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Diritto societario e Registro Imprese
Merito, le ultime 10 novitą.


Revoca dell’amministratore di società interamente partecipata da ente pubblico

Società a responsabilità limitata – Revoca dell'amministratore – Giusta causa – Rilevanza – Risarcimento del danno – Società a capitale pubblico – Fattispecie

Gli amministratori della società a responsabilità limitata possono essere revocati dall'assemblea dei soci, in applicazione analogica dell'art. 2383 comma 3 c.c.; con la precisazione che la revoca dell'amministratore nominato nell'atto costitutivo non richiede, ai fini della sua efficacia, né la modifica dell'atto costitutivo né la sussistenza di una giusta causa, la quale ultima incide soltanto sull'eventuale obbligo della società di risarcire i danni all'amministratore revocato, secondo le norme sul mandato.

La sottoscrizione da parte dell’amministratore di società a responsabilità limitata di un accordo di particolare importanza, senza il preventivo assenso degli enti finanziatori e senza l’inserimento, in via cautelativa, di opportuna clausola di sospensione dell’efficacia dell’atto fino a pronunciamento degli stessi enti, costituisce fatto idoneo e sufficiente ad integrare la giusta causa di revoca dell’amministratore dall’incarico, a nulla rilevando la circostanza che il comportamento in questione possa essere stato determinato dalla richiesta dell’ente pubblico che possiede tutte le quote della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 febbraio 2019.




Responsabilità del liquidatore e onere della prova del creditore rimasto insoddisfatto

Società – Responsabilità dei liquidatori – Fondamento – Natura – Onere della prova

La responsabilità dei liquidatori si fonda sulla prova di due presupposti, uno di natura oggettivo relativo al mancato pagamento dei debiti sociali e l’altro di natura soggettiva consistente nella riconducibilità del mancato pagamento al comportamento doloso o colposo dei liquidatori, per cui la lesione dei diritti dei creditori si sostanzia nel mancato adempimento, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, dei doveri legali e statutari; in proposito.

La responsabilità del liquidatore deve essere esclusa quando il mancato pagamento del debito sociale non dipenda dal mancato inserimento di quest’ultimo nel bilancio finale, quanto piuttosto dalla mancanza di qualsiasi risorsa economica necessaria per poter procedere al pagamento. Peraltro, dalla giurisprudenza di merito è stato anche chiarito che la mancata richiesta, da parte del liquidatore, del fallimento o dell’ammissione ad altra procedura concorsuale, della società non integra di per sé un profilo di responsabilità, in assenza della specifica dimostrazione del fatto che tale declaratoria avrebbe permesso di pervenire alla soddisfazione dei creditori sociali.

Quanto alla natura, la responsabilità dei liquidatori in argomento costituisce una responsabilità di matrice tipicamente extracontrattuale per lesione del diritto di credito del terzo; ed invero, non appare condivisibile l’opinione che ravvisa, nella fattispecie in esame, un caso di responsabilità di natura contrattuale in considerazione della sua derivazione dalla violazione di una preesistente obbligazione ex lege; infatti, come quella degli amministratori nei confronti dei creditori sociali, anche la responsabilità dei liquidatori nei confronti dei creditori stessi è responsabilità da fatto illecito, disciplinata in via generale dall'art. 2043 c.c., e che trova soltanto un richiamo, senza alcuna mutazione di fondamento, nell'art. 2495 c.c. L'obbligo di procedere al pagamento dei creditori vincola il liquidatore nei confronti della società in liquidazione ed è inerente al suo incarico di liquidatore e non può confondersi con l'obbligo che vincola la società debitrice nei confronti del proprio creditore.

Ricade in capo al creditore che agisca in giudizio al fine di far valere la responsabilità del liquidatore l’onere probatorio in relazione all’esistenza del credito, all’inadempimento da parte della società e, in particolare, alla condotta dolosa o colposa del liquidatore, oltre, ancora, al nesso di causalità con il mancato soddisfacimento del credito.

