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Sezione I - Giurisprudenza

documento 114

 

 

 

Tribunale di Brindisi – Giudice designato Dr. Roberto Michele Palmieri – 22 luglio 2005.

(114-m)

Cessione a risparmiatori di obbligazioni argentine – Ricorso ex art. 19 d. lgs. 5/03 – Ammissibilità – Omessa informazione sulla natura dei titoli negoziati – Violazione di norme imperative - Nullità – Sussistenza.

Gli obblighi di informazione previsti dagli artt. 21 e ss. del d. lgs. n. 58/98 (TUF) hanno contenuto più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione (artt. 1337-1375 c.c.), gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale. Il negozio avente ad oggetto prodotti finanziari presenta, infatti, un elevato grado di rischio in quanto espone il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata della somma da lui investita. Per tale ragione, deve ritenersi condicio sine qua non della validità del contratto la circostanza che, in sede di stipula dell'accordo negoziale, il risparmiatore abbia avuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. Con la conseguenza che le norme regolanti i servizi di investimento di prodotti finanziari - in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia, più in generale, dell'intero mercato dei valori mobiliari - devono intendersi avere natura e portata di norme imperative. Il che implica, da un lato, la non derogabilità di dette norme ad opera delle parti, e sotto altro profilo, la nullità per illiceità della causa sia dei contratti che, pur tuttavia, siano stati stipulati (c.d. nullità virtuali, arg. ex artt. 1418 - 1343 c.c.), sia delle transazioni (art. 1972 c.c.) eventualmente compiute dalle parti.

E’ ammissibile il ricorso ex art. 19 d. lgs. n. 5/03 al fine di ottenere la restituzione ex art. 2033 e ss. c.c. della somma versata per l’acquisto di prodotti finanziari in forza di un negozio viziato da nullità. (fb)

 

 

 

(114-t)

II G.D.

letti gli atti e sciogliendo la riserva che precede,

PREMESSO

Con ricorso ex art. 19 d. Igs. n. 5/03 i ricorrenti hanno esposto che: nel maggio 2001, su proposta di un funzionario di Banca 121 s.p.a, essi avevano acquistato i titoli in atti; in sede di negoziazione, la banca aveva omesso di fornire adeguata informazione circa i rischi dell'affare, venendo meno agli specifici obblighi sanciti dal d. lgs. n. 58/98 (TUF) e dal Reg. Consob n. 11522/98; per tali ragioni, il contratto doveva dirsi nullo. Hanno chiesto pertanto condannarsi la Banca MPS s.p.a, successivamente subentrata a Banca 121 s.p.a, nonché, in solido, l'attuale legittimato passivo, al pagamento della somma di € 16.048,86, maggiorata degli interessi legali come per legge. Il tutto con vittoria delle spese di lite, da distrarsi in favore del suo procuratore anticipatario.

 

Costituitisi in giudizio, la Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. e la società Monte Paschi Asset Management SGR s.p.a. hanno eccepito il loro difetto di legittimazione passiva, chiedendo pertanto il rigetto del ricorso. II tutto con vittoria delle spese di lite.

Costituitasi in giudizio, MPS Banca Personale s.p.a. ha chiesto il rigetto della domanda, con vittoria delle spese di lite.

RILEVATO

Deve essere preliminarmente affermata la legittimazione passiva di MPS Banca Personale s.p.a, istituto subentrato a Banca 121 s.p.a in taluni rapporti giuridici - tra cui quello in esame - originariamente facenti capo a quest'ultimo.

Va poi rigettata l'ulteriore censura del predetto resistente di inammissibilità del ricorso in esame, attesa la ricorrenza, nella specie, di tutti gli elementi di cui all'art. 19 d. lgs. n. 5/03. Invero, trattasi di controversia: a) rientrante nella previsione di cui all'art. 1 lett. d) d. lgs. n. 5/03; b) avente ad oggetto il pagamento di una somma di denaro.

Per quel che attiene all'ultimo requisito previsto dall'art. 19 cit, rileva il decidente che la contestazione del predetto resistente deve ritenersi manifestamente infondata, per le ragioni che seguono, e viceversa deve ritenersi fondato, per quanto di ragione, il ricorso dei ricorrenti.

Sul punto, premette anzitutto il decidente che la particolare caratteristica del contratto in esame - contratto per la negoziazione di ordini su strumenti finanziari - impone l'applicazione delle previsioni di cui agli artt. 21 e ss. d. lgs n. 58/98 (Testo Unico della Finanza - TUF).

Orbene, tali previsioni impongono all'istituto di credito uno specifico obbligo di informazione circa le caratteristiche fondamentali del contratto. Precisamente, grava sul proponente l'investimento uno specifico obbligo (art. 21 lett. a TUF) di diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse del cliente, obbligo che impone in particolare all'operatore finanziario un'azione tesa alla garanzia della massima informazione (art. 21 lett b TUF) nei confronti del risparmiatore.

Ed è appena il caso di precisare che trattasi di obblighi a contenuto più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione (artt. 1337-1375 c.c.), gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale. La qual cosa deriva dalla particolare natura del contratto in esame, il quale presenta un elevato grado di rischio, ed espone pertanto il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata della somma da lui investita. Per tal ragione, deve ritenersi condicio sine qua non della validità del contratto la circostanza che, in sede di stipula dell'accordo negoziale, il risparmiatore abbia avuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. Con la conseguenza che le norme regolanti i servizi di investimento di prodotti finanziari - in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia, più in generale, dell'intero mercato dei valori mobiliari - devono intendersi avere natura e portata di norme imperative. Il che implica, da un lato, la non derogabilità di dette norme ad opera delle parti, e sotto altro profilo, la nullità per illiceità della causa sia dei contratti che, pur tuttavia, siano stati stipulati (c.d. nullità virtuali, arg. ex artt. 1418 - 1343 c.c.), sia delle transazioni (art. 1972 c.c.) eventualmente compiute dalle parti.

