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Le Sezioni Unite si pronunciano sulle c.d. ‘nullità selettive’: nullità di protezione ed eccezione di buona fede

Intermediazione finanziaria – Nullità di protezione – Nullità selettive – Eccezione di buona fede

La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nell'art. 23, comma 3, del d.lgs n. 58 del 1998, può essere fatta valere esclusivamente dall'investitore con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell'accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L'intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l'eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro.

[… Anche in relazione all'art. 23, comma 3, d.lgs n. 58 del 1998, il regime giuridico delle nullità di protezione opera sul piano della legittimazione processuale e degli effetti sostanziali esclusivamente a favore dell'investitore, in deroga agli artt. 1421 e 1422 cod. civ.
L'azione rivolta a far valere la nullità di alcuni ordini di acquisto richiede l'accertamento dell'invalidità del contratto quadro. Tale accertamento ha valore di giudicato ma l'intermediario, alla luce del peculiare regime giuridico delle nullità di protezione, non può avvalersi degli effetti diretti di tale nullità e non è conseguentemente legittimato ad agire in via riconvenzionale od in via autonoma ex artt. 1422 e 2033 cod. civ. I principi di solidarietà ed uguaglianza sostanziale, di derivazione costituzionale (art. 2,3, 41 e 47 Cost., quest'ultimo con specifico riferimento ai contratti d'investimento) sui quali le S.U., con la pronuncia n. 26642 del 2014, hanno riposto il fondamento e la ratio delle nullità di protezione operano, tuttavia, anche in funzione di riequilibrio effettivo endocontrattuale quando l'azione di nullità, utilizzata, come nella specie, in forma selettiva, determini esclusivamente un sacrificio economico sproporzionato nell'altra parte. Limitatamente a tali ipotesi, l'intermediario può opporre all'investitore un'eccezione, qualificabile come di buona fede, idonea a paralizzare gli effetti restitutori dell'azione di nullità selettiva proposta soltanto in relazione ad alcuni ordini. L'eccezione sarà opponibile, nei limiti del petitum azionato, come conseguenza dell'azione di nullità, ove gli investimenti, relativi agli ordini non coinvolti dall'azione, abbiano prodotto vantaggi economici per l'investitore. Ove il petitum sia pari od inferiore ai vantaggi conseguiti, l'effetto impeditivo dell'azione restitutoria promossa dall'investitore sarà integrale. L'effetto impeditivo sarà, invece, parziale, ove gli investimenti non colpiti dall'azione di nullità abbiano prodotto risultati positivi ma questi siano di entità inferiore al pregiudizio determinato nel petitum.
L'eccezione di buona fede operando su un piano diverso da quello dell'estensione degli effetti della nullità dichiarata, non è configurabile come eccezione in senso stretto non agendo sui fatti costitutivi dell'azione (di nullità) dalla quale scaturiscono gli effetti restitutori, ma sulle modalità di esercizio dei poteri endocontrattuali delle parti. Deve essere, tuttavia, oggetto di specifica allegazione. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 04 novembre 2019.




In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere

Violazione di norma imperative – Nullità (virtuale) del contratto – Criterio della necessaria coerenza tra il perseguimento della specifica finalità di interesse pubblico e il rimedio della nullità – Applicazione del criterio in materia di fideiussione prestata da confidi non autorizzato al rilascio della garanzia

Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 23 settembre 2019.




La negoziazione di strumenti finanziari 'in conto proprio' o 'in contropartita diretta' è sempre per definizione una negoziazione intervenuta 'fuori dai mercati regolamentati'

Intermediazione finanziaria – Vendita di titoli in contropartirta diretta – Negoziazione fuori dai mercati regolamentati – Sussistenza

Ai fini della qualificazione di una operazione come avvenuta fuori dai mercati regolamentati è irrilevante che l’intermediario, al fine di dare esecuzione all’ordine impartito dal Cliente, trasferisca ad esso titoli già detenuti nel proprio portafoglio oppure vada ad approvvigionarsi da un terzo soggetto, essendo sufficiente, affinché ricorra tale fattispecie, che l’intermediario si ponga come controparte contrattuale del proprio cliente secondo lo schema della compravendita (c.d. operatività in contropartita diretta). (1) (Daniele Braccini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 24 maggio 2019.




Intermediazione finanziaria: responsabilità del collegio sindacale per omessa segnalazione del conflitto di interessi dell'amministratore

Credito - Violazione dei doveri di cui all'art. 149 TUF - Amministratore in conflitto di interessi - Interpretazione dell'art. 2391 c.c. - Portata applicativa generale che prescinde dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, viola i doveri di cui all'art. 149, comma 1, lett. a) e b), TUF, il collegio sindacale che ometta di segnalare alla CONSOB il conflitto di interessi dell'amministratore ai sensi dell'art. 2391, comma 1, c.c., in quanto le prescrizioni contenute in quest'ultima norma hanno portata applicativa generale e prescindono dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione. (Nella specie, la S.C. ha respinto la tesi del ricorrente che aveva invece sostenuto l'inconfigurabilità della contestata condotta omissiva, sul presupposto che la disposizione citata si riferisse ai soli casi di conflitto di interessi ridondato in fase deliberativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 20 dicembre 2018.




Viola il canone della buona fede il creditore che non risponde alle sollecitazioni del datore del pegno e non si attiva per la liquidazione del bene

Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.

Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 14 maggio 2019.




