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Sezione I - Giurisprudenza

documento 247/2006

 

 

 

 

 

Tribunale di Mantova – G.D. Dr. Laura De Simone – 23 gennaio 2006.

Appalto – Determinazione del prezzo a corpo – Omessa descrizione delle opere – Nullità – Sussistenza.

E’ nullo per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1418 c.c. il contratto d’appalto che preveda il pagamento del prezzo a corpo e nel quale la descrizione delle opere sia talmente lacunosa da non consentire la determinazione dell’effettivo contenuto dei lavori e delle opere in concreto da eseguirsi. (mb)

 

 

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

       Con atto di citazione ritualmente notificato la società Impresa B. & C. S.p.A. conveniva in  giudizio il Comune di **, esponendo:

-     di aver ottenuto, a seguito di licitazione privata, in data 22.8.1986 dal Comune di ** l’appalto dei lavori di recupero edilizio di Palazzo **, sito in **, I lotto, per un importo di £.2.515.569.851, al netto del ribasso d'asta offerto del 16,68%;

-     che il contratto era nullo per indeterminatezza dell’oggetto concernente la prestazione principale a carico dell’appaltatore, con contestuale necessità di rideterminazione, anche ai sensi dell’art. 1657 c.c., del congruo corrispettivo spettante alla B. per l’avvenuta esecuzione di fatto delle opere richieste;

-     che questo corrispettivo, tenuto conto da un lato delle tariffe all’epoca in vigore per la tipologia e quantità delle opere eseguite e dall’altro considerata l’incidenza dei maggiori oneri sopportati dall’impresa, doveva quantificarsi in £.10.000.000.000, con conseguente domanda di condanna del Comune convenuto al pagamento del residuo ammontare al netto di quanto già liquidato;

-     che in via subordinata doveva accertarsi l’ammissibilità ed il fondamento delle diverse e concorrenti richieste a suo tempo prospettate nelle 101 apposite riserve, riportate in 83 specifici capi di domanda, con conseguente domanda di condanna del Comune convenuto al pagamento della relativa somma complessiva di £.4.448.312.197, oltre interessi di mora, rivalutazione monetaria e/o ulteriore accessorio dovuto sino al saldo.

       Si costituiva tempestivamente in giudizio il Comune di **, chiedendo  nel merito il rigetto delle domande attrici, infondate in fatto e in diritto e chiedendo in via riconvenzionale la condanna della società attrice al pagamento dell’importo di £.342.119.585, corrispondente al credito del Comune nei confronti dell’impresa, tenuto conto di un limitato accoglimento delle riserve presentate, della  penale dovuta per ritardata ultimazione delle opere, degli oneri di esecuzione d’ufficio di opere non completate, dei  danni provocati e dell’imperfetta esecuzione di opere previste dal forfait, oltre all’ulteriore danno derivante dalla mancata utilizzazione degli alloggi, non assorbito nella penale per il ritardo.

       La causa veniva istruita mediante copiose allegazioni documentali e l’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio- protrattasi per anni e anni -  volta ad accertare la sussistenza delle circostanze dedotte dall’attrice circa la corrispondenza tra il progetto del lavoro appaltato e le opere di fatto eseguite e circa la congruità delle riserve iscritte dall’appaltatrice sul registro di contabilità.

       Sulle conclusioni come riportate in epigrafe precisate all’udienza del 1.2.2005, la causa veniva  trattenuta per la decisione alla successiva udienza del 25.10.2005.

MOTIVI DELLA DECISIONE

       L’istruzione probatoria svolta consente di valutare fondata la domanda di nullità del contratto per indeterminatezza dell’oggetto.

       Deve preliminarmente osservarsi che nel contratto per cui è causa il corrispettivo dovuto all’impresa appaltatrice è stato convenuto a forfait.

        Ciò doveva comportare, con riguardo all’oggetto del negozio, che le opere da eseguire avrebbero dovuto essere dettagliatamente descritte,con maggior rigore rispetto all’ipotesi di un’opera a misura, e questo per consentire alle parti un’esatta individuazione delle qualità e quantità dei lavori da svolgere. Si osservi  che l’appaltatrice si impegnava a realizzare un’opera per una corrispettivo economico rigido, non avendo la possibilità di richiedere il compenso per eventuali lavori che non fossero stati inseriti nel prezzo complessivo prefissato. Nell’appalto a corpo l’appaltatore sopporta il rischio delle quantità atteso che il prezzo è determinato in una misura fissa ed invariabile riferita all’opera considerata globalmente e per questo il progetto deve presentare tutte le caratteristiche dell’immediata realizzabilità (C. Stato 7.3.2001 n. 149).

