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Archivio Dir. Fallimentare

Procedimento per la dichiarazione di fallimento e legittimazione dell’unico creditore istante il cui credito sia contestato in sede giudiziale con fondate motivazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Unico credito contestato in sede giudiziale – Legittimazione del creditore istante – Esclusione

Va rigettata l’istanza di fallimento proposta dall’unico creditore istante il cui credito risulti contestato in sede giudiziale con motivazioni prima facie fondate, non essendo in tale ipotesi ravvisabile la legittimazione di cui all’art. 6 l.f. a richiedere il fallimento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 06 dicembre 2019.




Sovraindebitamento: la cancellazione dei gravami può essere disposta solo dopo l’atto dispositivo compiuto in adempimento dell’accordo omologato

Sovraindebitamento – Adempimento dell’accordo omologato – Cancellazione gravami iscritti sul bene immobile – Preventivo compimento dell’atto dispositivo – Necessità

Il terzo comma dell’art. 13 l. 3/2012, per il quale “il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell'atto dispositivo all'accordo o al piano del consumatore […] ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione”, non consente di autorizzare lo svincolo delle somme e la cancellazione delle trascrizioni e iscrizioni prima che l’atto dispositivo sia compiuto, atteso che la norma, laddove fa riferimento alla “conformità dell’atto dispositivo all’accordo” e allo “svincolo delle somme” assume come presupposto della disciplina la circostanza che l’atto dispositivo sia già stato posto in essere. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 agosto 2019.




La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci

Società – Organi di controllo – Responsabilità dei sindaci – Doveri di vigilanza – Contenuto – Crisi aziendale in atto – Perdita della continuità aziendale – Obbligo di rilevazione tempestiva – Sussistenza – Pendenza di procedure di composizione della crisi – Irrilevanza

Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione

Il dovere di vigilanza imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ., conformemente a quanto affermato dalla Suprema Corte (v. Cass. 15424/2018),  non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo formale, ma si estende anche al potere-dovere di adottare tutti i comportamenti sostitutivi atti a porre rimedio alle irregolarità riscontrate, ivi comprese - in relazione alle specifiche situazioni - la tempestiva denuncia dei fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 c.c. al fine di ottenere un controllo giudiziario della correttezza della gestione, o anche il promovimento della azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

In situazioni di crisi aziendale, il sindaco deve costantemente attivarsi per accertare l’effettiva possibilità della società di uscirne in tempi ragionevoli, verificando tempo per tempo il permanere del necessario requisito della continuità aziendale: la rilevazione tempestiva della perdita della continuità aziendale consentirebbe infatti all’organo di amministrativo di redigere anticipatamente il bilancio in ottica liquidatoria.

Integra violazione dei doveri di vigilanza in capo ai sindaci il comportamento del collegio che, dopo aver espresso all’organo amministrativo reiteratamente ‘preoccupazioni’ ed ‘inviti’, nella piena consapevolezza della progettazione, da parte degli amministratori, di una operazione che avrebbe privato i creditori di valori attivi della società (poi effettivamente compiuta), non hanno esercitato i loro poteri omettendo atti d’ispezione e di controllo nonché di convocare l’assemblea, ovvero di promuovere  azioni di responsabilità contro l’organo amministrativo e la denuncia al tribunale ex art. 2409 c.c., ove ammissibile.

La completa inerzia in tal senso, la mera espressione di preoccupazione e di inviti, infine la presentazione di dimissioni dopo aver espresso aperto dissenso con l’operazione prospettata dall’organo amministrativo, in tal modo assecondando il verificarsi delle operazioni avversate, integrano condotta inadempiente agli obblighi di controllo e di reazione demandati al collegio sindacale, come riassunti dalla Regole di Condotta dei collegi sindacali formulate dal CNDCEC del 17.12.2010 (in particolare, norme sub 6 e 7): obblighi che non vengono meno nell’ipotesi di proposizione, da parte della società, di iniziative stragiudiziali o di procedure di soluzione concordata della crisi.

L’elenco dei creditori previsto dall’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., depositato dall’imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio del credito maturato dal collegio sindacale  nel successivo fallimento, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (cfr. Cass., 9 maggio 2018, n. 11197).

Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 23 luglio 2019.




