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Archivio Processo Civile

Espropriazione forzata - Pensione di inabilità - Pensione a carattere previdenziale di vecchiaia, invalidità e ai superstiti - Pignorabilità

Espropriazione forzata - Pensione di invalidità e inabilità - Pensione a carattere previdenziale di vecchiaia, invalidità e ai superstiti - Pignorabilità - Limiti

Espropriazione forzata - Pensione di invalidità civile per ciechi totali - Indennità di accompagnamento natura assistenziale - Impignorabilità


La pensione di inabilità erogata ai sensi dell'articolo 2 della legge n. 222 del 1984 deve essere ricompresa tra le pensioni, a carattere previdenziale, di vecchiaia, invalidità e ai superstiti nonché ai trattamenti pensionistici della assicurazione generale obbligatoria, con la conseguente astratta pignorabilità della stessa, fatti salvi i limiti di cui all'articolo 545, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La giurisprudenza che affermava la impignorabilità, rilevabile anche d'ufficio, delle pensioni di modesto importo, quale quella di invalidità e di inabilità, deve ritenersi superata, in quanto espressiva della medesima ratio, dall'introduzione del settimo comma dell'articolo 545 c.p.c., con la quale il legislatore ha determinato una volta per tutte quale sia la misura necessaria ad assicurare al pensionato i mezzi adeguati alle esigenze di vita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La pensione per invalidità civile al 100% per ciechi totali e l'indennità di accompagnamento hanno carattere non previdenziale ma assistenziale, in quante volte a garantire unicamente il cosiddetto minimo vitale e a reintegrare essenziali espressioni di vita menomate dalla malattia, con conseguente applicabilità alle stesse del regime di impignorabilità di cui all'articolo 545, comma 2, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 14 gennaio 2016.




Prova civile - Fatta valere dal fallimento verso i debitori della procedura - Produzione di prova scritta precostituita formata da una dichiarazione del legale rappresentante della società poi fallita quale unica prova del credito - Idoneità - Insussistenza

Non costituisce idonea prova del credito del fallimento la dichiarazione del legale rappresentate della fallita che dichiari al fallimento che la sua società aveva un credito in forza di un contratto verbale concluso dal predetto legale rappresentate ed il suo debitore a parziale modifica di quanto pattuito in un contratto scritto prodotto in atti. (Giorgio Bertola) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 13 gennaio 2016.




Espropriazione forzata – Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare – Autorizzazione al creditore all’ottenimento delle informazioni direttamente dai gestori delle banche dati

Il creditore è autorizzato ad ottenere direttamente dai gestori delle banche dati di cui al comma 2 dell’art. 155 quinquies disp. att. c.p.c. tenute dalle pubbliche amministrazioni, le informazioni utili ai fini della ricerca di cui all’art. 492 bis c.p.c. considerato che nel testo vigente riformato dal D.L. 27 giugno 2015 n. 83 e convertito con modificazioni nella L. 6 agosto 2015 n. 132, dell’art. 155 quater comma 1 disp. att. c.p.c. e dell’art. 155 quinquies comma 2 disp. att. c.p.c., non vi è più alcun riferimento ai decreti ministeriali e dirigenziali contenuto nella formulazione previgente dei predetti articoli e che allo stato non risulta pubblicato nel portale dei servizi telematici del Ministero della giustizia alcun elenco di banche dati ai sensi dell’art. 155 quater, comma 1, disp. att. c.p.c.. (Giorgio Lorcet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 23 ottobre 2015.




Processo di esecuzione - Espropriazione immobiliare - Delega delle operazioni di vendita - Termine assegnato al professionista delegato - Violazione - Conseguenze

Il termine di cui all'articolo 591-bis c.p.c., assegnato dal giudice dell'esecuzione al professionista per lo svolgimento delle operazioni delegate, non incide sulla validità della delega, per cui l'attività del professionista compiuta oltre detto termine non invalida l'attività compiuta; la violazione di detto termine può però avere rilievo al fine di valutare la diligenza del professionista delegato al pari di quanto avviene con riferimento al termine di cui all'articolo 195 c.p.c. assegnato al consulente tecnico d'ufficio per la consegna dell'elaborato e la cui violazione comporta conseguenze in termini di liquidazione del compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 09 ottobre 2015.




