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La provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c. non può essere concessa quando la nullità del titolo dedotto in giudizio è oggetto di contrapposti orientamenti giurisprudenziali

Procedimento monitorio - Opposizione - Nullità del titolo dedotto in giudizio oggetto di contrapposti orientamenti giurisprudenziali -  Concessione della provvisoria esecuzione - Esclusione

Nonostante la mancanza di prova scritta, non può essere concessa la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo ex art. 648 c.p.c. qualora l’eccepita la nullità del titolo dedotto in giudizio sia oggetto di contrapposti orientamenti giurisprudenziali. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa 06 febbraio 2020.




Pignorabilità del reddito di cittadinanza e mantenimento dei figli minori

Reddito di cittadinanza - Pignorabilità

In tema di mantenimento dei figli minorenni è ammissibile il pignoramento del reddito di cittadinanza nei confronti del coniuge inadempiente all’ordinanza presidenziale.

Il reddito di cittadinanza può essere utilizzato per i bisogni primari delle persone delle quali il titolare ha l’obbligo di prendersi cura, anche se non fa più parte dello stesso nucleo familiare.
 
Il reddito di cittadinanza, essendo una misura contro la povertà, la diseguaglianza e l’esclusione sociale, non ha natura alimentare e non è soggetta alle disposizioni che prevedono divieti di pignorabilità. (Francesco Indelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Trani 30 gennaio 2020.




Condizioni della sospensione dell’esecuzione immobiliare ex art. 41-bis del c.d. Decreto Fiscale

Espropriazione forzata immobiliare – Sospensione ex art. 41-bis D.L. n. 124/2019, convertito con legge n. 157/2019, ai fini della rinegoziazione del contratto di mutuo – Istanza congiunta del debitore e del creditore – Necessità

La sospensione dell’esecuzione forzata immobiliare ex art. 41-bis, comma 5, D.L. n. 124 del 2019, convertito con legge n. 157 del 2019 (c.d. Decreto Fiscale) integra una fattispecie di sospensione “concordata” dell’esecuzione e, sotto tale profilo, postula una manifestazione di consenso del creditore procedente, atteso che, sotto il profilo testuale, la disposizione in questione richiama una “apposita istanza congiunta, presentata dal debitore e dal creditore” al fine del conseguimento della sospensione e, altresì, espressamente stabilisce che il creditore “è sempre libero di rifiutare la propria adesione all'istanza …”, nonché, sotto il profilo logico-sistematico, la sospensione è funzionale unicamente all’espletamento dell’attività istruttoria per la rinegoziazione del contratto di mutuo azionato esecutivamente, rinegoziazione in relazione alla quale alcun obbligo sussiste a carico del creditore stesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 23 gennaio 2020.




Rinegoziazione del mutuo ex L. 157/2019: occorre l’istanza congiunta di debitore e creditore

Esecuzione forzata – Rinegoziazione del mutuo ex art. 41-bis legge 25 dicembre 2019 n. 157 – Istanza di sospensione congiunta di debitore e creditore – Necessità

Non è accoglibile l’istanza presentata dal solo debitore di sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 41-bis della legge 25 dicembre 2019 n. 157 per procedere alla rinegoziazione del mutuo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova 22 gennaio 2020.




Competenza territoriale e divieto di frazionamento del credito nell’ipotesi di distinti rapporti contrattuali tra le stesse parti

Ordinanza ex art. 649 cpc – Disconoscimento della sottoscrizione – Connessione soggettiva in caso di più domande contro la stessa parte – Divieto di frazionamento del credito – Competenza territoriale – Inapplicabilità di deroghe alle regole ordinarie

Nell’ipotesi di connessione meramente soggettiva ex art. 104 cpc non si applicano deroghe al regime di competenza territoriale basate sul principio del divieto di frazionamento del credito, perché tale divieto si riferisce ad ipotesi in cui il credito oggetto di frazionamento deriva da un medesimo rapporto obbligatorio e non da più contratti pur tra le stesse parti. (Andrea Palazzolo) (riproduzione riservata) Tribunale Genova 21 gennaio 2020.




Opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi e decorrenza del termine

Esecuzione immobiliare – Opposizione agli atti esecutivi e all’esecuzione – Fattispecie

Esecuzione immobiliare – Opposizione agli atti esecutivi – Termine – Decorrenza – Visibilità fascicolo telematico procedura

Costituisce opposizione agli atti esecutivi quella volta a contestare la regolarità della notifica del titolo esecutivo, del precetto, del pignoramento e del decreto di fissazione dell’udienza dell’esecuzione immobiliare, mentre va qualificata quale opposizione all’esecuzione quella volta a contestare l’esistenza del diritto del creditore a procedere esecutivamente per intervenuta prescrizione.

Il termine di venti giorni per proporre l’opposizione agli atti esecutivi decorre dal momento in cui la parte ha avuto conoscenza di fatto delle irregolarità denunciate, con la conseguenza che ove il debitore venga autorizzato all’accesso nel fascicolo telematico della procedura il suddetto termine decorre per gli atti esecutivi già compiuti dalla data in cui è stata concessa l’autorizzazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Civitavecchia 20 gennaio 2020.




Sequestro giudiziario di titoli di credito girati alla banca per l’incasso

Titoli di credito – Sequestro giudiziario – Ammissibilità – Titoli girati alla banca per l’incasso

E’ ammissibile la domanda di sequestro giudiziario dei titoli di credito che siano ancora nella disponibilità del primo prenditore.

La banca alla quale sia girato il titolo per l’incasso, assume la funzione di mera mandataria del contraente diretto al quale i titoli sono stati rilasciati, il quale ne mantiene pertanto la titolarità, con conseguente inapplicabilità della norma di cui all’art. 1994 c.c. che esclude la rivendicazione nei confronti di colui che in buona fede è in possesso di un titolo di credito; è pertanto possibile procedere al sequestro della cambiale girata alla banca per l’incasso, restando sullo sfondo i profili recuperatori tra la banca e cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 20 gennaio 2020.




Il termine assegnato dal giudice per la mediazione non ha natura perentoria

Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione delegata disposta dal giudice – Termine per instaurare il procedimento di mediazione – Natura processuale perentoria – Esclusione

Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione delegata disposta dal giudice – Tardivo avvio del procedimento di mediazione rispetto al termine di giorni 15 di cui all’art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Improcedibilità dell’opposizione – Non sussiste

Il termine assegnato dal giudice per l'esperimento del procedimento di mediazione non ha natura perentoria.

Il termine di 15 giorni è ordinatorio e non perentorio perché tale non è indicato dalla legge (art. 152 II comma c.p.c.) né la perentorietà si desume dallo scopo o dalla funzione esercitata dal termine, proprio perché quanto rileva non è la instaurazione, ma lo svolgimento del procedimento di mediazione.

La improcedibilità della azione non può essere dichiarata se non comminata dalla legge. Le ipotesi di improcedibilità sono tassative e non sono suscettibili di interpretazione analogica.
La improcedibilità è comminata dall’art. 5, comma 2 e comma 2-bis, del d.lgs. n. 28 del 2010, per il mancato esperimento del procedimento di mediazione non per la tardiva (presunta) instaurazione del giudizio.

È l’esperimento del procedimento di mediazione che è condizione di procedibilità della azione davanti al Giudice ordinario e nel caso di specie la mediazione iniziata solo con 15 giorni di ritardo rispetto al termine (ordinatorio) ha avuto regolare sviluppo e si è conclusa.
Appello Firenze 13 gennaio 2020.




Sull’inibitoria ex art. 351 c.p.c.

Procedimento ex art. 351 c.p.c. – Inammissibilità istanza

L’inibitoria è inammissibile se domandata da una parte che non è la destinataria della condanna di primo grado.

L’inibitoria non può essere chiesta da una parte che non è ancora costituita nel giudizio di merito, la quale non può nemmeno aderire a un’istanza ex art. 351 c.p.c. altrui, se rivolta a un capo di condanna diverso da quello di cui è destinataria la (appellante) istante. (Luca Bertozzi) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 10 gennaio 2020.




Liquidazione in sede fallimentare di quota indivisa di immobile abusivo

Fallimento - Immobili abusivi - Liquidazione di quota indivisa - Nullità ex art.46 DPR 380/2001

Nel caso in cui sia dichiarato fallito il proprietario di una quota indivisa di un immobile abusivo e il bene non sia comodamente divisibile, la procedura fallimentare potrà dar corso alla liquidazione dell’intero immobile per poi assegnare ai comproprietari la quota del ricavato di loro competenza.

Alla fattispecie è infatti applicabile Il comma V dell'art. 46 del DPR 380/2001 il quale dispone che “le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive immobiliari, individuali o concorsuali”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Catania 04 gennaio 2020.




Crediti per atti conservativi o di espropriazione e permanente efficacia dell’iscrizione ipotecaria successiva alla costituzione di fondo patrimoniale poi revocato

Esecuzione – Riparto – Privilegi sopra immobili – Crediti per atti conservativi o di espropriazione – Spese legali creditore procedente per azione revocatoria – Esclusione

Esecuzione – Beni oggetto di fondo patrimoniale revocato – Ipoteca giudiziale successiva alla costituzione del fondo – Conservazione efficacia sul ricavato della vendita

Le spese legali sostenute dal creditore procedente per l’esercizio dell’azione revocatoria il cui accoglimento ha consentito l’avvio della procedura esecutiva immobiliare non sono assistite dal privilegio previsto dall’art. 2770 c.c. concernente i crediti per atti conservativi o di espropriazione.

Nell’esecuzione immobiliare promossa dal creditore su beni in precedenza inseriti in un fondo patrimoniale poi oggetto di revoca ex art. 2901 c.c., l’ipoteca giudiziale iscritta da altro creditore dopo la costituzione del fondo poi intervenuto nell’esecuzione conserva la sua efficacia ancorché il creditore ipotecario non abbia a sua volta promosso azione revocatoria o non sia intervenuto in quella promossa da altro creditore, con la conseguenza che in sede di distribuzione del ricavato dalla vendita esecutiva – essendo venuto meno il vincolo derivante dal fondo patrimoniale - il credito ipotecario va soddisfatto secondo i normali gradi di privilegio o di ipoteca. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio 02 gennaio 2020.




Liquidazione delle spese relative al procedimento per la determinazione delle modalità di attuazione del provvedimento possessorio

Procedimento possessorio - Determinazione delle modalità di attuazione - Liquidazione delle spese processuali - Mancata prosecuzione per il giudizio di merito - Modalità - Contestazione

Il giudice che, nell’ambito di un procedimento possessorio, abbia provveduto, ai sensi dell’art. 669 duodecies c.p.c.,  alla determinazione delle modalità di attuazione del provvedimento emesso a favore del ricorrente, nel caso in cui il giudizio, in difetto dell’istanza di cui al quarto comma dell’art. 703 c.p.c., non prosegua per il merito, può procedere, su istanza del ricorrente, alla luce del principio espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.379/2007, secondo cui qualunque provvedimento suscettibile di divenire anche solo ipoteticamente idoneo a divenire definitivo deve contenere la liquidazione delle spese processuali, anche alla liquidazione delle spese della fase di attuazione, le quali, ai sensi dell’art. 95 c.p.c., devono gravare sulla parte debitrice e, quindi, sulla parte assoggettata alla attuazione del provvedimento possessorio.

La liquidazione delle spese processuali sostenute dal ricorrente per l’attuazione forzata del provvedimento possessorio non può avvenire con le modalità previste per l’esecuzione degli obblighi di fare dall’art. 614 c.p.c., trattandosi di una norma eccezionale insuscettibile di applicazione analogica.

La liquidazione delle spese processuali sostenute dal ricorrente per l’attuazione forzata del provvedimento possessorio, se effettuata in sede sommaria ed in assenza del prosieguo della causa per la fase di merito, è da ritenersi priva del carattere della decisorietà ed è pertanto liberamente contestabile, sia sotto il profilo dell’an che del quantum debeatur, in sede di opposizione a precetto o all’esecuzione, se iniziata, trattandosi di giudizio a cognizione piena in cui la condanna alle spese può essere ridiscussa senza limiti, come se l'ordinanza emessa dal giudice della fase sommaria costituisse, sul punto, un titolo esecutivo stragiudiziale. (Nicola Fabrizio Solimini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 20 dicembre 2019.




Il Giudice dell’esecuzione non è incompatibile a comporre il collegio giudicante del reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c.

Reclamo – Composizione del collegio giudicante – Art. 178, III co. c.p.c. – Art. 178, IV co. c.p.c. – Incompatibilità del G.E. – Rigetto

Il giudice che ha emesso la ordinanza impugnata mediante reclamo è parte necessaria del Collegio giudicante ai sensi dell’art. 178, III e IV co. c.p.c., non trovando invece applicazione la diversa disposizione prevista dall’art. 669 terdercies c.p.c., operante in materia cautelare.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha respinto la eccezione di incompatibilità del giudice dell’esecuzione a comporre il collegio giudicante del reclamo). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 18 dicembre 2019.




Rimedio impugnatorio in caso di estinzione atipica del processo esecutivo

Rimedio impugnatorio – Provvedimento di estinzione atipica – Reclamo – Inammissibilità – Opposizione agli atti esecutivi – Ammissibilità

Avverso i provvedimenti di c.d. estinzione atipica della procedura esecutiva, di cui all’art. 187 bis disp. att. c.p.c., l’unico rimedio impugnatorio percorribile è quello della opposizione agli atti esecutivi, a norma dell’art. 617 c.p.c., e non il reclamo ex art. 630 c.p.c., ammissibile solo per i provvedimenti di estinzione tipica della procedura esecutiva.

Il rimedio impugnatorio segue alla qualificazione giuridica adottata dal Giudice, seppur errata.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha dichiarato inamissibile il reclamo proposto avverso una ordinanza espressamente qualificata espressamente dal giudice dell’esecuzione quale provvedimento di estinzione atipica, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c.). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 18 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in materia di proprietà industriale e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Procedimento cautelare – Provvedimento concesso inaudita altera parte – Notifica – Termine – Natura – Correzione di errore materiale – Rimessione in termini

Il termine di 8 giorni di cui all'art. 669 sexies co. 2 c.p.c. per la notifica del ricorso e del provvedimento cautelare concesso inaudita altera parte (nella specie un decreto di sequestro ex art. 130 c.p.i.), ha carattere perentorio.

Il conseguimento della correzione dell'errore materiale del decreto non indice sulla decorrenza del detto termine qualora non sia accompagnata da un'istanza di rimessione in termini ex art. 153 co. 2 c.p.c. costituendo, pertanto, il decreto di correzione un'emenda del decreto originario e non un novum.

L'inosservanza del termine di cui all'art. 669 sexies co. 2 c.p.c. comporta la caducazione dell'ordinanza che ha definito il procedimento in prima istanza unitamente agli atti conseguenti". (Fabio Filomeno) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 05 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 02 dicembre 2019.




Mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità della nota di trascrizione del pignoramento ed estinzione del processo esecutivo per inattività delle parti

Mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità della nota di trascrizione del pignoramento - Estinzione del processo esecutivo ex art. 630 c.p.c. - Esclusione

Il mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità richiesta dall'art. 557 c.p.c. rappresenta una mera irregolarità formale sanabile dal creditore procedente e non una grave omissione rilevante ai fini della inefficacia del pignoramento o dell’estinzione della procedura, previa sospensione. (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 29 novembre 2019.




Art. 41 TUB e indipendenza del processo endoesecutivo di divisione rispetto alle norme che regolano l’esecuzione forzata

Esecuzione forzata - Giudizio di divisione endoesecutivo - Autonomia

Il giudizio divisionale endoesecutivo, diretto allo scioglimento della comunione incidentale su quello esecutivo, è processo ordinario di merito del tutto autonomo rispetto al procedimento esecutivo che ne abbia determinato l’insorgenza; tale giudizio subordina alla sua conclusione la procedura esecutiva, ma ne rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, conservando la propria autonomia e disciplina secondo le norme proprie del processo di cognizione.

Per tale ragione, al giudizio di divisione endoesecutivo non possono essere applicate le disposizioni relative all’esecuzione (tra le quali l’art. 41 TUB), in quanto norme di carattere eccezionale e, come tali, non suscettibili di estensione analogica.

[Nel caso di specie, il Tribunale, all’esito del giudizio di divisione, ha assegnato al comproprietario non esecutato il ricavato dalla vendita del bene corrispondente alla quota di sua proprietà, nonostante il creditore fondiario fosse creditore anche nei suoi confronti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservat)
Tribunale Mantova 27 novembre 2019.




Patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti esecutivi

Patrocinio a spese dello Stato - Ammissione dell’esecutato al beneficio - Esclusione

L’esecutato non può essere ammesso, in via anticipata e provvisoria, al patrocinio a spese dello Stato nelle procedure esecutive, se non, oltre che per le opposizioni esecutive, in quei casi in cui la sua costituzione in giudizio si renda necessaria per avanzare un’istanza che possa essere preventivamente vagliata da parte dell’Ordine degli avvocati al fine di svolgere l’imprescindibile controllo-filtro di cui all’art. 126 d.P.R. 115/2002. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 27 novembre 2019.




Sospensione dell’esecutività della sentenza d’appello impugnata con ricorso per cassazione: quando ricorre il danno grave e irreparabile

Sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata in cassazione – Danno grave e irreparabile – Indici di certa irripetibilità delle somme – Difetto di solvibilità dell’accipiens

In sede di valutazione dei presupposti per la concessione della sospensione dell’esecutività della sentenza ex art. 373 c.p.c., ai fini della ricorrenza del danno grave e irreparabile, sono considerati indici di insolvibilità dell’accipiens e, conseguentemente, di sicura irripetibilità delle somme, la circostanza che la società sia inattiva, che non risulti proprietaria di immobili aggredibili in via esecutiva e che nei precedenti esercizi abbia depositato bilanci in perdita. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata) Appello Roma 13 novembre 2019.




Domanda di restituzione del mutuante e oneri probatori

Domanda fondata su contratto di mutuo - Causale versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza.

L’attore che chiede la restituzione di una somma di denaro, affermando di averla in precedenza corrisposta a titolo di mutuo, è tenuto a provare, oltre all’avvenuta consegna del denaro, anche che questa è stata effettuata per un titolo che comporti l’obbligo di restituzione, atteso che una somma di denaro può essere consegnata per varie causali: consegue che la contestazione del convenuto, il quale, pur riconoscendo di avere ricevuto la somma di denaro, neghi però la sussistenza di un mutuo ed adduca una causale diversa, non si configura come eccezione in senso sostanziale, tale da far ricadere su di lui l’onere di provare la diversa causale, poiché negare l’inesistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l’inefficacia o la sua estinzione, ma significa soltanto contestare l’accoglibilità dell’azione per mancanza della prova a supporto della domanda, rimanendo onere dell’attore provare l’esistenza dell’obbligo di restituzione, posto che esso non è dal convenuto riconosciuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 novembre 2019.




Rifiuto del cancelliere di rilasciare copia autentica del decreto ingiuntivo in favore dell’antistatario

Procedimento monitorio - Formula esecutiva - Diritto dell’avvocato antistatario

Eseguita la notifica del decreto ingiuntivo nel solo interesse del creditore e, pronunciata l’esecutività ex art. 647 c.p.c. per mancata opposizione, l’avvocato distrattario delle spese liquidate in proprio favore ha diritto al rilascio, nel proprio interesse, delle copie autentiche con la spedizione in forma esecutiva del decreto ingiuntivo. (Franco Lucia) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 31 ottobre 2019.




Fatturazione elettronica e prova scritta ex art. 634 c.p.c. per l’emissione del decreto ingiuntivo

Procedimento monitorio – Fatturazione elettronica – Produzione dell’estratto autentico delle scritture contabili ex art. 634 c.p.c. – Necessità

La prescrizione della produzione dell’estratto autentico delle scritture contabili di cui all’art. 634 c.p.c. è finalizzata a consentire un controllo estrinseco sulla regolare tenuta delle scritture in cui le fatture vengono conservate, esigenza che non può dirsi venuta meno con l’entrata in vigore del Sistema di Intercambio (SDI), il quale garantisce esclusivamente l’autenticità delle fatture, ma non anche la regolare tenuta dei registri in cui esse devono essere inserite.

Pertanto, ai fini della valutazione della prova scritta richiesta dall’art. 634, comma 2, c.p.c., il ricorrente in sede monitoria dovrà produrre l’estratto autentico dei registri Iva o, ove non esistenti, delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seg. c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 25 ottobre 2019.




La cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale può essere chiesta con il procedimento sommario ex art. 702-bis c.p.c.

Procedimento sommario ex art. 702 bis c.p.c. – Domanda di cancellazione di domanda giudiziale – Ammissibilità

La cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale può essere disposta attraverso il ricorso al processo sommario di cognizione ex art. 702 bis c.p.c. La domanda di cancellazione di una trascrizione non rientra, infatti, tra quelle elencate nell’art. 50 bis c.p.c. e per tale ragione non può essere negata la sua introduzione con il rito sommario di cognizione, salvo che il tribunale non ritenga che la questione necessiti di un approfondimento istruttorio. (Stefania Bellei) (riproduzione riservata) Tribunale Rieti 23 ottobre 2019.




Inidoneità del mutuo a SAL ad avere efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. pur se seguito da atto di erogazione e quietanza in forma equipollente

Mutuo a stato avanzamento lavori seguito da atto di erogazione e quietanza redatti entrambi per atto pubblico – Inidoneità ad assurgere a rango titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Annullamento dell’atto di precetto

Il contratto di mutuo a stato avanzamento lavori non è idoneo titolo esecutivo ex art. 474 trattandosi di un mutuo condizionato, in cui la somma non viene posta immediatamente nella disponibilità del mutuatario ma viene erogata secondo criteri e condizioni individuati dal mutuante, sicché difetta la realità non essendo la somma posta nell’immediata disponibilità del mutuatario; va di conseguenza annullato l’opposto atto di precetto notificato in virtù di un siffatto inidoneo titolo esecutivo.

Le pattuizioni per le quali “La Banca mutuante potrà effettuare, a sua esclusiva facoltà, anteriormente all’atto di erogazione e quietanza, erogazioni rateali sul mutuo alla parte mutuataria” ed “E’ comunque in facoltà della Banca di non erogare il mutuo riscontrando il venir ad esistenza di eventi che, se conosciuti, avrebbero portato la Banca a non stipulare il contratto di mutuo”, dimostrano chiaramente il difetto dell’immediata disponibilità giuridica della somma in capo al mutuatario.
 
Né sovviene in senso contrario il successivo atto pubblico di erogazione e quietanza perché, facendo applicazioni dei principi sanciti dalla Suprema Corte n. 17194 del 27.8.2015, tale atto, stipulato due anni dopo mutuo, non fa venir meno le condizioni poste all’erogazione, le modalità di rateizzazione del credito ecc., cosicché non è stato creato in capo al mutuatario alcun “autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in guisa tale da determinare l'uscita della somma dal proprio patrimonio e l'acquisizione della medesima al patrimonio di quest'ultimo” (Cass. 12 ottobre 1992, n. 11116 e 15 luglio 1994, n. 6686; nonché Cass. 5 luglio 2001, n. 9074 e 28 agosto 2004, n. 17211; e, da ultimo, Cass. 3 gennaio 2011, n. 14); e comunque l’atto di erogazione e quietanza non toglie che il mutuatario, a seguito della stipula del contratto, non aveva alcun titolo per pretendere il versamento della somma oggetto del contratto, attese le ampissime facoltà riconosciute all’ente erogatore di recedere dal contratto, di valutare an, tempi e modi dell’erogazione; ciò che è riprovato dal fatto che la somma in ultimo erogata è stata inferiore rispetto a quella pattuita, sebbene accettata dal mutuatario a saldo. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 23 ottobre 2019.




Revocatoria ordinaria e sequestro conservativo ex art. 2905, co. 2, c.c.

Actio pauliana - Sequestro conservativo ancillare al suo effetto utile - Trascrizione della domanda revocatoria - Interesse alla misura cautelare - Opportunità della custodia - Necessità di sostanziare elementi fattuali specifici - Difetto - Carenza di periculum in mora

Va negato ogni automatismo tra il fumus boni iuris dell'azione revocatoria e la concessione del sequestro ex art. 2905, co. 2, c.c., occorrendo pur sempre - per la concessione della cautela - quel quid pluris rappresentato dal "pericolo di perdere la garanzia del proprio credito" (art. 671 c.p.c.).

Pur non trovando riscontro normativo la limitazione dell'operatività del sequestro conservativo ex art. 2905, co. 2, c.c. ai soli beni mobili non registrati, per ottenere il sequestro di beni immobili o mobili registrati occorre comunque che il creditore/attore in pauliana - che già riceve tutela adeguata in forza dell'effetto prenotativo della trascrizione della domanda giudiziale - dimostri l'esistenza di un'ulteriore fonte di pregiudizio non eliminabile con la trascrizione, già di per sé idonea ad impedire che l'ulteriore alienazione del bene da parte del terzo acquirente vanifichi l'esperimento della revocatoria, ossia ad assicurare gli identici effetti che sarebbero ottenuti con il sequestro conservativo.

Là dove abbia dunque provveduto alla avvenuta trascrizione della domanda revocatoria nei registri immobiliari, il ricorrente ha l'onere di sostanziare l'interesse ad ottenere la misura cautelare, e ad ottenere la conseguente nomina di un custode, evidenziando specifiche ed effettive condizioni di incuria od abbandono dell'immobile che ne compromettano le condizioni ed il valore, e che siano tali da motivare l'opportunità della custodia: in difetto di tali allegazioni il ricorso per sequestro conservativo andrà rigettato per carenza di periculum in mora. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 18 ottobre 2019.




Concorso dell’ordine di pagamento diretto ex art. 156, comma 6, c.c. e dell’espropriazione presso terzi di somme dovute a titolo di stipendio

Espropriazione mobiliare presso terzi – Crediti per stipendio – Concorso con l’ordine di pagamento diretto in favore del coniuge separato ex art. 156, sesto comma, cod. civ. – Limiti del provvedimento di assegnazione del giudice dell’esecuzione

In tema di espropriazione mobiliare presso terzi di somme dovute a titolo di stipendio, laddove la retribuzione dell’esecutato sia già oggetto di ordine di pagamento diretto in favore del coniuge separato ai sensi dell’art. 156, sesto comma, cod. civ., l’esecuzione per il simultaneo concorso con i crediti alimentari non può estendersi oltre la metà delle somme predette, con la conseguenza che l’assegnazione da parte del giudice dell’esecuzione dovrà essere eventualmente ridotta sino a concorrenza del limite massimo. (massima ufficiale) Tribunale Napoli 17 ottobre 2019.




Esecuzione immobiliare su bene appartenente alla comunione legale dei coniugi per debiti di un solo coniuge

Esecuzione immobiliare – Bene in comunione legale tra i coniugi – Debiti personali di un coniuge – Esecuzione sull’intero immobile a carico del solo debitore – Improcedibilità

E’ improcedibile l’espropriazione di un bene in comunione legale dei coniugi, per debiti personali di uno solo di essi, quando l’esecuzione, pur riguardando l’intero bene, non sia stata promossa, né trascritta nei confronti di entrambi i coniugi (nella specie in creditore aveva agito nel convincimento che il bene appartenesse al solo debitore, ma nel corso dell’esecuzione era emerso che egli lo aveva acquistato quando, pur avendo dichiarato si essere coniugato in regime di separazione, era in regime di comunione). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Viterbo 10 ottobre 2019.




L’ingiungente che chiede l’esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto deve provare adeguatamente il proprio diritto

Processo civile – Procedimenti speciali – Opposizione a decreto ingiuntivo – Provvisoria esecutorietà del decreto opposto – Necessità di prova adeguata del diritto dell’opposto – Affermazione

Ai fini della concessione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto occorre l’esistenza di una prova “adeguata” dei fatti costitutivi del diritto vantato dall’opposto secondo i canoni del giudizio ordinario di merito, e tale “adeguatezza” si ha o quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione, o quando viene integrata da idonea altra documentazione o, infine, quando – pur nell’assenza di prova scritta secondo i canoni del giudizio ordinario – non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell’opponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo 09 ottobre 2019.