Pertanto, il creditore sociale rimasto insoddisfatto che intenda agire nei confronti del liquidatore ha l'onere di provare l'esistenza nel bilancio finale di liquidazione di una massa attiva che sarebbe stata sufficiente a soddisfare il suo credito, e che, invece, sia stata distribuita ai soci, oppure la sussistenza di una condotta dolosa o colposa del liquidatore cui sia imputabile la mancanza di attivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 30 gennaio 2019.




Cancellazione d’ufficio della società dal Registro imprese nel corso del processo

Società di capitali – Azione ex art. 2476 c.c. – Cancellazione d’ufficio della società dal Registro imprese nel corso del processo – Conseguenze

Ove sia stata promossa, nei riguardi degli amministratori di una s.r.l. e su iniziativa d’un socio, l’azione sociale di responsabilità (per la reintegrazione del patrimonio sociale), e la società, nel corso del giudizio, sia stata cancellata d’ufficio dal Registro delle imprese (art. 2490 ultimo comma c.c.), trovano applicazione i principi statuiti in Cass. s.u. 6070, 6071 e 6072 del 2013; ne deriva che, se la società, che si professa titolare di un diritto di credito, si lascia cancellare d’ufficio dal Registro delle imprese nel corso del procedimento nel quale è in discussione proprio l’accertamento di un diritto di credito ancora illiquido, ciò è interpretabile come atto di rinuncia al predetto accertamento e all’eventuale diritto, sicché il tribunale deve dichiarare l’improcedibilità della domanda per cessata materia del contendere. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 17 aprile 2019.




Start-up innovative e iscrizione nel registro imprese: i limiti di sindacato dell’Ufficio del registro

Start-up innovative – Iscrizione nel registro imprese – Sindacato dell’Ufficio del registro – Limiti

Va condivisa l’affermazione per cui l’Ufficio del registro delle imprese non può rifiutare l'iscrizione nella sezione speciale ad un'aspirante start-up innovativa, salvo il caso di manifesta carenza nell'oggetto sociale dei caratteri di innovatività ed alto valore tecnologico dei prodotti e/o servizi offerti dall'impresa.

Infatti, la verifica di competenza dell'ufficio del registro delle imprese, ai fini dell'iscrizione della start up in sezione speciale, verte anzitutto sulla regolarità formale e completezza della domanda e della documentazione allegata: l’ufficio medesimo è, poi, legittimato a procedere, soltanto nei casi di manifesta eterogeneità rispetto al tipo normativo, ad una verifica di coerenza tra il tipo start-up innovativa e il programma enunciato nell'oggetto sociale statutario (Trib. Torino 10 febbraio 2017).

Si trae conferma dell'assenza di un controllo di merito dal co. 12 dell'art. 25 secondo cui: “La start-up innovativa è automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 8, a seguito della compilazione e presentazione della domanda in formato elettronico [...]”.

Come ha rilevato il Ministero per lo Sviluppo (parere 29 settembre 2014 n. 169135) l'automatismo a presentazione della domanda conferma che “la procedura di iscrizione, ove siano stati rispettati tutti gli adempimenti per la stessa previsti, non implica una valutazione di merito, da parte della camera di commercio, circa le dichiarazioni rese”, né un'ampia attività istruttoria. In altre parole, non appare rimessa, dalla disciplina in esame, alla competenza dell'ufficio del registro delle imprese, la valutazione del merito delle dichiarazioni presentate dalle aspiranti start-up innovative (ad esempio, se i prodotti o servizi di cui si avvia lo sviluppo, produzione e commercializzazione siano effettivamente caratterizzati dall'innovatività o dall'alto valore tecnologico) ma solo la verifica della regolarità formale della documentazione presentata: se, cioè, la stessa sia stata sottoscritta dal soggetto legittimato; se la modulistica sia stata compilata correttamente; se siano state rese tutte le dichiarazioni previste.

