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Archivio Dir. Fallimentare

Azione revocatoria ordinaria – Atti revocabili – Divisione – Ammissibilità – Presupposti

L’esperibilità del rimedio di cui all’art. 2901 c.c. è ammessa anche in relazione ai negozi di natura dichiarativa stante l’ampia dizione utilizzata dall’art. 2901 che fa riferimento agli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle ragioni del creditore fra i quali va annoverato l’atto di divisione che ha contenuto neutro nel senso che esso non può annoverarsi né tra gli atti di natura onerosa (il sacrificio di ciascun condividente non viene effettuato in vista della rinuncia degli altri e, quindi, quale corrispettivo bensì in funzione del risultato utile comune costituito dalla attribuzione a ciascun condividente della proprietà esclusiva di una parte dei beni in comunione) né fra quelli di natura gratuita (atteso che il condividente non subisce una perdita economica ma consegue un’utilità costituita dalla proprietà esclusiva su una porzione del bene diviso), da ciò derivando che la fattispecie in questione deve ritenersi regolata dalla sola disposizione di cui all’art. 2901, comma 1, n. 1 c.c. che disciplina, in generale, tutti gli atti non classificabili come onerosi, risultando quindi irrilevante la scientia damni delle altre parti negoziali. La revocabilità dell’atto di divisione va esclusa ove esso non arrechi alcun pregiudizio alla garanzia generica offerta dal patrimonio del debitore rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito. Nel caso di specie il pregiudizio è stato escluso non essendo stato provato che l’attribuzione delle porzioni fra i condividenti fosse avvenuta con modalità tali da avvantaggiare gli altri condividenti a detrimento del debitore. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 luglio 2017.




Fallimento – Chiusura in pendenza di giudizi – Giudizio d’appello avente ad oggetto bene già alienato dal fallimento – Ultrattività della legittimazione del curatore – Estensione all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite

L'ultrattività della legittimazione del curatore prevista dagli art.118, comma 2, e 120, ultimo comma, l.fall. deve considerarsi estesa all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite di primo ed eventualmente di secondo grado a carico della parte soccombente.

Nel caso di specie, il Tribunale ha così disposto:
-dichiara la chiusura ai sensi dell'art. 118, comma 2, l.fall. del Fallimento di * in pendenza del giudizio avanti alla Corte di Appello di Brescia * R.G. per il quale il curatore conserva legittimazione processuale;
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia rigettato provveda a nuovo riparto finale in conformità allo stato passivo, e presenti nuovo rendiconto, con deposito dei medesimi in cancelleria e comunicazione ai creditori via pec, previo recupero - o tentativo di recupero - in via esecutiva delle spese legali che la controparte fosse condannata a rifondere;
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia accolto, dopo aver dato esecuzione alla sentenza, provveda a ripartire le residue somme tra i creditori in conformità allo stato passivo e presenti nuovo rendiconto, secondo le modalità sopra indicate;
-dispone che avverso il progetto di riparto supplementare e avverso il rendiconto che verranno depositati e comunicati via pec ai creditori possa essere proposto da questi reclamo entro 15 giorni al giudice delegato;
-dispone che le eventuali rinunzie alle liti e transazioni in corso di causa siano autorizzate dal giudice delegato;
-dispone che il curatore mantenga acceso il conto corrente della procedura su cui sono depositate le somme accantonate, e questo in vista dell'operatività residua della procedura e per dar luogo al riparto finale, con prelievo sempre vincolato a ordine del giudice;
-dispone che il curatore continui a relazionare semestralmente al giudice delegato in ordine alle attività residue in corso, allegando l'ultimo estratto conto del conto corrente, e trasmettendo, dopo il deposito, la relazione indicata ai creditori;
-dispone che la cancelleria mantenga aperta la posizione in SIECIC della procedura al fine di consentire al curatore successivi depositi telematici e al fine di consentire al giudice delegato di monitorare il procedimento;
Manda alla cancelleria per la pubblicazione ai sensi dell'articolo 17 l.fall., dandosi conto nel Registro Imprese della peculiare chiusura ex art.118, comma 2, l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 14 giugno 2017.




Concordato preventivo - Omologazione - Continuità aziendale - Nomina di liquidatore e comitato dei creditori - Non necessità

La nomina del liquidatore e del comitato dei creditori sono previsti dall’art.182 l.f. per l’ipotesi in cui “il concordato consiste nella cessione dei beni” mentre nell’ipotesi in cui sono previste dismissioni nell’ambito di un concordato di risanamento è l’imprenditore che non solo prosegue nell’attività di impresa ma coerentemente continua a gestire il proprio patrimonio, seppur con il vincolo di destinazione impresso dal concordato e il controllo del commissario giudiziale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 20 aprile 2017.