Depenalizzazione di delitti e contravvenzioni: violazioni finanziarie e disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017

Disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017 - Disposizioni più favorevoli al trasgressore in tema di determinazione della sanzione - Applicabilità anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore della menzionata normativa ed impugnata davanti alla Corte di cassazione per motivi diversi dalla determinazione della sanzione - Ammissibilità - Fondamento

In tema di violazioni delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, il d.lgs. n. 90 del 2017 ha introdotto il principio dell'applicazione dello "ius superveniens" più favorevole al trasgressore, il quale è applicabile anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore del d.lgs. citato che sia stata impugnata davanti alla Corte di cassazione in assenza di uno specifico motivo di ricorso sulla determinazione quantitativa della sanzione, poiché il giudizio di legittimità, avendo ad oggetto non già l'operato del giudice di merito, bensì la conformità all'ordinamento giuridico della decisione adottata, non richiede necessariamente un errore del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 25 marzo 2019.




Contratto di ‘swap’ con ‘up front’ stipulato dall’ente locale, natura giuridica, validità e limiti

Contratto di "swap" con "up front" - Non sottoposto "rationae temporis" alla L. n. 133 del 2008 di conversione del D. L. n. 112 del 2008 - Stipulato dall'ente locale - Natura giuridica - Validità - Limiti - Competenza riservata al consiglio comunale - Configurabilità

Rimesse alle Sezioni Unite, le seguenti questioni in tema d’intermediazione finanziaria e regime giuridico dell’indebitamento degli enti locali:

- se lo swap, ed in particolare quello che richieda un upfront e non sia disciplinato ratione temporis dalla l. n. 133 del 2008 di conversione del d.l. n. 112 del 2008, costituisca per l’ente locale un’operazione che generi un indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento, a norma dell’art. 30, comma 15, l. n. 289 del 2002;

- se la stipula del relativo contratto rientri nella competenza riservata al Consiglio Comunale, implicando una delibera di spesa che impegni i bilanci per gli esercizi successivi, giusta l’art. 42, comma 2 lett. i) t.u.e.l.
Cassazione civile, sez. I 10 gennaio 2019.




Reati finanziari e responsabilità solidale della Consob per omessa vigilanza

Reati finanziari – Distrazione di somme da parte di agente di cambio – Omessa vigilanza della Consob – Responsabilità solidale – Sussiste – Validità dell’atto interruttivo della prescrizione compiuto verso il debitore solidale – Nonostante il diverso titolo di responsabilità – Sussiste

Il sorgere della responsabilità solidale dei danneggianti l’art. 2055 c.c., comma 1, richiede solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano tra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità di ciascuna di tali persone, anche nel caso in cui siano configurabili titoli di responsabilità contrattuale e extracontrattuale, atteso che l’unicità del fatto dannoso considerata dalla norma suddetta deve essere riferita unicamente al danneggiato e non va intesa come identità delle norme giuridiche da essi violate.

Una volta che sia insorta la solidarietà passiva, stante l’unicità del danno pur in presenza di titoli di responsabilità diversi, non può non trovare applicazione la relativa disciplina, ed in particolare l’art. 1310 c.c., comma 1.

Rispetto al fatto dannoso concorrono la responsabilità contrattuale dell’agente di cambio e quella extracontrattuale della CONSOB. Questa, nella veste ad essa riconosciuta dal legislatore di "organo di garanzia del risparmio", è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere, mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza, il danno scaturente da una condotta dell’agente di cambio.
In tema di responsabilità per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalità omissiva, deve verificare che l’evento non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l’enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell’omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 17 gennaio 2019.




Adeguatezza dell’investimento e operazioni eseguite dall’investitore in strumenti sofisticati e volatili

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’investimento – Operazioni eseguite dall’investitore nello stesso periodo di strumenti sofisticati e volatili

L‘adeguatezza degli acquisti di strumenti finanziaria con particolare livello di rischio (obbligazioni argentine) può desumersi dalle numerose operazioni eseguite dall’investitore nello stesso periodo di strumenti sofisticati e volatili connotati da rilevanti rischi di perdita con frequenti operazioni speculative di acquisto e vendita nell’arco di pochi giorni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 05 febbraio 2019.




Sanzioni a carico dell'ente nel sistema previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001 ed in quello di cui all'art. 187 quinquies T.U.F., caratteristiche del fatto e violazione del principio del 'ne bis in idem'

Intermediazione finanziaria - Sanzioni a carico dell'ente nel sistema previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001 ed in quello di cui all'art. 187 quinquies T.U.F. - Caratteristiche del fatto per il quale tale ente può dovere rispondere - Diversità degli autori degli illeciti nei due sistemi - Violazione del principio del "ne bis in idem" in danno dell'ente medesimo in conseguenza dell'esito dei relativi giudizi - Esclusione - Fattispecie

In tema di sanzioni a carico degli enti per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria previste dagli artt. 5 e 25 sexies del d.lgs. n. 231 del 2001 e dall'art. 187 quinquies T.U.F., il fatto oggettivo per il quale l'ente può essere chiamato a rispondere deve identificarsi con la stessa condotta ascritta all'autore dell'illecito presupposto, in tutte le sue componenti costitutive. Pertanto, la differenza soggettiva degli autori del reato e dei responsabili dell'illecito amministrativo presupposti comporta la diversità del fatto materiale ricondotto alla sfera di responsabilità del suddetto ente nei due casi, con la conseguenza che dall'esito degli stessi non può derivare alcuna violazione del principio del "ne bis in idem" in danno dell'ente medesimo. (Nella specie, la S.C. ha escluso ogni violazione del principio del "ne bis in idem" poiché la sentenza penale di assoluzione invocata, peraltro non ancora definitiva, non concerneva le stesse persone fisiche imputate degli illeciti per i quali era stata emessa la sanzione in esame e, comunque, la specifica statuizione che aveva riguardato l'ente "de quo" in un ulteriore giudizio, avendolo interessato quale responsabile civile, non aveva natura sanzionatoria e, perciò, non era idonea a costituire il presupposto per l'applicazione del menzionato principio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 06 dicembre 2018.



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