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Diritto societario e Registro Imprese
Merito, le ultime 10 novitą.


Opposizione all’esecuzione da parte del socio illimitatamente responsabile e beneficio della preventiva escussione del patrimonio della società in accomandita semplice debitrice

Società in accomandita semplice – Rapporti con i terzi – Responsabilità dei soci – Escussione preventiva del patrimonio sociale – Istanza di sospensione – Spese legali

Il beneficio previsto dall’art. 2304 (e 2315) c.c., attenendo alla garanzia del patrimonio del socio nei confronti del creditore sociale, opera nel senso che il socio non può essere chiamato a rispondere in sede esecutiva prima della società, dotata di autonomia patrimoniale, ove non sia dimostrata in termini certi l’impossibilità per il creditore di soddisfarsi sui beni della stessa. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 30 gennaio 2020.




Denunzia al tribunale, gravi violazioni nella gestione, presupposti per l’intervento del tribunale

Società di capitali – Denunzia al tribunale – Presupposti – Gravi violazioni nella gestione – Potenziale danno per la società o per una sua controllata – Revoca giudiziale dell'amministratore

L'art. 2409 c.c., così come novellato dalla riforma del diritto societario, introduce una modifica sostanziale al presupposto del procedimento, giacché non è più sufficiente, per intentare la denuncia, che esista fondato sospetto di gravi irregolarità da parte degli amministratori, dovendo tale fondato sospetto esistere invece relativamente a gravi violazioni nella gestione, compiute dagli amministratori contravvenendo ai loro doveri imposti, che siano potenzialmente dannose per la società o per una sua controllata.

Rispetto agli amministratori revocati la rescissione del nesso fiduciario che è a fondamento del loro mandato esclude l'operatività dei principi ricavabili dall'art. 2385 c.c. in ipotesi di naturale o volontaria cessazione dalla carica (v. Tribunale di Marsala 1/4/2005).

In una fase patologica, come quella che si apre a seguito della revoca giudiziale dell'amministratore, l'unico obbligo (e potere) che può ravvisarsi in capo a quest'ultimo è quello di convocare l'assemblea per la sua sostituzione.

In conclusione, ove manchi la prova dell'attualità delle violazioni, non vi è spazio per un intervento suppletivo del Tribunale, essendo rimesso ai soci il compito di convocare l'assemblea e nominare un nuovo amministratore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 28 febbraio 2020.




Iscrizione alla Gestione Commercianti ed opposizione all’avviso di addebito

Previdenza Sociale – Gestione Commercianti ed Artigiani – Contributi – Avviso di addebito

Presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è che il soggetto sia gestore, come titolare o come familiare, di un esercizio commerciale, mentre deve escludersi la ricorrenza dell’attività a cui la legge ricollega l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti solo ove essa consista esclusivamente nella locazione di immobili di proprietà (senza svolgimento di una attività di intermediazione immobiliare), non rientrando nel settore terziario per la mancanza di un’attività di scambio e/o prestazione di servizi. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 26 giugno 2018.




Provvedimenti in materia societaria, istanza di scioglimento e nomina di liquidatore

Procedimento ex art. 2485 c.c. – Dissidi tra soci – Svolgimento dell’assemblea – Dimostra capacità di funzionamento della società – Carenza di requisiti per scioglimento

Anche in presenza di dissidi tra soci lo svolgimento dell’assemblea che ha approvato il bilancio costituisce circostanza che dimostra una residua o recuperata capacità di funzionamento dell’assemblea dei soci.

La mancata partecipazione di un socio all’assemblea non costituisce prova di futuri dissidi ovvero che che questi, in prossime occasioni, tornerà a presentarsi e ad esprimere un voto contrastante con quello dell’altro socio. (Enzo Vichi) (Renato Corti) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 05 marzo 2020.




Procedimento cautelare d’urgenza, irreparabilità del pregiudizio e istanza di cancellazione, in corso di giudizio, della società in accomandita semplice costituita dal socio-amministratore di società in nome collettivo

Richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese, in corso di giudizio, della Società costituita in violazione del divieto ex art. 2301 c.c. dal socio-amministratore di s.n.c. – Irrilevanza

Periculum in mora – Irreparabilità del danno da perdita di clientela – Sussistenza

La circostanza che la società in accomandita semplice - costituita in qualità di accomandatario dal socio-amministratore di società in nome collettivo, in violazione del divieto ex art. 2301 c.c. - sia in corso di cancellazione durante il procedimento cautelare d’urgenza non fa venire meno, né il fumus boni juris, né il periculum in mora, in quanto l’istanza di cancellazione potrebbe essere revocata dallo stesso socio accomandatario, ovvero quest’ultimo potrebbe costituire una nuova società, specie laddove vi siano indici della volontà del medesimo di proseguire l’attività in concorrenza.

Il danno per la perdita di clientela in conseguenza dello svolgimento di attività in concorrenza è irreparabile e, dunque, il rischio di subirlo fa sussistere il periculum in mora. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 09 gennaio 2020.




Violazione del divieto di concorrenza ex art. 2301 c.c. da parte del socio-amministratore di società in nome collettivo che costituisca una società in accomandita semplice di cui egli sia socio accomandatario

Società in nome collettivo – Costituzione di società in accomandita semplice da parte del socio di s.n.c. – Società formalmente inattiva – Violazione del divieto di concorrenza ex art. 2301 c.c. – Sussiste

Procedimento cautelare d’urgenza per violazione del divieto di concorrenza – Messa in liquidazione della società costituita in violazione del divieto di concorrenza ex art. 2301 c.c. – Periculum in mora – Sussiste

La costituzione, da parte del socio di società in nome collettivo, di una società in accomandita semplice di cui egli sia socio accomandatario e che abbia il medesimo oggetto sociale della prima costituisce, di per sé, violazione del divieto di concorrenza previsto dall’art. 2301 c.c., norma che vieta al socio di s.n.c. di esercitare per conto proprio o altrui un’attività in concorrenza con quella della società e di partecipare, come socio illimitatamente responsabile, ad altra società concorrente, senza il consenso degli altri soci. Non rileva in senso contrario il fatto che, dalla visura camerale, la seconda società risulti inattiva.

