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Diritto societario e Registro Imprese
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Azione di responsabilità ex art. 146 l.f.: i revisori esterni sono organi di controllo?

Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. – Organi di controllo – Estensione della nozione ai revisori esterni – Ammissibilità

L’art. 146 l.f. è norma di natura processuale e meramente ricognitiva della legittimazione del Curatore ad esercitare le azioni di responsabilità civilistiche, presentando una formulazione ampia rispetto ai soggetti passivi destinatari della predetta azione, ed ha carattere “normativo”, in quanto necessita di essere letta non atomisticamente, ma alla luce delle disposizioni codicistiche di natura sostanziale. Ne consegue che l’ampia nozione di “organi di controllo” non può essere circoscritta solamente ai componenti dell’organo sindacale ma, tenuto conto della attività espletata, può ragionevolmente essere estesa anche ai revisori, in quanto soggetti deputati al controllo contabile della società, come ulteriormente confermato dall’art. 2409sexies c.c., che richiama integralmente l’art. 2407 c.c. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 12 dicembre 2019.




Responsabilità del socio di s.r.l. ‘semplificata’ per manifesta sottocapitalizzazione della società

S.r.l. semplificate – Responsabilità del socio ex artt. 2043 e 2476 co. 7 c.c. per manifesta sottocapitalizzazione della società – Sussistenza – Esclusione

S.r.l. semplificate – Obbligatoria formazione di riserva legale ex art. 2363 co. 5 c.c. – Applicabilità – Limiti

S.r.l. semplificate – Obbligo di “conservazione dell’integrità patrimoniale” di cui all’art. 2394 c.c. – Applicabilità – Limiti

Il socio di s.r.l. “semplificata” non può essere chiamato a rispondere, ex artt. 2043 e 2476, settimo comma, c.c. per i danni arrecati ai terzi in ragione della manifesta sottocapitalizzazione della società, e dunque della palese insufficienza dei mezzi patrimoniali di cui la stessa è stata dotata, perché ciò si risolverebbe nel mancato riconoscimento del beneficio della responsabilità limitata ai soci della s.r.l. semplificata, almeno fino al momento in cui la stessa non si sia dotata di adeguate risorse patrimoniali, e detti soci finirebbero per rispondere per le obbligazioni assunte dalla società fino al momento in cui non risultino accantonate risorse patrimoniali pari ad almeno 10.000 Euro.

La regola dell’obbligatoria formazione di una riserva legale cui destinare un quinto degli utili (ex art. 2363, quinto comma, c.c.) opera anche per le s.r.l. semplificate, in relazione alle quali è delineabile un principio di patrimonializzazione progressiva di tutte le s.r.l. con capitale inferiore a 10.000 euro, ma da detto principio non può derivare, in via automatica, un obbligo giuridico in capo agli amministratori di realizzare utili (da accantonare), trattandosi di prospettiva certo auspicabile, che tuttavia non tiene conto della ineliminabile variabile costituita dal rischio d’impresa.

L’obbligo di conservazione dell’integrità patrimoniale di cui all’art. 2394 c.c. (cui corrisponde la previsione dell’art. 2484 n. 4 c.c.), gravante anche sugli amministratori di s.r.l. semplificate, deve essere coniugato con i rischi che connotano l’avvio di una nuova attività imprenditoriale, ed a tal fine soccorrono criteri per la verifica ex ante dell’attività gestoria tratti dagli insegnamenti della disciplina aziendalistica e basati sulle buone prassi imprenditoriali, ai quali oggi è stato riconosciuto rango di veri e propri obblighi di legge con l’introduzione del secondo comma dell’art. 2086 c.c. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 02 dicembre 2019.




L’interesse ad agire del socio di una società controllante nell’impugnativa del bilancio della controllata

Tribunale delle Imprese – Impugnativa bilancio della società controllata – Interesse ad agire del socio della controllante

Il socio di una società controllante che in tale qualità  impugna una delibera di approvazione del bilancio della società controllata, non essendo parificabile sic et simpliciter ad un terzo creditore – il quale può agire anche solo per far valere il suo diritto a ricevere dal bilancio un’informazione corretta in merito alla consistenza patrimoniale ed alla efficienza economica della società –, deve allegare e provare l’esistenza di un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale, sulla sua partecipazione nella società controllante direttamente discendente dal bilancio approvato dalla società controllata in violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza contemplati dall’art. 2423 c.c.
Pertanto la generica affermazione che la sottrazione di utili al bilancio della controllata ha un’incidenza negativa sul bilancio della controllante non è sufficiente da sola a fondare l’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. del socio della controllante all’impugnativa del bilancio della controllata. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 22 ottobre 2019.




