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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Società di capitali - Revoca e nomina di amministratore - Iscrizione nel registro imprese - Requisiti - Delibera assembleare - Necessità - Atto pubblico di donazione di partecipazioni sociali - Esclusione

L'atto pubblico di donazione di partecipazioni sociali che contenga la revoca dell'amministratore e la nomina del successore non è titolo idoneo alla iscrizione nel registro delle imprese di dette modificazioni, le quali devono essere adottate con delibera dell'assemblea dei soci e cristallizzate nel relativo verbale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 02 marzo 2018.




Società di capitali - Delibera di revoca dell'amministratore - Impugnazione - Legittimazione dell'amministratore per profili formali e procedurali e non sostanziali - Legittimazione del consiglio di amministrazione e non del singolo componente

Se è vero che l'amministratore revocato non può impugnare la delibera di revoca per profili di carattere sostanziale e di merito, l'impugnazione in parola deve essere invece ammessa per profili formali e procedurali, persistendo interesse all'osservanza della legalità nelle vicende societarie in generale e nelle deliberazioni assembleari in particolare.

La legittimazione dell'amministratore alla impugnazione della delibera di revoca dalla carica spetta al consiglio di amministratore e non al singolo componente di detto organo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 04 aprile 2018.




Società di capitali - Delibera di revoca dell'amministratore - Impugnazione - Legittimazione dell'amministratore - Tutela dell’interesse generale alla legalità societaria

Se è certamente vero che, in caso di revoca senza giusta causa, all'amministratore revocato non è data altra tutela che quella risarcitoria, non può negarsi tuttavia che l’amministratore revocato mantenga la propria legittimazione ad impugnare la deliberazione di revoca qualora intenda lamentare che la stessa non è stata correttamente assunta.

La legittimazione degli amministratori ad impugnare le deliberazioni assembleari si fonda, infatti, non già su un proprio interesse, ma sull’esigenza di tutela dell’interesse generale alla legalità societaria, che implica l’esistenza di un diritto ad impugnare anche nel caso in cui la decisione invalida sia stata approvata dai soci all’unanimità.

Se tale considerazione è esatta, appare del tutto evidente che, nell’ipotesi di delibera di revoca invalida, l’amministratore revocato potrà impugnare la deliberazione proprio a tutela della legalità societaria: in altre parole, se è vero che l’assemblea può revocare l’amministratore in qualsiasi momento, è anche vero che la relativa deliberazione deve essere presa secondo le procedure di formazione di tutte le deliberazioni assembleari e che l’interesse ad una corretta formazione delle decisioni degli organi societari costituisce un interesse diretto (non solo per lo stesso amministratore revocato, ma anche) per la società stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 10 dicembre 2017.




Società in accomandita semplice - Facoltà del socio accomandante di accedere integralmente alla documentazione sociale - Esclusione - Equiparazione ai poteri del socio di società in nome collettivo - Esclusione - Diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite - Controllo dell'esattezza dei dati

Società in accomandita semplice - Facoltà del socio accomandante di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite - Controllo dell'esattezza dei dati - Giudizio di rendiconto di cui all'art. 263 c.p.c. - Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Inammissibilità


Il socio accomandante non ha facoltà di accedere integralmente alla documentazione sociale, in quanto i poteri riconosciuti al socio accomandante non possono configurarsi alla stregua di quelli previsti dell'art. 2261 c.c. per i soci della società in nome collettivo, trattandosi di un sindacato che, da una parte, verte non già sull'amministrazione, ma sulla esattezza dei dati esposti in bilancio e, dall'altra, è consentito solo al termine dell'esercizio sociale; in questa prospettiva, deve anche ritenersi che gli accomandanti non hanno il diritto di avere dagli amministratori notizie circa la gestione dell'impresa sociale e nemmeno il diritto di consultare i libri ed i documenti nel corso esercizio. Essi, conformemente al disposto testuale del terzo comuna dell'art. 2320 c.c., hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite e - solo dopo avere avuto tale comunicazione - di controllarne l'esattezza, a tal fine (e solo a tal fine), potendo consultare i libri e gli altri documenti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo strumento processuale a disposizione del socio accomandante per controllare l'esattezza del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite alla cui esibizione ha diritto ai sensi dell'art. 2320 c.p.c. è il giudizio di rendiconto di cui all'art. 263 c.p.c. non essendo allo scopo utilizzabile il ricorso ex art. 700 c.p.c. per difetto di residualità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 13 febbraio 2018.




