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Diritto societario e Registro Imprese
Merito, le ultime 10 novitą.


Tutela cautelare ex art. 700 c.p.c. per l’amministratore di società in accomandita semplice revocato con decisione dei soci

Società – Società di persone – Società in accomandita semplice – Amministratori – Revoca senza giusta causa – Provvedimento d’urgenza – Ammissibilità

L’amministratore di società in accomandita semplice può intraprendere l’azione cautelare d’urgenza ex art. 700 c.p.c. avverso la decisione di revoca da parte dei soci. (Antonio Francesco Galvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Barcellona Pozzo di Gotto 17 luglio 2018.




Giudizio di esclusione del socio di s.r.l.: litisconsorzio con la società e nullità della clausola statutaria per indeterminatezza

Giudizio per esclusione di socio di s.r.l. su domanda di altro socio – Litisconsorzio necessario con la società – Non applicabile

Clausola statutaria di esclusione del socio di s.r.l. per giusta causa – Specificità delle ipotesi di esclusione – Necessità

Nei giudizi di esclusione di un socio di s.r.l. su iniziativa di altro socio, la società non è litisconsorte necessario: non è dato rinvenire in capo alla stessa alcun interesse a contraddire ai sensi dell’art. 100 c.p.c. poiché alla società non possono derivare né vantaggi, né pregiudizi dalla decisione della causa.

La clausola statutaria di una s.r.l. secondo cui può essere escluso il socio che risulti inadempiente agli obblighi assunti nei confronti della società è nulla per indeterminatezza e non può considerarsi conforme alla previsione dell’art. 2473 bis c.c. secondo cui l’atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. (Antonio Pinamonti) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 06 maggio 2020.




Divieto per le società cooperative di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie

Banche Venete – Nullità del contratto di assistenza finanziaria per acquisto azioni – Competenza del Tribunale ordinario – Procedibilità delle domande nei confronti della liquidazione coatta amministrativa – Insanabilità della nullità derivata e opponibilità al cessionario

La competenza per materia va determinata sulla scorta della domanda specificamente proposta dall’attore, non rilevando gli effetti indiretti che essa sia destinata a produrre, ad esempio, su di un rapporto societario.

E’ applicabile anche alle società cooperative l’art. 2358 c.c. che vieta alle società di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie.

L’art. 83 TUB nulla osta ad una azione di nullità/annullamento o, comunque, ad una azione dichiarativa nei confronti delle Liquidazioni Coatte Amministrative, giacchè non può ledersi il diritto di azione garantito ex art. 24 Costituzione. (Lorenzo Zanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 04 maggio 2020.




Omessa tenuta delle scritture contabili obbligatorie e liquidazione del danno utilizzando come parametro lo sbilancio fallimentare

Fallimento di società di capitali – Omissione totale della contabilità – Responsabilità degli amministratori – Sussistenza – Liquidazione del danno – Criterio del deficit fallimentare

L’amministratore di società di capitali poi fallita che abbia gestito la società senza tenere alcuna delle scritture contabili obbligatorie per legge tiene una condotta quanto meno colpevole e fonte di obbligo risarcitorio nei confronti della curatela, e l’omissione totale della contabilità consente - ai sensi dell’art. 2486 c.c. (cosí come novellato dal D. Lgs. 14/2019) - di utilizzare come parametro per la liquidazione del danno lo sbilancio fallimentare, che, per la carenza detta, non può essere in alcun modo spiegato e ricondotto ad attività svolta nell’interesse della società. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 13 maggio 2020.




Pignoramento di partecipazioni sociali e diritto del debitore di esaminare i documenti relativi all’amministrazione della società

Società – Pegno, usufrutto e sequestro delle azioni – Diritti del debitore titolare della partecipazione – Diritto di voto e diritti ammnistrativi – Scissione – Diritto di esaminare i documenti relativi all’amministrazione della società – Sussistenza

Ai sensi dell’art. 2352 c.c., nel caso di pegno o usufrutto sulle azioni, il diritto di voto spetta, salvo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all’usufruttuario, mentre i diritti amministrativi diversi da quelli previsti nel suddetto articolo spettano sia al socio sia al creditore pignoratizio.

Deve, infatti, ritenersi che la dissociazione di cui alla citata norma, tra la titolarità della partecipazione sociale con i connessi diritti e la legittimazione all’esercizio degli stessi, abbia carattere eccezionale e che possa pertanto trovare applicazione solo nelle ipotesi specificamente previste dal legislatore.

Ne consegue, che, in tutti i restanti casi non espressamente regolati, si avrà una legittimazione concorrente di entrambi e poiché il legislatore non ha in alcun modo previsto che, in caso di pignoramento delle quote di partecipazione, al debitore esecutato sia inibito l’esercizio di tutti i diritti connessi alla posizione rivestita, quest’ultimo potrà esercitare i diritti amministrativi connessi alla titolarità della quota, tra i quali rientra sicuramente quello di esaminare i documenti relativi all’amministrazione della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 20 gennaio 2020.




