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Diritto societario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Regime fiscale comune applicabile alle società capogruppo e controllate di Stati membri diversi – Direttiva 90/435/CEE – Esenzione degli utili distribuiti da società di uno Stato membro a società di altri Stati membri – Beneficiari effettivi degli utili distribuiti – Abuso – Società stabilita in uno Stato membro distributrice di dividendi ad una società collegata stabilita in un altro Stato membro, successivamente trasferiti, interamente o quasi, al di fuori del territorio dell’Unione europea – Controllata soggetta all’obbligo di applicazione di ritenuta alla fonte sugli utili

Il principio generale del diritto dell’Unione secondo cui i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme del diritto dell’Unione, dev’essere interpretato nel senso che, a fronte di pratiche fraudolente o abusive, le autorità ed i giudici nazionali devono negare al contribuente il beneficio dell’esenzione dalla ritenuta alla fonte sugli utili distribuiti da una controllata alla propria società madre, di cui all’articolo 5 della direttiva 90/435/CEE del Consiglio, del 23 luglio 1990, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi, come modificata dalla direttiva 2003/123/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2003, anche in assenza di disposizioni del diritto nazionale o convenzionali che ne prevedano il diniego.

La prova di una pratica abusiva richiede, da un lato, un insieme di circostanze oggettive dalle quali risulti che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione, l’obiettivo perseguito dalla normativa medesima non è stato conseguito e, dall’altro, un elemento soggettivo, consistente nella volontà di ottenere un vantaggio derivante dalla normativa dell’Unione mediante la creazione artificiosa delle condizioni necessarie per il suo ottenimento. La sussistenza di taluni indizi può dimostrare la sussistenza di un abuso, sempreché si tratti di indizi oggettivi e concordanti. Possono costituire indizi di tal genere, segnatamente, l’esistenza di società interposte prive di giustificazione economica nonché la natura puramente formale della struttura del gruppo societario, della costruzione finanziaria e dei finanziamenti.

Al fine di negare ad una società il riconoscimento dello status di beneficiario effettivo di dividendi ovvero di accertare la sussistenza di un abuso, un’autorità nazionale non è tenuta ad individuare la o le entità che essa consideri beneficiari effettivi dei dividendi medesimi.

In una situazione in cui il regime di esenzione dalla ritenuta alla fonte per i dividendi corrisposti da una società residente in uno Stato membro ad una società residente in un altro Stato membro, previsto dalla direttiva 90/435, come modificata dalla direttiva 2003/123, risulti inapplicabile a fronte dell’accertamento di una frode o di un abuso, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva medesima, non può essere invocata l’applicazione delle libertà sancite dal Trattato FUE al fine di mettere in discussione la normativa del primo Stato membro posta a disciplina della tassazione di detti dividendi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 26 febbraio 2019.




Società – Responsabilità degli amministratori – Antecedente necessario dell’accertamento della responsabilità dei sindaci – Affermazione – Diligenza qualificata dell’amministratore – Affermazione – Responsabilità degli amministratori non operativi – Limitata al mancato impedimento di atti pregiudizievoli – Affermazione – Risarcimento del danno – Necessità di prova del danno e del nesso di causalità – Sussiste

Nel caso di domanda svolta contemporaneamente nei confronti degli amministratori e dei sindaci si deve procedere in primo luogo all’accertamento della responsabilità dei primi per poi verificare la responsabilità eventuale dei secondi.

Nel caso di domanda svolta o proseguita nei confronti dei soli sindaci, sarà pur sempre necessario un accertamento in via incidentale della contestata condotta di mala gestio degli amministratori, per poter poi valutare la sussistenza del contestato omesso controllo da parte dei sindaci.

Per gli amministratori di S.p.a., al pari di quelli delle S.r.l., è attualmente richiesta non la generica diligenza del mandatario, ma quella speciale diligenza prevista dall’art. 1176, 2° comma, c.c. per il professionista; a tal fine, è necessario operare un giudizio ex ante e non ex post, dovendosi quindi prendere in considerazione solo quelle circostanze, oggettive e soggettive, che erano conosciute o conoscibili, con riferimento al momento in cui è stata tenuta quella determinata condotta, poi risultata foriera di danni per la società.

In virtù della modifica dell’art. 2392 c.c. avvenuta a seguito della riforma delle società di capitali del 2003, gli amministratori privi di deleghe (cd. non operativi) rispondono solo quando non abbiano impedito fatti pregiudizievoli degli altri amministratori in virtù della conoscenza - o della possibilità di conoscenza - di elementi tali da sollecitare il loro intervento alla stregua della diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze.

