Riviste:   IL CASO.it Dir. della Famiglia e dei Minori Persone

    La Responsabilità del Medico

ISSN  

       Rivista trimestrale di diritto e responsabilità della professione medica

   Home    Articoli    Sentenze di merito    Sentenze di legittimità    Documenti    Archivi   
 

Codice civile

 i Link

 Il Caso.it

 C.Civile

 C.Proc. Civile

 C.Penale

 C.Proc. Penale

 C.Mediazione


 Donazioni


C.Cassazione

C.Costituzionale

Gazzetta Uff.

Leggi UE

Banca d'Italia

Consob






 

 

 



Merito


Medici specializzandi - Equa rimunerazione - Borsa di studio - Rideterminazione triennale - Spettanza

Direttiva comunitaria - Inattuazione - Responsabilità dello Stato - Prescrizione - Termine decennale


Deve riconoscersi in favore dei medici specializzandi il diritto a beneficiare della rideterminazione triennale dell’importo percepito a titolo di borsa di studio, in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dal C.C.N.L. del S.S.N. dei medici neo assunti, ai sensi dell’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 257/1991. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

La responsabilità dell’amministrazione in merito alla mancata attuazione della direttiva comunitaria, relativa alla remunerazione spettante ai medici specializzandi, non ha natura aquiliana bensì indennitaria e, per tale motivo, ricade nell’area contrattuale, sicché il diritto al risarcimento del relativo danno è soggetto all’ordinario termine decennale di prescrizione, il cui dies a quo decorre dalla scadenza dei singoli anni accademici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 31 maggio 2018.




Responsabilità della struttura sanitaria – Onere della prova – Incompletezza o difettosa tenuta della cartella clinica – Sussistenza nesso di causa tra condotta e danni – Ammissione

La difettosa tenuta ovvero la incompletezza della cartella clinica costituiscono circostanze di fatto che il giudice può utilizzare per ritenere sussistente il nesso di causa tra la condotta dei sanitari della struttura ospedaliera e i danni lamentati dal paziente. (Nel caso di specie il giudice ha ritenuto che i danni subiti dall'attrice fossero conseguenza dell'operato negligente del personale sanitario della struttura ospedaliera - consistente nell'errato posizionamento della paziente sul letto operatorio – sia perché l'espletata CTU medico-legale aveva individuato tale possibile nesso di causa sia perché la cartella clinica sul punto era assolutamente incompleta, non emergendo dalla stessa che i sanitari avessero eseguito il corretto posizionamento della paziente sul tavolo operatorio). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 aprile 2018.




Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Non corretta valutazione del documento iconografico -  Insufficienza della produzione delle sole refertazioni - Necessità della produzione delle immagini da parte dell’attore che allega l’inadempimento

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Consulenza tecnica di parte - Mera allegazione difensiva - Autonomo valore probatorio - Esclusione

Risarcimento danni da responsabilità professionale medica - Onere della prova - Produzione documentale in corso di CTU - Inammissibilità


Laddove la domanda attorea si fondi sulla erroneità della valutazione svolta dal medico specialista radiologo e contenuta nel referto in relazione alla situazione clinica come rilevabile dal documento iconografico è evidente che la mera produzione del referto che si assume erroneo non è idonea a far ritenere assolto l’onere probatorio gravante sul paziente danneggiato. Solo dal confronto tra immagine radiografica e referto è possibile, infatti, accertare la fondatezza delle allegazioni attoree in ordine all’errore o omissione diagnostica.
Le radiografie, quindi, costituiscono documenti aventi ad oggetto la prova dei fatti che nella specie devono essere considerati “fatti principali” ossia fatti costitutivi del credito risarcitorio, dedotto in giudizio, aventi rilevanza fondamentale. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

La consulenza tecnica di parte costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio, posto che il contenuto tecnico del documento non vale ad alterarne la natura, che resta quella di atto difensivo, e non può, quindi, essere oggetto di consulenza tecnica d’ufficio (cfr. Cass. n. 16552 del 6.8.2015). Pertanto, quanto riportato nella consulenza non costituisce prova né dei fatti ivi esposti né della responsabilità dei convenuti. (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)

Nel corso di una consulenza tecnica si deve escludere l’ammissibilità della produzione tardiva di prove documentali concernenti fatti e situazioni poste direttamente a fondamento della domanda e delle eccezioni di merito, essendo irrilevante il consenso della controparte, atteso che, ai sensi dell’art. 198 c.p.c., tale consenso può essere espresso solo con riferimento all’esame dei documenti accessori, cioè utili a consentire una risposta più esauriente ed approfondita al quesito posto dal giudice (Cass. 27.4.2016 n. 8403; Cass. 2.12.2010 n. 24549). (Gianluca Nervegna) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 febbraio 2018.




