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Tributario
Decisioni di legittimitą


Non integra elusione fiscale il perseguimento di risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico

Tributi - Risparmio d'imposta - Perseguimento di risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico - Abuso del diritto - Esclusione

In ambito tributario, non assurge ad elusione fiscale, non integrando la fattispecie dell'abuso del diritto, bensì costituisce legittimo risparmio d'imposta quello che origina dalla scelta del contribuente, tra più operazioni volte ad assicurargli una finalità economica, di quella che gli garantisca il trattamento fiscalmente meno oneroso, purché questo non culmini in un risparmio d'imposta illecito.

Non può, infatti, impingere in una norma generale di antielusione un comportamento attraverso il quale il soggetto passivo d'imposta abbia pianificato e ottimizzato la sua attività aziendale perseguendo un risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico.

[Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che dagli elementi esposti dalla contribuente era dato evincere: a) che le operazioni contestate non hanno avuto il risultato di procurare un vantaggio fiscale contrario all'obiettivo perseguito dall'ordinamento; b) che dall'insieme di elementi oggettivi risulta che lo scopo delle operazioni controverse non era essenzialmente l'ottenimento di un vantaggio fiscale, ma il rifinanziamento della società cessionaria delle partecipazioni.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 maggio 2020, n.10121.




L'accomandante risponde delle obbligazioni tributarie nei limiti della quota conferita

Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Responsabilità per le obbligazioni sociali - Limite della quota conferita - Applicazione alle obbligazioni tributarie

In tema di società in accomandita semplice, la norma giuscivilistica contemplata dall’art. 2313 c.c., nel prevedere che i soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita, vale anche per le obbligazioni di natura tributaria, e, segnatamente, per quelle relative all'IVA e all’Irap dovute dalla società medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 22 maggio 2020, n.9429.




La tassazione del rimborso al dipendente delle spese di trasferta

Rimborso spese trasferta ex art. 51, comma 5, t.u.i.r. - Modalità - Rimborso analitico e forfetario - Conseguenze

In tema di imposte sui redditi, il rimborso delle spese di trasferta ex art. 51, comma 5, d.P.R. n. 917 del 1986, può essere analitico, se ancorato agli esborsi, per vitto, alloggio e viaggio, effettivamente sostenuti e adeguatamente documentati dal dipendente, ovvero forfetario, se operato attraverso il riconoscimento di una provvista di denaro per sostenere le spese di vitto e alloggio, con la conseguenza che, mentre nel primo caso il rimborso non determina alcuna tassazione in capo al dipendente, nel secondo l'importo che oltrepassi il limite massimo previsto dall'art. 51 cit. concorre alla formazione del reddito di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 maggio 2020, n.8489.




L'abitazione principale ai fini IMU è solo quella in cui tanto il contribuente quanto il di lui nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente

Imposte locali - IMU - Definizione di "abitazione principale"

Il tenore letterale della norma di cui all'art. 13, comma 2, D.L. 201/2011, in ordine alla definizione di "abitazione principale" a fini IMU, è chiaro e si diversifica in modo evidente dalla previsione in tema di ICI.

L'abitazione principale e fini IMU è solo quella in cui tanto il contribuente quanto il di lui nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La norma in commento ha natura agevolativa e come tale è di stretta interpretazione e non può essere estesa per via analogica. (Giorgio Morotti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 13 febbraio 2020, n.4166.




Tempestività dell'interpello preventivo e conseguenze della mancata presentazione

Interpello preventivo - Differenze da quello ordinario - Termine di proposizione - Dichiarazione dei redditi - Sussistenza - Termine per la pronuncia dell’Ufficio - Irrilevanza - Conseguente

L'interpello preventivo ex art. 37 bis, comma 8, d.P.R. n. 600 del 1973, nella formulazione anteriore al 2015, a differenza di quello ordinario di cui all'art. 11 della l. n. 212 del 2000 (anche nella versione anteriore al 2015), caratterizzato dalla vincolatività della risposta, deve precedere il comportamento oggetto dell'istanza del contribuente, sicché è tempestivo quando sia formulato prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, restando invece irrilevante quello di 90 giorni prima della dichiarazione posto a carico dell'Ufficio per rispondere. In caso di mancata proposizione in tempo utile per l'ottenimento della pronuncia dell'Amministrazione, infatti, il contribuente è comunque tenuto ad adempiere ai propri obblighi come se questa fosse stata negativa, salva la possibilità di regolarizzazione successiva della situazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 22 gennaio 2020, n.1317.




L'eccezione di prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella è devoluta alla cognizione del giudice delegato

Credito tributario – Prescrizione maturata dopo la notificazione della cartella – Eccezione del curatore in sede di ammissione al passivo – Giurisdizione del giudice ordinario – Sussistenza – Fondamento

L'eccezione di prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, sollevata dal curatore in sede di ammissione al passivo fallimentare, è devoluta alla cognizione del giudice delegato (in sede di verifica dei crediti) e del tribunale (in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva), e non già del giudice tributario, segnando la notifica della cartella il consolidamento della pretesa fiscale e l'esaurimento del potere impositivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34447.




Quando l’Agenzia delle Entrate può avvalersi di Avvocati del libero foro

Agenzia delle Entrate - Facoltà di avvalersi di Avvocati del libero foro - Distinzione

Impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale ed al giudice di pace, per la rappresentanza e la difesa in giudizio l'Agenzia delle Entrate-Riscossione si avvale:

- dell'Avvocatura dello Stato nei casi previsti come ad essa riservati dalla convenzione con questa intervenuta (fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi dell'art. 43, comma 4, r.d. 30 ottobre 1933, n. 1933, di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all'organo di vigilanza), oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici,

- ovvero, in alternativa e senza bisogno di formalità, né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, r.d. cit.,

- di avvocati del libero foro - nel rispetto degli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi del comma 5 del medesimo art. 1 d.l. 193 del 2016 - in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all'Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio;

Quando la scelta tra il patrocinio dell'Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla Convenzione tra l'Agenzia e l'Avvocatura o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell'Agenzia a mezzo dell'una o dell'altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 19 novembre 2019, n.30008.




Pace fiscale ex D.L. 119/2018 e deposito della copia della domanda di definizione e del versamento

Pace fiscale – D.L. 119/2018 – Effetto sospensivo del processo ex art. 6 D.L. cit. – Deposito della copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata nel termine del 10 giugno 2019 – Necessità

In tema di sospensione del processo ai sensi dell'art.6, comma 10, d.l. 119 del 2018, per ottenere l'effetto sospensivo sino al 31 dicembre 2020 deve essere depositata in cancelleria copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata entro il termine perentorio del 10 giugno 2019 e, ove la parte si affidi alla spedizione postale di tale documentazione, non trova applicazione il principio della dissociazione degli effetti della notifica per notificante e notificato secondo i canoni fissati da Corte Cost. n.28 del 2004, sia in quanto non si tratta di notifica alla parte processualmente codificata, sia in quanto la legge fa riferimento espresso al momento del suo deposito e, dunque, alla ricezione della spedizione come documentata dalla cancelleria con timbro del pervenuto e registrazione sul SIC. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2019, n.28493.




Il credito per sanzioni per violazione di leggi tributarie commesse prima del fallimento soggiace alle regole del concorso

Fallimento - Sanzioni pecuniarie per la violazione di leggi tributarie commesse in data antecedente al fallimento - Soddisfazione dell'Amministrazione secondo le regole del concorso

Le sanzioni pecuniarie per la violazione di leggi tributarie commesse in data antecedente al fallimento del contribuente, costituiscono un credito che soggiace all'applicazione di tutte le regole civilistiche, sia che si verta in una fase fisiologica del rapporto obbligatorio, sia che si verta nell'ambito di una procedura concorsuale, dovendo l'Amministrazione soddisfarsi secondo le regole del concorso, nei modi stabiliti dalla legge.

Pertanto, è infondata l'eccezione per la quale, in costanza di fallimento, l'esigibilità delle sanzioni tributarie dovrebbe essere congelata, potendo l'amministrazione finanziaria farle valere esclusivamente una volta che il fallito sia tornato "in bonis", sia perchè il fallimento non equivale alla morte dell'imprenditore, tanto che con esso il contribuente non viene privato della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario, sia perchè la postergazione del pagamento dei crediti derivanti dalle sanzioni pecuniarie violerebbe la disciplina imperativa di cui all'art. 2752 c.c. e diverrebbe un modo per sfuggire al pagamento delle sanzioni amministrative in danno dell'erario (Cass. 23322/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 ottobre 2019, n.25854.




La somministrazione di alimenti e bevande fuori dell'azienda esclude l'attività agrituristica

Imprenditore agricolo - Somministrazione di alimenti e bevande da consumarsi al di fuori dell'azienda - Attività agrituristica - Esclusione - Regime forfettario di determinazione del reddito e dell'IVA - Applicabilità - Esclusione

La somministrazione di pasti e bevande svolta al di fuori dei locali (edifici o parti già esistenti del fondo) dell'azienda agricola, ove non rientri nelle attività di cui all'art. 2, comma 3, lett. d), della l. n. 96 del 2006, non costituisce attività agrituristica, con conseguente inapplicabilità del regime fortettario di determinazione del reddito di impresa e dell' IVA di cui all'art. 5, comma 2, della l. n. 413 del 1991. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 settembre 2019, n.24271.




