IL CASO.it Crisi d'Impresa Famiglia e Minori Internet & Technology Penale Impresa Medico e Responsabilita'

  Pescara Giurisprudenza

 

Come inviare la giurisprudenza

  Home   News   Articoli  Proc.Civile   Fallimentare   Societario   Finanziario  Bancario  Persone  Famiglia  Civile  Trust   Condominio  

  Leasing   Tributario   Lavoro   Penale  Arbitrato   Cassazione Sez.Un. Civili  Convegni   Aste e Vendite   In Libreria   Ricerche   Ancona   Bari   Bologna  
  Brescia   Brindisi   Cremona   Firenze   Genova   Mantova   Milano   Modena   Monza   Napoli   Novara   Padova   Palermo   Parma    Pavia    Pescara  
  Piacenza   Prato   Reggio Emilia   Roma   Fori della Romagna   Salerno   S.M.Capua Vetere   Torino   Treviso   Udine   Varese   Venezia   Verona   Vicenza

 i Codici

 Civile

 Proc. Civile

 Penale

 Proc. Penale

 Negoziazione Ass.

 Arbitrato

 Condominio

 Amm. Sostegno

 Mediazione

 Fallimentare

 Sovraindebitamento

 Amm. Straord.

 Finanziario

 Testo Un. Finanza

 Voluntary disclosure

 Societario

 Bancario

 Testo Un. Bancario

 Bail-in


 Donazioni

 Invio decisioni

 Citazioni


 C.Cassazione

 C.Costituzionale

 Gazzetta Uff.

 Leggi UE

 Banca d'Italia

 Consob

Archivi di Giurisprudenza Pescara
Civile  -   Procedura Civile
Fallimentare  -   Finanziario  -   Societario
Bancario  -   Persone e Famiglia

(chiudi)


Archivio Dir. Bancario

Calcolo del T.E.G.M. e incidenza della c.m.s.. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Nel calcolo del T.E.G.M. ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre anche la c.m.s. - Condanna della banca anche al pagamento delle spese di CTP (consulenza tecnica di parte) documentate dall’attrice

In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di calcolo del T.E.G.M. si deve sempre computare l’incidenza delle c.m.s.; le spese anche di CTP seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 01 dicembre 2015.


Il comportamento della banca che agisce in giudizio o vi resiste senza considerare principi pacificamente affermati e riproponendo argomenti già ampiamente dibattuti integra la colpa grave di cui all'art. 96 c.p.c.. Contratti bancari – Principi pacifici nell’ordinamento – Art. 96 c.p.c.

Il comportamento della banca che agisce in giudizio o vi resiste senza considerare principi pacificamente affermati da tanti anni, come pure riproponendo argomenti già ampiamente dibattuti, non può che integrare la colpa grave che l’ordinamento sanziona ex art. 96 c.p.c. Si tratta, in specie, di principi quali quello della nullità delle clausole contrattuali che rinviano agli usi su piazza prevedendo la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori e quella annuale degli interessi creditori e quello della simultanea esistenza della liquidità ed esigibilità di ambedue i crediti ai fini dell’applicazione dell’art. 1194 c.c.. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 23 luglio 2015.


È lecito il mutuo fondiario stipulato allo scopo di estinguere una pregressa esposizione verso la banca. Mutuo ipotecario - Procedimento negoziale indiretto finalizzato all'estinzione di un precedente credito chirografario - Interpretazione della volontà delle parti

Mutuo fondiario - Mutuo di scopo - Esclusione - Mutuo finalizzato allo scopo soggettivo voluto dalle parti - Estinzione di debiti pregressi verso la banca

L’erogazione di un mutuo ipotecario non destinato a creare un’effettiva disponibilità nel mutuatario, già debitore in virtù di un rapporto obbligatorio non assistito da garanzia reale, non integra necessariamente la fattispecie della simulazione del mutuo (con dissimulazione della concessione di una garanzia con debito preesistente) o della novazione (con la sostituzione del preesistente debito chirografario con un debito garantito) potendo anche integrare una fattispecie di “procedimento negoziale indiretto” nel cui ambito il mutuo ipotecario viene erogato realmente e viene utilizzato per l’estinzione di un precedente debito chirografario (nel caso di specie proprio la destinazione delle somme mutuate all’estinzione di pregresse esposizioni debitorie vale a dimostrare come la volontà di entrambe le parti di concludere il contratto di mutuo effettivamente vi sia stata). (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

