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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Società - Impugnazione del bilancio - Scelta del difensore - Stallo decisionale - Nomina di curatore speciale

In una società il curatore speciale di cui all'art. 78 c.p.c. può essere nominato dal tribunale anche nel caso in cui il consiglio di amministrazione - dopo aver deliberato in merito all'opportunità di costituirsi nel procedimento di impugnazione del bilancio di esercizio proposto contro la società stessa - entri "in stallo decisionale" nella successiva delibera relativa alla scelta del nome del difensore. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Genova 28 dicembre 2017.




Società a responsabilità limitata – Impugnazione delibera assembleare – Sostituzione delibera impugnata – Art. 2377, VIII co., c.c.

Cessazione materia del contendere – Sostituzione delibera impugnata – Verifica incidenter tantum della delibera sostitutiva

Mancata sospensione della delibera impugnata – Legittimità atti esecutivi – Art. 2378 c.c. – Modifica maggioranza

Società a responsabilità limitata – Art. 2479 bis, I co., c.c. – Avviso convocazione assemblea – Formulazione ordine del giorno


In tema di impugnazione di delibere assembleari di società a responsabilità limitata valgono le regole dell’art. 2377, VIII co., c.c. dettato per le società per azioni. Il Giudice investito dell’impugnazione di una delibera della quale siano lamentati vizi integranti cause di nullità, nel caso in cui questa venga medio tempore sostituita da altra non deve procedere all’esame del artt. codice civile: 2377, VIII co. (Luciano Ferlisi) (riproduzione riservata)

Qualora le parti diano atto della sostituzione della delibera impugnata, il Giudice deve procedere a una verifica incidenter tantum della legittimità della delibera sostitutiva e, in caso di esito positivo, dichiarare la cessazione della materia del contendere. La domanda di impugnazione di parte attrice che, pur dopo la sostituzione medio tempore della delibera impugnata con altra immune da vizi, insista nelle originarie conclusioni, è dichiarata inammissibile. (Luciano Ferlisi) (riproduzione riservata)

Gli atti esecutivi adottati in funzione di una delibera impugnata che non sia stata oggetto di sospensione ex art. 2378 c.c., sono legittimi ancorché si tratti di una delibera modificativa della composizione della maggioranza. Tale legittimità resiste anche al sopravvenire dell’annullamento della libera impugnata. (Luciano Ferlisi) (riproduzione riservata)

Nella formulazione dell’ordine del giorno da inserire nell’avviso di convocazione di assemblea, previsto dall’art. 2479 bis, I co., c.c., occorre contemperare l’esigenza di fornire informazioni puntuali circa gli argomenti da trattare, con la contrapposta esigenza di preservare l’elasticità e la flessibilità dei lavori assembleari. Un ordine del giorno eccessivamente dettagliato potrebbe condizionare la libertà di autodeterminazione dell’assemblea, sminuendo il rilievo che assume il dibattito e la discussione dei soci. (Luciano Ferlisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 novembre 2017.




Tribunale delle Imprese – Competenza per materia – Trasferimento partecipazioni – Contratto preliminare

Tribunale delle Imprese – Competenza per materia – Inderogabilità


Nell’ambito delle controversie concernenti il “trasferimento delle partecipazioni sociali” e attratte nell’alveo della competenza delle sezioni specializzate è da ricomprendersi ogni res litigiosa connessa al sinallagma genetico e funzionale di un contratto – preliminare o definitivo – avente ad oggetto la cessione di partecipazioni sociali o di diritti ad essa connessi. (Fabrizio Garuti) (Carlo Calandra Buonaura) (riproduzione riservata)

Il rapporto tra sezione Specializzata in materia di impresa e sezioni ordinarie dello stesso ufficio, al pari di ciò che avviene nel rapporto tra dette sezioni ed altri Tribunali, integra una questione involgente la "competenza". Trattandosi di una competenza per materia in senso tecnico, la stessa non appare derogabile per volontà delle parti (nel caso in esame non è stata ritenuta applicabile una clausola contrattuale devolutiva di ogni controversia alla cognizione del Tribunale di Modena). (Fabrizio Garuti) (Carlo Calandra Buonaura) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 05 ottobre 2017.




Società – Delibera assembleare – Impugnazione – Legittimazione ad agire – In caso di intestazione fiduciaria di quote – Spetta al fiduciario

Perdita della qualità di socio successiva alla delibera – Difetto di legittimazione ad agire – Sussiste


Nell’ipotesi di intestazione fiduciaria di quote o azioni societarie, nei rapporti esterni deve considerarsi socio reale il soggetto fiduciario in quanto il cd. factum fiduciae è efficace solo nei rapporti interni.

Le condizioni dell’azione – ivi compresa la legittimazione ad agire – devono sussistere non solo all’atto della proposizione della domanda giudiziale, ma anche al momento della pronuncia.

