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Diritto Finanziario
Merito - 2010


Nullità sopravvenuta del contratto quadro e modalità di comunicazione al cliente delle variazioni. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Omesso adeguamento alle prescrizioni della normativa sopravvenuta – Nullità.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Adeguamento alle prescrizioni della normativa sopravvenuta – Comunicazione al cliente delle variazioni – Modalità – Deposito presso la casella di corrispondenza aperta presso l’intermediario – Inidoneità.

Il contratto d’intermediazione finanziaria, in quanto contratto di durata, deve essere adeguato ai mutamenti della normativa di settore intervenuti nel corso del tempo, risultando altrimenti affetto dal vizio di nullità sopravvenuta. Sono pertanto  nulli gli ordini di negoziazione impartiti sulla base di un contratto d’intermediazione finanziaria non aggiornato e privo di tutte le informazioni che, per leggi sopravvenute, devono essere contenute in un nuovo contratto d’intermediazione con necessità di forma scritta ad substantiam. (Antonio Motti) (riproduzione riservata)

Non è idonea a far ritenere avvenuto l’adeguamento del contratto d’intermediazione alla disciplina medio tempore sopravvenuta la comunicazione di un documento avente ad oggetto “modifiche al contratto di negoziazione”, qualora tale comunicazione, la cui ricezione è sempre stata contestata dal cliente, avvenga con modalità di trasmissione del tutto irrituali, ossia tramite un (presunto e non provato) deposito in una casella di corrispondenza aperta presso la stessa Banca intermediaria e concernente esclusivamente le comunicazioni attinenti il rapporto di conto corrente. (Antonio Motti) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 30 dicembre 2010.


Obbligazioni Lehman Bros e informazione convenzionale su significative variazioni del titolo. Intermediazione finanziaria – Obbligo di informazione c.d. continuativa risultante da apposita clausola contenuta nell'ordine di borsa sottoscritto dal cliente e dalla Banca – Sussistenza.

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Bros. – Obbligo di informazione c.d. continuativa assunto in virtù di apposita clausola contenuta nell'ordine di borsa sottoscritto dal cliente e dalla Banca aderente al Consorzio PattiChiari – Contenuto.

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Bros. – Violazione obbligo di informazione c.d. continuativa – Risarcimento del danno – Sussistenza.

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Bros. – Violazione obbligo di informazione c.d. continuativa – Criteri di determinazione del quantum risarcibile.

E' configurabile a carico dell'Intermediario un obbligo di informazione c.d. continuativa a fronte della sottoscrizione sia da parte del dipendente della Banca che da parte del cliente di un ordine di acquisto di titoli (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.) nell'ambito del quale sia riportata una clausola in virtù della quale l'Istituto di credito si impegna appunto ad informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari dal medesimo acquistati. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)

L'assunzione convenzionale da parte dell'Intermediario aderente al Consorzio Pattichiari, risultante da apposita clausola riportata sull'ordine di borsa sottoscritto sia dal dipendente della Banca che dal cliente, dell'obbligo di informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari dal medesimo acquistati e ricompresi nell'elenco obbligazioni a basso rischio-rendimento stilato nell'ambito del Progetto PattiChiari (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.), comporta, ex art. 35 cod. cons., ovvero ai sensi degli artt. 1369 e 1370 c.c., una maggiore stringenza dell'obbligo informativo predetto, sia dal punto di vista delle relative tempestiche, sia dal punto di vista dei presupposti d'insorgenza dello stesso, rispetto a quanto rilevabile con riferimento all'analogo impegno di informazione c.d. continuativa assunto dall'Istituto di credito nell'ambito del Regolamento Pattichiari. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)

Il mancato adempimento da parte della Banca all'obbligo di informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari dal medesimo acquistati (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.) fonda la responsabilità risarcitoria dell'Intermediario per il danno conseguentemente patito dal cliente, purchè si possa ritenere, anche in via presuntiva, che quest'ultimo, ove puntualmente reso edotto dell'incremento del livello di rischio dei titoli, avrebbe optato per l'immediata vendita degli stessi. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)

A fronte della violazione da parte dell'Intermediario dell'obbligo di informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari da quest'ultimo acquistati (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.), il danno conseguentemente patito dal cliente si determina sulla base dei seguenti criteri:
1. il danno deve considerarsi attuale e risarcibile a prescindere dalla sottoposizione dell'emittente a procedura concorsuale e dalla permanenza dei titoli nel portafoglio dell'investitore, atteso che l'evenienza di un rimborso deve considerarsi del tutto ipotetica;
2. il quantum del risarcimento va individuato nell'ammontare dell'importo che il cliente, ove puntualmente informato dalla Banca della significativa variazione del livello di rischio degli strumenti finanziari, avrebbe ottenuto vendendoli appena possibile, detratto il vantaggio economico conseguito medio tempore in virtù delle cedole dal medesimo percepite (non potendosi qualificare quest'ultime come frutti civili ai sensi dell'art. 2033 c.c. a fronte di un'obbligazione risarcitoria, ma esclusivamente nel caso di restituzione conseguente alla nullità del contratto quadro di negoziazione);
3. l'obbligo restitutorio dell'intermediario, ancorchè derivante da inadempimento contrattuale, configura un debito di valore diretto a reintegrare completamente il patrimonio del danneggiato ed è pertanto suscettibile di rivalutazione dalla data del default a quella di pronuncia della sentenza;
4. devono essere riconosciuti gli interessi al tasso legale dalla data di pronuncia della sentenza fino al saldo effettivo dell'obbligazione risarcitoria. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 22 dicembre 2010.


Mancato adeguamento della documentazione contrattuale e nullità sopravvenuta; esonero dagli obblighi di condotta degli intermediari nei confronti di operatori qualificati, fattispecie. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro di negoziazione – Mancato aggiornamento nei termini stabiliti da nuove norme regolamenta della Consob – Nullità sopravvenuta – Esclusione.

Intermediazione finanziaria – Ordine d’acquisto privo di forma scritta – Nullità non prevista.

Intermediazione finanziaria – Esonero dall’osservanza di alcune regole nei confronti di operatori qualificati – Fattispecie di operatore qualificato.

La Delibera Consob 1 marzo, n. 12409 prevedeva che entro sei mesi dalla sua entrata in vigore gli intermediari si adeguassero agli obblighi derivanti dalle integrazioni di cui all’art. 30 della Delibera Consob 1 luglio 1998, n. 11522 concernente i contenuti dei contratti di negoziazione da stipulare in forma scritta (termine poi portato al 31 dicembre 2000 in sèguito a Delibera Consob 6 settembre 2000 n. 12716); tuttavia, dall’eventuale violazione dell’obbligo di adeguamento non potrebbe conseguire una nullità dei contratti di negoziazione anteriori alle nuove norme del 1998, non potendosi configurare un vizio di forma sopravvenuto, avuto riguardo alla irretroattività delle norme regolamentari e alla loro ininfluenza sulla normativa previgente. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)

La forma scritta ‘ad substantiam’ è stabilita unicamente per la stipulazione del contratto quadro di negoziazione, non anche per i singoli ordini che hanno natura esecutiva dello stesso. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)

L’art. 31 del Regolamento Consob n. 11522/98, come già l’art. 11 del Reg. Consob n. 8850/1994, esonerava l’intermediario dall’osservanza di vari obblighi di condotta nei confronti di operatori qualificati, per tali intendendo fra gli altri le persone fisiche che risultassero in possesso dei requisiti di professionalità stabiliti per svolgere funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso società di intermediazione mobiliare (requisiti stabiliti con D.M. 11 novembre , 1998 n. 486, che includevano le persone aventi maturato un’esperienza complessiva almeno triennale attraverso attività professionale in materia attinente, nel caso concreto, al settore creditizio-finanziario). (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 15 dicembre 2010.


