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ISSN  2282-5894

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Stampa - Testata giornalistica telematica - Concetto ampio di stampa - Applicazione della normativa che disciplina l'attività d'informazione professionale diretta al pubblico

Stampa - Giornale on line - Sequestro preventivo - Esclusione


La testata giornalistica telematica, in quanto assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio dl 'stampa' e soggiace alla normativa, di rango costituzione e di livello ordinario, che disciplina l'attività d'informazione professionale diretta al pubblico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale 17 luglio 2015.




Diffamazione a mezzo stampa - Potenzialità del mezzo utilizzato a raggiungere una pluralità di persone - Utilizzo della funzione "forward" della posta elettronica - Utilizzo di Facebook

Il reato della diffamazione a mezzo stampa di cui al terzo comma dell'articolo 595 c.p. trova il suo fondamento della potenzialità, nella idoneità e nella capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone, ancorché non individuate nello specifico ed apprezzabili soltanto in via potenziale, con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa.

L'utilizzo, al fine di inviare un messaggio di posta elettronica, della funzione "forward", la quale consente di indirizzare il messaggio ad una pluralità di destinatari, consente di affermare che la posta elettronica, ai fini della individuazione della fattispecie del reato di diffamazione, può essere considerato un mezzo di pubblicità perché, al pari di un comizio, è idoneo a provocare un'ampia ed indiscriminata diffusione della notizia tra un numero indeterminato di persone.

La diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo di una bacheca Facebook è potenzialmente idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone, per cui, nel caso il messaggio abbia un contenuto offensivo, la condotta integra i requisiti del reato di diffamazione a mezzo stampa di quell'articolo 595, comma 3, c.p.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale 08 giugno 2015.




Hosting provider - Responsabilità - Obbligo di sorveglianza di carattere generale - Esclusione - Criterio della diligenza che è ragionevole attendersi - Tutela ex post - Responsabilità in caso di inottemperanza alla richiesta di rimozione dei contenuti illeciti

In tema di responsabilità dell'hosting provider, la direttiva CE 2000/31, al considerando 47, indica che gli stati membri non possono imporre ai fornitori di accesso ad Internet un obbligo di sorveglianza di carattere generale, e, al considerando 48, ribadisce la possibilità per gli stati membri di chiedere ai prestatori di servizi che detengono informazioni fornite dai destinatari del loro servizio di adempiere al dovere di diligenza che è ragionevole attendersi da loro ed è previsto dal diritto nazionale al fine di individuare e prevenire alcuni tipi di attività illecite.

Il principio che deve essere osservato nello spazio economico europeo è quello che la tutela deve essere approntata sempre ex post, e mai in via generale e preventiva, proprio perché non si possono imporre obblighi di sorveglianza generale ai fornitori di servizi di accesso a Internet.

Il contemperamento tra l'esigenza di garantire una libera comunicazione e informazione e di tutelare insopprimibili diritti altrui (quali il diritto d'autore), avviene allorché si costituisce una figura di hosting provider che deve rimanere tutt'altro che inerte o passivo non appena ricevuta la notizia dell'illecito commesso dai fruitori del suo servizio, al fine di consentire la pronta rimozione delle informazioni illecite confluite nel sito o per impedire l'accesso ad esse, in quanto tenuto a quella diligenza che è ragionevole attendersi per individuare e prevenire le attività illecite specificamente denunciate.

Il divieto agli Stati membri di imporre un obbligo di sorveglianza preventiva e generale non riguarda gli obblighi di sorveglianza di tipo special-preventivo relativi a casi di violazione dei diritti specifici nella misura in cui il generale regime di limitazione della responsabilità non esclude la possibilità per i singoli di intentare azione inibitoria a tutela dei propri simboli diritti.

La responsabilità a posteriori dell'hosting provider sorge per non aver ottemperato una richiesta (diffida) di rimozione dei contenuti illeciti proveniente dalla parte che assume essere titolare dei diritti, ovvero per non aver ottemperato a un ordine d'autorità (injunction), sia essa giurisdizionale o amministrativa, cui si è rivolto il titolare del diritto per ottenere il medesimo effetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 07 gennaio 2015.




