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Diritto societario e Registro Imprese
Merito, le ultime 10 novitą.


Gli amministratori non rispondono del danno da inadempimento contrattuale della società

Risarcimento del danno - Responsabilità degli amministratori - Natura extracontrattuale - Affermazione - Inadempimento contrattuale - Causa di responsabilità amministrativa - Esclusione

L'azione individuale ex art 2395 c.c. postula la lesione di un diritto soggettivo patrimoniale del socio o del terzo che non sia conseguenza del depauperamento del patrimonio della società. Se il danno lamentato costituisce solo il riflesso di quello cagionato al patrimonio sociale si è al di fuori dell'ambito di applicazione dell'art. 2395 c.c..

La responsabilità non può essere invocata sulla base delle incidenze negative di scelte gestionali inopportune, dovendosi esigere un fatto illecito doloso o colposo che Integra una violazione degli obblighi dell'amministratore.

Se la società è inadempiente per non aver rispettato gli obblighi derivanti da un rapporto contrattuale, dei danni risponde soltanto la società. Se dice verso vengono dedotti specifici comportamenti degli amministratori, dolosi o colposi, che di per sé stessi abbiano cagionato ai terzi un danno diretto, di questo risponderanno gli amministratori, la cui responsabilità potrà eventualmente aggiungersi a quella della società per l'inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 16 luglio 2019.




Eccezioni sollevabili dalla società emittente nei confronti della società fiduciaria del portatore di azioni dematerializzate

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Azioni – Intestazione fiduciaria

Diritto della concorrenza – Testo Unico della Radiotelevisione – Limite alle partecipazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi – Norme del modello cautelare uniforme – Applicabilità

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, al fine di inibirne il diritto di voto, anche in seguito al rilascio della comunicazione effettuata ai sensi dell'art. 83-sexies TUF dell'intermediario depositario alla società emittente stessa, perché quest'ultima rappresenta mero titolo di legittimazione e non ha alcun effetto preclusivo in ordine alle eccezioni sollevabili.

Fra le eccezioni personali sollevabili dalla società emittente, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, sono ricomprese tanto le eccezioni che traggano fondamento nel contratto c.d. causale (ossia lo statuto sociale) quanto quelle fondate sui rapporti extra-sociali fra la società emittente e il portatore.

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti della società fiduciaria cui siano state intestate fiduciariamente azioni dematerializzate fondate su rapporti che intercorrano fra la società emittente e l'azionista fiduciante.

La positiva valutazione dell'Autorità Garante per la Concorrenza e i Mercati (AGCM) in ordine alla compatibilità della detenzione di una partecipazione societaria in una società emittente radiotelevisiva con la disciplina della concorrenza non pregiudica il sindacato dell'autorità giudiziaria in ordine all'invalidità prevista dall'art. 43, comma 5, del Testo Unico della Radiotelevisione (TUSMAR).

Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Giovanni Maria Fumarola) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 23 novembre 2018.




Incidenza delle Istruzioni della Banca d’Italia sul diritto di recesso di socio di banca cooperativa

Tribunale delle Imprese – Recesso del socio da una banca cooperativa – Rilevanza delle Istruzioni della Banca d’Italia

Nelle società cooperative, a differenza di quelle per azioni, le ipotesi di recesso del socio possono essere estese convenzionalmente e possono assumere il contenuto più vario sia in termini di presupposti dell’exit che di limiti o condizioni di efficacia della dichiarazione di recesso.

Le Istruzioni che la Banca di Italia può emanare in forza dell’art. 4, 1° comma, T.U.B. nell’esercizio del suo potere di vigilanza costituiscono fonte secondaria del diritto solo se, nei casi espressamente previsti dalla legge, integrino il dettato normativo mentre, laddove si limitino ad impartire direttive o ad offrire criteri di specificazione o interpretazione di una norma, vincolano esclusivamente i soggetti vigilati e non costituiscono fonte integrativa del contratto, salvo che siano espressamente richiamate in esso.

Pertanto una banca cooperativa non può opporsi al recesso di un socio, giustificato dal venir meno del requisito della residenza o del lavoro continuativo nella zona di competenza territoriale della banca, sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia, che danno rilievo a tali fini anche all’esistenza in detta zona di immobili su cui il socio vanta diritti reali, se dette istruzioni non sono espressamente richiamate nello statuto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 12 settembre 2019.




Decadenza del sindaco c.d. sanzionatoria e delibera del collegio sindacale o dell’assemblea

Collegio sindacale – Ipotesi di decadenza del sindaco c.d. sanzionatoria ex artt. 2404 e 2405 c.c. e di decadenza ordinaria ex art. 2399 lett. c) c.c. – Operatività automatica – Esclusione

Le ipotesi di decadenza c.d. sanzionatoria del sindaco, di cui agli artt. 2404 e 2405 c.c. (mancata partecipazione del sindaco – senza giustificato motivo - a due riunioni del collegio, alle assemblee, a due adunanze consecutive del consiglio di amministrazione o del comitato esecutivo), così come le ipotesi di decadenza c.d. ordinaria previste dall’art. 2399, lettera c), c.c. (ovverosia l’essere il sindaco legato alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quello sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza) non possono operare automaticamente, ma è necessario a tal fine un accertamento della decadenza deliberato dal collegio sindacale o dall’assemblea, esplicitamente ovvero implicitamente, con la sostituzione del sindaco decaduto, in considerazione delle ineludibili esigenze garantiste che impongono l’attivazione di un procedimento formale volto alla comminatoria della decadenza medesima. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Catania 08 ottobre 2019.




