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Art. 23

 Provvedimenti cautelari anteriori alla causa

 

  1. Nelle controversie di cui al presente decreto, ai provvedimenti d'urgenza e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della decisione di merito non si applica l'articolo 669-octies del codice di procedura civile, ed essi non perdono la loro efficacia se la causa non viene iniziata.

  2. Il magistrato designato provvede, in ogni caso, sulle spese del procedimento a norma degli articoli 91 e seguenti del codice di procedura civile.

  3. Quando il giudizio di merito non sia iniziato, la revoca e la modifica dell'ordinanza di accoglimento, esaurita l'eventuale fase di reclamo, possono essere sempre richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare. La revoca e la modifica sono concesse soltanto se si verificano mutamenti nelle circostanze. Possono altresì essere concesse sulla base di circostanze anteriori di cui è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza.

  4. Quando il giudizio di merito sia iniziato, si applicano gli articoli 669-novies, terzo comma, e 669-decies del codice di procedura civile. L'estinzione del giudizio di merito non determina l'inefficacia della misura cautelare di cui al comma 1.

  5. Contro tutti i provvedimenti in materia cautelare è dato reclamo a norma dell'articolo 669-terdecies del codice di procedura civile da proporsi nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento. Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento della proposizione del reclamo debbono essere proposti, nel rispetto del principio del contraddittorio, nel relativo procedimento. Il tribunale può sempre assumere informazioni e acquisire nuovi documenti. Non è consentita la rimessione al primo giudice.

  6. In nessun caso l'autorità del provvedimento cautelare è invocabile in un diverso processo.

  7. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della sezione I del capo III del titolo I del libro IV del codice di procedura civile.

 

Tribunale di Biella
                                                                   


Delibera di esclusione di socio di società cooperativa – Istanza ante causam di sospensione in sede cautelare ex art. 2378, 3° comma c.c. – Ammissibilità.

  Tribunale Catania 11 dicembre 2006 .


Società di persone – Esclusione del socio per gravi inadempienze – Periculum in mora – Provvedimento d’urgenza ex art. 700 e 23 d. lgs. n. 5/2003 – Ammissibilità.

Ha natura anticipatoria la domanda cautelare volta a richiedere, ex artt. 700 c.p.c. e 23 d. lgs. n. 5/03, l'esclusione di un socio ai sensi dell'art. 2286 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 10 marzo 2006 .


Nuovo diritto societario – Trasformazione di società di persone in società di capitali – Applicazione dell’art. 2500 ter c.c. a società costituite prima della riforma del diritto societario – Esclusione.

Trasformazione di società di persone in società di capitali – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza.

In ossequio al principio dell’irretroattività della legge di cui all’art. 11 delle preleggi ed in assenza di contraria disposizione di legge, l’art. 2500 ter c.c. - che consente la trasformazione delle società di persone in società di capitali con la semplice maggioranza delle quote anziché all’unanimità secondo quanto prevede l’art. 2252 c.c. - è applicabile esclusivamente alle società costituite dopo l’entrata in vigore della riforma del diritto societario.

Sono ravvisabili periculum in mora e fumus boni iuris a fondamento di un ricorso ex art. 700 c.p.c. volto ad impedire la trasformazione di una società di persone in società di capitali in assenza dei requisiti di legge.
Tribunale Reggio Emilia 13 gennaio 2006
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Processo societario – Azione di responsabilità contro gli amministratori – Procedimento cautelare di revoca degli amministratori – Incostituzionalità – Manifesta infondatezza.

Processo societario – Azione cautelare di revoca degli amministratori proposta ante causam – Ammissibilità – Legittimazione.

Processo societario – Azione cautelare di revoca degli amministratori – Pronuncia sulle spese – Necessità.

E’ manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 2476, 3° comma c.c. nella parte in cui prevede la revoca dell’amministratore come misura cautelare strumentale ad un’azione di merito avente un mero contenuto risarcitorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’azione cautelare di revoca degli amministratori prevista dall’art. 2476, 3° comma c.c., può essere proposta anche ante causam. L’esperibilità della tutela cautelare ante causam prevista nelle disposizioni del procedimento cautelare uniforme (art. 669 ter c.p.c.), non derogate sul punto dall’art. 23 D.lgs.n.5/2003, costituisce, infatti, regola generale dell’ordinamento processuale, finalizzata alla più ampia tutela delle posizioni soggettive e, pertanto, può subire deroghe solo ove queste siano dal legislatore esplicitate. La legittimazione a proporre detta azione spetta esclusivamente al socio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’azione cautelare di revoca degli amministratori prevista dall’art. 2476, 3° comma c.c., rientra nei provvedimenti cautelari di cui all’art. 23 d. lgs. n. 5/03, per cui è necessaria la pronuncia in ordine alle spese del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 settembre 2004
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Procedimento cautelare societario – Strumentalità del procedimento al successivo giudizio di merito – Indicazione della proponenda azione di merito – Necessità.

Non può essere condivisa la tesi secondo la quale, per effetto dell’art. 23, 7° co., d. lgs. 5/03 e della conseguente inapplicabilità dell’art. 669 octies c.p.c. ai procedimenti cautelari societari precedenti alla instaurazione del giudizio di merito, sarebbe venuta meno la necessaria strumentalità del procedimento e del provvedimento cautelare rispetto alla successiva cognizione piena, non essendo più subordinato il permanere della efficacia della pronuncia cautelare alla tempestiva introduzione del giudizio di merito. Deve, infatti, ritenersi che il requisito di strumentalità del cautelare non sia stato eliminato dalla norma in questione, ma meramente attenuato, con incidenza esclusiva sulla efficacia della misura cautelare, che rimane sì provvisoria (ovvero non assimilabile al giudicato: v.art.23,8° co., d.lgs.17.01.2003, n.5), ma stabile (sino all’eventuale pronuncia della sentenza di merito che si sostituisca al cautelare e non più sino alla vana decadenza del termine per introdurre il giudizio a cognizione piena). Tale attenuazione non comporta tuttavia il venir meno della necessaria indicazione dell’azione di merito (eventualmente) proponenda. Tale indicazione non è, infatti, solo funzionale al raffronto tra tutela cautelare richiesta e successive conclusioni nel merito, ma è anche, e soprattutto, indispensabile per valutare la competenza del Giudice adito, pur sempre determinata per relationem con quella del Giudice della cognizione piena, nonché alla verifica del fumus boni iuris, che va parametrato alla situazione giuridica soggettiva che il ricorrente si attribuisce ed alle modalità con le quali vuole tutelarla. Tribunale Latina 01 marzo 2004 .

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