Accesso abusivo ad un sistema informatico - Pubblico ufficiale - Rilevanza delle disposizioni impartite dal titolare del sistema - Direzione finalistica della condotta soggettivamente intesa - Irrilevanza - Violazione della regola di imparzialità e trasparenza amministrative - Irrilevanza

Si ha accesso abusivo ad un sistema informatico, rilevante ai sensi dell’articolo 645 ter c.p., sia quando l’gente violi i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema (nozione specificata, da parte della dottrina, con riferimento alla violazione delle prescrizioni contenute in disposizioni organizzative interne, in prassi aziendali o in clausole di contratti individuali di lavoro) sia allorquando si pongano in essere operazioni di natura ontologicamente diversa da quelle di cui l’agente è incaricato ed in relazione alle quali l’accesso era a lui consentito. Pertanto, il giudizio circa l’esistenza del dissenso del dominus loci deve assumere come parametro la sussistenza o meno di un’obiettiva violazione, da parte dell’agente, delle prescrizioni impartite dal dominus loci stesso circa l’uso del sistema e non può essere formulato unicamente in base alla direzione finalistica della condotta, soggettivamente intesa. Ad ulteriore precisazione, va precisato che vengono in rilievo al riguardo quelle disposizioni che regolano l’accesso al sistema e che stabiliscono per quali attività e per quanto tempo la permanenza si può protrarre, mentre devono ritenersi irrilevanti, ai fini della configurazione della fattispecie, eventuali disposizioni sull’impiego successivo dei dati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il parametro di riferimento per la valutazione dell’accesso abusivo ad un sistema informatico rilevante ai sensi dell’articolo 645 ter c.p. non è costituito dall’attività amministrativa, la quale persegue fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità, e trasparenza, bensì dalle disposizioni impartite dal dominus loci, non essendo identificabile l’abusività dell’accesso al sistema informatico nella violazione della regola di imparzialità e trasparenza che regge l’azione amministrativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale 24 ottobre 2014.




Regolamento AGCom sulla tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative - Libertà di manifestazione del pensiero e di iniziativa economica - Ragionevolezza e proporzionalità nell’esercizio della discrezionalità legislativa e per la violazione del principio del giudice naturale - Questioni di incostituzionalità

Conclusivamente, il Collegio ritiene necessario sottoporre alla Corte Costituzionale la seguente questione incidentale di legittimità costituzionale,rilevante ai fini della definizione del giudizio a quo, ovvero ai fini della eventuale declaratoria di illegittimità del regolamento dell’AGCom impugnato con il ricorso in epigrafe e del suo conseguente annullamento in sede giurisdizionale, volta ad ottenere una pronuncia pregiudiziale circa la possibile illegittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1, e degli artt. 14, comma 3. 15, comma 2, e 16, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, nonché del comma 3 dell’art. 32 bis del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici approvato con decreto legislativo n. 117 dei 2005, come introdotto dall’art. 6 del decreto legislativo n. 44 del 2010, sulla cui base è stata adottata la impugnata “Delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013” recante il “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative” e l’“Allegato A” alla predetta Delibera, per la violazione dei principi di riserva di legge e di tutela giurisdizionale in relazione all’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e di iniziativa economica, sanciti dagli articoli 2, 21, I comma, 24 e 41della Costituzione, nonché per la violazione dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità nell’esercizio della discrezionalità legislativa e per la violazione del principio del giudice naturale, in relazione alla mancata previsione di garanzie e di tutele giurisdizionali per l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero sulla rete almeno equivalenti a quelle sancite per la stampa, con la conseguente violazione degli articoli 21, commi 2 e seguenti, 24 e 25, comma 1, della Costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) T.A.R. Lazio 26 settembre 2014.




Vendita di personal computer e licenza d'uso di sistema operativo - Collegamento negoziale - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Non sussiste un’ipotesi di collegamento negoziale tra i contratti di compravendita di un “notebook” e di una licenza d’uso di sistema operativo, non essendo gli stessi diretti a realizzare uno scopo pratico unitario, sicché, ove l’acquirente esprima – all’avvio del computer – una manifestazione negativa di volontà all’uso di detto sistema, essa è destinata a ripercuotersi esclusivamente nel contratto in cui è stata manifestata, non comportando lo scioglimento dell’intera operazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 11 settembre 2014.




