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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Società – Delibera assembleare – Impugnazione – Legittimazione ad agire – In caso di intestazione fiduciaria di quote – Spetta al fiduciario

Perdita della qualità di socio successiva alla delibera – Difetto di legittimazione ad agire – Sussiste


Nell’ipotesi di intestazione fiduciaria di quote o azioni societarie, nei rapporti esterni deve considerarsi socio reale il soggetto fiduciario in quanto il cd. factum fiduciae è efficace solo nei rapporti interni.

Le condizioni dell’azione – ivi compresa la legittimazione ad agire – devono sussistere non solo all’atto della proposizione della domanda giudiziale, ma anche al momento della pronuncia.

Ove la deliberazione assembleare risulti viziata, il socio assente o dissenziente può esercitare l’azione di invalidità. Tuttavia, il venir meno, in corso di causa, del suo requisito di legittimazione impedisce al giudice di dichiarare l’invalidità della deliberazione impugnata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai principi sopra richiamati fa eccezione unicamente l’ipotesi in cui il venir meno della qualità di socio in capo all’impugnante sia diretta conseguenza proprio della deliberazione la cui legittimità egli contesta. Invero, se l’annullamento della deliberazione può condurre al ripristino della qualità di socio dell’attore, sarebbe logicamente incongruo – e si porrebbe insanabilmente in contrasto con i principi enunciati dall’art.24, I co., della Costituzione – l’addurre come causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l’attore assume essere contra legem e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 30 giugno 2016.




Rinvio pregiudiziale – Libertà di stabilimento – Trasformazione transfrontaliera di una società – Trasferimento della sede legale senza trasferimento della sede effettiva – Diniego di cancellazione dal registro delle imprese – Normativa nazionale che subordina la cancellazione dal registro delle imprese allo scioglimento della società in esito ad una procedura di liquidazione – Sfera di applicazione della libertà di stabilimento – Restrizione alla libertà di stabilimento – Tutela degli interessi dei creditori, dei soci di minoranza e dei dipendenti – Lotta contro le pratiche abusive

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che la libertà di stabilimento è applicabile al trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di tale secondo Stato membro, in una società soggetta al diritto di quest’ultimo, senza spostamento della sede effettiva della citata società.

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro che subordina il trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione in una società soggetta al diritto di tale secondo Stato membro, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di quest’ultimo, alla liquidazione della prima società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 25 ottobre 2017.




Patto parasociale – Clausola c.d. roulette russa – Validità

Patto parasociale – Clausola c.d. roulette russa – Divieto di patto leonino – Validità

Patto parasociale – Divieto di patto leonino – Applicabilità


Non può ravvisarsi all’interno del diritto societario alcuna norma imperativa implicita che vieti o renda illegittima ex ante una clausola antistallo del tipo della roulette russa anche nel caso in cui la parte titolare del potere di determinare il prezzo non sia soggetta ad alcun criterio obiettivo da seguire e ciò a condizione che la clausola non porti, necessariamente, ad una determinazione iniqua. Ciò che l’ordinamento vuole non è tanto la fissazione di un valore intrinsecamente equo, ma che la clausola pattizia non consenta, a priori, di fissare un valore manifestamente iniquo. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

La clausola della roulette russa ha la funzione di risolvere uno stallo gestionale e non implica alcuna violazione del patto leonino. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

Il divieto di patto leonino si applica a tutti i tipi sociali (e, pertanto, anche alle società di capitali) ed anche ai patti parasociali che comportino l’esclusione totale e costante di uno o più soci dal rischio di impresa o dalla partecipazione agli utili. Ed infatti, è ben vero che i patti parasociali, in quanto stipulati tra le parti non uti soci ma uti singuli, non entrano nel contenuto del contratto sociale ed assumono valenza meramente obbligatoria tra coloro che li hanno sottoscritti, senza vincolare la società. Tuttavia, non può non considerarsi che l’art. 2265 c.c., nel contemplare la nullità del patto leonino, non distingue tra patto inserito nel contratto di società e patto autonomo. Inoltre il patto parasociale, pur formalmente estraneo al contratto di società, si presenta collegato ad esso poiché tendente a realizzare un risultato economico unitario; tale collegamento vale a ricondurre il patto formalmente estraneo al contratto di società all'interno dell'operazione societaria ed a sottoporlo alla relativa disciplina, con la conseguenza che anche il patto parasociale deve considerarsi nullo ove sia elusivo del divieto di cui al citato art. 2265 c.c. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 ottobre 2017.