Ancora sulla inopponibilità della ‘cessione del quinto’ alla procedura di sovraindebitamento ex lege 3/2012

Sovraindebitamento – Piano del Consumatore – Contratto in corso di cessione del quinto dello stipendio – Inopponibilità alla procedura – Sussistenza – Condizioni

Atteso che la c.d. cessione del quinto dello stipendio è un vicenda contrattuale che non è idonea a costituire causa di prelazione ex art. 2741, comma 2, c.c., considerato che l’individuazione delle stesse è tassativamente operata dalla legge e non è lasciata alla disponibilità negoziale delle parti, deve affermarsi la giuridica possibilità di considerare “scaduto” il debito oggetto di cessione del quinto, con la conseguente possibilità di includere lo stesso (per l’intera somma residua) nel piano del consumatore. Infatti il rapporto nel cui contesto il debitore ha ceduto il credito futuro da retribuzione (vantato nei confronti del datore di lavoro) è, da un punto di vista strutturale, un rapporto di finanziamento fondato su un contratto che prevede l’erogazione, da parte del finanziatore, di una somma di denaro, con contestuale costituzione in capo al finanziato dell’obbligo di restituire tale importo maggiorato degli interessi; la previsione contrattuale della restituzione del finanziamento mediante cessione di un credito futuro attiene non al profilo costitutivo dell’obbligo di restituzione, bensì a quello delle modalità attuative dello stesso; le parti, in altre parole, stabiliscono che il finanziatore otterrà la restituzione della somma erogata mediante cessione di un credito del finanziato che verrà ad esistenza a scadenze prestabilite. Ciò che al momento della cessione non esiste ancora, va chiarito, non è l’obbligazione restitutoria (per l’intero della somma dovuta), bensì il credito oggetto della cessione che gradualmente soddisfa il finanziatore : da ciò deriva che il debito da restituzione del finanziamento (per la parte che residua a seguito di eventuali parziali adempimenti) ben possa essere incluso nel piano del consumatore tra i debiti che compongono il passivo.

Sotto il diverso profilo dell’attitudine del piano del consumatore ad “incidere” sulla cessione del quinto dello stipendio (sostituendo a tale modalità di estinzione del finanziamento una diversa previsione, eventualmente peggiorativa per il finanziatore sia nel quantum che nel quomodo), la soluzione positiva si impone innanzi tutto sulla base della ricostruzione del rapporto come sin qui operata in quanto, trattandosi di una mera modalità di restituzione della somma erogata (oggetto di un debito scaduto), la stessa può “fisiologicamente” essere oggetto di una diversa conformazione all’interno del piano, tale soluzione è peraltro coerente con la considerazione per cui la cessione di un credito futuro produce effetti nel momento in cui sorge il credito che ne forma oggetto; nel caso di specie ciò avviene nel momento in cui sorge il diritto del lavoratore a vedersi corrisposti i singoli ratei di stipendio; prima di tale momento la cessione non può avere effetti traslativi del diritto, in quanto quest’ultimo non esiste ancora; tali argomentazioni conducono a ritenere inopponibile alla procedura la cessione del quinto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 09 luglio 2019.




Il Tribunale di Rimini sul collegamento negoziale tra Accordo ex art. 182 bis l.f. e procedure di sovraindebitamento dei soci illimitatamente responsabili

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Società di persone – Contestuali accordi di composizione della crisi dei soci illimitatamente responsabili nell’ambito della legge sul Sovraindebitamento – Collegamento negoziale – Ammissibilità – Conseguenze

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Adesione dei creditori – Requisiti di forma – Proposta ed accettazione riscontrati a mezzo PEC – Ammissibilità

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Ambito del giudizio del Tribunale – Concreta attuabilità dell’accordo – Indagine nel merito del piano – Necessità

Va dichiarato ammissibile l’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. perfezionato da società in nome collettivo ed espressamente condizionato all’omologa degli accordi di composizione della crisi contestualmente proposti dai soci illimitatamente responsabili, trattandosi di una definizione globale dello stato di crisi riguardante i debiti sociali e personali dei soci.

Ove la società ed i soci abbiano proposto contestualmente accordi di soluzione della crisi collegati fra loro, si è in presenza di un collegamento negoziale cosicché le adesioni ad un accordo sono necessariamente condizionate all’omologazione delle altre procedure; analogamente saranno reciprocamente collegati i rispettivi adempimenti, cosicché l’inadempimento di uno solo degli accordi sarà idoneo a costituire inadempimento anche degli altri.

