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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Responsabilità da direzione e coordinamento – Responsabilità solidale degli amministratori della controllante – Contributo materiale e soggettivo – Responsabilità oggettiva – Esclusione

Gli amministratori della società controllante rispondono in solido con la stessa, in via aquiliana, per la lesione all’integrità del patrimonio della società controllata conseguente a condotte che costituiscono violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento alle quali abbiano preso parte o – sempre in via extracontrattuale - per aver concorso con gli amministratori della società controllata al depauperamento del suo patrimonio sociale.

In entrambi i casi, considerato che lo schema di riferimento è quello aquiliano, non si può comunque prescindere da un contributo materiale e soggettivo (quanto meno colposo), senza che gli amministratori della società controllante possano rispondere per il solo fatto di appartenere al consiglio d’amministrazione di quest’ultima. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 14 settembre 2012.




Società per azioni – Impugnazione di deliberazione assembleare – Legittimazione del consiglio di amministrazione – Legittimazione del singolo amministratore – Esclusione

Società di capitali – Revoca dell’organo – Legittimazione del medesimo alla impugnazione – Limiti

Società di capitali – Sequestro penale – Legittimazione del custode alla impugnazione delle deliberazioni assembleari

Società di capitali – Legittimazione alla impugnazione delle deliberazioni assembleari – Circolazione della partecipazione – Iscrizione nel libro soci – Necessità


La legittimazione dell’organo amministrativo alla impugnazione delle delibere assembleari deve intendersi riferita all’organo nella sua collegialità, non al singolo amministratore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La deliberazione con la quale l'organo societario è stato revocato può essere impugnata dal medesimo organo (inteso nella sua forma collegiale) nel caso in cui il suo venir meno sia diretta conseguenza della deliberazione la cui legittimità è oggetto di contestazione (Tribunale Milano, sez. Imprese, 10 novembre 2016; Cass. Civ., 17 ottobre 2014, n. 22784; 25 settembre 2013, n. 21889). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In caso di sequestro penale della partecipazione societaria, la legittimazione alla impugnazione delle deliberazioni assembleari spetta al custode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’esercizio dei diritti sociali, tra i quali la legittimazione ad impugnare le deliberazioni assembleari, è subordinato alla avvenuta iscrizione del trasferimento della partecipazione nel libro soci ai sensi dell’art. 2355 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 20 novembre 2018.




Responsabilità da direzione e coordinamento - Comportamento della società controllante - Presunzione dell’attività di direzione e coordinamento - Prova contraria - Conoscenza della mancanza del requisito in capo ai soggetti danneggiati

Nell’ipotesi in cui la stessa società controllante abbia tenuto un comportamento volto a confermare di fronte ai terzi le risultanze del sistema informativo predisposto dall’art. 2497 bis c.c., la prova contraria (di cui all’art. 2497 sexies c.c.) in ordine alla presunzione dell’attività di direzione e coordinamento nei confronti dei soggetti che esercitano il controllo di cui all’art. 2359 c.c. non può riguardare il solo fatto oggettivo dell’assenza di un’attività di direzione e coordinamento, ma anche il fatto soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati ai sensi dell’art. 2497 c.c. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 14 settembre 2012.




Società per azioni – Impugnazione di deliberazione assembleare – Legittimazione – Fattispecie in tema di irregolare convocazione dell’assemblea da parte dell’amministratore giudiziario privo dell’autorizzazione del magistrato penale

Società per azioni – Impugnazione di deliberazione assembleare – Legittimazione del consiglio di amministrazione – Impugnazioni autonome proposte dai singoli membri – Irrilevanza


L’irregolare convocazione dell’assemblea da parte dell’amministratore giudiziario privo dell’autorizzazione da parte del magistrato penale e la violazione dei quorum costitutivi previsti statutariamente non integrano le fattispecie di mancata convocazione dell'assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell'oggetto e non comportano pertanto la nullità della deliberazione assembleare, con la conseguenza che la legittimazione alla impugnazione della medesima non spetta a qualunque interessato, ma solo ai soggetti indicati dall’art. 2377 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’irregolare convocazione dell’assemblea da parte dell’amministratore giudiziario privo dell’autorizzazione da parte del magistrato penale e la violazione dei quorum costitutivi previsti statutariamente non integrano le fattispecie di mancata convocazione dell'assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell'oggetto e non comportano pertanto la nullità della deliberazione assembleare, con la conseguenza che la legittimazione alla impugnazione della medesima non spetta a qualunque interessato, ma solo ai soggetti indicati dall’art. 2377 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 13 aprile 2018.




