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Ultime 10 decisioni pubblicate su questo sito


Cittadino italiano – Mantenimento relativo a figlio minorenne ed all’ex coniuge residenti abitualmente all’estero – Domanda di accertamento dell’inadempimento e risarcimento del danno – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza – Fondamento – Fattispecie

Figlio minorenne residente all’estero – Spese scolastiche e straordinarie – Giurisdizione italiana – Esclusione


In materia di controversie aventi ad oggetto l'accertamento dell'inadempimento degli obblighi di mantenimento, giudizialmente posti a carico di un cittadino italiano in favore del figlio, minorenne e residente all'estero, nonché dell'ex coniuge, presso cui il minore è prevalentemente collocato, trova diretta applicazione l'art. 1 del Regolamento CEE, n. 44 del 2001, vigente "ratione temporis", che indica come dotato di giurisdizione a conoscere della domanda di risarcimento del danno, fondata sull'accertamento di un fatto illecito, il giudice dello Stato membro in cui il convenuto ha il proprio domicilio. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la domanda relativa alla violazione dell'obbligo di mantenimento potesse ritenersi attratta al foro previsto per le domande relative alla responsabilità genitoriale, non potendo queste ultime ritenersi eziologicamente collegate con una domanda di risarcimento del danno). (massima ufficiale)

La giurisdizione sulla domanda avente ad oggetto la responsabilità genitoriale introdotta nei confronti del padre, cittadino italiano, a seguito del divorzio dei genitori, in relazione al figlio minore, collocato all'estero presso l'altro genitore, appartiene al giudice straniero del luogo in cui il minore ha la propria residenza abituale, e rimangono attratte al medesimo foro tutte le domande ad essa accessorie e, tra queste, quelle aventi ad oggetto l'autorizzazione al mutamento della residenza del minore, nonché il pagamento percentuale delle spese scolastiche e straordinarie, in quanto domande direttamente incidenti sull'esercizio della responsabilità genitoriale da parte del genitore non affidatario o collocatario. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 15 novembre 2017, n.27091.




Coniuge superstite - Trattamento economico del coniuge divorziato - Attribuzione di una quota del trattamento di reversibilità - Presupposti - Corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione - Esclusione - Fondamento

Ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, la titolarità dell'assegno di cui all'art. 5 della l. n. 898 del 1970, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno periodico divorzile al momento della morte dell'ex coniuge e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile già definitivamente soddisfatto con la corresponsione in unica soluzione. In quest'ultimo caso, infatti, difetta il requisito funzionale del trattamento di reversibilità, che è dato dal medesimo presupposto solidaristico dell'assegno periodico di divorzio, finalizzato alla continuazione del sostegno economico in favore dell'ex coniuge, mentre nel caso in cui sia stato corrisposto l'assegno "una tantum" non esiste una situazione di contribuzione economica che viene a mancare. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22434.




Notificazione della sentenza a mezzo PEC - Indirizzo del destinatario risultante dai pubblici elenchi tra cui l’albo avvocati - Validità - Fondamento

In materia di notificazioni al difensore, in seguito all'introduzione del "domicilio digitale", previsto dall'art. 16 sexies del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, come modificato dal d.l. n. 90 del 2014, conv. con modif. dalla l. n. 114 del 2014, è valida la notificazione al difensore eseguita presso l'indirizzo PEC risultante dall'albo professionale di appartenenza, in quanto corrispondente a quello inserito nel pubblico elenco di cui all'art. 6 bis del d.lgs. n. 82 del 2005, atteso che il difensore è obbligato, ai sensi di quest'ultima disposizione, a darne comunicazione al proprio ordine e quest'ultimo è obbligato ad inserirlo sia nei registri INI PEC, sia nel ReGindE, di cui al d.m. 21 febbraio 2011 n. 44, gestito dal Ministero della Giustizia. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 settembre 2018, n.23620.




