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Processo civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Condanna dell’aggiudicatario inadempiente: opposizione e istanza di revoca

Esecuzione forzata – Opposizione agli atti esecutivi – Istanza di revoca – Inadempienza dell’aggiudicatario – Decreto di condanna dell’aggiudicatario inadempiente

E’ inammissibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c. come anche l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c. avverso il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c., poiché quest’ultimo viene emesso in seno alla procedura esecutiva, ma non costituisce atto del procedimento, perché è destinato ad operare “fuori” di esso, come titolo esecutivo, e dunque impugnabile autonomamente ex art. 615, I comma, c.p.c..

Il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. non può essere impugnato con opposizione ex art. 617 c.p.c. né con istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., poiché proposti dopo il provvedimento di estinzione della procedura esecutiva, allorquando il Giudice dell’Esecuzione ha cessato la sua funzione con riferimento al procedimento definito.
In tale prospettiva sia l’opposizione ex art. 617 c.p.c. che l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., sono inammissibili.

Il termine per l’emissione del decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. deve ritenersi coincidente con la predisposizione del progetto di distribuzione finale.
Da ciò consegue che: a) Il risarcimento del danno a carico dell’aggiudicatario è una conseguenza “automatica” del provvedimento di decadenza ove si verifichino i presupposti di cui all’art. 587 c.p.c., da accertare nel prosieguo dell’attività liquidatoria; b) il relativo importo, proprio perché certo e determinabile aritmeticamente in presenza dei presupposti, fa parte della massa attiva, ai sensi dell’art. 509 c.p.c., costituendo un credito “pro solvendo” da assegnare ai creditori insoddisfatti; c) il decreto ex art. 177 disp. att. c.p.c. è il titolo esecutivo che consegue al provvedimento di decadenza perché non può che essere emesso successivamente, in fase di distribuzione, per motivazioni logiche prima che giuridiche. (Marco Lezzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 15 aprile 2021.




Invalidità della clausola di indicizzazione al cambio tra monete per mancanza di meritevolezza ex art. 1322 comma 2° c.c.

Contratto di finanziamento (leasing) – Clausola di indicizzazione al cambio tra monete – Natura di contratto autonomo atipico ed aleatorio – Valutazione meritevolezza ex art. 1322 comma 2° c.c.. – Invalidità per indeterminatezza aleatorietà squilibrio contrattuale

Spese di lite – Risultato della C.T.U. – Principio della soccombenza

La clausola di indicizzazione al cambio tra monete, quando inserita in un contratto di finanziamento (leasing) regolato in Euro, mostra natura di contratto / clausola avente causa autonoma, non rappresentando un elemento naturale del negozio giuridico (oggi tipizzato) e nemmeno necessario al buon funzionamento dello stesso.

In ragione dell’autonomia, atipicità ed aleatorietà di tale clausola / contratto, la causa di questa rimane soggetta alla valutazione di meritevolezza da parte del Giudice ex art. 1322 comma 2° c.c..

Tale valutazione non si esaurisce nella mera constatazione della liceità del contratto, o dell’oggetto di questo, dovendosi, invece, concretizzarsi nell’esame del risultato perseguito tramite lo stesso, similmente a quanto avviene opinando ex art. 1418 c.c..

La meritevolezza di causa della clausola di indicizzazione manca, quando questa risulti connotata da indeterminatezza, aleatorietà, squilibrio assoluto tra le prestazioni richieste ai contraenti. Di qui la constatazione dell’invalidità / inefficacia della stessa.

Il principio in forza del quale le spese di lite vanno poste a carico della parte soccombente non trova deroga nemmeno nel caso in cui il Giudice si discosti dalla valutazione operata dal C.T.U. in ordine ai fatti di causa. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste 15 aprile 2021.




Concordato Preventivo e delega al singolo giudice dell'udienza fissata per l'audizione del debitore ai fini della dichiarazione di inammissibilità del concordato

Fallimento e Concordato Preventivo – Udienza per la dichiarazione di inammissibilità del Concordato Preventivo e la dichiarazione di Fallimento – Celebrazione davanti al Giudice delegato e non davanti al Collegio – Legittimità – Condizioni – Concordato Preventivo – Relazione dell'attestatore – Modifica di relazione negativa con successiva relazione di altro attestatore – Inammissibilità

Pur non essendo espressamente previsto, dall'art. 162, comma 2, l. fall., che l'udienza fissata per l'audizione del debitore, ai fini della dichiarazione di inammissibilità del concordato preventivo e l'eventuale dichiarazione di fallimento, possa essere delegata dal Tribunale fallimentare ad un singolo giudice, tale facoltà si desume dai principi generali, sia in tema di rito ordinario che di rito camerale. Ciò non comporta alcun vizio di costituzione del giudice, essendo comunque la decisione riservata al Tribunale in composizione collegiale.
La relazione negativa del professionista attestatore, ai fini della domanda di concordato preventivo, non può essere modificata da una successiva relazione che si esprima in senso positivo, in assenza di modifiche della proposta concordataria. (Fonte: Sito ufficiale della Procura generale presso la Corte di Cassazione)
Procura Generale della Cassazione 14 febbraio 2020.




