IL CASO.it

Sezione I - Giurisprudenza

documento 1007/2007

 

 

data pubblicazione 17/10/2007

 

 

 

Tribunale di Padova 9 ottobre 2007 – Est. G. Amenduni.

 

Processo societario – Rito sommario – Proposizione di domanda riconvenzionale – Mutamento del rito – Necessità.

 

Qualora, nell’ambito del procedimento sommario societario il convenuto proponga domanda riconvenzionale connessa ai sensi dell’art. 36 c.p.c. con la domanda principale, il giudice dovrà disporre la conversione del rito in ordinario, posto che la proposizione di una domanda riconvenzionale ordinaria costituisce fonte di complicazione del procedimento in contrasto con le norme che regolano il rito sommario. (fb)

 

 

 R.G. 7335/2007

Il Giudice designato,

sciogliendo la riserva, letti gli atti e visti i documenti allegati, rileva quanto segue.

       Ai fini della decisione circa la possibilità di trattare la domanda proposta dal ricorrente ing. R. nelle forme di cui all’art. 19 d.lgs. 5/2003 occorre, ad avviso del giudicante, verificare gli effetti della domanda riconvenzionale spiegata dalla resistente soc. X s.p.a. sul procedimento sommario.

       Preliminarmente è necessario stabilire se il convenuto, nel procedimento introdotto nelle forme di cui all’art. 19 d.lgs. 5/2003, possa proporre una domanda riconvenzionale della quale si richieda, esplicitamente ovvero per la sua natura, la decisione a cognizione piena e non sommaria.

       In dottrina non vi è dubbio alcuno che il convenuto possa proporre siffatta domanda: ed infatti, se si tiene conto che il potere di introdurre una domanda riconvenzionale nel giudizio sommario rileva per il convenuto come vero e proprio onere di farlo entro il termine ultimo nel quale egli può validamente costituirsi nel rito sommario (id est nella memoria di costituzione che nel giudizio societario sommario è senz’altro parificabile alla comparsa di risposta del procedimento ordinario, in quanto, in caso di eventuale trasformazione del rito, il processo prenderà le mosse dall'atto immediatamente successivo alla comparsa di risposta - cfr. art. 19, 3 co., d. lgs. n. 5/2003), se ha interesse ad evitare la relativa preclusione per il caso che il giudice ritenga di disporre la conversione nel procedimento a cognizione piena, si deve concludere per la possibilità per il convenuto di ottenere il simultaneus processus purché nei limiti di cui all’art. 36 c.p.c..

       Ciò posto, il problema si pone, quindi, nello stabilire quale effetto abbia la proposizione della domanda riconvenzionale ordinaria sulla decisione della domanda sommaria principale.

       Ad una tesi dottrinale che ritiene che la proposizione della riconvenzionale ordinaria, costituendo fonte di complicazione del procedimento in contrasto con le forme sommarie, determini necessariamente la conversione del giudizio intero nel rito ordinario, si contrappone altro filone che ritiene di escludere siffatto automatismo, in quanto simile conclusione presterebbe il fianco a facili strumentalizzazioni da parte del convenuto interessato ad evitare la condanna immediata, dovendo, invece, il giudice verificare volta per volta la rilevanza della domanda riconvenzionale non sommaria sotto il profilo della eccezione e, ove ritenuta non manifestamente infondata, dar luogo alla conversione del rito.

       Orbene, nel caso di specie non vi è dubbio che la domanda riconvenzionale rientri nel titolo dedotto da parte attrice, atteso che i fatti, asseritamente integranti la responsabilità dell’ing. R., per i quali è stata richiesta condanna al risarcimento del danno, sono riferiti da parte convenuta proprio al rapporto di mandato con la X s.p.a., in ragione del quale il ricorrente ha richiesto il pagamento degli emolumenti di cui alla domanda principale.

       Riconosciuta, pertanto, la connessione ai sensi dell’art. 36 c.p.c. tra la domanda principale e quella riconvenzionale, ad avviso del giudicante deve trovare applicazione la prima tesi sopra riferita, e quindi deve ritenersi la necessarietà della trattazione congiunta delle due domande nei limiti del rito compatibile (quello a cognizione piena), dal momento che le esigenze di economia e di speditezza processuale, che dovrebbero essere alla base di un provvedimento contrario al simultaneus processus, cedono di fronte all’esigenza di evitare che in riferimento ad un medesimo titolo (recte a medesimi fatti) vi possa essere il rischio di un conflitto logico di pronunce.

       In conclusione, la domanda riconvenzionale introdotta da parte convenuta rende impossibile la trattazione nelle forme del rito ex art. 19 d.lgs. 5/2003, sicché se ne deve disporre la conversione, assegnando alle parti i termini di legge.

p.q.m.

dispone la prosecuzione del giudizio nelle forme del rito societario ordinario e assegna a parte attrice i termini di cui all’art. 6, d.lgs. 5/2003.

Si comunichi a mezzo fax.

Padova, 9.10.2007













 

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