Notificazione della sentenza ad indirizzo tratto da pubblici elenchi - Omissioni del codice fiscale e della dizione "notificazione ai sensi della l. n. 53 del 1994" - Raggiungimento dello scopo - Fattispecie

L'irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna dello stesso ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto costituisse una mera irregolarità la mancata indicazione, nell'oggetto del messaggio di PEC, della dizione "notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994" e l'inserimento del codice fiscale del soggetto notificante, essendo pacifico tra le parti l'avvenuto perfezionamento della notifica). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 settembre 2018, n.23620.




Protezione Internazionale – Rito – Questioni di ammissibilità – Art.19 comma 9 Dlgs 150/2011 – Novella art. 27 lett. f) Dlgs 142/2015 – Forma dell’impugnazione in Corte di Appello – Significato da attribuire alla norma del comma 9 dell’art. 19 dlgs n. 150/2011 per effetto della sostituzione operata dall’art. 27 lett. f) dlgs 142/2015 – Ricorso – Sussiste – Enunciazione del principio di diritto annullamento con rinvio

I motivi di ricorso  
1. Error in procedendo ex art. 360 n. 4 cpc per violazione degli artt. 189, 190, 101 secondo comma cpc. (avendo il collegio in udienza sollecitato la discussione su questione di ammissibilità rilevata d’ufficio detta corte avrebbe docuto assegnare alla parti un termine per il deposito di memorie ex art. 101 c.p.c.; viceversa trattenendo senz’altro la causa per la decisione  la Corte avrebbe impedito al ricorrente la modifica delle conclusioni mediante inserimento di istanza di remissione in termini – per il caso che la Corte di appello avesse ritenuto che l’appello si sarebbe dovuto  proporre con citazione anziché con ricorso – e avrebbe altresì impedito di eccepire che l’avvocatura dello Stato aveva depositato una comparsa di costituzione  riguardante diverso procedimento).

2. Violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 19 Dlgs n.150/2011, 27 Dlgs n.142/2015 e 12 preleggi (sia il tenore testuale della modifica normativa sia la sua finalità di garantire una più rapida trattazione dei giudizi relativi alle domande di protezione internazionale inducevano a ritenere che il legislatore del 2015 avesse voluto effetivamente optare per la proposizione dell’appello con ricorso).

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ritenuto assorbito il primo motivo accogliendo il punto n.2 del ricorso – cassando con rinvio -   e pervenendo all’enunciazione del seguente principio di diritto:
Nel regime dell’art. 19 del dlgs n. 142 del 2011, risultante dalle modifiche introdotte con il dlgs n. 142 del 2015, l’appello proposto ex art. 702-quater  c.p.c., tanto avverso la decisione del tribunale di rigetto della domanda volta al riconoscimento della protezione internazionale quanto contro la decisione di accoglimento doveva essere proposto con ricorso e non con citazione, atteso che il riferimento al “deposito del ricorso” introdotto nel comma 9 della norma  dell’art. 19 dal testo sostituito dall’art. 27, comma 1, lett. f) implicava la volontà del legislatore di innovare la forma dell’appello, così derogando, ai sensi del comma 1 dello stesso art. 19, rispetto a quella individuabile anteriormente nella citazione a sensi dell’art. 702-quater c.p.c. (Roberto Dalla Bona) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 08 novembre 2018, n.28575.




Azione ai sensi dell’art. 146 l.f. nei confronti degli amministratori, dei componenti degli organi di controllo e del direttore generale di società “in house” - Giurisdizione del g.o. - Sussistenza - Fondamento

L'azione di responsabilità esercitata, ex art. 146, comma 2, l.fall., dal curatore del fallimento di una società cd. "in house" (nella specie, deputata alla gestione del ciclo integrato dei rifiuti) nei confronti degli amministratori, dei componenti degli organi di controllo e del direttore generale della stessa, spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, e non al giudice contabile, in conseguenza della scelta del paradigma privatistico, che comporta, in mancanza di specifiche disposizioni in contrario o di ragioni ostative di sistema, l'applicazione del regime giuridico proprio dello strumento societario adoperato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 settembre 2018, n.22406.




