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Leasing
Decisioni di merito


Risoluzione per inadempimento del contratto di locazione finanziaria e applicabilità della nuova disciplina ai contratti risolti in data anteriore

Leasing – Risoluzione per inadempimento – Applicabilità art. 1, commi 138 e 139 L. n. 124/17 – Superamento dell’applicabilità in via analogica dell’art. 1526 c.c. – Mancata restituzione del bene

La Legge n. 124/17 non prevede norme relative all’ambito temporale di applicazione della disciplina relativa agli effetti della risoluzione dei contratti di locazione finanziaria, ma anche ritenendo che dette norme non siano applicabili ai rapporti contrattuali già risolti, deve comunque prendersi atto che esse consolidano l’affermarsi di una principio generale, in materia di effetti restitutori della risoluzione e di entità del risarcimento per illecito contrattuale dell’utilizzatore, che aveva già trovato espressione nell’art. 72 quater della Legge Fallimentare.

Detto principio generale è quello secondo il quale, dopo la risoluzione del contratto e la restituzione del bene, spetta all’utilizzatore il diritto di ripetere l’eventuale maggior valore che dalla vendita del bene a prezzo di mercato ricavi il concedente, rispetto alle utilità che avrebbe tratto dal contratto qualora regolarmente adempiuto fino al riscatto del bene.

Vi sono i presupposti per ritenere superata, in quanto non più necessaria, la modalità che la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente indicato come adeguata per reintrodurre nel fenomeno in esame il meccanismo riequilibratore delle prestazioni, ovvero l’applicazione in via analogica dell’art. 1526, commi 1 e 2 c.c.

L’esercizio del diritto dell’utilizzatore di ricevere il ricavato dalla riallocazione del bene già oggetto del contratto di leasing è subordinato alla restituzione del bene, fermo il diritto della società concedente di ricevere gli importi corrispondenti ai canoni scaduti e, previa attualizzazione, ai canoni a scadere e al prezzo fissato per l’acquisto del bene a fine locazione. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 26 febbraio 2020.




Gli obblighi di forma e pubblicità nel contratto di leasing finanziario

Contratto di locazione finanziaria – Indeterminatezza e usurarietà delle condizioni contrattuali – Omessa o inesatta indicazione del tasso leasing – Nullità – Ripetizione somme pagate a titolo di interessi – Rigetto

Per mere ragioni di trasparenza, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia pubblicate in Gazzetta Ufficiale, supplemento del 19 agosto 2003, è previsto per le società di leasing l’obbligo di pubblicizzare alla clientela, al momento della stipula del contratto, il c.d. “tasso leasing”, quale tasso di attualizzazione per il quale si verifica l’equivalenza finanziaria tra il costo d’acquisto del bene locato e i canoni periodici dovuti dall’utilizzatrice. L’obbligo di pubblicizzare il tasso leasing riguarda i contratti di locazione finanziaria stipulati dopo la divulgazione delle predette Istruzioni della Banca d’Italia, mentre alcun onere sussiste per i contratti stipulati nel periodo precedente.

Il tasso leasing rappresenta un mero obbligo informativo, non richiamato all’art. 117 TUB e previsto dalle citate Istruzioni della Banca d’Italia, nel capo riferito alla pubblicità contrattuale, con l’effetto che la mancata o inesatta comunicazione di tale valore alla clientela non determina nullità del contratto, risultando sufficiente, per la valida assunzione dell’impegno finanziario da parte dell’utilizzatrice, la pattuizione del numero, dell’ammontare dei canoni e della periodicità degli stessi, nonché delle spese. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 15 ottobre 2019.




Contratto di leasing e conseguenze dell’inadempimento all’obbligazione di pagamento dei canoni

Contratto di leasing - Eccezione di incompetenza territoriale - Contestazione non rivolta ad elidere tutti i criteri di collegamento -  Sufficienza - Esclusione

Risoluzione per inadempimento di non scarsa importanza - Prova - Decreto ingiuntivo irrevocabile - Sufficienza

Patto contrattuale di confisca dei canoni pagati - Valido e vincolante

Penale - Riduzione in assenza di allegazioni - Esclusione

Mancata riconsegna del bene - Equo compenso ex art. 1526 c.c. -  Calcolo - Impossibilità

Astreinte ex art. 614 bis c.p.c. - Ammissibilità

In presenza di una clausola contrattuale che riservi al locatore la facoltà di agire “nei fori previsti dalla legge”, l’eccezione di incompetenza territoriale deve contestare tutti i possibili criteri di collegamento e comunque quelli stabiliti dall’art. 20 c.p.c.

L’efficacia di giudicato di un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo, e dunque irrevocabile, legittima la risoluzione del contratto di leasing per inadempimento di non scarsa importanza.

La clausola pattuita nel contratto di leasing di irripetibilità dei canoni riscossi dalla concedente è valida e vincola anche il cessionario del contratto.

L’esercizio del potere riduttivo della penale non può essere esercitato qualora non siano esplicitate valide ragioni.
La mancata restituzione del bene preclude il calcolo dell’equo compenso.

In presenza di una statuizione di condanna alla restituzione del bene concesso in locazione finanziaria, deve essere accolta la domanda ex art. 614-bis c.p.c., tenuto conto del valore della causa, della natura della prestazione, del protrarsi dell’inadempimento e del danno prevedibile dalla ulteriore mancata consegna. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria 03 ottobre 2019.




Conformità della clausola risolutiva espressa di un contratto di leasing alla L. 124 del 2017

Leasing – Locazione finanziaria – Clausola risolutiva espressa – Inadempimento dell’Utilizzatore – Interpretazione storico-evolutiva – Buona fede

La legittimità della clausola risolutiva espressa inserita in un contratto di leasing deve essere giudicata assumendo come riferimento la L. n. 124 del 2017, anche se il contratto sia stato risolto prima dell’entrata in vigore di quest’ultima, in applicazione della c.d. interpretazione storico-evolutiva. In particolare, una clausola risolutiva coerente con lo schema "canoni scaduti + canoni a scadere - bene" è conforme alla disposizione dell'art. 1 comma 138 della L. n. 124 del 2017: la mancanza, nel testo contrattuale, del riferimento alla necessità che la riallocazione del bene sia effettuata a valori di mercato non può infatti reputarsi una differenza rilevante, considerato che tale requisito va comunque ritenuto sussistente alla luce del parametro della buona fede contrattuale ex art. 1375 c.c. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 12 settembre 2019.




Ricostruzione unitaria del leasing e applicazione dell'art. 1526 c.c.

Contratti bancari – Contratto di leasing – Decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale – Efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo – Inammissibilità della domanda riconvenzionale – Rigetto

Contratti bancari – Contratto di leasing – Fattispecie negoziale autonoma – L. 124/2017: ricostruzione unitaria del contratto di leasing – Inapplicabilità in via analogica dell’art. 1526 c.c.

Il giudicato derivante dal decreto ingiuntivo non opposto, produce l’effetto di rendere incontroverso il rapporto giuridico dedotto. In sede di opposizione dichiarata inammissibile, tale inammissibilità impedisce di dare luogo a qualsiasi procedimento che su di essa si fondi, sicché anche la domanda riconvenzionale dell’opponente resta travolta dall’inammissibilità dell’opposizione.

L’art. 1526 c.c. non è applicabile ai contratti di leasing anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 124/20I7, in quanto si tratta di disciplina ad esso estranea. Il leasing, nella sua evoluzione giuridica, si è infatti man mano tipizzato assumendo forme del tutto peculiari e tipiche, sino all’introduzione della L. n. 124/2017, che ha dettato una compiuta disciplina relativa a presupposti, effetti e conseguenze della risoluzione per inadempimento, oltre a norme di coordinamento con altre disposizioni che richiamano tale fattispecie contrattuale. Sono dovuti, pertanto, i canoni scaduti insoluti maturati sino alla data di risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 19 agosto 2019.




Non trascrivibilità della domanda ex art. 2932 cod. civ. svolta in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ.

Leasing – Esecuzione in forma specifica – Azione surrogatoria – Trascrizione con riserva – Inammissibilità

Il promissario acquirente di un bene immobile concesso in leasing al suo promittente alienante non ha diritto di ottenere la trascrizione della domanda giudiziale ex art. 2932 cod. civ. svolta in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ. quando per il promittente alienante (conduttore in locazione finanziaria) non sia sorto il diritto di esercitare il riscatto del bene da lui promesso in vendita. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 26 giugno 2019.




Legittimità della clausola di indicizzazione del tasso d’interesse nel contratto di leasing

Contratti bancari - Contratto di leasing c.d. “indicizzato” - Usuarietà e indeterminatezza dei tassi di interesse - Qualificazione giuridica della clausola di “indicizzazione” - Trasparenza - Domanda di nullità della clausola di “indicizzazione” - Rigetto

Contratti bancari - Contratto di leasing c.d. “indicizzato” - Interessi corrispettivi e interessi di mora - Usuarietà degli interessi di mora - Risoluzione anticipata del contratto - Clausola avente natura di clausola penale - Inapplicabilità art. 1815, comma 2 c.c. -  Domanda di nullità della clausola relativa agli interessi moratori - Rigetto

La clausola di “indicizzazione” prevista in un contratto di leasing costituisce una clausola accessoria che non assume una causa autonoma rispetto a quella del contratto di leasing in cui è inserita. La clausola di indicizzazione, dunque, non dà vita ad una operazione dotata di causa autonoma (di cui agli artt. 21 ss. T.U.F.), ovvero sganciata dal contenuto del contratto di leasing finanziario, in quanto, con essa, le parti adeguano il valore del corrispettivo per il godimento dei beni strumentali ai valori di mercato, senza costituire una diversa operazione negoziale avente natura di investimento finanziario e trovano applicazione dunque le disposizioni del T.U.B. e ulteriori previsioni regolamentari del CIRC (n. 229 del 21 aprile 1999 e ss. mm.) e della Banca d’Italia in materia di trasparenza.

Gli interessi corrispettivi e interessi di mora non debbono sommarsi aritmeticamente nel calcolo dell’usura, ma vanno autonomamente considerati, sia perché trattasi di grandezze disomogenee – data la diversa funzione corrispettiva dei primi, risarcitoria ed eventuale dei secondo – sia perché l’interesse moratorio ha normalmente natura sostitutiva di quello corrispettivo, sia perché, in definitiva, ciò che conta, non è solo la percentuale di interessi in sé e per sé, ma l’effettivo onere economico che in termini monetari viene addebitati al cliente. Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 1815, comma 2 c.c. agli interessi moratori usurari non sembra sostenibile, atteso che la norma si riferisce solo agli interessi corrispettivi, e considerato che la causa degli uni e degli altri è pur sempre diversa: il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Locazione finanziaria: clausola penale e verifica del tasso soglia, errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione

Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione)

La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 20 maggio 2019.




Sale and lease back: rettifica delle detrazioni dell’IVA, principio di neutralità e della parità di trattamento

Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Armonizzazione delle normative fiscali – Detrazione dell’imposta assolta a monte – Bene di investimento immobiliare – Vendita con locazione finanziaria di ritorno (sale and lease back) – Rettifica delle detrazioni dell’IVA – Principio di neutralità dell’IVA – Principio della parità di trattamento

Salvo verifica da parte del giudice del rinvio degli elementi di fatto e di diritto nazionale pertinenti, gli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2009/162/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, devono essere interpretati nel senso che essi non impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) gravante su un immobile che è stata inizialmente detratta correttamente, quando tale bene è stato oggetto di un’operazione di sale and lease back (vendita con locazione finanziaria di ritorno) non soggetta all’IVA in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale.

Un’interpretazione degli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/162, nel senso che essi impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) inizialmente detratta in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale è conforme ai principi di neutralità dell’IVA e della parità di trattamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 27 marzo 2019.




Locazione finanziaria: accoglimento della domanda di rivendica del bene e spese di custodia

Fallimento – Domanda di rivendica – Accoglimento – Spese di custodia – A carico della procedura

Fallimento – Domanda di rivendica – Locazione finanziaria – Accoglimento – Spese di custodia – Insorgenza dell’obbligo di riconsegna del bene – Invito del curatore al ritiro del bene – Effetti – Costituzione in mora

Le spese di custodia di un bene oggetto di una vittoriosa domanda di rivendica rimangono a carico della procedura perché derivanti dall’apprensione di un bene che non deve essere venduto in ambito fallimentare, il cui ricavato non è destinato alla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 1177 c.c. “l’obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna”, con la conseguenza che gli oneri legati alla custodia non possono che gravare sul soggetto tenuto alla consegna del bene, quantomeno fino a quando lo stesso abbia offerto di adempiere l’obbligazione di restituzione, conformemente alla disciplina della mora del creditore di cui agli art. 1206 e s.s. c.c. (ai sensi dell’art. 1207, comma 2 c.c., infatti, il creditore costituito in mora sopporta le spese di custodia della cosa dovuta).

Pertanto, l’obbligo di riconsegnare i beni concessi in locazione finanziaria sorge, per la curatela fallimentare, solo al momento di scioglimento del contratto (secondo quanto previsto dall’art. 72-quater, comma 2 l.f., allorquando il curatore dichiara di volersi sciogliere dal contratto).

Nell’accoglimento della domanda di rivendica deve ritenersi implicita la manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto di locazione finanziaria, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui agli 72 e 72-quater l.f., con conseguente obbligo di consegna del bene.

La comunicazione con la quale il curatore invita al ritiro il proprietario del bene non acquisito al fallimento o del quale sia stata accolta la domanda di rivendica vale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1214 c.c., a costituire in mora il creditore con conseguente produzione in pari data (3/9/2015) degli effetti della mora credendi, tra i quali l'obbligo del creditore di sostenere le spese di custodia (art. 1207, comma 2 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 13 febbraio 2019.