E’ ammissibile l’accordo di ristrutturazione perfezionato ex art. 182 bis l. fall. dalla società con i propri creditori con cui viene offerto non il provento dei beni sociali, che sono inesistenti, ma solo la soddisfazione nell’ambito degli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento contestualmente presentati dai soci illimitatamente responsabili, collegati negozialmente all’accordo della società.

Il consenso dei creditori all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. può essere manifestato attraverso scambio di PEC.

Il potere di controllo del Tribunale in sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione riguarda sia la regolarità formale del procedimento sotto il profilo della completezza della produzione documentale richiesta dall’art. 182 bis l. fall. e dell’esistenza delle condizioni soggettive ed oggettive dell’imprenditore per l’accesso alla procedura; sia la capacità del proponente di soddisfare per l’intero i creditori estranei e di adempiere agli accordi conclusi con gli aderenti; più specificamente, quanto al profilo sostanziale, il Tribunale, con un giudizio prognostico ex ante, deve valutare l’attuabilità dell’accordo, tenuto conto del fatto che il successivo inadempimento del debitore cristallizzerebbe - con l’esenzione da revocatoria prevista dall’art. 67 3° co., lett. e) l. fall. degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato - una situazione non più rimediabile, a scapito dei creditori estranei, pur se privilegiati; in tale prospettiva deve quindi essere valutato il merito del ricorso, con particolare attenzione alla concreta attuabilità del piano, alle concrete prospettive di realizzo prospettate, alla sussistenza di una ragionevole liquidità, tale da consentire il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Sovraindebitamento e procedura esecutiva individuale in corso: il ruolo del liquidatore nominato ex art. 13 l. 3/2012

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Nomina del liquidatore ex art. 13 l. 3/2012 – Rapporti con la procedura pendente – Poteri esclusivi in capo al nominato liquidatore – Sussistenza – Prosecuzione dell’esecuzione forzata individuale – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità e convenienza – Limiti

In ordine alla prospettata prosecuzione della esecuzione immobiliare in corso per alcuni beni immobili, al fine di porre a disposizione dell’esecuzione dell’accordo il ricavato della vendita, nell’accordo di composizione della crisi, nel CCI definito “concordato minore “, a differenza che nella liquidazione di cui all’art 14 ter l. 3/2012, non è  prospettabile la prosecuzione di una azione esecutiva individuale, considerato che ex art 10 secondo comma lett. c) l. 3/2012 con l’omologazione dell’accordo la sospensione delle azioni esecutive diventa definitiva, poiché tutti i beni sono destinati all’adempimento dell’accordo; inoltre l’art. 13 cit. prevede che ai fini dell’utilizzo di beni sottoposti a pignoramento viene nominato un liquidatore che dispone in via esclusiva dei beni stessi e delle somme incassate.

Al pari del concordato preventivo liquidatorio, l’attività di liquidazione è dunque gestita esclusivamente dal liquidatore giudiziale e non vi sono previsioni di prosecuzione delle procedure esecutive, né ai sensi dell’art 41 TUB (in quanto norma eccezionale) né dell’art 107 sesto comma l. fall., norma non richiamata dall’art 13 l. 3/2012 per l’accordo di sovraindebitamento.

Ne consegue che il nominando liquidatore dovrà sovraintendere alla vendita di tutti i beni già pignorati, eventualmente utilizzando il risultato delle attività svolte in sede esecutiva (ad esempio, le stime), e procedere alla distribuzione del ricavato, senza che possano residuare spazi di attività degli organi della procedura esecutiva.

In fattispecie di accordo di ristrutturazione ex artt. 8 e 9 l. 3/2012, ove non sia stata proposta alcuna opposizione da parte dei creditori concorsuali, la valutazione del giudice delegato non può riguardare la convenienza della proposta di soddisfacimento rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione concorsuale del patrimonio del debitore, poiché il relativo giudizio è riservato ai creditori concorsuali - i quali si esprimono con l’ approvazione espressa o tacita della proposta stessa - nonché al singolo creditore non aderente o escluso che abbia formulato la contestazione della proposta ai sensi dell’art 12 secondo comma l. 3/2012.

