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Ultime 10 decisioni pubblicate su questo sito


Usura – Vittime dell’usura – Sospensione del processo esecutivo – Sindacato del giudice dell’esecuzione – Limiti

Il giudice dell'esecuzione cui sia stato trasmesso il provvedimento del pubblico ministero che, sulla base dell'elenco fornito dal prefetto, dispone la "sospensione dei termini" di una procedura esecutiva a carico del soggetto che ha chiesto l'elargizione di cui alla legge n. 44 del 1999, non può sindacare né la valutazione con cui il pubblico ministero ha ritenuto sussistente il presupposto della provvidenza sospensiva, né l'idoneità della procedura esecutiva ad incidere sull'efficacia dell'elargizione richiesta dall'interessato.

Spetta invece al giudice dell'esecuzione sia il controllo della riconducibilità del provvedimento del pubblico ministero alla norma sopra citata, sia l'accertamento che esso riguarda uno o più processi esecutivi pendenti dinanzi al suo ufficio, sia la verifica che nel processo esecutivo in corso o da iniziare decorra un termine in ordine al quale il provvedimento di sospensione possa dispiegare i suoi effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 20 settembre 2017, n.21854.




Immissioni sonore e luminose – Danno alla salute – Risarcibilità – Sussiste – Prova – Onere – Presunzioni

In materia di pregiudizio non patrimoniale derivante dallo sconvolgimento dell'ordinario stile di vita, il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico documentato, quando sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall'art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto ad uniformarsi (vedi Cass. Sez. 3, n. 20927/2015); ne consegue che la prova del pregiudizio subito può essere fornita anche mediante presunzioni, sulla base delle nozioni di comune esperienza (sul punto vedi Cass. Sez. 3 n. 26899/2014). La dimostrazione del pregiudizio, in particolare, può essere ricavata dall'esame della natura e dell'entità delle immissioni sonore e luminose. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 01 febbraio 2017, n.2611.




Operazione bancaria per spirito di liberalità – Bonifico – Donazione – Sussiste – Donazione diretta – Sussiste – Conseguenze

Donazione diretta – Liberalità indirette – Differenze – Conseguenze in punto di disciplina

Donazione diretta – Liberalità indirette – Differenze – Tratti differenziali


Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l'esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell'attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell'atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l'ipotesi della donazione di modico valore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il contratto tipico di donazione, definito dall'art. 769 c.c., è l'atto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione; le donazioni indirette o liberalità atipiche sono contemplate dall'art. 809 c.c. come liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione stessa, le quali hanno in comune con l'archetipo l'arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito liberale da un soggetto a favore dell'altro, ma se ne distinguono perchè l'arricchimento del beneficiario non si realizza con l'attribuzione di un diritto o con l'assunzione di un obbligo da parte del disponente, ma in modo diverso. La riconduzione all'uno o all'altro ambito ha conseguenze sul piano della disciplina applicabile. Infatti, il codice civile estende alle liberalità diverse dalla donazione tipica le disposizioni riguardanti la revocazione per causa di ingratitudine e per sopravvenienza di figli e quelle sulla riduzione per integrare la quota dovuta ai legittimari (art. 809), e le assoggetta alla disciplina della collazione (art. 737), ma al contempo prevede l'applicabilità delle norme riguardanti l'atto per mezzo del quale la liberalità è compiuta, senza che occorra l'assolvimento dell'onere della forma di cui all'art. 782 c.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La donazione indiretta non si identifica totalmente con la donazione, cioè con il contratto rivolto a realizzare la specifica funzione dell'arricchimento diretto di un soggetto a carico di un altro soggetto, il donante, che nulla ottiene in cambio, in quanto agisce per spirito di liberalità. Si tratta di liberalità che si realizzano: (a) con atti diversi dal contratto (ad esempio, con negozi unilaterali come l'adempimento del terzo o le rinunce abdicative); (b) con contratti (non tra donante e donatario) rispetto ai quali il beneficiario è terzo; (c) con contratti caratterizzati dalla presenza di un nesso di corrispettività tra attribuzioni patrimoniali; (d) con la combinazione di più negozi (come nel caso dell'intestazione di beni a nome altrui). La configurazione della donazione come un contratto tipico a forma vincolata e sottoposto a regole inderogabili obbliga infatti a fare ricorso a questo contratto per realizzare il passaggio immediato per spirito di liberalità di ingenti valori patrimoniali da un soggetto ad un altro, non essendo ragionevolmente ipotizzabile che il legislatore consenta il compimento in forme differenti di uno stesso atto, imponendo, però, l'onere della forma solenne soltanto quando le parti abbiano optato per il contratto di donazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 luglio 2017, n.18725.