Legge n. 47/1948 – Equiparazione hosting provider – Assenza – Gestore e proprietario sito internet – Cancellazione spontanea contenuti illeciti – Qualificazione in content provider – Insussistenza – Mera proprietà e gestione sito – Qualificazione in content provider – Insussistenza

Non è sostenibile l’equiparazione della posizione dell’hosting provider a quella prevista dall’art. 11 della legge n. 47/1948 in tema di reati commessi col mezzo della stampa, posto che a differenza di quanto avviene in materia di pubblicazione a mezzo stampa non vi è alcun rapporto negoziale tra l’autore dello scritto e l’hosting provider e che l’enorme quantità di dati che vengono immessi dagli utenti presupporrebbe una forma di responsabilità oggetto che, allo stato, non trova riscontro in alcuna norma positiva. (Giuseppe Calabi, Lorenzo Grassano) (riproduzione riservata)

Il fatto che il gestore e proprietario di un sito internet, ove informato del potenziale contenuto illecito di alcuni dei contenuti riversati nello spazio offerto agli utenti, sia solito attivarsi per disporne la cancellazione, di per sé non determina la sua qualificazione in “content provider” visto che tale attività è svolta all'unico fine di non incorrere a sua volta in responsabilità, non già per incidere sulle pagine internet pubblicate dagli utenti. (Giuseppe Calabi, Lorenzo Grassano) (riproduzione riservata)

La proprietà dei server e la titolarità del dominio di un sito internet non rappresentano elementi idonei a modificare la natura dell'attività in concreto svolta dall’hosting provider, attività che risulta del tutto estranea all'organizzazione e alla selezione dei contenuti pubblicati. (Giuseppe Calabi, Lorenzo Grassano) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 09 luglio 2014.




Personalità (diritti della) - Riservatezza - Invio di fax promozionale a numero estratto dagli elenchi telefonici - Non preceduto dall'informativa di trattamento e dall'acquisizione di consenso - Duplice illecito amministrativo - Sussistenza - Fondamento

L'invio di un fax promozionale ad un numero estratto dagli elenchi telefonici, se non preceduto dall'informativa sul trattamento del dato personale e dall'acquisizione del consenso del titolare, integra due illeciti amministrativi, consistenti, da un lato, dall'omessa informativa ex artt. 13 e 161 del "codice della privacy", e, dall'altro, dalla non assentita comunicazione automatizzata ex artt. 23, 130, 162, comma 2 bis, e 167 del medesimo codice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 24 giugno 2014.




Sostituzione di persona - Creazione e utilizzo di un "account" mediante abusivo utilizzo dell’effige di una terza persona - Reato - Sussistenza

Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.), la condotta di colui che crei ed utilizzi un “profilo” su social network, utilizzando abusivamente l’effige di una persona del tutto inconsapevole, al fine di comunicare con altri iscritti e di condividere materiale in rete. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale 16 giugno 2014.




Esercizio diritto di cronaca e diritto di critica – Azione civile di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa – Limite della continenza – Sussistenza – Risarcibilità del danno non patrimoniale anche alla persona giuridica – Sussistenza – Quantificazione del danno – Criterio equitativo – Sussistenza.

In ordine alla configurabilità dell’esercizio del diritto di cronaca e del diritto di critica, che rispetto al primo consente l’uso di un linguaggio più pungente ed incisivo, presupposti per il legittimo esercizio di entrambi sono: a) l’interesse al racconto, ravvisabile quando non si tratti di interesse della generalità dei cittadini, ma di quello generale della categoria di soggetti ai quali, in particolare, si indirizza la pubblicazione di stampa; b) la correttezza formale e sostanziale dell’esposizione dei fatti, nel che propriamente si sostanzia la c.d. continenza, nel senso che l’informazione di stampa non deve trasmodare in argumenta ad nomine né assumere contenuto lesivo dell’immagine e del decoro; c) la corrispondenza tra la narrazione dei fatti realmente accaduti, nel senso che deve essere assicurata l'oggettiva verità del racconto, la quale tollera, perciò, le inesattezze considerate irrilevanti se riferite a particolari di scarso rilievo e privi di valore informativo (Cass. n. 22600/13).

In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo della stampa, il diritto di cronaca soggiace ai limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l’altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell’art. ma all’intero contesto espressivo in cui l’art. inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un art., e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. (Cass. n. 2661/13 e n. 20608/11).

La risarcibilità del danno non patrimoniale è pacificamente riconoscibile anche nei confronti della persona giuridica allorchè il fatto lesivo incida su una situazione giuridica della predetta persona che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla Carta Costituzionale.

Poiché rientra tra tali diritti all’immagine della persona giuridica, può essere risarcito anche il danno non patrimoniale costituito dalla diminuzione della considerazione della persona giuridica nel che si esprime la sua immagine, sia sotto il profilo dell’incidenza negativa che tale diminuzione comporta nell’agire delle persone fisiche che ricoprano gli organi della persona giuridica o dell’ente e, quindi, nell’agire dell’ente, sia sotto il profilo della diminuzione della considerazione che parte dei consociati in genere o di settori o categorie di essi con le quali la persona giuridica sovente interagisca.