La messa in liquidazione della società resistente che operi in violazione del divieto di concorrenza ex art. 2301 c.c. non influisce sulla sussistenza del fumus boni iuris, né è idonea ad elidere il periculum in mora, e ciò sia perché la messa in liquidazione potrebbe essere revocata, sia perché anche una società in liquidazione, benché nei limiti della ridotta attività che le è consentita, potrebbe porsi in concorrenza con la società ricorrente. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 07 novembre 2019.




Le vicende personali del socio e/o dell’amministratore della società socia della s.r.l. non rilevano ai fini dell’esclusione

Tribunale delle Imprese – Esclusione socio persona giuridica – Vicende relative alla persona del socio della società da escludere – Irrilevanza

A differenza delle società di persone, nella società a responsabilità limitata l’esclusione di un socio per giusta causa è possibile solo in presenza di un’espressa previsione dell’atto costitutivo o dello statuto dotata di adeguata specificità.
Le cause di esclusione “facoltative” consentite dall’art. 2473 bis c.c. possono essere riferite solo ai soci, e non a terzi estranei al rapporto sociale, ed avere ad oggetto violazione degli obblighi gravanti sui soci (ad es. abituale assenza senza giustificazione dalle assemblee che produce il rinvio delle stesse per difetto di quorum, gestione dell’impresa in violazione delle regole di prudenza, ecc.), modifiche dello stato personale ovvero comportamenti dei soci estranei al rapporto societario (violazione di norme penali che danneggiano la società, interdizione, fallimento, ecc.).
Le vicende personali dei soci o dell’amministratore di una s.r.l., se pur in astratto riconducili a cause di esclusione previste nello statuto o nell’atto costitutivo della società di cui la s.r.l. è socia, non giustificano l’esclusione, poiché altrimenti si finirebbe per “azzerare” gli effetti dello schermo societario, potendo semmai rilevare sotto il profilo dell’impossibilità di funzionamento della società e portare allo scioglimento della società.
La delibera di scioglimento della società non fa venir meno l’interesse del socio escluso ad ottenere l’annullamento della delibera di esclusione in quanto anche nella fase di liquidazione non è precluso al socio l’esercizio dei diritti connessi alla partecipazione sociale (ad es. il diritto di informazione e controllo, il diritto di voto in sede di approvazione del bilancio di liquidazione, ecc.) (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 08 febbraio 2020.




Il socio accomandante può essere nominato amministratore provvisorio

Società in accomandita semplice – Amministratore provvisorio – Nomina dell’accomandante – Ammissibilità

La nomina ad amministratore provvisorio del socio accomandante ha natura eccezionale e cautelare e deve ritenersi possibile in ragione della doppia limitazione che la legge pone all’amministratore provvisorio medesimo: limitazione temporale, in primo luogo, essendo la sua attività destinata a concludersi in un periodo predefinito entro l’orizzonte del semestre e limitazione dei poteri, sotto altro profilo, essendo l’amministrazione provvisoria destinata ad avere ad oggetto esclusivamente l’ordinaria amministrazione della società.

Al riguardo va precisato che ove l’accomandante-amministratore provvisorio non limitasse la propria attività alla sola ordinaria amministrazione, tornerebbe ad applicarsi la norma generale secondo la quale il socio accomandante che contravviene al divieto di immistione assume la responsabilità illimitata e solidale per tutte le obbligazioni sociali e può essere finanche escluso dalla società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 13 febbraio 2020.




Nullità della cessione d’azienda in mancanza di delibera dell’assemblea

Cessione di azienda - Assenza di una previa delibera assembleare - Nullità

Nel caso di cessione dell'azienda sociale effettuata dagli amministratori in assenza di una previa delibera assembleare ex art. 2479, comma 2, n. 5, c.c. il difetto di potere rappresentativo rende nullo l'atto di cessione; ciò, in considerazione del disposto dell'art. 1418, comma 1, c.c., che pone un principio generale volto a disciplinare quei casi in cui, come accade appunto nell'art. 2479, comma 2, n. 5, c.c. la violazione di precetti imperativi non è accompagnata dalla previsione della relativa nullità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 27 gennaio 2020.




Invalidità della delibera assembleare di revoca di amministratore di s.r.l. in mancanza di giusta causa

Invalidità delibera assembleare s.r.l. - Amministratori di s.r.l. - Delibera di revoca amministratori - Giusta causa di revoca - S.r.l.

Al rapporto di amministrazione di s.r.l. con connotazione personalistica si applica in via analogica l’art. 2259, co.1, c.c. dettato per le società di persone nonché la norma sul mandato in rem propriam con applicazione dell’art. 1723, co.2, c.c. in forza del richiamo alle norme sul mandato contenuto nell’art. 2260, comma 1, anch’esso analogicamente applicabile alle s.r.l. a base personale.

La delibera assembleare di revoca adottata da una s.r.l. con natura personalistica è pertanto invalida se le ragioni della revoca non sono espressamente esplicitate nella delibera o nel verbale dell’assemblea, senza possibilità di successiva integrazione. (Giulia Turato) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Brescia 29 gennaio 2020.



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