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Archivio Dir. Fallimentare

Sovraindebitamento: ammissibile il cram down 'previdenziale' ai fini dell’omologa dell’accordo di composizione

Sovraindebitamento – Accordo di composizione – Voto negativo espresso degli Enti Previdenziali – Giudizio c.d. cram down – Art. 12 comma 3 quater l. 3/2012 – Interpretazione estensiva – Ammissibilità

Sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, stante l’evidente identità di situazione tra il debitore sovraindebitato che accede all’accordo rispetto a quello che accede al concordato preventivo o all’accordo di ristrutturazione e il parallelismo tra le procedure, l’adesione c.d. forzosa dell’amministrazione finanziaria già prevista dall’art. 12, comma 3-quater l. 3/2012 deve ritenersi estensibile anche agli enti gestori della previdenza ed assistenza obbligatoria, come previsto per il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis l.fall. (1)


(1) L’art. 12 comma 3-quater l. fall., dettato in tema di omologazione dell’accordo di composizione della crisi, recita che “Il tribunale omologa l'accordo di composizione della crisi anche in mancanza di adesione da parte dell'amministrazione finanziaria quando l'adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di cui all'articolo 11, comma 2, e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione dell'organismo di composizione della crisi, la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente rispetto all'alternativa liquidatoria”.

Osserva il tribunale forlivese, in primo luogo, che per mancata adesione dell’Amministrazione finanziaria, deve intendersi il voto negativo espresso, posto che vigendo in questo ambito il meccanismo del silenzio-assenso il mero “non voto” equivarrebbe a voto positivo, rendendo dunque inutile il ricorso a tale strumento.

Peraltro tale questione - prosegue il tribunale - è stata anche superata dal legislatore che con il d.l. 118/2021 ha modificato la diversa disposizione prevista all’art. 180, comma 4, l. fall. sostituendo le parole “Il tribunale omologa il concordato preventivo anche in mancanza di voto” con la locuzione “Il tribunale omologa il concordato preventivo anche in mancanza di adesione”, chiarendo così in modo esplicito l’applicabilità di tale meccanismo sia in presenza di voto negativo che di non-voto.

Anche in materia di sovraindebitamento il d.lgs. 147/2020, recante il correttivo al CCII, ha modificato il testo dell’art. 80 riguardante l’omologa del concordato minore estendendo il c.d. cram-down non solo al caso di mancata adesione dell’amministrazione finanziaria (come era previsto nella versione originaria) ma anche alla mancata adesione degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie, “in tal modo allineando le disposizioni previste per il concordato minore con quelle del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione”.

Il mancato richiamo nel testo dell’art. 12, comma 3-quater, l. 3/2012, degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie accanto all’amministrazione finanziaria – conclude il tribunale – “appare pertanto più il frutto di un difetto di coordinamento che una precisa scelta, essendo palese la volontà del legislatore di anticipare, in considerazione dell’emergenza pandemica, molte delle disposizioni previste in materia di sovraindebitamento dal codice della crisi ma avendo richiamato, nella l. 176/2021, il testo del CCII nella versione originale e non in quella modificata, pochi giorni prima, dal correttivo di novembre 2020. […] Infine, va in ogni caso aggiunta la considerazione che una diversa interpretazione della norma la renderebbe costituzionalmente illegittima per una evidente disparità di trattamento tra la procedura “minore”, a disposizione dei debitori non fallibili e delle imprese agricole, e quella maggiore del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, a disposizione sia delle imprese sopra-soglia ma anche delle stesse imprese agricole”.

Nello stesso senso della decisione in rassegna, constano Tribunale di Pistoia 8 luglio 2021 e Tribunale di Pavia 21 luglio 2021, pubblicate entrambe in questa Rivista. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì 04 ottobre 2021.




Liquidazione del patrimonio e verifiche giudiziali ai fini dell’accesso

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Verifiche giudiziali al fine dell’apertura della procedura – Ambito

In ordine alla domanda di accesso alla procedura di liquidazione ex art. 14 ter e ss. l n. 3/12 non occorre valutare la fattibilità della soluzione proposta e la attuabilità della medesima, avendo la procedura finalità esclusivamente dismissiva senza alcun elemento negoziale.

Ogni valutazione circa la effettiva consistenza del passivo e circa la convenienza nell’esercizio di eventuali azioni di regresso e revocatorie volte ad incrementare l’attivo è rimessa alla successiva disamina del Liquidatore.