Pignoramento ex art. 521-bis – Mancata consegna del veicolo all’IVG – Rinvio alle norme in materia di espropriazione mobiliare – Sostituzione del custode del bene pignorato – Nomina IVG custode del bene

L’art. 521-bis c.p.c. si chiude precisando che si “applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del presente capo”, e dunque rinvia alle norme in materia di espropriazione mobiliare presso il debitore ex artt. 513 ss c.p.c.

In relazione all’ipotesi in cui il dies a quo del termine legale di 30 gg. per il deposito in cancelleria della nota d’iscrizione a ruolo ex artt. 521-bis, commi 3°, 5° e 6° non decorre per la mancata consegna del veicolo pignorato in capo all’ I.V.G., a causa dell’inadempimento dell’obbligo del debitore pignorato, custode ex lege, l’impasse si deve superare con il deposito in cancelleria della nota d’iscrizione a ruolo e dell’istnza di vendita.

Inevitabilmente diventa applicabile l’ultimo comma dell’art. 521 c.p.c.

L’iscrizione a ruolo della procedura non può ritenersi subordinata alla consegna dell’autovettura all’ I.V.G. e ciò trova plastica conferma dal fatto che la procedura è validamente iscritta a ruolo e pendente.

Dovendosi altrimenti ritenere prevalente sulla novella legislativa il negligente comportamento del debitore pignorato, va applicato l’ultimo comma dell’art 521 c.p.c.. che obbliga il G.E. a disporre la sostituzione del del custode del bene pignorato, con nomina obbligatoria dell’I.V.G., autorizzato all’asporto del bene, previa ricognizione, anche con l’assistenza della forza pubblica. (Enrico Calore) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 25 agosto 2015.




Processo civile telematico - Invio degli atti introduttivi del giudizio - Mancata previsione ex articolo 35 D.M. 44/2011 - Esclusione

Il fatto che l’articolo 16 bis del D.L. 179/2012 (non interessato dalle recenti disposizioni di cui al D.L. 90/2014) preveda, al primo comma,  l’obbligo dell’invio con modalità telematiche degli atti endoprocedimentali non esclude che tali modalità siano adottate con riferimento agli atti introduttivi di attore e convenuto; ciò nonostante si deve ritenere che l’invio per via telematica degli atti introduttivi, e quindi anche della comparsa di risposta, sia da escludere qualora, con riferimento allo specifico ufficio giudiziario, sia stato adottato il decreto autorizzativo di cui all’articolo 35, comma 1, del D.M. 44/2011, il quale preveda l’attivazione dei servizi telematici esclusivamente per alcuni tipi di atti e non per quelli introduttivi di attore e convenuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 01 settembre 2014.




Processo esecutivo - Notifica del titolo esecutivo - Titolo di natura contrattuale - Esonero dalla notifica di cui all’articolo 41, comma 1, TUB - Esecuzione promossa contro il terzo - Esclusione

Compravendita di cosa futura - Verificarsi dell’effetto traslativo nel momento in cui il bene viene ad esistenza - Ipoteca iscritta anteriormente - Opponibilità all’acquirente che abbia trascritto al momento dell’acquisto


L’esonero dalla notifica del titolo esecutivo di cui all’articolo 41, comma 1, TUB non opera quando l’esecuzione sia promossa nei confronti di terzi. Detto esonero, infatti, si spiega con la natura contrattuale del titolo, la quale consente al contraente che subisce l’esecuzione di averne conoscenza. Presupposto, quest’ultimo, non riscontrabile nell’ipotesi in cui il titolo contrattuale venga azionato non nei confronti del contraente ma nei confronti di un terzo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella vendita di cosa futura, l’effetto traslativo si verifica nel momento in cui il bene è venuto ad esistenza nella sua completezza e ciò indipendentemente dalla trascrizione del contratto di compravendita, la quale ha soltanto lo scopo di rendere opponibile il relativo diritto agli acquirenti dello stesso bene che non hanno trascritto o hanno trascritto posteriormente il loro titolo. Conseguentemente, l’acquirente di un bene futuro che ha trascritto il suo acquisto subisce gli effetti dell’ipoteca iscritta sul bene dopo la trascrizione del suo acquisto ma anteriormente al momento in cui il bene sia venuto ad esistenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 agosto 2014.