Nullità della cessione di ramo d’azienda per omessa esposizione del fine perseguito

Cessione di un ramo d’azienda – Società appena costituita – Nullità – Omessa esposizione, nella comunicazione con cui è stata avviata la procedura, del fine perseguito

Quando risulti la cessione di un ramo d’azienda – comprovato dal trasferimento dei fattori originari dell’organizzazione produttiva - a favore di una società costituita poco prima dell’avvio di una procedura di licenziamento collettivo, i licenziamenti non possono dirsi nulli per effetto di quanto stabilito dall’art. 2112 c.c., che non prevede una distinta ipotesi di nullità del licenziamento; tuttavia essi possono considerarsi viziati dall’omessa esposizione, nella comunicazione con cui è stata avviata la procedura, del fine perseguito di trasferire il ramo d’azienda, oltre che per il mancato rispetto dei criteri di legge per la scelta dei dipendenti da licenziare.

La comparazione non può essere limitata ai soli addetti all’unità produttiva interessata dal trasferimento dell’azienda, quando le medesime mansioni siano svolte anche in altre unità produttive e non sia allegato alcun interesse datoriale alla restrizione territoriale della comparazione.

La decadenza di cui all’art. 32, 4° c., lett. c), insuscettibile di interpretazione analogica, riguarda il caso in cui si impugna la novazione contrattuale insita nel trasferimento d’azienda, intendendo permanere presso il cedente; non quindi il caso in cui si intenda far accertare il diritto a proseguire il rapporto presso il cessionario.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 22 ottobre 2019.




Responsabilità dei soci di s.r.l. che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi

Responsabilità dei soci di s.r.l. per aver intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi – Presupposti – Coinvolgimento del socio nella gestione della società – Espressione di voto favorevole all’approvazione del bilancio e ratifica dell’operato degli amministratori – Qualificazione come atto gestorio – Esclusione

La responsabilità dei soci di s.r.l. che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi, prevista dall’art. 2476 comma 7 c.c., richiede il coinvolgimento del socio nella gestione della società, e si concretizza nella decisione od autorizzazione di determinati ed individuati atti gestori, vale a dire di atti pertinenti all’amministrazione della società, e non è quindi configurabile allorquando i soci abbiano espresso voto favorevole all’approvazione dei bilanci, non trattandosi di atto di amministrazione della società, bensì di attività riservata dalla legge alla competenza dei soci, che essi tra l’altro non assumono uti singuli ma quali componenti dell’organo assembleare; né in presenza di una ratifica dell’operato degli amministratori in sede di approvazione dei bilanci, poichè anche detta ratifica non costituisce atto gestorio rilevante ai sensi della norma indicata. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Venezia 21 novembre 2019.




Responsabilità degli amministratori e quantificazione equitativa del danno nella differenza tra passivo e attivo alla luce del CCII

Responsabilità degli amministratori – Prosecuzione dell’attività d’impresa in violazione dell’art. 2486 c.c. – Assenza di documentazione contabile e fiscale della fallita – Liquidazione del danno risarcibile – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Utilizzabilità

In caso di accertata illegittima prosecuzione da parte degli amministratori dell’attività d’impresa in violazione di quanto previsto dall’art. 2486 c.c., ed a fronte dell’assoluta mancanza di documentazione contabile e fiscale della fallita, ai fini della quantificazione del danno risarcibile è legittimo il ricorso ad una liquidazione equitativa, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, trattandosi di criterio da ultimo recepito e ampliato dal legislatore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 378 comma 2), ed ammissibile nei casi in cui l’attore abbia allegato inadempimenti degli amministratori astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, ivi compresa la pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili, indicando le ragioni che hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta degli amministratori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 02 dicembre 2019.