       In particolare, come osservato dal CTU nominato ing. Tommaso Ferrante nelle sue relazioni in atti, le cui conclusioni in quanto adeguatamente motivate e prive di vizi logici possono essere condivise, il progetto di un’opera a forfait deve comprendere i seguenti elaborati: 1) capitolato speciale d’appalto; 2) descrizione particolareggiata dell’opera; 3) elenco prezzi con descrizione particolareggiata di ogni fornitura; 4) tavole e disegni comprendenti piante, alzati e particolari costruttivi.

       Ognuno di questi elaborati è interdipendente, non essendo sufficiente una puntuale descrizione delle opere da eseguirsi in assenza di tavole di disegno contenenti l’esatta indicazione di come queste opere sono da realizzarsi e di tutti i luoghi e le posizioni in cui i lavori vanno compiuti.

       Solo se al contratto è allegato un progetto esecutivo definitivo completo di tutti gli elaborati necessari, l’impresa è nelle condizioni di poter determinare e offrire un importo a “forfait”.

       Nella prima consulenza tecnica espletata dall’ing. Tommaso Ferrante, depositata il 20.7.1998, nonché nell’allegato 6° alla consulenza depositata il 4.8.2004, il consulente  afferma che, nella specie, mentre nel Capitolato Speciale d’Appalto, la descrizione particolareggiata delle opere e la descrizione dei prezzi unitari dell’Elenco prezzi possono ritenersi sufficientemente completi, le tavole disegni relative ai “particolari costruttivi” sono carenti ed insufficienti e le tavole di disegno delle piante e sezioni sono troppo generiche e mancanti delle quote e misure. Egli rileva anche la mancanza dei particolari di costruzione e decorazione esterna ed interna, nonché la indispensabile coloritura tanto sulle piante che sulle sezioni delle parti da demolire  (in tinta gialla) e da realizzare a nuovo (in tinta rossa). Tenuto poi conto che il forfait doveva ricomprendere “..opere di sottofondazione, fondazione,…” era necessario venisse fornito l’elaborato riportante la sezione del suolo con indicati l’altezza ed il tipo dei vari strati del terreno ed allegate prove penetro metriche in numero tale e sufficiente per conoscere la reale portanza del terreno di fondazione. 

       Analoghe considerazioni sono svolte dal CTU con riguardo alla perizia suppletiva e di variante, ove sia la relazione ai nuovi prezzi che le tavole disegno sono da ritenere generiche ed insufficienti per il tipo di appalto esperito.

       Ciò  ha anche comportato, secondo il CTU, che la ditta si è trovata a realizzare molte opere (32 sono individuate nella perizia del 20.7.1998 a pag. 9 e 10) che non erano state previste nella fase progettuale in quanto non desumibili dai disegni consegnati in sede di offerta.

       Senz’altro è vero che, trattandosi di un imponente restauro di un edificio preesistente, alcune imprecisioni progettuali avrebbero potuto ricollegarsi ad emergenze sopravvenute nel corso dei lavori, ma la quantità e qualità delle carenze riscontrate negli elaborati tecnici allegati al contratto - e considerati parte integrante dello stesso con riguardo proprio alla determinazione del suo oggetto - , porta a ritenere che geneticamente la stipulazione fosse eccessivamente lacunosa, non consentendo la determinazione dell’effettivo contenuto dei lavori e delle opere da eseguirsi in concreto.

       La normativa di riferimento in tema di progetti di opere pubbliche, applicabile alla fattispecie in esame, in considerazione del generico richiamo effettuato in chiusura all’art. 8 del Capitolato Speciale d’appalto allegato al contratto), è il D.M. 29.5.1895, che all’art. 23 prescrive:

       “Trattandosi di nuovi fabbricati, il progetto dovrà inoltre comprendere i seguenti disegni:

1)    la pianta di ogni pian del fabbricato colla indicazione precisa della destinazione di ciascun ambiente;

2)    i prospetti esterni;

3)    gli spaccati occorrenti a far conoscere esattamente l’intera disposizione del fabbricato e delle scale destinate a dar accesso ai vari piani;

4)    la sezione del suolo nella quale, con tratteggi speciali o con tinte convenzionali, saranno indicate le qualità e l’altezza dei vari strati del terreno che danno garanzia della stabilità della fondazione;

5)    tutti i particolari di costruzione e decorazione esterna ed interna.

…Se il progetto concerne il restauro e l’adattamento di un fabbricato si dovranno indicare esattamente tanto sulle piante che sugli spaccati, con tinta gialla le parti da demolire e con tinta rossa quelle da farsi a nuovo…”.

       Si osservi che nel caso in esame, scorrendo l’elencazione delle carenze progettuali riportata da CTU, si riscontrano diverse delle prescrizioni essenziali evidenziate nella normativa sopra riportata, quali la mancanza dei particolari di costruzione e decorazione esterna ed interna (decorazioni tecniche:capitelli, gronde, profili, riquadrature..), l’individuazione mediante diversa coloritura - tanto sulle piante che sulle sezioni - delle parti da demolire e da realizzare ex novo, la sezione del suolo con indicazione dell’altezza e del tipo dei vari strati del terreno.