Cessione partecipazioni sociali: legittima l’azione esecutiva fondata su un scrittura privata autenticata e preceduta dalla dichiarazione di decadenza dal beneficio del termine contenuta nel precetto

Cessione di partecipazioni sociali mediante scrittura privata autenticata – Titolo esecutivo – Termine a favore del debitore – Dichiarazione di decadenza dal beneficio del termine contenuta nel precetto – Legittimità – Eventuale opposizione all’esecuzione

In caso di cessione di partecipazioni sociali con pagamento del prezzo sottoposto a un termine, anche in presenza di clausola arbitrale il venditore può far apporre la formula esecutiva al contratto stipulato in forma di scrittura privata autenticata, senza domanda di arbitrato e facendo decadere il debitore dal beneficio del termine con dichiarazione inserita nell’atto di precetto. La dichiarazione del creditore di pretendere immediatamente l'adempimento, ai sensi dell’art. 1186 c.c., è un atto unilaterale recettizio che non richiede un accertamento preventivo dell’insolvenza del debitore da parte del giudice. Tale iniziativa non collide con il principio di autosufficienza/letteralità del titolo esecutivo, che peraltro non esclude il ricorso a mezzi di tutela dell’interesse del creditore previsti in via generale dalla legge, tra cui la facoltà di cui all’art. 1186 c.c.
A fronte della dichiarazione ex art. 1186 c.c. è il debitore a poter contestare la sussistenza del proprio stato di insolvenza mediante opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. e istanza di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c.
L’incapienza del pignoramento nel frattempo eseguito può assurgere a prova dello stato di insolvenza, che non coincide necessariamente con uno stato di decozione idoneo ad avviare una procedura concorsuale, bensì richiede la semplice carenza prospettica di mezzi per far fronte al pagamento nel termine concordato. (Angelo Bonetta) (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 17 aprile 2020.




La responsabilità dei soci limitatamente responsabili per i debiti della società estinta

Trasferimento dei debiti della società estinta ai soci - Limiti di responsabilità Patrimoniale dei soci limitatamente responsabili

Sulla base dell’art. 2495, secondo comma, c.c., qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali.

Nel caso di soci limitatamente responsabili, qualora la società si estingua i soci rispondono dei debiti sociali nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione.

In base alla regola generale posta dall’art. 2697 c.c., incombe sul creditore che agisce in giudizio l’onere della prova della distribuzione dell’attivo e della riscossione di quote dello stesso da parte dei soci nei cui confronti agisce, trattandosi di elemento della fattispecie costitutiva del diritto azionato. (Andrea Pazzini) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 14 aprile 2020.




Delibera di esclusione del socio accomandatario di sas e onere probatorio in caso di impugnazione

Delibera di esclusione – Socio accomandatario – Omessa redazione delle dichiarazioni fiscali – Impugnazione

La gravità delle inadempienze del socio accomandatario che, ai sensi dell’art. 2286 c.c., può giustificare l’esclusione dello stesso dalla società (nella fattispecie consistenti nell’omessa redazione per conto dell’ente delle prescritte dichiarazioni fiscali), ricorre non soltanto quando le dette inadempienze siano tali da impedire del tutto il raggiungimento dello scopo sociale, ma anche quando esse, secondo l’incensurabile apprezzamento del giudice di merito, abbiano inciso negativamente sulla situazione economica della società, rendendone meno agevole il perseguimento dei fini. Va quindi annullata la delibera di esclusione del socio accomandatario, quanto non vengano ritenuti fondati i motivi di esclusione riportati nella delibera medesima. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Appello Trieste 27 dicembre 2018.




Interesse a ricorrere nell’impugnazione del bilancio e onere della prova nei giudizi di invalidità delle delibere assembleari

Approvazione del bilancio – Finanziamenti dei soci – Irregolarità ed invalidità – Prova della veridicità delle poste di bilancio – Conferimenti in compensazione di crediti postergabili – Relazione ex art 2446 e 2482 bis

La mancata indicazione della natura postergabile dei finanziamenti dei soci è mera ragione di irregolarità e non di invalidità del bilancio, in quanto non sussiste una falsa rappresentazione della situazione debitoria della società, ma solamente una diversa indicazione della esigibilità dei rimborsi di natura legale; di conseguenza il socio non ha interesse a ricorrere, poiché il credito partecipa comunque alla distribuzione dell’attivo dopo il pagamento dei creditori chirografari.

Spetta all’impugnante dare prova della inveridicità delle poste di bilancio e non può più essere messa in discussione una posta già contenuta nel bilancio dell’esercizio precedente e non contestata con la precedente impugnazione.

Eventuali omissioni informative della relazione ex art. 2446 e 2482 bis devono essere specificamente determinate e non semplicemente allegate e nel caso di specie la relazione conteneva ampi cenni allo stato di crisi della società.

Sono validi i conferimenti in compensazione di crediti postergabili in quanto attraverso la compensazione, si pone rimedio alla scorrettezza nella scelta del mezzo di sovvenzionamento della società sottocapitalizzata in crisi, posta in essere attraverso l’erogazione del finanziamento anomalo in luogo del più ragionevole conferimento, in conformità allo scopo dell’art. 2467 c.c. di disincentivare il fenomeno della sottocapitalizzazione nominale, in favore dell’apporto di capitale di rischio. (Andrea Palazzolo) (riproduzione riservata)
Appello Catania 05 giugno 2019.




Opposizione all’esecuzione da parte del socio illimitatamente responsabile e beneficio della preventiva escussione del patrimonio della società in accomandita semplice debitrice

Società in accomandita semplice – Rapporti con i terzi – Responsabilità dei soci – Escussione preventiva del patrimonio sociale – Istanza di sospensione – Spese legali

Il beneficio previsto dall’art. 2304 (e 2315) c.c., attenendo alla garanzia del patrimonio del socio nei confronti del creditore sociale, opera nel senso che il socio non può essere chiamato a rispondere in sede esecutiva prima della società, dotata di autonomia patrimoniale, ove non sia dimostrata in termini certi l’impossibilità per il creditore di soddisfarsi sui beni della stessa. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 30 gennaio 2020.



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