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Processo civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Momento di estinzione del processo esecutivo in caso di rinuncia agli atti

Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Rinuncia agli atti - Effetti

Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Provvedimento dichiarativo del giudice dell’esecuzione - Irrilevanza

Quando i creditori titolati rinunciano agli atti del processo, l’ulteriore compimento di atti della procedura è privo di giustificazione per l’ordinamento.

Il momento rilevante per il prodursi dell’effetto estintivo deve quindi essere determinato nel venire in essere di tutte le rinunce dei creditori.

Non appare infatti giustificato ricondurre l’estinzione alla pronuncia dichiarativa del Giudice dell’Esecuzione. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 01 agosto 2019.




Liquidazione compenso dell’avvocato e procedura ex art. 702 bis c.p.c.

Liquidazione compenso avvocato giudiziale civile – Procedura ex art. 702 bis c.p.c. disciplinata dal combinato disposto dell’art. 14 e degli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 150/2011, in conformità alla sentenza 23/02/2018, n. 4485, delle Sezioni Unite – Compatibilità del rito sommario

L'introduzione, ad opera del convenuto, d’una domanda ulteriore (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante) rispetto a quella originaria (liquidazione compenso giudiziale civile) e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 comporta che, ai sensi dell'art. 702-ter c.p.c., comma 4, si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora anche la domanda introdotta dal cliente si presti ad un'istruzione sommaria, mentre, in caso contrario, si impone di separarne la trattazione e di procedervi con il rito per essa di regola previsto (non potendo trovare applicazione, per l'esistenza della norma speciale, la possibilità di unitaria trattazione con il rito ordinario sull'intero cumulo di cause ai sensi dell'art. 40 c.p.c., comma 3).

L'introduzione, ad opera del convenuto, d’una domanda ulteriore (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante) rispetto a quella originaria (liquidazione compenso giudiziale civile) e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 non comporta che, ai sensi dell'art. 702-ter c.p.c., comma 4, si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora si ponga anche un problema di spostamento della competenza per ragioni di connessione (da risolversi ai sensi delle disposizioni degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c.) e, se è stata adita la corte di appello, il problema della soggezione della domanda del cliente alla competenza di un giudice di primo grado, che ne impone la rimessione ad esso. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 18 luglio 2019.




Richiamo della CTU nella sentenza, scomposizione della rata di mutuo in quota interessi e quota capitale

Conclusioni CTU – Integrale rimando in sentenza – Compiutezza della motivazione

Contratto di mutuo – Conclusioni CTU – Determinatezza del tasso di interesse corrispettivo – Impossibilità di scomposizione quota interessi e quota capitale – Legittimità

Contratto di mutuo – Tasso soglia d’usura – Verifica superamento – Interessi moratori e corrispettivi – Somma algebrica – Erroneità

Contratto di mutuo – Interessi moratori – Tasso soglia d’usura – verifica superamento – Clausola salvaguardia – Legittimità

Non è viziata da carenza o contraddittorietà di motivazioni la sentenza che aderisca integralmente, richiamandole, alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendole giustificate e immuni da vizi logici.

Non vi è contraddittorietà in una CTU che riconosca la determinatezza dei tassi di interesse e affermi al contempo l’impossibilità di accertare il debito residuo per capitale, essendo rilevabile solo l’ammontare della rata senza possibilità di scomporla in quota capitale e quota interessi. Una cosa, infatti, è stipulare un contratto che presenta tassi sufficientemente determinati, altro è, invece, constatare di non poter scomporre per carenza di documentazione l’addebito della rata in quota interessi e quota capitale. Ciò, a maggior ragione, nel caso in cui la difficoltà incontrata dal CTU derivi dall’insufficienza della documentazione prodotta in causa, documentazione che era onere dell’attore produrre a sostegno delle proprie doglianze.

Errata è la prospettazione che, in tema di verifica del superamento del tasso soglia d’usura, opera la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori, posto che la rilevazione statistica che porta alla determinazione del TEGM (il cui valore, maggiorato di ¼, aumentato di 4 punti percentuali, è dato base per la verifica dell’usurarietà dei tassi) non comprende i tassi di mora praticati dagli operatori bancari e dagli intermediari finanziari. L’eterogeneità dei due interessi è ulteriormente dimostrata dal fatto che gli interessi corrispettivi si calcolano sulla quota di capitale ancora dovuta mentre gli interessi moratori si riferiscono al complesso della rata.