Privilegi - Crediti assistiti da privilegio generale - Collocazione sussidiaria sul ricavato della vendita degli immobili - Alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. - Esclusione

L'art. 2776 c.c., che disciplina la collocazione sussidiaria di alcuni crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili sul ricavato della vendita forzata degli immobili, non incide sulla natura del privilegio generale che assiste i crediti e non comporta alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 aprile 2017.




Concordato preventivo liquidatorio – Mancata assicurazione del pagamento del 20% dei crediti chirografari – Inammissibilità

Concordato preventivo – Attestazione di fattibilità inadeguata – Inammissibilità della domanda


La proposta concordataria che rappresenti in linea di massima il trattamento offerto ai crediti ma non esprima un impegno serio e vincolante circa il pagamento di quanto meno il 20% ai crediti chirografari è inammissibile, mancando l’assicurazione richiesta dall’ultimo comma dell’art.160 legge fall. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’attestazione di fattibilità del professionista a mente dell’art. 161 comma 3, legge fall. che contenga riflessioni che denotano incertezze circa il reperimento delle liquidità indispensabili per il pagamento dei creditori chirografari non risulta sorretta da argomentazioni coerenti ed è quindi inadeguata, rendendo inammissibile la domanda di concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 02 marzo 2017.




Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Contratto preliminare ad effetti anticipati - Ipotesi di contratto pendente

Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Domanda giudiziale promossa dal promissario acquirente diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto trascritta dopo la data di deposito della domanda di concordato - Inopponibilità

Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Ammissibilità in pendenza di giudizio ex art.2932 c.c. se la domanda giudiziale è trascritta dopo la data di deposito della domanda di concordato

Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Indennizzo - Limiti giudiziali di controllo


E’ qualificabile contratto pendente ai sensi dell’art. 169 bis l.f. il contratto preliminare di compravendita immobiliare anche quando le parti hanno concordato l'esecuzione anticipata di obbligazioni contrattuali, quali la consegna immediata del bene al promissario acquirente e il pagamento del prezzo, posto che l’effetto traslativo, per volontà delle stesse parti non si è ancora realizzato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La domanda promossa dal promissario acquirente diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto trascritta dopo il deposito della domanda di concordato preventivo non è opponibile alla massa dei creditori del concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Può essere autorizzato lo scioglimento di un contratto preliminare di compravendita immobiliare ai sensi dell’art. 169 bis l.f. quando è pendente un giudizio ex art. 2932 c.c. promosso dal promissario acquirente e diretto ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto se la domanda è trascritta dopo il deposito della domanda prenotativa di concordato preventivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Il giudice che autorizza lo scioglimento di un contratto pendente riscontra unicamente che l’indennizzo sia stato inserito nel piano concordatario e che il creditore sia stato qualificato tale, al pari degli altri creditori chirografari. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 17 gennaio 2017.




Fallimento – Procedure di vendita dei beni immobili – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità

Fallimento – Vendita dei beni immobili secondo le regole del codice di procedura civile – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità

Fallimento – Procedure competitive per la vendita dei beni immobili – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità


In considerazione della natura delle vendite fallimentari, deve ritenersi possibile, anche in ambito fallimentare, la pronuncia di un ordine di liberazione ex art. 560 c.p.c. da parte del giudice delegato della procedura, a prescindere dalla modalità di liquidazione dei cespiti prescelta dal curatore. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Quando in sede fallimentare la vendita dei beni immobili è programmata secondo le regole processualcivilistiche, può essere disposto l’ordine di liberazione ai sensi dell’art. 560, comma 3, c.p.c., trattandosi di norma propria dell’espropriazione immobiliare funzionale a consentire al giudice della procedura di disporre la liberazione del cespite da porre in vendita nell’intento di rendere più appetibile il bene e venderlo quindi ad un miglior prezzo e più celermente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’ordine di liberazione di cui all’art. 560 c.p.c. può essere emesso dal giudice delegato in ambito fallimentare anche quando il curatore abbia scelto quale modalità di vendita dei beni immobili le procedure competitive ai sensi dell’art. 107, comma 1, l.f. risultando possibile ricorrere alle norme dell’espropriazione forzata per regolare fattispecie non espressamente previste dalla legge fallimentare. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 13 ottobre 2016.




Fallimento - Accertamento del passivo - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione - Necessità - Esclusione

Il termine ventennale di efficacia dell'iscrizione ipotecaria, previsto dall'art. 2847 c.c., non opera all'interno della procedura fallimentare, per cui, nei rapporti endofallimentari, il diritto reale di garanzia rimane valido ed efficace tra creditore e debitore fino alla chiusura del Fallimento.

