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Art. 34 

Oggetto ed effetti di clausole compromissorie statutarie

 

  1. Gli atti costitutivi delle società, ad eccezione di quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio a norma dell'articolo 2325-bis del codice civile, possono, mediante clausole compromissorie, prevedere la devoluzione ad arbitri di alcune ovvero di tutte le controversie insorgenti tra i soci ovvero tra i soci e la società che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale.

  2. La clausola deve prevedere il numero e le modalità di nomina degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullità, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla società. Ove il soggetto designato non provveda, la nomina è richiesta al presidente del tribunale del luogo in cui la società ha la sede legale.

  3. La clausola è vincolante per la società e per tutti i soci, inclusi coloro la cui qualità di socio è oggetto della controversia.

  4. Gli atti costitutivi possono prevedere che la clausola abbia ad oggetto controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti e, in tale caso, essa, a seguito dell'accettazione dell'incarico, è vincolante per costoro.

  5. Non possono essere oggetto di clausola compromissoria le controversie nelle quali la legge preveda l'intervento obbligatorio del pubblico ministero.

  6. Le modifiche dell'atto costitutivo, introduttive o soppressive di clausole compromissorie, devono essere approvate dai soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale. I soci assenti o dissenzienti possono, entro i successivi novanta giorni, esercitare il diritto di recesso.

 

Tribunale di Biella
                                                                   


Tribunale delle Imprese – Patti parasociali – Nullità – Fattispecie

L’amministratore di una società ha l’obbligo giuridico di fornire la dimostrazione della destinazione dei beni presenti nel patrimonio, con la conseguenza che dalla mancata dimostrazione può essere legittimamente desunta la prova della loro distrazione o occultamento e che quindi può ravvisarsi la responsabilità dell’amministratore che non fornisca alcuna giustificazione circa l’impiego di alcuni crediti esposti in un precedente bilancio.

L’azione della curatela ex art. 146 L.F., sebbene prospettata sia con riferimento all’azione sociale che a quella dei creditori sociali, ove diretta alla condanna dell’amministratore al pagamento della sola differenza tra l’attivo ed il passivo, e non dell’intero danno arrecato alla società, va inquadrata nell’alveo dell’azione dei creditori sociali sicché essa può essere proposta innanzi al giudice ordinario anche laddove lo statuto sociale preveda una clausola di arbitrato rituale non essendo tale clausola opponibile a creditori sociali, che sono terzi rispetto alla società. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 14 aprile 2021
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Tribunale delle Imprese – Patti parasociali – Nullità – Fattispecie

L’amministratore di una società ha l’obbligo giuridico di fornire la dimostrazione della destinazione dei beni presenti nel patrimonio, con la conseguenza che dalla mancata dimostrazione può essere legittimamente desunta la prova della loro distrazione o occultamento e che quindi può ravvisarsi la responsabilità dell’amministratore che non fornisca alcuna giustificazione circa l’impiego di alcuni crediti esposti in un precedente bilancio.

L’azione della curatela ex art. 146 L.F., sebbene prospettata sia con riferimento all’azione sociale che a quella dei creditori sociali, ove diretta alla condanna dell’amministratore al pagamento della sola differenza tra l’attivo ed il passivo, e non dell’intero danno arrecato alla società, va inquadrata nell’alveo dell’azione dei creditori sociali sicché essa può essere proposta innanzi al giudice ordinario anche laddove lo statuto sociale preveda una clausola di arbitrato rituale non essendo tale clausola opponibile a creditori sociali, che sono terzi rispetto alla società. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 14 aprile 2021
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Società - Controversia avente ad oggetto anche l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società - Arbitrato - Esclusione

Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto anche l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società, atteso che le norme dirette a garantire i relativi requisiti non solo sono imperative, ma, essendo dettate, oltre che a tutela dell’interesse di ciascun socio ad essere informato dell’andamento della gestione societaria al termine di ogni esercizio, anche dell’affidamento di tutti i soggetti che con la società entrano in rapporto, i quali hanno diritto a conoscere la situazione patrimoniale e finanziaria dell’ente, trascendono l’interesse del singolo ed attengono, pertanto, a diritti indisponibili.

Salvo che l’atto costitutivo della società a responsabilità limitata non contenga una disciplina diversa, deve presumersi che l’assemblea dei soci sia validamente costituita ogni qual volta i relativi avvisi di convocazione siano stati spediti agli aventi diritto almeno otto giorni prima dell’adunanza (o nel diverso termine eventualmente in proposito indicato dall’atto costitutivo), ma tale presunzione può essere vinta nel caso in cui il destinatario dimostri che, per causa a lui non imputabile, egli non abbia affatto ricevuto l’avviso di convocazione o lo abbia ricevuto così tardi da non consentirgli di prendere parte all’adunanza, in base a circostanze di fatto il cui accertamento e la cui valutazione in concreto sono riservati alla cognizione del giudice di merito.
Tribunale Torino 06 settembre 2020
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Arbitrato – Clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale – Conformità alla norma di cui all'articolo 34 D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 – Necessità.

