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Processo civile - Merito, le ultime 10 novitą
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Effetti del deposito della domanda di concordato sull’aggiudicazione del bene in sede esecutiva

Concordato preventivo – Procedura esecutiva pendente – Aggiudicazione del bene pignorato anteriore alla domanda di concordato – Diritto dell’aggiudicatario al trasferimento del bene – Pronuncia del decreto di trasferimento da parte del Giudice dell’esecuzione

L’aggiudicazione del bene pignorato non è superata dal successivo deposito della domanda di concordato preventivo e, pertanto, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c. l’aggiudicatario ha diritto alla pronuncia del decreto di trasferimento in suo favore, una volta versato il saldo prezzo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 08 maggio 2019.




Contratti pubblici di rilevanza comunitaria stipulati in data anteriore al d.lgs. 163/2006 e competenza del tribunale delle imprese

Contratti pubblici di rilevanza comunitaria – Competenza del tribunale delle imprese – Contratti stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163

Sono da qualificarsi contratti pubblici di rilevanza comunitaria, e le relative controversie sono di competenza del tribunale delle imprese anche se stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, i contratti rientranti nelle classi di valore di cui alla disciplina (anteriore) varata in attuazione delle direttive 93/36/CEE (relativa alle forniture nei settori ordinari), 93/37/CEE (relativa ai lavori nei settori ordinari) e 93/38/CE (relativa alle procedure di aggiudicazione nei c.d. settori esclusi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 27 maggio 2019.




Clausola di competenza asimmetrica e foro esclusivo per le sole controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti

Eccezione di incompetenza – Clausola asimmetrica

La clausola di competenza asimmetrica viene in rilievo nel caso in cui  il foro esclusivo operi solo per le controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti, ma non per quelle avviate dalla banca.

Nel caso in cui in un contratto di mutuo sia inserita la clausola secondo la quale per ogni controversia è competente in via esclusiva il tribunale nella cui giurisdizione ha sede legale la banca, detta pattuizione comporta l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori previsti dalla legge.

Detta clausola quindi non può essere qualificata “asimmetrica” perché è previsto come foro esclusivo quello in cui ha sede legale la banca ed altresì non è stata pattuita la facoltà di introdurre la lite dinnanzi al giudice che sarebbe competente secondo i criteri ordinari. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 28 maggio 2019.




Facoltà del curatore di sciogliersi dal preliminare ed effetti della trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c.

Fallimento – Domanda di esecuzione in forma specifica – Domanda proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore – Effetti della trascrizione

Le sezioni unite civili della Corte di cassazione, con sentenza n. 18131 del 16 settembre 2015, hanno ribadito il precedente orientamento espresso nel 2004, affermando - ancora una volta - che il curatore, in ipotesi di domanda di esecuzione in forma specifica proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore e riassunta nei confronti del curatore, mantiene senza dubbio la titolarità del potere di scioglimento dal contratto sulla base di quanto gli riconosce la l. fall., articolo 72, ma l'esercizio di tale diritto da parte del curatore non è opponibile nei confronti di quell'attore promissario acquirente che abbia trascritto la domanda prima del fallimento.

Ciò vuol dire che la domanda ex articolo 2932 c.c., ancorché trascritta prima della iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese, non impedisce al curatore di recedere dal contratto preliminare, ma gli impedisce, piuttosto, di recedere con effetti nei confronti del promissario acquirente che una tale domanda ha proposto, sempre che – naturalmente – la domanda sia stata accolta e la relativa sentenza, a sua volta, trascritta. Il che si coniuga con l'effetto prenotativo che attua la trascrizione della domanda ex articolo 2652 c.c., n. 2, il cui meccanismo pubblicitario si articola in due momenti: quello iniziale, costituito dalla trascrizione della domanda giudiziale, e quello finale, rappresentato dalla trascrizione della sentenza di accoglimento.