Ove la deliberazione assembleare risulti viziata, il socio assente o dissenziente può esercitare l’azione di invalidità. Tuttavia, il venir meno, in corso di causa, del suo requisito di legittimazione impedisce al giudice di dichiarare l’invalidità della deliberazione impugnata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai principi sopra richiamati fa eccezione unicamente l’ipotesi in cui il venir meno della qualità di socio in capo all’impugnante sia diretta conseguenza proprio della deliberazione la cui legittimità egli contesta. Invero, se l’annullamento della deliberazione può condurre al ripristino della qualità di socio dell’attore, sarebbe logicamente incongruo – e si porrebbe insanabilmente in contrasto con i principi enunciati dall’art.24, I co., della Costituzione – l’addurre come causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l’attore assume essere contra legem e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 30 giugno 2016.




Rinvio pregiudiziale – Libertà di stabilimento – Trasformazione transfrontaliera di una società – Trasferimento della sede legale senza trasferimento della sede effettiva – Diniego di cancellazione dal registro delle imprese – Normativa nazionale che subordina la cancellazione dal registro delle imprese allo scioglimento della società in esito ad una procedura di liquidazione – Sfera di applicazione della libertà di stabilimento – Restrizione alla libertà di stabilimento – Tutela degli interessi dei creditori, dei soci di minoranza e dei dipendenti – Lotta contro le pratiche abusive

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che la libertà di stabilimento è applicabile al trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di tale secondo Stato membro, in una società soggetta al diritto di quest’ultimo, senza spostamento della sede effettiva della citata società.

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro che subordina il trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione in una società soggetta al diritto di tale secondo Stato membro, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di quest’ultimo, alla liquidazione della prima società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 25 ottobre 2017.




Patto parasociale – Clausola c.d. roulette russa – Validità

Patto parasociale – Clausola c.d. roulette russa – Divieto di patto leonino – Validità

Patto parasociale – Divieto di patto leonino – Applicabilità


Non può ravvisarsi all’interno del diritto societario alcuna norma imperativa implicita che vieti o renda illegittima ex ante una clausola antistallo del tipo della roulette russa anche nel caso in cui la parte titolare del potere di determinare il prezzo non sia soggetta ad alcun criterio obiettivo da seguire e ciò a condizione che la clausola non porti, necessariamente, ad una determinazione iniqua. Ciò che l’ordinamento vuole non è tanto la fissazione di un valore intrinsecamente equo, ma che la clausola pattizia non consenta, a priori, di fissare un valore manifestamente iniquo. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

La clausola della roulette russa ha la funzione di risolvere uno stallo gestionale e non implica alcuna violazione del patto leonino. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

Il divieto di patto leonino si applica a tutti i tipi sociali (e, pertanto, anche alle società di capitali) ed anche ai patti parasociali che comportino l’esclusione totale e costante di uno o più soci dal rischio di impresa o dalla partecipazione agli utili. Ed infatti, è ben vero che i patti parasociali, in quanto stipulati tra le parti non uti soci ma uti singuli, non entrano nel contenuto del contratto sociale ed assumono valenza meramente obbligatoria tra coloro che li hanno sottoscritti, senza vincolare la società. Tuttavia, non può non considerarsi che l’art. 2265 c.c., nel contemplare la nullità del patto leonino, non distingue tra patto inserito nel contratto di società e patto autonomo. Inoltre il patto parasociale, pur formalmente estraneo al contratto di società, si presenta collegato ad esso poiché tendente a realizzare un risultato economico unitario; tale collegamento vale a ricondurre il patto formalmente estraneo al contratto di società all'interno dell'operazione societaria ed a sottoporlo alla relativa disciplina, con la conseguenza che anche il patto parasociale deve considerarsi nullo ove sia elusivo del divieto di cui al citato art. 2265 c.c. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 ottobre 2017.




Aumento di capitale – Obbligo di conferimento di denaro – Compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore – Mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento – Ammissibilità – Espressa richiesta della liberazione in denaro – Ammissibilità

Finanziamento del socio – Postergazione – Requisito soggettivo – Sussistenza tanto al momento dell'erogazione del finanziamento quanto al momento della restituzione – Prevalenza sul regolamento negoziale – Proroga ex lege della scadenza del finanziamento

Aumento di capitale – Compensazione di credito per finanziamento soci – Postergazione – Conseguenze


L'obbligo di conferimento di denaro in esecuzione di un aumento di capitale può essere estinto mediante compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore verso la società (che sia certo, liquido ed esigibile) anche in mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento: tale compensazione, qualora sia legale e abbia quindi ad oggetto debiti certi, liquidi ed esigibili ai sensi dell'art. 1243 c.c., non richiede, infatti, il consenso della società, nemmeno nel momento in cui viene eseguita la sottoscrizione, con la precisazione che qualora il sottoscrittore intenda invece avvalersi, a tali fini, di un credito certo e liquido, ma non esigibile, la compensazione richiede il consenso della società ai sensi dell'art. 1252 c.c.
 