Cassazione civile, 1 aprile 2011, n. 7570: "A differenza di quanto accade nella procedura espropriativa singolare, in cui l'iscrizione non deve avere superato il ventennio alla data della vendita forzata, che coincide e concreta l'espropriazione che il creditore ha il diritto di chiedere ai sensi dell'art. 2808 c. c., in quella fallimentare l'indagine del giudice delegato arretra alla data in cui il creditore esplica e consuma l'unica iniziativa, processuale in senso lato, di cui dispone, chiedendo che il suo credito, assistito dalla garanzia, entri a far parte della massa passiva. La vendita, in sede fallimentare, è disposta su iniziativa del curatore e la garanzia, perciò non si concretizza con essa ma nella partecipazione al concorso con la preferenza scaturente dalla prelazione. Alla data della domanda, se essa tempestiva o tardiva, l'iscrizione non deve aver superato il ventennio, e, se così è, la sua efficacia permane per tutta la durata della procedura. La domanda di ammissione allo stato passivo del credito assistito da prelazione ipotecaria cristallizza, sin dalla data della proposizione, e con effetto permanente, l'efficacia dell'iscrizione, che resta indiscussa ed indiscutibile sino alla fase della distribuzione dell'attivo nella quale la prelazione si realizza. Lo stato passivo approvato è intangibile, e la sua intrinseca efficacia di giudicato non ammette il riesame del credito in alcuno dei suoi aspetti - per tutte Cass. n. 18105/2009-, tanto meno da parte del giudice delegato in sede di riparto. Il creditore consuma il suo potere processuale mediante la domanda di ammissione del credito e non ha il potere, né specularmente ha l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca costituito a garanzia del suo credito che, a partire dal momento in cui entra nel concorso, non è più nella sua disponibilità. In concreto, scansione, durata, esito delle operazioni interne alla procedura sono sottratti ad ogni forma di iniziativa dei creditori, il cui interesse è garantito solo dal corretto espletamento delle funzioni degli organi fallimentari, sul quale il singolo creditore non ha potere d'intervento attivo" (nello stesso senso recentemente in Cass .7/07/2016 n. 13940). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 13 ottobre 2016.




Concordato preventivo – Procedimento competitivo ex art.163 bis l.f. – Ipotesi di pluralità di offerenti concorrenti – Aggiudicazione al miglior offerente – Ipotesi di unico offerente – Aggiudicazione all’unico offerente – Ipotesi di nessun partecipante alla procedura – Validità dell’offerta inserita nel piano concordatario che dovrà essere portata ad esecuzione

In ipotesi di procedimento competitivo ai sensi dell’art.163 bis l.f. disposto perché il piano di concordato comprende un’offerta irrevocabile d’acquisto da parte di un soggetto già individuato avente ad oggetto il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di un ramo d’azienda o di specifici beni: 1) se sono presentate più offerte concorrenti va indetta gara tra gli offerenti e all’esito della gara al rialzo, si procede all’aggiudicazione al miglior offerente, valutate le offerte nel loro complesso; 2) in difetto di una pluralità di offerte migliorative, l’aggiudicazione va disposta a favore dell’unico offerente che ha presentato offerta secondo le modalità previste nel decreto che dispone la procedura; 3) qualora non vi sia alcun partecipante alla procedura competitiva, permanendo la validità dell’offerta inserita nel piano concordatario, l’azienda o il bene andranno trasferiti  al soggetto già individuato dalla società proponente, a prescindere dalla partecipazione di questi al procedimento competitivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 agosto 2016.




Fallimento - Chiusura della procedura di fallimento in pendenza di giudizi - Inammissibilità in ipotesi di pendenza di giudizi volti al recupero di beni che dovranno essere liquidati

I giudizi pendenti che consentono la chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118 secondo comma l.fall. sono solo quelli mediante cui possono essere recuperate all’attivo della procedura somme di denaro e non beni, atteso che in questo secondo caso all’esito positivo del giudizio deve seguire un’attività liquidatoria attivata dal curatore non contemplata dalla norma. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 giugno 2016.




Concordato preventivo – Società in accomandita semplice sciolta per mancata ricostituzione della pluralità dei soci – Ammissibilità della domanda

Concordato preventivo – Domanda proposta in proprio dal socio accomandatario – Inammissibilità

Concordato preventivo liquidatorio – Assicurazione ai creditori di pagamento della percentuale minima del 20%


La domanda di concordato preventivo è ammissibile anche al verificarsi di una delle circostanze di cui all’art. 2323 c.c., posto che il venir meno della pluralità dei soci nella società in accomandita semplice non determina l’estinzione della società ma unicamente il suo scioglimento, senza comportare modificazioni soggettive dei rapporti facenti capo all’ente, la titolarità dei quali si concentra nell’unico socio rimasto che li gestisce quindi con finalità liquidatorie. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile la domanda di concordato preventivo proposta in proprio dal socio accomandatario di una società in accomandita semplice, quand’anche sciolta ex art.2323 c.c., posto che tale soggetto, pur essendo fallibile ex art.147 l.f., non riveste la qualifica di imprenditore commerciale e quindi non può accedere alla procedura di concordato preventivo ma solo, eventualmente, alle procedure previste dalla L.n.3/2012. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La previsione del comma IV dell’art.160 l.f. come novellato dal D.L.83/2015 in sede di conversione in L. n.132/15, laddove stabilisce che sia assicurato ai chirografari il pagamento del 20% del credito è da intendersi come impegno vincolante e preciso dell’imprenditore supportato da un piano prudenziale e coerente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 28 aprile 2016.




Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi - Fallimento creditore di una società in concordato preventivo in fase esecutiva - Assimilabilità della fattispecie

Sussistono i presupposti per procedere alla chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118, comma 2, legge fall., come modificato dal D.L. 83 del 27 giugno 2015 convertito in L. 132 del 6 agosto 2015, nell’ipotesi in cui il fallimento è creditore di una società in concordato preventivo che sia nella fase esecutiva e sia in attesa degli esiti della liquidazione concordataria, dovendo assimilarsi questa ipotesi a quella in cui la procedura fallimentare è paralizzata nella sua prosecuzione e definizione dalla pendenza di giudizi di cognizione o esecuzione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 marzo 2016.




Credito tributario per tassa automobilistica - Impossibilità di riconoscere il privilegio di cui all’art. 2752, co.3, c.c - Natura chirografaria del credito

Credito tributario per tassa automobilistica - Impossibilità di riconoscere il privilegio di cui all’art.2758 c.c. - Natura chirografaria del credito


Il credito per tassa automobilistica non è assistito dal privilegio di cui all’art. 2752, comma 3, c.c. riferendosi questa norma esclusivamente ai tributi comunali e provinciali, come si evince dall’interpretazione autentica della norma offerta dall'art. 13, comma 13, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Il credito per tassa automobilistica non è assistito dal privilegio di cui all’art. 2758 c.c. per essere la tassa automobilistica un tributo non regionale ma indiretto dello Stato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 12 gennaio 2016.




Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici pendenti - Non necessità di autorizzazione del Tribunale

Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici - Necessità di autorizzazione del tribunale unicamente per l’affidamento di nuovi contratti


Quando è prospettato un concordato con continuità diretta, durante il tempo del concordato in bianco concesso ai sensi dell’art.161, comma 6, l.f., i contratti pubblici in essere al tempo del deposito della domanda proseguono senza necessità di autorizzazione alcuna da parte del tribunale in applicazione del terzo comma dell’art. 186 bis l.f. a mente del quale i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell'apertura della procedura. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’autorizzazione di cui al IV comma dell’art. 186 bis l.f. è prevista per la partecipazione dell’imprenditore - che ha proposto domanda di concordato in bianco - a procedure di affidamento di contratti pubblici e non per la prosecuzione dei contratti pubblici pendenti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 10 settembre 2015.




Istanza di fallimento - Oggetto della valutazione - Debiti verso soggetti diversi dall'istante - Esistenza del credito dell'istante - Distinzione

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Valutazione nel merito delle contestazioni del debitore alle ragioni dei creditori - Esclusione

Richiesta di fallimento - Credito del creditore istante non portato dal titolo definitivo e contestato sub judice dal debitore - Mancanza della prova del credito e della legittimazione del richiedente


L'esistenza di debiti verso soggetti diversi dall'istante per la dichiarazione di fallimento deve essere valutata distintamente rispetto al requisito dell'esistenza del credito dell'istante, nel senso che i primi rilevano ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, mentre il secondo attiene alla legittimazione del ricorrente, di guisa che se il ricorrente non è legittimato viene a mancare il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di dichiarazione di fallimento, deve escludersi che rientri nei poteri del tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei propri creditori, atteso che, se si opinasse diversamente, la valutazione espressa dal tribunale in sede prefallimentare si risolverebbe in un giudizio prognostico sull'esito della lite da instaurare, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull'istanza di fallimento, e, dunque, soggetto ad essere privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull'esistenza del credito, conseguentemente, caratterizzato da ampio margine di discrezionalità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Dinanzi ad un credito non portato da titolo definitivo e contestato dal debitore, la cui contestazione è sub judice, il tribunale non può che rigettare l'istanza di fallimento in quanto è carente la prova dell'esistenza del credito che attribuisce all'istante la legittimazione ad attivare la procedura per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 26 febbraio 2015.




Fallimento - Requisito soggettivo - Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dei fondi e delle attrezzature - Valutazione dell’attività anche con riferimento al periodo precedente

Il fatto che una società non eserciti più direttamente l’attività agricola, ma abbia concesso in affitto i fondi rustici di cui è proprietaria, unitamente ad attrezzature e fabbricati agricoli, non è di per sé sufficiente per qualificare come commerciale l’attività svolta ai fini della dichiarazione di fallimento, ove il tipo di attività dovrà essere valutato nel suo complesso anche con riferimento al periodo anteriore alla concessione in affitto dei fondi e delle attrezzature. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 18 novembre 2014.




Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Verifica della legittimità del procedimento e della genuinità del consenso prestato dai creditori

Concordato preventivo in continuità – L’imprenditore può non dismettere tutti i beni – Previsione normativa

Concordato preventivo in continuità – Attestazione – Comparazione tra la prosecuzione dell’attività come prospettata nel business plan della società che prosegue l’attività e la liquidazione dei beni in sede concorsuale

Concordato preventivo di tipo liquidatorio – Possibilità per l’imprenditore di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi – Assenza di violazione di regole di ordine pubblico – Inapplicabilità del principio di cui all’art. 2740 c.c. nella disciplina del concordato preventivo

Concordato preventivo – Scelta dell’imprenditore di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi – Necessità che lo stato analitico ed estimativo delle attività comprenda tutti i cespiti della società, e non unicamente quelli messi a disposizione dei creditori con rinvio, per quelli non messi a disposizione, al contenuto della perizia immobiliare

Concordato preventivo – Necessità di completa informazione dei creditori della scelta dell’imprenditore di predisporre un piano concordatario che non preveda la messa a disposizione del ceto creditorio di tutti i beni

Concordato preventivo – L’imprenditore non può scegliere quali aspetti della condizione economico finanziaria dell'impresa rappresentare e quali non rappresentare ai creditori

Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Possibilità di rilievo d’ufficio della carenza di informazione dei creditori con riguardo ad aspetti rilevanti del piano concordatario e dell’inadeguatezza dell’attestazione – Sindacato che non eccede i confini del sindacato di legittimità


In sede di giudizio di omologa il tribunale è chiamato, oltre che a vagliare la proponibilità e fondatezza delle contestazioni mosse con opposizione, ad una verifica della legittimità del procedimento e della genuinità del consenso prestato, al fine di riscontrare la validità dell’accordo raggiunto con il ceto creditorio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel concordato in continuità è possibile per l’imprenditore non operare la dismissione di tutte le liquidità alla stessa facenti capo, poiché l’art.186 bis l.f. consente all’imprenditore di decidere se e quali cespiti alienare e quali utilizzare per la prosecuzione dell’attività. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’attestatore del concordato in continuità deve attestare che la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, operando una comparazione tra la prosecuzione dell’attività come prospettata nel business plan della società che prosegue l’attività e come recepita nel piano concordatario e la liquidazione dei beni in sede concorsuale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Anche nel concordato di tipo liquidatorio, l’imprenditore può scegliere di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi non violando tale scelta alcuna regola di ordine pubblico, non trovando applicazione l’art. 2740 c.c. nella disciplina del concordato e in generale nella regolazione negoziata della crisi d’impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui l’imprenditore non intenda mettere a disposizione dei creditori tutti i propri beni deve elencare nello stato analitico ed estimativo delle attività tutti i cespiti della società, e non unicamente quelli messi a disposizione dei creditori, rinviando per quelli non messi a disposizione al contenuto della perizia immobiliare. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

I creditori devono essere chiaramente informati della scelta dell’imprenditore di predisporre un piano concordatario che non preveda la messa a disposizione del ceto creditorio di tutti i beni. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non spetta al proponente il concordato valutare ciò che è rilevante per il ceto creditorio e decidere quali aspetti rappresentare e quali sottendere atteso che, da una scelta discrezionale di questo tipo, potrebbe conseguire una differente prospettazione della reale condizione economico finanziaria dell'impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La carenza di informazione dei creditori con riguardo ad aspetti rilevanti del piano concordatario e l’inadeguatezza dell’attestazione ben possono essere rilevati anche d'ufficio dal tribunale nel giudizio di omologazione, trattandosi di valutazione che non eccede i confini del sindacato di legittimità, non riguardando né l'area economica del piano né la prognosi di adempimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 09 ottobre 2014.




Continuità aziendale - Scissione parziale della società in concordato - Soddisfazione dei creditori mediante il reddito generato dalla nuova impresa e la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività

Può qualificarsi quale concordato con continuità aziendale ai sensi dell’articolo 186 bis L.F. quello che preveda una scissione parziale della società in concordato con assegnazione alla società preesistente dei beni della proponente e soddisfazione dei creditori mediante il reddito generato dalla nuova impresa nonché mediante la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività e l’incasso dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 luglio 2014.




Concordato preventivo - Continuità mediante affitto cessione dell'azienda - Obblighi informativi relativi alla affidabilità del contraente - Necessità

Concordato preventivo - Omessa informazione circa aspetti rilevanti del piano ai fini del voto - Applicazione dell'articolo 173 L.F.

