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Archivio Processo Civile

L’interventore autonomo è soggetto ai termini di decadenza stabiliti per il convenuto

Processo civile – Intervento autonomo – Soggezione ai termini decadenziali stabiliti per il convenuto – Affermazione

La domanda giudiziale (diversa da quella adesivo dipendente) svolta dal terzo intervenuto va assimilata alla domanda riconvenzionale, e ne subisce gli stessi termini decadenziali.
Il terzo interventore, quindi, potrà spiegare autonome domande solo entro il termine di costituzione del convenuto, che nel giudizio di primo grado avanti al tribunale è retto dal termine previsto dall’art. 167 cpc e davanti al GdP dall’udienza di cui all’art. 320 cpc. Neppure il giudice di pace, nel disporre un rinvio, ha la disponibilità dei suddetti termini. [Nella fattispecie, il Tribunale ha integralmente riformato la sentenza di primo grado - che aveva condannato l’appellante a risarcire il danno da inadempimento in relazione ad un contratto concluso non dall’originario attore, ma dal soggetto intervenuto successivamente alla prima udienza – rigettando le domande proposte dall’attore e dichiarando inammissibili quelle svolte dall’intervenuto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 06 luglio 2018.




Contratti bancari e opposizione a decreto ingiuntivo fondato su estratto conto certificato conforme alle scritture contabili ex articolo 50 TUB

Contratti bancari – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo fondato su estratto conto certificato conforme alle scritture contabili ex articolo 50 TUB – Richiesta sospensione della già concessa provvisoria esecuzione – Accoglimento alla luce dei motivi portati dall’opposizione – Carenza probatoria – Ammissibilità

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la concessione della provvisoria esecuzione del decreto opposto richiede non solo che l’opposizione non sia fondata su prova scritta o di pronta soluzione, ma anche che sussista una prova adeguata dei fatti costitutivi del diritto di credito, nel senso che occorre l’esistenza di una prova dei fatti costitutivi del diritto vantato dall'opposto, secondo i canoni del giudizio ordinario di merito; tale "adeguatezza" si ha quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione oppure quando viene integrata da idonea ulteriore documentazione, o, infine, quando - pur nell'assenza di prova scritta secondo i canoni del giudizio ordinario - non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell'opponente. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 23 maggio 2018.




Pignoramento di 1/5 dello stipendio non riducibile per assicurare al debitore una cifra minima per il proprio sostentamento

Esecuzione mobiliare – Pignoramento retribuzione lorda – Esigenze minime vitali – Inapplicabile riduzione discrezionale

La richiesta di riduzione del pignoramento ad una quota inferiore ad 1/5 non può trovare accoglimento poiché il bilanciamento tra le ragioni creditorie e quelle del debitore esecutato sono sottratte alla discrezionalità del Giudice dell’Esecuzione, essendo tale bilanciamento operato dal legislatore; la quota pignorabile non può quindi essere ridotta per assicurare al debitore una cifra minima per il proprio sostentamento. (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 10 maggio 2018.




Onere della mediazione, anatocismo e cumulo di interessi corrispettivi e moratori

Processo civile – Mediazione obbligatoria – Onere a carico dell’opponente

Processo civile – Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Indicazione specifica delle questioni oggetto di consulenza – Necessità

Interessi – Anatocismo – Contratto concluso dopo il 30 giugno 2000 – Principio di simmetria

Interessi corrispettivi e di quelli moratori – Sommatoria – Esclusione

E’ sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, prevista quale condizione di procedibilità del giudizio dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

La CTU non può essere invocata a fini esplorativi, senza indicare in modo specifico le questioni su cui la stessa dovrebbe vertere, ma al solo fine di esonerarsi da ogni onere probatorio (fattispecie in tema di rapporto bancario oggetto di ricognizione di debito e promessa di pagamento per una parte rilevante del credito oggetto di provvedimento monitorio ed in assenza di produzione di una consulenza tecnica di parte). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Risulta irrilevante il richiamo dei principi in tema di illegittima capitalizzazione degli interessi anatocistici con riguardo alla clausola contenuta in un contratto concluso dopo il 30 giugno del 2000 (momento di entrata in vigore della Delibera CICR prevista dall’art. 120 TUB) che sia rispettosa del principio di simmetria. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Nessuna sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori è possibile, stante la diversa funzione degli stessi e la loro ontologica incompatibilità, essendo tale operazione piuttosto il frutto di una lettura “distorta” della nota Cass. n. 350/2013. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 12 settembre 2017.




Il deposito telematico si ha per avvenuto con la generazione della seconda PEC da parte del gestore del Ministero della Giustizia

Processo civile – Deposito telematico – Buon esito della procedura – Ricevuta di avvenuta consegna (la c.d. seconda PEC) da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia

Ai sensi dell’art. 16-bis, comma 7, del decreto legge 179/2012, il buon esito della procedura si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna (la c.d. seconda PEC) da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia, dovendosi pertanto escludere che le comunicazioni successive, quali i controlli automatici e l'accettazione successiva, possano inficiare il buon esito della procedura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 08 maggio 2017.




