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La tassazione del rimborso al dipendente delle spese di trasferta

Rimborso spese trasferta ex art. 51, comma 5, t.u.i.r. - Modalità - Rimborso analitico e forfetario - Conseguenze

In tema di imposte sui redditi, il rimborso delle spese di trasferta ex art. 51, comma 5, d.P.R. n. 917 del 1986, può essere analitico, se ancorato agli esborsi, per vitto, alloggio e viaggio, effettivamente sostenuti e adeguatamente documentati dal dipendente, ovvero forfetario, se operato attraverso il riconoscimento di una provvista di denaro per sostenere le spese di vitto e alloggio, con la conseguenza che, mentre nel primo caso il rimborso non determina alcuna tassazione in capo al dipendente, nel secondo l'importo che oltrepassi il limite massimo previsto dall'art. 51 cit. concorre alla formazione del reddito di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 maggio 2020, n.8489.




Fallimento del datore di lavoro, sospensione del rapporto di lavoro subordinato e indennità sostitutiva del preavviso

Fallimento del datore di lavoro - Cessazione dell'attività aziendale - Sospensione del rapporto di lavoro subordinato - Dichiarazione di scioglimento del curatore - Diritto all’indennità sostitutiva del preavviso - Sussistenza - Ragioni

In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia stato autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione fino a quando il curatore non abbia effettuato la dichiarazione ai sensi dell'art. 72, comma 2, l.fall. di volersi sciogliere dal contratto, per effetto della quale il lavoratore ha diritto di insinuarsi al passivo anche per l'indennità sostitutiva del preavviso ex art. 2118 c.c., non configurandosi il recesso del curatore per giusta causa ed attesa la natura indennitaria e non risarcitoria di tale importo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2019, n.20647.




Efficacia probatoria delle buste paga rilasciate al lavoratore

Buste paga rilasciate al lavoratore - Efficacia probatoria - Condizioni - Facoltà di contestazione da parte del curatore - Sussiste

In tema di accertamento dello stato passivo, le buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest'ultimo, possono essere utilizzate come prova del credito oggetto di insinuazione, considerato che ai sensi dell'art. 3 della l. n. 4 del 1953 la loro consegna al lavoratore è obbligatoria, ferma restando la facoltà del curatore di contestarne le risultanze con altri mezzi di prova, ovvero con specifiche deduzioni e argomentazioni volte a dimostrarne l'inesattezza, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 luglio 2019, n.18169.




Riscossione dei crediti previdenziali, fallimento del debitore e ammissione al passivo in base al mero estratto di ruolo da integrare con la produzione dei documenti giustificativi

Riscossione dei crediti previdenziali – Fallimento del debitore – Estratto di ruolo – Sufficienza – Avviso di addebito – Equipollenza

Ai fini della riscossione dei crediti previdenziali, le pretese iscritte a ruolo dalle società concessionarie per la riscossione sono sottoposte, in caso di fallimento del debitore, al rito dell'accertamento del passivo ex artt. 92 e ss. l.fall., nel cui ambito la relativa domanda di ammissione è proponibile in base al mero estratto di ruolo (da integrare con la produzione dei documenti giustificativi, in ipotesi di contestazione da parte del curatore), senza che sia richiesta la previa notifica della cartella di pagamento. All'estratto di ruolo può ritenersi equivalente l'avviso di addebito emesso dall'INPS avendo lo stesso efficacia di titolo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 ottobre 2019, n.24589.




Intervento dell'INPS nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento promosso dal concessionario

Fallimento - Credito contributivo - Opposizione allo stato passivo del concessionario - Intervento dell'Inps - Ammissibilità - Pendenza di autonomo ricorso - Irrilevanza

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, promosso dal concessionario per crediti contributivi iscritti a ruolo, è ammissibile l'intervento dell'INPS, che conserva la titolarità del credito azionato, senza che rilevi la contemporanea pendenza di una eventuale autonoma opposizione da quest'ultimo proposta, a cui soccorre lo specifico rimedio processuale della riunione dei procedimenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 novembre 2019, n.30999.




Qualora due giudizi tra le stesse parti riguardino il medesimo rapporto di lavoro, il giudicato formatosi sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni

Cosa giudicata civile - Giudizi tra le stesse parti relativi al medesimo rapporto di lavoro - Giudicato sul TFR - Misura della retribuzione mensile - Preclusione - Sussistenza

Qualora due giudizi tra le stesse parti riguardino il medesimo rapporto di lavoro, il giudicato formatosi sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni mensili sulla base delle quali il trattamento è stato determinato in quanto, sebbene il diritto alla retribuzione mensile e quello al TFR costituiscano diritti diversi, gli stessi dipendono da un unico fenomeno giuridico pregiudiziale, consistente nella configurazione della retribuzione prevista per il contratto di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 febbraio 2020, n.5409.