Per la quantificazione del danno si può, quindi, ricorrere anche a criteri equitativi quando sia stata dimostrata la diffusione della notizia nei mass media e, dunque, il conseguitone clamore pubblico. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 25 marzo 2014.




Smartphone – Inadempimento – Risoluzione.

Il malfunzionamento della connessione internet di uno smartphone costituisce inadempimento non di scarsa importanza del venditore. Qualora per l’acquisto sia stato stipulato un contratto di credito al consumo, la risoluzione del contratto di vendita determina lo scioglimento del contratto di finanziamento (causalmente collegato al contratto di fornitura di beni o servizi), da cui deriva l’obbligo del finanziatore alla restituzione di quanto già pagato. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano 13 marzo 2014.




Truffa on line - Conto corrente di corrispondenza con operatività on line - Man in the Browser - Interposizione che il malware - Colpa grave del correntista - Esclusione - Servizio di sms alert - Obbligo di attivazione da parte della banca - Sussistenza.

Qualora si verifichi che il titolare di un conto corrente, con operatività on line, sia vittima del fenomeno di truffa on line, comunemente conosciuto come “Man in the Browser” (definito da parte del Collegio di Coordinamento, con decisione n. 3498 del 26/10/2012, come la “interposizione che il malware è in grado di operare fra il sistema centrale dell’intermediario e quello del singolo utente”), l’intermediario (Banca) ha l’onere di dimostrare la colpa grave (o addirittura il comportamento fraudolento del titolare dello strumento di pagamento), in base ai principi che governano la responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.). Ne consegue che, ove si accerti in sede istruttoria che la truffa perpetrata è avvenuta mediante inserimento dei dati, digitati dal cliente, non sulla pagina web della banca ma su una maschera fake di login, che si è interposta fra il PC del cliente e la pagina stessa di login, deve ritenersi che il correntista è caduto in una “trappola” particolarmente insidiosa e sicuramente ardua per poter essere rilevata da un soggetto non particolarmente esperto (sul punto, Collegio di Roma, decisione n. 516 del 28/01/2013), il che esclude il la sussistenza della fattispecie di “colpa grave” a carico del correntista. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)

Qualora l’intermediario disponga, nell’ambito del proprio sistema informatizzato di gestione dei conti correnti on line, di un servizio di “sms alert”, ha altresì l’obbligo di attivarne l’utilizzo al singolo correntista, così che l’eventuale mancata attivazione del servizio costituisce un ulteriore indice della negligenza dell’intermediario medesimo nell’esecuzione della prestazione oggetto del contratto (sul punto, Collegio di Roma, decisione n. 1435 del 08/05/2012), gravando sull’intermediario lo stringente obbligo di eseguire il contratto stesso attraverso lo svolgimento di tutte quelle attività strumentali che appaiano idonee a garantire l’interesse del cliente. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
ABF Roma 07 marzo 2014.




Carta di credito – Contratto di «associazione» con l’esercente – Rischio di frodi per gli acquisti via internet – Allocazione del rischio – Rimessa al contratto.

Gli acquisti via internet mediante la comunicazione dei dati di una carte di credito che non può essere materialmente presentata al venditore comportano un inevitabile margine di rischio di subire frodi. Nei rapporti tra l’esercente un’attività commerciale e l’intermediario emittente una carta di credito, l’allocazione di tale rischio è affidata al contratto intercorso tra queste due parti. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano 10 febbraio 2014.




Diritto d'autore - Procedimento cautelare di descrizione - Finalità - Apprezzamento del fumus in via diretta in relazione al diritto alla prova.

Giurisdizione competenza - Giurisdizione del giudice italiano quale giudice del forum commissi delicti - Criterio operante anche per i palesi non firmatari della convenzione di Bruxelles e quindi anche per gli Stati Uniti d'America.

Giurisdizione competenza - Giudice del luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto può avvenire - Applicazione dell'articolo 5, numero 3, regolamento CEE n. 44 del 2001 - Luogo in cui è avvenuta la lesione del diritto.


