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Procedura civile
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L'ordinanza interruttiva del processo ha natura meramente preparatoria ed ordinatoria poiché non statuisce sulla pretesa sostanziale fatta valere in giudizio, né definisce il processo

Interruzione del processo - Appellabilità o ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost - Esclusione - Fondamento - Tutela della parte interessata - Modalità

L'ordinanza interruttiva del processo ha natura meramente preparatoria ed ordinatoria poiché non statuisce sulla pretesa sostanziale fatta valere in giudizio, né definisce il processo, comportando soltanto un temporaneo stato di quiescenza del processo fino alla sua riassunzione o, in mancanza, fino all'estinzione. Ne consegue che avverso tale provvedimento sono inammissibili l'appello e il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., poiché la parte interessata ha la possibilità di recuperare pienamente la tutela giudiziale attraverso gli ordinari mezzi di impugnazione, i quali sono idonei a far valere ogni possibile doglianza nei confronti del giudice che, una volta proseguito o riassunto il giudizio nel termine perentorio stabilito dalla legge, disattenda le sue difese e si pronunci sul merito della domanda o sui relativi presupposti processuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 maggio 2020, n.9255.




Quando il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali

Condanna del difensore al pagamento in proprio delle spese processuali - Inesistenza procura - Sussistenza - Nullità procura - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Nel giudizio di revocazione, il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali soltanto quando abbia agito in virtù di procura inesistente e non meramente nulla, giacché, in tale ipotesi, il rapporto processuale si instaura validamente, onerando il giudice, che rilevi il vizio della procura, di ordinarne la rinnovazione sanante. (Nella specie, la S.C. ha escluso che fosse inesistente la procura costituita da un prototipo per il giudizio ordinario privo di riferimenti alla proposta impugnazione per revocazione, essendo sufficiente per la sua riferibilità all'atto la sua apposizione a margine dello stesso, a prescindere dalle espressioni utilizzate, e ha perciò cassato la pronuncia di merito che aveva invece posto le spese del giudizio a carico del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 maggio 2020, n.8591.




Docenti e ricercatori universitari di medicina, rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria e giurisdizione

Docenti e ricercatori universitari di medicina - Rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria - Giurisdizione - Devoluzione al giudice ordinario - Fondamento

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto il rapporto di lavoro del personale universitario con l'azienda sanitaria, poiché l'art. 5,comma 2, del d.lgs. n. 517 del 1999 distingue il rapporto di lavoro dei professori e ricercatori con l'università da quello instaurato dagli stessi con l'azienda ospedaliera (anche qualora quest'ultima non si sia ancora trasformata in azienda ospedaliero-universitaria) e dispone che, sia per l'esercizio dell'attività assistenziale, sia per il rapporto con le aziende, si applicano le norme stabilite per il personale del servizio sanitario nazionale; pertanto, qualora la parte datoriale si identifichi nell'azienda sanitaria, la qualifica di professore universitario funge da mero presupposto del rapporto lavorativo e l'attività svolta si inserisce nei fini istituzionali e nell'organizzazione dell'azienda, determinandosi, perciò, l'operatività del principio generale di cui all'art. 63, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001 che sottopone al giudice ordinario le controversie dei dipendenti delle aziende e degli enti del servizio sanitario nazionale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8633.




Reato nei confronti della PA accertato in sede penale e azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile

Fatto reato nei confronti della Pubblica Amministrazione accertato in sede penale - Azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile - Ammissibilità

L'azione di responsabilità civile promossa dalle pubbliche amministrazioni per il ristoro dei danni cagionati dall'illecito commesso dai propri dipendenti può essere esercitata in maniera indipendente dall'azione di responsabilità per danno erariale, anche qualora il fatto materiale, costituente reato, sia stato accertato in un giudizio penale nel quale la P.A. danneggiata non si sia costituita parte civile. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8634.




I provvedimenti con i quali venga dichiarata l'estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l'opposizione agli atti esecutivi

Opposizione agli atti esecutivi - Necessità - Reclamo ex art. 630 c.p.c. - Ammissibilità - Esclusione - Rilevabilità d’ufficio

I provvedimenti con i quali venga dichiarata l'estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l'opposizione agli atti esecutivi e non già col reclamo ex art. 630 c.p.c., il quale, ove proposto, deve essere dichiarato inammissibile anche d'ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 aprile 2020, n.8404.




Controversie in tema di telecomunicazioni: il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione dà luogo a improcedibilità e non a improponibilità

Controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti – Tentativo di conciliazione – Mancanza – Improponibilità della domanda – Esclusione – Improcedibilità – Sussistenza

In tema di controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti, il mancato previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, previsto dall'art. 1 della l. n. 249 del 1997 per poter introdurre una controversia in materia di telecomunicazioni, dà luogo alla improcedibilità e non alla improponibilità della domanda; ne consegue che, ove difetti tale adempimento, il giudizio debba essere sospeso con concessione di un termine per svolgere il tentativo di conciliazione e prosegua all'esito di esso, non potendosi definire, come nell'ipotesi dell'improponibilità, con una pronuncia in rito. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 aprile 2020, n.8241.




Titolo esecutivo nei confronti di condebitori solidali e abuso degli strumenti processuali

Esecuzione forzata - Assegnazione di crediti - Titolo esecutivo nei confronti di condebitori solidali - Ordinanza di assegnazione di crediti nei confronti di un condebitore - Successiva azione esecutiva nei confronti di altro condebitore - Ammissibilità - Condizioni e limiti

In tema di esecuzione forzata, non viola gli obblighi di correttezza e buona fede e non contravviene al divieto di abuso degli strumenti processuali il creditore di due o più debitori solidali che, in forza del medesimo titolo, intraprenda un'azione esecutiva nei confronti di uno di essi dopo aver ottenuto, nei confronti di un altro condebitore, un'ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., fintanto che quest'ultima non sia adempiuta dal terzo pignorato sino all'integrale concorrenza del credito azionato, fermo restando il divieto - la cui inosservanza va dedotta con opposizione esecutiva - di conseguire importi superiori all'ammontare del credito stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 aprile 2020, n.8151.




Danno ambientale: giurisdizione amministrativa ed ordinaria

Danno ambientale - Impugnazione dei provvedimenti amministrativi relativi - Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo - Danni alla salute o alla proprietà causati dal medesimo fatto generatore del danno ambientale - Azione risarcitoria e inibitoria - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza - Conformità dell’azione nociva a provvedimenti autorizzativi della P.A. - Incidenza sul sistema di riparto della giurisdizione - Esclusione - Fondamento - Incidenza sui poteri del giudice ordinario - Limiti

In materia di danno ambientale, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 310 del d.lgs. n. 152 del 2006, le controversie derivanti dall'impugnazione, da parte dei soggetti titolari di un interesse alla tutela ambientale di cui al precedente art. 309, dei provvedimenti amministrativi adottati dal Ministero dell'ambiente per la precauzione, la prevenzione e il ripristino ambientale, restando invece ferma la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alle cause risarcitorie o inibitorie promosse da soggetti ai quali il fatto produttivo di danno ambientale abbia cagionato un pregiudizio alla salute o alla proprietà, secondo quanto previsto dall'art. 313, comma 7, dello stesso decreto legislativo. L'eventualità che l'attività nociva sia svolta in conformità a provvedimenti autorizzativi della P.A. non incide sul riparto di giurisdizione (atteso che ai predetti provvedimenti non può riconoscersi l'effetto di affievolire diritti fondamentali dei terzi) ma esclusivamente sui poteri del giudice ordinario, il quale, nell'ipotesi in cui l'attività lesiva derivi da un comportamento materiale non conforme ai provvedimenti amministrativi che ne rendono possibile l'esercizio, provvederà a sanzionare, inibendola o riportandola a confomità, l'attività rivelatasi nociva perché non conforme alla regolazione amministrativa, mentre, nell'ipotesi in cui risulti tale conformità, dovrà disapplicare la predetta regolazione ed imporre la cessazione o l'adeguamento dell'attività in modo da eliminarne le conseguenze dannose. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 aprile 2020, n.8092.




Cumulo di cause scindibili: l'evento interruttivo relativo a una delle parti (nella specie, apertura del fallimento ex art. 43, comma 3, l.fall.) non spiega effetti nei confronti delle altre

Cause scindibili - Interruzione del processo - Effetti per i litisconsorti non attinti dall'evento interruttivo - Esclusione - Conseguenze - Fattispecie

In caso di cumulo di cause scindibili, l'evento interruttivo relativo a una delle parti (nella specie, apertura del fallimento ex art. 43, comma 3, l.fall.) non spiega effetti nei confronti delle altre, le quali, pertanto, anche laddove il giudice non disponga la separazione delle cause, non sono tenute a riassumere il processo; conseguentemente, qualora la riassunzione non sia stata tempestivamente effettuata nell'interesse della parte colpita dal suddetto evento, l'estinzione si verifica nei soli confronti di quest'ultima, continuando il processo nei confronti degli altri litisconsorti. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello che - confermando la decisione di primo grado in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo instaurata con un unitario atto di citazione dal debitore principale e da due fideiussori, i quali avevano dedotto altresì la mancata sottoscrizione delle fideiussioni - aveva ritenuto che il fallimento del soggetto garantito spiegasse effetto interruttivo sull'intero processo, con conseguente estinzione dello stesso a seguito della mancata tempestiva riassunzione da parte dei condebitori solidali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 aprile 2020, n.8123.




Opposizione a decreto ingiuntivo, cassazione con rinvio della sentenza di accoglimento dell'opposizione e conseguenze della mancata riassunzione tempestiva del giudizio

Procedimento d'ingiunzione - Decreto - Esecutorietà - Cassazione con rinvio della sentenza di accoglimento dell'opposizione - Mancata riassunzione tempestiva del giudizio in sede di rinvio - Conseguenze - Estinzione dell'intero procedimento e inefficacia del decreto ingiuntivo opposto - Erronea dichiarazione di esecutorietà del decreto ingiuntivo - Rimedi - Revocazione ex art. 395, comma 1, n. 5, c.p.c. - Esclusione - Fondamento

Qualora la sentenza di merito di accoglimento dell'opposizione a decreto ingiuntivo sia cassata con rinvio, in caso di mancata riassunzione del processo nel termine prescritto non trova applicazione l'art. 653 c.p.c., secondo cui a seguito dell'estinzione del processo di opposizione il decreto che non ne sia munito acquista efficacia esecutiva, bensì il disposto dell'art. 393 c.p.c., alla stregua del quale all'omessa riassunzione consegue l'estinzione dell'intero procedimento e, quindi, anche l'inefficacia del provvedimento monitorio; in tale ipotesi, l'erroneità della declaratoria di esecutorietà del decreto ingiuntivo inefficace deve essere fatta valere con l'opposizione all'esecuzione e non con la revocazione ex art. 395, comma 1, n. 5, c.p.c., strumento utilizzabile quando il provvedimento revocando sia in contrasto col giudicato precedente e non con quello formatosi successivamente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 aprile 2020, n.8114.




Il provvedimento del giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 616 o dell'art. 618 c.p.c. costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo e non cognitivo

Ordinanza del giudice dell'esecuzione ex artt. 616 o 618 c.p.c. di rimessione ad altro giudice o di prosecuzione innanzi a sé della causa - Regolamento di competenza d'ufficio - Proponibilità - Esclusione - Fondamento

Il provvedimento adottato dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 616 o dell'art. 618 c.p.c., sia esso di prosecuzione innanzi a sé del procedimento di opposizione, sia esso di rimessione al giudice ritenuto competente, costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo e non cognitivo in ordine alla individuazione del giudice competente a conoscere della causa, non ha contenuto decisorio implicito sulla competenza (vi sia stato o meno contrasto fra le parti in ordine al giudice competente) e, di conseguenza, avverso lo stesso non è proponibile la richiesta d'ufficio del regolamento di competenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 aprile 2020, n.8044.




Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione

Danni da fauna selvatica - Ente responsabile dei danni - Individuazione - Legittimazione esclusiva della Regione - Sussistenza - Rivalsa nei confronti di altro ente - Condizioni

Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte - per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari - da altri enti; la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell'esercizio di funzioni proprie o delegate, l'adozione delle misure che avrebbero dovuto impedire il danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7969.




L'impugnazione del preavviso di fermo è un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria

Esecuzione forzata - Opposizioni - Impugnazione del preavviso di fermo - Natura - Contestuali richieste di accertamento dell'insussistenza dei crediti posti a fondamento di tale preavviso o della loro illegittimità - Accoglimento di tali richieste - Conseguenze

L'impugnazione del preavviso di fermo è un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, con la conseguenza che, anche ove sia stata ritenuta fondata, al momento della decisione, l'ulteriore domanda, contestualmente proposta, di accertamento dell'insussistenza o dell'illegittimità delle ragioni di credito sulle quali tale preavviso era fondato, permane l'interesse dell'attore ad ottenere la declaratoria d'inibizione all'iscrizione del detto fermo, in cui si traduce la richiesta di annullamento del menzionato preavviso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 aprile 2020, n.7756.




Rigetto implicito e motivazione

Rigetto implicito - Condizioni - Insussistenza del vizio - Sufficienza della motivazione - Esame delle questioni giustificatrici del convincimento - Sufficienza

Non ricorre il vizio di omessa pronuncia quando la decisione adottata, in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte, comporti necessariamente il rigetto di quest'ultima, non occorrendo una specifica argomentazione in proposito. È quindi sufficiente quella motivazione che fornisce una spiegazione logica ed adeguata della decisione adottata, evidenziando le prove ritenute idonee a suffragarla, ovvero la carenza di esse, senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 aprile 2020, n.7662.




Le controversie in materia di rettifica dei dati personali nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo

Rettifica dei dati personali indicati nei registri anagrafici - Oggetto - Diritto soggettivo - Configurabilità - Conseguenze - Giurisdizione del G.O. - Sussistenza

Le controversie in materia di rettifica dei dati personali nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo, e non di mero interesse legittimo, ad una corretta indicazione dei dati, attesa la natura vincolata della relativa attività amministrativa, con la conseguenza che la cognizione delle stesse è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 01 aprile 2020, n.7637.




Le domande di protezione internazionale, di protezione sussidiaria e di protezione umanitaria si fondano su differenti causae petendi

Protezione internazionale - Protezione sussidiaria - Protezione umanitaria - Differenti “causae petendi” - Onere del richiedente di allegare fatti specifici e diversi - Necessità

Le domande di protezione internazionale, di protezione sussidiaria e di protezione umanitaria si fondano su differenti "causae petendi", così che è onere del richiedente allegare fatti specifici e diversi a seconda della forma di protezione invocata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 marzo 2020, n.7622.




Opposizione a precetto del terzo datore di ipoteca

Esecuzione forzata - Terzo datore di ipoteca - Opposizione a precetto volta all'accertamento della insussistenza di una sua obbligazione al pagamento della somma dovuta dal debitore - Interpretazione del precetto - Mancanza di domanda nei suoi confronti - Ammissibilità della opposizione - Esclusione - Fattispecie

Quando un terzo costituisce una ipoteca su beni propri a garanzia di un debito altrui, il creditore ha diritto di fare espropriare la cosa ipotecata in caso di inadempimento del debitore, ed ai fini dell'esercizio di tale diritto è tenuto a notificare al terzo datore di ipoteca, oltre che al debitore, sia il titolo esecutivo che il precetto, specificando in quest'ultimo la "res" del terzo che si intende eventualmente sottoporre ad esecuzione forzata. Tuttavia, va rigettata per difetto di interesse l'opposizione a precetto proposta dal terzo per accertare di non essere obbligato a corrispondere la somma indicata nel precetto, se dall'interpretazione del medesimo precetto si evince che esso non presuppone l'obbligazione diretta dello stesso terzo al soddisfacimento del debito, né l'intenzione del creditore di procedere esecutivamente nei suoi confronti, in ipotesi di mancato pagamento, anche su beni diversi da quelli ipotecati. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato l'opposizione a precetto formulata dai terzi intimati deducendo di non avere accettato l'eredità del datore di ipoteca sul bene indicato in precetto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 marzo 2020, n.7249.




La questione della nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio deve essere valutata prima di quella concernente la competenza

Questione sulla competenza - Necessità del preliminare accertamento della corretta instaurazione del contraddittorio - Fondamento - Omissione di tale accertamento - Impugnazione - Mezzo - Regolamento di competenza - Fondamento

La questione della nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio riguarda la corretta costituzione del rapporto processuale e, quindi, deve essere valutata prima di quella concernente la competenza, la quale presuppone pur sempre l’instaurazione di un valido contraddittorio tra le parti; ne consegue che la decisione del giudice del merito, dichiaratosi incompetente nonostante una delle parti non fosse stata regolarmente convenuta, è censurabile con il mezzo del regolamento di competenza poiché anche l’integrità del contraddittorio attiene “in modo diretto e necessario alla competenza”. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 marzo 2020, n.7055.




Inammissibilità del concordato e regolamento preventivo di giurisdizione

Fallimento – Concordato preventivo – Decreto di ammissione – Proponibilità regolamento preventivo di giurisdizione – Esclusione – Fondamento

Il decreto con il quale il tribunale, ritenendo ammissibile la proposta di concordato preventivo, dichiara aperta la relativa procedura, integra una pronuncia di merito incidente su posizioni di diritto soggettivo (impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 cost.) e, pertanto, preclude la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, ai sensi dell'art. 41 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 marzo 2020, n.7007.




Assegnazione alle Sezioni Unite di questione di diritto in tema di impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti

Cumulo domande fra stessi soggetti – Pronuncia su una (o più) di esse – Natura di sentenza non definitiva – Criterio formale di distinzione – Contrasto tra gli indici di carattere formale – Individuazione del criterio prevalente – Giudizi di scioglimento della comunione – Applicabilità o meno del criterio formale

La Seconda Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite sollevando una questione di diritto in tema di impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti; in particolare, ha chiesto una nuova considerazione della questione relativa ai criteri per l’individuazione della natura definitiva o meno della sentenza, agli effetti della riserva di impugnazione differita, ove sussista un contrasto tra gli indici di carattere formale (nella specie tra la qualificazione del provvedimento come non definitivo, la separazione del giudizio e la contestuale pronuncia sulle spese). L’ordinanza sollecita, altresì, la verifica delle soluzioni in relazione alla specifica materia dei giudizi di scioglimento delle comunioni, per i quali prospetta l’ipotesi dell’opportunità di adottare una soluzione non in linea con l’orientamento consolidato che attribuisce rilevanza al criterio dell’apparenza e dell’affidamento del terzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 marzo 2020, n.6624.




La sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione forzata?

Opposizione all'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Regolazione delle spese processuali - Esecuzione forzata intrapresa senza la normale prudenza - Danni conseguenti - Giudice competente all'accertamento - Individuazione

La Terza Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della seguente questione di diritto, già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici: se la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo (giudiziale) determini la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione forzata (promossa o minacciata sulla scorta di quel titolo) e comporti la regolazione delle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale oppure conduca all’accoglimento dell’opposizione all’esecuzione o, alternativamente, alla cessazione della materia del contendere, ma in ogni caso con liquidazione delle spese di lite in favore dell’opponente (salva la facoltà di compensazione), indipendentemente dai motivi posti a fondamento dell’opposizione esecutiva, da reputarsi ex se fondata ab origine. Con la medesima ordinanza la Terza Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione di massima di particolare importanza concernente la sede processuale – giudizio di merito ovvero giudizio in cui si contesta il titolo esecutivo ovvero giudizio di opposizione all’esecuzione – nella quale proporre le domande di risarcimento dei danni provocati da una esecuzione intrapresa in difetto della normale prudenza, specialmente nel caso in cui la procedura sia avviata sulla scorta di un titolo esecutivo giudiziale provvisorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 marzo 2020, n.6422.




Verifica se il contratto di mutuo può essere utilizzato quale titolo esecutivo

Contratto di mutuo - Idoneità fungere da titolo esecutivo - Interpretazione del contratto integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o quietanza a saldo - Ammissibilità - Condizioni

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell'art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo ed erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 marzo 2020, n.6174.




Appello inammissibile e translatio iudicii

Appello avverso la sentenza ex art. 617 c.p.c. - Inammissibilità - "Translatio iudicii" o conversione dell'appello in ricorso per cassazione - Esclusione - Ragioni

Qualora l'appello (nella specie, avanzato avverso una sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 617 c.p.c.) sia inammissibile in quanto strumento processuale radicalmente diverso da quello corretto, non può operare la "translatio iudicii" perché l'impugnazione proposta è inidonea, anche solo in astratto, a configurare l'instaurazione di un regolare rapporto processuale, né l'appello può convertirsi in ricorso per cassazione, giacché difetta dei requisiti di validità dell'atto nel quale dev'essere convertito, essendo il ricorso di legittimità, mezzo di impugnazione a critica vincolata (a maggior ragione, se proposto in via straordinaria ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.), strutturalmente diverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 marzo 2020, n.5712.




Opposizione alla vendita della cosa data in pegno e sospensione dei termini processuali

Vendita della cosa data in pegno - Opposizione del debitore - Natura - Opposizione all'esecuzione - Conseguenze - Inapplicabilità della sospensione feriale dei termini - Giudizio di cassazione - Rilevabilità d'ufficio della tardività del ricorso

L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno di cui all'art. 2797, comma 2, c.c. ha la sostanziale natura di un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa l'esclusione dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale ai sensi dell'art. 3 della l. n. 742 del 1969, regola che trova applicazione anche al giudizio di cassazione, con conseguente rilievo d'ufficio della tardività ed inammissibilità del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 febbraio 2020, n.5475.




Qualora due giudizi tra le stesse parti riguardino il medesimo rapporto di lavoro, il giudicato formatosi sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni

Cosa giudicata civile - Giudizi tra le stesse parti relativi al medesimo rapporto di lavoro - Giudicato sul TFR - Misura della retribuzione mensile - Preclusione - Sussistenza

Qualora due giudizi tra le stesse parti riguardino il medesimo rapporto di lavoro, il giudicato formatosi sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni mensili sulla base delle quali il trattamento è stato determinato in quanto, sebbene il diritto alla retribuzione mensile e quello al TFR costituiscano diritti diversi, gli stessi dipendono da un unico fenomeno giuridico pregiudiziale, consistente nella configurazione della retribuzione prevista per il contratto di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 febbraio 2020, n.5409.




L'interpretazione extratestuale del titolo esecutivo giudiziale è consentita purché avvenga sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo

Titolo esecutivo giudiziale - Interpretazione extratestuale - Ammissibilità - Limiti e condizioni

L'interpretazione extratestuale del titolo esecutivo giudiziale è consentita purché avvenga sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo e l'esito non sia tale da attribuire al titolo una portata contrastante con quanto risultante dalla lettura congiunta di dispositivo e motivazione, mentre il contrasto tra il tenore del titolo rispetto a elementi extratestuali oggettivamente discordanti può essere, eventualmente, emendata, secondo i rispettivi presupposti e limiti temporali, o con il ricorso al procedimento di correzione presso lo stesso giudice che ha emesso il provvedimento impugnato o attraverso l'impugnazione per revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 febbraio 2020, n.5049.




