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Eccezioni sollevabili dalla società emittente nei confronti della società fiduciaria del portatore di azioni dematerializzate

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Azioni – Intestazione fiduciaria

Diritto della concorrenza – Testo Unico della Radiotelevisione – Limite alle partecipazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi – Norme del modello cautelare uniforme – Applicabilità

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, al fine di inibirne il diritto di voto, anche in seguito al rilascio della comunicazione effettuata ai sensi dell'art. 83-sexies TUF dell'intermediario depositario alla società emittente stessa, perché quest'ultima rappresenta mero titolo di legittimazione e non ha alcun effetto preclusivo in ordine alle eccezioni sollevabili.

Fra le eccezioni personali sollevabili dalla società emittente, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, sono ricomprese tanto le eccezioni che traggano fondamento nel contratto c.d. causale (ossia lo statuto sociale) quanto quelle fondate sui rapporti extra-sociali fra la società emittente e il portatore.

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti della società fiduciaria cui siano state intestate fiduciariamente azioni dematerializzate fondate su rapporti che intercorrano fra la società emittente e l'azionista fiduciante.

La positiva valutazione dell'Autorità Garante per la Concorrenza e i Mercati (AGCM) in ordine alla compatibilità della detenzione di una partecipazione societaria in una società emittente radiotelevisiva con la disciplina della concorrenza non pregiudica il sindacato dell'autorità giudiziaria in ordine all'invalidità prevista dall'art. 43, comma 5, del Testo Unico della Radiotelevisione (TUSMAR).

Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Giovanni Maria Fumarola) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 23 novembre 2018.




Collocamento di azioni SICAV fuori sede

Inadeguatezza dell’operazione di acquisto di un unico strumento finanziario di natura azionaria – Mancata informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione da parte dell’intermediario ex art. 29 reg. Consob 11522/98 – Sussiste

Concorso del fatto colposo del danneggiato – Esclusione

Risarcimento del danno – Riduzione con criterio equitativo del 20 % in relazione all’alea degli strumenti finanziari sottoscritti

L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione per entità dell’importo investito, per natura del prodotto finanziario e per il momento storico del mercato costituisce grave violazione dell’art. 29 reg. Consob 11522/98 ed andava segnalata all’investitore per una adeguata informativa  e determina  il conseguente risarcimento del danno.

Non sussiste alcun concorso colposo del danneggiato che non si è attivato alla vendita degli strumenti finanziari al fine di limitare il danno a causa del repentino crollo del valore dei titoli.

Il risarcimento del danno pari alla differenza tra l’importo investito e quello recuperato in seguito alla liquidazione del comparto va ridotto equitativamente del 20 % in ordine all’alea dello strumento finanziario sottoscritto e poi aumento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria dalla data di liquidazione del comparto. (Angelo Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 giugno 2019.




Doveri informativi dell'investitore, negoziazione fuori sede e facoltà di recesso

Intermediazione finanziaria - Negoziazione fuori sede - Recesso

Avuto riguardo all’evoluzione giurisprudenziale in materia di contratto cd. “monofirma” che ha trovato la dovuta sintesi nella pronuncia n. 898/2018 delle Sezioni Unite della Cassazione non sussistono profili di invalidità del contratto quadro di negoziazione allorquando, ferma la ricorrenza delle altre condizioni precisate da detta sentenza delle Sezioni Unite, sia stata omessa la sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante dell’intermediario finanziario.

L’indicazione contenuta in apposita clausola del contratto quadro di negoziazione di una generica facoltà di recesso da parte dell’investitore correlata alla durata indeterminata del cd. master agreement, non può ritenersi conforme all’art. 30 comma 7 D.Lgs. n. 58/1998, atteso che la previsione del diritto di recesso in caso di offerta fuori sede di strumenti finanziari è originata dalla necessità di garantire il soggetto (investitore) ritenuto più debole, consentendogli di ripensare (jus poenitendi) al contratto concluso nel caso in cui la vendita di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta fuori sede.

In tema di offerta fuori sede di strumenti finanziari, la funzione dell’indicazione specifica dell’art. 30, commi 6 e 7, del D.Lgs. n. 58/1998 è necessaria in funzione della tutela dell’investitore per cui, nell’esame della documentazione, il Giudice deve valutare l’effettività di detta tutela che, per essere tale deve essere evidenziata in modo che il contraente/investitore possa prendere effettiva cognizione della tutela mediante modalità obiettivamente idonee (ad es. collocazione distinta della clausola graficamente evidenziata o sottoscritta). (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 02 ottobre 2019.




