IL CASO.it Crisi d'Impresa Famiglia e Minori Internet & Technology Penale Impresa Medico e Responsabilita'

  Diritto Societario e Registro Imprese

 

Come inviare la giurisprudenza

  Home   News   Articoli  Proc.Civile   Fallimentare   Societario   Finanziario  Bancario  Persone  Famiglia  Civile  Trust   Condominio  

  Leasing   Tributario   Lavoro   Penale  Arbitrato   Deontologia   Cass. Sez.Un. Civili  Convegni e Formazione   Aste e Vendite   In Libreria   Ricerche   Ancona   Bari  
  Bologna   Brescia   Brindisi   Cremona   Firenze   Genova   Mantova   Milano   Modena   Monza   Napoli   Novara   Padova   Palermo   Parma    Pavia    Pescara  
  Piacenza   Prato   Reggio Emilia   Roma   Fori della Romagna   Rovigo   Salerno   S.M.Capua Vetere   Torino   Treviso   Udine   Varese   Venezia   Verona   Vicenza

 i Codici

 Civile

 Societario

 Condominio

 Amm. Sostegno


 Proc. Civile

 Mediazione

 Negoziazione Ass.

 Arbitrato


 Fallimentare Giurisp.

 Fallimentare Ragion.

 Sovraindebitamento

 Amm. Straord.


 Bancario

 Testo Un. Bancario

 Risoluzione, Bail-in

 Finanziario

 Testo Un. Finanza


 Voluntary Disclosure

 Voluntary Rassegna

 Penale

 Proc. Penale


 Donazioni

 Invio decisioni

 Citazioni


 C.Cassazione

 C.Costituzionale

 Gazzetta Uff.

 Leggi UE

 Banca d'Italia

 Consob

Ultime novità pubblicate
Diritto Societario:
  Merito  -  Legittimitą

Archivi
Documenti
Dottrina e Opinioni

Merito:   2017    2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre 
Legittimitą:   2017    2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre 

Registro Imprese

Ultime pubblicate
Merito:   2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre 
Legittimitą:   2016    2015    2014    2013    2012    2011    2010   
2009    2008    2007    altre 

(chiudi)


Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Pegno di azioni di società quotata - Aumento di capitale - Diritti di opzione - Mancato esercizio - Alienazione - Corrispettivo - Spettanza al debitore pignoratizio - Affermazione

L'art. 2352 c.c. non prevede disposizioni espresse circa la sorte della garanzia in caso di vendita di diritti dei opzione spettanti, in caso di aumento di capitale, ad azioni conferite in pegno. Ciò nondimeno il riconoscimento al socio delle azioni optate (in caso di esercizio dell'opzione) e l'inciso "per suo conto" contenuto nel co. 2 della predetta norma, fanno desumere la volontà del legislatore di attribuire al socio debitore sia le azioni optate, sia il ricavato dalla vendita del diritto di opzione, liberi da pegno, in conformità agli interessi che vengono in rilievo in caso di aumento oneroso del capitale sociale: l'interesse del socio ad ottenere un'utilità patrimoniale libera da vincoli, sottoscrivendo le nuove azioni od incamerando il corrispettivo della vendita, e quello del creditore che non necessariamente vede con ciò diminuita la sua garanzia e che, nel caso solo eventuale in cui ciò accada, potrà avvalersi dei rimedi generali (art. 2743 c.c.). (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 29 marzo 2016.




Procedimento ex art.2378 co. 3 c.c. – Applicabilità alle società cooperative

Termini per la proposizione del ricorso ex art. 2378 co. 3 c.c. – Necessaria pendenza del giudizio di merito – Non necessaria contestualità con l’iscrizione a ruolo del giudizio di merito

Procedimento ex art.2378 co.3 c.c. – Periculum in mora – Necessaria valutazione del pregiudizio che subirebbe la società dalla sospensione della delibera impugnata


Benché nel nostro ordinamento non sia più previsto, a seguito dell’abolizione del cd. rito societario avvenuta con il d.lgs. 69/2009, uno strumento cautelare tipico per la sospensione delle deliberazioni dell’assemblea di società cooperativa, è applicabile anche alle società cooperative, stante l’espresso meccanismo di rinvio previsto dall’art. 2519 c.c., lo strumento impugnatorio di cui all’art. 2378 co. 3 c.c., espressamente previsto per le società per azioni; sarebbe, invero, del tutto irragionevole escludere l’applicabilità dell’art. 2378, co. 3 c.c., e rinvenire nella tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c. l’unico strumento finalizzato alla sospensiva, poiché detta tutela ha carattere del tutto residuale, essendo ammissibile solo ove non sussistano i presupposti di fatto e di diritto per accedere a diversi rimedi. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)