Leasing: il diritto dell’utilizzatore inadempiente alla restituzione dei canoni dipende dalla natura del contratto

Contratto di leasing – Inadempimento dell’utilizzatore – Conseguenze – Differenti tra leasing di godimento e leasing traslativo – Affermazione

La disciplina del contratto di locazione finanziaria, con riferimento all’inadempimento dell’utilizzatore, è diversa a seconda che le parti abbiano stipulato un “leasing di godimento” oppure un “leasing traslativo”: nel primo caso, trova applicazione la regola di cui all’art. 1458 c.c., con la conseguenza che il concedente conserva il diritto a trattenere tutti i canoni percepiti; nel secondo caso trova invece applicazione il meccanismo riequilibratore delle prestazioni previsto nell’art. 1526 c.c. per la vendita con riserva di proprietà, sicché, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, quest’ultimo ha diritto alla restituzione delle rate riscosse solo dopo la restituzione della cosa, mentre il concedente ha diritto, oltre al risarcimento del danno, a un equo compenso per l’uso dei beni oggetto del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 20 dicembre 2018.




Leasing e usura: nel calcolo del TEG interesse corrispettivo e moratorio non si sommano

Contratto di leasing – Usurarietà del tasso d’interesse – Verifica – Sommatoria di tasso corrispettivo e tasso moratorio – Esclusione

Per la stessa struttura del contratto di leasing, il tasso moratorio e quello corrispettivo non possono mai trovarsi ad essere applicati congiuntamente in relazione ad un medesimo periodo temporale. Il tasso di mora sostituisce il tasso corrispettivo e, pertanto, i due tassi non possono sic et simpliciter sommarsi tra loro. Pertanto l’utilizzatore può essere tenuto a corrispondere, per un certo periodo, o il tasso corrispettivo (se il capitale deve ancora scadere) o il tasso di mora (se la rata è già scaduta), mentre non può (né mai potrebbe) essere chiamato a pagare un tasso di interesse periodale pari alla somma del tasso corrispettivo e della mora. Questa considerazione esclude che il T.E.G contrattuale ai fini della verifica dell’usura possa corrispondere alla sommatoria dei tassi.

La clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso soglia usura impedisce “ab origine” che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura impedisce che il debitore possa invocare le sanzioni di cui all’art. 1815 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 20 dicembre 2018.




Indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento e valutazione di meritevolezza ex art. 1322 c.c.

Clausola di indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento – Autonomia della stessa – Atipicità – Valutazione della meritevolezza – Fattispecie

La clausola di indicizzazione dei pagamenti che fa riferimento al rapporto di cambio tra valute nei contratti di finanziamento (nella specie, leasing immobiliare) opera in maniera autonoma, quindi assume causa propria rispetto al contratto (i pagamenti reciproci trovano la loro fonte non già nelle prestazioni contrattuali, bensì nelle oscillazioni del cambio tra le monete).

Comunque la si voglia qualificare, cioè come currency swap, o diversa fattispecie, detta clausola presenta comunque natura atipica, così che risulta imprescindibile valutarne la meritevolezza di tutela giuridica ai sensi dell’art. 1322 c.c., valutazione, questa, che va rivolta alla pattuizione singolarmente considerata, e non all’intero contratto di finanziamento (leasing), quest’ultimo, per certo meritevole di tutela per gli interessi perseguiti dalle parti.

La clausola di indicizzazione, per quanto astrattamente meritevole di tutela giuridica, non lo è nel momento in cui introduce elementi di prevaricazione di una delle parti (il cliente) contrastanti con il nostro ordinamento, fondato sui principi opposti di solidarietà e parità dei contraenti.

[Nel caso di specie, la Corte ha ricavato l’assenza di meritevolezza dai seguenti elementi:
-maggior vantaggio assicurato alla banca in caso di esito favorevole al cambio denominato storico;
-quotazione del cambio denominato storico, però non individuato secondo il calcolo dell’oscillazione media nell’arco di un determinato lasso temporale, bensì in base ad unilaterale insindacabile e non trattabile scelta dell’istituto finanziatore;
-la funzione concreta della clausola sarebbe stata quella di permettere al cliente di contrarre un leasing in valuta estera, ma un simile risultato poteva facilmente essere raggiunto mediante una semplice operazione di conversione della provvista originaria ed altre, mensili, fra l’importo in euro del canone corrispettivo del godimento dell’immobile e il controvalore in franchi svizzeri al momento di ciascuna scadenza di pagamento;
-la farraginosità dei calcoli, non in linea con il principio di trasparenza predicato dal TUB.] (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste 28 maggio 2018.




Obbligatorietà del tentativo di mediazione ex art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. n. 28 del 2010, nelle controversie aventi ad oggetto contratti di leasing

Contratto di leasing – Riconducibilità alla nozione di contratto finanziario – Sussistenza – Controversie aventi ad oggetto contratti di leasing – Obbligo di esperire il previo tentativo di mediazione – Applicabilità

I contratti di leasing sono riconducibili alla nozione di “contratti finanziari” di cui all’art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28 e, di conseguenza, anche con riferimento alle controversie aventi ad oggetto i contratti di leasing, deve considerarsi obbligatorio il tentativo di mediazione. In tal senso depongono, tanto la prevalente funzione di finanziamento del contratto, riconosciuta anche prima della tipizzazione dello stesso ad opera della L. 4 agosto 2017 n. 124, quanto la natura professionale della parte concedente (banche o intermediari finanziari). Tale interpretazione, inoltre, appare conforme anche alla volontà del legislatore (come evidenziata nella Relazione al D.Lgs. n. 28/2010), ove si precisa che, con l’espressione “contratti assicurativi, bancari e finanziari", lo stesso legislatore ha inteso riferirsi a controversie riguardanti “tipologie contrattuali che conoscono una diffusione di massa” “alla base di una parte non irrilevante del contenzioso”, quali sono certamente quelle relative ai contratti di leasing. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 maggio 2018.




Tasso Leasing e TAN, differenza e sanzione ex art 117 TUB

Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB

Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata)
Appello Torino 16 aprile 2018.




Cessione del contratto di leasing traslativo: eventus damni nell’azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare

Azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare – Cessione contratto di leasing – Eventus damni

La cessione del contratto di leasing impedisce agli organi fallimentari la possibilità di riscattare l’immobile oggetto del rapporto, per cui, in detta ipotesi, può ritenersi sussistente il requisito dell’eventus damni determinato dalla perdita del potenziale acquirente dell’immobile che, se acquisito alla massa fallimentare, avrebbe senza dubbio arrecato notevoli vantaggi al ceto creditori. (Serena Del Regno) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 10 aprile 2018.




Contratto di factoring: nullità della clausola risolutiva espressa sulla decadenza dalla garanzia pro soluto

Factoring - Garanzia dal rischio di insolvenza - Decadenza - Indeterminatezza dell'oggetto - Nullità

E' nulla, per indeterminatezza dell'oggetto, la clausola contenuta in un contratto di factoring che preveda la decadenza (nel caso di specie con effetto retroattivo) dalla garanzia dal rischio di insolvenza qualora sia omessa la puntuale indicazione degli obblighi che le parti hanno ritenuto determinanti nell'ambito del programma negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 19 febbraio 2018.




Leasing immobiliare: CTU su determinatezza o determinabilità del tasso e superamento del tasso soglia

Leasing - Immobiliare - CTU - Verifica della determinatezza o determinabilità del tasso - Del superamento del tasso soglia - Interessi corrispettivi e moratori - Commissioni, spese e delle provvigioni

In caso di contestazione dei tassi e delle condizioni relative ad un leasing immobiliare, deve procedersi a CTU contabile onde verificare la determinatezza/determinabilità del tasso, con eventuale ricalcolo ex art. 117 TUB, nonchè l'eventuale superamento del tasso soglia, tenendo all'uopo conto degli interessi corrispettivi e moratori (senza operare alcuna sommatoria), di tutte le commissioni, di tutte le spese e delle provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione in favore del finanziatore. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 13 febbraio 2018.




Leasing immobiliare e CTU contabile

Leasing immobiliare - Usura - Verifica del tassa di attualizzazione - Confronto con il TEG del piano di ammortamento

Nella verifica della legittimità delle pattuizioni contrattuali e della eventuale usurarietà delle condizioni, occorre preliminarmente verificare la corrispondenza tra il tasso di attualizzazione previsto e quello effettivo nonchè tra il tasso rilevabile dal contratto ed il TEG determinato sulla base del piano di ammortamento in concreto applicato. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 12 dicembre 2017.




Leasing e usura: CTU quale mezzo di prova

Contratti bancari - Leasing - Ctu - Rilevabilità d’ufficio - Enucleazione delle criticità - Acquisizione di ogni elemento utile - Indispensabilità in casi di accertamento delle situazioni di fatto con ricorso a specifiche cognizioni tecniche - Necessità

In materia di contratti bancari, in cui sia stata sollevata la questione di usurarietà dei tassi corrispettivi e di mora, pur nella consapevolezza che la consulenza tecnica d’ufficio non costituisce, in linea di massima, mezzo di prova, ma strumento per la valutazione della prova acquisita, la stessa può costituire fonte oggettiva di prova tutte le volte che opera come strumento di accertamento di situazioni di fatto, rilevabili esclusivamente attraverso il ricorso a determinate cognizioni o strumentazioni tecniche e tale è il caso in cui debbano accertarsi per via contabile le articolate operazioni di rilevamento ed aritmetiche della fattispecie in esame (Cass. Civ. 512/2017, 3191/2006, 5091/2016).  
Va conferito -anche d’ufficio- l’incarico all’ausiliare del Giudice, per la redazione della Consulenza Tecnica d’Ufficio, se l’analisi contenuta negli atti enuclea le criticità. Tanto anche in sede di appello, qualora il Giudice di prime cure non ne abbia rilevato la necessità, ritenendo tale enucleazione generica. (Domenico Fioretti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 dicembre 2017.




Leasing e usura: interessi corrispettivi e moratori ed esclusione del cumulo

Diritto Bancario - Contratti bancari - Leasing - Usura - Qualsiasi remunerazione a qualsiasi titolo - Verifica in ordine a interessi corrispettivi e interessi moratori senza cumulo tra loro - Usura originaria applicabilità art.1815 cc - Usura sopravvenuta riconduzione a tasso soglia - Necessità

In tema di contratti bancari, è necessario, ai fini della verifica dell’usura originaria o contrattuale, computare tutti i costi aggiuntivi indicati in contratto, sia con riguardo agli interessi corrispettivi sia con riguardo agli interessi moratori (senza cumulo tra i medesimi stante la loro ontologica differenza). L’eventuale usurarietà originaria produce l’espunzione degli interessi ex art.1815 c.c.

Ai fini della verifica dell’usura sopravvenuta, fermo restando il metodo testé descritto, computare i minori interessi dovuti separatamente, riconducendo l’effetto usura entro il limite del tasso soglia (Cass. Civ. SS.UU.24675/2017). (Domenico Fioretti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 dicembre 2017.




Distinzione leasing godimento e traslativo, fallimento e clausola penale

Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste

La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 02 novembre 2017.




Usura e anatocismo nei contratti di mutuo e leasing: cumulo di interessi moratori e corrispettivi ed ammortamento alla francese

Mutuo e leasing – Usura – Verifica della soglia – Sommatoria dei tassi corrispettivo e di mora – Esclusione

Mutuo e Leasing – Usura – Verifica della soglia – Tassi medi rilevati dai d.m. trimestrali ed aumento del 2,10% – Fondatezza

Mutuo e Leasing – Anatocismo – Usura – Ammortamento alla c.d. francese – Irrilevanza

L’usurarietà degli interessi corrispettivi o moratori va scrutinata con riferimento all’entità degli stessi e non già alla sommatoria dei moratori con i corrispettivi, atteso che detti tassi sono dovuti in via alternativa tra loro, e la sommatoria rappresenta un ‘non tasso’ od un ‘tasso creativo’ in quanto percentuale relativa ad interessi mai applicati e non concretamente applicabili. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata)

Deve condividersi l’orientamento secondo il quale, quand’anche si volesse ritenere che anche gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, tesi per la quale sussiste ancora incertezza giurisprudenziale in assenza di una previsione specifica al riguardo e che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i criteri dettati dai decreti ministeriali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d’Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 3 luglio 2013. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata)

Si ha anatocismo rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. Non emerge pertanto un “anatocismo occulto” tanto meno rilevante ai fini dell’usura. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 25 luglio 2017.




Il provvedimento ex art. 700 c.p.c. di rilascio dell’immobile in leasing non costituisce titolo esecutivo

Provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. di rilascio di immobile concesso in leasing – Successivo atto di precetto ex art. 605 c.p.c. – Insussistenza dei presupposti di cui all’art. 474 c.p.c. – Necessità di attuazione del provvedimento cautelare nei modi e termini ex art. 669-duodecies c.p.c.

Il provvedimento cautelare non costituisce titolo esecutivo nel senso voluto dall’ordinamento e disciplinato dall’art. 474 c.p.c. e, quindi, non può essere messo in esecuzione nelle forme disciplinate dal libro III del codice di rito intitolato “Processo di esecuzione”.
L’art. 669 duodecies c.p.c. disciplina in modo specifico i modi e i termini per porre in esecuzione i provvedimenti cautelari, così sottolineandone la loro diversità rispetto ai “titoli esecutivi”. (Michele Cespa) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 09 giugno 2017.




Nullità della clausola di indicizzazione del contratto di leasing

Leasing – Locazione Finanziaria – Clausola indicizzazione – Nullità – Indeterminatezza dell’oggetto

In un contratto di locazione finanziaria, l’oggetto della clausola di indicizzazione deve ritenersi indeterminato o indeterminabile ove non venga proposta l'esatta formula di calcolo da applicarsi per ottenere le variazioni periodiche del piano di rimborso del capitale finanziato. Tale indeterminatezza porta a considerare l'oggetto della relativa pattuizione come nullo ex art. 1346 c.c., ma in conseguenza della rilevata nullità non pare applicabile né l'art. 1284 terzo comma c.c. (tasso legale) né la disciplina sostitutiva di cui all'art. 117 comma 7 T.U.B.: la nullità non colpisce infatti le clausole determinative degli interessi ultra-legali in sé dovuti dal cliente al momento della stipula, ma solo quella della loro indicizzazione pro futuro. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 20 aprile 2017.