Il giudice delegato è pertanto chiamato a valutare esclusivamente la legittimità del procedimento, anche dal punto di vista della logicità, completezza e coerenza della relazione attestativa del professionista OCC, e la fattibilità del piano sottostante alla proposta di accordo; in particolare, quanto al primo profilo, si tratta di accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, la carenza di ragioni ostative all’omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative.


(Pronuncia resa in relazione a fattispecie in cui l’accordo di composizione della crisi prevedeva, rispetto alla procedura esecutiva in corso avente ad oggetto diversi lotti immobiliari, la vendita ad offerente predeterminato di soli due dei cinque immobili esecutati, e la prosecuzione dell’ esecuzione immobiliare per la vendita delle ulteriori unità; il debitore chiedeva la nomina di un liquidatore per subentrare in dette procedure e ricevere l’eventuale ricavato delle vendite all’asta, da mettere a disposizione, in via eventuale ed aggiuntiva, della esecuzione dell’accordo secondo l’ordine delle cause di prelazione. Il Tribunale, nel nominare il liquidatore ex art. 13 l. 3/2012, assegna a questi in via esclusiva il potere di vendere tutti i beni, escludendo ogni residuale potere del G.E. in riferimento all’esecuzione in corso, stabilendo il principio in massima). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Compenso dell’attestatore del piano di concordato e profili di inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Ratio normativa - Inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Attestazione di veridicità dei dati aziendali - Valori immobiliari - Inclusione - Acritica riproduzione delle risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore - Inadempimento - Obbligo di vaglio critico da parte del professionista attestatore

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. -  Fattibilità del piano di concordato - Diligenza professionale - Inadempimento - Obbligo di effettuare stress tests

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Inadempimento - Valutazione ex ante - Irrilevanza delle circostanze successive

La valutazione circa la sussistenza di un inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. deve tener conto della ratio della stessa norma, finalizzata a far sì che i creditori della società ed il giudice possano avere un riscontro “affidabile” circa lo stato patrimoniale e finanziario della società che chiede l’ammissione alla procedura, nonché circa la concreta fattibilità del piano proposto.

Integra grave inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. l’aver mutuato, senza approfondito vaglio critico, le risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore.

Il professionista deve operare una ricostruzione ex ante dei possibili scenari che possono impedire l’attuazione del programma di concordato mediante veri e propri stess tests, con l’indicazione, se del caso, di eventuali strade alternative da percorrere al fine di scongiurare tali eventualità negative.

L’adempimento del professionista nella predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. va valutato secondo il parametro di diligenza ex art. 1176, comma 2, c.c. ed ex ante; pertanto, in sede di opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.f. non possono costituire limiti alla cognizione del Tribunale sull’operato del professionista circostanze successive all’espletamento dell’incarico, quali l’avvenuta approvazione del concordato da parte dei creditori, l’assenza di contestazioni mosse dal Commissario Giudiziale ovvero le circostanze che hanno condotto alla risoluzione del concordato. (Giovanni Cedrini) (Maura Vadalà) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 03 giugno 2019.




Sul rispetto del criterio di formazione delle classi nel concordato fallimentare

Concordato Fallimentare – Formazione delle classi – Degradazione dei crediti privilegiati incapienti – Giudizio del tribunale ex art. 125 l. fall. – Corretto utilizzo dei criteri di legge – Condizioni

Qualora la proposta di concordato fallimentare contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori, in ipotesi di incapienza dei crediti privilegiati la relativa quota degradata in chirografo deve essere classata a parte rispetto ai crediti chirografari ab origine: oltre alla diversa natura giuridica del credito, è infatti evidente l’interesse economico del creditore che ha già avuto soddisfatta una rilevante quota della pretesa a causa del suo privilegio; detto interesse è certamente diverso (attesa anche la maggiore disponibilità ad approvare il concordato) rispetto al creditore chirografario che si vede proporre un trattamento residuale; la sua posizione economica richiede quindi la formazione di una classe apposita, diversa da quella dei chirografari ab origine. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 maggio 2019.




Ancora sull’esdebitazione del fallito: possibile anche in caso di mancato riparto ai creditori chirografari

Fallimento – Esdebitazione – Art. 142 secondo comma l. fall. – Requisito oggettivo – Parziale soddisfazione – Valutazione discrezionale – Condizioni

Con riferimento al requisito oggettivo richiesto dal secondo comma dell’art. 142 l. fall. (che la norma definisce con formulazione negativa “l’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali”), la norma va interpretata alla stregua della ratio legis ricostruita dalla giurisprudenza della Suprema Corte, per cui, a fronte di un dato letterale che presenta ampi margini di equivocità, deve essere privilegiata un’interpretazione che consenta un’ampia applicazione dell’istituto dell’esdebitazione, pertanto non limitata all’ipotesi – nella realtà del tutto eccezionale – in cui all’esito della procedura fallimentare siano stati soddisfatti tutti i creditori privilegiati e, seppure in minima parte, anche i creditori chirografari.