Giudizio di cassazione: la dichiarazione di fallimento interrompe il mandato difensivo, ma il processo prosegue d’ufficio

Fallimento – Mandato difensivo – Giudizio di cassazione – Ultrattività – Eslcusione

In caso di fallimento del mandante, il mandato difensionale conferito con la procura ad litem, in considerazione delle sue peculiari caratteristiche, non è soggetto alla disciplina del mandato in generale di cui all'art. 78, comma 2, legge fall.; infatti, per effetto della dichiarazione di fallimento, il mandato difensionale prestato nelle controversie non aventi natura personale per il fallito non entra né in una fase di sospensione, in attesa che il curatore eserciti la facoltà di cui all'art. 72 legge fall., né è caratterizzato dall'ultrattività, ma si scioglie immediatamente.

L'ultrattività del mandato - intendendosi per tale la possibilità del difensore di continuare a compiere gli atti processuali in nome e per conto del cliente, che trova la propria fonte nel potere discrezionale del professionista di dichiarare o meno (in quella fase del giudizio) la causa interruttiva - non ha luogo in caso di dichiarazione di fallimento atteso che, proprio perché l'interruzione del giudizio di merito è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dell'evento, la stessa è sottratta all'ordinario regime dettato in materia dall'art. 300 cod. proc. civ..

Né può invocarsi il principio di ultrattività del mandato in ipotesi di dichiarazione di fallimento intervenuta nel corso di un giudizio di cassazione solo perché l'apertura del fallimento non comporta l'interruzione del giudizio di legittimità, fondandosi la mancata interruzione di tale giudizio esclusivamente sull'impulso d'ufficio che lo caratterizza.

La mancata interruzione del giudizio di legittimità a seguito del verificarsi di uno degli eventi di cui agli artt. 299 e ss. cod. proc. civ. o dell'art. 43 legge fall, non dipende affatto dalla ultrattività del mandato difensivo - che è invece venuto inesorabilmente meno - ma dall'impulso d'ufficio di tale giudizio, la cui struttura impone a ciascuna parte (privata della assistenza tecnica) un particolare onere di attenzione, gli effetti della cui inosservanza ricadono sulla stessa parte.

Ne consegue che, a seguito della dichiarazione di fallimento intervenuta nel giudizio di legittimità, il legale cui era stato precedentemente conferito mandato ad litem, proprio perché (nelle controversie non aventi natura personale del fallito) è definitivamente venuto meno il rapporto professionale che lo legava alla parte assistita, non ha più alcun titolo per proseguire la propria attività difensiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 febbraio 2020, n.4795.




Contributo unificato: versamento di importo 'ulteriore’ condizionato all’obbligo di versare il contributo iniziale

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali condizionata alla sussistenza dell'obbligo di versare il contributo unificato iniziale - Ammissibilità

Poiché l’obbligo di versare un importo “ulteriore” del contributo unificato è normativamente dipendente – ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del T.U.S.G. – dalla sussistenza dell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, ben può il giudice dell’impugnazione attestare la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del doppio contributo, condizionandone l’effettiva debenza alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Quando il giudice deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Contributo unificato iniziale non dovuto per causa suscettibile di venire meno - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali - Necessità

Il giudice dell’impugnazione, una volta che pronunci l’integrale rigetto o l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’impugnazione deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato anche nel caso in cui quest’ultimo non sia stato inizialmente versato per una causa suscettibile di venir meno (come nel caso di ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato), mentre può esimersi dalla suddetta attestazione quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Il giudice dell’impugnazione può attestare i presupposti per il versamento del doppio contributo condizionandone la debenza all’obbligo di versare il contributo iniziale

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali condizionata alla sussistenza dell'obbligo di versare il contributo unificato iniziale - Ammissibilità

Poiché l’obbligo di versare un importo “ulteriore” del contributo unificato è normativamente dipendente – ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del T.U.S.G. – dalla sussistenza dell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, ben può il giudice dell’impugnazione attestare la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del doppio contributo, condizionandone l’effettiva debenza alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




L’ulteriore importo per il contributo unificato ha natura di debito tributario

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Natura di obbligazione tributaria “ex lege” - Questione in ordine alla sua debenza -  Giurisdizione del giudice tributario - Sussistenza

L’ulteriore importo di contributo unificato che la parte impugnante è obbligata a versare, allorquando ricorrano i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater T.U.S.G. ha natura di debito tributario; pertanto, la questione circa la sua debenza è estranea alla cognizione della giurisdizione civile ordinaria, spettando invece alla giurisdizione del giudice tributario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Gratuito patrocinio: a chi spetta provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione

Gratuito patrocinio - Revoca dell'ammissione - Giudizio di Cassazione - Giudice competente - Individuazione

Le Sezioni unite civili, risolvendo un contrasto, hanno affermato che, in tema di patrocinio a spese dello Stato nei giudici civili, la competenza a provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione al detto patrocinio spetta, per il giudizio di cassazione, al giudice del rinvio ovvero – nel caso di mancato rinvio – al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato; quest’ultimo, ricevuta copia della sentenza della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 388 c.p.c., è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 136 T.S.G.U. per la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato cui una delle parti sia stata ammessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Presupposti per la debenza dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Debenza - Presupposti - Attestazione del giudice dell'impugnazione - Contenuto

La debenza di ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione è normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali – di natura processuale – è costituito dall’avere il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo – appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento della iscrizione della causa al ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, secondo periodo T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Se il fascicolo del monitorio non è consultabile, l’opposizione può essere tardiva

Procedimento per ingiunzione – Decreto ingiuntivo – Opposizione tardiva – Presupposti – Caso fortuito – Fattispecie – Ammissibilità

Deve ritenersi ammissibile l'opposizione tardiva a decreto ingiuntivo di cui all'art. 650 c.p.c., allorquando – per causa riconducibile ad un evento oggettivo e non prevedibile, successivo all'emissione del decreto monitorio, integrante un caso fortuito (nella fattispecie l'invio, per un mero disguido della cancelleria, del fascicolo monitorio ad un altro ufficio prima della scadenza del termine previsto dall'art. 641, comma 1, c.p.c., con la sua successiva restituzione oltre detto termine), secondo la portata assunta dalla citata norma a seguito della i sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 1976 – l'ingiunto non abbia potuto avere conoscenza, senza sua colpa, entro il citato termine di quaranta giorni dalla notificazione del decreto ingiuntivo dei documenti contenuti nel fascicolo monitorio (posti a fondamento del ricorso ex art. 633 c.p.c. e da restare depositati in cancelleria, unitamente all'originale del ricorso e dell'emesso decreto), così rimanendo impedita l'esercitabilità del suo pieno ed effettivo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, ai fini della proposizione dell'opposizione al decreto ingiuntivo. (principio di diritto espresso in sentenza) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 febbraio 2020, n.4448.




Quando il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Obbligo del giudice di dare atto della non-sussistenza dei presupposti - Esclusione

Il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato quando il tipo di pronuncia non è inquadrabile nei tipi previsti dalla norma (pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione), dovendo invece rendere l’attestazione di cui all’art. 13, comma 1 quater, T.U.S.G. solo quando tali presupposti sussistono. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Rilevabile d'ufficio la carenza di interesse al ricorso per cassazione

Ricorso per cassazione - Interesse giuridicamente tutelato - Necessità - Utilità concreta del provvedimento - Mancanza - Rilevabilità d'ufficio - Inammissibilità del ricorso - Fattispecie

L'interesse all'impugnazione - inteso quale manifestazione del generale principio dell'interesse ad agire e la cui assenza è rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo - deve essere individuato in un interesse giuridicamente tutelabile, identificabile nella concreta utilità derivante dalla rimozione della pronuncia censurata, non essendo sufficiente l'esistenza di un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte vittoriosa che lamentava l'erronea pronuncia della compensazione delle spese di lite, nonostante la sua mancata costituzione nel giudizio di appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 febbraio 2020, n.3991.




La sentenza pronunciata dal giudice di primo grado prima della scadenza dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito delle conclusionali o delle memorie di replica è affetta da nullità

Sentenza di primo grado pronunciata prima della scadenza dei termini per il deposito delle conclusionali o delle repliche - Nullità - Sussistenza - Poteri del giudice d'appello - Rimessione al primo giudice - Esclusione - Decisione nel merito - Necessità - Fondamento

La sentenza pronunciata dal giudice di primo grado prima della scadenza dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito delle conclusionali o delle memorie di replica è affetta da nullità, senza che la parte debba indicare, al momento dell'impugnazione, se e quali argomenti non svolti nei precedenti atti difensivi avrebbe potuto sviluppare ove detto deposito fosse stato consentito; tuttavia, il giudice di appello, una volta constatata tale nullità, non può rimettere la causa al primo giudice, ai sensi dell'art. 354 c.p.c., ma è tenuto a decidere la causa nel merito, nei limiti delle doglianze prospettate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 febbraio 2020, n.4125.




Quando il terzo pignorato è parte necessaria del processo di opposizione

Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - Obblighi del terzo pignorato - Individuazione - Legittimazione necessaria del terzo a partecipare all’eventuale giudizio di opposizione agli atti esecutivi - Condizioni - Conseguenze - Fattispecie

Il terzo pignorato, avendo l'obbligo di non compiere atti che determinino l'estinzione o il trasferimento del credito, è interessato alle vicende processuali che, riguardando la legittimità o la validità del pignoramento, possano comportare, o meno, la sua liberazione dal relativo vincolo; ne consegue che egli è parte necessaria del processo di opposizione in cui il creditore pignorante contesti l'ordinanza del giudice dell'esecuzione dichiarativa dell'inefficacia del detto pignoramento e che, pertanto, deve essere chiamato in causa dal ricorrente al fine di rendere opponibile nei suoi confronti la decisione che definisce il giudizio, dovendo il giudice, in mancanza, ordinare l'integrazione del contraddittorio. (In applicazione del principio, la S.C. ha rilevato, d'ufficio, la nullità di un giudizio di opposizione ex art. 617 c.p.c., promosso avverso un provvedimento del giudice dell'esecuzione concernente una richiesta di sequestro conservativo su crediti del debitore esecutato, nel quale non era stato convenuto il terzo pignorato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 febbraio 2020, n.3899.




Opposizione all'esecuzione e opposizione agli atti esecutivi: diversificazione dei rimedi impugnatori

Esecuzione forzata - Opposizioni - Contestuale proposizione di opposizione all'esecuzione e opposizione agli atti esecutivi - Conseguente sentenza - Impugnazione - Diversificazione dei distinti rimedi impugnatori - Necessità - Effetti

Qualora una opposizione in materia esecutiva possa scindersi in un duplice contenuto, in parte riferibile ad una opposizione agli atti esecutivi e in parte ad una opposizione all'esecuzione, l'impugnazione della conseguente sentenza deve seguire il diverso regime previsto per i distinti tipi di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 febbraio 2020, n.3166.




L'integrazione 'ex officio' delle prove testimoniali è espressione di una facoltà discrezionale del giudice

Prova testimoniale - Integrazione "ex officio" della prova testimoniale ex art. 257, comma 1, c.p.c. - Esercizio di una facoltà discrezionale del giudice - Configurabilità - Conseguenze - Censurabilità in sede di legittimità - Esclusione

L'integrazione "ex officio" delle prove testimoniali, ai sensi dell'art. 257, comma 1, c.p.c., è espressione di una facoltà discrezionale, esercitabile dal giudice quando ritenga che, dalla escussione di altre persone, non indicate dalle parti, ma presumibilmente a conoscenza dei fatti, possano trarsi elementi utili alla formazione del proprio convincimento; l'esercizio, o il mancato esercizio, di tale facoltà presuppone un apprezzamento di merito delle risultanze istruttorie, come tale incensurabile in sede di legittimità, anche sotto il profilo del vizio di motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 febbraio 2020, n.3144.




Ordine di cancellazione dei gravami: il Conservatore è tenuto ad eseguire la cancellazione indipendentemente dal decorso dei termini per l'impugnazione?

Espropriazione immobiliare - Vendita forzata - Decreto di trasferimento del bene - Ordine di cancellazione delle iscrizioni pregiudizievoli - Decorso del termine per l’opposizione all’esecuzione - Conseguenze - Questione di massima di particolare importanza

La Prima Sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza, di rilevante impatto sul contenzioso in materia di vendite esecutive o fallimentari: se, nei procedimenti di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell’art. 2878, n. 7), c.c., l’estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il conservatore dei registri immobiliari (oggi ufficio provinciale del territorio-servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all’esecuzione a norma dell’art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3096.




Espropriazione e vendita forzata immobiliare: cancellazione dei gravami indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.?

Espropriazione e vendita forzata immobiliare – Cancellazione dei gravami – Indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.

Se, nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell'art. 2878 c.c., n. 7, l'estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio - Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l'Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3096.




Notificazione della sentenza d'appello diretta alla parte ma presso il suo procuratore

Ricorso per cassazione - Sentenza di appello - Notificazione in forma esecutiva alla parte presso il procuratore costituito - Termine breve per l’impugnazione - Applicabilità

La notificazione della sentenza d'appello, diretta alla parte ma presso il suo procuratore costituito domiciliatario "ex lege", è idonea a determinare la decorrenza del termine breve per la proposizione del ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 325, comma 2, c.p.c., risultando irrilevante che il provvedimento sia stato notificato in forma esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2020, n.2974.




Chiamata del terzo su ordine del giudice in primo grado, appello e omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del terzo

Litisconsorzio processuale - Chiamata del terzo su ordine del giudice in primo grado - Appello - Omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del terzo - Giudizio di cassazione - Deduzione di “error in procedendo” - Conseguenze - Fattispecie

In materia di litisconsorzio processuale cd. necessario, l'interesse tutelato che la parte può far valere rispetto al terzo che abbia partecipato al giudizio di primo grado su ordine del giudice, ma non sia stato chiamato in appello ad integrare il contraddittorio, è quello ad ottenere una pronuncia di merito e non una sentenza di mero rito, sicché la cassazione della sentenza d'appello è ammessa solo se nel successivo giudizio di rinvio il ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole rispetto a quella impugnata. (Nella specie la S.C. ha escluso che potesse essere dedotta in Cassazione, quale "error in procedendo", la mancata integrazione del contraddittorio ad opera del giudice di appello, essendo intervenuto il fallimento del terzo chiamato in causa che rendeva la domanda proposta nei suoi confronti comunque improcedibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2020, n.2966.




Il titolare del credito pignorato non può proporre l'opposizione di terzo dopo l'adozione dell'ordinanza di assegnazione

Opposizione tardiva di terzo ex art. 620 c.p.c. - Compatibilità con l’espropriazione presso terzi di crediti - Esclusione - Ragioni

In tema di espropriazione presso terzi, il soggetto che assuma di essere l'effettivo titolare del credito pignorato non può proporre l'opposizione di terzo dopo l'adozione dell'ordinanza di assegnazione perché lo strumento dell'opposizione tardiva ex art. 620 c.p.c. non è compatibile con la struttura della procedura espropriativa presso terzi, la quale è conclusa dal provvedimento di assegnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 febbraio 2020, n.2868.




Il soggetto, diverso dal terzo pignorato, che contesti l'appartenenza del credito all'esecutato fa valere l'illegittimità della espropriazione con l'opposizione di terzo

Contestazione, da parte di un terzo, dell’appartenenza del credito all’esecutato - Rimedi - Opposizione ex art. 619 c.p.c. - Necessità - Opposizione agli atti esecutivi - Esclusione - Fondamento

In tema di espropriazione presso terzi, il soggetto, diverso dal terzo pignorato, che contesti l'appartenenza del credito all'esecutato è tenuto a far valere l'illegittimità della espropriazione con l'opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., restando esclusa, in quanto non sottoposto direttamente all'esecuzione, la sua legittimazione a proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso gli atti del processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 febbraio 2020, n.2868.




Notificazione di atto su istanza di persona diversa dalla parte e dal suo difensore

Consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare – Soggetti legittimati – Delega verbale ad altra persona – Ammissibilità – Fattispecie

Legittimato a richiedere la notificazione di un atto giudiziario, ai sensi dell'art. 137 c.p.c. e dell'art. 104, comma 2, del d.p.r. n. 1229 del 1959, non è soltanto la parte personalmente ed il suo difensore munito di procura, ma anche qualunque persona da loro incaricata pure verbalmente, purchè non vi sia incertezza assoluta sull'istante e si possa individuare la parte a richiesta della quale la notifica è eseguita. (Nella specie la S. C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto inesistente la notificazione di un reclamo, in quanto effettuata su istanza di persona diversa dalla parte e dal suo difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2415.




E' possibile contestare gli esiti della consulenza tecnica d'ufficio per la prima volta in comparsa conclusionale?

Consulenza tecnica d'ufficio - Contestazione dei relativi esiti per la prima volta in sede di comparsa conclusionale - (In)ammissibilità - Questione di massima di particolare importanza

La Seconda Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite in ordine alla risoluzione della questione di massima, di particolare importanza, relativa alla possibilità o meno di contestare gli esiti della consulenza tecnica d'ufficio, per la prima volta, in comparsa conclusionale nonché alle conseguenze processuali, anche di carattere intertemporale, discendenti dalla soluzione prescelta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 gennaio 2020, n.1990.




Vi è compatibilità tra l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato e la richiesta del difensore di distrazione in proprio favore delle spese legali ex art. 93 c.p.c.?

Patrocinio a spese dello Stato - Richiesta del difensore di distrazione delle spese in proprio favore ex art. 93 cod. proc. civ. - Rinuncia implicita al beneficio del patrocinio - Questione di massima di particolare importanza

La Seconda Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite in ordine alla risoluzione della questione di massima, di particolare importanza, concernente la compatibilità o meno tra l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato e la richiesta del difensore di distrazione, in proprio favore, delle spese legali ex art. 93 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 gennaio 2020, n.1988.




Nullità dell’atto di precetto

Esecuzione forzata – Atto di precetto – Nullità – Valutazione alla luce del principio di conservazione – Criteri

La validità dell’atto di precetto deve essere valutata alla luce del principio di conservazione, che evita odiose lungaggini, e che impedisce la pronuncia di qualsiasi nullità al cospetto di omissioni puramente formali, che non impediscono al debitore di sapere chi sia il creditore, quale sia il credito di cui chiede conto, e quale il titolo che lo sorregge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28 gennaio 2020, n.1928.




La morte dell'unico difensore determina automaticamente l'interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, e preclude ogni ulteriore attività processuale

Morte del procuratore - Interruzione di diritto - Mancata pronuncia - Conseguenze - Nullità degli atti successivi e della sentenza - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Esclusione - Deducibilità come motivo di ricorso - Legittimazione esclusiva della parte colpita dall'evento interruttivo

La morte dell'unico difensore della parte costituita, che intervenga nel corso del giudizio, determina automaticamente l'interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, e preclude ogni ulteriore attività processuale, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata; ove, tuttavia, il processo sia irritualmente proseguito, nonostante il verificarsi dell'evento morte, la causa interruttiva può essere dedotta e provata in sede di legittimità, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., mediante la produzione dei documenti necessari, ma solo dalla parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l'interruzione, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice, né eccepita dalla controparte come motivo di nullità della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 gennaio 2020, n.1574.




Il ricorso per cassazione proposto dall'ex rappresentante di società estinta è inammissibile

Società cancellata dal registro delle imprese - Ricorso per cassazione proposto dall'ex rappresentante - Inammissibilità - Conseguenze - Soggetto che ha conferito il mandato - Condanna alle spese - Condizioni - Ragioni

Il ricorso per cassazione proposto dall'ex rappresentante di società estinta è inammissibile, perché per la sua proposizione occorre la procura speciale, sicchè non può valere l'ultrattività di procure in precedenza rilasciate e nemmeno può esserne rilasciata una nuova, stante la necessità che il relativo conferimento provenga da un soggetto esistente e capace di stare in giudizio; ne consegue la condanna alle spese in proprio del detto rappresentante, in quanto, salvo che particolari condizioni o circostanze o elementi anche indiziari non lo richiedano, non corrisponde ad uno specifico dovere professionale dell'avvocato, che si limita ad autenticarne la sottoscrizione, verificare costantemente la persistenza della qualità di legale rappresentante della persona fisica che gli conferisce il mandato, che ha invece l'onere di conoscere la cessata persistenza dei propri poteri e di renderne preventivamente ed adeguatamente edotto il suo difensore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 22 gennaio 2020, n.1392.




La sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo non determina 'ex se' la fondatezza dell'opposizione e il suo accoglimento

Opposizione all'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Conseguente accoglimento dell'opposizione e regolazione delle spese processuali secondo soccombenza - Esclusione - Ricorso al criterio della soccombenza virtuale - Necessità

In sede di opposizione all'esecuzione, la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, in conformità del generale principio della domanda, non determina "ex se" la fondatezza dell'opposizione e il suo accoglimento, bensì la cessazione della materia del contendere per difetto di interesse, sicché, nel regolare le spese dell'intero giudizio, il giudice dell'opposizione non può porle senz'altro a favore dell'opponente, ma deve utilizzare il criterio della soccombenza virtuale, secondo il principio di causalità, considerando, a tal fine, l'intera vicenda processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 gennaio 2020, n.1005.




Le spese dell'esecuzione forzata sono irripetibili dal creditore

Esecuzione forzata - Spese dell'esecuzione liquidate e rimaste insoddisfatte - Conseguenze - Irripetibilità - Fondamento

In tema di esecuzione forzata, il provvedimento di liquidazione delle relative spese adottato dal giudice implica un accertamento meramente strumentale alla distribuzione o assegnazione, privo di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo nel quale è stato adottato, sicché le suddette spese, se e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili dal creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 gennaio 2020, n.1004.




Impugnazione di decisione riguardante una pluralità di rapporti giuridici distinti ed autonomi proposta nei confronti di alcune soltanto delle parti

Decisione concernente pluralità di rapporti giuridici distinti ed autonomi - Impugnazione proposta soltanto nei confronti di alcune delle parti - Ordine del giudice di notificazione anche alle altre - Omessa esecuzione - Conseguenze - Fattispecie

In tema di impugnazione di decisione riguardante una pluralità di rapporti giuridici distinti ed autonomi, ove essa sia proposta nei confronti di alcune soltanto delle parti, l'omessa esecuzione, nel termine perentorio assegnato, dell'ordine del giudice ex art. 332 c.p.c. di eseguire la notificazione nei confronti delle altre determina, venendo in rilievo un litisconsorzio facoltativo in cause scindibili, l'estinzione del processo limitatamente ai soggetti destinatari del rinnovo della notifica, non potendo il detto ordine avere riflesso sugli altri. (Nella specie, la S.C., in una controversia nella quale ricorreva un cumulo soggettivo di domande risarcitorie correlate ad un unico fatto storico, ma a contratti di trasporto distinti, ha ritenuto che sussistesse un litisconsorzio facoltativo in cause inscindibili, con la conseguenza che l'estinzione del giudizio di secondo grado per tardiva esecuzione dell'ordine del giudice di rinnovazione della notificazione dell'atto di appello ad una delle parti poteva essere dichiarata solo rispetto alla destinataria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 gennaio 2020, n.804.