In tema di diritto d'autore, il procedimento cautelare di descrizione è volto ad assicurare la prova necessaria o utile nel futuro giudizio di merito per cui, tenuto conto dello scopo perseguito, il fumus va apprezzato, in via diretta, in relazione al diritto processuale alla prova e, solo in via indiretta, in relazione al diritto sostanziale di cui s’invoca la tutela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sussiste la giurisdizione del giudice italiano quale giudice del forum commissi delicti in forza dei criteri stabiliti dal Regolamento n 44/2001, che operano anche per i paesi non firmatari della convenzione di Bruxelles, concernente la competenza giurisdizionale, e quindi per gli Stati Uniti d’America, in quanto  criteri che sono stati recepiti dalla legge n 218/1995 per l’individuazione del diritto applicabile, destinati ad operare oltre  la sfera dell'efficacia personale della Convenzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’art. 5 primo comma n 3 reg (CE) n 44/2001, richiamato dalla L. n 218/1995 individua, in tema d’illeciti civili, il criterio del giudice del luogo in cui “l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire”. In conformità a quanto affermato ripetutamente dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’art. 5, n. 3, regolamento Ce n. 44 del 2001, va interpretato nel senso che per tale luogo deve intendersi quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo dove si sono verificate o potrebbero verificarsi le conseguenze future di tale lesione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 31 luglio 2013.




Marchio - Utilizzo di segni identici per sondaggio tramite e-mail dal quale trarre i dati personali dei consumatori - Diritto del titolare di vietarne l'uso - Sussistenza.

Costituisce comportamento rientrante nell'ipotesi di cui all'articolo 20, lettera c, (diritto del titolare di vietare a terzi l'uso del marchio, o segni identici o simili per prodotti o servizi anche non affini, se il marchio registrato gode della rinomanza e se l'uso del segno senza giustificato motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca agli stessi pregiudizio) l'utilizzo di marchi altrui senza il consenso del titolare allo scopo di promuovere tramite e-mail un sondaggio dal quale trarre i dati personali dei consumatori che aderiscono all'iniziativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 26 luglio 2013.




Diritto d'autore - Tutela delle opere dell'ingegno create su commissione - Creazione di video pubblicitari - Mancanza di una disciplina di carattere generale - Trasferimento dei diritti di utilizzazione economica in capo al committente - Esistenza di un contratto d'opera - Interpretazione - Necessità - Acquisto da parte del committente delle facoltà patrimoniali oggetto del contratto - Titolarità in capo all'autore delle facoltà residue - Verifica in concreto - Interpretazione del contratto.

Diritto morale dell'autore - Opere pubblicitarie - Paternità dell'opera e diritti di sfruttamento patrimoniale - Distinzioni - Divulgazione di opere pubblicitarie senza indicazione dei nomi - Consuetudine dovuta ai tempi ridottissimi dell'opera.

Diritto d'autore - Procedimento cautelare a tutela dei diritti patrimoniali - Inerzia del titolare protratta per anni - Mancanza del periculum in mora.


In assenza di una disciplina di diritto positivo di carattere generale sulle opere dell’ingegno create su commissione, si pone il problema di verificare se i diritti di utilizzazione economica si trasferiscano o meno nella loro interezza in capo al committente. Nei casi in cui sia provata l’esistenza di un contratto d’opera, la misura e le dimensioni dell’acquisto dipendono dall’oggetto e dalla finalità del contratto, con la precisazione che il committente acquista le facoltà patrimoniali rientranti nei limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, mentre l’autore dell’opera resta titolare delle facoltà ricomprese nel diritto patrimoniale diverse da quelle cedute al committente (art. 19 e art. 119, comma 5, L.A.). Deve, pertanto, verificarsi in concreto, e di volta in volta, quali diritti di utilizzazione siano stati trasferiti e se le parti abbiano inteso pattuire delle limitazioni all’esercizio dei diritti di utilizzazione economica delle opere commissionate. In mancanza d’indicazioni espresse sui limiti, si dovrà fare applicazione dei criteri ermeneutici d’interpretazione del contratto per stabilire quale sia il contenuto dei diritti ceduti o concessi, interpretando il contratto secondo buona fede, indagando la comune intenzione delle parti e quindi valutando anche il fine perseguito dalle parti con la stipulazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sul diritto morale dell’autore con particolare riguardo alla menzione del nome nelle opere pubblicitarie, va rilevato che a) la cessione dello sfruttamento economico non fa perdere all’autore il diritto d’impedire che altri se ne dichiari autore poiché il diritto alla paternità dell’opera è indipendente da quello di utilizzazione economica; b) il diritto alla menzione spetta solo all’autore, essendo un diritto indisponibile (art. 22 L.A.); c) l’autore di un’opera ha sempre il diritto di rivelarsi tale (art 21 L.A.); d) nel caso di opere pubblicitarie, in mancanza di una diversa volontà contrattuale, la divulgazione senza l’indicazione dei nomi degli autori rappresenta una consuetudine che trae origine dalle peculiarità di tali opere, connotate da tempi ridottissimi e dal fine di reclamizzare i prodotti (cfr Cass. 4723/2006). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se è vero che dalla mancanza di una tempestiva reazione da parte del titolare della privativa non discende automaticamente l’inesistenza del periculum in mora, è anche vero che la perdurante inerzia protrattasi per anni, contestualizzata in un contesto che necessita di approfondimenti istruttori, specificazione dei fatti e delimitazione delle domande, depone a favore della carenza dei presupposti per la concessione di provvedimenti cautelare con riguardo appunto al periculum in mora. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 giugno 2013.




