, comma 2, cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel valutare, ai sensi della norma dell'art. 1322 cod. civ., la meritevolezza degli interessi perseguiti con un contratto derivato IRS, il giudice non può comunque prescindere dalle prescrizioni normative di cui all'art. 21 TUF e all'art. 26 Regolamento Consob n. 11522, nonché, per i contratti IRS con funzione di copertura, dalla verifica dell'effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2017, n.19013.




Attività illecite poste in essere dal promotore finanziario non legato da un rapporto contrattuale con la banca

Contratti di borsa - Istituto di credito - Responsabilità indiretta per fatto del promotore finanziario non legato da rapporto contrattuale - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie

Con riguardo alle attività illecite poste in essere dal promotore finanziario non legato da un rapporto contrattuale con la banca, sussiste la responsabilità indiretta di quest'ultima qualora la promozione sia svolta con modalità tali da ingenerare negli investitori l'incolpevole affidamento su uno stabile inserimento del promotore nell'attività della banca. (Nella fattispecie, il promotore finanziario operava nei locali delle agenzie della banca dove erano accesi i conti degli investitori e negoziava i titoli collocati presso l'istituto di credito, quale incaricato dei servizi ricezione e negoziazione degli ordini dei correntisti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 luglio 2017, n.18928.




Esclusione della responsabilità solidale dell'intermediario per danni arrecati ai terzi

Intermediario finanziario - Responsabilità solidale per i danni arrecati dalla condotta illecita del promotore finanziario - Esclusione - Condizioni - Violazione delle regole di condotta poste a tutela del risparmio - Consapevolezza da parte dell'investitore - Insufficienza - Connivenza o collusione con il promotore - Necessità - Onere della prova - Ripartizione

In tema di contratti di intermediazione finanziaria, al fine di escludere la responsabilità solidale dell'intermediario per gli eventuali danni arrecati ai terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, non è sufficiente la mera consapevolezza da parte dell'investitore della violazione da parte del promotore delle regole di comportamento poste a tutela dei risparmiatori, ma occorre che i rapporti tra promotore ed investitore presentino connotati di anomalia, se non addirittura di connivenza o di collusione in funzione elusiva della disciplina legale. Incombe all'investitore l'onere di provare l'illiceità della condotta del promotore, mentre spetta all'intermediario quello di provare che l'illecito sia stato consapevolmente agevolato in qualche misura dall'investitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 luglio 2017, n.18928.




Responsabilità indiretta della società di intermediazione mobiliare (S.I.M.) per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari

Società di intermediazione mobiliare - Attività del promotore finanziario - Responsabilità diretta del preponente - Configurabilità - Condizioni - Nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e il rapporto tra le parti - Necessità - Responsabilità (anche) diretta della società di intermediazione mobiliare - Compatibilità - Sussistenza - Fattispecie

In tema di responsabilità indiretta della società di intermediazione mobiliare (S.I.M.) per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate, l'accertamento di un rapporto di necessaria occasionalità tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli comporta l'insorgenza di una responsabilità (anche) diretta a carico della società, la cui configurabilità non è preclusa dall'art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998 (già art. 5, comma 4, della legge n. 1 del 1991), il quale si limita a prevedere un'estensione della responsabilità al fatto altrui, non impedendo tuttavia anche l'accertamento della potenziale responsabilità per fatto proprio. (Nell'applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la statuizione di merito sulla responsabilità diretta della S.I.M., la quale aveva omesso di dimostrare l'avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico, allegate come inadempiute dalla controparte, e di avere agito con la specifica diligenza richiesta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 luglio 2017, n.18928.




Ragione su cui si fonda la domanda risarcitoria per inadempimento dell’intermediaria finanziario

Intermediazione finanziaria – Domanda risarcitoria – Onere di specifica allegazione – Necessità

Ove sia dedotta in giudizio l’obbligazione risarcitoria dell’intermediario finanziario per responsabilità contrattuale, la ragione specifica di inadempienza non può essere ridotta a “chiarimento” dell’inadempienza o ad allegazione del debitore, ma è elemento costitutivo del credito risarcitorio, che è sufficiente e allo stesso tempo necessario che il creditore alleghi. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 luglio 2017, n.17080.




Risoluzione di singole operazioni di investimento

Intermediazione finanziaria - Risoluzione di singole operazioni di investimento - Ammissibilità - Ragioni - Momento negoziale dell’operazione esecutiva da rinvenire nel contratto quadro - Esclusione

In tema di intermediazione nella vendita di strumenti finanziari, le singole operazioni di investimento in valori mobiliari, in quanto contratti autonomi, benchè esecutivi del contratto quadro originariamente stipulato dall’investitore con l’intermediario, possono essere oggetto di risoluzione, in caso di inosservanza di doveri informativi nascenti dopo la conclusione del contratto quadro, indipendentemente dalla risoluzione di quest'ultimo, atteso che il momento negoziale delle singole operazioni di investimento non può rinvenirsi nel contratto quadro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 luglio 2017, n.16861.




Obbligo di informazione sull'aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato

Intermediazione finanziaria - Contratto di deposito ed amministrazione di valori mobiliari - Obblighi di informazione gravanti sull’intermediario relativi al rischio dell'investimento - Permanenza a seguito dell’acquisto dei titoli - Insussistenza

In tema di contratti relativi a strumenti finanziari, deve escludersi che l’intermediario nella compravendita di valori mobiliari, quando abbia stipulato con il cliente solo un contratto di deposito titoli in custodia ed amministrazione, abbia un obbligo di informazione, proprio del contratto di gestione del portafoglio, relativo all'aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 luglio 2017, n.16318.




Execution only e obblighi informativi

Intermediazione finanziaria - Mera esecuzione di ordine ricevuto dal cliente da parte dell’intermediario professionale - Obbligo informativo - Sussistenza

In tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante la prestazione individuale di “servizi di investimento”, di cui all’art. 1, comma 5, del d.lgs. n. 58 del 1998, cioè mediante attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, a condizioni diverse a seconda dell’acquirente e del momento in cui l’operazione è eseguita, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi degli artt. 21 del citato d.lgs. n. 58 del 1998 e 26 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998, applicabili "ratione temporis", senza che possa ricorrere, nella specie, l'ipotesi della cd. "execution only", di cui al reg. Consob n. 16190 del 2007, che richiede pur sempre, all’art. 43, che il cliente o potenziale cliente sia stato chiaramente e documentalmente «informato che, nel prestare tale servizio, l’intermediario non è tenuto a valutare l’appropriatezza e che pertanto l’investitore non beneficia della protezione offerta dalle relative disposizioni». (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 giugno 2017, n.14884.




Sistemi di Informazione Creditizia: efficacia e forma del preventivo avvertimento di cattivo debitore

Sistemi di Informazione Creditizia – Segnalazione – Preventivo avvertimento – Natura recettizia – Efficacia – Raggiungimento del domicilio del destinatario

La dichiarazione di “preventivo avvertimento”, ovvero di preavviso, di cui alla norma dell'art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, ha natura recettizia, in quanto specificamente diretta alla persona dell’interessato e intesa a manifestare la decisione dell’intermediario finanziario di provvedere alla sua classificazione come “cattivo debitore”. È dunque sottoposta alle prescrizioni generali di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c. e l’onere di preavviso risulta assolto solo quando la dichiarazione abbia effettivamente raggiunto il domicilio del destinatario, salva restando l'eventualità che quest'ultimo provi di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia.
La prova dell’avvenuto avvertimento, di cui all’art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, da parte dell’intermediario finanziario non può dirsi raggiunta tramite la mera allegazione della circostanza dell’invio, tramite l’utilizzo del sistema Postel, da parte di quest’ultimo, né giova l’attestazione dell’intermediario, in quanto mera allegazione di parte, non essendo peraltro rilevante a tal fine l’assunzione di responsabilità ai sensi dell’art. 168 del Codice della Privacy. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Trib. Milano, sez. I civ., Sentenza n. 6478 del 1 ottobre 2012, Giudice Bernardini

Sistemi di Informazione Creditizia – Segnalazione – Dichiarazione di preavviso – Prescrizione di forme specifiche – Esclusione – Attestazione dell’intermediario

Ai fini della segnalazione nei Sistemi di Informazione Creditizia, l’invio della dichiarazione di preavviso, di cui all'art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, può essere effettuato tramite l’utilizzo del sistema Postel, non essendo state prescritte dalla citata Delibera forme specifiche. Relativamente alla prova dell’assolvimento dell’onere della spedizione, è sufficiente l’attestazione dell’intermediario finanziario, atteso che quest’ultimo se ne assume la responsabilità ai sensi dell’art. 168 del Codice della Privacy. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 giugno 2017, n.14685.




Operatore qualificato e obbligo di accertamento dell'intermediario

Intermediazione finanziaria - Investitore persona fisica - Inclusione nella categoria degli operatori qualificati - Obbligo dell’intermediario di accertare la qualità - Dichiarazione di esonero dall’accertamento rilasciata dall’investitore - Insufficienza

In tema di intermediazione finanziaria, l’art. 31 del regolamento Consob n. 11522 del 1998 (applicabile “ratione temporis”), secondo il quale gli investitori persone fisiche rientrano nella categoria degli operatori qualificati ove documentino il possesso dei requisiti di professionalità stabiliti per i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso società di intermediazione mobiliare, impone all’intermediario di accertare, al momento dell’istaurazione del rapporto, il pregresso svolgimento di quei ruoli e compiti da parte dell’investitore per il periodo minimo indicato, in quanto non è sufficiente ad escludere la responsabilità del primo la semplice dichiarazione del cliente di esonerarlo dalla detta verifica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 giugno 2017, n.13872.




La cointestazione del conto non esplica nessuna efficacia rispetto all'emissione degli ordini di investimento

Intermediazione finanziaria – Cointestazione del conto che funga da provvista per operazioni di investimento – Effetti

Se è vero che la cointestazione del conto è idonea, ai sensi dell’art. 1854 c.c., a vincolare gli altri cointestatari ai prelievi dal conto che funga da provvista per operazioni di investimento finanziario, la stessa non esplica tuttavia alcuna efficacia rispetto all'emissione dei relativi ordini di investimento, che sono governati dal contratto quadro stipulato tra la banca e uno dei cointestatari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2017, n.13764.




Risoluzione parziale dei contratti di intermediazione finanziaria e struttura contrattuale del servizio di investimento

Obbligazioni e contratti – Rapporti contrattuali di carattere complesso – Prestazioni dotate di individualità funzionale e/o giuridica con prestazioni non intrinsecamente inscindibili – Inadempimento – Interesse del contraente non inadempiente a conservare le residue prestazioni del rapporto – Intermediazione finanziaria

Intermediazione finanziaria – Servizio di investimento – Struttura negoziale articolata – Rapporto tra contratto quadro e singoli ordini di investimento

Nei rapporti contrattuali di carattere complesso, con prestazioni dotate di individualità funzionale e/o giuridica o comunque con prestazioni non intrinsecamente inscindibili, l'inadempimento di una delle prestazioni o di una parte delle prestazioni ben può non venire a incidere sull'interesse del contraente non inadempiente a conservare le utilità che il relativo contratto gli ha già procurato o che comunque è idoneo a procurargli.

In tema di intermediazione finanziaria, qualora il contraente inadempiente (nel caso di specie l’intermediario) potesse opporre a quello non inadempiente (l’investitore) la «necessità» della risoluzione totale, «verrebbe illegittimamente a spostarsi la facoltà di scelta, di cui all'art. 1453 cod. civ., dalla parte adempiente a quella inadempiente o ad alterarsi la stessa portata della disposizione normativa» (così, sempre in termini di approccio generale, già la lontana pronuncia di Cass., 23 gennaio 1959, n. 176).

In altri termini, condizionare nella specie la caducazione dei singoli ordini alla caducazione dell'intero rapporto (altrimenti detto, al contratto quadro) implica far perdere al contraente non inadempiente, quale è qui l'investitore, le utilità che pur il rapporto gli ha arrecato, per transitarle a vantaggio del contraente inadempiente, quale qui rappresentato dall'intermediario. Non sembra dubbio, per contro, che in situazioni del genere a risultare meritevole di protezione sia il contraente non inadempiente e non già quello che, per contro, si è macchiato di inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La complessità, che si manifesta caratteristica dello svolgimento del servizio di investimento, non risulta integrata da sezioni reciprocamente estranee e contrapposte tra loro: da un lato, il polo del contratto quadro; dal lato opposto, i singoli ordini. La stessa alternativa, spesso rappresentata in letteratura, che ai fini della tematica della risoluzione viene mettere a confronto il contratto quadro, inteso nei termini di un blocco monolitico, e i singoli ordini, a loro volta costruiti come moltitudine di frammenti dispersi, si rivela fallace.

Si tratta, in realtà, di una struttura negoziale articolata secondo una sequenza che - in ragione di un razionale disegno di ispirazione unitaria e inteso, questo sì, a proteggere la posizione dell'investitore (nello sviluppo del principio costituzionale di tutela del risparmio di cui all'art. 47 Cost.) - viene a svolgersi lungo più fasi in consecuzione tra loro.

In questa composta struttura e nel perseguimento della detta funzione, il contratto quadro assolve la funzione di gettare le basi per la futura operatività del rapporto.
Nel senso che lo stesso, in particolare, dispone gli obblighi di informazione specifica sull'investitore (c.d. informazione passiva), che sono di subitanea attuazione. E inoltre dispone l'assunzione, o interiorizzazione negoziale, degli obblighi di informazione attiva e adeguatezza circa le singole operazioni, che discendono dalle prescrizioni di legge (art. 21 ss. TUF) e di regolamento Consob (come si è opportunamente rilevato, «i doveri di informazione attiva ... hanno fonte nella legge, ma sono da questa incorporati per via di integrazione nel contenuto tipico del contratto»). E così pure viene a disporre, ancora, una sequenza ordinante dell'ulteriore agire operativo del rapporto concreto: così conformando, e insieme imponendo, lo schema di azione che ciascun ordine dovrà poi rispettare in termini di rigoroso vincolo; secondo una linea che, si è già ricordato, risulta conformata nella funzione di protezione della posizione dell'investitore.

Tutto questo non può far dimenticare, però, che la funzione del contratto quadro, ovvero la sua causa negoziale, è quella di fare (per l'investitore) e di far fare (per l'intermediario) degli investimenti.
L'eventualità di confinarlo senza residui nello schema del semplice contratto normativo trascura che, nella realtà normativa, come pure operativa, la sua stipulazione importa tra gli altri, anche il compito dell'intermediario di segnalare e proporre all'investitore l'opportunità di effettuare degli investimenti: secondo i termini organizzativi e contenutistici che per l'appunto si trovano prescritti da legge e regolamento. Nonché il compito di dare risposta adeguata, e secondo le ridette prescrizioni, alle richieste dell'investitore.

Quanto appena rilevato non spiega, per la verità, solo la ragione per cui l'assenza, in una fattispecie concreta, del contratto quadro implica l'invalidità degli ordini che nel caso si siano susseguiti, per ciò stesso risultanti propriamente acefali (cfr., per tutte, Cass. 11 aprile 2016, n. 7068). Indica altresì come i singoli ordini di investimento, concretamente verificatisi, si pongano all'interno della struttura fissata dal contratto quadro, nell'alveo tracciato dallo stesso.

Il che vale a escludere in radice la possibilità di racchiudere la fase logica (ben più che cronologica), che va dalla stipulazione del contratto quadro all'emissione dei singoli ordini, nell'ambito dell'agire precontrattuale (e della conseguente responsabilità), secondo una prospettiva in sé davvero irrealistica. Ché l'assolvimento degli obblighi di informazione attiva e di adeguatezza costituisce proprio il ponte - endocontrattuale, all'evidenza (cfr. appena sopra, la fine del n. 9) - di passaggio tra la funzione di investimento, come resa dal contratto quadro, e i singoli investimenti, come inevitabilmente espressi dai singoli ordini: in questa «cinghia di trasmissione» consistendo propriamente la protezione sostanziale che il sistema vigente viene ad assicurare all'investitore.

Nei fatti, gli obblighi di informazione attiva e di adeguatezza, una volta fissati dal contratto quadro, non possono risultare operativi che nel momento della proposta e dell'esame dei singoli investimenti, focalizzandosi rispetto a specifici e distinti strumenti e prodotti finanziari: l'operatività - e dunque la rilevanza effettiva - degli obblighi stessi non potendo trovare sfogo se non in funzione dei singoli investimenti dei singoli ordini e rispetto al contenuto volta a volta specifico che questi ultimi presentano nel concreto.
La consecutiva fase dei singoli ordini è stata definita nei termini di fase «attuativa» del rapporto (questa è la nota formulazione adottata dalle sentenze di Cass. SS.UU. 19 dicembre 2007, n. 26724 e n. 26725).
Di certo, la stessa non potrebbe essere considerata come non dipendente dal contratto quadro; certo è pure, peraltro, che la stessa non potrebbe essere definita, o intesa, come fase di mera esecuzione - o comunque di esecuzione meccanica e ripetitiva - del rapporto, secondo l'avviso che per contro è stato manifestato, nel contesto del presente giudizio, dalla Corte territoriale.
Di questa fase, in realtà, va sottolineata prima di tutto la sua essenzialità, secondo quanto, del resto, è fatto oggettivamente evidente. Ma, soprattutto, va rimarcato come essa rappresenti - singolo ordine per singolo ordine - la fase realmente decisionale dell'attività di investimento: decisione che, secondo la protezione dettata dal sistema vigente, deve essere frutto di un lungo itinerario, che è interamente contrattuale.
Si tratta, dunque, della fase che costituisce il nucleo portante, il cuore, di quest'ultima attività: ché qui si concentrano, in particolare, la decisione relativa allo strumento finanziario in cui nel concreto investire; quella inerente alla misura di concreto investimento nello stesso; come pure quella relativa alla scelta dello specifico momento in cui si viene a dare vita reale all'investimento: è qui che si valuta, nel dettaglio, l'opportunità delle condizioni che il mercato offre in quel dato segmento temporale.

Tutto ciò non può non convincere della natura propriamente negoziale di ciascuno dei singoli ordini di investimento - tra loro distinti e autonomi -, come correnti tra investitore e intermediario: ché questa qui riceve, anzi, la sua più intensa espressione. E pure mostra come costituisca una sicura forzatura la riportata osservazione della Corte territoriale, secondo cui gli ordini posseggono «uno schema estremamente semplificato»: il rilievo sembrerebbe scambiare, a ben vedere, il numero delle parole adoperate con il peso e valore delle decisioni lì assunte e con l'iter di cui devono essere frutto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2017, n.12937.




L’intermediario deve indicare in modo specifico, puntuale e compiuto le caratteristiche dell’operazione inadeguata

Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Inadeguatezza dell’operazione – Avvertimento – Rappresentazione delle caratteristiche dell’operazione inadeguata – Specifiche ragioni che rendono nel concreto inadeguata una data operazione – Contenuti e termini tali da porsi come reali co-fattori della decisione – Utilizzo di una generica frase standard prestampata – Inadempimento

Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Inadeguatezza dell’operazione – Rischio di mancato rimborso del capitale investito

Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Informazioni sulle caratteristiche del titolo – Rischio di default dell'emittente

L’avvertimento dell’inadeguatezza dell’operazione di cui all’art. 29 reg. Consob 11522/1998 non può essere dato dall’intermediario mediante una generica frase standard prestampata, ma, al fine di consentire all’investitore di addivenire a una scelta effettivamente consapevole, l’avvertimento in questione deve essere comunicato attraverso una condotta intesa a rappresentare in modo puntuale e compiuto le caratteristiche dell’operazione, con peculiare riguardo ai rischi che la stessa viene propriamente a proporre; le specifiche ragioni che rendono nel concreto inadeguata una data operazione devono perciò venire trasmesse all’investitore con contenuti e termini tali da risultare destinate a porsi come reali co-fattori della decisione di questi: di non investimento, come anche, nel caso, di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In conformità alle norme degli artt. 28, comma 2, e 29, comma 3, Regolamento Consob n. 11522/1998, è obbligo dell'intermediario di indicare all'investitore tutte le specifiche ragioni che risultano idonee a rendere un'operazione di investimento inadeguata per lo stesso, ivi comprese quelle attinenti al rischio di mancato rimborso del capitale investito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In conformità alle norme degli artt. 28, comma 2, e 29, comma 3, Regolamento Consob n. 11522/1998 è specifico obbligo dell'intermediario di comunicare all'investitore, in sede di informativa inerente a un eventuale acquisto di titoli, le notizie sul rischio di default dell'emittente che restino conoscibili alla sua diligenza professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 maggio 2017, n.12544.




Richiesta del cliente di ottenere dalla Banca la documentazione anche in corso di causa e modalità della richiesta

Trasparenza bancaria – Documentazione relativa al rapporto di conto corrente – Obbligo della banca – Esercizio anche in corso di causa a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo

Il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell'art. 119 del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo.   

[… 5.- Nell'assegnare al «cliente, colui che gli succede a qualsiasi titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni» la facoltà di ottenere opportuna documentazione dei propri rapporti bancari, la norma del comma 4 dell'art. 119 TUB non contempla, o dispone, nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra correntista e istituto di credito. D'altra parte, non risulta ipotizzabile ragione che, per un verso o per altro, possa giustificare, o anche solo comportare, un simile risultato.

Da rimarcare, più ancora, è che la richiamata disposizione dell'art. 119 viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza - quale attualmente stabilita nel testo unico bancario vigente («trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti», secondo la formale intitolazione del titolo VI di tale legge) - riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari.

Come è stato rilevato, con tale norma la legge dà vita a una facoltà che non è soggetta a restrizioni (diverse, naturalmente, da quelle previste nella stessa disposizione dell'art. 119). E con cui viene a confrontarsi un dovere di protezione in capo all'intermediario, per l'appunto consistente nel fornire degli idonei supporti documentali alla propria clientela, che questo supporto venga a richiedere e ad articolare in modo specifico. Un dovere di protezione idoneo a durare, d'altro canto, pure oltre l'intera durata del rapporto, nei limite dei dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni interessate.

Posta questa serie di rilievi, appare chiaro come non possa risultare corretta una soluzione - qual è quella adottata dalla Corte bolognese - che limiti l'esercizio di questo potere alla fase anteriore all'avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca presso la quale è stato intrattenuto il conto. Ché una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge, che peraltro si manifesta inequivoco.

La stessa tende, in realtà, a trasformare uno strumento di protezione del cliente - quale si è visto essere quello in esame - in uno strumento di penalizzazione del medesimo: in via indebita facendo transitare la richiesta di documentazione del cliente dalla figura della libera facoltà a quella, decisamente diversa, del vincolo dell'onere.

D'altra parte, neppure è da ritenere che l'esercizio del potere in questione sia in qualche modo subordinato al rispetto di determinare formalità espressive o di date vesti documentali; né, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso. Ché simili eventualità si tradurrebbero, in ogni caso, in appesantimenti dell'esercizio del potere del cliente: appesantimenti e intralci non previsti dalla legge e frontalmente contrari, altresì, alla funzione propria dell'istituto.