Doveri informativi dell'investitore nella negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers

Intermediazione finanziaria - Negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers - Doveri informativi

In tema di legittimazione ad agire in capo agli investitori, in presenza di una pattuizione del contratto quadro di negoziazione secondo cui quando il rapporto è intestato a più persone esso si intende conferito in via disgiuntiva, non è dirimente che l’ordine d’acquisto sia stato sottoscritto da soltanto uno degli investitori, essendo pertanto legittimato all’azione anche l’altro, tanto più quando si evinca dalla documentazione contrattuale che l’intermediario finanziario ha sempre individuato in entrambi i contraenti gli acquirenti dei titoli.

Come da tempo chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le altre Cass. civ. n. 20617/2017), deve conferirsi natura negoziale al singolo ordine d’investimento, il quale è pertanto autonomamente risolvibile in caso di inadempimento dell’intermediario finanziario ai propri obblighi di informazione (ovvero anche, ricorrendone le condizioni, annullabile per errore).

In tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante la prestazione individuale di servizi di investimento ex art. 1 comma 5 D.Lgs. n. 58/1998, ossia mediante attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi dell’art. 21 D.Lgs. n. 58/1998 e 27 e seguenti del Reg. Consob n. 16190/2007.

In tema di negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers, il valore di capitalizzazione della società emittente, l’incremento delle passività ed il deterioramento dell’indice di liquidità (dati desumibili dall’analisi dei bilanci del quinquennio precedente l’acquisto dei titoli), nonché l’andamento del derivato sul rischio di credito (credit default swap) associato a dette obbligazioni, costituiscono elementi significativi ai fini di una adeguata valutazione del rischio e, in quanto tali, dovevano essere dapprima esaminati dall’intermediario e quindi rappresentanti agli investitori in modo appropriato e comprensibile, così da consentire loro di compiere in modo concreto ed effettivo un’autonoma valutazione del rischio e quindi di adottare decisioni di investimento adeguatamente informate e consapevoli.

L’inosservanza degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario finanziario rileva in termini di inadempimento di non scarsa importanza sulle obbligazioni inerenti la prestazioni di servizi di investimento e comporta la risoluzione dell’operazione. In tale prospettiva non ha rilevanza stabilire se gli investitori, ove adeguatamente informati circa la reale rischiosità del titolo, avrebbero ugualmente dato corso all’acquisto o meno. L’inadempimento all’obbligo informativo è infatti di per sé solo sufficiente a fondare la domanda di risoluzione del contratto, atteso che la condotta dell’intermediario integra ex se la lesione dell’interesse tutelato. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 18 giugno 2019.




Lehman Brothers: l’intermediario risponde se non ha avvisato il cliente dell’aumento del rischio

Contratti finanziari – Negoziazione e deposito titoli – Obblighi informativi dell’intermediario – Sussistono per tutta la durata del rapporto – Omessa informazione sull’aumento del livello di rischio – Responsabilità dell’intermediario – Sussiste – Risoluzione del contratto – Ammissibilità

Gli obblighi informativi prescritti dall'articolo 28, comma 2, Reg. Consob n.11522/98 hanno portata generale e si riferiscono a tutti i tipi di servizi di investimento, e dunque anche nell'ambito del rapporto di negoziazione e deposito titoli.

L'obbligo dell'intermediario di tenersi informato sulla situazione del cliente permane durante l'intera fase esecutiva del rapporto e si rinnova ogni qualvolta la natura o l'entità della singola operazione lo richieda.

È necessario, per escludere la responsabilità dell'intermediario, verificare l'adempimento di questi agli obblighi informativi posti a suo carico, tenendo presente che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi facenti capo all'intermediario grava su quest'ultimo.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha accolto la domanda del cliente di risoluzione dei contratti di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers, condannando la banca al risarcimento del danno, ravvisando l'inadempimento dell'obbligo a suo carico di informazione e tempestiva segnalazione della variazione del rischio dei titoli.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Roma 11 giugno 2019.




