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Leasing - Risoluzione per inadempimento - Clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene" - Determinatezza - Assenza di indebiti vantaggi per la società concedente

L'eccezione di nullità del contratto di locazione finanziaria per indeterminatezza della clausola relativa all'obbligo di detrarre dal credito vantato per canoni scaduti, canoni a scadere e importo del riscatto il prezzo di rivendita del bene è manifestamente infondata, sia perché la stessa non incide sul contenuto essenziale del contratto, ma si limita a disciplinare gli effetti della risoluzione, sia perché la supposta indeterminatezza della clausola accessoria non sussiste, risultando evidente che la futura ipotetica rivendita a terzi del bene è inevitabilmente soggetta alle condizioni di mercato, che costituiscono un limite oggettivo e non arbitrario, non superabile unilateralmente, nè dalla volontà del concedente, nè da quella dell'utilizzatore, parimenti interessate a massimizzare il realizzo al fine di soddisfare il rispettivo interesse contrattuale (da un lato per avvicinare l'adempimento del corrispettivo, dall'altro per minimizzare il proprio inadempimento).
La clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene", lungi dal contraddire il disposto dell'art. 1526 c.c., ne dà un'interpretazione pattizia concreta, facendo sì che il valore residuo del bene al momento della risoluzione non venga locupletato interamente dal concedente, ma vada ad alleggerire il rimanente debito finale dell'utilizzatore.
Siccome l'equo compenso evocato dalla norma di cui all'art. 1526 c.c. dipende appunto dal residuo valore effettivo del bene, la previsione di defalcare dal debito residuo dell'utilizzatore il prezzo realizzato dal concedente mediante la rivendita del bene a terzi vale per l'effetto a rendere gli esborsi parziali del primo congrui al costo del godimento temporaneo del bene in proprietà del secondo e, di conseguenza, rivela l'infondatezza della pretesa di ridurre ad equità la penale che, per questa via, già trova un assetto economico più che accettabile. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 22 ottobre 2015.




Acquisto di bene tramite leasing – Garanzia per vizi – Applicazione delle disposizioni del Codice del consumo – Esclusione – Fattispecie in tema di acquisto di imbarcazione di 43 piedi

Ove l’acquisto del bene sia avvenuto da parte di una società di leasing non sono applicabili le disposizioni in tema di garanzia di cui all’art. 128 del Codice del consumo, ma quelle di cui agli artt. 1490 e 1492 c.c.

Se è vero l’utilizzatore del bene in leasing ha legittimazione attiva rispetto a tutte le azioni esperibili dalla società di leasing che per suo nome e conto ha procurato la disponibilità del bene, tuttavia, il predetto utilizzatore non può cumulare alla specifica tutela prevista per il contratto di compravendita stipulato dalla società di leasing nel suo interesse anche quella tutela di cui potrebbe beneficiare laddove avesse lui stesso in prima persona stipulato il contratto. Pertanto, la scelta di fruire di un bene attraverso la stipula di un contratto di locazione finanziaria ragionevolmente preclude all’utilizzatore del bene la possibilità di esperire le tutele giuridiche previste a tutela del consumatore privato, che si trovi a contrattare, in nome e conto proprio, con un professionista.
E tali considerazioni assumono pregnanza specifica se si considera che la natura del bene oggetto del contratto di cui si controverte è costituito da una imbarcazione di “43 piedi”; bene che per la rilevanza dei costi sia di acquisto che di gestione si presta ad un “consumo” oltremodo limitato ad una fascia di acquirenti particolarmente esperti del settore e, dunque, difficilmente annoverabili fra quelli che il codice del consumo di cui innanzi ha preso in considerazione per apprestare la tutela in esso disciplinata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 11 gennaio 2017.




Leasing traslativo – Applicabilità art 1526 cc e inapplicabilità art 72 quater LF fuori dal fallimento – Riduzione clausola penale

In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell'utilizzatore si ha l'applicazione analogica dell'art 1526 c.c. Ove poi le parti abbiano pattuito che, avvenuta la risoluzione del contratto, il concedente ha diritto di trattenere i canoni corrisposti dall'utilizzatore, si è in presenza di una clausola penale, la quale deve essere assoggettata alla valutazione di manifesta eccessività ai sensi dell'art 1384 c.c.
Quanto all'applicazione al rapporto dell'art 72 quater l.f., ritiene il collegio che trattasi di norma speciale non suscettibile di essere applicata al di fuori del fallimento, in quanto lo scioglimento del contratto è fenomeno diverso dalla risoluzione per inadempimento. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Siena 07 aprile 2015.




Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Opposizione allo stato passivo – Assegnazione da parte del tribunale del termine di cui all’art. 72 l.f. – Esclusione

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Ammissione al passivo della somma pari alla differenza fra il credito vantato e il ricavato dalla nuova allocazione – Scioglimento del contratto – Necessità


Nell’ipotesi contratto di leasing pendente alla data di dichiarazione di fallimento ed a questo opponibile in quanto munito di data certa anteriore, il tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo, non può assegnare al curatore il termine di cui all’art. 72, comma 2, legge fall. affinché dichiari se intenda subentrare o sciogliessi dal contratto, poiché tale potere compete esclusivamente al giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La domanda con la quale il concedente un bene in locazione finanziaria chieda l’ammissione al passivo della somma pari alla differenza fra il credito vantato e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene può essere proposta solo dopo che il curatore del fallimento abbia optato per lo scioglimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 19 gennaio 2017.