Alle Sezioni Unite la questione della assoggettabilità ad IVA della tariffa cd T.I.A.2

Tariffa integrata ambientale, cd T.I.A.2 - Assoggettabilità ad Iva -  Rimessione alle Sezioni Unite

La questione relativa alla natura giuridica della tariffa integrata ambientale, cd T.I.A.2 e l'assoggettabilità ad Iva della stessa, esiga un pronunciamento della Corte nella sua più tipica espressione di organo della nomofilachia: si versa, invero, in questione di particolare importanza, in ragione degli assai incidenti (ed immediatamente percepibili) riverberi di natura pratico-applicativa che da essa scaturiscono, sia con riferimento alla predetta tariffa integrata ambientale, sia riguardo alla istituzione della (successiva) TARI, regolata dalla L. n. 147 del 2013, art. 1, commi 641 e seguenti che prevede che i Comuni, ove sia operante un sistema di misurazione puntuale dei rifiuti, possano applicare una tariffa corrispettiva in alternativa alla Tari classica. La nuova normativa -come si è precisato in premessa- è strutturata in maniera tale che si ripresenteranno le medesime problematiche affrontate a proposito della T.I.A.2 riguardo alla qualificazione tributaria o privatistica della stessa. Ricorrono pertanto le condizioni per la rimessione del ricorso al Primo Presidente perché valuti ex art. 374 c.p.c. l'opportunità di un'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 settembre 2019, n.23949.




Applicazione dell’imposta di registro e collegamento negoziale: la Cassazione solleva la questione di costituzionalità

Imposta di registro – Inclusione nell'art. 10 bis, co. 2^ lett. a) l. 212/00 della fattispecie di collegamento negoziale – Questione di legittimità costituzionale – Non manifesta infondatezza

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in rapporto agli articoli 53 e 3 Cost., dell'articolo 20 d.P.R.131/86, come risultante dagli interventi apportati dall'art. 1 co.87^ l. 205/17 (l. di bilancio 2018) e dall'art. 1, co.1084^, 1.145/18 (l. di bilancio 2019), nella parte in cui dispone che, nell'applicare l'imposta di registro secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell'atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, si debbano prendere in considerazione unicamente gli elementi desumibili dall'atto stesso, "prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi".  

L’espressa inclusione nell'art. 10 bis, co. 2^ lett. a) l. 212/00 della fattispecie di collegamento negoziale (invece mancante nella struttura testuale dell'art. 20):
-consente all'amministrazione finanziaria, nell'esercizio dei poteri estesi di accertamento dell'imposta di registro conferitile dall'art. 53-bis d.P.R.131/86 e previa l'osservanza delle tutele procedimentali contenute nella legge, di disconoscere gli effetti degli atti collegati in quanto elusivi e, come tali, privi di sostanza economica diversa dal mero risparmio d'imposta (altrimenti legittimo ai sensi del 4^ co. dell'art.10 bis in parola);
-non esclude che il collegamento negoziale continui purtuttavia a rilevare, ex art. 20 d.P.R.131/86, anche al di fuori del contesto elusivo e sanzionatorio, e dunque anche quando esso emerga sul piano obiettivo della mera qualificazione giuridica e come opzione negoziale effettivamente rispondente ad esigenze pratiche sostanziali, nel senso di non deviate né strumentali né unicamente orientate al risparmio d'imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 23 settembre 2019, n..




Ammissione al passivo dei crediti tributari sulla base del ruolo senza la previa notificazione della cartella esattoriale

Credito tributario - Insinuazione del concessionario - Estratto del ruolo - Sufficienza - Copie su supporto analogico di un documento informatico - Efficacia probatoria - Condizioni - Fondamento

Il concessionario del servizio di riscossione dei tributi può domandare l'ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del ruolo, senza che occorra anche la previa notificazione della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell'amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere; ne consegue che, stante il disposto dell'art. 23 del d.lgs. n. 82 del 2005 (modificato dall'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 235 del 2010), gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell'osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall'ente creditore al concessionario, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non contesti la loro conformità all'originale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 giugno 2019, n.16112.




Detrazione per l'abitazione principale e disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi

Detrazione per l'abitazione principale ex art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 - Requisiti - Dimora abituale del contribuente e dei familiari - Necessità - Disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi - Conseguenze - Convivenza del residuo nucleo familiare nell’abitazione - Spettanza del beneficio - Fattispecie

In tema di ICI, ai fini della detrazione prevista per l'abitazione principale dall'art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 (come modif. dall'art. 1, comma 173, lett. b, della l. n. 296 del 2006, con decorrenza dal 1° gennaio 2007), il contribuente, il quale dimori in un immobile di cui sia proprietario (o titolare di altro diritto reale), deve provare che esso costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari; pertanto, ove intervenga separazione personale di fatto dei coniugi, il diritto al beneficio permane solo in favore del residuo nucleo familiare convivente nell'abitazione, non più identificabile con la casa coniugale. (Fattispecie in cui, a fronte di avvenuto trasferimento in altro Comune del coniuge della ricorrente, la S.C. ha confermato la gravata sentenza che, venuta meno la convivenza tra i coniugi, aveva ritenuto ammissibile la detrazione per l'immobile soggetto a tassazione limitatamente al residuo nucleo familiare ivi abitualmente dimorante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 giugno 2019, n.15439.




E' ammissibile la compensazione del credito IVA chiesto a rimborso dal fallito con i debiti erariali sorti anteriormente alla dichiarazione di fallimento

Fallimento - Credito d'IVA - Compensazione con debiti erariali - Ammissibilità - Principio di neutralità - Violazione - Esclusione - Fondamento - Posizione IVA prefallimentare e postfallimentari - Diversità - Coincidenza della partita IVA - Irrilevanza - Ragioni - Redazione di due distinte dichiarazioni IVA - Necessità

In materia tributaria è ammissibile la compensazione, ex art. 56 della l. fall., del credito IVA chiesto a rimborso dal fallito con i debiti erariali, sorti anteriormente alla dichiarazione di fallimento, anche quando il controcredito del fallito divenga liquido od esigibile successivamente, non determinandosi violazione del principio di neutralità dell'imposta poiché la posizione IVA maturata in epoca precedente la dichiarazione di fallimento è differente da quella successiva, ponendosi la coincidenza della partita IVA per le operazioni prefallimentari e postfallimentari come circostanza meramente occasionale, che non muta l'autonomia giuridica delle operazioni facenti capo al fallito, di cui il curatore è avente causa e amministratore del patrimonio, e quelle riferibili alla massa dei creditori, nel cui interesse opera il curatore stesso, quale gestore del patrimonio altrui, con conseguente necessità di redazione, ai sensi dell'art. 74-bis del d.P.R. n. 633 del 1972, di due distinte dichiarazioni IVA, aventi ad oggetto le operazioni effettuate dal fallito anteriormente e successivamente al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 29 maggio 2019, n.14620.




Risoluzione del contratto di leasing: la soggettività passiva ai fini Imu è in capo alla società concedente

Leasing – Risoluzione del contratto – Soggetto passivo IMU – Società concedente

Dal chiaro dettato normativo contenuto nel D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9, ove si precisa che nel leasing soggetto passivo Imu è il locatario per tutta la durata del contratto, ne discende che con la risoluzione del contratto di leasing la soggettività passiva ai fini Imu si determina in capo alla società concedente, anche se essa non ha ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte dell'utilizzatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 22 maggio 2019, n.13793.




Il concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003 non può essere oggetto di rinuncia

Concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003, conv. in l. n. 326 del 2003 - Rinuncia - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

Il concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003, conv., con modif., in l. n. 326 del 2003, non può essere oggetto di rinuncia, in quanto si tratta di un beneficio gli effetti del quale vengono meno nelle sole ipotesi previste dal comma 9 della detta disposizione normativa, determinando, per il contribuente, la preclusione dell'accertamento per i periodi fiscali di riferimento, non rimovibile mediante successiva controdichiarazione volta a manifestare l'assenza di volontà di far luogo a condono. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 04 aprile 2019, n.9442.




ICI e Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi

ICI - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Agevolazione ex art. 10, comma 6, d.lgs. n. 504 del 1992 - Applicabilità - Esclusione - Fondamento

In tema di ICI, la procedura di amministrazione straordinaria per le grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.lgs. n. 270 del 1999, non beneficia del regime agevolativo di cui all'art. 10, comma 6, del d.lgs. n. 504 del 1999, riferito esclusivamente agli immobili compresi nel fallimento e nella liquidazione coatta amministrativa, trattandosi di deroga al regime impositivo generale, da ritenersi di stretta interpretazione e quindi insuscettibile di interpretazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 15 marzo 2019, n.7397.




