Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 10712 - pubb. 03/07/2014


Tribunale Treviso 19 maggio 2014 - - Est. Cambi.

Contratti di leasing - Clausole risolutive - Applicazione analogica dell’articolo 1526 c.c. - Funzione - Clausola risolutiva c.d scaduto+scadere-bene

La ratio dell’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. alle clausole risolutive espresse contenute nei contratti di leasing è solo quella di evitare l’ingiustificato pregiudizio che si verificherebbe per l’utilizzatore ove fosse consentito al concedente di ottenere un arricchimento indebito ed eccessivo, cumulando la somma di canoni incassati e da incassare al valore residuo del bene; ciò poteva verificarsi in presenza delle vecchie clausole in uso sino a qualche anno fa nella prassi commerciale (c.d. scaduto+scadere+bene). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)

La recente sentenza della Suprema Corte n. 888/2014 non afferma la nullità anche della diversa clausola c.d. scaduto+scadere-bene (che prevede per la concedente l’obbligo di riallocare il bene accreditandone all’utilizzatrice il ricavato), ma si limita a stigmatizzare la mancanza di termini prestabiliti e precisi per la riallocazione del bene, ponendo a carico del giudice di rinvio l’onere di valutare in concreto se la penale sia manifestamente eccessiva. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)

Eccessività che, nel caso di specie, va esclusa: da un lato la concedente ha limitato la propria domanda alla differenza tra credito vantato in forza della clausola penale e presumibile valore di realizzo del bene (sicché va esclusa ogni possibilità di locupletazione da parte sua), dall’altro non è stata allegata dall’utilizzatrice nessuna doglianza circa un eventuale comportamento negligente della concedente successivo alla restituzione del bene. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)


Segnalazione del Dott. Andrea Vascellari


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