Responsabilità sanitaria – Litisconsorzio necessario – Art. 12 legge n. 24 del 2017 – Medico della struttura

In materia di responsabilità sanitaria, con riferimento alla questione relativa alla necessità o meno della partecipazione all’ATP anche del medico della struttura (soggetto contro il quale il paziente potrebbe non avere interesse ad agire nel successivo giudizio di merito o che potrebbe non essere facile da individuare in caso di più soggetti potenzialmente responsabili), solo nel giudizio contro la Compagnia di assicurazione del medico libero professionista è litisconsorte necessario anche quest’ultimo, che invece, se dipendente, non è litisconsorte nel processo che vede coinvolta la Compagnia e la struttura dove lavora (v. art. 12). Ecco che il medico è parte necessaria anche dell’ATP ogni volta venga in questione una sua responsabilità quale libero professionista e non quale dipendente di una struttura pubblica o privata e dovrà comunque partecipare al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. quando gli venga notificato un ricorso per ATP su iniziativa del paziente-attore.
In relazione alla questione relativa a chi debba chiamare nel giudizio di accertamento tecnico preventivo la Compagnia di Assicurazioni, dopo l’introduzione dell’azione diretta e l’emanazione del decreto ministeriale attuativo può chiamare in sede di ATP la detta Compagnia anche direttamente il danneggiato. Comunque, pur non essendo pacifico che la partecipazione obbligatoria all’ATP da parte della Compagnia di Assicurazioni prevista dall’art. 8 comporti litisconsorzio necessario della stessa prima che diventi operativa la possibilità di azione diretta in forza del citato decreto ministeriale, è preferibile ritenere che se nessuno chiama nel procedimento per ATP la detta Compagnia, allora sarà il giudice che ne disporrà la chiamata ex art. 107 c.p.c. a cura della parte ricorrente, pure tenuto conto di esigenze di economia processuale (e l’accertamento tecnico preventivo ai fini conciliativi di cui agli artt. 696 bis ss. c.p.c., essendo un procedimento di giurisdizione contenziosa e non volontaria, è soggetto alla norme di diritto comune sulla partecipazione dei terzi al processo – art. 105 s. c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Marsala 07 dicembre 2017.




Tributi – Irap – Presupposti – Attività professionale – Autonoma organizzazione – Governo dei profili organizzativi della società – Non sussiste – Esclusione

La qualità di mero socio del professionista che esegue prestazioni in favore della società, in mancanza di prova fornita dall’Agenzia sulla capacità di indirizzare i profili organizzativi della società medesima, non realizza il presupposto dell’applicabilità dell’Irap. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Umbria 20 novembre 2017.




Responsabilità medica – Dentista – Natura contrattuale del rapporto – Nesso causale regola del più probabile che non – Ripartizione onere prova – Obbligo di informazione

Il rapporto che si instaura con il dentista di fiducia ha natura contrattuale, per cui era onere del medico adempiere l’obbligazione assunta con la diligenza professionale dovuta in base alle cognizioni tecnico scientifiche del periodo, gravando sullo stesso l’onere di dimostrare, in caso di esito negativo, di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Per stabilire la sussistenza del nesso causale, si usa la regola del più probabile che non, non valendo ad escludere il nesso causale la considerazione che per eventi eccezionali una infezione possa derivare anche da un intervento eseguito perfettamente.

Accertato dunque l’evento e il nesso di causalità con la condotta del medico, è onere di quest’ultimo provare di aver osservato tutto il protocollo medico previsto per il tipo di farmaco usato e di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento.

Il medico è sempre tenuto ad informare il paziente delle terapie a cui lo sta sottoponendo e dei rischi connessi (conseguenze possibili, effetti collaterali), in particolar modo quando tali terapie sono potenzialmente pericolose, anche se necessarie.

Non vale ad escludere il nesso eziologico quella minima percentuale di casi in cui, pur essendo stato eseguito perfettamente l’intervento, comunque si determina l’infezione, perché era comunque onere del medico dimostrare che si fosse verificata una infezione fondata su cause eccezionali, prova che invece non è stata data. (Angelo Pulito) (Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 12 luglio 2017.