Buoni fruttiferi postali: la Pari Facoltà di Rimborso impone alle Poste di pagare senza pretendere la quietanza degli altri aventi diritto

Obbligazioni e contratti – Contratti finanziari – Buoni fruttiferi postali – Cointestati – Clausola di Pari Facoltà di Rimborso – Decesso del cointestatario – Richiesta di rimborso – Necessità di quietanza degli eredi del cointestatario defunto – Esclusione

Per i buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso, il rimborso non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo di chiedere a vista all'ufficio postale di emissione il pagamento dell'intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell'ipotesi di altro cointestatario, la quietanza congiunta degli aventi diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 05 giugno 2019.




Sulla comunicazione da parte dell’intermediario di perdite che superino la soglia concordata con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Omessa segnalazione superamento – Responsabilità dell’intermediario – Non automatismo – Inconsapevolezza di aver di superamento soglia – Necessità di allegazione

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Superamento – Obbligo di avviso – Blocco operatività non consentito

Operazioni in derivati – Margini di garanzia costituiti da titoli azionari – Vendita d’ufficio – Legittimità

Art. 41 Regolamento Consob n. 16190/07 – Intermediario – Appropriatezza – Violazione criteri – Obbligo di avvertire il cliente

L’eventuale omessa comunicazione del superamento della soglia di perdite prevista dall’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07, stando al quale “gli intermediari che svolgono un servizio di gestione di portafogli per clienti al dettaglio o amministrano posizioni di clienti al dettaglio che includono una posizione aperta scoperta su operazioni con passività potenziali comunicano al cliente eventuali perdite che superino una soglia predeterminata convenuta [con il] cliente”, non comporta di per sé la responsabilità dell’intermediario quando il cliente alleghi di non essersi reso autonomamente conto del superamento di tale soglia predeterminata e di aver per tale ragione mantenuto aperte le posizioni negative, discutendosi, altresì, di centinaia di operazioni compiute con cadenza giornaliera che talvolta permettevano di conseguire guadagni e più spesso comportavano perdite.

La soglia di perdite convenuta con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 costituisce una soglia di allerta convenzionalmente determinata al superamento della quale l’intermediario è tenuto unicamente a fare avviso al cliente delle perdite e non a bloccarne l’operatività.

E’ legittima, nel caso di necessità, la vendita d’ufficio da parte dell’intermediario di titoli azionari eventualmente costituiti a margini di garanzia per l’operatività in derivati.

Nel caso in cui non sia svolta un’attività di consulenza in materia di servizi di investimento e di gestione di portafogli trovano applicazione non gli artt. 39 e 40 Regolamento Consob n. 16190/07 in tema di adeguatezza delle operazioni ma gli artt. 41 e ss in tema di appropriatezza, relativi alla verifica che il cliente abbia un livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi che lo strumento o il servizio di investimento offerto o richiesto comporta, con obbligo per l’intermediario di avvertirlo di tale situazione. Rispetto a ciò la mancata compilazione della voce della scheda informativa relativa alla familiarità con gli strumenti negoziati non impedisce l’operatività in derivati tutte le volte in cui il cliente abbia poi sottoscritto un’ulteriore dichiarazione in cui attesti una notevole propensione al rischio e una conoscenza approfondita degli strumenti e dei mercati finanziari. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 24 luglio 2019.




La responsabilità della banca in dissesto per induzione all’acquisto di azioni proprie si estende ai revisori 'compiacenti'

Contratti finanziari – Responsabilità dell’intermediario – Responsabilità degli organi amministrativi di vigilanza – Accertamento – Giurisdizione amministrativa – Sussiste

Violazioni degli obblighi informativi – Responsabilità contrattuale o precontrattuale – Sussiste – Nullità del contratto quadro o delle operazioni esecutive – Esclusione

Responsabilità da prospetto non veritiero – Natura extracontrattuale – Affermazione – Responsabilità solidale dei revisori – Sussiste

Cessione della banca responsabile di illecito risarcibile – Azione risarcitoria – Legittimazione passiva della banca cessionaria – Esclusione

Le controversie nelle quali si faccia questione di diritti soggettivi concernenti l'esercizio del potere amministrativo di vigilanza sull'attività di intermediazione finanziaria sono devolute alla giurisdizione amministrativa.

In tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente di corretta esecuzione delle operazioni può dar luogo a responsabilità precontrattuale ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o e coincidente con la stipulazione del contratto quadro; può dar luogo invece a responsabilità contrattuale ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto suddetto ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni compiute in esecuzione del contratto quadro. In ogni caso, deve escludersi che la violazione possa determinare la nullità del contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

La responsabilità da prospetto non veridico è conseguenza di un illecito aquiliano autonomo che accomuna in via solidale non soltanto tutti i soggetti che abbiano materialmente provveduto alla sua redazione, ma anche quelli che ne abbiano successivamente fatto uso. Tra le persone responsabili delle informazioni contenute nel prospetto degli annoverarsi anche la società di revisione che ha espresso un giudizio senza rilievi.

Per i debiti scaturiti dagli illeciti commessi dal cedente, la banca cessionaria non può dirsi passivamente legittimata rispetto a esposizioni per risarcimento non evincibili delle scritture contabili.

[Nella fattispecie, il cliente, indotto all’acquisto di azioni della banca sulla base di un prospetto informativo che ne occultava la crisi economico-patrimoniale, ha visto rigettate le domande avanzate contro la Consob e la Banca d’Italia, nonché contro l’istituto bancario in cui la banca si era poi fusa per incorporazione, e accolte quelle rivolte contro la banca nelle persone di amministratori, sindaci e organi di revisione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




La banca risponde per i danni conseguenti all’acquisto di derivati se non adempie ai suoi obblighi informativi

Contratti finanziari – Contratti Swap – Obblighi informativi – Esposizione del mark to market – Necessità – Affermazione – Dichiarazione di conoscenza ed esperienza dell’investitore – Natura di mera presunzione – Affermazione – Inadempimento degli obblighi informativi della banca – Responsabilità per danni – Sussiste

I contratti swap sono contratti asimmetrici in cui l'elemento che rende debole il soggetto investitore rispetto all'intermediario è la minor forza conoscitiva di una parte contrattuale rispetto all'altra. L'investitore riceve piena tutela quando è messo nella condizione sul piano informativo di aderire con consapevolezza allo scopo verso cui il negozio tende. Gli scenari probabilistici e le conseguenze del verificarsi degli eventi devono essere definiti e conosciuti ex ante con certezza. La dichiarazione dell'investitore di possedere un'adeguata conoscenza ed esperienza in materia di strumenti finanziari costituisce una mera presunzione semplice, ben superabile con l’allegazione di elementi di segno contrario e tali da privare di efficacia la medesima autocertificazione. In caso di gravi omissioni informative da parte della banca sussiste la responsabilità a suo carico secondo il binomio tracciato dalla giurisprudenza di legittimità: regole di validità/nullità, regole di condotta/risoluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 febbraio 2019.




Le insufficienti informazioni della banca sull’investimento ne inficiano adeguatezza e appropriatezza e giustificano la risoluzione

Contratti finanziari – Acquisto di titoli non quotati – Consulenza della banca – Adeguatezza e appropriatezza dell’investimento – Insufficienza delle informazioni date dalla banca – Vizio del giudizio di adeguatezza – Sussiste – Vizio del giudizio di appropriatezza – Consequenzialità – Affermazione – Grave inadempimento – Sussiste – Risolubilità del contratto – Sussiste

Il giudizio di adeguatezza che l'intermediario compie nella consulenza consiste nell'analisi delle informazioni fornite dal cliente e nella valutazione dell'idoneità del prodotto finanziario a soddisfare le esigenze concrete del cliente. il giudizio di appropriatezza si inserisce in un servizio di natura esecutiva al fine di verificare che il cliente abbia il livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi del servizio proposto chiesto. L’appropriatezza è pertanto un minus rispetto all’adeguatezza, per cui in caso di assolvimento dell'obbligo di informazione riguardo all'adeguatezza può ritenersi assolto anche quello relativo all'appropriatezza, così come ogni vizio relativo alla valutazione di adeguatezza si protrae nel eventuale successiva fase dell'ordine impartito per iniziativa del cliente. Pertanto la dichiarazione del cliente circa la consapevolezza dell'inappropriatezza non può salvare la banca qualora già il precedente giudizio di inadeguatezza non fosse sufficiente. L’omissione di informazioni sufficienti si configura come inadempimento grave, in quanto in assenza di elementi contrari si deve desumere che proprio la violazione di questo obbligo della banca non ha permesso al cliente di operare una scelta informata e quindi di evitare l'investimento. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato risolto il contratto di acquisto di azioni della banca – azioni non quotate su mercato regolamentato – operato dal cliente dietro consulenza della stessa banca.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 10 maggio 2019.



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