Se la domanda riconvenzionale non eccede la competenza, a fondamento di essa può porsi anche un titolo non dipendente da quello fatto valere dall'attore

Domanda riconvenzionale non eccedente la competenza del giudice della causa principale - Deduzione di un titolo diverso da quello fatto valere dall’attore - Ammissibilità - Condizioni - Mancata ammissione - Motivazione - Necessità

Qualora la domanda riconvenzionale non ecceda la competenza del giudice della causa principale, a fondamento di essa può porsi anche un titolo non dipendente da quello fatto valere dall'attore, purché sussista con questo un collegamento oggettivo che consigli il "simultaneus processus" secondo la valutazione discrezionale del medesimo giudice il quale, tuttavia, è tenuto a motivare l'eventuale diniego di autorizzazione della detta riconvenzionale, senza limitarsi a dichiararla inammissibile esclusivamente per la mancata dipendenza dal titolo già dedotto in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 gennaio 2020, n.533.




Divieto di proporre domande nuove in appello: irrilevante l'accettazione del contraddittorio

Divieto di proporre domande nuove - Violazione - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Ammissibilità - Accettazione del contraddittorio - Irrilevanza

Il divieto di proporre domande nuove in appello, previsto dall'art. 345, comma 1, c.p.c., è posto a tutela di un interesse di natura pubblicistica, sicchè la relativa violazione è rilevabile in sede di legittimità anche d'ufficio, senza che possa spiegare alcuna influenza l'accettazione del contraddittorio. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 gennaio 2020, n.157.




Eccezione revocatoria nel procedimento di accertamento dei crediti concorsuali

Accertamento del passivo fallimentare – Inefficacia del titolo del credito o della prelazione – Eccezione del Curatore fallimentare – Non necessità di azione revocatoria ordinaria o fallimentare – Accertamento con effetti endoconcorsuali

Nel giudizio di verifica dei crediti, a norma dell'art. 95, comma 1 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, il curatore fallimentare può eccepire l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione, senza essere tenuto, per ottenere un provvedimento di esclusione del credito o della garanzia, a proporre l'azione revocatoria fallimentare o ad agire in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267.

Nel caso in cui non sia stata proposta azione revocatoria da parte del curatore fallimentare, ma sia stata solo sollevata eccezione revocatoria (c.d. revocatoria incidentale) di inefficacia del titolo, finalizzata a paralizzare la pretesa del creditore concorsuale, il giudice delegato non dichiara l'inefficacia del titolo del credito o della garanzia, né dispone la restituzione, ma si limita ad escludere il credito o la prelazione fatta valere, in ragione della revocabilità del relativo titolo su cui si fonda la corrispondente pretesa del creditore con effetti limitati all'ambito della verifica dello stato passivo al quale la richiesta del curatore è strettamente funzionale. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 gennaio 2020, n.140.




Prova della qualità di coltivatore diretto: non è sufficiente la dimostrazione dell'iscrizione negli elenchi

Prova della qualità di coltivatore diretto - Iscrizione in elenchi - Sufficienza - Esclusione - Prova dell'obiettivo svolgimento dell'attività di coltivazione del fondo - Necessità

Ai fini della prova della qualità di coltivatore diretto, necessaria per l'esercizio del diritto di prelazione e per la domanda di riscatto ex art. 8 della l. n. 590 del 1965, non è sufficiente la dimostrazione dell'iscrizione negli elenchi dei coltivatori diretti del Servizio contributi agricoli unificati (SCAU), dovendo essere provata la diretta e abituale attività di coltivazione del fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 gennaio 2020, n.123.




Tardivo deposito dell'originale del ricorso per cassazione: improcedibilità indipendentemente dall'avvenuta trasmissione telematica nei termini di cui all'art. 369 c.p.c.

Ricorso per cassazione - Deposito tardivo dell'originale del ricorso - Improcedibilità - Deposito telematico dell’atto in Cassazione - Rimessione in termini - Insussistenza - Ragioni

Il tardivo deposito dell'originale del ricorso per cassazione ne comporta l'improcedibilità, indipendentemente dall'avvenuta sua trasmissione in via telematica nei termini di cui all'art. 369 c.p.c., né sussistono i presupposti per una rimessione in termini fondata sull'errore scusabile (nella specie ingenerato dalla ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna dell'invio telematico), atteso che la normativa vigente non ammette ancora i depositi in via telematica nei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 gennaio 2020, n.104.




La disciplina del ricorso per cassazione non contrasta con il principio di effettività della tutela giurisdizionale sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali

Ricorso per cassazione - Art. 366, comma 1, n. 6), c.p.c. - Specifica indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso - Contrasto con il principio di effettività della tutela giurisdizionale di cui alla Convenzione EDU - Insussistenza - Ragioni

Non contrasta con il principio di effettività della tutela giurisdizionale, sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la disciplina del ricorso per cassazione, nella parte in cui prevede - all'art. 366, comma 1, n. 6), c.p.c. - requisiti di ammissibilità di contenuto-forma, giacché essi sono individuati in modo chiaro (tanto da doversi escludere che il ricorrente in cassazione, tramite la difesa tecnica, non sia in grado di percepirne il significato e le implicazioni) ed in armonia con il principio della idoneità dell'atto processuale al raggiungimento dello scopo, sicchè risultano coerenti con la natura di impugnazione a critica limitata propria del ricorso per cassazione e con la strutturazione del giudizio di legittimità quale processo sostanzialmente privo di momenti di istruzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 gennaio 2020, n.27.




Equa riparazione: la competenza del giudice adito costituisce presupposto processuale e non requisito di ammissibilità della domanda

Opposizione ex art. 5-ter della l. n. 89 del 2001 proposta a giudice incompetente - "Translatio iudicii" - Necessità - Fondamento

In materia di equa riparazione ai sensi della l. n. 89 del 2001, anche dopo le modifiche apportate dal d.l. n. 83 del 2012, conv. dalla l. n. 134 del 2012, la competenza del giudice adito costituisce presupposto processuale e non già requisito di ammissibilità della domanda, sicché la corte d'appello, adita con l'opposizione di cui all'art. 5-ter della stessa legge, ove ritenga di non essere investita della competenza a provvedere, non può rigettare la domanda, ma deve dichiarare la propria incompetenza e, indicato il giudice competente, fissare il termine di riassunzione del procedimento in applicazione dell'art. 50 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 gennaio 2020, n.11.




Termine utile per la rinuncia al ricorso nel giudizio di cassazione in camera di consiglio

Giudizio di cassazione - Procedimento in camera di consiglio ex art. 380 bis.1 c.p.c. - Termine utile per la rinuncia al ricorso - Individuazione

In tema di giudizio di cassazione, la previsione dell'art. 390, comma 1, ultima parte, c.p.c. si deve intendere riferibile, quanto alla tempestività dell'atto di rinuncia, esclusivamente al caso in cui la decisione venga adottata con il rito previsto dall'art. 380 ter c.p.c., mentre, allorquando tale decisione abbia luogo con il rito di cui all'art. 380 bis 1 c.p.c., il termine utile per la rinuncia va individuato nel passaggio in decisione del ricorso, non potendosi istituire una analogia tra la notificazione delle conclusioni del P.M. e la notificazione della relazione di cui al medesimo 380 bis c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34432.




Simulazione assoluta e simulazione relativa, differenze tra le due azioni

Simulazione assoluta - Azione di simulazione relativa - Differenze - Declaratoria giudiziale di simulazione assoluta a fronte di domanda di simulazione relativa - Violazione dell'art. 112 c.p.c. - Sussistenza

L'azione intesa a far dichiarare la simulazione relativa è diversa da quella diretta a ottenere la declaratoria di simulazione assoluta, sia con riferimento al "petitum" che alla "causa petendi", comportando le due domande l'accertamento di fatti differenti e tendendo, soprattutto, al conseguimento di effetti diversi, secondo la differenziazione generale prevista nei primi due commi dell'art. 1414 c.c.; ne consegue che si configura la violazione dell'art. 112 c.p.c., in tema di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, qualora il giudice di merito abbia rilevato e ritenuto d'ufficio che fosse stata proposta una domanda di simulazione assoluta anziché relativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 dicembre 2019, n.34024.




Opposizione all’esecuzione e domanda riconvenzionale subordinata volta ad ottenere un nuovo accertamento

Opposizione all’esecuzione - Domanda riconvenzionale subordinata volta ad ottenere un nuovo accertamento - Rigetto dell’opposizione - Sospensione dei termini feriali - Applicabilità al termine per impugnare - Esclusione - Fondamento

In sede di opposizione all'esecuzione, ove l'opposto abbia formulato una domanda riconvenzionale subordinata, volta ad ottenere, nel caso di esito positivo dell'opposizione, un nuovo accertamento sulla situazione sostanziale consacrata nel titolo esecutivo, la controversia è soggetta alla sospensione feriale dei termini soltanto se la sentenza abbia accolto tale opposizione e, quindi, abbia deciso sulla menzionata riconvenzionale; al contrario, la detta sospensione non opera nell'ipotesi di rigetto dell'opposizione, in quanto esclusivamente l'esito positivo dell'impugnazione della relativa decisione può comportare il successivo ingresso dell'esame della domanda riconvenzionale davanti al giudice d'appello od a quello di rinvio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 dicembre 2019, n.33728.




Condanna alla consegna di beni mobili di cui il debitore abbia perduto la disponibilità e diritto del creditore ad ottenere il pagamento dell'equivalente monetario

Esecuzione forzata - Condanna alla consegna di beni mobili di cui il debitore abbia perduto la disponibilità - Diritto del creditore all’equivalente in denaro dei beni - Azionabilità in via esecutiva a tal fine del titolo di condanna alla consegna - Esclusione - Fondamento

In caso di condanna alla consegna di beni mobili di cui il debitore abbia perduto la disponibilità, il diritto del creditore ad ottenere il pagamento dell'equivalente monetario di tali beni va fatto valere in un nuovo processo di cognizione che ne accerti la sussistenza e ne liquidi l'importo, non potendo essere azionato direttamente in via esecutiva sulla base del titolo di condanna alla consegna, di per sé non idoneo a fondare l'esecuzione per espropriazione, ma solo quella in forma specifica ai sensi degli artt. 605 ss. c.p.c., ancorché si assuma esistere un prezzo ufficiale di mercato dei beni perduti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 dicembre 2019, n.33723.




Opposizione all’esecuzione, domanda riconvenzionale subordinata e sospensione dei termini

Opposizione all’esecuzione - Domanda riconvenzionale subordinata volta ad ottenere un nuovo accertamento - Rigetto dell’opposizione - Sospensione dei termini feriali - Applicabilità al termine per impugnare - Esclusione - Fondamento

In sede di opposizione all'esecuzione, ove l'opposto abbia formulato una domanda riconvenzionale subordinata, volta ad ottenere, nel caso di esito positivo dell'opposizione, un nuovo accertamento sulla situazione sostanziale consacrata nel titolo esecutivo, la controversia è soggetta alla sospensione feriale dei termini soltanto se la sentenza abbia accolto tale opposizione e, quindi, abbia deciso sulla menzionata riconvenzionale; al contrario, la detta sospensione non opera nell'ipotesi di rigetto dell'opposizione, in quanto esclusivamente l'esito positivo dell'impugnazione della relativa decisione può comportare il successivo ingresso dell'esame della domanda riconvenzionale davanti al giudice d'appello od a quello di rinvio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 dicembre 2019, n.33728.




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Nullità della notificazione dell'atto di pignoramento e opposizione quale indice della conoscenza dell'esecuzione

Nullità della notificazione del pignoramento – Opposizione – Effetti – Sanatoria – Fondamento

Qualora l'esecutato denunci con opposizione ex art. 617 c.p.c. la nullità della notificazione dell'atto di pignoramento, la proposizione di tale opposizione, in quanto indice della conoscenza dell'esecuzione, dimostra l'avvenuto raggiungimento dello scopo cui era preordinata la detta notificazione e comporta, quindi, la sanatoria della sua nullità, in applicazione dell'art. 156, ultimo comma, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 dicembre 2019, n.33466.




Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia): inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio e uilizzabilità nel processo civile

Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia) ex art. 360 c.p.p. - Inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio - Utilizzabilità nel processo civile - Condizioni e limiti - Fattispecie

Gli accertamenti tecnici irripetibili disposti ai sensi dell'art. 360 c.p.p. (nella specie, esame autoptico), ancorché inutilizzabili nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio, una volta prodotti nel processo civile entrano a far parte del "thema probandum" e sono soggetti alle regole del rito civile sull'acquisizione della prova; pertanto, il mancato rispetto del contraddittorio nel procedimento penale di provenienza non determina effetti sulla consulenza tecnica d'ufficio che tali accertamenti abbia considerato, a meno che il contraddittorio non sia stato garantito neanche nel processo civile dove la prova è acquisita e che la nullità relativa derivante da tale vizio sia stata eccepita dalla parte interessata nella prima difesa successiva al deposito della relazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l'utilizzabilità della c.t.u. fondata su un esame autoptico disposto in sede penale in difetto di previo avviso agli indagati, sebbene la parte interessata non ne avesse tempestivamente eccepito la nullità, limitandosi a svolgere contestazioni sulla legittimità dell'acquisizione della prova nel processo di provenienza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32784.




La procura generale ad litem della società resta valida finché non venga revocata

Procura generale proveniente da una società - Sostituzione del rappresentante da parte del liquidatore nel corso del giudizio - Efficacia della procura - Sussistenza

La procura generale "ad litem", espressamente prevista dall'art. 83, comma 2, c.p.c., se proveniente dall'organo della società abilitato a conferirla, resta valida ed imputabile all'ente finché non venga revocata, indipendentemente dalle vicende modificative dell'organo che l'ha rilasciata, trattandosi di atto dell'ente e non della persona fisica che lo rappresentava. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 dicembre 2019, n.32880.




Il termine per il versamento del saldo del prezzo da parte dell'aggiudicatario del bene staggito è perentorio e non prorogabile

Espropriazione immobiliare - Aggiudicazione - Termine per il versamento del saldo prezzo - Perentorietà - Fondamento

In tema di espropriazione immobiliare, il termine per il versamento del saldo del prezzo da parte dell'aggiudicatario del bene staggito va considerato perentorio e non prorogabile, attesa la necessaria immutabilità delle iniziali condizioni del subprocedimento di vendita, da ritenersi di importanza decisiva nelle determinazioni dei potenziali offerenti e, quindi, del pubblico di cui si sollecita la partecipazione, perché finalizzata a mantenere - per l'intero sviluppo della vendita forzata - l'uguaglianza e la parità di quelle condizioni tra tutti i partecipanti alla gara, nonché l'affidamento di ognuno di loro sull'una e sull'altra e, di conseguenza, sulla trasparenza assicurata dalla coerenza ed immutabilità delle condizioni tutte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 dicembre 2019, n.32136.




Impugnazione dell’atto del processo esecutivo per nullità derivata da precedenti atti e incolpevolmente ignoranza dell’atto presupposto nullo

Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Inammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo

Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Incolpevole ignoranza dell’atto nullo – Ammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo

Termini processuali – Prorogabilità del termine ordinatorio

Termini processuali – Improrogabilità del termine perentorio – Rimessione in termini

Chi intende contestare la legittimità di un atto del processo esecutivo dovrà farlo proponendo opposizione nel termine previsto dall’art. 617 c.p.c.; diversamente, non potrà far valere il vizio di quell’atto, impugnando gli atti successivi che dal primo abbiano mutuato la nullità.

L’impugnazione tempestiva dell’atto del processo esecutivo per nullità derivata da precedenti atti è ammissibile solo nel caso in cui la parte interessata dimostri di aver incolpevolmente ignorato l’esistenza dell’atto presupposto nullo.

La proroga del termine è prevista dal codice di rito unicamente per i termini ordinatori: il giudice, a seguito di motivata istanza presentata della parte interessata prima della scadenza del termine, concede un differimento della medesima scadenza per il compimento dell'atto processuale.

Il termine perentorio non è suscettibile di proroga in quanto il suo inutile decorso comporta la decadenza dalla relativa attività processuale. In questo caso, l’unico rimedio concesso alla parte che sia incolpevolmente decaduta è l'istituto della rimessione in termini il quale consente una sanatoria ex tunc della decadenza già verificatasi. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 dicembre 2019, n.32136.




Omessa pronuncia su un motivo di appello avente ad oggetto la mancata statuizione da parte del giudice di primo grado sulla domanda di condanna ad un facere infungibile

Domanda di condanna ad un facere infungibile - Omessa pronuncia - Motivo di ricorso - Ammissibilità - Ragioni

L'omessa pronuncia su un motivo di appello avente ad oggetto il vizio della mancata statuizione da parte del giudice di primo grado sulla domanda di condanna ad un facere infungibile, integra un motivo di ricorso per cassazione ex art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c. per violazione dell'art. 112 c.p.c., stante l'ammissibilità di un tale genere di pronuncia, in quanto idonea a produrre i suoi effetti tipici in conseguenza dell'esecuzione volontaria da parte dell'obbligato, oltre a consentire l'eventuale e successiva domanda di risarcimento del danno nonché l'adozione delle misure di coercizione indiretta ex art. 614 bis c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 dicembre 2019, n.32023.




La domanda di risarcimento danni per responsabilità processuale aggravata deve essere formulata nel giudizio che si assume temerariamente iniziato o contrastato

Responsabilità aggravata - Azione ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c. - Proposizione in un giudizio separato ed autonomo - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

La domanda di risarcimento danni ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c. deve essere formulata necessariamente nel giudizio che si assume temerariamente iniziato o contrastato, non potendo essere proposta in via autonoma, riguardando un'attività processuale che come tale va valutata nel giudizio presupposto da parte del medesimo giudice, anche per esigenze di economia processuale e per evitare pronunce contraddittorie nei due giudizi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 dicembre 2019, n.32029.




Rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto

Spese processuali sostenute dal terzo chiamato in causa dal convenuto - Incidenza sull’attore - Configurabilità - Condizioni - Valutazione della palese infondatezza o arbitrarietà nella chiamata in causa - Necessità

In forza del principio di causazione - che, unitamente a quello di soccombenza, regola il riparto delle spese di lite - il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore qualora la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall'attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda; il rimborso rimane, invece, a carico della parte che ha chiamato o fatto chiamare in causa il terzo qualora l'iniziativa del chiamante, rivelatasi manifestamente infondata o palesemente arbitraria, concreti un esercizio abusivo del diritto di difesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 dicembre 2019, n.31889.




Gratuito patrocinio: valutazioni del giudice ‘ex ante’ ed ‘ex post’

Gratuito patrocinio – Ammissione – Valutazione del giudice

In tema di ammissione al gratuito patrocinio, il giudice è chiamato ad effettuare sia una valutazione ex ante del requisito della non manifesta infondatezza, sia ex post, in sede di revoca, quando a seguito del giudizio risulta provato che la persona ammessa ha agito o resistito con mala fede o colpa grave. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 04 dicembre 2019, n.31681.




Avvocato: divieto di frazionamento del credito applicabile anche a più azioni per lo stesso cliente sulla base di titoli omogenei

Frazionamento del credito - Titoli omogenei - Divieto

Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione che aggrava la posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale. Ne consegue che le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di un unico credito sono da dichiararsi improcedibili (o improponibili).

Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile ai fini della tutela processuale frazionata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 2019, n.31308.




Ricorso per cassazione: produzione di copia del provvedimento impugnato priva della attestazione della data di deposito della sentenza

Ricorso per cassazione – Onere di produzione della copia autentica del provvedimento impugnato – Copia priva della attestazione di cancelleria della data di deposito della sentenza – Inammissibilità del ricorso

E’ improcedibile il ricorso per cassazione ove, in luogo della copia autentica del provvedimento impugnato, sia stata depositata una copia analogica, munita di firma digitale, che reca nel testo la data di stesura del provvedimento indicata dall’estensore e certificata dall’avvocato come conforme alla copia informatica dell’atto presente nel fascicolo informatico del procedimento dal quale è stata estratta priva della attestazione di cancelleria della data di deposito della sentenza.

Occorre infatti distinguere nettamente, anche nel processo telematico, la formazione digitale del documento-sentenza da parte del giudice che, apposta la firma digitale, lo trasmette all’ufficio di cancelleria, e la successiva attività di deposito della sentenza che è rimessa al cancelliere: solo dal compimento di tale attività, che rende pubblicamente ostensibile la decisione, si determina gli altri effetti processuali, tra i quali la decorrenza del termine di impugnazione ex art. 327 c.p.c.

Deve pertanto essere condiviso il principio secondo cui in tema di redazione della sentenza in formato elettronico, la relativa data di pubblicazione, ai fini del decorso del termine cd. lungo di impugnazione, coincide non già con quella della sua trasmissione alla cancelleria da parte del giudice, bensì con quella dell’attestazione del cancelliere, giacché è solo da tale momento che la sentenza diviene ostensibile agli interessati.

[Nella specie la ordinanza collegiale impugnata, depositata dal ricorrente reca soltanto la firma digitale del presidente del collegio e del consigliere estensore, senza la attestazione di deposito del Cancelliere e il numero identificativo della ordinanza che ne attesti la pubblicazione e l’inserimento nel relativo registro. Non viene peraltro in soccorso la disposizione del D.L. 18 ottobre 2010, n. 179, art. 16 bis, comma 9 bis, conv. in L. n. 221 del 2012 -introdotta dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 52, comma 1, lett. a), conv. con mod. in L. 11 agosto 2014, n. 114- che stabilisce la equivalenza all’originale delle copie informatiche, anche per immagine, dei provvedimenti del giudice "anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale", essendo appena il caso di osservare come la norma attribuisca al difensore il potere di certificazione pubblica delle "copie analogiche ed anche informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico") ma non anche la competenza amministrativa riservata al funzionario di cancelleria relativa alla "pubblicazione" del provvedimento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 29 novembre 2019, n.31214.




Atto di precetto sulla base di decreto ingiuntivo esecutivo: contenuto e nullità

Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Notificazione - Decreto ingiuntivo esecutivo - Atto di precetto - Contenuto - Omissione - Nullità - Sanatoria per raggiungimento dello scopo in ragione dell'opposizione agli atti esecutivi - Esclusione

Nell'espropriazione forzata promossa mediante ingiunzione esecutiva, il precetto deve contenere l'indicazione delle parti, della data di notifica del decreto ingiuntivo, nonché del provvedimento che ha disposto l'esecutorietà e l'apposizione della formula esecutiva, poiché la completa identificazione del titolo sostituisce, ai sensi dell'art. 654 c.p.c., la notifica dello stesso, sicché, in assenza di tali indicazioni, l'atto è viziato ex art. 480 c.p.c., producendosi una nullità equivalente a quella che colpisce il precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo, non suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo con la mera proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 novembre 2019, n.31226.