Il custode giudiziario può eccepire l’inopponibilità all’esecuzione della locazione a canone vile

Esecuzione immobiliare – Immobile locato – Canone “vile” – Opponibilità della locazione – Esclusione – Accertamento dell’inopponibilità nel corso della procedura – Ammissibilità – Criteri di valutazione della “viltà” del canone

La verifica circa l’inopponibilità dei contratti di locazione che, pur altrimenti opponibili, siano stati tuttavia stipulati con la pattuizione di un “canone vile” può essere compiuta non solo su espressa domanda od eccezione del soggetto acquirente l’immobile pignorato, bensì anche – a monte - nella stessa procedura espropriativa immobiliare da parte del custode giudiziario, in quanto soggetto preposto – in qualità di ausiliario del G.E. – ad assicurare la rapida e proficua liquidazione dell’immobile nell’interesse del creditore procedente e degli altri creditori intervenuti.
All’accertamento della viltà del canone può procedere direttamente il G.E., e quell’accertamento può condurre all’immediata emissione dell’ordine di liberazione ai sensi dell’art.590 c.p.c.. Il G.E. deve quindi fondare la decisione di procedere alla liberazione su di una cognizione sommaria dell’opponibilità del contratto di locazione.
A tal fine, l’esperto stimatore dovrà: 1) verificare, attraverso il metodo della comparazione con immobili similari aventi la medesima destinazione e poti nelle vicinanza dell’unità immobiliare in questione, il canone locativo medio; 2) verificare la corrispondenza del medesimo valore medio all’effettivo canone di mercato; c) calcolare l’ipotetico canone di locazione dell’immobile oggetto dell’espropriazione.
Solamente all’esito di tali operazioni peritali il G.E. potrà procedere a valutare l’eventuale sproporzione tra il canone di mercato (inteso quale giusto prezzo locativo) ed il canone pattuito tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 25 gennaio 2017.




Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite e reclamabilità del provvedimento di accoglimento

Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite - Natura e finalità dell’istituto

Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite - Provvedimento di accoglimento - Reclamabilità - Esclusione

Lo scopo primario avuto di mira dal legislatore con l’introduzione nel nostro ordinamento l’istituto della consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite è stato quello di predisporre uno strumento deflattivo, nella consapevolezza che molteplici tipologie di cause (nel settore medico, in quello degli appalti o della prestazione d’opera) risultano in gran parte condizionate dall’esperimento di una consulenza che, spesse volte, è in grado di favorire la transazione o la conciliazione delle parti. Da qui l’esigenza di poter anticipare tale momento accertativo e di stimolo al possibile accordo, rispetto alla stessa proposizione della domanda giudiziale ordinaria, svincolando la richiesta dalla necessaria sussistenza del periculum in mora. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se è dubbia ed assai discussa la possibilità di applicare all’ipotesi di rigetto della richiesta di consulenza tecnica preventiva con funzione conciliativa di cui all’art. 696-bis c.p.c. il principio espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 144/2008 (che ha ritenuto illegittima la norma che non prevede il reclamo contro il provvedimento di rigetto dell’istanza ex art. 696 c.p.c.) è tuttavia certamente da escludersi – anche a prescindere dalla natura non cautelare dell’istanza in decisione – la reclamabilità del provvedimento positivo di accoglimento del ricorso ex art. 696-bis c.p.c. o del diverso provvedimento su cui lo stesso giudice provveda in ordine a difficoltà esecutive o richieste incidentali svolte nel corso del citato procedimento di consulenza preventiva. Del resto, la parte che si voglia dolere di eventuali vizi della consulenza o della sua inattendibilità, ben può farlo nel successivo giudizio di merito, ove potrà opporsi alla ammissione dell’elaborato e richiedere che venga disposta una nuova CTU, risultando persino incongruo a tale fine riconoscere una reclamabilità ex art. 669-terdecies c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 27 giugno 2016.




Avvertimento ex art. 480, 2° comma, c.p.c. e nullità del precetto

Esecuzione forzata – Atto di precetto – Assenza dell’avvertimento al debitore della possibilità di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi da sovraindebitamento – Nullità – Esclusione

Il legislatore, pur prevedendo come obbligatorio l’avvertimento di cui all’art 480, 2° comma, c.p.c., come modificato dall’art.13, comma 1, lett. a), del D.L. 83/2015, nessuna sanzione ha previsto in caso di mancata osservanza dello stesso.
Nel silenzio del legislatore, devono trovare applicazione i principi generali dettati dall’art.156 c.p.c., secondo cui un atto processuale può essere considerato nullo nel caso in cui la nullità per inosservanza della forma sia comminata dalla legge ovvero quando, anche in mancanza di tale sanzione, l’atto comunque manchi dei requisiti formali indispensabili per raggiunger il suo scopo.
Il precetto è, nella sostanza, un’intimazione ad adempiere, per cui si deve ritenere che esso adempia alla funzione che gli è propria pur nella mancanza dell’avvertimento al debitore di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi previsti dalla legge 27 gennaio 2012, n.3. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 22 giugno 2016.





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