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Ultime 10 decisioni pubblicate su questo sito


Magistratura - Critiche espresse da un sostituto all'operato del procuratore capo e del P.G. - Continenza - Illecito ex art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Insussistenza - Fondamento - Fattispecie

Il comportamento del magistrato del P.M. che, nel corso di una conversazione privata e confidenziale con un solo altro interlocutore, abbia usato espressioni di non condivisione di una disposizione organizzativa del procuratore capo e, più in generale, di prassi ritenute proprie anche degli uffici superiori, non integra gli estremi della grave scorrettezza, ex art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, se ed in quanto la critica si sia manifestata con toni oggettivamente non offensivi, né derisori, rientrando essa nella libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita anche al magistrato, sia pure temperata in relazione agli specifici doveri incombenti sullo stesso. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto continente la critica espressa da un sostituto procuratore, il quale nel corso di una conversazione telefonica con un giornalista intercettata per la captazione dell’utenza di quest’ultimo nell’ambito di un procedimento penale, con riguardo a un provvedimento organizzativo - peraltro ritenuto non vincolante dalla sentenza disciplinare - emanato dal procuratore capo, aveva affermato che esso era la riprova di una prassi, da parte del medesimo procuratore e del P.G., di provvedimenti inutili o superflui adottati al solo fine di assicurare un ossequio formale alle incombenze istituzionali). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 ottobre 2017, n.24969.




Magistratura - Procedimento disciplinare - Trasferimento disciplinare del magistrato e indicazione della sede e delle funzioni - Fondamento - Fattispecie

Nel disporre il trasferimento quale misura cautelare, la sezione disciplinare del CSM può individuare la sede e le funzioni dell'ufficio di destinazione del magistrato, poiché la natura e lo scopo della misura cautelare impongono una celere definizione, risultando intrinsecamente contraddittorio un sistema che vedesse "diviso", con diverse attribuzioni di competenze, il potere cautelare di trasferimento e quello di indicazione della sede e delle funzioni, dando luogo ad un aggravio procedurale capace di rendere concretamente "inutile" il trasferimento. (Nella specie, la S.C., ha respinto le censure relative all'assegnazione al settore civile del magistrato, il quale affermava che tale possibilità non fosse normativamente prevista, prevedendo l'art 13 del d.lgs. n. 109 del 2006 soltanto il trasferimento ad altro ufficio, senza alcuna specificazione di funzioni civili o penali). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 febbraio 2018, n.2804.




Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Ordinanza di vendita - Termine per il deposito della cauzione da parte degli offerenti - Natura perentoria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Prorogabilità - Esclusione

Nell'ambito dell'espropriazione immobiliare, il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita con incanto, ai sensi dell'art. 576, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo "ratione temporis" vigente, anteriore alle modifiche introdotte dalle leggi n. n. 80 e 263 del 2005), per il deposito della cauzione da parte degli offerenti è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato; il deposito della cauzione rappresenta infatti la modalità attraverso la quale la parte che lo esegue manifesta la volontà di essere ammessa a partecipare al procedimento di vendita, il quale, essendo informato al canone base della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire, postula che le condizioni fissate dal giudice nell'avviso di vendita restino inalterate. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 gennaio 2010, n.262.




Esecuzione iniziata in base a titolo successivamente dichiarato inesistente - Effetti della vendita medio tempore effettuata - Salvezza dei diritti del terzo aggiudicatario - Condizioni - Diritto dell'esecutato al risarcimento del danno nei confronti dell'espropriante - Sussistenza

Il sopravvenuto accertamento dell'inesistenza di un titolo idoneo a giustificare l'esercizio dell'azione esecutiva non fa venir meno l'acquisto dell'immobile pignorato, che sia stato compiuto dal terzo nel corso della procedura espropriativa in conformità alle regole che disciplinano lo svolgimento di tale procedura, salvo che sia dimostrata la collusione del terzo col creditore procedente. In tal caso, tuttavia, resta salvo il diritto dell'esecutato di far proprio il ricavato della vendita e di agire per il risarcimento dell'eventuale danno nei confronti di chi, agendo senza la normale prudenza, abbia dato corso al procedimento esecutivo in difetto di un titolo idoneo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 novembre 2012, n.21110.




Condominio - Accessione - Costruzione su suolo comune da parte di comproprietario - Acquisto per accessione dei comproprietari non costruttori - Sussistenza - Condizioni

La costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene, per accessione, ai sensi dell’art. 934 c.c., di proprietà comune agli altri comproprietari dell'immobile, salvo contrario accordo, traslativo della proprietà del terreno o costitutivo di un diritto reale su di esso, che deve rivestire la forma scritta “ad substantiam”. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 febbraio 2018, n.3873.




Condominio negli edifici - Parti comuni dell'edificio - Costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune - Costituzione diritto di superficie - Idoneità - Esclusione - Effetti - Preclusione "ius tollendi" - Sussistenza - Fondamento

In tema di accessione, il consenso alla costruzione eseguita da uno dei comproprietari del suolo, manifestato dal comproprietario non costruttore, pur non essendo idoneo a costituire un diritto di superficie o altro diritto reale, preclude l'esercizio dello "ius tollendi". Peraltro, ove tale diritto non venga o non possa essere esercitato, i comproprietari del suolo sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di proprietà, le spese sostenute per l'edificazione dell'opera. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 febbraio 2018, n.3873.