La norma dell’art. 34 D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, contempla l’unica ipotesi di clausola compromissoria che possa essere introdotta negli atti costituitivi delle società, restando escluso il ricorso in via alternativa od aggiuntiva alla clausola compromissoria di diritto comune prevista dall’art. 808 c.p.c. Ne consegue che se, in violazione di tale prescrizione, l’atto costitutivo preveda invece una forma di clausola compromissoria che non rispetti i requisiti, in punto di nomina, degli arbitri indicati dalla norma speciale, la nullità di tale pattuizione comporta che la controversia societaria possa essere introdotta soltanto davanti alla autorità giudiziaria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 13 febbraio 2013 .


Società - Clausola compromissoria - Applicazione dell'articolo 34, comma 2, d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003 - Irretroattività.

La validità di una clausola compromissoria in relazione all'art. 34, comma 2, d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003, deve essere valutata con riferimento al momento in cui è stata redatta; sotto il profilo sostanziale trova, infatti, applicazione il principio della irretroattività della legge nel tempo. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Appello Bologna 26 marzo 2012 .


Arbitrato - Arbitrato societario - Clausola compromissoria statutaria - Società di persone - Obbligo di adeguamento all'art. 34 del d.lgs. n. 5 del 2003 - Esclusione.

Arbitrato - Arbitrato di diritto comune - Clausola compromissoria statutaria - Società in genere - Ammissibilità.

Le disposizioni di cui agli artt. 223 bis e 223 duodecies disp. att. c.c. prevedono l'obbligo di adeguamento unicamente per le società di capitali, conseguentemente non può neppure essere messa in discussione la validità delle clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone redatti prima dell'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)

L'arbitrato societario di cui al d. lgs. n. 5 del 2003 è da considerarsi alternativo rispetto all'arbitrato di diritto comune, sia rituale sia irrituale, cosicché è rimessa alla discrezione delle parti la scelta di utilizzare l'arbitrato di diritto comune in materia societaria anche dopo l'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 07 ottobre 2011
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Società – Clausola compromissoria – Patto parasociale successivo alla costituzione della società – Omessa previsione del potere di nomina degli arbitri a soggetto estraneo – Nullità ex art. 34 d.lgs. n. 5/2003 – Insussistenza.

La nullità prevista dall’art. 34 del d.lgs. n. 5/2003 per la clausola contenuta negli atti costitutivi che non conferisca il potere di nomina degli arbitri a soggetto estraneo alla società riguarda esclusivamente le clausole compromissorie statutarie, quelle cioè contenute negli atti costitutivi delle società, con la conseguenza che è estranea a tale previsione la clausola contenuta in un accordo parasociale successivo alla costituzione della società medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 19 ottobre 2009 .


Società cooperativa – Clausola arbitrale del regolamento – Impugnazione della delibera di approvazione del bilancio – Applicabilità – Esclusione.

Nell’ambito di una società cooperativa, la clausola arbitrale contenuta nel regolamento interno volto a regolamentare la scelta, la assegnazione ed il pagamento delle unità immobiliari costruite per i soci, non è applicabile al procedimento di impugnazione della delibera di approvazione del bilancio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 12 maggio 2008 .


Arbitrato societario – Accertamento della causa di scioglimento della società – Devoluzione della questione agli arbitri – Esclusione.

La questione relativa alla sussistenza della causa di scioglimento della società - che costituisce il presupposto per la nomina giudiziale del liquidatore - riguarda non già il personale interesse dei soci, di per sé disponibile, ma l’interesse generale al mantenimento in vita della società, in quanto tale indisponibile e, come tale, non è compromettibile e devolvibile al giudizio di arbitri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 05 febbraio 2008 .


Processo societario – Arbitrato endosocietario di cui agli artt. 34 e segg. d. lgs. n. 5/03 – Arbitrato irrituale – Ammissibilità.

Processo societario – Arbitrato endosocietario di cui agli artt. 34 e segg. d. lgs. n. 5/03 – Natura – Tipo autonomo di procedimento.

Processo societario – Arbitrato endosocietario – Arbitrato libero o irrituale – Necessaria previsione del potere di nomina degli arbitri da parte di soggetto estraneo alla società – Esclusione.