Pertanto, non essendo previsto dalla norma un limite quantitativo minimo, in ordine all’entità dei crediti che dovrebbero essere stati soddisfatti, rispetto al totale, per poter accedere all’esdebitazione, va condivisa la giurisprudenza della Suprema Corte per cui la condizione di soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, prevista dall'art. 142, comma 2, l.fall., deve intendersi realizzata anche quando talune categorie di creditori (nella specie, i creditori chirografari) non abbiano ricevuto alcunché in sede di riparto (Cass, sez. I 08 agosto 2016, n. 16620).

E’ in ogni caso compito del giudice – con il suo prudente apprezzamento – accertare quando “la consistenza dei riparti realizzati consenta di affermare che l’entità dei versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella parzialità dei pagamenti richiesti per il riconoscimento del beneficio sul quale è controversia” (così in motivazione S.U. n. 24215 del 2011). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 21 marzo 2019.




Condizioni e limiti dell’accesso al sovraindebitamento per i soci illimitatamente responsabili - Inammissibile la falcidia dell’IVA

Sovraindebitamento – Socio illimitatamente responsabile di società di persone – Requisiti soggettivi – Sussistenza – Accesso alla procedura – Ammissibilità

Sovraindebitamento – Soci illimitatamente responsabili di società di persone – Proposte contestuali e condizionate – Ammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Art. 7 l. 3/2012 – Falcidia dell’IVA e delle ritenute operate e non versate – Ammissibilità – Esclusione

Il debitore che intende ristrutturare debiti sia personali (alcuni dei quali derivanti dall’aver prestato garanzia per società commerciali), sia relativi alla sua qualifica di socio illimitatamente responsabile di società di persone può ricorrere alle procedure di sovraindebitamento ex lege 3/2012 essendo in possesso dei requisiti soggettivi di accesso alle medesime : egli infatti non è imprenditore commerciale,  come tale assoggettabile a fallimento in via autonoma e diretta; il suo fallimento può essere pronunziato solo per estensione di quello della società ex art. 147 l. fall., né può affermarsi che ai fini dell’esdebitazione il socio illimitatamente responsabile debba necessariamente attendere la dichiarazione di fallimento della società di persone di cui fa parte.

Deve ritenersi ammissibile l’accesso del socio illimitatamente responsabile alla procedura di sovraindebitamento ex lege 3/2012 ogni qualvolta analoga procedura sia avviata dagli altri soci della compagine sociale e la società promuova un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. per la definizione dei debiti sociali (nella specie, anticipata dalla domanda di sospensione delle azioni esecutive e cautelari ex art. 182 bis sesto comma l. fall.), essendo tutte le procedure finalizzate ad una sistemazione complessiva delle posizioni debitorie personali di ciascun debitore e della società (fattispecie in cui le tre proposte di composizione della crisi risultavano collegate espressamente tra loro e condizionate ciascuna all’omologazione delle altre).

Va dichiarata inammissibile la proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che prevede lo stralcio di IVA e ritenute operate e non versate, stante l’inequivocabile tenore dell’art 7 primo comma l. 3/2012 - su cui, al momento della espressione di accordo da parte dei creditori, non può prevedersi siano intervenute modifiche legislative o declaratorie di illegittimità costituzionale - che consente la sola dilazione, e non la falcidia, dell’IVA e delle ritenute previdenziali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 09 marzo 2019.