Continuità aziendale - Omesso aggiornamento del piano concordatario circa l'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività di impresa per l'anno in corso al momento della domanda di concordato - Rilevanza

Bilancio civilistico e piano industriale - Rilevanza ai fini informativi

Continuità aziendale - Aggiornamento del piano - Necessità - Rilevanza della situazione della società che prosegue l'attività di impresa e che deve sostenere il concordato - Informazioni rilevanti per i creditori

Concordato preventivo - Informazioni circa azioni di responsabilità a carico degli amministratori - Procedimenti penali in corso e i possibili risvolti fiscali - Rilevanza ai fini della valutazione della convenienza della proposta

Concordato preventivo - Informazione ai creditori - Controllo di legalità del tribunale - Necessità

Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Verifica del budget relativo all'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata - Necessità

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Rilevanza ex articolo 173 L.F.

Concordato preventivo - Rilevanza delle informazioni per i creditori - Discrezionalità del proponente - Esclusione


Nel concordato in continuità in cui il piano concordatario prevede l'esercizio dell'attività mediante affitto d'azienda e successiva cessione dell'azienda medesima, gli obblighi informativi di cui all'art.186-bis II co. lett. a) l.f. non possono riguardare solo la posizione del ricorrente, i costi e ricavi attesi non possono essere solo quelli derivati dal pendente contratto di affitto e dal corrispettivo della cessione, attesa la necessità che siano fornite ai creditori tutte le informazioni utili per considerare affidabile il contraente - prescelto dalla società proponente - nell'adempimento degli obblighi che si assume. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Rientra nella previsione di cui al terzo comma dell'art.173 l.f., il comportamento del proponente il concordato che omette di informare i creditori circa aspetti rilevanti del piano concordatario, significativi per l'espressione di un voto consapevole da parte dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Costituisce grave difetto informativo in un concordato con continuità aziendale l'omesso aggiornamento del piano concordatario e la mancata indicazione dell'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività d'impresa per l'anno in corso al momento della proposizione della domanda, quando notevolmente inferiore (nella specie del 98%) rispetto allo stimato nel piano concordatario. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Bilancio civilistico e il piano industriale sono documenti diversi e non omogenei tra loro e come tali non confrontabili, ma non sono  estranei l'uno all'altro, atteso che hanno la stessa matrice contabile ed il piano, continuamente supportato da reports e forecast periodici a verifica della validità delle assunzioni, deve costituire la traccia sulla quale sviluppare la gestione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale un piano non aggiornato e non rappresentativo della reale situazione della società che prosegue l'attività d'impresa e che deve sostenere il concordato non permette l'espressione di un consenso informato dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

E' dovere del proponente il concordato rappresentare ai creditori la sussistenza di azioni di responsabilità a carico degli amministratori e sindaci, di procedimenti penali in corso e di possibili risvolti fiscali dei comportamenti contestati agli ex amministratori quand'anche si tratti di contenzioso riferito a soggetti diversi dalla società proponente, poiché sono tematiche strettamente connesse alla realtà economica e finanziaria della società e/o del gruppo, tali da incidere nella valutazione da parte dei creditori della bontà e convenienza della proposta concordataria, soprattutto per le conseguenze economiche e finanziarie che dall''attività accertativa in corso - sia in ambito civile, penale e tributario - potrebbero sorgere a carico della proponente. L'omissione informativa rileva ex art.173 III co l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

I creditori, per decidere consapevolmente, devono essere correttamente edotti dell'effettiva consistenza e della reale situazione economica e giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa e compete al tribunale, nel controllo di legalità ad esso demandato, una verifica rigorosa a che ai creditori siano stati forniti tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione della proposta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L'attestazione del professionista nel concordato con continuità aziendale non è assolutamente adeguata a fornire una corretta informativa ai creditori se il professionista non ha verificato la tenuta del budget dell'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata, rispetto al risultato d'esercizio che sta maturando ed attesta un piano industriale superato, smentito proprio nell'esercizio sociale in cui è redatto, senza dare in alcun modo conto delle dinamiche economiche e finanziarie effettivamente intervenute. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Significative lacune nell'attestazione del professionista integrano di per sé l'ipotesi di cui all'art.173 III co. l.f. ultima parte, mancando ab origine una condizione prescritta per l'ammissione al concordato, e precisamente non essendo stata prodotta un'attestazione plausibile circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano ex art.161 III co. l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non spetta al debitore proponente il concordato valutare ciò che è rilevante per il ceto creditorio e decidere quali aspetti rappresentare e quali sottendere atteso che, da una scelta discrezionale di questo tipo, potrebbe conseguire una differente prospettazione della reale condizione economico finanziaria dell'impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 08 maggio 2014.




Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione e relazione redatta da un solo professionista.

Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione di fattibilità subordinata all'avverarsi di situazioni incerte - Inidoneità.

Concordato preventivo - Attestazione della fattibilità del piano - Liquidità derivante da apporti di capitale di altra società - Verifica del piano industriale - Necessità.


Nel concordato preventivo è previsto che la relazione del professionista ai sensi dell’art. 161, comma 3, l.f. sia resa da un solo attestatore, indipendente, in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma tre, lett. d l.f., che risponde anche penalmente delle informazioni che espone o delle omissioni di informazioni rilevanti, senza possibilità di frazionamento della relazione in più parti affidate a differenti professionisti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La relazione del professionista resa ai sensi del terzo comma dell’art. 161 l.f. non è idonea ad attestare la fattibilità del piano se in essa l’attestazione di fattibilità è subordinata all’avverarsi di situazioni incerte, atteso che in questo caso non vengono forniti ai creditori elementi utili circa la probabilità di riuscita del piano. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Chi attesta la fattibilità di un piano in cui la maggior parte delle liquidità deriva da apporti di capitale di un’altra società deve assumersi la responsabilità di controllare la correttezza e la serietà delle valutazioni effettuate nel piano industriale di quest’altra società per verificare la fondatezza dei presumibili ricavi e costi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 17 ottobre 2013.




Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione e relazione redatta da un solo professionista.

Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione di fattibilità subordinata all'avverarsi di situazioni incerte - Inidoneità.

Concordato preventivo - Attestazione della fattibilità del piano - Liquidità derivante da apporti di capitale di altra società - Verifica del piano industriale - Necessità.


Nel concordato preventivo è previsto che la relazione del professionista ai sensi dell’art. 161, comma 3, l.f. sia resa da un solo attestatore, indipendente, in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma tre, lett. d l.f., che risponde anche penalmente delle informazioni che espone o delle omissioni di informazioni rilevanti, senza possibilità di frazionamento della relazione in più parti affidate a differenti professionisti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La relazione del professionista resa ai sensi del terzo comma dell’art. 161 l.f. non è idonea ad attestare la fattibilità del piano se in essa l’attestazione di fattibilità è subordinata all’avverarsi di situazioni incerte, atteso che in questo caso non vengono forniti ai creditori elementi utili circa la probabilità di riuscita del piano. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Chi attesta la fattibilità di un piano in cui la maggior parte delle liquidità deriva da apporti di capitale di un’altra società deve assumersi la responsabilità di controllare la correttezza e la serietà delle valutazioni effettuate nel piano industriale di quest’altra società per verificare la fondatezza dei presumibili ricavi e costi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 17 ottobre 2013.




Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Designazione effettuata dal proponente.

Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Designazione effettuata dal proponente - Professionista creditore - Inammissibilità.


In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente, essendo dalla legge attribuito in primis al proponente il concordato di prevedere autonomamente la fase liquidatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio non è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente se il professionista indicato non riveste i requisiti di cui all'art. 28 ul.co. l.f. richiamati dall’art. 182 l.f., per essere ad esempio creditore della società. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 03 ottobre 2013.




Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Disciplina applicabile - Leasing traslativo - Applicazione dell'articolo 1526 c.c..

Alle ipotesi in cui il contratto di locazione finanziaria sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento non è applicabile in via analogica la disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F., ma, in presenza di leasing c.d. traslativo, l'articolo 1526 c.c., il quale, in tema di vendita con riserva di proprietà, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, prevede la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 settembre 2013.




Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda in esercizio antecedente alla domanda di concordato - Prosecuzione dell'attività per mezzo della cessione dell'azienda - Fattispecie di cui all'articolo 186 bis L.F. - Sussistenza.

Concordato preventivo - Concordato misto, liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile al caso concreto - Criterio della prevalenza delle operazioni di dismissione rispetto al valore dell'azienda in esercizio.


Può rientrare nella previsione dell’art. 186 bis L.F. l’ipotesi in cui prima della presentazione della domanda di concordato la proponente abbia affittato l’azienda in esercizio, contemplando nel piano la prosecuzione dell’attività per mezzo della cessione dell’azienda. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 19 settembre 2013.




Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda in esercizio antecedente alla domanda di concordato - Prosecuzione dell'attività per mezzo della cessione dell'azienda - Fattispecie di cui all'articolo 186 bis L.F. - Sussistenza.

Concordato preventivo - Concordato misto, liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile al caso concreto - Criterio della prevalenza delle operazioni di dismissione rispetto al valore dell'azienda in esercizio.


Può rientrare nella previsione dell’art. 186 bis L.F. l’ipotesi in cui prima della presentazione della domanda di concordato la proponente abbia affittato l’azienda in esercizio, contemplando nel piano la prosecuzione dell’attività per mezzo della cessione dell’azienda. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 19 settembre 2013.




