Riviste:   IL CASO.it Dir. della Famiglia e dei Minori Persone

    La Responsabilità del Medico

ISSN  

       Rivista trimestrale di diritto e responsabilità della professione medica

   Home    Articoli    Sentenze di merito    Sentenze di legittimità    Documenti    Archivi   
 

 i Codici

 Civile

 Societario

 Condominio

 Amm. Sostegno


 Proc. Civile

 Mediazione

 Negoziazione Ass.

 Arbitrato


 Fallimentare Giurisp.

 Fallimentare Ragion.

 Sovraindebitamento

 Amm. Straord.


 Bancario

 Testo Un. Bancario

 Risoluzione, Bail-in

 Finanziario

 Testo Un. Finanza


 Voluntary Disclosure

 Voluntary Rassegna


 Donazioni

 Invio decisioni

 Citazioni


 C.Cassazione

 C.Costituzionale

 Gazzetta Uff.

 Leggi UE

 Banca d'Italia

 Consob

Ultime novità pubblicate
  Tribunali e Corti d'Appello
 Corte di Cassazione e Corte Costituzionale

Archivi
Articoli  -  Documenti
Tribunali e Corti d'Appello
2018    2017    2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre

Corte di Cassazione e Corte Costituzionale
   2018    2017    2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre


(chiudi)


Merito, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Non corretta valutazione del documento iconografico -  Insufficienza della produzione delle sole refertazioni - Necessità della produzione delle immagini da parte dell’attore che allega l’inadempimento

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Consulenza tecnica di parte - Mera allegazione difensiva - Autonomo valore probatorio - Esclusione

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Produzione documentale in corso di CTU - Inammissibilità


Laddove la domanda attorea si fondi sulla erroneità della valutazione svolta dal medico specialista radiologo e contenuta nel referto in relazione alla situazione clinica come rilevabile dal documento iconografico è evidente che la mera produzione del referto che si assume erroneo non è idonea a far ritenere assolto l’onere probatorio gravante sul paziente danneggiato. Solo dal confronto tra immagine radiografica e referto è possibile, infatti, accertare la fondatezza delle allegazioni attoree in ordine all’errore o omissione diagnostica.
Le radiografie, quindi, costituiscono documenti aventi ad oggetto la prova dei fatti che nella specie devono essere considerati “fatti principali” ossia fatti costitutivi del credito risarcitorio, dedotto in giudizio, aventi rilevanza fondamentale. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

La consulenza tecnica di parte costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio, posto che il contenuto tecnico del documento non vale ad alterarne la natura, che resta quella di atto difensivo, e non può, quindi, essere oggetto di consulenza tecnica d’ufficio (cfr. Cass. n. 16552 del 6.8.2015). Pertanto, quanto riportato nella consulenza non costituisce prova né dei fatti ivi esposti né della responsabilità dei convenuti. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

Nel corso di una consulenza tecnica si deve escludere l’ammissibilità della produzione tardiva di prove documentali concernenti fatti e situazioni poste direttamente a fondamento della domanda e delle eccezioni di merito, essendo irrilevante il consenso della controparte, atteso che, ai sensi dell’art. 198 c.p.c., tale consenso può essere espresso solo con riferimento all’esame dei documenti accessori, cioè utili a consentire una risposta più esauriente ed approfondita al quesito posto dal giudice (Cass. 27.4.2016 n. 8403; Cass. 2.12.2010 n. 24549). (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 febbraio 2018.




Responsabilità sanitaria – Litisconsorzio necessario – Art. 12 legge n. 24 del 2017 – Medico della struttura