Procedimento monitorio ed inibitoria. Riconoscimento ed esecuzione del lodo straniero ed effetti del decreto del Presidente della Corte d’appello

Procedimento monitorio – Opposizione – Definizione con sentenza in rito favorevole all’opponente – Inibitoria – Applicazione dell’art. 373 c.p.c.

Procedimento monitorio – Opposizione – Inibitoria – Ammissibilità – Distinzione

Arbitrato – Riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri – Effetti del decreto del Presidente della Corte d’Appello – Mero riconoscimento dell’efficacia del lodo straniero – Immediata esecutività ope legis – Esclusione

Il criterio dell’interpretazione costituzionalmente orientata impone di ritenere che, anche nelle ipotesi di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo definito in rito in senso sfavorevole all’opponente (nelle quali la sentenza che definisce il processo di opposizione certamente non si sostituisce al decreto ingiuntivo opposto), il potere inibitorio resti pur sempre regolato dagli artt. 373 c.p.c., a nulla rilevando che l’oggetto dell’inibitoria sia costituito anche dal provvedimento opposto, oltre che dalla sentenza che ha definito il giudizio di opposizione.

Questa soluzione è compatibile con l’ipotesi della sentenza di estinzione e di inammissibilità pronunciata in unico grado, ovvero di qualsiasi altra pronuncia che definisce in rito in senso sfavorevole all’impugnante il giudizio di appello: in tal caso, infatti, oggetto dell’inibitoria ex art. 373 c.p.c. sono tanto la sentenza di unico grado, quanto il provvedimento opposto.

Con riferimento alle istanze di sospensione ex artt. 283 o 373 c.p.c. aventi ad oggetto le sentenze rese a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, si deve effettuare un distinguo fra le ipotesi in cui il decreto ingiuntivo che ha dato origine al giudizio di opposizione sia stato munito di clausola di provvisoria esecuzione in sede di emissione (art. 642 c.p.c.) o nel corso del giudizio di opposizione (art. 648 c.p.c) e la diversa ipotesi in cui il decreto, non munito di provvisoria esecutività ab origine o in itinere, abbia acquistato tale natura per effetto del rigetto dell’opposizione.

L’inibitoria deve infatti ritenersi ammissibile solo nel secondo caso, in quanto in tale evenienza la esecutività del decreto dipende strettamente e inscindibilmente dalla esecutività della sentenza reiettiva dell’opposizione.

Occorre stabilire se in virtù del decreto emesso ai sensi dell’art. 839 c.p.c. il lodo straniero sia immediatamente esecutivo, ovvero se, a tal fine, debba attendersi la sentenza di rigetto dell’opposizione (ove proposta) o, in alternativa, l’inutile decorso del termine per proporla: nel qual caso la relativa dichiarazione di esecutività sarà regolata dall’applicazione dell’art. 647 c.p.c. in virtù del rinvio contenuto nell’art. 840 comma 2 c.p.c. agli artt. 645 e ss. c.p.c., in quanto compatibili.

Orbene, in assenza di una espressa previsione normativa e tenuto conto della lettera del comma 4 dell’art. 839 c.p.c. - che si esprime unicamente in termini di efficacia e non anche di esecutività - il decreto emesso dal Presidente della Corte delegato deve intendersi limitato al mero riconoscimento dell’efficacia del lodo straniero (ricorrendone le condizioni) senza tuttavia conferirgli, con tale riconoscimento, l’immediata esecutività ope legis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 07 ottobre 2019.




Opposizione a decreto ingiuntivo e rito avvocati ex art. 14 del D.lgs. n. 150 del 2011

Rito avvocati ex art. 14 del D.lgs. n. 150 del 2011 - Opposizione a decreto ingiuntivo - Citazione - Sanatoria dalla data di richiesta della notifica

L'opposizione con citazione ex art. 645 cod. proc. civ. avverso l'ingiunzione chiesta ed ottenuta dall'avvocato, ai sensi dell’art. 14 del D.lgs. n. 150/2011, nei confronti del proprio cliente, ai fini del pagamento degli onorari e delle spese dovute, anziché con ricorso, è da reputare utilmente esperita qualora l'atto di citazione in opposizione sia stato comunque notificato entro il termine di quaranta giorni dal dì della notificazione dell'ingiunzione di pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 03 ottobre 2019.




Spese di giustizia: onorari e indennità direttamente anticipati dall’erario

Spese di giustizia - Onorari e le indennità - Anticipati dall’erario

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante: «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)», nella parte in cui prevede che gli onorari e le indennità dovuti ai soggetti ivi indicati siano «prenotati a debito, a domanda», «se non è possibile la ripetizione», anziché direttamente anticipati dall’erario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 01 ottobre 2019.




Condanna per lite temeraria all’esito di opposizione a sanzione amministrativa

Resistenza in giudizio fondata su argomenti contrastanti con un indirizzo della Cassazione non corredata da critiche a quest’ultimo - Colpa grave rilevante ai sensi dell’art. 96, terzo comma c.p.c. - Sussistenza

E’ ravvisabile quanto meno una colpa grave di grado elevato, rilevante ai sensi dell’art. 96, terzo comma c.p.c. nella resistenza in giudizio di una parte che fondi la propria difesa su argomenti già disattesi da un recente indirizzo della Cassazione, senza farsi carico di illustrare le ragioni, di fatto o di diritto, per cui tale indirizzo dovrebbe essere disatteso.
Un simile atteggiamento merita di essere sanzionato con la condanna al pagamento di una somma pari al doppio di quella sopra liquidata a titolo di compenso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 settembre 2019.




Ambito di applicazione del patrocinio a spese dello Stato

Opposizione ex artt. 99 DPR n. 115/02 e 15 DLgs n. 150/11 – Possibilità di ottenere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato – Esclusione – Revocabilità della ammissione disposta in via provvisoria dal COA – Sussistenza

Deve escludersi l’applicabilità dell’art. 126 DPR in relazione ai procedimenti giudiziali finalizzati a verificare la sussistenza di presupposti per l’ammissione al beneficio poiché, in caso contrario si perverrebbe alla conclusione paradossale che la parte può essere ammessa al gratuito patrocinio per il procedimento giudiziale che accerta l’insussistenza dei presupposti per l’ammissione stessa, conseguentemente l’ammissione disposta in via provvisoria dal Coa in relazione a tale procedimento va revocata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 20 settembre 2019.




Accertamento negativo del credito ed efficacia del progetto definitivo di riparto

Accertamento negativo del credito – Efficacia del progetto definitivo di riparto

Il progetto definitivo di riparto in sede di esecuzione immobiliare non ha efficacia di giudicato per la maggior somma non riscossa. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 19 settembre 2019.




Improcedibilità della esecuzione immobiliare immobiliare per omessa comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento

Esecuzione immobiliare - Comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento - Necessità

L’omessa comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento ex art. 599 c.p.c. assume rilievo quale inattività delle parti e rende improcedibile il processo esecutivo immobiliare. (Christian Antonio Mitrano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 07 settembre 2019.




Giudizi camerali introdotti con ricorso e natura del termine assegnato dal giudice per la notifica

Tardiva notifica reclamo e decreto fissazione udienza – Improcedibilita’ – Esclusione – Termine ordinatorio – Costituzione resistente – Sanatoria ex tunc

Nei giudizi camerali introdotti con ricorso (anche in grado d’appello), il termine assegnato dal giudice per la notifica di quest’ultimo e del decreto di fissazione udienza è ordinatorio e non comporta improcedibilità della domanda.

E’, invece, perentorio il termine concesso alla parte inottemperante che fa tempestiva istanza di proroga o di concessione di un nuovo termine per la notifica ai sensi dell’art. 154 c.p.c..

Vanno evitate interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale.

La parte resistente o appellata che si costituisce in giudizio nonostante la notifica tardiva del ricorso e del decreto di fissazione udienza sana - con effetto "ex tunc" - il vizio della notificazione. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Patrocinio a spese dello Stato e procedimento di reclamo

Ammissione al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento cautelare - Sua estensione, ai sensi dell’art. 75 DPR n. 115/2002, alla fase di reclamo avverso il provvedimento cautelare - Esclusione

Va escluso il diritto del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento cautelare ad ottenere la liquidazione del compenso a carico dello Stato per l’attività espletata nel procedimento di reclamo avverso il provvedimento cautelare, a fronte della mancanza di una richiesta di ammissione al gratuito patrocinio per la fase di reclamo.
La necessità di un nuovo provvedimento di ammissione anche per quella fase risponde infatti all’esigenza di rinnovare la valutazione di non manifesta infondatezza dell’azione, richiesta dall’art. 126 DPR n. 115/02, laddove un provvedimento giudiziale su quell’azione si sia già pronunciato e al contempo l’art. 120 DPR n. 115/02 precisa che l’ammissione non si estende alle impugnazioni, per le quali è quindi necessario un nuovo provvedimento di ammissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 22 agosto 2019.




Sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata e periculum in mora

Procedura Civile - Appello - Sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza impugnata - Periculum in mora - Sussistenza

Ai fini della sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza impugnata, integra il requisito del periculum in mora l’importanza della somma oggetto di condanna in primo grado, tale da poter pregiudicare le attività aziendali. (Stefano Ferrero) (riproduzione riservata) Appello Roma 21 agosto 2019.




Criteri di verifica dell’usurarietà del tasso di mora e onere della prova nella domanda di ripetizione

Mutuo e finanziamento in genere – Interessi e commissioni – Ripetizione dell’indebito – Onere di prova di pagamento di interessi e spese non dovuti – Onere di allegazione di contratto di mutuo, piano di ammortamento e documentazione contabile relativa a pagamento

Fascicolo telematico – Assenza documenti indicati come prodotti – Affermazione di cancellazione da parte del sistema – Non sufficienza – Onere di prova non imputabilità omesso deposito

Mutuo e finanziamento in genere – Tasso di mora parte del TEG – Usurarietà – Superamento tasso soglia da parte del TEG

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Ritardo pagamento rata di 29 gg – Ipotesi teoriche svincolate da caso concreto – Irrilevanza

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso Corrispettivo e tasso di mora – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso di Mora su intero importo rate scadute – Espressa previsione contrattuale – Correttezza

Atto pubblico – Clausole vessatorie – Specifica approvazione per iscritto – Non dovuta

Chi agisce per la ripetizione dell’indebito in ragione del preteso pagamento di interessi e commissioni non dovuti nell’ambito di un contratto di mutuo ha l’onere di provare e allegare i fatti posti a base della domanda e, quindi, sia l’avvenuto pagamento che l’inesistenza di una idonea causa debendi e tale onere deve essere assolto mediante la produzione del contratto di mutuo, del piano di ammortamento e della documentazione contabile idonea a dimostrare il versamento delle somme di cui chiede la ripetizione.

Non è sufficiente l’affermazione di aver inserito nella busta telematica dati documenti non rinvenuti nel fascicolo telematico, sostenendo questi sarebbero poi stati cancellati per incapienza dal sistema informatico che in un primo momento li avrebbe dati per prodotti, essendo necessario allegare e dimostrare che l’omesso deposito da causa non imputabile alla parte, idonea alla rimessione in termini.

Il tasso di mora concorre a determinare il tasso effettivo globale (TEG) unitamente a tutti gli altri costi correlati al finanziamento. Per l’effetto l’eventuale superamento da parte del tasso di mora del tasso soglia non determina necessariamente l’usurarietà del contratto, ravvisabile solo nel caso di sforamento del tasso soglia da parte del TEG che è media ponderata del tasso corrispettivo, applicato al capitale in essere e riferito ai periodi convenuti e del tasso di mora, applicato al capitale scaduto e riferito ai periodi di insolvenza, tenuto conto di tutte le altre commissioni e spese.

Non è condivisibile l’affermazione del superamento del tasso soglia d’usura in ragione di ricostruzioni meramente teoriche in cui il tasso di mora viene calcolato ipotizzando un ritardo di 29 giorni nel pagamento delle rate, con ciò facendosi riferimento a un tasso teorico del tutto inverosimile e, comunque, svincolato dal concreto andamento del rapporto.     
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura non corretta la somma algebrica di tasso corrispettivo e moratorio che, previsti e applicati in via alternativa, non possono essere cumulativamente compresi nel calcolo del TEG.

Infondata è la contestazione della capitalizzazione degli interessi derivante dall’applicazione del tasso di mora sull’intero importo delle rate scadute, conglobante sia la quota capitale che la quota interessi. Ciò in quanto tale modalità di calcolo degli interessi, ove stabilito contrattualmente, è espressamente prevista dall’art. 3 della Delibera CICR del 9/2/00.
 
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei due contraenti, non possono considerarsi predisposte dal contraente medesimo ex art. 1341 cc e, pertanto, pur se vessatorie non necessitano di specifica approvazione. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 06 agosto 2019.




Contratto di mutuo, consegna al mutuante e contestuale riconsegna della somma in deposito cauzionale

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata – Se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario. Il mero accreditamento delle somme non è in sé idoneo a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione. (Andrea Torresi) (Carlo Pagamici) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona 05 agosto 2019.




Momento di estinzione del processo esecutivo in caso di rinuncia agli atti

Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Rinuncia agli atti - Effetti

Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Provvedimento dichiarativo del giudice dell’esecuzione - Irrilevanza

Quando i creditori titolati rinunciano agli atti del processo, l’ulteriore compimento di atti della procedura è privo di giustificazione per l’ordinamento.

Il momento rilevante per il prodursi dell’effetto estintivo deve quindi essere determinato nel venire in essere di tutte le rinunce dei creditori.

Non appare infatti giustificato ricondurre l’estinzione alla pronuncia dichiarativa del Giudice dell’Esecuzione. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 01 agosto 2019.




Questioni rilevanti in sede di distribuzione: ipoteca nulla, prelazione del creditore vittorioso in sede revocatoria e privilegio per spese di giustizia

Ipoteca giudiziale - Iscrizione - Beni alienati dal debitore con atto trascritto prima dell’iscrizione ipotecaria - Nullità

Azione revocatoria ordinaria - Creditore vittorioso - Prelazione rispetto ai creditori dell’acquirente - Condizioni

Esecuzione - Privilegio per spese di giustizia - Precetto e Atto di pignoramento - Sussiste - Atto intervento - Non sussiste

È nulla l’ipoteca giudiziale iscritta su beni venduti dal debitore con atto trascritto prima dell’iscrizione ipotecaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il creditore che abbia ottenuto la dichiarazione di inefficacia dell’atto di alienazione del proprio debitore all’esito di azione revocatoria, trascrivendo la domanda e poi annotando la sentenza che ha dichiarato l’inefficacia dell’atto, e i creditori intervenuti nell’azione revocatoria medesima ovvero che abbiano esperito ulteriore ed autonoma azione revocatoria vittoriosa, divengono titolari di una garanzia specifica, quale causa di prelazione, rispetto ai creditori del terzo acquirente, cosicché in sede esecutiva, al momento della predisposizione del piano di riparto, i creditori vittoriosi in sede revocatoria saranno preferiti ai creditori del terzo acquirente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Tra le spese di giustizia sostenute per l'espropriazione di beni immobili e come tali privilegiate rientrano, in quanto finalizzate all’interesse comune dei creditori, quelle affrontate dal creditore procedente per l’atto di precetto, per l’atto di pignoramento e per il compimento degli atti esecutivi necessari e prodromici allo svolgimento della vendita, mentre non vi rientrano quelle relative all’atto di intervento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese 29 luglio 2019.




Richiamo della CTU nella sentenza, scomposizione della rata di mutuo in quota interessi e quota capitale

Conclusioni CTU – Integrale rimando in sentenza – Compiutezza della motivazione

Contratto di mutuo – Conclusioni CTU – Determinatezza del tasso di interesse corrispettivo – Impossibilità di scomposizione quota interessi e quota capitale – Legittimità

Contratto di mutuo – Tasso soglia d’usura – Verifica superamento – Interessi moratori e corrispettivi – Somma algebrica – Erroneità

Contratto di mutuo – Interessi moratori – Tasso soglia d’usura – verifica superamento – Clausola salvaguardia – Legittimità

Non è viziata da carenza o contraddittorietà di motivazioni la sentenza che aderisca integralmente, richiamandole, alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendole giustificate e immuni da vizi logici.

Non vi è contraddittorietà in una CTU che riconosca la determinatezza dei tassi di interesse e affermi al contempo l’impossibilità di accertare il debito residuo per capitale, essendo rilevabile solo l’ammontare della rata senza possibilità di scomporla in quota capitale e quota interessi. Una cosa, infatti, è stipulare un contratto che presenta tassi sufficientemente determinati, altro è, invece, constatare di non poter scomporre per carenza di documentazione l’addebito della rata in quota interessi e quota capitale. Ciò, a maggior ragione, nel caso in cui la difficoltà incontrata dal CTU derivi dall’insufficienza della documentazione prodotta in causa, documentazione che era onere dell’attore produrre a sostegno delle proprie doglianze.

Errata è la prospettazione che, in tema di verifica del superamento del tasso soglia d’usura, opera la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori, posto che la rilevazione statistica che porta alla determinazione del TEGM (il cui valore, maggiorato di ¼, aumentato di 4 punti percentuali, è dato base per la verifica dell’usurarietà dei tassi) non comprende i tassi di mora praticati dagli operatori bancari e dagli intermediari finanziari. L’eterogeneità dei due interessi è ulteriormente dimostrata dal fatto che gli interessi corrispettivi si calcolano sulla quota di capitale ancora dovuta mentre gli interessi moratori si riferiscono al complesso della rata.

La previsione di una clausola di salvaguardia che preveda la correzione del tasso di interessi moratori nel caso in cui questo dovesse risultare superiore al tasso soglia d’usura è certamente valida nella misura in cui non preveda il meccanismo, giudicato illegittimo dalla Cass. Civ. n. 12965/16, che fa obbligo al debitore di corrispondere le somme dovute a titolo di interessi usurari, con possibilità di richiederne la restituzione solo successivamente. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con vincolo di indisponibilità delle somme accreditate in conto corrente non è idoneo titolo esecutivo

Contratto di mutuo – Consegna della somma al mutuatario mediante accredito su conto corrente acceso presso la banca mutuante – Vincolo di indisponibilità delle somme accreditate sino all'adempimento di condizioni poste a carico del mutuatario – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Deve qualificarsi come mutuo condizionato e non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo, sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile il quale, pur attestando la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario presso la banca mutuante, preveda che la somma stessa sia vincolata a garanzia della prova del verificarsi di talune condizioni ivi indicate, pena la facoltà della Banca di risolvere il contratto e di compensare il suo credito con le medesime somme giacenti sul conto.

Proprio quest’ultima facoltà prova che il mutuatario non ha conseguito la disponibilità giuridica della somma, la quale non è effettivamente fuoriuscita dalla sfera di disponibilità della Banca, posto che il vincolo preclude al mutuatario di porre in essere atti di autonomia privata e, in definitiva, impedisce allo stesso di disporre delle somme erogate se non successivamente all’eventuale svincolo subordinato all’adempimento delle prescritte condizioni. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo Della Lucania 23 luglio 2019.




Processo esecutivo e presupposti per l’accertamento della usucapione abbreviata

Processo esecutivo – Poteri del G.E. in tema di accertamento della proprietà del bene pignorato – Usucapione abbreviata – Vendita del bene che costituisce l’intera massa ereditaria

Il Giudice dell’esecuzione non può d’ufficio accertare l’intervenuta usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c., essendo all’uopo necessaria una specifica domanda che può essere eventualmente proposta anche in via surrogatoria dal creditore procedente.

La vendita, da parte di uno dei coeredi, del bene ereditario che costituisce l’intera massa ereditaria, a differenza della vendita dei diritti su singoli bene ereditari, è valida ed efficace come vendita della quota di comproprietà spettante al cedente in quanto l’effetto traslativo non è subordinato all’assegnazione della quota su detto in sede di divisione (Cass., sez. II, 19/02/2019, n. 4831; Cass., sez. II, 10/12/2014, n. 26051)

Nella fase cautelare dell'opposizione endoesecutiva rimane fermo l'esercizio dei poteri di ufficio del G.E. di direzione e controllo degli atti del processo esecutivo, che possono essere esercitati anche ai fini dell'utile prosecuzione del processo esecutivo. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 18 luglio 2019.




Liquidazione compenso dell’avvocato e procedura ex art. 702 bis c.p.c.

Liquidazione compenso avvocato giudiziale civile – Procedura ex art. 702 bis c.p.c. disciplinata dal combinato disposto dell’art. 14 e degli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 150/2011, in conformità alla sentenza 23/02/2018, n. 4485, delle Sezioni Unite – Compatibilità del rito sommario

L'introduzione, ad opera del convenuto, d’una domanda ulteriore (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante) rispetto a quella originaria (liquidazione compenso giudiziale civile) e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 comporta che, ai sensi dell'art. 702-ter c.p.c., comma 4, si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora anche la domanda introdotta dal cliente si presti ad un'istruzione sommaria, mentre, in caso contrario, si impone di separarne la trattazione e di procedervi con il rito per essa di regola previsto (non potendo trovare applicazione, per l'esistenza della norma speciale, la possibilità di unitaria trattazione con il rito ordinario sull'intero cumulo di cause ai sensi dell'art. 40 c.p.c., comma 3).

L'introduzione, ad opera del convenuto, d’una domanda ulteriore (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante) rispetto a quella originaria (liquidazione compenso giudiziale civile) e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 non comporta che, ai sensi dell'art. 702-ter c.p.c., comma 4, si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora si ponga anche un problema di spostamento della competenza per ragioni di connessione (da risolversi ai sensi delle disposizioni degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c.) e, se è stata adita la corte di appello, il problema della soggezione della domanda del cliente alla competenza di un giudice di primo grado, che ne impone la rimessione ad esso. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 18 luglio 2019.




Azione di regresso del debitore in solido che ha pagato il debito e sospensione dell’efficacia esecutiva dell’atto impugnato

Opposizione all’esecuzione – Sospensione dell’efficacia esecutiva ex art. 624 c.p.c. – Azione di regresso del fideiussore per l’intero importo – Sussistenza dei gravi motivi

La violazione dell’art. 1299 c.c. (azione di regresso del debitore in solido che ha pagato il debito) integra uno dei gravi motivi richiesti dall’art. 624 c.p.c. per l’accoglimento della richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’atto impugnato. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 15 luglio 2019.




Esecuzione forzata immobiliare: natura del termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione

Esecuzione forzata immobiliare - Istanza di assegnazione - Non perentorietà del termine per la presentazione dell’istanza

Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione non ha natura perentoria, ai sensi del combinato disposto degli artt. 588 e 152 II co., c.p.c. Si aggiunga che alcun pregiudizio subisce l’offerente dalla presentazione della istanza di assegnazione in quanto ogni potenziale offerente dovrebbe essere ben conscio della eventualità che venga proposta tale istanza. Pertanto, ove l’offerente intenda porsi al riparo da un’eventuale assegnazione, deve formulare un’offerta di acquisto per un importo pari almeno al prezzo base, altrimenti rischia di vedersi postergato, ove sia l’unico offerente, al creditore. Tale impostazione consegue il risultato economicamente più vantaggioso per la procedura in quanto permette di cristallizzare il valore del bene al valore base se non più alto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 13 luglio 2019.




Ordinatorietà del termine di deposito dell'istanza di assegnazione

Esecuzione forzata - Istanza di assegnazione - Termine di presentazione - Natura perentoria - Esclusione

Dalla lettura della norma dell'art 588 c.p.c. risulta chiaramente che il legislatore non ha previsto espressamente tale termine a pena di decadenza, con la conseguenza che esso non può essere considerato perentorio ove la legge non lo dichiari espressamente come tale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 13 luglio 2019.




L'azienda nel suo complesso non è soggetta a sequestro

Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Di complesso aziendale - Ammissibilità - Esclusione

L'articolo 671 c.p.c. non prevede, tra gli oggetti assoggettabili a sequestro conservativo, l'azienda, in quanto bene impignorabile per la sua qualità immateriale rappresentata da un'organizzazione composta da pluralità di beni e rapporti. Possono essere sottoposti a pignoramento i singoli beni che la compongono, ma non l'azienda nella sua globalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 10 luglio 2019.




Termine assegnato per la mediazione: pur non avendo natura perentoria, il mancato rispetto può, in determinati casi, dar luogo alla improcedibilità dell’azione

Mediazione obbligatoria – Mancato rispetto del termine assegnato dal giudice – Effetti – Natura ordinatoria del termine – Improcedibilità – Fattispecie

In tema di mediazione obbligatoria, poiché la condizione di procedibilità si considera, per espressa disposizione di legge, avverata solo dopo che si sia tenuto il primo incontro davanti al mediatore, la domanda deve essere dichiarata improcedibile quando il suo mancato effettivo esperimento dipenda dalla colpevole inerzia della parte che abbia presentato la domanda di mediazione ben oltre tale termine all’uopo dato dal Giudice e solo quattro giorni prima dell’udienza fissata per la verifica dell’effettivo esperimento della mediazione, a cui è subordinata la procedibilità dell’azione.

Giova sottolineare che la qualificazione del termine in questione come ordinatorio non è decisiva ai fini della presente fattispecie, perché la dichiarazione d’improcedibilità non postula la natura perentoria del termine concesso dal giudice, bensì l’effettivo mancato esperimento della mediazione alla data dell’udienza fissata dal giudice per consentire l’avveramento della condizione di procedibilità. In altre parole, la natura ordinatoria del termine è compatibile con la declaratoria d’improcedibilità nei casi di mancato effettivo esperimento della mediazione entro la data dell’udienza fissata per tale scopo. Infatti, pur ritenendo che, in considerazione della natura ordinatoria del termine, la domanda di mediazione possa essere presentata oltre il termine di quindici giorni assegnato dal giudice, è comunque necessario, per l’avveramento della condizione di procedibilità, che il primo incontro dinanzi al mediatore avvenga entro l’udienza di rinvio, fissata proprio per la verifica dell’effettivo esperimento della mediazione, a cui è subordinata la procedibilità dell’azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 04 luglio 2019.




Trascrizione del pignoramento a cura del creditore procedente e deposito nota di trascrizione

Esecuzione forzata - Espropriazione immobiliare - Trascrizione del pignoramento a cura del creditore procedente - Deposito nota di trascrizione - Inapplicabilità del termine quindicinale ex art. 557 II co., c.p.c. - Termine finale per il deposito

Esecuzione forzata - Espropriazione immobiliare - Trascrizione del pignoramento a cura del creditore procedente - Deposito nota di trascrizione oltre il termine quindicinale ex art. 557 II co., c.p.c. -  Efficacia del pignoramento

Esecuzione forzata - Espropriazione immobiliare - Deposito della documentazione ex art. 557 II co., c.p.c. - Attestazione di conformità contenuta in documento separato: ammissibilità

Nell’ipotesi in cui alla trascrizione del pignoramento abbia provveduto direttamente il creditore procedente, quest’ultimo dovrà depositare la nota di trascrizione “non appena restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari”, senza dover rispettare il termine di quindici giorni di cui all’art. 557 II co., c.p.c., previsto per il deposito telematico delle copie conformi del titolo esecutivo, del precetto e dell’atto di pignoramento. In ogni caso la copia conforme della nota di trascrizione dovrà essere depositata entro il termine per la presentazione dell’istanza di vendita ovvero non oltre l’udienza fissata per la vendita.

Nel caso in cui alla trascrizione del pignoramento abbia provveduto il creditore procedente, la sanzione dell’inefficacia del pignoramento è dettata esclusivamente con riguardo all’omesso o tardivo deposito dei soli atti menzionati dal terzo comma dell’art. 557, c.p.c. (titolo esecutivo, precetto e atto di pignoramento) e non per il deposito della nota di trascrizione, non avendone il creditore procedente la disponibilità.

L’attestazione di conformità agli originali del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento e della nota di trascrizione può essere contenuta in un documento separato, firmato digitalmente dall’avvocato del creditore procedente, contenente l’attestazione del deposito e la dichiarazione di conformità agli originali. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 01 luglio 2019.




Non trascrivibilità della domanda ex art. 2932 cod. civ. svolta in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ.