La giurisprudenza citata, peraltro, ha evidenziato che possono sussistere casi limite nei quali va riconosciuto che, in caso di totale scostamento del profilo formale (dichiarazione di possesso dei requisiti) da quello sostanziale (mancanza di effettivo possesso dei requisiti, desumibile, come nella fattispecie in oggetto, per tabulas), si deve ritenere assolutamente prevalente l'aspetto sostanziale su quello meramente dichiarativo. In tali casi, l’ufficio e poi il giudice del registro dovrebbe svolgere una verifica di coerenza tra il tipo normativo start up innovativa e il programma enunciato nell'oggetto sociale, con la precisazione che tale verifica trova il limite nel fatto che non è prevista e non è possibile da parte dell'Ufficio alcuna istruttoria, né alcuna valutazione di merito.

[Nel caso di specie, nonostante si possa dubitare della compatibilità con il requisito della esclusività e/o della prevalenza dell’attività innovativa delle modalità con le quali è stato realizzato un aumento del capitale sociale dell’impresa, tuttavia, il Giudice del registro ha ritenuto che le verifiche di compatibilità consentite all’ufficio del registro si arrestino ad una valutazione concernente l’oggetto sociale come indicato nell’atto costitutivo della società e non possano superare tale limite;  l’ufficio del registro, dal canto suo, non può valutare le concrete modalità di esecuzione di un aumento di capitale, ancorché da esse possano derivare incertezze sul mantenimento dei presupposti che giustificano la qualifica di start-up innovativa e sul raggiungimento degli scopi sociali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 aprile 2019.




La vendita con riserva di proprietà di quote di S.r.l. deve essere iscritta nel registro imprese documentando l’avvenuto pagamento

Società a responsabilità limitata – Vendita di quote sociali con patto di riservato dominio – Indicazione del vincolo della riserva – Iscrizione dell’atto che documenti l’avvenuto pagamento – Necessità

La vendita di quote sociali con patto di riservato dominio deve essere iscritta nel registro delle imprese con l’indicazione del vincolo della riserva, in quanto attribuisce all’acquirente una posizione giuridica soggettiva (da certa dottrina ritenuta affine a quella dell’usufruttuario) che incide immediatamente sugli assetti sociali, sia in termini di opponibilità della cessione, sia in termini di esercizio dei diritti connessi con la titolarità della quota, situazione, questa, idonea a mutare definitivamente e automaticamente l’assetto proprietario all’esito dell’avvenuto pagamento.

Pertanto, ove non risulti iscritto alcun atto dal quale emerga l’avvenuto pagamento del prezzo e il conseguente realizzarsi del definitivo trasferimento della titolarità delle quote l’iscrizione della dichiarazione ex art. 16, comma 12-undecies l. n. 2/09, la quale riporti un assetto sociale derivante da tale effetto non documentato, deve considerarsi non conforme alla legge, così come l’iscrizione dell’eventuale successivo atto di trasferimento delle quote. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 24 aprile 2019.




Utilizzo abusivo di marchio di fatto non registrato e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Concorrenza sleale – Utilizzo abusivo di marchio di fatto non registrato – Competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Deve ritenersi riservata alla competenza della sezione specializzata in materia di impresa la controversia concernente l’utilizzo abusivo del marchio di fatto non registrato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 21 marzo 2019.




Impugnazione delle delibere di revoca dell’amministratore e di esclusione del socio

Società – Delibera di revoca dell’amministratore – Impugnazione – Giudice competente – Tribunale ordinario – Legittimazione attiva – In caso di amministrazione collegiale – Spettanza al singolo amministratore revocato – Insussistenza – Diritto di reintegra – Non sussiste – Delibera di esclusione del socio – Obbligo di motivazione – Sussiste

In ipotesi di risoluzione del rapporto di lavoro conseguente all’esclusione del socio, quest’ultimo deve impugnare la delibera dell’organo statutario innanzi al giudice civile e l’accertamento della pretesa illegittimità della delibera è pregiudiziale rispetto a quello della pretesa illegittimità della risoluzione del rapporto di lavoro.