Sanzioni amministrative di cui al Titolo II, Parte V del TUF e giurisdizione del giudice amministrativo. Giurisdizione competenza - Sanzioni amministrative di cui al Titolo II, Parte V del TUF - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza.

Avverso le sanzioni adottate da determinate autorità, tra le quali la Consob, all’esito delle procedure di cui al Titolo II, Parte V del TUF (ivi comprese quelle ai sensi dell'articolo 163, comma 1, lett. b) del D.ls. 24 febbraio 1998, n. 58, nella formulazione introdotta dall'articolo 18, comma 1, lett. f) n. 1 della L. 262/2005, cd. “legge sul risparmio”), può essere proposto ricorso giurisdizionale avanti al tribunale amministrativo regionale del Lazio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 15 dicembre 2010.


Contratti swap, segnalazione a sofferenza, indagini penali e fumus boni juris. Centrale rischi - Segnalazione a sofferenza - Presupposti - Persistente instabilità patrimoniale e finanziaria - Difficoltà economica transitoria - Distinzione - Onere della banca di procedere alla verifica - Onere della prova.

Contratti swap - Centrale rischi - Segnalazione a sofferenza - Domanda cautelare di cancellazione della segnalazione - Fumus boni juris - Contestazione dei contratti swap - Esistenza di indagini penali - Sussistenza.

Ai fini della segnalazione a sofferenza presso la centrale rischi, è necessario verificare che il soggetto si trovi in uno stato di persistente instabilità patrimoniale e finanziaria idonea ad intralciare il recupero del credito da parte della banca. Deve, quindi, distinguersi la situazione che legittima la appostazione a sofferenza, riscontrabile in un'impossibilità di recuperare il credito vantato perché il soggetto affidato si trovi in gravi e non transitorie difficoltà economiche, in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, dalle posizioni cosiddette ad incaglio, ovvero temporanei disagi economici destinati ad essere superati in un congruo periodo di tempo, senza che si prospetti come verosimile l'azione giudiziaria di recupero. Spetta quindi alla banca che procede alla segnalazione di verificare, in via preventiva, la condizione del debitore, ed a fornire la prova in sede giudiziale di aver accertato con le suddette modalità la condizione di sofferenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sussistente il requisito del fumus boni juris qualora il cliente della banca chieda in via cautelare ed urgente la cancellazione della segnalazione a sofferenza effettuata dalla banca sulla base del mancato pagamento delle scadenze previste in vari contratti swap le cui clausole il cliente abbia contestato come illegittime ed in ordine alle quali siano in corso indagini di polizia giudiziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trani 07 dicembre 2010.


Violazione dei doveri informativi e onere della prova del danno come conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva dell'intermediario. Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Violazione - Onere della prova - Nesso di causalità fra violazione delle regole di condotta il danno - Onere della prova del danno come conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva.

Grava sull’investitore la prova della sussistenza del nesso causale fra violazione della regola di condotta e danno. L’investitore deve, invero, fornire la prova che il danno patito è conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva (nella specie, dell’obbligo informativo) dell’intermediario e non, puramente e semplicemente, dell’andamento sfavorevole del mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 01 dicembre 2010.


Contratto IRS, poteri dell'institore, sospensione cautelare degli effetti, periculum in mora e valutazione della dichiarazione di operatore qualificato. Contratto di interest swap rate - Azione cautelare - Sospensione dell'efficacia delle obbligazioni assunte - Ammissibilità.

Processo civile - Domanda cautelare ex articolo 700 c.p.c. - Riproposizione sulla base dei fatti parzialmente diversi - Ammissibilità - Formazione di giudicato - Esclusione.

Contratti di investimento in derivati finanziari - Sottoscrizione - Atto di straordinaria amministrazione - Procura institoria - Espressa previsione - Necessità.

Intermediazione finanziaria - Comunicazione con finalità informativa - Ristrutturazione del contratto - Schema negoziale - Fattispecie - Esclusione.

Intermediazione finanziaria - Contratto di interest swap rate - Domanda cautelare ex articolo 700 c.p.c. di sospensione degli effetti del contratto - Periculum in mora - Fattispecie.

E’ ammissibile l’azione cautelare proposta ex art 700 c.p.c. nell’ambito di un giudizio di merito, qualora la domanda di sospensione dell’efficacia delle obbligazioni assunte con i contratti di Interest Rate Swap, sia strumentale rispetto alla domanda di nullità o di inefficacia delle medesime obbligazioni, in quanto indubbiamente diretta alla conservazione della posizione dei contraenti. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata)

E’ ammissibile la riproposizione di una domanda cautelare ex art. 700 c.p.c., posto che il precedente provvedimento di rigetto della domanda cautelare non costituisce giudicato e non impedisce la riproposizione di una richiesta su fatti parzialmente diversi da quelli posti alla base della precedente (nel caso di specie la precedente domanda cautelare era stata ritenuta fondata quanto al fumus boni iuris ma il Tribunale non aveva ritenuto sussistente il periculum in mora). (Giovanni Canino) (riproduzione riservata)

La procura institoria rilasciata da una società deve espressamente prevedere il potere del procuratore di sottoscrivere contratti di investimento di somme o di acquisto di derivati finanziari, in quanto atti di straordinaria amministrazione. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata)

Una semplice comunicazione con finalità informativa non è assimilabile ad uno schema negoziale di ristrutturazione di un contratto in derivati finanziari. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata)

In sede di ricorso ex articolo 700 c.p.c. con il quale si chiede la sospensione degli effetti di un contratto di interest swap rate, integra il requisito del periculum in mora: a) l’esposizione oltre il fido concesso dalla banca, se il superamento della soglia è direttamente derivante dagli addebiti per l’effetto dell’Interest Rate Swap; b) la possibilità che l’andamento futuro del rapporto negoziale denominato IRS sia negativo per l’impresa; c) la possibilità che la situazione finanziaria negativa e le correlate segnalazioni delle esposizioni debitorie alla Centrale Rischi, rappresentino i presupposti per una risoluzione del rapporto giuridico tra la ricorrente e la sua mandante (casa automobilistica). (Giovanni Canino) (riproduzione riservata)

La dichiarazione con la quale ai sensi dell'articolo 31, comma 2, del regolamento Consob numero 11522/1998, il rappresentante di una società dichiara di possedere una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari, se da un lato è astrattamente idonea ad escludere l'operazione dall'ambito di applicazione delle regole di salvaguardia a favore del contraente “debole”, dall'altro lato ben può essere oggetto di specifica (ed eventualmente diversa) valutazione sulla scorta degli elementi di prova offerti nel corso della fase istruttoria del giudizio di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 30 novembre 2010.


Sollecitazione all'investimento e negoziazione, distinzione dei doveri informativi dell'intermediario. Sollecitazione all’investimento – Nozione e caratteristiche – Differenze con la negoziazione individuale – Conseguenze in tema di inapplicabilità dell’obbligo di consegna del prospetto informativo.