Nella fase di ammissione non rileva neppure il giudizio sulla diligenza serbata dal debitore nell’assunzione delle obbligazioni, trattandosi di valutazioni da compiersi nel distinto e successivo giudizio ex art. 14 terdecies l n. 3/12. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 12 agosto 2021.




Tribunale di Ravenna: prima applicazione della norma sul debitore incapiente

Sovraindebitamento – Debitore Incapiente – Esdebitazione – Presupposti

Al fine dell’applicazione del nuovo art.14 quaterdecies l. 3/2012 riguardante il “debitore incapiente”, il decreto di esdebitazione può essere reso riscontrando il presupposto oggettivo negativo, rappresentato dalla assenza di alcuna utilità da offrire, all’attualità o secondo previsione attendibile, ai propri creditori, nonché il presupposto soggettivo della meritevolezza, in considerazione della natura premiale dell’istituto, che il giudice deve accertare in positivo.

Il complesso calcolo sull’ISEE del nucleo famigliare operato dal gestore nella fase iniziale della procedura non è rilevante, dovendo al limite essere riproposto in sede di dichiarazione annuale.

[n.d.r.] Fattispecie in cui la ricorrente, disoccupata e priva di beni, risultava non aver posto in essere atti depauperativi o dispositivi, né responsabile della chiusura della propria attività artigiana, riconducibile a contingenze di mercato e di settore.
Con il provvedimento in rassegna il giudice ha dichiarato inesigibili, nei confronti della ricorrente, i crediti anteriori alla data di deposito del ricorso, disponendo, altresì, l’obbligo a carico della stessa di depositare entro il 30 settembre di ciascun anno una dichiarazione documentata in ordine alla propria situazione reddituale, patrimoniale e occupazionale, accompagnata da una relazione dettagliata del gestore riservato ogni provvedimento circa la comparizione della debitrice per acquisire ulteriori informazioni e dettare i provvedimenti conseguenti all’eventuale sopravvenienza di utilità rilevanti da distribuire ai creditori anteriori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 22 luglio 2021.




Concordato Preventivo: necessaria l'iscrizione all'Albo dei Commercialisti del revisore legale incaricato dell'attestazione

Concordato Preventivo - Attestatore - Nomina di Revisore Legale non iscritto nell'Albo dei Ragionieri e Commercialisti - Requisiti ex art. 28 l. fall. - Insussistenza - Interpretazione dell'art. 28 l. fall. primo comma lett. a) - Criterio teleologico e non letterale - Necessità

Ai fini della nomina dell'attestatore nel concordato preventivo l'art. 67 co. 3 lett. d) l. fall., richiamato dall'art. 161 l. fall., prevede la necessaria compresenza di due requisiti in capo all'attestatore: l'iscrizione nel registro dei revisori legali e il possesso dei requisiti di cui all'art. 28 co. 1 lett. a) l. fall., che prevede che possano svolgere le funzioni di Curatore "avvocati, commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti".

La disposizione di cui all'art. 28 co.1 lett. a) l. fall. non può che essere interpretata - secondo il criterio teleologico prevalente sulla mera interpretazione letterale del testo di legge - quale necessità dell'iscrizione all'albo di una delle professioni ivi indicate; scopo della norma, infatti, è garantire che la figura pubblicistica del Curatore sia ricoperta da professionisti non solo abilitati all'esercizio della professione bensì? anche in attività al momento dell'assunzione dell'incarico: tale garanzia non può che essere offerta dall'iscrizione ad un Albo, la cui funzione, peraltro, è anche quella di garantire che il professionista iscritto non sia inabilitato all'esercizio della professione per motivi disciplinari o altre ragioni il cui controllo rientra nei poteri dell'ordine professionale, istituito a tutela dei cittadini al fine di sorvegliare, inter alia, la qualità delle prestazioni rese e la congruità dei compensi richiesti.

Pertanto, nonostante l'art. 28 co.1 lett.a) l. fall. non abbia subito modifiche legislative all'indomani della riforma dell'Ordine dei Commercialisti e degli Esperti contabili avvenuta nel 2005, riforma che ha abolito il Collegio dei Ragionieri, tale disposizione non può che intendersi come necessità, anche per la figura del ragioniere, di essere iscritto quantomeno nella Sezione B del predetto Albo (ossia la Sezione degli Esperti contabili). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 17 giugno 2021.