In conclusione, il giudice può senz'altro accogliere la domanda pur a fronte della scelta del curatore di recedere dal contratto con una sentenza che, a norma dell'articolo 2652 c.c., n. 2, se trascritta, retroagisce alla trascrizione della domanda stessa e sottrae, in modo opponibile al curatore, il bene dalla massa attiva del fallimento. Diversamente, se la domanda trascritta non viene accolta, l'effetto prenotativo della trascrizione della domanda cessa, con la conseguente opponibilità all'attore della sentenza dichiarativa di fallimento rendendo, in tal modo, efficace, nei suoi confronti, la scelta del curatore di sciogliersi dal rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Bari 28 maggio 2019.




L’istanza ex art. 492 bis C.P.C. non può essere accolta se il precetto è già perento

Esecuzione forzata - Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare - Efficacia del precetto

L’istanza ex art. 492 bis C.P.C. non può essere accolta se il precetto è già perento. (Elena Clemente) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 21 maggio 2019.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare  il perfezionamento di una fattispecie  a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario.

L’accreditamento delle somme non è però sufficiente a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica  una  necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione.

Costituisce contratto di mutuo condizionato quel contratto in cui, pur dichiarando il mutuatario di ricevere la somma mutuata e rilasciando ampia e liberatoria quietanza, la stessa somma mutuata viene riconsegnata alla banca perché venga costituita in deposito cauzionale infruttifero costituito presso l’istituto bancario e quindi svincolata decorso il termine fissato e previa produzione da parte dei mutuatari della documentazione attestante l’adempimento delle obbligazioni assunte con riferimento alla iscrizione ipotecaria sugli immobili individuati e il grado della stessa, evincendosi una assenza di disponibilità della intera  somma  in capo al mutuatario nell’immediatezza della conclusione del contratto.

Costituisce valido titolo esecutivo autonomo quello che deve integrarsi, per le statuizioni accessorie, con i documenti richiamati nel titolo o con atti ad esso esterni, salvo che non sia richiesta una specifica attività di accertamento ovvero vi sia il riferimento ad obbligazioni per crediti diversi o a pattuizioni contenute in autonomo patto aggiunto. L’obbligo, pattuito nel contratto di mutuo, di fornire documentazione aggiuntiva pena la risoluzione del contratto implica una positiva attività di accertamento, in assenza della quale il mutuatario mai entrerà nella disponibilità della somma stessa. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 16 maggio 2019.




Inammissibile il ricorso cautelare privo di indicazione della futura domanda di merito

Procedimenti speciali – Procedimenti d’urgenza – Funzione strumentale – Necessità di indicazione della futura domanda di merito – Sussiste – Omessa indicazione – Inammissibilità insanabile del ricorso – Affermazione

La funzione strumentale dei provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. si realizza di regola attribuendo al provvedimento cautelare la c.d. portata interinale, caratterizzata dall’anticipazione degli effetti propri del provvedimento di cui vuole assicurare la fruttuosità.

Il ricorso ante causam deve pertanto contenere indicazioni sufficienti sulla futura domanda di merito a cautela della quale è richiesta la tutela. Il ricorso cautelare che non individui compiutamente il contenuto dell’instauranda azione di merito deve ritenersi inammissibile ed insuscettibile di sanatoria ai sensi dell’art. 164 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 15 ottobre 2018.




Efficacia di giudicato del rendiconto in ordine ai relativi rapporti di natura sostanziale

Rendiconto – Giudizio – Presupposti – Rapporto di natura sostanziale – Efficacia di giudicato

Il giudizio di rendimento del conto, fondandosi sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività in quanto influente nella sfera di interessi patrimoniali altrui, deve ricollegarsi all'esistenza di un rapporto di natura sostanziale. Pertanto, se il giudizio si sviluppa su tale rapporto, l’atto con cui questo viene definitivamente accertato (nel caso di specie una sentenza passata in giudicato), è idoneo ad acquisire efficacia di giudicato sul modo di essere della situazione sostanziale inerente all'obbligo di rendiconto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritento definitivamente accertata, con l’efficacia propria del giudicato, l’esistenza di spese non documentate e il corrispondente credito, di natura risarcitoria, vantato dalla società nei confronti del liquidatore inadempiente. Tale credito, ha affermato il Tribunale, risulta, infatti, implicito nel risultato del rendimento del conto, che non può avere ad oggetto soltanto obblighi formali, ma attiene al risultato di una gestione di affari che si concretizza in un credito di una parte a favore dell’altra, come può desumersi anche dal potere affidato al giudice di disporre immediatamente il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto, anche in caso di mancata accettazione (art. 264 comma 2 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 aprile 2019.