Il tutto, in ogni caso, nell'immanente limite di utilità, per il caso di esercizio in via giudiziale della facoltà di cui all'art. 119, che la richiesta si mantenga entro i confini della fase istruttoria del processo cui accede. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 maggio 2017, n.11554.




Gestione di portafogli di investimento e istruzione vincolante che alteri le caratteristiche della gestione per contratto in essere

Intermediazione finanziaria - Gestione individuale di portafogli di investimento - Inadeguatezza dell'operazione - Istruzione vincolante - Nozione - Ordine di investimento che venga ad alterare le caratteristiche della gestione - Contratto sostitutivo

Intermediazione finanziaria - Gestione individuale di portafogli di investimento - Volontà del cliente di adottare una linea di gestione radicalmente diversa da quella già in essere - Tutela del cliente -  Necessità

Non rientra nella nozione normativa di "istruzione vincolante", di cui all'art. 24 TUF, l'ordine di investimento che venga ad alterare le caratteristiche della gestione per contratto in essere; un ordine di simile genere integra, per contro, contratto sostitutivo di aspetti fondamentali e caratterizzanti di quello in essere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Un'eventuale volontà del cliente di adottare una linea di gestione radicalmente diversa da quella già in essere deve essere opportunamente «procedimentalizzata» e ciò in funzione dell’esigenza di protezione dell'investitore, essendo questo lo scopo della normativa di riferimento del TUF e del Regolamento Consob.

[… 4.La nozione di «istruzione vincolante» - che la norma dell'art. 24 assume per facoltizzare il cliente a vincolare l'intermediario «in ordine alle operazioni da compiere» - non può non essere letta all'interno del sistema normativo in cui si trova effettivamente calato. Che non è quello generalissimo - e del tutto astratto - dello schema dell'agire gestorio per conto di un dominus, bensì quello specifico e puntuale dei servizi di investimento, come organizzato dalla normativa del TUF e dei regolamenti approntati dalla Consob.
Così stando le cose, un ordine - che, com'è nel caso, risulti funzionalmente equivalente all'adozione di una nuova linea di investimento - non può non rimanere estraneo a tale nozione normativa. Ché, se così non fosse, rimarrebbero svuotati di significato i requisiti di «forma contenuto» prescritti appunto dalla normativa vigente per la confezione del contratto di gestione individuale; e non anche per le istruzioni vincolanti, proprio in ragione del loro essere atti di ben più modesto significato e portata.
In segnata specie, il riferimento va, oltre che alle disposizioni generali dell'art. 23 TUF e dell'art. 30 regolamento Consob n. 11522/1998, alla disposizione dell'art. 37 del medesimo, che pretende la specifica indicazione contrattuale, tra le altre e tante cose, delle «caratteristiche della gestione» effettivamente adottata, secondo le specifiche di dettaglio poi fornite dal successivo art. 38.
5.- Ne deriva che, per rimanere tali e così rimanere soggette al regime normativo loro proprio, le «istruzioni vincolanti», di cui alla norma dell'art. 24 TUF, debbono in specie rimanere all'interno delle caratteristiche della gestione che, nel concreto, sono state individuate nell'apposito contratto: devono essere conformi, cioè al relativo programma negoziale.
Si tratterà, dunque, di ordini specificativi della linea adottata: di vettore tanto positivo (di compiere un determinato acquisto), quanto negativo (di vietare un determinato acquisto), e più o meno ampiamente articolati. Comunque, però, non sovversivi della linea di gestione in essere per contratto.
Altrimenti, e quindi nell'ipotesi di indicazione sovvertitrice della linea contrattuale, gli ordini si atteggeranno come contratti sostitutivi dei contenuti di base di quello preesistente e tuttavia non rispettosi delle regole imperative stabilite dal vigente sistema dei servizi di investimento e pertanto nulli.
Risulta così sostanzialmente riproduttiva delle normativa di legge e regolamento la già ricordata clausola, contenuta nel contratto a suo tempo in essere tra le sorelle D. e la Banca S., per cui - in caso di successiva adozione di «una linea di gestione avente caratteristiche differenti da quelle in essere» - sarebbe stato necessario «procedere alla stipula di un nuovo contratto».] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 maggio 2017, n.10713.




Contratti di investimento mono-firma: alle Sezioni Unite della Cassazione la soluzione della questione

Intermediazione finanziaria – Forma scritta del contratto di investimento – Rimessione della questione alle Sezioni Unite

La prima sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, ai sensi dell'art. 374, 3° comma, cod. proc. civ., la questione, ritenuta di massima di particolare importanza se, a norma dell'art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998, il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, accanto a quella dell'investitore, anche la sottoscrizione ad substantiam dell'intermediario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 aprile 2017, n.10447.




Azione di regresso dell'ente pagatore verso la persona fisica autrice della violazione

Credito - Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Vigilanza e controllo - Intermediazione finanziaria - Ordinanza ingiunzione ex art. 145 del d.lgs. n. 385 del 1993, emessa nei confronti della società o dell'ente - Azione di regresso dell'ente pagatore verso la persona fisica autrice della violazione - Difese esperibili, in detto giudizio, dal coobligato - Contestazioni sul merito della responsabilità - Condizioni

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ex art. 145 del d.lgs. n. 385 del 1993, la persona fisica autrice materiale della violazione che sia convenuta in regresso, quale coobbligata solidale, dalla società o dall'ente che, destinatari dell'ingiunzione, abbiano provveduto al relativo pagamento senza proporre opposizione avverso la delibera irrogativa della stessa, può, in tale sede, sollevare contestazioni sulla sua responsabilità, all'uopo spiegando tutte le opportune difese, anche sul merito della sanzione medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 aprile 2017, n.8919.




Consob, sanzioni e principio di specialità

Sanzioni amministrative - Principi comuni - Ambito di applicazione - Sanzione amministrativa - Principio di specialità - In genere

Gli artt. 2368 c.c. e 190 del TUF, quest'ultimo in relazione al precedente art. 10, puniscono entrambi, il primo sotto il profilo penale, il secondo sotto l'aspetto amministrativo, la medesima condotta, consistente nella trasmissione alla CONSOB di una relazione, dal contenuto non veritiero, inerente verifiche di conformità sul collocamento di un prestito obbligazionario, con conseguente applicazione della sola disciplina penale, ex art. 9, comma 1, della l. n. 689 del 1981. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 aprile 2017, n.8855.




Intermediazione finanziaria, partecipazioni sociali e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Procedimento civile – Competenza – Azione fondata sul contratto di intermediazione finanziaria – Competenza della sezione specializzata in materia di impresa – Esclusione

In tema di competenza della seziona specializzata in materia di impresa, già nella formulazione complessiva della norma di cui all’art.3, comma 2, del d.lgs. del 27 giugno 2003, n.168, modificato dal d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, è stato posto l'accento sull'oggetto della controversia, che deve essere influenzato in via diretta dalla questione societaria, ed in tal senso militano nella lett. a) il riferimento ai "rapporti societari", così come nella previsione della lett. b) l'attinenza alle partecipazioni sociali ed ai diritti inerenti. La norma ha inteso, pertanto, valorizzare, ai fini della individuazione della competenza delle sezioni specializzate, il legame diretto della controversia con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi, per la intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio, come affermato in linea generale nelle pronunce delle Sez. U. del 9 febbraio 2015, n. 2360 e dell'11 ottobre 2011, n.20902.

Esula pertanto dall’ambito applicativo di detta disposizione - è ed pertanto di competenza del giudice ordinario - l'azione dell’investitore che non sia relativa al trasferimento delle azioni, ma che si fondi sul contratto di intermediazione finanziaria, il cui oggetto non sia costituito, se non in via mediata, dalle partecipazioni sociali, specialmente nel caso in cui la domanda di nullità dell'acquisto degli strumenti finanziari sia prospettata come conseguenza della nullità del contratto generale d'investimento.

[…La natura meramente consequenziale della domanda di nullità dell'acquisto delle azioni Carife, determinata dal fatto estrinseco che l'intermediario ha acquistato da terzi azioni Carife, dà ragione pertanto dell'esclusione della vis attractiva della competenza delle sezioni specializzate, né si può ritenere che la fattispecie rientri nel terzo comma dell'art.3 cit., posto che non è individuabile la competenza delle dette sezioni.
E tale delimitazione è da ritenersi coerente con l'esigenza di evitare l'ampliamento eccessivamente incerto della competenza societaria delle sezioni specializzate, come ritenuto da attenta dottrina.
Né in senso contrario militano le due recenti pronunce di questa Corte del 16/10/2014, n. 21910 e del 21/2/2017, n. 4523, in quanto attinenti a controversie aventi ad oggetto in via diretta i diritti nascenti dal trasferimento delle partecipazioni sociali, (con le citate pronunce si è precisato che la lett. b), con il ricorso alla disgiuntiva "o" prima del riferimento ai "diritti inerenti", ha inteso riferirsi sia ai diritti derivanti dai negozi di trasferimento delle partecipazioni sociali, sia a quelli nascenti da ogni altro negozio che le abbia ad oggetto, ritenendosi conseguentemente che, ove il credito per il corrispettivo della cessione di una partecipazione sociale sia stato ceduto dal creditore ad un terzo, la controversia da costui proposta per l'adempimento contro il debitore ceduto soggiace alla competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa).] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 aprile 2017, n.8738.




Conoscenza del prodotto finanziario e dimensione locale

Intermediari finanziari - Obblighi informativi - Conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario - Deficit delle informazioni assunte dall'intermediario sulla base della dimensione locale

L'obbligo di diligenza, correttezza e trasparenza posto a carico dell'intermediario nella negoziazione di titoli ex art. 21, comma 1 lettere a) e b) del d.lgs n. 58 del 1998 così come puntualizzato negli artt. 26 e 28 (quest'ultimo integrato dall'allegato 3) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, richiede sia una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possano influenzare la valutazione effettiva della rischiosità (es. rating; offering circular; caratteristiche del mercato ove il prodotto è collocato), senza che possa giustificarsi il deficit delle informazioni assunte dall'intermediario sulla base della dimensione locale di esso e della non partecipazione diretta alla vendita dei titoli sia un'informazione delle caratteristiche del prodotto concreta e specifica alla luce di tutti gli indicatori desumibili dall'art. 28 del Regolamento Consob così come integrato dall'allegato 3 al testo normativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 aprile 2017, n.8619.




Informazione adeguata in concreto e operazione non adeguata

Servizi di investimento mobiliare – Obblighi della banca – Informazione adeguata alla situazione finanziaria del cliente – Necessità – Operazioni non adeguate – Ordine scritto – Necessità – Sottoscrizione di clausola “rischio Paese” – Idoneità a provare l’adempimento degli obblighi informativi – Esclusione

In tema di servizi di investimento mobiliare, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale da soddisfare le esigenze del singolo rapporto in relazione alle caratteristiche personali ed alla situazione finanziaria del cliente, potendo dar corso ad un’operazione non adeguata solo a seguito di ordine scritto dell’investitore, sicché la semplice clausola “rischio Paese”, per di più apposta solamente sugli ultimi ordini di acquisto, è inidonea a provare l’adempimento dei suddetti obblighi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 marzo 2017, n.8314.




Prodotto finanziario 'BTP Tel' e circostanze rilevanti per la valutazione della correttezza dell’agire dell’intermediario collocatore

BTP Tel – Struttura del prodotto – Rendimento commisurato ai BTP – Diritto alla restituzione del capitale – Limitato al minor valore tra somma investita e andamento «paniere» di titoli identificato in contratto – Correttezza informazioni trasmesse all’investitore – Adeguatezza dell’operazione – Necessità di verificare i contorni concreti di regolamentazione economica e normativa dell’operazione

Nell’operazione BTP Tel l’investitore versa una somma pari al prezzo di sottoscrizione/compera di una determinata quantità di BTP, e ottiene il diritto a ricevere il rendimento cedolare dei relativi titoli statali. Al detto versamento non consegue però anche il diritto alla restituzione della somma rispondente al montante capitale, per linea nominale, dei titoli stessi. Quanto a quest’ultimo profilo, infatti, la somma versata viene «posta a confronto» con l'andamento di un paniere di titoli azionari (le cui componenti dovrebbero venire indicate nel contratto concluso tra intermediario e investitore) e per tale «messa a confronto» l'intermediario corrisponde una somma ad hoc all'investitore: alla scadenza dei titoli di Stato, così, se il valore del paniere delle azioni (come determinato sulla base delle clausole previste nel menzionato contratto) risulta inferiore a quello rappresentato dal capitale versato per i BTP, l'intermediario si libera da ogni obbligazione corrispondendo all'investitore la minore somma di cui al valore attuale del paniere (tutto questo secondo quanto discende dallo svolgimento della formula «vendita dell'opzione put», a cui si richiama l'operazione in questione con lessico decisamente non perspicuo per tutti coloro che non appartengono al ristretto novero degli addetti ai lavori).

Ne discende che l’investitore corre il rischio di perdere l’intero capitale versato in relazione ai BTP, là dove invece l’intermediario corre il rischio di perdere, al più, per intero la somma che ha versato a fronte dell’ottenuta put.
Peraltro, in una simile prospettiva l’operazione BTP Tel appare assumere contorni solo parziali, poiché restano nell'oscuro i vantaggi che la stessa comporta per l'investitore a fronte del ridetto rischio di perdita, come pure la potenzialità di guadagno che a quegli la stessa sarebbe idonea a portare; l'utile ipoteticamente connesso, se si preferisce, al profilo di «capitale di rischio» che si assume parte caratteristica dell'operazione.

Posta una simile notazione, il ricorso per Cassazione in cui si deduca l’erronea valutazione delle corti di merito circa il corretto adempimento da parte dell’intermediario collocatore del BTP Tel degli obblighi informativi impostigli dalla legge deve indicare (a pena di inammissibilità del ricorso per la genericità del motivo formulato e per difetto di autosufficienza) la misura del rendimento nel concreto dato dai BTP cui è stato fatto specifico riferimento, il prezzo effettivamente pagato dall’intermediario come corrispettivo per l’ottenimento della put. Ancora, deve indicare il regime contrattualmente predisposto inter partes come conseguente al caso in cui il valore del paniere dei titoli azionari interessati fosse risultato superiore al valore di restituzione nominale dei BTP, al tempo della loro scadenza (o anche prima, eventualmente trascorso un certo periodo di tempo dal momento del versamento della somma capitale). (Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 marzo 2017, n.6560.




Sanzioni bancarie e rapporto di pregiudizialità tra il giudizio di rivalsa nei confronti degli autori dell’illecito e quello di opposizione alla irrogazione delle sanzioni

Sanzioni bancarie - Giudizio di rivalsa nei confronti degli autori dell’illecito - Pendenza del giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni - Rapporto di pregiudizialità del secondo giudizio rispetto al primo - Sussistenza - Conseguenze - Sospensione - Legittimità

In tema di sanzioni amministrative in materia bancaria (o finanziaria), il giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni proposto dal responsabile, che potrebbe condurre ad escluderle o a ridurle, è in rapporto di pregiudizialità con il giudizio di rivalsa proposto dall’ente che ha provveduto al pagamento nei confronti del responsabile medesimo, previsto dall’art. 195, comma 9, del d.lgs. n. 58 del 1998, con la conseguente legittimità della sospensione quanto meno facoltativa del secondo in attesa della definizione del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5657.




Natura commerciale della attività di promotore finanziario

Impresa - Imprenditore - Commerciale e industriale - Promotore finanziario - Qualifica di imprenditore commerciale - Requisiti

Ai fini della configurabilità dell'esercizio di attività imprenditoriale da parte del promotore finanziario di cui all'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, è sufficiente che egli svolga la propria attività sulla base di un'autonoma organizzazione di mezzi ed a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa sono già presenti, per definizione, in quella del promotore finanziario, la quale rientra tra le cd. attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5, c.c. e costituisce, dunque, impresa commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5660.




Mero ordine di acquisito di titoli e informazioni successive alla erogazione del servizio

Intermediazione in valori mobiliari - Conferimento di un mero ordine di acquisto di titoli - Obblighi della banca di fornire informazione successive all'esecuzione dell'ordine - Insussistenza

In materia di intermediazione in valori mobiliari, il conferimento di un mero ordine di acquisito di titoli non obbliga la banca a fornire al cliente informazioni successive alla concreta erogazione del servizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 febbraio 2017, n.4602.




Gestione di portafogli e rilevanza del benchmark

Intermediazione finanziaria – Gestione di portafogli – Parametri di rischio – Benchmark – Rilevanza

Il benchmark, se anche non impone al gestore di acquistare titoli nelle proporzioni indicate, in ogni caso costituisce un modo per valutare la razionalità e la adeguatezza dell'attività dell'intermediario, giacché a ogni benchmark è associato un rischio, misurato statisticamente dalla volatilità che caratterizza il parametro prescelto a riferimento.

(Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva correttamente desunto l'inadempimento del gestore dal non aver rispettato le caratteristiche delle linee di investimento per le quali era stato assunto il rischio contrattuale.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 gennaio 2017, n.24.




Contratti per la gestione di portafogli, preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale e benchmark

Contratti per la gestione di portafogli - Obblighi comportamentali dell'intermediario - Contenuto - Preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Mancanza - Possibilità di utilizzare il cd. "benchmark" - Sussistenza - Ragioni

Nei contratti aventi ad oggetto la gestione di portafogli di valori mobiliari, gli obblighi di comportamento normativamente posti a carico dell'intermediario (art. 36 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998) prevedono, tra l'altro, la preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale, la cui mancanza, tuttavia, può essere integrata dal cd. "benchmark", il quale, configurandosi come un parametro oggettivo di riferimento coerente con i rischi connessi alle singole gestioni, cui commisurare i relativi risultati, concorre a definire, sia pur indirettamente, mediante una selezione di indici e l'esemplificazione di tipologie d'investimento, il massimo grado di rischio al quale l'investitore ha inteso contrattualmente esporsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 dicembre 2016, n.24545.




Obbligo di fornire all'investitore informazioni adeguate in ordine alla natura, ai rischi ed alle implicazioni della specifica operazione proposta

Intermediazione finanziaria - Adeguatezza dell’operazione - Obbligo di fornire all'investitore informazioni adeguate in ordine alla natura, ai rischi ed alle implicazioni della specifica operazione proposta

La valutazione di adeguatezza dell'operazione incide soltanto sull'obbligo di segnalarne motivatamente l'inopportunità ai sensi dell'art. 29, comma 3, del Regolamento Consob, nonché sull'operatività del divieto, ad esso correlato, di procedere all'esecuzione dell'operazione senza un ordine scritto o registrato, ma non fa venir meno gli obblighi previsti dall'art. 28 del medesimo Regolamento, ed in particolare quello di fornire all'investitore informazioni adeguate in ordine alla natura, ai rischi ed alle implicazioni della specifica operazione proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 novembre 2016, n.23417.




L'inadeguatezza per tipologia ed oggetto va verificata in relazione alle caratteristiche proprie dello strumento finanziario

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Verifica in relazione alle caratteristiche proprie dello strumento finanziario – Necessità

Ciascuna operazione di negoziazione può essere inadeguata tanto per tipologia ed oggetto, quanto per frequenza o dimensione, ed ognuno di tali eventuali profili di inadeguatezza, ove sussistente, deve essere (con diverso approfondimento in dipendenza dell'attività prestata dall'intermediario, secondo si tratti di attività di gestione, ovvero di mera negoziazione o ricezione-trasmissione di ordini) indicato e spiegato all'investitore al fine di consentirgli in proposito una scelta consapevole; in particolare, l'inadeguatezza per tipologia ed oggetto va verificata in relazione alle caratteristiche proprie dello strumento finanziario, le quali si riflettono sul coefficiente di rischio dell'operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 novembre 2016, n.23268.




Contratto di gestione e diritto del cliente di modificare la scelta di investimento iniziale

Intermediazione finanziaria - Diritto del cliente di modificare la scelta di investimento iniziale - Sussistenza - Fondamento - Condizioni

In materia di servizi di gestione individuale di un portafoglio d'investimento, gli artt. 24 del d.lgs. n. 58 del 1998 e 37 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998 attribuiscono particolare rilevanza, anche durante l'esecuzione del contratto di gestione, alla volontà del cliente investitore, il quale, oltre alla facoltà radicale di recedere in ogni momento dal contratto, può impartire istruzioni delle quali l'intermediario deve tener conto nel disporre, sulla base delle strategie generali di investimento preventivamente definite, le singole operazioni di investimento, sicché deve ritenersi possibile modificare anche la linea di investimento scelta in sede iniziale e caratterizzata da un determinato profilo di rischio, sempre che il contratto non lo escluda espressamente e che la volontà di modifica sia manifestata in modo non equivoco, dovendo, in tal caso, l'intermediario attivarsi per dar seguito alla volontà manifestata dal cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 ottobre 2016, n.22043.




Execution only e obblighi informativi dell'intermediario

Intermediazione in valori mobiliari - Contratto che prevede il solo incarico di eseguire gli ordini del cliente - Obblighi informativi dell'intermediario - Sussistenza - Indicazioni fornite al momento della stipula del contratto quadro - Rilevanza - Esclusione

In tema di intermediazione mobiliare, ove il cliente gli affidi il solo incarico di eseguire degli ordini, ma non anche quello di consulenza in relazione alla scelta dei prodotti finanziari da acquistare e di gestione del portafoglio dei titoli stessi, l'intermediario è comunque tenuto - ai sensi degli artt. 1 e 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 e degli artt. 28 e 29 del regolamento Consob n. 11522 del 1998 - a fornire al primo adeguate informazioni sia sulle operazioni in sé, sia quanto alla loro adeguatezza rispetto al suo profilo di rischio. Pertanto, ai fini della valutazione di adeguatezza di tali informazioni, nonché delle omissioni in esse ravvisabili, non rileva che il cliente abbia dichiarato, in sede di stipula del contratto quadro di investimento, di possedere un'esperienza "alta" con riferimento ai prodotti finanziari da acquistare ed un'elevata propensione al rischio, né che egli si sia eventualmente rifiutato di dare indicazioni sulla propria situazione patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 settembre 2016, n.18702.




La comunicazione del Benchmark non costituisce valido adempimento all'obbligo informativo

Intermediazione mobiliare - Obblighi informativi dell'intermediario finanziario - Contenuto - Comunicazione del parametro di riferimento "Benchmark" - Adempimento di tali obblighi - Configurabilità - Esclusione

Nei contratti aventi ad oggetto la gestione di portafogli di valori mobiliari, gli obblighi di comportamento normativamente posti a carico dell'intermediario (art. 36 e segg. del reg. Consob n. 11522 del 1998) prevedono, tra l'altro - quale prescrizione vincolante, evincibile dall'Allegato 3, sub C), del menzionato regolamento, dettata al fine d'indicare le modalità di esecuzione dell'obbligo di fornire all'investitore un parametro oggettivo coerente del grado di rischio connesso alle singole gestioni - la preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale, sicché, il solo fatto che l'intermediario professionale abbia comunicato al cliente il parametro di riferimento "Benchmark", che non costituisce un indicatore diretto del grado di rischio, ma fornisce unicamente la possibilità di confrontare i risultati del proprio investimento rispetto all'andamento del mercato, non costituisce valido adempimento del suo obbligo informativo circa le operazioni di investimento rispetto al profilo dell'investitore ed alla sua propensione al rischio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 agosto 2016, n.17290.




