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    La Responsabilità del Medico

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       Rivista trimestrale di diritto e responsabilità della professione medica

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Natura della responsabilità dell’operatore sanitario e 'danno intermittente': presupposti e tecniche di liquidazione

Responsabilità medica – Lesioni – Natura della responsabilità dell’operatore sanitario – Danno intermittente – Danno da premorienza – Presupposti – Tecniche di liquidazione

L’art. 7 l. 8 marzo 2017, n. 24, il quale sancisce la natura extracontrattuale della responsabilità dell’operatore sanitario non esercente la libera professione, è una disposizione avente natura sostanziale. Pertanto, in applicazione dei principi generali dell’ordinamento in materia di successione delle leggi nel tempo, la responsabilità del medico per fatti antecedenti a tale novella legislativa deve essere ricondotta alla categoria della responsabilità contrattuale da “contatto sociale qualificato”.

In tema di risarcimento del danno biologico da invalidità permanente, con l’espressione “danno intermittente” si fa riferimento alle ipotesi in cui un soggetto danneggiato in conseguenza di un illecito venga a mancare in data precedente alla liquidazione del danno da parte del giudice e il suo decesso sia imputabile a cause diverse e in alcun modo ricollegabili a tale illecito.

A tali fattispecie può essere ricondotto, per identità di ratio, il caso del soggetto il quale subisca un pregiudizio alla salute in conseguenza di un intervento chirurgico ma, successivamente, sia vittima di un infarto in alcun modo ricollegabile al suddetto intervento e, pur sopravvivendo, versi in coma e stato vegetativo.
In siffatte ipotesi, non può trovare applicazione il criterio risarcitorio normalmente utilizzato per la liquidazione del danno alla persona, dovendo altresì essere applicate, per analogia, le Tabelle del Tribunale di Milano che si occupano del cosiddetto “danno da premorienza”. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 23 ottobre 2019.




Risarcimento danni da mancata attuazione di Direttiva Europea

Direttiva 75/362/CEE – Mancata attuazione Direttiva Europea – Obbligo risarcitorio – Prescrizione del diritto

Dalla mancata attuazione della Direttiva 75/362/CEE deriva un obbligo risarcitorio di natura indennitaria e pararisarcitoria in capo allo Stato in favore del medico specializzando in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva. (Luigi Fadalti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 26 luglio 2019.




Disciplina intertemporale della Legge Balduzzi e della Legge Gelli-Bianco

Successione di leggi – Liquidazione – Risarcimento – Legge Balduzzi – Legge Gelli-Bianco – Irretroattività

Non è condivisibile la tesi dell’applicabilità della c.d. legge Balduzzi alle sole vicende successive alla sua entrata in vigore e seguita anche per la c.d. Legge Gelli-Bianco, in quanto:

a) legge nuova può essere applicata ai fatti esistenti o sopravvenuti alla data della sua entrata in vigore, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, debbano essere presi in considerazione in se stessi, prescindendosi totalmente dall’originario fatto che li ha generati, criterio che impone l’applicazione della nuova disciplina laddove si limita a fissare nuovi criteri di liquidazione del danno non patrimoniale a prescindere dalla data di verificazione del danno;

b) la necessità di considerare il mutamento del criterio tabellare in corso di giudizio conferma che l’utilizzo del parametro liquidatorio fissato dal legislatore dopo il perfezionamento della fattispecie risarcitoria non costituisce applicazione retroattiva della norma che fissa i criteri di quantificazione del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 26 marzo 2019.




La domanda di mediazione è valida anche quando la somma richiesta diverge dalla domanda giudiziale

Istanza di mediazione – Requisiti necessari – Quantificazione della somma richiesta – Discordanza tra l’istanza di mediazione e l’atto di citazione – Validità

L'istanza di mediazione deve contenere l'indicazione dell'oggetto e delle ragioni della pretesa, al fine di consentire alle parti di poter raggiungere un accordo conciliativo (cfr.art.4 D.lgs. 28/2010). Non costituisce motivo di invalidità della istanza di mediazione la quantificazione di somme inferiori rispetto a quelle chieste nel giudizio, potendo la parte istante al fine di addivenire alla conciliazione, domandare meno di quanto chiederebbe in sede processuale. (Mario Antonio Stoppa) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 23 gennaio 2019.




