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Processo civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Liquidazione in sede fallimentare di quota indivisa di immobile abusivo

Fallimento - Immobili abusivi - Liquidazione di quota indivisa - Nullità ex art.46 DPR 380/2001

Nel caso in cui sia dichiarato fallito il proprietario di una quota indivisa di un immobile abusivo e il bene non sia comodamente divisibile, la procedura fallimentare potrà dar corso alla liquidazione dell’intero immobile per poi assegnare ai comproprietari la quota del ricavato di loro competenza.

Alla fattispecie è infatti applicabile Il comma V dell'art. 46 del DPR 380/2001 il quale dispone che “le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive immobiliari, individuali o concorsuali”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Catania 04 gennaio 2020.




Liquidazione delle spese relative al procedimento per la determinazione delle modalità di attuazione del provvedimento possessorio

Procedimento possessorio - Determinazione delle modalità di attuazione - Liquidazione delle spese processuali - Mancata prosecuzione per il giudizio di merito - Modalità - Contestazione

Il giudice che, nell’ambito di un procedimento possessorio, abbia provveduto, ai sensi dell’art. 669 duodecies c.p.c.,  alla determinazione delle modalità di attuazione del provvedimento emesso a favore del ricorrente, nel caso in cui il giudizio, in difetto dell’istanza di cui al quarto comma dell’art. 703 c.p.c., non prosegua per il merito, può procedere, su istanza del ricorrente, alla luce del principio espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.379/2007, secondo cui qualunque provvedimento suscettibile di divenire anche solo ipoteticamente idoneo a divenire definitivo deve contenere la liquidazione delle spese processuali, anche alla liquidazione delle spese della fase di attuazione, le quali, ai sensi dell’art. 95 c.p.c., devono gravare sulla parte debitrice e, quindi, sulla parte assoggettata alla attuazione del provvedimento possessorio.

La liquidazione delle spese processuali sostenute dal ricorrente per l’attuazione forzata del provvedimento possessorio non può avvenire con le modalità previste per l’esecuzione degli obblighi di fare dall’art. 614 c.p.c., trattandosi di una norma eccezionale insuscettibile di applicazione analogica.

La liquidazione delle spese processuali sostenute dal ricorrente per l’attuazione forzata del provvedimento possessorio, se effettuata in sede sommaria ed in assenza del prosieguo della causa per la fase di merito, è da ritenersi priva del carattere della decisorietà ed è pertanto liberamente contestabile, sia sotto il profilo dell’an che del quantum debeatur, in sede di opposizione a precetto o all’esecuzione, se iniziata, trattandosi di giudizio a cognizione piena in cui la condanna alle spese può essere ridiscussa senza limiti, come se l'ordinanza emessa dal giudice della fase sommaria costituisse, sul punto, un titolo esecutivo stragiudiziale. (Nicola Fabrizio Solimini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 20 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in materia di proprietà industriale e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Procedimento cautelare – Provvedimento concesso inaudita altera parte – Notifica – Termine – Natura – Correzione di errore materiale – Rimessione in termini

Il termine di 8 giorni di cui all'art. 669 sexies co. 2 c.p.c. per la notifica del ricorso e del provvedimento cautelare concesso inaudita altera parte (nella specie un decreto di sequestro ex art. 130 c.p.i.), ha carattere perentorio.

Il conseguimento della correzione dell'errore materiale del decreto non indice sulla decorrenza del detto termine qualora non sia accompagnata da un'istanza di rimessione in termini ex art. 153 co. 2 c.p.c. costituendo, pertanto, il decreto di correzione un'emenda del decreto originario e non un novum.

L'inosservanza del termine di cui all'art. 669 sexies co. 2 c.p.c. comporta la caducazione dell'ordinanza che ha definito il procedimento in prima istanza unitamente agli atti conseguenti". (Fabio Filomeno) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 05 dicembre 2019.




Rifiuto del cancelliere di rilasciare copia autentica del decreto ingiuntivo in favore dell’antistatario

Procedimento monitorio - Formula esecutiva - Diritto dell’avvocato antistatario

Eseguita la notifica del decreto ingiuntivo nel solo interesse del creditore e, pronunciata l’esecutività ex art. 647 c.p.c. per mancata opposizione, l’avvocato distrattario delle spese liquidate in proprio favore ha diritto al rilascio, nel proprio interesse, delle copie autentiche con la spedizione in forma esecutiva del decreto ingiuntivo. (Franco Lucia) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 31 ottobre 2019.




