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Incompatibilità dei membri del CSM che abbiano deliberato sugli stessi fatti in via amministrativa e ricusazione

Magistratura - Procedimento disciplinare - Sezione disciplinare del CSM - Art. 4 della l. n. 195 del 1958 - Mancata previsione dell'incompatibilità dei componenti che abbiano deliberato sugli stessi fatti in sede amministrativa - Questione di legittimità costituzionale in relazione all'art. 117, comma 1, Cost. ed all'art. 6 della CEDU - Manifesta infondatezza - Fondamento

In tema di procedimento disciplinare a carico di magistrati, la circostanza che l'art. 4 della legge n. 195 del 1958 non preveda l'incompatibilità dei componenti della Sezione Prima del Consiglio Superiore della Magistratura che abbiano deliberato sugli stessi fatti in via amministrativa (nella specie, riguardo a proposte di non conferma nell'incarico direttivo e di trasferimento d'ufficio del magistrato incolpato), non pone tale norma in contrasto con gli artt. 117 Cost. e 6 CEDU, poiché, venendo in rilievo una situazione suscettibile di essere apprezzata come causa di ricusazione, l'interessato ha il potere di ricorrere a tale strumento, compatibile con il procedimento disciplinare, come chiarito dalla giurisprudenza della stessa Sezione disciplinare del CSM. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 giugno 2019, n.15385.




Magistratura: ritardo nel deposito di 177 sentenze civili ed inosservanza del cd. 'piano di rientro'

Magistratura - Procedimento disciplinare - Ritardo nel deposito dei provvedimenti - Inosservanza del cd. “piano di rientro” - Illecito ex art. 2, comma 1, lett. n), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Sostenibilità ed esigibilità del programma, seppure concordato - Elemento indefettibile

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, la sostenibilità del cd. "piano di rientro" per lo smaltimento dei procedimenti o processi in cui siano maturati dei ritardi nel deposito dei relativi provvedimenti, predisposto dal presidente del Tribunale ai sensi del punto 60.4 della circolare del Consiglio superiore della magistratura sulla formazione delle tabelle di organizzazione degli uffici giudiziari, seppur concordato con il magistrato interessato, è elemento indefettibile - stabilito dalla stessa fonte abilitante il potere organizzativo - del programma di riduzione dei ritardi e, quindi, misura del comportamento rilevante sul piano dell'illecito disciplinare di cui al d.lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. n) che, in detta specifica concretizzazione, richiede la necessaria verifica della esigibilità della condotta di riparazione richiesta al magistrato, la quale, evidentemente, tende a evitare addebiti ridondanti in ipotesi di responsabilità oggettiva. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2019, n.14526.




Formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione

Giudicato implicito - Formazione - Condizioni - Configurabilità in relazione a sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale - Esclusione

Ai fini della formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione, è necessaria l'esistenza, nella sentenza di primo grado, di un capo autonomo su di essa impugnabile, ma non impugnato, in appello. Tale situazione non è configurabile in ordine ad una sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale poiché nell'ambito del plesso giurisdizionale della Corte dei conti o del Consiglio di Stato, l'eccesso di potere che si sia determinato, in ipotesi, nel giudizio di primo grado, dovrà essere corretto con l'esperimento delle relative impugnazioni; pertanto l'interesse a ricorrere alle Sezioni Unite potrà sorgere esclusivamente rispetto alla sentenza d'appello che, essendo espressione dell'organo di vertice del relativo plesso giurisdizionale speciale, è anche la sola suscettibile di arrecare un "vulnus" all'integrità della sfera delle attribuzioni degli altri poteri, amministrativo e legislativo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 maggio 2019, n.13436.




Appalto di opere pubbliche, domanda risarcitoria dell'appaltatore e giurisdizione

Appalto di opere pubbliche - Ritardata esecuzione dei lavori per causa riferibile all'Amministrazione - Domanda risarcitoria dell'appaltatore - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza

In materia di appalto di opere pubbliche, la qualificazione della domanda dell'appaltatore come volta ad ottenere non la revisione dei prezzi, che presuppone la mancanza di colpa dell'Amministrazione, ma il risarcimento del danno derivante dalla ritardata esecuzione dei lavori per causa imputabile alla committente, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 maggio 2019, n.14696.




Sul sindacato del giudice sugli atti dell’Autorità Garante

Procedimenti sanzionatori adottati dalle Autorità amministrative indipendenti – Sindacato – Limiti

In materia di limiti esterni del sindacato del g.a. in tema di provvedimenti sanzionatori adottati dalle Autorità amministrative indipendenti, se al giudice amministrativo non e’ consentito sostituirsi all’Autorita’ nelle attivita’ di accertamento ed applicazione della legge con un proprio provvedimento, nondimeno il sindacato giurisdizionale non puo’ dirsi limitato ai profili giuridico-formali dell’atto amministrativo. E’, infatti, la necessita’ di una tutela giurisdizionale piena a richiedere che anche le eventuali contestazioni in punto di fatto debbano esser risolte dal giudice, quando da tali contestazioni dipenda la legittimita’ del provvedimento amministrativo che ha inciso sulla posizione giuridica del soggetto. Più in particolare, quando entra in gioco una valutazione di natura tecnica operata dall’Autorita’ garante la verifica del giudice, inserendosi pur sempre in un sindacato di legittimita’ e non di merito, e’ destinata ad arrestarsi sul limite oltre il quale la stessa opinabilita’ dell’apprezzamento operato dall’amministrazione impedisce d’individuare un parametro giuridico che consenta di definire quell’apprezzamento illegittimo. La tendenza verso un sindacato giurisdizionale pieno si’, ma non integralmente sostitutivo delle prerogative riservate all’Autorita’, ha trovato un’importante conferma in sede legislativa allorche’, nel recepire la direttiva 2014/104/EU e nel riconoscere il carattere vincolante delle decisioni antitrust definitive nei giudizi civili di risarcimento, il legislatore ha fra l’altro affermato che “Il sindacato del giudice del ricorso comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento della decisione impugnata e si estende anche ai profili tecnici che non presentano un oggettivo margine di opinabilita’, il cui esame sia necessario per giudicare la legittimita’ della decisione”, in tal modo normativizzando parte dei principi espressi dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 1013/2014, a proposito della riserva comunque garantita all’Autorita’ in tema di valutazioni tecnico discrezionali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2019, n.11929.




Sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Provvedimenti delle Autorità indipendenti - Sindacato di legittimità del giudice amministrativo - Contenuto - Verifica diretta dei presupposti di fatto - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie

Il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pur non estendendosi al merito con conseguente sostituzione di un proprio provvedimento con quello impugnato, comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento dell'atto e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicarne della legittimità, salvo non includano valutazioni ed apprezzamenti che presentino un oggettivo margine di opinabilità nel qual caso il sindacato è limitato alla verifica della non esorbitanza dai suddetti margini di opinabilità, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell' Autorità Garante (nella specie le S.U. hanno rigettato le censure di sconfinamento del controllo giurisdizionale del Consiglio di Stato che ha reputato illegittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sulla base della qualificazione in termini di liceità del messaggio pubblicitario). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2019, n.11929.




Ricorso incidentale tardivo proposto da altro condòmino che non è stato parte nei giudizi di merito

Ricorso per cassazione in controversia condominiale sulle parti comuni - Ricorso incidentale tardivo proposto da altro condòmino che non è stato parte nei giudizi di merito - Legittimazione - Sussistenza - Fondamento

Nelle controversie condominiali che investono i diritti dei singoli condòmini sulle parti comuni, ciascun condòmino ha, in considerazione della natura dei diritti contesi, un autonomo potere individuale - concorrente, in mancanza di personalità giuridica del condominio, con quello dell'amministratore - di agire e resistere a tutela dei suoi diritti di comproprietario "pro quota", sicché è ammissibile il ricorso incidentale tardivo del condòmino che, pur non avendo svolto difese nei precedenti gradi di merito, intenda evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti del condominio senza risentire dell'analoga difesa già svolta dallo stesso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 aprile 2019, n.10934.




Magistrato sottoposto a procedimento penale e sospensione dalle funzioni

Disciplina della magistratura - Procedimento disciplinare - In genere - Magistrato sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo - Sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio - Presupposti - Gravità dei fatti ascritti in sede penale - Valutazione -  Necessità - Pericolo di reiterazione della condotta illecita - Irrilevanza - Fattispecie

La sospensione cautelare facoltativa, prevista dall'art. 22 del d.lgs. n. 109 del 2006 per il caso del magistrato sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo punibile, anche in via alternativa, con pena detentiva, impone al giudice disciplinare di valutare la gravità dei fatti ascritti in sede penale, tenendo conto del titolo dei delitti e di tutte le circostanze del caso concreto ai fini del giudizio circa l'esistenza di una lesione del prestigio e della credibilità dell'incolpato tale da non essere compatibile con l'esercizio delle funzioni, mentre nessun rilievo assume la valutazione del pericolo di reiterazione delle contestate condotte illecite. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione del giudice disciplinare che, pur avendo riconosciuto la gravità dei fatti addebitati ad un G.I.P. cui era stato contestato il reato di rivelazione di segreto d'ufficio, aveva rigettato la richiesta di sospensione cautelare facoltativa dell'incolpato in ragione della ritenuta assenza del rischio di reiterazione delle condotte contestate, per essere stato il magistrato trasferito ad altro tribunale ed allontanato, quindi, dal contesto ambientale nel quale quelle condotte erano maturate). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 febbraio 2019, n.4882.




La pendenza del processo penale relativo agli stessi fatti non determina la necessaria sospensione del procedimento disciplinare

Sospensione del procedimento disciplinare fino alla definizione di quello penale per i medesimi fatti - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

In materia di procedimento disciplinare a carico di magistrati, la pendenza di un processo penale relativo agli stessi fatti non determina la necessaria sospensione del procedimento disciplinare in attesa della definizione del giudizio penale, atteso che, nelle due ipotesi, i criteri di accertamento della responsabilità sono diversi in ragione della diversità del bene tutelato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto legittimo il rigetto, da parte del giudice disciplinare, dell'istanza di sospensione presentata da un magistrato che, per la mancata astensione in un procedimento civile che coinvolgeva un prossimo congiunto, era stato incolpato in ambito disciplinare ex art. 2, comma 1, lett. c), del d. lgs. n. 109 del 2006 e, in ambito penale, per abuso d'ufficio ex art. 323 c.p.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 marzo 2019, n.6962.




Rapporti tra giudizio penale e civile e sospensione necessaria: le Sez. Unite affermano il principio della interpretazione restrittiva

Rapporti tra giudizio penale e civile - Operatività della sospensione necessaria - Ambito di applicazione

In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75 c.p.p., comma 3, che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651 bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 21 maggio 2019, n.13661.



  

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