Società in accomandita semplice - Facoltà del socio accomandante di accedere integralmente alla documentazione sociale - Esclusione - equiparazione ai poteri del socio di società in nome collettivo - Esclusione - Diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite - Controllo dell'esattezza dei dati

Il socio accomandante non ha facoltà di accedere integralmente alla documentazione sociale, in quanto i poteri riconosciuti al socio accomandante non possono configurarsi alla stregua di quelli previsti dell'art. 2261 c.c. per i soci della società in nome collettivo, trattandosi di un sindacato che, da una parte, verte non già sull'amministrazione, ma sulla esattezza dei dati esposti in bilancio e, dall'altra, è consentito solo al termine dell'esercizio sociale; in questa prospettiva, deve anche ritenersi che gli accomandanti non hanno il diritto di avere dagli amministratori notizie circa la gestione dell'impresa sociale e nemmeno il diritto di consultare i libri ed i documenti nel corso esercizio. Essi, conformemente al disposto testuale del terzo comuna dell'art. 2320 c.c., hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite e - solo dopo avere avuto tale comunicazione - di controllarne l'esattezza, a tal fine (e solo a tal fine), potendo consultare i libri e gli altri documenti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 13 febbraio 2018.




Società a responsabilità limitata - Cause di ineleggibilità e decadenza dell'amministratore - Fallimento - Applicabilità alle società a responsabilità limitata - Decadenza - Provvedimenti del conservatore del registro delle imprese - Principio di continuità delle trascrizioni

L'art. 2382 c.c., il quale elenca le cause di ineleggibilità e decadenza dell'amministratore di società per azioni, è applicabile anche alle società a responsabilità limitata; la norma enuncia, infatti, una regola di tutela dei terzi a valenza generale, esigenze di tutela si manifestano in modo analogo nei due tipi di società.

Deve dunque ritenersi nulla per illiceità dell'oggetto la deliberazione che nomina un soggetto fallito alla carica di amministratore, il quale, ove già nominato, per effetto del fallimento decade dalla carica.

Il conservatore del registro delle imprese deve iscrivere la cessazione per decadenza del soggetto fallito dalla carica di amministratore e, in osservanza al principio di continuità delle trascrizioni, disporre la cancellazione della iscrizione della revoca del medesimo che sia stata disposta dall'assemblea qualora la decadenza si sia verificata in data anteriore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 gennaio 2018.




Registro imprese - Compito del conservatore di verifica delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione - Qualificazione dell'atto presentato per l'iscrizione - Accertamento della conformità al modello di atto previsto dalla legge - Verifica della compatibilità logica-giuridica tra le diverse iscrizioni

Registro imprese - Verifica delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione - Accertamento della nullità dell'atto - Condizioni e limiti - Vizio di nullità tale da escludere che l'atto stesso possa essere ricondotto nello schema tipico - Vizi di validità che siano individuabili prima facie e tali da rendere l'atto presentato immeritevole di iscrizione - Valutazione di merito dell'atto depositato - Esclusione


Al conservatore compete di verificare il “concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione” (art. 2189, comma 2, c.c.), compito che implica l'accertamento della corrispondenza dell'atto o del fatto del quale si chiede l'iscrizione a quello previsto dalla legge (art. 11 d.p.r. 7 dicembre 1995, n. 581) in ciò sostanziandosi il c.d. controllo qualificatorio.