Risarcimento ex art. 2059 c.c. del danno catastrofale

Responsabilità civile - Danno catastrofale - Danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ.

In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa vittima patita nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita deve includersi nella categoria del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ., ed è autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 16 gennaio 2019.




Infortunio durante l’esecuzione di esercizi riabilitativi con l’assistenza e sotto la diretta vigilanza del fisioterapista

Responsabilità medica - Esercizi riabilitatitvi - Assistenza e diretta vigilanza - Responsabilità per culpa in vigilando - Esclusione

Non può ascriversi alcuna responsabilità per culpa in vigilando al personale medico di una struttura sanitaria, laddove l’evento caduta si verifichi durante l’esecuzione di esercizi riabilitativi con l’assistenza e sotto la diretta vigilanza del fisioterapista all'uopo incaricata.

In assenza di specifica indicazione circa gli “accorgimenti necessari” per evitare in concreto il rischio caduta, la cui omissione avrebbe incidenza causale sull’evento lesivo, non è possibile individuare profili di responsabilità a carico del personale medico. (Luca Basciani) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 20 dicembre 2018.




Responsabilità medica e applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco

Responsabilità medica – Applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco – Bipartizione della responsabilità civile della struttura sanitaria e dell'esercente la professione sanitaria – Prescrizione – Onere della prova – Distinzione

Le disposizioni della legge Gelli – Bianco in tema di responsabilità medica (le quali, come è noto, creano una bipartizione della responsabilità civile, differenziando la posizione della struttura sanitaria da quella dell'esercente la professione sanitaria), trovano applicazione anche nei processi in corso.

La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose. La medesima disciplina si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell'ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.

In altre parole, la struttura sanitaria risponderà dei fatti illeciti compiuti dagli esercenti la professione sanitaria secondo le regole della responsabilità contrattuale, con importanti conseguenze in termini di prescrizione, onere della prova e danno risarcibile: il termine prescrizionale sarà infatti di dieci anni e il danneggiato dovrà semplicemente provare il titolo da cui deriva l'obbligazione (ad es. c.d. contratto di spedalità) rimanendo in capo alla struttura sanitaria la prova dell'esatto adempimento ovvero dell'inadempimento non imputabile, ed il danno risarcibile è limitato al danno che poteva prevedersi al tempo in cui è sorta l'obbligazione, salvo che in caso di dolo.

L'esercente la professione sanitaria, invece, sarà chiamato a rispondere del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, ipotesi non ricorrente nel caso di specie), cioè secondo le norme sulla responsabilità extracontrattuale, che prevedono un termine prescrizionale di "soli" cinque anni ed un gravoso onere della prova in capo al danneggiato, che dovrà non solo allegare ma provare il fatto illecito, il danno, l'elemento soggettivo ed il nesso eziologico tra condotta ed evento.

Va inoltre considerato che con riferimento alla posizione del Sanitario, la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave ai sensi dell'art. 2236 c.c. attiene esclusivamente alla perizia nella soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media, o perché' la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza o perché non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 27 novembre 2018.




Ai medici specializzandi di cui al d.lgs. n. 257/1991 spetta la rideterminazione triennale dell’importo percepito a titolo di borsa di studio

Medici specializzandi - Equa rimunerazione - Borsa di studio - Rideterminazione triennale - Spettanza

Direttiva comunitaria - Inattuazione - Responsabilità dello Stato - Prescrizione - Termine decennale

Deve riconoscersi in favore dei medici specializzandi il diritto a beneficiare della rideterminazione triennale dell’importo percepito a titolo di borsa di studio, in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dal C.C.N.L. del S.S.N. dei medici neo assunti, ai sensi dell’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 257/1991. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

La responsabilità dell’amministrazione in merito alla mancata attuazione della direttiva comunitaria, relativa alla remunerazione spettante ai medici specializzandi, non ha natura aquiliana bensì indennitaria e, per tale motivo, ricade nell’area contrattuale, sicché il diritto al risarcimento del relativo danno è soggetto all’ordinario termine decennale di prescrizione, il cui dies a quo decorre dalla scadenza dei singoli anni accademici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 31 maggio 2018.