Piano del consumatore e colpa grave nell'indebitamento

Piano del consumatore - Assunzione di garanzia per ingenti importi - Colpa grave

Secondo il Tribunale di Rimini sussiste la causa di inammissibilità della "colpa grave" a norma dell'art. 7, comma 2, lett. d-ter, nel caso di piano del consumatore presentato da soggetto sovraindebitato il cui indebitamento derivi dall'assunzione di garanzia per ingenti importi (nella specie, oltre un milione di euro), in un'epoca in cui il debitore non era titolare di alcun reddito, concretizzandosi in tal caso una grave violazione della regola di prudenza che impone di astenersi dal contrarre obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 27 maggio 2021.




Sovraindebitamento e competenza territoriale: rilevanza della sede effettiva della società

Sovraindebitamento - Competenza territoriale - Luogo ove ha sede legale la società diverso dalla sede effettiva - Irrilevanza

Sovraindebitamento - Requisiti dimensionali ex art. 1 l. fall. per l’accesso alle procedure - Superamento della soglia dei debiti indicati in bilancio - Irrilevanza - Prova contraria del loro effettivo ammontare alla data della domanda di accesso - Ammissibilità

Ai sensi dell’art. 9 l. 3/2012 la competenza territoriale non è individuata in base al luogo in cui si trova la sede legale dell’impresa, facendo la norma riferimento al diverso concetto di sede principale del debitore che, pur potendo certamente coincidere e presumersi coincidere con quello della sede legale, consente tuttavia di individuare la sede principale, intesa come centro principale degli interessi, anche nel luogo in cui si trovi la sede effettiva.

[Fattispecie in cui la società ricorrente ha documentato che la sede legale risultante dal Registro delle Imprese non coincide con quella effettiva, quanto meno da quando la società, postasi in liquidazione, nel 2017 ha nominato quale suo liquidatore un professionista con studio in altra circoscrizione, ove si sono svolte le assemblee e l’approvazione dei bilanci.]

Può accedere alle procedura di liquidazione del patrimonio la società che, pur a fronte di un indebitamento risultante dall’ultimo bilancio superiore alla soglia di cui alla lett. c) dell’art. 1, comma 2 l.fall., dimostri che alla data di deposito della domanda ex art. 14-ter l.3/2012 l’ammontare complessivo dei debiti era effettivamente inferiore alla predetta soglia.
Invero, a tale riguardo, si osserva che il requisito di fallibilità previsto dall’art. 1, comma 2, lett. c) l.fall. deve essere valutato, tenuto conto del tenore letterale della norma e confrontato con quello delle precedenti lettere a) e b), solo con riferimento al momento dell’apertura della procedura, non anche con riferimento al periodo di tempo corrispondente ai tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento (cfr. Cass. 08/02/2018).

[Fattispecie in cui il Tribunale ha aperto la liquidazione del patrimonio pur in presenza dell’ultimo bilancio approvato al 31.12.2020 in cui emergevano debiti per € 525.843, importo superiore alla soglia di fallibilità. Nel verbale di assemblea del 28.04.2021, convocata per l’approvazione del bilancio al 31.12.2020, il liquidatore della società risulta, tuttavia, aver sottoposto all’assemblea una contabilità aggiornata al 28.04.2021 portante un indebitamento complessivo della società pari a € 460.402,49, inferiore alla soglia di fallibilità, in conseguenza della definizione transattiva di un debito intercorsa con un creditore sociale nel corso dell’anno 2021.] (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì 26 maggio 2021.




Sovraindebitamento: la liquidazione dei beni della società di persone non comporta l’apertura della procedura in caso ai soci illimitatamente responsabili

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni di società di persone – Estensione degli effetti sui soci illimitamente responsabili – Apertura automatica della liquidazione personale dei soci – Esclusione – Istanza di parte – Necessità

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Apertura ex art. 14 quinquies l. 3/20212 – Verifica dell’assenza di atti in frode – Necessità – Concetto di atto in frode – Definizione

Pur a fronte del nuovo comma 7-bis all’art. 14-ter l. 3/2012 per cui “il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili” allo stato risulta necessaria la proposizione da parte del socio illimitatamente responsabile di una propria procedura di liquidazione, quantomeno per la parte di debiti aventi natura personale, essendo detto strumento attivabile solo ad istanza del debitore stesso e mancando nell’art. 14 ter l. 3/2012 un rinvio alle disposizioni della legge fallimentare in tema di estensione del fallimento (attuali artt. 147 ss. l. fall., futuri artt. 256 ss. CCII).