Lite temeraria - Procedimenti cautelari introdotti per finalità strumentali - Omessa informazione relativa alla proposizione di altri procedimenti aventi ad oggetto la medesima richiesta - Violazione del canone deontologico che impone all'avvocato l'obbligo di verità - Risarcimento del danno per lite temeraria.

Costituisce violazione del canone deontologico che impone all'avvocato l'obbligo di verità e giustifica la condanna della parte al risarcimento dei danni da lite temeraria ai sensi dell'articolo 96 c.p.c., il difensore che richiede un provvedimento di urgenza tacendo la circostanza che le problematiche oggetto del ricorso sono già state affrontate in altri numerosi analoghi procedimenti cautelari tutti respinti e impugnati con reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 16 gennaio 2014.




Procedimento civile - Condanna alle spese - Causa di valore inferiore ad euro 1.100 - Mancanza di un serio ristoro delle spese sostenute dalla parte - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza.

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 91 c.p.c. in relazione all'articolo 82 c.p.c. per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100, obbliga il giudice a liquidare una somma non superiore al valore della causa e di entità talmente modesta da non rappresentare un serio ristoro delle spese che la parte ha dovuto affrontare per ottenere un provvedimento totalmente a se favorevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 28 febbraio 2013.




Art. 91 c.p.c. – Legittimità costituzionale in relazione all’art. 82 c.p.c. – Manifesta infondatezza – Esclusione – Rimessione degli atti alla Corte Costituzionale.

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 82 c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, come modificato dalla Legge 10/2012, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100,00 impone di liquidare, a titolo di spese legale, una somma non superiore al valore della causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 28 febbraio 2013.




Rito del lavoro – Decadenza dal diritto di produrre documenti – Preclusioni istruttorie – Produzione in giudizio del contratto collettivo – Potere d’ufficio del giudice – Artt. 421 e 425 c.p.c. – Principio dispositivo.

Trasferimento d’azienda – Continuità del rapporto di lavoro – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Art. 2112 c.c. – Assunzione anteriore al trasferimento – Anzianità di servizio maturata dall’originaria assunzione – Inquadramento aziendale – Pagamento delle differenze retributive maturate per il superiore inquadramento.


Nel processo del lavoro il contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro in contestazione è producibile in giudizio in ogni momento, e finanche in grado di appello, per mezzo dell’esercizio del potere d’ufficio del giudice ai sensi dell’art. 425 c.p.c. ultimo comma. E’ comunque fermo il principio secondo cui il potere istruttorio del giudice officioso di cui all’art. 421 c.p.c., così come quello previsto dall’art. 425 c.p.c., non può in ogni caso essere esercitato al di fuori del raccordo con il concorrente e generale principio dispositivo, secondo il quale sono suscettibili di prova esclusivamente i fatti specificamente allegati dalle parti in quanto posti a fondamento delle domande azionate. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In caso di trasferimento d’azienda il presupposto di fatto per l’operatività delle disposizioni dell’art. 2112 c.c. a favore del lavoratore è che egli sia stato assunto alle dipendenze dell’imprenditore cedente in un momento anteriore al trasferimento, cosicché il cessionario abbia acquisito, quale successore nella titolarità dell’azienda, la qualità di nuovo datore di lavoro. La ratio sottesa all’art. 2112 c.c. è ravvisabile nella necessità di assicurare il trasferimento del rapporto di lavoro dal cedente al cessionario dell’azienda o del suo ramo al fine di preservarne, in linea quantomeno tendenziale, il contenuto sostanziale originario.
Ne consegue il diritto del lavoratore al riconoscimento dell’anzianità di servizio sin dall’originaria assunzione, il diritto al corrispondente inquadramento aziendale e al pagamento delle differenze retributive maturate in conseguenza del superiore inquadramento. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 14 dicembre 2012.




