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Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Recupero di somme erogate in forza di un provvedimento amministrativo revocato - Cartella di pagamento - Opposizione - Giurisdizione del giudice ordinario - Ragioni

L'opposizione alla cartella di pagamento emessa dalla Pubblica Amministrazione per recuperare somme erogate in base ad un provvedimento revocato, con cui si contesti l'esistenza del titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile, ricade nella giurisdizione ordinaria, trattandosi di un'opposizione ex art. 615 c.p.c., in cui non possono venire in rilievo profili cognitori di accertamento dell'obbligazione, ma solo le questioni attinenti al diritto del creditore di procedere all'esecuzione forzata sulla base di un titolo formalmente valido ed in assenza di cause sopravvenute di inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 maggio 2017, n.10939.




Responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione – Giurisdizione – Giudice ordinario – Sussiste

Quando la pubblica amministrazione, agendo iure privatorum, intrattiene, con una controparte già individuata, delle trattative finalizzate alla stipulazione di un contratto di diritto privato, incorre in responsabilità precontrattuale ai sensi dell’articolo 1337 c.c., in tutti i casi in cui il suo comportamento contrasti con i principi della correttezza e della buona fede, alla cui puntuale osservanza è tenuto ogni contraente nella fase precontrattuale. In questi casi, è predicabile il sindacato del giudice ordinario sull’idoneità del comportamento della pubblica amministrazione ad ingenerare nei terzi, anche per mera colpa, un ragionevole affidamento in ordine alla conclusione del contratto; la giurisdizione del giudice ordinario persiste a prescindere dalle ragioni che hanno indotto l’amministrazione ad interrompere le trattative; ragioni, tutt’al più rilevanti per l’espressione del giudizio in merito alla correttezza o meno dell’agire della p.a. in sede precontrattuale, non certo per trasferire al giudice amministrativo la cognizione della controversia.

Va perciò affermato che la responsabilità precontrattuale della P.A. e’ configurabile in tutti i casi in cui l’ente pubblico, nelle trattative con i terzi, abbia compiuto azioni o sia incorso in omissioni contrastanti con i principi della correttezza e della buona fede, alla cui puntuale osservanza anch’esso e’ tenuto, nell’ambito del rispetto dei doveri primari garantiti dall’articolo 2043 c.c.; in particolare, il recesso dalle trattative e’ sindacabile ai sensi dell’articolo 1337 c.c., ove l’ente pubblico sia venuto meno ai doveri di buona fede, correttezza, lealta’ e diligenza, in rapporto anche all’affidamento ingenerato nel privato circa il perfezionamento del contratto, a prescindere dalle ragioni che abbiano indotto l’ente ad interrompere le trattative o a rifiutare la conclusione del contratto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 aprile 2017, n.10413.




Avvocato - Giudizi disciplinari - Decisioni - Deliberazione del Consiglio dell'Ordine - Omessa integrale trascrizione del dispositivo nel verbale - Nullità della deliberazione - Esclusione - Fondamento

In tema di procedimenti disciplinari a carico degli avvocati, l'omessa integrale verbalizzazione del dispositivo della delibera del Consiglio dell'Ordine non ne determina la nullità, integrando una mera irregolarità che non comporta alcuna lesione del diritto di difesa del professionista, atteso che i dispositivi delle deliberazioni in materia disciplinare sono pubblicati, ai sensi dell'art. 51, ultimo comma, del r.d. n. 37 del 1934, mediante deposito dell'originale negli uffici di segreteria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 aprile 2017, n.10226.




Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Impugnazioni - Radiazione dall'albo - Istanza di reiscrizione - Rigetto - Impugnazione proposta personalmente dall'avvocato radiato dinanzi al Consiglio Nazionale Forense - Inammissibilità - Fondamento

Il patrocinio dinanzi al Consiglio Nazionale Forense è consentito, ai sensi dell'art. 60, comma 4, del r.d. n. 37 del 1934, soltanto all'avvocato iscritto nell'albo speciale di cui all'art. 33 del r.d.l. n. 1578 del 1933, munito di mandato speciale, sicché è inammissibile il ricorso proposto personalmente dall'avvocato radiato, privo dell'indispensabile requisito dello "ius postulandi", avverso la delibera del Consiglio dell'Ordine di rigetto della sua istanza di reiscrizione all'albo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 aprile 2017, n.10414.