Responsabilità sanitaria: spetta al medico provare l’esatto adempimento della prestazione

Risarcimento del danno – Responsabilità professionale – Attività sanitaria – Consenso informato – Indicazione dei rischi connessi alla scorretta esecuzione dell’intervento – Necessità – Esclusione – Natura contrattuale della responsabilità – Affermazione – Onere della prova – Grava sul medico

In tema di consenso informato, il tenore dell’informazione non può spingersi a descrivere rischi improbabili o esiti infausti di per sé discendenti da una scorretta esecuzione dell’atto sanitario, posto che altrimenti dovrebbe accogliersi un inammissibile ragionamento tautologico per cui ogni volta in cui sia ravvisabile una condotta in qualche misura negligente nell’esecuzione della terapia o dell’intervento chirurgico dovrebbe necessariamente ravvisarsi, al contempo, una omissione informativa. Il che evidentemente non è.

Il paziente che agisce in giudizio deducendo l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria deve provare il contratto e allegare l’inadempimento del sanitario restando a carico del debitore l’onere di provare l’esatto adempimento. Infatti, nell’obbligazione di mezzi il mancato o inesatto risultato della prestazione non consiste nell’inadempimento, ma costituisce il danno consequenziale alla non diligente esecuzione della prestazione. Pertanto in queste obbligazioni in cui l’oggetto è la stessa attività, l’inadempimento coincide con il difetto di diligenza nell’esecuzione della prestazione, cosicché può senza dubbio ritenersi che la prova sia più “vicina” a chi ha eseguito la prestazione piuttosto che al paziente che l’ha ricevuta; tanto più che trattandosi di obbligazione professionale il difetto di diligenza consiste nell’inosservanza delle regole tecniche che governano il tipo di attività al quale il debitore è tenuto e che quindi è esigibile che sia quest’ultimo a dimostrare. Tale conclusione non è stata modificata dall’intervento della Legge Balduzzi, la responsabilità del medico ospedaliero – anche dopo l’entrata in vigore dell’articolo 3 Legge n. 189/12 – essendo da qualificarsi come contrattuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 02 maggio 2018.




Responsabilità sanitaria: l'incompletezza della cartella clinica ricade sulla struttura ospedaliera

Responsabilità della struttura sanitaria – Onere della prova – Incompletezza o difettosa tenuta della cartella clinica – Sussistenza nesso di causa tra condotta e danni – Ammissione

La difettosa tenuta ovvero la incompletezza della cartella clinica costituiscono circostanze di fatto che il giudice può utilizzare per ritenere sussistente il nesso di causa tra la condotta dei sanitari della struttura ospedaliera e i danni lamentati dal paziente. (Nel caso di specie il giudice ha ritenuto che i danni subiti dall'attrice fossero conseguenza dell'operato negligente del personale sanitario della struttura ospedaliera - consistente nell'errato posizionamento della paziente sul letto operatorio – sia perché l'espletata CTU medico-legale aveva individuato tale possibile nesso di causa sia perché la cartella clinica sul punto era assolutamente incompleta, non emergendo dalla stessa che i sanitari avessero eseguito il corretto posizionamento della paziente sul tavolo operatorio). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 aprile 2018.




Rigorosa la prova medico-legale del colpo di frusta ai fini del risarcimento del danno

Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione

La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 13 aprile 2018.




Responsabilità medica: la mera produzione del referto che si assume erroneo non è idonea a far ritenere assolto l’onere probatorio

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Non corretta valutazione del documento iconografico -  Insufficienza della produzione delle sole refertazioni - Necessità della produzione delle immagini da parte dell’attore che allega l’inadempimento

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Consulenza tecnica di parte - Mera allegazione difensiva - Autonomo valore probatorio - Esclusione

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Produzione documentale in corso di CTU - Inammissibilità

Laddove la domanda attorea si fondi sulla erroneità della valutazione svolta dal medico specialista radiologo e contenuta nel referto in relazione alla situazione clinica come rilevabile dal documento iconografico è evidente che la mera produzione del referto che si assume erroneo non è idonea a far ritenere assolto l’onere probatorio gravante sul paziente danneggiato. Solo dal confronto tra immagine radiografica e referto è possibile, infatti, accertare la fondatezza delle allegazioni attoree in ordine all’errore o omissione diagnostica.
Le radiografie, quindi, costituiscono documenti aventi ad oggetto la prova dei fatti che nella specie devono essere considerati “fatti principali” ossia fatti costitutivi del credito risarcitorio, dedotto in giudizio, aventi rilevanza fondamentale. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