Oneri e sanzioni a carico dell’utilizzatore nel rapporto di locazione finanziaria

Locazione finanziaria – Accertamento dell’Agenzia delle entrate – Sanzioni – Oneri a carico dell’utilizzatore – Esclusione

La clausola del contratto di locazione finanziaria che faccia carico all’utilizzatore di tutte le spese, imposte e tasse nonché di qualsiasi onere o tributo inerente alla esecuzione o risoluzione del contratto, non può essere interpretata in via estensiva fino a ricomprendere eventuali sanzioni conseguenti all’accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate abbia ritenuto che la causa in senso proprio del rapporto contrattuale stipulato dalle parti non corrisponda a quella del leasing bensì a quella della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 27 febbraio 2017.




Assegnazione al curatore, in sede di opposizione, del termine ex art. 72, comma 2, l.f.

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Opposizione allo stato passivo – Assegnazione da parte del tribunale del termine di cui all’art. 72 l.f. – Esclusione

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Ammissione al passivo della somma pari alla differenza fra il credito vantato e il ricavato dalla nuova allocazione – Scioglimento del contratto – Necessità

Nell’ipotesi contratto di leasing pendente alla data di dichiarazione di fallimento ed a questo opponibile in quanto munito di data certa anteriore, il tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo, non può assegnare al curatore il termine di cui all’art. 72, comma 2, legge fall. affinché dichiari se intenda subentrare o sciogliessi dal contratto, poiché tale potere compete esclusivamente al giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La domanda con la quale il concedente un bene in locazione finanziaria chieda l’ammissione al passivo della somma pari alla differenza fra il credito vantato e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene può essere proposta solo dopo che il curatore del fallimento abbia optato per lo scioglimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 19 gennaio 2017.




La stipula del contratto tramite società di leasing preclude i benefici previsti dal codice del consumo

Acquisto di bene tramite leasing – Garanzia per vizi – Applicazione delle disposizioni del Codice del consumo – Esclusione – Fattispecie in tema di acquisto di imbarcazione di 43 piedi

Ove l’acquisto del bene sia avvenuto da parte di una società di leasing non sono applicabili le disposizioni in tema di garanzia di cui all’art. 128 del Codice del consumo, ma quelle di cui agli artt. 1490 e 1492 c.c.

Se è vero l’utilizzatore del bene in leasing ha legittimazione attiva rispetto a tutte le azioni esperibili dalla società di leasing che per suo nome e conto ha procurato la disponibilità del bene, tuttavia, il predetto utilizzatore non può cumulare alla specifica tutela prevista per il contratto di compravendita stipulato dalla società di leasing nel suo interesse anche quella tutela di cui potrebbe beneficiare laddove avesse lui stesso in prima persona stipulato il contratto. Pertanto, la scelta di fruire di un bene attraverso la stipula di un contratto di locazione finanziaria ragionevolmente preclude all’utilizzatore del bene la possibilità di esperire le tutele giuridiche previste a tutela del consumatore privato, che si trovi a contrattare, in nome e conto proprio, con un professionista.
E tali considerazioni assumono pregnanza specifica se si considera che la natura del bene oggetto del contratto di cui si controverte è costituito da una imbarcazione di “43 piedi”; bene che per la rilevanza dei costi sia di acquisto che di gestione si presta ad un “consumo” oltremodo limitato ad una fascia di acquirenti particolarmente esperti del settore e, dunque, difficilmente annoverabili fra quelli che il codice del consumo di cui innanzi ha preso in considerazione per apprestare la tutela in esso disciplinata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 11 gennaio 2017.




Leasing immobiliare, risoluzione e derogabilità dell’art. 1526 c.c.

Leasing - Natura traslativa - Risoluzione contrattuale - Derogabilità dell’art. 1526 c.c. - Risarcimento del danno

In caso di risoluzione contrattuale è applicabile al leasing traslativo il regime dell’art. 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà.

L’obbligo di restituzione dei canoni versati dall’utilizzatore inadempiente, previsto dal primo comma dell’art. 1526 c.c., può essere derogato prevedendo che dette somme siano trattenute dal concedente.

La somma dei canoni trattenuti dal concedente e dell’indennizzo contrattuale a questi spettante non può eccedere quanto gli sarebbe spettato in ipotesi di normale svolgimento del rapporto contrattuale, risolto per inadempimento dell’utilizzatore. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 07 dicembre 2016.




Leasing traslativo, risoluzione e valore del bene inglobato nei canoni

Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali

Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali

Deve ritenersi integrata una fattispecie di leasing traslativo allorquando il pagamento dei canoni per il periodo concordato assicuri al concedente anche una componente di corrispettivo del prezzo di alienazione del bene, giacché la somma da versarsi a titolo di opzione di acquisto al termine della c.d. “locazione” appare con tutta evidenza di gran lunga inferiore rispetto al valore intrinseco del bene. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata)

Le clausole previste per la risoluzione di contratti di leasing traslativi devono essere sottoposte (in caso di contestazione ex art. 1384 c.c.) a verifica giudiziale sulla scorta del criterio generale desumibile dall’art. 1526 per la vendita con riserva di proprietà, di modo che sia evitata l’indebita locupletazione della parte concedente per effetto dell’acquisizione sia dei corrispettivi della locazione, sia del bene oggetto del contratto, laddove una parte dell’intrinseco valore di quest’ultimo risulti già inglobata negli importi dei canoni. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 30 novembre 2016.




Tassa automobilistica: in caso di leasing, paga l’utilizzatore (anche dopo il dl 113 del 2016)

Tassa automobilistica – Contratto di leasing – Soggetto passivo – Utilizzatore – Legge di interpretazione autentica – Sua abrogazione ex dl 113 del 2016 – Efficacia retroattiva – Esclusione

In materia di tassa automobilistica, con particolare riferimento alle autovetture concesse in leasing, vanno affermati i seguenti principi di diritto:
1. Per il periodo anteriore al 15 agosto 2009, la tassa automobilistica deve essere versata esclusivamente dal proprietario (concedente) anche nel caso in cui il veicolo sia stato concesso in utilizzazione ad altro soggetto, in virtù di un contratto di leasing.
2. Con decorrenza dal 15 agosto 2009 e sino all’1 gennaio 2016, in caso di leasing, la tassa automobilistica deve essere corrisposta dall’utilizzatore, salvo che il concedente abbia provveduto pagamento cumulativo, in luogo dell’utilizzatore stesso, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2016, gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria, sulla base del contratto annotato al PRA e fino alla data di scadenza del contratto medesimo, sono tenuti in via esclusiva al pagamento della tassa automobilistica regionale; è configurabile la responsabilità solidale della società di leasing solo nella particolare ipotesi in cui questa abbia provveduto, in base alle modalità stabilite dall'ente competente, al pagamento cumulativo, in luogo degli utilizzatori, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria.
L’art. 10, comma 6, del decreto legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2016, n. 160, che ha abrogato l’art. 9 comma 9-bis del decreto legge 19 giugno 2015 n. 78, non ha effetto retroattivo e non cancella l’efficacia della normativa di interpretazione autentica, spiegata per il passato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Lombardia - Milano 28 novembre 2016.




Risoluzione del contratto di leasing e determinazione dell’equo compenso

Locazione finanziaria – Risoluzione – Equo compenso ex art. 1526 c.c. – Quesito al CTU

In caso di risoluzione del contratto di locazione finanziaria, il CTU potrà determinare l'equo compenso ex art. 1526 c.c. per l'uso dell'immobile tenendo conto della remunerazione per il godimento del bene, del deprezzamento conseguente al decorso del tempo ed alla sua non commerciabilità come nuovo, oltre che del logoramento per l'uso e dell’eventuale danneggiamento, verificando, altresì l'importo delle rate già pagate dall'utilizzatore così da determinare il rapporto dare/avere tra le parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 04 ottobre 2016.




Rilascio di immobile concesso in leasing e provvedimenti anticipatori

Locazione finanziaria – Azione di rilascio e causa di opposizione a decreto ingiuntivo – Cause riunite. Efficacia regolamentare del giudicato – Conseguenze – Impossibilità di contestare le clausole che determinano il corrispettivo – Necessità di indicazione del TAEG/ISC – Non sussiste – Indicazione del tasso leasing – Sufficienza – Separazione delle cause –Ordinanza di rilascio ex art. 186 quater – Ammissibilità

L’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare impedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito.

La persistente riunione della causa di rilascio e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo potrebbe ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio e, pertanto, deve essere disposta la separazione ed accolta l’istanza di parte attrice intesa alla definizione immediata della domanda di rilascio con ordinanza ex art. 186 quater c.p.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 26 settembre 2016.




Locazione finanziaria a tasso variabile e aleatorietà del contratto

Procedimento sommario di cognizione per rilascio immobile

Il rapporto di locazione finanziaria non presenta carattere aleatorio, anche in caso di previsione di tasso di interesse variabile, perché agganciato ad un dato di riferimento soggetto a variazioni nel tempo. La clausola di determinazione del saggio di interesse non può infatti essere considerata atomisticamente, avulsa cioè dal rapporto contrattuale complessivo cui accede. Ragion per cui da un lato è da escludersi la necessità del contratto-quadro di cui all’art. 23 TUF, dall’altro la sussistenza in capo alla concedente di obbligazioni ulteriori rispetto a quelle ad essa imposte dal contratto e dalla disciplina generale di cui al TUB. La pattuizione convenzionale in tal senso del tasso di interesse non può ritenersi illegittima, non ponendosi essa in contrasto con norme imperative, con l’ordine pubblico o il buon costume, né essendo prevista al riguardo alcuna specifica nullità testuale. Non vi è pertanto motivo per accogliere la domanda riconvenzionale di applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB (né conseguentemente quella di rideterminazione del piano di ammortamento).

Dal legittimo esercizio del diritto potestativo, attribuito alla concedente, di determinare unilateralmente ed automaticamente la risoluzione anticipata del contratto consegue l’accertamento dell’intervenuta risoluzione ex art. 1456 cpc del rapporto di locazione finanziaria in corso tra le parti, e, conseguentemente, del diritto della locatrice ad ottenere dalla utilizzatrice il rilascio del compendio immobiliare concesso in leasing, libero da cose e persone. (Nicola Vedovini) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 18 luglio 2016.




Contratto di factoring

 

Nei contratti di factoring il factor è un soggetto tenuto ad acquisire autonomamente le necessarie informazioni per valutare il grado di solvibilità dei debitori ceduti nel settore di riferimento. Sul factor, quindi, grava un onere di ricerca documentale che, con particolare riferimento ai debiti assunti dalla clientela del cedente in epoca anteriore al perfezionamento del contratto di factoring, non può, invece, essere trasferito sul Fornitore. (Alessandro Palmigiano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 20 maggio 2016.




Leasing in ambito concorsuale e superamento della distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento

Locazione finanziaria - Causa del contratto - Vendita - Esclusione - Finanziamento dell'utilizzatore - Garanzia reale per la restituzione del finanziamento

Locazione finanziaria - Regolazione dello scioglimento del contratto di leasing - Applicazione dell'articolo 1526 c.c. - Esclusione - Applicazione della nuova normativa dettata in ambito concorsuale - Equo contemperamento degli interessi dei contraenti

Non può ritenersi risolutiva, al fine di determinare la riconducibilità del leasing al negozio di vendita con patto di riservato dominio, la tradizionale distinzione fra leasing di godimento e leasing traslativo.

La società di leasing svolge un ruolo di intermediazione finanziaria, concedendo in uso all’utilizzatore un bene scelto direttamente da quest’ultimo ed acquistato dalla concedente da un terzo soggetto, con il precipuo scopo di assicurarsi una garanzia reale per la restituzione del finanziamento erogato.

A questo schema contrattuale è quindi estraneo lo scopo della rivendita del bene all’utilizzatore, come noto condizionata all’opzione di acquisto da parte di quest’ultimo.

La causa del contratto di leasing non può, pertanto, essere ricondotta semplicemente al trasferimento di proprietà contro l’acquisizione di un corrispettivo versato ratealmente, sinallagma che invece caratterizza il contratto di vendita con riserva di proprietà.

La funzione economica del contratto di leasing va ravvisata prevalentemente nel finanziamento dell’utilizzatore: il concedente si impegna ad acquistare un bene indicatogli dall’utilizzatore e ad immettere quest’ultimo nel possesso del bene, a fronte di un canone di locazione periodico che, da un lato integra il corrispettivo per il godimento del bene, dall’altro mira alla ricostituzione del patrimonio della società concedente, con la restituzione del prezzo utilizzato per l’acquisto del bene e la corresponsione degli interessi corrispettivi del “prestito” ottenuto e dalla correlata immobilizzazione della somma impiegata dal concedente per l’acquisto (conforme, per tutte, Trib. di Milano, 6 maggio 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per quanto la disciplina di cui all’art. 72-quater l. fall., sia all’evidenza dettata per l’ipotesi specifica in cui lo scioglimento anticipato del contratto consegua alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, evento che tra l’altro prescinde da profili inerenti al corretto adempimento dell’obbligazione di versare i canoni alle rispettive scadenze, è tuttavia altrettanto indubbio che l’introduzione della disciplina di cui all’art. 72-bis l. fall., così come della previsione di cui all’art. 169-bis ultimo comma l. fall., relativa allo scioglimento del contratto di leasing in corso di esecuzione al momento dell’apertura della procedura di concordato preventivo, si porti con sé la conseguenza del superamento della tradizionale distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, e la necessità di garantire che dallo scioglimento del vincolo contrattuale, da qualunque causa esso dipenda, discendano conseguenze giuridiche che non si risolvano nell’indebito arricchimento dell’una piuttosto che dell’altra parte.