Validità della clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo che preveda il rimborso delle imposte discendenti dal contratto

Contratto di locazione – Imposte – Capacità contributiva – Patti traslativi d’imposta

E’ lecita la clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo in cui è previsto il rimborso delle imposte discendenti dal contratto a vantaggio della parte obbligata dalla legge a sostenerle, purché sia quest’ultima ad adempiere all’obbligo fiscale e i relativi adempimenti. (1) (Luca Mongiello) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 marzo 2019, n.6882.




Trust: regime della tassazione

Imposta sulle successioni e sulle donazioni – Costituzione di vincoli – Trust

Il Decreto Legge n. 262 del 2006 ha reintrodotto la disciplina della imposta sulle successioni e donazioni includendo anche i vincoli di destinazione e segnatamente i trust: l’imposizione si riferisce agli atti “a titolo gratuito”, e non più solo alle “liberalità”, cosa che consente di argomentare che il presupposto del tributo vada ravvisato, più che nell’animus donandi, nell’accrescimento patrimoniale (effettivo) del beneficiario, ottenuto senza alcuna contropartita. Nell’ambito concettuale dei “vincoli di destinazione” devono essere ricondotti non solo gli “atti di destinazione” di cui all’articolo 2645-ter c.c., ma qualunque fattispecie prevista dall’ordinamento tesa alla costituzione di patrimoni vincolati ad uno scopo, ed in tal senso si e’ espressa anche l’Amministrazione finanziaria (cfr. Circolare 3/E del 22 gennaio 2008), secondo la quale per vincoli di destinazione si intendono “i negozi giuridici mediante i quali determinati beni sono destinati alla realizzazione di un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento, con effetti segregativi e limitativi della disponibilita’ dei beni medesimi”. La consapevolezza del legislatore delle problematicita’ insite nel sottoporre a tassazione uno strumento negoziale tipologicamente assai variegato, quale appunto e’ il trust, segna inevitabilmente i limiti dell’intervento novellatore, che non si confronta con la complessita’ del fenomeno governato, per cui non si puo’ trarre dallo scarno disposto del Decreto Legge n. 262 del 2006, articolo 2, comma 47, il fondamento normativo di un’autonoma imposta, intesa a colpire ex se la costituzione dei vincoli di destinazione, indipendentemente da qualsivoglia evento traslativo – in senso proprio di beni e diritti, pena il deficit di costituzionalita’ della novella cosi’ letta (Cass. n. 21614/2016). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 gennaio 2019, n.1131.




L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva

Atto del fisco – Obbligo della motivazione – Modalità – Finalità

L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva, individuata nel suo "petitum e nella causa petendi", attraverso una fedele e chiara ricostruzione degli elementi costitutivi dell'obbligazione tributaria, senza che l'atto possa esaurirsi nell'enunciazione di una imposizione fiscale di per sé, il cui fondamento sia soggetto a verifica processuale eventuale ex post, dovendo la motivazione dare conto degli elementi di fatto ed istruttori del procedimento, e del fondamento di legalità, i quali rendono da un lato trasparente il buon andamento (art. 97 Cost.) e, dall'altro, rendendo subito pienamente controllabile l'operato della Pubblica Amministrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 21 novembre 2018, n.30039.




Coobbligato al pagamento dell’imposta di registro anche il soggetto il cui intervento in causa sia stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali

Sentenza – Imposta di registro - D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1 – Ratio

Sono tenuti al pagamento dell'imposta di registro tutti coloro che abbiano preso parte al giudizio, nei cui confronti la pronuncia giurisdizionale si è espressa nella parte dispositiva e la cui sfera giuridica sia in qualche modo interessata dagli effetti della pronuncia, avendo il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1, come sua precipua finalità quella di rafforzare la posizione dell'erario nei confronti dei contribuenti in vista della proficua riscossione delle imposte, salvo il diritto per ciascuno di essi di rivalersi nei confronti della parte civilmente tenuta al pagamento.

[Nel precedente citato (sentenza 29 gennaio 2008, n. 1925) la Corte di cassazione, in riferimento all'imposta di registro dovuta sulla sentenza emessa all'esito di un giudizio avente ad oggetto l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, ha ritenuto che fosse coobbligato al pagamento anche un soggetto il cui intervento in causa era stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 novembre 2018, n.29158.




Condono fiscale: deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. 289/2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni per ritardato od omesso versamento dell'IVA

Condono fiscale - Misure clemenziali in tema di IVA - Contrasto con il diritto unionale - Conseguenze

In tema di condono fiscale, le misure con le quali lo Stato membro rinuncia ad una corretta applicazione e/o riscossione dell'IVA devono ritenersi incompatibili, anche rispetto alle sanzioni, con la disciplina comunitaria per contrasto con la VI direttiva n. 77/388/CEE, come interpretata dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea, trattandosi di misure di carattere dissuasivo e repressivo, la cui funzione è quella di determinare il corretto adempimento di un obbligo nascente dal diritto europeo: ne deriva che deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni connesse al ritardato od omesso versamento dell'IVA. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 ottobre 2018, n.27822.




Condono fiscale: le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale e non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario

Condono fiscale – Definizione agevolata ai sensi dell’art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 – Condizione – Integrale pagamento nei termini e modi previsti dalla citata disposizione – Disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della citata legge – Inapplicabilità – Fondamento

In tema di condono fiscale, la definizione agevolata prevista dall'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 ha quale presupposto l'integrale pagamento nei termini e modi ivi previsti e le disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della stessa legge sono inapplicabili, in quanto le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale, sicché non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario né da quelle dettate da altre forme di definizione comprese nella medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 ottobre 2018, n.27822.




Notifica: la qualità di persona abilitata alla ricezione dell'atto presso il domicilio del destinatario si presume 'iuris tantum'

Notificazione ai sensi dell'art. 139 c.p.c. - Qualità di consegnatario dell'atto - Presunzione "iuris tantum" di corrispondenza al vero di quanto riportato nella relata di notifica - Onere della prova contraria - Spettanza - Al destinatario dell'atto - Contenuto - Fattispecie

In tema di procedimento di notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell'art. 139, comma 2, c.p.c. la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda di chi ha ricevuto l'atto si presume "iuris tantum" dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo al destinatario, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità suindicate. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso del contribuente che, pur avendo provato "per tabulas" che la consegnataria dell'atto non era sua moglie, non aveva tuttavia dimostrato che ella non fosse, comunque, una persona di famiglia o addetta alla casa ivi presente solo occasionalmente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 ottobre 2018, n.27587.




Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire fonti di prova della commissione di reati

Prelievi di cassa – Presunzioni di ricavi – Inapplicabilità all’accertamento penale dei reati

Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire di per sé fonti di prova della commissione dei reati previsti dal D. Lgs. n. 74 del 2000, potendo solamente essere fondamento di elementi indiziari atti a giustificare l’adozione di misure cautelari reali a carico del soggetto interessato. (Domenico Di Pasquale) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 30 ottobre 2018, n.7242.




Illegittima l'iscrizione a ruolo in violazione del 'beneficium excussionis'

Iscrizione a ruolo in violazione del "beneficium excussionis" - Illegittimità - Vizio proprio della cartella - Fondamento

L'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del "beneficium excussionis", conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notificazione della cartella, si riverbera su quest'ultima quale vizio proprio della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 settembre 2018, n.23260.




Effetti della sentenza C 546/14 UE sul reato di omesso versamento dell’IVA

Omesso versamento IVA – Concordato preventivo – Pagamento parziale di un debito IVA – Diversa valutazione dell'elemento soggettivo del reato – Pagamento dilazionato dell’imposta

I fumus del reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, deve essere valutato in maniera diversa e più attenta, anche sotto il profilo dell'elemento soggettivo del reato, a seguito della modifica, ad opera della legge di bilancio n. 232 del 2016, art. 1, comma 81, la quale ha dato applicazione alla sentenza della Corte di Giustizia del 7 aprile 2016, C. 546/14, che ha ritenuto pienamente compatibile con il diritto UE il pagamento parziale di un debito IVA, da parte di un imprenditore in stato di insolvenza, nell'ambito di una procedura di concordato preventivo.

In presenza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, non è configurabile il “fumus” del reato di cui all’art. 10 ter, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (omesso versamento IVA), a carico del debitore ammesso al concordato preventivo con pagamento dilazionato o parziale dell’imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 04 settembre 2018, n.39696.




Anche lo scambio brevi manu delle dichiarazioni unilaterali sconta l’imposta di registro solo in caso d’uso

Imposta di registro - Scambio di corrispondenza commerciale - Scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu

Per aversi il cosiddetto "scambio di corrispondenza commerciale" - soggetto a registrazione e, quindi, al pagamento dell'imposta proporzionale di registro solo in caso d'uso e non in termine fisso - non è necessario che il "rapporto epistolare" si attui esclusivamente mediante "lettere spedite e ricevute", perchè a tale modalità va equiparata quoad effectum anche lo scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 luglio 2018, n.19799.




I finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione costituiscono spesa per incrementi patrimoniali

Valutazione della base imponibile – Accertamento induttivo o sintetico – Spese per incrementi patrimoniali – Nozione – Fattispecie

In tema di determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, in applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, si intende per "spesa per incrementi patrimoniali" ogni esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare spese per le quali vi sia stata effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 luglio 2018, n.19613.




È il fisco a dover provare l’imputabilità a compensi dei prelevamenti bancari del libero professionista

Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Libero professionista – Rettifica della dichiarazione dei redditi – Prelevamenti dal conto corrente – Imputazione presuntiva a compensi – Illegittimità – Affermazione

A seguito della sentenza n.228/20174 della Corte Costituzionale,  è venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati sui conti correnti bancari ai ricavi conseguiti nella attività libero professionale, non essendo più proponibile l’equiparazione logica tra attività d’impresa e attività professionale.

Grava dunque sull’amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei ricavi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 luglio 2018, n.19564.




La dimostrazione dell’effettiva residenza all’estero impedisce il recupero fiscale dei redditi dichiarati nel Paese straniero

Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Recupero di imposte di contribuente residente all’estero – Presunzione legale di residenza in Italia – Prova contraria

Al fine di superare la presunzione legale di residenza in Italia, il contribuente deve produrre in giudizio documenti a riprova che il centro principale dei suoi interessi economici e personali debba essere collocato all’estero.

[Nella fattispecie, il contribuente, sportivo professionista, aveva dimostrato il pagamento di varie utenze legate all’abitazione locata all’estero, nonché di effettuare in tale paese straniero i propri allenamenti e di trovare abitualmente base in esso, in partenza e in arrivo, nei viaggi che lo portavano in giro per il mondo nel normale espletamento della sua attività agonistica. La Corte, rilevato che la Commissione Tributaria Regionale non aveva preso posizione su tali documenti, omettendo di indicare gli elementi ritenuti dirimenti nel senso del mancato superamento della presunzione di residenza in Italia, ha cassato per difetto di motivazione la sentenza della CTR che aveva ritenuto fondato il recupero fiscale delle imposte asseritamente sottratte al fisco italiano.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 20 luglio 2018, n.19410.




Detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche su di immobili di proprietà di terzi

Lavori di ristrutturazione o manutenzione - Immobili di proprietà di terzi - Detrazione iva - Condizioni

Deve riconoscersi il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l'attività d'impresa o professionale, anche se quest'ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se - per cause estranee al contribuente - la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 maggio 2018, n.11533.




Il professionista è soggetto all’IRAP anche se il collaboratore è il suo coniuge

Imposte e tasse – IRAP – Avvocato che si avvale della collaborazione di altro professionista – Autonoma organizzazione – Sussiste

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art.2 del D.Lgs. n.446 del 1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga, pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista (nella specie, del coniuge), stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 maggio 2018, n.10998.




ASD: irrilevante l'affiliazione al CONI, occorre l'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro

Associazioni non lucrative - Associazione sportiva dilettantistica ASD - Effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro - Onere probatorio - Affiliazione al CONI - Irrilevanza

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 del d.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al CONI» (cfr.Cass. sez. 5, 5 agosto 2016, n. 16449).

Le suddette agevolazioni tributarie di cui all'art. 148 TUIR in favore di enti di tipo associativo commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, «si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto» (cfr. Cass. Sez. 5, 11 marzo 2015, n. 4872). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 30 aprile 2018, n.10393.




Opposizione ad esecuzione esattoriale: giurisdizione del giudice ordinario e di quello tributario

Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione

In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2018, n.9833.




Riassunzione del processo e nuovo pagamento di contributo unificato

Processo civile – Contributo unificato – Funzione – Riassunzione del processo avanti a giudice diverso a seguito di dichiarazione di incompetenza – Nuovo pagamento del contributo

Il contributo unificato ha la funzione di coprire il "costo" di funzionamento della macchina processuale ed è la forfetizzazione dei tributi giudiziari dovuti secondo la legislazione previgente per ogni singolo atto del processo; di conseguenza, nel caso in cui il processo venga instaurato e si svolga di fronte ad un ufficio giudiziario e poi, a seguito di dichiarazione di incompetenza del giudice adito, sia traslato di fronte ad altro ufficio, un nuovo pagamento del contributo unificato.

Le parole della legge secondo le quali il contributo è dovuto "per ciascun grado del giudizio", da un lato, non contrastano con quanto precede posto che esse significano che il contributo di iscrizione a ruolo è dovuto non una sola volta indipendentemente dalla articolazione del processo in un grado o in più gradi, ma ogni volta in cui vi è una iscrizione a ruolo di fronte a giudici di grado diverso, dall'altro lato, sono suscettive di interpretazione a supporto della conclusione raggiunta perchè confermano che il contributo è dovuto nuovamente quando la causa è iscritta a ruolo di fronte ad un giudice diverso da quello inizialmente adito.

Né, con riferimento al caso di specie, vale l'osservazione a mente della quale non è possibile pretendere il pagamento del contributo "due volte trattandosi sostanzialmente dello stesso processo traslato dal giudice di Pace al Tribunale", in quanto l'indubbia identità tra processo riassunto e processo svoltosi davanti al giudice incompetente si sostanzia nella salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda iniziale (Cass.19030/2008), ma non interferisce con la questione del costo del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 aprile 2018, n.8912.




Il Fisco può iscrivere ipoteca anche se il bene è da lungo tempo costituito in fondo patrimoniale

Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 aprile 2018, n.8881.




Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori e legittimazione ad agire del fallito

Avviso di accertamento relativo a crediti fiscali anteriori al fallimento - Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori - Legittimazione ad agire del fallito - Esclusione

E' inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire ex art. 43, comma 1, l.fall., il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione del suo fallimento, ove il curatore abbia omesso di promuovere detto ricorso non per inerzia, ma in seguito ad una esplicita presa di posizione negativa circa la sua utilità per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 aprile 2018, n.8132.




Omesso versamento di ritenute e 'abolitio criminis' parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a E. 150.000,00

Tributi - Ritenute - Omesso versamento - Modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015 - Abolitio criminis parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a E. 150.000,00 commesse in epoca antecedente

La modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015, che ha escluso la rilevanza penale dell'omesso versamento di ritenute dovute o certificate sino all'ammontare di E. 150.000,00, ha determinato una "abolitio criminis" parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a detto importo, commesse in epoca antecedente. (Sez. 3, n. 34362 del 11/05/2017 - dep. 13/07/2017, Sbrolla, Rv. 270961), pienamente applicabile all'analoga modifica effettuata dal medesimo d. Igs. all'art. 10-ter che ha escluso la configurabilità del reato per gli omessi versamenti dell'acconto relativo all'imposta sul valore aggiunto inferiori alla soglia di € 250.000 per ciascun periodo di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 12 marzo 2018, n.10810.




Il trasferimento dei beni al trustee avviene a titolo gratuito

Trustee - Trasferimento dei beni al trustee - Natura - Gratuità

Il trasferimento dei beni al trustee avviene a titolo gratuito, non essendovi alcun corrispettivo, ed il disponente non intende arricchire il trustee, ma vuole che quest'ultimo li gestisca in favore dei beneficiari, segregandoli per la realizzazione dello scopo indicato nell'atto istitutivo del trust, per cui l'intestazione dei beni al trustee deve ritenersi, fino allo scioglimento del trust, solo momentanea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata9 Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 gennaio 2018, n.975.




Conferimento con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente

Azienda - Conferimento con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente - Cessione di azienda

In caso di conferimento di azienda con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente, il fenomeno ha, a tal fine, carattere unitario (in conformità al principio costituzionale di capacità contributiva ed all'evoluzione della prestazione patrimoniale tributaria dal regime della tassa a quello dell'imposta) ed è configurabile come cessione di azienda, e non costituisce operazione elusiva, per cui non grava sull'Amministrazione l'onere di provare i presupposti dell'abuso di diritto, atteso che i termini giuridici della questione sono già tutti desumibili dal criterio ermeneutico di cui all'art. 20 D.P.R. n. 131 del 1986" (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3481 del 14/02/2014; in termini Cass. 1955/15; 11769/08; 10660/03 ed altre).

Del resto, la cessione a terzi delle intere quote acquisite nella neocostituita società da parte dei conferenti l'azienda realizza i medesimi effetti della cessione di azienda, non assumendo alcuna rilevanza la parziale non identità dei soggetti che hanno preso parte ai due atti. … Nel caso in esame, infatti, è evidente che la costituzione della società semplice, con conferimento alla stessa dell'azienda di due dei tre soci, sia stata esclusivamente funzionale alla successiva cessione di quote sociali da parte dei due soci originari (al terzo socio e a familiari di questi), con la realizzazione di una cessione di azienda agricola, ciò che comporta l'applicazione della unicità della tassazione secondo il criterio della maggiore onerosità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 novembre 2017, n.28064.