Attività medico-chirurgica – Consenso informato – Necessità – Inadeguatezza del modulo informativo – Responsabilità del medico e della struttura ospedaliera medica – Sussistenza – Risarcimento del danno – Liquidazione – Criterio

La sottoposizione di un paziente ad intervento chirurgico in forza di un modulo informativo gravemente carente (nel caso di specie in quanto generico in relazione alla tipologia di intervento da praticare, non contenente le possibili complicazioni e il grado di rischio e non sufficientemente descrittivo del decorso post-operatorio) viola il diritto del paziente sia di autodeterminarsi in modo consapevole sia di compiere la propria scelta consultando altre strutture ed è fonte di responsabilità civile per l’ente ospedaliero e il medico.In ordine al quantum del risarcimento, in difetto di previsioni normative e onde evitare l’attribuzione di un valore del tutto arbitrario, occorre individuare un parametro che tenga conto della natura della malattia di cui il paziente era affetto e delle conseguenze comunque patite nonché del sistema risarcitorio previsto dal legislatore per le lesioni micropermanenti (tale essendo il tipo di lesioni subito dal paziente in conseguenza dell’intervento chirurgico eseguito in conformità delle leges artis ma con esito negativo per cause non imputabili al medico), parametro che si individua in una percentuale dell’importo che verrebbe riconosciuto ove si dovesse risarcire il danno biologico residuato. (Mauro Pietro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 04 luglio 2017.




Procedimento civile - Prova - Criterio del "più probabile che non" - Fattispecie in tema di somministrazione di vaccini

In tema di accertamento del nesso causale, in mancanza di una legge di copertura che abbia fondamento scientifico, occorre fare riferimento al criterio del "più probabile che non". L'applicazione di tale criterio comporta, nondimeno, che il calcolo delle probabilità che un evento sia ricollegabile causalmente ad una causa antecedente debba essere fondato non su un criterio generico e meramente "intuitivo", ma sulla applicazione delle regole scientifiche del calcolo probabilistico.

Sulla scorta di tale premessa, la Corte d'appello di Bologna ha rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dagli eredi di un soldato morto di leucemia, insorta, secondo le assunzioni attoree, a seguito della somministrazione (nel corso del servizio militare) di vaccini contententi metalli pesanti (piombo, mercurio, ecc...). Nel rilevare che i metalli pesanti assunti con i vaccini era pari a 801,5 mg e che tale assunzione era di gran lunga inferiore a quella derivante dall'assunzione di cibo (ad es. pesce) o di prodotti farmaceutici di uso comune (Maalox, Aspirina, Vegetallumina, Viamal, ecc...) o di sostanze di altro genere (quali ad es. le polveri sottili dell’ambiente o il fumo di sigaretta, cui peraltro il soldato era abitualmente dedito), la Corte ha ritenuto che fosse più probabile che la modificazione genetica fosse derivata da tali cause e non dalla prima (vaccini). (Luciano Varotti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 20 dicembre 2016.




Servizio sanitario nazionale – Ricovero di soggetto affetto da morbo di Alzheimer – Costi – Gravanti sul solo Servizio sanitario nazionale – Esclusione – Quota a carico del paziente o dei familiari – Sussiste

Il D.P.C.M. 29/11/2001 statuisce le prestazioni sanitarie per le quali non è possibile scindere la componente sanitaria e quella sociale che possono essere oggetto di contribuzione ad opera non esclusivamente del Servizio sanitario nazionale, attingendo pertanto dal beneficiario stesso o dai suoi congiunti. Questi servizi di assistenza essenziali (LEA) sono stati recepiti dal legislatore nella legge 289/2002 all’art.54.
Non esiste alcuna norma imperativa che ponga interamente a carico del servizio sanitario nazionale l’esborso per l’attività prestata in favore di soggetto affetto da morbo di Alzheimer. [Il Tribunale, sulla base del mutato quadro normativo rispetto a quello su cui si fondava la sentenza n.4558/2012 della Corte di Cassazione, ha confermato il decreto ingiuntivo emesso in favore di un casa di riposo per il recupero della quota di retta a carico dei famigliari di un ospite della struttura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 19 settembre 2016.




Indennità di rischio radiologico - Diritto al congedo aggiuntivo - Accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 - Natura costitutiva - Prova

In tema di indennità di rischio radiologico, non è ammissibile alcuna motivazione che giustifichi l'attribuzione del beneficio con effetto da un periodo successivo, a fronte di una situazione immutata, rispetto al periodo precedente.

Deve essere riconosciuto il diritto al congedo aggiuntivo, poiché la mancata fruizione di esso non è imputabile al dipendente, sia perché non è previsto alcun onere di richiesta in tal senso, sia perché, in quanto finalizzato alla prevenzione di patologie derivanti dall'esposizione a radiazioni ionizzanti, il beneficio in esame non può essere oggetto di rinuncia.