Modifica delle condizioni della separazione – Art. 710 c.p.c. – Fotografie ed informazioni pubblicate sul c.d. profilo del social network “Facebook” Utilizzabilità in sede giudiziaria.

Le fotografie e le informazioni pubblicate sul profilo personale del social network “Facebook” sono utilizzabili come prove documentali nei giudizi di separazione. Infatti, a differenza delle informazioni contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito dal social network, che vanno assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale, proprio in quanto già dì per sé destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell’ambito della cerchia delle c.d. “amicizie” del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi. (Luca Caputo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 13 giugno 2013.




Concorrenza – Annuncio pubblicitario – Concorrenza leale – Condizioni.

Qualora l'annuncio pubblicitario che è mostrato su Internet a partire da una parola chiave corrispondente ad un marchio che gode di notorietà, senza offrire una semplice imitazione dei prodotti e dei servizi del titolare di tale marchio, senza provocare una diluizione o una corrosione e senza nemmeno arrecare pregiudizio alle funzioni di detto marchio, proponga un'alternativa rispetto ai prodotti o ai servizi del titolare del marchio che gode di notorietà, si deve concludere che un uso siffatto rientra, in linea di principio, in una concorrenza sana e leale nell'ambito dei prodotti o dei servizi considerati e sia quindi «motivato» ai sensi degli artt. 5, n. 2, della direttiva 89/104 e 9, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo 07 giugno 2013.




Marchio - Uso di parola corrispondente al marchio altrui per aprire un link sponsorizzato - Illecito contraffattorio - Sussistenza.

Marchio - Uso di segno identico al marchio in annuncio pubblicitario AdWords di Google - Induzione in errore del pubblico sull'origine dei prodotti.

Servizio pubblicitario AdWords di Google - Obbligo dell'inserzionista di rispettare i diritti di privativa industriale - Sussistenza.


L’uso, non consentito dal titolare, di una parola corrispondente al marchio altrui per aprire un link sponsorizzato, costituisce un illecito contraffattorio ai sensi dell’art. 21, comma 2, c.p.i., in quanto utilizzato con funzione distintiva di servizi e in modo da ingenerare un rischio di confusione sul mercato circa  la provenienza dei servizi stessi (Trib. Milano, 23 novembre 2012; Corte Giustizia UE, 23 marzo 2010, caso Google France). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’uso del segno identico al marchio con parole che, attraverso il servizio pubblicitario AdWords di Google lancia la visualizzazione degli annunci a lui riferibili, è idoneo ad avvalorare l’esistenza di un collegamento materiale nella pratica commerciale tra i servizi pubblicizzati e il titolare del marchio, potendo indurre in errore l’utente di internet sull’origine dei prodotti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’uso del servizio pubblicitario AdWords prestato da Google, il quale pubblicizza l’annuncio dell’inserzionista esponendolo nella pagina dei risultati delle ricerche effettuate dagli utenti dell’omonimo motore di ricerca utilizzando parole chiave che abbiano attinenza con l’annuncio, non esclude l’obbligo in capo all’inserzionista di rispettare i diritti di privativa industriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 23 aprile 2013.




Google – Cd. hosting attivo  – Sussiste – Neutralità – Esclusione (artt. 15, 16 d.lgs. 70/2003c.c.).

Google – Motore di ricerca – Funzioni di autocompletamento – Associazione di un nome con parole offensive e lesive del diritto all’onore – Responsabilità del gestore del motore di ricerca – Sussiste (art. 2043 c.c.).