Nullità del decreto ingiuntivo richiesto con ricorso successivo alla domanda di accertamento negativo del credito

Procedimento monitorio – Domanda di accertamento negativo del credito ingiunto – Rapporto di continenza – Sussiste – Prevenzione – Determinata dal deposito del ricorso monitorio – Affermazione – Nullità del decreto richiesto dopo la proposizione dell’accertamento negativo del credito – Sussiste

Qualora il decreto ingiuntivo sia stato notificato successivamente alla proposizione in via ordinaria di una domanda che si ponga in relazione di continenza con quella formulata in via monitoria, il Giudice dell’opposizione è tenuto ad annullare l’ingiunzione ed a rimettere le parti davanti al giudice della causa preveniente e non può, invece, mantenendo in vita il decreto, procedere nella cognizione dell’opposizione, oppure sospenderla ex art. 295 c.p.c., in attesa della decisione dell’altra controversia.

Gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione retroagiscono al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla.

La continenza di cause sussiste anche quando in uno dei due giudizi siano presenti anche uno o più soggetti  diversi, laddove, come nel caso di specie, sussista identità di titolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 23 gennaio 2019.




Apposizione dei sigilli ex art. 752 ss. c.p.c.: natura di volontaria giurisdizione con finalità lato sensu cautelari

Procedimento di apposizione dei sigilli – Ambito di applicazione – Situazioni in cui vi è contrasto tra eredi – Ammissibilità

Procedimento di apposizione dei sigilli – Natura e presupposti – Ambito di valutazione del giudice

Procedimento di apposizione dei sigilli – Natura – Atto c.d. “a sorpresa” – Esclusione della necessità di preventiva instaurazione del contraddittorio – Legittimità della notifica del ricorso e del provvedimento al momento dell’esecuzione del provvedimento

Procedimento di apposizione dei sigilli – Ordine alle banche di non consentire prelievi da conti o depositi intestati al de cuius – Legittimità

Il procedimento di apposizione dei sigilli ex artt. 752 ss. c.p.c. può essere esperito non solo nel caso di situazioni di carenza di amministrazione del patrimonio ereditario, ma anche in presenza di fattispecie di carattere anche o essenzialmente contenzioso.

Il procedimento di apposizione dei sigilli ex art. 752 ss. c.p.c. è di volontaria giurisdizione e ha finalità lato sensu cautelari; l’istante deve dimostrare non solo la propria legittimazione ma anche la sussistenza delle circostanze che la legge richiede per la proponibilità del ricorso e quindi il giudice ha l'obbligo di accertare, ancorché con cognizione sommaria, che si sia aperta una successione, che appaia probabile l'esistenza del diritto a richiedere la conservazione del patrimonio ereditario e che sussista un effettivo pericolo di sottrazione o dispersione dei beni.

L’apposizione dei sigilli ha finalità latamente cautelare e partecipa alla categoria dei c.d. “atti a sorpresa”, laddove la mancanza di preavviso è coessenziale alla finalità stessa del provvedimento che è quella di cogliere e fotografare la situazione così come in origine prima di qualsiasi mutamento qualitativo o quantitativo; ne consegue che non è necessaria l’instaurazione del contraddittorio prima dell’emissione del decreto che ordina l’apposizione dei sigilli e che deve ritenersi legittimo il provvedimento emesso inaudita altera parte e notificato unitamente al ricorso il giorno stesso in cui ne viene data attuazione e antecedentemente alla stessa.

È legittimo l’ordine alle banche di non consentire prelievi da conti o depositi riferibili al defunto in epoca prossima all’apertura della successione contenuto in un decreto che ordina l’apposizione dei sigilli ai beni ereditari, in quanto tale provvedimento risponde all’esigenza ricognitiva di individuare i beni che compongono l’asse ereditario sottesa al procedimento disciplinato dagli artt. 752 e ss. c.p.c. e non implica alcuna decisione sulla spettanza delle giacenze bancarie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 19 marzo 2019.



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