Cancellazione di società a responsabilità limitata - Responsabilità del liquidatore per i danni patiti dai creditori - Natura aquiliana - Responsabilità contrattuale concorrente dei soci di società a responsabilità limitata cancellata nei confronti dei danni diretti patiti  dai creditori

Ai sensi degli artt. 2498 comma 2 e 2495 comma 2 c.c., l’azione di responsabilità nei confronti del liquidatore può essere avanzata da parte del creditore asseritamente danneggiato solo ove sia dimostrata la responsabilità aquiliana gravante in capo al soggetto che impersoni l’organo sociale, posto che tra il creditore danneggiato ed il liquidatore non sussiste vincolo obbligatorio alcuno, rappresentando la violazione dei doveri gestori imposti dalla legge solo l’espressione dell’antigiuridicità della condotta che si che si assume lesiva dei diritti del creditore medesimo e, come tale foriera di danno.

Il richiamo generale operato dall’art. 2489 c.c. alla disciplina della responsabilità degli amministratori e, quindi, alla disciplina di cui all’art. 2394 c.c., comporta che, rispetto ai creditori sociali ed al loro interesse di essere soddisfatti anche ove la società sia in fase di liquidazione, i liquidatori siano tenuti all’osservanza dei doveri inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, subendo pregiudizio i creditori medesimi in ragione del fatto che i liquidatori, con il loro comportamento colposo, non abbiano preservato il patrimonio sociale, così rendendolo incapiente al fine di soddisfare le pretese vantate verso la società.

Nelle ipotesi di azione di responsabilità ex artt. 2489 e 2495 c.c. nei confronti del liquidatore di una società a responsabilità limitata cancellata i creditori non soddisfatti possono far valere le loro pretese, oltre che nei confronti del liquidatore colpevole, anche nei confronti dei soci, nei limiti delle somme da questi riscosse in base al bilancio di liquidazione, posto che la responsabilità aquiliana del liquidatore è del tutto concorrente con la responsabilità contrattuale dei soci, subentrando essi, nei limiti della loro responsabilità intra vires, nel rapporto negoziale già in essere tra il creditore e la società medesima. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 28 giugno 2018.




Responsabilità degli amministratori - Amministratori privi di deleghe - Impossibilità totale di adempiere al proprio obbligo informativo -  Condotta dell’amministratore delegato

Gli amministratori non possono andare esenti da responsabilità per il solo fatto di essere privi di deleghe; anche gli amministratori non delegati sono infatti destinatari dell’obbligo di diligenza di cui all’art. 2392 c.c. e, in particolare, dell’obbligo di agire informati ex art. 2381, comma 6, c.c.

L’inesigibilità dell’adempimento di tale ultimo obbligo rileva non già in presenza di una mera difficultas praestandi (e quindi in una mera difficoltà di accedere all’informazione), ma solo in presenza di un’impossibilità totale di adempiere al proprio obbligo informativo, che richiede non solo il compimento di operazioni rischiose o imprudenti da parte dell’amministratore delegato, ma anche una condotta di quest’ultimo volta ad aggirare o ad impedire che l’amministratore non delegato ne venga a conoscenza. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 14 settembre 2012.