Il conservatore non deve pertanto limitarsi a ricevere l'atto e a verificare la regolarità e la completezza della domanda sotto il profilo formale, ma deve altresì procedere alla qualificazione dell'atto presentato per l'iscrizione onde accertare se sia conforme al modello di atto previsto dalla legge per il quale è prescritta l'iscrizione. In altre parole, è riconosciuto al conservatore (e, quindi, al giudice del registro) il potere di verificare se l'atto di cui si richiede l'iscrizione integri gli estremi della fattispecie per cui è richiesta l'iscrizione e, quindi, se l’atto da iscrivere corrisponda al modello legale (controllo di tipicità).

Inoltre, sotto altro profilo, il conservatore ha la funzione di verificare la compatibilità logica-giuridica tra le diverse iscrizioni; ad opinare diversamente (nel senso, cioè, che il conservatore non possa verificare la compatibilità dell’atto con le risultanze del registro) verrebbe ad essere vanificata la stessa funzione del registro delle imprese, in quanto si verificherebbe la possibilità di iscrizioni tra loro incompatibili con conseguente venir meno di ogni possibile legittimo affidamento da parte dei terzi in ordine alla legalità ed alla validità delle informazioni contenute nel registro stesso. In questa prospettiva, è stato ritenuto che la verifica della continuità delle iscrizioni e, in particolare, la verifica della compatibilità delle diverse iscrizioni implica (recte: può implicare) una attività di interpretazione sotto il profilo giuridico del contenuto dell’atto o del provvedimento da iscrivere (Trib. Roma, decr., 17 aprile 2016, in proc. n. 4294/2014 v.g.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sebbene sia stata affermata, sia in dottrina che nella giurisprudenza meno recente, la possibilità che l’ufficio e poi il giudice del registro valuti l’eventuale nullità assoluta di un atto da iscrivere, deve ritenersi preferibile, al contrario, l’orientamento secondo il quale esula dai poteri del conservatore - e, quindi, del giudice del registro - il controllo sul merito di una (possibile) lite tra i soci; così, un atto o una deliberazione devono essere considerati come validamente assunti finché non interviene l’annullamento o la revoca in via giudiziale o stragiudiziale (per la giurisprudenza di altri giudici del registro, cfr., Trib. Napoli, 27 giugno 2013; Trib. Verona, 28 settembre 2009; Trib. Bari, 3 giugno 2009; Trib. Catania, 9 aprile 2009).

In conformità alla giurisprudenza maggioritaria, si ritiene che al conservatore competa il controllo e la formale verifica della corrispondenza tipologica dell'atto da iscrivere a quello previsto dalla legge, senza alcuna possibilità di accertamento in ordine alla validità negoziale dell'atto, poiché tale controllo potrà essere fatto unicamente in sede giurisdizionale (Trib. Padova, decr., 16 febbraio 2007, decr., Trib. Napoli, decr., 8 ottobre 1996).

Con la precisazione che nella categoria e nell'ambito del controllo c.d. qualificatorio viene fatto rientrare altresì il controllo circa la legittimità dell'atto da iscrivere, nella misura in cui il vizio di nullità da cui l'atto sia affetto sia tale da escludere che l'atto stesso possa essere ricondotto nello schema tipico previsto per quell'atto dal legislatore.

In quest’ottica, è stato ammesso un controllo di legalità dato dalla verifica della corrispondenza tipologica dell'atto o del fatto del quale si chiede l'iscrizione a quello previsto dalla legge e, anche in tale ottica, un controllo di legittimità sostanziale limitato alla rilevazione di quei vizi di validità che siano individuabili prima facie e tali da rendere l'atto presentato immeritevole di iscrizione perché non corrispondente a quello previsto dalla legge (Trib. Catania, decr., 26 novembre 2001). In altre parole, la radicale illiceità dell’atto può venire in rilievo solo se compromette la riconducibilità al 'tipo' giuridico di atto iscrivibile (Trib. Verona, decr., 14 settembre 2009; Trib. Napoli, decr., 27 giugno 2013).