Aumento di capitale – Obbligo di conferimento di denaro – Compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore – Mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento – Ammissibilità – Espressa richiesta della liberazione in denaro – Ammissibilità

Finanziamento del socio – Postergazione – Requisito soggettivo – Sussistenza tanto al momento dell'erogazione del finanziamento quanto al momento della restituzione – Prevalenza sul regolamento negoziale – Proroga ex lege della scadenza del finanziamento

Aumento di capitale – Compensazione di credito per finanziamento soci – Postergazione – Conseguenze


L'obbligo di conferimento di denaro in esecuzione di un aumento di capitale può essere estinto mediante compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore verso la società (che sia certo, liquido ed esigibile) anche in mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento: tale compensazione, qualora sia legale e abbia quindi ad oggetto debiti certi, liquidi ed esigibili ai sensi dell'art. 1243 c.c., non richiede, infatti, il consenso della società, nemmeno nel momento in cui viene eseguita la sottoscrizione, con la precisazione che qualora il sottoscrittore intenda invece avvalersi, a tali fini, di un credito certo e liquido, ma non esigibile, la compensazione richiede il consenso della società ai sensi dell'art. 1252 c.c.
 
L'assemblea dei soci, nel disporre l'operazione sul capitale, potrebbe tuttavia statuire l'esclusione della compensabilità tra credito da restituzione e debito da aumento di capitale; l'assemblea non deve, pertanto, obbligatoriamente deliberare sulla compensabilità del debito da sottoscrizione, se non per escluderla richiedendo la liberazione dell'aumento mediante versamento in denaro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il finanziamento del socio deve essere postergato quando, secondo un giudizio di prognosi postuma, nel momento in cui venne concesso era altamente probabile che la società, rimborsandolo, non sarebbe stata in grado di soddisfare regolarmente gli altri creditori.

L'operatività del regime della postergazione di cui all’art. 2467 c.c. richiede che il requisito oggettivo sopra indicato sussista tanto al momento dell'erogazione del finanziamento quanto al momento della restituzione di esso (potendo la società, superata la crisi finanziaria e tornata in equilibrio finanziario, procedere al rimborso dei finanziamenti eseguiti dai soci).

La postergazione legale, prevalendo sul regolamento negoziale, esige il rispetto della preferenza dei terzi, con la conseguenza che la soddisfazione degli altri creditori si pone come condizione sospensiva del diritto al rimborso, idonea, in particolare, a produrre l'effetto di prorogare ex lege la scadenza del finanziamento sino al momento di suo avveramento e ad impedire in tal modo l'esigibilità del credito del socio, la quale deve reputarsi sospesa sino alla soddisfazione degli altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'inesigibilità del credito derivante dalla postergazione legale impedisce l'operatività della compensazione con il debito del medesimo socio derivante dall'aumento di capitale, e va da sé che l'art. 2467 c.c. è ostativo all'operare tanto della compensazione legale, mancando il requisito dell'esigibilità di uno dei due crediti, quanto della compensazione volontaria, in quanto l'amministratore della società ha il dovere di opporre la postergazione del finanziamento del socio.

Il regime della postergazione opera anche al di fuori della fase di liquidazione o di una procedura concorsuale e, dunque, anche nella fase operativa della società (durante societate). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 06 febbraio 2017.




