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Le Sezioni Unite sulla notificazione a mezzo posta in caso di assenza o rifiuto del destinatario: occorre produrre il CAD

Notificazione a mezzo posta di atto impositivo o processuale – Prova del perfezionamento della procedura notificatoria – Produzione giudiziale dell'avviso di ricevimento del CAD – Necessità

In tema di notifica di un atto impositivo ovvero processuale tramite il servizio postale secondo le previsioni della legge n. 890 del 1982, qualora l’atto notificando non venga consegnato al destinatario per rifiuto a riceverlo ovvero per temporanea assenza del destinatario stesso ovvero per assenza/inidoneità di altre persone a riceverlo, la prova del perfezionamento della procedura notificatoria può essere data dal notificante esclusivamente mediante la produzione giudiziale dell’avviso di ricevimento della raccomandata che comunica l’avvenuto deposito dell’atto notificando presso l’ufficio postale (cd. CDA), non essendo a tal fine sufficiente la prova dell’avvenuta spedizione della raccomandata medesima. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 aprile 2021, n.10012.




Transazione fiscale: il diniego dell’Agenzia delle entrate si impugna avanti al giudice ordinario della procedura concorsuale

Transazione fiscale – Diniego dell’Agenzia delle entrate – Impugnazione – Competenza

Negli accordi di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. e nel concordato preventivo, la controversia che scaturisce dalla impugnazione della mancata adesione alla transazione fiscale da parte dell’Agenzia delle entrate è di competenza del giudice ordinario fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 marzo 2021, n.8504.




Quando la Cassazione può decidere sulla tardività dell’opposizione agli atti esecutivi

Esecuzione forzata – Opposizione agli atti esecutivi – Tardività – Questione non decisa dal giudice di merito – Decadenza processuale rilevabile d’ufficio – Decisione in sede di legittimità

La questione della tardività dell’opposizione proposta ex art. 617 c.p.c., ove non decisa dal giudice del merito e dunque non coperta da giudicato interno, può e deve essere delibata in sede di legittimità, ancorché non dedotta come motivo di ricorso, trattandosi di questione relativa ad un termine di decadenza processuale la cui inosservanza è rilevabile d’ufficio e che comporta la cassazione senza rinvio della sentenza ex art. 382 c.p.c., comma 3, in quanto l’azione non poteva proporsi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 marzo 2021, n.8501.




Riconoscimento del provvedimento di adozione straniero da parte di coppia omosessuale maschile

Adozioni - Coppia omosessuale maschile - Minore - Adozione legittimante - Provvedimento straniero di attribuzione - Riconoscimento - Condizioni

Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 marzo 2021, n.9006.




Giudicato sulla cessazione degli effetti civili di matrimonio concordatario e pendenza del giudizio circa il riconoscimento dell'assegno divorzile

Famiglia - Giudicato sulla cessazione degli effetti civili di matrimonio concordatario - Pendenza del giudizio circa il riconoscimento dell'assegno divorzile in favore dell’ex coniuge - Sopravvenienza del riconoscimento degli effetti civili alla sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità dello stesso matrimonio - Conseguenze in materia di assegno divorzile

In tema di divorzio, il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso, intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili ma prima che sia divenuta definitiva la decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio civile avente ad oggetto lo scioglimento del vincolo coniugale, il quale può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 marzo 2021, n.9004.




Abuso della qualità di magistrato: il CSM assolve, le Sezioni Unite della Cassazione riformano la decisione

Magistratura - Illecito disciplinare - Abuso della qualità di magistrato

In relazione all’illecito disciplinare di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3, comma 1, lett. a), l’abuso della qualità di magistrato, al fine di ottenere un trattamento di miglior favore per sé o per altri, può anche essere effettuato implicitamente, quando la conoscenza della qualità stessa si inserisce in un contesto che concorre ad evidenziare una pressione psicologica sulla controparte o che comunque è idoneo ad incidere sulle determinazioni della stessa sino al punto di indurla ad addivenire ad un dato rapporto contrattuale (sentenza n. 33089 del 2019). Ragione per cui tale illecito sussiste anche quando non venga spesa in modo esplicito la qualità di magistrato, se essa è nota all’interlocutore, essendo necessario l’uso strumentale di detta qualità allo scopo di conseguire vantaggi ingiusti, per sé o per altri (sentenza 28 maggio 2020, n. 10086).