L'accertamento compiuto dalla Commissione ex art. 120 del D.P.R. n. 38490 ha natura costitutiva soltanto per ciò che attiene alla attualizzazione del credito del ricorrente per l'indennità in misura intera, nel senso che rende quest'ultimo liquido ed esigibile; viceversa, il titolo all'indennità stessa sorge per effetto dell'applicazione del dipendente interessato ad una attività che lo esponga professionalmente a radiazioni ionizzanti nelle dosi superiori a quelle stabilite dalla legge, indipendentemente dal momento in cui venga compiuto il relativo accertamento.

Basta la prova testimoniale da cui emerge che il ricorrente sia stato esposto abitualmente al rischio radiologico, in ragione dell'attività cui era normalmente adibito, per ritenere pacificamente provata la situazione ambientale in cui lo stesso ha operato, ritenendo superflua ogni ulteriore indagine istruttoria. (Antonio Chicoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 28 giugno 2016.




Rinvio pregiudiziale – Protezione sanitaria dei vegetali – Direttiva 2000/29/CE – Protezione contro l’introduzione e la diffusione nell’Unione europea di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali – Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 – Misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et Raju) – Articolo 6, paragrafo 2, lettera a) – Obbligo di procedere alla rimozione immediata delle piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute, in un raggio di 100 metri attorno alle piante infette – Validità – Articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 2000/29 – Principio di proporzionalità – Principio di precauzione – Obbligo di motivazione – Diritto a un indennizzo

L’esame delle questioni sollevate non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità dell’articolo 6, paragrafo 2, lettera a), della decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione, del 18 maggio 2015, relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et al.), in rapporto alla direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell’8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità, come modificata dalla direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del 28 novembre 2002, letta alla luce dei principi di precauzione e di proporzionalità, nonché in rapporto all’obbligo di motivazione previsto dall’articolo 296 TFUE e dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 09 giugno 2016.




Nascita - Acquisto di soggettività giuridica - Responsabilità medica - Risarcimento danno biologico - Risarcimento danno per perdita di relazione genitoriale

Nell’attuale contesto di conoscenze mediche e di possibilità di intervento anche tecnologico in ogni momento della vita umana, a partire da quello iniziale, il respiro autonomo non può più essere di per se’ essere considerato unico significativo indice di vitalità o di mortalità, dovendosi avere riguardo anche ad altri parametri quali il battito cardiaco o le funzioni dell’encefalo.

Nel momento in cui per effetto di intervento medico si è stabilizzata per il soggetto una condizione di funzionalità degli organi vitali non può dubitarsi che egli sia venuto in esistenza ed abbia acquisito, con lo status di persona fisica, la capacità giuridica e con essa la possibilità di essere centro di imputazione di interessi e di diritti soggettivi; senza che su tale aspetto possa assumere rilievo alcuno il fatto che la respirazione non avesse avuto inizio o sia stata mantenuta non già in forma autonoma bensì indotta. (Matteo Sanvito) (riproduzione riservata)
Appello Torino 03 giugno 2016.




Prova – Documenti – Produzione di prove documentali solo nel corso della CTU – Tardività – Sussiste – Produzione di tracciati allegati a cartella clinica – Inammissibilità – Sussiste

La prova documentale deve essere offerta al giudice nel rispetto delle preclusioni processuali: in particolare, è tardiva la produzione che avvenga in modo del tutto illegittimo solo nel corso dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio e, vieppiù, per mero comportamento (errato) del CTU che acquisisca i documenti offertigli da una sola parte. Peraltro, vi è da dire che l'eventuale consenso delle parti all'acquisizione di nuova documentazione, espresso in sede di espletamento delle operazioni di consulenza tecnica d'ufficio, è comunque, irrilevante, dal momento che, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 194 c.p.c. e 90 disp. att. c.p.c., non è consentito all’ausiliario del giudice ricevere altri scritti defensionali oltre quelli, contenenti osservazioni e istanze di parte, ivi previsti ed, a fortiori, nuovi documenti, stante la decadenza già maturata per lo spirare dei termini perentori. In particolare, è da ritenersi del tutto tardiva la produzione - da parte dell’azienda sanitaria che li possiede – dei tracciati allegati ad una cartella clinica, se intervenuta oltre la scadenza dei termini assegnati dal giudice ex art.183 c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme 31 marzo 2016.