Rivendita di strumenti finanziari nei confronti della propria clientela retail sul cd. mercato grigio

Contratti di borsa - In genere - Strumenti finanziari - Collocamento presso operatori istituzionali - Successiva vendita ai risparmiatori "retail" nel cd. mercato grigio - Legittimità - Omesso diretto collocamento presso il pubblico dei risparmiatori - Irrilevanza - Fondamento

La rivendita di strumenti finanziari (nella specie, "bond" Cirio) da parte di operatori qualificati, presso i quali erano stati precedentemente collocati, nei confronti della propria clientela "retail" nel cd. mercato grigio (cioè, prima che i titoli siano emessi ufficialmente) comporta il radicarsi di obblighi informativi specifici da parte dei predetti operatori e costituisce una vendita lecita e legittima di cosa futura, consentita dall'art. 100 bis del d.lgs. n. 58 del 1998, sicché deve escludersi la nullità del negozio per non essere stato il collocamento dei titoli eseguito direttamente presso il pubblico dei risparmiatori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 agosto 2016, n.17292.




Risoluzione del rapporto ovvero delle singole operazioni di investimento

Intermediazione finanziaria - Inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario - Conseguenze - Risoluzione del rapporto ovvero delle singole operazioni di investimento - Condizioni

La diversa incidenza che può avere l'inadempimento degli obblighi d'informazione posti a carico degli intermediari finanziari, ove sia collocabile, rispettivamente, in epoca antecedente o successiva rispetto alle operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del "contratto quadro", può condurre, a seconda dei casi, alla risoluzione dell'intero rapporto ovvero soltanto di quelli derivanti dai singoli ordini impartiti alla banca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2016, n.16820.




Il diritto di recesso ex art. 30 TUF riguarda la sottoscrizione degli strumenti finanziari, non del contratto-quadro

Intermediazione finanziaria - Diritto di recesso ex art. 30 TUF - Oggetto - Sottoscrizione dei singoli strumenti finanziari - Applicazione alla sottoscrizione del contratto quadro - Esclusione

Il diritto di recesso accordato all'investitore dall'art. 30, comma 6, t.u.f., e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento o gestione di portafogli individuali, prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ivi compresa l'esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro, ove ricorra la stessa esigenza di tutela (vd. Sez. Un. n. 13905 del 2013).

Tuttavia, la disciplina del recesso di cui si sta parlando non può che riguardare i singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l'investitore si trovi a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli dall'intermediario fuori sede, e non la stipulazione del c.d. contratto-quadro, che di per sè non implica l'acquisto di strumenti finanziari ed è perciò sicuramente estranea alla nozione di "collocamento", sia pur latamente intesa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2016, n..




La Cassazione ribadisce il fine unitario della pluralità degli obblighi della banca: suitability rule

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Convergenza verso un fine unitario - Segnalazione all'investigatore della non adeguatezza dell'operazione di investimento - Suitability rule - Contenuto

In tema di intermediazione finanziaria, la pluralità degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell'inadeguatezza dell'operazione che si va a compiere) previsti dagli artt. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998, 28, comma 2, e 29 del Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 (applicabile "ratione temporis") e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all'investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. "suitability rule"). Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un "Paese emergente"; 3) il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market"); 5) l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 giugno 2016, n.11641.




Segnalazione di inadeguatezza dell'operazione e adempimento all'obbligo informativo dell'intermediario

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi - Segnalazione di inadeguatezza dell'operazione - Idoneità a far presumere assolto l'obbligo informativo dell'intermediario - Contestazione del cliente - Onere della prova

La sottoscrizione, da parte del cliente, della clausola in calce al modulo d'ordine, contenente la segnalazione d'inadeguatezza dell'operazione sulla quale egli è stato avvisato, è idonea a far presumere assolto l'obbligo previsto in capo all'intermediario dall'art. 29, comma 3, reg. Consob n. 11522 del 1998; tuttavia, a fronte della contestazione del cliente, il quale alleghi quali specifiche informazioni furono omesse, grava sulla banca l'onere di provare, con qualsiasi mezzo, che invece quelle informazioni essa aveva specificamente reso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 giugno 2016, n.11578.




Rapporto tra l'informazione sulla specifica operazione e la sua eventuale inadeguatezza, danno e nesso di causalità

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Art. 28 reg. Consob 11522/1998 - Informazione all'investitore sulla natura e sui rischi della specifica operazione - Rapporto con l'informazione di inadeguatezza dell'operazione

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Ratio - Scelta tra diverse opportunità di investimento - L'importanza delle informazioni e della loro valutazione - Importanza del rating - Nesso di causalità - Regola «del più probabile che non»

Gli obblighi informativi che l'intermediario è tenuto a somministrare in forza dell'articolo 28, comma 2, regolamento Consob 11522 del 1998 (il quale fa divieto agli intermediari autorizzati di effettuare operazioni se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento) sono distinti e si collocano a monte rispetto a quelli relativi alla valutazione di inadeguatezza dell'operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alla base della complessiva finalità della previsione dettata in tema di obblighi informativi dell’intermediario finanziario sta la considerazione secondo cui ogni investitore razionale è avverso al rischio, sicchè il medesimo, a parità di rendimento, sceglierà l’investimento meno aleatorio e, a parità di alea, quello più redditizio, se non si asterrà perfino dal compiere l’operazione, ove l’alea dovesse superare la sua propensione al rischio. La scelta tra differenti opportunità di investimento è quindi essenzialmente un problema di raccolta e di valutazione di informazioni, ovvero di ogni dato sulla natura dello strumento finanziario, sul suo emittente, sul suo rendimento e sull’economia nel suo complesso, compresa l’informativa circa l’eventuale sussistenza, con riferimento alla singola operazione da porre in essere, di una situazione di cd. grey market, cioè di carenza di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo ed il rating del prodotto finanziario nel periodo in considerazione, o – addirittura – di una situazione di imminente default economico dell’emittente. E’ evidente che, essendo le informazioni finanziarie complesse e costose, nei rapporti di intermediazione finanziaria le imprese di investimento posseggono – ovvero devono procurarsi – elementi informativi diversi e superiori rispetto a quelli a disposizione degli investitori, o da essi acquisibili.

In forza di tali considerazioni, non vi è dubbio che anche soltanto la sottolineatura della mancanza di rating costituisce un elemento che, se adeguatamente comunicato e valorizzato, potrebbe, già da solo, almeno secondo parametri di normalità, porre l’investitore sull’avviso e, se non altro, suscitare in lui un fondato dubbio in ordine alla sicura percorribilità dell’affare. E tanto basta alla sussistenza del nesso di causalità, da escutere diversi secondo la regola «del più probabile che non». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 giugno 2016, n.11466.




Adeguatezza dell’operazione e clausola di stile. Obbligo di carattere generale di informazione successivo alla erogazione del servizio. Natura contrattuale del contratto quadro

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Clausola di stile – Prova dell’adempimento dell’obbligo informativo – Esclusione

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto – Prova dell’adempimento dell’obbligo informativo – Esclusione – Indicazioni specifiche delle avvertenze ricevute sulla mancata quotazione del titolo e sulla non rispondenza alla scelta prudenziale degli investimenti fino ad allora effettuati

Intermediazione finanziaria – Obbligo di carattere generale di informazione successivo alla concreta erogazione del servizio – Esclusione – Costante monitoraggio sulle fluttuazioni dei titoli acquistati suo tramite, al fine di suggerirne, con tempestività, l'eventuale disinvestimento – Esclusione – Applicabilità a fattispecie particolari

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Natura contrattuale

Intermediazione finanziaria – Risoluzione del contratto per inadempimento – Effetti – Indebito oggettivo – Produzione di interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale

La frase "si conferma l'operazione non adeguata, come da voi comunicato", contenuta nel modello di ordine predisposto dalla banca e sottoscritto dal cliente si risolve in mera clausola di stile, che non dà sufficiente contezza di ciò che è stato effettivamente riferito al cliente in rapporto all'operazione domandata e che non è di per sé idonea a provare di aver fornito all'investitore un'informazione adeguata in concreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, della propria consapevolezza, in virtù delle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento, inadeguato rispetto al suo stesso profilo di investitore, può acquisire efficacia esimente, attestando l'avvenuto assolvimento dell'obbligo di informazione incombente sull'intermediario, solo quando l'investitore abbia sottoscritto un testo recante indicazioni specifiche delle avvertenze ricevute, sia sulla mancata quotazione del titolo, sia sulla non rispondenza alla scelta prudenziale degli investimenti fino ad allora effettuati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E' da escludere che sia predicabile, in tesi generale, un obbligo di informazione successivo alla concreta erogazione del servizio, invocando il disposto di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 21, comma 1, lett. b) (TUF), secondo cui l'intermediario deve operare in favore dei propri clienti "in modo che essi siano sempre adeguatamente informati", sul presupposto che l'avverbio "sempre", utilizzato dal legislatore, imponga all'intermediario un costante monitoraggio sulle fluttuazioni dei titoli acquistati suo tramite, al fine di suggerirne, con tempestività, l'eventuale disinvestimento. L'apparente latitudine della norma va, per contro, circoscritta all'ipotesi di un contratto di servizio di gestione del portafoglio o un servizio di consulenza (art. 1, comma 5, lett. d e art. 6, lett. f, TUF.: Cass., sez.1 30 gennaio 2013, n. 2185), o per operazioni in strumenti derivati e warrants e per le gestioni patrimoniali sulla base del Regolamento intermediari Consob integrativo della norma primaria (art. 28, commi 3 e 4). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'inadempimento degli obblighi informativi si colloca all'interno del rapporto negoziale già instaurato con il contratto-quadro, pur se anteriore ai singoli ordini d'acquisto che ne segnano lo svolgimento funzionale; ne consegue che ad esso deve essere riconosciuta natura contrattuale, e non precontrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'efficacia retroattiva della risoluzione del contratto per inadempimento non comporta il maturare di interessi sulle somme versate dall'una all'altra parte in esecuzione del contratto, a decorrere dalla data del versamento, atteso che il venir meno ex tunc del vincolo contrattuale rende privo di causa il pagamento già eseguito in forza del contratto successivamente risolto ma, appunto per questo, impone di far capo ai principi sulla ripetizione dell'indebito al fine di qualificare giuridicamente la pretesa volta ad ottenere la restituzione di quel pagamento. Ed in materia di indebito oggettivo, ai sensi dell'art. 2033 c.c., il debito dell'accipiens che non versi in mala fede produce interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale (non essendo sufficiente un qualsiasi atto di costituzione in mora del debitore), perchè trova qui applicazione la tutela prevista per il possessore di buona fede - in senso oggettivo - dall'art. 1148 c.c., a norma del quale questi è obbligato a restituire i frutti soltanto dalla domanda giudiziale, alla cui data di proposizione retroagiscono gli effetti della sentenza (Cass. sez. I, 2 agosto 2006, n. 17558; Cass. sez. II, 14 settembre 2004, n. 18518). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 maggio 2016, n.10161.




Intermediazione finanziaria: doveri dell’intermediario a fronte di informazioni contrastanti sul profilo di rischio del cliente

Intermediazione finanziaria - Pluralità degli obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza, informazione - Fine unitario - Segnalazione all’investitore della non adeguatezza dell’operazione di investimento in relazione alla sua propensione al rischio - Oggetto e contenuto della segnalazione - Adeguatezza dell’informazione in concreto al fine soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto

Intermediazione finanziaria - Dichiarazione del cliente della propria consapevolezza - Modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto - Dichiarazione confessoria - Esclusione - Formulazione di un giudizio - Effetti e limiti

Intermediazione finanziaria - Propensione al rischio del cliente - Informazioni contrastanti fornite dal cliente - Conseguenze - Fattispecie

Intermediazione finanziaria - Responsabilità dell’intermediario - Esecuzione di un ordine vincolante impartito dal cliente - Valutazione dell’adeguatezza dell’operazione - Facoltà dell’intermediario di recedere dall’incarico per giusta causa

Intermediazione finanziaria - Informazioni fornite dalla banca al cliente in ordine alla tipologia dei titoli - Relazione alla propensione al rischio dell’investitore - Necessità

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell’intermediario nei confronti del cliente - Investitore non qualificato - Concorso di colpa del cliente per non aver assunto informazioni da altra fonte - Esclusione

In tema di intermediazione finanziaria, la pluralità degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell'inadeguatezza dell'operazione che si va a compiere) previsti dagli artt. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998, 28, comma 2, e 29 dei Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all'investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. "suitability rule").

Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente; 3) il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market"); 5) l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente (Cass. 1376/2016). Nella medesima prospettiva si è, peraltro, espressa anche in precedenza la giurisprudenza di legittimità, laddove ha affermato che, in tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (cfr. Cass. 17340/2008; Cass. 22147/2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La dichiarazione resa dai cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non può - di certo - costituire dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo (Cass. 6142/2012). Tale dichiarazione può, al più, comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sull'intermediario, sempre che, però, sia corredata da una, sia pure sintetica, indicazione delle caratteristiche dei titolo, in relazione al profilo dell'investitore ed alla sua propensione al rischio, tali da poterne sconsigliare l'acquisto, come nel caso in cui venga indicato nella dichiarazione che si tratti di titolo non quotato o emesso da soggetto in gravi condizioni finanziarie (Cass. 4620/2015). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’evidente contrasto tra le dichiarazioni preventive alla propensione al rischio fornite dall’investitore, nel caso di specie a distanza di pochi giorni, il rifiuto di fornire informazioni sulla sua situazione finanziaria, il silenzio dal medesimo serbato, l’esistenza di una seconda scheda informativa, in ordine alla sua propensione al rischio ed ai suoi obiettivi di investimento devono indurre l’intermediario a considerare non adeguate sia le poche operazioni aventi ad oggetto titoli azionari sia quelle aventi ad oggetto strumenti finanziari derivati caratterizzati da un rischio elevato.

Nel caso di specie, l’investitore aveva sottoscritto una prima "scheda profilo cliente", nella quale dichiarava di avere un'esperienza "alta" in investimenti in titoli di Stato, fatta eccezione per "quelli esteri, prodotti derivati, pronti contro termine, titoli azionari ed eccezione di quelli esteri e fondi comuni", ed una propensione di rischio "medio-alta" con riferimento ad obiettivi di investimento caratterizzati dalla "compresenza di redditività e di rivalutabilità con il rischio dell'andamento dei corsi", e si era rifiutato di fornire notizie sulla sua situazione finanziaria. Meno di un mese dopo, il cliente aveva sottoscritto una seconda "scheda profilo clienti", con la quale aveva dichiarato alla banca di avere un'esperienza "alta" solo "riguardo ai titoli di Stato, ai prodotti derivati ed ai titoli azionari non esteri”, rifiutandosi ancora una volta di fornire notizie in ordine alla propria situazione economica, ed omettendo di compilare le sezioni relative ai suoi obiettivi di investimento ed alla sua propensione al rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È configurabile la responsabilità dell'intermediario finanziario che abbia dato corso ad un ordine, ancorché vincolante, ricevuto da un cliente non professionale, concernente un investimento particolarmente rischioso, atteso che la professionalità del primo, su cui il secondo abbia ragionevolmente fatto affidamento in considerazione dello speciale rapporto contrattuale tra essi intercorrente, gli impone comunque di valutare l'adeguatezza di quell'operazione rispetto ai parametri di gestione concordati, con facoltà, peraltro, di recedere dall'incarico per giusta causa, ai sensi degli artt. 1722, comma 1, n. 3 e 1727, comma 1, cod. civ., qualora non ravvisi tale adeguatezza (Cass. 7922/2015; 1376/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le informazioni fornite dalla banca al cliente non possono reputarsi sufficienti quando sono riferite non alla specifica tipologia dei titoli in relazione alla propensione al rischio dell’investitore, bensì, del tutto genericamente, al "valore di mercato del contratto", o ai "contratti futures" ed alle "attività finanziarie oggetto delle options". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella prestazione dei servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie d'investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno, neppure per non essersi egli stesso informato della rischiosità del titoli acquistati. Ed infatti, lo speciale rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l'intermediario implica un grado di affidamento del primo nella professionalità del secondo che non può esse sostituito dall'onere per lo stesso cliente di assumere direttamene informazioni da altra fonte (Cass. 29864/2011).

Un concorso di colpa dell'investitore, può ravvisarsi, pertanto, nella sola peculiare ipotesi In cui questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza (in quanto investitore qualificato) del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell'ordinaria diligenza od avalli condotte dei promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente e alle modalità di affidamento dei capitali da investire, così concorrendo al verificarsi dell'evento dannoso per inosservanza dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell'attività di investimento (Cass. 13259/2009; 18613/2015). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 maggio 2016, n.9892.




Responsabilità esclusiva dell’intermediario per i danni conseguenti a investimenti azzardati

Contratti finanziari – Investimento azzardato non adeguato al profilo del cliente – Inosservanza degli obblighi informativi – Responsabilità dell’intermediario – Sussiste – Corresponsabilità del cliente – Esclusione

È configurabile la responsabilità dell’intermediario finanziario che abbia dato corso ad un ordine, ancorché vincolante, ricevuto da un cliente non professionale, concernente un investimento particolarmente rischioso.

Qualora l’intermediario abbia dato corso all’acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie di investitore qualificato o professionale, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 maggio 2016, n.9892.




Concorso di colpa del cliente per non essersi informato aliunde del rischio

Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi nei confronti di investitore non qualificato o professionale - Concorso di colpa di quest'ultimo per omessa raccolta "aliunde" di informazioni sulla rischiosità dell'investimento - Configurabilità - Esclusione - Fondamento

Contratti di borsa - Operazioni di investimento - Natura - Contratti esecutivi autonomi rispetto al contratto quadro - Conseguenze - Risoluzione del singolo contratto esecutivo indipendentemente dalla risoluzione del contratto quadro - Configurabilità

Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi, ed il cliente non rientri in alcuna delle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile alcun concorso di colpa di quest'ultimo, nella produzione del danno, per non essersi informato "aliunde" della rischiosità dell'acquisto, atteso che lo speciale rapporto di intermediazione implica necessariamente un grado di affidamento nella professionalità dell'intermediario e, dunque, nell'adeguatezza delle informazioni da lui fornite che sarebbe contraddittorio bilanciare con l'onere dello stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte. (massima ufficiale)

Le operazioni di investimento in valori mobiliari, in quanto contratti autonomi esecutivi del contratto quadro originariamente stipulato dall'investitore con l'intermediario, possono essere oggetto di risoluzione, ricorrendone i presupposti, indipendentemente dalla risoluzione di quest'ultimo, con conseguente diritto alla restituzione dell'importo pagato ed all'eventuale risarcimento dei danni subiti, senza che la risoluzione del singolo contratto esecutivo integri una risoluzione parziale del contratto quadro. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 aprile 2016, n.8394.




Obbligatoria l'indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Indicazione del massimo rischio contrattuale - Astratta valutazione per l'investitore di assumere informazioni autonomamente - Inadempimento

Intermediazione finanziaria - Gestioni di portafogli - obblighi informativi - Indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Necessità

Intermediazione finanziaria - Operatore qualificato - Entità del patrimonio e attitudini imprenditoriali - Irrilevanza

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Informazioni specifiche sulla tipologia ed i rischi degli investimenti proponibili - Obbligazione attiva

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Oggetto - Natura ed entità degli investimenti - Tipologia e rischiosità - Profilo dell'investitore non professionale - Rilevanza - Limiti

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi - Indicazione del limite estremo del rischio di gestione - Inidoneità ad integrare l'obbligo di assumere informazioni in ordine alla adeguatezza dell'investimento

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Necessità - Allegato 3, Documento Rischi, sub lett. c) sezione IV del Reg. Consob - Modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici connessi alle singole gestioni

Intermediazione finanziaria - Doveri informativi - Predeterminazione ed indicazione del tendenziale livello di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Necessità

Nei contratti d'intermediazione finanziaria, l'assolvimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario non può esaurirsi nella indicazione contrattuale del massimo rischio contrattualmente previsto né fondarsi sull'astratta valutazione della possibilità per l'investitore di assumere autonomamente ed aliunde tali informazioni quando non ricorra la qualifica di investitore professionale, avendo invece ad oggetto una condotta positiva diretta specificamente a fornire le informazioni idonee a descrivere la natura, la quantità e la qualità dei prodotti finanziari ed a rappresentarne la rischiosità. (principio di diritto enunciato dalla Corte)

Nei contratti aventi ad oggetto la gestione di portafogli, gli obblighi di comportamento normativamente posti a carico dell'intermediario (art. 36 - 46 Reg. Consob n. 11522 del 1998) prevedono anche la preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale, essendo, tale prescrizione vincolante, prevista nell'Allegato 3 sub C) del Regolamento, dettato al fine d'indicare le modalità di esecuzione dell'obbligo, sancito nell'art. 42 del Regolamento, di fornire all'investitore un parametro oggettivo coerente dei rischi connessi alle singole gestioni. (principio di diritto enunciato dalla Corte)

Aspetti quali l'appartenenza dell'investitore ad un "gruppo" di dimensioni tali da programmare investimenti finanziari per importi rilevanti (nella fattispecie 25 milioni di euro), dotato di organi, quali il collegio sindacale e la società di revisione, impegnati nell'esame della gestione del patrimonio societario non sono idonei ad integrare la qualificazione del cliente come investitore qualificato o professionale, dal momento che: "In tema di contratti di intermediazione finanziaria, la qualità di operatore qualificato ha un preciso contenuto tecnico giuridico, espressamente disciplinato dall'art. 31, comma 2, del regolamento Consob 1 luglio 1998, n. 11522, e non integrato dal mero riferimento all'entità del patrimonio dell'investitore ed alle sue attitudini imprenditoriali. (Cass. 17333 del 2015). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'intermediario è tenuto nei confronti di ciascun investitore all'assolvimento dell'obbligo di "fornire" informazioni specifiche sulla tipologia ed i rischi degli investimenti proponibili: si tratta di un obbligo "attivo" come ineludibilmente indicato dall'utilizzazione dei predicati verbali "fornire" ed "acquisire" desumibili dal testo degli artt. 21 TUF e 28 del Reg. Consob, previsto in via generale per i servizi d'investimento, salvo una più puntuale conformazione per specifiche tipologie di operazioni finanziarie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il profilo dell'investitore riveste un indubbio rilievo al fine di valutare l'adeguatezza delle informazioni acquisite e fornite dall'intermediario ma non può determinare l'eliminazione dell'obbligo legale d'informazione a carico dell'intermediario o la sua riconduzione entro clausole di stile, dovendosene valutare l'assolvimento in primo luogo in considerazione della natura ed entità (nella specie estremamente significativa) degli investimenti nonché della tipologia e della rischiosità dei medesimi. L'obbligo informativo risulta composto di un contenuto oggettivo ed uno soggettivo. Il contenuto oggettivo delle informazioni relative all'investimento non può essere determinato esclusivamente alla stregua del profilo soggettivo dell'investitore, quando quest'ultimo non sia operatore professionale, ma deve essere anche caratterizzato da un nucleo di dati oggettivamente riferibili agli investimenti che si intendono proporre contrattualmente ed eseguire. Il profilo soggettivo condiziona la valutazione dell'assolvimento dell'obbligo informativo, costituendo uno degli indicatori dell'adeguatezza, ma non lo esaurisce.
(Nel caso di specie, la Suprema Corte ha rilevato che La Corte d'Appello di Bologna aveva, invece, tratto proprio dalle caratteristiche soggettive dell'investitore la conclusione dell'adeguatezza delle informazioni sugli investimenti, ritenendo che dovesse ritenersi "inverosimile che i mandati di gestione siano stati sottoscritti nella sostanziale non consapevolezza della loro reale portata", oltre che da indici desunti dal contratto quadro del tutto privi di qualsiasi specifico contenuto informativo. Al riguardo, la Suprema Corte osserva che, se può astrattamente condividersi l'affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale l'adempimento dell'obbligo informativo può essere assolto anche mediante il tenore dei documenti contrattuali, deve rilevarsi che alla luce dei riferimenti testuali selezionati dalla Corte territoriale l'assunto della stessa non può condividersi a fronte delle seguenti rilievi:
-sotto il titolo "dichiarazioni e firme dei mandanti " il sottoscrittore prendeva atto "che il menzionato servizio di gestione non offre garanzia di mantenere invariato il valore degli investimenti";
-nell'art. 5 delle Condizioni generali di contratto veniva prescritto che "il cliente non ha alcuna garanzia di mantenere invariato il valore degli investimenti effettuati né di ottenere il raggiungimento dei propri obiettivi d'investimento".
Sono queste, osserva la Suprema Corte, clausole rivolte alla delimitazione "esterna" del rischio connesso agli investimenti, prive di qualsiasi indicazione relativa al contenuto intrinseco delle informazioni relative ad essi, così come l'assunto della Corte d'Appello per cui la leva finanziaria era individuata come corrispondente all'unità, con possibilità per la mandataria di contrarre obbligazioni solo entro l'entità del patrimonio affidato ma comunque fino all'esaurimento dello stesso. La Suprema Corte osserva ancora che anche questa indicazione contrattuale svolge l'esclusiva funzione di definire il limite contrattuale non oltrepassabile delle perdite contrattualmente realizzabili ma è priva di contenuto descrittivo informativo in ordine agli investimenti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'indicazione del limite estremo del rischio connesso alla gestione patrimoniale può essere uno dei criteri della preventiva valutazione dell'adeguatezza degli investimenti che compongono la gestione patrimoniale ma è del tutto inidoneo, se considerato isolatamente, ad integrare l'obbligo di assumere le informazioni necessarie al fine di formulare proposte d'investimento adeguate.