Compravendita internazionale di beni mobili – Competenza per materia – Luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita

Proroga della giurisdizione – Forma scritta – Art. 23 Reg. CE n. 44/2001 – Compravendita internazionale di beni mobili – Art. 5 Reg. CE n. 44/2001 – Rapporto con l’art. 1341 c.c. – Condizioni generali predisposte da uno dei contraenti – Sottoscrizione di entrambi i contraenti – Comportamento di conferma e adesione al rapporto – Difetto di giurisdizione – Art. 17 Convenzione di Bruxelles del 1968

Proroga della giurisdizione – Accordo verbale – Conferma scritta – Art. 17 Convenzione di Bruxelles del 1968 – Art. 23 Reg. CE n. 44/2001 – Compravendita internazionale di beni mobili – Condizioni generali predisposte da uno dei contraenti – Comportamento di adesione al rapporto – Difetto di giurisdizione

Proroga della giurisdizione – Uso noto o presuntivamente noto alle parti – Art. 17 Convenzione di Bruxelles del 1968 – Compravendita internazionale di beni mobili – Comportamento generalmente e regolarmente osservato dagli operatori commerciali di un certo settore per un certo contratto – Onere della prova

Giurisdizione – Forum destinatae solutionis – Compravendita internazionale di beni mobili – Luogo di consegna della cosa – Luogo in cui la prestazione caratteristica deve essere eseguita – Luogo di consegna della merce al vettore – Luogo di recapito finale della merce – Disponibilità materiale dell’acquirente – Rapporto con la Convenzione di Vienna del 1980


In materia di compravendita di beni mobili e competenza per materia del giudice del luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita, quest’ultimo va inteso come luogo nel quale la merce perviene nella disponibilità materiale del compratore, ossia luogo di destinazione finale ed effettiva del bene. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In materia di proroga della giurisdizione in favore di uno degli Stati aderenti ex art. 23 Reg. CE n. 44/2001, come già in tema di interpretazione dell’art. 17 della Convenzione di Bruxelles del 1968, il requisito della forma scritta è rispettato, per il caso in cui la clausola stessa figuri fra le condizioni generali predisposte da uno dei contraenti e stampate nel documento contrattuale, solo quando questo sia sottoscritto da entrambe le parti e contenga un richiamo espresso a dette condizioni generali, ancorché il richiamo non debba essere conforme anche alla previsione specifica dell’art. 1341 c.c. L’indicato requisito, pertanto, deve ritenersi mancante, in presenza di clausola inserita in un modulo sottoscritto da uno soltanto dei contraenti, non essendo all’uopo sufficiente né che l’altro contraente abbia provveduto a predisporre il modulo stesso né che abbia poi tenuto un comportamento di conferma e adesione al rapporto. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In tema di interpretazione dell’art. 17 Convenzione di Bruxelles del 1968 (lo stesso ragionamento vale per l’art. 23 Reg. CE n. 44/2001), la condizione di forma è soddisfatta qualora risulti che l’attribuzione di giurisdizione ha costituito l’oggetto di un accordo verbale espressamente riguardante detta attribuzione, che una conferma scritta di tale accordo proveniente da una qualsiasi delle parti è stata ricevuta dall’altra e che questa non ha formulato obiezioni in tempo utile. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In tema di interpretazione dell’art. 17 Convenzione di Bruxelles del 1968 circa la sussistenza di un uso (conosciuto dalle parti o ad esse presuntivamente noto) nel commercio internazionale della clausola di deroga convenzionale della giurisdizione, deve ritenersi la sussistenza di siffatto uso quando il comportamento, che a tal fine deve venire all’evidenza, è generalmente e regolarmente osservato dagli operatori attivi in tale settore in sede di stipulazione di contratti di un determinato tipo, restando irrilevanti il grado di diffusione di tale comportamento, le forme di pubblicità, le contestazioni giudiziali e il collegamento con i requisiti eventualmente diversi previsti dai singoli ordinamenti nazionali. L’onere di provare la “forma ammessa”è a carico del soggetto che invoca la relativa proroga. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In tema di compravendita internazionale di cose mobili, individuato il luogo di consegna in quello ove la prestazione caratteristica deve essere eseguita e riconosciuto come luogo di consegna principale quello ove è convenuta l’esecuzione della prestazione ritenuta tale in base a criteri economici (e cioè il luogo di recapito finale della merce, ove i beni entrano nella disponibilità materiale e non soltanto giuridica dell’acquirente), sarà dinnanzi al giudice di quello Stato che tutte le controversie sorte in tema di esecuzione del contratto, compresa quella relativa al pagamento dei beni alienati, andranno legittimamente introdotte (a prescindere dal luogo in cui il vettore eventualmente incaricato prenda in consegna la merce).
La disciplina stabilita dal Reg. CE n. 44/2001 prevale sulle disposizioni dettate in subiecta materia dalla Convenzione di Vienna del 1980: l’art. 31 della stessa, relativo al luogo in cui il vettore, eventualmente incaricato, prenda in consegna la merce, nonché il successivo art. 57, relativo al luogo di pagamento del prezzo al venditore, contengono una regula iuris idonea a disciplinare i rapporti obbligatori delle parti, ma non la giurisdizione. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 17 novembre 2010.