Divieto di operazioni in conflitto di interessi – Natura e ratio – Vendita di titoli in contropartita diretta – Configurabilità del conflitto di interessi in re ipsa – Esclusione.

Obblighi informativi dell’intermediario ex art. 21 TUF – Avvertimento di rischio di perdita del capitale legato all’eventuale insolvibilità della società ed indicazione della regola per cui ad un rendimento maggiore corrisponde un rischio più elevato – Genericità ed irrilevanza.

Obbligazioni Cirio Finance Luxembourg – Natura altamente speculativa – Investitore con obbiettivi conservativi – Inadeguatezza dell’acquisto.

Adeguatezza dell’operazione di investimento – Rifiuto dell’investitore di fornire informazioni sul suo profilo di rischio – Irrilevanza – Inadeguatezza solo sotto il profilo della tipologia dell’investimento e non anche dimensionale – Sufficienza.

Inadeguatezza dell’operazione – Sottoscrizione del cliente di avvertenza posta sull’ordine di acquisto di inadeguatezza dell’operazione senza ulteriori indicazioni – Irrilevanza.

La distinzione tra sollecitazione all’investimento e semplice negoziazione (quest’ultima non soggetta all’obbligo di prospetto informativo) si pone essenzialmente sul piano dei destinatari dell’offerta, che, nel primo caso (sollecitazione) è una collettività indeterminata di persone, cui l’acquisto è proposto a condizioni standard uguali per tutti, mentre, nel secondo caso è il singolo cliente (o anche una pluralità di soggetti, purché determinati), cui i titoli vengono offerti di volta in volta, alle condizioni determinate dalle esigenze dell’acquirente e dal momento in cui l’operazione è eseguita.
Solo nel caso di sollecitazione all’investimento è previsto dalla legge l’obbligo di predisporre e pubblicare il prospetto informativo (art. 94 D.L.vo 58/98). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla vendita in contropartita diretta, questa non basta di per sé sola a dar luogo ad un conflitto di interessi, dovendosi altresì verificare altre circostanze, quali, ad esempio, il fatto che la banca avesse nel proprio portafogli un rilevante numero di titoli di quel tipo avendone acquistati in sovrabbondanza al momento della sottoscrizione, che facesse parte del consorzio di collocamento delle obbligazioni, che avesse finanziato (direttamente o per il tramite di una società del gruppo) la società emittente, tutte situazioni nelle quali l’intermediario potrebbe avere un concreto interesse a trasferire sul cliente il rischio di insolvenza dell’emittente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli avvisi dati dal funzionario della banca alla cliente per cui vi era il rischio di perdita del capitale “legato all’eventuale insolvibilità della società” e per cui “ad un rendimento maggiore corrisponde un rischio più elevato”, sono assolutamente inidonei ad integrare una corretta e completa informazione della banca intermediaria, trattandosi di appare come avvertimenti di carattere meramente ipotetico e generico, astrattamente riferibili a qualunque investimento in titoli (obbligazionari o azionari) emessi da società operanti sul mercato, ma del tutto sganciati dal caso concreto e dalla specifica situazione delle società coinvolte ed inidonei in concreto a fornire utili elementi informativi sulla reale rischiosità della singola negoziazione posta in essere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può dubitarsi della natura altamente speculativa dei titoli in oggetto, presente sin dall’epoca della loro emissione e, ancor più, al momento dell’acquisto operato dalla odierna attrice (marzo 2002); natura ricavabile dai seguenti elementi caratterizzanti l’emissione obbligazionaria in questione: operata fuori dal mercato regolamentato, mediante una società finanziaria appositamente creata con sede in Lussemburgo, senza il rispetto dei requisiti e dei limiti richiesti dalla legislazione italiana per una simile operazione e senza la vigilanza dei competenti organi di controllo nazionali (CONSOB e Banca d’Italia), con il divieto espresso, posto dalla stessa emittente e dal consorzio collocatore, di rivendere le obbligazioni a investitori non professionali, l’assenza di rating da parte delle agenzie specializzate, la fortissima esposizione debitoria della società emittente e della garante.
La sottoscrizione, da parte del cliente, in data antecedente all’ordine di acquisto per cui è causa, di fondi comuni ARCA non è idonea a dimostrare un profilo di rischio speculativo dell’investitore, poiché i fondi comuni di investimento effettuano, tramite investitori professionali, una gestione bilanciata e diversificata del denaro, così contenendo il rischio di perdita del capitale; pertanto, seppure un rischio vi fosse in queste operazioni, si trattava comunque di un rischio ponderato e misurato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il rifiuto dell’investitore di fornire indicazioni sul suo profilo di rischio non esonera l’intermediario dalla valutazione dell’adeguatezza dell’operazione, basandosi sulle notizie che possa comunque ricavare da elementi indicatori quali l’età, la professione del cliente e la sua precedente attività di investimento; anzi, nel caso di mancanza di informazioni che consentano di individuare il profilo di investimento e la propensione del cliente, la banca, in applicazione del principio di diligenza, deve agire in base alla massima cautela, presumendo che la propensione al rischio del soggetto sia minima.
In base alla normativa (art. 29 Reg. CONSOB) gli intermediari devono astenersi dal compiere operazioni inadeguate «per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione», dovendosi precisare che tali profili di inadeguatezza sono tra loro alternativi e non cumulativi, nel senso che è sufficiente che ve ne sia uno solo per configurare l’inadeguatezza: di conseguenza, rilevato che l’operazione de qua era inadeguata per tipologia dell’investimento (altamente speculativo e rischioso), rispetto agli obbiettivi della risparmiatrice (conservativi), non assumono rilevanza le considerazioni sulla sua eventuale adeguatezza sotto il profilo dimensionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché, in caso di operazione inadeguata, la banca ha l’obbligo di informare il risparmiatore della inadeguatezza dell’operazione e «delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione» (art. 29 Reg. CONSOB n. 11522/98), è del tutto inidonea, in quanto generica, l’indicazione apposta sull’ordine di acquisto, sottoscritta dalla cliente, del seguente tenore: «ho/abbiamo preso atto che a Vostro avviso l’ordine non è adeguato alle indicazioni da me/noi forniteVi sulla mia/nostra situazione finanziaria e sugli obbiettivi perseguiti e tuttavia Vi autorizzo/iamo ad eseguirlo». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 30 novembre 2010.


Consegna di somme al promotore infedele, violazione di norme regolamentari e di comune prudenza e diligenza e responsabilità oggettiva dell'intermediario. Promotori finanziari - Norme di comportamento dettate dall'articolo 96 del regolamento Consob n. 11522 del 1998 - Destinatario delle norme - Investitore - Esclusione - Fattispecie.

Promotori finanziari - Responsabilità dell'intermediario per i danni arrecati dal promotore - Ratio - Onere dell'intermediario di esercitare un controllo preventivo - Rischio dell'attività posto a carico dell'intermediario che sceglie il promotore.