Il contratto di mutuo fondiario non è un mutuo di scopo, con la conseguenza che nel contratto di mutuo fondiario il finanziamento dietro garanzia ipotecaria ben può essere finalizzato allo scopo soggettivo che le parti si prefiggono che può essere anche quello di utilizzo della somma per sanare debiti pregressi verso la banca, e non per ciò solo può predicarsene l’illiceità. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 06 maggio 2015.


Ripetizione dell'indebito relativa a conto corrente e onere della prova della natura solutoria dei versamenti; mancata regolamentazione pattizia delle modalità di calcolo delle valute. Conto corrente bancario – Azione di ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Prova della natura solutoria dei versamenti – Onere sulla banca.

Conto corrente bancario – Approvazione del conto – Incontestabilità del fatto cui si riferisce l’annotazione – Affermazione – Decadenza dal diritto di opporre eccezioni di nullità o inefficacia delle clausole giustificatrici dei versamenti annotati – Esclusione – Decadenza dall’azione di ripetizione dell’indebito – Esclusione.

Conto corrente bancario – Date valuta – Mancata regolamentazione pattizia – Riferimento a date valuta effettive.

Usura – Applicazione della legge n. 108/1996 ai contratti stipulati prima della sua entrata in vigore – Esclusione – Rilevanza dell’usura sopravvenuta – Esclusione.

Al fine di eccepire l’intervenuta prescrizione di un’azione di ripetizione dell’indebito relativa a un rapporto di conto corrente, l’istituto bancario ha l’onere di fornire elementi probatori diretti a dimostrare che i relativi versamenti siano da considerare solutori, circostanza che fa decorrere la prescrizione del diritto dal momento in cui essi sono effettuati. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

L’approvazione del conto ex art. 1832 c.c. (applicabile al conto corrente bancario in forza del richiamo operato dall’art. 1857 c.c.) rende incontestabili, qualora non siano impugnate, i fatti documentati dalle annotazioni, ma non comporta la decadenza da eventuali eccezioni relative alla validità ed efficacia delle clausole contrattuali che giustificano i versamenti cui le annotazioni si riferiscono, né dalla conseguente azione di ripetizione delle somme percepite dalla banca. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto tra le parti si debba tenere conto solo della valuta effettiva – che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca acquista o perde la disponibilità delle somme versate o prelevate – e non di altra, derivante dall’«aggiustamento» delle date ad opera dell’istituto bancario. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La verifica della conformità degli interessi applicati al meccanismo del tasso soglia, introdotto dalla legge n. 108/1996, non può essere condotta sui contratti stipulati anteriormente all’entrata un vigore di questa, così come chiarito dall’art. 1, decreto legge n. 394/2000. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 24 giugno 2013.


Annotazioni in conto corrente e prescrizione. Mancato a pattuizione del calcolo delle valute e valuta effettiva. Contratti bancari – Conto corrente – Indebita annotazione di somme a favore della banca – Azione di ripetizione – Prescrizione – Decorrenza.

Contratti bancari – Oneri economici – Anatocismo – Determinazione del periodo di capitalizzazione – Necessità – Indicazione nel testo contrattuale – Necessità.

Contratti bancari – Valute – Spostamento delle valute dal loro tempo effettivo – Patto – Necessità.

In caso di annotazioni in conto a favore della banca, che non rispondano a validi titoli, la prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme comincia a decorrere dal tempo della chiusura del conto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Non può essere ritenuta valida una clausola contrattuale che non indichi in modo espresso la periodicità della capitalizzazione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto operante tra le parti si debba comunque tenere conto solo della valuta effettiva, che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca perde o acquista la disponibilità giuridica delle somme versate o prelevate. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 24 giugno 2013.