Leasing – Esecuzione in forma specifica – Azione surrogatoria – Trascrizione con riserva – Inammissibilità

Il promissario acquirente di un bene immobile concesso in leasing al suo promittente alienante non ha diritto di ottenere la trascrizione della domanda giudiziale ex art. 2932 cod. civ. svolta in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ. quando per il promittente alienante (conduttore in locazione finanziaria) non sia sorto il diritto di esercitare il riscatto del bene da lui promesso in vendita. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 26 giugno 2019.




Legittimazione del P.M. ad impugnare il rigetto della liquidazione del compenso dell’avvocato di parte ammessa al patrocinio

Legittimazione del P.M. competente a proporre ricorso ex art. 170 d.P.R. 115/2002 e 15 d. Lgs. 150/2011 - Sussistenza

Onere per la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato di produrre documentazione comprovante la sussistenza dei requisiti reddituali - Esclusione - Potere-dovere del giudice di disporre verifiche  sul punto - Sussistenza

La legittimazione e l’interesse del P.m. a proporre ricorso avverso la decisione con cui sia stata rigettata l’istanza di liquidazione del compenso dell’avvocato di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato discendono dal ruolo di tale organo di “tutore dell’interesse della legge”, espressamente riconosciutogli dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, proprio nelle opposizioni alla liquidazione del compenso liquidato al difensore della parte non abbiente, nella sentenza n. 8516/2012.

Il giudice non può desumere dalla mancata produzione da parte della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato della documentazione comprovante le sue condizioni reddituali, richiesta in apposito protocollo, l’impossibilità di accertare la sussistenza o la permanenza in capo ad essa dei requisiti per l’ammissione al beneficio del patrocinio erariale, perché così facendo introduce una decadenza che non è prevista normativamente.

Sul punto deve invece rammentarsi che, qualora il giudice competente abbia dei dubbi sulla permanenza o sulla sussistenza ab origine del requisito per l’ammissione al beneficio del patrocinio erariale, è tenuto a disporre delle verifiche sul punto ai sensi dell’art. 127, comma 4, d.P.R. 115/2002. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 25 giugno 2019.




Sulla sanatoria del vizio di notificazione dell’atto di precetto, della cui esistenza il debitore sia giunto a conoscenza solamente nel momento in cui è stato eseguito il pignoramento

Pignoramento presso terzi – Omessa notificazione alla parte esecutata del sottostante atto di precetto di pagamento – Sopravvenuta conoscenza, da parte della medesima, di tale circostanza successivamente all’esecuzione del pignoramento – Nullità insanabile della notificazione e conseguente sospensione dell’opposta procedura esecutiva

Il vizio di notificazione dell’atto di precetto, della cui esistenza il debitore sia giunto a conoscenza solamente nel momento in cui è stato eseguito il pignoramento, non è più sanabile per il raggiungimento dello scopo, giacché lo scopo tipico dell’atto di precetto è di porre il debitore nelle condizioni di poter adempiere spontaneamente, evitando il pignoramento stesso e le relative spese. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri 23 giugno 2019.




La mera pendenza del giudizio di impugnazione del lodo non può paralizzare il diritto degli arbitri alla quantificazione e riscossione del loro onorario in ragione dell’attività espletata

Diritto al compenso degli arbitri per l’attività espletata in presenza di eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato – Sussistenza

Compenso determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ. in misura adeguata all’importanza dell’opera prestata – Criteri equitativi – Applicabilità

Non costituisce impedimento alla statuizione richiesta dagli arbitri la circostanza che il lodo arbitrale è stato impugnato avanti alla Corte di Appello e che la stessa ne ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva.

La mera pendenza del giudizio di impugnazione del lodo non può paralizzare il diritto degli arbitri alla quantificazione e riscossione del loro onorario in ragione dell’attività espletata. La Corte di legittimità (sentenza n. 14799/2008) ha predicato la sussistenza del credito per l’onorario, a favore dell’arbitro, non è impedita da eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato, da far valere a norma dell’art. 829 cod. civ.

In relazione ai criteri da osservare per la determinazione del compenso, va considerato che non può farsi riferimento al d.m. 398/2000, poichè tale norma trova applicazione esclusivamente per le controversie arbitrali in materia di lavori pubblici mentre nella fattispecie si tratta di un appalto tra privati; e nemmeno può spiegare efficacia il d.m. 585/1994 in materia di compensi per l’attività forense anche stragiudiziale, che riguarda i componenti del collegio arbitrale che rivestano la qualità di avvocati, mentre nella fattispecie si tratta di ingegneri.

Ed allora può farsi ricorso a criteri equitativi ritenuti più adeguati all’oggetto e al valore della controversia, nonchè alla natura e al’importanza dei compiti attribuiti agli arbitri, anche attraverso il ricorso, ma solo come utile parametro di riferimento, alle tariffe di alcune categorie professionali (Cass. n. 11128/2006; Cass. n. 7764/2004). Sulla base delle considerazioni che precedono il compenso dovuto al collegio può essere determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ., in misura adeguata all’importanza dell’opera prestasta ed al decoro della loro professione (ingegneri). (Claudio Alviggi) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 20 giugno 2019.




Tribunale delle Imprese: revocatoria ordinaria e cessione di quote

Cessione di quote e revocatoria ordinaria – Incompetenza funzionale del Tribunale delle Imprese – Oggetto accidentale – Non rileva

La competenza del Tribunale delle Imprese, ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. n. 168/2003, si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi per l’intrinseca posizione dedotta in giudizio.

Nel caso di specie, deve negarsi che l’oggetto della controversia afferente all’azione pauliana, pur se l’atto dispositivo da dichiararsi inefficace abbia ad oggetto partecipazioni sociali, abbia un legame diretto con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, essendo dette partecipazioni oggetto meramente accidentale della domanda proposta ex art. 2901 cc e non incidendo l’eventuale declaratoria di inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti del creditore su diritti sociali, nonché rimanendo oggetto del giudizio l’accertamento dei presupposti dell’azione revocatoria. (Francesco Fontana ed Eleonora Facchinello) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 19 giugno 2019.




Eccezione di incompetenza funzionale e territoriale e adesione dell’attore ex art. 38 comma 2 c.p.c.

Eccezione di incompetenza funzionale e territoriale – Adesione dell’attore ex art. 38 comma 2 c.p.c. – Perimetro del negozio processuale

Qualora il convenuto, costituendosi in giudizio, eccepisca l’incompetenza funzionale della Sezione Specializzata, nonché l’incompetenza per territorio del medesimo Tribunale, l’adesione all’eccezione di incompetenza [territoriale] così come espressa dall’attore non ha rilievo, potendosi dare corso al negozio processuale previsto dall’art. 38 comma 2 c.p.c. solo nel caso di affermata incompetenza per territorio derogabile, ove, nel caso di specie, l’eccezione sollevata dal convenuto attiene anche all’incompetenza funzionale per materia del Giudice adito quale Tribunale delle Imprese. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 19 giugno 2019.




Accordo di negoziazione assistita che non riporti la dichiarazione di conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico

Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c – Negoziazione assistita come titolo esecutivo propedeutico a precetto – Omessa indicazione del requisito ex art 5 DL 132/2014 conv L. 162/2014 – Inidoneità dell’accordo negoziale ad avere l’efficacia di titolo esecutivo

L’accordo di negoziazione assistita che non riporti la dichiarazione da parte degli avvocati della conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico comporta l’inesistenza del diritto a procedere in executivis per mancanza di efficacia esecutiva dell’accordo di negoziazione assistita. (Eleonora Magnanini) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 17 giugno 2019.




Ordine di prestare assenso alla cancellazione dell’ipoteca

Cancellazione di ipoteca - Ordine al terzo di prestare assenso - Facere infungibile - Domanda proposta in sede cautelare - Ammissibilità

Ipoteca - Cancellazione dell'iscrizione - Legittimazione - Chiunque vi abbia interesse

E’ ammissibile la domanda proposta in sede cautelare volta ad ottenere non già l’ordine di cancellazione dell’ipoteca (non ammissibile in ragione del tenore letterale dell’art. 2882 c.c.), bensì l’ordine al terzo di prestare assenso alla cancellazione trattandosi di un facere infungibile che può formare oggetto di esecuzione coattiva mediante il rimedio di cui all’art. 614-bis c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La cancellazione dell'ipoteca può essere richiesta da chiunque vi abbia interesse, e - quindi - , in primo luogo, dall'attuale proprietario del bene ipotecato. Infatti, l'art. 2282 cod. civ. si limita esclusivamente a richiedere il consenso delle parti interessate, e, in particolare, l'assenso del creditore, ma non limita a particolari soggetti la legittimazione all'istanza di cancellazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 17 giugno 2019.




Vendita in sede esecutiva di bene fatto oggetto di sequestro e informazioni al mercato

Espropriazione forzata - Procedura esecutiva immobiliare - Vendita - Beni oggetto di successivo sequestro - Informazione al mercato

Nella procedura esecutiva immobiliare che riguardi un bene sul quale intervenga, medio tempore, un sequestro ex comb. disp. artt. 240 c.p. e 321, comma 2, c.p.p., può essere autorizzata la vendita, a ciò non ostando la adozione (e la trascrizione, purché successiva alla trascrizione del pignoramento o all’iscrizione dell’ipoteca) del sequestro di cui si è detto.

Nell’ottica di una completa informazione del mercato tale vendita andrà autorizzata con alcune “cautele”, relative alla opportunità di una esplicita richiesta del creditore di procedere malgrado la riscontrata criticità, alla necessità di monitorare lo sviluppo del parallelo procedimento penale ed a quella di informare adeguatamente il pubblico dei potenziali interessati della relativa pendenza, allorché si proceda perciò alla formazione degli avvisi di vendita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 02 giugno 2019.




Sequestro di bene già oggetto di pignoramento, principi e finalità della normativa

Garanzia patrimoniale - Pignoramento - Sequestro di bene già oggetto di pignoramento - Principi e regole

In relazione al sequestro ex art. 240 c.p., letto in combinato disposto con l’art. 321, comma 2, c.p.p., che interessi un bene già oggetto di pignoramento, vanno affermati i seguenti principi:

-non può trovare applicazione in via analogica l’art. 55, d.lgs. n. 159 del 2011, atteso che – al di fuori di una scelta legislativa esplicita nel senso della equiparazione alla stessa di altre fattispecie - la ratio della norma si connette a doppio filo con la esigenza – che è specifica della c.d. lotta alla criminalità organizzata e quindi settoriale – di estromettere un bene o un complesso di beni dalla circolazione giuridica (il che trova conferma nella prevista possibilità di colpire con tale misura anche fenomeni di intestazione fittizia: v. art. 26, Codice antimafia).
Si tratta di una esigenza preventiva più intesa di quella (propria delle confische “ordinarie” e quindi dei sequestri alle stesse strumentali) di privare puramente e semplicemente il reo della disponibilità del bene e la cui esportazione al di fuori del contesto di riferimento (salva sempre restando una diversa scelta del legislatore) costituirebbe una operazione interpretativa errata;

-non può trovare applicazione l’art. 623 c.p.c., che presuppone una disposizione che determini l’effetto sospensivo di cui il Giudice debba prendere atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 02 giugno 2019.




Motivi di opposizione a precetto e sospensione dell’esecuzione conseguente a procedura di sovraindebitamento

Contratto di mutuo - Opposizione a precetto - Sospensione dell’esecuzione

L’eventuale nullità del contratto di mutuo fondiario per violazione degli artt. 38 ss. TUB e 1418 c.c., in ragione del superamento del limite di finanziabilità prescritto dalla delibera del CICR del 22.4.1995, consente la conversione di detto in contratto in un contratto di mutuo ipotecario.

La mancata enunciazione del procedimento logico-matematico di determinazione della somma dovuta non inficia la validità del precetto, essendo sufficiente l’indicazione numerica del credito vantato.

La mera nomina di un professionista quale OCC, ai sensi della L. n. 3/2012, non consente la sospensione dell’esecuzione o la sua inibitoria; in ogni caso tali provvedimenti possono essere emessi solo dal giudice investito del procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento, ma non anche dal giudice dell’esecuzione o da quello investito del giudizio di opposizione a precetto. (Giacomo Mastrorosa) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio 01 giugno 2019.




Clausola di competenza asimmetrica e foro esclusivo per le sole controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti

Eccezione di incompetenza – Clausola asimmetrica

La clausola di competenza asimmetrica viene in rilievo nel caso in cui  il foro esclusivo operi solo per le controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti, ma non per quelle avviate dalla banca.

Nel caso in cui in un contratto di mutuo sia inserita la clausola secondo la quale per ogni controversia è competente in via esclusiva il tribunale nella cui giurisdizione ha sede legale la banca, detta pattuizione comporta l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori previsti dalla legge.

Detta clausola quindi non può essere qualificata “asimmetrica” perché è previsto come foro esclusivo quello in cui ha sede legale la banca ed altresì non è stata pattuita la facoltà di introdurre la lite dinnanzi al giudice che sarebbe competente secondo i criteri ordinari. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 28 maggio 2019.




Facoltà del curatore di sciogliersi dal preliminare ed effetti della trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c.

Fallimento – Domanda di esecuzione in forma specifica – Domanda proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore – Effetti della trascrizione

Le sezioni unite civili della Corte di cassazione, con sentenza n. 18131 del 16 settembre 2015, hanno ribadito il precedente orientamento espresso nel 2004, affermando - ancora una volta - che il curatore, in ipotesi di domanda di esecuzione in forma specifica proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore e riassunta nei confronti del curatore, mantiene senza dubbio la titolarità del potere di scioglimento dal contratto sulla base di quanto gli riconosce la l. fall., articolo 72, ma l'esercizio di tale diritto da parte del curatore non è opponibile nei confronti di quell'attore promissario acquirente che abbia trascritto la domanda prima del fallimento.

Ciò vuol dire che la domanda ex articolo 2932 c.c., ancorché trascritta prima della iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese, non impedisce al curatore di recedere dal contratto preliminare, ma gli impedisce, piuttosto, di recedere con effetti nei confronti del promissario acquirente che una tale domanda ha proposto, sempre che – naturalmente – la domanda sia stata accolta e la relativa sentenza, a sua volta, trascritta. Il che si coniuga con l'effetto prenotativo che attua la trascrizione della domanda ex articolo 2652 c.c., n. 2, il cui meccanismo pubblicitario si articola in due momenti: quello iniziale, costituito dalla trascrizione della domanda giudiziale, e quello finale, rappresentato dalla trascrizione della sentenza di accoglimento.

In conclusione, il giudice può senz'altro accogliere la domanda pur a fronte della scelta del curatore di recedere dal contratto con una sentenza che, a norma dell'articolo 2652 c.c., n. 2, se trascritta, retroagisce alla trascrizione della domanda stessa e sottrae, in modo opponibile al curatore, il bene dalla massa attiva del fallimento. Diversamente, se la domanda trascritta non viene accolta, l'effetto prenotativo della trascrizione della domanda cessa, con la conseguente opponibilità all'attore della sentenza dichiarativa di fallimento rendendo, in tal modo, efficace, nei suoi confronti, la scelta del curatore di sciogliersi dal rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Bari 28 maggio 2019.




Contratti pubblici di rilevanza comunitaria stipulati in data anteriore al d.lgs. 163/2006 e competenza del tribunale delle imprese

Contratti pubblici di rilevanza comunitaria – Competenza del tribunale delle imprese – Contratti stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163

Sono da qualificarsi contratti pubblici di rilevanza comunitaria, e le relative controversie sono di competenza del tribunale delle imprese anche se stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, i contratti rientranti nelle classi di valore di cui alla disciplina (anteriore) varata in attuazione delle direttive 93/36/CEE (relativa alle forniture nei settori ordinari), 93/37/CEE (relativa ai lavori nei settori ordinari) e 93/38/CE (relativa alle procedure di aggiudicazione nei c.d. settori esclusi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 27 maggio 2019.




L’istanza ex art. 492 bis C.P.C. non può essere accolta se il precetto è già perento

Esecuzione forzata - Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare - Efficacia del precetto

L’istanza ex art. 492 bis C.P.C. non può essere accolta se il precetto è già perento. (Elena Clemente) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 21 maggio 2019.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare  il perfezionamento di una fattispecie  a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario.

L’accreditamento delle somme non è però sufficiente a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica  una  necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione.

Costituisce contratto di mutuo condizionato quel contratto in cui, pur dichiarando il mutuatario di ricevere la somma mutuata e rilasciando ampia e liberatoria quietanza, la stessa somma mutuata viene riconsegnata alla banca perché venga costituita in deposito cauzionale infruttifero costituito presso l’istituto bancario e quindi svincolata decorso il termine fissato e previa produzione da parte dei mutuatari della documentazione attestante l’adempimento delle obbligazioni assunte con riferimento alla iscrizione ipotecaria sugli immobili individuati e il grado della stessa, evincendosi una assenza di disponibilità della intera  somma  in capo al mutuatario nell’immediatezza della conclusione del contratto.

Costituisce valido titolo esecutivo autonomo quello che deve integrarsi, per le statuizioni accessorie, con i documenti richiamati nel titolo o con atti ad esso esterni, salvo che non sia richiesta una specifica attività di accertamento ovvero vi sia il riferimento ad obbligazioni per crediti diversi o a pattuizioni contenute in autonomo patto aggiunto. L’obbligo, pattuito nel contratto di mutuo, di fornire documentazione aggiuntiva pena la risoluzione del contratto implica una positiva attività di accertamento, in assenza della quale il mutuatario mai entrerà nella disponibilità della somma stessa. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 16 maggio 2019.




Impugnazione del provvedimento di nomina ex art. 2485 e 2487 c.c. del liquidatore della società

Impugnazione provvedimento nomina liquidatore artt. 2485 e 2487 c.c. – Carenza interesse ad agire

Difetta dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. l’impugnazione proposta dal socio nei confronti del provvedimento di nomina ex artt. 2485 e 2487 c.c. del liquidatore di una società, che non sia proposta in via strumentale rispetto ad una domanda di revoca del liquidatore giudiziale, ovvero rispetto ad una domanda diretta a censurarne l’operato.

La parte che reiteri in un giudizio le medesime erronee argomentazioni già svolte in altri procedimenti è passibile di condanna al risarcimento del danno per responsabilità aggravata ex art. 96 comma 1 c.p.c., danno che può essere liquidato equitativamente in misura pari alla somma liquidata a titolo di spese legali per il giudizio in questione. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 16 maggio 2019.




Effetti del deposito della domanda di concordato sull’aggiudicazione del bene in sede esecutiva

Concordato preventivo – Procedura esecutiva pendente – Aggiudicazione del bene pignorato anteriore alla domanda di concordato – Diritto dell’aggiudicatario al trasferimento del bene – Pronuncia del decreto di trasferimento da parte del Giudice dell’esecuzione

L’aggiudicazione del bene pignorato non è superata dal successivo deposito della domanda di concordato preventivo e, pertanto, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c. l’aggiudicatario ha diritto alla pronuncia del decreto di trasferimento in suo favore, una volta versato il saldo prezzo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 08 maggio 2019.




Per il valido esperimento della mediazione obbligatoria non è sufficiente la mera comparizione al primo incontro

Processo civile – Mediazione – Obbligatoria – Mera partecipazione delle parti al primo incontro – Avveramento della condizione di procedibilità – Non sussiste – Necessità di effettivo confronto conciliativo – Affermazione

Il vaglio preliminare di possibilità di cui all'articolo 5, comma 2 bis, D.Lgs. 28/2010, applicabile anche alla mediazione per ordine del giudice, si deve intendere come possibilità oggettiva di procedere la mediazione, a nulla rilevando le valutazioni delle parti, meramente soggettive, inerenti la mera volontà di procedere. Qualora avanti al mediatore le parti non si siano minimamente confrontate in ottica conciliativa sulle questioni oggetto di causa, si considerano venute meno all'onere di procedere a mediazione effettiva.

[Il giudice, ritenendo non condivisibile il principio affermato da Cass. 8473/2019, dichiarava improcedibile la domanda, a seguito della conclusione del procedimento obbligatorio di mediazione al primo incontro, nel quale il procuratore dell’istante dichiarava riguardo al procedimento di mediazione che “non era possibile iniziarlo” ritenendo assolutamente superfluo l’esperimento del procedimento, che avrebbe solamente comportato un aggravio di spese.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 08 maggio 2019.




Notifica negli Stati Uniti del decreto ingiuntivo con traduzione inglese non asseverata

Notifica del decreto ingiuntivo – Eccezione di nullità – Notifica all’estero – Mancata asseverazione – Infondatezza – Sanatoria

È infondata l’eccezione di nullità della notifica all’estero (nella specie, negli Stati Uniti) del decreto ingiuntivo, per mancata asseverazione della traduzione (nella specie, in lingua inglese) allegata allo stesso, allorché l’attore opponente non abbia rappresentato di non conoscere la lingua italiana, né abbia allegato e dimostrato quale sarebbe stato il pregiudizio di natura sostanziale che avrebbe sofferto in ragione della lamentata violazione formale; in ogni caso, la nullità della notifica è sanata, per raggiungimento dello scopo, allorché l’opponente dimostri di aver compiutamente compreso il tenore del decreto notificatogli, spiegando opposizione con contestazioni sia in rito sia in merito. (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 23 aprile 2019.




Efficacia di giudicato del rendiconto in ordine ai relativi rapporti di natura sostanziale

Rendiconto – Giudizio – Presupposti – Rapporto di natura sostanziale – Efficacia di giudicato

Il giudizio di rendimento del conto, fondandosi sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività in quanto influente nella sfera di interessi patrimoniali altrui, deve ricollegarsi all'esistenza di un rapporto di natura sostanziale. Pertanto, se il giudizio si sviluppa su tale rapporto, l’atto con cui questo viene definitivamente accertato (nel caso di specie una sentenza passata in giudicato), è idoneo ad acquisire efficacia di giudicato sul modo di essere della situazione sostanziale inerente all'obbligo di rendiconto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritento definitivamente accertata, con l’efficacia propria del giudicato, l’esistenza di spese non documentate e il corrispondente credito, di natura risarcitoria, vantato dalla società nei confronti del liquidatore inadempiente. Tale credito, ha affermato il Tribunale, risulta, infatti, implicito nel risultato del rendimento del conto, che non può avere ad oggetto soltanto obblighi formali, ma attiene al risultato di una gestione di affari che si concretizza in un credito di una parte a favore dell’altra, come può desumersi anche dal potere affidato al giudice di disporre immediatamente il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto, anche in caso di mancata accettazione (art. 264 comma 2 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 aprile 2019.




Confermata la legittimità costituzionale delle norme in tema di mediazione obbligatoria

Mediazione obbligatoria – Profili di illegittimità costituzionale del Decreto Legge introduttivo del comma 1-bis dell’art.5 e del comma 4-bis dell’art.8 D.Lgs. 28/2010 – Esclusione

Profili di illegittimità costituzionale del dell’art.5 D.Lgs. 28/2010 per disparità rispetto alla negoziazione assistita in materia di opposizione a decreto ingiuntivo – Esclusione

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.84, comma 1, lett.b), del D.L. n.69 del 2013 che ha inserito il comma 1-bis all’art.5 del D.Lgs. 4 marzo 2010, n.28 e nella parte in cui ha aggiunto il comma 4-bis, secondo periodo, all’art.8 del citato decreto legislativo. Deve escludersi infatti che il mero differimento dell’efficacia delle disposizioni censurate provi il difetto dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza richiesti dall’art.77, secondo coma, Cost., sia l’esistenza di una disomogeneità finalistica delle norme censurate rispetto alle altre contenute nel decreto legge.

È altresì infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.5, comma 4, lettera a), del D.Lgs. n.28 del 2010, laddove prevede l’obbligatorietà della mediazione nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, con riferimento all’art.3 Cost. in relazione al raffronto con la disciplina legislativa della negoziazione assistita da uno o più avvocati, che non deve essere esperita né nella fase monitoria né nel successivo, eventuale giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo.

Il procedimento di mediazione è connotato dal ruolo centrale svolto da un soggetto, il mediatore, terzo e imparziale, là dove la stesa neutralità non è ravvisabile nella figura dell’avvocato che assiste le parti nella procedura di negoziazione assistita. L’evidenziata disomogeneità delle due fattispecie ne preclude, dunque, una comparabilità idonea a integrare l’asserita violazione dell’art.3 Cost.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 18 aprile 2019.




Cancellazione d’ufficio della società dal Registro imprese nel corso del processo

Società di capitali – Azione ex art. 2476 c.c. – Cancellazione d’ufficio della società dal Registro imprese nel corso del processo – Conseguenze

Ove sia stata promossa, nei riguardi degli amministratori di una s.r.l. e su iniziativa d’un socio, l’azione sociale di responsabilità (per la reintegrazione del patrimonio sociale), e la società, nel corso del giudizio, sia stata cancellata d’ufficio dal Registro delle imprese (art. 2490 ultimo comma c.c.), trovano applicazione i principi statuiti in Cass. s.u. 6070, 6071 e 6072 del 2013; ne deriva che, se la società, che si professa titolare di un diritto di credito, si lascia cancellare d’ufficio dal Registro delle imprese nel corso del procedimento nel quale è in discussione proprio l’accertamento di un diritto di credito ancora illiquido, ciò è interpretabile come atto di rinuncia al predetto accertamento e all’eventuale diritto, sicché il tribunale deve dichiarare l’improcedibilità della domanda per cessata materia del contendere. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 17 aprile 2019.




Conseguenze della definitività del decreto ingiuntivo. Copertura del 'dedotto e deducibile' nel contratto d’appalto

Rilevabilità del giudicato esterno in ogni grado e stato del processo – Efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo definitivo e copertura del “dedotto e deducibile” – Effetti pratici nel contratto d’appalto

La formazione del giudicato esterno è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale qualora, in caso di opposizione, come si evince dal coordinato disposto degli artt. 653 e 308 c.p.c., il relativo giudizio si sia estinto e sia decorso il termine di dieci giorni per proporre reclamo avverso l'ordinanza di estinzione.

Si applica anche al decreto ingiuntivo divenuto definitivo a seguito di estinzione del giudizio di opposizione il principio secondo cui “il giudicato copre il dedotto e il deducibile” e si estende al titolo del diritto di credito fatto valere con la domanda giudiziale.

Il giudicato che promana dal decreto ingiuntivo emesso sulla base della domanda di pagamento del corrispettivo per l’opera, non copre solo l’accertamento del diritto di credito dell’appaltatrice, ma anche il titolo di quel diritto, costituito dal contratto concluso tra le parti e dall’esatto adempimento all’obbligazione assunta nei confronti della committente, di esecuzione a regola d’arte dell’opera. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 15 aprile 2019.




Procedimento cautelare emesso da giudice italiano non competente a conoscere della causa di merito ex art. 669 ter c.p.c.

Procedimento cautelare - Giudice italiano non competente a conoscere della causa di merito ex art. 669 ter c.p.c. - Convenzione di Lugano del 2007 - Giurisdizione cautelare italiana - Sussistenza - Fattispecie

Sussiste la giurisdizione italiana ove il provvedimento cautelare richiesto (sequestro conservativo) debba essere eseguito in Italia benché competente per il giudizio di merito sia il giudice straniero (nella specie della Svizzera), atteso che l’art. 31 della Convenzione di Lugano del 2007 prevede che i provvedimenti provvisori o cautelari previsti dalla legge di uno Stato vincolato dalla Convenzione possono essere richiesti al giudice di detto Stato anche se, in forza della Convenzione, la competenza a conoscere nel merito è attribuita al giudice di un altro Stato vincolato dalla Convenzione medesima, norma che rende inoperanti le regole convenzionali di ripartizione della competenza giurisdizionale e rimette alla normativa interna dei singoli stati aderenti la disciplina sia della competenza giurisdizionale cautelare sia dei presupposti per la concessione della singola misura di tutela urgente (nel caso in questione il titolo posto a fondamento della domanda di concessione di sequestro conservativo conteneva una clausola del seguente tenore: “Legge e foro competente: Legge svizzera, Foro di Lugano”). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 aprile 2019.