Deve, inoltre, osservarsi, che l'adeguatezza delle operazioni eseguite non può valutarsi soltanto alla stregua degli indici individuati dalla Corte territoriale, peraltro, non diversi da quelli posti a base della erronea valutazione positiva dell'assolvimento dei generali obblighi informativi incombenti sull'intermediario, richiedendo necessariamente un riscontro oggettivo derivante dalla conoscenza preventiva e, conseguentemente tendenziale ma non eliminabile perché imposta ex lege, dei rischi connessi agli investimenti. La soggettiva propensione al rischio deve essere commisurata alla oggettiva conoscenza della rischiosità delle operazioni, mancando altrimenti uno dei parametri di valutazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Come disciplinato nella sezione IV del Reg. Consob (dedicata specificamente alle gestioni patrimoniali) ed in particolare nell'art. 42, comma 1, da integrarsi con l'allegato 3 (Documento Rischi) sub lettera c) del predetto testo normativo, deve essere indicato per iscritto nel contratto quadro il grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale. A tale riguardo deve evidenziarsi che l'allegato sub 3, costituisce parte integrante del Regolamento citato, come indicato espressamente nell'art. 28 comma 1 lettera B ed in particolare costituisce il modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici relativi alla trasparente e comprensibile rappresentazione dei rischi connessi alle singole gestioni così come prescritto in via generale dal primo coma dell'art. 42. Tale norma richiede all'intermediario di indicare "ai fini della definizione delle caratteristiche della gestione un parametro oggettivo di riferimento coerente dei rischi ad essa connessi". L'allegato (3 lettera c) indica come assolvere a tale prescrizione vincolante chiarendo in primo luogo che "La rischiosità della linea di gestione è espressa dalla variabilità dei risultati economici conseguiti dal gestore" e prescrivendo che "L'investitore può orientare la rischiosità del servizio di gestione definendo contrattualmente i limiti entro cui devono essere effettuate le scelte di gestione. Tali limiti, complessivamente considerati, definiscono le caratteristiche di una linea di gestione e devono essere riportati obbligatoriamente nell'apposito contratto scritto". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è condivisibile l'affermazione per cui sarebbe impossibile fornire indicazione specifica relativa al grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale in ragione dell'assenza di limiti imposti all'intermediario da parte dell'investitore in una gestione assolutamente flessibile nella quale l'intermediario poteva discrezionalmente spaziare nell'ambito di numerosi variegati comparti d'investimento tipici di una SICAV multi compartimentale Interfund. Tale affermazione non è, infatti, condivisibile in quanto si fonda sull'erronea equiparazione tra la descrizione delle gestioni e l'indicazione relativa al grado di rischio di ciascuna linea di gestione, omettendo di considerare che la descrizione della natura giuridica degli investimenti (azionaria, obbligazionaria, con indicazione del mercato di riferimento) e della maggiore o minore sensibilità alla variazione dei tassi d'interesse non contiene una diretta esplicitazione del grado di rischio richiesta invece dal testo integrato dell'art. 42 con l'allegato 3 sub c) della sezione IV del Reg. Consob.

In particolare nel predetto allegato viene precisato che "la rischiosità effettiva della linea di gestione dipende dalle scelte operate dall'intermediario che, seppure debbano rimanere entro í limiti contrattuali, sono solitamente caratterizzate da ampi margini di discrezionalità circa i titoli da acquistare o vendere e il momento in cui eseguire le operazioni", tuttavia l'intermediario deve comunque esplicitare il grado di rischio di ciascuna linea di gestione".

Come evidenziato, pertanto, la flessibilità di manovra all'interno del comparto degli investimenti non esclude l'obbligo di predeterminare, nei limiti della prevedibilità ex ante, il tendenziale livello di rischio di ciascuna linea di gestione, privandosi altrimenti l'investitore di ogni margine di prevedibilità del risultato degli investimento salvo il perimetro esterno costituito dalla indicazione del livello massimo di perdita contrattualmente prevista, nella specie, non superiore al capitale investito. La discrezionalità dell'intermediario incide invece sulla rischiosità effettiva di ciascuna operazione valutabile soltanto ex post (in quanto esposta all'andamento fluttuante dei mercati) ma può legittimamente operare solo ove l'investitore, attraverso il Documento Rischi Generali fornito anche dell'indicazione relativa al grado di rischio prospettabile per ciascuna linea di gestione, sia stato messo in grado di accettare consapevolmente i margini di rischiosità effettiva volta per volta verificabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 aprile 2016, n.8089.




Il precedente acquisto di titoli a rischio non esime la banca dagli obblighi di informazione verso il cliente

Contratti di borsa – Acquisto di titoli ad alto rischio – Nullità del contratto per violazione degli obblighi informativi da parte della banca – Precedente acquisto di titoli esteri da parte del cliente – Circostanza esimente – Esclusione

A fronte di ordini di acquisto che non potevano non essere conosciuti dalla banca come ad alto rischio in virtù delle informazioni privilegiate in suo possesso, non è idoneo in senso esimente – ad escludere la violazione dell’art.29 del Regolamento Consob - il precedente acquisto, da parte dello stesso cliente, di titoli esteri caratterizzati da un’alea maggiore del normale, in mancanza di una disposizione scritta dello stesso cliente che ne autorizzasse l’acquisto nonostante le informazioni ricevute sulle ragioni che sconsigliavano l’investimento. [Fattispecie in materia di acquisto di bond argentini: la Cassazione ha confermato la sentenza con cui la Corte d’Appello aveva dichiarato la responsabilità dell’istituto di credito per essersi limitato a fornire al cliente informazioni generiche]. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2016, n.7071.




È nulla la rinuncia all'azione di regresso ex art. 195 TUB

Intermediazione finanziaria - Azione di regresso ex articolo 195 TUB - Rinuncia - Nullità

L'azione di regresso prevista dall'art. 195, comma 9, d.lgsl. n. 58 del 1998 ha natura di obbligazioni accessori di legge, come tale, inderogabile stante la natura degli interessi alla trasparenza del mercato finanziario ed alla tutela del risparmio a copertura costituzionale. Ne consegue che la delibera con cui le società e gli enti che operano nel mercato finanziario rinunziano all'azione di regresso, disciplinata dalla suddetta norma imperativa, è nulla per violazione dell'art. 1418 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 marzo 2016, n.6255.




E' nullo il contratto che regola la prestazione di servizi bancari e di investimento se manca la firma della banca

Intermediazione finanziaria – Nullità del contratto quadro che regola la prestazione di servizi bancari e di investimento in assenza di firma della banca – Inammissibilità della convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c. – Inammissibilità di convalida tramite comportamenti concludenti

L'art. 23 del D.Lgs. 5/2003 stabilisce che i contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento debbano essere redatti per iscritto a pena di nullità. La forma scritta, quando è richiesta ad substantiam, è elemento costitutivo del contratto, nel senso che il documento deve essere l'estrinsecazione formale e diretta della volontà delle parti di concludere un determinato contratto avente una data causa, un dato oggetto e determinate pattuizioni, sicché occorre che il documento sia stato creato al fine specifico di manifestare per iscritto la volontà delle parti diretta alla conclusione del contratto. In applicazione di detto principio il contratto quadro portante la firma del solo cliente è nullo in ragione dell'inammissibilità della convalida del contratto nullo ex 1423 c.c. e non valgono a convalidarlo i documenti esecutivi dello stesso (contabili, conferme di eseguito ecc.), indipendentemente dalla verifica dello specifico contenuto e della sottoscrizione di dette scritture. Neppure la frase firmata dal cliente, nella quale quest’ultimo dichiara che “un esemplare del presente contratto sottoscritto dalla banca ci è stata consegnato” (o altra analoga) è sufficiente a provare l’effettiva sottoscrizione del contratto ad opera della banca stessa o le dichiarazioni di consegna del documento contrattuale che non possiedono i caratteri della "estrinsecazione diretta della volontà contrattuale", tale da comportare il perfezionamento del contratto, trattandosi piuttosto di documentazione predisposta e consegnata in esecuzione degli obblighi derivanti dal contratto il cui perfezionamento si intende dimostrare e, cioè, da comportamenti attuativi di esso e, in definitiva, di comportamenti concludenti che, per definizione, non possono validamente dar luogo alla stipulazione di un contratto formale. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 marzo 2016, n.5919.




Legittimazione ad agire del contitolare delle obbligazioni, inadeguatezza dell'operazione e onere della prova del collegamento causale tra inadempimento e pregiudizio lamentato

Intermediazione finanziaria - Risarcimento del danno per violazione degli obblighi informativi relativi alla negoziazione di obbligazioni - Contitolarità - Legittimazione ad agire di ciascuno dei contitolari - Sussistenza - Eccezioni

Intermediazione finanziaria - Responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge - Onere della prova dell'intermediario - Prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento dei doveri posti a suo carico - Fattispecie in tema di operazione inadeguata

Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi - Collegamento causale tra inadempimento della banca e pregiudizio lamentato dal cliente - Prova presuntiva - Ammissibilità - Fattispecie

Intermediazione finanziaria - Condanna del cliente alla restituzione dei titoli all'intermediario - Natura pecuniaria dell'obbligazione - Esclusione - Applicazione di interessi - Esclusione

Ciascuno dei contitolari delle obbligazioni controverse è legittimato ad agire per il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione degli obblighi di informazione imposti alla banca dal d.lgs. n. 58/1998, perché l'azione di responsabilità extracontrattuale non postula necessariamente un'identità fra il titolo al risarcimento ed il titolo giuridico di proprietà o di godimento (Cass., sez. II, 5 novembre 1975, n. 3705, m. 377918, Cass., sez. III, 14 maggio 1979, n. 2780, m. 399083); e nel caso di comproprietà la legittimazione ad agire del singolo deve essere esclusa solo quando, a seguito dell'intervento in causa degli altri partecipanti, si accerti l'esistenza di un contrasto (Cass., sez. III, 23 gennaio 1976, n. 218, m. 378874). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel giudizio di risarcimento del danno proposto da un risparmiatore, il giudice di merito, per assolvere l'intermediario finanziario dalla responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge, non può limitarsi ad affermare che manca la prova della sua negligenza ovvero dell'inadempimento, ma deve accertare se sussista effettivamente la prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e, in mancanza di tale prova, che è a carico dell'intermediario fornire (art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998), questi sarà tenuto al risarcimento degli eventuali danni causati al risparmiatore» (Cass., sez. I, 19 ottobre 2012, n. 18039, m. 624750). Sicché, a fronte di un'operazione non adeguata, la banca «può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute» (Cass., sez. I, 25 giugno 2008, n. 17340, m. 604058, Cass., sez. I, 29 ottobre 2010, n. 22147, m. 615478). (Nel caso in esame i giudici del merito avevano ritenuto che la banca, cui incombeva l'onere della prova, non avesse dimostrato di avere fornito informazioni più che generiche e burocratiche, perché la dichiarazione sottoscritta dal cliente si limitava a dare atto dell'inadeguatezza dell'operazione, senza indicarne specificamente le ragioni; mentre il funzionario che aveva ricevuto l'ordine di acquisto, assunto come testimone, si era limitato a riferire di avere fornito le informazioni dovute, senza ulteriori specificazioni. Sicché questa interpretazione delle prove fornite dalla banca è certamente incensurabile nel giudizio di legittimità, perché, attenendo al giudizio di fatto, risulta plausibilmente giustificata; tanto più se si consideri che l'ordine di acquisto dei titoli, nel caso di specie Cirio, fu impartito contestualmente alla stipulazione del contratto quadro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La prova del collegamento causale tra inadempimento della banca ai propri doveri informativi e il pregiudizio lamentato dal cliente può essere di carattere presuntivo. (Nel caso di specie, il giudice di merito ha ragionevolmente desunto detta prova dal sopravvenuto fallimento della società emittente nell'anno successivo all'acquisto dei titoli). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il credito relativo alla restituzione dei titoli dovuta dal cliente all'intermediario non ha natura pecuniaria e, conseguentemente, allo stesso non possono essere applicati interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 marzo 2016, n.5089.




Sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ex art. 144 TUB per carenze in organizzazione e controlli interni non equiparabili a quelle irrogate dalla CONSOB ex art. 187 ter TUF per manipolazione del mercato

Credito - Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Vigilanza e controllo - Sanzioni irrogate ex art. 144 TUB per carenze organizzative e di controllo interno - Natura sostanzialmente penale - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ai sensi dell'art. 144 TUB per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni non sono equiparabili, quanto a tipologia, severità, incidenza patrimoniale e personale, a quelle irrogate dalla CONSOB ai sensi dell'art. 187 ter TUF per manipolazione del mercato, sicché esse non hanno la natura sostanzialmente penale che appartiene a queste ultime, né pongono, quindi, un problema di compatibilità con le garanzie riservate ai processi penali dall'art. 6 CEDU (cfr. Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 4 marzo 2014, Grande Stevens e altri c. Italia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 febbraio 2016, n.3656.




Ammissibilità dell’intervento 'ad adiuvandum' in un giudizio individuale di una associazione esponenziale dei consumatori/risparmiatori

Associazione esponenziale dei consumatori/risparmiatori -  Ammissibilità dell’intervento “ad adiuvandum” in un giudizio individuale

La Prima Sezione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, concernente l’ammissibilità dell’intervento “ad adiuvandum” di un’associazione esponenziale dei consumatori/risparmiatori in un giudizio individuale, promosso da una pluralità di essi per denunciare la lesione di diritti riconosciuti dalla legge in virtù dell’asimmetria informativa e contrattuale caratterizzante il loro rapporto con l’intermediario finanziario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 19 febbraio 2016, n..




Contenuto della segnalazione di inadeguatezza dell'operazione

Procedimento civile - Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Art. 2504 bis c.c. - Natura interpretativa della modifica introdotta dal d.lgs. n. 6 del 2003 - Esclusione - Natura innovativa - Fondamento - Conseguenze - Fusioni anteriori al 1 gennaio 2004 - Fenomeno successorio - Configurabilità - Interruzione del processo - Inapplicabilità - Fondamento

Contratti di borsa - Operazioni finanziarie - Soggetti abilitati - Obblighi a loro carico - Finalità - Segnalazione di inadeguatezza dell'operazione - Contenuto

In tema di fusione, l'art. 2504 bis c.c., introdotto dalla riforma del diritto societario (d.lgs. n. 6 del 2003), ha natura innovativa e non interpretativa e, pertanto, il principio, da esso desumibile, per cui la fusione tra società si risolve in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo, non vale per le fusioni (per unione od incorporazione) anteriori all'entrata in vigore della nuova disciplina (1 gennaio 2004), le quali, pur dando luogo ad un fenomeno successorio, si diversificano, tuttavia, dalla successione "mortis causa" perché la modificazione dell'organizzazione societaria dipende esclusivamente dalla volontà delle società partecipanti, sicché quella che viene meno non è pregiudicata dalla continuazione di un processo del quale era perfettamente a conoscenza, né alcun pregiudizio subisce la incorporante (o la società risultante dalla fusione), che può intervenire nel processo ed impugnare la decisione sfavorevole, neppure applicandosi, a dette fusioni, la disciplina dell'interruzione di cui agli artt. 299 e segg. c.p.c. (massima ufficiale)

In tema di intermediazione finanziaria, la pluralità degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell'inadeguatezza dell'operazione che si va a compiere) previsti dagli artt. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998, 28, comma 2, e 29 del Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 (applicabile "ratione temporis") e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all'investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. "suitability rule"). Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un "Paese emergente"; 3) il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market"); 5) l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 26 gennaio 2016, n.1376.




Violazione degli obblighi di comportamento del promotore finanziario e concorso di colpa dell'investitore

Intermediazione mobiliare - Violazione degli obblighi di comportamento del promotore finanziario - Concorso di colpa dell'investitore - Configurabilità - Condizioni e limiti - Violazione dell'obbligo di diligenza - Fattispecie in tema di appropriazione di capitali investiti

In tema di intermediazione mobiliare, la violazione da parte del promotore finanziario degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell'investitore, qualora questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell'ordinaria diligenza od avalli condotte del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente e alle modalità di affidamento dei capitali da investire, così concorrendo al verificarsi dell'evento dannoso per inosservanza dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell'attività di investimento. (Affermando questo principio, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito di escludere il concorso dell'investitore nel pregiudizio economico arrecatogli dal promotore, che con una scusa si era fatto consegnare due moduli bancari già sottoscritti dal cliente, il quale aveva poi chiesto alla banca intermediatrice la documentazione atta a ricostruire l'accaduto, non ricevendo, tuttavia, una sollecita risposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 settembre 2015, n.18613.




Contratti di intermediazione finanziaria e successivi inviti a diversificare gli investimenti ed a disinvestire

Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi - Successivi inviti a diversificare gli investimenti ed a disinvestire - Attenuazione della responsabilità ex art. 1227 c.c. - Inidoneità

Contratti di intermediazione finanziaria - Operatore qualificato - Nozione - Riferimento all'art. 31, comma 2, del regolamento Consob n. 11522 del 1998 - Necessità - Mero richiamo all'entità del patrimonio ed alle attitudini imprenditoriali dell'investitore - Insufficienza

In tema di contratti di intermediazione finanziaria, l'intermediario, che sia rimasto inadempiente agli specifichi obblighi informativi previsti dalla legge con riferimento alle operazioni inadeguate, non può invocare l'attenuazione della sua responsabilità, ex art. 1227 c.c., per non avere l'investitore condiviso i suggerimenti (nella specie, a diversificare gli investimenti o a disinvestire) da lui ricevuti dopo l'esecuzione dell'ordine di acquisto ed entro il termine di scadenza dell'investimento, atteso che una siffatta condotta non comporta un'esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (massima ufficiale)

In tema di contratti di intermediazione finanziaria, la qualità di operatore qualificato ha un preciso contenuto tecnico giuridico, espressamente disciplinato dall'art. 31, comma 2, del regolamento Consob 1 luglio 1998, n. 11522, e non integrato dal mero riferimento all'entità del patrimonio dell'investitore ed alle sue attitudini imprenditoriali. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 31 agosto 2015, n.17333.




Azione cautelare proposta dai titolari di una società quotata nei confronti della CONSOB, inerzia nell'esercizio dei poteri di vigilanza e competenza del giudice amministrativo

Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Azione cautelare proposta dai titolari di una società quotata nei confronti della CONSOB - Inerzia nell'esercizio dei poteri di vigilanza attribuiti dalla legge all'autorità di controllo - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fondamento

La pretesa azionata in via cautelare dai titolari delle azioni di una società quotata nei confronti della CONSOB, avente ad oggetto non già il risarcimento del danno subito, ma la condanna della menzionata autorità ad esercitare i poteri di vigilanza alla stessa attribuiti dall'ordinamento per assicurare la correttezza e la trasparenza dei mercati finanziari, al fine di elidere il rischio di danni futuri paventati, rientra nell'ambito della giurisdizione del giudice amministrativo, non essendo qualificabile come diritto soggettivo, ma eventualmente come interesse legittimo. Spetta, infatti, al giudice amministrativo stabilire, in concreto e nel merito, se l'interesse del privato volto ad ottenere o a conservare un bene della vita quando esso viene a confronto con un potere attribuito dalla legge all'Amministrazione non per la soddisfazione proprio di quell'interesse individuale, ma di un interesse pubblico che lo ricomprende e per la cui realizzazione è dotata di discrezionalità nell'uso dei mezzi a sua disposizione, costituisca un interesse meritevole di tutela ovvero rientri tra gli interessi di mero fatto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 maggio 2015, n.10095.