L’istanza di cui all’art. 2378 co. 3 c.c. può essere proposta anche non contestualmente all’introduzione del giudizio, ma in un momento successivo; invero, il riferimento, nell’art. 2378 co. 3 c.c. alla contestualità tra il deposito del ricorso ed il deposito della citazione, va inteso nel senso che il legislatore ha inteso correlare la proposizione dell’istanza cautelare alla pendenza del giudizio di merito. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)

Relativamente al periculum in mora, va osservato che la regola di giudizio formulata dall’art. 2378 co. 4 c.c., non costituisce applicazione pedissequa del generale principio secondo cui nel procedimento cautelare il presupposto del pericolo debba essere parametrato sul solo ricorrente. A mente del citato art. 2378 co.4 c.c., infatti, il giudice deve procedere ad una comparazione tra il pregiudizio che subirebbe l’istante dalla esecuzione della delibera e quello che subirebbe la società dalla sospensione della sua esecuzione, dovendosi effettuare un bilanciamento tra l’interesse ad agire in via cautelare del socio e quello a resistere della società: tale meccanismo derogatorio evidenzia l’attenzione del legislatore all’opportunità di salvaguardare la stabilità degli atti della società adottante il provvedimento, che viene ritenuta essenziale per il buon funzionamento dell’impresa collettiva sul mercato. In ragione del dettato normativo, pertanto, l’interesse della società alla continuità e alla stabilizzazione dell’organizzazione dell’impresa costituisce parte integrante e determinante della suddetta valutazione comparativa. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 23 febbraio 2017.




Società di capitali – Recesso del socio – Conflitto tra società e socio – Ricorso al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota – Ammissibilità

Società di capitali – Modificazioni dell'oggetto sociale – Recesso del socio – Presupposti


Non appare condivisibile l'orientamento giurisprudenziale secondo il quale, qualora sussista un conflitto tra la società e il socio sul diritto di quest'ultimo di recedere, non è ammissibile ricorrere al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota previsto dall'art. 2473 c.c., in quanto procedimento avente natura di volontaria giurisdizione (così App. Torino, 18 ottobre 2010. Trib.  Salerno, 13 ottobre 2009).

La circostanza che il giudizio introdotto dalla richiesta del socio di nomina dell'esperto per la valutazione della partecipazione del recedente si svolga in sede di volontaria giurisdizione non implica l'impossibilità, per l'organo giudicante, di valutare incidentalmente la legittimità del recesso medesimo, né tale valutazione è impedita dalla circostanza che gli amministratori non abbiano proceduto alla preventiva, rispetto alla deliberazione che giustifica il recesso, determinazione del valore della liquidazione delle azioni (Trib. Roma, 30 aprile 2014). Sostenere, al contrario, che il socio che intenda recedere dalla società non possa intraprendere la speciale procedura di cui all'ultimo comma della disposizione codicistica richiamata ove manchi la preventiva determinazione del valore delle azioni da parte degli amministratori, significherebbe mortificare eccessivamente la posizione soggettiva vantata dal recedente e procrastinare il soddisfacimento del diritto soggettivo ad una corretta determinazione del valore della propria liquidazione.

Più precisamente, sostenere che, in mancanza della preventiva determinazione degli amministratori, non potendosi configurare alcuna contestazione in senso proprio, non potrebbe ricorrersi al tribunale per la designazione dell'esperto bensì percorrere la strada dell'impugnativa della delibera (come invece richiesto da una parte della dottrina e della giurisprudenza), costituisce un rimedio che non tutelerebbe i soci che non possiedono una partecipazione legittimante per l'impugnativa (art. 2377, terzo comma, c.c.) i quali, dunque, rimarrebbero del tutto privi di tutela. D'altra parte, appare del tutto evidente come l'inadempimento della società (attraverso i propri amministratori) all’obbligo di determinare il valore della partecipazione non può ridondare a vantaggio della stessa società ed aggravare la posizione del socio recedente, da una parte precludendogli la possibilità di richiedere, in sede di volontaria giurisdizione, la nomina dell'esperto e, dall'altra, imponendogli di intraprendere una strada assai più gravosa come quella costituita da un ordinario giudizio di cognizione.

