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Ultime 10 decisioni pubblicate su questo sito


Avvocato - Giudizi disciplinari - Ricorso al Consiglio Nazionale Forense avverso le decisioni del Consiglio dell'Ordine degli avvocati - Modalità di proposizione nel regime anteriore alla l. n. 247 del 2012 - Notifica dell'atto - Principio di scissione degli effetti della notificazione - Applicabilità

Il ricorso al Consiglio Nazionale Forense avverso le decisioni del Consiglio dell'Ordine degli avvocati si propone non mediante il suo deposito presso lo stesso destinatario dell'impugnazione, bensì mediante notificazione dell'atto nei suoi confronti, con conseguente applicabilità del principio di scissione dei relativi effetti, anche nella disciplina anteriore alla l. n. 247 del 2012, sicché, ai fini della sua tempestività, rileva il momento del perfezionamento della notifica nei confronti del notificante. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 giugno 2017, n.13983.




Giurisdizione civile - Straniero - Istanza di fallimento contro società italiana che ha trasferito la sede all'estero - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Condizioni

L'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali, già costituita in Italia, che abbia trasferito la sede legale all'estero dopo il manifestarsi della crisi d'impresa rientra nella giurisdizione del giudice italiano solo se il trasferimento di sede non sia stato seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale, sì da risolversi in un atto meramente formale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 febbraio 2016, n.3059.




Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Procedimento - Davanti al Consiglio dell'Ordine territoriale - Censura relativa alla regolarità della discussione ivi svoltasi - Deducibilità sotto il profilo del vizio di "nullità della sentenza o del procedimento" - Esclusione - Fondamento - Sindacabilità "sub specie" di vizio di motivazione della decisione del Consiglio Nazionale Forense - Legittimità

In materia di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la censura relativa al mancato rinvio della seduta del locale Consiglio dell'Ordine per legittimo impedimento a comparire dell'incolpato, attenendo alla regolarità della discussione svoltasi davanti al Consiglio dell'Ordine territoriale, non prospetta un vizio di natura processuale sindacabile dalle Sezioni Unite in sede di ricorso avverso la decisione del Consiglio Nazionale Forense, atteso che le funzioni esercitate in materia disciplinare dai Consigli locali dell'Ordine ed il relativo procedimento hanno natura amministrativa, e non giurisdizionale. Ne consegue che la regolarità di detto procedimento può essere sindacata dal Supremo Collegio soltanto sotto l'aspetto del vizio di motivazione della decisione del Consiglio Nazionale Forense, che è organo giurisdizionale, e non come "nullità della sentenza o del procedimento" svoltosi davanti al Consiglio territoriale, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 giugno 2017, n.13982.




Avvocato - Sanzioni disciplinari - Mancata tempestiva restituzione al cliente di atti e documenti ricevuti - Applicabilità della sanzione dell’avvertimento, prevista dall’art. 33 del nuovo codice deontologico forense, a fatti anteriori a quest’ultimo - Ragioni

Il nuovo codice deontologico forense stabilisce, per la mancata tempestiva restituzione al cliente degli atti e documenti ricevuti, anche da terzi, e concernenti l'oggetto e l'esecuzione del mandato, la sanzione dell'avvertimento, meno grave di quella della censura prevista soltanto nell'ipotesi in cui la consegna della documentazione sia stata subordinata al pagamento del compenso, sicché la nuova disciplina, essendo più favorevole per l'incolpato di quella del regime previgente relativamente alla medesima condotta, è applicabile, giusta il criterio del "favore rei" desumibile dall'art. 65, comma 5, della l. n. 247 del 2012, anche nei procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore per fatti ad essa anteriori. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 giugno 2017, n.13982.




