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Sezione I - Giurisprudenza

documento 119/2004

 

 

 

Tribunale di Genova – Pres. Dr. Antonio Dimundo – 28 giugno 2004.

(119-m1)

Processo societario – Richiesta di inammissibilità dell’istanza di fissazione d’udienza – Libertà di forma.

L’art. 8, co. 5, d. lgs. n. 5/2003 dispone che la richiesta di inammissibilità dell’istanza di fissazione d’udienza deve essere depositata in cancelleria dalla parte interessata nel termine perentorio di dieci giorni dalla notifica dell’istanza medesima, ma non prevede anche che la richiesta debba essere avanzata con apposito ricorso, potendo essere contenuta anche nella “nota di precisazione delle conclusioni”, purchè formulata nei termini di legge in modo chiaro e preciso. Giova ricordare al riguardo che il legislatore ha posto il fondamentale principio della “libertà delle forme” stabilendo all’art. 121 c.p.c. che gli atti del processo per i quali la legge non richiede forme determinate possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo. (fb)

 

(119-m2)

Processo societario – Istanza di fissazione d’udienza proposta dal convenuto con comparsa di risposta – Inammissibilità.

L’art. 8, co. 2, d. lgs. 5/2003 stabilisce in modo inequivocabile che il termine per la notifica dell’istanza di fissazione d’udienza decorre per il convenuto “dalla data della propria costituzione in giudizio”, con ciò significando con manifesta evidenza che il convenuto non può proporre l’istanza senza prima costituirsi in giudizio, perché è la sua costituzione che segna il dies a quo per il decorso del termine dei venti giorni. Diversamente opinando, si precluderebbe all’attore la possibilità di notificare al convenuto la memoria di replica nel periodo intercorrente tra la notifica della comparsa di risposta e la costituzione in giudizio del convenuto, con grave pregiudizio del suo diritto di difesa. (fb)

 

(119-m3)

Processo societario con pluralità di parti – Notifica della istanza di fissazione d’udienza a tutte le parti costituite - Necessità.

L’art. 8 del D. Lgs. n. 5/2003 impone all’attore, al convenuto ed al terzo chiamato l’obbligo di notificare l’istanza di fissazione d’udienza “alle altre parti”, per cui, nei processi con più di due parti, l’istanza deve essere notificata a tutte le altre parti e non soltanto ad una sola di esse. (fb)

 

 

 

(119-t)

Scioglie la riserva di cui al verbale che precede e, sentite le parti appositamente convocate con decreto del 4.6.2004, osserva quanto segue.

La causa è stata iniziata da E.S., la quale ha convenuto in giudizio la Banca I. S.p.a. e la Banca C. S.p.a., proponendo nei loro confronti varie domande.

La Banca I., con comparsa di risposta tempestivamente notificata alla sola attrice in data 23.4.2004, ha chiesto il rigetto delle domande e la condanna dell’attrice al pagamento delle spese processuali. Con istanza inserita nella comparsa di risposta la convenuta ha chiesto contestualmente anche la fissazione di udienza, ai sensi degli artt. 4.2 e 8.2 lett. c), D. Lgs. 17.1.2003, n. 5. Successivamente, in data 3.5.2004, si è costituita in giudizio.

A questa prima istanza di fissazione di udienza l’attrice E. ha reagito con “nota di precisazione delle conclusioni”, ex art. 10.1, D. Lgs. n. 5/2003, depositata in cancelleria il 30.4.2004, con la quale ha chiesto, in via preliminare, la dichiarazione di inammissibilità di detta istanza e, nel merito, ha precisato le sue conclusioni.

La convenuta Banca C., con comparsa di risposta notificata nei termini in data 22.4.2004, ha chiesto: a) il rigetto delle domande attrici per difetto di legittimazione passiva; b) in via subordinata, la condanna della convenuta Banca I., terza da chiamare in causa, a garantirla e manlevarla in caso di accoglimento delle domande attrici; c) in via riconvenzionale, la condanna dell’attrice E. al risarcimento del danno di immagine derivante dalla temeraria azione proposta da quest’ultima.

La stessa Banca C. con separato atto di citazione per chiamata in causa di terzo, notificato il 23.4.2004, ha convenuto in giudizio la banca I., chiedendo il rigetto della domanda dell’attrice E. per difetto di legittimazione passiva e, in via subordinata, la condanna della terza chiamata a garantirla ed a manlevarla da ogni domanda proposta dall’attrice principale.