Avvocato: liquidazione equitativa delle spese rimborsabili diverse da quelle generali e documentate

Avvocato - Spese rimborsabili all'avvocato - Spese diverse da quelle generali e da quelle documentate - Liquidazione equitativa - Configurabilità - Fondamento

All'avvocato sono dovute, oltre al rimborso delle spese documentate e di quelle forfettarie generali (non strettamente inerenti alla singola pratica ma necessarie per la conduzione dello studio), altre spese che sfuggono ad una precisa elencazione ma che di fatto sono sostenute dal professionista nello svolgimento del singolo incarico (tra le quali, gli esborsi per gli spostamenti necessari per raggiungere l'Ufficio giudiziario in occasione delle udienze o degli adempimenti di cancelleria, diversi da quelli per viaggio e trasferta di cui all'art. 27 del d.m. n. 55 del 2014, i costi per fotocopie, per l'invio di email o per comunicazioni telefoniche inerenti l'incarico e sostenuti fuori dallo studio); tali spese sono liquidabili in via equitativa per l'impossibilità o la rilevante difficoltà di provare il loro preciso ammontare nonchè in considerazione della loro effettiva ricorrenza secondo l'"id quod plerumque accidit". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 novembre 2019, n.31030.




Rito sommario: termine per l’impugnazione della decisione di primo grado

Processo civile – Rito sommario – Decisione – Impugnazione – Termine breve

L’errato nomen juris di sentenza attribuito al provvedimento conclusivo di merito con cui viene accolta una domanda proposta ai sensi degli artt. 702 bis c.p.c. e segg., all’esito di giudizio interamente svoltosi secondo le regole del procedimento sommario di cognizione, senza che risulti una consapevole scelta del giudice di qualificare diversamente l’azione o di convertire il rito in ordinario, non comporta l’applicazione del termine d’impugnazione di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c., restando comunque l’appello soggetto al regime suo proprio di cui all’art. 702 quater c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 26 novembre 2019, n.30850.




Sanatoria della violazione della regola di esaminare per prime le questioni pregiudiziali di rito rispetto a quelle di merito

Processo civile - Decisione - Ordine di trattazione delle questioni - Violazione - Conseguenze

La memoria di cui all'art. 183, comma 6, n. 1, c.p.c., consente all'attore di precisare e modificare le domande "già proposte", ma non di proporre le domande e le eccezioni che siano conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni formulate dal convenuto, le quali vanno invece proposte a pena di decadenza entro la prima udienza di trattazione.

L'ordine di trattazione delle questioni, imposto dall'art. 276, comma 2, c.p.c., mentre lascia libero il giudice di trascegliere, tra varie questioni di merito, quella che ritiene "più liquida", gli impone per contro di esaminare per prime le questioni pregiudiziali di rito rispetto a quelle di merito; la violazione di tale regola costituisce una causa di nullità del procedimento, che resta tuttavia sanata se non venga fatta valere con l'impugnazione o, nel caso in cui la parte che ne risulti svantaggiata sia quella vittoriosa in primo grado ed appellata, con l'appello incidentale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 26 novembre 2019, n.30745.




Impugnazione incidentale tardiva e inefficacia conseguente alla declaratoria di improcedibilità per difetto di interesse dell’impugnazione principale

Impugnazione incidentale tardiva - Inefficacia conseguente alla declaratoria di improcedibilità per difetto di interesse dell’impugnazione principale - Fondamento

Il gravame incidentale tardivamente proposto, in quanto processualmente dipendente da quello principale ai sensi dell'art. 334, comma 2, c.p.c., è inefficace anche quando quest'ultimo sia dichiarato improcedibile per difetto di interesse all'impugnazione dell'appellante principale, attesa la similitudine tra inammissibilità e improcedibilità, entrambe incidenti sul procedimento di impugnazione prima della trattazione del merito e con effetti non riferibili alla volontà dell'appellante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 novembre 2019, n.30782.




L'istanza volta a sollecitare la Corte di cassazione ad emendare d'ufficio gli errori materiali non equivale al deposito di un ricorso

Procedimenti di cassazione - Emendabilità "ex officio" di errori materiali - Istanza sollecitatoria di una parte - Conseguenze - Fissazione dell'udienza camerale - Controricorso della controparte - Inammissibilità

La presentazione di un'istanza volta a sollecitare il potere della Corte di cassazione di emendare, d'ufficio, gli errori materiali, ex art. 391-bis c.p.c., non equivale al deposito di un ricorso; sicché, per effetto del rinvio all'art. 380-bis, commi 1 e 2, c.p.c., contenuto nell’art. 391-bis cit., nonché della disciplina generale della correzione dell'errore materiale ex art. 288 c.p.c., a fronte della fissazione dell'udienza camerale, le parti hanno la possibilità di depositare memorie e non anche di proporre controricorso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 novembre 2019, n.30651.




Competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, criteri

Competenza – Sezioni specializzate in materia di impresa – Oggetto controversia – Questione societaria

Azione giudiziale contro intermediario finanziario – Competenza – Petitum – Restituzione indebito e risarcimento danno – Causa petendi – Nullità contratto quadro di investimento – Annullabilità operazioni di investimento – Inadempimenti fase precontrattuale

Competenza sezioni specializzate – Decisività – Acquisto azioni dell’intermediario che ha proposto l’investimento – Acquisto della qualità di socio – Pluralità delle operazioni di acquisto

La controversia promossa contro l’intermediario finanziario è di competenza delle sezioni specializzate solo se il suo oggetto è influenzato in via diretta dalla questione societaria, in tal senso dovendosi intendere il riferimento nell’art. 3 d.lgs. n. 168/2003 ai «rapporti societari, alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti», che mira ad evitare l’ampliamento incerto della competenza in questione (1).

Non è di competenza delle sezioni specializzate in materia d'impresa l'azione giudiziale nei confronti dell’intermediario finanziario che mira dal punto di vista del petitum a ottenere la restituzione dell'indebito oggettivo e/o il risarcimento del danno subito, e che sul piano della causa petendi si basa sulla nullità del contratto quadro d'investimento, sull'annullabilità delle operazioni di investimento e sugli inadempimenti commessi nella fase precontrattuale. (2).

Ai fini della competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, non sono decisivi né gli acquisti di azioni emesse dallo stesso intermediario che ha proposto l'operazione di investimento, né il conseguente acquisto della qualità di socio, né la circostanza che trattasi di più operazioni di acquisto. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 novembre 2019, n.30622.




La dichiarazione di estinzione della procedura esecutiva originata da un singolo atto di pignoramento non fa venire meno gli effetti di quelli eventualmente successivi ed autonomi

Pluralità pignoramenti sugli stessi beni - Dichiarazione di estinzione di uno dei pignoramenti - Irrilevanza - Obbligo di custodia del terzo ex art. 546 c.p.c. - Violazione in buona fede - Conseguenze

In tema di pluralità di pignoramenti sugli stessi beni, la dichiarazione di estinzione della procedura esecutiva originata da un singolo atto di pignoramento non fa venire meno gli effetti di quelli eventualmente successivi ed autonomi; in ogni caso, la violazione in buona fede, da parte del terzo, degli obblighi di custodia di cui all'art. 546 c.p.c. non fa cessare gli effetti conservativi del pignoramento né pregiudica i diritti del creditore procedente, salvo il diritto del medesimo terzo ad ottenere il risarcimento del danno dal responsabile del suo errore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 novembre 2019, n.30500.




Nel giudizio di opposizione all'esecuzione il debitore può dedurre in compensazione un suo controcredito anche se illiquido

Esecuzione forzata - Opposizioni - Debitore esecutato - Compensazione - Credito illiquido certamente superiore a quello di controparte - Opponibilità al creditore esecutante - Conseguente sospensione dell'esecuzione - Ammissibilità - Esclusione

Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, è consentito al debitore dedurre in compensazione un suo controcredito, anche se illiquido, ma di importo certamente superiore al credito opposto, la cui sussistenza ed entità potrà essere accertata dal giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo, peraltro, in tale eventualità, non potrà disporre la sospensione dell'esecuzione nelle more del giudizio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 novembre 2019, n.30323.




Il contegno delle parti rilevante ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c. è solo quello tenuto nel corso del processo

Dichiarazioni rese in sede di tentativo di conciliazione innanzi agli organi di cui all'art. 46 della l. n. 203 del 1982 in tema di contratti agrari - Utilizzabilità sul piano probatorio ex art. 116, comma 2, c.p.c. - Esclusione

Il "contegno delle parti" dal quale, ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c., il giudice è abilitato a trarre elementi indiziari di giudizio, è solo quello tenuto nel corso del processo, rimanendo, pertanto, ininfluente, ai predetti effetti, il comportamento tenuto innanzi al competente ispettorato agrario in sede di tentativo di conciliazione ex art. 46 della l. n. 203 del 1982, previsto come onere a carico di chi intenda proporre in giudizio una domanda relativa a controversia agraria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 novembre 2019, n.30329.




In un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta ‘ad probationem’ è operativo il divieto della prova per testi?

Contratti - Forma scritta "ad probationem" - Divieto della prova per testi - Sussistenza o meno - Rilevabilità d'ufficio o eccezione di parte - Regime processuale di cui agli artt. 2725 c.c. e 2729 c.c. - Applicabilità o meno a tutti i contratti per i quali è richiesta la forma scritta

La Seconda Sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ponendo la questione se in una transazione o anche, più in generale, in un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia operativo il divieto della prova per testi e se l’eventuale inammissibilità possa essere rilevata d’ufficio o debba, invece, essere eccepita dalla parte interessata entro il termine di cui all’art. 157, comma 2, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva alla sua articolazione; il quesito è stato posto all’interno della più ampia questione riguardante l’esistenza o meno di un unitario regime processuale relativo all’inammissibilità della prova testimoniale, derivante dal combinato disposto di cui agli artt. 2725 c. e 2729 c.c., applicabile indifferentemente sia ai contratti per i quali sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia a quelli per cui la forma è richiesta “ad substantiam”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 novembre 2019, n.30244.




Ricorso per cassazione contro il provvedimento di chiusura della fase sommaria privo del termine giudiziale per l'introduzione del giudizio di merito o per la riassunzione davanti al giudice competente

Esecuzione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Omessa fissazione del termine giudiziale per l'introduzione del giudizio di merito o per la riassunzione davanti al giudice competente - Conseguenze - Ricorso per cassazione - Inammissibilità - Fondamento - Statuizione sulle spese - Irrilevanza

In tema di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione, rilevato il mancato rispetto del termine perentorio per notificare il ricorso introduttivo, abbia dichiarato chiusa la fase sommaria ed inammissibile l'opposizione senza adottare i provvedimenti indilazionabili previsti dall'articolo 618 c.p.c., né concedere il termine per instaurare il giudizio di merito, atteso che la pronuncia conclusiva della fase sommaria, benché illegittimamente emesso, è privo del carattere della definitività, la parte ben potendo proporre reclamo al collegio per ottenere le misure cautelari invocate ovvero dare inizio autonomamente al giudizio a cognizione piena, all'esito del quale conseguire una decisione sull'opposizione; non assume neppure rilievo, in senso contrario, la circostanza che si sia provveduto sulle spese, posto che nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, quando chiude la fase sommaria davanti a sé, deve pronunciarsi necessariamente sulle relative spese, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 novembre 2019, n.30300.




Quando l’Agenzia delle Entrate può avvalersi di Avvocati del libero foro

Agenzia delle Entrate - Facoltà di avvalersi di Avvocati del libero foro - Distinzione

Impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale ed al giudice di pace, per la rappresentanza e la difesa in giudizio l'Agenzia delle Entrate-Riscossione si avvale:

- dell'Avvocatura dello Stato nei casi previsti come ad essa riservati dalla convenzione con questa intervenuta (fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi dell'art. 43, comma 4, r.d. 30 ottobre 1933, n. 1933, di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all'organo di vigilanza), oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici,

- ovvero, in alternativa e senza bisogno di formalità, né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, r.d. cit.,

- di avvocati del libero foro - nel rispetto degli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi del comma 5 del medesimo art. 1 d.l. 193 del 2016 - in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all'Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio;

Quando la scelta tra il patrocinio dell'Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla Convenzione tra l'Agenzia e l'Avvocatura o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell'Agenzia a mezzo dell'una o dell'altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 19 novembre 2019, n.30008.




Sulla rilevabilità d'ufficio dell'estinzione del processo esecutivo per il mancato deposito della documentazione di cui all'art. 567, comma 2, c.p.c.

Esecuzione forzata - Estinzione del processo - Rilevabilità d'ufficio della causa di estinzione ex art. 567 c.p.c. - Conseguenze in materia di preclusioni - Sussistenza del relativo potere fino al momento dell'aggiudicazione dell'immobile pignorato - Configurabilità

In tema di esecuzione forzata immobiliare, la rilevabilità d'ufficio dell'estinzione del processo esecutivo per il mancato deposito della documentazione di cui all'art. 567, comma 2, c.p.c. (sia nel testo anteriore che successivo all'entrata in vigore del d.l. n. 35 del 2005, conv. con modif. dalla l. n. 80 del 2005), fa sì che ad essa non possano applicarsi le preclusioni relative all'eccezione di estinzione riservata alla parte ex art. 630 c.p.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dalla l. n. 69 del 2009), con la conseguenza che il rilievo d'ufficio è consentito sino alla data di aggiudicazione dell'immobile pignorato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 novembre 2019, n.30110.




Spedizione in forma esecutiva del titolo e conseguenze della erronea indicazione del difensore richiedente

Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Spedizione in forma esecutiva - Erronea indicazione del difensore richiedente - Conseguenze - Sanatoria - Presupposti - Fondamento - Fattispecie

In tema di spedizione in forma esecutiva della copia del titolo rilasciata al creditore, il debitore che proponga opposizione ex art. 617 c.p.c. non può limitarsi, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e dell'interesse ad agire, a dedurre l'irregolarità formale in sé considerata del titolo medesimo perché lo stesso conterrebbe l'erronea, ma facilmente riconoscibile, indicazione del difensore richiedente, dovendo egli allegare il concreto pregiudizio cagionato da tale irregolarità ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo. (Nella specie, il procuratore del richiedente era stato per errore menzionato come avvocato del debitore e non del creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 novembre 2019, n.29804.




L’aggiudicatario decaduto non ha diritto a ricevere la notificazione dell’avviso della successiva vendita

Processo esecutivo – Procedimento di vendita – Decadenza dell’aggiudicatario per omesso versamento del saldo del prezzo – Avviso della successiva vendita – Esclusione

L’aggiudicatario all’asta giudiziaria di un immobile, che sia dichiarato decaduto per omesso versamento del saldo del prezzo nel termine stabilito, non ha diritto a ricevere, diversamente dal debitore esecutato, la notificazione dell’avviso della successiva vendita, sebbene dall’esito della stessa dipenda la misura in cui egli sarà tenuto nei confronti della procedura ai sensi dell’art. 587 c.p.c., comma 2. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 novembre 2019, n.29732.




La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo non determina in sé l’inesistenza del titolo esecutivo

Procedimento monitorio - Nullità della notificazione del decreto ingiuntivo - Inesistenza del titolo esecutivo - Esclusione

La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo non determina in sé l’inesistenza del titolo esecutivo e, pertanto, non può essere dedotta mediante opposizione a precetto o all’esecuzione intrapresa in forza dello stesso, ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c., restando invece attribuita alla competenza funzionale del giudice dell’opposizione al decreto - ai sensi dell’art. 645 c.p.c. e, ricorrendone le condizioni, dell’art. 650 c.p.c. - la cognizione di ogni questione attinente all’eventuale nullità o inefficacia del provvedimento monitorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 novembre 2019, n.29729.




Quando un virus informatico impedisce la notifica dell’appello

Processo civile – Notifica dell’atto di appello – Omissione addebitabile a virus informatico – Rimessione in termini

Qualora l’atto di appello non venga notificato a causa di un virus informatico, l’avvocato deve chiedere tempestivamente la rimessione in termini. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 novembre 2019, n.29757.




La concisione della motivazione non può prescindere dall'esistenza di una pur succinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione impugnata

Motivazione - Art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c. - Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione - Mancanza - Nullità della sentenza - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie

In tema di contenuto della sentenza, la concisione della motivazione non può prescindere dall'esistenza di una pur succinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione impugnata, la cui assenza configura motivo di nullità della sentenza quando non sia possibile individuare il percorso argomentativo della pronuncia giudiziale, funzionale alla sua comprensione e alla sua eventuale verifica in sede di impugnazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto nulla la sentenza gravata la cui motivazione, costituita da una sola pagina, era priva dell'esposizione degli elementi in base ai quali la Corte territoriale ha ritenuto che "l'appello non contesti la sentenza del tribunale nella parte rilevante della decisione"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 novembre 2019, n.29721.




Perfezionamento della notificazione di atto giudiziario in altro Stato membro dell'Unione Europea

Notificazione in altro Stato membro dell'Unione Europea - Regolamento (CE) n. 1393 del 2007 - Verifica del perfezionamento della notifica - Risultanze del certificato di espletamento delle formalità redatto col "modulo standard" - Sufficienza - Prova della provenienza del modulo - Timbro o sottoscrizione - Equipollenza

In tema di notificazione di un atto giudiziario in altro Stato membro dell'Unione Europea ai sensi del Regolamento (CE) n. 1393 del 2007, per la verifica del perfezionamento della notifica sono sufficienti gli elementi informativi riportati nel certificato di espletamento delle formalità previsto dall'art. 10 del citato Regolamento e redatto secondo il "modulo standard" dell'Allegato I, la cui effettiva provenienza dall'organo che ha proceduto alla notificazione è validamente attestata dall'apposizione del timbro dell'ufficio, alternativa alla sottoscrizione autografa del funzionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 novembre 2019, n.29716.




Inopponibilità alla procedura esecutiva della locazione stipulata dal non proprietario

Esecuzione forzata - Immobile locato prima del pignoramento dal non proprietario - Inopponibilità alla procedura - Pagamento dei canoni al locatore - Applicabilità dell'art. 1189 c.c. - Condizioni - Azione del custode giudiziario per risarcimento danni da occupazione "sine titulo" - Limiti

In materia di esecuzione forzata, il contratto di locazione di immobile stipulato, quale locatore, da parte del non proprietario prima del pignoramento del medesimo bene, ancorché valido, non è opponibile alla procedura esecutiva, essendo invece ad essa opponibile il pagamento liberatorio effettuato al locatore, anche dopo la trascrizione del pignoramento, dal conduttore in buona fede ex art. 1189 c.c, in deroga alla regola dell'inefficacia del pagamento al non legittimato (art. 560, comma 2, c.p.c.); sicché, il custode, che non ha titolo di pretendere il pagamento dei canoni di locazione essendo stati riscossi con effetto liberatorio nei confronti del "solvens", può agire per ottenere, previa dimostrazione dell'ammontare del danno da occupazione "sine titulo", la differenza tra questa, ove maggiore, e quanto già corrisposto al locatore a titolo di canoni di locazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 novembre 2019, n.29491.




Chiusura del procedimento esecutivo e preclusione all'ulteriore azionamento del titolo esecutivo

Esecuzione forzata - Chiusura del procedimento esecutivo - Preclusione all'ulteriore azionamento del titolo esecutivo - Condizioni - Valutazione del giudice dell'esecuzione sulla consumazione del diritto di procedere esecutivamente - Necessità

In tema di esecuzione forzata, la irretrattabilità dei risultati del procedimento esecutivo consegue alla sua conclusione con l'attuazione concreta dell'obbligo posto in esecuzione (nella specie, relativa ad obblighi di fare, con la realizzazione materiale delle concrete modalità disposte dal giudice dell'esecuzione), sicché ogni diverso esito della procedura che non implichi una valutazione del giudice dell'esecuzione sulla consumazione del diritto a procedere esecutivamente non preclude al creditore - salva la eventuale prescrizione del diritto - di azionare ulteriormente il titolo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 novembre 2019, n.29347.




Opposizione all'esecuzione e partecipazione al giudizio di creditore garantito da ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione della domanda di usucapione

Esecuzione forzata - Opposizioni - Domanda di usucapione di bene immobile - Creditore con ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione della domanda - Litisconsorzio necessario - Sussistenza - Pretermissione del creditore ipotecario - Effetti

Nel giudizio avente ad oggetto l'usucapione di beni immobili è litisconsorte necessario il creditore garantito da ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione della domanda, in quanto titolare di un diritto reale - risultante dai pubblici registri ed opponibile erga omnes - di cui l'usucapione produce l'estinzione. Ne deriva che la sentenza resa in pretermissione di tale creditore non spiega effetti nei suoi confronti e può essere apprezzata quale mero elemento di prova nella opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. promossa dall'usucapente avverso l'espropriazione dello stesso bene immobile. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 novembre 2019, n.29325.




Principio di ultrattività del rito: l'accertamento di quali siano state le forme processuali in concreto adottate compete al giudice del merito

Principio di ultrattività del rito - Prosecuzione del giudizio nelle medesime forme - Necessità - Accertamento del rito in concreto adottato - Valutazione del giudice di merito - Fattispecie

Il principio di ultrattività del rito comporta che se il giudice abbia trattato la causa seguendo un rito errato, il giudizio deve proseguire nelle stesse forme, ma l'accertamento di quali siano state le forme processuali in concreto adottate compete al giudice del merito, condizionando anche la valutazione sulla tempestività dell'impugnazione. (Nella specie la S.C., ha confermato la decisione della corte di merito che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto con ricorso anziché con citazione, avendo accertato che il giudizio di primo grado era stato effettivamente trattato con il rito ordinario, ancorché introdotto nella forma camerale e senza che fosse intervenuta ordinanza di mutamento del rito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 novembre 2019, n.28519.




Raddoppio del contributo unificato: rileva soltanto l'elemento oggettivo del tenore della pronuncia che ne determina il presupposto

Raddoppio del contributo unificato - Presupposto - Reiezione del ricorso - Conseguenze - Obbligo di attestazione della S.C. - Ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato - Irrilevanza - Fondamento

Nel caso in cui il ricorso per cassazione venga respinto, perché rigettato integralmente ovvero dichiarato inammissibile o improcedibile, la Corte di cassazione attesta l'obbligo del ricorrente, ancorché ammesso in via anticipata e provvisoria al patrocinio a spese dello Stato, di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, rilevando a tal fine soltanto l'elemento oggettivo costituito dal tenore della pronuncia che ne determina il presupposto, mentre le condizioni soggettive della parte devono invece essere verificate, nella loro specifica esistenza e permanenza, da parte della cancelleria al momento dell'eventuale successiva attività di recupero del contributo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 ottobre 2019, n.27867.




Il CTU non può mai avvalersi di documenti non prodotti dalle parti nei tempi e modi permessi dalla scansione processuale

Acquisizione di documenti non ritualmente prodotti dalle parti - Inutilizzabilità delle conclusioni dell'ausiliario - Nullità della c.t.u. - Esclusione - Fondamento

In tema di consulenza tecnica d'ufficio, anche quando questa sia percipiente, ossia disposta per l'acquisizione di dati la cui valutazione sia rimessa all'ausiliario, quest'ultimo non può avvalersi, per la formazione del suo parere, di documenti non prodotti dalle parti nei tempi e modi permessi dalla scansione processuale, pena l'inutilizzabilità delle conclusioni del consulente fondate sui detti documenti in violazione delle regole di riparto dell'onere probatorio, essendo in conseguenza irrilevante la mancata tempestiva proposizione dell'eccezione di nullità della consulenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 ottobre 2019, n.27776.