L’accertamento dell’inadempimento dei doveri imposti dalla legge e/o dallo statuto costituisce presupposto necessario ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria in capo agli amministratori inadempienti; infatti anche in questo caso è pur sempre necessaria la prova del danno, ossia del deterioramento effettivo e materiale della situazione patrimoniale della società, e la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi: l’onere allegatorio e probatorio grava, in base ai principi generali, su chi agisce. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 25 settembre 2018.




Società a responsabilità limitata – Conferimenti – Prestazione d’opera o servizi – Garanzia – Omissione – Liberazione della quota – Esclusione

Il venir meno di uno di uno dei due profili di apporto al capitale, costituiti dalla prestazione di una garanzia ovvero di un deposito cauzionale rende il socio moroso, con la conseguente applicazione dell’art. 2466 cod. civ.

La disciplina di cui all’art. 2464 cod. civ. non qualifica come accessoria la prestazione di garanzia, ma prevede espressamente, al comma 6, che “ … il conferimento può anche avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con cui vengono garantiti per l’intero valore ad essi assegnato gli obblighi assunti dal socio aventi per oggetto la prestazione di opera o di servizi a favore della società…”, elevando la garanzia a valore di conferimento e non di accessorio.

La liberazione della quota risulta pertanto dalla combinazione di due elementi: prestazione e polizza/fideiussione ovvero deposito cauzionale in denaro, con la conseguenza che, venendo meno uno dei due, la quota non può più essere ritenuta liberata, interpretazione, questa, che trova conferma anche nella locuzione utilizzata dal legislatore al comma 6 dell’art. 2464 cod. civ. dove qualifica come conferimento anche la garanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 22 gennaio 2019.




Società di capitali – Deliberazione dell’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore – Revoca – Prorogatio – Esclusione – Potere di amministrare al collegio sindacale – Convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori

La revoca dell’amministratore - ancorché effetto legale dell’adozione della deliberazione autorizzativa dell’azione di responsabilità - non dà luogo ad alcuna prorogatio, ma integra un’ipotesi di cessazione dell’organo gestorio a fronte della quale, il legislatore, al fine di evitare un vuoto nella gestione della società, ha previsto che il potere di amministrare (limitato alla sola ordinaria amministrazione) passi al collegio sindacale il quale dovrà, in primo luogo, provvedere alla convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 13 novembre 2018.




Società - Impugnazione del bilancio - Competenza del Tribunale ordinario

La funzione informativa svolta dal bilancio in favore dei soci e dei terzi e la conseguente inderogabilità dei principi posti a fondamento, nonché l'inviolabilità del diritto del socio ad una corretta e veritiera rappresentazione della situazione economica e patrimoniale della società comportano, in caso di violazione, la nullità della relativa deliberazione di approvazione del bilancio: in tali casi, trattandosi di diritti indisponibili, deve essere esclusa la competenza arbitrale. (Giuseppe Sorrenti) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 14 gennaio 2019.




Designazione convenzionale di foro svizzero - Giurisdizione cautelare italiana ante causam; Sequestro conservativo - Ricorso ex art 671 c.p.c. - Sequestro di quote di società a responsabilità limitata; Competenza Tribunale delle Imprese ex art. 3 co II lett.b D. Lgs n. 168/2003 - Società avente sede all’estero - Competenza territoriale Tribunale delle Imprese ex art.4 co I bis D. Lgs n. 168/2003 - Prevalenza su competenza ex art. 669 ter comma III, c.p.c.

La titolarità in capo alla società debitrice svizzera, nei cui confronti sia richiesto sequestro conservativo, di partecipazioni sociali in una s.r.l. avente sede in Italia, giustifica la giurisdizione e competenza del giudice italiano quale tribunale del luogo (Italia) ove la creditrice potrà eseguire la misura cautelare, sui beni di proprietà della debitrice che si trovano in Italia (quote di s.r.l), posto che la causa di merito appartiene alla giurisdizione Svizzera, avendo le parti, nell’accordo dedotto dalla ricorrente a fondamento della pretesa creditoria verso la debitrice svizzera, designato convenzionalmente come foro competente quello del Tribunale di Basilea, Svizzera.
Sussiste la competenza del Tribunale (delle Imprese) di Milano ex art. 4 comma 1 bis D. Lgs n. 168/2003, art. 669 ter, comma 3 c.p.c., art 10 L. 218/1995 in considerazione del fatto che unico bene della debitrice svizzera è costituito dalle partecipazioni al capitale sociale della s.r.l. italiana. (Ambra De Domenico) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 14 settembre 2018.