Ecco la Corte Costituzionale sulle Notifiche PEC: la notifica dopo le ore 21 si perfeziona al momento di generazione della ricevuta, non il giorno successivo

Processo civile – Notificazioni – A mezzo PEC – Momento di perfezionamento della notifica – Ore 7 del giorno successivo – Esclusione – Momento di generazione della ricevuta

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 16-septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall’art. 45-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 09 aprile 2019.




L'esercizio del potere di autotutela da parte della amministrazione finanziaria è sindacabile da parte della autorità giurisdizionale

Pubblica amministrazione - Amministrazione finanziaria - Potere di autotutela - Da parte della autorità giurisdizionale - Ammissibilità
La insindacabilità giurisdizionale del potere di autotutela posto in essere dalla Pubblica Amministrazione confliggerebbe con il disposto dell'art.2 del dlgs n.546 /92

Oggetto di verifica giurisdizionale sono sia i presupposti per il legittimo esercizio della autotutela, lo strumento utilizzato e la scansione temporale attraverso la quale essa è stata esercitata.

Il potere di autotutela richiede uno specifico, “nuovo”, motivo di interesse pubblico tanto più quando si incide su diritti soggettivi perfetti.

Appare dubbio che atti ad efficacia istantanea (tra cui rientra l'annullamento) possano essere revocati.

La revoca non può, comunque, essere retroattiva su atti ad efficacia prolungata.

L' esercizio del potere di autotutela è regolato da un temine che deve essere ragionevole ed indicato dall' art.21 nonies c.1 della legge 241/90, come modificato sul punto dalle leggi n.164/2014 e n.124/2015, in 18 mesi dalla adozione di provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici.

(in applicazione di questi principi la Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro ha ritenuto illegittima la revoca della autotutela con la quale la Pubblica Amministrazione aveva annullato le agevolazioni territoriali spettanti nel caso di vendita di piccola proprietà contadina  rilevando, incidentalmente, la infondatezza della pretesa erariale alla luce della stessa istanza di annullamento della iscrizione a ruolo  rivolta dal garante del contribuente alla Amministrazione finanziaria ex art.13 comma 6 statuto del contribuente). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Pesaro 08 aprile 2019.




Mutuo fondiario: natura e requisiti per l’utilizzo quale titolo esecutivo

Opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. - Mutuo Fondiario - Sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. - Carenza dei requisiti di cui all’art. 474 c.p.c. nel contratto di mutuo condizionato - Sussistenza

Il mutuo fondiario, a norma dell’art. 1813 c.c., è innanzitutto un contratto reale, un contratto cioè la cui peculiarità è quella di perfezionarsi con la datio rei, e non per effetto del mero consenso espresso dalle parti nei modi di legge.

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, pertanto, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare se contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

Sebbene la giurisprudenza abbia tradizionalmente considerato idonea qualunque forma di consegna capace di determinare il conseguimento della disponibilità giuridica della somma oggetto del mutuo in capo al destinatario, affinché il contratto di mutuo possa dirsi validamente perfezionato il mutuatario deve poter compiere atti di autonomia privata, dispositivi degli importi ricevuti. Allorquando manchi la suddetta libertà, invero, non può dirsi raggiunta la disponibilità giuridica della somma.

Qualora il contratto di mutuo, dunque, preveda che la somma mutuata sia rimasta indisponibile in deposito cauzionale presso la banca mutuante sino al verificarsi di condizioni future e incerte, rimesse alla volontà della parte mutuataria, siffatto contratto, che per definizione dovrebbe essere reale, diventa in realtà un contratto condizionato e, pertanto, difetta della immediata consegna del denaro dal mutuante al mutuatario, posticipando necessariamente ad un momento futuro e incerto il perfezionamento negoziale.

Il contratto di mutuo condizionato risulta, quindi, inidoneo ad essere impiegato come titolo esecutivo dal mutuante, atteso che, nonostante sia stato stipulato con atto notarile, difetta dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità di cui all’art. 474 c.p.c. e, pertanto, in tali casi deve necessariamente essere disposta la sospensione dell’esecuzione, ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c. (Vincenzo Cancrini) (Beatrice Cancrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Tivoli 05 aprile 2019.




Processo tributario: conseguenze della violazione del termine per la costituzione del resistente

Processo tributario – Costituzione tardiva convenuto – Decadenza da facoltà di proposizione eccezioni non rilevabili d’ufficio e da chiamata terzi – Persistente possibilità di negazione fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestazione dell’applicabilità delle norme invocate e di produzione documenti – Esclusione della sanzione di inammissibilità per tardiva costituzione

Nel processo tributario, la violazione del termine previsto dall’art. 23 del d.lgs. n. 546 del 1992 per la costituzione in giudizio della parte resistente, temine che si applica anche alla costituzione in appello in virtù del rinvio di cui all’articolo 54, comporta esclusivamente la decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi, sicché permane il diritto dello stesso resistente di negare i fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestare l’applicabilità delle norme di diritto invocate e di produrre documenti ai sensi degli artt. 24 e 32 del detto decreto, dovendosi escludere qualunque sanzione di inammissibilità della costituzione per il solo fatto della sua tardività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 02 aprile 2019.




Limiti all’efficacia di titolo esecutivo del contratto condizionato di mutuo condizionato

Contratto di mutuo condizionato – Costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata – Assenza della rispettiva quietanza di versamento – Insussistenza dei requisiti ex art. 474 cpc

Il contratto condizionato di mutuo, caratterizzato dalla costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata, la cui erogazione è subordinata all’avverarsi delle condizioni ivi previste, in caso di assenza del rispettivo atto di quietanza di versamento, non può essere utilizzato come titolo esecutivo ex art. 474 cpc per la restituzione delle somme che si assumono erogate. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri 02 aprile 2019.




Caratteristiche del rito sommario, potere discrezionale del giudice di gestione dell’udienza, di case management e mutamento del rito

Rito sommario – Caratteristiche – Ampio potere discrezionale del giudice di gestione dell’udienza e di case management – Complessità della controversia – Mutamento nel rito ordinario – Fattispecie

Il rito sommario, nel rispetto del principio del contraddittorio, riconosce al giudice un ampio potere discrezionale di gestione dell’udienza e di case management, al fine di individuare e valutare le questioni nodali della controversia.

Il processo sommario non prevede, infatti, alcun obbligo di concessione di termini per il deposito di memorie istruttorie ed, anzi, secondo lo schema legislativo paradigmatico, è definito in una sola udienza.

Il giudice, quando non ritenga di mutare il rito, per la complessità della controversia, “alla prima udienza, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande (art 702 ter comma 5° c.p.c.).

Il procedimento sommario non prevede quindi scansioni predeterminate, ma, con riguardo alla fase istruttoria e a quella decisoria, è connotato da ampia flessibilità.

Nel caso in cui non venga mutato il rito, il processo è definito in modo rapido, in considerazione della sommarietà dell’istruzione ed è caratterizzato da immediatezza tra la fase di trattazione/istruzione e di decisione.

Le fasi della istruzione (in senso lato, comprensiva anche della trattazione) e della decisione non sono neppure rigidamente separate come nel processo ordinario, tanto che l’udienza di precisazione delle conclusioni non è legislativamente prevista.

Ciò che rileva è che il giudice decida, nel rispetto del principio del contraddittorio, dopo avere individuato i punti nodali della controversia anche grazie ai chiarimenti orali delle parti, verificata la non complessità della controversia e valutati gli atti d’istruzione rilevanti al fine della decisione.

Il mutamento del rito è dunque una scelta che viene compiuta dal giudice nel caso di complessità o non sommarietà dell’istruzione; espressione quest’ultima da intendersi in senso lato, con riguardo anche alla trattazione e cioè alle ragioni di complessità che possano emergere in sede di trattazione; si tratta di una valutazione che è compiuta sia considerando la complessità delle questioni oggetto della decisione, sia la complessità dell’istruttoria, quali, a titolo esemplificativo, l’elevato numero dei testi, il numero delle parti coinvolte e delle questioni sottoposte.

[Nel caso di specie, la controversia è stata proposta con rito sommario dall’attore, il quale si è limitato a richiedere l’ammissione di due capitoli di prova; il resistente, per parte sua, ha chiesto il rigetto delle domande, senza formulare domande riconvenzionali, proporre eccezioni e formulare istanze istruttorie. Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno quindi ritenuto che le difese del resistente non abbiano ampliato il thema decidendum e neppure quello probandum e che la controversia ben poteva essere decisa con rito sommario, in ragione della sua palese non complessità.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 02 aprile 2019.




Competenza territoriale e periculum in mora nei procedimenti cautelari volti al rilascio dell'impianto di distribuzione carburanti

Controversia in materia di gestione impianti di distribuzione carburanti – Rapporto complesso atipico – Criteri comuni ripartizione competenza – Clausole deroga competenza territoriale – Validità – Rito locatizio – Inapplicabilità

Procedimenti cautelari – Contratto gestione impianto di distribuzione carburanti – Risoluzione per inadempimento – Rilascio – Periculum in mora – Sussiste – Fattispecie

Il rapporto negoziale che lega una società petrolifera al gestore di un impianto di distribuzione di carburanti è riconducibile ad un contratto atipico e unitario risultante dalla commistione di elementi del comodato e della somministrazione (quando non anche dell’affitto d’azienda e del franchising), quindi un rapporto complesso, con conseguente applicazione dei comuni criteri di ripartizione della competenza, inclusa la derogabilità convenzionale di cui all’art. 28 c.p.c., senza che alcun rilievo preclusivo possa avere sul punto il divieto di deroga di cui all’art. 447 bis c.p.c. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

In ipotesi di tutela cautelare atipica invocata dalla società petrolifera nei confronti del gestore di un impianto di distribuzione di carburanti il cui contratto è stato risolto per inadempimento è ravvisabile il periculum in mora nell’impossibilità della ricorrente di far fronte alle necessità anche manutentive connesse alla gestione dell’impianto e del ramo d’azienda da mesi in stato di abbandono, compresa la possibilità di cederlo in godimento a terzi, e nella circostanza che l’interruzione del servizio espone l’istante al rischio di incorrere nella decadenza del provvedimento di autorizzazione petrolifera. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 29 marzo 2019.




Contraddittorio telematico senza necessità di fissazione di apposita udienza

Processo civile – Contraddittorio telematico – Dematerializzazione del processo civile

Nel contesto della dematerializzazione del processo civile, è possibile utilizzare le potenzialità del processo civile telematico per instaurare il contraddittorio telematico senza necessità di fissazione di una apposita udienza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 26 marzo 2019.




Vendita internazionale di beni mobili, azione promossa dal fallimento e giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore

Vendita internazionale di beni mobili – Azione di recupero del corrispettivo della cessione formulata dalla curatela fallimentare nei confronti di soggetto residente in altro paese della Unione Europea – Applicabilità del disposto di cui all’art. 6 del regolamento UE n. 848/2015 – Esclusione – Giurisdizione del giudice dello stato di apertura della procedura fallimentare – Esclusione

Vendita internazionale di beni mobili – Azione di recupero del corrispettivo della cessione formulata dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea – Giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012 – Sussistenza

L’azione di recupero del corrispettivo della vendita di bene mobile proposta dalla curatela fallimentare nei confronti di soggetto residente in altro paese della Unione Europea non comporta la sussistenza della giurisdizione del tribunale del luogo in cui il fallimento è stato dichiarato, posto che l’azione in questione, ai sensi dell’art. 6 del regolamento UE n. 848/2015, non deriva direttamente dalla procedura in quanto la stessa già esisteva nel patrimonio del fallito e con il fallimento si trova in una situazione di mera occasionalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’azione di recupero del corrispettivo della vendita di bene mobile proposta dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea è riservata alla giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 26 marzo 2019.




Impugnazione di delibera condominiale: atto di citazione o ricorso

La forma dell’impugnazione di una delibera condominiale - Interpretazione dell’art. 1137 c.c. - Atto di citazione o ricorso - Ricorso ex art. 702-bis c.p.c. - Ammissibilità del ricorso - Nullità del provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo e dell’inammissibilità del ricorso ex art. 1137 c.c. - Rimessione della causa al primo giudice ex art. 354 c.p.c.

Nessuna disposizione di legge esclude che l’impugnazione della delibera condominiale possa essere proposta anche con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., ove l’attore opti per il rito sommario di cognizione, trattandosi, tra l’altro, di cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica.

Trattandosi di processo contenzioso, il giudice adìto non avrebbe potuto dichiarare l’inammissibilità del ricorso (perché irrituale) e l’estinzione del procedimento, con provvedimento reso inaudita altera parte, senza cioè avere prima instaurato il contraddittorio nei confronti del condominio e fissato l’udienza di comparizione delle parti per la trattazione della causa. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata)
Appello Milano 26 marzo 2019.




Recupero di crediti di natura tributaria ed eccezione di prescrizione maturata dopo l’avviso di mora

Espropriazione forzata – Opposizione all’esecuzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate per il recupero di crediti di natura tributaria – Eccezione di prescrizione maturata dopo l’avviso di mora – Opposizione all’esecuzione – Ammissibilità

In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.E. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 22 marzo 2019.




Utilizzo abusivo di marchio di fatto non registrato e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Concorrenza sleale – Utilizzo abusivo di marchio di fatto non registrato – Competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Deve ritenersi riservata alla competenza della sezione specializzata in materia di impresa la controversia concernente l’utilizzo abusivo del marchio di fatto non registrato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 21 marzo 2019.




Apposizione dei sigilli ex art. 752 ss. c.p.c.: natura di volontaria giurisdizione con finalità lato sensu cautelari

Procedimento di apposizione dei sigilli – Ambito di applicazione – Situazioni in cui vi è contrasto tra eredi – Ammissibilità

Procedimento di apposizione dei sigilli – Natura e presupposti – Ambito di valutazione del giudice

Procedimento di apposizione dei sigilli – Natura – Atto c.d. “a sorpresa” – Esclusione della necessità di preventiva instaurazione del contraddittorio – Legittimità della notifica del ricorso e del provvedimento al momento dell’esecuzione del provvedimento

Procedimento di apposizione dei sigilli – Ordine alle banche di non consentire prelievi da conti o depositi intestati al de cuius – Legittimità

Il procedimento di apposizione dei sigilli ex artt. 752 ss. c.p.c. può essere esperito non solo nel caso di situazioni di carenza di amministrazione del patrimonio ereditario, ma anche in presenza di fattispecie di carattere anche o essenzialmente contenzioso.

Il procedimento di apposizione dei sigilli ex art. 752 ss. c.p.c. è di volontaria giurisdizione e ha finalità lato sensu cautelari; l’istante deve dimostrare non solo la propria legittimazione ma anche la sussistenza delle circostanze che la legge richiede per la proponibilità del ricorso e quindi il giudice ha l'obbligo di accertare, ancorché con cognizione sommaria, che si sia aperta una successione, che appaia probabile l'esistenza del diritto a richiedere la conservazione del patrimonio ereditario e che sussista un effettivo pericolo di sottrazione o dispersione dei beni.

L’apposizione dei sigilli ha finalità latamente cautelare e partecipa alla categoria dei c.d. “atti a sorpresa”, laddove la mancanza di preavviso è coessenziale alla finalità stessa del provvedimento che è quella di cogliere e fotografare la situazione così come in origine prima di qualsiasi mutamento qualitativo o quantitativo; ne consegue che non è necessaria l’instaurazione del contraddittorio prima dell’emissione del decreto che ordina l’apposizione dei sigilli e che deve ritenersi legittimo il provvedimento emesso inaudita altera parte e notificato unitamente al ricorso il giorno stesso in cui ne viene data attuazione e antecedentemente alla stessa.

È legittimo l’ordine alle banche di non consentire prelievi da conti o depositi riferibili al defunto in epoca prossima all’apertura della successione contenuto in un decreto che ordina l’apposizione dei sigilli ai beni ereditari, in quanto tale provvedimento risponde all’esigenza ricognitiva di individuare i beni che compongono l’asse ereditario sottesa al procedimento disciplinato dagli artt. 752 e ss. c.p.c. e non implica alcuna decisione sulla spettanza delle giacenze bancarie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 19 marzo 2019.




Patrocinio a spese dello Stato quando l’azione è dichiarata inammissibile per carenza ab origine dei presupposti

Patrocinio spese dello stato – Art. 106, comma primo, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – Art. 12 bis, l. 898/1970 – Inammissibilità – Corte Costituzionale n. 16/2018

La norma di cui all’art. 106, comma primo, D.P.R. 115/2002, ancorché inserita nel capo relativo alle disposizioni sul processo penale, deve essere analogicamente estesa anche al giudizio civile poiché la ratio della disposizione citata deve individuarsi nella volontà del legislatore di scoraggiare la proposizione, a spese dello Stato, di domande (in ambito non solo penale) del tutto superflue, meramente dilatorie o improduttive di effetti a favore della parte, il cui esito di inammissibilità sia largamente prevedibile o addirittura previsto prima della presentazione del ricorso.

Pertanto, la citata disposizione trova applicazione nel caso in cui sia stato proposto ricorso ex art. 12 bis, l. 898/1970, diretto alla determinazione ed attribuzione della quota di indennità di fine rapporto, in assenza del presupposto della titolarità dell’assegno divorzile.

Tale lettura è coerente con la recente giurisprudenza costituzionale in materia (sent. n. 16/2018), ai sensi della quale l’art. 106 citato non impedisce la liquidazione del compenso al difensore della parte ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello stato purché la ragione dell’inammissibilità risieda in una carenza d’interesse a ricorrere, sopravvenuta per ragioni del tutto imprevedibili al momento della proposizione del ricorso. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 18 marzo 2019.




Presupposti per la concessione del sequestro giudiziario ex art. 670, n. 1 c.p.c.

Procedimento per sequestro giudiziario – Presupposti – Periculum in mora

La concessione del sequestro giudiziario richiede entrambi i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora: quest’ultimo requisito sussiste solo quando lo stato di fatto esistente in pendenza del giudizio comporti il concreto pericolo di deterioramenti, sottrazioni o alterazioni dei beni tali da pregiudicare l’attuazione del diritto controverso. (Jacopo Torri) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 13 marzo 2019.




Il giudicato formatosi sul decreto ingiuntivo non opposto non copre l’eccezione di usurarietà degli interessi

Esecuzione forzata – Sulla base di decreto ingiuntivo non opposto – Successiva perizia estimativa comprovante l’applicazione di tassi usurari – Opposizione all’esecuzione – Ammissibilità

Non può essere coperta dal giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto nei termini l'eccezione di usurarietà degli interessi.

La perizia estimativa da cui emerga la sussistenza - seppur potenziale - di applicazione di tassi usurari da parte della banca opposta va annoverata fra i “fatti sopravvenuti” che legittimano l’ammissibilità dell’opposizione all’esecuzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 01 marzo 2019.




Confisca e prevenzione: costituzionalmente illegittimo l'art. 1, comma 198, L. 228/2012 perché limita a specifiche categorie di creditori la possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti

Confisca e prevenzione - Limiti a specifiche categorie di creditori alla possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti - Buona fede

L’art. 1, comma 198, della legge n. 228 del 2012 deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l’art. 3 Cost., nella parte in cui limita alle specifiche categorie di creditori ivi menzionati la possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti sui beni del proprio debitore che siano stati attinti da confisca di prevenzione.

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 198, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)», limitatamente alle parole «muniti di ipoteca iscritta sui beni di cui al comma 194 anteriormente alla trascrizione del sequestro di prevenzione,» e «Allo stesso modo sono soddisfatti i creditori che: a) prima della trascrizione del sequestro di prevenzione hanno trascritto un pignoramento sul bene; b) alla data di entrata in vigore della presente legge sono intervenuti nell’esecuzione iniziata con il pignoramento di cui alla lettera a). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 27 febbraio 2019.




Libera circolazione dei capitali e prova delle operazioni artificiose

Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei capitali – Movimenti di capitali tra gli Stati membri e i paesi terzi – Clausola di standstill – Normativa nazionale di uno Stato membro riguardante società intermedie stabilite in paesi terzi – Modifica di tale normativa, seguita dalla reintroduzione della normativa precedente – Redditi di una società stabilita in un paese terzo provenienti dalla detenzione di crediti presso una società stabilita in uno Stato membro – Inclusione di siffatti redditi nella base imponibile di un soggetto passivo avente la propria residenza fiscale in uno Stato membro – Restrizione alla libera circolazione dei capitali – Giustificazione

La clausola di standstill prevista all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, dev’essere interpretata nel senso che l’articolo 63, paragrafo 1, TFUE lascia impregiudicata l’applicazione di una restrizione ai movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti implicanti investimenti diretti, che fosse in vigore, nella sostanza, alla data del 31 dicembre 1993 in virtù di una legislazione di uno Stato membro, sebbene l’ambito applicativo di tale restrizione sia stato esteso, dopo tale data, alle partecipazioni non implicanti un investimento diretto.

La clausola di standstill prevista all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, deve essere interpretata nel senso che il divieto sancito dall’articolo 63, paragrafo 1, TFUE si applica ad una restrizione ai movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti implicanti investimenti diretti, nel caso in cui la normativa tributaria nazionale che ha dato origine a tale restrizione sia stata oggetto, dopo il 31 dicembre 1993, di una modifica sostanziale a causa dell’adozione di una legge che è entrata in vigore, ma che è stata sostituita, ancor prima di essere stata applicata in pratica, da una normativa identica, nella sostanza, a quella applicabile al 31 dicembre 1993, a meno che l’applicabilità di tale legge sia stata differita in base al diritto nazionale, in modo tale che, nonostante la sua entrata in vigore, quest’ultima non sia stata applicabile ai movimenti transfrontalieri di capitali di cui all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

L’articolo 63, paragrafo 1, TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro ai sensi della quale i redditi realizzati da una società stabilita in un paese terzo, non derivanti da un’attività propria di tale società, quali quelli qualificati come «redditi intermedi da investimento di capitale», ai sensi di tale normativa, sono inclusi, proporzionalmente alla partecipazione detenuta, nella base imponibile di un soggetto passivo residente in detto Stato membro, qualora tale soggetto passivo detenga una partecipazione pari almeno all’1% in detta società e qualora i redditi stessi siano sottoposti, in detto paese terzo, ad un livello di imposizione inferiore a quello esistente nello Stato membro interessato, salvo che esista un quadro giuridico che preveda, segnatamente, obblighi convenzionali tali da consentire alle autorità tributarie nazionali dello Stato membro in parola di controllare, se del caso, la veridicità delle informazioni relative a questa stessa società, fornite allo scopo di dimostrare che la partecipazione del citato soggetto passivo in quest’ultima non deriva da un’operazione di carattere artificioso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 26 febbraio 2019.




Revoca di finanziamento pubblico e nullità della cartella di pagamento emessa dalla Agenzia delle Entrate

Escussione garanzia ex L. 662/96 - Surroga di MedioCredito Centrale - Cartella esattoriale - Nullità

La riscossione esattoriale ex art. 9, comma 5, D. Lgs. n. 123/1998 è applicabile alle sole ipotesi di revoca di un finanziamento pubblico per specifiche ipotesi di deviazione dallo scopo.

E' nulla perciò, per carenza assoluta di potere in capo all'agente di riscossione, la cartella di pagamento emessa da Equitalia – Servizi di Riscossione S.p.A., oggi Agenzia delle Entrate – Riscossione, per conto di Banca del Mezzogiorno - MedioCredito Centrale s.p.a., nei confronti dell'impresa che si sia resa inadempiente agli obblighi restitutori rivenienti da un finanziamento bancario, assistito dalla garanzia prestata ex Legge 662/96 dal Fondo di Garanzia per le P.M.I.

All'esito della surroga nei diritti originariamente in capo al creditore principale che abbia escusso la garanzia, Banca del Mezzogiorno – MedioCredito Centrale S.p.A. deve avvalersi nei confronti del debitore inadempiente delle ordinarie forme di tutela processual-civilistiche. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 21 febbraio 2019.




Impugnazione della liquidazione del compenso al difensore di parte ammessa al patrocinio

Opposizione ex art. 170 d.P.R 115/2002 avverso il rigetto della istanza di liquidazione di compenso per il difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato - Domanda di annullamento del provvedimento opposto senza una contestuale istanza di ammissione al gratuito patrocinio - Infondatezza

Va rigettata l’opposizione al decreto di rigetto della l’istanza di liquidazione del compenso per il difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato con la quale il ricorrente si sia limitato a chiedere l’annullamento del provvedimento opposto, senza avanzare anche domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
In mancanza di essa infatti l’accoglimento dell’unica domanda svolta consisterebbe nell’accertamento dell’illegittimità del provvedimento opposto ma non determinerebbe indirettamente l’ammissione al beneficio che è stato negato al ricorrente dal giudice a quo e che il giudice dell’opposizione non potrebbe concedere perché violerebbe il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 febbraio 2019.




Rappresentanza ‘tecnica’ in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione e facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro

Rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione – Patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato – Base convenzionale

Rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione – Facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro – Condizioni – Delibera specifica da inviare agli organi di controllo – Necessità – Esclusione

In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, il patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato ha natura peculiare in quanto ha luogo su base convenzionale e postula la previa individuazione – da operarsi in via negoziale con l’Avvocatura – delle ipotesi a cui esso si riferisca.

In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225, la previsione della facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro costituisce disposizione “speciale” rispetto a quella dell’art. 43 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, con la conseguenza che, in tale eventualità, la costituzione in giudizio deve essere esaminata esclusivamente alla luce delle condizioni contemplate dalla norma speciale, tra le quali non figura la necessità – prescritta invece dall’art. 43, comma 4, del R.D. n. 1611 del 1933 – di una delibera specifica da inviare agli organi di controllo e contenente l’indicazione delle ragioni per la deroga al patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 20 febbraio 2019.




Domanda di risarcimento danni dell’azionista di Banca Marche nei confronti della cessionaria dell’azienda trasferita all’ente-ponte

Credito e mercati finanziari – Organismi di vigilanza – Azione dell’investitore per omesso controllo – Competenza del giudice amministrativo

Domanda giudiziale – Qualificazione – Azionista Banca Marche – Fattispecie

Le domande proposte nei confronti di Banca d’Italia e Consob volte a far valere i danni patiti dall’investitore (nella specie acquirente azioni di Banca Marche) in conseguenza dell’omesso esercizio dei poteri amministrativi e pubblicistici di vigilanza e controllo è di competenza del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica dell’investitore rispetto a detti organismi di controllo ha natura di interesse legittimo, in quanto i poteri di vigilanza non mirano a tutelare specifici interessi individuali, ma l’interesse pubblico al corretto andamento del mercato, per la cui tutela l’ente è dotato di discrezionalità nell’uso dei mezzi a sua disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nonostante la carenza di specifiche qualificazioni normative, per la qualificazione della pretesa risarcitoria (ai sensi dell’art. 2043 c.c. (sul presupposto della generica qualità di azionista/investitore ingannato dalle false notizie esposte nel prospetto), ai sensi dell’art. 2409 c.c. (con riferimento all'omesso controllo da parte dei sindaci) nonché dell’2395 c.c. quale socio danneggiato dall'azione degli organi societari, è sufficiente che l'attore - dopo aver premesso di essere stato azionista della banca (nella specie Banca delle Marche) e di aver ampliato la sua partecipazione, esercitando la successiva opzione d'acquisto - lamenti di aver visto annichilito il valore di tale partecipazione ed essenzialmente alleghi che la banca:
- ha curato per suo conto l'acquisto delle azioni emesse e riservate agli azionisti in esecuzione della "convenzione", che non ha adempiuto correttamente, attribuendo un profilo irreale all'investitore e suggerendo un acquisto comunque da sconsigliare;
- ha pubblicato il prospetto del 6 febbraio 2012, relativo alla sottoscrizione delle azioni offerte in opzione agli azionisti, con un contenuto intrinsecamente decettivo, circa le reali condizioni patrimoniali della banca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




Nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione ex art. 615 e ss. c.p.c., promossa in forza dell’art. 2929 bis cod. civ., è inammissibile la domanda di revocatoria ordinaria

Opposizione all’esecuzione art. 615 c.p.c. – Giudizio di cognizione art. 616 c.p.c. – Art. 2929 bis cod. civ. – Azione revocatoria ordinaria art. 2901 cod. civ.

