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Sale and lease back: rettifica delle detrazioni dell’IVA, principio di neutralità e della parità di trattamento

Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Armonizzazione delle normative fiscali – Detrazione dell’imposta assolta a monte – Bene di investimento immobiliare – Vendita con locazione finanziaria di ritorno (sale and lease back) – Rettifica delle detrazioni dell’IVA – Principio di neutralità dell’IVA – Principio della parità di trattamento

Salvo verifica da parte del giudice del rinvio degli elementi di fatto e di diritto nazionale pertinenti, gli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2009/162/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, devono essere interpretati nel senso che essi non impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) gravante su un immobile che è stata inizialmente detratta correttamente, quando tale bene è stato oggetto di un’operazione di sale and lease back (vendita con locazione finanziaria di ritorno) non soggetta all’IVA in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale.

Un’interpretazione degli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/162, nel senso che essi impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) inizialmente detratta in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale è conforme ai principi di neutralità dell’IVA e della parità di trattamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 27 marzo 2019.




Locazione finanziaria: accoglimento della domanda di rivendica del bene e spese di custodia

Fallimento – Domanda di rivendica – Accoglimento – Spese di custodia – A carico della procedura

Fallimento – Domanda di rivendica – Locazione finanziaria – Accoglimento – Spese di custodia – Insorgenza dell’obbligo di riconsegna del bene – Invito del curatore al ritiro del bene – Effetti – Costituzione in mora

Le spese di custodia di un bene oggetto di una vittoriosa domanda di rivendica rimangono a carico della procedura perché derivanti dall’apprensione di un bene che non deve essere venduto in ambito fallimentare, il cui ricavato non è destinato alla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 1177 c.c. “l’obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna”, con la conseguenza che gli oneri legati alla custodia non possono che gravare sul soggetto tenuto alla consegna del bene, quantomeno fino a quando lo stesso abbia offerto di adempiere l’obbligazione di restituzione, conformemente alla disciplina della mora del creditore di cui agli art. 1206 e s.s. c.c. (ai sensi dell’art. 1207, comma 2 c.c., infatti, il creditore costituito in mora sopporta le spese di custodia della cosa dovuta).

Pertanto, l’obbligo di riconsegnare i beni concessi in locazione finanziaria sorge, per la curatela fallimentare, solo al momento di scioglimento del contratto (secondo quanto previsto dall’art. 72-quater, comma 2 l.f., allorquando il curatore dichiara di volersi sciogliere dal contratto).

Nell’accoglimento della domanda di rivendica deve ritenersi implicita la manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto di locazione finanziaria, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui agli 72 e 72-quater l.f., con conseguente obbligo di consegna del bene.

La comunicazione con la quale il curatore invita al ritiro il proprietario del bene non acquisito al fallimento o del quale sia stata accolta la domanda di rivendica vale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1214 c.c., a costituire in mora il creditore con conseguente produzione in pari data (3/9/2015) degli effetti della mora credendi, tra i quali l'obbligo del creditore di sostenere le spese di custodia (art. 1207, comma 2 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 13 febbraio 2019.




Tasso Leasing e TAN, differenza e sanzione ex art 117 TUB

Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB

Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata)
Appello Torino 16 aprile 2018.




Indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento e valutazione di meritevolezza ex art. 1322 c.c.

Clausola di indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento – Autonomia della stessa – Atipicità – Valutazione della meritevolezza – Fattispecie

La clausola di indicizzazione dei pagamenti che fa riferimento al rapporto di cambio tra valute nei contratti di finanziamento (nella specie, leasing immobiliare) opera in maniera autonoma, quindi assume causa propria rispetto al contratto (i pagamenti reciproci trovano la loro fonte non già nelle prestazioni contrattuali, bensì nelle oscillazioni del cambio tra le monete).

Comunque la si voglia qualificare, cioè come currency swap, o diversa fattispecie, detta clausola presenta comunque natura atipica, così che risulta imprescindibile valutarne la meritevolezza di tutela giuridica ai sensi dell’art. 1322 c.c., valutazione, questa, che va rivolta alla pattuizione singolarmente considerata, e non all’intero contratto di finanziamento (leasing), quest’ultimo, per certo meritevole di tutela per gli interessi perseguiti dalle parti.

La clausola di indicizzazione, per quanto astrattamente meritevole di tutela giuridica, non lo è nel momento in cui introduce elementi di prevaricazione di una delle parti (il cliente) contrastanti con il nostro ordinamento, fondato sui principi opposti di solidarietà e parità dei contraenti.

[Nel caso di specie, la Corte ha ricavato l’assenza di meritevolezza dai seguenti elementi:
-maggior vantaggio assicurato alla banca in caso di esito favorevole al cambio denominato storico;
-quotazione del cambio denominato storico, però non individuato secondo il calcolo dell’oscillazione media nell’arco di un determinato lasso temporale, bensì in base ad unilaterale insindacabile e non trattabile scelta dell’istituto finanziatore;
-la funzione concreta della clausola sarebbe stata quella di permettere al cliente di contrarre un leasing in valuta estera, ma un simile risultato poteva facilmente essere raggiunto mediante una semplice operazione di conversione della provvista originaria ed altre, mensili, fra l’importo in euro del canone corrispettivo del godimento dell’immobile e il controvalore in franchi svizzeri al momento di ciascuna scadenza di pagamento;
-la farraginosità dei calcoli, non in linea con il principio di trasparenza predicato dal TUB.] (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste 28 maggio 2018.