Le norme di comportamento dettate dall'articolo 96 del regolamento Consob n. 11522 del 1998 sono poste a carico non degli investitori ma dei soggetti qualificati (nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che nessuna violazione di tali norme e delle comuni regole di diligenza e di prudenza fosse addebitabile all'investitore che aveva consegnato al promotore finanziario le somme investite mediante bonifico sul conto corrente del promotore ed altresì mediante assegni circolari a lui intestati). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La ratio dell'articolo 31, d.lgs. 58/1998, il quale afferma la responsabilità in solido dell'intermediario per i danni arrecati dal promotore finanziario anche quando siano conseguenza di reato, è quella di responsabilizzare l'intermediario che, nell'ambito del perseguimento della propria attività imprenditoriale, ha accreditato di fronte al pubblico dei possibili investitori determinati soggetti. L’intermediario ha, infatti, l‘onere di esercitare un'efficace controllo al fine di prevenire o scoprire tempestivamente le eventuali condotte illecite poste in essere dal promotore. Si tratta di una ipotesi di responsabilità oggettiva, imputandosi alla società intermediaria, nell'interesse della quale l’attività venga svolta dal promotore, il costo del rischio dell'attività medesima e quindi l'illecito del promotore. Il rischio infatti non può cadere sull'inerme risparmiatore ma deve cadere su chi sceglie il collaboratore, se ne avvale, l'organizza, lo controlla e può tradurre il rischio stesso in costo. Va, infine, rilevato che la responsabilità solidale dell'istituto di credito con il proprio promotore finanziario anche per fatti integranti reato, sussiste indipendentemente dalla circostanza che i contratti stipulati dal promotore non siano mai stati portati a conoscenza dell'istituto e non siano mai stati da questi accettati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 16 novembre 2010.


Contratti di swap non convenienti e annullamento dell'affidamento in via di autotutela. Intermediazione finanziaria - Pubblica amministrazione - Contratti swap - Disparità di trattamento - Contratti privi di convenienza per la amministrazione - Annullamento in via di autotutela - Legittimità.
Pubblica amministrazione - Autotutela - Rapporto con il contratto medio tempore stipulato - Effetti - Competenza del giudice civile - Sussistenza.

Sono legittimi i provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione provvede ad annullare, in via di autotutela, i propri atti di affidamento ad un intermediario finanziario di contratti derivati (interest swap rate) che si siano rivelati privi di convenienza a causa di una disparità tra le posizioni contrattuali iniziali che ha portato ad uno squilibrio a carico ed a sfavore della stazione appaltante. Detta situazione costituisce, infatti, violazione dell'articolo 41, comma 2, della legge n. 448 del 2001, in quanto con la stipula di tali negozi non è stato raggiunto l'obiettivo di assumere condizioni di rifinanziamento dei mutui contratti dopo il 31 dicembre 1996 mediante il collocamento di titoli obbligazionari, che consentano una riduzione del valore delle passività a carico dell'ente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Con riferimento ai rapporti tra esercizio del potere di autotutela ed il contratto medio tempore stipulato in forza degli atti annullati, deve essere affermato il principio secondo il quale l'autoannullamento degli atti di evidenza pubblica da parte dell'amministrazione non comporta la caducazione dei negozi stipulati e ciò in quanto solo il giudice civile è competente a conoscere delle questioni inerenti il rispetto degli accordi contrattuali intercorsi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Toscana 11 novembre 2010.


Grey market, gruppo societario e conflitto di interessi. Intermediazione finanziaria – Rapporti tra gruppo societario di appartenenza dell'intermediario ed emittente – Grey Market – Conflitto di interessi – Mancanza dell'informazione e violazione dell’obbligo di astensione – Onere della prova a carico dell'intermediario – Danno in re ipsa – Responsabilità risarcitoria – Sussistenza.

Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi – Mancanza dell'informazione e violazione dell’obbligo di astensione – Momento d'insorgenza del danno – Criteri di determinazione del quantum risarcibile.

Nel caso in cui l'acquisto dei titoli avvenga nella fase del grey market, a fronte della dimostrazione per tabulas da parte dell'investitore dell'appartenenza dell'intermediario ad un gruppo societario interessato al collocamento degli strumenti finanziari (nella specie, per il tramite di una società controllata partecipante al consorzio di collocamento degli stessi), sussite conflitto di interessi ai sensi dell'art. 27 comma II Reg. Consob 11522/1998, il quale fa appunto riferimento a situazioni di conflitto sia dirette che indirette; ne consegue che, ove la Banca non soddisfi l'onere probatorio di cui all'art. 23 T.U.F. producendo in giudizio un documento recante l'informativa dell'esistenza del conflitto di interessi e l'autorizzazione scritta delle operazioni rilasciata dal cliente consapevole, sorge la responsabilità risarcitoria della medesima in favore dell'investitore per il danno patito da quest'ultimo, mentre la prova del nesso causale tra tale pregiudizio e condotta dell'intermediario, a fronte della violazione di un obbligo di astensione, sussiste in re ipsa (nella fattispecie, peraltro, l'inadempimento de quo è ritenuto inidoneo ex art. 1455 c.c. a fondare una pronuncia di risoluzione degli ordini di borsa e, ciò, non solo alla luce di un visus globale del rapporto contrattuale intercorso tra le parti, ma, prima ancora, in considerazione del fatto che detti ordini costituiscono atti privi di autonomia negoziale, causalmente giustificati dal contratto quadro di negoziazione, di cui rappresentano meri momenti attuativi e, come tali, potenziali fonti di responsabilità insuscettibili di essere oggetto di dichiarazioni di nullità, annullamento o risoluzione). (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)

A fronte della violazione da parte dell'intermediario dell'obbligo ex art. 27 comma II Reg. Consob 11522/1998 di informare il cliente  della sussistenza di un conflitto di interessi e del relativo obbligo di astensione in assenza dell'autorizzazione scritta dell'investitore, non residua margine alcuno ai fini della sussistenza di un concorso di colpa del danneggiato ai sensi dell'art. 1227 c.c.. Ciò premesso, il danno patito dal cliente si determina sulla base dei seguenti criteri:
1. il danno deve considerarsi attuale e risarcibile a prescindere dalla permanenza dei titoli nel portafoglio dell'investitore, quand'anche tali strumenti finanziari risultino ancora suscettibili di variazioni di valore, potendo quest'ultime esclusivamente incidere sulla effettiva quantificazione di un danno già sussistente alla data della scadenza del prestito;
2. il danno è rappresentato dalle somme che il cliente, ex art. 1729 c.c., ha fornito alla banca per l'acquisto dei titoli: il quantum del risarcimento va pertanto individuato nell'ammontare degli importi a suo tempo prelevati dal conto corrente dell'investitore ai fini dei prestiti obbligazionari, detratto il vantaggio economico conseguito medio tempore dal titolare in relazione alle cedole versate sul conto (non potendosi qualificare quest'ultime come frutti civili ai sensi dell'art. 2033 c.c. a fronte di un'obbligazione risarcitoria, ma esclusivamente nel caso di restituzione conseguente alla nullità del contratto quadro di negoziazione);
3. l'obbligo restitutorio dell'intermediario, ancorchè derivante da inadempimento contrattuale, configura un debito di valore diretto a reintegrare completamente il patrimonio del danneggiato ed è pertanto suscettibile di rivalutazione dalla data della scadenza del prestito a quella di deposito della sentenza;
4. dovendo il danno risultare provato in tutte le sue componenti (danno emergente e lucro cessante), non sussiste alcun automatismo nel riconoscimento degli interessi c.d. compensativi relativi al periodo compreso tra il verificarsi del pregiudizio (data di scadenza dell'obbligazione) ed il deposito della sentenza: infatti, l'investitore è a tal fine tenuto a fornire la prova del danno derivato dal ritardo nella corresponsione del risarcimento (anche mediante l'utilizzo di indizi e parametri presuntivi). Pertanto, solo dopo che il cliente avrà dimostrato l'inferiorità della somma rivalutata rispetto all'importo di cui avrebbe disposto nell'ipotesi di un tempestivo pagamento del dovuto, il giudice potrà procedere al riconoscimento ed alla quantificazione di tale danno ulteriore, eventualmente in via equitativa ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., ovvero tenuto conto del tasso legale degli interessi;
5. devono essere invece riconosciuti gli interessi al tasso legale dalla data di deposito della sentenza fino al saldo effettivo dell'obbligazione risarcitoria;
6. non deve, infine, riconoscersi alcuna rilevanza in punto di determinazione del danno al mancato percepimento delle cedole non pagate, costituendo quest'ultime un mero lucro sperato non conseguito a causa della sorte avuta dalla società emittente e non in seguito all'inadempimento dell'intermediario. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 11 novembre 2010.