Compenso del Presidente del Collegio Sindacale e doveri di intervento e di vigilanza

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Doveri di intervento del Collegio Sindacale – Caratteri di tempestività e concretezza

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Dovere di vigilanza del Collegio Sindacale – Inadempimento – Insufficienza richieste di informazioni e meri ammonimenti all’organo amministrativo

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Tardiva attivazione strumento ex art. 2409 c.c.

L’inadempimento imputabile al Collegio Sindacale è individuabile ogniqualvolta l’organo di controllo ometta di adottare misure di intervento tempestive e concrete, idonee a contenere e contrastare efficacemente la mala gestio degli organi gestori.

Integra grave inadempimento agli obblighi di controllo e di reazione demandati al Collegio sindacale, come riassunti dalle regole di condotta dei collegi sindacali formulati dal CNDCEC del 17.12.2010, la condotta del Sindaco che, a conoscenza della situazione di insolvenza irreversibile in cui versa la società, si limiti a chiedere, anche reiteratamente, informazioni all’amministratore ed a intimare di porre in essere iniziative senza, tuttavia, concretamente agire.

Integra grave inadempimento la condotta del Sindaco che attivi tardivamente il procedimento ex art. 2409 c.c.. (Giovanni Cedrini) (Maura Vadalà) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 18 novembre 2019.




Azione di responsabilità: irregolarità formali e Business Judgment Rule

Azione di responsabilità – Irregolarità contabili – Business Judgment Rule

Nell’ambito della responsabilità ex art. 2476 c.c., le mere irregolarità formali, tanto nella redazione del bilancio quanto nella tenuta della documentazione contabile, non sono di per sé causa di danno e conseguentemente fonte di obbligo risarcitorio a carico dell’amministratore, dovendosi sempre verificare, ai fini risarcitori, l’esistenza di concreti danni patrimoniali sofferti dalla società in conseguenza della condotta dell’organo amministrativo; è peraltro indubbio che artifici contabili possano essere segnali rivelatori di condotte censurabili e finalizzati ad occultare distrazioni o a giustificare in via meramente contabile esborsi o utilizzi di finanze societarie, effettuati al di fuori del perseguimento di interessi sociali.
Sempre in tale ambito e quindi anche del potere di intervento del Tribunale, l’inadempimento, da parte degli amministratori di società di capitali, degli obblighi imposti dalla legge o dall’atto costitutivo può essere desunto non da una scelta di gestione -come tali queste scelte non sono sindacabili in termini di fonte di responsabilità contrattuale, in quanto conseguenti a scelte di natura imprenditoriale (art. 41, 1° comma, Cost.), ontologicamente connotate da rischio-, ma dal modo in cui la stessa è stata compiuta: è solo l’omissione, da parte dell’amministratore, di quelle cautele, di quelle verifiche ovvero dell’assunzione delle necessarie informazioni preliminari al compimento dell’atto gestorio, normalmente richieste per una scelta del tipo di quella adottata, che può configurare violazione dell’obbligazione di fonte legale in discorso, così come è fonte di responsabilità la colpevole mancata adozione di quei provvedimenti, che per legge o per atti interni avrebbero dovuto essere prontamente assunti a tutela della società (cfr. Cass. 3409/2013; Cass. 1783/2015). (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 30 luglio 2018.




Responsabilità in via diretta ed illimitata dell’amministratore di fatto

Tribunale Ordinario – Sezione Imprese – Azione di responsabilità – Amministratore di fatto – Esercizio sistematico e completo dell’attività gestoria

È amministratore di fatto chi, pur in assenza di una qualsivoglia formale investitura da parte della società, si sia ingerito sistematicamente e non occasionalmente nella gestione sociale, con la conseguenza che, nel caso in cui dovesse in concreto emergere un siffatto esercizio sistematico e completo dell’attività gestoria, sarebbe ipotizzabile una responsabilità in via diretta ed illimitata di costui, in concorso con gli amministratori (formali) per l’intera gestione sociale; quindi è necessario fornire, da parte di chi invoca una tale situazione, la prova, in base a conferente allegazione, che vi è stato in concreto un siffatto esercizio sistematico e completo dell’attività gestoria. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 30 luglio 2018.



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