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Sezione I - Giurisprudenza

documento 121/2004

 

 

 

 

Tribunale di Ivrea – G. Designato Dr. Giuseppe Marra – 11 novembre 2004.

 

Processo societario – Istanza di fissazione d’udienza – Decadenza – Termine di cui all’art. 7, ult. comma d. lgs. 5/03 – Inapplicabilità.

 

Il termine di decadenza di venti giorni, di cui all’art. 8 d. lgs. 5/03, per la notifica dell’istanza di fissazione dell’udienza, decorre dal momento in cui entrambe le parti del processo sono certe che lo scambio di memorie si è interrotto, vale a dire dalla scadenza del termine assegnato a controparte per notificare l’eventuale memoria di replica. Non può, infatti, essere accolta l’interpretazione della norma in esame secondo la quale il termine di decadenza deve essere individuato in quello di ottanta giorni previsto dall’art. 7 ultimo comma del citato d. lgs. (fb)

 

 

 

 

(121-t)

A scioglimento della riserva assunta all’udienza camerale del 11.11.2004 fissata ex art. 12 comma 5 del D.lgs. 5/03, sentite le parti e lette le rispettive memorie scritte autorizzate dal Giudice;

rilevato che nel presente fascicolo, a seguito di atto di citazione promosso da parte della società Alfa a r.l. in liquidazione, parte convenuta, Bianchi R., ha replicato alle domande attrici con comparsa di costituzione e risposta, nella quale assegnava un termine di giorni 30 all’attrice per una sua memoria di replica; l’attrice di seguito notificava alla controparte, nei termini assegnatile (esattamente il 6 maggio 2004), una sua memoria nella quale faceva presente l’intervenuto fallimento della Alfa, che avrebbe comportato a suo avviso l’interruzione del processo.

Bianchi R. in data 1 giugno 2004 notificava all’attrice una sua replica, nella quale eccepiva il difetto di legittimazione ad agire della Alfa, sostenendo che la notifica della citazione era successiva alla dichiarazione di fallimento, ed assegnava alla controparte termine di giorni 20 dalla notifica del suo atto per un’eventuale replica. L’attrice non replicava e non presentava neanche istanza di fissazione di udienza.

Il convenuto, vista l’inattività della attrice, ha depositato in data 23.07.2004 istanza di fissazione di udienza ex art.8 D.lgs. 17 gennaio 2003 n.5. L’attrice successivamente ha poi depositato, in data 27 luglio 2004, nota ex art.10 del citato D.lgs. n.5, nella quale ha eccepito l’estinzione del giudizio ex art.8 comma 4 del D.lgs. 5/03, per aver parte convenuta notificato l’istanza di fissazione di udienza (il 23 luglio 2004) fuori dai termini perentori previsti dal citato art.8 al comma 1, in particolare oltre i 20 giorni successivi alla scadenza del termine di 20 giorni che il convenuto, con il proprio atto notificato alla Alfa il 1 giugno 2004, aveva imposto all’attrice per una eventuale memoria di replica, che nella fattispecie, come già evidenziato, non è stata presentata.

Ritenuto che appare sussistere la causa estintiva eccepita da parte attrice, in quanto il convenuto ha notificato l’istanza di fissazione di udienza (il 23 luglio 2004) ben oltre il termine di giorni 20 di cui all’art.8 1 comma, decorrente dal termine da lui assegnato all’attrice (20 giorni dalla notifica), per replicare alla propria memoria notificata il 1 giugno 2004;

rilevato che l’art.8 non contempla espressamente la fattispecie de qua, ma che tuttavia tale lacuna normativa, come suggerito dalla miglior dottrina, debba essere colmata in base alla ratio legis della disciplina processual-societaria, e quindi si debba far decorrere il termine decadenziale di giorni 20 previsto dal comma 1 dell’art.8, dal momento in cui entrambe le parti sono certe che la scambio di memorie si è interrotto (e perciò il thema decidendum si è cristallizzato), vale a dire alla scadenza del termine assegnato alla controparte per notificare eventuale replica (termine quindi conosciuto da entrambe le parti in causa).

Non è possibile ritenere che nella fattispecie non sussista un termine massimo oltre il quale si decade dalla possibilità di chiedere tempestivamente la fissazione di udienza, perché ciò contrasterebbe con la ratio che informa tale nuovo rito, di certezza di tempi celeri e predeterminati di definizione dei giudizi.

Né al contempo può essere accolta l’interpretazione delle norme offerta da parte convenuta, la quale ritiene che in caso di inattività dell’attore, il termine decadenziale a carico del convenuto per chiedere la fissazione d’udienza, vada individuato nella previsione dell’ultimo comma dell’art.7, e quindi, a suo dire, entro il termine di 80 giorni dalla notifica della prima memoria di replica da parte dell’attore (nella specie il 6 maggio). Infatti ad avviso di questo Giudice la previsione dell’ultimo comma dell’art.7 si riferisce alla cosiddetta fase preparatoria, imponendo alle parti un termine massimo di 80 giorni per lo scambio di memorie, nulla avendo a che vedere con la tempistica dell’istanza di fissazione d’udienza, che trova la sua compiuta disciplina nel successivo articolo 8.

In ogni caso il predetto termine di 80 giorni decorre, secondo la lettera della legge, dalla notifica della seconda memoria di controreplica da parte del convenuto, che nella fattispecie non si è neppure verificata, in quanto le parti hanno interrotto la loro attività difensiva allo scambio di una sola memoria di replica e controreplica, ragione per la quale il richiamo fatto dal convenuto al termine di giorni 80 di cui all’ult. comma dell’art.7 appare non appropriato.

Ritenuto che in difetto di una disciplina specifica sulle spese nel caso di estinzione, e tenuto conto del richiamo generale alle norme del codice di procedura civile operato dall’art.1 comma 4 del D.lgs. n.5/03, trovi applicazione nella fattispecie l’art.310 ult. comma c.p.c. e quindi la previsione che le spese del giudizio estinto stanno a carico delle parti che le hanno anticipate. Di conseguenza appare ultroneo ogni riferimento all’ imputabilità dell’estinzione, come invece richiesto da parte del convenuto.

P.Q.M.

Visto l’art.12 comma 5 del D.lgs. 5/03

DICHIARA

L’ estinzione del giudizio iscritto al n.1798/04 R.G..

Dispone che le spese del giudizio estinto sono a carico delle parti che le hanno anticipate.

Ivrea il 11 novembre 2004