Amministrazione straordinaria (Alitalia) e requisiti per il riconoscimento al dirigente della indennità supplementare di cui all'accordo 27 aprile 1995

Alitalia – Dirigente – Indennità supplementare – Riconoscimento – Presupposti – Risoluzione del rapporto di lavoro – Stato di disoccupazione – Esclusione – Trasferimento diretto – Esclusione

L’unico requisito, per il godimento della indennità supplementare di cui all'accordo interconfederale del 27 aprile 1995, è rappresentato dalla risoluzione del rapporto di lavoro in essere da parte del datore di lavoro e non già dalla dimostrazione, da parte del lavoratore, dello stato di disoccupazione successivo al licenziamento. La norma contrattuale in esame prevede, infatti, la risoluzione da parte dell'amministrazione straordinaria del rapporto di lavoro a tempo indeterminato motivato da esigenze di ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione ovvero crisi aziendale, come unica (e necessaria) condizione per l'erogazione della contestata indennità supplementare.

Sulla base del D.L. n. 347 del 2003, art. 5, comma 2 ter, le modalità di passaggio dei lavoratori impiegati dalla società in amministrazione straordinaria a quella subentrate prevedono: a) la cessione immediata del rapporto di lavoro dall'impresa cedente a quella subentrante; b) la cessione del rapporto di lavoro tra le due imprese, ma con effetto posticipato al termine di un periodo di collocamento in cassa integrazione dei dipendenti ceduti; c) il licenziamento dei lavoratori e l'assunzione di un obbligo di riassunzione (immediata o posticipata nel tempo) da parte della impresa cessionaria.

Ne consegue che, solo nelle prime due ipotesi sopra indicate, si può fondatamente ravvisare un trasferimento diretto del rapporto di lavoro preesistente alle dipendenze dell'impresa in amministrazione straordinaria (con tutte le conseguenze in ordine al mantenimento del trattamento normativo e contrattuale discendente dal precedente rapporto lavorativo), posto che, nella terza ipotesi sopra prospettata, interviene, comunque, un'interruzione del rapporto di lavoro con l'impresa in a.s. e l'instaurazione (se dimostrato) di un nuovo rapporto di lavoro con la cessionaria, che potrebbe, in ipotesi, realizzarsi anche a distanza di tempo dal recesso datoriale qui in considerazione, in conseguenza dell'obbligo di riassunzione assunto dall'impresa cessionaria.

Ne discende, come ulteriore conseguenza, che, nella terza ipotesi presa in esame, esiste realmente un concreto "rischio da disoccupazione" determinato dal licenziamento, rischio la cui ricorrenza legittima l'erogazione dell'indennità supplementare, in aggiunta agli altri emolumenti contrattuali e normativi discendenti dalla cessazione del rapporto di lavoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2019, n..




Rapporto di lavoro e accertamento tecnico preventivo ex art. 445-bis c.p.c.

Lavoro - Accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c. - Ammissibilità - Presupposti - Interesse ad agire in relazione all'utilità dell'accertamento medico - Fondamento

L'ammissibilità dell'accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c. presuppone, come proiezione dell'interesse ad agire ai sensi dell'art. 100 c.p.c., che l'accertamento medico-legale, richiesto in vista di una prestazione previdenziale o assistenziale, risponda ad una concreta utilità per il ricorrente - la quale potrebbe difettare ove siano manifestamente carenti, con valutazione "prima facie", altri presupposti della predetta prestazione -, al fine di evitare il rischio della proliferazione smodata del contenzioso sull'accertamento del requisito sanitario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 febbraio 2020, n.2587.




Risarcimento danni e onere di provare che il lavoratore ha comunque lavorato

Risarcimento danni - "Aliunde perceptum" - Onere della prova - Ripartizione

In tema di azione per risarcimento danni, la circostanza che il lavoratore ingiustamente estromesso (così come quello ingiustamente licenziato) abbia, nelle more del giudizio, lavorato e percepito comunque un reddito (cd. "aliunde perceptum") rappresenta un fatto impeditivo della pretesa attorea e deve essere provato da colui che lo eccepisce, non da chi invoca il risarcimento, in applicazione del generale precetto di cui all'art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 gennaio 2020, n.1636.




Enti pubblici: Il compenso incentivante legato al raggiungimento di determinati e specifici obbiettivi non è incompatibile con la natura determinata del rapporto di lavoro

Compenso incentivante di cui all'art. 32 del c.c.n.l. enti pubblici non economici 1999-2001 - Dipendenti a tempo determinato della Croce Rossa Italiana - Spettanza - Fondamento

Il compenso incentivante di cui all'art. 32 del c.c.n.l. enti pubblici non economici 1999-2001, legato al raggiungimento di determinati e specifici obbiettivi, non è incompatibile con la natura determinata del rapporto di lavoro, sicché la mancata corresponsione anche ai dipendenti a tempo determinato (nella specie, della Croce Rossa Italiana) si pone in contrasto con la disciplina contrattuale di settore e, data l'assenza di ragioni oggettive che giustifichino il trattamento differenziato, con il divieto di discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato sancito dall'art. 6 del d.lgs. n. 368 del 2001, in attuazione della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato oggetto della direttiva n. 99/70/CEE. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 gennaio 2020, n.715.



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