La Banca I., quale terza chiamata in causa, in data 24.5.2004, ha notificato alla Banca C. comparsa di risposta e contestuale istanza di fissazione di udienza, ai sensi dell’art. 8.2, lett. c), D. Lgs. n. 5/2003, chiedendo il rigetto delle domande dell’attrice S. E. e, conseguentemente, il rigetto della domanda di manleva proposta in via subordinata dalla Banca C. La comparsa è stata depositata in cancelleria il 27.5.2004.

La Banca I., inoltre, in data 24.5.2004 ha notificato all’attrice E. ed alla convenuta Banca C. altra istanza di fissazione di udienza, ai sensi dell’art. 8.2, lett. c), D. Lgs. n. 5/2004, e, successivamente, in data 27.5.2004, l’ha depositata in cancelleria. Non risulta che alcuna delle altre parti abbia richiesto nei termini anche la dichiarazione di inammissibilità di questa seconda istanza.

Risulta, invece, che la Banca C., in data 1°.6.2004, ha notificato alle altre parti la sua nota di precisazione delle conclusioni, provvedendo, poi, a depositarla in cancelleria il 3.6.2004. In tale nota la convenuta ha chiesto preliminarmente che sia dichiarata nulla l’eccezione di nullità dell’istanza di fissazione di udienza di Banca I., sollevata dall’attrice nella sua nota di precisazione delle conclusioni, depositata in cancelleria il 30.4.2004.

Tali essendo le vicende processuali relative alla causa iniziata da S.E., non si ritiene che vi siano ragionevoli dubbi sull’inammissibilità dell’istanza di fissazione di udienza, proposta dalla convenuta Banca I. contestualmente alla comparsa di risposta e notificata alla sola attrice S.E. in data 23.4.2004.

La Banca I., al riguardo, contesta anzitutto la ritualità e l’ammissibilità della richiesta di inammissibilità di tale prima istanza di fissazione di udienza sul rilievo che l’attrice E., anziché avanzare la richiesta con apposito ricorso, da depositarsi nel termine perentorio di 10 giorni dalla notifica dell’istanza e, quindi, entro il 3.5.2004, l’ha inserita, invece, nella propria “nota di precisazione delle conclusioni”, depositata in cancelleria il 30.4.2004.

Non si ritiene che l’eccezione sia fondata. L’art. 8.5, D. Lgs. n. 5/2004, dispone che la richiesta di inammissibilità deve essere depositata in cancelleria dalla parte interessata nel termine perentorio di dieci giorni dalla notifica dell’istanza di fissazione di udienza; ma non prevede, anche, che debba essere avanzata con apposito ricorso, essendo sufficiente che - come ha fatto l’attrice - sia inserita nella “nota di precisazione delle conclusioni” e che sia formulata, nei termini di legge, in modo chiaro e preciso. Giova ricordare al riguardo che il legislatore ha posto il fondamentale principio della “libertà delle forme”, stabilendo con l’art. 121, c.p.c., che gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo. E alla stregua di tale principio non v’è dubbio che la richiesta di inammissibilità, inserita nella “nota di precisazione delle conclusioni”, è perfettamente congrua allo scopo, anche se non avanzata con un non richiesto “apposito ricorso”. Né può obiettarsi che l’inserimento della richiesta di inammissibilità nella “nota di precisazione delle conclusioni”, integra un comportamento contrastante con la volontà dell’attrice di contestare l’ammissibilità dell’istanza di fissazione di udienza e, quindi, significativo di una volontà di rinuncia a qualsiasi doglianza al riguardo. Al contrario, tale comportamento è indicativo della volontà dell’attrice di contestare l’ammissibilità dell’atto avversario, senza rinunciare a precisare le conclusioni per il caso di un giudizio non favorevole all’accoglimento della sua istanza.

Parimenti infondata appare l’eccezione di irritualità e di nullità della richiesta di inammissibilità dell’attrice, sollevata dalla Banca C., sul rilievo che la richiesta non è stata comunicata alle altre parti costituite del processo. Al riguardo è sufficiente osservare che l’art. 8.5, D. Lgs. n. 5/2004, non prevede che la richiesta sia comunicata o notificata alle altre parti del processo, ma unicamente che l’atto sia depositato in cancelleria dalla parte interessata nel termine perentorio di dieci giorni dalla notifica dell’istanza. Il che è avvenuto, posto che la nota di precisazione delle conclusioni, contenente la richiesta di inammissibilità dell’istanza di fissazione di udienza, è stata depositata in cancelleria il 30.4.2004, nel pieno rispetto del termine, scadente il 3.5.2004.