Presupposti per l'esercizio dell'azione di ripetizione degli indebiti in conto corrente. Conto corrente bancario - Apertura di credito - Ripetizione degli indebiti pagamenti - Presupposti - Chiusura del conto - Presenza di pagamenti con effetto assolutorio.

L’azione di ripetizione è preclusa sino a che il correntista non estingua il conto corrente o  non effettui pagamenti in senso solutorio in favore della banca in pendenza dell’apertura di credito; ciò non impedisce l’azione volta alla declaratoria di nullità del contratto di apertura di credito e conseguente rideterminazione del saldo disponibile in favore del correntista. (Giuseppe Cuppone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 24 giugno 2013.


Indebito pagamento alla banca di somme non dovute e lesione da mancata percezione degli utili di impresa quale danno da perdita di chance. Contratti bancari - Indebito pagamento di somme in forza di clausole nulle - Lesione da mancata percezione degli utili di esercizio dell'impresa - Danno da perdita di chance - Prova - Sussistenza.

La lesione da mancata percezione degli utili di esercizio dell'impresa causata dalla illegittima corresponsione agli istituti di credito di somme non dovute perché originate da clausole nulle può essere inquadrata nel cosiddetto danno da perdita di chance che, ove adeguatamente provato, deve essere risarcito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 13 luglio 2009.


Fallimento e prova dei crediti della banca. Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Contratti – Forma scritta ad substantiam e ad probationem – Data certa anteriore al fallimento – Necessità.

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Rapporti bancari – Estratti conto - Data certa anteriore al fallimento – Necessità.

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Rapporti bancari di durata – Prova dei relativi crediti – Prova dello svolgimento del conto – Necessità.

Ai fini dell’ammissione del credito al passivo, non sono opponibili al fallimento, e non devono pertanto essere ammessi, i crediti fondati su scritture private relative a negozi per i quali la legge prevede la forma scritta ad substantiam o ad probationem che non siano munite di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, a meno che la prova dell’anteriorità non venga aliunde acquisita (fattispecie relativa a contratti bancari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché per i contratti relativi alle operazioni ed ai servizi bancari la legge prescrive, a pena di nullità, la forma scritta ad substantiam, non può essere ammesso al passivo il credito della banca fondato su rapporti i cui contratti non siano muniti di data certa anteriore al fallimento, essendo peraltro a tal fine insufficiente la produzione degli estratti conto in quanto formati dalla stessa banca, che non ha fornito la prova della comunicazione di essi al cliente e che siano privi di data certa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede fallimentare, la prova dello svolgimento dei rapporti bancari di durata e dell’entità dei relativi crediti a favore della banca non può rinvenirsi soltanto negli estratti conto o nelle risultanze contabili interne alla banca, dovendo essere invece fornita la piena prova del credito mediante la documentazione relativa allo svolgimento del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 18 aprile 2008.


Apertura di credito in conto corrente e decorrenza della prescrizione. Conto corrente bancario – Apertura di credito – Prescrizione dei diritti di credito nascenti dal rapporto – Decorrenza – Recesso della banca dal rapporto – Chiusura del conto.

Il termine di prescrizione dei diritti di credito nascenti da un rapporto di apertura di credito in conto corrente decorre dal recesso della banca dal rapporto o dalla chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 26 ottobre 2007.


Anatocismo e ordine di esibizione. Accesso alla documentazione bancaria – Istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. – Inammissibilità.

Il diritto del cliente, previsto dal quarto comma dell'art. 119 del D.Lgs. n. 385 del 1993, di ottenere -anche dopo la cessazione del rapporto- copia della documentazione relativa alle operazioni dell'ultimo decennio di un rapporto di apertura di credito in conto corrente, rende inammissibile l’istanza ex art. 210 c.p.c. - avanzata nel giudizio per la ripetizione dei costi indebitamente addebitati a titolo di anatocismo - di ordinare al convenuto l’esibizione degli estratti conto relativi al rapporto, trattandosi di documentazione direttamente accessibile alla parte istante e che -in mancanza di consenso della controparte ex art. 198 c.p.c.- non può neppure essere acquisita dal CTU contabile.
Dalla conseguente impossibilità per il Tribunale di verificare -a causa della mancanza in atti della documentazione contabile relativa al rapporto- la fondatezza dell’assunto attoreo circa l’an ed il quantum della incidenza delle invalidità negoziali denunziate sul saldo finale del conto discende processualmente l’irrilevanza di qualsivoglia pronunzia circa la validità delle pattuizioni negoziali di un rapporto estinto. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 04 ottobre 2007.


