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Archivio Processo Civile

Rigetto inibitoria per escussione fideiussione emergenza Covid-19

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid 19 - Clausola solve et repete

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid-19 - Evento imprevedibile e straordinario

Covid-19 - Attività alberghiera - Temporaneità delle limitazioni - Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Insussistenza

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Pronuncia costitutiva - Eccezione di inadempimento art. 1460 c.c. - Insussistenza

Procedimento cautelare - Preclusioni - Insussistenza - Modifica della domanda - Ammissibilità

La clausola solve et repete - pur soggetta a specifica approvazione ex art.1341 c.c. nella ipotesi di contratto per adesione - impone all'affittuaria anche in ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione di far valere qualunque rimedio solo dopo aver adempiuto.

E' fatto notorio che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 per il contenimento dell’emergenza Covid-19 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario.

Le drastiche misure adottate dal Governo per l’emergenza Covid-19 hanno avuto vigenza temporanea e non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale è possibile proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, e, anche in considerazione delle misure a sostegno delle imprese adottate dal Governo, affermare che lo squilibrio tra le prestazioni ha avuto carattere solo temporaneo non incompatibile con la conservazione del contratto.

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva. L’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c.

Poiché nel procedimento cautelare non sono previste preclusioni deve essere considerato ammissibile l’integrazione della domanda cautelare effettuata dal ricorrente in sede di note conclusive, avendo la controparte avuto modo di svolgere le proprie difese sul punto in replica. (Massimiliano Semprini) (Massimo Battazza) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 28 giugno 2020.




Deroga alla competenza territoriale e prevalenza del c.d. foro del consumatore

Deroga della competenza territoriale – Clausole vessatorie – prevalenza del c.d. foro del consumatore

E’ vessatoria la clausola di deroga della competenza territoriale, anche se indichi uno dei fori legali previsti dall’art. 20 c.p.c., che risulti apposta su di un modulo prestampato, ciò che esclude qualunque specifica ed individualizzata contrattazione sul punto, dovendo invece ritenersi prevalente il c.d. foro del consumatore ai sensi dell’art. 33, comma 2, lett. u) del d.lgs. n. 206/2005 che rappresenta un foro funzionale ed esclusivo.

La richiesta di restituzione del prezzo e di risarcimento del danno proposta in correlazione con la domanda di risoluzione per inadempimento deve essere respinta, laddove non emergano motivi per affermare la gravità dall’altrui inadempimento e, quindi, per poter pronunciare la risoluzione del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 24 gennaio 2020.




Tardività del disconoscimento non effettuato in altro processo tra le stesse parti

Processo civile – Disconoscimento – Tardività – Omesso disconoscimento in altro processo tra le stesse parti

Va dichiarata la tardività, e quindi l’inammissibilità, del disconoscimento operato in udienza posto che in altro giudizio fra le medesime parti e relativo allo stesso credito (nella specie una opposizione a precetto), a fronte della produzione degli stessi documenti, analogo disconoscimento non era stato avanzato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 15 gennaio 2020.




Il patto modificativo dell’obbligazione è una eccezione in senso stretto che deve essere allegata tempestivamente

Processo civile - Patto modificativo dell’obbligazione - Eccezione in senso stretto - Deduzione

L’eccezione secondo cui le parti avrebbero pattuito una riduzione di quanto complessivamente dovuto è un tipico patto modificativo della precedente obbligazione che non solo deve essere provato dal convenuto (ai sensi dell’art. 2697 co. 2 c.c.) ma ancor prima rappresenta una eccezione in senso stretto che deve essere allegata tempestivamente; la circostanza che l’eccezione sia contenuta per la prima volta in una memoria di costituzione coincidente con quella istruttoria non modifica la situazione, considerato che la parte non può – logicamente e giuridicamente – essere ammessa a provare una circostanza modificativa che non possa più dedurre ritualmente in giudizio: sarebbe altrimenti sempre aggirabile il sistema di preclusioni progressive previste dal codice di rito al fine di assicurare una ragionevole durata del processo ordinario di cognizione.

Il pagamento è invece fatto estintivo che rientra nella categoria delle eccezioni in senso lato, che ben possono quindi essere valorizzate dal giudice se risultanti ex actiis. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 08 gennaio 2020.