Società di capitali - Aumento del capitale sociale - Conferimento di criptovalute - Ammissibilità

La criptovaluta deve considerarsi a tutti gli effetti come moneta e cioè quale mezzo di scambio nella contrattazione in un dato mercato, atto ad attribuir valore, quale contropartita di scambio, ai beni e servizi o altre utilità ivi negoziati, talché il suo valore economico non può determinarsi con la procedura di cui al combinato disposto degli artt. 2264 e 2265 c.c., riservata a beni, servizi ed altre utilità. Non esiste, d’altro canto, un sistema di cambio per la “criptovaluta”, che sia stabile ed agevolmente verificabile, come per le monete aventi corso legale in altri Stati. Ne consegue che, non essendo possibile assegnare alla stessa un controvalore certo in euro, deve escludersi l’idoneità della criptovaluta ad essere oggetto di conferimento in società. (Virginia Cristini) (Giuseppe Amato) (riproduzione riservata) Appello Brescia 30 ottobre 2018.




Partecipazioni nelle società controllate o collegate – Perdita di valore e svalutazione – Svalutazione della partecipazione

Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni nelle società controllate o collegate (art. 2426 n. 3) c.c.) la perdita di valore è durevole (con la conseguente necessita di iscrivere un apposito fondo di accantonamento per i rischi) qualora non possano essere rimosse in un breve arco di tempo le ragioni che l’hanno determinata.

La brevità di tale termine deve essere fondata su previsioni non solo ragionevoli, ma basate altresì su elementi obiettivamente riscontrabili, anche in relazione alla plausibilità dei piani e dei programmi predisposti dalla società partecipata in perdita per il recupero economico.

In base al principio di prudenza ed al tenore letterale dell’art. 2426 n. 3) c.c. la svalutazione della partecipazione non può essere ancorata al verificarsi delle situazioni di cui all’art. 2446-2447 c.c. in capo alla partecipata, posto che in tali ultime ipotesi la perdita è ben più che temuta, ma in mancanza di nuove liquidità immesse nella società, diventa definitiva, potendo addirittura comportare il probabile azzeramento del valore della partecipazione. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 14 settembre 2012.




Società di capitali - Aumento del capitale sociale - Conferimento di criptovalute - Ammissibilità - Contenuto relazione giurata ex art. 2465 c.c.

Posta l'idoneità delle "criptovalute", in generale, a costituire elemento di attivo idoneo al conferimento nel capitale di una s.r.l., deve escludersi che il bene concretamente conferito nel caso di specie soddisfi il requisito di cui all'art. 2464, comma secondo, c.c. trattandosi di moneta virtuale ancora in fase sostanzialmente embrionale, che allo stato - non presenta i requisiti minimi per poter essere assimilata ad un bene suscettibile in concreto di una valutazione economica attendibile. L’esame di tali requisiti e tra essi: dell'idoneità del bene ad essere oggetto di valutazione, in un dato momento storico; (ii) dell'esistenza di un mercato di riferimento, quale presupposto di qualsivoglia attività valutativa e (iii) dell'idoneità del bene ad essere "bersaglio" dell'aggressione da parte dei creditori sociali, costituisce il nucleo centrale della relazione giurata richiesta dall'art. 2465 c.c., per un verso escludendosi che il giudice possa sostituire integralmente la propria valutazione di merito a quella dell'esperto, ma dovendosi peraltro ammettere la facoltà per il giudice dì sindacare la completezza, logicità, coerenza e ragionevolezza delle conclusioni raggiunte dall'esperto. (Virginia Cristini) (Giuseppe Amato) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 18 luglio 2018.




Valutazione dei crediti - Presumibile valore di realizzo - Criteri

Con riferimento alla valutazione dei crediti di cui all’art. 2426 n. 8) c.c. la stima del presumibile valore di realizzo non può essere legata alle vicende (anche di natura concorsuale) del creditore, rilevando solo quelle che interessano il debitore; devono essere pertanto prese in considerazione l’anzianità del credito, le garanzie dalle quali è assistito e la condotta pregressa del debitore in termini di solvibilità.

(Nella specie la società fallita, al momento della presentazione del concordato preventivo aveva effettuato una svalutazione dei crediti pari all’87%, non giustificabile in base al passaggio da criteri di continuità aziendale a criteri di tipo liquidatorio; è stato pertanto affermato che tale svalutazione fosse riconducibile ad una stima errata dei crediti eseguita nei bilanci degli esercizi precedenti). (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 14 settembre 2012.



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