Assegno postdatato a garanzia e tutela del traente ex art. 700 c.p.c.. Assegno bancario - Patto di garanzia e patto di postdatazione - Nullità - Negoziazione del titolo da parte del primo prenditore in violazione del patto di garanzia e di postdatazione - Irrilevanza - Successivo protesto dell’assegno per difetto di provvista - Legittimità - Domanda ex art. 700 c.p.c. del traente di sospensione urgente della pubblicazione del protesto per violazione degli accordi di garanzia e di postdatazione - Infondatezza.

La richiesta ex art. 700 c.p.c., avanzata dall’emittente di un assegno bancario protestato per difetto di provvista, di sospensione urgente della pubblicazione del protesto sull’assunto che trattavasi di titolo emesso e consegnato postdatato al primo prenditore, con il consenso di quest’ultimo, soltanto in garanzia dell’adempimento futuro di una propria obbligazione (e non già come mezzo di pagamento) è sempre infondata, in ragione della nullità -per contrarietà alle norme inderogabili relative alla circolazione di tali titoli di credito- degli asseriti patti di garanzia e di postdatazione di cui si lamenta la violazione, con conseguente non tutelabilità dell’affidamento riposto in modo illegittimo dal traente nel rispetto, da parte del primo prenditore, di un accordo invalido perché contrario a norme imperative. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 27 settembre 2007.


Centrale rischi e credito contestato. Centrale rischi – Segnalazione a sofferenza di debito contestato – Contestazione non manifestamente infondata – Inibizione della segnalazione ex art. 700 c.p.c. – Ammissibilità.

Non è conforme alla normativa speciale di settore ed è contraria al canone generale della buona fede- ed in quanto tale deve essere giudizialmente inibita ex art. 700 c.p.c.- la segnalazione da parte di un Istituto di Credito alla Centrale Rischi della Banca d’Italia come posizione di sofferenza di un debito del cliente che risulti tra le parti contestato (cd. “credito litigioso”), qualora la contestazione abbia i caratteri della non manifesta infondatezza e sia alla base del rifiuto del debitore di adempiere. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 21 dicembre 2006.


Ius variandi e nullità del tasso di interesse del contratto di mutuo. Contratto di mutuo - Tasso di interesse ultralegale - Rinvio al tasso applicato di volta in volta alla “clientela primaria” dell’Istituto di Credito - Indeterminatezza / Indeterminabilità del Tasso - Sussistenza - Arbitrarietà ed insindacabilità delle modifiche in peius del costo del prestito - Recesso dal contratto da parte del mutuatario ex art. 118 D.lgs. n. 385/1993 - Nullità del tasso di interesse - Sostituzione con il tasso di interesse di cui all’art. 117 D. lgs. N. 385/1993.

Contratto di mutuo bancario anteriore alla riforma dell’art. 120 d. lgs. n. 385/1993 - Pattuizione di interessi moratori ultralegali sull’intera rata di mutuo insoluta comprensiva di capitale e di interessi corrispettivi - Violazione dell’art. 1283 c.c. - Sussistenza - Fondamento - Natura speciale ed inderogabile dell’art. 1283 c.c. - Natura peculiare del debito per interessi rispetto alle comuni obbligazioni pecuniarie - Conseguenze della nullità - Produzione di interessi di mora sulla sola quota capitale della rata di mutuo scaduta.