Obbligatorietà del tentativo di mediazione ex art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. n. 28 del 2010, nelle controversie aventi ad oggetto contratti di leasing

Contratto di leasing – Riconducibilità alla nozione di contratto finanziario – Sussistenza – Controversie aventi ad oggetto contratti di leasing – Obbligo di esperire il previo tentativo di mediazione – Applicabilità

I contratti di leasing sono riconducibili alla nozione di “contratti finanziari” di cui all’art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28 e, di conseguenza, anche con riferimento alle controversie aventi ad oggetto i contratti di leasing, deve considerarsi obbligatorio il tentativo di mediazione. In tal senso depongono, tanto la prevalente funzione di finanziamento del contratto, riconosciuta anche prima della tipizzazione dello stesso ad opera della L. 4 agosto 2017 n. 124, quanto la natura professionale della parte concedente (banche o intermediari finanziari). Tale interpretazione, inoltre, appare conforme anche alla volontà del legislatore (come evidenziata nella Relazione al D.Lgs. n. 28/2010), ove si precisa che, con l’espressione “contratti assicurativi, bancari e finanziari", lo stesso legislatore ha inteso riferirsi a controversie riguardanti “tipologie contrattuali che conoscono una diffusione di massa” “alla base di una parte non irrilevante del contenzioso”, quali sono certamente quelle relative ai contratti di leasing. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 maggio 2018.




Cessione del contratto di leasing traslativo: eventus damni nell’azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare

Azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare – Cessione contratto di leasing – Eventus damni

La cessione del contratto di leasing impedisce agli organi fallimentari la possibilità di riscattare l’immobile oggetto del rapporto, per cui, in detta ipotesi, può ritenersi sussistente il requisito dell’eventus damni determinato dalla perdita del potenziale acquirente dell’immobile che, se acquisito alla massa fallimentare, avrebbe senza dubbio arrecato notevoli vantaggi al ceto creditori. (Serena Del Regno) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 10 aprile 2018.




Contratto di factoring: nullità della clausola risolutiva espressa sulla decadenza dalla garanzia pro soluto

Factoring - Garanzia dal rischio di insolvenza - Decadenza - Indeterminatezza dell'oggetto - Nullità

E' nulla, per indeterminatezza dell'oggetto, la clausola contenuta in un contratto di factoring che preveda la decadenza (nel caso di specie con effetto retroattivo) dalla garanzia dal rischio di insolvenza qualora sia omessa la puntuale indicazione degli obblighi che le parti hanno ritenuto determinanti nell'ambito del programma negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 19 febbraio 2018.




Leasing immobiliare: CTU su determinatezza o determinabilità del tasso e superamento del tasso soglia

Leasing - Immobiliare - CTU - Verifica della determinatezza o determinabilità del tasso - Del superamento del tasso soglia - Interessi corrispettivi e moratori - Commissioni, spese e delle provvigioni

In caso di contestazione dei tassi e delle condizioni relative ad un leasing immobiliare, deve procedersi a CTU contabile onde verificare la determinatezza/determinabilità del tasso, con eventuale ricalcolo ex art. 117 TUB, nonchè l'eventuale superamento del tasso soglia, tenendo all'uopo conto degli interessi corrispettivi e moratori (senza operare alcuna sommatoria), di tutte le commissioni, di tutte le spese e delle provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione in favore del finanziatore. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 13 febbraio 2018.




Il provvedimento ex art. 700 c.p.c. di rilascio dell’immobile in leasing non costituisce titolo esecutivo

Provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. di rilascio di immobile concesso in leasing – Successivo atto di precetto ex art. 605 c.p.c. – Insussistenza dei presupposti di cui all’art. 474 c.p.c. – Necessità di attuazione del provvedimento cautelare nei modi e termini ex art. 669-duodecies c.p.c.

Il provvedimento cautelare non costituisce titolo esecutivo nel senso voluto dall’ordinamento e disciplinato dall’art. 474 c.p.c. e, quindi, non può essere messo in esecuzione nelle forme disciplinate dal libro III del codice di rito intitolato “Processo di esecuzione”.
L’art. 669 duodecies c.p.c. disciplina in modo specifico i modi e i termini per porre in esecuzione i provvedimenti cautelari, così sottolineandone la loro diversità rispetto ai “titoli esecutivi”. (Michele Cespa) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 09 giugno 2017.




Leasing e usura: interessi corrispettivi e moratori ed esclusione del cumulo

Diritto Bancario - Contratti bancari - Leasing - Usura - Qualsiasi remunerazione a qualsiasi titolo - Verifica in ordine a interessi corrispettivi e interessi moratori senza cumulo tra loro - Usura originaria applicabilità art.1815 cc - Usura sopravvenuta riconduzione a tasso soglia - Necessità

In tema di contratti bancari, è necessario, ai fini della verifica dell’usura originaria o contrattuale, computare tutti i costi aggiuntivi indicati in contratto, sia con riguardo agli interessi corrispettivi sia con riguardo agli interessi moratori (senza cumulo tra i medesimi stante la loro ontologica differenza). L’eventuale usurarietà originaria produce l’espunzione degli interessi ex art.1815 c.c.

Ai fini della verifica dell’usura sopravvenuta, fermo restando il metodo testé descritto, computare i minori interessi dovuti separatamente, riconducendo l’effetto usura entro il limite del tasso soglia (Cass. Civ. SS.UU.24675/2017). (Domenico Fioretti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 dicembre 2017.



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