In materia di responsabilità sanitaria, con riferimento alla questione relativa alla necessità o meno della partecipazione all’ATP anche del medico della struttura (soggetto contro il quale il paziente potrebbe non avere interesse ad agire nel successivo giudizio di merito o che potrebbe non essere facile da individuare in caso di più soggetti potenzialmente responsabili), solo nel giudizio contro la Compagnia di assicurazione del medico libero professionista è litisconsorte necessario anche quest’ultimo, che invece, se dipendente, non è litisconsorte nel processo che vede coinvolta la Compagnia e la struttura dove lavora (v. art. 12). Ecco che il medico è parte necessaria anche dell’ATP ogni volta venga in questione una sua responsabilità quale libero professionista e non quale dipendente di una struttura pubblica o privata e dovrà comunque partecipare al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. quando gli venga notificato un ricorso per ATP su iniziativa del paziente-attore.
In relazione alla questione relativa a chi debba chiamare nel giudizio di accertamento tecnico preventivo la Compagnia di Assicurazioni, dopo l’introduzione dell’azione diretta e l’emanazione del decreto ministeriale attuativo può chiamare in sede di ATP la detta Compagnia anche direttamente il danneggiato. Comunque, pur non essendo pacifico che la partecipazione obbligatoria all’ATP da parte della Compagnia di Assicurazioni prevista dall’art. 8 comporti litisconsorzio necessario della stessa prima che diventi operativa la possibilità di azione diretta in forza del citato decreto ministeriale, è preferibile ritenere che se nessuno chiama nel procedimento per ATP la detta Compagnia, allora sarà il giudice che ne disporrà la chiamata ex art. 107 c.p.c. a cura della parte ricorrente, pure tenuto conto di esigenze di economia processuale (e l’accertamento tecnico preventivo ai fini conciliativi di cui agli artt. 696 bis ss. c.p.c., essendo un procedimento di giurisdizione contenziosa e non volontaria, è soggetto alla norme di diritto comune sulla partecipazione dei terzi al processo – art. 105 s. c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Marsala 07 dicembre 2017.




Responsabilità medica – Dentista – Natura contrattuale del rapporto – Nesso causale regola del più probabile che non – Ripartizione onere prova – Obbligo di informazione

Il rapporto che si instaura con il dentista di fiducia ha natura contrattuale, per cui era onere del medico adempiere l’obbligazione assunta con la diligenza professionale dovuta in base alle cognizioni tecnico scientifiche del periodo, gravando sullo stesso l’onere di dimostrare, in caso di esito negativo, di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Per stabilire la sussistenza del nesso causale, si usa la regola del più probabile che non, non valendo ad escludere il nesso causale la considerazione che per eventi eccezionali una infezione possa derivare anche da un intervento eseguito perfettamente.

Accertato dunque l’evento e il nesso di causalità con la condotta del medico, è onere di quest’ultimo provare di aver osservato tutto il protocollo medico previsto per il tipo di farmaco usato e di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento.

Il medico è sempre tenuto ad informare il paziente delle terapie a cui lo sta sottoponendo e dei rischi connessi (conseguenze possibili, effetti collaterali), in particolar modo quando tali terapie sono potenzialmente pericolose, anche se necessarie.

Non vale ad escludere il nesso eziologico quella minima percentuale di casi in cui, pur essendo stato eseguito perfettamente l’intervento, comunque si determina l’infezione, perché era comunque onere del medico dimostrare che si fosse verificata una infezione fondata su cause eccezionali, prova che invece non è stata data. (Angelo Pulito) (Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 12 luglio 2017.




Attività medico-chirurgica – Consenso informato – Necessità – Inadeguatezza del modulo informativo – Responsabilità del medico e della struttura ospedaliera medica – Sussistenza – Risarcimento del danno – Liquidazione – Criterio

La sottoposizione di un paziente ad intervento chirurgico in forza di un modulo informativo gravemente carente (nel caso di specie in quanto generico in relazione alla tipologia di intervento da praticare, non contenente le possibili complicazioni e il grado di rischio e non sufficientemente descrittivo del decorso post-operatorio) viola il diritto del paziente sia di autodeterminarsi in modo consapevole sia di compiere la propria scelta consultando altre strutture ed è fonte di responsabilità civile per l’ente ospedaliero e il medico.In ordine al quantum del risarcimento, in difetto di previsioni normative e onde evitare l’attribuzione di un valore del tutto arbitrario, occorre individuare un parametro che tenga conto della natura della malattia di cui il paziente era affetto e delle conseguenze comunque patite nonché del sistema risarcitorio previsto dal legislatore per le lesioni micropermanenti (tale essendo il tipo di lesioni subito dal paziente in conseguenza dell’intervento chirurgico eseguito in conformità delle leges artis ma con esito negativo per cause non imputabili al medico), parametro che si individua in una percentuale dell’importo che verrebbe riconosciuto ove si dovesse risarcire il danno biologico residuato. (Mauro Pietro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 04 luglio 2017.