Sovraindebitamento: la meritevolezza del debitore nel piano del consumatore deve essere valutata anche alla stregua del comportamento tenuto dalla banca al momento del finanziamento

Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Meritevolezza - Comportamento tenuto dagli enti finanziatori nell'erogazione del credito - Rilevanza - Condizioni

Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Proposta prevedente la sottoscrizione di contratto di finanziamento - Ammissibilità

Va respinta l'opposizione all'omologa del piano del consumatore proposta sotto il profilo della meritevolezza dall'ente finanziatore (nella specie, il cessionario del credito), ove emerge che al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento con l'istituto di credito il debitore si era già visto revocare il fido da altro istituto di credito con conseguente trattenuta di una mensilità di stipendio. Ciò alla luce della responsabilità del medesimo ente finanziatore ai sensi dell'art. 124 TUB, a mente del quale "prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, se del caso fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente", per cui l'ente ha l'onere di vagliare la posizione finanziaria di colui che richiede l'accesso al finanziamento non potendo, poi, in caso di inadempimento di quest'ultimo, far valere la situazione di difficoltà economica in cui versava al momento della stipula del contratto di finanziamento.

In tale indicata prospettiva di valorizzazione della diligenza del creditore si colloca anche il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza (CCII) che all'art. 68 terzo comma prevede che "l'OCC nella sua relazione deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l'importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita". (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Il ricorso al finanziamento da parte di un ente finanziatore, previsto nell'ambito di un piano del consumatore, in forza del quale il soddisfacimento in percentuale dei crediti avverrà mediante sottoscrizione di contratto di cessione di un quinto dello stipendio, è da ritenersi compatibile con la struttura del piano e la sua finalità atteso che lo stesso art. 8 primo comma l. 3/2012 prevede la ristrutturazione dei debiti ed il soddisfacimento dei crediti attraverso qualsiasi forma. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 01 marzo 2019.




Nel concordato preventivo con assuntore l’offerta di acquisto dei rami aziendali si sottrae alla procedura competitiva ex art. 163 bis l. fall.

Concordato preventivo – Proposta di acquisto dei rami aziendali del terzo assuntore – Procedura competitiva ex art 163 bis l. fall. – Necessità – Esclusione

Malgrado la formula letterale dell’art. 163-bis l. fall., per cui qualsiasi offerta proveniente da soggetto già individuato, che preveda il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni della società in concordato, deve essere sottoposta, a cura del tribunale, a procedura competitiva, detta disposizione di legge non si applica all’offerta proveniente da soggetto terzo che si propone come assuntore del concordato (cfr. in tal senso Trib. Milano 15.6.2017 e 13.12.2018; Trib. Monza 31.10.2018), prendendosi peraltro atto dell’esistenza di un contrario orientamento giurisprudenziale (fatto proprio da Trib. Torino 19.6.2018). (1) (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 25 febbraio 2019.




La procedura competitiva ex art. 163 bis l. fall., possibile anche prima dell’ammissione del concordato, deve comunque essere compatibile con lo stato della procedura pendente

Concordato preventivo – Fase anteriore all’ammissione alla procedura – Proposta di acquisto dell’azienda condotta in affitto – Autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall. – Avvio procedure competitive ex art. 163-bis l. fall. – Condizioni

L’art. 163 bis l. fall., nell’ammettere le procedure di vendita anche nella fase c.d. prenotativa del  concordato, richiede che la procedura competitiva sia “compatibile” con lo stato del procedimento di risoluzione della crisi, per cui va esclusa l’autorizzazione a procedere alla vendita dell’azienda quanto la situazione contrattuale appare indubbiamente articolata, al punto da non consentire una valutazione dell’utilità di detta procedura competitiva in termini economici, e ancora prima di fattibilità giuridica della stessa, in assenza del piano depositato dalla concordante di cui il tribunale è chiamato a vagliare la causa concreta e, dunque, lo scopo ultimo perseguito dall’imprenditore. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 14 febbraio 2019.




Le condizioni per la falcidia del credito privilegiato nel piano del consumatore

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Falcidia del credito privilegiato – Indicazione nella relazione circa la incapienza dell’attivo al soddisfo integrale – Necessità

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Giudizio di sostenibilità finanziaria della proposta di composizione della crisi – Necessità – Manifesta inadeguatezza del piano – Inammissibilità