Venendo ora al caso in esame, e riprendendo quanto prima esposto, reputa il giudicante che il predetto resistente ha violato i primari doveri di informazione stabiliti dal TUF. Invero, sussiste in capo alla banca una palese violazione dei doveri di informazione e correttezza sanciti dall'art. 21 TUF, posto che detta banca ha taciuto circostanze decisive nell'economia del contratto. Precisamente, nonostante il contratto faccia riferimento, tra l'altro, al foglio informativo sulle condizioni dei servizi (All. 3), nonché al documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari (All. 4), di tali allegati non vi è traccia nel presente giudizio, avendo il predetto resistente omesso di produrli. Alla stessa stregua, non risulta depositata la documentazione contenente le informazioni di cui all'art. 61 del Reg. Consob cit. Pertanto, in assenza di tali allegati, questo giudice non è in grado di accertare se la banca abbia fornito ai ricorrenti le fondamentali informazioni relative, tra l'altro, a: 1) la natura giuridica . della società emittente i titoli, il suo volume di. affari, il suo capitale sociale, se esso fosse o meno interamente versato, ecc; 2) gli eventuali rapporti di collegamento e/o partecipazione societaria tra l'emittente i titoli in esame e l'intermediario finanziario (la banca), ed in particolare, gli eventuali rapporti di debito/credito, e/o di finanziamento, tra tali soggetti; 3) la redditività media dei titoli negoziati, mediante riferimento comparativo all'utile ricavato dalle precedenti collocazioni di detto titolo sul mercato. Informazioni che, sole, avrebbero consentito ai ricorrenti una piena consapevolezza degli strumenti finanziari che si accingevano ad acquistare. Informazioni che, nondimeno, sono state, nella specie, del tutto omesse, o comunque non vi è prova - al cui assolvimento la banca doveva dirsi onerata, gravando su di essa dei precisi (art 21 e ss. TUF) obblighi informativi - che siano state effettivamente fornite.

Ciò fa si che, al momento della stipula del contratto, i ricorrenti fossero del tutto all'oscuro (o comunque non vi è prova che fossero stati debitamente informati) circa i titoli negoziati con la banca convenuta. In sostanza, essi hanno acquistato "al buio" strumenti finanziari di cui, per legge (artt. 21 e ss. TUF), essi avevano il diritto di conoscerne le principali caratteristiche. La qual cosa costituisce l'antitesi del principio di trasparente e corretta informazione delle vicende concernenti l'acquisto di valori mobiliari, cui - in attuazione dell'art. 47 Cost. - si ispira il TUF.

Ne consegue, in accoglimento della specifica censura di parte ricorrente, la dichiarazione di nullità del contratto in esame, stante la sua contrarietà alle norme imperative (art. 21 TUF, in relazione agli artt. 1418-1343 c.c.) di legge.

Naturalmente, la nullità del contratto determina, in applicazione delle norme sull'indebito oggettivo (art. 2033 e ss. c.c.), la condanna della banca alla restituzione della somma versata dai ricorrenti in esecuzione del contratto in esame. Pertanto, la predetta resistente deve essere condannata al pagamento, in favore dei ricorrenti, per la detta causale, della somma di € 16.048,86.

Quanto alla decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire, rileva il decidente che non sono emersi nel presente giudizio elementi tali da escludere la buona fede iniziale del convenuto (buona fede che, come è noto, si presume - art. 1147 c.c.). Per tale ragione, in ossequio al disposto dell'art. 2033 c.c, gli interessi legali sulla somma da restituire devono essere computati dal 24.3.2005 - data di notifica del ricorso e conseguente dies a quo di decorrenza della mora - al soddisfo.

Le spese di giudizio nei confronti di MPS Banca Personale s.p.a. seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo, con distrazione in favore dei procuratori anticipatari dei ricorrenti.

Ricorrono giusti motivi - rappresentati dagli oggettivi equivoci sorti per effetto delle molteplici fusioni, conferimenti, costituzioni di nuove società, ecc, intervenuti tra istituti di credito - per l'integrale compensazione delle spese di lite tra i ricorrenti e gli ulteriori resistenti.

P.Q.M.

Visto l'art. 19 d. lgs. n. 5/03,

1)    accoglie il ricorso, per quanto di ragione, e per l'effetto condanna la resistente MPS Banca Personale s.p.a. la pagamento, in favore dei ricorrenti E.C. e G.R., per la causale a processo, della somma di € 16.048,86, oltre interessi legali su tale somma, dal 24.3.2005 al soddisfo;

2)    condanna il predetto resistente al pagamento, in favore del procuratore anticipatario dei ricorrenti, avv. ***, delle spese di lite da questi sostenute, che si liquidano in complessivi € 1.805, di cui € 190 per spese, € 415 per diritti ed € 1.200 per onorari, oltre spese generali, CAP e IVA come per legge;

3)    compensa integralmente le spese di lite tra i ricorrenti e gli ulteriori resistenti.

Si comunichi.