Con riferimento agli atti in frode, la verifica di meritevolezza ancora testualmente prevista dall’art. 14 quinquies l. 3/2012 deve coordinarsi con l’introduzione della legittimazione attiva del liquidatore all’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria nei confronti di eventuali atti dispositivi, assumendo perciò il concetto di frode un termine molto più lato e relativo alla sola dolosa preordinazione della procedura in danno dei creditori o esercizio abusivo del relativo diritto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)




Il commento:

Liquidazione dei beni ex l. 3/ 2012: sulla estensione degli effetti ai soci illimitatamente responsabili e sul concetto di atto in frode (Brevi note su Tribunale di Ravenna 29 aprile 2021), di Astorre Mancini

Tribunale Ravenna 29 aprile 2021.




È inidonea la apertura di una liquidazione con una somma liquida non sufficiente a coprire le spese della procedura

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ai sensi degli artt. 14-ter e ss. della legge n. 3 del 2012 – Debitore con disponibilità di liquidità – Presenza di finanza esterna – Inammissibilità della procedura di liquidazione se la somma liquida non è sufficiente per coprire le spese di procedura

Non è estranea all’ordinamento la valutazione di economicità ed efficienza della procedura concorsuale: ed infatti nel fallimento l’ art 102 l.f. consente di non farsi luogo all’accertamento del passivo quando risulta che non può essere acquisito alcun attivo da distribuire ai creditori e l’art 118, c. 1 n 4 l.f. prevede la chiusura della procedura fallimentare quando si accerta che non è possibile soddisfare neppure in parte i creditori.

Anche nella procedura di liquidazione del sovraindebitato debba tenersi conto, ai fini della ammissibilità, della economicità della procedura, cioè della sua utilità prospettica rispetto allo scopo, che è quello di distribuire ai creditori un qualche attivo di liquidazione, in relazione ai costi professionali che l’attività liquidatoria e distributiva comporta.

La apertura di una liquidazione senza beni neppure in prospettiva – o con una esigua somma liquida inidonea a coprire perfino le spese della procedura – è contraria ai principi di efficienza e di economicità che devono ispirare l’attività processuale esecutiva. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 22 aprile 2021.




Accordo di ristrutturazione dei debiti: quando l’istanza di inibitoria di azioni esecutive o cautelari ha natura abusiva

Accordo di ristrutturazione dei debiti – Istanza di inibitoria di azioni esecutive o cautelari di cui all’art. 182-bis, comma 7, l.f. – Natura abusiva – Fattispecie

Ha natura abusiva, perché unicamente volta a procrastinare la trattazione dell’istanza di fallimento pendente senza prospettare alcun vantaggio per i creditori, la richiesta di inibitoria di azioni esecutive o cautelari di cui all’art. 182-bis, comma 7, l.f. formulata dall’imprenditore che presenti un’ipotesi di accordo quando:
-manchi totalmente la elaborazione di un piano industriale od  economico-finanziario a cui legare la ventilata possibilità di raggiungere un accordo di  ristrutturazione;
-siano state solo prodotte alcune offerte di pagamento inviate via PEC ad asseriti creditori, con le quali si propongono pagamenti modestissimi, pari all’incirca all’1% della sorte capitale;
-la dichiarazione dell’attestatore non indica né l’importo dei crediti totali né una elencazione dei creditori con i quali sarebbero in corso trattative ed altresì non contenga l’attestazione della veridicità dei dati aziendali;
-l’impresa debitrice abbia già fatto ricorso alla procedura di concordato prenotativo, ottenendo la concessione del termine di cui all’art. 161 co. 6 l.f. e la successiva proroga, in pendenza di istanza di fallimento ed abbia poi inopinatamente rinunciato al medesimo termine senza depositare alcuna proposta “ristrutturativa”, né di concordato “pieno” né di accordo di ristrutturazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 22 marzo 2021.




Concordato preventivo c.d. misto: se non può farsi una valutazione puramente quantitativa di prevalenza, certamente deve potersi compiere una valutazione qualitativa a favore della prosecuzione dell’attività

Concordato preventivo – Concordato c.d. misto – Criterio della prevalenza – Profilo qualitativo – Rilevanza

Pur volendosi dare conto della possibilità di qualificare come concordato in continuità quelle proposte che siano basate su piani di natura “mista”, in cui la componente liquidatoria possa anche essere prevalente, nondimeno la componente relativa alla continuità deve essere effettiva, reale, e tale da incidere se non su di un piano maggioritario puramente “quantitativo”, almeno su un profilo “qualitativo”, nel quale cioè il recupero dell’equilibrio economico-finanziario dell’attività in vista della sua prosecuzione reale, la difesa dei posti di lavoro, la tutela degli intangibles aziendali, si qualifichi come uno dei profili pregnanti del turnaround aziendale e dell’operazione di ristrutturazione concordataria del debito.