Dal disposto normativo di cui all’art.2383 c.c. non può configurarsi un diritto dell’amministratore a rimanere o ad essere reintegrato nella propria carica, mantenendo l’amministratore revocato la propria legittimazione ad impugnare la deliberazione di revoca qualora intenda lamentare che la stessa non è stata legittimamente assunta. Tuttavia, in presenza di un organo gestorio collegiale una tale legittimazione compete al Consiglio d’amministrazione, e non al singolo amministratore.
La nozione di giusta causa di revoca riguarda l’esistenza di fatti, non necessariamente costituenti inadempimenti agli obblighi gestori, che facciano venir meno l’affidamento dei soci sulle capacità ed attitudini dell’amministratore ovvero il rapporto fiduciario fra le parti.

È necessario che il provvedimento di esclusione del socio contenga una specifica motivazione, al fine di consentire al socio di proporre l’opposizione ed al giudice di accertare la legittimità sostanziale della decisione, valutando la riconducibilità in concreto dei comportamenti del socio escluso alla previsione statutaria che giustifica il provvedimento di esclusione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 04 dicembre 2018.




Il socio può agire contro gli amministratori, ma il risarcimento spetta solo alla società

Società – Azione di responsabilità contro gli amministratori – Legittimazione attiva – Spettanza alla società – Affermazione – Spettanza al socio – In qualità di sostituto processuale della società – Diritto al risarcimento del danno – Spetta solo alla società – Prescrizione dell’azione – Dies a quo – Cessazione del’amministratore dalla carica o manifestarsi del danno – Diligenza qualificata dell’amministratore – Affermazione

Il socio può agire come sostituto processuale in nome proprio ma nell’interesse della società, la quale è e rimane titolare del diritto al risarcimento del danno sofferto a causa della mala gestio del proprio amministratore ed è pienamente legittimata ad agire per il relativo risarcimento.
L’azione sociale di responsabilità conto gli amministratori si prescrive nei cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica ovvero dal successivo momento in cui il danno si sia non solo prodotto, ma esteriorizzato.
Per gli amministratori di una società a responsabilità limitata, al pari di quelli delle società per azioni è richiesta non la generica diligenza del mandatario, ma quella desumibile in relazione alla natura dell’incarico e alle specifiche competenze, cioè quella prevista per il professionista. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 04 dicembre 2018.




Diniego del gradimento al trasferimento della partecipazione di maggioranza e diritto di recesso del socio

Società a responsabilità limitata – Trasferimento della partecipazione di maggioranza – Clausola di gradimento – Diritto di recesso – Limiti

Nel caso in cui lo statuto di società a responsabilità limitata subordini al gradimento degli altri soci il trasferimento della partecipazione di maggioranza, il diritto di recesso dei detentori della stessa può essere esercitato solo nell’ipotesi in cui il gradimento venga in concreto negato e non per il solo fatto della vigenza della clausola statutaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 12 settembre 2017.




Responsabilità ex art. 146 l. fall. per mancata riscossione di credito

Società di capitali – Responsabilità ex art. 146 l. fall. – Danno da mancata riscossione di credito maturato da società in bonis

In tema di azione ex art. 146 l. fall, quando sia imputato all’organo amministrativo e di controllo il mancato incasso d’un credito, maturato dalla società in bonis prima del fallimento, non è sufficiente allegare l’inerzia degli amministratori nella riscossione di esso, occorrendo piuttosto allegare e provare che il credito è divenuto inesigibile a causa di quella inerzia; in difetto, la domanda di risarcimento della Curatela va rigettata. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Appello Venezia 06 marzo 2019.



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