E’ quindi legittimo che la regolamentazione delle conseguenze dell’anticipato scioglimento del contratto di leasing si discosti da quanto previsto dall’art. 1526 c.c. per il contratto tipico della vendita con patto di riservato dominio, ed abbia quale obiettivo l’equo contemperamento degli interessi patrimoniali dei contraenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 03 maggio 2016.




Ritardato ritiro da parte del concedente del bene concesso in leasing e diminuzione del valore ricavabile dalla vendita

Locazione finanziaria - Risoluzione del contratto - Ritardato ritiro del bene da parte del concedente - Pregiudizio - Rilevanza

Nell'ipotesi in cui il concedente ritardi, senza giustificato motivo, il recupero del bene concesso in locazione finanziaria, nonostante lo stesso sia stato dall'utilizzatore tempestivamente messo a disposizione, e tale ritardo comporti una diminuzione del valore ricavabile dalla sua alienazione, di tale pregiudizio si deve tener conto nel regolamento delle contrapposte pretese tra utilizzatore e concedente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 02 marzo 2016.




Non vanno ammessi al passivo i canoni di leasing successivi alla dichiarazione di fallimento

Fallimento - Locazione finanziaria - Scioglimento del contratto ad opera del curatore - Canoni successivi alla dichiarazione di fallimento - Ammissione al passivo - Esclusione

Nel caso in cui il curatore del fallimento si sciolga dal contratto di locazione finanziaria, i canoni dovuti per il periodo successivo alla dichiarazione di fallimento non vanno ammessi al passivo, in quanto con la cessazione della utilizzazione del bene viene meno la esigibilità del relativo credito; in tal caso, il concedente ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene e un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui dovesse verificarsi una differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 10 dicembre 2015.




Risoluzione per inadempimento del contratto di locazione finanziaria e validità della clausola pattizia cd. 'scaduto + scadere attualizzato - bene'

Leasing - Risoluzione per inadempimento - Clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene" - Determinatezza - Assenza di indebiti vantaggi per la società concedente

L'eccezione di nullità del contratto di locazione finanziaria per indeterminatezza della clausola relativa all'obbligo di detrarre dal credito vantato per canoni scaduti, canoni a scadere e importo del riscatto il prezzo di rivendita del bene è manifestamente infondata, sia perché la stessa non incide sul contenuto essenziale del contratto, ma si limita a disciplinare gli effetti della risoluzione, sia perché la supposta indeterminatezza della clausola accessoria non sussiste, risultando evidente che la futura ipotetica rivendita a terzi del bene è inevitabilmente soggetta alle condizioni di mercato, che costituiscono un limite oggettivo e non arbitrario, non superabile unilateralmente, nè dalla volontà del concedente, nè da quella dell'utilizzatore, parimenti interessate a massimizzare il realizzo al fine di soddisfare il rispettivo interesse contrattuale (da un lato per avvicinare l'adempimento del corrispettivo, dall'altro per minimizzare il proprio inadempimento).
La clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene", lungi dal contraddire il disposto dell'art. 1526 c.c., ne dà un'interpretazione pattizia concreta, facendo sì che il valore residuo del bene al momento della risoluzione non venga locupletato interamente dal concedente, ma vada ad alleggerire il rimanente debito finale dell'utilizzatore.
Siccome l'equo compenso evocato dalla norma di cui all'art. 1526 c.c. dipende appunto dal residuo valore effettivo del bene, la previsione di defalcare dal debito residuo dell'utilizzatore il prezzo realizzato dal concedente mediante la rivendita del bene a terzi vale per l'effetto a rendere gli esborsi parziali del primo congrui al costo del godimento temporaneo del bene in proprietà del secondo e, di conseguenza, rivela l'infondatezza della pretesa di ridurre ad equità la penale che, per questa via, già trova un assetto economico più che accettabile. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 22 ottobre 2015.




Leasing traslativo

Leasing traslativo – Applicabilità art 1526 cc e inapplicabilità art 72 quater LF fuori dal fallimento – Riduzione clausola penale

In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell'utilizzatore si ha l'applicazione analogica dell'art 1526 c.c. Ove poi le parti abbiano pattuito che, avvenuta la risoluzione del contratto, il concedente ha diritto di trattenere i canoni corrisposti dall'utilizzatore, si è in presenza di una clausola penale, la quale deve essere assoggettata alla valutazione di manifesta eccessività ai sensi dell'art 1384 c.c.
Quanto all'applicazione al rapporto dell'art 72 quater l.f., ritiene il collegio che trattasi di norma speciale non suscettibile di essere applicata al di fuori del fallimento, in quanto lo scioglimento del contratto è fenomeno diverso dalla risoluzione per inadempimento. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Siena 07 aprile 2015.




Infondatezza dell’eccezione di nullità del contratto di leasing finanziario per asserita applicazione di interessi usurari e divieto di cumulo tra tasso corrispettivo e tasso di mora

Leasing finanziario – Procedimento per opposizione a decreto ingiuntivo – Interessi usurari – Divieto di cumulo tra interessi corrispettivi ed interessi di mora – Validità ed efficacia clausola di salvaguardia – Mancanza di prova scritta – Provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto

In materia di contratti di locazione finanziaria, l’opposizione a decreto ingiuntivo incentrata sul superamento del tasso soglia dell'usura individuato dalla legge, non è fondata su prova scritta anche alla luce del fatto che il contratto di leasing prevede la c.d. clausola di salvaguardia ossia la riduzione dell’interesse moratorio nei limiti del tasso soglia. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

La Sentenza della Corte di Cassazione (350/13) afferma soltanto che si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori, senza peraltro statuire che tasso corrispettivo e tasso di mora vadano comunque cumulati. Nel caso all’esame della Suprema Corte il tasso di mora era stato pattuito in termini di maggiorazione del tasso corrispettivo sicché la maggiorazione cui si riferisce il Supremo Collegio attiene le modalità di pattuizione di quel tasso di mora. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 marzo 2015.




Concordato con riserva: sospensione dei contratti di leasing, di appalto e preliminare di compravendita trascritto

Sospensione dei contratti in corso di esecuzione - Finalità - Concordato con riserva - Ammissibilità

Scioglimento e sospensione dei contratti in corso di esecuzione - Determinazione dell'indennizzo - Competenza del tribunale - Esclusione

Locazione finanziaria - Scioglimento e sospensione dei contratti in corso di esecuzione - Ammissibilità

Contratti di appalto - Scioglimento e sospensione dei contratti in corso di esecuzione - Ammissibilità - Integrale esecuzione da parte delle subappaltatore - Effetti

Contratto preliminare di compravendita - Sospensione e scioglimento dei contratti in corso di esecuzione - Ammissibilità - Trascrizione della domanda ex articolo 2932 c.c.

La domanda di sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169-bis L.F. può essere formulata anche durante la fase di concordato con riserva in quanto, così come per gli effetti protettivi stabiliti dall'articolo 168, la stessa è volta ad anticipare la salvaguardia dell'integrità del patrimonio del debitore ed a consentirgli di strutturare nel modo ritenuto più conveniente, anche nell'interesse del ceto creditorio, un piano diretto a superare la crisi di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non compete al tribunale fallimentare, in sede di emissione di provvedimenti di cui all'articolo 169-bis L.F., la determinazione dell'eventuale indennizzo spettante alla controparte contrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti di locazione finanziaria ancora pendenti al momento della domanda di concordato preventivo sono contratti a prestazioni corrispettive e possono, pertanto, essere fatti oggetto di istanza ex articolo 169-bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti di appalto in corso di esecuzione al momento della domanda di concordato preventivo hanno natura di contratti a prestazioni corrispettive, senz'altro ricompresi nel novero di quelli interessati dalla disciplina di cui all'articolo 169-bis L.F., con la precisazione che, ove ne dovesse risultare integrale esecuzione da parte del subappaltatore, la sospensione andrebbe ad incidere sull'obbligo di pagamento del corrispettivo dovuto dal subappaltante, effetto, questo, già prodotto dall'apertura della procedura di concordato, la quale comporta il divieto di eseguire pagamenti in favore di creditori per titolo e causa anteriori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti preliminari di compravendita possono essere fatti oggetto di applicazione dell'articolo 169-bis L.F., qualora non abbiano avuto ancora esecuzione, posto che la sospensione degli stessi può rivelarsi funzionale all'interesse tutelato dalla norma di preservare l'integrità del patrimonio dell'imprenditore in crisi nell'interesse della massa dei creditori al fine di consentirgli di predisporre un piano per la soluzione della crisi. Non è di ostacolo alla sospensione di tali contratti la circostanza che i promissari acquirenti abbiano già proposto domande ex articolo 2932 c.c. di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di contrarre e trascritto la relativa domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 24 febbraio 2015.




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Fallimento - Locazione finanziaria - Riconsegna dei beni - Obbligo a carico della curatela

Ai sensi dell'articolo 72 quater, comma 1, L.F., "al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dell'utilizzatore, l'articolo 72", con conseguente sospensione dei contratti di locazione conclusi a far data dalla pubblicazione della sentenza di fallimento ai sensi dell'articolo 16, ultimo comma, L.F. Conseguentemente, l'obbligo di riconsegnare i beni concessi in locazione finanziaria sorge, per la curatela fallimentare, solo in caso di scioglimento del contratto, secondo quanto previsto dall'articolo 72 quater, comma 2 L.F., allorquando il curatore dichiara di volersi sciogliere dal contratto stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 20 gennaio 2015.




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Fallimento - Locazione finanziaria - Accoglimento della domanda di rivendica - Implicita manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto

Nell'accoglimento della domanda di rivendica del bene concesso in locazione finanziaria deve ritenersi implicita la manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui agli articoli 72 e 72 quater L.F., con conseguente obbligo di riconsegna dei beni che ne sono oggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 20 gennaio 2015.




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Fallimento - Locazione finanziaria - Invito del curatore al ritiro dei beni - Mora credendi - Effetti sulle spese di custodia

La comunicazione con la quale il curatore invita il proprietario dei beni concessi in locazione finanziaria a provvedere al loro ritiro, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1214 c.c., vale a costituire in mora il creditore, con conseguente produzione degli effetti della mora credendi, tra i quali l'obbligo di sostenere le spese di custodia (art. 1207, comma 2, c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 20 gennaio 2015.




Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c.

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Nullità della clausola

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Arricchimento indebito – Nullità della clausola

Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c., la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni, tale da remunerare il godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Nel caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing traslativo, ove il concedente cumulasse il residuo valore del bene con l’importo dei canoni già corrisposti, egli conseguirebbe un arricchimento senza causa, vietato dall’ordinamento giuridico. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
ABF Roma 05 dicembre 2014.




Scioglimento del contratto di leasing e restituzione del bene

Locazione finanziaria - Scioglimento del contratto per iniziativa del curatore - Obbligo di restituzione del bene

Il curatore che si avvale della facoltà di sciogliersi dal rapporto di locazione finanziaria deve provvedere alla restituzione del bene oggetto del contratto. (Nel caso di specie il bene era stato acquisito la procedura nonostante il curatore avesse optato per lo scioglimento del contratto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 20 novembre 2014.




L'affitto di azienda esclude la continuità aziendale. Contratti pendenti, nozione, contraddittorio con il terzo e non opponibilità al concordato preventivo del patto di compensazione

Concordato preventivo - Affitto di azienda a Continuità aziendale - Esclusione

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Controllo dell'autorità giudiziaria - Valutazione del carattere abusivo dell'istanza e della sua coerenza al piano concordatario

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Ratio - Applicabilità alla fase preconcordataria

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Nozione - Contratti pendenti nel fallimento

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Contraddittorio con la controparte contrattuale - Necessità - Esclusione - Procedimento di cui all'articolo 669 bis e seguenti c.p.c. - Udienze di cui all'articolo 162 e 174 L.F.

Concordato preventivo - Rapporti pendenti - Rapporti bancari con anticipazioni e cessioni di credito - Applicazione dell'articolo 169 bis L.F. - Esclusione

Concordato preventivo - Rapporti pendenti - Rapporti bancari - Mandato all'incasso, garanzie sul credito e clausola di compensazione - Applicazione della disciplina di cui all'articolo 169 bis L.F. - Esclusione

Concordato preventivo - Patto di compensazione - Opponibilità - Esclusione

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Concordato di natura liquidatorie - Scioglimento dei contratti di interest rate swap - Ammissibilità

Nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F., la esplicita previsione del requisito della "cessione di azienda in esercizio" consente di escludere  che il concordato con continuità possa essere attuato tramite la distinta ipotesi dell'affitto di azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il controllo in ordine allo scioglimento o alla sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169 bis L.F. si esplica attraverso la verifica da parte dell'organo giurisdizionale dell'eventuale carattere abusivo del ricorso allo strumento nonché della coerenza dell’istanza di scioglimento rispetto al piano concordatario proposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’art. 169 bis L.F. evidenzia una ratio convergente nel favorire l’accesso alla procedura di concordato ed a perseguire soluzioni non puramente liquidatorie o comunque più efficienti rispetto all’alternativa fallimentare; come tale, detta disposizione è compatibile anche con la fase preconcordataria, anche se, in questa fase, potrà farsi luogo, precauzionalmente ed in relazione al materiale probatorio in quel momento presumibilmente censibile, ad un provvedimento di semplice sospensione e non di scioglimento del rapporto di cui dovrebbe altrimenti opinarsi la definitività o revocabilità. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