Società – Assemblea – Mancata convocazione del socio di minoranza – Invalidità della deliberazione – Sussiste  

Mancata partecipazione del sindaco o del collegio sindacale – Invalidità della deliberazione – Non sussiste


L’art.2379 c.c., nel sanzionare la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea in difetto di convocazione, tutela l’interesse di ciascun socio a prendere parte al processo di formazione della volontà della società e, più i particolare, di influire su di esso: per tale ragione, la deliberazione è nulla anche quando la convocazione sia stata omessa con riferimento ad un socio titolare di una partecipazione che non avrebbe comunque potuto influire sull’esito della votazione. Ciò che conta, ai fini della pronunzia di nullità, non è l’esito finale e la possibilità del socio escluso di influire sul voto medesimo, ma la possibilità del socio escluso di influire sulla discussione assembleare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art.2405 c.c., la violazione dell’obbligo di partecipazione è causa di decadenza del sindaco, ma non si ripercuote, di per sé, sulla validità delle deliberazioni assunte dall’assemblea o del consiglio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 ottobre 2016.




Società – Azione di responsabilità contro l’amministratore – Prova del danno e del nesso di causalità – Necessità – Sussiste

Mere irregolarità contabili – Fonte ex se di responsabilità dell’amministratore – Esclusione


Nelle azioni di responsabilità, l’attore, ai fini della risarcibilità del preteso danno, deve non solo allegare l’inadempimento dell’amministratore, ma deve anche allegare e provare, sia pure riscorrendo a presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, cioè del depauperamento del patrimonio sociale, di cui chiede il ristoro, e la riconducibilità ella lesione al fatto dell’amministratore inadempiente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La presenza di irregolarità contabili non implica di per sé e necessariamente una responsabilità civile a carico degli amministratori in quanto tale inadempimento non può dirsi, in assenza di altri elementi che devono essere allegati e provati dall’attore, causa di un danno per la società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 ottobre 2016.




Società – Amministratore – Compenso – Indicazione nel bilancio – Riconoscimento di debito

Seppure la mera approvazione del bilancio non possa costituire deliberazione di determinazione del compenso dell'amministratore, ben può avvenire che - ove il compenso sia stato già in precedenza determinato - l'approvazione del bilancio che contenga l'indicazione del debito relativo a quel compenso valga come riconoscimento di debito; e va da sé che tale distinzione appare razionalmente comprensibile se si pone mente al carattere negoziale della determinazione del compenso e, al contrario, al carattere non negoziale del riconoscimento di debito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 17 ottobre 2016.




Fallimento – Organi – Curatore – Azione extracontrattuale per abusiva concessione di credito bancario – Legittimazione attiva del curatore – Azione di massa – Esclusione

Fallimento – Organi – Curatore – Azione contrattuale per violazione degli obblighi di buona fede e di protezione del sovvenzionato – Legittimazione attiva del curatore – Esclusione

Fallimento – Organi – Curatore – Azione di responsabilità ex artt. 146 l.f. e 2393 c.c. – Ricorso abusivo al credito – Banca concorrente con gli amministratori della società fallita – Legittimazione attiva del curatore – Sussistenza


Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre, nei confronti del finanziatore responsabile (in particolare la banca), l'azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall'abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita un'impresa decotta, suscitando così nel mercato la falsa impressione che si tratti d'impresa economicamente valida, perchè nel sistema della legge fallimentare la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni di massa finalizzate, cioè, alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica e aventi carattere indistinto quanto ai possibili beneficiari del loro esito positivo, al cui novero non appartiene l'azione risarcitoria in questione, la quale, analogamente a quella prevista dall’art. 2395 c.c., costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

L’affermata carenza di legittimazione attiva in capo al curatore in ordine alla responsabilità risarcitoria degli istituti di credito per abusiva concessione del credito comporta, stante l’eadem ratio, identica decisione anche in relazione all’ulteriore profilo di responsabilità, di natura contrattuale, per violazione dei doveri di buona fede e di quelli di protezione del sovvenzionato, atteso che la relativa azione si fonda pur sempre su circostanze di fatto e ragioni di diritto afferenti il rapporto di finanziamento inter partes dal cui inadempimento o inesatto adempimento, per le ragioni in precedenza esposte, può semmai derivare pregiudizio ai creditori uti singuli, la cui valutazione va condotta analiticamente, diversificando caso per caso. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Va invece riconosciuta al curatore fallimentare la legittimazione ad agire, a norma dell’art. 146 L.F., in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, quale terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell'azione contro l'amministratore infedele. In questa prospettiva, la responsabilità (concorrente) della banca deve peraltro basarsi sul medesimo titolo di responsabilità dell’amministratore (ancorchè quest’ultimo non sia stato evocato nel medesimo giudizio), sicchè essa, per il tramite dei suoi funzionari, concorre nell’abusivo ricorso al credito da parte dell’amministratore ed il titolo di responsabilità dedotto deve essere, per ciò, quello della mala gestio di quest’ultimo. Il curatore, quindi, anche in questo particolare caso, deve, in concreto, strutturare, in fatto e in diritto, l’azione risarcitoria come se stesse esperendo l’azione di responsabilità verso gli amministratori a norma degli artt. 146 L.F. e 2393 c.c., e non già quella, contrattuale e/o extracontrattuale, verso la banca per la condotta illecita di quest’ultima. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 13 luglio 2017.