Responsabilità medica – Danno iatrogeno – Liquidazione del danno – Applicabilità dei criteri introdotti dalla Legge cd. Balduzzi con efficacia retroattiva – Esclusione

In materia di liquidazione del danno iatrogeno, la norma introdotta dall’art.3 co.3 del D.L. n. 158 del 2012 (cd. legge Balduzzi), che ha previsto che la liquidazione del danno da colpa medica debba effettuarsi secondo i valori già previsti per il danno da circolazione stradale, e pertanto con riferimento alle tabelle previste dall’art. 139 del Codice delle Assicurazioni, non ha efficacia retroattiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 02 novembre 2015.




Attività medico-chirurgica – Intervento di sterilizzazione – Omessa esecuzione dell’intervento richiesto – Responsabilità della struttura sanitaria – Sussiste
 
Risarcimento del danno – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Omesso ricorso alla procedura di interruzione volontaria della gravidanza – Riconducibilità dell’intervento abortivo alla ordinaria diligenza – Esclusione


Il secondo comma dell'art. 1227 cod. civ., nel porre come condizione per il risarcimento dei danni l'inevitabilità degli stessi da parte del creditore, impone a quest’ultimo una condotta attiva diretta ad impedire le conseguenze dell'altrui comportamento dannoso, ma nei limiti dell’ordinaria diligenza, laddove si intendono comprese nell'ambito dell'ordinaria diligenza, all'uopo richiesta, soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)

Il dovere di usare l’ordinaria diligenza non implica, pertanto, l’obbligo della paziente danneggiata dalla omessa o inesatta esecuzione di un intervento di sterilizzazione di sottoporsi ad interruzione volontaria della gravidanza al fine di evitare i danni conseguenti all’inadempimento, comportando l’intervento abortivo un evidente e rilevante sacrificio alla salute e alla libertà di autodeterminazione della madre. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 07 ottobre 2015.




Responsabilità del medico ospedaliero – Natura giuridica – Alla luce delle modifiche apportate dalla Legge Balduzzi – Natura extracontrattuale – Sussiste

Responsabilità del medico ospedaliero – Natura giuridica – Alla luce delle modifiche apportate dalla Legge Balduzzi – Natura extracontrattuale – Sussiste – Conseguenze – Azione di regresso della struttura sanitaria

Responsabilità medica – Azione di regresso della struttura sanitaria verso il medico dipendente che ha eseguito l’intervento – Caratteristiche


Dopo l’entrata in vigore della cd legge Balduzzi (vd, in particolare, Trib. Milano sent. n. 9693 del 23 luglio 2014, in Foro It. 2014, 11, I, 3294), se il paziente/danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il quale è venuto in “contatto” presso una struttura sanitaria, senza allegare la conclusione di un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata soltanto in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c. che l’attore ha l’onere di provare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di responsabilità civile, la parte evocata in giudizio per il risarcimento del danno può chiamare in causa altro corresponsabile al fine di esercitare il regresso contro di questi, per il caso di esito positivo dell'azione intrapresa dal danneggiato. Nel caso in cui la struttura sanitaria adita dal paziente danneggiato, chiami in causa a titolo di regresso il medico (libero professionista) che in concreto ha svolto la prestazione medica, la pretesa della medesima è disciplinata dall’art. 2055 commi 2 e 3 c.c., senza che il professionista possa invocare nel caso concreto limitazioni al diritto di rivalsa della struttura sanitaria basate sul contratto collettivo di categoria o sul contratto di collaborazione professionale concluso dalle parti. L’azione della struttura convenuta non si fonda infatti sul rapporto negoziale intercorso con il professionista, bensì sul diritto riconosciuto dall’ordinamento a ciascun corresponsabile di un evento dannoso di agire in regresso nei confronti degli altri per la ripartizione interna, sulla base della gravità delle rispettive colpe e dell’entità delle conseguenze dannose che ne sono derivate (art. 2055 comma 2 c.c.). Ora, poiché sulla base dell’indicazione contenuta nell’art. 3 comma 1 della Legge Balduzzi la responsabilità risarcitoria del medico – che non ha concluso nessun contratto con il paziente - per la condotta lesiva tenuta ai danni del paziente col quale è venuto in contatto presso la struttura sanitaria è ravvisabile solo qualora il comportamento del professionista integri un fatto illecito ex art. 2043 c.c., il soggetto che agisce in regresso ex art. 2055 c.c. è tenuto a provare gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana in capo al medico, sul quale pretende di riversare in tutto o in parte le conseguenze risarcitorie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’impresa sanitaria tenuta ad adempiere le prestazioni oggetto del contratto di spedalità non può pretendere con l’azione di regresso di far ricadere integralmente le conseguenze pregiudizievoli dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento sul proprio dipendente/ausiliario se non provando sia che la condotta del soggetto di cui si è avvalsa per adempiere ha concretato un fatto illecito (causativo del danno che la struttura sanitaria è tenuta a risarcire al paziente), sia che essa è stata la sola che abbia determinato l’evento dannoso, senza vi abbiano concorso altre condotte attive o omissive imputabili alla stessa impresa sanitaria che agisce in regresso (perché tenute da altri suoi dipendenti/collaboratori, come in caso di responsabilità di equipe, o perché riconducibili a carenze organizzative e/o gestionali dell’impresa sanitaria). Le condotte che a vario titolo possono contribuire alla produzione dell’evento lesivo subito dal paziente non legittimano certo la pretesa di riversare sul singolo corresponsabile anche quella percentuale di danno non riferibile alla condotta colposa del medico convenuto in regresso dalla struttura sanitaria: poiché “nel dubbio le singole colpe si presumono uguali” (comma 3 dell’art. 2055 c.c.), è dunque onere di chi agisce in regresso provare che al convenuto - corresponsabile verso il terzo danneggiato - è attribuibile l’integrale obbligazione risarcitoria o comunque una percentuale della stessa superiore a quella dell’attore, in ragione di una maggiore incidenza causale o di una maggiore gravità della colpa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 31 gennaio 2015.