La consulenza tecnica di parte costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio, posto che il contenuto tecnico del documento non vale ad alterarne la natura, che resta quella di atto difensivo, e non può, quindi, essere oggetto di consulenza tecnica d’ufficio (cfr. Cass. n. 16552 del 6.8.2015). Pertanto, quanto riportato nella consulenza non costituisce prova né dei fatti ivi esposti né della responsabilità dei convenuti. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

Nel corso di una consulenza tecnica si deve escludere l’ammissibilità della produzione tardiva di prove documentali concernenti fatti e situazioni poste direttamente a fondamento della domanda e delle eccezioni di merito, essendo irrilevante il consenso della controparte, atteso che, ai sensi dell’art. 198 c.p.c., tale consenso può essere espresso solo con riferimento all’esame dei documenti accessori, cioè utili a consentire una risposta più esauriente ed approfondita al quesito posto dal giudice (Cass. 27.4.2016 n. 8403; Cass. 2.12.2010 n. 24549). (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 febbraio 2018.




Mediazione applicabile anche alla chiamata in causa del terzo

Processo civile – Mediazione – Chiamata in causa di terzo fondata sul contratto assicurativo

Mediazione – Rinnovazione – Partecipazione al procedimento di consulenza delle imprese di assicurazione dell'ente ospedaliero e del professionista

L'incipit dell'art. 5, co. 1 bis, d.lgs. 28/10, riferendosi a “chi intende esercitare in giudizio un'azione”, non si riferisce solamente alle domande proposte dall'attore e può dunque essere riferito anche alla chiamata di terzo fondata sul contratto assicurativo purché vi sia una controversia tra chiamante e chiamato sulla validità o operatività del contratto di assicurazione.

La rinnovazione della mediazione con un ambito soggettivo più ampio di quello originario può assicurare maggiormente il risultato conciliativo e di ciò si ha una indiretta conferma nel disposto del comma 4 dell'art. 8 della l. 24/2017; tale norma infatti prevede testualmente che: “la partecipazione al procedimento di consulenza preventiva è obbligatoria per tutte le parti, comprese le imprese di assicurazione di cui all’art. 10”; e il legislatore infatti prevedendo che le compagnie assicuratrici dell'ente ospedaliero e del professionista sono parti necessarie il procedimento di ATP e, per di più, quelle principalmente onerate della proposta conciliativa, ha inteso assicurare la funzione conciliativa dell’istituto nella piena consapevolezza che senza un loro coinvolgimento le possibilità conciliativa sono assai ridotte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 02 febbraio 2018.




Nuova legge sulla responsabilità medica: sul litisconsorzio

Responsabilità sanitaria – Litisconsorzio necessario – Art. 12 legge n. 24 del 2017 – Medico della struttura

In materia di responsabilità sanitaria, con riferimento alla questione relativa alla necessità o meno della partecipazione all’ATP anche del medico della struttura (soggetto contro il quale il paziente potrebbe non avere interesse ad agire nel successivo giudizio di merito o che potrebbe non essere facile da individuare in caso di più soggetti potenzialmente responsabili), solo nel giudizio contro la Compagnia di assicurazione del medico libero professionista è litisconsorte necessario anche quest’ultimo, che invece, se dipendente, non è litisconsorte nel processo che vede coinvolta la Compagnia e la struttura dove lavora (v. art. 12). Ecco che il medico è parte necessaria anche dell’ATP ogni volta venga in questione una sua responsabilità quale libero professionista e non quale dipendente di una struttura pubblica o privata e dovrà comunque partecipare al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. quando gli venga notificato un ricorso per ATP su iniziativa del paziente-attore.
In relazione alla questione relativa a chi debba chiamare nel giudizio di accertamento tecnico preventivo la Compagnia di Assicurazioni, dopo l’introduzione dell’azione diretta e l’emanazione del decreto ministeriale attuativo può chiamare in sede di ATP la detta Compagnia anche direttamente il danneggiato. Comunque, pur non essendo pacifico che la partecipazione obbligatoria all’ATP da parte della Compagnia di Assicurazioni prevista dall’art. 8 comporti litisconsorzio necessario della stessa prima che diventi operativa la possibilità di azione diretta in forza del citato decreto ministeriale, è preferibile ritenere che se nessuno chiama nel procedimento per ATP la detta Compagnia, allora sarà il giudice che ne disporrà la chiamata ex art. 107 c.p.c. a cura della parte ricorrente, pure tenuto conto di esigenze di economia processuale (e l’accertamento tecnico preventivo ai fini conciliativi di cui agli artt. 696 bis ss. c.p.c., essendo un procedimento di giurisdizione contenziosa e non volontaria, è soggetto alla norme di diritto comune sulla partecipazione dei terzi al processo – art. 105 s. c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Marsala 07 dicembre 2017.