In altri termini, se non può farsi una valutazione puramente quantitativa di “maggioranza”, certamente deve potersi compiere una valutazione “qualitativa”, nella quale sia possibile la valorizzazione dei flussi derivanti dalla prosecuzione dell’attività, ivi compresa la cessione in esercizio dell’azienda e la valorizzazione del magazzino inteso in senso lato (cioè come comprensivo di quelle rimanenze che caratterizzano lo svolgimento di una specifica attività economica, che può arrivare per le imprese che ricomprendono un oggetto sociale immobiliare anche nella cessione di beni immobili). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 08 marzo 2021.




Liquidazione del Patrimonio ex l. 3/2012 del socio illimitatamente responsabile: sulla opportunità che la società richieda contestualmente l’apertura della procedura

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Istanza in proprio del socio illimitatamente responsabile di società non fallibile – Coordinamento tra le procedure

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Esdebitazione – Effetti

Se il socio richiede in proprio la liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012, ove rivesta la qualità di socio illimitatamente responsabile di società di persone non fallibile, appare opportuno richiedere l’integrazione ed estensione della procedura liquidativa anche nei confronti dell’ente, che potrà avvenire peraltro solo ad iniziativa della società stessa.

Pur a fronte del nuovo comma 7-bis all’art. 14-ter l. 3/2012 per cui “il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili” allo stato risulta necessaria la proposizione da parte del socio illimitatamente responsabile di una propria procedura di liquidazione, quantomeno per la parte di debiti aventi natura personale.

L’effetto esdebitativo non consegue automaticamente all’adempimento della presente procedura (a differenza di quanto previsto per il caso di accordo o piano del consumatore) ma discende da un futuro, eventuale ed autonomo procedimento di cui all’art. 14 terdecies l. 3/2012, in larga misura assimilabile al procedimento di esdebitazione ex art. 142 l. fall. e che in tale sede i creditori non integralmente soddisfatti saranno chiamati ad interloquire.


[n.d.r.]
La decisione in commento riguarda una società in accomandita semplice non fallibile, da tempo inattiva e priva di beni da destinare ai creditori sociali, i quali potrebbero dunque soddisfarsi eventualmente solo sui beni personali del socio accomandatario richiedente la procedura in proprio.
Il G.D., preso atto che l’apertura della liquidazione in capo al socio non spiega effetti sulla società (mentre è vero il contrario, ai sensi del nuovo comma 7-bis dell’art. 14 ter l. 3/2012 citato), all’udienza di comparizione avanzava richiesta di integrazione ed estensione della procedura nei confronti della società, che successivamente – con propria istanza – richiedeva anch’essa la liquidazione sociale.
La pronuncia si segnala per la ritenuta opportunità di “stimolare” la presentazione dell’istanza di liquidazione anche da parte della società - in un contesto normativo che assegna la legittimazione all’istanza al solo ente medesimo -, al fine di comporre unitariamente la liquidazione della società e del socio illimitatamente responsabile, ovviamente con masse attive e passive distinte e creditori personali del socio che potranno soddisfarsi solo sui beni di questi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 03 marzo 2021.




Liquidazione del Patrimonio ex l. 3/2012: prima applicazione della nuova disposizione sulle 'procedure familiari' alle procedure della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Istanza della società e successivamente dei soci illimitatamente responsabili – Origine comune dell’indebitamento – Sussistenza – Applicazione della normativa in tema di “procedure familiari” – Ammissibilità

Attesa l’istanza di liquidazione ex art. 14 ter l.3/2012 presentata da società non fallibile, va disposta la riunione con detta procedura dei procedimenti promossi successivamente dai soci illimitatamente responsabili della stessa, tenuto conto della indubbia connessione tra tutte le procedure derivante dall’indebitamento comune – in considerazione della responsabilità solidale dei soci rispetto ai debiti sociali – nonché ragioni di opportunità relative alla fase esecutiva della liquidazione.