Responsabilità medica – Lesione macropermanente – Danno patrimoniale futuro – Risarcibilità – Metodologia – Costituzione di rendita vitalizia – Sussiste

Al paziente vittima di errore sanitario, da cui sia derivato un danno iatrogeno catastrofale (nel caso di specie, con invalidità permanente pari al 90%), compete anche il danno patrimoniale futuro, concernente le spese di assistenza necessarie per il resto della vita del danneggiato. Questa voce di danno ha carattere permanente ma è oggettivamente impossibile stabilire la durata presumibile della vita del danneggiato. Ne consegue che il danno può essere riparato, ai sensi dell’art. 2057 c.c., mediante la costituzione di una rendita vitalizia (art. 1872 c.c.) che può essere quantificata guardando alle spese medie annue prevedibili, per l’assistenza del macroleso (nel caso di specie, il giudice ha condannato il danneggiante al pagamento, in favore del danneggiato, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, di una rendita vitalizia dell’importo di euro 145.000,00 annui per tutta la durata della vita della persona beneficiaria - somma da rivalutarsi ogni anno secondo l'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 27 gennaio 2015.




Danno alla persona – Responsabilità medica – Omissione di diagnosi – Ritardo nella possibilità di offrire un intervento palliativo – Pregiudizio risarcibile – Sussiste

Legge cd. Balduzzi (Legge 189 del 2012) – Responsabilità medica – Natura extracontrattuale – Condizioni e chiarimenti


