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Sezione I - Giurisprudenza

documento 1070/2007

 

 

data pubblicazione 20/12/2007

 

Tribunale di Mantova 30 luglio 2007 – Est. Laura De Simone

 

Atto notarile – Dovere di diligenza e di verifica della provenienza del bene – Trascrizione di verbale di separazione avente ad oggetto il godimento della casa coniugale – Trasferimento di diritti reali – Esclusione.

 

Diritto di proprietà - Acquisto a non domino – Responsabilità del notaio per i danni subiti dal titolare del diritto – Esclusione - Legittimità dell'atto notarile, prevedendo l'ordinamento la vendita di cosa altrui ex art. 1478 c.c.

 

Poiché il notaio è professionalmente obbligato nei confronti dei clienti a compiere con diligenza ogni indagine relativa agli atti di provenienza del bene oggetto del negozio, tiene un comportamento negligente il professionista che dia corso all’atto di trasferimento di un immobile limitando la propria indagine alla nota di trascrizione di un verbale di separazione coniugi senza acquisire il verbale stesso, dall’esame del quale avrebbe potuto verificare che, in sede di separazione, i coniugi non avevano inteso trasferire diritti reali immobiliari bensì semplicemente individuare chi tra loro avrebbe continuato a godere dell’abitazione coniugale. (Nel caso di specie, il coniuge comproprietario della metà dell’immobile cedeva ad un terzo acquirente l’intero bene nell’erronea convinzione di esserne divenuto pieno proprietario in forza delle pattuizioni intervenute in sede di separazione, le quali però non avevano ad oggetto il trasferimento dell’altra metà del bene medesimo ma solo il godimento della casa coniugale) (fb)

 

Nella vendita di cosa altrui il compratore diventa proprietario nel momento in cui il venditore acquista la proprietà dal vero titolare del diritto. Dei danni eventualmente patiti da quest’ultimo - limitati comunque all’impossibilità di disporre nell’immediato del bene a causa della trascrizione della disposizione a non domino – non potrà comunque essere ritenuto responsabile il notaio, posto che tra lui ed il professionista  non è intercorso alcun rapporto d’opera professionale e l'atto notarile posto in essere è pienamente valido, realizzando la fattispecie di cui all’art. 1478 c.c.. (fb)

 

 

 

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

Con atto di citazione notificato in data 30.11.2004 C. conveniva in giudizio il notaio dott. M. esponendo:

- che l’attrice in data 8.6.2004 aveva appreso casualmente che l’immobile sito in Canneto s/Oglio, p.zza Gramsci n. 9, del quale era comproprietaria pro indiviso con l’ex coniuge A., ed a quest’ultimo assegnato in sede di separazione e divorzio, era stato per intero oggetto di compravendita in favore di ***, in assenza del proprio indispensabile assenso;

- che il trasferimento era avvenuto mediante atto pubblico a ministero del notaio dott. *** **;

- che l’istante non aveva mai rinunciato alla comproprietà del bene acquistato in costanza di matrimonio e la mera adesione all’assegnazione al marito della casa coniugale in sede di separazione non poteva valere come rinuncia alla comproprietà per la quota indivisa;

- che anche l’A. non aveva la convinzione di essere l’unico proprietario dal momento che nel novembre del 2003 vi era stato uno scambio di corrispondenza proprio con riguardo alla determinazione di vendere il bene comune;

- che l’atto di compravendita era stato posto in essere in assenza di diligente verifica di titoli di provenienza atti al trasferimento integrale dell’immobile in favore degli acquirenti, non potendo ritenersi a tal fine idonea l’acquisizione della nota di trascrizione eseguita in data *** in cui era stravolto il verbale di separazione affermandosi che la C. “ha rinunciato a qualsiasi pretesa sull’appartamento in comproprietà con il coniuge A. ”.

Concludeva l’attrice affermando di aver subito grave nocumento dalla condotta del notaio e dalla rogitazione della compravendita e chiedendo la condanna dello stesso al risarcimento del danno patrimoniale subito, quantificato forfetariamente in € 25.800,00 o nel diverso importo emergente in coso di causa o ritenuto di giustizia.

Si costituiva in giudizio *** chiedendo di poter chiamare in giudizio la propria Compagnia di assicurazione per rischio professionale nonché eccependo l’inammissibilità della domanda proposta per assenza di danno, risultando l’atto posto in essere valido in tutte le sue parti e non viziato da nullità. In ogni caso, la responsabilità del professionista doveva essere valutata ex art. 2236 c.c., anche tenendo conto che il notaio aveva diligentemente compiuto le verifiche ipocatastali previste ed aveva legittimamente tenuto conto della trascrizione del 18.2.1994, interpretando il titolo di provenienza nello stesso modo in cui l’aveva interpretato il notaio che aveva eseguito detta trascrizione.

Concludeva parte convenuta chiedendo nel merito il rigetto della domanda proposta ed in via subordinata, in ipotesi di riconosciuta responsabilità professionale del notaio, che la società *** fosse condannata a manlevare e tenere indenne il dott. ** da ogni richiesta risarcitoria svolta.