Procedimento civile – Valore vincolante delle decisioni del giudice di legittimità – Esclusione – Efficacia meramente persuasiva del precedente.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Termine di costituzione dell'opponente – Decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 – Riduzione alla metà – Questione affrontata in obiter dictum – Estraneità alla ratio decidendi.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Termine di costituzione dell'opponente – Decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 – Riduzione alla metà – Compressione del diritto di difesa del convenuto opposto – Esclusione – Esigenze di coerenza sistematica – Esclusione non condivisibilità dell'interpretazione proposta.


Nell'ordinamento giuridico italiano le decisioni del giudice di legittimità non assumono un decisivo valore vincolante, posto che l'esercizio nomofilattico è demandato all'efficacia meramente persuasiva del precedente e dunque alla plausibilità dell'orientamento in esso espresso. (fb) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010, in tema di riduzione alla metà del termine di costituzione dell'attore opponente anche nei casi in cui questi non abbia assegnato al convenuto un termine a comparire inferiore a quello ordinario, fermo restando il principio secondo il quale le decisioni del giudice di legittimità non hanno valore vincolante paragonabile allo jus superveniens, va rilevato che, in ogni caso, la questione di cui si discute è contenuta in un obiter dictum che essendo estranea alla ratio decidendi non concorre ad enucleare la regola di diritto. (fb) (riproduzione riservata)

Non è condivisibile la decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 in tema di riduzione alla metà del termine di costituzione dell'attore opponente anche nei casi in cui questi non abbia assegnato al convenuto un termine a comparire inferiore a quello ordinario. Consentire, infatti, al opponente di costituirsi entro 10 giorni dalla notificazione dell'atto di opposizione, anziché nel termine dimidiato, non determina alcuna apprezzabile compressione del diritto di difesa del convenuto opposto, a fronte dell'eccessivo e ingiustificato onere che verrebbe, invece, a gravare sull’opponente, nel caso in cui il termine a comparire assegnato all’opposto non sia inferiore a novanta giorni. In definitiva, è possibile affermare che, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la funzione acceleratoria del corso del giudizio è giustamente assegnata unicamente alla riduzione a metà del termine di comparizione sicché non si ravvisano né “esigenze di coerenza sistematica”, nè esigenze “pratiche” per discostarsi dall'indirizzo costantemente seguito dai giudici di legittimità fino alla citata recente pronuncia delle Sezioni Unite. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 21 ottobre 2010.



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