Leasing - Natura traslativa - Risoluzione contrattuale - Derogabilità dell’art. 1526 c.c. - Risarcimento del danno

In caso di risoluzione contrattuale è applicabile al leasing traslativo il regime dell’art. 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà.

L’obbligo di restituzione dei canoni versati dall’utilizzatore inadempiente, previsto dal primo comma dell’art. 1526 c.c., può essere derogato prevedendo che dette somme siano trattenute dal concedente.

La somma dei canoni trattenuti dal concedente e dell’indennizzo contrattuale a questi spettante non può eccedere quanto gli sarebbe spettato in ipotesi di normale svolgimento del rapporto contrattuale, risolto per inadempimento dell’utilizzatore. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 07 dicembre 2016.




Tassa automobilistica – Contratto di leasing – Soggetto passivo – Utilizzatore – Legge di interpretazione autentica – Sua abrogazione ex dl 113 del 2016 – Efficacia retroattiva – Esclusione

In materia di tassa automobilistica, con particolare riferimento alle autovetture concesse in leasing, vanno affermati i seguenti principi di diritto:
1. Per il periodo anteriore al 15 agosto 2009, la tassa automobilistica deve essere versata esclusivamente dal proprietario (concedente) anche nel caso in cui il veicolo sia stato concesso in utilizzazione ad altro soggetto, in virtù di un contratto di leasing.
2. Con decorrenza dal 15 agosto 2009 e sino all’1 gennaio 2016, in caso di leasing, la tassa automobilistica deve essere corrisposta dall’utilizzatore, salvo che il concedente abbia provveduto pagamento cumulativo, in luogo dell’utilizzatore stesso, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2016, gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria, sulla base del contratto annotato al PRA e fino alla data di scadenza del contratto medesimo, sono tenuti in via esclusiva al pagamento della tassa automobilistica regionale; è configurabile la responsabilità solidale della società di leasing solo nella particolare ipotesi in cui questa abbia provveduto, in base alle modalità stabilite dall'ente competente, al pagamento cumulativo, in luogo degli utilizzatori, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria.
L’art. 10, comma 6, del decreto legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2016, n. 160, che ha abrogato l’art. 9 comma 9-bis del decreto legge 19 giugno 2015 n. 78, non ha effetto retroattivo e non cancella l’efficacia della normativa di interpretazione autentica, spiegata per il passato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Lombardia - Milano 28 novembre 2016.




Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali

Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali


Deve ritenersi integrata una fattispecie di leasing traslativo allorquando il pagamento dei canoni per il periodo concordato assicuri al concedente anche una componente di corrispettivo del prezzo di alienazione del bene, giacché la somma da versarsi a titolo di opzione di acquisto al termine della c.d. “locazione” appare con tutta evidenza di gran lunga inferiore rispetto al valore intrinseco del bene. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata)

Le clausole previste per la risoluzione di contratti di leasing traslativi devono essere sottoposte (in caso di contestazione ex art. 1384 c.c.) a verifica giudiziale sulla scorta del criterio generale desumibile dall’art. 1526 per la vendita con riserva di proprietà, di modo che sia evitata l’indebita locupletazione della parte concedente per effetto dell’acquisizione sia dei corrispettivi della locazione, sia del bene oggetto del contratto, laddove una parte dell’intrinseco valore di quest’ultimo risulti già inglobata negli importi dei canoni. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 30 novembre 2016.




Locazione finanziaria – Risoluzione – Equo compenso ex art. 1526 c.c. – Quesito al CTU

In caso di risoluzione del contratto di locazione finanziaria, il CTU potrà determinare l'equo compenso ex art. 1526 c.c. per l'uso dell'immobile tenendo conto della remunerazione per il godimento del bene, del deprezzamento conseguente al decorso del tempo ed alla sua non commerciabilità come nuovo, oltre che del logoramento per l'uso e dell’eventuale danneggiamento, verificando, altresì l'importo delle rate già pagate dall'utilizzatore così da determinare il rapporto dare/avere tra le parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 04 ottobre 2016.




Locazione finanziaria – Azione di rilascio e causa di opposizione a decreto ingiuntivo – Cause riunite. Efficacia regolamentare del giudicato – Conseguenze – Impossibilità di contestare le clausole che determinano il corrispettivo – Necessità di indicazione del TAEG/ISC – Non sussiste – Indicazione del tasso leasing – Sufficienza – Separazione delle cause –Ordinanza di rilascio ex art. 186 quater – Ammissibilità

L’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare impedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito.

La persistente riunione della causa di rilascio e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo potrebbe ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio e, pertanto, deve essere disposta la separazione ed accolta l’istanza di parte attrice intesa alla definizione immediata della domanda di rilascio con ordinanza ex art. 186 quater c.p.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 26 settembre 2016.




 

Nei contratti di factoring il factor è un soggetto tenuto ad acquisire autonomamente le necessarie informazioni per valutare il grado di solvibilità dei debitori ceduti nel settore di riferimento. Sul factor, quindi, grava un onere di ricerca documentale che, con particolare riferimento ai debiti assunti dalla clientela del cedente in epoca anteriore al perfezionamento del contratto di factoring, non può, invece, essere trasferito sul Fornitore. (Alessandro Palmigiano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 20 maggio 2016.



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