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Massimario del Processo Societario

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Esclusione del socio e liquidazione della quota

 

Tribunale di Biella


Società di persone – Morte del socio – Trasmissione mortis causa della qualità di erede – Esclusione – Diritto degli eredi alla liquidazione della quota – Sussistenza.

Società di persone – Morte del socio – Diritti dei successori – Patto che prevede la liquidazione della quota al valore nominale – Nullità – Sussistenza.

Poiché la qualità di socio di società di persone e il connesso potere di gestione sono intrasmissibili mortis causa, operando la successione esclusivamente sul diritto di credito ad un valore corrispondente al valore della partecipazione al patrimonio sociale, gli eredi del socio defunto di società a responsabilità limitata non acquistano, per il solo fatto di essere eredi, la posizione che aveva il socio deceduto nell’ambito della società, e non assumono perciò la qualità di soci, ma diventano soltanto titolari del diritto di liquidazione della quota del loro dante causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La clausola dello stato di società di persone, la quale dispone che in caso di decesso di un socio gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota al valore nominale, si risolve di fatto in un atto dispositivo del reale valore della quota attribuendo ai soci superstiti la parte di valore eccedente il valore nominale e privando gli eredi del socio deceduto di tale eccedenza. Una tale clausola, che limita reciprocamente la libertà testamentaria dei soci, i quali dispongono del valore della loro quota per il tempo della loro morte, attribuendo agli eredi una quota fissa e lasciando alla società quanto resta, è nulla ai sensi dell’art. 458 cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Biella 27 novembre 2008
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Società di persone – Recesso ed esclusione del socio – Concorso di cause – Criterio di prevalenza – Effetti.

Società di persone – Delibera di esclusione del socio – Addebiti – Eccessiva genericità – Diritto di difesa.

Nelle società di persone, il principio secondo il quale, nel concorso di più cause di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, deve ritenersi operante quella che si verifichi per prima, trova applicazione anche nel caso di concorso fra recesso ed esclusione. A tal punto che finanche nel corso del giudizio promosso per conseguire l’esclusione di un socio, è a questi consentito di esercitare il diritto di recesso (insindacabilmente, se la società è a tempo indeterminato, ovvero per giusta causa, se la società è a tempo determinato), e così di determinare lo scioglimento del rapporto dal momento in cui la sua dichiarazione perviene a conoscenza del destinatario, in via prevalente rispetto alla successiva sentenza che ne pronunci l’esclusione di natura costitutiva, e quindi operante solo dal passaggio in giudicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di esclusione del socio di società di persone, gli addebiti di aver posto in essere “gravi inadempienze delle obbligazioni derivanti dal contratto sociale” e di essersi “reso ripetutamente inadempiente delle obbligazioni che derivano dalla legge e dal contratto sociale” sono eccessivamente generici e non consentono al socio escluso l’esercizio del diritto di difesa, tanto più qualora tali categorie sintetiche non vengano neppure ipotizzate come cause di esclusione nell’atto costitutivo o nello statuto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia 28 dicembre 2006
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Società in nome collettivo – Liquidazione della quota del socio – Assegnazione reciproca di beni sociale – Eccezione di parziale pagamento della quota – Rilevabilità d’ufficio – Ammissibilità.

Nella società in nome collettivo, la assegnazione reciproca di beni della società operata dai soci può valere, se non diversamente pattuito, quale parziale pagamento di quanto agli stessi spettante a titolo di liquidazione della quota e la relativa circostanza, qualora emerga dagli atti del giudizio, costituisce eccezione in senso lato rilevabile d’ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella 11 ottobre 2006 .


Società a responsabilità limitata – Impugnazione di delibera assembleare – Soci assenti ed astenuti – Legittimazione – Sussistenza.

Società a responsabilità limitata – Obbligo di deposito del bilancio – Deposito tardivo – Violazione – Annullamento delle delibera di approvazione del bilancio e di quelle che la presuppongo.

Società a responsabilità limitata – Richiesta all’autorità giudiziaria di esclusione del socio – Inammissibilità.

