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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Società – Collegio sindacale – Membro del collegio collaboratore autonomo del consulente fiscale della società – Condizione di ineleggibilità – Esclusione – Membro del collegio amministratore dello studio di consulenza fiscale della società – Condizione di ineleggibilità – Sussiste

Il rapporto libero professionale con lo studio di consulenza della società di per sé non è sufficiente ad inficiare l’indipendenza del sindaco della società stessa.
Invece, il contemporaneo esercizio della funzione di amministratore dello studio e di sindaco della società integra ipotesi di ineleggibilità cd. residuale di cui alla lettera c) dell’art.2399 c.c.. [Nella fattispecie, è stato ammesso al passivo fallimentare della società il credito per il compenso del sindaco al tempo in cui era collaboratore, in libera professione, dello studio di consulenza fiscale della società in bonis, mentre è stato escluso il credito per il compenso del sindaco al tempo in cui lo stesso era amministratore del suddetto studio di consulenza.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 17 gennaio 2017.




Responsabilità da attività di direzione e coordinamento – Azione del socio – Ratio – Onere di richiesta di soddisfazione in capo al socio e al creditore – Modalità di esercizio

Fallimento – Società a responsabilità limitata – Applicabilità dell'art. 146 l.f.


Il terzo comma dell’art. 2497 c.c., ove stabilisce che “Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla società soggetta alla attività di direzione e coordinamento” si giustifica con la necessità di assicurare alla società controllata un margine di iniziativa, rendendo lecita una facoltà il cui esercizio sarebbe altrimenti foriero di responsabilità per gli amministratori della società controllata.

Deve pertanto essere condiviso l’orientamento espresso da quella giurisprudenza di merito secondo cui la suddetta norma si interpreta in senso debole, ovvero semplicemente in senso letterale: essa pone soltanto un onere di richiesta di soddisfazione in capo al socio (e al creditore), che ben può essere assolto anche citando in giudizio la società controllata in chiave di denuntiatio litis, volta a stimolarla all’azione verso la controllante, verso gli amministratori di quella e verso i propri amministratori. La mancata soddisfazione consente loro di agire verso la holding senza che sia previsto in alcun modo che essi debbano (né che possano) agire preventivamente verso la loro società o, addirittura escuterla infruttuosamente (Trib. Milano, 17 giugno 2011).

Né la messa in mora né la preventiva escussione della società controllata costituiscono, pertanto, condizioni dell’azione e di proponibilità della domanda volta a far valere la responsabilità dell’ente capogruppo, ma ciò non esclude che sussista comunque, in capo a chi agisce ai sensi dell’art. 2497 c.c., un onere (minimo) di dimostrazione di aver richiesto alla società l’adempimento del debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’art. 146 legge fall. è applicabile anche alle società a responsabilità limitata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 08 marzo 2017.




Società – Deliberazioni assembleari – Verbale – Mancata indicazione dei soci votanti e del relativo voto – Illegittimità della delibera – Sussiste

Nel verbale delle deliberazioni dell’assemblea deve essere riportato, anche per allegato, come ciascun socio ha votato o se si è astenuto. Questo perché è previsto che dal verbale emergano sia le modalità e il risultato delle votazioni sia la prova del raggiungimento del quorum deliberativo e delle maggioranze per l’approvazione delle delibere.
Ove non sia possibile l’accertamento, in concreto, delle modalità di votazione e degli esiti di essa, la delibera risulta illegittimamente adottata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 27 febbraio 2013.




Registro imprese – Pignoramento di quote di società di persone – Iscrizione – Esclusione

In ragione del principio di tipicità degli atti da iscrivere nel registro delle imprese, non sussitono i presupposti per l’iscrizione del pignoramento di quote sociali di società di persone in quanto, a differenza di quanto previsto dalla disciplina sulla espropriazione delle quote di società a responsabilità limitata (art. 2471 c.c.), il codice civile e quello di procedura civile non prevedono tale possibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 30 settembre 2016.




Registro imprese – Cancellazione d’ufficio dell’indirizzo PEC cessato – Esclusione – Iscrizione della cessazione

Nell’ipotesi in cui l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato dall’impresa al registro imprese non risulti più attivo, non potrà disporsi la cancellazione d’ufficio di detto indirizzo ai sensi dell’art. 2191 c.c. (la quale presuppone che l’iscrizione sia ab origine illegittima), ma potrà farsi luogo d’ufficio alla iscrizione della cessazione di detto indirizzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 04 luglio 2016.




Società – Scissione – Indicazione di elementi patrimoniali – Omessa indicazione di partecipazioni sociali – Iscrizione nel registro delle imprese del trasferimento delle partecipazioni sociali in esecuzione dell’operazione di scissione – Esclusione

Poiché nell’atto di scissione devono essere indicati gli elementi patrimoniali trasferiti con la scissione in maniera aderente rispetto a quanto previsto nel progetto di scissione poi approvato dalla delibera della società interessata, non è possibile procedere, in esecuzione dell’operazione di scissione, alla iscrizione nel registro delle imprese del trasferimento delle partecipazioni sociali che non risultino indicate né nell’elenco contenente gli elementi patrimoniali attribuiti alla società beneficiaria di nuova costituzione allegato alla deliberazione di approvazione del progetto di scissione né nell’atto di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 24 aprile 2015.