In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione dello stesso, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che, nelle more, egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell'intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze. Il danno in questione, di natura non patrimoniale, va necessariamente liquidato in via equitativa ex art. 1226 c.c. Poiché esso consiste in un pregiudizio che non si è cristallizzato in una stabile compromissione dell’integrità psicofisica del danneggiato bensì in un aggravamento della malattia in corso, in una maggior sofferenza subita durante il processo patologico culminato nel decesso e in un peggioramento generale della vita di relazione, non può che essere determinato in concreto facendo riferimento ai comuni valori risarcitori con cui si procede alla liquidazione del cd danno biologico da temporanea, espressi nella nota tabella elaborata dal tribunale di Milano e comunemente applicata per la liquidazione del danno alla persona. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide né sul regime di responsabilità civile della struttura sanitaria (pubblica o privata) né su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cd attività libero professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi sia la responsabilità della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria) sia la responsabilità del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c., ed è indifferente che il creditore/danneggiato agisca per ottenere il risarcimento del danno nei confronti della sola struttura, del solo medico o di entrambi. Il richiamo nella norma suddetta all’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. per l’esercente la professione sanitaria che non risponde penalmente (per essersi attenuto alle linee guida), ma la cui condotta evidenzia una colpa lieve, non ha nessun riflesso sulla responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, che ha concluso un contratto atipico con il paziente (o, se si preferisce, è comunque tenuta ex lege ad adempiere determinate prestazioni perché inserita nel S.S.N.) ed è chiamata a rispondere ex art. 1218 c.c. dell’inadempimento riferibile direttamente alla struttura anche quando derivi dall’operato dei suoi dipendenti e/o degli ausiliari di cui si è avvalsa (art. 1228 c.c.). Il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi e l’intenzione del legislatore conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura) venga ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare). In ogni caso l’alleggerimento della responsabilità (anche) civile del medico “ospedaliero”, che deriva dall’applicazione del criterio di imputazione della responsabilità risarcitoria indicato dalla legge Balduzzi (art. 2043 c.c.), non ha alcuna incidenza sulla distinta responsabilità della struttura sanitaria pubblica o privata (sia essa parte del S.S.N. o una impresa privata non convenzionata), che è comunque di tipo “contrattuale” ex art. 1218 c.c. (sia che si ritenga che l’obbligo di adempiere le prestazioni per la struttura sanitaria derivi dalla legge istitutiva del S.S.N. sia che si preferisca far derivare tale obbligo dalla conclusione del contratto atipico di “spedalità” o “assistenza sanitaria” con la sola accettazione del paziente presso la struttura). Se dunque il paziente/danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il quale è venuto in “contatto” presso una struttura sanitaria, senza allegare la conclusione di un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata soltanto in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c. che l’attore ha l’onere di provare. Senel caso suddetto oltre al medico è convenuta dall’attore anche la struttura sanitaria presso la quale l’autore materiale del fatto illecito ha operato, la disciplina delle responsabilità andrà distinta (quella ex art. 2043 c.c. per il medico e quella ex art. 1218 c.c. per la struttura), con conseguente diverso atteggiarsi dell’onere probatorio e diverso termine di prescrizione del diritto al risarcimento; senza trascurare tuttavia che, essendo unico il “fatto dannoso” (seppur distinti i criteri di imputazione della responsabilità), qualora le domande risultino fondate nei confronti di entrambi i convenuti, essi saranno tenuti in solido al risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 15 gennaio 2015.




Medico dipendente e/o collaboratore della struttura sanitaria – Autore della condotta attiva o omissiva produttiva del danno subito dal paziente col quale tuttavia non ha concluso un contratto diverso ed ulteriore rispetto a quello che obbliga la struttura nella quale il sanitario opera – Responsabilità – Natura giuridica – Extracontrattuale – Sussiste – Argomenti ulteriori – Cass. civ. 7909/2014

Struttura sanitaria – Lesioni causate al paziente - Responsabilità – Natura giuridica – Contrattuale – Sussiste – inadempimento – Omesse verifiche post-operatorie idonee ad elidere il processo patologico insorto – Art. 1218 c.c.

Danno iatrogeno – Lesione causata su pregresso stato patologico con incremento della morbosità – Cd. danno incrementativo – Risarcibilità – Criteri

Lesioni subite dal congiunto – Domanda risarcitoria dei parenti estranei al ristretto nucleo familiare – Presupposto per l’accoglimento – Convivenza – Sussiste


Il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi e l’intenzione del legislatore conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura) sia stata ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare). Ciò anche a fronte delle debolezze emerse nell’applicazione del cd. contratto da contatto sociale al paradigma del medico ospedaliero. Di tale complessa problematica, tutt’altro che univoca, quasi in maniera didascalica, si trova riscontro nella recente pronuncia n. 7909/2014 dove la Corte di Cassazione, chiamata a dare una qualificazione del termine “contratto” in riferimento ad ipotesi responsabilità sanitaria in relazione all’applicazione  dell'art. VIII, paragrafo 5, della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 (ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 30 novembre 1955, n. 1335), ha avuto modo di sottolineare, proprio in caso di qualificazione di domanda risarcitoria da errato trattamento medico – ancorchè nell’ambito di interpretazione ancorata al diritto internazionale – che essa non può essere ritenuta contrattuale. Infatti, sottolinea la Corte, tale configurazione “contrattuale” opera “allorché la richiesta di indennità trovi la sua ragione giustificativa nell'applicazione di un contratto, da intendere come accordo bilaterale (o plurilaterale) su singole clausole, che vanno adempiute dalle parti contraenti”, escludendo che possa assumere tale natura il contratto da “contatto sociale” frutto esclusivo della elaborazione giurisprudenziale italiana, a fronte di una riconduzione, per tutti gli altri stati contraenti, della responsabilità del medico ospedaliero nell’ambito extracontrattuale o per tort. Queste osservazioni valgono ad evidenziare che appare davvero al di fuori dei limiti interpretativi imposti dall’art. 12 delle disposizioni della legge in generale elidere il significato del richiamo all’art. 2043 c.c. (qualunque portata ad esso voglia attribuirsi) assumendo che il legislatore non può che essersi inconsapevolmente confuso, a fronte di una elaborazione della responsabilità da contatto del medico ospedaliero asseritamente granitica, consolidata e universalmente condivisa. Infatti la situazione su cui è intervenuto il legislatore del 2012 deve essere descritta in termini affatto diversi e ben più problematici. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide né sul regime di responsabilità civile della struttura sanitaria (pubblica o privata) né su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cd attività libero professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi sia la responsabilità della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalità o di assistenza sanitaria) sia la responsabilità del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c. In particolare, non può che affermarsi la sussistenza di un rilevante inadempimento al contratto di spedalità da parte dell’istituto sanitario dove, nel caso concreto, non siano state effettuate quelle doverose verifiche post-operatorie che avrebbero permesso, con alta probabilità, interventi elidenti le conseguenze di quel processo patologico che ha determinato la maggiore invalidità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il danno incrementativo è quello risultante da una lesione causata su un soggetto con pregresso stato patologico, causativa di un aggravamento. In questi casi: a) non può farsi gravare sul medico, in via automatica, una misura del danno da risarcirsi incrementata da fattori estranei alla sua condotta, così come verrebbe a determinasi attraverso una pedissequa applicazione di tabelle con punto progressivo, computato a partire, in ogni caso, dal livello di invalidità preesistente; b) la liquidazione va necessariamente rapportata ad una concreta verifica, secondo le allegazione delle parti, delle conseguenze negative “incrementative” subite dalla parte lesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Perchè possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico: solo in tal modo assume rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno, ai sensi dell'art. 2 Cost. (4253/2012). Principio di diritto che – in difetto di particolari prospettazioni che consentano una  valutazione nel concreto – determinano il rigetto della domanda. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 02 dicembre 2014.