Al contrario, deve ritenersi che la posizione del socio recedente possa essere tutelata in modo più soddisfacente non già attraverso l'asserita previa impugnativa della delibera, ma attraverso il ricorso al tribunale ai sensi dell'art. 2437, sesto comma, c.c.: tale rimedio può essere, dunque richiesto non solo in caso di contestazione in senso tecnico (ossia in caso di contrasto positivamente ingenerato da una scorretta determinazione operata dall'organo amministrativo), ma anche nelle ipotesi di totale (asserito) inadempimento degli amministratori. Ove, cioè, questi non ottemperino all'obbligo di determinare il valore di liquidazione delle azioni si verifica, comunque, una situazione di conflitto obiettivo tra l'interesse del socio ad esercitare il diritto di recesso ed il comportamento inerte serbato dagli amministratori che, sostanzialmente, equivale alla contestazione del diritto di recesso del socio stesso (in questi termini, Trib. Roma, 13 dicembre 2007; Trib. Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il cambiamento rilevante dell’oggetto sociale che comporti una modificazione radicale dell'attività tale da rendere l'oggetto dell'impresa effettivamente diverso da quello precedente e tale da giustificare il recesso del socio è quello in cui la mutatio si traduca una attività sensibilmente difforme da quella precedentemente esercitata poiché solo tali cambiamenti sono idonei a modificare l'alea connessa all'esercizio dell'impresa e la convenienza dell'investimento. Pertanto, mentre non vengono in rilievo mutamenti solo lessicali o formali dell'oggetto sociale indicato nello statuto, integrano la fattispecie in esame anche l'ampliamento o la restrizione dell'oggetto sociale ove possano determinare un cambiamento significativo dell'attività della società.

La limitazione del diritto di recesso a modificazioni dell'oggetto sociale che siano significative con la conseguente preclusione per quelle modificazioni che consistano soltanto in meri aggiustamenti formali si spiega in quanto l'attribuzione del diritto di recesso realizza un difficile equilibrio tra le esigenze del socio di minoranza a non vedere completamente stravolte le condizioni di rischio assunte con la propria partecipazione nella società, le esigenze della società e della maggioranza e le esigenze esterne, dei creditori e del sistema in generale che fanno affidamento sulla stabilità di un determinato capitate sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 08 luglio 2016.




Impresa familiare – Configurabilità di società di fatto – Necessità di ulteriori elementi significativi del rapporto societario – Sussiste

La prestazione, in modo continuativo, di attività di lavoro nell’impresa facente capo ad un congiunto e la partecipazione agli utili della stessa impresa caratterizzano l’istituto di cui all’art.230 bis c.c. e, in difetto degli elementi effettivamente significativi (fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all’esercizio congiunto di un’attività economica, alea comune dei guadagni e delle perdite, ed affectio societatis) per l’accertamento, nei rapporti interni, del vincolo sociale, non possono considerarsi sufficienti per apprezzare l’esistenza di una società di fatto.
[Nella fattispecie, il Tribunale aveva negato che l’impresa oggetto del giudizio potesse configurare una società di fatto, con la conseguenza che alla morte del titolare dell’impresa familiare i beni di pertinenza erano caduti in successione tra gli eredi, e che dovevano ritenersi nulle le deliberazioni assunte dalla sedicente assemblea dei soci.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 12 aprile 2012.




Società – Contratto concluso dall’amministratore in conflitto d’interessi – Azione di annullamento – Necessità di un danno concreto per la società – Non sussiste

L‘art.2475ter c.c. distingue tra una fattispecie destinata a produrre effetti “esterni” alla società in via immediata, quali appunto i negozi conclusi con terzi, da una fattispecie “interna” alla compagine societaria, quale la partecipazione dell’amministratore in conflitto di interessi all’assunzione della decisione in relazione alla quale sussiste la situazione di conflitto: dunque, reputando opportuno (quale scelta di politica legislativa) di limitare l’impugnabilità della delibera del consiglio d’amministrazione all’ipotesi del danno procurato o del pericolo attuale di danno determinato dalla delibera medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 11 febbraio 2016.