L’espressione “contratti in corso di esecuzione” deve essere interpretata coerentemente a quanto previsto negli artt. 72 e ss. L.F., ove si fa riferimento a “contratti non ancora eseguiti o non compiutamente eseguiti da entrambe le parti”. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 169 bis L.F., il contraddittorio con la controparte contrattuale – peraltro non previsto espressamente dalla norma - non deve essere necessariamente preventivo: se infatti può risultare necessario prima della pronuncia di scioglimento relativamente ad un rapporto di una certa complessità, lo stesso potrebbe utilmente integrarsi (per chi ammette il ricorso nella fase prenotativa) nel corso dell’udienza di cui all’art. 162 L.F. previa apposita notifica dell’istanza, non risultando contrario ai principi processuali (sia in rapporto  agli artt. 669 bis e ss. c.p.c., sia in rapporto alle norme sui procedimenti camerali) la scissione fra una fase d’urgenza inaudita altera parte ed una successiva, condotta nel contraddittorio e volta all’approfondimento del merito della vicenda. In corso di concordato, poi, anche l’udienza di cui all’art. 174 L.F. può inoltre costituire un utile momento di confronto con il creditore, anche in ordine all’entità della sua ammissione al voto (fermo restando che la decisione del giudice delegato su questo punto non sarà vincolante rispetto ad un eventuale accertamento dell’indennizzo avanti al giudice ordinario). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può dirsi pendente e, quindi, assoggettabile alla disciplina di cui all'articolo 169 bis L.F., il rapporto bancario nel quale la banca abbia concesso anticipazioni non a fronte di mera girata per l'incasso o altro forma di mandato, ma dietro espressa cessione del credito vantato dalla cliente nei confronti di terzi. In tal caso, infatti, la banca risulta aver concretamente erogato la propria prestazione mediante l'accredito dell'anticipazione ed il cliente finanziato ha operato da parte sua la cessione del credito corrispondente, cosicché il rapporto non può dirsi pendente o parzialmente ineseguito da entrambe le parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Può essere accolta l'istanza di scioglimento o di sospensione di cui all'articolo 169 bis L.F. dei rapporti bancari nei quali la linea di smobilizzo dei crediti non sia regolata dal meccanismo di anticipazione verso cessione del credito, ma piuttosto da altre forme compatibili con il concetto di rapporto pendente, quali il mandato all'incasso, la garanzia sul credito e la clausola di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di opponibilità del patto di compensazione alla procedura fallimentare, va rilevato che il meccanismo della compensazione risulta essere impedito dall'automatic stay connesso all'apertura del procedimento di concordato prenotativo, non essendo consentito ottenere mediante una compensazione pattizia quello che non sarebbe consentito ottenere neppure mediante procedimento esecutivo; a ciò va aggiunta la considerazione che l'articolo 69 bis L.F., il quale prevede la consecuzione tra procedura minore e quella maggiore, fa decorrere il periodo sospetto dalla pubblicazione della domanda di concordato preventivo, con la conseguenza che potrebbe risultare inefficace od illegittima la compensazione operata dalla banca mediante il meccanismo di elisione o di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Può essere accolta, ai sensi dell'articolo 169 bis L.F., la richiesta di scioglimento dei contratti di investimento in strumenti derivati (interest rate swap), la cui natura è incompatibile con il carattere concorsuale della procedura, nell'ambito del quale il procedimento di concordato con riserva si innesta, nonché con il carattere liquidatorio della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

(Nel caso di specie, è stata accolta la richiesta di scioglimento di contratti di leasing in ragione della natura puramente liquidatoria del piano e conforme all’interesse generale dei creditori concordatari lo scioglimento di dette rapporti, apparendo ingiustificato che la società (che per di più ha oramai concesso in affitto il ramo d’azienda produttivo ad un soggetto terzo) continui a far fronte a canoni in prededuzione, per beni strumentali allo svolgimento di detta attività, approntando i relativi fondi ed accantonamenti sino alla completa esecuzione dei rapporti, risultando invece ben più vantaggioso e coerente con il piano l’immediato scioglimento; il Tribunale ha, poi, precisato che tale interruzione del rapporto comporterà il riconoscimento di un credito chirografario in capo alle società di leasing coinvolte pari ai canoni non pagati ed a scadere, oltre ad eventuali oneri e penali, detratto il valore residuo del bene da restituire, di cui il commissario giudiziale dovrà tenere conto anche ai fini dell’ammissione al voto.)
Tribunale Ravenna 22 ottobre 2014.




Sospensione di contratti di leasing subordinata al deposito della proposta definitiva di concordato

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Sospensione dei contratti in corso di esecuzione - Contratti di leasing - Autorizzazione subordinata al deposito della proposta di concordato

Durante il periodo di concordato con riserva ai sensi dell’articolo 161, comma 6, L.F. può essere autorizzata la sospensione - non lo scioglimento - di contratti di locazione finanziaria che da una determinata data in poi possano generare costi in prededuzione a carico del patrimonio del debitore. (Nel caso di specie, il tribunale, ha concesso l’autorizzazione alla sospensione indicando espressamente la decorrenza della stessa e subordinandola al deposito della proposta “definitiva” di concordato preventivo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 10 luglio 2014.




Usura nel leasing: Interessi corrispettivi ed interessi moratori non possono essere cumulati ai fini del raffronto con il tasso soglia. Preminenza dell’accordo delle parti sull’applicazione dell’art. 1526 c.c.

Leasing immobiliare – Art. 1815, II comma c.c. – Divieto di cumulo del tasso corrispettivo e di quello moratorio ai fine della verifica del superamento del “tasso soglia”.

Art. 1526 C.C. – Preminenza della previsione pattizia sulla regola codicistica.

Se è vero che la verifica del rispetto della soglia di usura va estesa alla pattuizione del tasso di mora, con la conseguenza che ove detto tasso risultasse pattuito in termini da superare il tasso soglia la pattuizione del primo sarebbe nulla ex art. 1815, II comma, c.c., è anche vero che, al fine della verifica del rispetto del tasso soglia, non possono cumularsi il tasso corrispettivo e il tasso di mora. Si potrebbe parlare di cumulo usurario di interesse corrispettivo e di interesse di mora soltanto nel caso in cui, in presenza di ritardato pagamento,  il conteggio dell'interesse di mora sull'intera rata, comprensiva di interessi, sommato all'interesse corrispettivo, determinasse un conteggio complessivo di interessi che, rapportato alla quota capitale, si esprimesse in una percentuale superiore al tasso soglia, ipotesi, questa, di difficile verificazione. (Lorenzo Barbieri) (riproduzione riservata)

A prescindere dalla natura, traslativa o di godimento del contratto di leasing, la disciplina pattizia prevale sulla norma codicistica dell’art. 1526 c.c., dettata in materia di vendita con riserva di proprietà, in quanto la locazione finanziaria costituisce una distinta tipologia contrattuale, caratterizzata dalla causa di finanziamento. (Lorenzo Barbieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 11 aprile 2014.




Locazione finanziaria risolta prima del fallimento: non si applica l'articolo 72 quater L.F. che presuppone la pendenza del rapporto

Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Applicazione analogica della disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F. - Esclusione.

L’art. 72-quater L.F. si applica solo ai contratti di leasing pendenti alla data di dichiarazione di fallimento (nella specie, si è ritenuto non applicabile l’art. 72-quater L.F. nell’ipotesi di risoluzione di un contratto di locazione finanziaria intervenuta prima del fallimento dell’utilizzatore). (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 07 aprile 2014.




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Fallimento – Leasing traslativo – Insinuazione al passivo prima della vendita o ricollocazione commerciale del bene – Esclusione

Ai sensi del terzo comma dell’art. 72 quater L.F. il concedente ha diritto a insinuarsi nello stato passivo per la differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione. Si ritiene che il credito da considerarsi sia quello complessivo, ovvero comprensivo di capitale scaduto attualizzato e rate scadute e impagate ante fallimento e ciò per differenza rispetto all’espressione “credito residuo in linea capitale” di cui al comma 2 del medesimo. Pertanto, alla luce della chiara dizione letterale della norma, si ritiene che non si possa ammettere al passivo il credito vantato dalla società di leasing (che in sede di ricorso ex art. 98 L.F. richiedeva l’ammissione sia dei canoni scaduti che di quelle a scadere), perché si tratta di credito non ancora determinato, perché dipendente dagli esiti delle ricollocazione. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 14 marzo 2014.




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Applicabilità art. 72 quater L.F. anche in ipotesi di risoluzione contrattuale ante fallimento – Ammissibilità

Si ritiene condivisibile l’affermazione per cui la disciplina di cui all’art. 72 quater L.F. sarebbe invocabile non solo nel caso di scioglimento del contrato effettuato dal curatore, ma anche nei casi di risoluzione del leasing ante fallimento. Si osserva, infatti, che vi è analogia sostanziale tra risoluzione e scioglimento operato dal curatore e che non appare logico applicare discipline diverse a situazioni sostanzialmente analoghe. A riprova di tale analogia si evidenzia che l’art. 73 L.F. e l’art. 1526 c.c. disciplinano allo stesso modo gli effetti dello scioglimento e risoluzione nel caso di vendita con riserva di proprietà e che proprio la differenza di disciplina tra l’art. 73 in caso di vendita con riserva di proprietà e l’art. 72 quater significa che il legislatore non ha inteso disciplinare il leasing come una vendita con riserva di proprietà, optando invece per una figura unitaria di contratto avente natura e causa finanziaria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 14 marzo 2014.




Scioglimento dei contratti di leasing immobiliare, credito chirografario del concedente e diritto di voto

Concordato preventivo di natura liquidatoria - Contratti in corso di esecuzione - Leasing immobiliare - Prosecuzione dei contratti con costi a carico della procedura - Difficoltà di individuare probabili acquirenti dei beni - Scioglimento.

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Rapporti di leasing immobiliare - Scioglimento - Conseguenze - Riconoscimento di un credito chirografario in favore della società concedente - Diritto di voto.

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Contraddittorio con il terzo contraente - Convocazione per l'adunanza dei creditori ex articolo 174 L.F..

Nell'ambito di un concordato preventivo di natura liquidatoria, il quale prevede la monetizzazione e la alienazione a terzi di ogni cespite immobiliare e diritto o altra utilità patrimoniale, può essere autorizzato, ai sensi dell'articolo 169 bis L.F., lo scioglimento dei contratti di leasing immobiliare la cui prosecuzione comporterebbe un aggravio di costi a fronte della difficoltà di individuare potenziali acquirenti degli immobili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
 
Lo scioglimento dei rapporti di leasing immobiliare autorizzato ai sensi dell'articolo 169 bis L.F. comporta il riconoscimento di un diritto di credito di rango chirografario in favore della società di leasing e del corrispondente diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il contraddittorio con il terzo contraente dei rapporti in corso di esecuzione dei quali viene autorizzato lo scioglimento ai sensi dell'articolo 169 bis L.F. è assicurato dall'udienza di adunanza dei creditori di cui all'articolo 174 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 28 gennaio 2014.




Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c.

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Nullità della clausola

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Arricchimento indebito – Nullità della clausola

Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c., la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni, tale da remunerare il godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Nel caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing traslativo, ove il concedente cumulasse il residuo valore del bene con l’importo dei canoni già corrisposti, egli conseguirebbe un arricchimento senza causa, vietato dall’ordinamento giuridico. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
ABF Roma 12 dicembre 2013.




Locazione finanziaria risolta prima della dichiarazione di fallimento e applicazione dell'articolo 1526 c.c.

Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Disciplina applicabile - Leasing traslativo - Applicazione dell'articolo 1526 c.c..

Alle ipotesi in cui il contratto di locazione finanziaria sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento non è applicabile in via analogica la disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F., ma, in presenza di leasing c.d. traslativo, l'articolo 1526 c.c., il quale, in tema di vendita con riserva di proprietà, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, prevede la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 settembre 2013.




Leasing ed errori dell’intermediario nei conteggi delle somme dovute. Il cliente ha diritto di conoscere il piano di ammortamento utilizzato per i conteggi

Leasing – Errore dell’intermediario nei conteggi delle somme – Piano di ammortamento utilizzato in concreto – Dovere dell’intermediario di esibire il relativo documento.

Il piano di ammortamento, pur quando non riversato in un formale allegato al contratto, è un documento riassuntivo dell’evoluzione del rapporto costruito dallo stesso intermediario sulla base di precetti, pattuizioni e condizioni negoziali, sicché esso integra a ogni effetto un documento a contenuto contrattuale la cui rimessione al cliente è di per sé doverosa e ancor più lo diviene quando il cliente sollevi dubbi o contestazioni circa la correttezza dei conteggi effettuati dall’intermediario. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano 12 aprile 2013.




Leasing, rinegoziazione e clausola di non contestabilità di quanto in precedenza pagato. La clausola è vessatoria ex art. 1341, comma 2, c.c.

Leasing – Rinegoziazione – Clausola di non contestazione di quanto già versato all’intermediario – Negozio di accertamento – Esclusione – Clausola limitativa della facoltà di contestare e opporre eccezione – Sussistenza – Vessatorietà ex art. 1341, comma 2, c.c..

La clausola apposta in una rinegoziazione del piano di rientro del leasing, in cui si stabilisce che «restano definitivamente acquisite da parte dell’intermediario e incontestate da parte del cliente tutte le somme fino ad ora introitate dall’intermediario a titolo di canoni, indicizzazione canoni, interessi, spese, e quant’altro inerente al contratto richiamato», non integra un negozio di accertamento (per difetto della necessaria componente di incertezza), bensì una clausola limitativa della facoltà di contestare e opporre eccezioni. Per tale sua natura, la clausola è vessatoria ai sensi dell’art. 1341, comma 1, c.c.. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano 10 aprile 2013.




Concordato preventivo, azione cautelare per il rilascio di immobile in leasing e divieto di cui all'articolo 168 L.F.

Leasing – Concordato preventivo “in bianco” dell’utilizzatore – Risoluzione del contratto ed azione esecutiva di riconsegna del bene da parte della società di leasing – Legittimità.

L’azione cautelare tesa al rilascio dell’immobile in leasing proposta dopo la risoluzione del contratto non urta contro il disposto dell’art. 168 L.F. (nella versione novellata dal D.L. 22 giugno 2012), il quale vieta di instaurare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio del debitore. L'azione in questione non incide, infatti, sul patrimonio del debitore poiché il bene oggetto del contratto di locazione finanziaria è di proprietà della concedente, mentre l'utilizzatore è titolare esclusivamente di un diritto personale di godimento. (Vittorio Versace) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 22 marzo 2013.




Contraenti in bonis e clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene

Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Contrasto con l'articolo 1526 c.c. - Esclusione.

Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Obbligo dell'utilizzatore di restituire il bene e pagare i canoni scaduti e quelli a scadere - Obbligo del concedente di restituire il ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene - Legittimità.

Non contrasta con l’art. 1526 c.c. la clausola risolutiva di un contratto di leasing c.d. traslativo che prevede in capo alla società concedente l’obbligo di accreditare al contraente inadempiente il ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato, permettendole di realizzare un profitto sostanzialmente non maggiore di quello che sarebbe derivato dalla regolare esecuzione del contratto. Infatti nell’ambito del rapporto tra capitale investito per l’acquisto del bene e ratei corrisposti e da corrispondere dall’utilizzatore, l’imputazione a vantaggio di quest’ultimo della somma ricavata dalla riallocazione del bene consente di ristabilire l’equilibrio contrattuale, escludendo quindi la possibilità di invocare l’applicazione dell’art. 1526 c.c.. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)

Nel caso di leasing c.d. traslativo, la cui clausola risolutiva prevede l’obbligo dell’utilizzatore di restituire l’oggetto della locazione finanziaria, di pagare i canoni scaduti e quelli a scadere, compreso il riscatto, con obbligo della concedente di restituire l'eventuale ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene al netto delle relative spese, l'obbligo di riallocazione del bene non si pone in rapporto di corrispettività con l’obbligo dell’utilizzatore al pagamento della penale. Ne consegue che l’utilizzatore non può opporre quale fatto impeditivo al pagamento della penale l’inadempimento all’obbligo di riallocazione: risulterebbe infatti illogico porre a carico del contraente non inadempiente l’alea in ordine ai tempi e al risultato della riallocazione. Siffatta interpretazione risulterebbe poi in concreto sfavorevole allo stesso utilizzatore, in quanto la società concedente avrebbe in tal caso tutto l’interesse a vendere il prima possibile il bene (e quindi, potenzialmente, a prezzo vile). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 04 febbraio 2013.




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Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Contrasto con l'articolo 1526 c.c. - Esclusione.

Non contrasta con l’art. 1526 c.c. la clausola risolutiva di un contratto di leasing c.d. traslativo che prevede in capo alla società concedente l’obbligo di accreditare al contraente inadempiente il ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato, permettendole di realizzare un profitto sostanzialmente non maggiore di quello che sarebbe derivato dalla regolare esecuzione del contratto. Infatti nell’ambito del rapporto tra capitale investito per l’acquisto del bene e ratei corrisposti e da corrispondere dall’utilizzatore, l’imputazione a vantaggio di quest’ultimo della somma ricavata dalla riallocazione del bene consente di ristabilire l’equilibrio contrattuale, escludendo quindi la possibilità di invocare l’applicazione dell’art. 1526 c.c.. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 04 febbraio 2013.




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Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Obbligo dell'utilizzatore di restituire il bene e pagare i canoni scaduti e quelli a scadere - Obbligo del concedente di restituire il ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene - Legittimità.

Nel caso di leasing c.d. traslativo, la cui clausola risolutiva prevede l’obbligo dell’utilizzatore di restituire l’oggetto della locazione finanziaria, di pagare i canoni scaduti e quelli a scadere, compreso il riscatto, con obbligo della concedente di restituire l'eventuale ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene al netto delle relative spese, l'obbligo di riallocazione del bene non si pone in rapporto di corrispettività con l’obbligo dell’utilizzatore al pagamento della penale. Ne consegue che l’utilizzatore non può opporre quale fatto impeditivo al pagamento della penale l’inadempimento all’obbligo di riallocazione: risulterebbe infatti illogico porre a carico del contraente non inadempiente l’alea in ordine ai tempi e al risultato della riallocazione. Siffatta interpretazione risulterebbe poi in concreto sfavorevole allo stesso utilizzatore, in quanto la società concedente avrebbe in tal caso tutto l’interesse a vendere il prima possibile il bene (e quindi, potenzialmente, a prezzo vile). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 04 febbraio 2013.




Mancato subentro del curatore nella locazione finanziaria e onere di collaborare con il concedente nella riallocazione del bene

Fallimento – Locazione finanziaria – Mancato subentro del curatore nel contratto – Riallocazione del bene a prezzo di mercato – Onere di diligenza a carico della curatela – Sussistenza.

In caso di fallimento dell’utilizzatore e di mancato subentro del curatore nel contratto di locazione finanziaria pendente (con conseguente restituzione del bene alla società di leasing), se è indiscusso l’onere a carico del concedente di diligente ricerca di riallocazione del bene sul mercato, altrettanto diligente deve dimostrarsi il curatore, il quale deve interessarsi e collaborare, preventivamente, a tale ricerca, non potendosi limitare ad effettuare ex post solleciti al concedente per avere notizie sulla già avvenuta riallocazione del bene. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 gennaio 2013.




Risoluzione del contratto di locazione finanziaria e regolamento delle reciproche pretese; leasing operativo e segnalazione in centrale rischi

Locazione finanziaria - Risoluzione del contratto - Restituzione del bene - Detrazione dal credito della concedente del ricavato dalla vendita del bene.

Centrale rischi - Rischi a scadenza - Leasing operativo.

Nell'ipotesi di risoluzione per inadempimento del contratto di locazione finanziaria tra soggetti in bonis, il credito della concedente, costituito dai canoni scaduti alla data di risoluzione e dalla relativa penale contrattuale, dovrà essere decurtato dal corrispettivo eventualmente ricavato dalla rivendita a terzi dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella circolare della Banca d'Italia avente ad oggetto le "Istruzioni per gli intermediari creditizi" sono indicati tra i "rischi a scadenza" anche quelli rinvenienti dalla categoria del "leasing"; in assenza di ulteriori specificazioni o restrizioni si deve, pertanto, ritenere che in detta categoria rientri a pieno titolo anche il leasing operativo, in considerazione della (parziale) analogia di struttura con il leasing finanziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 16 gennaio 2013.




Leasing risolto prima del fallimento e applicazione dell'articolo 72 quater l.f.

Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto già risolto prima della dichiarazione di fallimento - Applicazione analogica della disciplina di cui all'articolo 72 quater l.f..

L'art. 72 quater l.f., nella parte in cui disciplina i diritti della concedente nel caso di scioglimento da parte del curatore del contratto di leasing non ha una dimensione "sostanziale" ed è pertanto inapplicabile in via analogica al di fuori della procedura fallimentare quando il contratto di leasing sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento. Per la disciplina dei rapporti risolti prima del fallimento resta, pertanto, ferma la distinzione giurisprudenziale tra leasing traslativo e finanziario. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 12 dicembre 2012.




Leasing, credito del concedente per interessi non ancora scaduti e indennità risarcitorie

Fallimento – Stato passivo – Opposizione –Leasing – Scioglimento – Restituzione del bene – Riallocazione – Differenze di realizzo – Disciplina – Ammissione al passivo ultratardiva – Interessi ed altre indennità risarcitorie successive allo scioglimento – Non spettanza – Salva specifica approvazione – Clausole vessatorie (artt. 72, 72quater l.f.; artt. 1341, 1342 c.c.).

Il concedente del leasing ha diritto di recuperare l’intero finanziamento in linea capitale (o valore del bene), per cui, restituito il bene, e soltanto dopo la sua vendita o diversa collocazione a valori di mercato, dovrà riversare al curatore l’eventuale maggior realizzo, o si potrà insinuare al passivo (eventualmente con domanda ultratardiva giustificata) per l’eventuale minor somma ottenuta, ivi compresi gli interessi già scaduti e spese, ma non gli interessi non ancora scaduti e le eventuali indennità risarcitorie, se le relative clausole, in quanto vessatorie, non siano state specificamente approvate per iscritto, e con data certa anteriore al fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 26 settembre 2012.




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Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Rivendiche – Leasing – Scioglimento – Anteriore o coevo al fallimento – Vendita a rate con riserva di proprietà – Inapplicabilità - Nuova disciplina – Applicabilità, anche per analogia legis (artt. 72, 72quater, 73 l.f.; art. 1526 c.c.).

Con l’art. 72 quater l.f. non è più praticabile la distinzione tra leasing traslativo e leasing finanziario, che porterebbe ad applicare al primo l’art. 1526 c.c. (norma che regola la risoluzione della vendita a rate con riserva di proprietà), anche considerando che, per la vendita con riserva di proprietà è oggi prevista una apposita norma (art. 73 l.f.), per cui le due fattispecie non sono più sovrapponibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 settembre 2012.




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Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Rivendiche – Leasing – Scioglimento – Anteriore al fallimento.

L’art. 72quater l.f. si applica analogicamente anche al leasing sciolto prima del fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 settembre 2012.




Leasing scaduto prima del fallimento, ammissione al passivo del prezzo di opzione residuo e diritto del curatore al versamento del ricavato dalla vendita del bene restituito

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Leasing – Naturale scadenza del contratto anteriore al fallimento – Restituzione del bene – Prezzo di opzione – Ammissione al passivo – Vendita da parte del concedente – Ricavato al netto delle spese di custodia – Credito del fallimento (art. 72quater l.f.).

Il concedente del leasing naturalmente scaduto prima del fallimento ha diritto di insinuarsi al passivo per il prezzo di opzione residuo, comprese le spese e gli interessi contrattuali, ma deve versare al curatore il ricavato della vendita del bene che gli è stato restituito (al netto delle spese). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 settembre 2012.




Mancato pagamento di canoni di leasing e risoluzione di diritto.

Leasing - Risoluzione per inadempimento - Clausola risolutiva espressa - Dichiarazione di avvalersene - Inequivocità - Necessità.

La condotta dell’intermediario, che dichiara di voler proseguire i tre contratti di leasing in essere, salvo intimare per iscritto (il giorno successivo) la loro risoluzione a causa di un non meglio precisato mancato pagamento dei canoni, risulta manifestamente contraddittoria; come tale, inidonea ad integrare una manifestazione inequivoca della volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa, presupposto, da cui l’art. 1456 c.c. fa dipendere la cessazione automatica degli effetti del contratto. Ne consegue che permane in capo alla società il diritto alla prosecuzione del rapporto. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata) ABF Napoli 19 giugno 2012.




Applicazione del 72 quater al contratto di leasing risolto prima del fallimento; necessità di attendere la vendita o la riallocazione per l'ammissione al passivo delle rate non scadute

Fallimento – Locazione finanziaria – Risoluzione del contratto prima del fallimento dell'utilizzatore – Leasing di tipo “traslativo” – Irrilevanza – Disciplina di cui all’art. 1526 c.c. – Esclusione – Disciplina di cui all’art. 72 quater legge fall. – Applicabilità.

Fallimento – Locazione finanziaria – Scioglimento del contratto prima del fallimento dell'utilizzatore – Disciplina di cui all’art. 72 quater l.f. – Applicabilità – Riallocazione del bene sul mercato non ancora avvenuta – Diritto del concedente alla restituzione del bene – Sussistenza – Istanza di ammissione al passivo del credito del concedente per le rate scadute e non pagate – Accoglimento – Istanza di ammissione al passivo del credito del concedente per le rate ancora a scadere – Esclusione.

Deve ritenersi che con l’introduzione dell’art. 72 quater l.f. il legislatore abbia inteso dettare una disciplina unitaria della locazione finanziaria, per cui, nel caso di fallimento dell'utilizzatore, la portata del testo normativo di cui alla disposizione predetta, che richiama in tale ipotesi l’art. 72 l.f., può senz’altro essere estesa fino a ricomprendere e disciplinare anche il caso dello scioglimento del contratto di leasing (“traslativo”) avvenuto per risoluzione prima del fallimento, restando esclusa la possibilità di fare ricorso alle previsioni di cui all’art. 1526 c.c.. (1) (Raffaella Falini) (riproduzione riservata)
 
Nell’ipotesi di scioglimento del contratto di locazione finanziaria prima del fallimento dell’utilizzatore, in applicazione dell’art. 72 quater l.f., non essendo ancora avvenuta la riallocazione del bene sul mercato, la società di leasing ha diritto, oltre che alla restituzione del bene, all’insinuazione al passivo del solo credito certo, cristallizzatosi alla data di fallimento e costituito dalle rate scadute e non pagate, ma non all’insinuazione del credito derivante dalle rate ancora a scadere, trattandosi, in quest’ultimo caso, di un credito solo futuro ed eventuale, incerto sia nell’an che nel quantum, poiché si dovrà comunque attendere il momento della vendita o riallocazione. (1) (Raffaella Falini) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 05 giugno 2012.




Locazione finanziaria e legittimazione passiva del leasing rispetto al contratto di appalto non sottoscritto

Locazione finanziaria - Contratto di appalto - Ingiunzione di pagamento nei confronti dell'istituto di leasing che non abbia sottoscritto il contratto - Nullità.

Deve essere dichiarata nulla e quindi revocata l'ingiunzione di pagamento emessa nei confronti dell'istituto di locazione finanziaria al fine di ottenere il pagamento dei corrispettivi dovuti in dipendenza di un contratto di appalto che l'istituto di leasing non abbia sottoscritto. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 10 maggio 2012.




Fallimento e locazione finanziaria e termine per il realizzo del valore di mercato

Fallimento - Locazione finanziaria - Scioglimento del contratto - Recupero da parte del concedente del capitale residuo - Quote di capitale compresa nelle rate scadute prima del fallimento e quote di capitale con scadenza successiva - Recupero sul valore di effettivo realizzo delle rate con scadenza successiva.

Fallimento - Locazione finanziaria - Scioglimento del contratto - Recupero da parte del concedente del capitale residuo - Ammissione al passivo degli interessi di mora.

Fallimento - Locazione finanziaria - Scioglimento del contratto - Riallocazione del bene sul mercato - Fissazione di un tempo massimo.