Registro imprese – Compito del Giudice del Registro delle Imprese – Controllo di legittimità formale – Delibera di aumento del capitale sociale – Ordinanza sospensione delibera – Iscrizione – Cancellazione iscrizione – Insussistenza

Il compito del giudice del registro è limitato a verificare che l’atto di cui si richiede la cancellazione sia conforme alle condizioni di legge (c.d. controllo di legittimità formale) e, dunque, non al merito della vicenda, come ad esempio, nel caso in esame, alla possibilità di accertare chi sia socio di una società. Pertanto, nel caso in cui un soggetto abbia conseguito, in un distinto procedimento cautelare, la sospensione della delibera di aumento di capitale, la cui esecuzione aveva determinato la perdita della sua qualità di socio, lo stesso ha diritto a conseguire, per effetto del ripristino dell’assetto societario preesistente alla delibera sospesa, oggetto della predetta cautela, di essere nuovamente iscritto presso il registro delle imprese quale socio della società e ciò al fine di dare una completa informazione ai terzi. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 17 gennaio 2019.




Società di capitali – Responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali – Natura del danno

Società di capitali – Cumulo, sulla base dei medesimi fatti costitutivi, dell’azione dei creditori sociali (art. 2394 c.c.) e di quella ex art. 2476 sesto comma c.c. – Inammissibilità


Il danno subito dal creditore d’una s.r.l., per inosservanza, da parte degli amministratori, degli obblighi inerenti la conservazione del patrimonio sociale, non è che un riflesso del danno inferto al patrimonio sociale; ne deriva che, dedotta dal creditore l’inosservanza delle norme ex articoli 2485 e 2486 c.c., ove il danno al patrimonio sociale sia individuabile nella sola perdita cd. incrementale e tal perdita sia stata però spontaneamente ristorata dagli amministratori in sede di concordato preventivo, la domanda di risarcimento del creditore sociale va rigettata. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)

L’azione ex art. 2476 sesto comma c.c. è diversa per presupposti, oggetto e finalità rispetto a quella riconducibile all’art. 2394 c.c.; ne deriva che le due azioni non possono fondarsi sui medesimi fatti costitutivi. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 09 gennaio 2019.




Falsus procurator – Configurabilità – Contratto concluso da collaboratori dell’imprenditore – Sussistenza – Ipotesi

La reiterata e non contestata spendita del nome della società in capo al personale contraente configura una ipotesi di c.d. falsus procurator ex art. 1398 c.c., allorquando venga in rilievo la necessità di tutelare la apparentia juris ingenerata dal comportamento reiterato ed incontestato del personale dipendente, ossia l’affidamento incolpevole derivante da un comportamento colposo del rappresentato.

(Nel caso di specie – pronunciandosi su una opposizione a decreto ingiuntivo ove la società sportiva opponente sosteneva l’impossibilità per il preparatore tecnico (ed altro personale) della stessa di impegnare negozialmente la società, il Giudice ha rilevato la presenza di elementi tali da invocare la necessità di salvaguardare l’apparentia juris: ossia la buona fede della società opposta, desunta dall’assenza di contestazioni della stessa nel corso di ben otto anni e dalle dichiarazioni del personale che ha sempre dichiarato di agire in nome e per conto della società sportiva; e in secondo luogo il comportamento colposo dell’opponente, desunto dal reiterato consenso della società al personale di autorizzazione a commissionare le prestazioni mediche ritenute necessarie). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 09 gennaio 2019.




Fallimento – Rimborso di finanziamenti postergati – Azioni a disposizione del curatore – Azione di restituzione e azione di inefficacia ex art. 65 l.f. – Rapporto tra le due azioni e presupposti

Qualora il curatore intenda avvalersi dell’art 2467, comma 1, c.c., e ottenere la restituzione del rimborso di un finanziamento avvenuto entro l’anno dalla dichiarazione di fallimento, dovrà dimostrare soltanto che i finanziamenti sono stati concessi in una condizione di squilibrio e che il rimborso è stato effettuato in tale arco temporale.

Laddove, invece, il curatore fallimentare intenda ottenere la declaratoria di inefficacia del rimborso ai sensi dell’art. 65 legge fall., dovrà anche provare che la condizione di squilibrio di cui al secondo comma dell’art. 2467 c.c. si è protratta sino alla data del fallimento rendendo in tal modo inesigibile l’obbligazione restitutoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 20 novembre 2018.



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