Registro imprese – Sezione speciale “start up innovative” ex art. 25 d.l. 179/2012 – Controllo ai fini dell’iscrizione – Regolarità formale e completezza degli atti

Registro imprese – Sezione speciale “start up innovative” ex art. 25 d.l. 179/2012 – Condizioni per l’iscrizione – Autocertificazione del possesso dei requisiti – Sufficienza – Effettivo possesso dei requisiti – Esclusione

Registro imprese – Sezione speciale “start up innovative” ex art. 25 d.l. 179/2012 – Condizioni per l’iscrizione – Mancanza di effettivo possesso dei requisiti manifesta e verificabile dall’esame dei documenti – Rifiuto di iscrizione – Legittimità

Registro imprese – Sezione speciale “start up innovative” ex art. 25 d.l. 179/2012 – Condizioni per l’iscrizione – Sospetta carenza delle condizioni di iscrizione – Controllo successivo


La verifica di competenza dell’Ufficio del Registro imprese, ai fini dell’iscrizione della start up in sezione speciale, verte sulla regolarità formale e completezza della domanda e della documentazione allegata. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Ai fini dell'iscrizione nella sezione speciale “start up innovative” del registro delle imprese è infatti condizione necessaria e normalmente sufficiente l’autocertificazione del possesso dei requisiti da parte del legale rappresentante, senza che sia altresì necessario dimostrare all’Ufficio del registro impreso l’effettivo possesso dei requisiti, atteso che l’art. 25 del d.l. 179/2012 non assegna all’Ufficio il potere di compiere controlli extra-formali e/o ispettivi sull’attività al fine di verificare l’effettivo carattere “innovativo altamente tecnologico” del prodotto e/o servizio di cui la start up innovativa programma la ricerca, sviluppo, produzione e messa in commercio. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Soltanto in caso di totale scostamento del profilo formale (dichiarazione di possesso dei requisiti) da quello sostanziale (manifesta mancanza di effettivo possesso dei requisiti verificabile dall’esame dei documenti) può essere rifiutata l’iscrizione in sezione speciale di una start up costituita in forma cartacea. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

A seguito dell’iscrizione in sezione speciale, l’Ufficio del registro imprese può procedere anche per campione o quando ricorrano specifici motivi di dubbio sulla veridicità della dichiarazione a una revisione delle condizioni di iscrizione, che siano suscettibili di verifica documentale, o segnalare la situazione sospetta alla Guardia di Finanza, Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 10 febbraio 2017.




Società di capitali – Società per azioni – Convocazione assemblea soci ex art. 2367 cod. civ. – Competenza inderogabile della sezione specializzata per le imprese – Sussistenza

L’art. 3, comma 2, d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168 come modificato dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, stabilisce che le istituite “Sezioni specializzate in materia di imprese” sono altresì competenti per la materia “societaria”, per tale intendendosi non solo le “cause” ma anche i “procedimenti” (così includendosi tutta l’area dei procedimenti di c.d. volontaria giurisdizione non indicati nell’originaria formulazione del decreto legge) relativi non soltanto alle società per azioni e alle società in accomandita per azioni, ma anche alle società a responsabilità limitata, alle società cooperative ed alle società europee. Pertanto, il Tribunale ove non è istituita sezione specializzata erroneamente investito di causa avente per oggetto una delle materie sopra indicate dovrà certamente declinare, con ordinanza (per come stabilito dalla l. 18 giugno 2009, n. 69) ovvero con sentenza (negli altri residui casi in cui la pronunzia di incompetenza deve avvenire con tale atto), la propria competenza in favore del Tribunale ove la sezione specializzata è invece istituita (tra le tante, Cassazione civ., Sez. VI, 23 settembre 2013, n. 21762). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 24 gennaio 2017.




Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità esercitata dal socio in veste di sostituto processuale - Attualità della qualità di socio - Necessità

Società a responsabilità limitata - Rapporto sociale - Recesso - Efficacia immediata - Scioglimento del rapporto sociale


Nella società a responsabilità limitata, l’azione sociale di responsabilità di cui al terzo comma dell’articolo 2476 c.c. - con la quale il socio, indipendentemente dalla consistenza della partecipazione sociale, fa valere in nome proprio il diritto spettante alla persona giuridica - presuppone necessariamente la qualifica di socio, la quale non può essere riconosciuta a colui che sia in precedenza receduto dalla società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La dichiarazione di recesso del socio di società a responsabilità limitata, è immediatamente produttiva di effetti non appena ricevuta dalla società e comporta l’immediato scioglimento del rapporto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 25 gennaio 2017.