Contratto quadro e sottoscrizione di entrambe le parti. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Nullità.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Dichiarazione unilaterale ricognitiva.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Dichiarazione unilaterale ricognitiva – Clausola Vessatoria.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Produzione in giudizio.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Convalida.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Ordini di investimento.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Obblighi restitutori – Titoli – Cedole.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede.

La forma scritta per il contratto di investimento prevista all’art. 23 t.u.f. è rispettata solo qualora il documento contenga la sottoscrizione del cliente e della banca; in caso di mancata sottoscrizione da parte del legale rappresentante della banca si è in presenza di una proposta contrattuale non accettata e non di un contratto. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La manifestazione per iscritto della volontà di uno dei contraenti non può essere sostituita dalla dichiarazione unilaterale ricognitiva dell’avvenuta stipulazione per iscritto del contratto, né dal comportamento processuale delle parti o da altri mezzi probatori ivi compresa la dichiarazione confessoria. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La clausola in forza della quale gli investitori dichiarino “prendiamo atto che una copia del presente contratto mi viene rilasciata debitamente sottoscritta da soggetti abilitati a rappresentarvi” è una mera clausola di stile, vessatoria  ai sensi dell’art. 33, comma 2, lett. t) cod. cons. in quanto volta a sancire a carico del consumatore che mai abbia ricevuto copia del contratto di negoziazione una limitazione della facoltà di opporre eccezioni e/o un’inversione o modificazione dell’onere della prova che, ai sensi dell’art. 23 t.u.f. u.c., grava sull’intermediario. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La produzione in giudizio da parte della banca del contratto sottoscritto dal solo investitore non determina la sua conclusione allorché la parte che lo abbia sottoscritto abbia dedotto in giudizio la nullità del contratto, revocando così la proposta contrattuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il contratto di investimento nullo in quanto sottoscritto dal solo cliente non può essere convalidato, risultando irrilevanti a tale fine la mancata contestazione degli estratti del conto titoli, del conto corrente e l’invio da parte della banca degli attestati di esecuzione degli ordini di investimento, così come ogni eventuale condotta successiva o volontà implicite desumibili da comportamenti attuativi del contratto. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La nullità del contratto quadro determina la nullità dei singoli ordini di investimento impartiti dal cliente. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

A seguito della dichiarazione di nullità del contratto di investimento, l’investitore è tenuto alla restituzione dei titoli acquistati, ma non delle cedole percepite dall’emittente degli strumenti in quanto si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede.
L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha ricevuto la provvista dall’investitore in forza di un contratto ritenuto erroneamente valido sulla base di una diffusa prassi bancaria. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Mondovì 09 novembre 2010.


Informazione e dovere di verifica della comprensione delle caratteristiche essenziali dell'operazione. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Valutazione del loro completo assolvimento – Conoscenza effettiva da parte dell'investitore – Dovere di verifica della comprensione delle caratteristiche generali dell'operazione.

Gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario nei confronti del cliente possono ritenersi concretamente adempiuti soltanto quando l'investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell'operazione, atteso che la conoscenza che l'informazione tende a realizzare deve essere una conoscenza effettiva e che l'intermediario o il promotore devono verificare che il cliente abbia compreso le caratteristiche essenziali dell'operazione proposta non solo con riguardo a relativi costi e rischi patrimoniali ma anche con riferimento alla sua adeguatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 09 novembre 2010.


Contratto di interest swap rate, pattuizione di foro esclusivo e modifica della competenza. Contratto di interest swap rate - Deroga convenzionale della competenza per territorio - Di riduzione della nullità relativa ad altri contratti - Modifica della competenza - Ammissibilità.

La presenza in un contratto di interest swap rate di una clausola di deroga convenzionale della competenza per territorio non impedisce, al pari di ogni altro criterio determinativo della competenza, che questa possa essere modificata qualora nel medesimo giudizio sia stata dedotta la nullità per carenza della forma scritta di altri contratti quadro sottoscritti tra le stesse parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino 04 novembre 2010.


Obbligazioni Parmalat, obbligo di prospetto e onere della prova. Intermediazione finanziaria – Obbligazione destinate ad investitori istituzionali – Cessione a normali investitori – Obbligo di prospetto – Insussistenza.

Doveri di diligenza dell’intermediario – Sollecitazione all’acquisto di obbligazioni Parmalat – Insussistenza.

Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Onere della prova – Nesso di causalità – Prova delle conseguenze con riferimento ad altri impieghi – Necessità.

Poiché le obbligazioni destinate ad investitori istituzionali sono esenti dall’obbligo del prospetto, detto obbligo non sussiste neppure nel caso in cui le obbligazioni in questione vengono cedute a normali investitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non viola il dovere di diligenza l’intermediario che solleciti l’acquisto di obbligazioni Parmalat, prive di rating e non quotate sui mercati regolamentati ed emesse da società estera, in quanto il default del gruppo Parmalat si è rivelato inatteso e verosimilmente imprevedibile anche per una banca di provincia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’investitore il quale deduca la violazione di un obbligo di informazione da parte dell’intermediario deve provare il nesso di causalità tra la violazione ed il danno patito dimostrando, anche a mezzo di presunzioni, che ove fosse stato esaurientemente informato egli avrebbe desistito da quello specifico investimento. L’investitore deve altresì provare le conseguenze che il difetto di informazione abbia determinato con riferimento ad altri impieghi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 04 novembre 2010.


Nozione di collocamento fuori sede, operazione al di fuori dei mercati regolamentati e autorizzazione scritta del cliente. Intermediazione finanziaria – Offerta fuori sede – Collocamento di strumenti finanziari presso il pubblico – Interpretazione della nozione ex art. 1336 c.c. – Esclusione.

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni non quotate su mercati regolamentati – Obbligo di astensione dell'Intermediario in assenza di autorizzazione fornita dal Cliente su supporto duraturo – Violazione – Risarcimento del danno – Nesso causale in re ipsa – Sussistenza.