Durata della società, riduzione e diritto di recesso

Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Durata eccessiva - Riduzione della durata - Recesso - Ammissibilità

La riduzione della durata della società dal 2100 a 2050, determinando l’eliminazione di una causa di recesso costituita dalla durata a tempo sostanzialmente indeterminato della società, consente al socio il diritto di recesso. (Francesca Maggioni) (riproduzione riservata) Appello Milano 12 maggio 2010.




Durata della società e diritto di recesso

Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Durata - Orizzonte previsionale - Recesso

Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Durata non eccessivamente lunga - Recesso - Non ammissibilità

Di fronte a una durata della società fissata in epoca lontana e tale da oltrepassare qualsiasi orizzonte previsionale, non solo della persona fisica ma anche di un soggetto collettivo, deve ritenersi che sussistano le stesse ragioni che hanno indotto il legislatore ad attribuire il diritto di recesso nelle società contratte a tempo indeterminato.

La durata di una società pari a 35 anni non è da considerare un periodo abnorme, oltremodo lontano nel tempo e tale da oltrepassare qualsiasi orizzonte previsionale. (Francesca Maggioni) (riproduzione riservata)
Appello Genova 18 marzo 2015.




Durata particolarmente lunga della società e diritto di recesso

Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Durata eccessiva - Progetto imprenditoriale - Durata indeterminata - Equiparabilità - Recesso - Ammissibilità

Nell’ipotesi di una società costituita per un tempo particolarmente lungo, il parametro cui fare riferimento per valutare il diritto di recesso del socio è quello dell’esistenza di un progetto societario la cui realizzazione implichi una durata prestabilita; se tale progetto non esiste e la durata della società è stata fissata con particolare ampiezza solo per darle una prospettiva di affidabilità e una sua credibilità, deve essere consentito al socio di recedere anticipatamente.

Non può essere negato al socio il diritto di recesso da una società costituita con termine di durata, fissato al 2050, che non sia ancorato alla realizzazione di un determinato obiettivo, ma solo al funzionale svolgimento di un’attività d’impresa. (Francesca Maggioni) (riproduzione riservata)
Appello Genova 09 febbraio 2015.




Durata particolarmente lunga della società e diritto di recesso

Società di capitali - Società per azioni - Durata eccessiva - Durata indeterminata - Equiparabilità - Recesso - Ammissibilità

La previsione di una durata largamente superiore alle aspettative di vita di un socio è equiparabile ad una durata indeterminata per la quale è normativamente ammesso il recesso ad nutum. (Francesca Maggioni) (riproduzione riservata) Appello Bologna 28 settembre 2017.




Sono valide le clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario

Arbitrato - Clausole contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario - Validità - Obbligo di adeguamento - Eslcusione

Sono valide le clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario perché non esiste alcun obbligo nella legge di adeguamento di dette clausole al disposto di cui all’art. 34, comma 2°, d. lgs. n. 5 del 2003; il mancato adeguamento della clausola compromissoria non comporta quindi la sua nullità sopravvenuta. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena 17 settembre 2019.




La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci

Società – Organi di controllo – Responsabilità dei sindaci – Doveri di vigilanza – Contenuto – Crisi aziendale in atto – Perdita della continuità aziendale – Obbligo di rilevazione tempestiva – Sussistenza – Pendenza di procedure di composizione della crisi – Irrilevanza

Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione

Il dovere di vigilanza imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ., conformemente a quanto affermato dalla Suprema Corte (v. Cass. 15424/2018),  non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo formale, ma si estende anche al potere-dovere di adottare tutti i comportamenti sostitutivi atti a porre rimedio alle irregolarità riscontrate, ivi comprese - in relazione alle specifiche situazioni - la tempestiva denuncia dei fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 c.c. al fine di ottenere un controllo giudiziario della correttezza della gestione, o anche il promovimento della azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

In situazioni di crisi aziendale, il sindaco deve costantemente attivarsi per accertare l’effettiva possibilità della società di uscirne in tempi ragionevoli, verificando tempo per tempo il permanere del necessario requisito della continuità aziendale: la rilevazione tempestiva della perdita della continuità aziendale consentirebbe infatti all’organo di amministrativo di redigere anticipatamente il bilancio in ottica liquidatoria.

Integra violazione dei doveri di vigilanza in capo ai sindaci il comportamento del collegio che, dopo aver espresso all’organo amministrativo reiteratamente ‘preoccupazioni’ ed ‘inviti’, nella piena consapevolezza della progettazione, da parte degli amministratori, di una operazione che avrebbe privato i creditori di valori attivi della società (poi effettivamente compiuta), non hanno esercitato i loro poteri omettendo atti d’ispezione e di controllo nonché di convocare l’assemblea, ovvero di promuovere  azioni di responsabilità contro l’organo amministrativo e la denuncia al tribunale ex art. 2409 c.c., ove ammissibile.

La completa inerzia in tal senso, la mera espressione di preoccupazione e di inviti, infine la presentazione di dimissioni dopo aver espresso aperto dissenso con l’operazione prospettata dall’organo amministrativo, in tal modo assecondando il verificarsi delle operazioni avversate, integrano condotta inadempiente agli obblighi di controllo e di reazione demandati al collegio sindacale, come riassunti dalla Regole di Condotta dei collegi sindacali formulate dal CNDCEC del 17.12.2010 (in particolare, norme sub 6 e 7): obblighi che non vengono meno nell’ipotesi di proposizione, da parte della società, di iniziative stragiudiziali o di procedure di soluzione concordata della crisi.

L’elenco dei creditori previsto dall’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., depositato dall’imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio del credito maturato dal collegio sindacale  nel successivo fallimento, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (cfr. Cass., 9 maggio 2018, n. 11197).

Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 23 luglio 2019.



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