Gestione patrimonio mobiliare, ordine vincolante, rivelatosi dannoso, di cliente non professionale

Intermediazione finanziaria - Gestione patrimonio mobiliare - Ordine, ancorché vincolante, di cliente non professionale per investimento, poi rivelatosi dannoso, particolarmente rischioso - Responsabilità dell'intermediario finanziario - Configurabilità - Fondamento -  Fattispecie

In tema di gestione di patrimonio mobiliare, è configurabile la responsabilità dell'intermediario finanziario che abbia dato corso ad un ordine, ancorché vincolante, ricevuto da un cliente non professionale, concernente un investimento particolarmente rischioso (nella specie, l'impiego dell'intero ed ingente patrimonio dello stesso per l'acquisto di un unico titolo obbligazionario di una piccola società emittente, avente sede in Islanda, da tempo in conclamata crisi), atteso che la professionalità del primo, su cui il secondo abbia ragionevolmente fatto affidamento in considerazione dello speciale rapporto contrattuale tra essi intercorrente, gli impone comunque di valutare l'adeguatezza di quell'operazione rispetto ai parametri di gestione concordati, con facoltà, peraltro, di recedere dall'incarico, per giusta causa, qualora non ravvisi tale adeguatezza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 aprile 2015, n.7922.




Le SSUU sui versamenti del datore ai fondi complementari, prima della riforma del 1993

Periodo precedente la riforma introdotta dal dlgs 124/1993 – Versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare – Natura previdenziale – Sussiste

Con riferimento al periodo precedente la riforma introdotta dal Decreto Legislativo 21 aprile 1993, n. 124, i versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare hanno – a prescindere dalla natura del soggetto destinatario della contribuzione e, pertanto, sia nel caso in cui il fondo abbia una personalità giuridica autonoma, sia in quello in cui esso consista in una gestione separata nell’ambito dello stesso soggetto datore di lavoro – natura previdenziale e non retributiva e non sussistono pertanto i presupposti per l’inserimento dei suddetti versamenti nella base di calcolo delle indennità collegate alla cessazione del rapporto di lavoro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 marzo 2015, n.4949.




Valore probatorio della dichiarazione resa su modulo prestampato sulla consapevolezza della rischiosità dell’investimento

Servizi di investimento finanziari - Dichiarazione resa su modulo prestampato dalla banca circa la consapevolezza della rischiosità di un investimento - Confessione - Esclusione - Prova dell'adempimento degli obblighi informativi a carico degli intermediari - Sussistenza -  Fattispecie

In tema d'intermediazione finanziaria, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa le informazioni ricevute sulla rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, pur non costituendo dichiarazione confessoria (in quanto rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo), può comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sull'intermediario. (Nella specie, è stata ritenuta idonea a comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione la circostanza che il cliente, in occasione dell'acquisto di "bond" argentini, abbia fatto riferimento alle avvertenze ricevute circa l'inadeguatezza dell'ordine, sia per la mancata quotazione del titolo sia per la sua non rispondenza alla scelta prudenziale di investimenti operata fino ad allora, sottoscrivendo la seguente dichiarazione: "Prendiamo atto delle indicazioni sotto riportate e tuttavia vi autorizziamo comunque ad eseguire l'operazione: titolo non quotato-operazione non allineata alla linea di investimento concordata"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2015, n.4620.




Risoluzione del contratto per violazioni riguardanti le singole operazioni di investimento o disinvestimento

Intermediazione finanziaria – Obbligo informativo – Stipula del contratto quadro – Rilevanza nella successiva fase applicativa che attiene alla singola operazione – Responsabilità contrattuale – Violazioni riguardanti le operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto quadro

La violazione degli obblighi di informazione non ha rilevanza solo in relazione alla stipula del contratto quadro, posto che l'obbligo informativo relativo all'oggetto contrattuale si colloca anche nella successiva fase applicativa che attiene alla singola operazione finanziaria, dando luogo a responsabilità contrattuale, ed eventualmente conducendo alla risoluzione del contratto, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto quadro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2014, n.23717.




La dichiarazione resa dal cliente su modulo predisposto dalla banca sulla consapevolezza circa l'inadeguatezza dell'operazione non costituisce dichiarazione confessoria

Operazione finanziaria - Dichiarazione resa su modulo prestampato dalla banca - Contenuto - "Operazione non adeguata" - Valore confessorio - Esclusione - Prova dell'adempimento degli obblighi informativi da parte della banca - Insufficienza

In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa la natura di "operazione non adeguata" rispetto al suo profilo d'investitore dell'investimento effettuato dalla banca, non costituisce dichiarazione confessoria, né è sufficiente a far ritenere dimostrato, da parte dell'intermediario, l'adempimento degli obblighi informativi imposti dall'art. 29 del regolamento CONSOB. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 settembre 2014, n.20178.




La dichiarazione del cliente di volere comunque dar corso all’operazione non ha valore confessorio e non esonera l’intermediario dall’onere della prova a suo carico

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell’intermediario - Dichiarazione del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione” - Valore confessorio - Esclusione

La dichiarazione del cliente, contenuta nell’ordine di acquisto di prodotti finanziari e formulata in modo riassuntive generico, nella quale egli affermi di aver ricevuto un’informazione completa sulle caratteristiche sui rischi dei medesimi prodotti, non può essere considerata una confessione stragiudiziale, a norma dell’articolo 2735 c.c., perché rivolta alla formulazione di un giudizio (sull’adempimento dell’obbligazione della controparte) e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, ed intrinsecamente inidonea ad accertare quali concrete informazioni siano state fornite al cliente in ordine allo specifico prodotto finanziario; ne consegue che, in tal caso, l’ordine del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione”, a norma dell’articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998, benché impartito o registrato per iscritto, non vale ad esonerare da responsabilità la banca che non abbia offerto prova rigorosa di avere adempiuto agli obblighi informativi inerenti anche alle ragioni della ritenuta inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 agosto 2014, n.17726.




Borsa, abuso di informazione riservata e doveri di correttezza e trasparenza degli operatori finanziari a prescindere dal rapporto con il singolo investitore

Borsa - Art. 2 legge 17 maggio 1991 n. 157 - "Informazione riservata" - Nozione - Valutazione di un "advisor" circa le prospettive di dissesto dell'emittente strumenti finanziari - Inclusione - Condizioni

Contratti di borsa - Sollecitazione al pubblico risparmio - Doveri della banca - Correttezza e buona fede - Notizie riservate - Obblighi di informazione degli investitori - Responsabilità - Sussistenza

Borsa - Mercato borsistico - Disponibilità di notizie riservate - Sfruttamento a proprio vantaggio - Danno subito dagli altri operatori, sebbene in posizione indipendente dall'operatore deviante - Risarcibilità - Fondamento

In tema di abuso di informazioni privilegiate, costituisce informazione riservata ai sensi degli artt. 2 e 3 legge 17 maggio 1991 n. 157, la relazione di un "advisor" che, nella presentazione della proposta di acquisto di una società, abbia analizzato ed illustrato il grave stato di dissesto della stessa e la sua impossibilità di fronteggiare il debito consolidato sulla base dei flussi finanziari in essere e senza l'intervento di altri finanziamenti, trattandosi di notizia, di carattere specifico e determinato, rilevante in ordine alla valutazione dei titoli, in quanto rivolta alle banche detentrici del pacchetto di maggioranza e componenti il comitato ristretto per il risanamento della società. (massima ufficiale)

In tema di appello al pubblico risparmio i principi di correttezza e di buona fede nei rapporti commerciali e contrattuali, di cui agli art. 1175 e 1375 cod. civ., impongono che l'offerta di titoli di partecipazione avvenga con modalità che consentano al contraente-investitore di effettuare una corretta analisi dell'offerta e della convenienza dell'operazione, dovendo escludersi che l'intento speculativo normalmente perseguito nelle operazioni di borsa esima l'altro contraente da alcuno degli elementari doveri di correttezza, sicché la banca che si trovi in posizione di vantaggio informativo, comunque acquisito, ha il dovere di non approfittarne in danno altrui, pena altrimenti la propria responsabilità. (massima ufficiale)

I doveri di correttezza e trasparenza che, in virtù della complessiva disciplina del mercato borsistico, devono connotare il comportamento degli operatori finanziari hanno un ambito di applicazione più ampio rispetto alle norme del codice civile in tema di correttezza e buona fede, dettate con riferimento al singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 cod. civ.) od al singolo contratto (art. 1375 cod. civ.), in quanto tendono a garantire la regolare formazione dei prezzi degli strumenti finanziari sul mercato a vantaggio di chiunque si trovi a contrattare sulla base di quei prezzi, in un dato momento, pur se in posizione indipendente dall'operatore deviante; l'art. 2 della legge 17 maggio 1991 n. 157 costituisce una particolare manifestazione dei suddetti doveri e ne prescrive per l'appunto il rispetto generalizzato quale modalità diretta a garantire la correttezza dell'appello al pubblico risparmio, sicché del danno da omessa informazione nei confronti degli investitori - costituito dal minor valore del titolo rispetto all'importo pagato per acquistarlo - rispondono le banche solidalmente a prescindere da un rapporto diretto con gli stessi. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 03 luglio 2014, n.15224.




Imposta sostitutiva e applicabilità o meno in caso di finanziamenti prestati da intermediari finanziari

Intermediari finanziari - Imposta sostitutiva - Operazioni di finanziamento a medio e lungo termine - Rimessione della questione alle Sezioni unite della Corte di cassazione

Va rimessa al Primo Presidente, perché valuti l’opportunità di assegnare il ricorso alle Sezioni Unite, la questione, oggetto di contrasto tra diverse sezioni della Corte di Cassazione, se l’esenzione prevista dall'art. 15 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 sia applicabile anche alle operazioni di finanziamento a medio e lungo termine poste in essere da intermediari finanziari iscritti nello speciale elenco tenuto dalla Banca d'Italia, che esercitino, conformemente a disposizioni legislative, statutarie o amministrative, attività di erogazione di finanziamenti o di prestazioni di servizi previsti dalle leggi di agevolazione. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 maggio 2014, n.10066.




Diritto di recesso nei servizi di investimento, principio del clare loqui e consenso informato

Diritto di recesso - Informazione - Espressione "moduli o formulari" - Interpretazione - Documento contenente la sottoscrizione del cliente.

Servizio di investimento - Più operazioni unite da collegamento negoziale - Contratto con natura e funzione unitaria - Facoltà di recesso - Documento riguardante il complesso dell'intera operazione.

Contratti di investimento - Clare loqui - Enunciazione del principio nella normativa nazionale.

Contratti di investimento - Dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti - Corollario del dovere d'informazione - Consenso informato.

Contratti di investimento - Contenuto e forma - Dovere di chiarezza - Rilievo sul piano morfologico e sintattico.

Erogazione di mutuo per l'acquisto di strumenti finanziari predeterminati ed emessi dalla banca stessa con costituzione di pegno - Contratto atipico unico ed unitario - Causa concreta consistente nella realizzazione di un lucro finanziario - Servizio di investimento.

Contratti stipulati fuori sede - Diritto di recesso - Applicazione al servizio di collocamento ed a quello di semplice negoziazione titoli.

Contratti stipulati fuori sede - Diritto di recesso del risparmiatore - Disposizione di cui all'articolo 56 quater del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 - Riconoscimento del diritto di recesso alle negoziazioni in conto proprio stipulate dopo il 1 settembre 2013 - Norma di interpretazione autentica - Esclusione.

La prescrizione contenuta nell'articolo 30, comma 7, del D.lgs. n. 58  del 1998, secondo la quale, nei contratti stipulati fuori sede, l'informazione sulla facoltà di recesso deve essere contenuta nei "moduli o formulari", deve essere interpretata nel senso che tale informazione deve essere contenuta nel documento nel quale è consacrato il testo contrattuale quello, cioè, destinato alla sottoscrizione per adesione da parte del cliente e non semplicemente nelle condizioni generali di contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui ci si trovi di fronte ad un "servizio di investimento" consistente di più operazioni prive ciascuna di autonomia concettuale, giuridica o pratica, tra loro unite da un collegamento negoziale genetico o funzionale volto al perseguimento dello scopo finale dell'investimento, il contratto che le prevede ha natura e funzione unitaria, con la conseguenza che l'informazione sulla facoltà di recesso di cui all'articolo 30, comma 7, del D.lgs. n. 58  del 1998 deve essere contenuta nel documento contrattuale sottoscritto dal cliente riguardante il complesso dell'intera operazione e non un frammento di essa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le regole comunitarie e nazionali che disciplinano il contenuto e la forma dei contratti di investimento impongono all'intermediario ed all'emittente il dovere del clare loqui, ovvero di "parlare chiaro". A livello di legislazione nazionale, il precetto in questione è ribadito: dagli articoli 1175 e 1375 c.c., i quali pongono a carico dei contraenti un obbligo di informazione e chiarezza; è desumibile dall'articolo 21 del D.lgs. n. 58  del 1998, nella parte in cui impone agli intermediari di "operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati"; è enunciato dal regolamento Consob n. 11522/98 e dall'allegato 7 allo stesso, ove si impone all'intermediario di "illustrare all'investitore in modo chiaro ed esauriente (…) gli elementi essenziali dell'operazione, del servizio o del prodotto". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari per quanto riguarda il contenuto e la forma dei contratti di investimento è un corollario indefettibile del dovere d'informazione: l'uno e l'altro hanno lo scopo di colmare le "asimmetrie informative" tra risparmiatore ed intermediario. Il risparmiatore è dunque titolare di un diritto il cui corretto e proficuo esercizio dipende dal possesso di informazioni che gli debbono essere fornite da altri e che esige un “consenso informato”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari in ordine al contenuto ed alla forma dei contratti di investimento non può essere assolto in modo puramente formale, con la conseguenza che si deve evitare di sottoporre al risparmiatore profluvi di documenti disseminati di tecnicismi e solecismi, senza che alcuno provveda a chiarirne il significato. Il requisito di chiarezza in questione può mancare sul piano morfologico (impiego di lemmi di uso non comune) ed anche sul piano sintattico (adozione di periodi oscuri, rinvii, ipotassi, anacoluti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'operazione finanziaria consistente nell'erogazione al cliente, da parte d'una banca, d'un mutuo contestualmente impiegato per acquistare per conto del cliente strumenti finanziari predeterminati ed emessi dalla banca stessa, a loro volta contestualmente costituiti in pegno in favore della banca a garanzia della restituzione del finanziamento, dà vita ad un contratto atipico unico ed unitario, la cui causa concreta risiede nella realizzazione di un lucro finanziario, e che va sussunto tra i "servizi di investimento" di cui al D.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 1, comma 5. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il diritto di recesso previsto in favore del risparmiatore dal D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 30, comma 7, per i contratti stipulati fuori sede si applica sia nel caso di vendita di strumenti finanziari per i quali l'intermediario ha assunto un obbligo di collocamento nei confronti dell'emittente sia nel caso di mera negoziazione di titoli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 56 quater, il quale - novellando il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 30, comma 6, - ha previsto che il diritto di recesso del risparmiatore dai contratti di investimento stipulati fuori sede spetti anche nel caso di operazioni di negoziazione di titoli per conto proprio stipulate dopo il 1 settembre 2013, non è una norma di interpretazione autentica, e non ha avuto l'effetto di sanare l'eventuale nullità dei suddetti contratti, se privi dell'avviso al risparmiatore dell'esistenza del diritto di recesso e stipulati prima del 1 settembre 2013. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 03 aprile 2014, n.7776.




Permanenza per tutta la durata del rapporto della gestione patrimoniale dell'obbligo di curare al meglio gli interessi del cliente

Gestione di portafogli di investimento - Obbligo del gestore di curare al meglio gli interessi del cliente - Permanenza dell'obbligo per tutta la durata del rapporto - Compensazione dei risultati positivi con quelli ottenuti nel periodo di gestione negligente - Esclusione.

L'obbligo del gestore, come del resto dell'intermediario finanziario in generale, è di curare al meglio gli interessi del cliente e tale dovere permane intatto per tutta la durata del rapporto; pertanto, il fatto che il gestore vi abbia fatto fronte molto bene in un certo arco di tempo, consentendo al cliente di realizzare i guadagni sperati, non implica che quest'obbligo cessi per il periodo successivo. Il cliente, infatti, ha diritto di pretendere in ogni momento che il gestore gli assicuri il miglior rendimento possibile e nulla esclude che lo stesso gestore, dopo aver adempiuto correttamente da principio il proprio obbligo, in un momento successivo venga meno ai suoi doveri: il che ovviamente comporta il diritto del cliente al risarcimento dei danni dipendenti casualmente da tale inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 febbraio 2014, n..




Interpretazione della domanda giudiziale e applicazione dei criteri di ermeneutica contrattuale. Quantificazione del danno subito dal cliente dell'intermediario finanziario

Processo civile - Domanda giudiziale - Interpretazione - Applicazione dei principi di ermeneutica contrattuale - Contemporanea proposizione delle domande di nullità del contratto e di risarcimento del danno.

Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi dell'intermediario - Quantificazione del danno subito dal cliente.

Il principio della conservazione dell'atto, il quale trova sicuro riscontro nei criteri di ermeneutica contrattuale di cui all'articolo 1367 c.c. e nell'istituto della conversione del contratto nullo di cui all'articolo 1324 c.c., costituisce un principio generale immanente all'ordinamento giuridico che trascende la materia contrattuale e che trova applicazione anche all'interpretazione della domanda giudiziale, la quale può essere considerata come dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici ed il cui contenuto è, quindi, definibile anche mediante l'applicazione in via analogica dei criteri di ermeneutica contrattuale. (Nella fattispecie, la corte di legittimità ha ritenuto ammissibile la convivenza e l'autonomia delle domande nullità del contratto e di risarcimento del danno entrambe proposte dall'attore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il danno subito dal cliente per effetto della violazione dei doveri informativi dell'intermediario è costituito dalla differenza tra il valore di acquisto dello strumento finanziario e quello al momento della domanda ovvero quello precedente in cui il cliente ha avuto consapevolezza della perdita di valore, tenendo conto degli eventuali interessi percepiti e del valore attuale dello strumento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 gennaio 2014, n.1511.




Violazione delle norme del TUF e responsabilità solidale dell’intermediario e della società emittente le obbligazioni

Intermediazione finanziaria – Violazione norme del TUF – Mancato rimborso delle obbligazioni – Responsabilità solidale dell’intermediario e della società emittente – Sussistenza.

Vi è solidarietà passiva tra l’intermediario responsabile di un danno verso l’investitore causato dalla violazione delle norme del TUF e la società emittente le obbligazioni per il mancato rimborso delle stesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2013, n.27875.




Sanzioni Consob e solidarietà con obbligo di regresso

Obbligazioni solidali – Solidarietà – Condebitori – Consob – Solidarietà con obbligo di regresso – Art. 195 TUF – Litisconsorzio – Legittimazione attiva.

  Cassazione civile, sez. II, 23 agosto 2013, n.19509.




Strumenti finanziari emessi all'estero, questione di giurisdizione, connessione tra cause ed ambito applicativo della domanda di nullità

Questione di giurisdizione - Regolamento 44/2001 - Connessione tra cause diverse - Diversità di oggetto e titolo - Mancanza di relazioni di subordinazione o di incompatibilità logico giuridica - Accoglimento di un’zione idonea a riflettersi sull'altra.

Questione di giurisdizione - Regolamento 44/2001 - Forma scritta - Inserimento di clausola information memorandum - Prestito obbligazionario - Proroga della giurisdizione.

Questione di giurisdizione - Regolamento 44/2001 - Articolo 5, numero 1, "materia contrattuale" - Interpretazione - Estensione alle controversie volte a negare l'esistenza di un vincolo contrattuale.

Deve essere sottoposto al vaglio della Corte di giustizia dell'Unione europea il quesito se il nesso di connessione tra cause diverse contemplato dall'art. 6, n. 1 del regolamento 44/2001 possa o meno reputarsi sussistente qualora siano diversi l'oggetto delle pretese fatte valere con le due azioni ed il titolo in base al quale le pretese giudiziarie sono avanzate, senza che vi sia tra esse una relazione di subordinazione o d'incompatibilità logico-giuridica, ma l'eventuale accoglimento di una di esse sia potenzialmente idoneo, di fatto, a riflettersi sull'entità dell'interesse a tutela del quale l'altra domanda 6 stata proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve essere sottoposto al vaglio della Corte di giustizia dell'Unione europea il quesito se il requisito della forma scritta della clausola di proroga della giurisdizione postulato dall'art. 23, comma 1, lett. a), del citato regolamento possa o meno reputarsi integrato in caso di inserimento di una tat clausola nel documento (Information memorandum) predisposto unilateralmente dall'emittente di un prestito obbligazionario, con l'effetto di rendere applicabile la proroga della giurisdizione alle controversie insorte con qualsiasi successivo acquirente di dette obbligazioni in ordine alla validità delle stesse; o se possa altrimenti reputarsi che l'inserimento della clausola di proroga net documento volto a disciplinare un prestito obbligazionario destinato ad avere circolazione transfrontaliera corrisponda ad una forma ammessa dagli usi net commercio internazionale, nell'accezione di cui all'art. 23, comma 1, lett. c), del medesimo regolamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve essere sottoposto al vaglio della Corte di giustizia dell'Unione europea il quesito se l'espressione "materia contrattuale" adoperata dall'art. 5, n. 1, del citato regolamento sia da intendere come riferita unicamente alle controversie nelle quali si intenda far valere in giudizio il vincolo giuridico derivante dal contratto, oltre che a quelle da detto vincolo strettamente dipendenti, o se vada estesa anche alle controversie nelle quali la parte attrice, lungi dall'invocare il contratto, neghi l'esistenza di un vincolo contrattuale giuridicamente valido e miri a conseguire la restituzione di quanto corrisposto in base ad un titolo privo, a suo dire, di qualsiasi valore giuridico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, 25 giugno 2013, n..




Strumenti finanziari negoziati fuori sede: il diritto di recesso compete ogni volta in cui vi sia la necessità di tutelare il diritto dell'investitore ad una scelta meditata

Intermediazione finanziaria - Contratti stipulati fuori dai locali commerciali - Jus poenitendi - Facoltà di recesso del cliente - Ratio legis - Necessità di tutelare una meditata scelta di investimento.

Intermediazione finanziaria - Contratti stipulati fuori dai locali commerciali - Jus poenitendi - Facoltà di recesso del cliente - Interpretazione estensiva della disposizione di cui all'art. 30 del TUF - Necessità di assicurare la effettività della tutela del cliente - Previsione dell'art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE a garanzia di "un livello elevato di protezione dei consumatori" - Disparità di trattamento rispetto all'ipotesi di offerta fuori sede di strumenti finanziari.

Intermediazione finanziaria - Contratti stipulati fuori dai locali commerciali - Jus poenitendi - Facoltà di recesso del cliente - Applicazione estensiva all'ipotesi in cui la vendita fuori sede abbia ad oggetto altri servizi di investimento per i quali ricorrano le esigenze di tutela dell'investitore previste dall'articolo 30 del d. lgs. n. 58 del 1998.