Società a responsabilità limitata – Potere del socio di convocazione dell’assemblea – Presupposti – Soci titolari di un terzo del capitale sociale – Limiti – Inerzia dell’organo gestorio

L'attribuzione, di cui all’art. 2479 c.c., ai soci di società a responsabilità limitata, rappresentanti un terzo del capitale sociale, di sottoporre argomenti alla discussione dell'assemblea dei soci, comporta altresì, per via estensiva, il potere di convocazione diretta dell'assemblea su quegli stessi argomenti.
 
Il potere dei soci qualificati di convocare l’assemblea sussiste anche nel caso in cui lo statuto ne demanda la convocazione al solo organo gestorio, tenuto conto che la disposizione di cui all’art. 2479, comma 1, c.c. costituisce regola di garanzia inderogabile, e il rinvio ivi previsto all’atto costitutivo per la disciplina dei “modi di convocazione dell’assemblea” appare piuttosto riferibile alle sole modalità di convocazione in senso stretto, in quanto destinate ad assicurare la tempestiva comunicazione degli argomenti da trattare (mezzo di comunicazione, termini, ecc.), come denotato dalla disciplina contenuta nella seconda parte dello stesso primo comma, che regola appunto tali strette modalità per l’ipotesi di silenzio dell’atto costitutivo (Trib. Milano, 10 novembre 2014 che richiama, in termini, Trib. Milano 11 novembre 2013). D’altra parte, una volta esclusa la possibilità, per il socio di minoranza, di ricorrere al tribunale perché disponga la convocazione, ove lo statuto riservasse il potere di convocazione dell’assemblea all’organo gestorio, il socio di minoranza qualificata non avrebbe alcuno strumento di tutela a fronte dell’inerzia o dell’ostruzionismo dell’amministratore.

Il potere dei soci titolari di un terzo del capitale sociale di convocare l’assemblea trova tuttavia il proprio limite nell’inerzia dell’organo gestorio, sicchè la facoltà di procedere direttamente alla convocazione presuppone che il socio abbia sollecitato l’esercizio del relativo compito all’organo gestorio.

Deve pertanto escludersi che il socio possa avvalersi del potere in argomento in contrasto con la legittima attività dell’amministratore; per converso, però, una volta che il socio abbia convocato, a seguito del comportamento omissivo dell’organo gestorio, l’assemblea, gli amministratori non potranno procedere a revocare la convocazione medesima ovvero a convocare, in contrasto con quella convocata dal socio, una diversa assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 22 settembre 2016.




Società – Clausola di prelazione – Presupposti – Applicazione al mutamento di controllo – Esclusione

Non appare predicabile l’equiparazione della fattispecie del trasferimento della partecipazione sociale al fenomeno, del tutto differente, del mutamento del controllo di un socio, con la conseguenza che a quest’ultima ipotesi non è applicabile la clausola di prelazione.

E, infatti, sotto il profilo oggettivo, nelle ipotesi di change of control del socio viene a mancare lo stesso presupposto per l’operatività della clausola di prelazione, costituito dal trasferimento della partecipazione sociale e che trova pur sempre il proprio fondamento in un atto che comporti il mutamento della titolarità formale di quelle azioni e non già di azioni di altre società; nel caso di mutamento del controllo di un socio, al contrario, manca proprio il trasferimento delle azioni, rimanendo immutato il soggetto cui è attribuito il diritto di proprietà sulle medesime. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 09 maggio 2017.



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