L'assemblea dei soci, nel disporre l'operazione sul capitale, potrebbe tuttavia statuire l'esclusione della compensabilità tra credito da restituzione e debito da aumento di capitale; l'assemblea non deve, pertanto, obbligatoriamente deliberare sulla compensabilità del debito da sottoscrizione, se non per escluderla richiedendo la liberazione dell'aumento mediante versamento in denaro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il finanziamento del socio deve essere postergato quando, secondo un giudizio di prognosi postuma, nel momento in cui venne concesso era altamente probabile che la società, rimborsandolo, non sarebbe stata in grado di soddisfare regolarmente gli altri creditori.

L'operatività del regime della postergazione di cui all’art. 2467 c.c. richiede che il requisito oggettivo sopra indicato sussista tanto al momento dell'erogazione del finanziamento quanto al momento della restituzione di esso (potendo la società, superata la crisi finanziaria e tornata in equilibrio finanziario, procedere al rimborso dei finanziamenti eseguiti dai soci).

La postergazione legale, prevalendo sul regolamento negoziale, esige il rispetto della preferenza dei terzi, con la conseguenza che la soddisfazione degli altri creditori si pone come condizione sospensiva del diritto al rimborso, idonea, in particolare, a produrre l'effetto di prorogare ex lege la scadenza del finanziamento sino al momento di suo avveramento e ad impedire in tal modo l'esigibilità del credito del socio, la quale deve reputarsi sospesa sino alla soddisfazione degli altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'inesigibilità del credito derivante dalla postergazione legale impedisce l'operatività della compensazione con il debito del medesimo socio derivante dall'aumento di capitale, e va da sé che l'art. 2467 c.c. è ostativo all'operare tanto della compensazione legale, mancando il requisito dell'esigibilità di uno dei due crediti, quanto della compensazione volontaria, in quanto l'amministratore della società ha il dovere di opporre la postergazione del finanziamento del socio.

Il regime della postergazione opera anche al di fuori della fase di liquidazione o di una procedura concorsuale e, dunque, anche nella fase operativa della società (durante societate). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 06 febbraio 2017.




Società – Assemblea – Mancata convocazione del socio di minoranza – Invalidità della deliberazione – Sussiste  

Mancata partecipazione del sindaco o del collegio sindacale – Invalidità della deliberazione – Non sussiste


L’art.2379 c.c., nel sanzionare la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea in difetto di convocazione, tutela l’interesse di ciascun socio a prendere parte al processo di formazione della volontà della società e, più i particolare, di influire su di esso: per tale ragione, la deliberazione è nulla anche quando la convocazione sia stata omessa con riferimento ad un socio titolare di una partecipazione che non avrebbe comunque potuto influire sull’esito della votazione. Ciò che conta, ai fini della pronunzia di nullità, non è l’esito finale e la possibilità del socio escluso di influire sul voto medesimo, ma la possibilità del socio escluso di influire sulla discussione assembleare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art.2405 c.c., la violazione dell’obbligo di partecipazione è causa di decadenza del sindaco, ma non si ripercuote, di per sé, sulla validità delle deliberazioni assunte dall’assemblea o del consiglio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 ottobre 2016.




Società – Azione di responsabilità contro l’amministratore – Prova del danno e del nesso di causalità – Necessità – Sussiste

Mere irregolarità contabili – Fonte ex se di responsabilità dell’amministratore – Esclusione


Nelle azioni di responsabilità, l’attore, ai fini della risarcibilità del preteso danno, deve non solo allegare l’inadempimento dell’amministratore, ma deve anche allegare e provare, sia pure riscorrendo a presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, cioè del depauperamento del patrimonio sociale, di cui chiede il ristoro, e la riconducibilità ella lesione al fatto dell’amministratore inadempiente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La presenza di irregolarità contabili non implica di per sé e necessariamente una responsabilità civile a carico degli amministratori in quanto tale inadempimento non può dirsi, in assenza di altri elementi che devono essere allegati e provati dall’attore, causa di un danno per la società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 ottobre 2016.




Società – Amministratore – Compenso – Indicazione nel bilancio – Riconoscimento di debito

Seppure la mera approvazione del bilancio non possa costituire deliberazione di determinazione del compenso dell'amministratore, ben può avvenire che - ove il compenso sia stato già in precedenza determinato - l'approvazione del bilancio che contenga l'indicazione del debito relativo a quel compenso valga come riconoscimento di debito; e va da sé che tale distinzione appare razionalmente comprensibile se si pone mente al carattere negoziale della determinazione del compenso e, al contrario, al carattere non negoziale del riconoscimento di debito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 17 ottobre 2016.



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