Il giudizio di cognizione introdotto a seguito dell’opposizione ad un’esecuzione iniziata in forza dell’art. 2929 bis cod. civ. deve vertere sulle medesime questioni sollevate nella fase sommaria dell’opposizione. Ne consegue che chi agisce in espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito con le forme previste dall’art. 2929 bis cod. civ. non può agire nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione con un’azione revocatoria ordinaria, in quanto detta fase processuale è destinata alla trattazione ed alla confutazione dei soli temi introdotti con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. ed ex art. 2929 bis, ultimo comma, cod. civ.. Per l’effetto la domanda di revocatoria ordinaria proposta deve dichiararsi inammissibile (fattispecie in cui l’istituto di credito aveva promosso un esecuzione immobiliare ex art. 2929 bis cod. civ. su beni costituiti in fondo patrimoniale. Il debitore ha presentato opposizione all’esecuzione eccependo l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, ottenendo la sospensione dell’esecuzione. L’istituto di credito ha poi introdotto il giudizio di cognizione radicando una domanda revocatoria ordinaria, dichiarata inammissibile dal Tribunale per diversità del petitum rispetto al giudizio di opposizione). (Monica Binello) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo 20 febbraio 2019.




Requisiti della domanda di mediazione ai fini del superamento della condizione di procedibilità

Istanza di mediazione – Requisiti necessari – Sufficiente la identità dei fatti – Non necessaria la qualificazione giuridica – Superamento della condizione di procedibilità – Differenze con l’atto di citazione

E’ sufficiente, al fine di ritenere soddisfatto il requisito di procedibilità, che i fatti posti a fondamento della istanza di mediazione siano gli stessi di quelli della domanda giudiziale, a nulla rilevando l'esatta qualificazione giuridica della vicenda, operazione, questa, riservata al successivo giudizio di merito. (Mario Antonio Stoppa) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 18 febbraio 2019.




Per la valida instaurazione della mediazione obbligatoria è sufficiente che i fatti dedotti corrispondano a quelli oggetto di causa

Processo civile – Mediazione obbligatoria – Necessità di corrispondenza con la qualificazione giuridica della domanda giudiziale – Esclusione

In tema di mediazione obbligatoria, deve ritenersi sufficiente, al fine di ritenere soddisfatto il requisito di procedibilità, che i fatti posti a fondamento della domanda siano gli stessi del successivo giudizio, a nulla rilevando l’esatta qualificazione giuridica della vicenda, operazione riservata al successivo giudizio di merito.
L’istanza di mediazione non richiede anche l’indicazione egli elementi di diritto, come avviene invece per la citazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 18 febbraio 2019.




Sul termine per proporre l’opposizione di cui all’art. 2797, comma 2, c.c. per il terzo datore di pegno che risieda, a differenza del debitore, in un luogo diverso da quello di residenza del creditore

Pegno - Esecuzione espropriativa mobiliare privata - Forme della vendita - Terzo datore di pegno - Residenza in un luogo diverso da quello del creditore - Opposizione - Tempestività della opposizione - Sospensione automatica della vendita - Termine per la proposizione dell’opposizione concesso al debitore e al terzo datore di pegno - Identità del criterio per la sua determinazione - Sussistenza

Il criterio per la determinazione del termine per proporre l’opposizione di cui all’art. 2797, secondo comma, c.c. è unico sia per il debitore che per il terzo datore di pegno e deve individuarsi avendo riguardo alla residenza o al domicilio eletto del debitore. Nel caso in cui il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, di cinque giorni dal ricevimento dell’intimazione di cui al primo comma dell’art. 2797 c.c.; per contro qualora il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo coincidente con quello di residenza del creditore, di novanta giorni dal ricevimento dell’intimazione.

È da considerarsi intempestiva e, pertanto, inidonea a determinare la sospensione automatica della vendita del pegno, l’opposizione proposta dal terzo datore di pegno che risieda, a differenza del debitore, in un luogo diverso da quello di residenza del creditore, se proposta nel termine di novanta giorni di cui all’art. 163-bis c.p.c., dal ricevimento della intimazione. (Giorgio Barbieri) (Angela Liliana Falciano) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 15 febbraio 2019.




Il contratto di mutuo, benché redatto per atto pubblico notarile, non ha efficacia di titolo esecutivo nel caso in cui la somma mutuata sia effettivamente resa disponibile solo a seguito di adempimenti gravanti sul mutuatario

Contratto di mutuo – Accredito sul conto corrente del mutuatario della somma con vincolo cauzionale di indisponibilità in favore della banca – Disponibilità effettiva della somma solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c., il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile che pur attesti la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario, qualora la consegna della somma viene di fatto differita e la somma stessa dichiarata espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario, che si impegna a non prelevarla fino a quando non saranno posti in essere gli adempimenti elencati a pena di risoluzione del contratto.

Un siffatto contratto non integra un titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 3 c.p.c., difettando l’attestazione della erogazione della somma mutuata tramite separato atto pubblico o la quietanza tramite scrittura privata autenticata, sicché, in mancanza di prova dell’erogazione, non può essere idoneo a dimostrare l’esigibilità dell’obbligo di rimborso della somma mutuata. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 febbraio 2019.




Mancata promozione della mediazione e consolidamento del decreto ingiuntivo

Opposizione a decreto ingiuntivo - Mediazione obbligatoria - Mancata promozione della mediazione - Conseguenze

La mancata promozione della mediazione produce la declaratoria di improcedibilità e con essa il definitivo consolidamento del decreto ingiuntivo, al pari di quanto si dà per la mancata opposizione o per la mancata attività dell’opponente o per il rigetto della stessa o infine per l’estinzione del relativo processo. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata 07 febbraio 2019.




CTU contabile e ordine di esibizione a fini esplorativi

Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Consulenza tecnica contabile

Esibizione di documenti – Fini esplorativi

Inoltre quando l’accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l’ausilio di speciali cognizioni tecniche, è consentito al CTU di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)

Non ha fini meramente esplorativi l’esibizione di documenti richiesta ai sensi dell’art. 210 c.p.c. quando non possa mettersi in dubbio l’esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla loro gestione. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 07 febbraio 2019.




Onere dell’instaurazione del procedimento di mediazione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di promozione della mediazione – Grava sull’opposto – Concessione nuovo termine

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di instaurare il procedimento di mediazione grava sul convenuto opposto. (Valeria Callegari) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 30 gennaio 2019.




Inammissibilità del reclamo avverso la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto

Esecuzione forzata – Opposizione a precetto – Reclamabilità per via sistematica o analogica dell’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Esclusione

È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto.

Il legislatore non ha previsto espressamente la reclamabilità dell’ordinanza ex art. 615 co. 1 c.p.c., né può darsi applicazione in via analogica della disciplina dettata dall’art. 624 c.p.c. per le ordinanze “sospensive” (recte che provvedono sull’istanza di sospensione) emesse dal g.e. nelle opposizioni esecutive, poiché l’estensibilità della disciplina del rito cautelare uniforme alle ordinanze in questione risulta implicitamente esclusa dall’art. 669 quaterdecies c.p.c., secondo il quale dette norme si applicano, oltre alle fattispecie tipiche disciplinate dal codice di rito (sequestri, denuncia di nuova opera e danno temuto, provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. e di istruzione preventiva), agli altri provvedimenti cautelari previsti dal codice civile e dalle leggi speciali, in quanto compatibili.

Inoltre l’applicazione analogica della disciplina dettata per la fase esecutiva (e, dunque, dal pignoramento in poi ex art. 491 c.p.c.) nell’art. 624 c.p.c., sembrerebbe esclusa da ragioni di carattere ermeneutico e sistematico: l’art. 624 c.p.c., innanzitutto, è norma dettata esclusivamente per il processo di esecuzione, essendo diretta a disciplinare l’attività del g.e. e stante l’espresso richiamo all’esecuzione forzata; l’ordinanza ex art. 615 co. 1 c.p.c., invece, andrebbe ricondotta ai provvedimenti sommari di natura inibitoria, piuttosto che cautelare in senso proprio, atteso che il periculum in sede di opposizione a precetto è immanente nella necessità di evitare l’esercizio illegittimo dell’azione esecutiva, con la conseguenza che laddove l’opposizione presenti immediatamente un elevato grado di fondatezza, operando un concreto bilanciamento dei contrapposti interessi, occorre inibire un’esecuzione contra ius, che deve essere oggetto di verifica puntuale e rigorosa, a differenza dei procedimenti cautelati in cui il periculum va apprezzato alla luce del concreto pregiudizio paventato in danno al destinatario del provvedimento (cfr. Trib. Napoli, Ordinanza del 7.4.2015, Pres. Di Lorenzo - Est. Di Lonardo).

In definitiva non sussistono valide ragioni - né di ordine costituzionale, né di natura sistemica - per ritenere necessaria l’equiparazione, quanto al regime delle impugnazioni, delle ordinanze “sospensive” adottate in sede esecutiva (art. 624 c.p.c.) con le ordinanze di (concessione o diniego della) sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615 co. 1 c.p.c., trattandosi questi ultimi di provvedimenti suscettibili di riesame (nel senso della conferma o della revoca) con la sentenza che definisce il giudizio e residuando, in ogni caso, il rimedio ex art. 624 c.p.c. per l’eventualità (affatto scontata) di avvio del processo esecutivo. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 28 gennaio 2019.




Istanza di assegnazione: termine per la presentazione a opposizione

Esecuzione forzata immobiliare - Istanza di assegnazione - Perentorietà del termine per la proposizione dell’istanza

Esecuzione forzata immobiliare - Opposizione avverso la declaratoria di inammissibilità dell’istanza di assegnazione - Ricorso nelle forme di cui all’art.617 c.p.c. - Onere di allegare il pregiudizio concreto e attuale derivante dalla violazione lamentata

Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione ha natura perentoria posto che, pur in mancanza della espressa qualificazione del termine in questione come perentorio, l’interpretazione sistematica dell’impianto codicistico ove l’assegnazione si inserisce e la eterogeneità della stessa rispetto all’offerta di acquisto (mancanza di cauzione e irrevocabilità) portano a ritenere che il deposito anticipato (entro il termine a ritroso di dieci giorni prima della data dell'udienza fissata per la vendita) sia preordinato alla scopo di renderla conoscibile alla platea dei possibili offerenti, al duplice fine di evitare, da un canto, la lesione del diritto dell’offerente, altrimenti escluso, che voglia presentare una offerta c.d. minima e, dall’altro, di consentire allo stesso di valutare – con indubbi vantaggi per la procedura esecutiva – anche la presentazione di un’offerta pari o superiore al prezzo base in ragione della già depositata istanza di assegnazione. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)

L’impugnazione del provvedimento che dichiara la inammissibilità dell’istanza di assegnazione per intempestività deve aver luogo nelle forme di cui all’art. 617 c.p.c.: ciò implica in capo al ricorrente l’onere di allegare un pregiudizio attuale e concreto discendente dalla lamentata violazione: in specie, non trattandosi di debitore esecutato, occorre tener conto – a tali fini – che il creditore avrebbe potuto partecipare come offerente al procedimento di vendita, anche presentando una offerta di acquisto minima. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 25 gennaio 2019.




Esecuzione immobiliare: determinazione del prezzo di vendita non vincolata dalla stima

Esecuzione forzata immobiliare - Individuazione del prezzo di vendita - Determinazione del giudice dell’esecuzione non vincolata dal prezzo di stima

La individuazione del prezzo di vendita è rimessa unicamente al giudice dell’esecuzione (art. 568 c.p.c.), il quale non è vincolato al prezzo di stima individuato dall’esperto stimatore, potendo, per converso, determinarlo valorizzando altri ed ulteriori circostanze di fatto (per esempio, la occupazione dell’immobile, anche temporanea, la più rapida allocazione del bene nel mercato, la ragionevole durata del processo esecutivo, la riduzione del valore di mercato per l’assenza della garanzia per vizi, lo stato d’uso e di manutenzione, lo stato di possesso).

L’art. 591-bis c.p.c. ha assegnato al G.E. il potere di disporre ribassi fino al limite di un quarto (25%) e dopo il quarto tentativo di vendita andato deserto fino al limite della metà; ove  il richiamo è da intendersi nel senso che, a partire dal quinto tentativo di vendita, è possibile disporre un ribasso, rispetto al precedente prezzo a base d’asta, pari alla metà. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 25 gennaio 2019.




La domanda di mediazione è valida anche quando la somma richiesta diverge dalla domanda giudiziale

Istanza di mediazione – Requisiti necessari – Quantificazione della somma richiesta – Discordanza tra l’istanza di mediazione e l’atto di citazione – Validità

L'istanza di mediazione deve contenere l'indicazione dell'oggetto e delle ragioni della pretesa, al fine di consentire alle parti di poter raggiungere un accordo conciliativo (cfr.art.4 D.lgs. 28/2010). Non costituisce motivo di invalidità della istanza di mediazione la quantificazione di somme inferiori rispetto a quelle chieste nel giudizio, potendo la parte istante al fine di addivenire alla conciliazione, domandare meno di quanto chiederebbe in sede processuale. (Mario Antonio Stoppa) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 23 gennaio 2019.




Nullità del decreto ingiuntivo richiesto con ricorso successivo alla domanda di accertamento negativo del credito

Procedimento monitorio – Domanda di accertamento negativo del credito ingiunto – Rapporto di continenza – Sussiste – Prevenzione – Determinata dal deposito del ricorso monitorio – Affermazione – Nullità del decreto richiesto dopo la proposizione dell’accertamento negativo del credito – Sussiste

Qualora il decreto ingiuntivo sia stato notificato successivamente alla proposizione in via ordinaria di una domanda che si ponga in relazione di continenza con quella formulata in via monitoria, il Giudice dell’opposizione è tenuto ad annullare l’ingiunzione ed a rimettere le parti davanti al giudice della causa preveniente e non può, invece, mantenendo in vita il decreto, procedere nella cognizione dell’opposizione, oppure sospenderla ex art. 295 c.p.c., in attesa della decisione dell’altra controversia.

Gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione retroagiscono al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla.

La continenza di cause sussiste anche quando in uno dei due giudizi siano presenti anche uno o più soggetti  diversi, laddove, come nel caso di specie, sussista identità di titolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 23 gennaio 2019.




Presupposti della revocazione della sentenza per dolo

Processo civile - Impugnazioni - Revocazione - Per dolo - Presupposti

Gli elementi richiesti per l'integrazione del dolo revocatorio sono: l'attività deliberatamente fraudolenta, giudiziale o stragiudiziale, che provoca i suoi effetti nel processo attraverso la manipolazione di fatti o atti di causa, tale da produrre su di essi un accertamento contrario a quello che si sarebbe formato in assenza della frode; sotto il profilo soggettivo, il dolo che inganna non solo l'altra parte ma anche il giudice; sotto il profilo oggettivo, il necessario rapporto di causa/effetto tra il dolo posto in essere e la sentenza resa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano 23 gennaio 2019.




Compromettibilità in arbitri di impugnazione di delibera assembleare di società per omessa convocazione del socio. Clausola compromissoria per arbitrato irrituale ed improponibilità del giudizio ordinario

Delibera assemblea dei soci - Impugnazione - Omessa convocazione - Clausola compromissoria statutaria - Disponibilità del diritto - Compromettibilità in arbitri - Sussistenza

Attengono a diritti indisponibili, come tali non compromettibili in arbitri ai sensi dell’art. 34, comma 1, del d.lgs. n. 5 del 2003, soltanto le controversie relative all’impugnazione di deliberazioni assembleari di società aventi oggetto illecito o impossibile, le quali danno luogo a nullità rilevabili anche di ufficio dal giudice, cui sono equiparate, ai sensi dell’art. 2479 ter c.c., quelle prese in assoluta mancanza di informazione; sicché la lite che abbia ad oggetto l’invalidità della delibera assembleare per omessa convocazione del socio, essendo soggetta al regime di sanatoria previsto dall'art. 2379 bis c.c., può essere deferita ad arbitri. Tribunale Brescia 22 gennaio 2019.




Pignoramento di quota della comunione legale tra coniugi e decorrenza degli effetti del pignoramento

Processo di esecuzione – Immobiliare – Effetti della notifica del pignoramento – Pignoramento di quota della comunione legale tra coniugi

L’ingiunzione di cui all’articolo 492 c.p.c., quindi la notificazione dell’atto che la contiene, ai sensi (per il pignoramento immobiliare) dell’articolo 555 c.p.c., è atto necessario e sufficiente al sorgere di effetti che sono autonomamente rilevanti: non solo l’indisponibilità del bene e l’obbligo della custodia in capo al debitore, ma anche l’inizio del processo esecutivo.

Nonostante pertanto il pignoramento si ponga come fattispecie a formazione progressiva, è innegabile che la notificazione dell’ingiunzione ha una sua autonoma rilevanza, perchè produttiva di effetti, processuali e sostanziali, nei rapporti tra il creditore pignorante ed il debitore pignorato.

La notificazione dell’ingiunzione al debitore segna l’inizio del processo esecutivo e produce, tra gli altri, l’effetto dell’indisponibilità del bene pignorato; la trascrizione dell’atto completa il pignoramento e, oltre a consentire la produzione degli effetti sostanziali nei confronti dei terzi e di pubblicità notizia nei confronti dei creditori concorrenti, è indispensabile perché il giudice dia seguito all’istanza di vendita del bene.

Appare dunque evidente come la notifica del pignoramento, determinando la pendenza del processo esecutivo, rappresenti il momento nel quale far valere ogni questione attinente alla validità del pignoramento stesso tra le parti, residuando alla sua trascrizione la natura di condizione di procedibilità e di opponibilità del vincolo ai terzi.

[Il tribunale, nel caso di specie, ha confermato la decisione del primo giudice secondo la quale il pignoramento aveva colpito una quota inesistente, stante la natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi, risultando indifferente il successivo scioglimento della comunione legale per intervenuta separazione pur se intervenuto in data anteriore alla trascrizione del pignoramento.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 22 gennaio 2019.




Il deposito della nota di trascrizione nell’esecuzione immobiliare

Esecuzione immobiliare – Termine deposito atto pignoramento – Nota di trascrizione – Esclusione

Il termine di quindici giorni previsto a pena di decadenza dall’art. 557 c.p.c. per il deposito dell’atto di pignoramento immobiliare notificato non riguarda anche il deposito della nota di trascrizione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 22 gennaio 2019.




Competenza del tribunale ordinario nell’ipotesi di imitazione servile ex art. 2598 n.1 c.c. senza la prospettazione della lesione di un diritto di proprietà industriale ed intellettuale o d’autore

Tribunale ordinario – Concorrenza sleale pura – Imitazione servile – Incompetenza della sezione specializzata d’impresa

Sono attribuite alle sezioni ordinarie del Tribunale le fattispecie che non interferiscono, neppure indirettamente, con l’esercizio di proprietà industriale (cd. concorrenza sleale pura).
Si ha interferenza tra fattispecie di concorrenza sleale e la tutela della proprietà industriale ed intellettuale ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs. 27 giugno 2003 n. 168 sia nella ipotesi in cui la domanda di concorrenza sleale si presenti come accessoria a quella di tutela della proprietà industriale ed intellettuale, sia in tutte le ipotesi in cui ai fini della decisione sulla domanda di repressione della concorrenza sleale o di risarcimento danni debba verificarsi se i comportamenti asseritamente di concorrenza sleale interferiscano con un diritto di esclusiva (Cass. Civ. n. 21762/2013), cosicché la cognizione della sezione specializzata si configura in tutte le ipotesi in cui deve verificarsi se i comportamenti di concorrenza sleale dedotti interferiscono con un diritto di esclusiva, relativo all'esercizio del diritto di proprietà industriale o del diritto di autore.
Qualora la tutela cautelare sia azionata per ottenere l’accertamento di un comportamento della resistente integrante gli estremi della concorrenza sleale per imitazione servile ex art. 2598 c.c. n.1 senza la prospettazione della lesione di un diritto di proprietà industriale ed intellettuale o d’autore, la controversia rientra tra le ipotesi di “concorrenza sleale pura”, nel senso sopra specificato, correttamente radicata dinanzi al Tribunale ordinario. (Nicola Alberti) (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 21 gennaio 2019.




Vizi dell'offerta nella vendita senza incanto, reclamabilità del decreto con cui il G.E. provvede sulla richiesta del professionista delegato

Atti del professionista delegato - Reclamabilità ex art. 591 ter c.p.c.

Inefficacia dell'offerta per inosservanza delle condizioni di vendita - Necessaria chiarezza e convergenza delle fonti che disciplinano le operazioni di vendita

Carenza dei dati catastali dell'immobile per la cui vendita viene presentata l'offerta - Integrazione per relationem - Ammissibilità - Raggiungimento dello scopo

Unicità dell'offerta inferiore al prezzo base - Applicabilità dell'art. 572 c. 3 c.p.c.

Le parti e gli interessati, ivi compreso il debitore, possono proporre reclamo ex art. 591 ter c.p.c., oltre che avverso il decreto con cui il G.E. provvede sulla richiesta formale del professionista delegato, anche avverso gli atti di quest'ultimo con ricorso allo stesso Giudice.

Nell'esecuzione per espropriazione immobiliare, quando sia disposta la vendita senza incanto, è inefficace l'offerta presentata con modalità difformi da quelle stabilite nell'ordinanza che dispone la vendita, a nulla rilevando che la difformità riguardi prescrizioni dell'ordinanza di vendita stabilite dal giudice di sua iniziativa, ed in assenza di una previsione di legge in tal senso. Per questa via, è dunque consentito escludere offerte che siano carenti di altri requisiti (rispetto a quelli individuati dal legislatore) richiesti a pena di inefficacia dall'ordinanza di delega o dall'avviso del delegato o dalle condizioni generali di vendita. Occorre, però, che le disposizioni contenute nei citati atti siano uniformi, convergenti, univoche, chiare, non contraddittorie. Infatti, il subprocedimento di vendita è scandito da condizioni di forma, sostanza e tempo che devono essere conoscibili e chiare sin dall'avvio.

Nell'offerta è consentito indicare taluni dati catastali dell'immobile per cui si presenta l'offerta, aggiungendo un espresso e consentito richiamo a quanto meglio descritto nell'ordinanza/avviso di vendita, così integrando per relationem eventuali dati mancanti. Eventuali carenze sono altresì sanate se lo scopo dell'offerta sia stato raggiunto, quando il soggetto ha manifestato l'univoca intenzione di acquistare proprio quel bene posto in vendita. Non è esatto sostenere che, riammettendo l'offerente che ha indicato dati incompleti, ma idonei ad individuare l'immobile per cui si presenta l'offerta, qualora questi si rendesse aggiudicatario, vi sarebbero problemi al trasferimento della proprietà: infatti non si vende ciò che è indicato nell'offerta ma ciò che è indicato nell'ordinanza di vendita. L'art. 586 prevede che il G.E. pronunci il decreto di trasferimento “ripetendo la descrizione contenuta nell'ordinanza che dispone la vendita”.

Qualora l'unica offerta ammessa sia inferiore al prezzo base di vendita del bene subastato in misura non superiore ad un quarto e, comunque, risulti conforme all' offerta minima indicata nell'ordinanza di vendita, il Giudice procede all'aggiudicazione salvo che non ricorrano due diverse condizioni (art. 572 c. 3 c.p.c.), ciascuna delle quali è idonea ad impedire l'aggiudicazione:
-    la proposizione di una o più istanze di assegnazione del bene da parte di un creditore;
-    la valutazione da parte dello stesso Giudice che vi sia il fondato motivo di ritenere che, con una nuova vendita, sarebbe possibile conseguire un prezzo superiore, ad esempio valorizzando la circostanza che una o più offerte sono state dichiarate inefficaci e che per questo vi è fondato motivo di ritenere che un rinvio della vendita, da tenersi alle stesse condizioni, potrebbe garantire lo svolgimento di una gara tra gli interessati. (Luca Troiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno 17 gennaio 2019.




Mancato rispetto del termine per il versamento del fondo spese al Professionista Delegato alla vendita

Esecuzioni Immobiliari – Vendite delegate – Mancato rispetto termini per il pagamento delle spese di Pubblicità ed inserimento in PVP – estinzione procedura

Sebbene il termine per il versamento al Professionista Delegato alla vendita del fondo spese per il pagamento delle spese di pubblicità e di inserimento nel Pvp abbia natura ordinatoria, il mancato rispetto del medesimo determina l’estinzione anticipata della procedura. (Francesco Latini) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 17 gennaio 2019.




La violazione delle regole europee sulla litispendenza non giustifica il rifiuto di esecuzione della decisione

Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Articolo 19 – Litispendenza - Articolo 22, lettera a) – Articolo 23, lettera a) – Non riconoscimento delle decisioni in caso di contrarietà manifesta all'ordine pubblico – Articolo 24 – Divieto di procedere al riesame della competenza giurisdizionale dell'autorità giurisdizionale d'origine – Motivo di non riconoscimento fondato su una violazione delle norme sulla litispendenza – Insussistenza

Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Articolo 19 – Litispendenza – Domanda di separazione presentata davanti all’autorità giudiziaria – Successiva domanda di divorzio presentata davanti ad altro giudice europeo – Obbligo di sospendere il procedimento – Sussiste – Rifiuto di sospensione – Violazione dell’art. 19 reg. 2201/2003 – Sussiste

Le norme sulla litispendenza di cui all'articolo 27 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale e all'articolo 19 del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, devono essere interpretate nel senso che, qualora, nell'ambito di una controversia in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale o di obbligazioni alimentari, l'autorità giurisdizionale successivamente adita abbia adottato, in violazione di tali norme, una decisione poi divenuta definitiva, esse ostano a che le autorità giurisdizionali dello Stato membro cui appartiene l'autorità giurisdizionale preventivamente adita neghino, per questo solo motivo, il riconoscimento di tale decisione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
 
A fronte di una domanda di separazione presentata di fronte a un giudice dello Stato membro, l’autorità giurisdizionale successivamente adita con una domanda di divorzio nonché con domande in materia di responsabilità genitoriale e di obbligazioni alimentari che rifiuti di sospendere il procedimento e si ritenga competente a conoscere di tali domande viola le disposizioni dell'articolo 19 del regolamento n. 2201/2003. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 16 gennaio 2019.




Contratto di mutuo e titolo esecutivo, nonché rimedi all’abuso del cumulo di mezzi di espropriazione

Contratto di mutuo – Erogazione e quietanza importo mutuato – Contestuale costituzione deposito cauzionale – Svincolo avveramento condizioni – Titolo esecutivo – Sussiste

Cumulo procedure esecutive – Esecuzione immobiliare e presso terzi – Provvedimento limitazione mezzi espropriazione – Competenza – Giudice esecuzione immobiliare

Costituisce titolo esecutivo idoneo all’esecuzione forzata il contratto di mutuo contenente indicazioni di avvenuta erogazione e quietanza della somma mutuata con contestuale costituzione della stessa, da parte del mutuatario, in deposito cauzionale infruttifero in favore della banca mutuante, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell'adempimento di una serie di prestazioni a carico del cliente indicate nel contratto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di cumulo delle procedure esecutive, l’unico strumento teso ad evitare l’abuso del creditore è costituito, su opposizione del debitore, dal provvedimento di limitazione dei mezzi di espropriazione previsto dall’art. 483 c.p.c. di competenza, in caso di coesistenza di esecuzione immobiliare e di altra esecuzione, del giudice dell’esecuzione immobiliare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 16 gennaio 2019.