L’interventore autonomo è soggetto ai termini di decadenza stabiliti per il convenuto

Processo civile – Intervento autonomo – Soggezione ai termini decadenziali stabiliti per il convenuto – Affermazione

La domanda giudiziale (diversa da quella adesivo dipendente) svolta dal terzo intervenuto va assimilata alla domanda riconvenzionale, e ne subisce gli stessi termini decadenziali.
Il terzo interventore, quindi, potrà spiegare autonome domande solo entro il termine di costituzione del convenuto, che nel giudizio di primo grado avanti al tribunale è retto dal termine previsto dall’art. 167 cpc e davanti al GdP dall’udienza di cui all’art. 320 cpc. Neppure il giudice di pace, nel disporre un rinvio, ha la disponibilità dei suddetti termini. [Nella fattispecie, il Tribunale ha integralmente riformato la sentenza di primo grado - che aveva condannato l’appellante a risarcire il danno da inadempimento in relazione ad un contratto concluso non dall’originario attore, ma dal soggetto intervenuto successivamente alla prima udienza – rigettando le domande proposte dall’attore e dichiarando inammissibili quelle svolte dall’intervenuto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 06 luglio 2018.




Contratti bancari e opposizione a decreto ingiuntivo fondato su estratto conto certificato conforme alle scritture contabili ex articolo 50 TUB

Contratti bancari – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo fondato su estratto conto certificato conforme alle scritture contabili ex articolo 50 TUB – Richiesta sospensione della già concessa provvisoria esecuzione – Accoglimento alla luce dei motivi portati dall’opposizione – Carenza probatoria – Ammissibilità

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la concessione della provvisoria esecuzione del decreto opposto richiede non solo che l’opposizione non sia fondata su prova scritta o di pronta soluzione, ma anche che sussista una prova adeguata dei fatti costitutivi del diritto di credito, nel senso che occorre l’esistenza di una prova dei fatti costitutivi del diritto vantato dall'opposto, secondo i canoni del giudizio ordinario di merito; tale "adeguatezza" si ha quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione oppure quando viene integrata da idonea ulteriore documentazione, o, infine, quando - pur nell'assenza di prova scritta secondo i canoni del giudizio ordinario - non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell'opponente. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 23 maggio 2018.




Pignoramento di 1/5 dello stipendio non riducibile per assicurare al debitore una cifra minima per il proprio sostentamento

Esecuzione mobiliare – Pignoramento retribuzione lorda – Esigenze minime vitali – Inapplicabile riduzione discrezionale

La richiesta di riduzione del pignoramento ad una quota inferiore ad 1/5 non può trovare accoglimento poiché il bilanciamento tra le ragioni creditorie e quelle del debitore esecutato sono sottratte alla discrezionalità del Giudice dell’Esecuzione, essendo tale bilanciamento operato dal legislatore; la quota pignorabile non può quindi essere ridotta per assicurare al debitore una cifra minima per il proprio sostentamento. (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 10 maggio 2018.




Onere della mediazione, anatocismo e cumulo di interessi corrispettivi e moratori

Processo civile – Mediazione obbligatoria – Onere a carico dell’opponente

Processo civile – Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Indicazione specifica delle questioni oggetto di consulenza – Necessità

Interessi – Anatocismo – Contratto concluso dopo il 30 giugno 2000 – Principio di simmetria

Interessi corrispettivi e di quelli moratori – Sommatoria – Esclusione

E’ sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, prevista quale condizione di procedibilità del giudizio dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010.

La CTU non può essere invocata a fini esplorativi, senza indicare in modo specifico le questioni su cui la stessa dovrebbe vertere, ma al solo fine di esonerarsi da ogni onere probatorio (fattispecie in tema di rapporto bancario oggetto di ricognizione di debito e promessa di pagamento per una parte rilevante del credito oggetto di provvedimento monitorio ed in assenza di produzione di una consulenza tecnica di parte).

Risulta irrilevante il richiamo dei principi in tema di illegittima capitalizzazione degli interessi anatocistici con riguardo alla clausola contenuta in un contratto concluso dopo il 30 giugno del 2000 (momento di entrata in vigore della Delibera CICR prevista dall’art. 120 TUB) che sia rispettosa del principio di simmetria.

Nessuna sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori è possibile, stante la diversa funzione degli stessi e la loro ontologica incompatibilità, essendo tale operazione piuttosto il frutto di una lettura “distorta” della nota Cass. n. 350/2013. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 12 settembre 2017.





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