L’istituto regolato dall’art. 34 e segg. Del D. Lgs. n. 5/03 non è l’unica forma consentita di arbitrato e di clausola compromissoria in materia endo societaria. La norma citata, infatti, ha inteso unicamente introdurre nell’ordinamento, per le controversie endo societarie, un particolare tipo di arbitrato in base a clausola compromissoria (caratterizzato da talune particolarità, tra cui l’automatica estensione della clausola agli amministratori, liquidatori e sindaci che abbiano accettato la carica, ancorché non parti del contratto sociale), senza con ciò precludere alle parti di valersi di clausole compromissorie di diritto comune, siano esse per arbitrato rituale che per arbitrato libero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il procedimento arbitrale previsto agli artt. 34 e segg. del D. Lgs. n. 5/03 non è, nella sua struttura complessiva, quello ordinario modificato in funzione della specifica materia, bensì costituisce un distinto tipo di procedimento in sé concluso (ancorché coincidente per taluni aspetti con quello di diritto comune o necessitante di integrazioni analogiche tratte da tale disciplina). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli artt. 34 e segg. del D. Lgs. n. 5/03 non escludono la compatibilità di una clausola per arbitrato libero con la materia endo societaria e tale clausola per arbitrato irritale, di per sé consentita, non deve necessariamente rispettare la norma di cui all’art. 34, 2° comma che impone il conferimento del potere di nomina degli arbitri a soggetto estraneo alla società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Torino 08 marzo 2007
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Società a responsabilità limitata – Arbitrato – Materie compromettibili – Annullamento di delibera di aumento del compenso agli amministratori – Esclusione.

La domanda di annullamento della delibera assembleare, con la quale i soci di maggioranza hanno disposto un aumento dei compensi degli amministratori non giustificato e non coerente con la situazione economica della società e con la finalità indiretta di ridurre gli utili sociali dei soci di minoranza, deve ritenersi sottratta alla devoluzione arbitrale, in quanto coinvolgente interessi superindividuali della società (contenimento delle spese) e della generalità dei soci (distribuzione degli utili). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella 15 gennaio 2005 .


Società a responsabilità limitata – Mancato adeguamento dello statuto – Clausola arbitrale – Nullità – Sussistenza.

Società a responsabilità limitata – Impugnazione della delibera di riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale – Omesso deposito della relazione sulla situazione patrimoniale – Nullità – Sussistenza.

La clausola arbitrale che, alla data del 1 ottobre 2004, non sia stata adeguata alla nuova normativa in materia societaria e che preveda il conferimento del potere di nomina degli arbitri in capo a soggetti intranei alla compagine sociale deve essere considerata radicalmente nulla; trattasi di nullità radicale che priva di qualsivoglia effetto nella sua interezza la originaria scelta compromissoria, non potendo nella specie trovare applicazione il meccanismo di salvezza di cui al comma II dell'art 1419 cc per le ipotesi di nullità parziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma contenuta nell’art. 2446 c.c., la quale subordina la validità della delibera assembleare di riduzione e ricostituzione del capitale sociale al deposito, durante gli otto giorni che precedono la relativa assemblea, di una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale della società idonea a rappresentare l’effettiva ed attuale consistenza economica dell’ente, è applicabile anche alla fattispecie prevista dall’art. 2447 c.c. di riduzione per perdite del capitale sociale al di sotto del minimo legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 26 novembre 2004
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Nuovo processo societario – Arbitrato – Applicazione limitata ai diritti disponibili.

Nuovo processo societario – Arbitrato – Materie compromettibili – Cognizione incidenter tantum delle materie non compromettibili – Decisione secondo diritto.

Società – Vizi della delibera assembleare – Abuso ed eccesso di potere – Distinzione.

Società a responsabilità limitata – Recesso del socio – Determinazione del valore della quota – Valore di mercato al momento del recesso.

Società a responsabilità limitata – Esclusione del socio – Rimborso della quota – Valore contabile del patrimonio sociale – Illegittimità.

Al fine di individuare le materie che possono formare oggetto di compromesso nell’ambito dei rapporti societari, occorre fare riferimento all’art. 34 del d. lgs. 5/03, il quale pone il limite delle controversie che abbiano per oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale.

Il nuovo sistema normativo dell’arbitrato in materia societaria può quindi essere così schematicamente riassunto: (a) l’oggetto del giudizio arbitrale rimane limitato, ex art. 34, alle sole materie compromettibili secondo i tradizionali criteri; (b) in queste materie, ex art. 36, l’arbitro può 'conoscere' di questioni non compromettibili incidenter tantum, in tal caso dovendo decidere inderogabilmente secondo diritto; (c) in ogni caso l’arbitro deve decidere secondo diritto, finanche ove non sussista la necessità di conoscere di questioni non compromettibili, se l’oggetto del giudizio è costituito dalla validità di delibere assembleari.