Avvocato stabilito – Cancellazione dall’Albo per titolo all’estero acquisito in modo irregolare – Legittimità – Sussiste

Avvocato stabilito – Sindacato dell’ordine professionale – Validità – Esclusione – Idoneità al riconoscimento – Sussiste


L’avvocato “stabilito” iscritto da più di tre anni è ancora suscettibile di cancellazione dall’Albo atteso che per conseguire il diritto di essere iscritto nell’albo ordinario come avvocato integrato ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 96 deve essere sussistente il presupposto della "integrazione" ossia che si tratti di un avvocato legittimamente "stabilito"; il diritto non può dirsi quesito se è in contrasto con norme imperative. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’Ordine professionale non ha sindacato sulla validità del titolo abilitativo conseguito all’estero, ma può sindacare la sua idoneità ad essere riconosciuto nello Stato secondo le vincolanti procedure stabilite dal sistema IMI. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 03 agosto 2017, n.19403.




Giudizio di Cassazione – Rinuncia al ricorso – Pronuncia – Forma – Ordinanza – Sussiste

Nel vigore del testo dell’art. 391, primo comma, cod. proc. civ., sostituito dall’art. 1-bis, comma 1, lett. i) del d.l. n. 168 del 2016, convertito con modificazioni, nella legge n. 197 del 2016, la decisione della Corte di cassazione sull’estinzione per rinuncia che sia intervenuta successivamente alla comunicazione della fissazione della trattazione in pubblica udienza, deve avvenire all’esito di essa con la forma dell’ordinanza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 agosto 2017, n.19169.




Mediazione negoziale cd. Atipica – Configurabilità – Sussiste – Obbligo di isrizione all’albo degli agenti di affari in mediazione – Necessità – Sussiste

É configurabile, accanto alla mediazione ordinaria, una mediazione negoziale cosiddetta atipica, fondata su un contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche ad una soltanto delle parti interessate (c.d. mediazione unilaterale). Tale ipotesi ricorre nel caso in cui una parte, volendo concludere un singolo affare, incarichi altri di svolgere un’attività intesa alla ricerca di un persona interessata alla conclusione del medesimo affare a determinate, prestabilite condizioni, e proprio per il suo estrinsecarsi in attività di intermediazione, rientra nell’ambito di applicabilità della disposizione prevista dall’art. 2, comma 4, della legge n. 39 del 1989, che, per l’appunto, disciplina anche ipotesi atipiche di mediazione per il caso in cui oggetto dell’affare siano beni immobili o aziende. Ove oggetto dell’affare siano altre tipologie di beni - e segnatamente beni mobili - l’obbligo di iscrizione sussiste solo per chi svolga la detta attività in modo non occasionale e quindi professionale o continuativo. Ove ricorra tale ipotesi, anche per l’esercizio di questa attività è richiesta l’iscrizione nell’albo degli agenti di affari in mediazione di cui al menzionato art. 2 della citata legge n. 39 del 1989 (ora, a seguito dell’abrogazione del ruolo dei mediatori, la dichiarazione di inizio di attività alla Camera di commercio, ai sensi dell’art. 73 del d.lgs. n. 59 del 2010), ragion per cui il suo svolgimento in difetto di tale condizione esclude, ai sensi dell’art. 6 della stessa legge, il diritto alla provvigione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 agosto 2017, n.19161.