Non applicabilità dell’Irap sulle prestazioni dell’odontoiatra socio della clinica

Tributi – Irap – Presupposti – Attività professionale – Autonoma organizzazione – Governo dei profili organizzativi della società – Non sussiste – Esclusione

La qualità di mero socio del professionista che esegue prestazioni in favore della società, in mancanza di prova fornita dall’Agenzia sulla capacità di indirizzare i profili organizzativi della società medesima, non realizza il presupposto dell’applicabilità dell’Irap. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Umbria 20 novembre 2017.




Sulla responsabilità medica del dentista

Responsabilità medica – Dentista – Natura contrattuale del rapporto – Nesso causale regola del più probabile che non – Ripartizione onere prova – Obbligo di informazione

Il rapporto che si instaura con il dentista di fiducia ha natura contrattuale, per cui era onere del medico adempiere l’obbligazione assunta con la diligenza professionale dovuta in base alle cognizioni tecnico scientifiche del periodo, gravando sullo stesso l’onere di dimostrare, in caso di esito negativo, di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Per stabilire la sussistenza del nesso causale, si usa la regola del più probabile che non, non valendo ad escludere il nesso causale la considerazione che per eventi eccezionali una infezione possa derivare anche da un intervento eseguito perfettamente.

Accertato dunque l’evento e il nesso di causalità con la condotta del medico, è onere di quest’ultimo provare di aver osservato tutto il protocollo medico previsto per il tipo di farmaco usato e di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento.

Il medico è sempre tenuto ad informare il paziente delle terapie a cui lo sta sottoponendo e dei rischi connessi (conseguenze possibili, effetti collaterali), in particolar modo quando tali terapie sono potenzialmente pericolose, anche se necessarie.

Non vale ad escludere il nesso eziologico quella minima percentuale di casi in cui, pur essendo stato eseguito perfettamente l’intervento, comunque si determina l’infezione, perché era comunque onere del medico dimostrare che si fosse verificata una infezione fondata su cause eccezionali, prova che invece non è stata data. (Angelo Pulito) (Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 12 luglio 2017.




Attività medico-chirurgica, consenso informato e inadeguatezza del modulo informativo

Attività medico-chirurgica – Consenso informato – Necessità – Inadeguatezza del modulo informativo – Responsabilità del medico e della struttura ospedaliera medica – Sussistenza – Risarcimento del danno – Liquidazione – Criterio

La sottoposizione di un paziente ad intervento chirurgico in forza di un modulo informativo gravemente carente (nel caso di specie in quanto generico in relazione alla tipologia di intervento da praticare, non contenente le possibili complicazioni e il grado di rischio e non sufficientemente descrittivo del decorso post-operatorio) viola il diritto del paziente sia di autodeterminarsi in modo consapevole sia di compiere la propria scelta consultando altre strutture ed è fonte di responsabilità civile per l’ente ospedaliero e il medico.In ordine al quantum del risarcimento, in difetto di previsioni normative e onde evitare l’attribuzione di un valore del tutto arbitrario, occorre individuare un parametro che tenga conto della natura della malattia di cui il paziente era affetto e delle conseguenze comunque patite nonché del sistema risarcitorio previsto dal legislatore per le lesioni micropermanenti (tale essendo il tipo di lesioni subito dal paziente in conseguenza dell’intervento chirurgico eseguito in conformità delle leges artis ma con esito negativo per cause non imputabili al medico), parametro che si individua in una percentuale dell’importo che verrebbe riconosciuto ove si dovesse risarcire il danno biologico residuato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 04 luglio 2017.




Responsabilità per la somministrazione di vaccini - Criterio del 'più probabile che non'

Procedimento civile - Prova - Criterio del "più probabile che non" - Fattispecie in tema di somministrazione di vaccini

In tema di accertamento del nesso causale, in mancanza di una legge di copertura che abbia fondamento scientifico, occorre fare riferimento al criterio del "più probabile che non". L'applicazione di tale criterio comporta, nondimeno, che il calcolo delle probabilità che un evento sia ricollegabile causalmente ad una causa antecedente debba essere fondato non su un criterio generico e meramente "intuitivo", ma sulla applicazione delle regole scientifiche del calcolo probabilistico.