Il pignoramento presso terzi dell'agente di riscossione non ha natura di atto pubblico

Espropriazione forzata – Pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 – Natura di atto pubblico – Esclusione – Elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento – Fede pubblica e piena prova fino a querela di falso – Esclusione

L'atto di pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte; ne consegue che l'attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l'atto (nella specie, concernente l'allegazione di un elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di quanto avviene quando l'agente di riscossione esercita - ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 - le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 novembre 2017, n.26519.




Crediti tributari: ammissione al passivo sulla base del semplice ruolo

Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2017, n.26296.




Ammissione del credito al passivo di LCA e imposta proporzionale di registro all'uno per cento

Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 settembre 2017, n.22502.




Condono tombale e accertamento di un credito da agevolazione esposto in dichiarazione

Condono tombale ex art. 9 della l. n. 289 del 2002 - Portata - Possibilità di contestazione, da parte dell’Erario, di crediti del contribuente verso il fisco - Permanenza

In tema di cd. condono tombale di cui all’art. 9 della l. n. 289 del 2002, non è inibito all’Erario l’accertamento riguardante un credito da agevolazione esposto in dichiarazione, in quanto il condono elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del Fisco, che restano soggetti all’eventuale contestazione da parte dell’Ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 luglio 2017, n.16692.




Regime agevolato dell’imposta di registro ed esenzione iva dei trasferimenti immobiliari ai soci delle cooperative edilizie

Imposta di registro - Applicazione dell'imposta - Atti relativi ad operazioni soggette ad i.v.a. - Principio di alternatività - Atti sottoposti all'IVA, ancorché in linea solo teorica, perché di fatto esentati - Soggezione all'imposta proporzionale di registro - Esclusione - Atti di assegnazione di immobili a soci di cooperative

In tema d'imposta di registro, il principio dell'alternatività con l’IVA postula che gli atti sottoposti, anche solo teoricamente, perché di fatto esentati, a quest'imposta non scontino quella proporzionale di registro. In particolare, agli atti di assegnazione di immobili in favore di soci di cooperative si applica, ai sensi dell’art. 66, comma 6-bis, d.l. n. 331 del 1993 (conv. con l. n. 427 del 1993), l’imposta di registro in misura fissa, ancorché a seguito della modifica dell’art. 10, comma 8-bis, del d.P.R. n. 633 del 1972 sia stata introdotta la generalizzata esenzione dall’IVA per tutti i trasferimenti di immobili effettuati da imprese costruttrici. (Luigi Giordano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 luglio 2017, n.16557.




Promessa di vendita di immobile e soggetto passivo dell'ICI

Tributi locali - ICI - Soggetto passivo dell'imposta - Proprietario di un bene oggetto di preliminare di compravendita con consegna anticipata del bene - Promissario acquirente - Assoggettabilità ad imposta - Esclusione - Ragioni

In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), dalla lettura combinata degli artt. 1 e 3 del d.lgs. n. 504 del 1992 si evince che soggetto passivo dell'imposta può essere soltanto il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento sull'immobile. Ne deriva che, non potendo ritenersi soggetto passivo dell'imposta il promissario acquirente sulla base del contratto preliminare ad effetti anticipati, in quanto mero detentore qualificato, tenuto al pagamento dell'imposta è unicamente il proprietario dell'immobile compromesso in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 giugno 2017, n.14119.




Valore globale dei beni oggetto della donazione e donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28 novembre 2006

Interpretazione art. 57 del d. I.vo 346/1990 - Determinazione del valore globale dei beni oggetto della donazione - Donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28 novembre 2006

Sennonché l'art. 57 del d. I.vo 346/1990 deve essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione del valore globale dei beni oggetto della donazione, occorre tener conto anche delle donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28.11.2006. A tale affermazione induce l'interpretazione letterale della norma secondo cui "...tutte le donazioni anteriormente fatte dal donante al donatario, comprese quelle presunte di cui all'art. 1, comma 3, ed escluse quelle indicate nell'art. 1, comma 4, e quelle registrate gratuitamente o con pagamento dell'imposta in misura fissa a norma degli articoli 55 e 59"; la norma, dunque, fa riferimento a tutte le donazioni intese in senso civilistico come atti di liberalità del donante a favore del donatario e non esclude le donazioni che erano fiscalmente irrilevanti perché poste in essere nel periodo dal 25.10.2001 al 28.11.2006. Una diversa interpretazione dell'art. 57 cit. avrebbe l'effetto della reintroduzione di una esenzione che, oltre a non essere prevista dalla lettera della norma, non è sorretta da una autonoma ratio legis che, anzi, in un'ottica costituzionalmente orientata, va individuata nella volontà del legislatore di determinare l'imposta in proporzione alla capacità contributiva, e dunque tenendosi conto del fatto che il beneficiario di donazioni che, nel loro complesso, superano di valore il milione di euro non può ragionevolmente godere della franchigia prevista. Diverso principio dovrebbe affermarsi nel caso in cui il legislatore riduca l'importo della franchigia perché in tal caso non sarebbe esigibile l'imposta proporzionale sulla base della nuova franchigia, pena l'applicazione retroattiva della legge di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 03 maggio 2017, n.11677.




Cartella di pagamento e notifica al socio illimitatamente responsabile

Riscossione mediante ruoli - Iscrizione a ruolo - Cartella di pagamento - Notifica - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile - Notifica al solo curatore - Insufficienza - Fattispecie

In tema di fallimento di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, l'atto impositivo, se inerente a crediti tributari i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore ma anche al contribuente personalmente fallito, il quale, restando esposto ai riflessi, anche sanzionatori, conseguenti alla definitività dell’atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l'accoglimento dell'impugnazione dell'avviso di mora, proposta dal socio illimitatamente responsabile e fallito in proprio, cui non era stata notificata la prodromica cartella di pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 29 marzo 2017, n.8034.




Verbale di accertamento della infrazione non impugnato: effetti sulla contestazione della cartella

Impugnazione dell’atto presupposto – Omissione – Successiva riscossione coattiva – Irretrattabilità del credito

L’omessa tempestiva impugnazione dell’atto benché di formazione stragiudiziale o amministrativa, suscettibile di successiva riscossione coattiva comporta l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, principio desumibile chiaramente da alcuni passaggi della motivazione di Cass. Sez. U. 17/11/2016, n. 23397, corrispondenti alla teoria dei cc.dd. titoli paragiudiziali. Non trova quindi applicazione principio per il quale colui nei cui confronti è emessa una cartella esattoriale può recuperare la tutela ordinaria avverso l’atto presupposto (oltretutto, nel rispetto del termine concesso per impugnare quest’ultimo) ove deduca essere mancata la notifica di questo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2017, n.5265.




Il ritardo nel versamento del tributo integra una violazione sostanziale e non formale

Tributi – Sanzioni – Ritardo nel versamento del tributo – Violazione sostanziale

In tema di sanzioni tributarie, dovendo la violazione meramente formale non punibile rispondere a due concorrenti requisiti - non arrecare pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo e, al contempo, non incidere sulla determinazione della base imponibile dell'imposta e sul versamento del tributo - il ritardo nel versamento del tributo integra una violazione sostanziale e non formale della L n.388 del 2000, art.28, commi 6 e 7, ed è sanzionato dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, in quanto incide sul versamento del tributo ed arreca pregiudizio all'incasso erariale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 febbraio 2017, n.4960.




La omessa dichiarazione annuale non esclude il diritto alla detrazione dell'IVA

IVA - Iscrizione a ruolo della maggiore imposta - Controllo automatizzato scevro da profili estimativi valutativi ed atti di indagine

E' consentita la diretta iscrizione a ruolo della maggiore imposta quando il dovuto sia determinato in base ad un controllo automatizzato "scevro da profili estimativi valutativi ed atti di indagine " diversi dal reperimento di dati tratti dalla anagrafe tributaria.

La neutralità della imposizione (direttiva cee 2006 /12) armonizzata in tema di iva comporta che,pur in mancanza di presentazione della dichiarazione annuale, la eccedenza va riconosciuta ove il contribuente ha dimostrato che si tratti di detrazioni di imposta generati a seguito di acquisti ricadenti nell'ambito di operazioni imponibili eseguite da soggetto iva (annulla la sentenza della commissione tributaria regionale che negava tale diritto. (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 01 febbraio 2017, n.11135.




Il PVC deve essere allegato all’accertamento

PVC – Onere di allegazione – Sussiste

Lo Statuto del Contribuente (L. n. 212 del 2000) all'art. 7, nel disciplinare la chiarezza e motivazione degli atti dell'amministrazione finanziaria, stabilisce che questi devono essere motivati secondo quanto prescritto dalla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3 concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. Stabilisce inoltre che se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto (per relationem), questo deve essere allegato all'atto che lo richiama. Ne consegue che, in caso di accertamento fondato su un PVC della Guardia di Finanza, questo deve essere allegato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 12 gennaio 2017, n.562.