La violazione delle norme sulla notificazione della citazione non può essere eccepita da altro convenuto

Rinnovazione della notificazione della citazione per nullità - Omissione ed erronea dichiarazione della contumacia del convenuto - Relativa eccezione - Deducibilità da parte di altro convenuto - Esclusione -  Fondamento

La violazione delle norme sulla notificazione della citazione, con conseguente nullità della stessa, e la inosservanza delle disposizioni sulla regolare costituzione del contraddittorio nei confronti di un convenuto, con conseguente erronea dichiarazione della sua contumacia, costituiscono eccezioni "de iure tertii", che non possono essere sollevate da altro convenuto, in quanto deducibili soltanto dalla parte direttamente interessata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 ottobre 2019, n.27607.




Revocazione, errore di fatto, nozione

Revocazione - Errore di fatto - Nozione - Fattispecie

L'errore di fatto previsto dall'art. 395, n. 4, c.p.c., idoneo a costituire motivo di revocazione, consiste in una falsa percezione della realtà o in una svista materiale che abbia portato ad affermare o supporre l'esistenza di un fatto decisivo incontestabilmente escluso oppure l'inesistenza di un fatto positivamente accertato dagli atti o documenti di causa, purché non cada su un punto controverso e non attenga a un'errata valutazione delle risultanze processuali. (Nella specie, la S.C. ha escluso che costituisca vizio revocatorio l'errata lettura del contenuto di fonti convenzionali regolatrici del rapporto tributario, con le quali siano riconosciuti al contribuente benefici ed esenzioni, in quanto oggetto di controversia e implicanti la valutazione del giudice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 22 ottobre 2019, n.26890.




Rapporti fra opposizione a precetto e opposizione all'esecuzione, provvedimenti interinali

Processo esecutivo – Opposizione a precetto e opposizione all'esecuzione – Rapporto – Litispendenza – Provvedimenti interinali

Sussiste litispendenza fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, quando le due azioni sono fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, e semprechè le cause pendano innanzi a giudici diversi. Invece, nell'ipotesi - più probabile - in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, delle stesse se ne dovrà disporre la riunione, ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; ovvero, qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, bisognerà sospendere pregiudizialmente la seconda causa, ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

L'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d'ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima.

Il giudice dell'opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615 c.p.c., comma 1, (così come modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull'istanza per effetto dell'attuazione del pignoramento o, comunque, dell'avvio dell'azione esecutiva, sicchè l'ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate".

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell'opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell'esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice dell'esecuzione.

Qualora siano contemporaneamente pendenti l'opposizione a precetto (art. 615 c.p.c., comma 1) e l'opposizione all'esecuzione già iniziata (art. 615 c.p.c., comma 2) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all'adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l'opponente possa in astratto rivolgersi all'uno o all'altro giudice, una volta presentata l'istanza innanzi a quello con il potere "maggiore" (il giudice dell'opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell'esecuzione, neppure se l'altro non sia ancora pronunciato.

Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all'esecuzione già iniziata, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacchè un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell'art. 39 c.p.c., comma 1. Il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l'opposizione a precetto".

Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo ex art. 624 c.p.c., comma 2 e art. 669-terdecies c.p.c. - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall'art. 624 c.p.c., comma 3, in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza.

Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all'art. 616 c.p.c. per l'introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l'insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti nè l'opposizione agli atti esecutivi, nè il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, nè il regolamento di competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Opposizione di terzo all'esecuzione su autoveicolo pignorato presso l'azienda del debitore

Autoveicolo pignorato presso l’azienda del debitore – Terzo opponente – Oneri probatori – Contenuto

Il terzo che si oppone all'esecuzione su un autoveicolo pignorato presso l'azienda del debitore ha l'onere di provare non soltanto di aver acquistato il bene ma anche che il debitore esecutato ne abbia conseguito il possesso per un titolo diverso dal trasferimento di proprietà, assumendo a tal fine le risultanze del P.R.A. valore meramente indiziario, liberamente apprezzabile dal giudice di merito in uno ad ogni altro elemento di prova. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26327.




Litispendenza tra opposizione a precetto ed opposizione all'esecuzione

Opposizione a precetto ed opposizione all'esecuzione - Identità dei fatti costitutivi dedotti - Litispendenza o riunione delle cause -  Configurabilità - Condizioni

Tra l'opposizione a precetto ex art. 615, primo comma, c.p.c., e la successiva opposizione all'esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c., proposte avverso il medesimo titolo esecutivo e fondate su fatti costitutivi identici concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, sussiste litispendenza, qualora le cause siano pendenti, nel merito, innanzi ad uffici giudiziari diversi, anche per grado; qualora invece le cause siano pendenti, nel merito, innanzi allo stesso ufficio giudiziario, ne va disposta la riunione di ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Preclusioni derivanti dalla istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, primo comma, c.p.c.

Istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, primo comma, c.p.c. – Successiva istanza al giudice dell’esecuzione di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. – Preclusione – Sussistenza

La proposizione al giudice dell'opposizione a precetto di un'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615, primo comma, c.p.c., preclude all'opponente - per consumazione del potere processuale - di richiedere al giudice dell'esecuzione, per le medesime ragioni, la sospensione della procedura esecutiva ex art. 624 c.p.c., ancorchè il giudice dell'opposizione a precetto non si sia ancora pronunciato. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Pignoramento eseguito dopo che il giudice abbia sospeso l'efficacia esecutiva del titolo

Sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo pronunciata ex art. 615, primo comma, c.p.c. - Pignoramento eseguito successivamente - Nullità - Sussistenza

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice adito con opposizione a precetto abbia disposto la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615, primo comma, c.p.c., è affetto da nullità, rilevabile - anche di ufficio - dal giudice dell'esecuzione. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Il giudice adito con opposizione a precetto non perde il potere di provvedere sulla istanza di sospensione dell'efficacia del titolo

Istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, primo comma, c.p.c. – Poteri del giudice adito con opposizione a precetto – Inizio dell’esecuzione forzata – Irrilevanza – Provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Effetti sulle procedure esecutive

Il giudice adito con opposizione a precetto non perde il potere di provvedere sulla istanza di sospensione dell'efficacia del titolo proposta ai sensi dell'art. 615, primo comma, c.p.c. (come modificato dal d.l. n. 35 del 2005, conv. nella l. n. 80 del 2005) ove sia intrapresa l'esecuzione forzata minacciata con il precetto opposto; in tal caso, il provvedimento sospensivo pronunciato dal giudice dell'opposizione a precetto determina la sospensione ex art. 623 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo promosse. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Opposizione all'esecuzione ex art. 615, comma 2, c.p.c., identica ad opposizione a precetto già pendente

Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Identità di fatti costitutivi con opposizione a precetto già pendente – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Termine per promuovere il giudizio di merito – Fissazione – Esclusione – Fondamento

Qualora sia promossa un'opposizione all'esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c., identica, per fatti costitutivi dedotti, ad un'opposizione a precetto già pendente, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti il termine per promuovere il giudizio di merito, giacchè quest'ultimo sarebbe destinato ad essere definito in rito (mediante la cancellazione della causa dal ruolo ex art, 39, primo comma, c.p.c. o la riunione ex art. 273 c.p.c.), essendo l'opposizione a precetto il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Sospensione dell’esecuzione disposta per motivi già dedotti con opposizione a precetto

Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Sospensione dell’esecuzione disposta per motivi già dedotti con opposizione a precetto – Termine per promuovere il giudizio di merito – Inosservanza – Conseguenze – Estinzione del processo esecutivo ex art. 624, terzo comma, c.p.c. – Configurabilità – Esclusione – Fondamento

Qualora, pendendo un'opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi dedotti nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute a promuovere il giudizio di merito nel termine eventualmente loro assegnato, non conseguendo da tale omissione l'estinzione del processo esecutivo ex art. 624, terzo comma, c.p.c., in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Opposizione all’esecuzione e omessa fissazione del termine per promuovere il giudizio di merito

Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Erronea valutazione di identità di fatti costitutivi con precedente opposizione a precetto – Omessa fissazione del termine per promuovere il giudizio di merito – Rimedi – Impugnazione del provvedimento – Esclusione – Fondamento – Introduzione del giudizio di merito ad opera della parte interessata – Necessità

Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di fatti costitutivi tra l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui proposta e un'opposizione a precetto già promossa, con il provvedimento di chiusura della fase sommaria non assegni alle parti il termine per promuovere il giudizio di merito, la parte interessata a sostenere la diversità delle domande formulate nelle due opposizioni è tenuta ad introdurre, di sua iniziativa, il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 289 c.p.c., in quanto avverso il provvedimento di chiusura della fase sommaria dell'opposizione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l'opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost., né il regolamento di competenza. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26285.




Accertamento dell'obbligo del terzo e litisconsorzio necessario del debitore

Esecuzione forzata – Presso terzi – Accertamento dell'obbligo del terzo – Disciplina successiva alle modifiche apportate dalla legge n. 228 del 2012 e dal d.l. n. 132 del 2014 – Debitore esecutato – Qualità di litisconsorte necessario – Sussistenza – Fondamento

Nell'accertamento dell'obbligo del terzo, come disciplinato a seguito delle modifiche apportate agli artt. 548 e 549 c.p.c., il debitore esecutato è litisconsorte necessario, in quanto interessato all'accertamento del rapporto di credito oggetto di pignoramento, ancorchè la pronuncia non faccia stato nei suoi confronti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 ottobre 2019, n.26329.




Equo indennizzo: l’abbassamento a 400 euro del minimo annuo trova applicazione nei soli giudizi introdotti dopo il 1° gennaio 2016

Misure dell'indennizzo previste dall'art. 2 bis, comma 1 e 1 ter, della L. N. 89 del 2001, introdotti dalla L. 208 del 2015 - Applicabilità ai soli giudizi instaurati dopo l'1 gennaio 2016

In assenza di norme che dispongano diversamente ed in forza dell'art. 11 disp. att. c.c., l'art. 2 bis, commi 1 e 1 ter, della l. n. 89 del 2001, introdotti dalla l. n. 208 del 2015, dettando una nuova disciplina che prevede l’applicabilità dell’abbassamento a 400 euro del minimo annuo, nonché la riducibilità ulteriore di un terzo in caso di rigetto della domanda nel procedimento cui l’azione per l’equa riparazione si riferisce, costituiscono uno "ius superveniens", che trova applicazione nei soli giudizi introdotti dopo l'1 gennaio 2016. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 14 ottobre 2019, n.25837.




Espropriazione presso terzi su stanziamenti pubblici andati in perenzione amministrativa

L'espropriazione presso terzi - Crediti non ancora esigibili, futuri, condizionati o eventuali - Stanziamenti pubblici andati in perenzione amministrativa - Ammissibilità - Fondamento

L'espropriazione presso terzi può riguardare anche crediti non ancora esigibili, futuri, condizionati o anche eventuali, inclusi gli stanziamenti del bilancio della pubblica amministrazione per il finanziamento di un'opera pubblica andati in perenzione amministrativa per decorso del termine di efficacia (nella specie, per mancanza di richiesta del creditore con titolo di spesa idoneamente rendicontato), in quanto la perenzione a fini amministrativi consiste nell'eliminazione dalla contabilità finanziaria dei residui passivi non smaltiti, ma non produce alcun effetto sul diritto di credito fino alla decorrenza dei termini per la prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 ottobre 2019, n.25042.




Nullità della divisione che comprenda edifici abusivi ed eccezione nell'ambito dell'espropriazione forzata

Comunioni relativi ad edifici – Immobili abusivi – Scioglimento – Esclusione – Scioglimento della comunione (ordinaria o ereditaria) relativa ad un edificio abusivo che si renda necessaria nell'ambito dell'espropriazione di beni – Eccezione

Gli atti di scioglimento delle comunioni relativi ad edifici, o a loro parti, sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità prevista dalla L. n. 47 del 1985, art. 40, comma 2, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici realizzati prima della entrata in vigore della L. n. 47 del 1985 dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria ovvero ai quali non sia unita copia della domanda di sanatoria corredata dalla prova del versamento delle prime due rate di oblazione o dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che la costruzione dell'opera è stata iniziata in data anteriore al 1 settembre 1967.

Gli atti di scioglimento della comunione ereditaria sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità, prevista dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46, comma 1, (già L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 17) e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici o a loro parti dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria.

Quando sia proposta domanda di scioglimento di una comunione (ordinaria o ereditaria che sia), il giudice non può disporre la divisione che abbia ad oggetto un fabbricato abusivo o parti di esso, in assenza della dichiarazione circa gli estremi della concessione edilizia e degli atti ad essa equipollenti, come richiesti dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46 e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2, costituendo la regolarità edilizia del fabbricato condizione dell'azione ex art. 713 c.c., sotto il profilo della "possibilità giuridica", e non potendo la pronuncia del giudice realizzare un effetto maggiore e diverso rispetto a quello che è consentito alle parti nell'ambito della loro autonomia negoziale. La mancanza della documentazione attestante la regolarità edilizia dell'edificio e il mancato esame di essa da parte del giudice sono rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

Allorquando tra i beni costituenti l'asse ereditario vi siano edifici abusivi, ogni coerede ha diritto, ai sensi all'art. 713 c.c., comma 1, di chiedere e ottenere lo scioglimento giudiziale della comunione ereditaria per l'intero complesso degli altri beni ereditari, con la sola esclusione degli edifici abusivi, anche ove non vi sia il consenso degli altri condividenti.

In forza delle disposizioni eccettuative di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 46, comma 5 e al L. n. 47 del 1985, art. 40, commi 5 e 6, lo scioglimento della comunione (ordinaria o ereditaria) relativa ad un edificio abusivo che si renda necessaria nell'ambito dell'espropriazione di beni indivisi (divisione c.d. "endoesecutiva" o nell'ambito del fallimento (ora, liquidazione giudiziale) e delle altre procedure concorsuali (divisione c.d. "endoconcorsuale") è sottratta alla comminatoria di nullità prevista, per gli atti di scioglimento della comunione aventi ad oggetto edifici abusivi, dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46, comma 1, e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 07 ottobre 2019, n.25021.




L'ordinanza con la quale è concessa o negata l'esecuzione provvisoria al provvedimento monitorio non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.

Ordinanza ex art. 648 c.p.c. - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento

L'ordinanza con la quale, in pendenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, sia concessa o negata l'esecuzione provvisoria al provvedimento monitorio non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., neppure nel caso in cui il giudice esamini questioni di merito per valutare il "fumus" del credito, trattandosi di statuizione avente natura anticipatoria della decisione, ma priva del carattere della definitività, i cui effetti sono destinati ad esaurirsi con la sentenza che pronuncia sull'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 ottobre 2019, n.24658.




È inammissibile il ricorso per cassazione proposto da un soggetto erroneamente indicato nell'epigrafe e nella motivazione della sentenza

Erronea indicazione nella decisione di un soggetto non parte in causa - Ricorso per cassazione - Inammissibilità - Revocazione per errore di fatto - Configurabilità - Fattispecie

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto da un soggetto erroneamente indicato nell'epigrafe e nella motivazione della sentenza di secondo grado quale parte, venendo in rilievo un errore di fatto revocatorio denunciabile ex art. 395 n. 4 c.p.c. (Nella specie il ricorso per cassazione era stato proposto dai soci, erroneamente indicati nella decisione impugnata quali appellanti, sebbene il gravame fosse stato esperito dalla sola società). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 ottobre 2019, n.24528.




Risoluzione e annullamento del concordato preventivo e litisconsorzio necessario con il garante

Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Procedimento - Attuale testo dell’art. 137 l.fall. - Garante - Litisconsorzio necessario -  Sussistenza - Fondamento

In tema di risoluzione e annullamento del concordato preventivo, l'attuale testo dell'art. 137 l.fall. (conseguente alle modifiche apportate dall'art. 9, comma 10, d.lgs. n. 169 del 2007), cui rinvia l'art. 186 stessa l., postulando che al procedimento sia chiamato a partecipare anche l'eventuale garante, include quest'ultimo accanto al debitore tra i soggetti del processo, così da concretizzare una fattispecie di litisconsorzio necessario processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 settembre 2019, n.24441.




Opposizione agli atti esecutivi, termine per la costituzione nel giudizio di merito

Opposizione agli atti esecutivi – Termine per la costituzione in giudizio – Riduzione – Esclusione – Tardiva iscrizione della causa a ruolo – Improcedibilità – Esclusione – Fondamento

Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi il termine per la costituzione in giudizio della parte che introduca la fase di merito non subisce alcuna riduzione - essendo, pertanto, di dieci giorni dalla prima notificazione dell'atto di citazione. Tuttavia, la tardiva iscrizione a ruolo della causa non determina l'improcedibilità del giudizio, ma soltanto l'applicazione delle regole generali di cui agli artt. 171 e 307 c.p.c., assolvendo l'iscrizione a ruolo, mero adempimento amministrativo, la funzione di rimarcare l'autonomia della fase a cognizione piena rispetto a quella sommaria dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24224.




Decreto ingiuntivo esecutivo: conseguenze della omessa menzione nel precetto del provvedimento con cui è stata disposta l’esecutorietà del decreto

Decreto ingiuntivo esecutivo – Atto di precetto – Omessa menzione del provvedimento con cui è stata disposta l’esecutorietà del decreto – Conseguenze – Nullità del precetto – Fattispecie

Nell'espropriazione forzata minacciata ex art. 654 c.p.c. in virtù di decreto ingiuntivo esecutivo, l'omessa menzione nell'atto di precetto del provvedimento di dichiarazione di esecutorietà del provvedimento monitorio comporta la nullità - deducibile con l'opposizione agli atti esecutivi - del precetto stesso, non potendo l'indicazione di tale provvedimento evincersi dalla menzione dell'apposizione della formula esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la nullità del precetto recante la menzione del numero, data e autorità del decreto ingiuntivo, della mancata opposizione e dell'apposizione della formula esecutiva, ma privo della indicazione del provvedimento di dichiarazione di esecutorietà). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24226.




Impugnazione del piano riparto e violazione del contraddittorio

Piano di riparto parziale – Natura del provvedimento – Ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. – Ammissibilità

Piano di riparto parziale – Reclamo – Legittimazione – Qualunque interessato

Piano di riparto – Impugnazione – Violazione delle norme sul litisconsorzio necessario – Vizio del processo – Annullamento anche d'ufficio – Rinvio della causa al giudice di prime cure

Il decreto del tribunale che dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, pronunciato sul reclamo avente ad oggetto il provvedimento del giudice delegato, nella parte in cui decide la controversia concernente, da un lato, il diritto del creditore concorrente a partecipare al riparto dell'attivo fino a quel momento disponibile e, dall'altro, il diritto degli ulteriori interessati ad ottenere gli accantonamenti delle somme necessarie al soddisfacimento dei propri crediti, nei casi previsti dalla L. Fall., art. 113, si connota per i caratteri della decisorietà e della definitività e, pertanto, avverso di esso, è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.

In tema di riparto fallimentare, ai sensi della L. Fall., art. 110 (nel testo applicabile ratione temporis come modificato dal D.Lgs. n. 169 del 2007), sia il reclamo L. Fall., ex art. 36 avverso il progetto - predisposto dal curatore - di riparto, anche parziale, delle somme disponibili, sia quello L. Fall., ex art. 26 contro il decreto del giudice delegato che abbia deciso il primo reclamo, possono essere proposti da qualunque controinteressato, inteso quale creditore che, in qualche modo, sarebbe potenzialmente pregiudicato dalla diversa ripartizione auspicata dal reclamante, ed in entrambe le impugnazioni il ricorso va notificato a tutti i restanti creditori ammessi al riparto anche parziale.

E’ applicabile anche nell'ambito dei procedimenti in camera di consiglio, ed in quelli di impugnazione del piano di riparto dell'attivo il principio per cui, quando risulta integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata nè dal giudice di primo grado, che non abbia disposto l'integrazione del contraddittorio, nè da quello di appello, che non abbia provveduto a rimettere la causa al primo giudice, resta viziato, ai sensi dell'art. 354 c.p.c., comma 1, l'intero processo e s'impone, in sede di giudizio di cassazione, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure, a norma dell'art. 383 c.p.c., comma 3. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 26 settembre 2019, n.24068.




Azione di responsabilità ed effetto della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale

Azione di responsabilità - Effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale - Interferenza con l'accertamento in sede civile

In tema di azione di responsabilità, l’effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale non interferisce con il doveroso accertamento in sede civile dell’esistenza in concreto del danno e della entità delle conseguenze pregiudizievoli. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24043.




Consulenza tecnica preventiva e reclamabilità del provvedimento di diniego

Procedimento di consulenza tecnica preventiva - Mancato accoglimento dell'istanza - Reclamabilità del provvedimento, anche in relazione alla sola statuizione sulle spese - Ammissibilità - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento

In materia di procedimento di consulenza tecnica preventiva, il mancato accoglimento dell'istanza è reclamabile anche in relazione alla sola statuizione sulle spese processuali, ma non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., trattandosi di provvedimento privo, anche con riferimento alle disposizioni sulle spese, dei caratteri della definitività e della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 settembre 2019, n.23976.




Azione di ripetizione per il recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura

Recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura - Azione di ripetizione - Prescrizione decennale - Fondamento e distinzioni

Anche in materia di aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura opera il disposto dell'art. 3 del Regolamento n. 95/2988/CEE, che fissa in quattro anni il periodo entro il quale si deve procedere al recupero di ogni vantaggio indebitamente percepito a carico del bilancio comunitario (sempre che una norma di settore non preveda un termine più breve, comunque non inferiore ai tre anni), consentendo però a ciascuno Stato di applicare un termine più lungo che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, è desumibile anche da disposizioni di diritto comune anteriori al menzionato Regolamento, purché prevedibili e proporzionate. Per l'ordinamento italiano ciò avviene con la disciplina dell'azione di ripetizione dell'indebito oggettivo, che, ai sensi dell'art. 2946 c.c., si prescrive nel termine di dieci anni, a cui resta estraneo il disposto dell'art. 28 della l. n. 689 del 1981, che regolamenta esclusivamente la prescrizione delle sanzioni amministrative eventualmente connesse all'indebita percezione degli aiuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24040.




Recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura

Recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura - Azione ex art. 2033 c.c. - Ambito di operativo - Applicabilità di sanzioni amministrative - Irrilevanza - Fondamento - Fattispecie

In tema di recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura, la disciplina della ripetizione dell'indebito, regolata dall'art. 2033 c.c., trova applicazione non solo nel caso in cui l'erogazione abbia avuto luogo in assenza dei presupposti o di un valido provvedimento giustificativo, ma anche nel caso in cui il titolo per fruire del beneficio, originariamente esistente, venga meno per decadenza o revoca, senza che sia necessaria l'adozione di un atto di accertamento o liquidazione. Tale disciplina non è esclusa dalla possibilità di applicare sanzioni amministrative, tenuto conto che l'Amministrazione può provvedere congiuntamente al recupero delle somme versate e all'irrogazione delle sanzioni, adottando il procedimento previsto dalla l. n. 689 del 1981, richiamato dalla l. n. 898 del 1986, ma può anche agire separatamente per la ripetizione di quanto pagato, utilizzando gli strumenti contemplati dal diritto comune. (Fattispecie relativa ad aiuti anticipati e poi richiesti in restituzione a causa dell'incompletezza della documentazione presentata a consuntivo dal beneficiario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24040.