L’illecito in questione, infatti, ha il duplice fine di preservare la fiducia nell’imparzialità del magistrato, in relazione alla possibilità che l’abuso della qualità per un fine ingiusto determini negli interlocutori il dubbio circa la permeabilità a richieste di soggetti interessati a influenzarlo nell’esercizio delle funzioni, e di garantire una linearità di comportamento, riconducibile al dovere generico di correttezza nella vita privata; inoltre, l’ingiusto vantaggio non viene in considerazione solo in quanto contra ius, dovendosi accogliere una nozione più ampia di ingiustizia, comprendente anche gli scopi che mirano all’ottenimento di trattamenti di favore non comunemente praticati, ma richiesti tramite la spendita della qualità di magistrato quale strumento diretto al loro raggiungimento (sentenza 23 novembre 2018, n. 30424).

[Nel caso di specie, la Sezione disciplinare del C.S.M. ha assolto l’incolpato dopo aver dato atto che lo stesso, nell’ambito della scuola di formazione diretta dal Dott. X. , rilevando che egli era delegato da quest’ultimo a controllare la formazione delle borsiste, partecipava ad interrogatori incrociati sulla vita sentimentale e sessuale delle ragazze alle quali presentava il c.d. "regolamento" della scuola e presenziava alla firma dei contratti da parte degli aspiranti. La sentenza ha poi anche rilevato che dalla ricostruzione complessiva della vicenda emergeva "un delicato quadro sotto il profilo del clima di soggezione psicologica nel quale venivano a trovarsi alcuni dei giovani aspiranti magistrati". Nel procedere all’irrogazione della sanzione, la Sezione disciplinare ha ricordato la "peculiare gravità dei comportamenti emersi" e il ruolo centrale che il Dott. Y. rivestiva all’interno della scuola.
Dopo tale articolata ricostruzione, però, la decisione in esame ha ritenuto di dover assolvere l’incolpato dall’illecito di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3, comma 1, lett. a), sulla base della semplice affermazione per cui l’attività di "intermediazione" esercitata dal Dott. Y. non era stata svolta utilizzando la qualità di magistrato, ma semplicemente il suo ruolo di stretto collaboratore del Dott. X. , sufficiente a creare la necessaria pressione psicologica.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 04 marzo 2021, n.6004.




Illecito del magistrato che nega ad una donna in detenzione domiciliare l'autorizzazione ad abortire

Disciplina della magistratura - Illeciti disciplinari - Art. 2, comma 1, lett. l), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Magistrato di sorveglianza - Diniego di autorizzazione ad allontanarsi dall'abitazione per sottoporsi a interruzione volontaria di gravidanza - Motivazione - Generica affermazione dell'insussistenza dei presupposti normativi - Configurabilità dell'illecito

Integra l'illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. l), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, il comportamento di un magistrato di sorveglianza che - per negare ad una donna ristretta in regime di detenzione domiciliare l'autorizzazione ad allontanarsi dall'abitazione per sottoporsi ad un intervento di interruzione volontaria della gravidanza - abbia adottato un provvedimento la cui motivazione consiste nella sola declamazione dell'insussistenza dei presupposti di cui all'art. 284, comma 3, c.p.p., richiamato dall'art. 47 ter della legge n. 354 del 1974, privando così la richiedente della possibilità di cogliere la ragione della decisione, destinata a risolversi nell'espressione di un immotivato diniego. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 febbraio 2021, n.3780.