Ai fini della sussitenza della fattispecie dell'offerta fuori sede di strumenti finanziari ex art. 30 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (ed, in particolare, dell'obbligo dell'intermediario di informare per iscritto il cliente della facoltà di recesso prevista dal comma VI della norma), non è sufficiente che la raccolta dell'ordine di borsa avvenga al di fuori dei locali commerciali della banca, occorrendo altresì, in armonia rispetto alla ratio di tutela di una molteplicità di soggetti che informa la disciplina sulla sollecitazione all'investimento, la presenza di un'attività di promozione e di collocamento presso il pubblico da parte dell'intermediario, attività quest'ultima la cui definizione, in assenza ulteriori indicazioni ex lege, deve desumersi dal tenore degli artt. 94 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 e 1336 c.c., quale proposta contrattuale indifferenziatamente rivolta ad un numero non predeterminato di persone. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell'art. 8, co. I, II e III, deliberazione Consob 23.12.1998 n. 11768, modificato dalla deliberazione 20.04.2000 n. 12497, gli intermediari finanziari non possono eseguire o far eseguire alcuna operazione al di fuori dei mercati regolamentati se non hanno ricevuto apposita autorizzazione scritta dal cliente (fatta salva l'autorizzazione orale registrata nel solo caso di ordine telefonico), non potendosi peraltro ritenere equipollente alla stessa l'eventuale autorizzazione rilasciata dal risparmiatore per l'esecuzione in contropartita diretta dell'operazione. Pertanto, a fronte della violazione di un tale obbligo di astensione, conformemente all'indirizzo giurisprudenziale seguito dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione (sent. n. 26724 del 2007), la prova del nesso eziologico tra condotta della banca e danno risarcibile patito dal cliente deve ritenersi sussistente in re ipsa, ossia nel compimento stesso dell'operazione da parte dell'Intermediario. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 03 novembre 2010.


Mancata sottoscrizione del contratto quadro da parte della banca. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Sigla illeggibile per convalida firme – Nullità.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Nullità.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Produzione in giudizio. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Dichiarazione unilaterale ricognitiva.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Convalida.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Ordini di investimento.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Obblighi restitutori – Titoli – Cedole.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede.

La sigla illeggibile attribuita alla banca ed apposta in un riquadro in cui compare l’indicazione “convalida firme” ha la funzione di certificare la provenienza della proposta contrattuale e l’autenticità delle sottoscrizioni degli investitori, non valendo invece quale manifestazione di volontà ed accettazione della proposta da parte della banca. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La forma scritta per il contratto di investimento prevista all’art. 23 t.u.f. e dall’art. 6 l. 1/91 è rispettata solo qualora il documento contenga la sottoscrizione del cliente e della banca; in caso di mancata sottoscrizione da parte del legale rappresentante della banca si è in presenza di una proposta contrattuale non accettata e non di un contratto. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La produzione in giudizio da parte della banca del contratto sottoscritto dal solo investitore non determina la sua conclusione allorché la parte che lo abbia sottoscritto abbia dedotto in giudizio la nullità del contratto, revocando così la proposta contrattuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La manifestazione per iscritto della volontà di uno dei contraenti non può essere sostituita dalla dichiarazione unilaterale ricognitiva dell’avvenuta stipulazione per iscritto del contratto, né da un dichiarazione confessoria di una delle parti. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il contratto di investimento nullo in quanto sottoscritto dal solo cliente non può essere convalidato, risultando irrilevante a tale fine ogni comportamento concludente di esecuzione del contratto quale la sottoscrizione degli ordini di investimento. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La nullità del contratto quadro determina la nullità dei singoli ordini di investimento impartiti dal cliente. A seguito della dichiarazione di nullità del contratto di investimento, l’investitore è tenuto alla restituzione dei titoli acquistati ma non delle cedole percepite dall’emittente degli strumenti in quanto si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha dato regolare esecuzione al contratto quadro. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Alba 02 novembre 2010.


Mancata sottoscrizione del contratto quadro e nullità degli ordini. Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Nullità.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Dichiarazione unilaterale ricognitiva.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Produzione in giudizio.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Convalida.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Ordini di investimento.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Obblighi restitutori – Titoli – Cedole.

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede.

La forma scritta per il contratto di investimento prevista all’art. 23 t.u.f. e dall’art. 6 l. 1/91 è rispettata solo qualora il documento contenga la sottoscrizione del cliente e della banca; in caso di mancata sottoscrizione da parte del legale rappresentante della banca si è in presenza di una proposta contrattuale non accettata e non di un contratto. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La manifestazione per iscritto della volontà di uno dei contraenti non può essere sostituita dalla dichiarazione unilaterale ricognitiva dell’avvenuta stipulazione per iscritto del contratto, né da un dichiarazione confessoria di una delle parti. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La produzione in giudizio da parte della banca del contratto sottoscritto dal solo investitore non determina la sua conclusione allorché la parte che lo abbia sottoscritto abbia dedotto in giudizio la nullità del contratto, revocando così la proposta contrattuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il contratto di investimento nullo in quanto sottoscritto dal solo cliente non può essere convalidato, risultando irrilevante a tale fine ogni comportamento concludente di esecuzione del contratto quale la sottoscrizione degli ordini di investimento. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La nullità del contratto quadro determina la nullità dei singoli ordini di investimento impartiti dal cliente. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

A seguito della dichiarazione di nullità del contratto di investimento, l’investitore è tenuto alla restituzione dei titoli acquistati ma non delle cedole percepite dall’emittente degli strumenti in quanto si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha dato regolare esecuzione al contratto quadro. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Alba 02 novembre 2010.


Phone banking e doveri informativi. Servizio di phone banking - Doveri informativi dell'intermediario - Violazione - Sussistenza - Rifiuto del cliente di rilasciare informazioni.

  Tribunale Roma 02 novembre 2010.


Inadeguatezza dell'operazione e informazione generica non riferita allo specifico strumento. Intermediazione finanziaria – Inadeguatezza dell'operazione – Informazione resa in termini generici o ipotetici – Specifico riferimento ai singoli strumenti finanziari – Necessità.

Non assolve all'onere imposto all'intermediario dall'articolo 29 del reg. Consob 11522 del 1998 l'informazione relativa alla inadeguatezza dell'operazione espressa in termini generici o meramente ipotetici che non fornisca specifiche indicazioni in ordine ai singoli strumenti finanziari oggetto di negoziazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 novembre 2010.


Polizze 'linked', assenza di rischio demografico e sottrazione al pignoramento. Polizze denominate "linked" - Assenza di rischio demografico - Trasferimento del rischio dall'assicuratore sull'assicurato - Necessità - Funzione assicurativa - Esclusione - Sottrazione al pignoramento e l'art. 1923 c.c. - Esclusione.