In caso di scioglimento del contratto di leasing a seguito di fallimento dell’utilizzatore la società di leasing ha diritto, nel limite del valore effettivo di realizzo del bene, al recupero del capitale residuo, intendendosi per tale il capitale compreso nelle sole rate con scadenza successiva alla data della dichiarazione di fallimento, e non anche le quote di capitale delle rate scadute e non pagate fino a detta data, le quali formano invece oggetto di un credito di natura concorsuale unitamente a tutti gli interessi maturati fino alla dichiarazione di fallimento e all’eventuale capitale residuo (quote capitale delle rate a scadere) non coperto dal realizzo del bene. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

L’ammissione al passivo del credito della società di leasing, quando non sia stata ancora effettuata la riallocazione del bene sul mercato, deve essere condizionata a tale evento, e deve avvenire: i) per il caso di realizzo di importo maggiore rispetto al capitale residuo, per un importo pari alla somma delle rate scadute e non pagate prima del fallimento oltre agli interessi maturati a tale data; ii) per il caso di incapienza del realizzo rispetto al capitale residuo, per un importo pari alla somma delle rate scadute e non pagate, dei relativi interessi anche di mora fino al fallimento e del credito residuo rimasto insoddisfatto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Il provvedimento di ammissione al passivo del credito della società di leasing deve necessariamente fissare il tempo massimo ragionevolmente necessario per la riallocazione del bene sul mercato, da individuarsi per i beni immobili in un anno dallo scioglimento del rapporto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 24 aprile 2012.




Locazione finanziaria e insinuazione al passivo del credito residuo capitale prima della nuova collocazione del bene.

Locazione finanziaria - Fallimento - Insinuazione al passivo del credito residuo in linea capitale prima della nuova collocazione del bene - Ammissibilità.

Locazione finanziaria - Fallimento - Ammissione al passivo del credito residuo del concedente con riserva di deduzione dell'importo da soddisfarsi sul ricavato della nuova collocazione - Ammissibilità.

E' ammissibile, anche prima della nuova collocazione del bene, la domanda di insinuazione dell'intero credito vantato dal concedente alla data del fallimento, rappresentato dalla somma algebrica delle rate e degli interessi e delle spese scadute prima della dichiarazione di fallimento e delle rate rappresentanti il capitale residuo, oltre al prezzo di opzione, scadenti dopo la dichiarazione di fallimento, depurate tuttavia degli interessi e degli altri accessori non ancora maturati a tale data, con deduzione del valore di mercato del bene risultante dalla nuova collocazione. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il valore di mercato del bene non sia stato ancora determinato in contraddittorio fra la procedura fallimentare e il concedente (ad esempio con apposita valutazione effettuata in sede di inventario o nel corso dell'istruttoria prevista in sede di ammissione al passivo o della causa di opposizione) il credito del concedente può essere ammesso al passivo con riserva di deduzione del relativo importo per il quale opera la compensazione, trattandosi di una riserva sicuramente ammissibile, in quanto prevista dalla legge, secondo il disposto dell'art. 96, secondo comma, l. fall. L'eventuale riserva dovrà essere sciolta con il meccanismo previsto dall'art. 113 bis l. fall. una volta che il creditore istante o il curatore - collocato il bene - abbiano presentato la relativa istanza. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 24 febbraio 2012.




Leasing traslativo e inopponibilità al concedente di locazione stipulata dall’utilizzatore con altri soggetti

Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Applicazione della disciplina della vendita con riserva di proprietà - Diritto del utilizzatore di stipulare rapporti di locazione con soggetti terzi - Opponibilità al concedente - Esclusione.

Alla locazione finanziaria avente ad oggetto un bene durevole che alla scadenza del rapporto conservi un valore economico apprezzabile, dovrà essere applicata la disciplina della vendita con riserva di proprietà, nella quale, all'atto della sottoscrizione del contratto l'utilizzatore non acquista un diritto reale ma un diritto personale che, come tale, non gli attribuisce il potere di stipulare con altri soggetti rapporti di locazione opponibili al concedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Fermo 20 febbraio 2012.




Leasing risolto prima del fallimento e applicazione dell'articolo 72 quater l.f.

Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto già risolto prima della dichiarazione di fallimento - Applicazione analogica della disciplina di cui all'articolo 72 quater l.f..

L'art. 72 quater l.f. (spec. commi II e III), che disciplina i diritti della concedente nel caso di scioglimento da parte del curatore del contratto di leasing ancora pendente alla data del fallimento, dev'essere applicato in via analogica anche ove il contratto di leasing sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 10 febbraio 2012.




Scioglimento di locazione finanziaria tra soggetti in bonis e applicazione della nuova disciplina introdotta dall'articolo 72 quater l.f.

Locazione finanziaria - Scioglimento del rapporto tra soggetti in bonis - Applicazione della disciplina introdotta all'articolo 72 quater legge fall. - Applicazione della distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento - Esclusione.

Qualora le clausole del contratto di locazione finanziaria regolamentino lo scioglimento del rapporto tra soggetti in bonis facendo ricorso al modello introdotto dalla recente riforma della legge fallimentare (art. 72 quater), non vi è motivo per far ricorso alla distinzione tra leasing traslativo e leasing e di godimento elaborata dalla giurisprudenza prima della citata riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 02 febbraio 2012.




Sequestro preventivo di beni concessi in leasing e diritto della concedente ad agire in sede monitoria per il pagamento dei canoni

Locazione finanziaria – Proponibilità in via monitoria di domanda di pagamento di canoni di leasing nei confronti di utilizzatore di bene oggetto di sequestro e/o confisca ex lege n. 575 del 1965 – Sussistenza.

Competenza del giudice penale – Esclusione.

La domanda proposta in sede monitoria dalla concedente diretta a conseguire il pagamento dei canoni di leasing relativi a bene oggetto di sequestro preventivo ex lege n. 575 del 1965 non interferisce con detta misura di prevenzione ed esclude ogni competenza del giudice penale sia in sede cognitiva che esecutiva. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata)
 
Anche in pendenza di procedimento di prevenzione ex lege n. 575 del 1965 sussiste l’interesse della concedente in leasing – tutelabile in sede civile – non solo all’accertamento del proprio credito ma anche all’emissione di un titolo esecutivo definitivo in vista della futura soddisfazione del proprio credito seppure mediante l’aggressione di beni dell’utilizzatore diversi da quelli oggetto della misura di prevenzione. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 24 gennaio 2012.




Locazione finanziaria e regolamento contrattuale delle reciproche pretese in ordine al valore del bene

Locazione finanziaria - Inadempimento dell'utilizzatore - Risoluzione del contratto - Determinazione del valore del bene - Clausola risolutiva espressa - Fattispecie.

Non è ammissibile il ricorso per accertamento tecnico preventivo ex artt. 669 quater e 696 c.p.c. diretto a determinare il valore di un immobile già oggetto di un contratto di leasing, nel caso in cui il concedente abbia agito per la differenza tra il proprio credito derivante dalla risoluzione contrattuale e il valore attribuito al bene, ma la clausola risolutiva espressa del contratto gli consenta di agire per l’intero. (Nel caso di specie, il contratto prevedeva l’obbligo dell’utilizzatore di restituire l’oggetto della locazione finanziaria, di pagare i canoni scaduti e quelli a scadere, compreso il riscatto, con obbligo della concedente di restituire l'eventuale ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene al netto delle relative spese). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 01 dicembre 2011.




Stato di insolvenza e valorizzazione di rapporto di locazione finanziaria

Fallimento - Dimostrazione dello stato di insolvenza - Valorizzazione di un rapporto di locazione finanziaria - Fattispecie - Onere della prova.

Al fine di valutare se sia o meno sussistente lo stato di insolvenza per la dichiarazione di fallimento, è irrilevante l'esistenza di un contratto di locazione finanziaria nel quale il pagamento del prezzo di riscatto del bene consenta l'acquisizione all'attivo di un cespite di valore tale da consentire il pagamento di tutte le passività qualora l'adempimento del contratto comporti il pagamento di importi consistenti ed il debitore non dia dimostrazione della sufficienza dell'eventuale ricavato al pagamento dei debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia 27 ottobre 2011.




Locazione finanziaria, simulazione in ordine alla consegna del bene ed eccezioni opponibili al concedente

Locazione finanziaria - Accordo simulatorio in ordine alla consegna del bene - Opponibilità al concedente - Esclusione.

Locazione finanziaria - Sottoscrizione senza riserve del verbale di consegna del bene - Eccezione di mancata consegna - Infondatezza.

Non è opponibile alla concedente l’accordo simulatorio intervenuto tra l’utilizzatore ed il fornitore, relativo all’anticipata sottoscrizione del verbale di consegna del bene oggetto del leasing. (Francesco Cavazzana) (riproduzione riservata)

L’utilizzatore che abbia sottoscritto, senza riserve, il verbale di consegna del bene oggetto del leasing non può eccepire alla società di leasing la mancata esecuzione dell’obbligo di consegna del bene da parte del fornitore, perché, sottoscrivendo quel verbale, egli ha messo la concedente nella condizione di dover eseguire il pagamento del prezzo a favore del fornitore, in adempimento dell’obbligazione assunta nei confronti dell’utilizzatore. (Francesco Cavazzana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 20 ottobre 2011.




Locazione finanziaria, insinuazione al passivo dei canoni scaduti e necessaria allocazione a valore di mercato

Contratto di locazione finanziaria – Fallimento dell’utilizzatore – Diritto del concedente ad insinuarsi al passivo per i canoni a scadere – Non sussiste – Diritto del concedente ad insinuarsi al passivo per canoni scaduti – Previa allocazione del bene a valori di mercato – Necessità.

In tema di contratto di leasing ancora in corso al momento del fallimento dell’utilizzatore e poi risolto, trova applicazione l’art. 72 quater, commi 2 e 3 L.F. pertanto, nel caso in cui il curatore decida di sciogliere il contratto, il concedente non ha alcun diritto di essere ammesso al passivo per l’importo dei canoni che l’utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere in una situazione di normale svolgimento del contratto, in quanto con la cessazione della utilizzazione del bene concesso in locazione finanziaria viene meno la esigibilità di tale credito. Con lo scioglimento il contratto viene a mancare e ad esso subentra un diverso assetto degli interessi delle parti regolato direttamente dalla legge, per cui, fermo il diritto di insinuarsi al passivo per i canoni già scaduti, residua al concedente il solo diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale di insinuarsi al passivo in un secondo momento qualora, allocato nuovamente il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza in suo favore fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato in seguito alla nuova allocazione del bene (cfr. in tal senso anche Cass. 4862/2010). (Andrea Paganini) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 22 luglio 2011.




Scioglimento del contratto di leasing prima del fallimento e applicazione dell'articolo 72 quater, legge fallimentare

Fallimento – Contratto di leasing – Risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore avvenuta prima della dichiarazione di fallimento – Art. 72 quater l.f. – Applicabilità.

L’art. 72 quater l.f., che disciplina la sorte del contratto di leasing sciolto dal curatore in pendenza della procedura fallimentare, si applica anche nel caso in cui il contratto sia stato risolto, per inadempimento dell’utilizzatore, prima della dichiarazione di fallimento. Conseguentemente il concedente ha sempre diritto alla restituzione del bene, mentre la sua domanda di ammissione al passivo è inammissibile prima della riallocazione del bene. (Antonello Fabbro) (riproduzione riservata)

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo devono ritenersi ammissibili la formulazione di nuove eccezioni, così come la produzione di nuovi documenti e l'assunzione di nuove prove. L'opponente potrà pertanto produrre nuovi documenti anche dopo il deposito del ricorso, qualora intenda con essi fornire la prova contraria dei fatti allegati dal curatore a sostegno delle proprie nuove eccezioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 06 maggio 2011.




Rivendica del bene concesso in locazione finanziaria, regime probatorio e prova della persistenza del rapporto

Fallimento - Rivendica di beni immobili - Applicazione della disciplina prevista dagli articoli 619 seguenti c.p.c. - Acquisto del bene con atto avente data certa anteriore al fallimento - Prova testimoniale - Limiti ed eccezioni - Prova per presunzioni - Onere della prova.

Fallimento - Locazione finanziaria - Dimostrazione dell'acquisto del bene con atto avente data certa anteriore al fallimento - Necessità.

Fallimento - Locazione finanziaria - Rivendica del bene da parte del concedente - Divieto di prova testimoniale - Prova per presunzioni - Prova della persistenza del locazione finanziaria al momento della dichiarazione di fallimento.

Poiché la dichiarazione di fallimento attua un pignoramento generale dei beni del fallito, le rivendiche dei beni inventariati proposte nei confronti del fallimento hanno la stessa natura e soggiacciono alla stessa disciplina dell'opposizione di terzo all'esecuzione, regolate per l'esecuzione individuale dagli articoli 619 seguenti c.p.c. Di conseguenza, il terzo che rivendichi la proprietà o alto diritto reale sui beni compresi nell'attivo fallimentare deve dimostrare con atto di data certa anteriore al fallimento di aver acquisito in passato la proprietà del bene ed altresì che il bene non era di proprietà del debitore per essere stato a lui affidato per un titolo diverso dalla proprietà o altro diritto reale, trovando applicazione l'articolo 621 c.p.c., che esclude che il terzo opponente possa provare con testimoni il proprio diritto sui beni pignorati nell'azienda o della casa del debitore, consentendo di fornire la prova tramite testimoni solo nel caso in cui l'esercizio del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore. Incombe inoltre al rivendicante dimostrare che il possesso del bene al momento del fallimento trova origine nell'allegato titolo diverso da quello di proprietà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La certezza della data, seguita da regolare fattura, dell'acquisto del bene concesso in leasing e oggetto di rivendica nei confronti del fallimento nonché l'indicazione del contratto di leasing e del locatario consentono di ritenere dimostrata la anteriorità al fallimento della data di stipula di tale contratto di acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di rivendica nei confronti del fallimento di un bene concesso in leasing, è possibile far ricorso alle presunzioni, in applicazione della deroga al divieto di prova testimoniale prevista dall'articolo 621 c.p.c., per dimostrare la persistenza della persistenza della locazione finanziaria al momento della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 01 aprile 2011.