Cooperativa edilizia – Assegnazione dell’alloggio al socio – Conseguente scioglimento del rapporto tra socio e cooperativa – Non sussiste – Obbligo di pagamento delle spese e delle sopravvenienze passive – Permane

Con la riforma del diritto societario si è voluto evidenziare che il rapporto mutualistico, seppur distinto da quello societario, è da esso derivante. Inoltre, si è per la prima volta codificato il principio della parità di trattamento tra i soci cooperatori, che deve essere rispettato anche nella fase di cessazione del rapporto.
Ne consegue che devono tenersi distinti i diritti e gli obblighi derivanti dal rapporto sociale da quelli derivanti dal rapporto mutualistico, ma non può non evidenziarsi che i due rapporti sono connessi tra loro. Sicché la cessazione del rapporto sociale comporta anche la cessazione del rapporto mutualistico, il quale, tuttavia, può cessare solo qualora la cooperativa abbia realizzato lo scopo mutualistico in favore di tutti i soci, in adempimento del principio di parità di trattamento.
La qualità di socio della cooperativa può venir meno solo in caso di scioglimento della cooperativa, recesso o esclusione del socio, e in tal caso il socio escluso o receduto non può più usufruire del vantaggio mutualistico. Altrimenti, il rapporto si scioglie solo con il perseguimento dello scopo mutualistico da parte di tutti i soci e con il conseguente scioglimento della cooperativa.
Prevedere che il rapporto tra il singolo socio e la cooperativa si sciolga con l’assegnazione dell’alloggio appare incompatibile con lo scopo mutualistico. Infatti, consentirebbe al singolo socio di perseguire integralmente il proprio vantaggio mutualistico e di sottrarsi alla partecipazione alle spese della cooperativa pur non essendo stato ancora realizzato lo scopo mutualistico in favor di tutti i soci, ciò violando il principio della parità di trattamento.

Nella fattispecie, il Tribunale ha ritenuto corretta la richiesta ai soci, già assegnatari di alloggi realizzati dalla cooperativa, di partecipazione alle spese generali e di gestione nonché delle sopravvenienze passive, atteso che gli stessi dovevano essere ancora considerati soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 16 dicembre 2015.




Aumento di capitale – Conferimento – Simulazione – Esclusione

In tema di aumento di capitale deliberato dall'assemblea di una società capitalistica, non è configurabile la simulazione del conferimento. La Suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 17467 del 17.7.2013, ha osservato che il conferimento in una società capitalistica già costituita è un atto con il quale il socio o il terzo, sul presupposto di una deliberazione di aumento del capitale sociale, approvata dall'organo competente della società, realizza la sua volontà di partecipare o, se già socio, di aumentare il valore della sua partecipazione alla medesima società, e trova nel collegamento essenziale con quella deliberazione la sua causa negoziale, sicché le condizioni di validità del conferimento sotto il profilo della sussistenza della volontà non possono essere esaminate indipendentemente da quelle della deliberazione medesima.
Di conseguenza, la Suprema Corte ha ritenuto che non possa mai configurarsi un accordo simulatorio concluso tra il conferente e l'amministratore della società, atteso che il predetto anche qualora sia delegato al compimento delle operazioni necessarie all'esecuzione della deliberazione- non ha poteri legali di rappresentanza della società medesima negli atti di gestione attinenti all'organizzazione della società e non è legittimato a rappresentarla nella stipulazione di accordi diretti a simulare i conferimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 21 luglio 2016.



Widgets Magazine





         IL CASO.it
 

 

 

 

Codici e Massimari

Codice civile

Codice proc. civile

Legge fallimentare

Diritto finanziario

Diritto societario

Arbitrato

Condominio

Amm. Sostegno

Sovraindebitamento

Amm. Straordinara

Finanziario

Bancario


Siti correlati

Corte di Cassazione

Corte Costituzionale

Gazzetta Ufficiale

Leggi UE

Banca D'Italia

Consob


Anteprima

news.ilcaso.it


Materie

Deontologia

Tributario


Direttore responsabile

Dott.ssa Paola Castagnoli

Riviste

Crisi d'Impresa

Famiglia e Minori

Penale Impresa

Medico e Responsabilitą

Internet & Technology


Cittą Top view

Milano

Torino

Roma

Napoli

Monza

Reggio Emilia

Padova

Verona

Firenze

Treviso

Venezia

Bari

Bologna

Brescia

Prato

Fori della Romagna


In libreria

Libri


Come inviare articoli
e sentenze

Norme redazionali

Corte di Cassazione

Sezioni Unite Civili

 

Ricerca documenti

Ricerca


Tutti gli archivi

Diritto Fallimentare

Diritto Finanziario

Diritto Bancario

Procedura Civile

Diritto Societario
   e registro imprese

Leasing

Diritto Civile

Famiglia e Minori

Persone e misure
   di protezione


Vendite competitive

Prossime vendite


Convegni

Prossimi convegni


Direzione scientifica

Direzione e comitati


Cookie

Cookie Policy