Disciplina della magistratura – Sanzioni – Ritardata scarcerazione di un detenuto – Illecito ex artt. 1 e 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 109 del 2006 – Irrogazione di una pena di durata superiore alla custodia in carcere illegittimamente presofferta – Rilevanza ai fini dell’applicazione dell’esimente della “scarsa rilevanza del fatto” – Esclusione – Fondamento

In relazione all’illecito disciplinare di cui agli artt. 1 e 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 109 del 2006, commesso dal magistrato che – con violazione dei doveri di diligenza e con grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile – ometta di effettuare il doveroso controllo sulla scadenza del termine di durata della misura cautelare personale della custodia in carcere, la circostanza che l’imputato risulti destinatario, a conclusione del giudizio, di una pena detentiva di durata superiore alla custodia cautelare illegittimamente presofferta, non può essere apprezzata ai fini del riconoscimento dell’esimente costituita dalla scarsa rilevanza del fatto, prevista dall’art. 3-bis del medesimo d.lgs. n. 109 del 2006, non venendo meno neppure in tale ipotesi il danno ingiusto subito dall’imputato e consistente nella lesione del diritto, costituzionalmente garantitogli, a non subire limitazioni della libertà personale, prima dell’accertamento della propria responsabilità, se non nei limiti stabiliti dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 aprile 2017, n.8896.




Disciplina della magistratura – Sanzioni – Illecito ex artt. 1 e 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 109 del 2006 – Grave violazione di legge dovuta a negligenza inescusabile – Presidente di corte di assise – Non completa corrispondenza tra il collegio che ha istruito il dibattimento e quello che ha deliberato la sentenza – Omesso controllo – Illecito disciplinare – Insussistenza – Condizioni – Rinnovazione mediante lettura degli atti del dibattimento – Necessità

Non integra l’illecito disciplinare costituito dalla grave violazione di legge dovuta a negligenza inescusabile, di cui agli artt. 1 e 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 109 del 2006, la condotta del presidente di corte di assise il quale ometta di verificare che alla deliberazione della sentenza abbiano concorso due giudici popolari assenti a due udienze dibattimentali, e sostituiti da altrettanti giudici popolari aggregati, allorché – a conclusione del dibattimento – venga disposta rinnovazione mediante lettura, alla quale abbiano prestato acquiescenza i difensori delle parti, di atti disposti dal collegio in composizione diversa da quella che ha deliberato la sentenza, trattandosi di circostanza comunque idonea a garantire l’osservanza del principio della immutabilità del giudice. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 marzo 2017, n.8247.




Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - In genere - Pubblicità informativa dell'attività professionale - Divieto di divulgazione dei nominativi dei clienti - Sussistenza - Fondamento

In tema di responsabilità disciplinare degli avvocati, continua ad essere proibita, in base al codice deontologico forense, la divulgazione dei nominativi dei clienti, nonostante il loro consenso, non potendo includersi tale dato, da cui potrebbero derivare indirette interferenze sullo svolgimento dei processi ancora in corso, nella pubblicità informativa circa le caratteristiche del servizio offerto, i cui divieti legislativi e regolamentari sono stati abrogati dall'art. 2, comma 1, lett. b), del d.l. n. 223 del 2006, conv., con modif., dalla l. n. 248 del 2006. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 aprile 2017, n.9861.




Fallimento – Accertamento del passivo – Crediti nascenti dal rapporto di lavoro – Sospensione dei termini durante il periodo feriale – Esclusione – Ratio

Benché, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 7742 del 1969, i giudizi per l’accertamento dei crediti concorsuali non si sottraggano, in via generale, alla regola della sospensione dei termini durante il periodo feriale, la sospensione non opera in quelli in cui si controverta dell’ammissione allo stato passivo di crediti nascenti dal rapporto di lavoro, che, pur dovendo essere trattati con il rito fallimentare, sono assoggettati al diverso regime previsto dal combinato disposto dell’art. 92 del r.d. n. 12 del 1941 e dell’art. 3 della l. n. 742/1969 in ragione della materia che ne forma oggetto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 maggio 2017, n.10944.




Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità

L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 aprile 2017, n.10233.




Concordato preventivo - Transazione fiscale - Applicazione alla sola ipotesi di proposta con transazione fiscale

La previsione dell'infalcidiabilità del credito IVA di cui all'art. 182-ter legge fall. trova applicazione solo nell'ipotesi di proposta di concordato accompagnata da una transazione fiscale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 gennaio 2017, n.760.



  

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