Controversia tra impresa petrolifera e gestore di impianto distribuzione carburanti: il giudice competente

Competenza per materia - Controversia tra impresa petrolifera e gestore impianto distribuzione carburanti - Gestore persona fisica con un dipendente - Parasubordinazione - Giudice del lavoro

Il rapporto tra il proprietario e il gestore di un impianto di distribuzione di carburanti che tragga origine da contratti distinti di comodato d’uso e di somministrazione, collegati tra loro e contrassegnati da un’unica causa, presenta elementi della c.d. parasubordinazione quando l’impianto sia gestito personalmente dal gestore, con la collaborazione di un solo dipendente, con la conseguenza che le relative controversie appartengono alla competenza del Giudice del Lavoro del luogo del domicilio del gestore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria 30 marzo 2021.




Contratto di distribuzione ed eccezione di difetto di giurisdizione

Procedimento cautelare - Eccezione di incompetenza giurisdizionale - Fattispecie

Nel caso di specie, l’eccezione di incompetenza giurisdizionale della domanda cautelare è stata affermata sulla base:
-della clausola contrattuale la quale  prevedeva “In the event of any dispute relating to this contract, the court of justice Velbert (West Germany) will exclusively be competent. This contract is to be interpreted under German Law;
-della pendenza davanti all’autorità giudiziaria tedesca del giudizio di accertamento negativo promosso con citazione depositata il 4 maggio 2020, dunque data anteriore a quella di instaurazione della causa di merito davanti al tribunale di Bologna ad opera di J. (artt. 29 e ss., regolamento UE n. 1215/2012, di cui si richiama particolare l’art. 32, par. 1, lett. a). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 13 gennaio 2021.




Opposizione a decreto ingiuntivo, conseguenze dell’adesione alla eccezione di incompetenza per territorio sollevata dall’opponente

Opposizione a decreto ingiuntivo – Eccezione di incompetenza per territorio – Adesione dell’opposto – Conseguenze

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’adesione del creditore opposto alla eccezione di incompetenza per territorio sollevata dall’opponente comporta, in applicazione dell’art. 38, comma 2, c.p.c., la cancellazione della causa dal ruolo e la revoca del decreto, mentre, la questione delle spese processuali dovrà essere rimessa al giudice dalle parti indicato come competentedavanti al quale sarà riassunta la causa, al quale spetta la decisione sul merito della controversia e la regolazione delle spese processuali in relazione all’esito complessivo della lite e all’intero svolgimento delle vicende processuali, comprese le attività svolte dalle parti davanti al giudice incompetente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 25 marzo 2021.




Covid-19, opposizione all’esecuzione e fissazione di udienza al 15 luglio 2021

Covid-19 - Opposizione all’esecuzione - Fissazione di udienza al 15 luglio 2021 in presenza delle parti salva l’ipotesi di proroga delle disposizioni di all’art. 241, comma 4, d.l. n. 34/2020convertito con l. n. 77/2020

Covid-19 - Opposizione all’esecuzione Tribunale Bologna 18 marzo 2021.




Covid-19, opposizione a decreto ingiuntivo e fissazione della prima udienza cartolare al 15 aprile 2021

Covid-19 – Opposizione a decreto ingiuntivo – Prima udienza – Trattazione scritta – Convenuto non costituito – Istanza di visibilità – Deposito di note scritte – Termini sfalsati anteriori all’udienza

Covid-19 – Opposizione a decreto ingiuntivo – Prima udienza Tribunale Bologna 15 marzo 2021.




Finalità del sequestro giudiziario e caratteristiche del negozio di sottoscrizione delle azioni

Sequestro giudiziario - Finalità - Periculum in mora - Sottoscrizione di azioni - Natura del negozio - Deliberazione di aumento di capitale come una proposta e sottoscrizione del socio o del terzo come una accettazione

Le finalità per cui l’Ordinamento prevede l’autorizzazione al “sequestro giudiziario di beni” previsto dall’art. 670 n. 1 c.p.c., devono essere individuate, nell’assicurare la fruttuosità ed utilità pratica dell’esecuzione coattiva di un futuro provvedimento decisorio, mediante la consegna od il rilascio di quegli stessi beni sui quali è stato autorizzato e posto il vincolo.