Sulla ragion d'essere dello jus poenitendi previsto dall'articolo 30 del TUF le opinioni degli interpreti e degli studiosi sono sufficientemente univoche: è la circostanza che l'operazione d'investimento si sia perfezionata al di fuori dalle sede dell'intermediario a rendere necessaria una speciale tutela per l'investitore al dettaglio (la normativa non si applica agli investitori professionali, come chiarisce il secondo comma del citato art. 30), perché ciò significa che, di regola, l'iniziativa non proviene da lui. E' logico cioè presumere che, in simili casi, l'investimento non sia conseguenza di una premeditata decisione dello stesso investitore, il quale a tale scopo si sia recato presso la sede dell'intermediario, ma costituisca invece il frutto di una sollecitazione, proveniente da promotori della cui opera l'intermediario si avvale; sollecitazione che, perciò stesso, potrebbe aver colto l'investitore impreparato ed averlo indotto ad una scelta negoziale non sufficientemente meditata. Il differimento dell'efficacia del contratto, con la possibilità di recedere nel frattempo senza oneri per il cliente, vale appunto a ripristinare, a posteriori, quella mancanza di adeguata riflessione preventiva che la descritta situazione potrebbe aver causato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A favore di un'interpretazione estensiva della disposizione di cui all'art. 30 del TUF, che sia in grado di meglio assicurare la tutela del consumatore, militano i principi generali desumibili dallo stesso testo unico, sicuramente ispirati all'esigenza di effettività dell'indicata tutela, cui dà ulteriore rinforzo la previsione dell'art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che, nel garantire "un livello elevato di protezione dei consumatori", per ciò stesso impone d'interpretare le norme ambigue nel senso più favorevole a questi ultimi. Ma, soprattutto, milita in tal senso la difficoltà di giustificare, anche sul piano costituzionale, una disparità di trattamento tra l'ipotesi di offerta fuori sede di strumenti finanziari che sia fondata sulla diversa tipologia di servizio d'investimento reso dall'intermediario, quando del tutto analoga è la situazione di maggiore vulnerabilità in cui viene comunque a trovarsi il cliente per il fatto stesso che l'offerta lo raggiunge fuori dalla sede dell'intermediario o degli altri soggetti indicati dal primo comma del citato art. 30. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il diritto di recesso accordato all'investitore dal sesto comma dell'art. 30 del d. lgs. n. 58 del 1998 e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela. (Massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 03 giugno 2013, n.13905.




Nullità delle operazioni eseguite in assenza di contratto quadro e impossibilità di una ratifica tacita

Servizi di investimento mobiliare - Contratto quadro - Forma scritta - Necessità - Carenza - Nullità - Ratifica tacita - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall'art. 23 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, sono nulle, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell'investitore, le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto "contratto quadro", senza che sia possibile una ratifica tacita, che sarebbe affetta dal medesimo vizio di forma. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente il giudice di merito non avesse tenuto conto delle note e dei rendiconti inviati dall'istituto di credito alle parti ed asseritamente integranti, per effetto delle mancata contestazione, la ratifica del contratto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 marzo 2013, n.7283.




Forma giuridica dell'investimento finanziario e atipicità del contratto. Nozione di investimento finanziario e predeterminazione dell'importo promesso in restituzione al cliente

Attività d’intermediazione mobiliare - Contratto d’investimento - Nozione - Riferibilità ad ogni forma di investimento di natura finanziaria, ex art. 1, comma 1, lett. u) del d.lgs. n. 58 del 1998 - Atipicità dello schema - Fondamento.

Attività di intermediazione mobiliare - Nozione di investimento di natura finanziaria - Ogni conferimento di somme di denaro con un'aspettativa di profitto o remunerazione.

Attività di intermediazione mobiliare - Predeterminazione dell'importo promesso in restituzione al cliente - Natura di prodotto finanziario - Rischio emittente - Sussistenza.

Sebbene non tipizzato dal TUF, il contratto d’investimento si presta ad assurgere a forma giuridica di ogni investimento di natura finanziaria ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lett. u) del d.lgs. n. 58 del 1998. L’atipicità del contratto riflette, infatti, la natura aperta e atecnica di prodotto finanziario, la quale, se da un lato costituisce la risposta del legislatore alla creatività del mercato ed alla molteplicità di prodotti offerti al pubblico dei suoi attori, dall'altro risponde all'esigenza di tutela degli investitori, consentendo di ricondurre nell'ambito della disciplina di protezione dettata dal testo unico anche formino nominati di prodotti finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La nozione di investimento di natura finanziaria comprende ogni conferimento di una somma di denaro da parte del risparmiatore con un'aspettativa di profitto o di remunerazione, vale a dire di attesa di utilità a fronte delle disponibilità investite nell'intervallo determinato da un orizzonte temporale e con un rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La predeterminazione dell'importo promesso in restituzione al cliente dall'emittente un determinato prodotto finanziario non è circostanza sufficiente ad escludere il rischio e, quindi, la possibilità di riscontrare la presenza di un prodotto finanziario. Poiché anche il "rischio emittente" è incluso nell'area assunta dall'investitore mediante l'investimento, ai fini della configurabilità della presenza di un prodotto finanziario, con la correlata applicazione della disciplina in materia di sollecitazione, è sufficiente che sussista l'incertezza in merito non all'entità della prestazione dovuta o al momento in cui questa sarà erogata, bensì alla capacità stessa dell'emittente di restituire il tantundem con la maggiorazione promessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 05 febbraio 2013, n.2736.




Ambito di applicazione del diritto di recesso ex art. 30 TUF e rimessione della questione alle Sezioni Unite della Corte di cassazione

Diritto di recesso ex art. 30 TUF – Ambito di applicazione – Se limitato a specifici servizi, precisamente individuati – Se per contro espressivo di un principio pure ricomprensivo delle singole operazioni di investimento, per le quali è necessario un ordine del cliente sotto forma di negoziazione o trasmissione o ricezione ordini, e fisicamente stipulate fuori della sede legale dell’intermediario – Questione discussa e di particolare importanza – Sua rimessione alle Sezioni Unite.

E’ questione alquanto discussa nell’attuale diritto vivente e di particolare importanza quella relativa all’ambito di applicazione del diritto di recesso del cliente ex art. 30 TUF, se lo stesso cioè si ponga limitatamente a singoli, specifici servizi, precisamente individuati o se, per contro, sia espressivo di una regola generale, riferibile anche alle singole operazioni di investimento, per le quali è necessario un ordine del cliente sotto forma di negoziazione o trasmissione i ricezione ordini, e sempre che si tratti di operazione «fisicamente» stipulata fuori dalla sede legale dell’intermediario. Tale questione va perciò rimessa al giudizio delle Sezioni Unite. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2012, n.10376.




Responsabilità concorrente del cliente nel comportamento tenuto dal promotore finanziario, condizioni e limiti

Promotore finanziario - Responsabilità - Colpa esclusiva o concorrente del cliente investitore - Condizioni - Limiti.

Perché al cliente investitore possa essere attribuita una colpa esclusiva o concorrente con quella del promotore che abbia distratto le somme ricevute è necessario che emerga la prova della collusione, o quanto meno della fattiva acquiescenza, del cliente alla violazione delle regole di condotta da parte del promotore o comunque che le circostanze siano tali per cui il dovere di comportarsi secondo buona fede e di non pregiudicare ingiustamente le ragioni dell'altro contraente avrebbe imposto al cliente di adottare maggior diligenza non prestandosi al compimento di operazioni anomale quando egli sia perfettamente a conoscenza del complesso iter funzionale della sottoscrizione di programmi di investimento. Perché ciò accada non è, però, sufficiente la mera consapevolezza da parte dell'investitore della violazione delle regole di comportamento cui il promotore avrebbe dovuto attenersi per la tutela dei risparmiatori, occorrendo invece che i rapporti tra promotore ed investitore presentino connotati di anomalia, se non addirittura di connivenza o di collusione in funzione elusiva della disciplina legale, con la precisazione che spetta all'intermediario l'onere di provare che l'illecito è stato consapevolmente agevolato in qualche misura dall'investitore, non potendo la collusione od una consapevole e fattiva acquiescenza del cliente essere presunte sulla base della sola circostanza che l'equivalente pecuniario dell'investimento sia stato conferito con modalità difformi da quelle previste dal regolamento Consob, ma essendo necessario che detta circostanza si accompagni con altri elementi significativi, quali ad esempio il numero e la ripetizione delle operazioni posti in essere con modalità irregolari, la durata nel tempo del rapporto tra investitore e promotore, il valore complessivo delle operazioni poste in essere, l'esperienza acquisita dal cliente negli investimenti in titoli finanziari ed in particolare la sua conoscenza del complesso iter funzionale della sottoscrizione di determinati programmi di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2012, n.8236.




Gli interessi dalla data dell'investimento e non della domanda; la sottoscrizione del modulo sulla rischiosità dell'investimento non ha valore confessorio

Intermediazione finanziaria – Bond Argentina – Conferma Corte d’Appello di Genova – Riconoscimento degli interessi dalla data dell’investimento – Correttezza. Dichiarazione dell’inadeguatezza dell’operazione e della rischiosità dell’investimento – Valore confessorio – Esclusione.

La Suprema Corte conferma la decisione della Corte d’Appello di Genova che aveva riconosciuto il diritto degli attori ad ottenere gli interessi a partire dalla data dell’investimento e non dalla data della domanda. Inoltre, rifacendosi ad un orientamento ormai consolidato, la sentenza sostiene che la firma del cliente del modulo predisposto dalla banca sulla rischiosità dell'investimento e della inadeguatezza dello stesso non ha valore confessorio, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (David Giuseppe Apolloni) (riproduzione riservata.

In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca (nella specie in "bond" argentini) e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non costituisce dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 aprile 2012, n.6142.




Forma scritta ex art. 23 del d.lgs. 58/1998 e contratto sottoscritto dal solo investitore

Intermediazione finanziaria - Prescrizione di forma scritta ai sensi dell'articolo 23 del decreto legislativo numero 58 del 1998 - Contratto sottoscritto dal solo investitore - Dichiarazione del cliente di aver ricevuto “un esemplare del presente contratto” - Produzione in giudizio della copia del contratto da parte della banca - Produzione in giudizio degli estratti di conto corrente bancario inviati al cliente nel corso del rapporto - Sufficienza ai fini del perfezionamento.

La previsione di forma contenuta nell'articolo 23 del decreto legislativo n. 58 del 1998 è soddisfatta dalla sottoscrizione del contratto da parte del solo investitore, allorché la copia prodotta in giudizio dal cliente rechi la dicitura “un esemplare del presente contratto ci è stato da voi consegnato”. L’obbligo di forma scritta è altresì rispettato quando, alla sottoscrizione del contratto da parte del solo investitore, abbiano fatto seguito, anche alternativamente, la produzione in giudizio di copia del contratto da parte della banca, oppure la manifestazione di volontà della medesima di avvalersi del contratto stesso, risultante da plurimi atti posti in essere nel corso del rapporto (ad es. comunicazione degli estratti conto)”. (Alessandro Giorgetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 marzo 2012, n.4564.




Ius poenitendi e precedente accordo di carattere generale tra investitore e intermediario

Intermediazione finanziaria - Offerta fuori sede ex art. 30 TUF - Ius poenitendi - Spazio applicativo - Precedente accordo di carattere generale tra investitore e intermediario.

In tanto può trovare ragionevole applicazione la disciplina del ius poenitendi, in quanto si sia verificata una stiuazione in cui il risparmiatore sia stato esposto al rischio di assumere iniziative e prendere decisioni poco meditate. Il fatto che l'acquisto non sia avvenuto per iniziativa dell'offerente, ma a seguito di un precedente accordo di carattere generale tra l'investitore e il soggetto delegato per la definizione negoziale comporta che sia ravvisabile una ipotesi di negoziazione e non di collocamento ex art. 30, comma 5, TUF. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 febbraio 2012, n.2065.




Diritto di recesso ex art. 30 TUF e inapplicabilità alla negoziazione di strumenti finanziari

Contratti di borsa - Contratti fuori sede - Contratto di negoziazione di obbligazioni sulla base di un contratto-quadro - Art. 30 d. lgs. n. 58 del 1998 - Diritto di recesso del cliente - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.

La disciplina del recesso, dettata dall'art. 30, comma 6, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 con riguardo alle offerte fuori sede concernenti il collocamento di strumenti finanziari, è inapplicabile ai contratti di negoziazione di obbligazioni eseguiti in attuazione di un contratto-quadro, sottoscritto fra la banca e il cliente, in quanto tali contratti non costituiscono un servizio di collocamento, che si caratterizza per l'esistenza di un accordo tra l'emittente (o l'offerente) e l'intermediario collocatore, finalizzato all'offerta ad un pubblico indeterminato di strumenti finanziari, emessi a condizioni di tempo e prezzo predeterminati, ed, inoltre, il legislatore ha limitato la tutela dello "ius poenitendi" agli investitori che abbiano definito l'investimento per essere stati raggiunti all'esterno dei luoghi di pertinenza del proponente e, quindi, siano stati esposti al rischio di assumere decisioni poco meditate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 febbraio 2012, n.2065.




Mutuo per l'acquisto di strumenti finanziari costituiti in pegno a favore della banca, fattispecie negoziale complessa e applicazione della disciplina per l'offerta fuori sede

Contratti bancari - Piano finanziario con erogazione di mutuo - Utilizzo della somma mutuata per acquisto di strumenti finanziari - Costituzione in pegno a favore della banca a garanzia della restituzione del mutuo - Sottoscrizione al di fuori dei locali dell'istituto di credito - Onere della prova.

Contratti bancari - Piano finanziario con erogazione di mutuo - Utilizzo della somma mutuata per acquisto di strumenti finanziari - Costituzione in pegno a favore della banca a garanzia della restituzione del mutuo - Fattispecie negoziale complessa riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari - Applicazione della disciplina per l'offerta fuori sede - Diritto di recesso - Nullità.

E' nullo il contratto stipulato tra il privato e la banca (nella specie costituente un piano finanziario con erogazione di un mutuo, l'utilizzo della somma mutuata per l'acquisto di obbligazioni e di una quota di un fondo comune di investimento, la costituzione in pegno in favore della banca, a garanzia della restituzione del mutuo, delle obbligazioni e della quota acquistate e l'accensione di un conto deposito titoli e di un conto corrente), qualora sottoscritto al di fuori dei locali dell'istituto di credito. A fronte della contestazione all'uopo formulata dal privato, sorretta da adeguati elementi probatori, incombe sull'istituto di credito fornire prova contraria e dunque che il contratto sia stato sottoscritto presso i suoi uffici. (Andrea Fusaro) (riproduzione riservata)

Un piano finanziario con erogazione di un mutuo, con previsione dell'utilizzo della somma mutuata per l'acquisto di obbligazioni e di una quota di un fondo comune di investimento, con costituzione in pegno in favore della banca, a garanzia della restituzione del mutuo, delle obbligazioni e della quota acquistate e contestuale accensione di un conto deposito titoli e di un conto corrente, sul quale regolare la restituzione rateale del mutuo, si risolve in una combinazione di contratti aventi ad oggetto obbligazioni e quote di fondi comuni di investimento che dà vita ad una complessiva fattispecie negoziale autonoma, riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari di cui all'art. 1, D.Lgs. n. 58 del 1998 (TUF) ed assoggetta alla relativa disciplina, anche per quanto riguarda l'offerta fuori sede di cui all'art. 30 del medesimo decreto ed, in particolare, l'obbligo a pena di nullità del contratto, di indicare nei moduli o formulari la facoltà di recesso. (Andrea Fusaro) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 febbraio 2012, n.1584.




Il contratto 4YOU è uno strumento finanziario e non un servizio accessorio la concessione di finanziamenti finalizzati all'investimento in strumenti finanziari

Contratto denominato 4YOU - Combinazione di titoli obbligazionari, quote di fondo comune di investimento con garanzia costituita da pegno - Nozione di strumento finanziario di cui all'articolo 1, comma 2, lett. J d.lgs. 58/1998 - Applicabilità - Natura di servizio accessorio di cui all'articolo 1, comma 6, lett. c d.lgs. 58/1998 - Esclusione.

La combinazione di titoli obbligazionari e quote di un fondo comune di investimento operata nel contesto unitario di un'operazione di finanziamento garantita da pegno costituito sui medesimi strumenti finanziari e finalizzata alla restituzione del finanziamento erogato nonché alla realizzazione dell'investimento rientra nella nozione di strumento finanziario contenuta nell'articolo 1, comma 2, lett. b), c) e i), del decreto legislativo n. 58 del 1998, secondo il quale per strumenti finanziari si intendono, tra gli altri, "le obbligazioni", "le quote di fondi comuni di investimento" (lett. b e c) e "le combinazioni di contratti o di titoli indicati nelle precedenti lettere" (lett. j). (Fattispecie relativa al contratto denominato "4YOU"). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 febbraio 2012, n.1584.




Violazione degli obblighi informativi, disinvestimento anticipato e prova del danno subito

Intermediazione finanziaria - Servizio di negoziazione titoli - Violazione degli obblighi informativi - Disinvestimento prima della scadenza - Risarcimento del danno - Limiti - Fondamento.

Intermediazione finanziaria - Prestazione del servizio di negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Ordine del cliente di compiere acquisti ad alto rischio - Investitore non professionale - Notizie di stampa circa la rischiosità dei titoli - Concorso di colpa del cliente - Esclusione - Fondamento.

Intermediazione finanziaria - Prestazione del servizio di negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Inadempimento - Acquisto di titoli ad alto rischio - Risarcimento del danno - Individuazione - Assunzione incolpevole di un rischio - Sussistenza - Quantificazione del danno - Criteri.

Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, in presenza della violazione degli obblighi informativi gravanti sull'intermediario, la mera allegazione di un maggior valore, al tempo della futura scadenza, dei titoli venduti anticipatamente dal cliente, non basta, di per sé, ad individuare un danno imputabile all'intermediario, in quanto le ragioni di una richiesta di disinvestimento possono essere le più varie, anche funzionali ad una diversa scelta di investimento o volte all'uso del denaro per scopi di consumo, potendo ravvisarsi un danno soltanto allorché sia allegato e provato che la vendita dei titoli sia avvenuta ad un prezzo inferiore al valore di mercato in quel momento storico (e non, invece, rispetto a quanto in futuro si sarebbe potuto ricavare), ovvero che la vendita sia avvenuta in funzione di una strategia di reinvestimento finanziario meno favorevole. (massima ufficiale)

Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie d'investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno per non essersi egli stesso informato tramite la stampa della rischiosità dei titoli acquistati, in quanto lo speciale rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l'intermediario implica un grado di affidamento del primo nella professionalità del secondo che non può essere sostituito dall'onere per lo stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte. (massima ufficiale)

Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, il danno risarcibile consiste nell'essere stato posto a carico di detto cliente un rischio, che presumibilmente egli non si sarebbe accollato. Tale danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria, solo se non risulti che, dopo l'acquisto, ma già prima della proposizione di detta domanda, il cliente, avendo avuto la possibilità con l'uso dell'ordinaria diligenza di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati, né sussistendo impedimenti giuridici o di fatto al disinvestimento, li abbia, tuttavia, conservati nel proprio patrimonio: nel qual caso, il risarcimento deve essere commisurato alla diminuzione del valore dei titoli tra il momento dell'acquisto e quello in cui l'investitore si è reso conto, o avrebbe potuto rendersi conto, del loro livello di rischiosità. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 dicembre 2011, n.29864.




Abusiva sollecitazione all'investimento in Moneta della Repubblica della Terra

Sanzioni amministrative - In genere - Moneta e strumenti di pagamento - Caratteristiche - Riconducibilità all'esercizio delle potestà pubblicistiche di emissione e gestione del valore economico - Necessità - "Moneta della Repubblica della Terra" denominata "dhana" - Qualificazione - Prodotto finanziario o forma di investimento - Conseguenze - Sanzione di cui all'art. 94, comma 1, d.lgs. n. 58 del 1998 - Assoggettamento - Sussistenza.

Può essere qualificata moneta soltanto il mezzo di pagamento, universalmente accettato, che è espressione delle potestà pubblicistiche di emissione e di gestione del valore economico, in conformità agli obiettivi stabiliti dall'ordinamento nazionale e sovranazionale, con la conseguenza che la "moneta della Repubblica della Terra" - denominata "dhana" - non costituisce uno strumento di pagamento ex art. 1, comma 4, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, ma si atteggia a prodotto finanziario ovvero ad investimento a titolo oneroso, riguardante l'offerta al pubblico di azioni o quote di partecipazione, rappresentative di un valore economico garantito da capitali di imprese. Pertanto, l'abusiva sollecitazione all'investimento, tramite siti "internet", avente ad oggetto l'offerta al pubblico di tale moneta è soggetta alle sanzioni amministrative di cui all'art. 94, comma 1, del TUF. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 dicembre 2011, n.25837.




Azioni dematerializzate di fondo mobiliare estero e luogo di localizzazione ai fini della domanda risarcitoria dell'investitore italiano; danno da prospetto

Intermediazione mobiliare - Azioni dematerializzate di fondo mobiliare estero immesse in un sistema di gestione accentrata - Localizzazione - Luogo della scritturazione in conto presso l'intermediario ex art. 10 d.lgs. n. 170 del 2004 - Sussistenza - Luogo di iscrizione nel libro dei soci - Irrilevanza - Fondamento.

Intermediazione mobiliare - Danno da falsità del prospetto - Localizzazione dell'evento dannoso - Luogo di utilizzo del prospetto - Rilevanza - Fondamento.

In tema di intermediazione finanziaria, le azioni di un fondo mobiliare estero, emesse in forma dematerializzata ed immesse dal collocatore straniero in un sistema di gestione accentrata, devono ritenersi localizzate - ai fini delle domande risarcitorie proposte dall'investitore italiano contro le società estere coinvolte nell'emissione, promozione, collocamento e gestione delle azioni, nonché contro la società di revisione dell'emittente e la banca gestore del patrimonio di questa - nel luogo in cui è aperto il conto od avviene l'annotazione contabile nei registri dell'intermediario, nei quali si opera la registrazione in favore del titolare, in quanto le disposizioni del c.d. "prima" ("place of the relevant intermediary approach"), di cui all'art. 10 del d.lgs. 21 maggio 2004, n. 170, sono applicabili anche oltre il campo dei diritti di garanzia su strumenti finanziari in forma scritturale, attesa l'indiscutibile analogia di "ratio legis"; resta, invece, irrilevante l'ubicazione materiale del libro dei soci della società emittente, in quanto sia proposta un'azione risarcitoria di natura aquiliana e non un'azione di tipo sociale, rappresentando le azioni in questione null'altro che l'oggetto finale di un investimento mobiliare. (massima ufficiale)

La responsabilità da prospetto non veridico è conseguenza di un illecito aquiliano autonomo, che accomuna, in via solidale, non soltanto tutti i soggetti che abbiano materialmente provveduto alla sua redazione, ma anche quelli che ne abbiano successivamente fatto uso in sede di offerta pubblica o privato collocamento dei titoli in esso rappresentati, in quanto la responsabilità nasce all'atto della propalazione di notizie, informazioni, indicazioni false o fuorvianti; ne deriva che la materiale illustrazione e consegna da parte dell'offerente del prospetto, di cui l'investitore assuma la non veridicità, integra ed esaurisce la condotta illecita del primo ed identifica il "locus commissi delicti" come il luogo in cui le condotte materiali descritte sono state tenute, in quanto l'azione illecita si consuma nel luogo in cui il prospetto viene diffuso. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 08 aprile 2011, n.8034.