Oneri di allegazione e probatori del successore a titolo particolare nel processo

Successione nel processo - Proposizione del ricorso per cassazione - Prova della legittimazione - Necessità - Conseguenze

Il soggetto che proponga ricorso per cassazione in qualità di successore, a titolo universale o particolare, di colui che era stato parte nel precedente grado del giudizio, deve non soltanto allegare la propria "legitimatio ad causam" per essere subentrato nella medesima posizione del dante causa, ma deve altresì fornirne la prova, la cui mancanza, attenendo alla regolare costituzione del contraddittorio nella fase d'impugnazione, è rilevabile anche d'ufficio, ed ha per conseguenza la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24050.




Domanda nuova e regime delle preclusioni introdotto dalla L. n. 353 del 1990

Regime delle preclusioni introdotto dalla l. n. 353 del 1990 - Domanda nuova - Rilevabilità d'ufficio - Conseguenze - Domanda tardiva in primo grado - Proposizione della relativa eccezione in appello - Ammissibilità - Fondamento

Nella vigenza del regime giuridico delle preclusioni introdotto dalla l. n. 353 del 1990, la novità della domanda formulata nel corso del giudizio è rilevabile anche d'ufficio da parte del giudice, trattandosi di una questione sottratta alla disponibilità delle parti, in virtù del principio secondo cui il "thema decidendum" è modificabile soltanto nei limiti e nei termini a tal fine previsti, con la conseguenza che, ove in primo grado tali condizioni non siano state rispettate, l'inammissibilità della domanda può essere fatta valere anche in sede di gravame, non essendo la relativa eccezione annoverabile tra quelle in senso stretto, di cui l'art. 345 c.p.c. esclude la proponibilità in appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24040.




Opposizione avverso l'ingiunzione dell'avvocato contro il cliente

Avvocato procuratore - Onorari - Opposizione ad ingiunzione con atto di citazione - Rispetto del termine di 40 giorni di cui all’art. 641 c.p.c. - Conseguenze

L'opposizione ex art. 645 c.p.c. avverso l'ingiunzione ottenuta dall'avvocato nei confronti del proprio cliente ai fini del pagamento degli onorari e delle spese dovute, ai sensi del combinato disposto degli artt. 28 della l.n. 794 del 1942, 633 c.p.c. e 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, proposta con atto di citazione, anziché con ricorso ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c. e dell'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, è da reputare utilmente esperita qualora la citazione sia stata comunque notificata entro il termine di quaranta giorni - di cui all'art. 641 c.p.c. - dal dì della notificazione dell'ingiunzione di pagamento. In tale evenienza, ai sensi dell'art. 4, comma 5, del d.lgs. n. 150 del 2011, gli effetti sostanziali e processuali correlati alla proposizione dell'opposizione si producono alla stregua del rito tempestivamente attivato, ancorché erroneamente prescelto, per cui il giudice adito deve disporre con ordinanza il mutamento del rito, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2011. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 settembre 2019, n.24069.




Rigetto della domanda di rilascio di un immobile occupato 'sine titulo'

Domanda di rilascio di immobile occupato "sine titulo" - Rigetto con sentenza definitiva - Estensione degli effetti del giudicato anche ai fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla decisione - Esclusione - Fondamento

La decisione che, nel rigettare la domanda di rilascio di un immobile perché occupato "sine titulo", riconosca che lo stesso è oggetto di un valido ed efficace contratto di locazione non determina la formazione di alcun giudicato su fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla pronuncia, poiché l'accertamento di detti fatti non costituisce un passaggio logico-giuridico necessario ai fini della statuizione concernente la richiesta di restituzione del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 settembre 2019, n.23640.




Opposizione all'esecuzione e divieto di appellabilità delle sentenze del giudice di pace

Divieto di appellabilità delle sentenze in materia di opposizione all'esecuzione - Abrogazione ad opera della l. n. 69 del 2009 - Sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità ex art. 113, comma 2, c.p.c. - Appellabilità limitata - Sussistenza

In tema di opposizione all'esecuzione, pur dopo l'abrogazione, ad opera della l. n. 69 del 2009, del divieto di appellabilità (introdotto, modificando l'art. 616, ultimo comma, c.p.c, dalla l. n. 52 del 2006) le sentenze del giudice di pace pronunciate, in ragione del valore della lite, secondo equità necessaria, sono sono appellabili esclusivamente per motivi limitati indicati dall'art. 339, comma 3 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 settembre 2019, n.23623.




Fallimento del debitore esecutato e liquidazione del compenso in favore dell'Istituto delegato alla vendita

Fallimento del debitore esecutato - Dichiarazione di improcedibilità della procedura esecutiva prima della vendita dei beni mobili - Liquidazione del compenso in favore dell'Istituto delegato alla vendita - Art. 33 del d.m. n. 109 del 1997 - Applicabilità - Fondamento - Conseguenze

In tema di esecuzione mobiliare, qualora la vendita delegata all'Istituto Vendite Giudiziarie non sia stata eseguita, per la declaratoria di improcedibilità della procedura esecutiva conseguente all'intervenuto fallimento del debitore, ex art. 51 del r.d. n. 267 del 1942 (e, quindi, per cause non dipendenti dall'istituto delegato), il Giudice dell'esecuzione, nell'individuare il soggetto da onerare della liquidazione del compenso dovuto all'ausiliario, ex art. 33 del d.m. n. 109 del 1997, non può derogare ai principi generali posti dall'art. 8 del d.P.R n. 115 del 2002 e dall'art. 95 c.p.c.. Ne consegue che le competenze dell'ausiliario vanno poste a carico del creditore procedente e, cioè, del soggetto tenuto ad anticipare le spese per gli atti del procedimento da lui avviato, in quanto il vincolo del pignoramento permane sino a che i beni non siano venduti nell'ambito della procedura fallimentare o questa non sia altrimenti chiusa, con la conseguenza che la procedura esecutiva, esistendo ancora i beni, può nuovamente liberamente svolgersi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 settembre 2019, n.22800.




La sospensione dei procedimenti esecutivi prevista dall'art. 20, comma 4, l. n. 44/1999 non si applica al procedimento c.d. 'prefallimentare'

Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Sospensione ex art. 20, comma 4, l. n. 44 del 1999 – Applicabilità – Esclusione – Fase successiva alla dichiarazione di fallimento – Applicabilità della norma – Sussistenza – Fondamento

La sospensione dei procedimenti esecutivi prevista dall'art. 20, comma 4, della l. n. 44 del 1999, in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura, non si applica al procedimento c.d. "prefallimentare", che non rivela natura esecutiva, ma cognitiva; l'istituto in parola, per converso, può operare nella fase a vocazione liquidatoria inaugurata dalla sentenza dichiarativa di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 settembre 2019, n.22787.




Patrocinio a spese dello Stato e istanza di liquidazione dopo la chiusura del giudizio di merito

Patrocinio a spese dello Stato – Art. 83 comma III-bis TU Spese Giustizia – Istanza di liquidazione presentata dopo provvedimento di merito – Ammissibilità

Patrocinio a spese dello Stato – Art. 83 comma III-bis TU Spese Giustizia – Istanza di liquidazione presentata dopo provvedimento di merito – Decadenza – Esclusione

Patrocinio a spese dello Stato – Art. 83 comma III-bis TU Spese Giustizia – Istanza di liquidazione presentata dopo provvedimento di merito – Perdita potestas decidendi – Esclusione

Patrocinio a spese dello Stato – Art. 83 comma III-bis TU Spese Giustizia – Istanza di liquidazione presentata dopo provvedimento di merito – Perdita potestas decidendi – Esclusione

Patrocinio a spese dello Stato – Art. 83 comma III-bis TU Spese Giustizia – Finalità sollecitatoria – Fondamento

L'art. 83 comma 3 bis del DPR n. 115 del 2002, che ha previsto che il decreto di pagamento debba essere emesso dal giudice contestualmente alla pronuncia del provvedimento che chiude la fase cui si riferisce la relativa richiesta, relativamente ai compensi richiesti dal difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, non prevede alcuna decadenza a carico del professionista che abbia depositato la relativa istanza dopo la pronuncia del detto provvedimento, né impedisce al giudice di potersi pronunciare sulla richiesta dopo che si sia pronunciato definitivamente sul merito, avendo in realtà la finalità in chiave acceleratoria, di raccomandare che la pronuncia del decreto di pagamento avvenga contestualmente alla pronuncia del provvedimento che chiude il giudizio.

L’istanza di liquidazione del compenso per il patrocinio a spese dello Stato, pur se presentata successivamente alla pronuncia definitiva nel giudizio di merito, è ammissibile atteso che non risulta soggiacere ad alcuna decadenza, atteso che l’art. 83, co. 3-bis, d.P.R. n. 115/2002 non prevede alcuna esplicita decadenza, con quanto invece disposto dall'art. 71 dello stesso DPR che, per l’istanza di liquidazione del compenso per l’ausiliario del giudice, prevede che la stessa debba essere proposta a pena di decadenza entro il termine di cento giorni dal compimento delle operazioni.

Deve escludersi che vi sia l’esaurimento del potere di provvedere sulla richiesta di liquidazione del compenso dopo la conclusione del procedimento, considerata la differenza ontologica che si ravvisa tra la liquidazione del compenso del c.t.u. e quella disposta a favore del difensore che ha assistito la parte ammessa al beneficio, in quanto la prima attiene in ultima analisi alla regolamentazione degli oneri processuali tra le parti in giudizio, le quali sono tenute a farsi carico delle spese per gli importi riconosciuti al c.t.u.; viceversa, la liquidazione degli onorari del difensore patrocinante non ha alcuna incidenza rispetto al governo delle spese di lite, in quanto l’ammissione al gratuito patrocinio determina l’insorgenza di un rapporto che si instaura direttamente tra il difensore e lo Stato (cfr. Cass. n. 1539/2015), ed al quale le parti rimangono totalmente estranee.

Deve escludersi che vi sia l’esaurimento del potere di provvedere sulla richiesta di liquidazione del compenso dopo la conclusione del procedimento, considerata la differenza ontologica che si ravvisa tra la liquidazione del compenso del c.t.u. e quella disposta a favore del difensore che ha assistito la parte ammessa al beneficio, che si riverbera anche sul piano processuale essendosi rimarcato che, mentre nel procedimento di opposizione ex art. 170 D.P.R. n. 115/2002 al decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico sono litisconsorti necessari tutte le parti processuali (cfr. Cass. 7528/2006), nel procedimento di opposizione ex art. 170 D.P.R. n. 115/2002 al decreto di liquidazione del compenso del difensore è controparte necessaria solamente il Ministero della Giustizia, quale unico titolare passivo del rapporto di debito oggetto del procedimento (Cass. S.U. n. 8516/2012).

A favore della tesi che opina nel senso che la funzione della novella di cui all’art. 83, co. 3-bis, d.P.R. n. 115/2002 sia essenzialmente sollecitatoria, al fine di raccomandare ai difensori ed al giudice, ai primi di immediatamente attivarsi per la richiesta di liquidazione, ed ai secondi di altrettanto rapidamente decidere sulla liquidazione, in prossimità della definizione della causa dinanzi a sé, potendo in tal modo meglio apprezzare la natura e la qualità delle prestazioni rese dall'avvocato, non deve trascurarsi la circostanza che, a fronte della presentazione della domanda di liquidazione dei compensi, potrebbe emergere la necessità di disporre gli accertamenti di cui agli artt. 79, co. 3, e 127, co. 4, D.P.R. n. 115/2002 per verificare l'effettività e la permanenza delle condizioni previste per l'ammissione al patrocinio, con la conseguenza che aderendo alla tesi della decadenza del potere decisionale una volta definito il merito della causa, il giudice, per non perdere il potere di delibare sull'istanza di liquidazione, dovrebbe attendere l'esito di tali indagini (spesso di non poco momento) prima di pronunciare il provvedimento destinato a chiudere il processo innanzi a sè, con probabili dilatazioni dei tempi decisori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Conformi:
Tribunale Paola, 14 Ottobre 2016. Est. Caroleo.
Tribunale Mantova, 22 Settembre 2016. Est. Pagliuca.
Cassazione civile, sez. II, 09 settembre 2019, n.22448.




Opposizione di terzo all'esecuzione e interruzione del processo per fallimento del debitore

Fallimento in corso di causa del debitore esecutato - Conseguenze - Interruzione del giudizio - Eventuale riassunzione nei confronti della curatela - Pronuncia di sentenza - Natura dichiarativa della stessa - Suoi effetti - Fattispecie

In tema di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., qualora, nel corso del giudizio, il debitore esecutato sia dichiarato fallito, il processo deve essere interrotto, ai sensi dell'art. 43, comma 3, l.fall., e la pretesa dell'opponente va accertata in sede fallimentare. L'eventuale riassunzione del processo nei confronti della curatela potrà condurre alla pronuncia di una sentenza meramente dichiarativa e non di condanna, inopponibile al fallimento ed idonea esclusivamente a costituire un titolo da fare valere verso il fallito ove dovesse tornare "in bonis" o se il bene oggetto del contendere dovesse restare invenduto alla chiusura della procedura concorsuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile per carenza di interesse il ricorso proposto dal creditore nei riguardi della curatela, poiché la sentenza di secondo grado che aveva accolto l'originaria opposizione non era opponibile al fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 settembre 2019, n.22166.




Pignoramento presso terzi e intangibilità delle riserve minime presso la Banca centrale

Obbligo degli enti creditizi di costituire riserve minime presso la banca centrale - Natura e finalità del deposito - Qualità di "debitor debitoris" in capo al depositario - Esclusione - Conseguenze

In tema di espropriazione di crediti presso terzi, dall'obbligatorio deposito delle riserve minime degli enti creditizi presso la banca centrale (o presso un intermediario autorizzato), in forza del Regolamento (CE) della Banca centrale europea n. 1745 del 2003, non deriva un rapporto che implica la restituzione del "tantundem", bensì un'obbligazione di custodia di liquidità destinata alla funzione pubblica di tutela del risparmio, sicchè, essendo intangibili le somme depositate, è corretta la dichiarazione negativa del depositario resa ex art. 547 c.p.c., difettando la sua qualità di "debitor debitoris". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 settembre 2019, n.21970.




La chiamata del successore a titolo particolare non soggiace alle forme e ai termini prescritti dall'art.269 c.p.c.

Processo civile - Intervento o chiamata del successore a titolo particolare ex art.111 c.p.c. - Ammissibilità in ogni grado o fase del processo - Conseguenze - Termini e forme di cui all’art. 269 c.p.c. - Applicabilità - Esclusione

Ai sensi dell'art. 111, comma 3, c.p.c., il la chiamata non soggiace alle forme e ai termini prescritti dall'art.269 c.p.c. può intervenire o essere chiamato in causa in ogni grado o fase del processo, sicché la chiamata non soggiace alle forme e ai termini prescritti dall'art.269 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 agosto 2019, n.21690.




Inammissibilità dell'appello, ulteriore esame del merito e ricorso per cassazione

Dichiarazione di inammissibilità dell'appello - Ulteriore esame del merito - Affermazione di infondatezza - Omessa impugnazione in cassazione della dichiarazione di inammissibilità - Formazione del giudicato - Configurabilità - Impugnazione della sola statuizione di infondatezza - Interesse a ricorrere - Esclusione

Ove il giudice d'appello abbia dichiarato inammissibile uno dei motivi di gravame per difetto di specificità, affermandone poi comunque nel merito l'infondatezza, la parte rimasta soccombente che ricorra in cassazione contro tale sentenza, ove intenda impedirne il passaggio in giudicato, ha l'onere di impugnare la relativa statuizione, da sola sufficiente a sorreggere la decisione, dato che il passaggio in giudicato della pronuncia di inammissibilità priverebbe la medesima parte dell'interesse a far valere in sede di legittimità l'erroneità delle ulteriori statuizioni della decisione impugnata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 agosto 2019, n.21514.




Opposizione all'esecuzione e sopravvenuta caducazione del titolo

Opposizione all'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Regolazione delle spese processuali secondo soccombenza - Necessità

In sede di opposizione all'esecuzione con cui si contesta il diritto di procedere all'esecuzione forzata perché il credito di chi la minaccia o la inizia non è assistito da titolo esecutivo, l'accertamento dell'idoneità del titolo a legittimare l'azione esecutiva si pone come preliminare dal punto di vista logico per la decisione sui motivi di opposizione, anche se questi non investano direttamente la questione. Pertanto, dichiarata cessata la materia del contendere per effetto del preliminare rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo esecutivo nelle more del giudizio di opposizione, per qualunque motivo sia stata proposta, l'opposizione deve ritenersi fondata, e in tale situazione il giudice dell'opposizione non può, in violazione del principio di soccombenza, condannare l'opponente al pagamento delle spese processuali, sulla base della disamina dei motivi proposti, risultando detti motivi assorbiti dal rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo con conseguente illegittimità "ex tunc" dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 agosto 2019, n.21240.




Le dichiarazioni rese dall'imputato nel dibattimento penale sono soggette al libero apprezzamento del giudice civile

Dichiarazioni confessorie rese dall'imputato in un procedimento penale - Valore di confessione giudiziale nel giudizio civile - Esclusione - Fondamento - Valore indiziario - Configurabilità

Le dichiarazioni rese dall'imputato nel dibattimento penale sono soggette al libero apprezzamento del giudice civile e non possono integrare una confessione giudiziale nel giudizio civile, atteso che questa ricorre, ai sensi dell'art. 228 c.p.c., soltanto nei casi in cui sia spontanea o provocata in sede di interrogatorio formale, quindi all'interno del giudizio civile medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 luglio 2019, n.20255.




Reclamabilità dell'ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in sede di opposizione a precetto

Ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in sede di opposizione a precetto – Reclamabilità

Il provvedimento con il quale il giudice dell’opposizione all’esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata ed ai sensi del primo comma dell’art. 615 cod. proc. civ., decide sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies cod. proc. civ. al collegio del tribunale cui appartiene il giudice monocratico – o nel cui circondario ha sede il giudice di pace – che ha emesso il provvedimento. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 luglio 2019, n.19889.




Impugnazione del provvedimento che decide sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo

Esecuzione forzata – Opposizione pre-esecutiva ex art. 615, I co., c.p.c. – Provvedimento sulla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Reclamo ai sensi dell’art. 669 terdecies c.p.c. – Ammissibilità – Competenza

Il provvedimento con il quale il giudice dell’opposizione all’esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata ed ai sensi del primo comma dell’art. 615 cod. proc. civ., decide sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell’art. 669 terdecies cod. proc. civ. al Collegio del tribunale cui appartiene il giudice monocratico – o nel cui circondario ha sede il giudice di pace – che ha emesso il provvedimento. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 luglio 2019, n.19889.




Opposizione all'esecuzione: la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo è impugnabile con reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c.

Provvedimento sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, comma 1, c.p.c. - Impugnazione - Reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. - Ammissibilità

Il provvedimento con il quale il giudice dell'opposizione all'esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata ed ai sensi del primo comma dell'art. 615 c.p.c., decide sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell'art. 669-terdecies c.p.c. al Collegio del tribunale cui appartiene il giudice monocratico - o nel cui circondario ha sede il giudice di pace - che ha emesso il provvedimento. (Principio enunciato ai sensi dell'art. 363, comma 1, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 luglio 2019, n.19889.




La sentenza di mero accertamento di obbligo di fare infungibile non costituisce titolo esecutivo

Sentenza di mero accertamento di obbligo di fare infungibile – Possibilità di porla a base di esecuzione forzata in forma specifica – Esclusione – Fondamento – Fattispecie

La sentenza di mero accertamento di obbligo di fare infungibile non costituisce titolo esecutivo, potendosi procedere alla esecuzione forzata in forma specifica soltanto in base a sentenza di condanna, almeno implicita, ed in relazione ad una prestazione che possa essere attuata indifferentemente sia dall'obbligato originario, sia per mezzo dell'attività sostitutiva di un qualunque altro soggetto, con identico effetto satisfattivo per il creditore, ovvero quando non sia indispensabile alcuna attività materiale personale di cooperazione specifica del condannato. (In applicazione del principio, la S.C. ha escluso che la sentenza di mero accertamento dell'obbligo dell'ente previdenziale di inserire in determinati elenchi il nominativo di un lavoratore agricolo sia idonea ad essere posta a base di esecuzione forzata in forma specifica, coinvolgendo una pluralità di condotte – quali l'inserimento del nominativo negli appositi elenchi e la verifica della produzione dei conseguenti effetti sia economici che normativi – aventi ciascuna carattere infungibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 luglio 2019, n.18572.




Opposizione a precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento

Opposizione a precetto relativo a credito per assegno di mantenimento fissato in sede di separazione - Fatti sopravvenuti - Deduzione - Esclusione - Ricorso ex art. 710 c.p.c. o ex art. 9 della legge n. 898 del 1970 - Necessità - Fattispecie

Con l'opposizione al precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento, determinato a favore del figlio in sede di separazione o di divorzio, possono essere dedotte soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo e non anche fatti sopravvenuti, da farsi valere col procedimento di modifica delle condizioni della separazione di cui all'art. 710 c.p.c. o del divorzio di cui all'art. 9 della legge n. 898 del 1970. (Ribadendo il principio di cui in massima, la S.C. ha sottolineato che, nella specie, il fatto sopravvenuto costituito dalla collocazione del minore presso il padre non aveva privato il titolo esecutivo in materia di famiglia di efficacia e validità in quanto assistito da un'attitudine al giudicato, cd. "rebus sic stantibus", riguardo alla quale i fatti sopravvenuti potevano rilevare soltanto attraverso la speciale procedura di revisione del provvedimento sul contributo del mantenimento del figlio, devoluta al giudice della separazione o del divorzio e a questi riservata a tutela del superiore interesse pubblicistico di composizione della crisi familiare, rilevante per l'ordine pubblico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 02 luglio 2019, n.17689.




Sospensione dell'esecuzione già iniziata con un primo accesso e nuovo preavviso ex art. 608 c.p.c.

Ripresa dell'esecuzione dopo la sospensione - Obbligo di nuovo avviso - Necessità - Esclusione - Fattispecie

In tema di procedura esecutiva per consegna o rilascio, il preavviso prescritto dall'art. 608 c.p.c. esaurisce, con la notifica, il suo scopo di preavvertire l'esecutato del prossimo inizio dell'azione esecutiva, al fine di consentirgli l'adempimento spontaneo e di essere, comunque, presente all'immissione in possesso del creditore procedente, sicché non sussiste un obbligo di nuovo avviso in caso di sospensione dell'esecuzione già iniziata con un primo accesso e successivamente ripresa. (Principio ribadito dalla S.C. in un caso in cui erroneamente il Tribunale aveva ritenuto che la presenza dell'istante e della forza pubblica costituissero condizione necessaria per ritenere regolare l'accesso dell'ufficiale giudiziario, mentre, al contrario, l'accesso del solo ufficiale giudiziario era già di per sé sufficiente a dare inizio all'azione esecutiva e consentire all'occupante di rilasciare spontaneamente l'immobile al fine di evitare l'intervento della forza pubblica). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 02 luglio 2019, n.17674.