La clausola di un contratto di mutuo con cui la Banca mutuante si riservi la facoltà di applicare al mutuatario il tasso di interesse corrispettivo ultralegale che essa di volta in volta applicherà, nel corso del rapporto, alla sua “clientela primaria”, maggiorato di una percentuale, è nulla sia per assoluta indeterminatezza / indeterminabilità a priori del tasso, sia perché attribuisce al mutuante un potere di modifica arbitraria, insindacabile, imprevedibile ed illimitato del costo effettivo del prestito nel corso del rapporto, sia perché sottopone il mutuatario al rischio di subire - come effetto del mero e discrezionale innalzamento da parte della Banca, nelle more del rapporto, dei tassi di interesse da questa applicati in altri rapporti di mutuo alla propria “clientela primaria” - modifiche in peius delle condizioni del proprio prestito le quali – essendo comunque modifiche interne alla componente variabile del tasso originario - resterebbero immuni dalla facoltà di recesso contrattuale del mutuatario ex art. 118 D.lgs. n. 385/1993 (In applicazione di tali principi il Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola di un contratto di mutuo con cui la Banca aveva concordato con il mutuatario l’applicazione del seguente Tasso nominale di interesse: “Variabile, pari al prime rate CARICHIETI, vigente tempo per tempo, maggiorato di 1,750 punti percentuali”, disponendone la sostituzione con il tasso di cui all’art. 117 D.lgs. n. 385/1993). (Gianluca Falco) (riproduzione riservata)

In ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi di mora sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall'art. 1283 c.c. (Fattispecie relativa ad un contratto di mutuo stipulato sotto la vigenza del D.lgs. n. 385/1993 ma anteriormente alla entrata in vigore della Delibera CICR 9.2.2000 [“Modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi scaduti nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria e finanziaria”] di attuazione dell’art. 120, comma II, del D.lgs. citato, come aggiunto dall’art. 25, comma II, del D.lgs. n. 342/1999). (Gianluca Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 23 marzo 2006.


Anatocismo, saldo iniziale e prova. Apertura di credito in conto corrente – Anatocismo – Determinazione del saldo iniziale – Omessa produzione del contratto – Omessa prova dell’invio degli estratti conto – Riconduzione a zero del saldo iniziale – Determinazione del TEG – Modalità.

L’omessa produzione da parte della Banca - nei termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c. - del contratto disciplinante la prima parte di un rapporto di apertura di credito in conto corrente successivamente “rinegoziato” con il cliente attraverso una pattuizione scritta regolarmente prodotta in giudizio, unitamente alla omessa indicazione del contenuto di siffatto originario titolo contrattuale e dal difetto di prova del fatto, contestato dal correntista, di avergli regolarmente inviato gli estratti conto relativi al periodo di rapporto disciplinato dall’originario contratto, non consente al Tribunale- adito dalla Banca per il pagamento del saldo finale del rapporto di conto corrente rinegoziato in cui sia stato conteggiato, come “saldo iniziale”, anche il saldo passivo asseritamente maturato a debito del cliente prima della rinegoziazione - né di vagliare la giustificazione contabile e negoziale di tale “saldo iniziale”, contestato dal correntista, né di depurarlo dagli anatocismi passivi illegittimi ex art. 1283 c.c. conteggiati nei relativi estratti conto, nè di verificare la rispondenza, contestata dal cliente, dell’originario contratto ai requisiti inderogabili, di forma e di sostanza, di cui all’art. 117 TUB. Ciò comporta la necessità di ricondurre processualmente a “zero” quell’originario saldo debitore perché relativo ad una parte del rapporto disciplinata da un titolo di forme e contenuti rimasti ignoti, potendosi ricostruire in giudizio, depurare dall’anatocismo illegittimo e quindi riconoscere in capo alla Banca soltanto il credito legittimamente maturato nella parte del rapporto contestato successiva alla rinegoziazione e del quale si sia acquisita in giudizio idonea prova negoziale e contabile. Ai fini del calcolo del “Tasso Effettivo Globale” di cui alla Legge n. 108/96, si devono computare tutte le remunerazioni di cui all’art. 2, comma I, della Legge n. 108/96 collegate all’erogazione del credito e che siano state “pattuite” nel contratto, ancorché in forma invalida sotto altro titolo, e prima di effettuare sul rapporto ogni altra depurazione dei costi derivante da altre eventuali forme di invalidità negoziali (nella specie, dall’anatocismo trimestrale passivo pattuito in violazione dell’art. 1283 c.c.), mentre dal medesimo computo vanno esclusi gli addebiti unilateralmente eseguiti dalla Banca al di fuori dei patti contrattuali (nella specie, le variazioni sfavorevoli dei tassi di interesse passivo operate dalla Banca pur in mancanza, nel contratto, di una pattuizione di ius variandi) e che- come tali- costituiscono l’oggetto di una unilaterale pretesa della Banca, indebita ex art. 2033 c.c., e non anche di una convenzione potenzialmente usuraria da esaminare ex L. n. 108/96. (Luca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 18 novembre 2005.