Autorizzata la chiamata della società **, la medesima non si costituiva in giudizio nonostante la ritualità della notifica dell’atto di citazione e all’udienza del 12.4.2005 ne era dichiarata la contumacia.

Il procedimento veniva solo documentalente istruito, essendo rigettate le prove orali dedotte dalle parti.

Sulle conclusioni come riportate in epigrafe, la causa veniva trattenuta per la decisione all’udienza del 27.3.2007 ove erano concessi alle parti i termini di cui all’art. 190 c.p.c. per memorie conclusionali e repliche.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Occorre preliminarmente osservare che la natura della responsabilità del notaio dott. ***, invocata da C. e posta a fondamento della domanda risarcitoria svolta, è extracontrattuale, non risultando dedotto alcun rapporto professionale tra le parti ed anzi invocandosi appunto che l’atto di compravendita incriminato sarebbe stato stipulato dal notaio a prescindere dalla manifestazione di volontà della C., comproprietaria con A. dell’immobile compravenduto.

Ai sensi dell’art. 2043 c.c., elementi della responsabilità aquiliana sono: 1) un fatto doloso o colposo, 2) la sussistenza di un danno, 3) l’ingiustizia del danno, 4) il nesso di causalità tra il fatto ed il danno.

Non occorre spendere molte parole per riscontrare quantomeno la colposità del comportamento posto in essere dal notaio A. nel caso di specie.

Dagli atti di causa risulta evidente che l’immobile oggetto dell’atto notarile rogato dal dott. **. era di comproprietà di A.  e C. ed è stato compravenduto con atto notarile del professionista convenuto senza il consenso di C. e senza neppure che fosse menzionato nell’atto che l’A. vendeva un bene del quale non era titolare al 100% del diritto di proprietà.

Il notaio è professionalmente obbligato nei confronti dei propri clienti a compiere con diligenza ogni indagine relativa gli atti di provenienza del bene oggetto del negozio, mentre nel caso in esame non risulta essere stata riscontrata la condizione giuridica del bene compravenduto. La nota di trascrizione reperita dal professionista e qui prodotta era assolutamente equivoca (…”con verbale di conciliazione … la signora C. dichiarò di rinunciare a qualsiasi pretesa sull’appartamento in comproprietà con il coniuge…”) e imponeva al dott. A. l’acquisizione dell’atto di trasferimento della quota di proprietà della C. all’A., atto che in realtà era appunto mancante. Il denominato “verbale di conciliazione” del 26.2.1993, che nello specifico era un verbale di separazione personale dei coniugi, redatto ai sensi dell’art. 158 c.c., non riportava la volontà delle parti di trasferire diritti reali immobiliari ma unicamente statuiva “la casa coniugale con tutti gli arredi in comproprietà dei due coniugi, viene assegnata al marito”, intendendosi con questa espressione individuare, come succede nella maggior parte delle separazioni, quello che dei due coniugi avrebbe continuato a godere dell’abitazione, e questo a prescindere dalla titolarità del diritto di proprietà sulla stessa, in ordine al quale nulla era disposto.

Passando, tuttavia, al riscontro circa la sussistenza di un danno per la C., osserva il giudicante quanto segue.

L’atto notarile posto in essere, pienamente valido, realizza la fattispecie della vendita di bene altrui, di cui all’art. 1478 c.c., e dunque il compratore sarebbe divenuto proprietario della quota dell’immobile di proprietà di C. nel momento in cui il venditore avesse acquistato la proprietà dal titolare di essa, cosa che nella specie non si è verificata.

In assenza di un valido titolo di trasferimento di proprietà da C. ad A. della quota di ½ dell’immobile, l’acquisto operato da M. è stato per quella parte effettuato a non domino, con la conseguenza che l’immobile in realtà è a tutt’oggi di proprietà di parte attrice.

Quanto al danno che potrebbe riconoscersi a parte attrice per non poter disporre nell’attualità di tale bene a causa dell’atto rogato per cui è causa, deve osservarsi che prevedendo l’ordinamento civilistico la possibilità di vendita di cosa altrui, l’atto posto in essere dal notaio era del tutto legittimo e l’unico responsabile di tale voce di danno è A. che ha venduto la quota della ex moglie senza né notiziarla del fatto né renderla partecipe dell’operazione, nonostante dalla corrispondenza in atti fosse evidente che egli conosceva lo stato giuridico del bene.

Ciò posto la domanda proposta deve rigettata e risulta superfluo l’esame di ogni ulteriore questione proposta.

Attesa la novità della questione giuridica e l’equivocità del comportamento posto in essere dal professionista, appare di giustizia compensare tra le parti le spese di lite.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale, in persona del giudice dott. Laura De Simone, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così giudica:

rigetta le domande proposte da C. nei confronti di A.;

compensa tra le parti le spese processuali.