Il novellato art. 7 bis l. 3/2012 in tema di ‘procedure familiari’, che impone il necessario coordinamento tra le procedure, appare dunque applicabile anche alla presente fattispecie la quale - ferma la natura di “familiari” delle due persone fisiche ricorrenti in quanto, anche se non conviventi, presentano un sovraindebitamento di ‘origine comune’ nel senso richiesto dalla nuova disposizione - vede analogo procedimento proposto nei confronti di una piccola società ‘sotto soglia’ che parimenti presenta un indebitamento necessariamente comune ex art. 2304 c.c. e non ha beni da liquidare o crediti da riscuotere, sussistendo perciò una esigenza di necessario coordinamento con le altre due procedure che, nel caso di specie – ferma la distinzione delle masse attive e passive – può perseguirsi con la riunione delle procedure avanti al giudice per primo adìto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)


[n.d.r.]
La decisione si segnala per la ritenuta applicabilità della nuova norma in tema di ‘procedure familiari’ alle procedure di liquidazione promosse da società di persone e soci illimitatamente responsabile, ancorchè la novella dell’art. 7 bis l. 3/2012 riguardi i “membri della stessa famiglia”. Il G.D. prende le mosse dall’ ‘origine comune’ dell’indebitamento attesa la responsabilità solidale dei soci illimitatamente responsabili, rafforzata nella fattispecie dal vincolo di parentela dei soci.
Tribunale Ravenna 03 marzo 2021.




E’ privo di legittimazione il socio accomandatario e liquidatore di società fallita che conferisce mandato al difensore ai fini della costituzione in giudizio della società

Società di persone - Fallimento del legale rappresentante e socio illimitatamente responsabile - Esclusione di diritto ex art. 2288 c.c. -  Sussistenza - Legittimazione processuale - Esclusione

E’ privo di legittimazione il socio accomandatario e liquidatore di società fallita che conferisce mandato al difensore ai fini della costituzione in giudizio della società, tenuto conto dell’intervenuto fallimento personale in estensione che lo esclude di diritto dalla società ex art. 2288 c.c.: la decadenza opera d’ufficio, ipso jure, involgendo essa la carica di liquidatore e legale rappresentante della società, in conformità a Cass. 2009/14980 che individua nell’esclusione della qualità di socio e nella perdita del potere di amministrazione e rappresentanza le conseguenze ‘naturali’ del fallimento del socio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 28 gennaio 2021.




Prima applicazione del nuovo art. 9, co.3-bis.2 l. 3/2012: l’OCC nella propria relazione deve sempre dare conto del 'merito creditizio' accertato dall’ente finanziatore

Sovraindebitamento – Accordo di composizione – Relazione dell’OCC – Requisiti – Indagine sulla verifica del “merito creditizio” del debitore al momento della concessione del credito – Elemento indefettibile della relazione – Sussistenza

Sovraindebitamento – Accordo di composizione ex l. 3/2012 – Previsione dell’estensione dell’efficacia ai fideiussori estranei alla procedura – Inammissibilità – Interpretazione analogica in base all’art. 79 CCII – Inammissibilità

A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 9, comma 3-bis.2, della l. 3/2012 (come modificato dal D.L. 137/2020 convertito con modificazioni in l. 176/2020), la relazione dell’OCC deve contenere sempre l’indicazione relativa alla circostanza se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore.

L’indagine in ordine alla verifica del merito creditorio al momento del finanziamento è dunque un requisito indefettibile della relazione medesima, non consentendo la norma deroghe eventualmente basate sull’apprezzamento circa le concrete conseguente (per il creditore che ha concesso il finanziamento) dell’omessa valutazione dell’OCC; la circostanza, infatti, che il finanziatore potrebbe non avere in concreto interesse a proporre il reclamo contro l’omologa dell’accordo non è dunque decisiva nel senso di escludere l’obbligo di inserire nella relazione l’indicazione richiesta dalla norma, in quanto tale possibilità non emerge dal dato positivo, che pertanto va ritenuto non derogabile ad opera della parte.

E’ inammissibile la proposta di accordo di composizione contenente una deroga alla disposizione di cui all’art. 11, comma 3 l. 3/2012, a tenore del quale “l’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso”, né tale norma può essere derogata in virtù di un’interpretazione “evolutiva” della disciplina attualmente vigente, che tenga conto della previsione espressa di una simile deroga da parte della disciplina dell’art. 79 comma 5 CCII di futura vigenza. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

[n.d.r.]

Non constano precedenti in termini, in riferimento ad entrambe le massime.