La cartella esattoriale è nulla se non indica la misura degli interessi

Cartella esattoriale – Indicazione della misura e del metodo di calcolo degli interessi – Necessità – Sussiste – Mancanza – Nullità

La cartella esattoriale, quando essa non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale indicati, per ogni provvedimento amministrativo, dalla L. n. 241 del 1990, art. 3, e recepiti, per la materia tributaria, dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, (Cass. n. 26330 del 16/12/2009). Nel caso in cui manchi l'indicazione del tasso e del metodo di calcolo degli interessi, i contribuenti non sono posti nella condizione di controllare la correttezza del calcolo degli interessi stessi operato dall'agenzia sulla base della somma dovuta a titolo di imposta. Ne consegue la nullità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 dicembre 2016, n.24933.




L'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale

Applicabilità del relativo regime anche alle obbligazioni tributarie - Condizioni - Onere della prova a carico del debitore

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, ma grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l'onere di provare l'estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2016, n.22761.




Ammissione al passivo del credito tributario sulla base di cartella notificata al fallito 'in bonis' e non impugnata

Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Cartella notificata al fallito "in bonis" e non impugnata - Ammissione al passivo senza riserva - Necessità

Il credito tributario, documentato da cartella esattoriale notificata al fallito "in bonis" e non impugnata, dev'essere ammesso al passivo senza riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 ottobre 2016, n.21744.




Utilizzazione non occasionale di lavoro altrui che non superi la soglia dell’impiego (servizi di segreteria)

IRAP - Medici convenzionati che si avvalgono di una società di servizi per l’attività di segreteria (c.d. outsourcing)

Lo svolgimento di attività di segreteria per il tramite del c.d. outsourcing non può costituire elemento identificativo dell’esistenza di un’autonoma organizzazione, non potendosi assoggettare ad un regime fiscale più rigoroso chi si procacci l’aiuto di un operatore facendo ricorso ad una ‘società di servizi’. Cassazione civile, sez. VI, 26 ottobre 2016, n.21679.




Ne bis in idem: alla Corte di Giustizia il doppio binario sanzioni tributarie e penali

Condotta illecita – Condanna penale irrevocabile – Procedimento amministrativo d’irrogazione di sanzione – Conformità all’art. 50 CDFUE – Rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia

In tema di sanzioni amministrative tributarie, va disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della questione interpretativa dell’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, chiedendo di precisare se tale disposizione, alla luce dell’art. 4 del protocollo 7 della Convenzione dei diritti dell’uomo, osti alla possibilità di celebrare un procedimento amministrativo avente ad oggetto un fatto (nella specie, condotta illecita di manipolazione del mercato) per cui il medesimo soggetto abbia già riportato condanna penale irrevocabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 ottobre 2016, n.20675.




Iscrizione ipotecaria tributaria e giurisdizione

Iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. 602 del 1973 – Richiesta di cancellazione – Giurisdizione – Domande risarcitoria – Giurisdizione

L’articolo 19, lettera e) bis, del decreto legislativo numero 546/92 include l’iscrizione di ipoteca su immobili, di cui all’articolo 77 del d.p.r. n. 602/1973, tra gli atti impugnabili davanti al giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria" (Cass. Sez. U, Sentenza n. 641 del 16/01/2015; Cass. Sez. U, 5 marzo 2009, n. 5286). Invece la domanda proposta nei confronti del concessionario per la riscossione dei tributi, avente ad oggetto il comportamento asseritamente illecito prospettato come causa del danno lamentato e del risarcimento preteso - tenuto da quest’ultimo nel procedere all’iscrizione di ipoteca ai sensi dell’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario poiché attiene ad una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario, (cfr Cass.Sez. U, Ordinanza n. 15593 de/ 09/07/2014 Sez. U, Sentenza n. 14506 del 10/06/2013). Anche nel campo tributario, l’attività della P.A. deve svolgersi nei limiti posti non solo dalla legge ma anche dalla norma primaria del "neminem laedere", per cui è consentito al giudice ordinario - al quale è pur sempre vietato stabilire se il potere discrezionale sia stato, o meno, opportunamente esercitato - accertare se vi sia stato, da parte dell’Amministrazione, un comportamento colposo tale che, in violazione della suindicata norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo (Cass. Sez. U, Ordinanza n. 15593 del 09/07/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 ottobre 2016, n.20416.




Estinzione del reato tributario per pagamento del debito nei giudizi in corso all’entrata in vigore del D.Lgs. 158/2015

Reati tributari – Omesso versamento di ritenute o Iva, indebita compensazione – Pagamento del debito tributario – Dopo l’apertura del dibattimento – Giudizi in corso alla data di entrata in vigore del Lgs. 158/2015 – Estinzione del reato – Sussiste

Avendo l’art.11 del D.Lgs. 24 settembre 2015, n.158, nel caso dei reati di cui agli artt.10 bis, 10 ter e 10 quater, comma 1, D.Lgs. 74 del 2000, attribuito efficacia estintiva all’integrale pagamento dei debiti tributari prima dell’inizio del giudizio penale, la diversa natura assegnata al pagamento dei debito tributario, quale fatto che non riguarda più soltanto il quantum della punibilità ma l’an della punibilità, comporta che nei procedimenti in corso, anche se sia stato oltrepassato il limite temporale di rilevanza previsto dalla norma, l’imputato debba essere considerato nelle medesime condizioni fondanti l’efficacia della causa estintiva; il principio di uguaglianza impone infatti di ritenere che, sotto il profilo sostanziale, il pagamento del debito tributario assuma la medesima efficacia estintiva, sia che avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, sia, nei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 158 del 2015, che avvenga dopo tale limite, purché prima del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 settembre 2016, n.40314.




Iva prima casa e proroga biennale prevista dal condono

Iva prima casa - Applicabilità della proroga biennale prevista dal condono - Esclusione

La proroga biennale del termine di accertamento prevista dagli artt. 1 e l-bis dell'art. 11 della legge n. 289 del 2002 non è applicabile nel caso di violazioni concernenti la fruizione dell'aliquota agevolata dell'IVA al 4% per l’acquisto della prima casa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 settembre 2016, n.18574.




Salvi gli accertamenti dei Dirigenti decaduti; basta la qualifica di funzionario di area terza. E sulla responsabilità per omessa vigilanza sull’operato del commercialista

Accertamento tributario – Sottoscrizione a pena di nullità – Da personale dirigente – Esclusione – Funzionario di area terza – Sufficienza – Conseguenze – Incostituzionalità art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Irrilevanza

Sanzione tributaria – Imputazione soggettiva – Colpa – Affidamento dell’incarico di presentare le dichiarazioni fiscali a un commercialista – Esonero di responsabilità – Esclusione – Obbligo di vigilanza sull’esecuzione dell’incarico

In tema di accertamento tributario, ai sensi dell'art. 42, commi 1 e 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, gli avvisi di accertamento in rettifica e gli accertamenti d'ufficio devono essere sottoscritti a pena di nullità dal capo dell'ufficio o da altro funzionario delegato di carriera direttiva e, cioè, da un funzionario di area terza di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005, di cui non è richiesta la qualifica dirigenziale, con la conseguenza che nessun effetto sulla validità di tali atti può conseguire dalla declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, convertito nella l. n. 44 del 2012 (Cass. 22810/2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi del D.lgs. 472/1997 art. 5, la violazione delle norme tributarie suscettibile di sanzione da parte della legge richiede che il comportamento addebitato sia posto in essere con dolo o anche colpa; il contribuente a cui venga contestata la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi e l’omessa tenuta delle ss.ee. obbligatorie non può considerarsi esente da colpa per il solo fatto di aver incaricato un professionista delle relative adempienze, dovendo egli altresì allegare e dimostrare, al fine di escludere ogni profilo di negligenza, di avere svolto atti diretti a controllare la loro effettiva esecuzione, prova nel caso concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento"(Cass. 12473/2010). In particolare, l’affidamento ad un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione fiscale a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto (Cass. 675/2015; 18448/15; cfr. anche Cass. pen.16958/12). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 luglio 2016, n.13709.




Il divieto di doppia cessione del credito non opera in caso di cessione di azienda

Divieto di doppia alienazione dei crediti d’imposta – Applicabilità alla sola cessione del credito – Estensione alla cessione derivante dal trasferimento di azienda – Esclusione

In materia tributaria, il divieto di cui all’art. 43 bis del d.P.R. n. 602 del 1973 si applica esclusivamente ove la cessione dei crediti d’imposta sia l’oggetto del negozio concluso e non anche qualora ne integri un mero effetto, come nell’ipotesi di cessione di azienda, trattandosi di un’eccezione al principio generale della libera cedibilità dei crediti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 giugno 2016, n.12552.