Medico dipendente e/o collaboratore della struttura sanitaria – Autore della condotta attiva o omissiva produttiva del danno subito dal paziente col quale tuttavia non ha concluso un contratto diverso ed ulteriore rispetto a quello che obbliga la struttura nella quale il sanitario opera – Responsabilità – Natura giuridica – Extracontrattuale – Esclusione – Contrattuale – Sussiste

La responsabilità del medico ospedaliero – anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 3 l. 189/12 – è da qualificarsi come contrattuale. Il primo comma dell'art. 3 del D.L. Balduzzi come sostituito dalla legge di conversione si riferisce, esplicitamente, ai (soli) casi di colpa lieve dell'esercente la professione sanitaria che si sia attenuto a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. L'ossequio alla lettera della nuova disposizione comporta anche adeguata valorizzazione dell'incipit dell'inciso immediatamente successivo alla proposizione che esclude la responsabilità penale del sanitario in detti casi , per effetto del quale deve ritenersi che esso si riferisca soltanto - appunto - a "tali casi" (di colpa lieve del sanitario che abbia seguito linee guida ecc.). D'altra parte, la presunzione di consapevolezza che si vuole assista l'azione del Legislatore impone di ritenere che esso, ove avesse effettivamente inteso ricondurre una volta per tutte la responsabilità del medico ospedaliero (e figure affini) sotto il (solo) regime della responsabilità extracontrattuale, escludendo l'applicabilità della disciplina di cui all'art. 1218 c.c. e così cancellando lustri di elaborazione giurisprudenziale, avrebbe certamente impiegato proposizione univoca (come per es. "la responsabilità dell'esercente la professione sanitaria per l'attività prestata quale dipendente o collaboratore di ospedali, cliniche e ambulatori è disciplinata dall'art. 2043 del codice civile") anziché il breve inciso in commento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 novembre 2014.




(chiudi)


Widgets Magazine





  Convegni e Formazione

Le crisi di impresa e le procedure concorsuali nello scenario di un futuro incerto - Grand Hotel Gardone Riviera, (BS) 28 - 29 Settembre 2018

La gestione del contenzioso nel fallimento - Torino 3 Ottobre 2018

Università di Verona: Corso di Perfezionamento e di aggiornamento professionale in diritto bancario - Verona 4 Ottobre 2018

sez. Convegni >  



  La Resposanbilità del Medico

  

Home page
Novità
Merito
Legittimità
Mappe
Documenti
Archivi
Articoli
Tutti gli archivi
Cerca

La Resposanbilità del Medico
Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
Centro Studi Giuridici

Associazione di promozione sociale, con sede in 42045 - Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31, a far tempo dal 02/11/11.
P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205

e-mail: csgeditore@gmail.com
Concessionaria per la pubblicità: IUS di Stamura Bortesi, con sede in 46029 - Suzzara (MN), Via Biocheria n. 23 - P. I. 02389250206.