Servizio sanitario nazionale – Ricovero di soggetto affetto da morbo di Alzheimer – Costi – Gravanti sul solo Servizio sanitario nazionale – Esclusione – Quota a carico del paziente o dei familiari – Sussiste

Il D.P.C.M. 29/11/2001 statuisce le prestazioni sanitarie per le quali non è possibile scindere la componente sanitaria e quella sociale che possono essere oggetto di contribuzione ad opera non esclusivamente del Servizio sanitario nazionale, attingendo pertanto dal beneficiario stesso o dai suoi congiunti. Questi servizi di assistenza essenziali (LEA) sono stati recepiti dal legislatore nella legge 289/2002 all’art.54.
Non esiste alcuna norma imperativa che ponga interamente a carico del servizio sanitario nazionale l’esborso per l’attività prestata in favore di soggetto affetto da morbo di Alzheimer. [Il Tribunale, sulla base del mutato quadro normativo rispetto a quello su cui si fondava la sentenza n.4558/2012 della Corte di Cassazione, ha confermato il decreto ingiuntivo emesso in favore di un casa di riposo per il recupero della quota di retta a carico dei famigliari di un ospite della struttura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 19 settembre 2016.




Procedimento civile - Prova - Criterio del "più probabile che non" - Fattispecie in tema di somministrazione di vaccini

In tema di accertamento del nesso causale, in mancanza di una legge di copertura che abbia fondamento scientifico, occorre fare riferimento al criterio del "più probabile che non". L'applicazione di tale criterio comporta, nondimeno, che il calcolo delle probabilità che un evento sia ricollegabile causalmente ad una causa antecedente debba essere fondato non su un criterio generico e meramente "intuitivo", ma sulla applicazione delle regole scientifiche del calcolo probabilistico.

Sulla scorta di tale premessa, la Corte d'appello di Bologna ha rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dagli eredi di un soldato morto di leucemia, insorta, secondo le assunzioni attoree, a seguito della somministrazione (nel corso del servizio militare) di vaccini contententi metalli pesanti (piombo, mercurio, ecc...). Nel rilevare che i metalli pesanti assunti con i vaccini era pari a 801,5 mg e che tale assunzione era di gran lunga inferiore a quella derivante dall'assunzione di cibo (ad es. pesce) o di prodotti farmaceutici di uso comune (Maalox, Aspirina, Vegetallumina, Viamal, ecc...) o di sostanze di altro genere (quali ad es. le polveri sottili dell’ambiente o il fumo di sigaretta, cui peraltro il soldato era abitualmente dedito), la Corte ha ritenuto che fosse più probabile che la modificazione genetica fosse derivata da tali cause e non dalla prima (vaccini). (Luciano Varotti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 20 dicembre 2016.




Rinvio pregiudiziale – Protezione sanitaria dei vegetali – Direttiva 2000/29/CE – Protezione contro l’introduzione e la diffusione nell’Unione europea di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali – Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 – Misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et Raju) – Articolo 6, paragrafo 2, lettera a) – Obbligo di procedere alla rimozione immediata delle piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute, in un raggio di 100 metri attorno alle piante infette – Validità – Articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 2000/29 – Principio di proporzionalità – Principio di precauzione – Obbligo di motivazione – Diritto a un indennizzo

L’esame delle questioni sollevate non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità dell’articolo 6, paragrafo 2, lettera a), della decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione, del 18 maggio 2015, relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et al.), in rapporto alla direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell’8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità, come modificata dalla direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del 28 novembre 2002, letta alla luce dei principi di precauzione e di proporzionalità, nonché in rapporto all’obbligo di motivazione previsto dall’articolo 296 TFUE e dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 09 giugno 2016.




Indennità di rischio radiologico - Diritto al congedo aggiuntivo - Accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 - Natura costitutiva - Prova

In tema di indennità di rischio radiologico, non è ammissibile alcuna motivazione che giustifichi l'attribuzione del beneficio con effetto da un periodo successivo, a fronte di una situazione immutata, rispetto al periodo precedente.