La previsione di una clausola di salvaguardia che preveda la correzione del tasso di interessi moratori nel caso in cui questo dovesse risultare superiore al tasso soglia d’usura è certamente valida nella misura in cui non preveda il meccanismo, giudicato illegittimo dalla Cass. Civ. n. 12965/16, che fa obbligo al debitore di corrispondere le somme dovute a titolo di interessi usurari, con possibilità di richiederne la restituzione solo successivamente. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con vincolo di indisponibilità delle somme accreditate in conto corrente non è idoneo titolo esecutivo

Contratto di mutuo – Consegna della somma al mutuatario mediante accredito su conto corrente acceso presso la banca mutuante – Vincolo di indisponibilità delle somme accreditate sino all'adempimento di condizioni poste a carico del mutuatario – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Deve qualificarsi come mutuo condizionato e non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo, sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile il quale, pur attestando la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario presso la banca mutuante, preveda che la somma stessa sia vincolata a garanzia della prova del verificarsi di talune condizioni ivi indicate, pena la facoltà della Banca di risolvere il contratto e di compensare il suo credito con le medesime somme giacenti sul conto.

Proprio quest’ultima facoltà prova che il mutuatario non ha conseguito la disponibilità giuridica della somma, la quale non è effettivamente fuoriuscita dalla sfera di disponibilità della Banca, posto che il vincolo preclude al mutuatario di porre in essere atti di autonomia privata e, in definitiva, impedisce allo stesso di disporre delle somme erogate se non successivamente all’eventuale svincolo subordinato all’adempimento delle prescritte condizioni. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo Della Lucania 23 luglio 2019.




Esecuzione forzata immobiliare: natura del termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione

Esecuzione forzata immobiliare - Istanza di assegnazione - Non perentorietà del termine per la presentazione dell’istanza

Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione non ha natura perentoria, ai sensi del combinato disposto degli artt. 588 e 152 II co., c.p.c. Si aggiunga che alcun pregiudizio subisce l’offerente dalla presentazione della istanza di assegnazione in quanto ogni potenziale offerente dovrebbe essere ben conscio della eventualità che venga proposta tale istanza. Pertanto, ove l’offerente intenda porsi al riparo da un’eventuale assegnazione, deve formulare un’offerta di acquisto per un importo pari almeno al prezzo base, altrimenti rischia di vedersi postergato, ove sia l’unico offerente, al creditore. Tale impostazione consegue il risultato economicamente più vantaggioso per la procedura in quanto permette di cristallizzare il valore del bene al valore base se non più alto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 13 luglio 2019.




Criteri di verifica dell’usurarietà del tasso di mora e onere della prova nella domanda di ripetizione

Mutuo e finanziamento in genere – Interessi e commissioni – Ripetizione dell’indebito – Onere di prova di pagamento di interessi e spese non dovuti – Onere di allegazione di contratto di mutuo, piano di ammortamento e documentazione contabile relativa a pagamento

Fascicolo telematico – Assenza documenti indicati come prodotti – Affermazione di cancellazione da parte del sistema – Non sufficienza – Onere di prova non imputabilità omesso deposito

Mutuo e finanziamento in genere – Tasso di mora parte del TEG – Usurarietà – Superamento tasso soglia da parte del TEG

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Ritardo pagamento rata di 29 gg – Ipotesi teoriche svincolate da caso concreto – Irrilevanza

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso Corrispettivo e tasso di mora – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso di Mora su intero importo rate scadute – Espressa previsione contrattuale – Correttezza

Atto pubblico – Clausole vessatorie – Specifica approvazione per iscritto – Non dovuta

Chi agisce per la ripetizione dell’indebito in ragione del preteso pagamento di interessi e commissioni non dovuti nell’ambito di un contratto di mutuo ha l’onere di provare e allegare i fatti posti a base della domanda e, quindi, sia l’avvenuto pagamento che l’inesistenza di una idonea causa debendi e tale onere deve essere assolto mediante la produzione del contratto di mutuo, del piano di ammortamento e della documentazione contabile idonea a dimostrare il versamento delle somme di cui chiede la ripetizione.

Non è sufficiente l’affermazione di aver inserito nella busta telematica dati documenti non rinvenuti nel fascicolo telematico, sostenendo questi sarebbero poi stati cancellati per incapienza dal sistema informatico che in un primo momento li avrebbe dati per prodotti, essendo necessario allegare e dimostrare che l’omesso deposito da causa non imputabile alla parte, idonea alla rimessione in termini.

Il tasso di mora concorre a determinare il tasso effettivo globale (TEG) unitamente a tutti gli altri costi correlati al finanziamento. Per l’effetto l’eventuale superamento da parte del tasso di mora del tasso soglia non determina necessariamente l’usurarietà del contratto, ravvisabile solo nel caso di sforamento del tasso soglia da parte del TEG che è media ponderata del tasso corrispettivo, applicato al capitale in essere e riferito ai periodi convenuti e del tasso di mora, applicato al capitale scaduto e riferito ai periodi di insolvenza, tenuto conto di tutte le altre commissioni e spese.

Non è condivisibile l’affermazione del superamento del tasso soglia d’usura in ragione di ricostruzioni meramente teoriche in cui il tasso di mora viene calcolato ipotizzando un ritardo di 29 giorni nel pagamento delle rate, con ciò facendosi riferimento a un tasso teorico del tutto inverosimile e, comunque, svincolato dal concreto andamento del rapporto.     
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura non corretta la somma algebrica di tasso corrispettivo e moratorio che, previsti e applicati in via alternativa, non possono essere cumulativamente compresi nel calcolo del TEG.