Illecito del promotore finanziario e responsabilità dell'intermediario

Intermediazione mobiliare - Promotori finanziari - Danni causati a terzi - Accertata responsabilità penale del promotore - Responsabilità solidale della società - Configurabilità - Condizioni.

Intermediazione mobiliare - Responsabilità solidale dell'intermediario - Consegna da parte del cliente al promotore di somme di danaro con modalità difformi da quelle prescritte - Indebita appropriazione di tali somme da parte del promotore - Concorso del fatto colposo dell'investitore - Configurabilità - Limiti - Fondamento.

La disposizione dell'art. 5, comma quarto, della legge 2 gennaio 1991, n. 1, secondo la quale la società di intermediazione mobiliare è responsabile in solido degli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, anche se tali danni siano conseguenti a loro responsabilità accertata in sede penale, richiede un rapporto di "necessaria occasionalità" tra incombenze affidate e fatto del promotore, che è ravvisabile in tutte le ipotesi in cui il comportamento del promotore rientri nel quadro delle attività funzionali all'esercizio delle incombenze di cui è investito. Né rileva che il comportamento del promotore abbia esorbitato dal limite fissato dalla società, essendo sufficiente che la sua condotta sia stata agevolata e resa possibile dall'inserimento del promotore stesso nell'attività della società d'intermediazione mobiliare e si sia realizzata nell'ambito e coerentemente alle finalità in vista delle quali l'incarico è stato conferito, in maniera tale da far apparire al terzo in buona fede che l'attività posta in essere, per la consumazione dell'illecito, rientrasse nell'incarico affidato. (massima ufficiale)

In tema di intermediazione mobiliare, la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell'attività dello stesso e la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità di invocare la responsabilità solidale dell'intermediario preponente; né un tal fatto può essere addotto dall'intermediario come concausa del danno subito dall'investitore, in conseguenza dell'illecito consumato dal promotore, al fine di ridurre l'ammontare del risarcimento dovuto. Le disposizioni di legge e regolamentari dettate in ordine alle modalità di corresponsione al promotore finanziario dell'equivalente pecuniario dei titoli acquistati o prenotati, infatti, sono dirette unicamente a porre a suo carico un obbligo di comportamento al fine di tutelare l'interesse del risparmiatore e non possono, quindi, logicamente interpretarsi come fonte di un onere di diligenza a carico di quest'ultimo, tale da comportare un addebito di colpa (concorrente, se non addirittura esclusiva) in capo al soggetto danneggiato dall'altrui atto illecito, e salvo che la condotta del risparmiatore presenti connotati di "anomalia", vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, palesata da elementi presuntivi, quali ad esempio il numero o la ripetizione delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, il valore complessivo delle operazioni, l'esperienza acquisita nell'investimento di prodotti finanziari, la conoscenza del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue complessive condizioni culturali e socio-economiche. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 24 marzo 2011, n.6829.




Illecito del promotore, responsabilità dell'intermediario preponente e nesso di occasionalità necessaria

Intermediari finanziari - Responsabilità del preponente per il fatto del promotore finanziario - Presupposti - Rapporto di necessaria occasionalità tra incombenze affidate e fatto del promotore - Necessità - Limitazione alle sole negoziazioni aventi ad oggetto prodotti finanziari del preponente - Esclusione.

In tema di intermediazione finanziaria, l'intermediario preponente risponde in solido del danno causato al risparmiatore dai promotori finanziari da lui indicati in tutti i casi in cui sussista un nesso di occasionalità necessaria tra il fatto del promotore e le incombenze affidategli. Tale responsabilità sussiste non solo quando detto promotore sia venuto meno ai propri doveri nell'offerta dei prodotti finanziari ordinariamente negoziati dalla società preponente, ma anche in tutti i casi in cui il suo comportamento, fonte di danno per il risparmiatore, rientri comunque nel quadro delle attività funzionali all'esercizio delle incombenze affidategli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 gennaio 2011, n.1741.




Irrilevanti i precedenti investimenti del cliente in titoli finanziari

Servizi di investimento finanziari - Doveri informativi a carico degli intermediari - Violazione - Responsabilità contrattuale - Ripartizione degli oneri di allegazione e probatori

Servizi di investimento mobiliare - Obblighi della banca - Informazione adeguata alla situazione finanziaria del cliente - Necessità - Operazioni non adeguate - Ordine scritto - Necessità - Precedenti investimenti in titoli finanziari - Rilevanza - Esclusione

In tema d'intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri d'informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d'investimento finanziari, può dar luogo a responsabilità contrattuale, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d'investimento o disinvestimento. Pertanto, è sufficiente che l'investitore alleghi da parte dell'intermediario l'inadempimento delle obbligazioni poste a suo carico dall'art. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 (integrato dalla normativa secondaria) e che provi che il pregiudizio lamentato consegua a siffatto inadempimento; l'intermediario ha invece l'onere di provare d'aver rispettato i dettami di legge e di avere agito con la specifica diligenza richiesta. (massima ufficiale)

In tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, ai sensi dell'art. 29, comma 3, della Delibera Consob del 1 luglio 1998 n. 11522) applicabile "ratione temporis", prima di dare attuazione ad un ordine, ancorché scritto, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. All'operatività di questa regola non è di ostacolo il fatto che il cliente abitualmente investa in titoli finanziari, perché ciò non basta a renderlo investitore qualificato. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 ottobre 2010, n.22147.




Fondi comuni, patrimoni separati e intestazione dei beni immobili alla SGR

Intermediazione finanziaria – Fondi comuni di investimento immobiliare – Responsabilità patrimoniale – Possibilità di intestare i beni direttamente al fondo – Esclusione – Capacità processuale autonoma – Esclusione.

I fondi comuni d’investimento (nella specie, un fondo immobiliare chiuso) costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio che li ha istituiti, con la conseguenza che, in caso di acquisto immobiliare operato nell’interesse di un fondo, l’immobile acquistato deve essere intestato alla società di gestione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 luglio 2010, n.16605.




Offerta pubblica di sottoscrizione, informazione fuorviante contenuta nel prospetto, responsabilità per colpa ed onere della prova

Intermediazione finanziaria – Offerta pubblica di acquisto – Informazioni contenute nel prospetto informativo – Risarcimento del danno – Violazione del dovere del neminem laedere – Responsabilità aquiliana – Responsabilità per colpa – Sussistenza – Onere della prova – Presunzione di rilevanza della errata informazione – Sussistenza – Onere della prova negativa di diversi fattori rilevanti nella causa azione del danno – Esclusione.

In presenza di un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l'emittente al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde verso chi ha sottoscritto le azioni del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre, dovendosi presumere, in difetto di prova contraria, che la non veridicità del prospetto medesimo abbia influenzato le scelte d'investimento del sottoscrittore. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2010, n.14056.




Mancata conversione di obbligazioni e responsabilità da inadempimento

Società per azioni – Emissione di obbligazioni convertibili in azioni di risparmio – O.P.A. residuale – Conseguente revoca della quotazione di borsa della società.

La sentenza ha escluso che sussista inadempimento imputabile alla società emittente obbligazioni convertibili in azioni di risparmio, tale da comportarne la responsabilità ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., allorché sopravvenga l’impossibilità per il sottoscrittore di convertirle in azioni a causa della revoca della quotazione in borsa della società, scaturita dal lancio di un’offerta pubblica di acquisto residuale imputabile (non ad un comportamento della stessa società, bensì) ai nuovi soci di controllo, cui l’ordinamento impone l’o.p.a. delle azioni residue in caso di flottante inferiore al dieci per cento (art. 10, nono comma, l. 12 febbraio 1992 n. 149), ed ha escluso, altresì, che alla società possa essere rimproverato di non avere aumento il capitale sociale per riportare il flottante al di sopra della soglia del dieci per cento, al fine di salvaguardare la prestazione promessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2010, n.11125.




Responsabilità degli amministratori per i doveri di vigilanza in tema di prestazione dei servizi di investimento

Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri inerenti alla prestazione dei servizi di investimento - Amministratori di società - Responsabilità solidale - Fondamento - Obbligo di vigilanza sul regolare andamento della società.

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, i componenti del consiglio di amministrazione di una società, chiamati a rispondere, ai sensi dell'art. 190 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, per la violazione dei doveri inerenti alla prestazione dei servizi di investimento posti a tutela degli investitori e del buon funzionamento del mercato, non possono sottrarsi alla responsabilità adducendo che le operazioni integranti l'illecito sono state poste in essere, con ampia autonomia, da un altro soggetto che abbia agito per conto della società, gravando a loro carico un dovere di vigilanza sul regolare andamento della società, la cui violazione comporta una responsabilità solidale, ai sensi dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, salvo che non provino di non aver potuto impedire il fatto. (Fattispecie anteriore al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5). Cassazione Sez. Un. Civili, 30 settembre 2009, n.20933.




Responsabilità della SGR per il fatto delle società mandatarie e dei loro dipendenti e ausiliari

SGR – Società gestione risparmio – Responsabilità per il fatto illecito commesso dalla mandataria e dei dipendenti ed ausiliari di questa – Sussistenza.

In virtù dei principi contenuti negli artt. 1228 e 2049 cod. civ., la società di gestione di fondi di investimento è tenuta a rispondere nei confronti dei terzi in buona fede dei danni loro arrecati dall'illecito comportamento della società mandataria a cui sia stata affidata la distribuzione delle quote del fondo. La mandante risponde nei confronti dei terzi anche degli illeciti commessi dai dipendenti o dagli ausiliari della mandataria, restando relegata ai rapporti interni la ripartizione delle responsabilità fra mandante e mandataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 giugno 2009, n.12994.




Operatore qualificato e valore probatorio della dichiarazione

Intermediazione finanziaria – Operatore qualificato secondo la definizione del Reg. Consob 5387/1991 – Dovere dell’intermediario di accertare l’effettiva esistenza dell’esperienza dichiarata – Esclusione – Rilevanza di elementi contrari in possesso dell’intermediario – Sussistenza – Valore confessorio della dichiarazione di operatore qualificato – Esclusione.

L’art. 13 del regolamento di cui alla delibera Consob 2 luglio 1991, n. 5387, secondo il quale è classificabile come operatore qualificato anche «ogni società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in valori mobiliari espressamente dichiarata per iscritto», esonera l’intermediario dal verificare l’effettiva esperienza dichiarata nel senso che, in mancanza di elementi contrari già in suo possesso, la semplice dichiarazione in questione, pur non costituendo dichiarazione confessoria in quanto volta alla formulazione di un giudizio e non alla affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, esonera l’intermediario dalle verifiche sul punto. Tale dichiarazione, inoltre, in difetto di contrarie allegazioni specificamente dedotte e dimostrate dalla parte interessata e di ulteriori riscontri, può costituire argomento di prova che il giudice - nell’esercizio del discrezionale potere di valutazione del materiale probatorio a propria disposizione ed apprezzando il complessivo comportamento extraprocessuale e processuale delle parti - può porre a fondamento della propria decisione anche come unica fonte di prova per quanto riguarda la sussistenza in capo all’investitore della sua natura di operatore qualificato e la diligenza prestata dall’intermediario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 maggio 2009, n.12138.




Strumenti finanziari ed investimenti immobiliari

Contratti di borsa – Attività di sollecitazione all'investimento immobiliare – Illecito di cui agli art. 94 e 191 del d.lgs. n. 58 del 1998 – Sussistenza – Esclusione – Fondamento – Conseguenze.

La sollecitazione agli acquisti immobiliari in mancanza di preventiva comunicazione alla Consob non configura l'illecito di cui agli artt. 94 e 191 del d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, atteso che dette norme - da interpretare alla luce della definizione di "sollecitazione dell'investimento" contenuta nell'art. 1, comma 1, lettera t), del medesimo decreto - collegano l'applicabilità della sanzione soltanto alla sollecitazione all'investimento in prodotti e strumenti finanziari, ai quali gli acquisti immobiliari non sono in alcun modo assimilabili, sia per la diversità tra le due categorie, sia in virtù dell'estraneità delle competenze della Consob dal campo degli investimenti immobiliari; ne consegue che la punizione di tale condotta viola il principio di legalità e tipicità dell'illecito amministrativo. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. II, 17 aprile 2009, n.9316.




Responsabilità dell’intermediario e onere della prova

Banche – Intermediazione finanziaria – Servizi di investimento – Negoziazione – Onere della prova.

Banche – Intermediazione finanziaria – Doveri di informazione – Portata.

Banche – Intermediazione finanziaria – Operazione non adeguata – Ragioni non adeguatezza.

Banche – Intermediazione finanziaria – Doveri di informazione – Strumenti finanziari derivati.

Nelle azioni dirette ad ottenere il risarcimento dei danni da inadempimento conseguenti alla violazione dei doveri di condotta imposti agli intermediari l’investitore è tenuto ad allegare l’inadempimento e deve fornire, anche sulla base di presunzioni, la prova del nesso di causalità tra il danno e l’inadempimento mentre l’intermediario deve provare l’avvenuto adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e di aver comunque agito con la specifica diligenza richiesta. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’obbligo di segnalare la non adeguatezza delle operazioni di investimento si applica anche ai servizi di investimento nei quali l’intermediario opera senza alcuna discrezionalità. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’intermediario è tenuto a comunicare per iscritto al cliente la non adeguatezza delle operazioni di investimento e le ragioni per cui non è opportuno procedere alla loro esecuzione. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’obbligo dell’intermediario di informare per iscritto l’investitore che le operazioni in strumenti derivati abbiano generato una perdita effettiva o potenziale superiore al 50% del valore dei mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l’esecuzione delle operazioni non è assolto dalla comunicazione periodica dell’esito delle operazioni. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 febbraio 2009, n.3773.




Adeguatezza dell'operazione e rilevanza di precedenti operazioni in titoli rischiosi

Borsa - Servizi di investimento mobiliare - Obblighi della banca - Informazione adeguata alla situazione finanziaria del cliente - Necessità - Operazioni non adeguate - Ordine scritto - Necessità - Precedente acquisto di altri titoli a rischio - Rilevanza - Esclusione.

In tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata (nella specie, avente ad oggetto obbligazioni Mexico 10%), può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. All'operatività di detta regola - applicabile anche quando il servizio fornito dall'intermediario consista nell'esecuzione di ordini - non è di ostacolo il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato un altro titolo a rischio (nella specie, obbligazioni Telecom Argentina), perchè ciò non basta a renderlo operatore qualificato ai sensi della normativa regolamentare dettata dalla Consob. (Fonte: CED – Suprema Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 25 giugno 2008, n.17340.




Operazioni in derivati, oggetto del contratto e nullità degli ordini

Servizi di investimento mobiliare - Contratto quadro - Interpretazione - Criteri - Esame delle singole pattuizioni - Necessità - Comportamento successivo dell'investitore - Rilevanza - Condizioni - Fattispecie in tema di responsabilità per l'esecuzione di ordini di negoziazione di derivati esteri.

Ai fini dell'accertamento dell'ambito oggettivo di un contratto quadro relativo alla prestazione di servizi di investimento, il giudice di merito non può fermarsi all'intitolazione enunciativa del contratto, ma deve esaminare l'intero contenuto delle pattuizioni contrattuali, astenendosi dal conferire rilievo, ai sensi dell'art. 1362 cod. civ., al comportamento successivo dell'investitore, ove lo stesso si sia sostanziato nel conferimento di ordini di borsa che, privi del necessario fondamento causale nel contratto quadro per avere ecceduto dai limiti oggettivi dello stesso, non risultino a loro volta impartiti nella forma scritta richiesta dall'art. 23, comma 1, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la responsabilità di una S.I.M. per i danni derivanti dall'esecuzione di operazioni su derivati esteri, senza tener conto che il contratto quadro sottoscritto dall'investitore, pur riferendosi genericamente, nell'intitolazione, alla negoziazione di stramenti finanziari collegati a valori mobiliari quotati "nei mercati regolamentati" ed ai relativi indici, conteneva una clausola che limitava espressamente l'oggetto del contratto al servizio di negoziazione di prodotti derivati italiani). (Fonte: CED – Suprema Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 25 giugno 2008, n.17341.




Contratti con i consumatori e clausole vessatorie

Contratti – Clausole vessatorie – Azione collettiva a tutela dei consumatori – Inibitoria – Legittimazione passiva delle associazioni dei professionisti che esprimano parere positivo sull’uso delle clausole – Fattispecie predente la modifica dell’art. 1469 sexies cod. civ. ex art. 14 l. 3 febbraio 2003, n. 14 – Sussistenza.

Contratti con i consumatori – Clausole vessatorie – Ius variandi del professionista – Giustificato motivo – Necessità – Riproduzione di disposizioni di legge – Trasposizione del nucleo precettivo – Modalità.

Contratti con i consumatori – Clausole vessatorie – Servizio cassette di sicurezza – Limitazione della responsabilità contrattuale del professionista – Esclusione del valore d’affezione – Limitazione del risarcimento al valore dichiarato dal cliente – Illegittimità – Divieto di limitazione della responsabilità per dolo o colpa grave – Significativo squilibrio tra le parti – Sussistenza.

Associazioni dei consumatori – Azione collettiva delle associazioni dei consumatori – Inibitoria all’uso di clausole vessatorie – Effetti sui contratti già stipulati – Sussistenza.

In tema di azioni collettive a tutela dei consumatori, l’associazione di professionisti che abbia provveduto all’elaborazione ed alla diffusione di clausole contenute in condizioni generali riguardanti contratti bancari ed abbia espresso parere positivo sulla loro utilizzabilità, deve ritenersi titolare della legittimazione passiva anche in ordine alle azioni collettive promosse prima della modifica dell’art. 1469 sexies cod. civ., intervenuta ai sensi dell’art. 6 della legge n. 14 del 3 febbraio 2003, con la quale è stata espressamente estesa la legittimazione passiva alle associazioni che “raccomandano” l’utilizzo di clausole o condizioni generali di contratto.

In tema di contratti bancari conclusi con i consumatori, è vessatoria la clausola, contenuta nelle condizioni generali di contratto, che riconosce unilateralmente al professionista la facoltà di modificare le disposizioni economiche del rapporto contrattuale, anche in mancanza di un giustificato motivo, così come richiesto, in via generale, dall'art. 1469 bis, comma 5, n. 11, attualmente riprodotto nell'art. 33, comma 2, lettera m) del d. lgs n. 205 del 2005, non potendosi qualificare tale previsione negoziale come meramente riproduttiva dell'art. 118 del d. lgs n. 385 del 1993, nella formulazione anteriore alla modifica introdotta con l'art. 10 del d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella legge n. 248 del 4 agosto 2006, sia perché l'esclusione della vessatorietà delle clausole riproduttive delle disposizioni di legge, prevista nell'art. 1469 ter, comma 3, riprodotta nell'art. 34, comma 3, del d. lgs n. 206 del 6 settembre 2005, trova applicazione solo quando ne venga trasposto il nucleo precettivo e non, invece, quando il predisponente si avvalga autonomamente di una facoltà prevista dalla norma, isolandola dal contesto normativo in cui si colloca, sia perché l'art. 118 del T.U. bancario ha una portata applicativa non limitata ai contratti con i consumatori.

In tema di contratti bancari conclusi con i consumatori, ha natura vessatoria sia la clausola relativa al servizio di cassette di sicurezza che limita la responsabilità contrattuale del professionista, in caso di danneggiamento o distruzione delle cose custodite, ai soli danni comprovati ed obiettivi, con esclusione del valore d'affezione, assumendo come limite quantitativo del risarcimento il valore dichiarato dal cliente ed il conseguente massimale assicurativo, sia quella che riconosce alla banca il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corrispondenza tra il valore dichiarato dal cliente e il valore effettivo, per essere, entrambe, oltre che lesive del divieto di limitazione della responsabilità contrattuale in caso di dolo o colpa grave, contenuto nell'art. 1229, comma 1, cod civ., anche produttive di un significativo ed ingiustificato squilibrio tra le parti, ex art. 1469 bis, comma 1, cod civ., o, in caso di clausola formante oggetto di trattativa, ex art. 1469 quinquies, comma 2, n. 2, cod. civ., in quanto dirette a limitare il diritto del consumatore ad agire, in caso d'inadempimento del professionista, anche per colpa lieve.

In tema di azione collettiva, proposta, nella vigenza dell'art. 1469 sexies cod.civ., da una o più associazioni rappresentative dei consumatori, l'inibitoria dell'uso delle clausole vessatorie produce effetti anche sui contratti già stipulati al momento della pronuncia giudiziale, sia perché l'eliminazione delle clausole vessatorie da tutti i contratti che le contengono è coerente con la finalità attribuita dal legislatore comunitario all'azione collettiva sia perché l'applicazione del divieto ai contratti ad esecuzione differita o con durata reiterabile, vigenti al momento dell'adozione dell'inibitoria (come quelli bancari), realizza la funzione preventiva propria di questo specifico strumento di tutela, escludendo la necessità di ricorrere all'azione individuale per espungere, in concreto, dai singoli regolamenti negoziali, le condizioni colpite dal provvedimento giudiziale.
Cassazione civile, sez. I, 21 maggio 2008, n.13051.




Nullità o responsabilità contrattuale: le Sezioni Unite risolvono il contrasto

Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri di informazione e di corretta esecuzione delle operazioni a carico degli intermediari – Fase precedente o coincidente alla stipula del contratto di intermediazione – Responsabilità precontrattuale – Violazioni relative alle operazioni di investimento e di disinvestimento – Responsabilità contrattuale.

La violazione dei doveri d'informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico del soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d'investimento finanziario può dar luogo a responsabilità precontrattuale, con conseguente obbligo di risarcimento dei danni, ove tali violazioni avvengano nella fase precedente o coincidente con la stipulazione del contratto d'intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti; può invece dar luogo a responsabilità contrattuale, ed eventualmente condurre alla risoluzione del predetto contratto, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d'investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto d'intermediazione finanziaria in questione. In nessun caso, in difetto di previsione normativa in tal senso, la violazione dei suaccennati doveri di comportamento può però determinare la nullità del contratto d'intermediazione, o dei singoli atti negoziali conseguenti, a norma dell'art. 1418, comma 1, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 dicembre 2007, n.26725.