La previsione generale contenuta nell'art. 2 D.lgs. 209/2005 in ordine alle polizze denominate “linked", e cioè quelle nelle quali l'obbligazione principale dell'assicuratore è collegata al valore di organismi di investimento del risparmio o di fondi interni o comunque ad indici predeterminati di riferimento, non vale a far concludere apoditticamente per l'inclusione automatica di tali polizze nello schema legale (artt. 1882 - 1895 c.c.) del contratto di assicurazione, la cui causa deve essere rinvenuta nel trasferimento del rischio dall'assicurato all'assicuratore, rischio che, a pena di nullità, deve esistere alla stipula del contratto. Rientrano senz'altro nella fattispecie tipica di cui all'articolo 1882 c.c. le polizze che operano la sostituzione della prestazione fissa dell'assicuratore con una variabile, agganciata a parametri di mercato, ma che mantengono comunque il rischio demografico; in tal caso, pur attuandosi un parziale trasferimento del rischio dall'assicuratore sull’assicurato in ordine al valore finale della prestazione, il contratto mantiene comunque una funzione assicurativa, individuabile quale causa concreta del contratto, secondo gli ordinari criteri ermeneutici. Diversa, invece, l'ipotesi contrattuale in cui l'assicuratore incassi il premio intero all'atto della sottoscrizione e si obbliga al pagamento nel caso di "morte a vita intera" e cioè praticamente ad evento certo. In questo caso, il rischio cosiddetto demografico è totalmente inesistente ed il rischio di investimento è completamente a carico dell'assicurato, mentre l'obbligazione dell'assicuratore è limitata al pagamento del valore del capitale investito al momento dell'evento, in base agli indici di riferimento. La funzione di tale contratto - anche ricorrendo alla causa mista ed al concetto di causa pendente - deve quindi più propriamente essere inquadrata nello schema di acquisto di prodotti finanziari, laddove l'investimento di un capitale è esposto al rischio di perdite a fronte di una certa probabilità di guadagno. (Nella fattispecie, il Tribunale ha, quindi, ritenuto non applicabile l'art. 1923, c.c., il quale sottrae al pignoramento le somme dovute dall'assicuratore all'assicurato, a due polizze del tipo "linked" denominate Performance 100 e Banco Index Coupon Optima). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari 02 novembre 2010.


Responsabilità dell'intermediario, illecito penale dal promotore, responsabilità solidale, violazione di norme di comportamento e nesso di causalità. Domanda di responsabilità dell’intermediario mobiliare per fatto illecito del promotore finanziario – Litisconsorzio necessario con l’autore del fatto illecito – Esclusione.

Responsabilità della SIM per fatto illecito, anche doloso, del promotore – Natura di responsabilità obiettiva per fatto altrui – Sussistenza.

Appropriazione indebita di denaro da parte del promotore finanziario – Pagamento in contanti o mediante assegno al portatore – Concorso colposo del danneggiato ex art. 1227 – Esclusione.

L’accertamento del fatto illecito, ai fini di far dichiarare la responsabilità per fatto altrui del preponente, può ben essere svolto anche solo nei confronti del terzo responsabile, non essendovi alcun litisconsorzio necessario con l’autore del fatto, ove non si chieda la condanna anche di quest’ultimo; il principio discende dalla regola generale in tema di obbligazioni solidali, per cui il pagamento può essere chiesto per l’intero ad uno solo dei corresponsabili e l’autonomia dei rapporti non dà luogo ad un’ipotesi di litisconsorzio necessario (Cass. n. 7635 del 30/03/2010; n. 8105 del 6/04/2006 e n. 16957 del 16/08/2005). (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) 

Le norme di cui agli art. 5, comma 4, L. n. 1 del 2 gennaio 1991 (c.d. legge SIM), art. 23, comma 3° D.L.vo n. 415 del 23 luglio 1996, e, da ultimo, art. 31, comma 3°, del D.L.vo n. 58 del 24 febbraio 1998, configurano, in capo all’intermediario, una responsabilità oggettiva indiretta per fatto altrui; tale responsabilità, in particolare, opera per il solo fatto che l’illecito del promotore abbia un nesso di occasionalità con lo svolgimento dell’attività per conto dell’intermediario, non presuppone alcuna colpa in capo al preponente (né sotto il profilo della erronea scelta del collaboratore, né sotto l’aspetto della negligente vigilanza sulla sua attività) e non è esclusa dal comportamento doloso del promotore, come si ricava all’evidenza dalla norma che include anche il caso di danni derivanti da illecito penale (fattispecie in tema di appropriazione indebita di denaro degli investitori da parte del promotore finanziario, che si faceva consegnare denaro in contanti o assegni, presentando poi documenti contraffatti attestanti l’utilizzo del denaro in acquisto di strumenti finanziari). (Mario Coderoni) (riproduzione riservata)

Non dà luogo ad un’ipotesi di concorso di colpa del danneggiato la circostanza che il pagamento al promotore avvenisse in contanti, in violazione della normativa sui rapporti tra investitore e promotore finanziario, che prevede, quale esclusiva modalità di pagamento al promotore, soltanto assegni o altri titoli di credito non trasferibili, intestati all’intermediario, oppure ordini di bonifico o ancora strumenti finanziari all’ordine, comunque intestati all’intermediario, trattandosi di norme che impongono un obbligo di comportamento gravante sul promotore, per di più posto proprio a tutela del cliente-investitore; e ciò anche ove il cliente fosse consapevole della violazione posta in essere dal promotore, salvo il caso in cui tra i due soggetti vi sia stata una vera e propria collusione.
Nemmeno può assumere rilevanza, il pagamento di una somma superiore a L. 20.000.000 mediante un assegno emesso al portatore, in violazione della normativa antiriciclaggio all’epoca vigente (L. 5.07.1991, n. 197); infatti, in base al c.d. principio di causalità giuridica, perché si configuri un illecito civile non è sufficiente l’accertamento dell’avvenuta violazione di norme o di regole di diligenza e prudenza, ma è anche necessario che tale violazione abbia causato (o, quanto meno, concorso a causare) l’evento dannoso; in particolare, in caso di violazione di norme specifiche, è necessario che il danno verificatosi costituisca concretizzazione di quel rischio specifico che la norma prudenziale violata mira ad evitare. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 29 ottobre 2010.


Obbligazioni Argentine, doveri di informazione e offering circulars, inadeguatezza per la clientela retail. Intermediazione finanziaria – Dovere di informazione – Documento sui rischi generali degli investimenti – Informazioni specifiche – Offering circulars.

Intermediazione finanziaria – Dovere di informarsi sulle caratteristiche degli dell’investitore – Dovere di aggiornamento.

Intermediazione finanziaria – Operazione non adeguata – Offering circulars – Clientela retail.

Intermediazione finanziaria – Operazione non adeguata – Forma scritta.

Intermediazione finanziaria – Mancata adesione OPSE Argentina – concorso di colpa dell’investitore.

L’obbligo dell’intermediario di informare l’investitore dei rischi specifici delle operazioni di investimento non è assolto né dalla consegna del documento generale sui rischi degli investimenti né dalle informazioni sul rapporto tra il rendimento ed il rischio del prodotto negoziato, risultando invece necessario, che l’intermediario, acquisite le informazioni contenute nei documenti ufficiali quali le offering circulars, le riferisca al cliente, informandolo quindi della natura altamente speculativa delle operazioni di investimento. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’intermediario è tenuto a tenere aggiornate le informazioni sulle caratteristiche del cliente e, in caso di rifiuto del cliente a fornirle, deve ritenere adeguate solo le operazioni a basso rischio. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

In presenza di un offering circular che definisca le obbligazioni emesse dalla Repubblica Argentina come “adatte ad investitori speculativi in grado di valutare e sostenere rischi speciali” sono inadeguate le operazioni di investimento effettuate dalla clientela retail, risultando irrilevante il pregresso acquisto di titoli ad alto rischio emessi da altri paesi emergenti. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La dichiarazione con la quale gli investitori dichiarino “in base ai nostri obiettivi di investimento e alle risorse finanziarie a nostra disposizione riteniamo tali investimenti pienamente adeguati” non dimostra l’adempimento della banca al dovere di astenersi dal dare esecuzione ad operazioni non adeguate e di aver quindi sconsigliato l’operazione al cliente. La non adeguatezza delle operazioni di investimento deve essere segnalata per iscritto con l’indicazione specifica delle ragioni per le quali l’operazione non è ritenuta adeguata. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La mancata adesione all’offerta pubblica di scambio promossa dalla Repubblica Argentina non costituisce ragione per ridurre l’ammontare del risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c.. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Appello Torino 13 ottobre 2010.