Disciplina della magistratura - Procedimento disciplinare - Impugnazioni - Decisione disciplinare impugnata in Cassazione - Irrogazione della sanzione della rimozione in altro procedimento disciplinare - Cessazione della materia del contendere - Condizioni

L’irrogazione della sanzione disciplinare della rimozione del magistrato, che determina la cessazione del rapporto di servizio, deve essere attuata, ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. n. 109 del 2006, tramite decreto del Presidente della Repubblica, alla cui adozione, pertanto, è subordinata la cessazione della materia del contendere e, per l'effetto, l'inammissibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro altra decisione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti dello stesso magistrato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 giugno 2017, n.14552.




Disciplinare a carico di magistrati - Intercettazioni disposte in un processo penale - Procedimento disciplinare a carico di magistrati - Utilizzabilità - Condizioni - Fondamento - Mancanza di trascrizione integrale delle stesse - Assenza del consenso dell’incolpato - Irrilevanza - Limiti

Nel procedimento disciplinare riguardante i magistrati sono pienamente utilizzabili le intercettazioni telefoniche o ambientali effettuate in un procedimento penale, purché siano state legittimamente disposte nel rispetto delle norme costituzionali e procedimentali, non ostandovi i limiti di cui all'art. 270 c.p.p., riferibile al solo procedimento penale deputato all'accertamento delle responsabilità penali, in cui si giustificano limitazioni più stringenti in ordine all'acquisizione della prova, in deroga al principio fondamentale della ricerca della verità materiale. Ne consegue che, nel procedimento disciplinare, risulta irrilevante l'omessa trascrizione integrale delle intercettazioni suddette, essendo sufficiente anche quella sintetica, pur in assenza del consenso dell’incolpato, salva la specifica contestazione di quest’ultimo circa la sussistenza di qualche difformità rispetto ai supporti audio (bobine o cassette). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 giugno 2017, n.14552.




Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Prescrizione eccepita dal curatore dopo la notifica della cartella esattoriale - Controversia - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Ammissione del credito con riserva

Ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario successivamente alla notifica della cartella di pagamento, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione e, poiché trattasi di questione riguardante l’"an" ed il "quantum" del tributo, la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario. Ne consegue che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2017, n.14648.




 

Nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subìto la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile.

Non è quindi ontologicamente incompatibile con l'ordinamento italiano l'istituto di origine statunitense dei risarcimenti punitivi. Il riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere deve però corrispondere alla condizione che essa sia stata resa nell'ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell'atto straniero e alla loro compatibilità con l'ordine pubblico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 05 luglio 2017, n.16601.




Impugnazioni civili - "Reformatio in peius" (divieto) - Rimessione della causa al giudice di primo grado - Per ragioni di giurisdizioni - Diniego della giurisdizione in primo grado - Affermazione della stessa in grado d'appello - Rimessione al primo grado - Necessità - Omissione - Conseguenze - Nullità della decisione - Cassazione della sentenza e rinvio al primo giudice - Violazione della ragionevole durata - Esclusione

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado, che affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 c.p.c., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice, con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa decisione deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice, vertendosi in tema di violazione del principio di ordine pubblico del doppio grado di giurisdizione, senza che in ciò possa ravvisarsi una lesione della ragionevole durata del processo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 maggio 2017, n.13722.




Disciplina della magistratura - Sanzioni - Omessa tempestiva scarcerazione di imputati per scadenza dei termini custodiali - Presidente del collegio giudicante e relatore del processo - Responsabilità per gli illeciti ex art. 2, comma 1, lett. a) e g), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Sussistenza - Concorrente obbligo di vigilanza del P.M. o carenze organizzative dell'ufficio - Irrilevanza

In caso di ritardata scarcerazione di imputati detenuti, per decorrenza dei termini di durata della misura della custodia cautelare, la responsabilità per gli illeciti disciplinari ex artt. 1 e 2, comma 1, lett. a) e g), del d.lgs. n. 109 del 2006 del presidente del collegio e del relatore - ovvero dei magistrati che hanno la concreta disponibilità del fascicolo relativo alle misure cautelari - non viene meno per il solo fatto dell'esistenza di un concorrente obbligo di vigilanza del P.M. o di carenti risorse organizzative dell'ufficio giudiziario di appartenenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 maggio 2017, n.10794.



  

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