 

Le Sez. U, risolvendo le relative questioni di massima di particolare importanza, concernenti i crediti per spese giudiziali dell’avvocato, hanno affermato che:
1) a seguito dell’introduzione dell’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, la controversia di cui all’art. 28 della l. n. 794 del 1942, come sostituito dal citato d.lgs., può essere introdotta con un ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario “speciale” disciplinato dagli artt. 3, 4 e 14 d.lgs. 150/2011, o con il procedimento per decreto ingiuntivo ex artt. 633 ss. c.p.c. (e l’eventuale opposizione si dovrebbe proporre ai sensi dell’art. 702 bis ss. c.p.c. e nel relativo procedimento troverebbero applicazione gli artt. 648, 649, 653 e 654 c.p.c.), essendo, invece, esclusa la possibilità di introdurre l'azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702 bis ss. c.p.c.;
2) la controversia di cui all'art. 28 della l. n. 794 del 1942, introdotta sia ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c., sia in via monitoria, avente ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell'avvocato, resta soggetta al rito di cui all'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, anche quando il cliente sollevi contestazioni riguardo all'an;
3) soltanto qualora il convenuto svolga una difesa che si articoli con la proposizione di una domanda (riconvenzionale, di compensazione o di accertamento pregiudiziale), la trattazione di quest’ultima dovrà avvenire, ove si presti ad un’istruttoria sommaria, con il rito sommario (congiuntamente a quella proposta ex art. 14 d.lgs. n. 150 dal professionista) e, in caso contrario, con il rito ordinario a cognizione piena, previa separazione delle domande;
4) qualora la domanda introdotta dal cliente non appartenga alla competenza del giudice adìto, troveranno applicazione gli artt. 34, 35 e 36 c.p.c. dettate in tema di spostamento della competenza per connessione. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 23 febbraio 2018, n.4485.




Avvocato - Albo - Iscrizione - Richiesta di reiscrizione dopo una condanna penale - Apprezzamento del Consiglio dell'Ordine - Criteri - Valutazione del comportamento successivo - Necessità

Qualora dopo la radiazione dall’albo per effetto di una condanna penale l’avvocato chieda la reiscrizione, il Consiglio dell’ordine deve valutare se l’istante possa ritenersi nuovamente affidabile, avendo riguardo alla gravità del fatto commesso e, soprattutto, al comportamento successivo del richiedente. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittimo il rigetto della domanda di reiscrizione dovuto alla gravità del commesso reato di bancarotta nonché, principalmente, alla circostanza che l’istante non aveva provveduto a risarcire le parti lese). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 dicembre 2017, n.30589.




Avvocato - Giudizi disciplinari - Sanzioni disciplinari - Cancellazione dall'albo - Nuovo codice deontologico forense - Applicabilità ai procedimenti pendenti - Condizioni - Individuazione della sanzione più favorevole - Criteri

In tema di giudizi disciplinari nei confronti degli avvocati, le norme del codice deontologico forense approvato il 31 gennaio 2014 si applicano anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato, avendo l’art. 65, comma 5, della l. n. 247 del 2012, recepito il criterio del "favor rei", in luogo di quello del "tempus regit actum", con la conseguenza che la sanzione della cancellazione dall'albo, in quanto non più prevista, è inapplicabile e, in luogo di essa, deve essere comminata la sospensione dall'albo nella durata prevista dal nuovo codice deontologico, anche ove in concreto superiore rispetto a quella dettata dal precedente, poiché, nel caso di successione di leggi, non si può procedere ad una combinazione delle disposizioni più favorevoli della nuova legge con quelle più favorevoli della vecchia, in quanto ciò comporterebbe la creazione di una terza legge, diversa sia da quella abrogata, sia da quella in vigore, ma occorre applicare integralmente quella delle due che, nel suo complesso, risulti, in relazione alla vicenda concreta oggetto di giudizio, più vantaggiosa.(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione impugnata che, nel comminare all'incolpato, in forza delle nuove previsioni, la sospensione in luogo della cancellazione dall'albo, determinava detta sanzione in tre anni, sebbene la disciplina precedente limitasse la durata della stessa da due mesi ad un anno, tenendo conto dell’attuale possibilità di comminare tale sanzione sino a cinque anni). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 dicembre 2017, n.30993.




Insolvenza transfrontaliera - Dichiarazione di fallimento all'estero di società - Effetti immediati negli altri Stati membri ex Regolamento CE n. 1346 del 2000 - Conseguenze - Apertura di concorrente procedura di insolvenza principale - Esclusione

Ai sensi dell'art. 16 del Regolamento CE n. 1346 del 2000, la decisione di apertura della procedura d'insolvenza da parte di un giudice di uno Stato membro che si sia ritenuto competente, quale giudice dello Stato nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, è riconosciuta in tutti gli altri Stati membri non appena produca effetto in quello in cui è adottata, senza che ai giudici di tali altri Stati sia consentito di sottoporla a valutazione. Ne consegue che le eventuali procedure aperte successivamente in un altro Stato membro, nel cui territorio il debitore possiede una dipendenza, sono procedure secondarie. (Nella specie, la S.C., a seguito della sopravvenuta dichiarazione di fallimento in Lussemburgo di una società per azioni intervenuta nelle more di analogo giudizio pendente in Italia, ha ritenuto inammissibile, per carenza di interesse, il regolamento di giurisdizione proposto dal fallimento). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 novembre 2017, n.27280.



  

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