L’art. 2479 ter c.c. disciplina unitariamente l’impugnazione delle decisioni dei soci di s.r.l., che possono essere adottate, non solo con il metodo assembleare, ma anche mediante consultazione scritta o con l’acquisizione per iscritto del consenso (art. 2479 c.c.). Ne consegue che la dizione “soci che non vi hanno consentito” comprende tutti i soci che in un modo o nell’altro (deliberazione assembleare, consultazione scritta o acquisizione del consenso scritto) non hanno prestato il consenso alla decisione, sicché, in caso di decisione assunta con il metodo assembleare, tra i “soci che non vi hanno consentito” devono senza dubbio ritenersi compresi i soci assenti, quelli dissenzienti ed anche quelli astenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'obbligo di deposito del (progetto di) bilancio nei quindici giorni antecedenti l’assemblea convocata per l’approvazione è strumentale alla funzione di assicurare il soddisfacimento del diritto del socio ad essere informato. E poichè è lo stesso legislatore che individua i tempi e i modi attraverso cui l'esigenza di consultazione e di adeguata informazione dei soci è da ritenersi soddisfatta, non solo il mancato deposito, ma anche il tardivo deposito, costituisce violazione della disposizione in esame. Ne consegue che, in tale ipotesi, dovrà essere annullata la delibera di approvazione del bilancio così come la successiva delibera di riduzione per perdite del capitale sociale che presuppone l’adozione della prima delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’art. 2473 bis c.c. consente di stabilire nell’atto costitutivo delle s.r.l. specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio, ma non consente di adire il giudice per ottenere una pronuncia che escluda il socio dalla società. In assenza di una previsione legislativa, deve infatti escludersi un potere così penetrante dell’autorità giurisdizionale all’interno della compagine sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Biella 07 luglio 2006
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Società di persone – Liquidazione – Adempimento del mandato di liquidazione – Poteri del socio – Revoca del liquidatore.

Società di persone – Revoca per giusta causa del liquidatore – Nomina del liquidatore giudiziale – Modalità.

Società di persone – Liquidazione – Recesso del socio successivo alla delibera di liquidazione – Inefficacia.

La legge attribuisce al socio di società di persone poteri di iniziativa e di controllo (v. ad es. 2261 c.c.), ivi compreso il potere di agire per chiedere la revoca per giusta causa dell’amministratore (art. 2259 comma 3 c.c.) o del liquidatore (art. 2275 comma 2 c.c.), ma non consente a quest’ultimo di agire nei confronti dell’amministratore o del liquidatore per ottenere l’adempimento del mandato, essendo tale azione di spettanza della società.

Il socio di società di persone può chiedere la revoca per giusta causa del liquidatore qualora questi non provveda, in tempi ragionevoli, alla liquidazione della società. In tal caso, tuttavia, il tribunale non potrà procedere alla nomina di un liquidatore giudiziale, spettando tale potere ai soci e solo in caso di disaccordo tra gli stessi essendo possibile attivare la procedura di cui all’art. 2275 comma 1 c.c.. D’accordo con autorevole dottrina e un’attenta giurisprudenza (Cass. 25.06.80 n. 3982; Trib. Milano 22.10.90) sia pure non priva di contrasti (cfr. Cass.17.07.96 n. 6410), deve negarsi la possibilità dello scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio quando la società è già sciolta ed è in fase di liquidazione.
Il recesso successivo alla delibera di scioglimento è, infatti, da ritenersi privo di efficacia, avendo i soci già deliberato di svincolarsi dal legame sociale; il singolo socio potrà peraltro chiedere la liquidazione della quota solo dopo l’estinzione.
Tribunale Biella 20 gennaio 2006
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Nuovo processo societario – Procedimento sommario – Integrazione del contraddittorio – Inammissibilità. Società in accomandita semplice – Liquidazione della quota del socio uscente – Soggetti obbligati – Derogabilità della disciplina.