Sulla decorrenza del termine di decadenza ex art. 28 d.P.R. 602 del 1973 e in materia di IRAP in caso di impresa familiare

Irap – Imprenditore commerciale – Impresa familiare – Collaboratori familiari – Obbligo del pagamento Irap – Sussiste

Rimborso – Termine di decadenza ex art. 28 d.P.R. 602 del 1973 – Decorrenza – Di regola: dal giorno dei singoli versamenti in acconto

Deve ritenersi soggetto all'imposta IRAP l'imprenditore commerciale, titolare di un'impresa familiare (non i familiari collaboratori), afferendo l'IRAP "non al reddito o al patrimonio in sè, ma allo svolgimento di un'attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi" ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare. La presenza di familiare, dunque, è sintomatico in sè di quell'attività autonomamente organizzata necessaria ai fini dell'avveramento del presupposto dell'IRAP. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In caso di versamenti diretti, il termine previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 decorre, nella ipotesi di effettuazione di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto al rimborso derivi da un'eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all'ammontare del tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all'atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, o comunque nel caso in cui si contesti in radice l'obbligo di pagamento del tributo poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento. Tale principio non può essere confutato con il richiamo ad un obbligo incondizionato di versamento degli acconti, sancito dalla L. 23 marzo 1977, n. 97, art. 1, ed alla possibilità di verificare unicamente all'atto della presentazione della dichiarazione annuale l'effettiva esistenza dell'obbligazione tributaria alla quale essi sono correlati, atteso che "l'art. 2, comma 4, L cit., nell'escludere la sanzionabilità dell'omissione del versamento nel caso in cui l'imposta non sia dovuta per fanno in corso, esplicitamente consente al contribuente di apprezzare anche prima del pagamento del saldo la necessità e la legittimità della loro corresponsione". Le Sezioni Unite n. 13676 del 2014 inoltre (in relazione alla questione della decorrenza del termine per l'esercizio del diritto al rimborso di somme, versate in applicazione di una norma impositiva dichiarata in contrasto col diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia), hanno ribadito, sul punto specifico della decorrenza del termine di decadenza ex art. 38 D.P.R. n. 602 del 1973, che il termine di decadenza per la presentazione dell'istanza di rimborso, con riferimento ai versamenti in acconto, decorre dal versamento del saldo, nel caso in cui il diritto al rimborso derivi da un'eccedenza dei versamenti in acconto, rispetto a quanto risulti poi dovuto a saldo oppure qualora derivi da pagamenti cui inerisca un qualche carattere di provvisorietà, poichè subordinati alla successiva determinazione in via definitiva dell'obbligazione o della sua misura, mentre decorre dal giorno del versamento dell'acconto stesso, nel caso in cui quest'ultimo, già al momento in cui venne eseguito, non fisse dovuto o non lo fosse nella misura in cui fu versato, ovvero qualora fosse inapplicabile la disposizione di legge in base alla quale venne effettuato, poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento", mentre detto termine di decadenza "non può farsi decorrere dalla data della emanazione di circolari o risoluzioni ministeriali interpretatine delle norme tributarie in senso favorevole al contribuente, non avendo detti atti natura normativa ed essendo, quindi, inidonei ad incidere sul rapporto tributario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 giugno 2016, n.12616.




L’art. 5 comma III l. 147 del 2015 è norma di interpretazione autentica

Plusvalenza da cessione d’immobili o aziende – Presunzione di corrispondenza tra prezzo incassato e valore di mercato in base a quello dichiarato, accertato o definito ai fini d’imposta – Superamento ex art. 5 della l. n. 147 del 2015 – Portata

Il principio di presunzione di corrispondenza del prezzo incassato a quello coincidente con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro (salvo dimostrazione incombente sulla parte contribuente di avere in concreto venduto o acquistato ad un prezzo inferiore) deve ritenersi ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all'art. 5, comma III, del D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 che cosi testualmente recita: "Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5 bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347". Quest'ultima norma, ponendosi espressamente quale norma d'interpretazione autentica, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 212/2000, è applicabile retroattivamente. Da qui la conclusione che "la presunzione di cui sopra non può essere più legittimata, secondo il disposto del succitato art. 5, 3° comma, del D. Lgs. n. 147/2015, solo sulla base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro", neppure per le controversie già iniziate sotto il vigore della disciplina previgente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 giugno 2016, n.11543.




Diritto UE prevale sul giudicato nazionale

Giudicato tributario – Capacità espansiva – Caratteri – Chiarimenti

Giudicato tributario – Primazia del Diritto Ue – Rapporti

Il riconoscimento della capacità espansiva del giudicato tributario può operare solo rispetto a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi a una pluralità di periodi d'imposta, assumono carattere tendenzialmente permanente. In generale, l'efficacia preclusiva di nuovi accertamenti, propria del giudicato esterno tra le stesse parti, presuppone che si tratti dei medesimi accertamenti di fatto posti in essere nello stesso quadro normativo di riferimento. Ne consegue che la sentenza del giudice tributario che definitivamente accerti il contenuto e l'entità degli obblighi del contribuente per un determinato periodo d'imposta fa stato, quanto ai tributi dello stesso tipo da questi dovuti per gli anni successivi, solo per gli elementi che abbiano un valore "condizionante" inderogabile rispetto alla disciplina della fattispecie esaminata, sicché, laddove risolva una situazione fattuale riferita ad uno specifico periodo d'imposta, essa non può estendere i suoi effetti automaticamente ad un'altra annualità, ancorché siano coinvolti tratti storici comuni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le controversie in materia di IVA sono soggette a norme comunitarie imperative, la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 cod. civ., e dalla eventuale sua proiezione anche oltre il periodo di imposta che ne costituisce specifico oggetto, ove gli stessi impediscano - secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia CE 3 settembre 2009, in causa C-2/08 - la realizzazione del principio di contrasto dell’abuso del diritto, individuato dalla giurisprudenza comunitaria come strumento teso a garantire la piena applicazione del sistema armonizzato di imposta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 giugno 2016, n.11440.




Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti e conseguenze sui giudizi in corso

Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conseguenze sui giudizi in corso

In tema di transazione fiscale ex art. 182 ter l.fall., quella conclusa, ai sensi del comma 6, nell'ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, pur non comportando espressamente la cessazione della materia del contendere relativamente ai giudizi in corso, atteso il mancato richiamo del precedente comma 5, determina parimenti, quale conseguenza, la dichiarazione d'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza dell'interesse delle parti ad una pronuncia di merito sull'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 maggio 2016, n.11316.




Contraddittorio e tributi armonizzati: applicate le SU 24823 del 2015

Verifiche documentali – IVA – obbligo del contraddittorio ex lege 212 del 2000 – Esclusione – Chiarimenti – Sezioni Unite 24823/2015

Le garanzie fissate nell'art. 12, comma 7, 1. 212/2000 trovano applicazione esclusivamente "in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l'attività imprenditoriale o professionale del contribuente”, valutati il dato testuale della rubrica ("Diritti e garantiti del contribuente sottoposto a verifiche fiscali”) e, soprattutto, quello del primo comma dell'art. 12 l. 212/2000 (coniugato con la circostanza che l'intera disciplina contenuta nella disposizione risulta palesemente calibrata sulle esigenze di tutela del contribuente in relazione alle visite ispettive subite in loco), che, esplicitamente, si riferisce agli "accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali", ad operazioni, cioè, che costituiscono categorie d'intervento accertativo dell'Amministrazione tipizzate ed inequivocabilmente identificabili, in base alle indicazioni di cui all'art. 52, comma 1, d.p.r. 633/1972, richiamato, in tema di imposte dirette dall'art. 32, comma 1, d.p.r. 600/1973 e, in materia di imposta di registro, dall'art. 53 bis d.p.r. 131/1986, ipotesi tutte "caratterizzate dall'autoritativa intromissione dell'Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca, quivi, di elementi valutativi a lui sfavorevoli: peculiarità, che specificatamente giustifica, quale controbilanciamento, il contraddittorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell'interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 maggio 2016, n.10903.




IRAP: condizioni per il requisito della autonoma organizzazione

Irap – Requisito della autonoma organizzazione – Condizioni

Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione - previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 496 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 maggio 2016, n.9451.