La Banca I. contesta, poi, nel merito la fondatezza dell’eccezione di inammissibilità fatta dall’attrice, osservando che l’art. 8.2 lett. c), D. Lgs. n. 5/2204, prescrive il termine di 20 giorni entro il quale l’istanza di fissazione deve essere notificata, ma non esclude affatto che essa sia contenuta nella comparsa di risposta e sia con questa contestualmente presentata, anche prima della costituzione in giudizio del convenuto. L’eccezione, però, non può essere condivisa. La norma citata, nel caso previsto dalla lett. c), stabilisce in modo inequivocabile che il termine per la notifica dell’istanza di fissazione di udienza decorre per il convenuto “dalla data della propria costituzione in giudizio”, con ciò significando con manifesta evidenza che il convenuto non può proporre l’istanza senza prima costituirsi in giudizio, perché è la sua costituzione in giudizio che segna il dies a quo per il decorso del termine dei venti giorni. Diversamente opinando, si precluderebbe all’attore la possibilità di notificare al convenuto la memoria di replica nel periodo intercorrente tra la notifica della comparsa di risposta e la costituzione in giudizio del convenuto, con grave pregiudizio del suo diritto di difesa.

L’istanza di fissazione di udienza è, peraltro, inammissibile per un’altra ragione e, cioè, perché notificata alla sola parte attrice e non anche alla convenuta Banca C., in evidente violazione dell’art. 8 n. 1, 2 e 3, D. Lgs. n. 5/2004, che impone sia all’attore, che al convenuto ed al terzo chiamato, l’obbligo di notificare l’istanza “alle altre parti” e, quindi, nei processi con più di due parti, a tutte le altre parti e non soltanto ad una sola di esse. Diversamente le preclusioni che l’art. 10, D. Lgs. n. 5/2004, ricollega alla notificazione dell’istanza di fissazione di udienza, diverrebbero operanti soltanto nei confronti della parte che l’abbia ricevuta e non anche nei confronti delle altre; il che non è possibile se è vero, come è vero, che quest’atto segna la chiusura della fase preparatoria del processo ed il passaggio di esso alla trattazione davanti al giudice. Senza considerare che in caso di pluralità di convenuti e di sussistenza per uno solo di loro delle condizioni previste dalla lett. c) del secondo comma dell’art. 8, avendo un altro proposto domanda riconvenzionale e/o chiamata di terzo, la stessa ratio della norma dovrebbe indurre ad escludere, attraverso un’interpretazione correttiva, la possibilità di una immediata istanza di fissazione di udienza anche per il convenuto che – come la Banca I. – non abbia proposto domanda riconvenzionale, non abbia sollevato eccezioni in senso stretto e non abbia chiamato in causa terzi.

Conclusivamente, per le esposte ragioni, sentite le parti nell’udienza del giorno 11.6.2004, deve ritenersi che l’istanza di fissazione di udienza, proposta dalla Banca I. contestualmente alla comparsa di risposta e notificata all’attrice S.E. in data 23.4.2004 prima della sua costituzione in giudizio, sia stata presentata fuori dei casi stabiliti dall’art. 8, D. Lgs. n. 5/2004, e conseguentemente debba essere dichiarata inammissibile.

Quanto alla eccepita inammissibilità delle nuove istanze istruttorie formulate dall’attrice nella sua nota di precisazione delle conclusioni, depositata in cancelleria il 30.4.2004, è bene precisare che la “novità” riguarda soltanto la richiesta di acquisizione d’ufficio, ex art. 213 c.p.c., di cui alla lett. C) della predetta nota, essendo il resto delle conclusioni nient’altro che la riproduzione delle conclusioni contenute nell’atto di citazione. Ma al riguardo la pronuncia sull’ammissibilità di tale deduzione istruttoria spetta al giudice relatore.

Non si assegna alcun termine per lo svolgimento di ulteriori attività, posto che la Banca I. ha notificato una nuova istanza di fissazione di udienza nel rispetto delle prescrizioni di cui ai primi tre commi dell’art. 8, D. Lgs. N. 5/2004 e che contro di essa non è stata presentata nei termini alcuna richiesta di inammissibilità.

Si provvede separatamente in merito alla seconda istanza di fissazione di udienza, presentata dalla Banca I. con atto notificato il 24.5.2004 e depositato in cancelleria il 27.5.2004.

P.Q.M.

Il Presidente, sentite le parti,

visto l’art. 8 n. 5, D. Lgs. 17.1.2003, n. 5,

Dichiara

inammissibile l’istanza di fissazione di udienza, proposta dalla convenuta Banca I. S.p.a. contestualmente alla propria comparsa di risposta, notificata all’attrice S.E. in data 23 aprile 2004.

Genova, 28 giugno 2004.