Avvocato - Giudizi disciplinari - Impugnazioni - Nuova legge forense - Ricorso e controricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio Nazionale Forense - Termini per la proposizione - Individuazione - Fondamento

La proposizione del ricorso per cassazione contro le decisioni del Consiglio Nazionale Forense è soggetta, ai sensi dell'art. 36, comma 6, della l. n. 247 del 2012, al termine breve di trenta giorni, decorrente dalla notificazione della pronuncia contestata, mentre per il controricorso opera il termine ordinario previsto dall'art. 370 c.p.c., essendo richiamati dagli artt. 36, comma 1, e 37, comma 1, della legge sull'ordinamento della professione forense solo gli artt. 59-65 e non anche gli artt. 66-68 del r.d. n. 37 del 1934, ed applicandosi, per quanto non espressamente regolato dalla nuova disciplina, le disposizioni dettate dal codice di procedura civile per il giudizio di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 luglio 2017, n.16993.




Pignoramento - Omessa o invalida notifica della cartella di pagamento o di altro atto prodromico - Opposizione agli atti esecutivi - Ammissibilità - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento

In materia di esecuzione forzata tributaria, l'opposizione agli atti esecutivi avverso l'atto di pignoramento asseritamente viziato per omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento (o di altro atto prodromico al pignoramento), è ammissibile e va proposta - ai sensi degli artt. 2, comma 1, e 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, dell'art. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e dell'art. 617 c.p.c. - davanti al giudice tributario, risolvendosi nell'impugnazione del primo atto in cui si manifesta al contribuente la volontà di procedere alla riscossione di un ben individuato credito tributario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 giugno 2017, n.13913.




Magistratura – Procedimento disciplinare – Esimente di cui all'art. 3-bis del d.lgs. n. 109 del 2006 – Contenuto ed ambito di applicazione – Sindacato in sede di legittimità – Condizioni e limiti – Fattispecie in tema di ritardata scarcerazione

In materia di procedimento disciplinare a carico di magistrati, l’esimente di cui all’art. 3-bis del d.lgs. n. 109 del 2006 si applica - sia per il suo tenore letterale che per la sua collocazione sistematica - a tutte le ipotesi di illecito disciplinare, allorché la fattispecie tipica sia stata realizzata ma il fatto, per particolari circostanze anche non riferibili all'incolpato, non risulti in concreto capace di ledere il bene giuridico tutelato, secondo una valutazione che costituisce compito esclusivo della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, soggetta a sindacato di legittimità soltanto ove viziata da un errore di impostazione giuridica oppure motivata in modo insufficiente o illogico. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto congrua la motivazione della Sezione disciplinare del suddetto Consiglio che aveva attribuito valore assorbente, ai fini del diniego dell'esimente, alla circostanza che, in conseguenza dell'illecito del magistrato, l'incolpato era stato privato della libertà personale per un rilevante lasso di tempo). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 luglio 2017, n.17327.




Disciplina della magistratura - Sanzioni - Art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2009 - Applicazione della sanzione del trasferimento d’ufficio congiunta al mutamento delle funzioni - Ammissibilità - Fondamento

In materia di procedimento disciplinare a carico di magistrati, l'art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2006, nello stabilire che la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura - nell'infliggere una sanzione diversa dall'ammonimento e dalla rimozione - possa disporre il trasferimento del magistrato ad altra sede o ad altro ufficio, deve essere interpretato nel senso di prevedere entrambe le misure, senza escluderne il cumulo, poiché la "ratio" della norma non è quella di sanzionare ulteriormente il magistrato, ma di impedire che il contesto ambientale in cui esso opera, rispetto al quale sono rilevanti sia la sede che le funzioni svolte, determini ulteriori violazioni disciplinari lesive del buon andamento della giustizia, tutelando, pertanto, un interesse pubblico riconducibile all'art. 97 Cost. ed all'intero titolo IV della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 luglio 2017, n.17551.



  

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