Revocatoria dei pagamenti a società di leasing, depositi infruttiferi costituiti in garanzia e conoscenza dello stato di insolvenza

Azione revocatoria fallimentare - Art. 67 n. 2, primo comma L. Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006) - Locazione finanziaria - Accordo di compensazione con il fornitore concluso nel periodo “sospetto” - Pagamento con mezzi anormali - Insussistenza.

Azione revocatoria fallimentare - Art. 67, secondo comma L. Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006) - Prova della conoscenza dello stato di insolvenza - Equiparazione di una società finanziaria ad una banca - Insussistenza.

Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza dello stato di insolvenza - Indici di bilancio: insufficienza, in assenza di altri indizi concordanti.

Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza dello stato di insolvenza - Piani di rientro rispettati: insufficienza, in assenza di altri indizi concordanti.

Il pagamento ricevuto dal locatore finanziario, a seguito dell’inadempimento del locatario, mediante riscossione dei depositi infruttiferi costituiti in garanzia dal fornitore, successivamente fallito, a fronte dell’acquisto da parte del fornitore del credito del locatore verso il locatario (nel caso di specie, una società partecipata dalla società fornitrice) non costituisce pagamento con mezzi anormali, revocabile ai sensi dell’art. 67 n. 2 primo comma L.Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006), anche se concluso nel periodo “sospetto”. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’azione revocatoria fallimentare la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del tradens da parte dell’accipiens, non può desumersi sic et simpliciter dalla qualificazione professionale dell’accipiens, se trattasi di una società di leasing che, quanto ad avvedutezza ed esperienza valutativa, non può essere equiparata tout court ad una banca. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’azione revocatoria fallimentare, la valutazione della prova della conoscenza dello stato di insolvenza del tradens, mediante i cc.dd. “indici” di bilancio (sulla solidità patrimoniale, sulla situazione finanziaria e sulla riclassificazione del conto economico) deve essere condotta con estrema cautela, costituendo prova certa e positiva dello stato di insolvenza solo quando i risultati dell’analisi dei bilanci si pongano in termini di assoluta evidenza e di lampante conclusività, ovvero si possano corroborare in forza di altri e più oggettivi elementi di giudizio, acquisibili all’interno del più vasto compendio istruttorio di causa. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

I piani di rientro concordati con la società, successivamente fallita, non sono sufficienti, di per sé, a provare lo stato di insolvenza quando vengano rispettati. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)
Appello Torino 30 novembre 2010.




Risoluzione del rapporto di leasing prima del fallimento e diritti del concedente

Fallimento - Locazione finanziaria - Risoluzione del contratto in data anteriore all'apertura del concorso - Clausola risolutiva espressa - Diritto del concedente alla restituzione del bene ed all'insinuazione al passivo del credito residuo.

Revocatoria fallimentare - Atti revocabili - Partecipazione del fallito - Necessità.

Qualora il contratto di locazione finanziaria si sia risolto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento (nella specie per effetto di comunicazione con la quale il concedente ha comunicato l'intenzione di avvalersi della clausola risolutiva espressa prevista dal contratto) il concedente ha diritto di ottenere la restituzione del bene e di essere ammesso al passivo per il residuo credito vantato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Oggetto dell'azione revocatoria ex art. 67 II comma  L.F. sono  unicamente gli atti  compiuti con la partecipazione  del fallendo.
Non può quindi essere oggetto di  revocatoria la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa  formulata contro il fallendo  da soggetto altro e diverso (Fattispecie in tema di risoluzione di rapporto di leasing). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 01 ottobre 2010.




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Revocatoria fallimentare - Atti revocabili - Partecipazione del fallito - Necessità.

Oggetto dell'azione revocatoria ex art. 67 II comma  L.F. sono  unicamente gli atti  compiuti con la partecipazione  del fallendo.
Non può quindi essere oggetto di  revocatoria la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa  formulata contro il fallendo  da soggetto altro e diverso (Fattispecie in tema di risoluzione di rapporto di leasing). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Roma 01 ottobre 2010.




Perdita del bene, scioglimento del contratto di leasing e posizione del finanziatore rispetto all'indennizzo proposto

Leasing – Perdita o distruzione del bene – Obbligo dell’utilizzatore di versare al finanziatore l’intera somma ancora dovuta – Obbligo del finanziatore di gestire il rapporto di indennizzo con l’assicuratore in modo da non pregiudicare l’utilizzatore – Necessità del consenso dell’utilizzatore per la liquidazione dell’indennizzo – Esclusione.

Lo scioglimento del contratto di leasing per effetto della perdita del bene impone all’utilizzatore di versare alla società finanziatrice l’intera soma ancora dovuta. Dal canto suo, detta società, che è titolare del diritto all’indennizzo, dovrà gestire il rapporto con l’assicuratore in modo da non pregiudicare l’interesse dell’utilizzatore, ma, osservato quest’obbligo, non è condizionata dall’eventuale consenso dell’utilizzatore nell’accettazione la liquidazione indennitaria proposta. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Francesca Conte) (riproduzione riservata) ABF Milano 01 ottobre 2010.




Locazione finanziaria pendente al momento del fallimento e ammissione al passivo condizionata del credito residuo capitale

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Insinuazione al passivo del credito residuo in linea capitale prima della riallocazione del bene – Ammissibilità in via condizionata.

Nell'ipotesi in cui si verifichi il fallimento dell'utilizzatore di un bene concesso in locazione finanziaria ed il curatore opti per lo scioglimento del rapporto giuridico pendente, l'ammissione allo stato passivo del concedente è subordinata all'accertata inferiorità del valore di collocazione del bene sul mercato rispetto al credito residuo per canoni. La certezza in merito all'esistenza del cd. differenziale negativo può ottenersi soltanto con la vendita, o altra collocazione a valori di mercato, del bene concesso in leasing e poi restituito al concedente. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)

Tuttavia, ai fini dell'insinuazione al passivo, il concedente non deve attendere che il presupposto della vendita si sia realizzato, potendo procedersi ad una ammissione del credito in via condizionata. L'assoggettamento dell'ammissione a condizione comprende sia l'an – dal momento che se quanto ricavato dal ricollocamento a valori di mercato del bene dovesse essere superiore al credito residuo da ciò non deriverebbe il riconoscimento di un credito al concedente bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire la somma eccedente al curatore – sia il quantum del diritto di credito, posto che la quantificazione dell'eventuale differenziale negativo dipende dall'entità del ricavato dalla vendita o da altra collocazione a valori di mercato del bene. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 29 luglio 2010.




Leasing di godimento risolto prima del fallimento e disciplina applicabile

Contratti in generale – Contratto di locazione finanziaria – Leasing c.d. di godimento – Normativa applicabile. (21/09/2010)

Il contratto di locazione finanziaria cd. di godimento è atipico, non ragguagliabile alla vendita ed alla locazione, è regolato dalle norme generali sui contratti, e quindi, dall’art. 1458, comma 1, codice civile, e, sussistendo una perfetta corrispettività e sinallagmaticità tra le prestazioni delle parti durante lo svolgimento del rapporto, neppure si pone alcun problema di squilibrio in conseguenza del trattenimento di tutti i canoni percetti da parte del concedente. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Alla fattispecie costituita dal contratto di locazione finanziaria che alla data di dichiarazione di fallimento sia già risolto o per il quale sia comunque pendente l’azione di risoluzione, non troverà applicazione la speciale disciplina di cui all’art. 72 quater, legge fallimentare, ma si dovrà fare ricorso alla distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo elaborata dalla giurisprudenza di legittimità con applicazione, qualora ricorra il secondo tipo di contratto, dell’art. 1526, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 09 giugno 2010.




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Contratti in generale – Contratto di locazione finanziaria – Leasing c.d. di godimento – Normativa applicabile. (21/09/2010)

Alla fattispecie costituita dal contratto di locazione finanziaria che alla data di dichiarazione di fallimento sia già risolto o per il quale sia comunque pendente l’azione di risoluzione, non troverà applicazione la speciale disciplina di cui all’art. 72 quater, legge fallimentare, ma si dovrà fare ricorso alla distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo elaborata dalla giurisprudenza di legittimità con applicazione, qualora ricorra il secondo tipo di contratto, dell’art. 1526, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 09 giugno 2010.




Fallimento, data certa del libro dei beni in locazione finanziaria e prova della proprietà

Fallimento - Domanda di restituzione di beni concessi in leasing - Risultanze del libro dei beni in locazione vidimato in data anteriore al fallimento - Data certa opponibile alla procedura - Sussistenza.

Fallimento - Domanda di restituzione di beni concessi in leasing - Prova dell'esistenza del negozio di locazione finanziaria - Prova della proprietà in capo alla concedente - Sussistenza.

Ai fini dell'accertamento del diritto della società concedente ad ottenere dal fallimento la restituzione del bene concesso in leasing, il libro dei beni in locazione regolarmente tenuto e vidimato in data anteriore alla dichiarazione di fallimento è idoneo a dimostrare che la consegna del bene all'utilizzatore è avvenuta in data anteriore all'apertura del concorso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora sia opponibile al fallimento la prova dell'esistenza del rapporto di locazione finanziaria avente ad oggetto determinati beni, deve ritenersi raggiunta anche la prova della proprietà di detti beni in capo alla concedente che nei confronti del fallimento ne chieda la restituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1)
Appello Venezia 07 aprile 2010.




Leasing, composizione del credito del concedente, ammissione al passivo e previa riallocazione del bene

Locazione finanziaria – Credito della società concedente – Composizione – Remunerazione del capitale ed interessi –Distinzione.

Locazione finanziaria – Riallocazione del bene a valori di mercato – Eccedenza rispetto al credito in linea capitale – Compensazione con il credito per interessi – Inammissibilità.

Locazione finanziaria – Fallimento dell’utilizzatore – Mancato subentro del curatore del rapporto – Credito della concedente per canoni scaduti – Ammissione al passivo – Previa riallocazione del bene a valori di mercato – Necessità.

Il “credito vantato alla data del fallimento”, di cui al terzo comma dell’art. 72-quater legge fallimentare, è costituito dal credito totale vantato dalla società di leasing alla data del fallimento e quindi non solo dall’eventuale residuo credito in linea capitale rimasto insoddisfatto da quanto ricavato dalla vendita o riallocazione del bene, ma anche dalla remunerazione del capitale impiegato, rappresentato dalla componente interessi inserita nei canoni periodici insoluti fino alla data della dichiarazione del suo fallimento ed in quelli successivi, inclusi gli interessi di mora e quant’altro dovuto in forza del contratto che non costituisca risarcimento del danno. La somma così determinata può essere insinuata nello stato passivo e sottostà alle regole del concorso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora dalla riallocazione del bene concesso in locazione finanziaria, avanzi un surplus, questo deve essere versato al curatore e non può essere compensato dalla società di leasing con il suo complessivo credito di cui al terzo comma dell’art. 72-quater legge fallimentare, credito costituito dai soli interessi e che deve concorrere con gli altri crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di locazione finanziaria, qualora il curatore non sia subentrato nel rapporto di leasing, fermo restando il diritto della società concedente alla restituzione del bene, il credito di tale società in linea capitale per canoni scaduti non può essere ammesso al passivo prima che sia avvenuta la riallocazione del bene a valori di mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 03 novembre 2009.




Rivendica di autoveicoli in leasing e prova del diritto

Fallimento – Leasing – Domanda di rivendica – Prova del diritto – Autoveicoli – Registrazioni al PRA – Opponibilità alla massa.

Le registrazioni sul P.R.A. relative all’acquisto dell’autoveicolo da parte della società di leasing ed al contestuale affidamento all’utilizzatore in leasing forniscono valida prova, sia pure per fatti equipollenti, della stipulazione del contratto di leasing automobilistico in data coeva alle annotazioni medesime; ove esse siano rimaste immutate fino alla data del fallimento dell’utilizzatore -così da escludere che, medio tempore, lo stato giuridico dell’autoveicolo possa aver subito variazioni- sono opponibili alla massa dei creditori. (Francesco Cavazzana) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 29 ottobre 2009.




Riconsegna del bene in locazione finanziaria e obbligo di versamento della differenza

Fallimento - Locazione finanziaria - Riconsegna del bene al concedente - Obbligo del concedente di versare la fallimento la differenza tra il credito residuo e la maggior somma ricavata dalla collocazione del bene - Contenuto del verbale di riconsegna - Ripetizione della disposizione di cui all’art. 72 quater l.f. - Violazione di legge esclusione - Reclamo ex art. 36 l.f. - Infondatezza.

Non costituisce violazione di legge, e non può dunque essere fatto oggetto di reclamo ex art. 36 legge fallimentare, l’atto con il quale il curatore pretenda di inserire nel verbale di riconsegna di bene concesso in locazione finanziaria l’impegno del concedente “di versare alla curatela l’eventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso avvenuta a valori di mercato rispetto al credito residuo in linea capitale”; l’inserimento nel verbale di tale dicitura, lungi dal violare la legge, ne costituisce infatti stretta applicazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 29 aprile 2009.




Leasing risolto prima del fallimento e disciplina applicabile

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto risolto prima del fallimento – Applicazione dell’art. 72 quater legge fall. – Esclusione – Ammissione al passivo dei canoni scaduti.

In caso di fallimento dell’utilizzatore, l’art. 72 quater legge fall. - il quale prevede che, ove il contratto si sciolga, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a versare alla curatela l’eventuale differenza tra quanto ricavato dalla vendita del bene ed il credito residuo - troverà applicazione solo nell’ipotesi in cui al momento della dichiarazione di fallimento il contratto di leasing sia ancora pendente; ove, infatti, il contratto non possa considerarsi pendente perché risolto in data anteriore, il credito del concedente per i canoni scaduti dovrà essere ammesso al passivo integralmente, senza alcuna decurtazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 06 febbraio 2008.




Fallimento e leasing traslativo

Leasing traslativo - Canoni scaduti dopo il fallimento - Indennità art. 1526 c.c.

  Tribunale Mantova 14 febbraio 2002.





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