Il procedimento sommario di cognizione previsto dagli artt. 19 e ss. del d. lgs. n. 5/03, da restringersi ad una sola udienza per espressa previsione legislativa, è incompatibile con la integrazione del contraddittorio in virtù delle finalità di snellezza e di rapidità che sono il precipuo fine del nuovo istituto introdotto all’art. 19 citato.  Il soggetto obbligato alla liquidazione della quota del socio uscente di società in accomandita semplice è la società e non i singoli soci, se non previa escussione della prima.Trattasi tuttavia di disciplina derogabile per accordo tra i soci, i quali possono prevedere nello statuto o in successive pattuizioni di accollare a loro stessi piuttosto che alla società l’onere della liquidazione delle quote di coloro che escano dalla società per morte o altra causa. Tribunale Milano 17 marzo 2005 .


Nuovo processo societario – Arbitrato – Applicazione limitata ai diritti disponibili.

Nuovo processo societario – Arbitrato – Materie compromettibili – Cognizione incidenter tantum delle materie non compromettibili – Decisione secondo diritto.

Società – Vizi della delibera assembleare – Abuso ed eccesso di potere – Distinzione.

Società a responsabilità limitata – Recesso del socio – Determinazione del valore della quota – Valore di mercato al momento del recesso.

Società a responsabilità limitata – Esclusione del socio – Rimborso della quota – Valore contabile del patrimonio sociale – Illegittimità.

Al fine di individuare le materie che possono formare oggetto di compromesso nell’ambito dei rapporti societari, occorre fare riferimento all’art. 34 del d. lgs. 5/03, il quale pone il limite delle controversie che abbiano per oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale.

Il nuovo sistema normativo dell’arbitrato in materia societaria può quindi essere così schematicamente riassunto: (a) l’oggetto del giudizio arbitrale rimane limitato, ex art. 34, alle sole materie compromettibili secondo i tradizionali criteri; (b) in queste materie, ex art. 36, l’arbitro può 'conoscere' di questioni non compromettibili incidenter tantum, in tal caso dovendo decidere inderogabilmente secondo diritto; (c) in ogni caso l’arbitro deve decidere secondo diritto, finanche ove non sussista la necessità di conoscere di questioni non compromettibili, se l’oggetto del giudizio è costituito dalla validità di delibere assembleari.

E’ condivisibile l’orientamento che affronta il problema dell’abuso e dell’eccesso di potere come vizio di legittimità della delibera assembleare alla luce del criterio della buona fede oggettiva e della correttezza stabilito dall’art. 1375 c.c.; si ritiene tuttavia preferibile quella dottrina che differenzia l’abuso dall’eccesso di potere, individuando il primo come limite negativo alle prerogative assembleari (quello cioè di non perseguire pure finalità extrasociali, id est contrarie all’interesse sociale) ed il secondo, l’eccesso di potere, come limite positivo (quale quello della proiezione della delibera nell’ambito del perseguimento dell’interesse sociale, ma con violazione di diritti di singoli soci non disponibili da parte della maggioranza).

Al fine di individuare il criterio dettato dall’art. 2473, co. 3° c.c., per la determinazione del valore della quota del socio receduto, è possibile ricercare l’intenzione del legislatore quale emerge dalla relazione ministeriale ove è chiarito che 'la disciplina dettata dal comma 3 dell’art. 2473 (..) tende ad assicurare che la misura della liquidazione della partecipazione avvenga nel modo più aderente possibile al suo valore di mercato; ed introduce un procedimento volto a superare le soluzioni penalizzanti tuttora adottate dal diritto vigente'. L’art. 2473 co. 3 c.c. va, pertanto, inteso nel senso che al socio è riconosciuto il diritto di ottenere il valore di mercato della sua partecipazione, determinato con riferimento al momento in cui è stato esercitato il recesso.

E’ illegittima per difformità dal modello legale previsto dall’art. 2473 c.c. la clausola statutaria che nell’ipotesi di esclusione del socio prevede il rimborso della quota in base al valore contabile del patrimonio sociale secondo l’ultimo bilancio approvato, con esclusione di plusvalenze consolidate dalle società.
Tribunale Lucca 03 novembre 2004
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