È, peraltro, certo che il controllo di tipicità non può sconfinare in una valutazione di merito dell'atto depositato, non potendo implicare un giudizio relativo all'eventuale non corrispondenza al vero di quanto in esso rappresentato (Trib. Catania, decr., 9 aprile 2009). Si è così correttamente affermato che la previsione ex art. 2485 c.c. di accertamento da parte degli amministratori in ordine alla ricorrenza di causa di scioglimento di società disegna in capo all'organo gestorio una specifica ed esclusiva competenza dichiarativa in ordine a tale evento, non sindacabile nell'ambito del controllo c.d. qualificatorio spettante al Conservatore in sede d'iscrizione ex art. 2189 c.c., ma semmai solo controvertibile in sede contenziosa (Trib. Milano, decr., 29 febbraio 2016; Trib. Reggio Emilia, decr., 29 febbraio 2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 12 gennaio 2018.




Società a responsabilità limitata – Delibera assembleare – Impugnazione – Successiva delibera sostitutiva – Accertamento di conformità – Natura incidentale

Delibera di modifica del quorum – Impugnazione – Mancata sospensione – Successiva delibera sostitutiva – Approvazione con nuovo quorum – Legittimità – Sussiste

Nullità per difetto convocazione – Impugnazione delibere assembleari – Efficacia sostitutiva delibera di ratifica – Verifica conformità a legge e statuto – Accertamento incidenter tantum


In caso di impugnazione di delibera assembleare successivamente sostituita con altra delibera, il giudicante ha l’onere di estendere la propria indagine anche alla nuova deliberazione per stabilire se sia stata adottata in conformità alla legge e allo statuto. Tale accertamento, da assegnare al giudice dell’impugnazione già instaurata ai fini di una legittima pronuncia in ordine alla cessazione della materia del contendere, è da qualificarsi come accertamento incidenter tantum, non suscettibile di passare in cosa giudicata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità della delibera successiva, affinché possa positivamente considerarsi sostitutiva, va effettuato anche con riferimento ai vizi contestati nel separato e autonomo giudizio di impugnazione della stessa, nella misura in cui tali vizi sono stati dedotti in modo sufficientemente puntuale nel procedimento di impugnazione della delibera sostituita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità va incentrato sulle delibere intervenute successivamente che hanno determinato la sostituzione di tutte le delibere antecedenti. La delibera sostitutiva assunta con le maggioranze stabilite dalla impugnata delibera modificativa del quorum è legittima ove la delibera di modifica del quorum non sia stata sospesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 novembre 2017.




Società – Società di persone – Società in accomandita semplice – Amministratori – Provvedimento d’urgenza – Revoca giudiziale dell’amministratore unico accomandatario – Nomina di amministratore giudiziario – Ammissibilità

È ammissibile, per il socio accomandante, intraprendere l’azione cautelare d’urgenza ex art. 700 c.p.c. anche in presenza di una società in accomandita semplice dotata di un socio accomandatario e amministratore unico.

Alla società in accomandita semplice è applicabile lo strumento della revoca dell’amministratore per via giudiziaria delineato per la società semplice dall’art. 2259 c.c., anche laddove la revoca sia richiesta nei confronti dell’unico socio accomandatario.

In una società in accomandita semplice, in caso di revoca per giusta causa dell’amministratore che sia unico socio accomandatario, l’autorità giudiziaria ha la facoltà di disporre la nomina di un amministratore giudiziario al fine di rendere effettiva la tutela cautelare evitando la paralisi completa dell’attività sociale. (Francesco Di Tano e Filippo Salvardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 15 febbraio 2018.




Associazioni – Associazioni non riconosciute – Regolamenti associativi – Modifiche – Carenza di interesse ad agire

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazioni di tendenza – Regolamenti associativi – Derogabilità dell’art. 24 c.c.

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazioni di tendenza – Regolamenti associativi – Esclusione del socio – Art. 49 Cost. – Metodo democratico – Metodo assembleare

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazione interna – Autonomia – Inapplicabilità dell’art. 24 c.c. – Applicabilità dell’art. 36 c.c.