Sulla scorta di tale premessa, la Corte d'appello di Bologna ha rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dagli eredi di un soldato morto di leucemia, insorta, secondo le assunzioni attoree, a seguito della somministrazione (nel corso del servizio militare) di vaccini contententi metalli pesanti (piombo, mercurio, ecc...). Nel rilevare che i metalli pesanti assunti con i vaccini era pari a 801,5 mg e che tale assunzione era di gran lunga inferiore a quella derivante dall'assunzione di cibo (ad es. pesce) o di prodotti farmaceutici di uso comune (Maalox, Aspirina, Vegetallumina, Viamal, ecc...) o di sostanze di altro genere (quali ad es. le polveri sottili dell’ambiente o il fumo di sigaretta, cui peraltro il soldato era abitualmente dedito), la Corte ha ritenuto che fosse più probabile che la modificazione genetica fosse derivata da tali cause e non dalla prima (vaccini). (Luciano Varotti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 20 dicembre 2016.




L’assistenza residenziale ai malati di Alzheimer è anche a carico dei familiari

Servizio sanitario nazionale – Ricovero di soggetto affetto da morbo di Alzheimer – Costi – Gravanti sul solo Servizio sanitario nazionale – Esclusione – Quota a carico del paziente o dei familiari – Sussiste

Il D.P.C.M. 29/11/2001 statuisce le prestazioni sanitarie per le quali non è possibile scindere la componente sanitaria e quella sociale che possono essere oggetto di contribuzione ad opera non esclusivamente del Servizio sanitario nazionale, attingendo pertanto dal beneficiario stesso o dai suoi congiunti. Questi servizi di assistenza essenziali (LEA) sono stati recepiti dal legislatore nella legge 289/2002 all’art.54.
Non esiste alcuna norma imperativa che ponga interamente a carico del servizio sanitario nazionale l’esborso per l’attività prestata in favore di soggetto affetto da morbo di Alzheimer. [Il Tribunale, sulla base del mutato quadro normativo rispetto a quello su cui si fondava la sentenza n.4558/2012 della Corte di Cassazione, ha confermato il decreto ingiuntivo emesso in favore di un casa di riposo per il recupero della quota di retta a carico dei famigliari di un ospite della struttura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 19 settembre 2016.




Indennità di rischio radiologico

Indennità di rischio radiologico - Diritto al congedo aggiuntivo - Accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 - Natura costitutiva - Prova

In tema di indennità di rischio radiologico, non è ammissibile alcuna motivazione che giustifichi l'attribuzione del beneficio con effetto da un periodo successivo, a fronte di una situazione immutata, rispetto al periodo precedente.

Deve essere riconosciuto il diritto al congedo aggiuntivo, poiché la mancata fruizione di esso non è imputabile al dipendente, sia perché non è previsto alcun onere di richiesta in tal senso, sia perché, in quanto finalizzato alla prevenzione di patologie derivanti dall'esposizione a radiazioni ionizzanti, il beneficio in esame non può essere oggetto di rinuncia.

L'accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 ha natura costitutiva soltanto per ciò che attiene alla attualizzazione del credito del ricorrente per l'indennità in misura intera, nel senso che rende quest'ultimo liquido ed esigibile; viceversa, il titolo all'indennità stessa sorge per effetto dell'applicazione del dipendente interessato ad una attività che lo esponga professionalmente a radiazioni ionizzanti nelle dosi superiori a quelle stabilite dalla legge, indipendentemente dal momento in cui venga compiuto il relativo accertamento.

Basta la prova testimoniale da cui emerge che il ricorrente sia stato esposto abitualmente al rischio radiologico, in ragione dell'attività cui era normalmente adibito, per ritenere pacificamente provata la situazione ambientale in cui lo stesso ha operato, ritenendo superflua ogni ulteriore indagine istruttoria. (Antonio Chicoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 28 giugno 2016.




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Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
Centro Studi Giuridici

Associazione di promozione sociale, con sede in 42045 - Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31, a far tempo dal 02/11/11.
P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205

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