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Ultime pubblicate - Merito


Infezione dopo ricovero in ospedale: nessuna responsabilità dei medici se sono stati seguiti i protocolli

Responsabilità professionale sanitaria per infezione contratta dal paziente – Archiviazione per assenza di colpa per il medico che ha osservato i protocolli delle Linee Guida della Società Scientifica di riferimento nel pre e post operatorio

In sede di valutazione della responsabilità del medico, anche se è plausibile la circostanza che l’infezione sia stata contratta in sala operatoria, sono esclusi possibili profili colposi nella condotta dei sanitari che hanno avuto in cura il paziente se sono stati seguiti i protocolli previsti dalle Linee Guida della Società Scientifica di riferimento, con adozione di tutte le misure preventive per evitare l’evento.

Pertanto, pur essendo plausibile la circostanza che l’infezione sia stata contratta in sede nosocomiale, nessuna responsabilità è ascritta a carico dei medici che hanno praticato la disinfezione del campo operatorio e la corretta profilassi antibiotica e tutti gli altri trattamenti richiesti, ivi comprese le visite di controllo successive all’intervento chirurgico e tutte le altre prestazioni sanitarie – farmacologiche e non – necessarie prima per evitare e dopo per curare l’infezione. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 26 marzo 2020.




Irretroattività della legge Gelli-Bianco e riparto di responsabilità tra medico e struttura

Legge 24/2017 Gelli-Bianco – Irretroattività del regime di responsabilità – Retroattività dei criteri di liquidazione del danno – Riparto di responsabilità tra medico e struttura ante legge n. 24/2017 – Presunzione di responsabilità paritaria e concorrente – Eccezione solo per devianza del medico

Compensazione spese di lite – Soccombenza reciproca – Accoglimento di una sola domanda – Accoglimento per importo significativamente minore – Sussiste

La legge 24/2017, cd. Gelli-Bianco, è irretroattiva con riferimento all’articolo 7 comma 3 circa il regime di responsabilità.

La legge 24/2017, cd. Gelli-Bianco, è retroattiva con riferimento ai criteri di liquidazione del danno di cui all’articolo 7 comma 4, che confermano quanto già previsto dall’articolo 3 comma 3 della legge n. 183/2012 cd. Balduzzi, rinviando ai parametri di cui all’articolo 139 Cod. Ass.: tale disposizione s’applica quindi a tutti i processi in corso indipendentemente dal momento della verificazione del danno.

In tema di riparto di responsabilità tra medico e struttura ante riforma della legge n. 24/2017 cd. Gelli-Bianco, la responsabilità risarcitoria si presume concorrente e paritaria tra medico e struttura, anche in caso di colpa esclusiva del medico, ed in tale caso la rivalsa della struttura è possibile solo negli eccezionali casi di inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile ed oggettivamente improbabile devianza dal programma condiviso della tutela della salute che è oggetto dell’obbligazione.

Ai fini della compensazione delle spese di lite ex art. 92 comma 2 c.p.c., vi è soccombenza reciproca sia nel caso di accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, sia nel caso di accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, sia nel caso di accoglimento dell’unica domanda per un importo significativamente inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 19 febbraio 2020.




La CTU o la perizia resa in altri giudizi fra le stesse od altre parti è una prova atipica

Prove atipiche - Configurabilità - Valore probatorio - Casistica - CTU resa in altri giudizi

L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova.

E’ prova atipica la CTU o la perizia resa in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 06 febbraio 2020.




Natura della responsabilità dell’operatore sanitario e 'danno intermittente': presupposti e tecniche di liquidazione

Responsabilità medica – Lesioni – Natura della responsabilità dell’operatore sanitario – Danno intermittente – Danno da premorienza – Presupposti – Tecniche di liquidazione

L’art. 7 l. 8 marzo 2017, n. 24, il quale sancisce la natura extracontrattuale della responsabilità dell’operatore sanitario non esercente la libera professione, è una disposizione avente natura sostanziale. Pertanto, in applicazione dei principi generali dell’ordinamento in materia di successione delle leggi nel tempo, la responsabilità del medico per fatti antecedenti a tale novella legislativa deve essere ricondotta alla categoria della responsabilità contrattuale da “contatto sociale qualificato”.

In tema di risarcimento del danno biologico da invalidità permanente, con l’espressione “danno intermittente” si fa riferimento alle ipotesi in cui un soggetto danneggiato in conseguenza di un illecito venga a mancare in data precedente alla liquidazione del danno da parte del giudice e il suo decesso sia imputabile a cause diverse e in alcun modo ricollegabili a tale illecito.

A tali fattispecie può essere ricondotto, per identità di ratio, il caso del soggetto il quale subisca un pregiudizio alla salute in conseguenza di un intervento chirurgico ma, successivamente, sia vittima di un infarto in alcun modo ricollegabile al suddetto intervento e, pur sopravvivendo, versi in coma e stato vegetativo.
In siffatte ipotesi, non può trovare applicazione il criterio risarcitorio normalmente utilizzato per la liquidazione del danno alla persona, dovendo altresì essere applicate, per analogia, le Tabelle del Tribunale di Milano che si occupano del cosiddetto “danno da premorienza”. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 23 ottobre 2019.