Società – Deliberazioni assembleari – Approvazione del bilancio d’esercizio – Aumento di capitale – Istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione delle deliberazioni – Inammissibilità

L’utile accesso al rimedio della sospensione ex at.2378 c.c. è ipotizzabile solo in relazione a quelle deliberazioni che richiedano un’attività esecutiva e che non siano state già interamente eseguite.
La delibera di approvazione del bilancio di esercizio non necessita di alcuna attività esecutiva e risulta pertanto insuscettibile di sospensione.
Esaurita, con la sottoscrizione ed il versamento dell’intero aumento di capitale deliberato, l’esecuzione della delibera ex art.2482 ter c.c., l’istanza di sospensione non può più trovare ingresso. La rimozione della delibera con efficacia retroattiva è compito del solo giudice di merito, non di quello della cautela. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 25 luglio 2013.




Società di capitali - Amministrazione assegnata a società di capitali - Liceità clausola statutaria - Nomina di gestore dell’attività dell’amministratore - Responsabilità per fatti illeciti - Solidarietà tra il gestore e l’amministratore società di capitali

Deve ritenersi lecita la clausola statutaria che conferisce a una società di capitali la nomina di amministratore di s.r.l.

In tal caso, degli atti gestori pregiudizievoli risponde, oltre alla persona giuridica, in via solidale anche la persona fisica concretamente deputata al compimento degli atti gestori e concretamente autrice dei medesimi. La persona fisica è infatti direttamente soggetta alla disciplina di cui all’art. 2476 c.c.

Tale soluzione è confermata dalla vigenza di norme di derivazione europea come l’art. 5 del d. lgs. 240 del 1991 (di attuazione del regolamento comunitario sul Gruppo Europeo di interesse economico), espressione di un principio di imputazione intrinsecamente connesso alla nomina quale amministratore di una società, secondo cui la persona giuridica amministratrice esercita le relative funzioni attraverso un rappresentante da esso designato la cui nomina deve essere pubblicizzata insieme a quella del legale rappresentante e il quale “assume gli stessi obblighi e le stesse responsabilità civili e penali previsti a carico degli amministratori persone fisiche, ferma restando la responsabilità solidale della persona giuridica amministratore”.

Inoltre, la persona fisica concretamente deputata all’amministrazione, una volta che abbia concretamente esercitato funzioni gestorie entrando (in occasione e nell’esercizio di esse) a diretto contatto con la società amministrata e con i terzi, assume nei confronti della prima, unitamente all’amministratore, una posizione di garanzia che ingenera a suo carico una responsabilità contrattuale  essendo anche tale soggetto, in virtù del sottostante negozio di preposizione (qualificabile come mandato) stipulato con la persona giuridica amministratrice a favore di quella amministrata, a gestire con diligenza professionale quest’ultima. (Gianfranco Benvenuto) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 27 marzo 2017.




False comunicazioni sociali – Cd. frode in valutazione – Valutazioni altamente tecniche – Responsabilità del sindaco non controllore contabile – In mancanza di dolo specifico – Esclusione

Il collegio sindacale – ancorché non investito del controllo contabile – non può considerarsi libero da responsabilità in ordine alla veridicità e regolarità del bilancio.
La sua vigilanza può portare alla luce le cd. frodi in valutazione solo ove vi siano sintomi eclatanti, tra cui: la totale difformità tra i criteri di valutazione in concreto adottati e quelli che, nelle note esplicative al bilancio, vengono indicati come adottati; la violazione delle clausole generali che presiedono alla redazione del bilancio, quali la chiarezza, l’intelligibilità, la prudenza.
La responsabilità penale in ordine a falsità consistenti in valutazioni prognostiche altamente tecniche può essere pienamente accertata dalla ritenuta sussistenza della partecipazione cosciente e volontaria del sindaco al progetto illecito. In capo al garante cui è contestata un’omissione penalmente rilevante ex art.40 cpv. c.p. deve dimostrarsi la percezione effettiva dei campanelli d’allarme, laddove la mera conoscibilità farebbe scivolare l’elemento psicologico dell’agente nell’area della colpa. Il segnale d’allarme penalmente rilevante è qualificato; non può essere generico, ma deve riferirsi alla tipologia del reato della cui commissione costituisce sintomo tangibile; deve consistere in anomalie specifiche e peculiari in relazione all’evento illecito che sta per realizzarsi.
[Nella fattispecie, il Tribunale ha assolto per non aver commesso il fatto i componenti del collegio sindacale di una nota compagnia assicuratrice accusati di concorso e comunque di mancato impedimento del reato di false comunicazioni sociali in relazione all’appostamento in bilancio di una riserva sinistri inferiore al limite stabilito dalla legge.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 gennaio 2015.




Negozio traslativo di quote di s.r.l. - Domanda di caducazione - Non trascrivibilità nel Registro Imprese - Richiesta di sequestro giudiziario - Periculum connesso al rischio di cessione a terzi in carenza di un sistema di pubblicità in pubblici registri per le domande aventi ad oggeto i trasferimenti di quote sociali - Negazione

Le circostanze che rendano "opportuno" provvedere alla custodia o alla gestione della cosa la cui proprietà sia controversa, richiesta quale requisito di periculum in mora dall'art. 670, n. 1, c.p.c., debbono sussistere in concreto ed emergere sulla base di specifici elementi fattuali. Non è pertanto sufficiente il mero pericolo di alienazione a terzi insito nel semplice fatto che per le domande aventi ad oggetto i trasferimenti di quote sociali non esiste un sistema di pubblicità nei pubblici registri, posto che altrimenti si verrebbe ad adombrare un periculum in mora in re ipsa di contro all'esigenza che l’opportunità della custodia debba poter esser desunta da specifici elementi, anche presuntivi, attinenti la fattispecie concreta sub iudice. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 11 marzo 2017.



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