Contratto IRS sottoscritto da ente comunale assistito da advisor e validità della dichiarazione di operatore qualificato. Intermediazione finanziaria – Operatore qualificato – Dichiarazione di cui all'articolo 31 reg. Consob 11522 del 1998 – Competenza ed esperienza in strumenti finanziari derivante dall'assistenza di un advisor – Appartenenza dell’advisor allo stesso gruppo dell'intermediario – Validità della dichiarazione – Esclusione.

Non vale ad attestare il possesso di una specifica competenza ed esperienza in strumenti finanziari la dichiarazione con la quale l'investitore dichiari di avere tale requisito in quanto supportato dalla consulenza di un advisor appartenente al medesimo gruppo bancario dell'intermediario. (Fattispecie in tema di contratto IRS – Interest swap rate sottoscritto da ente comunale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 12 ottobre 2010.


Cliente con dimestichezza dei mercati finanziari e omesse indicazioni delle specifiche ragioni di inadeguatezza dell'operazione. Intermediazione finanziaria - Investitore munito di discreta conoscenza in materia di investimenti - Operazione inadeguata - Omessa indicazione specifica delle ragioni dell'inadeguatezza - Inadempienza dell'intermediario - Non sussiste.

Qualora il cliente, mediante il compimento di frequenti operazioni sui mercati finanziari dia prova di avere una discreta conoscenza in materia di investimenti, non può ritenersi inadempiente ai propri obblighi informativi l'intermediario che segnali come inadeguata un'operazione senza, però, indicare le specifiche ragioni di tale inadeguatezza (fattispecie in tema di obbligazioni argentine acquistate da investitore non classificabile quale operatore qualificato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna 06 ottobre 2010.


Distinzione ed autonomia dell'obbligo informativo relativo alla specifica operazione previsto dall'art. 28 reg. Consob. Intermediazione finanziaria - Doveri informativi relativi alla singola operazione - Art. 28, comma 2, reg. Consob n. 11522/98 - Distinzione ed autonomia rispetto all'informazione di operazione inadeguata.

L'obbligo informativo previsto dall'art. 28, comma 2, reg. Consob n. 11522/98, costituisce il necessario ed indispensabile corredo informativo della specifica operazione ed ha lo scopo di consentire all’investitore di operare le proprie scelte di investimento in modo consapevole ed informato. Tale obbligo, che deve considerarsi autonomo rispetto a quello previsto, per le operazioni inadeguate dall'art. 29 del citato regolamento, discende da quello più generale previsto dall'articolo 21 del TUF di operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati ed altresì da quello di tenere un comportamento ispirato diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Appello Torino 04 ottobre 2010.


Procedimento sommario e domanda di nullità del contratto quadro. Intermediazione finanziaria – Procedimento sommario di cognizione – Domanda di nullità del contratto – Assenza di istanze di prova orale o di CTU – Ammissibilità.

E’ ammissibile il ricorso al procedimento sommario di cui all’art. 702 bis, codice procedura civile, ove si chieda la declaratoria di nullità di operazioni in strumenti finanziari causata dalla mancanza e quindi dalla nullità del contratto quadro, le parti non abbiano avanzato alcuna richiesta di istruttoria orale o di CTU e la causa sia, pertanto, di natura esclusivamente documentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 29 settembre 2010.


Mancata sottoscrizione del contratto quadro ed esecuzione da parte della banca. Contratto quadro - Forma scritta - Mancata sottoscrizione - Nullità - Principio di esecuzione - Equipollente - Esclusione.

Contratto quadro - Forma scritta - Produzione in giudizio di contratto non sottoscritto dalla banca - Equipollente - Esclusione - Controparte diversa dall’originario contraente - Eccezione di nullità antecedente alla produzione - Revoca implicita - Sussistenza.

Obbligazioni argentine - Adesione all’arbitrato internazionale ICSID - Rinuncia all’azione nei confronti dell’intermediario - Esclusione - Oggetto diverso.

Il contratto di negoziazione (c.d. contratto quadro) deve essere redatto in forma scritta a pena di nullità; il requisito obbligatorio della forma scritta non esclude tuttavia che la conclusione del contratto quadro possa risultare da un insieme di dichiarazioni scambiate fra i contraenti, purché esse siano scritte e non orali, con la conseguenza che non può valere come accettazione scritta il principio di esecuzione dato al contratto medesimo dalla banca. (Tiziana Sorriento) (riproduzione riservata)

La produzione in giudizio da parte della banca del contratto quadro da essa non sottoscritto non può valere come equipollente della sottoscrizione del contratto, richiesta dalla legge a pena di nullità, se la controparte del giudizio non è la stessa che aveva già sottoscritto il contratto (nella fattispecie, l’attrice era una dei quattro contraenti originali) e se il consenso prestato con la originaria sottoscrizione sia stato revocato prima della produzione. In tal senso, l’eccezione di nullità del contratto quadro per mancata sottoscrizione della banca, proposta dall’attrice prima della produzione del contratto da parte della convenuta, deve essere intesa quale revoca implicita del consenso prestato. (Tiziana Sorriento) (riproduzione riservata)

L’aver presentato ricorso per arbitrato ICSID non esclude la procedibilità/ammissibilità della domanda in riferimento alle domande proposte, tenuto conto che le stesse hanno un oggetto diverso, nell’arbitrato internazionale controparte è la Repubblica Argentina e le domande risarcitorie o di nullità svolte dagli investitori hanno come presupposto la condotta non del Governo Argentino, bensì dell’intermediario. (Tiziana Sorriento) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 29 settembre 2010.


Doveri informativi e irrilevanza del profilo di rischio del cliente. Doveri informativi dell'intermediario finanziario - Articolo 28 regolamento Consob - Irrilevanza delle qualità soggettive del cliente e della sua esperienza in materia finanziaria.

Il dovere informativo posto a carico dell'intermediario dall'articolo 28 regolamento Consob prescinde dalle qualità soggettive del cliente e deve, pertanto, essere adempiuto anche nell'ipotesi in cui il cliente rifiuti di fornire informazioni sul proprio profilo finanziario ed altresì nell'ipotesi in cui il cliente abbia maturato una determinata esperienza in strumenti finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 22 settembre 2010.


Polizze index-linked, natura di investimento finanziario e loro pignorabilità. Polizze index-linked – Natura previdenziale – Esclusione – Natura di investimento finanziario – Sussistenza – Pignorabilità.

Non può definirsi quale polizza vita il contratto che preveda un investimento finanziario che non sia finalizzato a soddisfare principalmente bisogni di carattere previdenziale, la cui redditività sia esclusivamente legata a fenomeni di tipo finanziario, quali indici azionari o rendimenti dei fondi di investimento, e che non assicuri la restituzione alla scadenza del capitale versato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 10 agosto 2010.



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