Associazioni non riconosciute con finalità politiche – Provvedimenti di espulsione – Procedure di scelta delle candidature – Lesione del diritto di partecipazione – Onere probatorio


Va rilevata la sopravvenuta carenza di interesse a far dichiarare illegittimo un Regolamento associativo se, durante il giudizio lo stesso sia stato integralmente abrogato e sostituito da un nuovo Regolamento, tanto più quando parte attrice omette di allegare elementi tali da dimostrare che la nuova deliberazione sia da ritenersi invalida.
L’adesione ad un’associazione, quand’anche non riconosciuta, determina, infatti, la piena condivisione delle regole poste a fondamento delle scelte associative, prima fra tutte anche le modifiche effettuate al Regolamento stesso del quale gli attori non si sono lamentati se non nel momento in cui hanno ritenuto di impugnare il provvedimento di espulsione. (Mariarosaria Coppola)

È consentito ai regolamenti associativi di derogare all’art. 24 c.c. quando l’associazione, in funzione degli scopi politici prefissati, assume la netta fisionomia di una organizzazione di tendenza in cui prevale la tutela degli interessi perseguiti dalla medesima organizzazione rispetto alle pretese dei singoli associati che pretendano di incuneare nella vita associativa idee o pratiche contrastanti con gli scopi e gli obiettivi dell’associazione.
E’, pertanto, legittimata a reprimere al proprio interno condotte non conformi alle proprie regole quell’organizzazione di tendenza che ha interesse a tenere ben distinte e percepibili dalla generalità della popolazione le proprie proposte politiche nei vari campi, conservando così i caratteri distintivi e peculiari che la caratterizzano. (Mariarosaria Coppola)

E’ da ritenersi legittimo, e quindi non lesivo della dialettica democratica, sia che una forza politica scelga di non consentire al proprio interno correnti organizzate e/o segrete, sia che non siano consentite forme e luoghi per la formazione della volontà collettiva delle proposte politiche diverse da quelle previste dalle norme interne.
Lungi dall’essere antidemocratico, questo sistema serve ad assicurare la coerenza dell’azione politica di tutti gli iscritti con gli indirizzi generali perseguiti dall’associazione. Ciò anche in considerazione del fatto che in strutture caratterizzate dal principio della “porta aperta” e dalla presenza di bassissime “barriere all’ingresso” risulterebbe umanamente impossibile negoziare singolarmente o modificare con riunioni collegiali l’atto fondativo e le altre regole.
In materia l’art. 49 Cost., nel riferirsi al concorso dei partiti politici alla vita politica nazionale, non pone particolari limiti alla struttura interna dell’organizzazione dal momento che il riferimento all’espressione “metodo democratico” ha un’accezione ben diversa, e per certi aspetti neanche assimilabile, di “metodo assembleare” e, a maggior ragione, di “principio maggioritario”. Questi ultimi, infatti, costituiscono solo forme organizzative possibili, ma non necessariamente le uniche, posto che la Costituzione, fermo l’obbligo di rispettare i valori democratici e il metodo del concorso democratico alla politica nazionale, lascia massima libertà di disegnare la propria organizzazione interna ai soggetti che si propongono di partecipare alla vita politica. (Mariarosaria Coppola)

Con riferimento alle organizzazioni che partecipano alla vita politica nazionale, a prescindere dalla loro qualificazione in termini di partiti politici, va ribadito che, essendo la disciplina di riferimento quella dettata in tema di associazioni non riconosciute, non è applicabile, neppure di risulta, l’art. 24 c.c., riguardante le associazioni riconosciute, bensì va applicato l’art. 36 c.c., il quale tutela la piena autonomia normativa delle associazioni non riconosciute nella predisposizione dell’ordinamento interno. (Mariarosaria Coppola)

Non si può considerare come piena prova della condotta violativa dello spirito associativo, tale da integrare una giusta ovvero una grave causa di esclusione, propedeutica ai fini dell’ accertamento della lesione del diritto degli associati a partecipare alla procedura di scelta delle candidature, la mera deduzione dalla documentazione allegata di fatti e comportamenti incompatibili con la permanenza nell’associazione medesima. (Mariarosaria Coppola)
Tribunale Napoli 18 aprile 2018.



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