Riguardo la prima, la decisione in rassegna merita di essere segnalata in quanto verte su fattispecie in cui, nelle more dell’entrata in vigore della miniriforma della disciplina del sovraindebitamento, la relazione favorevole redatta dall’OCC (in un caso di accordo di composizione), non conteneva alcun riferimento all’indagine circa il “merito creditizio” condotta dalla banca finanziatrice. Il giudice concedeva termine per eventuale integrazione sul punto, relazione che tuttavia non veniva emendata dall’OCC, dietro suggerimento dell’advisor del sovraindebitato, sul presupposto che la proposta risultava fondata proprio sul pre-accordo concluso dal debitore con la Banca finanziatrice, che dunque, a prescindere dall’avere o meno osservato le regole prescritte per la concessione del credito, certamente non avrebbe avuto interesse alcuno alla proposizione del reclamo.

In merito alla seconda massima, il tribunale ha ritenuto inammissibile l’interpretazione “evolutiva” dell’art. 11 comma 3 l. 3/2012 – che non prevede espressamente il “patto contrario” circa l’estensione dell’efficacia dell’accordo ai garanti del sovraindebitato - in relazione a quanto consentirà invece il CCII all’art. 79. Come noto, infatti, mentre l’art. 11 comma 3 l. 3/20212 prevede che i diritti dei creditori restano impregiudicati nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso, l’art. 79 CCII fa salvo espressamente il patto contrario, con l’inciso “salvo che sia diversamente previsto” non contenuto nella l. 3/2012. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 21 gennaio 2021.




Cancellazione delle ipoteche nell’accordo di ristrutturazione dei debiti

Accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Fase di adempimento dell’accordo omologato – Ipoteche iscritte sul bene oggetto di compravendita – Ordine giudiziale di cancellazione dei gravami – Inammissibilità

Non può essere accolta l’istanza di cancellazione delle ipoteche volontarie iscritte sul bene oggetto di cessione in adempimento dell’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall., tenuto conto che a seguito dell’omologazione si esaurisce l’attività di controllo e sorveglianza demandata dalla legge fallimentare al tribunale, essendo l’esecuzione dell’accordo intervenuto con i creditori fase sottratta alla competenza giudiziale e di natura esclusivamente privatistica. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 21 gennaio 2021.




Ammissibile l’apertura della Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 del debitore che abbia patteggiato la pena per bancarotta fraudolenta, salve le verifiche successive del liquidatore

Sovraindebitamento - Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 - Patteggiamento per fatti di bancarotta fraudolenta - Accesso alla procedura - Ammissibilità - Verifiche successive del liquidatore - Necessità

Sovraindebitamento - Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 - Ambito oggettivo - Universalità dei beni

E’ ammissibile l’apertura della procedura di liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 a favore del debitore che, nella sua qualità di amministratore di società fallita, abbia patteggiato la pena in procedimento penale per fatti di bancarotta fraudolenta, ferme ed impregiudicate le successive indagini del liquidatore circa la rilevanza di detti fatti, anche in ordine ad eventuali atti revocabili compiuti nel quinquennio in frode ai creditori.

Quanto al contenuto della domanda di accesso alla liquidazione, l’apertura della procedura comporta che tutti i beni (o comunque le risorse attive, quali i redditi futuri) del debitore siano destinati alla soddisfazione dei creditori, con la sola eccezione di quelli indicati dall’art 14 ter comma 6 L 3/2012; non è quindi rilevante, rispetto alla futura attività del liquidatore ed alla futura individuazione dell’attivo, la “proposta” del debitore relativa alla entità della destinazione dei suoi beni ai debitori (proposta che il debitore formula, invece, nella procedura di accordo di sovraindebitamento o di piano del consumatore), essendo  riservata al giudice la determinazione del fabbisogno mensile del debitore e della sua famiglia. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 11 gennaio 2021.




Tribunale di Forlì: prima applicazione del nuovo art. 14-ter, comma 7-bis, l. 3/2012 in tema di liquidazione del patrimonio

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Art. 14-ter comma 7-bis l. 3/2012 di nuova introduzione – Domanda di liquidazione proposta dalla sola società – Effetti – Apertura della procedura di liquidazione in capo a tutti i soci illimitatamente responsabili – Estensione automatica al socio non ricorrente – Sussistenza

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Art. 14-ter comma 7-bis l. 3/2012 di nuova introduzione – Domanda di liquidazione della società e dei soci illimitatamente responsabili – Individuazione del foro competente – Tribunale del luogo ove ha sede legale la società – Competenza

Alla stregua del nuovo comma 7-bis dell’art.14-ter l. 3/2012, aggiunto dalla l. 176/2020 entrata in vigore il 25.12.2020, l’apertura della liquidazione del patrimonio proposta dalla società e da alcuni soci, va estesa anche all’ulteriore socio non richiedente, stante la sua qualità di socio illimitatamente responsabile, quale effetto automatico del decreto di apertura della liquidazione della società.