Sospensione dell’esecutività della sentenza d’appello impugnata con ricorso per cassazione: quando ricorre il danno grave e irreparabile

Sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata in cassazione – Danno grave e irreparabile – Indici di certa irripetibilità delle somme – Difetto di solvibilità dell’accipiens

In sede di valutazione dei presupposti per la concessione della sospensione dell’esecutività della sentenza ex art. 373 c.p.c., ai fini della ricorrenza del danno grave e irreparabile, sono considerati indici di insolvibilità dell’accipiens e, conseguentemente, di sicura irripetibilità delle somme, la circostanza che la società sia inattiva, che non risulti proprietaria di immobili aggredibili in via esecutiva e che nei precedenti esercizi abbia depositato bilanci in perdita. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata) Appello Roma 13 novembre 2019.




Art. 41 TUB e indipendenza del processo endoesecutivo di divisione rispetto alle norme che regolano l’esecuzione forzata

Esecuzione forzata - Giudizio di divisione endoesecutivo - Autonomia

Il giudizio divisionale endoesecutivo, diretto allo scioglimento della comunione incidentale su quello esecutivo, è processo ordinario di merito del tutto autonomo rispetto al procedimento esecutivo che ne abbia determinato l’insorgenza; tale giudizio subordina alla sua conclusione la procedura esecutiva, ma ne rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, conservando la propria autonomia e disciplina secondo le norme proprie del processo di cognizione.

Per tale ragione, al giudizio di divisione endoesecutivo non possono essere applicate le disposizioni relative all’esecuzione (tra le quali l’art. 41 TUB), in quanto norme di carattere eccezionale e, come tali, non suscettibili di estensione analogica.

[Nel caso di specie, il Tribunale, all’esito del giudizio di divisione, ha assegnato al comproprietario non esecutato il ricavato dalla vendita del bene corrispondente alla quota di sua proprietà, nonostante il creditore fondiario fosse creditore anche nei suoi confronti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservat)
Tribunale Mantova 27 novembre 2019.




Giudizi camerali introdotti con ricorso e natura del termine assegnato dal giudice per la notifica

Tardiva notifica reclamo e decreto fissazione udienza – Improcedibilita’ – Esclusione – Termine ordinatorio – Costituzione resistente – Sanatoria ex tunc

Nei giudizi camerali introdotti con ricorso (anche in grado d’appello), il termine assegnato dal giudice per la notifica di quest’ultimo e del decreto di fissazione udienza è ordinatorio e non comporta improcedibilità della domanda.

E’, invece, perentorio il termine concesso alla parte inottemperante che fa tempestiva istanza di proroga o di concessione di un nuovo termine per la notifica ai sensi dell’art. 154 c.p.c..

Vanno evitate interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale.

La parte resistente o appellata che si costituisce in giudizio nonostante la notifica tardiva del ricorso e del decreto di fissazione udienza sana - con effetto "ex tunc" - il vizio della notificazione. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità della nota di trascrizione del pignoramento ed estinzione del processo esecutivo per inattività delle parti

Mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità della nota di trascrizione del pignoramento - Estinzione del processo esecutivo ex art. 630 c.p.c. - Esclusione

Il mancato deposito nei termini dell'attestazione di conformità richiesta dall'art. 557 c.p.c. rappresenta una mera irregolarità formale sanabile dal creditore procedente e non una grave omissione rilevante ai fini della inefficacia del pignoramento o dell’estinzione della procedura, previa sospensione. (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 29 novembre 2019.




Patrocinio a spese dello Stato e procedimento di reclamo

Ammissione al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento cautelare - Sua estensione, ai sensi dell’art. 75 DPR n. 115/2002, alla fase di reclamo avverso il provvedimento cautelare - Esclusione

Va escluso il diritto del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento cautelare ad ottenere la liquidazione del compenso a carico dello Stato per l’attività espletata nel procedimento di reclamo avverso il provvedimento cautelare, a fronte della mancanza di una richiesta di ammissione al gratuito patrocinio per la fase di reclamo.
La necessità di un nuovo provvedimento di ammissione anche per quella fase risponde infatti all’esigenza di rinnovare la valutazione di non manifesta infondatezza dell’azione, richiesta dall’art. 126 DPR n. 115/02, laddove un provvedimento giudiziale su quell’azione si sia già pronunciato e al contempo l’art. 120 DPR n. 115/02 precisa che l’ammissione non si estende alle impugnazioni, per le quali è quindi necessario un nuovo provvedimento di ammissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 22 agosto 2019.




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 02 dicembre 2019.



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