Scoperto di conto, onere della prova, anatocismo e riconduzione a zero del saldo. Opposizione a decreto ingiuntivo emesso in favore della Banca per scoperto di conto corrente - Contestazione del correntista relativa alla nullità dell’anatocismo trimestrale passivo concordato nel contratto e addebitato dalla Banca - Onere della Banca di provare l’entità del credito ingiunto attraverso la produzione degli estratti conto relativi all’intero rapporto bancario oggetto di contestazione - Sussistenza - Omessa produzione degli estratti conto relativi ai primi anni del rapporto - Conseguenze - Impossibilità di giustificazione contabile e di depurazione dall’anatocismo illegittimo del saldo di cui al primo estratto conto prodotto - Sussistenza - Riconduzione del predetto saldo a “zero” - Legittimità - Acquisizione da parte del CTU della documentazione non prodotta dalla Banca nei termini di cui all’art. 184 c.p.c. - Esclusione.

Contratto di mutuo bancario - Pattuizione di interessi moratori ultralegali sull’intera rata di mutuo comprensiva di capitale e di interessi corrispettivi - Clausola anatocistica pattuita in violazione dell’art. 1283 c.c - Nullità - Sussistenza - Fondamento - Natura speciale ed inderogabile dell’art. 1283 c.c. - Natura peculiare del debito per interessi rispetto alle comuni obbligazioni pecuniarie - Conseguenze della nullità - Produzione di interessi di mora sulla sola quota capitale della rata di mutuo scaduta.

Nel giudizio di opposizione promosso avverso una decreto ingiuntivo emesso in favore di una Banca a titolo di scoperto di un contratto di apertura di credito in conto corrente connotata da clausola anatocistica nulla perché pattuita tra le parti in violazione dell’art. 1283 c.c., il Giudice deve procedere- anche d’ufficio ex art. 1421 c.c. e sulla base della documentazione contabile ritualmente versata in atti - alla depurazione del saldo debitore del correntista dall’anatocismo invalidamente pattuito e conteggiato dalla Banca nel corso del rapporto e da questa preteso in sede monitoria.
La Banca che rivendichi la sussistenza e legittimità del proprio credito pecuniario nella misura pretesa in sede monitoria ha l’onere- quale attrice sostanziale del giudizio di opposizione- di fornire la prova della fondatezza di siffatta pretesa, attraverso la produzione in giudizio- nei termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c.- degli estratti conto relativi all’intero rapporto di conto corrente oggetto di contestazione.
L’omessa produzione da parte della Banca- nei suddetti termini di cui all’art. 184 c.p.c.- degli estratti conto relativi ai primi due anni del rapporto di apertura di credito di conto corrente, non consentendo al nominato CTU né di verificare la giustificazione contabile del saldo di cui al primo estratto conto prodotto, né di depurare quel saldo dagli anatocismi trimestrali passivi invalidamente conteggiati dalla Banca anche nei primi due anni del rapporto, comporta la necessità di ricondurre processualmente quel primo saldo a “zero” e conseguentemente di rigettare la pretesa pecuniaria monitoria relativa a quella parte del rapporto, potendosi ricostruire e quindi riconoscere in capo alla Banca soltanto il credito legittimamente maturato negli anni successivi del rapporto in relazione a cui sia stata fornita prova documentale.
La decadenza istruttoria maturata in capo alla Banca per non avere questa prodotto nei termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c. la predetta documentazione contabile non può essere aggirata attraverso l’attribuzione al nominato CTU del potere di acquisire d’ufficio presso gli uffici della Banca la documentazione da questa colpevolmente non prodotta in giudizio, pena violazione della disciplina dell’onere della prova e della perentorietà dei termini di cui all’art. 184 c.p.c..
In ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi di mora sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall'art. 1283 c.c..
Tribunale Pescara 07 giugno 2005.