Riconoscimento ed esecuzione di decisioni rese in violazione delle norme sulla litispendenza

Riconoscimento ed esecuzione delle decisioni straniere – Artt. 23 e 24 Reg. (CE) n. 2201/2003 – Artt. 34 e 35, par. 3, Reg. (CE) n. 44/2001 – Motivo di non riconoscimento fondato sulla violazione di una norma sulla giurisdizione – Litispendenza – Insussistente

In virtù del principio di fiducia reciproca – ed ai sensi dell’art. 17 Reg. (CE) n. 2201/2003 –, spetta al giudice dello Stato membro verificare la sussistenza della propria giurisdizione. Conformemente a ciò, ai sensi degli artt. 24 Reg. (CE) n. 2201/2003 e 35, par. 3, Reg. (CE) n. 44/2001, il giudice dello Stato membro richiesto non può rifiutarsi di riconoscere la decisione del giudice dello Stato membro d’origine, ancorché tale decisione sia stata resa in violazione delle norme sulla giurisdizione contenute nei regolamenti (CE) n. 2201/2003 e (CE) n. 44/2001, ivi incluse le norme sulla litispendenza di cui agli artt. 19 e 27 dei rispettivi regolamenti. (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 16 gennaio 2019.




L’estinzione del giudizio per rinuncia agli atti va dichiarata con sentenza

Processo civile – Estinzione del giudizio per rinuncia – Dichiarazione di estinzione – Natura dichiarativa – Forma di sentenza – Affermazione

La pronuncia del Giudice che dichiara l’estinzione del processo per rinuncia agli atti del giudizio non ha natura costitutiva, bensì dichiarativa, ossia di mero accertamento della regolarità formale della rinuncia e dell’accettazione.

L’estinzione del processo dev’essere dichiarata con sentenza, in quanto nelle controversie davanti al Tribunale in composizione monocratica vi è sovrapposizione nella medesima persona fisica del Giudice istruttore e dell’organo decidente, per cui non è configurabile il reclamo previsto dall’art.178 c.p.c.; nelle altre ipotesi si rende invece necessaria la pronuncia di una sentenza al fine di consentire l’eventuale impugnazione mediante appello. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 15 gennaio 2019.




PCT: nulla la riassunzione cartacea, la costituzione nella prima fase del processo esclude però la contumacia

Processo telematico - Comparsa di riassunzione - Deposito - Modalità cartacea - Inammissibilità - Contumacia - Esclusione

La comparsa di riassunzione che si inserisce all’interno di un processo già avviato, rispetto al quale le parti risultano costituite in precedenza, deve sottostare, come tutti gli atti endoprocessuali, all’obbligo del deposito telematico a pena di inammissibilità della stessa, analogamente a quanto si prevede per tutti gli atti endoprocessuali non depositati telematicamente. (Claudio Pirola) (riproduzione riservata)

Tale inammissibilità della comparsa non determina la contumacia della parte atteso che il processo, tempestivamente riassunto in seguito a declaratoria di incompetenza territoriale, continua dinanzi al giudice dichiarato competente, e pertanto la costituzione della parte, avvenuta nella prima fase del processo, conserva la sua efficacia. (Claudio Pirola) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 08 gennaio 2019.




L’indirizzo del tipo ‘nome.cognome@legalmail.it’ non è un indirizzo di posta elettronica certificata

Condominio – Convocazione dell’assemblea – Comunicazione all’indirizzo email del condomino – Fattispecie

La comunicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea ad indirizzo del tipo nome.cognome@legalmail.it non può considerarsi effettuato con mezzo equipollente alla raccomodata con avviso di ricevimento, in quanto detto indirizzo non è un indirizzo di posta elettronica certificata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Brescia 03 gennaio 2019.




Tardiva opposizione a decreto ingiuntivo e responsabilità aggravata

Opposizione a decreto ingiuntivo – Termine – Perentorietà – Sussistenza – Opposizione proposta dopo la scadenza del termine – Preclusione

Opposizione proposta fuori termine – Temerarietà – Sussistenza – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Pronuncia d’ufficio – Ammissibilità

Il termine per l’opposizione a decreto ingiuntivo ha carattere perentorio, tenuto conto che sia l’art. 641 che l’art. 647 c.p.c. stabiliscono che il decorso del termine fissato per l’opposizione senza che questa sia stata proposta produce l’esecutorietà del decreto. (Pietro Morrone) (riproduzione riservata)

La lite temeraria è condannata ex art. 96 comma III c.p.c. per le ragioni di cui appresso. La citata disposizione, introdotta dall’art. 45 comma 12 L. 69/2009, risponde all’esigenza di preservare l’interesse pubblico ad una giustizia sana e funzionale, scoraggiando l’abuso dello strumento processuale e le condotte contrarie al principio di lealtà processuale che, aggravando, l’uno, il ruolo del magistrato e concorrendo, le altre, a rallentare i tempi di definizione dei processi, creano nocumento alle altre cause in trattazione mosse da ragioni serie e, spesso, da necessità impellenti o urgenze nonché agli interessi pubblici primari dello Stato che, in conseguenza dei ritardi, sottoposto alle sanzioni previste dalla L. 89/2001 (cd. Legge Pinto), giusto l’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In considerazione degli interessi pubblicistici che la norma mira a realizzare, la condanna ai sensi della citata disposizione è attivabile d’ufficio. (Pietro Morrone) (riproduzione riservata)
Tribunale Velletri 20 dicembre 2018.




E’ sanzionabile ex art. 96, comma 3, c.p.c. la condotta che, per dolo o colpa (anche non grave), produca l’eccessivo allungamento dei tempi processuali

Opposizione a precetto – Temerarietà – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Pronuncia ex art. 281 sexies c.p.c – Pronuncia ex art. 80bis c.p.c. disp. att.

E’ sanzionabile ex art. 96, comma 3, c.p.c. quella condotta processuale che, per dolo o colpa (anche non grave), produca l’allungamento eccessivo dei tempi processuali.

Poiché la disposizione in esame costituisce materia di interesse pubblicistico, in caso di soccombenza il giudice può liberamente applicare, anche d’ufficio, la predetta sanzione, la cui caratteristica di disposizione punitiva legittima è fatta salva purchè non abbia una specifica connotazione di eccessività vietata nel regolamento comunitario 864/2007 n. 32, nei casi in cui venga dolosamente o colposamente introdotta una lite temeraria la cui prerogativa è l’aperta violazione del principio costituzionalmente garantito della durata del giusto processo.

[Nel caso concreto, la condanna al risarcimento ex art. 96 III comma c.p.c. è stata pronunciata con sentenza già in prima udienza.] (Pietro Morrone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 20 dicembre 2018.




La partecipazione alla mediazione obbligatoria tramite il difensore delegato non vale a soddisfare la condizione di procedibilità

Mediazione obbligatoria – Partecipazione personale delle parti – Necessità – Sussiste – Possibilità di delega a un terzo – Limiti – Possibilità di delegare il difensore – Esclusione

Ai fini del corretto esperimento del procedimento di mediazione è necessario che le parti siano sempre presenti personalmente a tutti gli incontri. Quando l’assenza personale riguarda la parte attrice, la condizione di procedibilità non può considerarsi soddisfatta.

Vi è la possibilità di delegare un terzo alla partecipazione alla procedura solo a condizione che siano rispettati due presupposti: innanzitutto, la parte deve dedurre e provare che sussiste una causa che le impedisce di essere personalmente presente, e tale ragione ostativa deve avere le caratteristiche di un impedimento oggettivo, assoluto e non temporaneo. In secondo luogo, è necessario che la persona delegata sia a conoscenza dei fatti che hanno originato il conflitto e sia dotata del potere di assumere decisioni vincolanti per la parte rappresentata.

Il rappresentante non potrà mai identificarsi nella persona dell’avvocato che rappresenta e difende la parte in giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto 17 dicembre 2018.




Valida la notificazione alle amministrazioni pubbliche presso l’indice IPA

Processo amministrativo – Notifica del ricorso introduttivo del giudizio – Notifica Pec a Pubblica amministrazione dopo l’entrata in vigore del Pat – Indirizzo tratto dall’elenco Indice PA – Validità – Sussiste

Dopo l’entrata in vigore del Pat, la notificazione del ricorso, a mezzo posta elettronica certificata, effettuata all’amministrazione all’indirizzo tratto dall’elenco presso l’Indice PA è pienamente valida ed efficace in quanto comunque effettuata presso un domicilio telematico PEC contenuto in un elenco pubblico a tutti gli effetti. D’altra parte, l’amministrazione, secondo i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento cui deve ispirarsi il suo leale comportamento, non può trincerarsi – a fronte di un suo inadempimento – dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 12 dicembre 2018.




Irrilevanza del decesso del debitore nel corso del processo esecutivo

Processo esecutivo – Decesso del debitore esecutato – Interruzione del processo – Inapplicabilità

L'intervenuto decesso della parte debitrice dopo l’avvio dell’esecuzione non è causa di interruzione del processo esecutivo, non trovando applicazione la norma del processo di cognizione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 11 dicembre 2018.




Agenzia delle entrate-riscossione: sanabile il vizio di costituzione con avvocato del libero foro

Agenzia delle entrate – Riscossione – Rappresentanza processuale – Mandato conferito ad avvocato del libero foro – Nullità – Sussiste – Sanatoria ex art. 182 c.p.c. – Applicabilità – Sussiste

Qualora il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca, in nuovo giudizio ovvero anche in giudizio pendente, con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l'onere, pena la nullità del mandato difensivo e dell'atto di costituzione su di esso basato, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest'ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall'avvocatura dello Stato; tali fonti vanno congiuntamente individuate sia in atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificano tale ricorso alternativo (art. 43 r. d. n. 1611 del 1933, come modificato dall'art. 11 1.103/79). Nel caso di declaratoria di nullità della costituzione in giudizio, deve trovare applicazione l’art. 182 c.p.c., applicabile ai sensi dell’art. 1, comma 2, dlgs n. 546 del 1992. Questa disposizione, non applicabile al grado di legittimità, è invece pienamente applicabile ai giudizi di merito determina la sanatoria postuma del difetto di procura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 11 dicembre 2018.




Trascrizione del pignoramento e sanzione dell’inefficacia

Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Trascrizione del pignoramento a cura del creditore procedente – Deposito nota di trascrizione – Inapplicabilità del termine quindicinale ex art. 557 II co., c.p.c.

Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Trascrizione del pignoramento a cura del creditore procedente – Deposito nota di trascrizione oltre il termine quindicinale ex art. 557 II co., c.p.c. – Efficacia del pignoramento

Nell’ipotesi in cui alla trascrizione del pignoramento abbia provveduto direttamente il creditore procedente, quest’ultimo dovrà depositare la nota di trascrizione “non appena restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari”, senza dover rispettare il termine di quindici giorni di cui all’art. 557 II co., c.p.c., previsto per l’iscrizione a ruolo ed il deposito telematico delle copie conformi del titolo esecutivo, del precetto e dell’atto di pignoramento. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui alla trascrizione del pignoramento abbia provveduto il creditore procedente, la sanzione dell’inefficacia del pignoramento è dettata esclusivamente con riguardo all’omesso o tardivo deposito dei soli atti menzionati dal terzo comma dell’art. 557, c.p.c. (nota di iscrizione a ruolo, titolo esecutivo, precetto e atto di pignoramento) e non per il deposito della nota di trascrizione, non avendone il creditore procedente la disponibilità. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 06 dicembre 2018.




Inesistenza del pignoramento presso terzi per mancata notifica al debitore dell'atto di pignoramento

Espropriazione presso terzi – Mancata notifica al debitore dell’atto di pignoramento – Inesistenza pignoramento – Vizio non sanabile

L’omessa notifica al debitore esecutato dell’atto di pignoramento presso terzi comporta la giuridica inesistenza del pignoramento per mancanza del requisito essenziale dell’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c. che deve essere fatta dall’ufficiale giudiziario nei confronti del debitore esecutato, con conseguente improcedibilità dell’esecuzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 05 dicembre 2018.




Opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi: assenza di diritto vivente in materia di previa iscrizione della causa a ruolo

Opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi – Assenza di diritto vivente in materia di previa iscrizione della causa a ruolo – Questione di legittimità costituzionale – Esclusione – Improcedibilità – Opposizione per iscrizione a ruolo giudizio di merito oltre il termine per introduzione del giudizio di merito – Esclusione

In assenza di un diritto vivente formatosi con riferimento agli artt. 616 e 618 c.p.c. ed in virtù dell’onere dell’interpretazione costituzionalmente orientata spettante al Giudice comune, quest’ultimo non può sollevare l’incidente di costituzionalità qualora non abbia sperimentato se la stessa sia praticabile, e ciò soprattutto quando manchino argomenti di ordine testuale o sistematico dirimenti in senso contrario.

L’interpretazione conforme a Costituzione degli artt. 616 e 618 c.p.c., con riferimento alla  problematica dell’instaurazione del giudizio di merito per il rito ordinario, deve ritenersi confermata dalle decisioni del richiamato secondo filone giurisprudenziale secondo cui il termine perentorio, ivi indicato, non coincide con il termine per l’iscrizione della causa a ruolo, ma con la notifica dell’atto di citazione, nonostante sul punto vi sia un evidente contrasto giurisprudenziale in merito all’interpretazione degli art. 616 e 618 c.p.c., contrasto che risulta confermato da due pronunce del 2018 della Corte di Cassazione.

La complessità, quindi, della fattispecie in esame e del contrasto giurisprudenziale in essere ormai da parecchi anni e non ancora del tutto definitivamente risolto, dipeso dall’infelice formulazione legislativa delle norme in esame figlie, come definito dalla giurisprudenza di legittimità, di un’evidente “insipienza di tecnica legislativa” perché “in manifesta contraddizione con i riferimenti …. alle modalità previste in ragione della materia e del rito”, ha portato a contrastanti pronunce della Corte di Cassazione, da ultimo anche nel corrente anno, tali da richiedere il definitivo intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione volto a dare chiarezza e certezza del diritto espresso dagli artt. 616 e 618 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 01 dicembre 2018.




Appalti pubblici e diritto di proporre ricorso solo per chi partecipa

Rinvio pregiudiziale – Appalti pubblici – Procedure di ricorso – Direttiva 89/665/CEE – Articolo 1, paragrafo 3 – Direttiva 92/13/CEE – Articolo 1, paragrafo 3 – Diritto di proporre ricorso subordinato alla condizione di aver presentato un’offerta nell’ambito della procedura di aggiudicazione dell’appalto

Sia l’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, sia l’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 92/13/CEE del Consiglio, del 25 febbraio 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle norme comunitarie in materia di procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni, come modificata dalla direttiva 2007/66, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente agli operatori economici di proporre un ricorso contro le decisioni dell’amministrazione aggiudicatrice relative a una procedura d’appalto alla quale essi hanno deciso di non partecipare poiché la normativa applicabile a tale procedura rendeva molto improbabile che fosse loro aggiudicato l’appalto in questione.

Tuttavia, spetta al giudice nazionale competente valutare in modo circostanziato, tenendo conto di tutti gli elementi pertinenti che caratterizzano il contesto della controversia di cui è investito, se l’applicazione concreta di tale normativa non sia tale da poter ledere il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva degli operatori economici interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 28 novembre 2018.




Anche l'agente della riscossione non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla organizzazione dell’organo rappresentato

Contenzioso tributario - Rappresentenza in giudizio - Agente riscossione

Il sistema conseguente al d.l. 193/2016 anche l'agente della riscossione deve stare in giudizio in persona dell'organo che ne ha la rappresentanza verso l'esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia 27 novembre 2018.




Processo di divorzio: irreclamabilità dell’ordinanza del Giudice Istruttore confermativa o modificativa di quella presidenziale

Separazione e divorzio – Provvedimenti del Giudice Istruttore ex art. 709 c.p.c. – Reclamabilità – Esclusione

L’ordinanza con la quale (pendente il processo di separazione o divorzio) il giudice istruttore può revocare, modificare o integrare i provvedimenti temporanei e urgenti adottati dal Presidente ex art.708 c.p.c. non è suscettibile di reclamo. L’unico rimedio esperibile è l’istanza, rivolta allo stesso giudici istruttore per la revoca, modifica o integrazione della determinazione assunta, salvo che la causa non sia rimessa al Collegio per decidere l’intera controversia.

L’assenza di uno strumento di impugnazione non crea alcuna lacuna nell’ordinamento, laddove le ordinanze in oggetto sono sempre suscettibili di revoca o modifica da parte dello stesso giudice istruttore che le a adottate.

Il legislatore ha previsto espressamente il gravame soltanto avverso i provvedimenti temporanei e urgenti adottati dal Presidente con ordinanza ex art.708, comma 3, c.p.c., che si pone come atto unico e irripetibile, tale da giustificare l’introduzione di uno specifico rimedio impugnatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 22 novembre 2018.




Impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente

Procedimento di impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente – Reclamo secondo il rito camerale ex art.739 c.c. – Inammissibilità – Procedimento di impugnazione dei provvedimenti di liquidazione dei compensi degli ausiliari di giustizia (art.170 D.P.R. n.115/2002 modificato dal D.Lgs. n.150/2011) – Applicabilità

È inammissibile il reclamo proposto ex art.739 c.c. avverso il decreto del giudice della successione del che liquida i compensi del curatore dell’eredità giacente, poiché nel caso in cui si debba procedere a opposizione avverso il decreto suddetto il relativo procedimento è quello previsto in genere per gli ausiliari di giustizia ex art. 15 D.Lgs. n.150/2011, ex art.170 D.P.R. n. 115/2002, come modificato dall’art.34, co. 17, lett. a) D. Lgs. n. 150/2011. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 20 novembre 2018.




Sospensione dei processi esecutivi promossi nei confronti delle vittime dell’usura

Esecuzione forzata in genere – Processi esecutivi promossi nei confronti delle vittime dell’usura – Sospensione – Decreto del P.M. – Poteri del giudice dell’esecuzione

Esecuzione forzata in genere – Processi esecutivi promossi nei confronti delle vittime dell’usura – Sospensione – Aggiudicazione del bene pignorato – Diritto dell’aggiudicatario al trasferimento del bene

Nel caso sia pronunciato il provvedimento di sospensione ex art. 20 l. 44/99, lo stesso, ai sensi dei commi 7 e 7 bis della medesima legge, è semplicemente “comunicato” al giudice dell’esecuzione al quale non compete alcun ulteriore apprezzamento discrezionale in ordine al beneficio in questione, sicché il relativo effetto sospensivo si produce automaticamente a decorrere dalla data del provvedimento dell’autorità giudiziaria penale requirente, determinando l’arresto immediato per la durata prestabilita dalla legge (300 giorni) dei termini che a vario titolo presidiano la procedura esecutiva mobiliare ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La sospensione della procedura esecutiva ex art. 20 l. 44/99, non inficia gli atti già compiuti ed in particolare l’aggiudicazione del bene pignorato in quanto l’intervenuta aggiudicazione del bene fa sorgere in capo all’aggiudicatario il diritto ad ottenere in proprio favore l’emissione del decreto di trasferimento, divenendo le ragioni della disposta sospensione recessive di fronte alla definitività dell’effetto traslativo conseguente all’aggiudicazione. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 20 novembre 2018.




L’esercizio del potere d’imperio dello stato influisce sulla competenza: l’investitore danneggiato non può far causa nel paese dove sono stati acquistati i titoli

Rinvio pregiudiziale – Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale – Ambito di applicazione – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “materia civile e commerciale” – Obbligazioni emesse da uno Stato membro – Partecipazione del settore privato alla ristrutturazione del debito pubblico del medesimo Stato – Modificazione unilaterale e retroattiva delle condizioni di emissione – Clausole di azione collettiva – Ricorso proposto contro il medesimo Stato da creditori privati titolari di tali obbligazioni quali persone fisiche – Responsabilità dello Stato per atti o omissioni commessi nell’esercizio di poteri pubblici

L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev’essere interpretato nel senso che una controversia, come quella oggetto del procedimento principale, vertente su un’azione proposta da una persona fisica, acquirente di titoli di Stato emessi da uno Stato membro, nei confronti dello Stato stesso e volta a contestare la sostituzione di detti titoli con titoli di valore inferiore, imposta a tale persona fisica per effetto dell’adozione di una legge, adottata dal legislatore nazionale in circostanze eccezionali, con cui le condizioni di emissione sono state unilateralmente e retroattivamente modificate per mezzo dell’introduzione di una clausola di azione collettiva che ha consentito alla maggioranza dei titolari dei titoli in questione di imporre tale sostituzione ad una minoranza, non ricade nella «materia civile e commerciale» di cui alla menzionata disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 15 novembre 2018.




La ‘condanna anticipata’ ex art. 700 cod. proc. civ. non può essere esperita per ottenere il risarcimento di un danno non ancora liquidato

Provvedimenti d’urgenza – Risarcimento del danno – Debiti di valore – Concause umane e naturali – Solidarietà passiva – Limiti soggettivi del giudicato

L’obbligazione risarcitoria rientra normalmente fra le ipotesi di debito di valore e, come tale, non ha per oggetto una somma di denaro determinata o agevolmente determinabile bensì l’equivalente del controvalore in denaro di un determinato bene; pertanto, indipendentemente dalla sussistenza del fumus e del periculum, non si può agire ex art. 700 cod. proc. civ. al fine di procurarsi un titolo esecutivo in via anticipata rispetto alla sentenza prima che il danno sia stato liquidato.

L’evoluzione giurisprudenziale in materia di concause naturali ha comportato la riaffermazione del criterio dell’all-or-nothing per la causalità materiale e, specularmente, il riconoscimento della frazionabilità della causalità giuridica tramite riduzione equitativa del danno-conseguenza.

Tuttavia, tale evoluzione non consente di discostarsi dai principi della solidarietà previsti dall’art. 2055 cod. civ. con riguardo ai coautori del medesimo illecito o inadempimento.

La possibilità di ridurre in via equitativa il danno-conseguenza qualora una o più cause naturali abbiano concorso a determinare l’evento, infatti, trova giustificazione nella circostanza che il danneggiante tenuto a risarcire per l’intero non potrà in seguito rivalersi sulla concausa naturale. Viceversa, nell’ipotesi di concause umane, il convenuto tenuto a risarcire da solo per l’intero potrà pur sempre rivalersi sugli altri coautori in proporzione della rispettiva colpa.

Non vi sono, infine, profili problematici inerenti al giudicato e ai suoi limiti soggettivi poiché gli artt. 1306 cod. civ. e 106 cod. proc. civ. assicurano la coerenza del sistema. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 13 novembre 2018.




L’ordinanza che nega la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto può essere oggetto di riesame e modifica

Procedimento monitorio - Provvisoria esecuzione del decreto opposto - Diniego - Riesame e modifica - Ammissibilità

L’ordinanza con la quale sia stata negata la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto può essere, su istanza di parte, oggetto di riesame e modifica da parte del giudice che l’ha pronunziata atteso che l’art. 648 c.p.c., nello stabilire la non impugnabilità e, quindi, ai sensi dell’art. 177, terzo comma nr° 2, la loro irrevocabilità, si riferisce esclusivamente alle ordinanze che abbiano concesso la provvisoria esecuzione non potendo, peraltro, tale disposizione trovare applicazione in via analogica, avuto riguardo al suo carattere eccezionale e derogatorio rispetto al generale principio di modificabilità e revocabilità delle ordinanze di cui all’art. 177, secondo comma, c.p.c. (Gianluca Della Gatta) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 11 novembre 2018.




L’ordinanza che concede la provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo opposto non è impugnabile, modificabile o revocabile

Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Ordinanza concessiva della provvisoria esecuzione – Impugnabilità – Esclusione – Istanza di modifica o revoca – Inammissibilità

L’ordinanza che concede la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto non è impugnabile neppure con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo di contenuto decisorio, inidoneo ad interferire sulla definizione della causa, il quale opera in via meramente temporanea, con effetti destinati ad esaurirsi con la sentenza che pronuncia sull’opposizione.

Tale ordinanza non è neppure modificabile o revocabile, e i suoi effetti sono destinati ad esaurirsi con la sentenza che pronuncia sull’opposizione e con la quale il giudice può provvedere alla revoca o meno dello stesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 29 ottobre 2018.




Storno di dipendenti e questioni di competenza del tribunale delle imprese

Tribunale ordinario – Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e informazioni aziendali non protette dall’art. 98 c.p.i. – Sezioni Specializzate – Esclusione

Esula dalla competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa la controversia avente ad oggetto una fattispecie di concorrenza sleale non interferente, consistente nello storno di dipendenti con appropriazione dello know how aziendale ma non di vere e proprie informazioni oggetto di privativa (Cfr. Cass. Civ. 11309/2017). (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata 25 ottobre 2018.




Storno di dipendenti e sviamento di clientela: anticipazione cautelare, tipologia, estensione e durata della inibitoria

Tribunale ordinario – Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e sviamento di clientela – Anticipazione cautelare – Tipologia, estensione e durata della inibitoria

Nell’ipotesi di storno di dipendenti e di sviamento di clientela il provvedimento inibitorio può consistere: nel divieto al soggetto stornante di compiere ulteriore sottrazione di dipendenti; di assumere dipendenti stornati, con i quali non abbia ancora concluso i relativi contratti; nell’impedire l’utilizzo ai dipendenti delle informazioni riservate che provengono dal soggetto passivo; nell’impedire l’impiego delle prestazioni che i dipendenti svolgevano nella precedente impresa e nei confronti della medesima clientela.

Né può essere dedotto, in contrario, l'eventuale danno che il dipendente stornato abbia a patire da una limitazione delle sue mansioni e potenzialità: il fatto che un provvedimento giudiziario diretto ad inibire una condotta illecita possa ledere diritti di terzi (e impregiudicata ogni verifica sull’eventuale concorso dei terzi nella condotta stessa) non ne preclude invero la emanazione, perché il soggetto che ha tenuto la condotta illecita è responsabile delle conseguenze anche nei confronti del terzo incolpevole.

Se è vero che è inammissibile un’inibitoria generica concernente ogni mansione dei dipendenti sottratti all’impresa concorrente, poiché sarebbero in tal modo colpiti soggetti estranei all’illecito concorrenziale con violazione del diritto costituzionalmente garantito dagli artt. 4 e 35 Cost., l’ordine può invece essere emesso con riguardo alle mansioni che essi svolgevano presso l’impresa vittima dell’illecito storno, e per il periodo di tempo normalmente ritenuto necessario alla impresa parassita per dotarsi, ove avesse intrapreso condotte imprenditoriali lecite e corrette, per sviluppare un autonomo know how e per la compiuta formazione del personale, comunque non inferiore ad anni due.

Se è ovvio che l'inibitoria non può precludere l'attività di impresa, è tuttavia innegabile che deve colpire i profili di illiceità della condotta di storno, impedendo in concreto che si profitti dei dipendenti stornati per attuare la concorrenza parassitaria, e sviare a proprio vantaggio i valori aziendali della impresa danneggiata (cfr. Tribunale Bologna, 28 agosto 2012 e 4 ottobre 2005; . Tribunale Milano, 20 giugno 2012 e 4 novembre 2005; Tribunale Venezia, 12 luglio 2007; Tribunale Torino, 14 settembre 2009 e 12 aprile 2005; Tribunale Verona, primo febbraio 1997 e 15 ottobre 1996).

“È assentibile il provvedimento cautelare con cui si fa divieto alla società concorrente di utilizzare le prestazioni lavorative dei dipendenti stornati, nonché di eventuali ulteriori dipendenti già in forza presso l’impresa vittima dell’illecito storno, nello svolgimento di mansioni uguali e/o analoghe a quelle già svolte alle dipendenze della ricorrente ed in ogni altra equivalente ex art. 2103 c.c.” (Tribunale di Macerata, 30 luglio 2018), con la precisazione che l’equivalenza non pertiene al significato proprio che detto termine assume nel linguaggio giuslavoristico in tema di demansionamento, ma allo specifico rilievo che le mansioni svolte dai lavoratori assumono sul piano dell’idoneità concorrenziale, nel senso che i suddetti lavoratori non potranno essere destinati all’espletamento di mansioni identiche rispetto a quelle specifiche che svolgevano presso l’impresa vittima dell’illecito storno o ad esse equipollenti, siccome mezzo per attuare la sleale concorrenza parassitaria e conseguirne gli effetti che l’inibitoria cautelare è chiamata a prevenire. (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 25 ottobre 2018.




Inammissibilità del reclamo avverso la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto

Reclamabilità per via sistematica o analogica dell’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Esclusione

È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto.