Deve essere riconosciuto il diritto al congedo aggiuntivo, poiché la mancata fruizione di esso non è imputabile al dipendente, sia perché non è previsto alcun onere di richiesta in tal senso, sia perché, in quanto finalizzato alla prevenzione di patologie derivanti dall'esposizione a radiazioni ionizzanti, il beneficio in esame non può essere oggetto di rinuncia.

L'accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 ha natura costitutiva soltanto per ciò che attiene alla attualizzazione del credito del ricorrente per l'indennità in misura intera, nel senso che rende quest'ultimo liquido ed esigibile; viceversa, il titolo all'indennità stessa sorge per effetto dell'applicazione del dipendente interessato ad una attività che lo esponga professionalmente a radiazioni ionizzanti nelle dosi superiori a quelle stabilite dalla legge, indipendentemente dal momento in cui venga compiuto il relativo accertamento.

Basta la prova testimoniale da cui emerge che il ricorrente sia stato esposto abitualmente al rischio radiologico, in ragione dell'attività cui era normalmente adibito, per ritenere pacificamente provata la situazione ambientale in cui lo stesso ha operato, ritenendo superflua ogni ulteriore indagine istruttoria. (Antonio Chicoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 28 giugno 2016.




Nascita - Acquisto di soggettività giuridica - Responsabilità medica - Risarcimento danno biologico - Risarcimento danno per perdita di relazione genitoriale

Nell’attuale contesto di conoscenze mediche e di possibilità di intervento anche tecnologico in ogni momento della vita umana, a partire da quello iniziale, il respiro autonomo non può più essere di per se’ essere considerato unico significativo indice di vitalità o di mortalità, dovendosi avere riguardo anche ad altri parametri quali il battito cardiaco o le funzioni dell’encefalo.

Nel momento in cui per effetto di intervento medico si è stabilizzata per il soggetto una condizione di funzionalità degli organi vitali non può dubitarsi che egli sia venuto in esistenza ed abbia acquisito, con lo status di persona fisica, la capacità giuridica e con essa la possibilità di essere centro di imputazione di interessi e di diritti soggettivi; senza che su tale aspetto possa assumere rilievo alcuno il fatto che la respirazione non avesse avuto inizio o sia stata mantenuta non già in forma autonoma bensì indotta. (Matteo Sanvito) (riproduzione riservata)
Appello Torino 03 giugno 2016.




Prova – Documenti – Produzione di prove documentali solo nel corso della CTU – Tardività – Sussiste – Produzione di tracciati allegati a cartella clinica – Inammissibilità – Sussiste

La prova documentale deve essere offerta al giudice nel rispetto delle preclusioni processuali: in particolare, è tardiva la produzione che avvenga in modo del tutto illegittimo solo nel corso dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio e, vieppiù, per mero comportamento (errato) del CTU che acquisisca i documenti offertigli da una sola parte. Peraltro, vi è da dire che l'eventuale consenso delle parti all'acquisizione di nuova documentazione, espresso in sede di espletamento delle operazioni di consulenza tecnica d'ufficio, è comunque, irrilevante, dal momento che, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 194 c.p.c. e 90 disp. att. c.p.c., non è consentito all’ausiliario del giudice ricevere altri scritti defensionali oltre quelli, contenenti osservazioni e istanze di parte, ivi previsti ed, a fortiori, nuovi documenti, stante la decadenza già maturata per lo spirare dei termini perentori. In particolare, è da ritenersi del tutto tardiva la produzione - da parte dell’azienda sanitaria che li possiede – dei tracciati allegati ad una cartella clinica, se intervenuta oltre la scadenza dei termini assegnati dal giudice ex art.183 c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme 31 marzo 2016.




(chiudi)


Widgets Magazine





  La Resposanbilità del Medico

  

Home page
Novità
Merito
Legittimità
Mappe
Documenti
Archivi
Articoli
Tutti gli archivi
Cerca

La Resposanbilità del Medico
Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
Centro Studi Giuridici

Associazione di promozione sociale, con sede in 42045 - Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31, a far tempo dal 02/11/11.
P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205

e-mail: csgeditore@gmail.com
Concessionaria per la pubblicità: IUS di Stamura Bortesi, con sede in 46029 - Suzzara (MN), Via Biocheria n. 23 - P. I. 02389250206.