Sotto il profilo dell’art. 7 co. 3 della l. n. 3/2012 si osserva che la falcidia dei crediti muniti di privilegio è possibile solamente ove assicuri in ogni caso il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione. Va quindi dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione nella relazione particolareggiata del professionista circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati (nella specie rappresentato dal TFR che sarà accreditato al debitore). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Ove il giudice ravvisi l’inadeguatezza formale e sostanziale della proposta rispetto alle disposizioni di legge, inadeguatezza non colmabile con una mera richiesta di integrazione e di produzione di ulteriori documenti, a norma dell’art. 9 comma 3 ter L. 3/2012 - trattandosi non di integrare, ma di modificare in radice il piano stesso -, la domanda va dichiarata inammissibile, senza che debba essere fissata l’udienza per l’omologa a norma dell’art. 12 bis comma 1 l. cit., non essendo, in particolare, soddisfatti i requisiti di cui agli art. 7 ed 8 l. cit. e risultando ictu oculi non soddisfatto quello della meritevolezza (per ipotesi analoghe, Tribunale di Udine 4-1-2017; Tribunale di Ravenna 17-12-2014). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 17 dicembre 2018.




Prededuzione del credito del professionista nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Credito del professionista per prestazioni rese in funzione della procedura – Prededuzione art. 111 l. fall. – Spettanza – Condizioni

La prededuzione del credito del professionista che ha prestato assistenza in vista della proposizione di una domanda di concordato discende direttamente dalla legge (art 111, comma 2, legge fall. ), il credito ha de plano carattere di “strumentalità” rispetto al concordato ed è quindi dotato automaticamente del requisito della funzionalità.

La norma detta un principio generale volto a favorire l’accesso a forme di soluzione concordata della crisi ed introduce allo scopo una eccezione alla par condicio, estendendo la prededucibilità a tutti i crediti sorti “in funzione” di precedenti procedure concorsuali, prescindendo da ogni indagine sul momento di insorgenza e senza prescrivere requisiti ulteriori. Non deve quindi essere compiuta alcuna valutazione ex post di “utilità in concreto”, rispetto alla massa dei creditori, della prestazione da cui sorge il credito e della precedente procedura La tutela dei creditori da eventuali situazioni di abuso va individuata nel necessario riscontro, ai fini del riconoscimento della prededuzione – ma anche della ammissione stessa del credito - del diligente adempimento della prestazione da parte del professionista: tutte le prestazioni professionali che dovessero essere connotate da negligenza o imperizia – concetti in cui vanno comprese anche la correttezza e ragionevolezza delle scelte tecniche compiute per la soluzione della crisi dell’impresa - tali da essere inidonee, con giudizio ex ante, al conseguimento dell’obiettivo di accesso ad una procedura di soluzione concordata della crisi, comportano il difetto di funzionalità del relativo credito. (Massimiliano Semprini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 12 novembre 2018.




Risoluzione del concordato liquidatorio: legittimazione, presupposti e termini

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Domanda – legittimazione – Presupposti

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Rilevanza dell’inadempimento – Caratteristiche

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Natura liquidatoria – Prospettive di liquidazione del tutto compromesse

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Termine – Decorrenza – Esaurimento delle operazioni di liquidazione – Mancata fissazione della data di scadenza dell'ultimo pagamento

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Termine – Natura decadenziale – Rilievo d’ufficio – Esclusione

La domanda di risoluzione per inadempimento del concordato preventivo può essere proposta dal creditore che, indipendentemente dalla rilevanza del credito vantato, affermi l’esistenza di un proprio pregiudizio e non si limiti a prospettare un depauperamento in capo ad altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La rilevanza dell’inadempimento del concordato preventivo consiste in un pregiudico rilevante in capo ai creditori che si rifletta in modo esiziale sull’equilibrio e sul fondamento dell’impianto obbligatorio come ridisegnato dalla accettazione dei creditori e dal provvedimento di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se è vero che per i concordati soggetti alla nuova disciplina di cui alla legge n. 132/2015 la soglia minima del 20% di pagamento dell’ammontare dei crediti chirografari costituisce il termine di raffronto per giudicare la gravità dell’inadempimento, per i concordati anteriori la natura liquidatoria del piano non impedisce l’applicazione delle norme sulla risoluzione quando, anche in mancanza di un termine certo per l’esecuzione dei pagamenti, le prospettive di liquidazione appaiano del tutto compromesse.