Magistratura - Illecito disciplinare del P.M. - Determinazione delle modalità di effettuazione delle intercettazioni ambientali - Insussistenza - Fondamento - Fattispecie

Non costituisce provvedimento abnorme quello con il quale, in tema di intercettazioni ambientali, il magistrato del P.M. indichi alla polizia giudiziaria regole di condotta sulle modalità di intrusione nei luoghi destinati all'attività di captazione in quanto, pur incidendo su atti materiali rientranti nella contingente valutazione della polizia, esse non formano oggetto di alcun divieto per il magistrato che può, dunque, dettare quelle indicazioni nell'esercizio della sua discrezionalità. (Nel caso di specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza del C.S.M. che aveva assolto il magistrato del P.M. che, nel disporre un'intercettazione ambientale sull'automobile dell'indagato, aveva autorizzato la p.g. a compiere ogni atto necessario all'installazione degli apparati tecnici e, in particolare, a simulare l'illecita sottrazione dell'auto dell'indagato e il successivo rinvenimento della stessa). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 luglio 2018, n.19041.




Straniero - Domanda di protezione internazionale - Individuazione dello Stato competente - Situazione giuridica soggettiva azionata - Diritto soggettivo - Giurisdizione ordinaria - Fondamento

La controversia avente ad oggetto la procedura di determinazione dello Stato europeo competente sulla domanda dello straniero richiedente protezione internazionale e sul conseguente, eventuale, provvedimento di trasferimento emesso dalla P.A., ai sensi dell'art. 3, comma 3, del d.lgs. n. 25 del 2008 – anche prima della previsione espressa contenuta nell'art. 3, comma 3 bis, del d.lgs. cit., come introdotto dal d.l. n. 13 del 2017 conv. con modif. dalla l. n. 46 del 2017 – è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la situazione giuridica soggettiva dello straniero che chiede protezione internazionale ha natura di diritto soggettivo, da annoverarsi tra i diritti umani fondamentali la cui giurisdizione spetta, in mancanza di una norma espressa che disponga diversamente, all'autorità giurisdizionale ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 settembre 2018, n.22412.




Magistratura - Illecito disciplinare del magistrato del P.M. - Violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso - Illecito di pericolo - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione, di cui all'art. 2, comma 1 lett. u) del d.lgs. n.109 del 2006, deve considerarsi illecito di pericolo poiché non esige l'accertamento di un danno a terzi, ma l'idoneità astratta della violazione a ledere indebitamente i diritti altrui. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della sezione disciplinare del CSM che aveva condannato un magistrato del P.M. per avere comunicato all'indagata, prima che fosse depositata, la richiesta di archiviazione contenente i nominativi di persone destinatarie dell'avviso di conclusione indagini ex art. 415 bis c.p.p., ritenendo irrilevante, ai fini dell'esclusione dell'illecito, che queste ultime potessero aver già ricevuto l'avviso in oggetto). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 giugno 2018, n.17187.




Magistratura - Sanzioni - Illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Comportamento del magistrato - Principio di leale collaborazione - Necessità - Fattispecie

In tema di illeciti disciplinari dei magistrati, nell'esercizio delle funzioni, sia giudicanti che requirenti, il magistrato deve improntare il proprio comportamento con i superiori, i colleghi ed il personale dell'ufficio di appartenenza al canone di leale collaborazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non conforme al detto canone il comportamento di un sostituto procuratore generale che, richiesto dall'avvocato generale di notizie sul funzionamento del settore demolizioni, cui era assegnato, con riferimento a due procedure, aveva risposto, con tono polemico ed irridente, in modo oggettivamente reticente, non essendo tale comportamento giustificabile dall'ipotizzata notorietà della situazione del settore e delle procedure, né da presunte esigenze "difensive" del magistrato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 luglio 2018, n.19873.



  

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