La novella legislativa di cui alla legge 80/2005 (di conversione del decreto legge 35/2005), che ha introdotto la regola della reclamabilità dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione in materia di sospensione della procedura esecutiva ex art. 624, comma 1, c.p.c., si riferisce inequivocabilmente  alla sola sospensione disposta nelle sedi di cui all’art. 615, comma 2, e 619 c.p.c., e non anche al caso che l’esecuzione non sia ancora iniziata ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.

La reclamabilità dell’ordinanza con la quale il giudice dell’opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo non può desumersi nemmeno dalle norme sul procedimento cautelare uniforme, in quanto l’art. 669 quaterdecies c.p.c. limita l’applicabilità di tali norme ai provvedimenti previsti nelle sezioni II, III e V del libro IV del codice di procedura civile, da cui esula quello de quo.

Alla paventata interpretazione analogica dell’art. 624, comma 2, osta anche il principio di tipicità dei mezzi di impugnazione che deve necessariamente far propendere per una interpretazione restrittiva del testo normativo.

La scelta del legislatore appare, peraltro ragionevole, perché, una volta respinta di sospensione ex art. 615, comma 1, c.p.c., la procedura ha di regola inizio con il pignoramento, sicché per un verso diviene inutile continuare ad occuparsi della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, per altro verso il debitore ha ancora a disposizione gli strumenti di cui all’art. 624 c.p.c. per ottenere, dal giudice dell’esecuzione o dal giudice del reclamo, la sospensione della procedura esecutiva ed eventualmente la conseguente estinzione del pignoramento. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 24 ottobre 2018.




Inammissibilità del reclamo ex art. 624 c.p.c. proposto avverso ordinanza cautelare emessa ex artt. 617 e 618 c.p.c.

Processo cautelare - Reclamo - Esclusione

L’ordinanza cautelare ex artt. 617 e 618 c.p.c. non è reclamabile ex artt. 624 e 669 terdecies c.p.c. ma impugnabile solo con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. (Claudia Izzo) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore 22 ottobre 2018.




Procedimento di mediazione in materia condominiale

Procedimento di mediazione – Assenza della parte attrice – Eccezione di improcedibilità – Rigetto

Le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità, costituendo deroga alla disciplina generale, devono essere interpretate in senso non estensivo e devono essere interpretate in senso restrittivo, dovendo limitarsene l'operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo è davvero giustificato.

L’assenza della parte, quand’anche sia attrice, all’incontro di mediazione disposto ex art. 5 Dlgs 28/10, è, quindi, sì punita dal Dlgs 28/10, ma non con l’improcedibilità, bensì con le sanzioni di cui all’art. 8.

L’unico adempimento richiesto ai fini della procedibilità della domanda è il deposito della domanda di mediazione presso l’organismo deputato. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Savona 19 ottobre 2018.




Inammissibile il ricorso cautelare privo di indicazione della futura domanda di merito

Procedimenti speciali – Procedimenti d’urgenza – Funzione strumentale – Necessità di indicazione della futura domanda di merito – Sussiste – Omessa indicazione – Inammissibilità insanabile del ricorso – Affermazione

La funzione strumentale dei provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. si realizza di regola attribuendo al provvedimento cautelare la c.d. portata interinale, caratterizzata dall’anticipazione degli effetti propri del provvedimento di cui vuole assicurare la fruttuosità.

Il ricorso ante causam deve pertanto contenere indicazioni sufficienti sulla futura domanda di merito a cautela della quale è richiesta la tutela. Il ricorso cautelare che non individui compiutamente il contenuto dell’instauranda azione di merito deve ritenersi inammissibile ed insuscettibile di sanatoria ai sensi dell’art. 164 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 15 ottobre 2018.




Rappresentanza del procuratore e costituzione del rappresentante in luogo del rappresentato già costituito

Rappresentanza del procuratore – Poteri del rappresentante – Costituzione del rappresentante al posto del rappresentato già costituito – Esclusione

Il rappresentante non è titolare di una legittimazione escludente quella originaria del rappresentato, che conserva la legittimazione primaria sostanziale, per cui quest’ultimo può sempre costituirsi, nel corso del giudizio al posto del primo, mentre è da escludersi l’ammissibilità dell’ipotesi inversa, ossia quella per la quale il rappresentante possa costituirsi nel corso del processo al posto del rappresentato già costituito personalmente.

Dev’essere, pertanto, dichiarata inammissibile la costituzione di nuovo difensore con la quale una parte, già costituita, si costituisca nuovamente in persona del proprio procuratore speciale che a sua volta, nella predetta veste, nomini il nuovo difensore con conseguente invalidità della procura rilasciata al difensore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 10 ottobre 2018.




Il decreto ingiuntivo è nullo se il ricorso monitorio è successivo alla domanda di accertamento negativo del credito

Procedimento monitorio – Domanda di accertamento negativo del credito ingiunto – Rapporto di continenza – Sussiste – Prevenzione – Determinata dal deposito del ricorso monitorio – Affermazione

Opposizione a decreto ingiuntivo – Accoglimento parziale o totale dell’opposizione – Revoca in toto del decreto opposto – Affermazione

Nel caso in cui la parte nei cui confronti è stata chiesta l’emissione di decreto ingiuntivo abbia proposto domanda di accertamento negativo del credito davanti ad un diverso giudice prima che il ricorso ed il decreto ingiuntivo le siano stati notificati, se, in virtù del rapporto di continenza tra le due cause, quella di accertamento negativo si presti ad essere riunita a quella di opposizione, la continenza deve operare in questo senso, retroagendo gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto per un maggiore importo dev’essere revocato, tenuto conto che l’oggetto del giudizio di opposizione non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all’accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza, dei fatti costitutivi del diritto in contestazione. Pertanto, il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, un’eccezione estintiva o modificativa formulata dall’opponente, deve comunque revocare in toto il decreto opposto, senza che rilevi in contrario l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo o modificativo al momento dell’emissione suddetta, sostituendosi la sentenza di condanna al pagamento di residui importi del credito all’originario decreto ingiuntivo. Il titolo esecutivo è dunque costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti in base al decreto conservano i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 10 ottobre 2018.




Termine previsto nel diritto dello Stato membro richiesto ai fini dell’esecuzione di un’ordinanza di sequestro conservativo

Regolamento (CE) n. 44/2001 – Riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Termine previsto nel diritto dello Stato membro richiesto ai fini dell’esecuzione di un’ordinanza di sequestro conservativo – Applicabilità di tale termine a un titolo di sequestro conservativo ottenuto in un altro Stato membro e dichiarato esecutivo nello Stato membro richiesto

L’articolo 38 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a che una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento principale, che prevede l’applicazione di un termine per l’esecuzione di un’ordinanza di sequestro conservativo, sia applicata ad un’ordinanza di sequestro conservativo emanata in un altro Stato membro e munita di carattere esecutivo nello Stato membro richiesto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 04 ottobre 2018.




Contratto di mutuo con quietanza eterologa rispetto all’atto notarile inidoneo a supportare l’esecuzione forzata e necessario travolgimento dei successivi interventi seppur titolati

Contratto di mutuo – Erogazione solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti l’erogazione – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione – Nullità originaria dell’intera procedura esecutiva e travolgimento dei successivi interventi quantunque titolati – Sussiste

Ai fini dell’attitudine ad avere efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c., come precisato dalla giurisprudenza di legittimità, occorre verificare, attraverso l’interpretazione del contratto integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e se entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge (cfr. in termini Cass. Civ., sentenza 27 agosto 2015, n. 17194).

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale la somma mutuata, sebbene successivamente quietanzata in forma eterologa rispetto all’atto notarile, venga trattenuta già con lo stesso contratto presso la stessa banca la quale si riserva l’erogazione all’esito della verifica positiva dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, sicché la somma mutata non è immediatamente ed attualmente disponibile per il mutuatario.

Deve ritenersi che un siffatto atto notarile, seguito da una quietanza non avente la necessaria forma solenne prevista dall’art. 474 c.p.c.,  non documenti con autosufficienza né la consegna materiale del denaro né il conseguimento della sua disponibilità giuridica da parte dei mutuatari.

L’inettitudine ad avere efficacia di titolo esecutivo è genetica ed originaria, per cui, alla luce di Cass. Civ. SS.UU., sentenza 7 gennaio 2014, n. 61, la caducazione ex tunc del titolo travolge l’intera procedura, senza che possa rilevare la presenza di creditori intervenuti quantunque titolati. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lanciano 28 settembre 2018.




Delibera di impignorabilità ex art. 159 TUEL e ripartizione dell’onere della prova

Delibera di impignorabilità – Inefficacia – Emissione di mandati di pagamento per titoli diversi in violazione dell’ordine cronologico – Onere della prova – Creditore – È sufficiente l’allegazione delle determine di pagamento

Ove sia dedotta l’inefficacia di una delibera di impignorabilità ex art. 159, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), l’allegazione del creditore deve essere semplicemente idonea ad ingenerare “il sospetto” che la violazione dell’ordine cronologico si sia verificata: a tal uopo va considerata sufficiente anche solo la produzione delle determine di pagamento (per di più se munite del visto di regolarità contabile), laddove spetta al Comune dimostrare che all’adozione delle stesse non abbia fatto seguito l’adozione dei relativi mandati di pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 25 settembre 2018.




Gravi motivi per la sospensione del decreto ingiuntivo e nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust

Sospensione decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Ricorrenza di gravi motivi attinenti al periculum ovvero alla presumibile fondatezza dell’opposizione

Fideiussione – Clausole nulle per violazione della normativa sulla libera concorrenza – Gravi motivi per la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo – Sussistenza

Il presupposto per l’emanazione del provvedimento di sospensione dell’esecuzione del decreto ingiuntivo opposto è costituito dalla ricorrenza di gravi motivi attinenti al periculum, ove si ritenga che l’esecuzione forzata possa danneggiare in modo grave il debitore senza garanzia di risarcimento in caso di accoglimento dell’opposizione, o alla presumibile fondatezza dell’opposizione sia per la legittimità dell’ingiunzione, avuto riguardo alle regole di rito per la fase monitoria, sia per l’incidenza modificativa-estintiva sulla pretesa di circostanze sopravvenute alla concessione della provvisoria esecuzione.

La sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo non può basarsi unicamente sull’insussistenza dei presupposti previsti dall’art. 642 c.p.c. per la concessione del beneficio dovendo i gravi motivi richiesti ex art. 649 c.p.c. essere connessi all’ipotizzabile caducazione del titolo al quale si è conferita esecutorietà provvisoria.

La questione della nullità della fideiussione alla luce della pronuncia della Corte di Cassazione n. 29810/2017 in tema di violazione della normativa antitrust - considerato che nella giurisprudenza di merito si registra orientamento che ritiene nulla la fideiussione omnibus e non già le singole clausole - si profila meritevole di approfondito esame e valutazione ed integra i gravi motivi di cui all’art. 649 c.p.c. per la sospensione della provvisoria esecuzione. (Marta Sbaffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 24 settembre 2018.




Sulla riassunzione del processo attuato con modalità cartacea anziché telematica

Processo civile – Riassunzione – Modalità – Cartacea o telematica – Contrasto giurisprudenziale – Conservazione dell’efficacia – Garanzia del diritto di difesa

In presenza di contrasto giurisprudenziale sulla validità dell’atto di riassunzione depositato in forma cartacea, è ragionevole accogliere una tesi conservativa dell'efficacia processuale del medesimo, che garantisca la piena esplicazione del diritto di difesa e non precluda l'accesso alla giustizia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia 21 settembre 2018.




Il rigetto della domanda di ATP è reclamabile solo per l’urgenza di conservare il mezzo di prova

Processo civile – Procedimenti sommari – Procedimento di istruzione preventiva – Rigetto della domanda – Impugnabilità – Sussistenza di ragioni di urgenza – Necessità

La reclamabilità del provvedimento di rigetto di consulenza tecnica preventiva va ricollegata alla sussistenza o meno di ragioni di urgenza nell’assunzione preventiva del mezzo istruttorio.

[Nella fattispecie, la ricorrente aveva chiesto la consulenza tecnica preventiva al fine di accertare la consistenza dei conti correnti su cui asseriva di avere diritti ereditari; il Tribunale ha negato l’esistenza di ragioni di urgenza tali da giustificare l’impugnabilità dell’ordinanza di rigetto della domanda in considerazione del possesso della documentazione bancaria e della possibilità per la ricorrente di procurarsi quella eventualmente mancante.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 21 settembre 2018.




Improcedibilità dell’opposizione per omessa sollecitazione da parte dell’opponente della fissazione del primo incontro di mediazione

Mediazione obbligatoria art. 5 D.Lgs. 28/2010 – Deposito domanda di attivazione – Omessa fissazione primo incontro di mediazione – Improcedibilità

A fronte dell’inerzia dell’organismo di mediazione che, nonostante il deposito della domanda di attivazione non ha fissato l’udienza di comparizione, è necessaria un’attività ulteriore della parte onerata, ossia una sollecitazione formale e/o una messa in mora, onde dimostrare che il mancato esperimento della procedura di mediazione non è a lei imputabile. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

È l’esperimento del procedimento di mediazione che realizza la condizione di procedibilità della domanda giudiziale e non il deposito della domanda di mediazione. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 19 settembre 2018.




Giurisdizione cautelare ante causam: sussistenza anche a fronte di designazione convenzionale di foro svizzero

Designazione convenzionale di foro svizzero - Giurisdizione cautelare italiana ante causam; Sequestro conservativo - Ricorso ex art 671 c.p.c. - Sequestro di quote di società a responsabilità limitata; Competenza Tribunale delle Imprese ex art. 3 co II lett.b D. Lgs n. 168/2003 - Società avente sede all’estero - Competenza territoriale Tribunale delle Imprese ex art.4 co I bis D. Lgs n. 168/2003 - Prevalenza su competenza ex art. 669 ter comma III, c.p.c.

La titolarità in capo alla società debitrice svizzera, nei cui confronti sia richiesto sequestro conservativo, di partecipazioni sociali in una s.r.l. avente sede in Italia, giustifica la giurisdizione e competenza del giudice italiano quale tribunale del luogo (Italia) ove la creditrice potrà eseguire la misura cautelare, sui beni di proprietà della debitrice che si trovano in Italia (quote di s.r.l), posto che la causa di merito appartiene alla giurisdizione Svizzera, avendo le parti, nell’accordo dedotto dalla ricorrente a fondamento della pretesa creditoria verso la debitrice svizzera, designato convenzionalmente come foro competente quello del Tribunale di Basilea, Svizzera.
Sussiste la competenza del Tribunale (delle Imprese) di Milano ex art. 4 comma 1 bis D. Lgs n. 168/2003, art. 669 ter, comma 3 c.p.c., art 10 L. 218/1995 in considerazione del fatto che unico bene della debitrice svizzera è costituito dalle partecipazioni al capitale sociale della s.r.l. italiana. (Ambra De Domenico) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 14 settembre 2018.




Ingiunzione notificata direttamente alla amministrazione anziché all’avvocatura dello Stato, opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. e prova della non tempestiva conoscenza del decreto

Procedimento per ingiunzione – Notifica alla Amministrazione dello Stato anziché all’avvocatura – Opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. – Prova della non tempestiva conoscenza del decreto

Ai fini della legittimità della opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, non è sufficiente l'accertamento della irregolarità della notificazione del decreto ingiuntivo, in quanro occorre altresì la prova — il cui onere grava sull'opponente — che, a cagione della nullità, l'ingiunto non ha avuto tempestiva conoscenza del decreto e non è stato in grado di proporre una tempestiva opposizione.

A ciò si aggiunga che, nel caso di notifica alla Amministrazione dello Stato, la prova della non tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo in conseguenza del vizio della sua notificazione non è implicita nel caso in cui il provvedimento monitorio sia stato notificato direttamente alla Amministrazione anziché all'Avvocatura dello Stato domiciliataria (ex multis, Cass, sez. un., 12 maggio 2005 n. 9938; Cass., 28 dicembre 1995, n. 13132).

Così, non sussistendo alcun automatismo tra la irregolarità della notificazione e la mancata tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo, ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., l’ingiunto non può provare la mancata conoscenza del provvedimento monitorio limitandosi ad allegare la nullità della notificazione, ma deve piuttosto provare il nesso causale tra essa e l’intempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo al fine di proporre invece un’opposizione tempestiva.

In altre parole, dal disposto dell’art. 650 c.p.c. si ricava il principio secondo il quale il destinatario di un decreto ingiuntivo che abbia avuto conoscenza di quest’ultimo, ancorché in forza di una notificazione affetta da vizio di nullità, non può rimanere completamente inerte confidando sulla nullità della notificazione, ma deve comunque attivarsi e proporre opposizione al decreto ingiuntivo al fine di evitare che le statuizioni in esso contenute non passino in giudicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 06 settembre 2018.




Distrazione delle spese: riforma della sentenza in appello e diritto degli eredi del procuratore distrattario ad interloquire

Processo civile – Distrazione delle spese – Riforma della sentenza in appello – Posizione degli eredi del procuratore distrattario – Diritto ad interloquire sul merito della controversia o sulle statuizioni concernenti le spese processuali – Esclusione

Gli eredi del procuratore distrattario, obbligato alla restituzione delle somme incassate a titolo di spese legali in forza di una sentenza di primo grado successivamente riformata in appello, al pari del loro dante causa non sono parti del processo nel quale le statuizioni sulle spese di lite assumono carattere meramente accessorio, e in tale veste subiscono gli effetti dell’eventuale riforma in sede di gravame senza avere diritto ad interloquire sul merito della controversia o sulle statuizioni concernenti le spese processuali, salvo che per ciò che concerne la distrazione concessa od omessa nonostante la richiesta. Nessuna lesione al diritto di difesa del procuratore è giuridicamente ipotizzabile quando, come nel caso di specie, questi non è parte del processo, non è legittimato ad interloquire sul merito della controversia, sull’esito della stessa, sulle conseguenti statuizioni concernenti le spese di lite, con l’unica limitata eccezione di quelle che dispongano, o non dispongano, la distrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Catania 06 settembre 2018.




Invalida la notifica PEC se l’atto notificato non è trasmesso in formato idoneo

Notificazione – Notifica a mezzo PEC – Trasmissione dell’atto con formato non idoneo a garantire la firma – Nullità

La notifica a mezzo PEC non è valida se effettuata tramite messaggio di posta certificata contenente il file della cartella con estensione diversa da ".p7m", l'unica idonea a garantire non solo l'integrità e l'immodificabilità del documento informatico, ma anche la firma digitale e l'identificabilità del suo autore e pertanto la paternità dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Messina 05 settembre 2018.




Intervento ex art. 41 tub. del curatore nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.

In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 03 settembre 2018.




Natura definitiva del decreto di trasferimento ed esecuzione immediata dell’ordine di cancellazione delle ipoteche

Esecuzione forzata – Decreto di trasferimento – Natura – Definitività

Il decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c. va considerato atto “definitivo” ai sensi dell’art. 2884 c.c. e, come tale, idoneo a consentire l’esecuzione immediata dell’ordine di cancellazione delle formalità pregiudizievoli in esso contenute.

[Nel caso di specie, il conservatore dei registri immobiliari aveva rifiutato di annotare l’ordine di cancellazione delle formalità pregiudizievoli adducendo l’impugnabilità del provvedimento con reclamo ex art. 26 l.f.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 03 settembre 2018.




Giuramento decisorio in appello: ammissibile solo se realmente decisorio e deferito su fatti leciti oggetto di causa

Processo civile – Giuramento decisorio – Mancanza del requisito della decisorietà – Inammissibilità – Sussiste – Deferito in sede di gravame su fatto nuovo – Inammissibilità – Sussiste – Avente ad oggetto fatti illeciti – Inammissibilità – Sussiste

La formula del giuramento decisorio – attese le finalità di questo speciale mezzo di prova – deve essere tale che, a seguito della prestazione del giuramento stesso, altro non resta al giudice che verificare l’ “an iuratum sit”, onde accogliere o respingere la domanda sul punto che ne ha formato oggetto. È pertanto inammissibile il giuramento decisorio che difetta del requisito della decisorietà.

È altresì inammissibile l giuramento decisorio deferito in sede di gravame allorché verta su una circostanza non dedotta in primo grado, in quanto l’introduzione di un “quid novum” nella fase di appello verrebbe a modificare il principio devolutivo e quello della disponibilità delle prove nei limiti delle regole processuali.

Il divieto di deferire il giuramento su fatti illeciti, trovando il suo fondamento nell’opportunità di non obbligare il giurante a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo anche di responsabilità civile, si riferisce sia al giuramento decisorio che al quello suppletorio, e si estende a qualunque ipotesi di illiceità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 07 agosto 2018.




L’ordinanza sulla provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo non è soggetta a reclamo

Procedimento di ingiunzione – Ordinanza relativa alla sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo – Reclamabilità – Esclusione

È inammissibile il reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. esperito contro l’ordinanza che dispone o nega la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, non avendo quest’ultimo provvedimento natura cautelare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 03 agosto 2018.




Presupposti applicativi della misura interinale inibitoria prevista dall’art. 669 terdecies, comma 6, c.p.c.

Procedimento cautelare uniforme - Reclamo cautelare - Sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato - Esecuzione avvenuta - Inammissibilità

Procedimento cautelare uniforme - Reclamo cautelare - Sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato - Interpretazione della locuzione “quando per motivi sopravvenuti il provvedimento arrechi grave danno” - Riferimento, letterale e sistematico, a motivi fondati su fatti successivi all’adozione del provvedimento di primo grado impugnato

Poiché la misura inibitoria prevista dall’art. 669 terdecies, comma 6, c.p.c. è connotata dalla precipua funzione di impedire l’esecuzione del provvedimento reso in prime cure e impugnato con il reclamo cautelare, è inammissibile l’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento concessivo di una misura cautelare investito del reclamo, qualora il provvedimento della cui sospensione si tratta sia stato eseguito, risultando, in tal caso, la misura interinale invocata priva di concreto significato né potendosi, peraltro verso, ordinare la remissione in pristino di ciò che è stato eseguito, non potendosi ricavare dalla citata disposizione la sussistenza in capo al giudice di un siffatto potere conformativo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata)  

Argomenti di ordine letterale e sistematico militano a sostegno della prospettazione ricostruttiva secondo cui, con la locuzione “motivi sopravvenuti”, contenuta nell’art. 669 terdecies, comma 6, c.p.c., il legislatore abbia inteso postulare il riferimento a motivi radicati su fatti successivi all’adozione del provvedimento investito del reclamo.
Quanto all’argomento letterale, l’adozione del sintagma “motivi sopravvenuti” in luogo di altri, quali “motivi nuovi” o “motivi non in precedenza valutati”, è indice della volontà dei compilatori di radicare il potere presidenziale di sospensione del provvedimento oggetto di reclamo, in via esclusiva, ai motivi fondati su fatti verificatisi successivamente all’adozione del provvedimento reclamato.
Per quanto concerne il dato sistematico, poiché il subprocedimento che conduce all’adozione della misura inibitoria de qua deroga a due principi generali sui quali è imperniato il modello del procedimento cautelare uniforme - id est l’immediata esecutività dei provvedimenti cautelari, per loro stessa natura urgenti, nonché la collegialità della decisione sul reclamo - tale fase incidentale non può risolversi in un improprio vaglio anticipato circa la correttezza del provvedimento impugnato, ontologicamente rimesso al collegio, ma si connota, piuttosto, per l’apprezzamento di una situazione di urgenza, derivante da fatti sopravvenuti alla decisione gravata, incompatibile con i tempi necessari per la definizione del reclamo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata)  
Tribunale Massa 01 agosto 2018.




Efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale della somma mutuata presso la banca

Espropriazione forzata – Titolo esecutivo – Sospensione dell’esecuzione – Efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale presso la banca della somma mutuata

Va sospesa l’efficacia esecutiva del titolo quando le ragioni dell’opposizione a precetto siano confortate da fumus boni iuris e periculum in mora e quando sia presumibile la irreparabilità del pregiudizio che potrebbe derivare all’opponente dal compimento degli atti esecutivi, dal momento che potrebbe realizzarsi una vendita ingiusta (fattispecie vertente sulla inidoneità ad avere efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale presso la banca della somma mutuata, nonché sulla inesigibilità del credito per assenza di morosità al momento del precetto in ragione della gratuità del mutuo conseguente all’usura pattizia con computo del compenso promesso per l’estinzione anticipata, ndr).

In ogni caso per la sussistenza dei “gravi motivi” è sufficiente la ricorrenza del solo requisito del fumus boni iuris e la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo va accordata ogni qual volta le contestazioni sollevate dal debitore risultino verosimilmente fondate, dal momento che il periculum in mora non potrebbe che consistere, ex se, nello stesso svolgimento del processo esecutivo in danno del debitore. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 24 luglio 2018.




Titolo esecutivo notarile: non può mancare o essere dubbia la traditio delle somme mutuate

Esecuzione forzata - Contratto di mutuo BHW - Titolo esecutivo carente dei requisiti ex art. 474 c.p.c.- Sospensione dell’esecuzione

Il titolo esecutivo, costituito da un atto notarile di consenso ad iscrizione di ipoteca, non è valido titolo se manca o è dubbia la traditio delle somme mutuate; ciò si verifica ogni qualvolta l’atto faccia riferimento ad una erogazione futura e condizionata, anche se contraddetta dall’eventuale quietanza rilasciata nell’atto stesso dai debitori per l’importo mutuato, né la traditio delle somme mutuate può essere dimostrata dall’eventuale erogazione del mutuo in favore del notaio rogante. (Vincenzo Cancrini) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 23 luglio 2018.




Vendite telematiche e perfezionamento dell’offerta

Esecuzioni immobiliari - Vendite telematiche - Perfezionamento dell’offerta - Necessità di spedizione dell’offerta all’indirizzo di posta elettronica certificata previsto dagli artt. 12 e 13 D.M. 26 febbraio 2015, n. 32

Esecuzioni immobiliari - Vendite telematiche - Perfezionamento dell’offerta - Necessità della ricevuta completa di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia

Per la presentazione di una valida offerta telematica nelle procedure esecutive immobiliari che si svolgono con modalità telematiche non è sufficiente che l’offerente completi il wizard ministeriale per la presentazione dell'offerta e riceva dal Portale delle Vendite Pubbliche via email il pacchetto dell'offerta presentata, risultando indispensabile che la domanda di partecipazione alla gara sia inviata via PEC all'indirizzo offertapvp.dgsia@giustiziacert.it, secondo la previsione degli artt.12 e 13 D.M. 26 febbraio 2015, n. 32. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’offerta telematica per la partecipazione ad un esperimento di vendita telematica immobiliare si intende depositata unicamente nel momento in cui viene generata la ricevuta completa di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 22 luglio 2018.




La stipula di un contratto di appalto pubblico di rilevanza comunitaria non è sufficiente a radicare la giurisdizione del giudice ordinario

Tribunale delle Imprese – Diritto al subingresso nei contratti pubblici di appalto di lavori, servizi o forniture di rilevanza comunitaria – Non sussiste

Tribunale delle Imprese – Domanda ex art. 700 c.p.c. di sospensione degli effetti di un contratto pubblico di appalto di servizi di rilevanza comunitaria con contestuale richiesta di ordinare alla P.A. l’affidato del servizio alla ricorrente ovvero il subentro nell’appalto – Difetto di giurisdizione del G.O.

A fini dell’accertamento della giurisdizione rileva non tanto la prospettazione compiuta dalle parti quanto il “petitum sostanziale”, che va indentificato soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia dell’intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio.
La stipula di un contratto di appalto pubblico di rilevanza comunitaria non è sufficiente a radicare la giurisdizione del giudice ordinario, ed in particolare della sezione specializzata in materia di impresa, poiché dopo tale momento è solo l’aggiudicatario, divenuto contraente, che può vantare diritti soggettivi tutelabili innanzi al giudice ordinario mentre altri concorrenti continuano ad essere titolari solo di situazioni tutelabili innanzi al giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva  (V. art. 133, lett. e, n. 1 D. Lgs. 104/2010).
Non sussiste alcun diritto del concorrente non aggiudicatario al subentro nel contratto di appalto pubblico in quanto l’art. 110 del codice degli appalti non prevede alcun obbligo per la P.A. ma solo una facoltà, in caso di dichiarazione di inefficacia del contratto originariamente stipulato, di affidare l’appalto al soggetto secondo classificato, potendo sempre scegliere in alternativa di indire una nuova gara.
Va rigetto pertanto per difetto di giurisdizione il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dall’impresa seconda classificata per ottenere la sospensione degli effetti del contratto di appalto pubblico stipulato dalla P.A. e l’affidamento dello stesso alla ricorrente, ovvero il suo subingresso nel contratto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)

 

Tribunale Napoli 16 luglio 2018.