Risarcimento danni da mancata attuazione di Direttiva Europea

Direttiva 75/362/CEE – Mancata attuazione Direttiva Europea – Obbligo risarcitorio – Prescrizione del diritto

Dalla mancata attuazione della Direttiva 75/362/CEE deriva un obbligo risarcitorio di natura indennitaria e pararisarcitoria in capo allo Stato in favore del medico specializzando in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva. (Luigi Fadalti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 26 luglio 2019.




La domanda di mediazione è valida anche quando la somma richiesta diverge dalla domanda giudiziale

Istanza di mediazione – Requisiti necessari – Quantificazione della somma richiesta – Discordanza tra l’istanza di mediazione e l’atto di citazione – Validità

L'istanza di mediazione deve contenere l'indicazione dell'oggetto e delle ragioni della pretesa, al fine di consentire alle parti di poter raggiungere un accordo conciliativo (cfr.art.4 D.lgs. 28/2010). Non costituisce motivo di invalidità della istanza di mediazione la quantificazione di somme inferiori rispetto a quelle chieste nel giudizio, potendo la parte istante al fine di addivenire alla conciliazione, domandare meno di quanto chiederebbe in sede processuale. (Mario Antonio Stoppa) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 23 gennaio 2019.




Disciplina intertemporale della Legge Balduzzi e della Legge Gelli-Bianco

Successione di leggi – Liquidazione – Risarcimento – Legge Balduzzi – Legge Gelli-Bianco – Irretroattività

Non è condivisibile la tesi dell’applicabilità della c.d. legge Balduzzi alle sole vicende successive alla sua entrata in vigore e seguita anche per la c.d. Legge Gelli-Bianco, in quanto:

a) legge nuova può essere applicata ai fatti esistenti o sopravvenuti alla data della sua entrata in vigore, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, debbano essere presi in considerazione in se stessi, prescindendosi totalmente dall’originario fatto che li ha generati, criterio che impone l’applicazione della nuova disciplina laddove si limita a fissare nuovi criteri di liquidazione del danno non patrimoniale a prescindere dalla data di verificazione del danno;

b) la necessità di considerare il mutamento del criterio tabellare in corso di giudizio conferma che l’utilizzo del parametro liquidatorio fissato dal legislatore dopo il perfezionamento della fattispecie risarcitoria non costituisce applicazione retroattiva della norma che fissa i criteri di quantificazione del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 26 marzo 2019.




Risarcimento ex art. 2059 c.c. del danno catastrofale

Responsabilità civile - Danno catastrofale - Danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ.

In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa vittima patita nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita deve includersi nella categoria del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ., ed è autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 16 gennaio 2019.




Infortunio durante l’esecuzione di esercizi riabilitativi con l’assistenza e sotto la diretta vigilanza del fisioterapista

Responsabilità medica - Esercizi riabilitatitvi - Assistenza e diretta vigilanza - Responsabilità per culpa in vigilando - Esclusione

Non può ascriversi alcuna responsabilità per culpa in vigilando al personale medico di una struttura sanitaria, laddove l’evento caduta si verifichi durante l’esecuzione di esercizi riabilitativi con l’assistenza e sotto la diretta vigilanza del fisioterapista all'uopo incaricata.

In assenza di specifica indicazione circa gli “accorgimenti necessari” per evitare in concreto il rischio caduta, la cui omissione avrebbe incidenza causale sull’evento lesivo, non è possibile individuare profili di responsabilità a carico del personale medico. (Luca Basciani) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 20 dicembre 2018.




Responsabilità medica e applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco

Responsabilità medica – Applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco – Bipartizione della responsabilità civile della struttura sanitaria e dell'esercente la professione sanitaria – Prescrizione – Onere della prova – Distinzione

Le disposizioni della legge Gelli – Bianco in tema di responsabilità medica (le quali, come è noto, creano una bipartizione della responsabilità civile, differenziando la posizione della struttura sanitaria da quella dell'esercente la professione sanitaria), trovano applicazione anche nei processi in corso.

La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose. La medesima disciplina si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell'ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.

In altre parole, la struttura sanitaria risponderà dei fatti illeciti compiuti dagli esercenti la professione sanitaria secondo le regole della responsabilità contrattuale, con importanti conseguenze in termini di prescrizione, onere della prova e danno risarcibile: il termine prescrizionale sarà infatti di dieci anni e il danneggiato dovrà semplicemente provare il titolo da cui deriva l'obbligazione (ad es. c.d. contratto di spedalità) rimanendo in capo alla struttura sanitaria la prova dell'esatto adempimento ovvero dell'inadempimento non imputabile, ed il danno risarcibile è limitato al danno che poteva prevedersi al tempo in cui è sorta l'obbligazione, salvo che in caso di dolo.

L'esercente la professione sanitaria, invece, sarà chiamato a rispondere del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, ipotesi non ricorrente nel caso di specie), cioè secondo le norme sulla responsabilità extracontrattuale, che prevedono un termine prescrizionale di "soli" cinque anni ed un gravoso onere della prova in capo al danneggiato, che dovrà non solo allegare ma provare il fatto illecito, il danno, l'elemento soggettivo ed il nesso eziologico tra condotta ed evento.

Va inoltre considerato che con riferimento alla posizione del Sanitario, la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave ai sensi dell'art. 2236 c.c. attiene esclusivamente alla perizia nella soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media, o perché' la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza o perché non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 27 novembre 2018.




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