Ai sensi del nuovo comma 7-bis l. 3/2012 relativo alla procedura di liquidazione dei beni - aggiunto all’art. 14-ter l. 3/2012 dalla l. 176/2020 entrata in vigore il 25.12.2020 - il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, introducendosi così una disposizione del tutto analoga a quella prevista dall’art. 147 l.fall. quanto all’estensione del fallimento dichiarato per la società ai soci illimitatamente responsabili.
In ragione di tale nuova disposizione, applicabile alla presente procedura, la competenza territoriale va quindi individuata in base a quella della sede della società e resta radicata, davanti al medesimo tribunale, per tutti i soci illimitatamente responsabili, ai quali si estendono gli effetti, indipendente dal diverso luogo di residenza di questi ultimi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)


Merita di essere segnalato - a chiarimento della fattispecie di cui alla pronuncia in rassegna - che il terzo socio, non ricorrente in proprio, risultava avere comunque sottoscritto il ricorso per conto della s.n.c., unitamente agli altri due soci che invece avevano altresì richiesto l’apertura della procedura di liquidazione a proprio carico; evidentemente, provenendo l’istanza dallo stesso debitore, il tribunale ha ritenuto radicato il contraddittorio anche nei confronti del socio non ricorrente in proprio, che aveva comunque interagito con il gestore della crisi fornendo elementi della propria situazione reddituale e patrimoniale [n.d.r.]
Tribunale Forlì 07 gennaio 2021.




L’impresa agricola può accedere alternativamente alle procedure di sovraindebitamento ed all’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall.

Sovraindebitamento – Impresa agricola – Accesso alle procedura ex l. 3/2012 – Ammissibilità – Accesso all’Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. ai sensi dell’art. 23 comma 43 Dl. 98/2011 – Alternatività – Sussistenza 

L’art. 7 comma 2-bis l. n. 3/2012, articolo specificamente riferito all’imprenditore agricolo, non menziona fra i requisiti di ammissibilità alla procedura la lettera a) dell’art. 7 comma 2 della medesima legge, ovverossia l’essere soggetto alle procedure concorsuali c.d. maggiori. Ciò consente di ritenere irrilevante, ai fini dell’ammissibilità dell’imprenditore agricolo alle procedure di sovraindebitamento, la possibilità per lo stesso di accedere all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.fall., facoltà estesa all’imprenditore agricolo dall’art. 23 co. 43 del DL 98/2011. Va dunque riconosciuta la cumulatività in capo all’imprenditore agricolo dello strumento negoziale di risoluzione della crisi ex art. 182-bis l.fall. con quello di cui all’art. 10 l. n. 3/2012, indipendentemente dalla sussistenza delle soglie dimensionali di cui all’art. 1 l. fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 16 dicembre 2020.




E’ inammissibile la liquidazione del patrimonio in presenza di sola 'finanza esterna'

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ai sensi degli artt. 14-ter e ss. della legge n. 3 del 2012 – Debitore privo di beni – Presenza di finanza esterna – Inammissibilità della procedura di liquidazione se vi sia solo finanza esterna

Non è ammissibile la liquidazione del patrimonio in presenza di sola “finanza esterna”, non potendo essere considerata bene proprio del debitore rientrante nella nozione di “beni” di cui all’art. 14 ter e ss l. n. 3/12.

La presenza di “finanza esterna”, anche da sola, ha spazio solo nelle procedure negoziali di sovraindebitamento, cioè accordo e piano del consumatore. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 08 dicembre 2020.




Tribunale di Ravenna: ancora sui criteri di formazione delle classi nel concordato preventivo

Concordato Preventivo – Formazione delle classi – Mediocredito Centrale – Fattispecie di capienza parziale del privilegio ex art. 8 d. lgs. 3/2015 – Declassamento del credito privilegiato incapiente – Inserimento in unica classe con il chirografario ab origine – Inammissibilità

Con riferimento al criterio che sovrintende la formazione delle classi nella proposta di concordato, l’inclusione nella stessa classe del credito defalcato di MCC unitamente alle banche chirografarie non sembra corrispondere ad omogeneità quanto a posizione giuridica ed interessi economici sottesi, tenuto conto che la posizione di MCC oltre ad essere del tutto diversa giuridicamente da quella degli istituti di credito per finanziamenti chirografari, sconta altresì una diversa condizione economica, essendo al contempo destinataria del soddisfacimento per la parte capiente del privilegio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 05 novembre 2020.





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