Modifiche al contratto di mutuo ed effetti sulla idoneità del medesimo a costituire titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Contratto di mutuo – Modifiche di aspetti accessori – Idoneità a costituire esecutivo – Sussistenza

Non pregiudicano l’astratta idoneità del contratto originario di finanziamento a costituire valido titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 c.p.c. le modifiche che non comportano novazione del rapporto, quali l’ammontare e il numero delle singole rate e la durata del piano di ammortamento, trattandosi di questioni accessorie che non incidono sul capitale da restituire o sulla percentuale degli interessi pattuiti, ma soltanto sulla definitiva quantificazione degli interessi (allungandosi il periodo di preammortamento) nonché sulla quantificazione del credito bancario ad una determinata data. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 13 luglio 2018.




Misure di coercizione indiretta e violazione dei provvedimenti di cui al decreto di regolamentazione dei rapporti genitori e figli

Controversie concernenti l’affidamento e il mantenimento di figli nati fuori del matrimonio promosse ex artt. 337 bis e segg. c.c. – Condanna del genitore al pagamento di somma da parte del tribunale, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., per ogni violazione o inosservanza dei provvedimenti di cui al decreto di regolamentazione dei rapporti genitori/figli – Inammissibilità

Poiché la sanzione prevista dall’art. 614 c.p.c.  può accedere unicamente a sentenze di condanna ad un obbligo (determinato) di fare o di non fare, tale misura di coercizione indiretta è inammissibile nei procedimenti aventi ad oggetto l’adozione di provvedimenti ex art. 337 bis e ss. c.c. atteso che i “provvedimenti riguardo ai figli” che il Tribunale deve adottare ai sensi dell’art. 337 ter c.c., in relazione al regime di affidamento, alla regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, ed alla determinazione dei tempi e delle modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, non comportano alcuna statuizione di “condanna” a carico dell’uno o dell’altro genitore e, inoltre, la competenza ad accertare inadempimenti ai provvedimenti ex artt. 337 bis e ss. c.c. o comportamenti che comunque “arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento”  spetta  esclusivamente “al giudice del procedimento in corso” o al tribunale in composizione collegiale, e non certamente al giudice dell’esecuzione (in sede di eventuale opposizione a precetto ex art. 614 bis c.p.c.), come espressamente previsto dall’art. 709 ter c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 luglio 2018.




Giurisdizione e contratto di trasporto multimodale

Giurisdizione in materia contrattuale – Art. 5, punto 1, lett. b), secondo trattino, Reg. (CE) n. 44/2001 – Luoghi di prestazione del servizio di trasporto multimodale

Ai sensi dell’art. 5, punto 1, lett. b), secondo trattino, Reg. (CE) n. 44/2001, tanto il luogo di consegna quanto quello di spedizione della merce costituiscono luoghi di prestazione del servizio di trasporto multimodale. (Nelle sue conclusioni presentate il 10 aprile 2018, l’Avvocato Generale ha escluso la rilevanza dei luoghi di ricarico o di trasbordo della merce). (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 11 luglio 2018.




Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico e determinazione del credito restitutorio

Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico – Carenza di efficacia esecutiva – Sospensione dell'esecuzione ex art. 624 c.p.c.

E' privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, benchè stipulata per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell'importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 10 luglio 2018.




L’interventore autonomo è soggetto ai termini di decadenza stabiliti per il convenuto

Processo civile – Intervento autonomo – Soggezione ai termini decadenziali stabiliti per il convenuto – Affermazione

La domanda giudiziale (diversa da quella adesivo dipendente) svolta dal terzo intervenuto va assimilata alla domanda riconvenzionale, e ne subisce gli stessi termini decadenziali.
Il terzo interventore, quindi, potrà spiegare autonome domande solo entro il termine di costituzione del convenuto, che nel giudizio di primo grado avanti al tribunale è retto dal termine previsto dall’art. 167 cpc e davanti al GdP dall’udienza di cui all’art. 320 cpc. Neppure il giudice di pace, nel disporre un rinvio, ha la disponibilità dei suddetti termini. [Nella fattispecie, il Tribunale ha integralmente riformato la sentenza di primo grado - che aveva condannato l’appellante a risarcire il danno da inadempimento in relazione ad un contratto concluso non dall’originario attore, ma dal soggetto intervenuto successivamente alla prima udienza – rigettando le domande proposte dall’attore e dichiarando inammissibili quelle svolte dall’intervenuto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 06 luglio 2018.




Atto di precetto: indicazione dei criteri di quantificazione del credito, del procedimento logico-giuridico e del calcolo seguiti per determinare la somma precettata

Espropriazione forzata – Atto di precetto – Criteri di quantificazione del credito – Indicazione della somma domandata in base al titolo esecutivo e del procedimento logico-giuridico e del calcolo matematico seguiti per determinarla – Necessità – Esclusione

Per quanto attiene all'asserita indeterminatezza del credito e alla mancata indicazione dei criteri di quantificazione si evidenzia che non è necessario che tali elementi siano specificati nel precetto, ben potendo l'intimazione solo riportare la somma intimata.

L'intimazione di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo - contenuta nel precetto a norma dell'art. 480, comma 1, c.p.c. - non richiede, quale requisito formale a pena di nullità, oltre alla indicazione della somma domandata in base al titolo esecutivo, anche quella del procedimento logico-giuridico e del calcolo matematico seguiti per determinarla. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 06 luglio 2018.




Creditore assegnatario esonerato dal versamento della differenza prevista dall’art. 589 c.p.c.

Espropriazione forzata - Istanza di assegnazione - Offerta di pagamento di una somma pari alla differenza fra il credito e il prezzo

Il creditore procedente assegnatario di un bene immobile che vanti un credito per sorte capitale ed interessi di cui agli artt. 2855, commi 2 e 3, c.c. superiore al prezzo base d’asta può essere esonerato, laddove nella procedura non vi siano altri creditori privilegiati di cui all’art. 498 c.p.c., dal versamento della differenza tra il suo credito in linea capitale e il prezzo base, atteso che la finalità dell’art. 589, 2° comma, c.p.c. è quella di agevolare la proposizione di istanze di assegnazione evitando, nel contempo, al creditore di dover anticipare somme che gli verrebbero comunque restituite. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 06 luglio 2018.




Subentro del curatore nell’esecuzione, liquidazione e assegnazione delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il codice di rito – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Quando il Curatore sceglie di subentrare nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito, a mente dell’art. 107, comma 6, l.f. il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del codice di rito e ad assegnare il ricavato al fallimento, non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al giudice dell’esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare, ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art. 42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 05 luglio 2018.




La deduzione del giuramento decisorio in fase di appello e il legato di usufrutto in sostituzione di legittima

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per difetto del requisito della decisorietà – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per difetto di decisorietà – Inidoneità di eventuale risposta affermativa su circostanza deferita al giurante a consentire la decisione automatica di una o più domande giudiziali – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per introduzione per la prima volta di circostanze nuove – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per introduzione di circostanze implicanti estensione del thema decidendum oltre i limiti sui quali si era formato il contraddittorio processuale tra le parti – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per violazione dell’art. 2739 codice civile – Giuramento decisorio preordinato alla prova di fatti illeciti – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per deferimento del mezzo di prova su circostanze di fatto dimostrative della commissione sia di illecito penale sia di illecito amministrativo – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per deduzione a prova di un rapporto giuridico o di una situazione giuridica – Sussistenza

Successione – Testamentaria – Lascito di legato di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima ex art. 551 codice civile – Fattispecie

Successione – Testamentaria – Lascito di legato di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima – Facoltà di rinuncia al legato – Possibilità di rinunciare in modo espresso o per fatti concludenti – Tacita accettazione del legato di usufrutto in virtù di esercizio continuato del diritto di abitazione dell’immobile oggetto di legato successivamente alla pubblicazione del testamento – Sussistenza

Successione – Testamentaria – Lascito di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima – Tacita accettazione del legato di usufrutto dopo la pubblicazione del testamento – Mancato acquisto della qualità di erede ex art. 551, secondo comma, codice civile – Sussistenza

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo che le circostanze oggetto di deferimento, nel caso in cui si dimostrassero vere a seguito di risposta affermativa alla relativa domanda, non consentirebbero al giudice di decidere in modo automatico uno o più capi di una domanda giudiziale.

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo da dedurre a prova circostanze nuove, in quanto mai allegate e prospettate prima negli atti difensivi, così da estendere il thema decidendum oltre i limiti entro cui si è formato il contraddittorio processuale.

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo da dedurre a prova circostanze concretanti la commissione da parte del giurante di un fatto costituente reato, benché perseguibile a querela di parte, così come la commissione di un fatto costituente illecito amministrativo.

È inammissibile il giuramento decisorio allorché la domanda consista nella deduzione non già di un fatto storico, ma di un rapporto giuridico o di una situazione giuridica.

Il legittimario può rinunciare ad accettare il lascito testamentario di un usufrutto su bene immobile ricevuto a titolo di legato in sostituzione della quota c.d. legittima, sia in modo espresso che per fatti concludenti. Il legittimario cui è stato lasciato l’usufrutto di un bene immobile in sostituzione della c.d. legittima, qualora successivamente alla pubblicazione del testamento continui ad abitare l’immobile di cui ha ricevuto l’usufrutto, accetta tacitamente il relativo legato e perde conseguentemente il diritto di agire in giudizio con azione di riduzione per domandare il conseguimento della c.d. legittima.

Il legittimario che accetta, in modo espresso o tacito, l’usufrutto del bene immobile che gli è stato lasciato a titolo di legato in sostituzione della c.d. legittima, non può acquistare, ai sensi dell’art. 551, secondo comma, c.c., la qualità di erede, con la conseguenza ulteriore che il predetto soggetto non è legittimato processualmente ad esperire l’azione di petizione ereditaria. (Gianantonio Tassinari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 03 luglio 2018.




La sanatoria della nullità, anche nel processo amministrativo, deve essere ex tunc

Processo amministrativo - Vizi della notificazione - Previsione che la costituzione degli intimati sana la nullità della notificazione del ricorso, salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione - Sanatoria con efficacia ex nunc anziché ex tunc. - Illegittimità costituzionale -  Sussiste

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 44, comma 3, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), limitatamente alle parole «salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione» per violazione dei princìpi e dei criteri direttivi della legge delega che imponevano al legislatore delegato di adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, e di coordinarle con le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto espressive di princìpi generali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 26 giugno 2018.




Esecuzione nei confronti della P.A.: sulla riscossione dei crediti e dei termini da rispettare

Procedimento per ottenere il pagamento delle somme dall'Amministrazione pubblica debitrice - Obblighi di comunicazione del creditore - Esecuzione del pagamento entro sei mesi decorrenti dalla data in cui tali obblighi sono integralmente assolti - Preclusione per il creditore, in pendenza di tale termine, di agire in via esecutiva o di proporre ricorso per l'ottemperanza del provvedimento - Cumulabilità del predetto termine dilatorio con il termine di 120 gg. previsto dall'art. 14 decreto-legge n. 669/1996 - Esclusione - Natura speciale del regime introdotto dalla Legge cd. Pinto

Accesso alla tutela giurisdizionale - Condizioni - Giurisdizione cd. condizionata - Illegittimità costituzionale - Esclusione - Requisiti -  Legge n. 89 del 2001

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 5-sexies, commi 1, 4, 5, 7 e 11, della legge 24 marzo 2001, n. 89, in riferimento agli artt. 3, 24, 111, primo e secondo comma, 113, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione. Il termine di sei mesi, di cui al comma 5 della disposizione cit., non va ad «aggiungersi» al termine di 120 giorni già previsto in via generale, per tutti i crediti vantati nei confronti di un’amministrazione dello Stato, dall’art. 14 d.l. n. 669 del 1996. Il criterio interpretativo tra le due disposizioni non è «cumulabilità ma alternatività» alla luce del chiaro carattere di specialità del regime di riscossione dei crediti ex lege n. 89 del 2001, di cui all’art. 5-sexies della legge stessa. Un regime dichiaratamente riferito, ed innegabilmente conformato, alle peculiarità, e attuali dimensioni, del corrispondente debito dell’amministrazione e delle procedure attivate per la sua esecuzione, che hanno finito con l’ingenerare una sorta di contenzioso parallelo a quello delle liti presupposte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che la garanzia costituzionale della tutela giurisdizionale implichi necessariamente una relazione di immediatezza tra il sorgere del diritto (o dell’interesse legittimo) e tale tutela, essendo consentito al legislatore di imporre l’adempimento di oneri che, condizionando la proponibilità dell’azione, ne comportino il differimento, purché gli stessi siano giustificati da esigenze di ordine generale o da superiori finalità di giustizia». Nella specie, ciò che la normativa denunciata ha introdotto è solo l’onere, per i creditori di indennizzi ex lege n. 89 del 2001, di collaborare con l’amministrazione, attraverso una dichiarazione (che può essere presentata congiuntamente o pedissequamente alla notifica del decreto che costituisce il titolo) completa delle informazioni relative alla situazione creditoria, al fine di ottenerne il pagamento entro i sei mesi successivi, trascorso inutilmente i quali essi potranno agire in sede esecutiva. Si tratta, dunque, di un meccanismo procedimentale, non irragionevole, che non impedisce la tutela giurisdizionale, ma solo, appunto, la differisce (per un tempo non eccessivo) e la rende anzi eventuale, in coerenza con gli obiettivi generali di razionalizzazione e semplificazione dell’attività amministrativa. Nessun vulnus è, dunque, arrecato alla “pienezza ed effettività” dei crediti in questione. E ciò supera anche il residuo dubbio di violazione dei parametri costituzionali ed europei per tal profilo evocati in tema di «giusto processo». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 26 giugno 2018.




Contributo unificato e ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Spese di giustizia - Contributo unificato dovuto per la proposizione di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, per il quale è dovuto il contributo unificato introdotto dall’art. 37, comma: comma 6, lettera s, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio 2011, n. 111, che ha sostituito l’art. 13, comma 6-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)», mantiene peculiari caratteristiche che non impongono comunque l’allineamento della quantificazione di detto contributo a quello previsto per il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato, impingendo la menzionata quantificazione in scelte riservate al legislatore, in assenza di una soluzione costituzionalmente obbligata (ordinanza n. 164 del 2010, in tema di contributo unificato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 26 giugno 2018.




Il mancato esperimento della mediazione volontaria non comporta l’improcedibilità della domanda

Processo civile – Mediazione – Clausola contrattuale di mediazione – Mancato esperimento della mediazione – Eccezione del convenuto alla prima udienza – Assegnazione di termine per la presentazione della domanda di mediazione – Necessità – Sussiste

Poiché la previsione relativa alla mediazione obbligatoria per volontà delle parti non è stata oggetto diretto della declaratoria di illegittimità costituzionale pronunciata dalla Corte Cost., 6 dicembre 2012, n,272, qualora non risulti il tentativo esperito e a fronte di tempestiva eccezione sollevata dal convenuto, va assegnato alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 25 giugno 2018.




Domanda riconvenzionale del datore di lavoro e determinazione del foro competente

Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Competenza in materia di contratti individuali di lavoro – Articolo 20, paragrafo 2 – Datore di lavoro convenuto dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui è domiciliato – Domanda riconvenzionale del datore di lavoro – Determinazione del foro competente

L’articolo 20, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella oggetto del procedimento principale, esso conferisce al datore di lavoro il diritto di presentare, dinanzi al giudice regolarmente investito della domanda principale presentata da un lavoratore, una domanda riconvenzionale fondata su un contratto di cessione di credito, concluso tra il datore di lavoro e il titolare originario del credito, in data successiva alla proposizione di tale domanda principale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 21 giugno 2018.




La cancelleria ha l’obbligo di rilasciare copie degli atti del processo alle parti

Procedimento civile – Accesso delle parti agli atti del processo – Diritto di accesso – Sussiste – Diniego – Illegittimità – Comportamento gravemente colposo

In assenza di ragioni ostative, non può che rilevarsi il diritto della parte di un processo di conoscere, a mezzo di estrazione di copia autentica del verbale (che riveste natura di atto pubblico, come tale sottratto al regime di segretezza, salve ragioni di riservatezza, in questo caso palesemente non sussistenti, stante la qualità di parte in giudizio della richiedente), i provvedimenti e l’attività compiuta in udienza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Puglia 21 giugno 2018.




Se dopo il sequestro conservativo viene ad esistenza un titolo esecutivo per lo stesso credito, non si pronuncia sentenza sul merito

Procedimento cautelare – Sequestro conservativo sui beni del debitore – Ottenuto in pendenza del termine di opposizione a decreto ingiuntivo per lo stesso credito – Intervenuta esecutività del decreto ingiuntivo – Non luogo a pronunciare sentenza di merito

Nel giudizio di merito instaurato ex artt.669 octies e 669 nonies c.p.c., non vi è luogo a pronunciare una sentenza di condanna sul merito della pretesa creditoria qualora, nel frattempo, sia venuto ad esistenza un titolo esecutivo irrevocabile. Diversamente, si avrebbe una inammissibile duplicazione di titoli esecutivi. [Nella fattispecie, il creditore, in pendenza del termine per l’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto contro il debitore, nel timore di perdere la garanzia del credito aveva ottenuto un sequestro conservativo sui suoi beni, attivando successivamente il giudizio di merito a cognizione piena sulla sussistenza del proprio credito.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 20 giugno 2018.




Nullità della fideiussione con clausole frutto di intese restrittive della concorrenza e competenza del tribunale delle imprese

Fideiussione – Clausole frutto di intese restrittive della concorrenza – Nullità – Fatto estintivo o modificativo sopravvenuto – Esclusione

Fideiussione – Clausole frutto di intese restrittive della concorrenza – Nullità – Competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Il recente intervento della Corte di Cassazione in relazione ai contratti di fideiussione contenenti clausole frutto di intese restrittive della concorrenza (e, conseguentemente, invalidi per violazione della l. 287 del 1990) non costituisce un fatto estintivo o modificativo sopravvenuto alla formazione del titolo esecutivo giudiziale che possa essere dedotto a sostegno della opposizione all’esecuzione, in quanto il citato intervento della Corte ha valenza meramente ricognitiva del principio di diritto ivi statuito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La questione della nullità del contratto di fideiussione contenente clausole frutto di intese restrittive della concorrenza in violazione della l. 287 del 1990 è di competenza della sezione specializzata in materia di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 19 giugno 2018.




Opponibilità all'aggiudicatario del contratto di locazione ultranovennale, registrato e trascritto, prima del pignoramento, ma successivo all'iscrizione dell'ipoteca

Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Ordinanza di trasferimento con provvedimento di rilascio ex art. 560 c.p.c. da parte del terzo conduttore dei beni oggetto di esecuzione

Il contratto di locazione ultranovennale, registrato e trascritto, prima del pignoramento, ma successivo all'iscrizione dell'ipoteca, sugli stessi beni oggetto di esecuzione, è opponibile al terzo aggiudicatario. (Domenico Di Stasi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 14 giugno 2018.




Sospensione parziale del titolo esecutivo ed accantonamento obbligatorio

Espropriazione forzata – Sospensione totale o parziale del titolo esecutivo giudiziale – Distribuzione del ricavato – Sospensione ex art. 623 c.p.c. – Accantonamento

La norma contenuta nell’art. 510 c.p.c. (la quale prevede l’accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore) ha natura eccezionale perchè deroga al principio generale secondo il quale possono soddisfarsi sul ricavato solo i creditori muniti di titolo esecutivo o il cui credito sia riconosciuto dal creditore.

Detta norma non è dunque applicabile in via analogica all’ipotesi in cui l’efficacia del titolo esecutivo giudiziale sia stata successivamente anche solo parzialmente sospesa, dovendosi in tal caso applicare l’art. 623 c.p.c. che impone al giudice, senza alcun potere di sindacato, di sospendere l’esecuzione o la distribuzione del ricavato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 13 giugno 2018.




La difesa nel merito del convenuto sana la tardiva iscrizione della causa a ruolo

Processo civile – Tardiva iscrizione a ruolo – Difesa del convenuto nel merito – Cancellazione della causa dal ruolo – Esclusione

La tardiva iscrizione della causa non comporta la sua cancellazione dal ruolo quando le parti, pur costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo, regolarizzando in tal modo l’instaurazione del rapporto processuale.

[Nel caso di specie, il convenuto si era costituito in giudizio eccependo la tardiva iscrizione della causa a ruolo ma difendendosi anche nel merito.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 13 giugno 2018.




Ogni nuova costituzione dinanzi a un nuovo giudice può essere fatta anche in forma cartacea

PCT – Riassunzione – In forma cartacea – Ammissibilità

Ogni nuova costituzione dinanzi a un nuovo giudice, a prescindere se fatta per avviare ex novo un processo o per proseguirne uno da giudice incompetente, può, ai sensi della normativa sul PCT, essere fatta anche in forma cartacea, non essendo, a quei fini, atto endoprocessuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo 12 giugno 2018.




La nullità della procura alle liti può essere sanata nelle more del giudizio

Procedimento amministrativo - Procura alle liti - Sanatoria

[Nel caso di specie, il collegio ha assegnato assegnato alla ricorrente un termine perentorio per la regolarizzazione della procura, in applicazione dell’art. 182, comma 2, c.p.c., applicabile anche nel processo amministrativo ai sensi dell’art. 39 c.p.a. (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, Sez. IV, 5 aprile 2016, n.1331; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 29 settembre 2017, n. 1886; T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 5 agosto 2016, n. 2098; T.A.R. Lombardia, Brescia Sez. I, 7 gennaio 2015, n. 1;T.A.R. Piemonte, sez. II, 19 dicembre 2014, n. 2052). Nel rispetto del termine assegnato, parte ricorrente ha depositato in giudizio una nuova procura speciale alle liti, rilasciata dal legale rappresentate nonché amministratore unico della cooperativa, contenente tutti gli elementi necessari ai fini della verifica dei poteri rappresentativi del delegante e a individuare l’effettivo oggetto della procura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) T.A.R. Bolzano 11 giugno 2018.




Limiti all'impignorabilità della strumentazione dell'artista

Limite alla pignorabilità dei beni art. 515, comma 3, c.p.c. - Rapporto tra dotazione di capitale e valore del lavoro - Strumentazione dell’artista - Illegittimo il pignoramento nella misura che oltrepassa i limiti del quinto dei beni pignorati - Spese legali compensate per “novità della questione”

Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati nei limiti di un quinto, salvo il caso in cui risulti una prevalenza del capitale investito sul lavoro, prevalenza che non può essere determinata in astratto ma tenendo conto della qualità del lavoro.

Il lavoro artistico, svolto a livelli elevati non può, infatti, essere considerato economicamente equivalente a quello del lavoro fungibile e non qualificato applicato a mansioni ripetitive e standardizzate, con la conseguenza che una data strumentazione può considerarsi capitale rispetto ad un lavoro fungibile e ripetitivo, mentre la medesima strumentazione non può considerarsi capitale prevalente quando ad utilizzarla è un affermato artista. (Paolo Feroci) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa 05 giugno 2018.




Pignoramento di beni strumentali dell’artista: la prevalenza del capitale va rapportata al superiore valore dell’attività intellettuale

Esecuzione forzata – Pignoramento – Di beni strumentali per l’attività lavorativa – Accertamento del superamento del limite del quinto – Valutazione dei beni pignorati in rapporto all’attività – Professione artistica dell’esecutato – Valore superiore a quella del lavoro fungibile – Affermazione

Per quanto riguarda un artista, il rapporto tra dotazione di capitale e valore dell’attività personalmente prestata deve essere riguardato senza conferire all’opera dell’uomo un valore “fungibile” e pregiudizialmente dozzinale. Il valore economico del lavoro artistico svolto ad elevati livelli non può essere considerato economicamente equivalente a quello del lavoro fungibile e non qualificato applicato a mansioni ripetitive e standardizzate.

[In applicazione di tale principio, il Tribunale, riconoscendo evidenti e notevoli qualità artistiche nell’esecutato, ha ritenuto il valore della sua opera superare di gran lunga quello dei beni a lui pignorati, così dichiarando illegittimo il pignoramento eseguito nella misura eccedente i limiti del quinto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa 05 giugno 2018.




Cause riunite o trattate unitariamente: il fallimento di una delle parti non ha effetti interruttivi per le altre

Processo civile – Cause connesse – Riunione dei procedimenti o trattazione unitaria – Fallimento di una delle parti – Interruzione dell’intero processo – Esclusione – Necessità di separazione del processo interrotto dagli altri – Esclusione

Nel caso di trattazione unitaria o di riunione di più procedimenti relativi a cause connesse e scindibili, che comporta di regola un litisconsorzio facoltativo tra le parti dei singoli procedimenti confluiti in un unico processo, l’evento interruttivo relativo a una delle parti di una o più delle cause connesse opera, di regola, solo in riferimento al procedimento (o ai procedimenti) di cui è parte il soggetto colpito dall’evento, nel qual caso non è necessaria o automatica la contestuale separazione del processo interrotto dagli altri riuniti o trattati unitariamente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 04 giugno 2018.




Convenzione di negoziazione assistita: non ammissibile in caso di divorzio cd. diretto, in virtù dell’applicazione della legge straniera

Convenzione di negoziazione assistita – Applicabilità della legge straniera che consente il divorzio cd. diretto – Ammissibilità – Esclusione

L’art. 6 comma I del d.l. n. 132 del 2014 delimita i casi che consentono il ricorso alla convenzione di negoziazione assistita, in particolare circoscrivendola alle ipotesi di divorzio “di cui all’art. 3, primo comma, numero 2), lettera b), della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni” , quanto a dire alle fattispecie in cui “è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale”. Di conseguenza, non possono essere oggetto di accordi di negoziazione assistita tutti gli altri casi di scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio contemplati dall’art. 3 della legge 898/1970. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 01 giugno 2018.




Corte Costituzionale: Pignoramento presso terzi dell'agente della riscossione, ammesse le opposizioni all'esecuzione

Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa

La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Regolamento n. 1215 del 2012 e domande riconvenzionali

Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale – Competenze speciali – Articolo 8, punto 3 – Domanda riconvenzionale derivante o non derivante dal contratto o dal fatto su cui si fonda la domanda principale

L’articolo 8, punto 3, del regolamento (UE) n. 1215/2012 deve essere interpretato nel senso che esso si applica, in via non esclusiva, nell’ambito di una situazione in cui un’autorità giurisdizionale competente a conoscere di un’asserita violazione dei diritti della personalità del ricorrente per il motivo che sono state effettuate foto e riprese video a sua insaputa, è adita in via riconvenzionale da parte del convenuto con una domanda di risarcimento del danno a titolo di responsabilità del ricorrente per illeciti civili dolosi o colposi, segnatamente per i limiti posti alla sua creazione intellettuale oggetto della domanda principale, qualora l’esame della domanda riconvenzionale richieda la valutazione da parte della suddetta autorità giurisdizionale della liceità dei fatti posti dal ricorrente a fondamento delle sue pretese. (È proprio in un intento di buona amministrazione della giustizia che il foro speciale in materia di domanda riconvenzionale consente alle parti di ottenere una pronuncia, nell’ambito dello stesso procedimento e dinanzi allo stesso giudice, su tutte le loro pretese reciproche che abbiano un’origine comune. In tal modo si evitano procedimenti superflui e molteplici. Conformemente a tale obiettivo, in una situazione in cui un giudice è investito di una o più pretese fatte valere in via riconvenzionale, spetta al medesimo valutare in che misura tali pretese presentino un’origine comune con la domanda principale, di modo che esse rientrino nell’ambito di applicazione dell’articolo 8, punto 3, del regolamento n. 1215/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 31 maggio 2018.





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