Qualora si controverta sulla restituzione di una cosa da altrui detenuta, il sequestro giudiziario può essere concesso se, in relazione al fumus boni iuris, sussista la possibilità di accoglimento della pretesa di chi ha chiesto la misura cautelare.

La sottoscrizione di azioni è un negozio di natura “consensuale”, che si perfeziona con lo scambio del consenso fra il socio sottoscrittore o il terzo e la società, per il tramite dell’organo amministrativo, tant’è che la deliberazione di aumento di capitale può configurarsi come una proposta e la sottoscrizione del socio o del terzo come una accettazione, secondo il classico schema del contratto di natura consensuale; a seguito della sottoscrizione sorge poi l’obbligo di conferimento verso la società.

Nel “sequestro giudiziario di beni” previsto dall’art. 670 n. 1 c.p.c., il requisito del periculum in mora va inteso nel senso dell’opportunità di provvedere alla custodia o gestione temporanea dei beni in questione, circostanza che ricorre quando lo stato di fatto esistente in pendenza del giudizio comporti anche la possibilità che si determino situazioni tali da pregiudicare l’attuazione del diritto controverso senza che possa diversamente rilevare la mera capacità di gestione dei beni della parte che li possiede. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 23 novembre 2020.




Il periculum in mora nei provvedimenti ex art. 700 c.p.c.

Provvedimenti cautelari - Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Requisiti

Il ricorso inammissibile per motivi di rito od anche infondato per difetto dei requisiti del fumus boni iuris e/o del periculum in mora ben può essere diC.to inammissibile o rigettato de plano con decreto inaudita altera parte, anche senza l’instaurazione del contraddittorio, per ragioni di economia processuale e/o per scoraggiare pratiche defatigatorie ad abusive della tutela cautelare ed anche per la mancanza di effetti preclusivi di una tale pronuncia nonché per la libera riproponibilità del ricorso cautelare.

Con riguardo al requisito del periculum in mora l’art. 700 c.p.c. richiede l’irreparabilità ed imminenza del pregiudizio. In particolare, ai fini dell’emissione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. si rende necessaria una valutazione caso per caso della sussistenza del ‘periculum in mora’, ossia di quel pregiudizio irreparabile a cui non sia possibile porre integrale rimedio con gli ordinari strumenti processuali esistenti.

In considerazione del fatto che i rimedi cautelari d’urgenza comportano l’adozione di provvedimenti invasivi della sfera giuridica della controparte all’esito di una cognizione meramente sommaria, il disposto dell’art. 700 c.p.c. consente l’anticipazione totale o parziale della tutela conseguibile all’esito di un ordinario giudizio di merito solo nelle ipotesi in cui la durata del processo ordinario potrebbe andare a detrimento della situazione giuridica soggettiva azionata, per essere questa esposta al pericolo di un pregiudizio che, oltre che grave ed imminente, sia, altresì, irreparabile.

In particolare, non può ritenersi sussistente il requisito del periculum in mora richiesto per la proposizione del procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., quando per l’inattività del ricorrente sia decorso un periodo di tempo pari alla normale durata dell’azione esperita in via ordinaria, senza che venga allegata la sopravvenienza di fatti nuovi che abbiano determinato un diverso pregiudizio imminente ed irreparabile, nel senso di pregiudizio che minaccia di determinare una lesione irreversibile alla realizzazione del diritto azionato.

In ogni caso, la ricorrenza del requisito del periculum in mora, che, secondo il dettato dell’art. 700 c.p.c., deve ricorrere in aggiunta a quello del fumus boni iuris, va esclusa allorquando la parte abbia fatto trascorrere un apprezzabile lasso di tempo tra il fatto lesivo del suo diritto e la proposizione del ricorso. In altre parole, premesso che, ai fini dell’accertamento del periculum in mora occorre analizzare puntualmente la situazione di fatto, al fine di accertare se effettivamente si giustifica l’adozione, alla stregua di una cognizione comunque sommaria, di un provvedimento invasivo e a sua volta potenzialmente lesivo delle ragioni di chi lo subisce, quel presupposto va escluso allorché tra il verificarsi dell’evento prospettato come dannoso e la proposizione della domanda giudiziaria sia decorso un apprezzabile periodo di tempo.

L’accertamento, nell’ambito del procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., dell’insussistenza di un rischio di pregiudizio irreparabile (periculum in mora) esonera il giudice dalla disamina dell’altro requisito del fumus boni iuris. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 novembre 2020.



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