L’evoluzione tecnica in materia di servizi internet ha determinato - in taluni casi - il superamento della figura dell’ISP, quale mero fornitore del supporto tecnico-informatico che consente l'accesso alla rete o alle informazioni, per condurre a una figura di "prestatore di servizi non completamente passiva e neutra rispetto alla gestione dei contenuti immessi dagli utenti (cd. hosting attivo)", che interviene attivamente nell'organizzazione e selezione del materiale trasmesso dagli utenti e che pone il prestatore al di là della posizione di mero fornitore di uno spazio di memorizzazione di contenuti o di un software di comunicazione che ne consenta la visualizzazione a terzi. Così gli aggregatori di contenuti e i motori di ricerca che non si limitino a fornire passivamente servizi di ospitalità di contenuti altrui, ma svolgano ulteriori attività non meramente automatiche e necessarie per la sola trasmissione o raccolta dei contenuti - quali attività di indicizzazione, organizzazione, selezione dei contenuti stessi - perdono la posizione di passività e neutralità per assumerne una propria e attiva che, se pure non può essere assimilata a quella del content provider - non essendo produttori e veicolatoti di contenuti editoriali propri -, li pone tuttavia in una posizione di ingerenza nell'organizzazione dei contenuti evidentemente non compatibile con la neutralità e passività previste dagli artt. 15 e 16 D.Lvo 70/03. In tali casi non trova applicazione la disciplina in materia di esonero di responsabilità e l'attività del ISP cd. "attivo" va esaminata alla luce degli ordinari criteri in materia di responsabilità aquiliana. In definitiva l'esclusione di responsabilità va dunque circoscritta alle ipotesi in cui il prestatore abbia svolto mera attività di intermediario, senza aver contribuito per fatto proprio alla formazione del contenuto dell'informazione. Google in quanto soggetto che offre servizi di ricerca via internet è certamente un Internet service provider e dunque un intermediario dell'informazione. In tale ambito Google si pone come hosting provider, in quanto offre un servizio consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da terzi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le funzioni "Autocomplete" e "Ricerche correlate" lungi dal risultare essenziali per la fornitura dei servizi di trasporto e memorizzazione dei contenuti, costituiscono funzionalità aggiuntive che arricchiscono il motore di ricerca Google, rendendolo evidentemente più interessante e appetibile rispetto a motori meno "accessoriati". Ne consegue che con particolare riguardo alle funzioni "Autocomplete" e "Ricerche correlate" Google non può ritenersi un ISP cd. passivo, ma al contrario l'azienda svolge un ruolo attivo nell'aggregazione dei dati, totalmente riferibile all'iniziativa di Google, sia pure secondo un criterio automatico e predeterminato che l'azienda si è data a monte dell'erogazione del servizio; con la sua conseguente responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) per i risultati eventualmente lesivi determinati dal meccanismo di funzionamento di questo particolare sistema di ricerca. Si tratta perciò di un software che solo astrattamente è "neutro" in quanto basato su di un sistema automatico di algoritmi matematici poiché esso perde tale neutralità ove produca - quale risultato dell'applicazione di tale automatismo basato sui criteri prescelti dal suo ideatore - un abbinamento improprio fra i termini di ricerca. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 25 marzo 2013.




Google – Motore di ricerca – Funzioni di autocompletamento – Associazione di un nome con parole offensive e lesive del diritto all’onore – Responsabilità del gestore del motore di ricerca – Non Sussiste (art. 2043 c.c.).

Va esclusa la qualità di contet provider di Google e affermato che i servizi di ricerca "Autocomplete" e "Ricerche correlate" funzionalità del motore di ricerca sono da ricondurre all'attività di caching - in quanto finalizzati a facilitare l'accesso alle informazioni fornite dal destinatario del servizio secondo la definizione dell'art. 15 D.Lvo 70/03 -, con esclusione della responsabilità del prestatore del servizio (Google) per il contenuto di tali informazioni. Ne consegue che la neutralità di Google nell’erogare il servizio di ricerca la rende non obbligata alla rimozione. Gli abbinamenti de quibus peraltro non danno origine a frasi di senso compiuto o alla manifestazione di un pensiero e non hanno valenza oggettivamente offensiva o insultante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 marzo 2013.




Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico - Abuso di qualità - Reato autonomo - Esclusione - Circostanza aggravante - Sussistenza

Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico - Soggetto autorizzato - Reato - Sussistenza - Condizioni


La fattispecie di accesso abusivo ad un sistema informatico protetto commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico ufficio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio costituisce una circostanza aggravante del delitto previsto dall'art. 615 ter comma 1 c.p. e non un'ipotesi autonoma di reato. (massima ufficiale)

Integra il delitto previsto dall'art. 615 ter c.p. colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso, rimanendo invece irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l'ingresso nel sistema. (massima ufficiale)
Cassazione penale 27 ottobre 2011.