Cessione in corso di LCA del credito IRES da eccedenza d’imposta versata a titolo di ritenuta d’acconto

IRES - Rimborso - Liquidazione coatta amministrativa - Cessione del credito - Legittimazione del commissario - Contratto stipulato dopo la cessazione della procedura in rispondenza ai requisiti formali - Natura - Riproduzione contrattuale - Funzione

In tema di circolazione del crediti delle procedure concorsuali, posto che il credito IRES da eccedenza d’imposta versata a titolo di ritenuta d’acconto nasce in esito e per l’effetto del compimento delle attività di liquidazione, di modo che la dichiarazione concernente il maxiperiodo concorsuale comporta soltanto la rilevazione di un credito già sorto, valida ed efficace tra cedente e cessionario è la cessione di quel credito operata da commissario liquidatore di una società sottoposta a liquidazione coatta amministrativa antecedente alla cessazione della procedura, benché non rispondente ai requisiti formali stabiliti dal regolamento sulla contabilità generale dello Stato; laddove il contratto stipulato dopo la cessazione della procedura, che risponda a quei requisiti, si traduce in una riproduzione contrattuale, la quale costituisce un adempimento dovuto, funzionale a consentire al cessionario di far valere nei confronti del fisco il credito che gli è stato ceduto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 febbraio 2021, n.2608.




Gestione del debito pubblico mediante strumenti finanziari derivati: l’azione di responsabilità nei confronti dei dirigenti del MEF rientra nella giurisdizione contabile

Debito pubblico - Gestione - Ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati - Mala gestio dei dirigenti del Ministero del Tesoro - Azione di responsabilità per danno erariale - Giurisdizione contabile

Ferma restando l’insindacabilità giurisdizionale delle scelte di gestione del debito pubblico da parte degli organi governativi a ciò preposti, mediante ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati, rientra invece nella giurisdizione contabile, in quanto attinente al vaglio dei parametri di legittimità e non di mera opportunità o convenienza dell’agire amministrativo, l’azione di responsabilità per danno erariale con la quale si faccia valere, quale petitum sostanziale, la mala gestio alla quale i dirigenti del Ministero del Tesoro (oggi MEF) avrebbero dato corso, in concreto, nell’adozione di determinate modalità operative e nella pattuizione di specifiche condizioni negoziali relative a particolari contratti in tali strumenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 01 febbraio 2021, n.2157.




La nozione di 'grave scorrettezza' che rende sanzionabili i comportamenti del magistrato ha carattere elastico

Magistratura - Illecito disciplinare di cui all’art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Grave scorrettezza - Carattere elastico - Funzionalità - Nozione - Fattispecie

La nozione di "grave scorrettezza" richiamata dall'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, nel rendere sanzionabili disciplinarmente i comportamenti del magistrato nei confronti delle parti, dei difensori, di altri magistrati e di chiunque abbia con esso rapporti nell'ambito dell'ufficio giudiziario, ha carattere "elastico"; pertanto, in funzione del giudizio di sussunzione dei fatti accertati nella norma che tipizza il predetto illecito, il giudice disciplinare deve attingere sia ai principi che la disposizione (anche implicitamente) richiama, sia a fattori esterni presenti nella coscienza comune, così da fornire concretezza alla parte mobile della disposizione che, come tale, è suscettibile di adeguamento rispetto al contesto storico sociale in cui deve trovare operatività; ne consegue che deve ritenersi violato il dovere di correttezza gravante sul magistrato dall'inosservanza di quelle regole di civile comportamento che devono connotare i rapporti sociali (regole di educazione, di lealtà, di onestà intellettuale e pratica, di convenienza sociale) e la cui osservanza è volta, nello specifico, a preservare, anzitutto, le relazioni interpersonali nel rispetto della diversità dei ruoli e, con esse, il buon andamento dell'ufficio giudiziario e la sua stessa unitarietà funzionale, essendo dato di comune esperienza quello per cui, sul profilo oggettivo del servizio, si riverbera, in modo virtuoso, il corretto svolgimento delle prime. (Il principio è stato applicato in relazione ai comportamenti di un magistrato con ruolo dirigenziale che erano sconfinati nella mancanza di rispetto, nell'aggressività verbale e nel dileggio gratuito nei confronti di colleghi del proprio ufficio giudiziario). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 dicembre 2020, n.29823.



  

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