Ammissibile la testimonianza del dipendente dell'intermediario

Intermediazione finanziaria - Capacità a testimoniare di dipendenti e funzionari dell'intermediario - Interesse alla partecipazione al giudizio - Irrilevanza.

La veste di dipendenti o funzionari dell'intermediario, i quali hanno materialmente mantenuto col cliente i rapporti da cui sono scaturite le pretese risarcitorie discusse in causa, non basta a rendere i testi titolari di un interesse che ne giustificherebbe la personale partecipazione al giudizio, e quindi non determina la loro incapacità a deporre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 dicembre 2007, n.26724.




Conflitto di interessi e divieto assoluto di operare

Intermediazione finanziaria – Operazione in conflitto di interessi – Divieto assoluto del compimento dell’operazione – Rilevanza – Modalità esecutiva dell’operazione – Irrilevanza.

Intermediazione finanziaria – Operazione in conflitto di interessi – Responsabilità precontrattuale – Esclusione – Responsabilità contrattuale – Rilevanza.

In base alla disposizione contenuta nella lett. g) dell’art. 6 della legge 2 gennaio 1991, n. 1, che in mancanza di autorizzazione scritta del cliente faceva espresso ed assoluto divieto all’intermediario di dar corso all’operazione in conflitto di interessi, non sono le specifiche modalità esecutive a venire in questione, ma il compimento stesso dell’operazione che non avrebbe dovuto affatto aver luogo. (Daniele Maffeis) (riproduzione riservata)

Non è precontrattuale la responsabilità in cui incorre l’intermediario che compia operazioni in conflitto di interesse quando dovrebbe astenersene, ma si tratta invece di una vera e propria responsabilità da non corretto adempimento di obblighi legali facenti parte integrante del rapporto contrattuale d’intermediazione finanziaria in essere con il cliente: quindi di una responsabilità contrattuale, con riferimento alla quale il richiamo alla nozione di interesse negativo appare fuor di luogo. (Daniele Maffeis) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 19 dicembre 2007, n.26724.




Nullità o inadempimento: alle Sezioni Unite la composizione del contrasto

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Violazione – Conseguenze – Nullità – Contrasto di giurisprudenza – Rimessione della questione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Si rimette alle Sezioni Unite il contrasto di giurisprudenza in ordine alle conseguenze derivanti dalla violazione dei doveri informativi degli intermediari finanziari. All’orientamento secondo il quale «la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell'art. 1418, primo comma, cod. civ., postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto, e quindi l'illegittimità della condotta tenuta nel corso delle trattative per la formazione del contratto, ovvero nella sua esecuzione, non determina la nullità del contratto, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista anche in riferimento a tale ipotesi» si contrappone quello per cui «in presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di un'espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma primo, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità». Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2007, n.3683.




Pegno di titoli di credito, patto di rotatività e dematerializzazione ex d.lgs. n. 213 del 1998

Pegno - Di beni mobili - Costituzione del diritto - Patto di rotatività - "Dematerializzazione" ex d.lgs. n. 213 del 1998 - Portata - Individuazione dei titoli - Necessità - Fattispecie

In tema di pegno di titoli di credito, la clausola di rotatività non elimina la realità del pegno, e la "dematerializzazione" (o "decartolarizzazione") dei titoli di credito, che, secondo il regime compiutamente attuato dal d.lgs. n. 213 del 1998, supera la fisicità del titolo, consentendone forme di consegna e di trasferimento virtuali, anche agli effetti della costituzione in pegno, attraverso meccanismi alternativi di scritturazione e senza la movimentazione o addirittura neppure la creazione del supporto cartaceo, non elimina anche la necessità dell'individuazione del titolo stesso a norma dell'art. 1378 cod.civ.. Infatti le registrazioni in apposito conto, previste dall'art. 87 T.U.F. e dall'art 34 l.cit. sostituiscono il vincolo di garanzia con una tecnica alternativa ma funzionalmente equivalente allo spossessamento del costituente, di guisa che il contratto è qualificabile secondo il tipo legale del pegno. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto la nullità del pegno costituito su B.O.T. e C.C.T. privi di qualsiasi indicazione, risultando specificati soltanto gli importi e le date di scadenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 ottobre 2006, n.23268.




Associazione dei consumatori, pubblicità ingannevole e competenza del giudice ordinario

Giurisdizione – Associazione consumatori – Azione per pubblicità ingannevole – Giurisdizione del Giudice Ordinario – Sussistenza.

Sussiste la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della domanda con la quale un’associazione dei consumatori, inserita nell’elenco di cui all’art. 5 della legge n. 281 del 1998, domandi l’inibizione degli atti di pubblicità ingannevole e la condanna della società che li aveva posti in essere al risarcimento del danno. Cassazione Sez. Un. Civili, 28 marzo 2006, n.7036.




Manipolazione del mercato e aspetti penali

Market abuse – Manipolazione del mercato – Rilevanza penale della manipolazione – Fattispecie amministrativa – Distinzione – Criteri.

Le fattispecie previste dagli artt. 184 e 187-ter d.lgs. n. 58 del 1998, entrambe riferite a casi di manipolazione del mercato, presentano alcuni elementi differenziali che agevolano la risoluzione dei problemi applicativi. In particolare, tra tali elementi di differenziazione, oltre ad una più dettagliata descrizione delle condotte punibili, vi è il riferimento al dato quantitativo dell’alterazione del prezzo degli strumenti finanziari causato dalle operazioni poste in essere dal mercato, dato, questo, presente solo nella disposizione penale. L’art. 185 d.lgs. cit., infatti, punisce chiunque ponga in essere operazioni simulate o altri artifizi che siano concretamente idonei a provocare “una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”, mentre nella previsione di cui all’art. 187-ter d.lgs. cit. manca ogni riferimento a tale dato quantitativo e alla stessa “idoneità” della condotta.
L’art. 187-ter d.lgs. cit. non infatti riferibile a condotte qualificabili latu sensu come “truffaldine” o “artificiose”, in quanto realizza una tutela anticipata, attraverso la minaccia di sanzioni amministrative che colpiscono singole condotte astrattamente in grado di produrre un “disturbo” dei mercati finanziari. Una linea distintiva ai fini dell’applicazione delle due disposizioni può individuarsi proprio nella presenza di condotte dirette a realizzare operazioni simulate o altri artifizi, nonché in quei casi in cui tali azioni siano idonee a concretizzare una sensibile modifica del prezzo degli strumenti finanziari. Soltanto quando non vi siano condotte così tipizzate e manchi siffatta idoneità alterativa potrà trovare applicazione l’illecito amministrativo di cui all’art. 187-ter d.lgs. n. 58/1998, che si concretizza appunto come fattispecie di pericolo astratto.
Cassazione penale, 02 febbraio 2006, n.15199.




Obblighi informativi, buona fede e conflitto di interessi

Intermediazione finanziaria – Inosservanza degli obblighi informativi – Esecuzione del contratto – Nullità – Esclusione.

Esecuzione e formazione del contratto – Buona fede – Violazione – Risarcimento del danno.

Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi – Rappresentanza – Annullabilità.

La nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell'art. 1418, comma 1, c.c., postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto, e quindi l'illegittimità della condotta tenuta nel corso delle trattative per la formazione del contratto, ovvero nella sua esecuzione, non determina la nullità del contratto, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista anche in riferimento a detta ipotesi, come accade nel caso disciplinato dal combinato disposto degli art. 1469 ter, comma 4, e 1469 quinquies, comma 1, c.c., in tema di clausole vessatorie contenute nei cd. contratti del consumatore, oggetto di trattativa individuale. (In applicazione di siffatto principio, la S.C. ha escluso che l'inosservanza degli obblighi informativi stabiliti dall'art 6 della legge n. 1 del 1991, concernente i contratti aventi ad oggetto la compravendita di valori mobiliari, cagioni la nullità del negozio, poiché essi riguardano elementi utili per la valutazione della convenienza dell'operazione, sicché la loro violazione neppure dà luogo a mancanza del consenso). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La violazione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, stabilito dall'art. 1337 c.c., assume rilievo non soltanto nel caso di rottura ingiustificata delle trattative, ovvero qualora sia stipulato un contratto invalido o inefficace, ma anche, quale dolo incidente (art. 1440 c.c.), se il contratto concluso sia valido e tuttavia risulti pregiudizievole per la parte rimasta vittima del comportamento scorretto; in siffatta ipotesi, il risarcimento del danno deve essere commisurato al "minor vantaggio", ovvero al "maggior aggravio economico" prodotto dal comportamento tenuto in violazione dell'obbligo di buona fede, salvo che sia dimostrata l'esistenza di ulteriori danni che risultino collegati a detto comportamento da un rapporto rigorosamente consequenziale e diretto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In materia di contratti di compravendita di valori mobiliari, la violazione da parte della società di intermediazione mobiliare del divieto di effettuare operazioni con o per conto del cliente nel caso in cui abbia, direttamente o indirettamente, un interesse conflittuale nell’operazione, a meno che non abbia comunicato per iscritto la natura ed estensione del suo interesse nell’operazione ed il cliente abbia preventivamente ed espressamente acconsentito per iscritto all’operazione (art. 6, comma 1 lett. g), applicabile nella specie ratione tenmporis), non determina la nullità del contratto di compravendita successivamente stipulato, ma può dare luogo al suo annullamento ai sensi degli artt. 1394 o 1395 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 settembre 2005, n.19024.




Responsabilità della Consob e giudice competente

Intermediazione finanziaria – Vigilanza della Consob – Azione risarcitoria dell’investitore per omissione dell’autorità garante – Giurisdizione.

La posizione dei risparmiatori nei confronti dell'Autorità di vigilanza assume la consistenza di un diritto soggettivo (Cass. 6719/03, cit.); diritto che, non essendo collegato ad alcuna relazione di potere con la pubblica amministrazione, in caso di violazione, deve essere tutelato innanzi al giudice ordinario. Tanto più quando l'azione proposta trovi il suo fondamento nell'esercizio di un "comportamento" illecito della pubblica amministrazione e sia diretta a conseguire il risarcimento dei danni subiti. Le pretese risarcitorie avanzate dagli investitori nei confronti dell’autorità di vigilanza (la Consob) per presunte omissioni commesse nell’esercizio della sua attività istituzionale sono, pertanto, di competenza del giudice ordinario. Cassazione Sez. Un. Civili, 29 luglio 2005, n.15916.




Swap su valute, natura del contratto e forma

Intermediazione mobiliare – Valore mobiliare – Definizione – Natura finanziaria – Domestic currency swap – Forma scritta – Contratto normativo – Necessità.

L'art. 1 l. 2 gennaio 1991 n. 1 (recante "Disciplina dell'attività di intermediazione mobiliare e disposizioni sull'organizzazione dei mercati mobiliari": cosiddetta legge Sim), accedendo ad una nozione aperta di "strumento finanziario", comprensiva anche degli scambi su valute, rispetto alla definizione tradizionale di "valore mobiliare" che lo identificava con i titoli di massa, agganciati al carattere della negoziabilità degli stessi, ha introdotto una definizione di valore mobiliare che non tiene più conto della sua struttura o natura cartolare, bensì della finalità perseguita dalle parti, rilevando il carattere finanziario dello strumento adoperato con caratteristiche tali da poter interferire sull'allocazione degli strumenti e del risparmio. Nel concetto di valore mobiliare ai fini dell'assoggettamento alla predetta legge rientra, quindi, anche il domestic currency swap, inteso come contratto aleatorio, con il quale due parti si obbligano, l'una all'altra, a corrispondere alla scadenza di un termine, convenzionalmente stabilito, una somma di denaro (in valuta nazionale) quale differenza tra il valore (espresso in valuta nazionale) di una somma di valuta estera al tempo della conclusione del contratto e il valore della medesima valuta estera al momento della scadenza del termine stabilito. Detta contratto, pertanto, da distinguere rispetto alle operazioni di compravendita a pronti o a termine aventi direttamente ad oggetto valute, è nullo ove non stipulato in forma scritta, come prescritto dall'art. 6, comma 1, lett. c, della legge n. 1 del 1991, fermo restando che è sufficiente che in forma scritta sia stato stipulato il contratto normativo di servizi, nel quale risultino la natura dei servizi forniti, le modalità di svolgimento dei servizi stessi e l'entità e i criteri di calcolo della loro remunerazione, nonché le altre condizioni particolari convenute con il cliente; sicché, una volta assolto l'onere del rispetto della forma per il contratto normativo di servizi, i singoli negozi speculativi di esecuzione del contratto di servizi non debbono necessariamente essere stipulati per iscritto. Cassazione civile, sez. I, 19 maggio 2005, n.10598.




Contatto sociale e obblighi di protezione e vigilanza

Obblighi di protezione e vigilanza – Contatto sociale – Onere della prova.

Nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico - tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 c.c., sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile nè alla scuola nè all'insegnante. Cassazione Sez. Un. Civili, 27 giugno 2002, n..




Violazione di norme imperative e nullità

Intermediazione finanziaria – Negozio contrario a norme imperative – Natura pubblica e generale degli interessi tutelati – Tutela del risparmiatore – Mancata previsione della nullità – Irrilevanza.

In presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di una espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma 1, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità. Pertanto - poiché il carattere inderogabile delle disposizioni della l. 2 gennaio 1991 n. 1, che prevedono la necessità dell'iscrizione all'albo delle società di intermediazione mobiliare, previo accertamento da parte della CONSOB della sussistenza di una serie di requisiti, deriva dalla natura, pubblica e generale, degli interessi con esse garantiti, che concernono la tutela dei risparmiatori "uti singuli" e quella del risparmio pubblico come elemento di valore della economia nazionale - è affetto da nullità assoluta il contratto di "swap" (da annoverare tra le attività di intermediazione mobiliare disciplinate dalla suddetta legge) stipulato, in contrasto con la stessa, da un intermediario abusivo, atteso l'interesse dell'ordinamento a rimuovere detto contratto per le turbative che la conservazione di esso è destinata a creare nel sistema finanziario generale. Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2001, n.3272.




Obblighi collaterali di protezione nei contratti a prestazioni corrispettive

Contratti a prestazioni corrispettive – Dovere di correttezza, buona fede e diligenza – Obbligazioni collaterali di protezione, informazione e collaborazione.

Nei contratti a prestazioni corrispettive i doveri di correttezza, di buona fede e di diligenza - di cui agli art. 1337, 1338, 1374, 1375 e 1175 c.c. - si estendono anche alle cosiddette obbligazioni collaterali di protezione, di informazione, di collaborazione, che presuppongono e richiedono una capacità discretiva ed una disponibilità cooperativa dell'imprenditore nell'esercizio della sua professione e, quindi, nel tenere conto delle motivazioni della controparte all'acquisto. Detti doveri ed obblighi impongono che l'imprenditore, anzitutto, si preoccupi dell'esatta specificazione delle caratteristiche del bene compravenduto al momento della conclusione del contratto, rispondendo anche della negligenza dei propri agenti al riguardo, ed, in secondo luogo, che, nel caso la necessaria specificazione fosse stata omessa, ne faccia richiesta all'acquirente prima di provvedere alla propria prestazione, astenendosi dal consegnare beni di una specie qualunque fra quelli appartenenti al "genus" prodotto o commerciato, diversamente rendendosi inadempiente alle indicate obbligazioni accessorie, che si pongono come precondizioni dell'obbligazione principale, e già solo per questo legittimando l'eccezione ex art. 1460 c.c.. Cassazione civile, sez. II, 16 novembre 2000, n.14865.




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Borsa – Gestione di titoli azionari – Contratto di mandato – Buona fede e correttezza del mandatario.

Borsa – Mandato di gestione mobiliare conferito all’agente di cambio – Principi di buona fede, lealtà e correttezza.

Usi di borsa – Contestazione dei conti di liquidazione – Decadenza – Esecuzione del mandato di gestione del patrimonio – Inapplicabilità.

In tema di mandato conferito a fine di gestione di titoli azionari, la diligenza del mandatario, al pari della buona fede e della correttezza nell'esecuzione della prestazione dovuta (art. 1710, 1175, 1375 c.c.), assume un contenuto particolarmente pregnante, trattandosi di contratto che conferisce ad una delle parti una posizione (peculiare e) preminente (essendole rimesso il potere di controllo dell'andamento del mercato azionario), così che il rischio connaturato alle operazioni finanziarie convenute "ab origine" ed in modo generico con il "dominus" va rettamente distribuito alla stregua delle suddette regole di integrazione del contratto applicate secondo canoni particolarmente rigorosi, non potendosi confondere l'aleatorietà delle operazioni di borsa con la "rovinosità" delle medesime e con il puro ed ingiustificato azzardo da parte dell'agente - mandatario, dovendo, in tal caso, al cospetto di eventuali, ingenti perdite subite dal mandante (ed ammesse dal mandatario stesso), ritenere l'agente tenuto alla prova di aver eseguito l'incarico con la dovuta diligenza, tenuto conto dei rischi naturali delle operazioni (e non evitabili nonostante un comportamento improntato alla dovuta prudenza ed avvedutezza).

Anche nel caso in cui l'investitore abbia conferito al "remisier" dell'agente di cambio un mandato di gestione mobiliare privo di limitazioni, il contratto deve essere eseguito, ai sensi dell'art. 1375 c.c., secondo buona fede, che va intesa come lealtà, alla stregua delle regole della correttezza richiamate dall'art. 1175 c.c. (nella specie, è stata ritenuta non conforme a tali regole la gestione di un patrimonio di valore inferiore a un miliardo di lire, comportante così, nell'arco di un biennio, una perdita di circa trecento milioni di lire).

Il termine di dieci giorni entro il quale contestare i conti di liquidazione, fissato dall'art. 53 degli usi della borsa valori di Milano, non è applicabile alla contestazione dell'esecuzione del mandato di gestione del patrimonio mobiliare.
Cassazione civile, sez. I, 15 gennaio 2000, n.426.




Banca, informazioni, dovere di correttezza e buona fede

Banca – Violazione del dovere di correttezza e buona fede – Informazioni inesatte – Inefficacia del contratto – Risarcimento del danno.

In tema di fideiussione prestata a garanzia di un'apertura di credito in conto corrente, la violazione da parte della banca del dovere di correttezza e buona fede, per avere fornito informazioni inesatte, può dar luogo a responsabilità contrattuale della stessa e all'obbligo di risarcire il danno, ma non può determinare l'inefficacia del contratto. (Nel caso di specie è stato rigettato il ricorso con il quale si sosteneva l'inefficacia della fideiussione per avere la banca fornito inesatte informazioni circa la forma del recesso). Cassazione civile, sez. III, 15 marzo 1999, n.2284.




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Intermediazione finanziaria – Contratto swap – Legge SIM – Applicabilità – Requisiti di forma.

Intermediazione mobiliare – Contratto swap – Legge 2 gennaio 1991, n. 1 – Applicabilità.

Intermediazione mobiliare – Legge n. 1/1991 – Doveri informativi dell’intermediario – Contenuti – Prova.

Intermediazione finanziaria – Legge n. 1/1991 – Doveri informativi – Onere di compilazione della scheda da parte del cliente – Insussistenza.

Data la sua natura di strumento finanziario, assimilato ai valori mobiliari, la conclusione del contratto di "swap" (nella specie, di "domestic currency swap") va assoggettata alla disciplina di cui alla legge Sim e, in particolare, ai requisiti di forma previsti all'art. 6 comma 1 e 2. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'art. 1 l. 2 gennaio 1991 n. 1, dopo aver annoverato fra le attività di intermediazione mobiliare regolate dalla stessa quelle aventi ad oggetto veri e propri titoli di investimento (lett. a) ed altre per le quali la negoziabilità è meramente eventuale, pone un'esplicita regola di assimilabilità, ai "valori mobiliari", di altri specifici strumenti, fra i quali, non ponendo la norma in questione alcun requisito di standardizzazione e negoziabilità in mercato aperto, rientra senz'altro il cosiddetto contratto di Swap. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che l'art. 6 comma 1 n. 1 del 1991 dispone il dovere dell'intermediario in valori mobiliari di assumere dal cliente le più complete ed accurate informazioni sulla sua situazione finanziaria, senza che sia dato inferire un ulteriore obbligo in capo allo stesso intermediario di allegare al contratto concluso con il cliente una scheda descrittiva delle informazioni raccolte, va cassata la sentenza di rigetto dell'impugnazione di un decreto con cui il ministero del tesoro aveva ingiunto il pagamento di una sanzione amministrativa ad un intermediario (nella specie, una banca) per non aver allegato, al contratto avente ad oggetto valori mobiliari, un documento compilato dal cliente contenente informazioni sulla sua situazione finanziaria (nella specie, la Corte ha ritenuto contrario al disposto della l. cit., l'art. 6 del regolamento Consob n. 5387 del 2 luglio 1991, nella parte in cui prescrive un obbligo per l'intermediario di allegare al contratto una scheda descrittiva dei dati relativi al cliente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma di cui all'art. 6. comma 1, lett. d), l. 2 gennaio 1991 n. 1, la quale impone a colui che svolga attività di intermediazione mobiliare, di assumere dal cliente le più complete ed accurate informazioni afferenti alla di lui situazione finanziaria affinché possa meglio valutare se l'operazione dal cliente proposta (o allo stesso suggerita) sia compatibile con le sua capacità economiche, in alcun modo prescrive che una tale previa attività di informazione sia consacrata in un documento compilato dal cliente stesso. Ne discende - pertanto - la contrarietà, alla legge, del regolamento della Consob approvato con delibera 2 luglio 1991, n. 5387, il quale, al capo terzo, prima di regolare le informazioni "dovute ai clienti", dispose (con prescrizione significativamente non più riproposta nel successivo regolamento del 9 dicembre 1994, n. 8850), con una rubrica "informazioni relative ai clienti", che l'intermediario debba allegare, al contratto, una scheda descrittiva dei dati raccolti, aggiornandola con le variazioni della situazione e sostituendola con la dichiarazione sottoscritta dal cliente, relativa all'eventuale rifiuto di fornire le informazioni stesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 novembre 1997, n.11279.




Banca, contratto di commissione, dovere di correttezza e buona fede

Intermediazione finanziaria – Contratto di commissione – Dovere di informazione dell’operatore professionale – Sussistenza.

La buona fede che deve presiedere alla formazione dei contratti in generale e di quelli di mandato e commissione in particolare comporta che il soggetto - sia esso un soggetto individuale, quale un agente di cambio, o collettivo, quale una banca - cui viene affidato l'incarico di acquistare titoli, e che, esercitando professionalmente tale attività, conosce i limiti oggettivi dell'operazione, sia tenuto, prima di assumere l'incarico (e cioè nel corso della stipula) ad informare i clienti in ordine ai titoli stessi. Tale obbligo può venir meno soltanto allorché il committente si presenti già pienamente informato, senza che sia possibile, in proposito, fare esclusivo riferimento alla natura dei titoli. Cassazione civile, sez. III, 09 gennaio 1997, n.108.





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