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Diritto societario e Registro Imprese
Legittimitą, le ultime 10 novitą.


L'accomandante risponde delle obbligazioni tributarie nei limiti della quota conferita

Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Responsabilità per le obbligazioni sociali - Limite della quota conferita - Applicazione alle obbligazioni tributarie

In tema di società in accomandita semplice, la norma giuscivilistica contemplata dall’art. 2313 c.c., nel prevedere che i soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita, vale anche per le obbligazioni di natura tributaria, e, segnatamente, per quelle relative all'IVA e all’Irap dovute dalla società medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 22 maggio 2020, n.9429.




Erogazioni del socio in favore della società, natura giuridica e distinzione fra finanziamento e versamento

Erogazioni del socio in favore della società - Natura giuridica - Distinzione fra finanziamento e versamento - Diritto alla restituzione - Condizioni

L'erogazione di somme dai soci alle società da loro partecipate può avvenire a titolo di mutuo, con il conseguente obbligo per la società di restituire la somma ricevuta ad una determinata scadenza, oppure di versamento destinato a confluire in apposita riserva "in conto capitale"; in quest'ultimo caso non nasce un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell'eventuale attivo del bilancio di liquidazione, connotato dalla postergazione della sua restituzione rispetto al soddisfacimento dei creditori sociali e dalla posizione del socio quale "residual claimant". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2020, n.7919.




Azione di responsabilità esercitata dal curatore: comporta la modifica della legittimazione attiva ma non dei presupposti delle due azioni

Azione di responsabilità sociale e dei creditori sociali - Fallimento della società - Curatore - Mutamento della legittimazione attiva - Diversità di presupposti e natura giuridica delle azioni - Mancata specificazione del titolo nella domanda - Conseguenze

L'azione di responsabilità esercitata dal curatore ex art. 146 l.fall. cumula in sé le diverse azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c. a favore, rispettivamente, della società e dei creditori sociali, in relazione alle quali assume contenuto inscindibile e connotazione autonoma - quale strumento di reintegrazione del patrimonio sociale unitariamente considerato a garanzia sia degli stessi soci che dei creditori sociali –, implicando una modifica della legittimazione attiva, ma non della natura giuridica e dei presupposti delle due azioni, che rimangono diversi ed indipendenti. Ne discende che la mancata specificazione del titolo nella domanda giudiziale, lungi dal determinare la sua nullità per indeterminatezza, fa presumere, in assenza di un contenuto anche implicitamente diretto a far valere una sola delle azioni, che il curatore abbia inteso esercitare congiuntamente entrambe le azioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 settembre 2019, n.23452.




Forma convenzionale per la conclusione di un contratto prevista da clausola statutaria e azione di nullità

Forma convenzionale per la conclusione di un contratto – Art. 1352 cod. civ. – Clausola statutaria – Esperimento dell’azione di nullità da parte di ciascun associato – Necessità di modifica statutaria per rinunciare alla forma prevista nello statuto

Se la clausola statutaria di un ente associativo prevede una forma convenzionale ex art. 1352 cod. civ. per la conclusione di un contratto, ovvero di un atto unilaterale, tale forma deve ritenersi adottata nell’interesse di tutti gli associati, sicché la nullità conseguente al mancato rispetto della prescrizione può essere fatta valere da ciascun interessato.

La prescrizione di una forma convenzionale ex art. 1352 cod. civ. nell’ambito dello statuto di una società comporta la irrevocabilità della suddetta forma in assenza di corrispondente modifica statutaria, cosicché non può considerarsi valida la modifica o rinuncia verbis tantum ovvero per fatti concludenti. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n.7108.




Quando il finanziamento del socio di cooperativa edilizia in favore della società partecipata è riconducibile alla figura dei contratti con scopo di mutuo

Socio di cooperativa edilizia - Finanziamento in favore della società - Espressa pattuizione dell'obbligo di restituzione - Necessità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Il finanziamento del socio di cooperativa edilizia in favore della società partecipata è riconducibile alla figura dei contratti con scopo di mutuo, ove l'obbligo di restituzione è insito nell'operazione compiuta, senza che sia necessaria una esplicita pattuizione che lo preveda; il mutuante può infatti ricorrere al giudice per ottenere la fissazione del termine di adempimento di tale obbligo, qualora non indicato dalle parti, fermo restando che la prescrizione del corrispondente diritto comincia a decorrere dalla data di stipula del mutuo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 gennaio 2020, n.732.




Quando l'indagine circa la natura imprenditoriale della società cooperativa può essere concentrata in via esclusiva sul bilancio

Società cooperative - Attività - Valutazione della natura commerciale - Lettura dei dati di bilancio - Compatibilità con lo scopo mutualistico - Criteri

Ai fini dell'assoggettabilità al fallimento di una società cooperativa, l'indagine circa la natura imprenditoriale della sua attività può essere concentrata in via esclusiva sui dati di bilancio, qualora dagli stessi emerga una sproporzione tra ricavi e costi di dimensioni tali da essere oggettivamente incompatibile con la prevalenza di uno scopo mutualistico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2019, n.3202.