Infondata è la contestazione della capitalizzazione degli interessi derivante dall’applicazione del tasso di mora sull’intero importo delle rate scadute, conglobante sia la quota capitale che la quota interessi. Ciò in quanto tale modalità di calcolo degli interessi, ove stabilito contrattualmente, è espressamente prevista dall’art. 3 della Delibera CICR del 9/2/00.
 
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei due contraenti, non possono considerarsi predisposte dal contraente medesimo ex art. 1341 cc e, pertanto, pur se vessatorie non necessitano di specifica approvazione. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 06 agosto 2019.




Contratto di mutuo, consegna al mutuante e contestuale riconsegna della somma in deposito cauzionale

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata – Se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario. Il mero accreditamento delle somme non è in sé idoneo a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione. (Andrea Torresi) (Carlo Pagamici) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona 05 agosto 2019.




Questioni rilevanti in sede di distribuzione: ipoteca nulla, prelazione del creditore vittorioso in sede revocatoria e privilegio per spese di giustizia

Ipoteca giudiziale - Iscrizione - Beni alienati dal debitore con atto trascritto prima dell’iscrizione ipotecaria - Nullità

Azione revocatoria ordinaria - Creditore vittorioso - Prelazione rispetto ai creditori dell’acquirente - Condizioni

Esecuzione - Privilegio per spese di giustizia - Precetto e Atto di pignoramento - Sussiste - Atto intervento - Non sussiste

È nulla l’ipoteca giudiziale iscritta su beni venduti dal debitore con atto trascritto prima dell’iscrizione ipotecaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il creditore che abbia ottenuto la dichiarazione di inefficacia dell’atto di alienazione del proprio debitore all’esito di azione revocatoria, trascrivendo la domanda e poi annotando la sentenza che ha dichiarato l’inefficacia dell’atto, e i creditori intervenuti nell’azione revocatoria medesima ovvero che abbiano esperito ulteriore ed autonoma azione revocatoria vittoriosa, divengono titolari di una garanzia specifica, quale causa di prelazione, rispetto ai creditori del terzo acquirente, cosicché in sede esecutiva, al momento della predisposizione del piano di riparto, i creditori vittoriosi in sede revocatoria saranno preferiti ai creditori del terzo acquirente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Tra le spese di giustizia sostenute per l'espropriazione di beni immobili e come tali privilegiate rientrano, in quanto finalizzate all’interesse comune dei creditori, quelle affrontate dal creditore procedente per l’atto di precetto, per l’atto di pignoramento e per il compimento degli atti esecutivi necessari e prodromici allo svolgimento della vendita, mentre non vi rientrano quelle relative all’atto di intervento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese 29 luglio 2019.




Improcedibilità della esecuzione immobiliare immobiliare per omessa comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento

Esecuzione immobiliare - Comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento - Necessità

L’omessa comunicazione ai comproprietari dell’avviso di pignoramento ex art. 599 c.p.c. assume rilievo quale inattività delle parti e rende improcedibile il processo esecutivo immobiliare. (Christian Antonio Mitrano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 07 settembre 2019.




Legittimazione del P.M. ad impugnare il rigetto della liquidazione del compenso dell’avvocato di parte ammessa al patrocinio

Legittimazione del P.M. competente a proporre ricorso ex art. 170 d.P.R. 115/2002 e 15 d. Lgs. 150/2011 - Sussistenza

Onere per la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato di produrre documentazione comprovante la sussistenza dei requisiti reddituali - Esclusione - Potere-dovere del giudice di disporre verifiche  sul punto - Sussistenza

La legittimazione e l’interesse del P.m. a proporre ricorso avverso la decisione con cui sia stata rigettata l’istanza di liquidazione del compenso dell’avvocato di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato discendono dal ruolo di tale organo di “tutore dell’interesse della legge”, espressamente riconosciutogli dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, proprio nelle opposizioni alla liquidazione del compenso liquidato al difensore della parte non abbiente, nella sentenza n. 8516/2012.

Il giudice non può desumere dalla mancata produzione da parte della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato della documentazione comprovante le sue condizioni reddituali, richiesta in apposito protocollo, l’impossibilità di accertare la sussistenza o la permanenza in capo ad essa dei requisiti per l’ammissione al beneficio del patrocinio erariale, perché così facendo introduce una decadenza che non è prevista normativamente.

Sul punto deve invece rammentarsi che, qualora il giudice competente abbia dei dubbi sulla permanenza o sulla sussistenza ab origine del requisito per l’ammissione al beneficio del patrocinio erariale, è tenuto a disporre delle verifiche sul punto ai sensi dell’art. 127, comma 4, d.P.R. 115/2002. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 25 giugno 2019.



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