[Nel caso di specie, nessuno dei beni immobili era ancora stato venduto ed il valore raggiunto a seguito dei ribassi avrebbe portato, ove realizzato, ad una minusvalenza tale da precludere qualsiasi possibilità di pagamento dei creditori chirografari.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine annuale ex art. 137 l. fall. (principio, questo, perfettamente adattabile all’identica disposizione contenuta nell’art. 186 l.f.) deve intendersi come un termine decadenziale e perentorio, che decorre dall'esaurimento delle operazioni di liquidazione solo nel caso in cui non sia stata fissata nel concordato la data di scadenza dell'ultimo pagamento, costituente, appunto, il dies a quo della decorrenza del termine annuale (cfr. App. Genova, 20 febbraio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, l. fall. ai fini della richiesta di risoluzione del concordato preventivo ha natura decadenziale, conseguendone che il suo mancato rispetto, ove non eccepito dal debitore costituito, non può essere rilevato d’ufficio dal tribunale fallimentare, trattandosi di statuizione alla quale è applicabile il principio generale della non rilevabilità d’ufficio delle questioni di decadenza (cfr. art. 2969 c.c.), posto che la semplice richiesta di risoluzione del concordato non appartiene alla materia dei diritti indisponibili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 27 luglio 2018.




Risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni: la vendita dei beni a prezzi inferiori a quelli ipotizzati nel piano non è sufficiente a determinare la risoluzione del concordato

Concordato preventivo – Domanda di risoluzione – Presupposti

Nel concordato con cessione dei beni la risoluzione può essere pronunciata non già quando la somma ricavata dalla vendita dei beni si discosti, anche notevolmente, da quella necessaria a garantire il pagamento della percentuale prospettata, dato che il debitore si libera appunto con la cessione dei beni (Cass.2014/6022), bensì quando sia venuta completamente meno la funzione stessa del concordato, essendo le somme ricavabili dalla liquidazione del tutto insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare i creditori chirografari anche in minima parte ed a pagare integralmente i privilegiati (in tal senso, Cass. 2015/4398; Cass. 2011/13446; Cass. 2010/7942).

(Fattispecie in cui il Tribunale ha respinto la domanda di risoluzione del concordato preventivo con cessione di beni ritenendo insufficiente il mancato rispetto dei tempi di liquidazione, e quindi di pagamento, ipotizzati nel piano, prevedendo la proposta l’adempimento complessivo dei pagamenti entro quattro anni dall’omologazione, non ancora decorsi). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 25 giugno 2018.




Sovraindebitamento: efficacia obbligatoria e vincolante dell’accordo omologato

Crisi da Sovraindebitamento – Accordo omologato ex artt. 8 e 12 l. 3/2012 – Efficacia obbligatoria verso tutti i creditori concorsuali – Sussistenza

L’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che abbia ottenuto l’adesione dei crediti nella percentuale prevista dalla legge, spiega efficacia obbligatoria e vincolante verso tutti i creditori concorsuali anteriori, e dunque anche nei confronti del creditore rimasto silente. Va dunque sospesa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ottenuto da detto creditore per l’intero ammontare del credito nelle more del termine di adempimento dell’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 23 maggio 2018.




Sovraindebitamento: efficacia obbligatoria e vincolante dell’accordo omologato

Crisi da Sovraindebitamento – Accordo omologato ex artt. 8 e 12 l. 3/2012 – Efficacia obbligatoria verso tutti i creditori concorsuali – Sussistenza

L’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che abbia ottenuto l’adesione dei crediti nella percentuale prevista dalla legge, spiega efficacia obbligatoria e vincolante verso tutti i creditori concorsuali anteriori, e dunque anche nei confronti del creditore rimasto silente. Va dunque sospesa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ottenuto da detto creditore per l’intero ammontare del credito nelle more del termine di adempimento dell’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 23 maggio 2018.




Ancora sul principio del rispetto delle cause di prelazione nel concordato preventivo

Concordato preventivo - Principio del rispetto dell’ordine dei privilegi - Interpretazione

Con riferimento al concordato preventivo, il principio del rispetto dell’ordine dei privilegi consiste nella necessaria integrale soddisfazione del grado di privilegio generale precedente prima di poter soddisfare il grado successivo e che, in caso di incapienza dei beni dell’impresa ai chirografari possano essere destinate esclusivamente risorse provenienti da terzi, e non dal patrimonio del debitore (c.d. finanza esterna).

Il mancato rispetto dell’ordine delle cause di prelazione, stabilito dall’art. 160 secondo comma l. fall., riguarda la fattibilità giuridica del concordato, cioè la conformità della proposta alle norme inderogabili di legge, la cui valutazione è rimessa al tribunale e non alla volontà negoziale dei creditori. (1) (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 10 maggio 2018.





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