Anatocismo e natura del debito per interessi. Contratto di conto corrente bancario - Interessi anatocistici trimestrali pattuiti in violazione dell’art. 1283 c.c. - Nullità - Sussistenza - Conseguenze della nullità - Capitalizzazione ex lege degli interessi con periodicità ultrasemestrale pur in mancanza delle condizioni di cui all’art. 1283 c.c. - Esclusione - Capitalizzazione semplice degli interessi - Sussistenza - Fondamento - Natura speciale ed inderogabile dell’art. 1283 c.c. - Natura peculiare del debito per interessi rispetto alle comuni obbligazioni pecuniarie.

La clausola anatocistica, pattuita in un contratto di conto corrente bancario, con la quale sia stata convenuta una capitalizzazione degli interessi a condizioni diverse da quelle di cui all’art. 1283 c.c., va dichiarata nulla per contrasto con tale norma, da ritenersi imperativa e non derogabile dalla volontà delle parti.
Dalla predetta nullità della clausola anatocistica, che involge l’intero contenuto della clausola e non solo la parte di essa relativa alla periodicità della capitalizzazione, deriva la nullità della pattuizione dell’anatocismo concordata nel contratto, il quale di conseguenza deve ritenersi ab origine privo di qualsivoglia accordo negoziale di capitalizzazione degli interessi.
Non vi è possibilità di sostituzione legale di una clausola anatocistica nulla, perché pattuita in contrasto con l’art. 1283 c.c., con meccanismi di capitalizzazione ex lege degli interessi ad una diversa periodicità, ancorché ultrasemestrale, in quanto da un lato l’anatocismo è consentito dal sistema, con norma eccezionale e protettiva del debitore pecuniario, soltanto in presenza delle condizioni di cui all’art. 1283 c.c., e dall’altro perché il debito di interessi non si configura, per la sua peculiare natura genetica e funzionale, come una qualsiasi obbligazione pecuniaria, dalla cui scadenza possa derivare il diritto del creditore agli ulteriori interessi di mora ovvero al risarcimento del maggior danno ex art. 1224 comma II c.c..
Tribunale Pescara 07 aprile 2005.

Widgets Magazine






         IL CASO.it
 

 

 

 

Codici e Massimari

Codice civile

Codice proc. civile

Legge fallimentare

Diritto finanziario

Diritto societario

Processo societario

Arbitrato

Condominio

Amm. Sostegno

Amm. Sostegno

Sovraindebitamento

Amm. Straordinara

Finanziario

Bancario


Fallimentare

NovitÓ

Archivi

Leasing e Fallimento

Dottrina

Trust e crisi impresa

Legge fallimentare

Diritto societario

NovitÓ

Archivi

Dottrina

Registro Imprese

Codice civile

Processo societario

Finanziario e bancario

NovitÓ

Arch. finanzario

Arch. bancario

Dottrina

Contr. e mercati finanz.

Normativa comunitaria

Diritto civile

Persone e famiglia

Diritto civile

Archivi

Lavoro

Sez. Un. Civ. C. Cassaz.

Archivi

 

Giurisprudenza ABF

NovitÓ

Ricerca documenti

Ricerca

Tutti gli archivi

Diritto Fallimentare

Diritto Finanziario

Diritto Bancario

Procedura Civile

Diritto Societario

Registro Imprese

Diritto Civile

Persone e Famiglia

Sez. Un. Civ. Corte di
  Cassazione

In libreria

In libreria

Vendite competitive

Prossime vendite

Convegni

Prossimi convegni

IL CASO.it

Foglio di giurisprudenza

Direttore responsabile: Dott. Paola Castagnoli

Editore: Centro Studi Giuridici

Sede: Luzzara (Reggio Emilia), Via Grandi n. 5. Associazione di promozione sociale, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31 a far tempo dal 02/11/11.

P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205
Cookie Policy