E’ condivisibile l’orientamento che affronta il problema dell’abuso e dell’eccesso di potere come vizio di legittimità della delibera assembleare alla luce del criterio della buona fede oggettiva e della correttezza stabilito dall’art. 1375 c.c.; si ritiene tuttavia preferibile quella dottrina che differenzia l’abuso dall’eccesso di potere, individuando il primo come limite negativo alle prerogative assembleari (quello cioè di non perseguire pure finalità extrasociali, id est contrarie all’interesse sociale) ed il secondo, l’eccesso di potere, come limite positivo (quale quello della proiezione della delibera nell’ambito del perseguimento dell’interesse sociale, ma con violazione di diritti di singoli soci non disponibili da parte della maggioranza).

Al fine di individuare il criterio dettato dall’art. 2473, co. 3° c.c., per la determinazione del valore della quota del socio receduto, è possibile ricercare l’intenzione del legislatore quale emerge dalla relazione ministeriale ove è chiarito che 'la disciplina dettata dal comma 3 dell’art. 2473 (..) tende ad assicurare che la misura della liquidazione della partecipazione avvenga nel modo più aderente possibile al suo valore di mercato; ed introduce un procedimento volto a superare le soluzioni penalizzanti tuttora adottate dal diritto vigente'. L’art. 2473 co. 3 c.c. va, pertanto, inteso nel senso che al socio è riconosciuto il diritto di ottenere il valore di mercato della sua partecipazione, determinato con riferimento al momento in cui è stato esercitato il recesso.

E’ illegittima per difformità dal modello legale previsto dall’art. 2473 c.c. la clausola statutaria che nell’ipotesi di esclusione del socio prevede il rimborso della quota in base al valore contabile del patrimonio sociale secondo l’ultimo bilancio approvato, con esclusione di plusvalenze consolidate dalle società.
Tribunale Lucca 03 novembre 2004
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Società a responsabilità limitata – Ultrattività della clausola arbitrale non adeguata alla nuova normativa – Insussistenza – Sostituzione automatica della clausola arbitrale nulla – Inapplicabilità.

Società a responsabilità limitata – Impugnazione delle delibere – Limiti alla legittimazione attiva del socio – Insussistenza.

Società a responsabilità limitata – Convocazione dell’assemblea – Poteri.

Le disposizioni statutarie in contrasto con la nuova disciplina processuale cessano di avere efficacia con l’entrata in vigore della riforma del diritto societario, per cui non è possibile ritenere che la clausola arbitrale difforme dalla nuova disciplina possa perpetuare la sua efficacia nel periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 30 settembre 2004. Deve parimenti escludersi che al mancato adeguamento della clausola arbitrale si possa sopperire con la sostituzione automatica delle disposizioni contra legem con quelle di legge in applicazione della regola prevista dall’art. 1419 c.c.; la possibilità di ricorrere al presidente del tribunale per l’ipotesi di inerzia del terzo nella nomina degli arbitri non consente, infatti, di sopperire alla clausola che non preveda –così come la nuova normativa impone– che gli arbitri vengano nominati da un terzo e non dalle parti.

La mancata inclusione del terzo comma dell’art. 2377 c.c. tra i commi della stessa norma richiamati dall’art. 2479 ter c.c. è sintomatica della volontà del legislatore di non porre limiti alla possibilità per socio di società a responsabilità limitata di impugnare le delibere sociali.

Qualora l’atto costitutivo di società a responsabilità limitata preveda, ai sensi dell’art. 2479 bis, co. 1°, cc., che la convocazione dell’assemblea venga effettuata da parte dal cda di fatto composto da tre membri, solo detto organo collegiale è legittimato a tale convocazione, dovendosi la stessa ritenere nulla ove operata dal presidente del cda in quanto tale.
Tribunale Latina 22 giugno 2004
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Nuovo diritto societario – Nomina del liquidatore – Arbitrato – Inammissibilità.

Diritto societario – Causa di scioglimento della società – Potere del tribunale di nomina del liquidatore.

Le fattispecie di scioglimento della società previste dall’art. 2484 c.c. costituiscono ipotesi di scioglimento ex lege e, come tali, non costituendo diritti disponibili, non posso formare oggetto di arbitrato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il Tribunale, in presenza di una causa di scioglimento della società ed in mancanza di una nomina del liquidatore, è tenuto a provvedere in sostituzione dell’assemblea e ciò anche nell’ipotesi in cui non sia stata proposta esplicita domanda ex art. 32 d. lgs. n. 5/03. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 12 maggio 2004
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