Espropriazione presso terzi e modalità di proposizione dell'impugnazione prevista dagli artt. 548, comma 2, e 549 c.p.c.

Espropriazione presso terzi regolata dalla l. n. 228 del 2012 e successive modifiche – Modalità di proposizione dell'impugnazione prevista dagli artt. 548, comma 2, e 549 c.p.c. – Ricorso al giudice dell'esecuzione ex art. 617, comma 2, c.p.c. – Necessità – Fondamento

Nei pignoramenti presso terzi cui si applicano le modifiche introdotte dalla l. n. 228 del 2012 e da quelle successive, l'impugnazione prevista dagli artt. 548, comma 2, e 549 c.p.c., concernenti, rispettivamente, l'ordinanza pronunciata in caso di mancata dichiarazione del terzo e quella con la quale il giudice dell'esecuzione risolve le contestazioni sorte sulla dichiarazione, si deve proporre con ricorso al giudice dell'esecuzione, nelle forme e nei termini regolati dall'art. 617, comma 2, c.p.c., venendo in rilievo atti aventi natura esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 02 luglio 2019, n.17663.




Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, le eccezioni dell'opponente costituiscono causa petendi della domanda

Opposizione all'esecuzione - Posizione di attore in capo all'opponente - Conseguenze - Eccezioni da lui proposte - Natura di "causa petendi" - Sussistenza - Modifica - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie

Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, ex art. 615 c.p.c., l'opponente ha veste sostanziale e processuale di attore, sicché le eventuali "eccezioni" da lui sollevate per contrastare il diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata costituiscono "causa petendi" della domanda proposta con il ricorso in opposizione e sono soggette al regime sostanziale e processuale della domanda. Ne consegue che l'opponente non può mutare la domanda modificando le eccezioni che ne costituiscono il fondamento, né il giudice può accogliere l'opposizione per motivi che costituiscono un mutamento di quelli espressi nel ricorso introduttivo. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso sentenza che aveva ritenuto tardiva la deduzione dell'opponente, rassegnata solo in sede di memorie di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c., relativa alla non assoggettabilità ad espropriazione forzata dell'immobile staggito in quanto oggetto di provvedimento di assegnazione della casa coniugale, emesso in sede di giudizio di separazione ed asseritamente opponibile al creditore procedente ed a quelli intervenuti nell'esecuzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17441.




Opposizione agli atti esecutivi: la necessità di integrare il contraddittorio va verificata con riferimento al momento della proposizione della domanda

Opposizione agli atti esecutivi - Litisconsorzio necessario - Verifica della necessità di integrazione del contraddittorio - Momento rilevante - Proposizione dell'opposizione - Fattispecie

Nelle opposizioni agli atti esecutivi, la necessità di integrare il contraddittorio con tutti i soggetti controinteressati rispetto all'azione spiegata dall'opponente, nel rispetto della regola del litisconsorzio necessario, deve essere verificata con riferimento al momento della proposizione della domanda. (Nella specie, la S.C. ha escluso che il contraddittorio tra il debitore opponente, il creditore procedente e quelli intervenuti, dovesse essere esteso anche all'aggiudicatario, essendo l'aggiudicazione intervenuta dopo la proposizione dell'opposizione.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17441.




Esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, reclamo ex art. 624 c.p.c., opposizione ex art. 617 c.p.c. e limiti all'appello

Ordinanza ex art. 612 c.p.c. – Reclamo ex art. 624 c.p.c. ed opposizione ex art. 617 c.p.c. – Limiti – Appello – Esclusione

In tema di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che decida in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva non è appellabile, ma reclamabile ex art. 624 c.p.c. ove tale decisione sia stata presa solo in vista della mera sospensione della procedura (che resta pendente) in attesa dell'esito del giudizio di merito da instaurare, mentre è opponibile ai sensi dell'art. 617 c.p.c. ove abbia dichiarato la definitiva chiusura del processo esecutivo. In nessun caso è possibile la proposizione dell'appello. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di accoglimento dell'appello proposto dagli istanti in esecuzione per obblighi di fare avverso l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione aveva dichiarato ineseguibile la sentenza di accertamento della linea di confine tra due fondi e di condanna all'apposizione di cippi e alla ricostruzione della canalina ivi esistente, e improcedibile l'esecuzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17440.




La Cassazione sanziona l’abuso del processo

Abuso del processo - Motivi manifestamente incoerenti - Condanna ex art. 96, terzo comma, cod. proc. civ.

Ai fini della condanna ex art. 96, terzo comma, cod. proc. civ. può costituire abuso del diritto all'impugnazione la proposizione di un ricorso per cassazione basato su motivi manifestamente incoerenti con il contenuto della sentenza impugnata, o completamente privo di autosufficienza oppure contenente una mera complessiva richiesta di rivalutazione nel merito della controversia, oppure fondato sulla deduzione del vizio di cui all'art. 360, comma 1, n° 5 c.p.c., ove sia applicabile, ratione temporis, l'art. 348-ter ultimo comma c.p.c. che ne esclude la invocabilità.

In tali ipotesi, il ricorso per cassazione integra un ingiustificato sviamento del sistema giurisdizionale, essendo non già finalizzato alla tutela dei diritti ed alla risposta alle istanze di giustizia, ma destinato soltanto ad aumentare il volume del contenzioso e, conseguentemente, a ostacolare la ragionevole durata dei processi pendenti ed il corretto impiego delle risorse necessarie per il buon andamento della giurisdizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 giugno 2019, n.16898.




Revoca, da parte del Sindaco, degli amministratori di società partecipata dal Comune

Revoca, da parte del Sindaco, degli amministratori di società partecipata dal Comune - Controversia relativa - Giurisdizione ordinaria - Sussistenza - Fondamento

La controversia concernente la legittimità dell'atto emesso dal Sindaco, ai sensi dell'art. 50, commi 8 e 9, del d.lgs. n. 267 del 2000, di revoca degli amministratori di una società partecipata dal Comune spetta alla giurisdizione ordinaria, poiché si tratta di un provvedimento attinente ad una situazione giuridica successiva alla costituzione della società stessa, idoneo ad incidere internamente sulla sua struttura ed espressione di una potestà di diritto privato ascrivibile all'ente pubblico "uti socius" ed esercitata dal medesimo Sindaco in conformità degli indirizzi stabiliti dal Consiglio comunale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 giugno 2019, n.16335.




Convenuto in 'negatoria servitutis' e deduzione in appello dell’esistenza di una servitù di uso civico

Convenuto in “negatoria servitutis” – Deduzione in appello dell’esistenza di una servitù di uso civico – Ammissibilità – Limiti

Il convenuto in un'azione negatoria di servitù di passaggio, che eccepisca il proprio diritto di passare sul fondo dell'attore per avere usucapito la servitù o per l'esistenza di una servitù di uso pubblico ovvero, ancora, sostenendo la demanialità dell'area su cui intende esercitare il passaggio, dà luogo ad una semplice eccezione (a meno che non tenda ad ottenere, sul suo preteso diritto, non già una semplice pronuncia incidentale, intesa solo a paralizzare la pretesa attrice, ma una pronuncia principale con valore di giudicato), come tale proponibile per la prima volta in appello ai sensi dell'art 345, comma 2, c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 giugno 2019, n.15931.




Legittimazione ad agire degli ex soci di società di capitali estinta

Legittimazione ad agire degli ex soci di società estinta - Rapporti pendenti dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese - Successione dei soci - Litisconsorzio processuale - Limiti - Distinzione tra rapporti attivi e passivi - Necessità - Fattispecie

In tema di legittimazione ad agire degli ex soci di società di capitali estinta, per i rapporti facenti capo a questa ed ancora pendenti dopo la cancellazione dal registro delle imprese si determina un fenomeno successorio rispetto al quale occorre distinguere: se l'ex socio agisce per un debito della società estinta, non definito in sede di liquidazione, la successione interessa tutti i soci esistenti al momento della cancellazione, posto che essi succedono nei rapporti debitori già facenti capo alla società, sicché sussiste un litisconsorzio di natura processuale e tutti i soci debbono essere chiamati in giudizio, ciascuno quale successore della società e nei limiti della propria quota di partecipazione; se invece l'ex socio agisce per un credito della società estinta, pur rimanendo immutato il meccanismo successorio, la mancata liquidazione comporta soltanto che si instaurerà tra i soci medesimi un regime di contitolarità o comunione indivisa, onde anche la relativa gestione ne seguirà il regime proprio, con esclusione del litisconsorzio. (Nella specie, la S.C. ha accolto, nel merito, l'originario ricorso del contribuente che, quale ex socio, aveva agito per il rimborso del credito IVA, non iscritto nel bilancio finale di liquidazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 giugno 2019, n.15637.




Chiusura anticipata del processo esecutivo per mancata produzione della certificazione attestante la proprietà del bene pignorato

Certificazione attestante la proprietà del bene pignorato in capo al debitore esecutato in base ai registri immobiliari - Periodo rilevante - Richiesta del g.e. - Necessità - Ulteriore richiesta del medesimo g.e. del primo atto di acquisto ultraventennale - Mancata produzione - Conseguenze

In tema di espropriazione immobiliare, il giudice dell'esecuzione ha il dovere di richiedere, ai fini della vendita forzata, la certificazione attestante che, in base alle risultanze dei registri immobiliari, il bene pignorato è di proprietà del debitore esecutato sulla base di una serie continua di trascrizioni di idonei atti di acquisto riferibili al periodo che va dalla data di trascrizione del pignoramento fino al primo atto di acquisto anteriore al ventennio dalla trascrizione stessa, la cui mancata produzione, imputabile al soggetto richiesto, consegue la dichiarazione di chiusura anticipata del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 giugno 2019, n.15597.




Limite ex art. 546, comma 1, c.p.c. ed effetti della mancata estensione del pignoramento

Espropriazione presso terzi - Limite ex art. 546, comma 1, c.p.c. - Incidenza sull'oggetto del processo esecutivo - Intervento successivo - Mancata estensione del pignoramento - Assegnazione di crediti in misura maggiore - Possibilità - Esclusione

Il limite dell'importo del credito precettato aumentato della metà, previsto dall'art. 546, comma 1, c.p.c., individua anche l'oggetto del processo esecutivo, sicchè, in difetto di rituale estensione del pignoramento, un intervento successivo, pur se del medesimo procedente, non consente il superamento del detto limite e, quindi, l'assegnazione di crediti in misura maggiore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 giugno 2019, n.15595.




Sul termine decadenziale per mettere in esecuzione l'ordinanza di assegnazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni ed enti previdenziali

Ordinanza di assegnazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni ed enti previdenziali - Termine decadenziale annuale introdotto dall’art. 14, comma 1 bis, del d.l. n. 669 del 1996, come modificato dall'art. 44 del d.l. n. 269 del 2003 - Ordinanza emessa prima dell’entrata in vigore della detta norma - Applicabilità - Fondamento

In tema di esecuzione forzata nei confronti delle pubbliche amministrazioni ed enti previdenziali, il termine di decadenza annuale per mettere in esecuzione l'ordinanza di assegnazione, di cui all'art. 14, comma 1 bis, del d.l. 31 dicembre 1996, n. 669, convertito in legge 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall'art. 44 del d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito in legge 24 novembre 2003, n. 326, in vigore dal 25 novembre 2003, si applica anche alle ordinanze di assegnazione emesse prima di tale data, in relazione alle quali la procedura esecutiva doveva essere iniziata o, quanto meno, doveva essere effettuata l'intimazione di pagamento a mezzo della notifica del precetto, a pena di decadenza, entro un anno dalla stessa data di entrata in vigore, cioè da quando il privato, avuta contezza dell'introduzione di una nuova decadenza, avrebbe potuto e dovuto attivarsi per non perdere il proprio diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 giugno 2019, n.15315.




L'obbligo di astensione non opera in un nuovo e distinto procedimento, ancorché riguardante le stesse parti e pur se implicante la risoluzione di identiche questioni

Giudice chiamato a conoscere della stessa causa in altro grado del processo - Ambito dell'obbligo di astensione - Conseguenze - Applicabilità a giudice che si sia pronunziato in precedente giudizio a carico della parte - Esclusione - Fattispecie

L'obbligo di astensione sancito dall'art. 51, comma 1, n. 4, c.p.c. si impone solo al giudice che abbia conosciuto della stessa causa come magistrato in altro grado, posto che la norma è volta ad assicurare la necessaria alterità del giudice chiamato a decidere, in sede di impugnazione, sulla medesima "res iudicanda" in un unico processo; ne consegue che l'obbligo non può essere inteso nel senso di operare in un nuovo e distinto procedimento, ancorché riguardante le stesse parti e pur se implicante la risoluzione di identiche questioni. (Nella specie, la S.C. ha escluso la ricorrenza di un caso di astensione obbligatoria con riferimento al giudice istruttore di un giudizio di divisione, il quale sia era in precedenza pronunziato in un giudizio penale a carico di una delle parti parte, peraltro in relazione al delitto di lesioni volontarie in danno dell'altra parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 giugno 2019, n.15268.




L'azione di rendiconto è autonoma e distinta rispetto alla domanda di scioglimento della comunione

Azione di rendiconto - Autonomia rispetto alla domanda di scioglimento della comunione - Conseguenze

L'azione di rendiconto costituisce un'azione autonoma e distinta rispetto alla domanda di scioglimento della comunione, sicché la domanda riconvenzionale con la quale si intende chiedere il rendiconto deve essere proposta, a pena di inammissibilità, con la comparsa di risposta ai sensi dell'art. 167 c.p.c. (Nella specie, la domanda riconvenzionale di rendiconto era stata proposta, tardivamente, per la prima volta, con la memoria ex art. 183, comma 5, c.p.c., nella formulazione in vigore anteriormente alle modifiche apportate con il d.l. n. 35 del 2005, conv. in l. n. 80 del 2005, applicabile "ratione temporis"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 giugno 2019, n.15182.




Carattere simulato del contratto e potestas iudicandi degli arbitri

Cognizione degli arbitri - Accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere - "Potestas iudicandi" - Sussistenza

L'accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere innanzi agli arbitri rientra nella "potestas iudicandi" di questi ultimi, in quanto la loro cognizione si estende, salvo eventuali ben precisi limiti legali, a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante per stabilire se ed in quale misura il diritto fatto valere da una parte sia fondato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2019, n.14884.




Opposizione all'esecuzione, provvedimento di chiusura della fase sommaria e statuizione sulle spese

Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Statuizione sulle spese della fase - Necessità

Nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, con il provvedimento che chiude la fase sommaria davanti a sé - sia che rigetti, sia che accolga l'istanza di sospensione o la richiesta di adozione di provvedimenti indilazionabili, fissando il termine per l'introduzione del giudizio di merito, o, quando previsto, quello per la riassunzione davanti al giudice competente -, deve provvedere sulle spese della fase sommaria, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 maggio 2019, n.15082.




Nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale

Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri

Nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità, ovvero che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza. Il giudice che ricorra alle presunzioni, nel risalire dal fatto noto a quello ignoto, deve rendere apprezzabili i passaggi logici posti a base del proprio convincimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 maggio 2019, n.14762.




Appalto di opere pubbliche, domanda risarcitoria dell'appaltatore e giurisdizione

Appalto di opere pubbliche - Ritardata esecuzione dei lavori per causa riferibile all'Amministrazione - Domanda risarcitoria dell'appaltatore - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza

In materia di appalto di opere pubbliche, la qualificazione della domanda dell'appaltatore come volta ad ottenere non la revisione dei prezzi, che presuppone la mancanza di colpa dell'Amministrazione, ma il risarcimento del danno derivante dalla ritardata esecuzione dei lavori per causa imputabile alla committente, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 maggio 2019, n.14696.




La parte che ha chiesto l'ingiunzione non è tenuta a formulare una specifica ed espressa domanda di pronuncia sul merito della pretesa creditoria

Opposizione al decreto ingiuntivo - Ordinario giudizio di cognizione - Valutazione autonoma della fondatezza della domanda - Necessità - Specifica ed espressa domanda del ricorrente - Necessità - Esclusione - Fattispecie

L'opposizione al decreto ingiuntivo instaura un ordinario giudizio di cognizione, nel quale il giudice non deve limitarsi ad esaminare se l'ingiunzione sia stata legittimamente emessa, ma deve procedere ad una autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti sia dal creditore per dimostrare la fondatezza della propria pretesa dedotta con il ricorso sia dall'opponente per contestarla e, a tal fine, non è necessario che la parte che ha chiesto l'ingiunzione formuli una specifica ed espressa domanda di pronuncia sul merito della pretesa creditoria, essendo sufficiente che resista all'opposizione e chieda conferma del decreto opposto. (Nella specie, la S. C. ha cassato con rinvio la decisione di merito che si era limitata a revocare il decreto ingiuntivo, senza emettere sentenza di condanna al pagamento della minore somma risultata dovuta, in quanto l'opposto, nel costituirsi, aveva chiesto solo la conferma dell'ingiunzione e non anche l'accertamento del credito per un importo minore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 maggio 2019, n.14486.




Riconoscimento della pensione di anzianità e condanna generica al pagamento dei ratei e delle differenze dovute

Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Riconoscimento della pensione di anzianità e condanna generica al pagamento dei ratei e delle differenze dovute - Titolo esecutivo - Esclusione - Interpretazione extratestuale - Possibilità - Limiti

La sentenza con la quale il giudice abbia dichiarato il diritto del ricorrente ad ottenere la pensione di anzianità e abbia condannato l'ente previdenziale al pagamento dei relativi ratei e delle differenze dovute, senza precisare in termini monetari l'ammontare di tali differenze, deve essere definita generica e non costituisce valido titolo esecutivo, in quanto la misura della prestazione spettante all'interessato non è suscettibile di quantificazione mediante semplici operazioni aritmetiche eseguibili sulla base di elementi di fatto, contenuti nella medesima sentenza o mediante il mero richiamo ai criteri di legge, ma necessita dell'ulteriore intervento di un giudice diverso, salva la possibilità di procedere a un'interpretazione extratestuale del titolo esecutivo giudiziale sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui si è formato, purché le relative questioni siano state trattate nel corso dello stesso e possano intendersi come ivi univocamente definite, essendo mancata, piuttosto, la concreta estrinsecazione della soluzione come operata nel dispositivo o perfino nel tenore stesso del titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 maggio 2019, n.14154.




Rapporti tra giudizio penale e civile e sospensione necessaria: le Sez. Unite affermano il principio della interpretazione restrittiva

Rapporti tra giudizio penale e civile - Operatività della sospensione necessaria - Ambito di applicazione

In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75 c.p.p., comma 3, che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651 bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 21 maggio 2019, n.13661.




Litispendenza ed effetti della riassunzione del processo davanti al giudice preventivamente adito

Litispendenza - Effetti - Riassunzione del processo davanti al giudice preventivamente adito - Conseguenze - Fattispecie

Per effetto della dichiarazione di litispendenza, il processo innanzi al giudice successivamente adito si esaurisce definitivamente, salvo il regolamento di competenza ex art. 42 c.p.c., con la conseguenza che non è più possibile la ripresa del suo svolgimento attraverso la proposizione di un'istanza di riassunzione ma la parte può far valere il suo diritto nel diverso processo preventivamente instaurato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la corte d'appello avesse erroneamente fatto discendere dall'ipotizzata - ma insussistente - inadempienza a un presunto obbligo di impugnare o in alternativa di proporre nuova azione di merito, anche rispetto a quella proposta e definita con dichiarazione di litispendenza, la conseguenza della prescrizione del diritto al risarcimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 maggio 2019, n.13500.




Formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione

Giudicato implicito - Formazione - Condizioni - Configurabilità in relazione a sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale - Esclusione

Ai fini della formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione, è necessaria l'esistenza, nella sentenza di primo grado, di un capo autonomo su di essa impugnabile, ma non impugnato, in appello. Tale situazione non è configurabile in ordine ad una sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale poiché nell'ambito del plesso giurisdizionale della Corte dei conti o del Consiglio di Stato, l'eccesso di potere che si sia determinato, in ipotesi, nel giudizio di primo grado, dovrà essere corretto con l'esperimento delle relative impugnazioni; pertanto l'interesse a ricorrere alle Sezioni Unite potrà sorgere esclusivamente rispetto alla sentenza d'appello che, essendo espressione dell'organo di vertice del relativo plesso giurisdizionale speciale, è anche la sola suscettibile di arrecare un "vulnus" all'integrità della sfera delle attribuzioni degli altri poteri, amministrativo e legislativo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 maggio 2019, n.13436.




Competenza territoriale per le cause societarie, foro esclusivo del luogo in cui ha sede la società contestazione dei fori concorrenti

Eccezione di incompetenza ex art. 23 c.p.c. - Foro speciale esclusivo - Causa tra soci - Mancata contestazione del foro di cui all’art. 19 c.p.c. - Irrilevanza

In materia di competenza territoriale, la previsione per le cause societarie (comprese quelle tra ex soci o tra soci ed ex soci) del foro speciale esclusivo del luogo in cui ha sede la società, stabilita nell'art. 23 c.p.c. esime la parte eccipiente dall'onere di contestazione di tutti i fori alternativamente concorrenti ex art. 19 c.p.c., tanto più che, nel caso di una società priva di personalità giuridica, come nella specie, si presume la coincidenza tra sede legale e luogo di svolgimento continuativo dell'attività sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 maggio 2019, n.13049.




La querela di falso proposta avverso una scrittura privata è limitata a contestare la provenienza materiale dell'atto

Querela di falso - Falsità ideologica - Inammissibilità della querela - Fattispecie

La querela di falso proposta avverso una scrittura privata è limitata a contestare la provenienza materiale dell'atto dal soggetto che ne abbia effettuato la sottoscrizione e non pure ad impugnare la veridicità di quanto dichiarato. (Nella fattispecie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato inammissibile la querela di falso, proposta soltanto in appello, volta a far accertare l'inesistenza dell'operazione risultante da una fattura o a dimostrarne la sua realizzazione ad un prezzo diverso da quello ivi indicato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 maggio 2019, n.12707.




Delega delle operazioni di vendita e impugnazioni degli atti del delegato e del giudice dell’esecuzione

Esecuzione immobiliare – Delega delle operazioni di vendita – Reclamo avverso gli atti del delegato – Reclamo al collegio avverso gli atti pronunciati dal Giudice dell’esecuzione – Provvedimento privo di natura decisoria e di definitività – Inammissibilità del ricorso straordinario avverso provvedimento di reclamo ex art. 591 ter c.p.c.