La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione non esonera la società scissa dalla responsabilità patrimoniale

Società di capitali - Scissione - Soggezione della società scissa a procedura concorsuale - Cancellazione dell’imprenditore dal registro imprese - Esonero della società scissa da responsabilità patrimoniale - Esclusione

La problematica relativa alla soggezione della società scissaalle procedure concorsuali non attiene (anche in caso di scissione totale) al piano dell’organizzazione societaria dell’impresa, bensì a quello dell’operatività dell’impresa e dei suoi rapporti con terzi, contraenti e creditori.

Presupposto di applicazione della norma dell’art. 10 l. fall. è, semplicemente, la cancellazione dell’imprenditore dal registro dell’impresa, senza che a ciò segua necessariamente anche la cessazione della corrispondente attività di impresa. Da quest’angolo visuale la situazione della società scissa in caso di scissione totale è simile a quella dell’imprenditore che abbia ceduto ad altri la propria azienda.

La responsabilità delle beneficiarie per i debiti propri della società scissa, sancita dalle norme degli artt. 2506 bis comma 3 e 2506 quater cod. civ., non vale ad esonerare la scissa da responsabilità patrimoniale, in quanto le limitazioni di (o l’esonero da) tale responsabilità presuppongono una espressa previsione normativa.

La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione dell'ente ex artt. 2506 ter, comma 5, e 2503 cod. civ. non rappresenta un ostacolo alla dichiarazione di fallimento della società scissa, essendo lo strumento dell'opposizione rimedio non «sostitutivo e necessario», ma solo «aggiuntivo». (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 febbraio 2020, n.4737.




Aumento di capitale deliberato in epoca anteriore al fallimento, clausola compromissoria ed esecuzione coattiva

Società di capitali - Aumento di capitale - Deliberato in epoca anteriore al fallimento - Clausola compromissoria - Esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti

L’aumento di capitale deliberato in epoca anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento, così come la richiesta di esecuzione dello stesso posta in essere in sede fallimentare, sono da ritenere compresi nell’ambito di applicazione della clausola compromissoria - contenuta nello statuto sociale - concernente i «rapporti sociali».

Il comma 2 della norma dell’art. 2466 cod. civ., che concerne l’esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti, si applica anche nel caso di scioglimento o fallimento della società a responsabilità limitata, secondo quanto emerge dalla disposizione dell’art. 2491, comma 1, cod. civ.

La clausola arbitrale, eventualmente contenuta nello statuto della società, non si applica nel caso in cui il socio moroso contesti il diritto del curatore di incamerare in via definitiva le somme da questi trattenute in ragione dell’art. 2466, comma 3, cod. civ., non essendo arbitrabili le pretese fatte valere dai soci verso l’amministrazione fallimentare.

Nel caso in cui, in luogo del procedimento speciale previsto dall’art. 2466 cod. civ., il curatore avvii l’esecuzione forzata ex art. 150 l. fall., la richiesta di esecuzione dell’aumento di capitale sfociata nel decreto ingiuntivo non riguarda la materia del credito del socio verso la società fallita, bensì il credito della fallita nei confronti del socio.

Il diritto della società al versamento dei conferimenti dovuti dai soci morosi è da ritenere «disponibile» ai sensi degli artt. 806 e 808 cod. proc. civ., posto che la norma dell’art. 2466, co. 3, cod. civ. abilita l’amministratore, al ricorrere di determinati presupposti, a ridurre il capitale sociale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 febbraio 2020, n.4956.




Assegnazione di alloggio in godimento oneroso a socio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa

Cooperativa edilizia - Assegnazione alloggio - Godimento oneroso

Il diritto del socio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa assegnatario di un alloggio cooperativo va qualificato come diritto personale di godimento. (Umberto Serra) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 luglio 2018, n.17590.




Azione di responsabilità sociale contro amministratori e sindaci di società di capitali, natura e oneri probatori

Azione di responsabilità sociale - Natura contrattuale - Conseguenze - Riparto dell'onere della prova - Fattispecie

L'azione di responsabilità sociale promossa contro amministratori e sindaci di società di capitali ha natura contrattuale, dovendo di conseguenza l'attore provare la sussistenza delle violazioni contestate e il nesso di causalità tra queste e il danno verificatosi, mentre sul convenuto incombe l'onere di dimostrare la non imputabilità del fatto dannoso alla sua condotta, fornendo la prova positiva dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi imposti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, a fronte della contestazione di poste passive ingiustificate esposte in bilancio, aveva ritenuto dimostrata dagli amministratori convenuti l'insussistenza dell'illecito mediante la produzione di documentazione giustificativa solo genericamente contestata dagli attori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2020, n.2975.



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