Consulenza tecnica d’ufficio – Acquisizione di notizie e documenti non autorizzati - Nullità – Sussistenza.

Notizie reperibili in internet – Notizie di comune esperienza – Fatto notorio – Esclusione.


Deve essere dichiarata la nullità della consulenza tecnica d’ufficio nella parte in cui riporti notizie e documentazione in mancanza dei presuppositi di cui all’art. 198 c.p.c. (consenso delle parti all’esame di documenti non prodotti in causa) o dell’art. 2711 c.c. (richiesta di acquisizione da parte dell’ufficio)

Le notizie reperibili in internet non costituiscono di per sè nozioni di comune esperienza, secondo la definizione dell’art. 115 ult. co. c.p.c., norma che, derogando al principio dispositivo, deve essere interpretata in senso restrittivo. Può, infatti, ritenersi "notorio" solo il fatto che una persona di media cultura conosce in un dato tempo e in un dato luogo, mentre le informazioni pervenute da internet, quand’anche di facile diffusione ed accesso per la generalità dei cittadini, non costituiscono dati incontestabili nelle conoscenze della collettività.
Tribunale Mantova 16 maggio 2006.




Domain name - Nozione - Equiparabilità all'insegna - Applicabilità della normativa a tutela dei marchi - Esclusione.

Utilizzazione come domain name di parole di uso comune - Tutela ex art. 2598 n. 1 c.c. - Esclusione.


Per “domain name”, versione alfanumerica dell’indirizzo IP, deve intendersi “il segno che consente l’identificazione e l’accesso ad un determinato computer dalla rete Internet e quindi il collegamento con un certo utente da parte della generalità di tutti gli altri computer ed utenti connessi in rete”. In ragione della sua funzione, il domain name può essere assimilato, quale segno distintivo atipico, all’insegna.

Al domain name, composto unicamente da una parola di uso comune corrispondente alla denominazione del prodotto venduto (“cartucce”), non può riconoscersi la tutela ex art. 2598 n. 1 c.c. in assenza di un sufficiente carattere distintivo.
Tribunale Mantova 05 giugno 2004.




Gestione di sito web - Responsabilità per i contenuti immessi - Content provider, maintainer e host service provider - Distinzione.

I soggetti normalmente coinvolti nella gestione di un sito web sono il “content provider” (trad. fornitore di contenuti) che ne predispone il contenuto, il “maintainer” che interagisce burocraticamente e tecnicamente con l’ente proposto alla registrazione dei nomi di dominio e l’host service provider che consente al content provider di pubblicare su internet le pagine del proprio sito mediante l’utilizzo di “spazio web” offerto sul proprio server. L’aver consentito di pubblicizzare la propria società su di un sito altrui non può certo significare che la società pubblicizzata possa rispondere di tutta l’attività svolta sul sito medesimo, dal quale è per così dire solo ospitata, né che abbia l’obbligo giuridico di accertare o d’impedire le eventuali immissioni di messaggi illeciti da parte del gestore dell’altro sito. La società che gestisce il sito web è normalmente estranea e non fornisce alcun apporto all’attività illecita realizzata attraverso i messaggi che possono di volta in volta essere immessi da altri sul sito. Tribunale Napoli 14 giugno 2002.




Diffamazione realizzata tramite pubblicazioni sulla rete internet - Applicazione delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa e con i mezzi radio-televisivi - Inammissibilità.

Le norme di cui agli artt. 13 della legge 47/48 sulla diffamazione a mezzo stampa e 30 della legge 223/90 dettata in materia di diffamazione a mezzo di trasmissioni radiofoniche o televisive non possano essere applicate alla diffamazione commessa attraverso Internet, mezzo di diffusione delle informazioni del tutto peculiare, al quale, vertendo in materia penale, non può essere estesa in via analogica la disciplina dettata per la stampa o la radio o la televisione. Tribunale Oristano 25 maggio 2000.




Pubblicazioni sulla rete internet - Applicabilità della disciplina di cui all'art. 12 l. n. 633/1941 - Sussistenza - Responsabilità del provider per violazione del diritto d'autore.

La gratuità dell'accesso ad Internet non esclude che l'utilizzo dell'opera assuma natura economica, come veicolo di raccolta pubblicitaria diretta o indiretta. Il provider che conceda solo l'accesso alla rete, nonché lo spazio sul proprio server per la pubblicazione dei servizi informativi realizzati dal fornitore di informazioni, non è' responsabile della violazione del diritto d'autore eventualmente compiuta da quest'ultimo.

(Solo massima)
Tribunale Cuneo 23 giugno 1997.




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