(a) tutti gli atti del professionista delegato sono reclamabili dinanzi al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c.;
(b) gli atti coi quali il giudice dell'esecuzione dia istruzioni al professionista delegato o decida sul reclamo avverso gli atti di questi hanno contenuto meramente ordinatorio e non vincolano il giudice dell'esecuzione nell'adozione dei successivi provvedimenti della procedura;
(c) il reclamo al collegio avverso gli atti suddetti del giudice dell'esecuzione mette capo ad un provvedimento che non ha natura decisoria e non è suscettibile di passare in giudicato;
(d) eventuali nullità verificatesi nel corso delle operazioni delegate al professionista, e non rilevate nel procedimento di reclamo ex art. 591 ter c.p.c., potranno essere fatte valere impugnando ai sensi dell'art. 617 c.p.c. il primo provvedimento successivo adottato dal giudice dell'esecuzione. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 09 maggio 2019, n.12238.




Omessa proposizione in appello di un'eccezione di nullità contrattuale

Omessa proposizione in appello di eccezione di nullità contrattuale – Vizio di omessa pronuncia – Esclusione – Censurabilità in cassazione per violazione di legge della omessa rilevazione d’ufficio della nullità – Fondamento

In caso di omessa proposizione in appello di un'eccezione di nullità contrattuale, il mancato rilievo da parte del giudice non integra il vizio di omessa pronuncia, ma è denunciabile in cassazione ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. per violazione delle norme che prevedono la rilevabilità d'ufficio della questione, giacché il vizio di omessa pronuncia postula che la questione, ancorché rilevabile d'ufficio, abbia formato oggetto di una specifica domanda od eccezione e che il giudice non abbia statuito sulla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 maggio 2019, n.12259.




Ricorso per cassazione contro l'ordinanza collegiale pronunciata ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c. nel corso delle operazioni di vendita delegate al professionista

Provvedimenti pronunciati dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell’art. 591 ter c.p.c. - Ordinanza collegiale pronunciata all’esito del reclamo - Natura decisoria - Esclusione - Inammissibilità del ricorso ordinario e straordinario per cassazione

L'ordinanza collegiale pronunciata all'esito del reclamo ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c. avverso gli atti pronunciati dal giudice dell'esecuzione nel corso delle operazioni di vendita per espropriazione di immobili delegate al professionista ex art. 591 bis c.p.c., non ha natura né decisoria, nè definitiva e, come tale, non è suscettibile di passare in giudicato, sicchè non è impugnabile con ricorso per cassazione, né ordinario, né straordinario ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 maggio 2019, n.12238.




Condanna del soccombente al pagamento, a favore della controparte vittoriosa, di una somma di danaro equitativamente determinata dal Giudice

Responsabilità processuale aggravata – Condanna del soccombente al pagamento, a favore della controparte vittoriosa, di una somma di danaro equitativamente determinata dal Giudice – Ammissibilità della condanna ex comma 3 dell’art. 96 c.p.c. indipendentemente dalla sussistenza delle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 c.p.c. – Accertamento di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua di abuso del processo – Necessità – Abuso del diritto all’impugnazione in ipotesi di ricorso per cassazione

La condanna della parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata, ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., che configura una sa nzione di carattere pubblicistico, non presuppone l’accertamento dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, ma soltanto di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua dell’abuso del processo, quale l’aver agito o resistito pretestuo samente (Cass. n. 25177 del 2018, n. 25176 del 2018, n. 27623 del 2017). Peraltro, l’istituto della responsabilità aggravata ai sensi della norma in discorso è stato inserito dalle Sezioni Unite (Cass Sez. U. n. 26601 del 2017) fra le ipotesi tipizzate d al legislatore di danno punitivo.

In relazione a ciò, va ribadito, a mero titolo esemplificativo, che ai fini della condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. , può costituire abuso del diritto all’impugnazione la proposizione di un ricorso per cassazione basato su motivi manifestamente incoerenti con i contenuti della sentenza impugnata, o completamente privo di autosufficienza oppure contenente una mera complessiva richiesta di rivalutazione nel merito della controversia, oppure fondato sulla deduzione del vizio di cui all ’art. 360 c.p.c., n. 5, ove sia applicabi le, ratione temporis, l’art. 348 ter c.p.c., u.c., che ne esclude l’invocabilità oppure, come nel caso di specie, non osservante gli incombenti processuali, anche di rilievo pubblicistico, necessari per l’ammissibilità e/o la procedibilità del giudizio di legittimità. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 08 maggio 2019, n.17446.




Appellabilità delle sentenze del giudice di pace nel giudizio di equità necessaria

Processo civile – Appello – Sentenze del giudice di pace – Equità necessaria

In tema di giudizio di equità necessaria, l’appellabilità delle sentenze del giudice di pace pronunciate ai sensi dell’art. 113 c.p.c., comma 2, per violazione dei principi regolatori della materia è circoscritta a quelli che attengono alla materia in concreto esaminata ed agli istituti giuridici applicati dallo stesso giudice di pace, sulla scorta di quanto accertato in fatto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12017.




Procura per la proposizione del ricorso per cassazione rilasciata da procuratore speciale

Procura rilasciata da una società di capitali per il ricorso per cassazione - Conferimento ad opera di un procuratore speciale in virtù dei poteri conferitigli con procura notarile - Mancata allegazione in atti della procura notarile - Conseguente inammissibilità del ricorso - Fondamento

Qualora la procura per la proposizione del ricorso per cassazione da parte di una società venga rilasciata da un soggetto nella qualità di procuratore speciale in virtù dei poteri conferitigli con procura notarile non depositata con il ricorso, né rinvenibile nel fascicolo, all'impossibilità del controllo, da parte del giudice di legittimità, della legittimazione del delegante ad una valida rappresentazione processuale e sostanziale della persona giuridica consegue l'inammissibilità del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2019, n.11898.




Sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Provvedimenti delle Autorità indipendenti - Sindacato di legittimità del giudice amministrativo - Contenuto - Verifica diretta dei presupposti di fatto - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie

Il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pur non estendendosi al merito con conseguente sostituzione di un proprio provvedimento con quello impugnato, comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento dell'atto e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicarne della legittimità, salvo non includano valutazioni ed apprezzamenti che presentino un oggettivo margine di opinabilità nel qual caso il sindacato è limitato alla verifica della non esorbitanza dai suddetti margini di opinabilità, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell' Autorità Garante (nella specie le S.U. hanno rigettato le censure di sconfinamento del controllo giurisdizionale del Consiglio di Stato che ha reputato illegittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sulla base della qualificazione in termini di liceità del messaggio pubblicitario). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2019, n.11929.




L’audizione del minore nei procedimenti di famiglia

Procedimenti in materia di famiglia – Ascolto del minore

L’audizione dei minori, già prevista nell’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ed in particolare in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, e dell’articolo 155-sexies c.c., introdotto dalla L. n. 54 del 2006 (v. oggi art. 336-bis c.c.), salvo che l’ascolto possa essere in contrasto con gli interessi superiori del minore. Costituisce, pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto che non sia sorretto da espressa motivazione sull’assenza di discernimento che ne puo’ giustificare l’omissione, in quanto il minore è portatore d’interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, in sede di affidamento e diritto di visita e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale. L’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento puo’ avvenire direttamente da parte del giudice ovvero, su mandato di questi, di un consulente o del personale dei servizi sociali, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore. L’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le piu’ rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonchè elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, anche se le sue dichiarazioni non vincolano il giudice nell’adozione dei provvedimenti nel superiore interesse del minore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12018.




Accertamento dello stato di adottabilità e assistenza legale del minore

Giudizio di adottabilità - Qualità di parte necessaria del minore - Mancata costituzione in giudizio - Nomina di un difensore d’ufficio - Necessità - Difetto - Conseguenza - Nullità degli atti del giudizio - Rinvio della causa al primo grado - Esclusione - Fondamento

Il procedimento volto all'accertamento dello stato di adottabilità deve svolgersi fin dalla sua apertura, ai sensi degli artt. 8, ultimo comma, e 10, comma 2, della legge n. 184 del 1983, con l'assistenza legale del minore, il quale ne è parte, e, in mancanza di una disposizione specifica, sta in giudizio a mezzo di un rappresentante legale ovvero, se sussista conflitto di interessi, di un curatore speciale, soggetti cui compete la nomina del difensore tecnico; ne consegue, in caso di omessa nomina cui non segua la designazione di un difensore d'ufficio, la nullità del procedimento "de quo", non avendo potuto il minore esercitare il suo diritto al contraddittorio su tutti gli atti processuali che hanno costituito il presupposto per la decisione del giudice di merito. Ricorrendo tali circostanze, deve essere peraltro escluso il rinvio del giudizio in primo grado, giacché tale rimessione, comunque contraria alle esigenze di speditezza del procedimento diretto all'accertamento dello stato di adottabilità, risulta preclusa dalla natura tassativa delle ipotesi di cui agli art. 353 e 354 c.p.c., ed il giudice di appello deve pertanto procedere, a norma dell'art. 354, comma 4, c.p.c., alla rinnovazione degli atti del procedimento che risultano viziati a causa del loro compimento in assenza della costituzione, a mezzo difensore, del rappresentante legale o del curatore speciale del minore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12020.




Riconoscimento di sentenza straniera: vizi o mancanza di motivazione non ostano al riconoscimento

Riconoscimento di sentenza straniera - Vizio o mancanza di motivazione - Causa ostativa al riconoscimento - Esclusione - Condizioni

In tema di riconoscimento di sentenze straniere, nel vigore della disciplina introdotta dagli artt. 64 e segg. della l. n. 218 del 1995 (così come sotto la vigenza dell'abrogato art. 797 c.p.c.), gli eventuali vizi e la stessa mancanza della motivazione della sentenza straniera non costituiscono cause ostative al riconoscimento invocato, posto che, quando il contraddittorio sia stato assicurato e la sentenza sia passata in giudicato (tanto da doversi presumere che i fatti e le questioni di diritto posti a fondamento della decisione siano non più discutibili), è da ritenere che l'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali non rientri tra i principi inviolabili fissati nel nostro sistema normativo a garanzia del diritto di difesa, sancendo l'art. 111 Cost., che siffatto obbligo prevede, un assetto organizzativo della giurisdizione che attiene esclusivamente all'ordinamento interno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 aprile 2019, n.10540.




Il riconoscimento di debito posto in essere dal fallito non esonera dalla prova il creditore

Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento di debito posto in essere dall'imprenditore fallito - Libero apprezzamento del giudice - Confessione stragiudiziale

Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento di debito posto in essere dall'imprenditore fallito - Libero apprezzamento del giudice - Onere della prova in capo al creditore - Permanenza

Nell'ambito del procedimento di verifica del passivo fallimentare, il riconoscimento di debito, posto in essere dall'imprenditore poi fallito, è liberamente apprezzabile dal giudice, al pari di quanto accade per la confessione stragiudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di verifica fallimentare, il creditore rimane comunque onerato di fornire la prova della propria pretesa, pur in presenza di un riconoscimento di debito emesso dall'imprenditore di poi fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2019, n.10215.




Opposizione avverso la liquidazione del compenso dell'ausiliario alla vendita nella procedura esecutiva immobiliare

Procedura esecutiva immobiliare - Compenso dell’ausiliario della vendita - Opposizione - Mancata notifica del decreto di liquidazione al debitore esecutato - Diritto al giusto processo ai sensi dell’art. 111 Cost. - Contenuto - Fattispecie

L'opposizione avverso il decreto di liquidazione del compenso maturato dall'ausiliario alla vendita nella procedura esecutiva immobiliare deve essere notificata al debitore esecutato, in quanto questi è il soggetto che subisce gli effetti giuridici del decreto impugnato, dovendo trovare applicazione il principio per cui il diritto al giusto processo, ai sensi dell'art. 111 Cost., deve essere soddisfatto con il contraddittorio tra le parti in ogni fase processuale in cui si discuta e si debba decidere circa diritti sostanziali o posizioni giuridicamente protette. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato la nullità del giudizio e dell'ordinanza emessa a seguito di ricorso in opposizione al decreto di liquidazione del compenso all'ausiliario, non notificato all'esecutato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 aprile 2019, n.10060.




Compenso spettante al difensore: è indeterminabile il valore della causa di accertamento dell'esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato

Accertamento dell'esistenza di rapporto di lavoro a tempo indeterminato - Valore della causa - Indeterminabile

In tema di liquidazione del compenso spettante al difensore, è indeterminabile il valore della causa di accertamento dell'esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 marzo 2019, n.8941.




Ricorso per cassazione e omesso deposito dell'avviso di ricevimento entro l'udienza di discussione

Ricorso per cassazione - Omesso deposito dell'avviso di ricevimento entro l'udienza di discussione - Conseguenze - Rimessione in termini - Condizioni - Fattispecie

Ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione la prova dell'avvenuto perfezionamento della notificazione a mezzo posta dello stesso deve essere data tramite la produzione dell'avviso di ricevimento entro l'udienza di discussione, che non può essere rinviata per consentire all'impugnante di effettuare tale deposito, in contraddizione con il principio di ragionevole durata del processo, sancito dall'art. 111 Cost., ferma la possibilità per il ricorrente di chiedere ed ottenere la rimessione in termini, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere, a norma dell'art. 6, comma 1, della l. n. 890 del 1982, un duplicato dell'avviso stesso. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto, in quanto il ricorrente aveva richiesto all'amministrazione postale il rilascio del duplicato della ricevuta di ritorno solo dopo sei anni dalla data di spedizione dell'atto, senza verificare in precedenza la sorte del plico postale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 marzo 2019, n.8641.




Ecco i principi cardine in tema di mediazione

Processo civile – Mediazione obbligatoria – Comparizione personale delle parti – Sostituzione della parte con rappresentante sostanziale con apposita procura sostanziale – Condizione di procedibilità può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore

Nel procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal D.Lgs. n. 28 del 2010 e successive modifiche, è necessaria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore, assistite dal difensore;

Nella comparizione obbligatoria davanti al mediatore la parte può anche farsi sostituire da un proprio rappresentante sostanziale, eventualmente nella persona dello stesso difensore che l'assiste nel procedimento di mediazione, purchè dotato di apposita procura sostanziale;

La condizione di procedibilità può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, qualora una o entrambe le parti, richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità di procedere oltre. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 27 marzo 2019, n.8473.




La necessaria comparizione personale della parte davanti al mediatore può avvenire anche nella persona del difensore munito di procura sostanziale

Procedimento di mediazione obbligatoria - Comparizione personale della parte - Rappresentante sostanziale - Difensore munito di procura sostanziale - Ammissibilità

Procedimento di mediazione obbligatoria - Condizione di procedibilità - Informativa del mediatore - Indisponibilità della parte di procedere oltre - Procedibilità

Nel procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal d.lgs. n. 28 del 2010 e successive modifiche, la necessaria comparizione personale della parte davanti al mediatore può avvenire a mezzo di un proprio rappresentante sostanziale, anche nella persona dello stesso difensore che l'assiste nel procedimento di mediazione, purché dotato di apposita procura sostanziale. (Marta Gilli) (riproduzione riservata)

La condizione di procedibilità è realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, quando una o entrambe le parti, dopo essere state adeguatamente informate sul procedimento di mediazione, comunicano la propria indisponibilità di procedere oltre. (Marta Gilli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 27 marzo 2019, n.8473.




Nel procedimento di mediazione obbligatoria è necessaria la comparizione personale delle parti

Procedimento civile – Mediazione obbligatoria – Partecipazione personale delle parti – Delega ad un terzo – Necessità di procura sostanziale

Procedimento civile – Mediazione obbligatoria – Esperimento del primo incontro – Avveramento della condizione di procedibilità

Nel procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal d.lgs. 28 del 2010 e successive modiche, è necessaria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore, assistite dal difensore. Nella comparizione obbligatoria davanti al mediatore la parte può anche farsi sostituire da un proprio rappresentante sostanziale, eventualmente nella persona dello stesso difensore che l’assiste nel procedimento di mediazione, purché dotato di apposita procura sostanziale. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La condizione di procedibilità può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, qualora una o entrambe le parti, richieste dal mediatore, dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità di procedere oltre. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 marzo 2019, n.8473.




Il deposito di copia della decisione impugnata senza attestazione di conformità non comporta l’improcedibilità

Processo civile – Processo di cassazione – Deposito della decisione impugnata – Copia analogica priva dell’attestazione di conformità – Conseguenze

Il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata predisposta in originale telematico e notificata a mezzo PEC priva di attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale notificatogli D.Lgs. n. 82 del 2005, ex art. 23, comma 2. Invece, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, il ricorrente ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio nell’ipotesi in cui l’unico destinatario della notificazione del ricorso rimanga soltanto intimato (oppure tali rimangano alcuni o anche uno solo tra i molteplici destinatari della notifica del ricorso) oppure comunque il/i controricorrente/i disconosca/no la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata;

I medesimi principi si applicano all’ipotesi di tempestivo deposito della copia della relata della notificazione telematica della decisione impugnata - e del corrispondente messaggio PEC con annesse ricevute - senza attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa;

Il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata redatta in formato elettronico e firmata digitalmente (e necessariamente inserita nel fascicolo informatico) senza attestazione di conformità del difensore D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, ex art. 16-bis, comma 9-bis, convertito dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale della decisione stessa. Mentre se alcune o tutte le controparti rimangono intimate o comunque depositino controricorso ma disconoscano la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica della decisione impugnata sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio;

Il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata sottoscritta con firma autografa ed inserita nel fascicolo informatico senza attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1-bis e 1ter, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale della decisione stessa. Mentre se alcune o tutte le controparti rimangono intimate o comunque depositino controricorso ma disconoscano la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica della decisione impugnata sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio;

La comunicazione a mezzo PEC a cura della cancelleria del testo integrale della decisione (e non del solo avviso del relativo deposito), consente di verificare d’ufficio la tempestività dell’impugnazione, mentre per quanto riguarda l’autenticità del provvedimento si possono applicare i suindicati principi, sempre che ci si trovi in "ambiente digitale". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 25 marzo 2019, n.8312.




Compenso del professionista (nella specie, avvocato) e determinazione del forum contractus

Compenso dovuto al professionista - Obbligazione dedotta in giudizio - "Forum contractus" facoltativo - Determinazione - Criteri

Quando l'obbligazione dedotta in giudizio è il compenso dovuto al professionista (nella specie, avvocato), per la determinazione del "forum contractus" facoltativo, ai sensi dell'art. 20 c.p.c., deve farsi riferimento al luogo in cui il contratto è stato concluso e, quindi, a norma dell'art. 1326 c.c., a quello ove il proponente ha avuto conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 marzo 2019, n.7674.




Pagamento di compensi di avvocato e foro speciale di cui all'art. 637, comma 3, c.p.c.

Avvocato - Procedimento di ingiunzione per il pagamento di competenze professionali - Foro di cui all'art. 637, comma 3, c.p.c. - Ambito di applicazione - Prestazioni rese in favore di un soggetto terzo in virtù di contratto di mandato concluso con un altro avvocato

In tema di pagamento di compensi di avvocato, il foro speciale di cui all'art. 637, comma 3, c.p.c. trova applicazione solo se la domanda monitoria abbia ad oggetto l'onorario per prestazioni professionali rese dall'avvocato direttamente al cliente rappresentato e difeso in giudizio e non anche ove si riferisca al credito al compenso maturato dal medesimo professionista nei confronti di un diverso collega che lo abbia incaricato, in forza di un ordinario contratto di mandato, sia pure a beneficio di un terzo, dello svolgimento di singoli atti processuali nell'interesse del proprio assistito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 marzo 2019, n..




La parte che ha effettuato la notificazione non è legittimata a dedurne l'inesistenza

Notificazione - Inesistenza - Deducibilità da parte del notificante - Esclusione - Notificazione ritenuta nulla - Nullità della conseguente attività di rinnovazione - Deducibilità da parte del notificante - Esclusione - Fondamento

In tema di atti processuali, la parte che ha effettuato la notificazione non è legittimata a dedurne l'inesistenza giuridica e, nell'ipotesi di assegnazione di un termine per la rinnovazione della notificazione ritenuta nulla, non è legittimata a dedurre la nullità della conseguente attività processuale di rinnovazione, alla quale essa stessa ha in sostanza dato luogo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 marzo 2019, n.6743.




Giurisdizione per le domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario estero che abbia operato in Italia

Giurisdizione - Domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario

Le condizioni da valutarsi ai fini della giurisdizione anche secondo le disposizioni della Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 (ratificata dall'Unione europea con decisione del Consiglio del 27/11/2008 ed entrata in vigore, nei rapporti con la Confederazione elvetica, il dì 01/01/2011) sono quelle al momento dell'instaurazione della domanda e non quelle al momento della conclusione del contratto per cui è causa; in ogni caso, ai sensi del primo paragrafo dell'articolo 15 e del primo paragrafo dell'articolo 16 di detta Convenzione, sussiste la giurisdizione del giudice italiano sulle domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di un soggetto, quale un istituto bancario, che abbia svolto o svolga o abbia diretto o diriga in Italia, anche per il tramite di altri soggetti prospettati come mandatari o sostenendole con l'attività di società strettamente collegate, attività professionali cui si riconducano i contratti per cui è causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 marzo 2019, n.6280.




Notifica della sentenza: gli effetti si producono anche per il notificante dalla data in cui la notifica viene eseguita al destinatario

Notificazione della sentenza - Decorrenza del termine breve per il notificante - Momento rilevante - Dalla data di esecuzione della notifica nei confronti del destinatario

In tema di notificazione della sentenza ai sensi dell'art. 326 c.p.c., il termine breve di impugnazione di cui al precedente art. 325, decorre, anche per il notificante, dalla data in cui la notifica viene eseguita nei confronti del destinatario, in quanto gli effetti del procedimento notificatorio, quale la decorrenza del termine predetto, vanno unitariamente ricollegati al suo perfezionamento e, proprio perchè interni al rapporto processuale, sono necessariamente comuni ai soggetti che ne sono parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 marzo 2019, n.6278.




Esecuzione forzata: dichiarazione di improcedibilità e impugnazione del provvedimento

Esecuzione forzata – Dichiarazione di improcedibilità – Impugnazione del provvedimento

Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 febbraio 2019, n.4961.




Notifica della sentenza di appello con modalità telematiche e onere di attestazione della conformità dell’analogico al digitale

Processo civile – Impugnazione – Notifica della sentenza di appello con modalità telematiche – Attestazione della conformità dell’analogico al digitale – Onere del difensore – Improcedibilità

Qualora la notifica della sentenza di appello sia avvenuta con modalità telematiche, il difensore - sia che abbia ricevuto la notifica della sentenza sia che abbia egli stesso provveduto a tale notifica - ben può attestare la conformità dell’analogico al digitale degli atti di cui dispone per procedere agli adempimenti richiesti, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 febbraio 2019, n.4764.




Rinuncia all'azione: non è sufficiente il mandato 'ad litem'

Rinunzia all'azione - Portata - Necessità di un mandato speciale - Poteri del difensore - Differenza rispetto alla rinuncia ad una parte della domanda - Fondamento

La rinuncia all'azione, ovvero all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, costituisce un atto di disposizione del diritto in contesa e richiede, in capo al difensore, un mandato "ad hoc", senza che sia a tal fine sufficiente quello "ad litem", in ciò differenziandosi dalla rinuncia ad una parte dell'originaria domanda, che rientra fra i poteri del difensore quale espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4837.





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