        A riscontro delle valutazioni espresse si possono vagliare le 101 riserve iscritte dall’impresa nei Registri di Contabilità ed esaminate in maniera puntuale dal consulente tecnico nominato nell’Allegato 2° all’elaborato depositato il 4.8.2004. Molte di esse non riguardano varianti imposte nel corso dei lavori o maggiori difficoltà esecutive riscontrate ma piuttosto opere necessariamente da eseguirsi e non previste nei documenti contrattuali (v. riserve 2, 3, 4, 7, 17, 18 (v. in particolare pag. 97 e 98 dell’Allegato 2° menzionato), 26, 27, 34, 51, 52, 70, 40, 60, 77 (v. in particolare pag. 248 e  249 dell’Allegato 2°), 55, 79, 86 (v. in particolare pag. 284 dell’Allegato 2°), 87, 89, 90, 99).

       E’ pertanto evidente che le carenze degli allegati tecnico-progettuali hanno comportato una indeterminatezza dei lavori da eseguirsi, esponendo l’impresa appaltatrice all’esecuzione di opere non prevedibili dal testo contrattuale.

       Per le considerazioni sino ad ora svolte, in accoglimento della domanda principale proposta dall’Impresa B. & C. S.p.A., deve essere dichiarata la nullità del contratto di appalto stipulato tra le parti per indeterminatezza dell’oggetto, a mente del disposto dell’art. 1418 c.c..

       Non può condividersi la tesi, peraltro avanzata da parte attrice solo in sede di memoria di replica,  per cui si tratterebbe di nullità parziale, posto che - sia in astratto che in concreto - l’oggetto del contratto è uno dei requisiti essenziali del negozio e non può certo ritenersi una clausola in assenza della quale perdura l’utilità del contratto per le parti.

       Peraltro la determinazione del prezzo dell’appalto ex novo richiesta ai sensi dell’art. 1657 c.c. presuppone un contratto valido sussistente tra le parti e non può certamente effettuarsi in presenza di un contratto nullo. La norma invocata trova applicazione per le ipotesi in cui il negozio presenti i requisiti di forma e di sostanza previsti dalla legge e risulti carente unicamente della determinazione del corrispettivo.

       Né può affermarsi che le parti abbiano per facta concludentia concluso ed eseguito un contratto d’appalto diverso da quello sino ad ora descritto, posto che i contratti d’appalto conclusi con gli enti pubblici devono – per giurisprudenza consolidata - necessariamente stipularsi per iscritto (Cass. 15.3.2004 n. 5234, Cass. 6.12.2001 n. 15.488, C. Stato 24.9.2003 n. 5444), e questo, a pena di nullità, rispondendo tale requisito all’esigenza di identificare con precisione il contenuto negoziale e di rendere possibili i controlli previsti (Cass. 8.4.1998 n. 3662).

       Alla nullità del contratto consegue la definitiva inidoneità dell’atto a produrre gli effetti suoi propri, con la conseguenza  che nessuna delle parti negoziali  può agire per l’adempimento o per l’inadempimento del contratto.

       Viceversa ben avrebbe potuto l’attore accompagnare l’azione di nullità ad  una domanda di risarcimento dei danni o di condanna alla restituzione dell’attribuzione patrimoniale, o del valore ad essa corrispondente, con azione di ripetizione dell’indebito oggettivo prevista dall’art. 2033 c.c., ma non avendo svolto specifiche richieste in merito nessuna statuizione sul punto risulta consentita.

       Anche la domanda riconvenzionale svolta dal Comune di ** deve  essere rigettata, trovando il proprio fondamento nel regolamento negoziale di cui è stata accertata la nullità.

        Attesa la parziale soccombenza reciproca le spese di lite sostenute dalle parti devono essere interamente compensate tra le stesse.

       Le spese relative alle consulenze tecniche espletate nel corso del giudizio sono definitivamente poste a carico al 50% alle parti.

P.Q.M.

Il Tribunale, in persona del giudice dott. Laura De Simone, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così giudica:

       dichiara la nullità del contratto perfezionato tra il Comune di ** e l’Impresa B. & C. S.p.A. con il verbale di licitazione privata in data 22.8.1986 (registrato all’Ufficio del Registro di ** in data 9.9.1986 n. 3064) per indeterminatezza dell’oggetto;

       rigetta ogni altra domanda;

       compensa tra le parti le spese processuali;

       pone definitivamente a carico delle parti nella misura del 50% ciascuna le spese relative alle consulenze tecniche espletate nel corso del giudizio.