Società di fatto - Partecipazione di società di capitali - Esclusione.

Deve escludersi l'ammissibilità di una società di fatto partecipata da società di capitali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 30 aprile 2013.




Revocatoria ordinaria – Sopravvenienza del fallimento del debitore – Subentro del curatore fallimentare ex art. 66 l.f. – Conseguenze processuali.

Azione revocatoria ordinaria – Consapevolezza del terzo – Prova presuntiva - Ammissibilità.


Qualora, dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, sopraggiunga la dichiarazione di fallimento del debitore, la legittimazione alla prosecuzione dell'azione medesima compete in via esclusiva al curatore fallimentare, il quale agisce come sostituto processuale della massa dei creditori concorsuali che risultano privati della legittimazione ad iniziare o proseguire l'azione per tutta la durata della procedura fallimentare: da ciò consegue che l'azione revocatoria proposta dal creditore diviene improcedibile e che il creditore non può rimanere nel processo né come parte né come interventore adesivo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

In ordine alla consapevolezza dell'evento dannoso da parte del terzo (c.d. consilium fraudis), non occorre la c.d. partecipatio fraudis essendo sufficiente la consapevolezza generica del pregiudizio alle ragioni dei creditori complessivamente considerate, che può essere provata anche mediante presunzioni (nel caso di specie tale consapevolezza è stata desunta dalla vendita contestuale da parte della debitrice di una pluralità di immobili, dalla circostanza che la società terza acquirente era socia della società debitrice-venditrice nonché dall’esistenza di stretti legami parentali fra soci e amministratori della società venditrice e di quella acquirente, tutte caratterizzate da una ristretta base sociale). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)  
Tribunale Mantova 19 aprile 2013.




Fallimento - Inefficacia dei pagamenti ex articolo 65 L.F. - Onere della prova a carico del curatore - Irrilevanza di ragioni che giustificano il pagamento anticipato - Presunzione assoluta di illegittimità dei pagamenti anticipati in ragione della loro anormalità.

Nel proporre la domanda di inefficacia di cui all'articolo 65 L.F., il curatore deve provare solo l'esecuzione del pagamento anticipato nel periodo sospetto, non essendo consentito al giudice alcuna valutazione in ordine all'eventuale presenza di ragioni tali da aver reso conveniente anticipare l'adempimento così da renderlo giustificato. L'inefficacia opera poi oggettivamente, essendo irrilevanti le condizioni soggettive sia di chi esegue il pagamento sia di chi lo riceve ed operando nella materia de qua una presunzione assoluta di illegittimità in base all'alto grado di anormalità dei pagamenti anticipati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 15 aprile 2013.




Concordato preventivo - Formazione delle classi - Costituzione di autonoma classe composta dai crediti dei soci per finanziamenti postergati ex art. 2467 c.c..

Concordato preventivo - Formazione delle classi - Classe composta dai crediti dei soci per rimborso di finanziamenti postergati ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Diritto al voto - Sussistenza.


Nel concordato preventivo, nella formazione delle classi, è corretta la costituzione di autonoma classe composta dai crediti dei soci per il rimborso dei finanziamenti effettuati a favore della società, postergati, ai sensi dell'art. 2467 c.c., rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, essendo diversa la loro posizione giuridica, differente sia dai privilegiati che dai chirografari, posto che la citata norma ne prevede il rimborso solo dopo il soddisfacimento degli altri creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con classi, i creditori che appartengono alla classe composta dai crediti di rimborso dei soci per finanziamenti a favore della società postergati ai sensi dell'art. 2467 c.c. devono essere ammessi al voto, atteso che i crediti di cui sono titolari sono anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso per concordato, ed esigibili, non trovando applicazione nella specie l'esclusione di voto prevista dall'art. 177, comma 4, L.F., che è norma eccezionale, soggetta ad interpretazione restrittiva, non suscettibile di interpretazione analogica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 11 aprile 2013.




Concordato preventivo con riserva – Società di capitali – Delibera dell’amministratore – Necessità – Contenuto dello statuto o dell’atto costitutivo – Rilevanza.

Concordato preventivo – Società di capitali – Delibera dell’amministratore – Necessità – Concessione di un termine per la regolarizzazione – Ammissibilità.


Poiché con il ricorso ex art. 161, comma 6, L.F. la società di capitali formula istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo, la stessa deve allegare al ricorso la delibera dell'amministratore nelle forme previste dal quarto comma dell'art. 152 L.F., salva diversa disposizione dell’atto costitutivo o dello statuto. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Se con il ricorso ex art. 161, comma 6, L.F. la società di capitali non allega la delibera dall'amministratore nelle forme previste dal quarto comma dell'art. 152 L.F. può essere concesso dal Tribunale un termine per la regolarizzazione, in applicazione del principio generale espresso dall’art. 182 c.p.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 14 marzo 2013.





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