Atto impositivo non impugnato e autorizzazione all'acquisizione dei documenti

Accertamento tributario – Esame di documenti coperti da segreto professionale – Impugnazione dell’autorizzazione della Procura della Repubblica all’acquisizione dei documenti – In mancanza di impugnazione dell’atto impositivo risultante dall’esame – Giurisdizione ordinaria

L’estensione al controllo della regolarità di tutte le fasi del procedimento di imposizione fiscale unitamente all’atto conclusivo comporta, a contrario, l’applicabilità agli atti fiscali “istruttori” del principio della non autonoma ed immediata impugnabilità proprio in quanto aventi carattere infraprocedimentale.
L’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art.19 D.Lgs. n.546 del 1992, pur suscettibile di interpretazione estensiva - in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento dell’amministrazione nonché in considerazione delle modifiche introdotte dalla legge n.448 del 2001 – si riferisce, in ogni caso, sempre ad atti dell’Amministrazione finanziaria che, pur non rivestendo l’aspetto formale proprio di uno di quelli dichiarati espressamente impugnabili, portino comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, o comunque costituiscano, sia pur indirettamente, espressione del potere impositivo, a differenza dell’atto autorizzatorio dell’acquisizione di documenti coperti da segreto professionale.
L’eventuale illegittimità del provvedimento autorizzatorio non lede un semplice interesse legittimo, ma integra la lesione di un diritto soggettivo del contribuente nei cui confronti viene eseguita la verifica. L’ipotizzabile esito negativo per l’Ufficio dell’attività di accertamento compiuta in forza di provvedimento ritenuto illegittimo dal contribuente, oppure l’adozione di un provvedimento impositivo del tutto avulso dall’esame dei documenti secretati, ovvero di un provvedimento impositivo che il contribuente non abbia impugnato porta dunque inevitabilmente la valutazione di quel fatto nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario.
[Nella fattispecie, uno studio professionale aveva impugnato l’autorizzazione all’acquisizione di documenti relativi a corrispondenza intercorsa con alcuni clienti, riguardo ai quali era stato opposto il segreto professionale, inizialmente avanti al TAR che, con sentenza confermata dal Consiglio di Stato, aveva declinato la propria giurisdizione. La sentenza del CdS era stata confermata dalla Cassazione, Sezioni Riunite, con sentenza n.11082/2010 che aveva affermato la giurisdizione del giudice tributario agli atti infraprocedimentali, tra cui l’autorizzazione de qua, in sede di impugnazione dell’atto impositivo conclusivo dell’accertamento, e, in assenza di tale impugnazione – come nel caso di specie – la giurisdizione ordinaria. Lo studio professionale aveva poi impugnato l’atto autorizzatorio avanti alla Commissione tributaria, che, con sentenza confermata dalla commissione regionale, oggetto della decisione in massima, aveva dichiarato l’improcedibilità del ricorso.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 02 maggio 2016, n.8587.




IVA e compenso di prestazione professionale

Professionisti - Cessazione attività - Compensi percepiti dopo la cessazione dell'attività - Soggetti a IVA

Il compenso di prestazione professionale è soggetto ad IVA anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata eseguita, ed alla sua formalizzazione, atteso che il fatto generatore dell’imposta va identificato, alla luce del diritto comunitario e del principio di neutralità fiscale, con l’espletamento dell’operazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2016, n.7785.




Il rifiuto dell’Agenzia di ritirare l’atto in autotutela non è impugnabile

Atto dell’amministrazione finanziaria – Rifiuto di ritirare il provvedimento in autotutela – Impugnabilità – Esclusione

In tema di contenzioso tributario, l'atto con il quale l'Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l'attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (Cass., Sez. U, n. 3698 del 16/02/2009, Rv. 606565). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 15 aprile 2016, n.7511.




IRAP: tenute ex lege al pagamento società semplici e associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni

 

Presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive è l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi/ na quando l'attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell'imposta a norma dell'art. 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 - comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni - essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l'attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d'imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell'autonoma organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 aprile 2016, n.7371.




IRAP: Società semplici od associazioni tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti o professioni

IRAP - Presupposti - Società semplici od associazioni tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti o professioni - Assoggettabilità ex lege all'imposta - Accertamento di una autonoma organizzazione - Esclusione

Presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi, sicché ove l’attività sia esercitata da società e enti soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del d.lgs. n. 446 del 1997, ivi incluse le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, essa, in quanto esercitata da soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, senza necessità di accertamenti sulla sussistenza dell’autonoma organizzazione. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 aprile 2016, n.7371.




TIA: è un tributo. No all’IVA

Tia – Assoggettabilità ad Iva – Esclusione

Tia – Controversie relative – Riparto di giurisdizione tra GO e giudice tributari

La Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) ha natura di tributo, sicché non è assoggettabile ad IVA. Infatti, l'imposta sul valore aggiunto mira a colpire una qualche capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, in linea con la previsione di cui all'art. 3 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, non quando si paga un'imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di riparto di giurisdizione, spettano alla giurisdizione tributaria le controversie aventi ad oggetto la debenza della tariffa di igiene ambientale (TIA), in quanto, come evidenziato anche dall'ordinanza della Corte costituzionale n. 64 del 2010, tale tariffa non costituisce una entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della TARSU, disciplinata dal d.P.R. 15 novembre 1993 n.507, di cui conserva la qualifica di tributo (S.U. 14903/2010, 25929/2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 15 marzo 2016, n.5078.




Credito di imposta indicato in dichiarazione. Sulla richiesta di rimborso

Credito di imposta indicato in dichiarazione – Richiesta di rimborso – Termine di decadenza per l'accertamento – Inapplicabilità

I termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica non si applicano nel caso in cui, a fronte della richiesta di rimborso per un credito d’imposta esposto dal contribuente con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria non debba procedere ad un accertamento ma si limiti a contestare un proprio debito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 marzo 2016, n.5069.




ICI e piattaforme petrolifere

Ici – Piattaforme Petrolifere – Assoggettabilità Ad Imposta – Criteri

In tema di ICI, sono sottoposte all’imposta le piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi, classificabili nella cat. D/7, la cui base imponibile, in mancanza di rendita catastale, è determinata secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell’art. 6 del d.l. n. 33 del 1992, in base al valore di bilancio risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 febbraio 2016, n.3618.




Revirement della Cassazione in tema di tassazione dei trasferimenti immobiliari occasionati da vicende di separazione e divorzio

Trasferimenti immobiliari – Separazione/ Divorzio – Benefici fiscali previsti dall’art. 19 legge n. 74 del 1987

Deve riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato, ma voluto dalle parti, in presenza delle necessarie condizioni di legge. In tale contesto non si può più ragionevolmente negare - quale che sia la forma che i negozi concretamente vengano ad assumere - che detti negozi siano da intendersi quali "atti relativi al procedimento di separazione o divorzio", che, come tali possono usufruire dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987 nel testo conseguente alla pronuncia n. 154/1999 della Corte costituzionale, salvo che l’Amministrazione contesti e provi, secondo l’onere probatorio cedente a suo carico, la finalità elusiva degli atti medesimi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

(contra: Corte, Cass. civ. sez. V 3 dicembre 2001, n. 15231)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 febbraio 2016, n.3110.




IVA di gruppo in caso di società controllante che sia società di persone

Regime della liquidazione dell’IVA di gruppo ex art. 73 del d.P.R. n. 633 del 1972 “ratione temporis vigente – Società di persone in qualità di società controllante – Applicabilità

E’ applicabile il regime di liquidazione dell’IVA di gruppo, di cui all’art. 73 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, nel testo “ratione temporis” vigente, qualora la società controllante sia una società di persone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 febbraio 2016, n.1915.




Rilevabile d’ufficio la sanatoria fiscale

Sanatoria fiscale sopravvenuta nel corso del giudizio di primo grado – Estinzione della lite ai sensi della legge 289 del 2002 – Deduzione solo in appello – Ammissibilità – Rilevabilità officiosa – Condizioni

Condono Fiscale – Natura giuridica – Caratteristiche

La sanatoria fiscale, ai sensi della legge n. 289 del 2002, intervenuta nel corso del giudizio di primo grado può essere dedotta, per la prima volta, anche in grado appello, trattandosi di eccezione impropria, non soggetta alle preclusioni di cui all’art. 57 del d.lgs. n. 546 del 1992 e rilevabile d’ufficio da parte del giudice ove risulti dagli atti di causa anche a seguito di nuova produzione ex art. 58 del d.lgs. n. 546 cit.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il condono fiscale ha natura meramente procedurale e costituisce una forma atipica di definizione del rapporto tributario, che prescinde da un'analisi delle varie componenti ed esaurisce il rapporto stesso mediante definizione forfettaria e immediata, nella prospettiva di recuperare risorse finanziarie e ridurre il contenzioso e non in quella dell'accertamento dell'imponibile. L'istituto è essenzialmente diretto a soddisfare l'interesse costituzionale all'acquisizione delle disponibilità finanziarie necessarie a sostenere le pubbliche spese, incentivando la definizione semplificata e spedita delle pendenze mediante il parziale pagamento del debito tributario e non è di per sé irragionevole che la normativa persegua i soli contingenti e concorrenti obiettivi di ridurre il contenzioso - anche potenziale - con i contribuenti e conseguire un immediato introito finanziario, benché in misura ridotta rispetto a quello astrattamente ricavabile. Più in generale, è coessenziale alla tecnica del condono (previdenziale o fiscale) l'incentivazione dei pagamenti non ancora effettuati, mediante la concessione di benefici (di solito, la riduzione della misura dovuta). Il condono quindi si limita, in via eccezionale, per ragioni connesse ad esigenze della finanza pubblica, a collegare il pieno effetto liberatorio dell'obbligazione all'adempimento anche solo parziale. L’istituto del condono tributario opera secondo meccanismi di diritto pubblico diversi dalla modificazione negoziata dell'obbligazione per via di novazione, transazione o conciliazione. Le sanatorie fiscali pongono il contribuente di fronte ad un'autonoma e libera scelta fra trattamenti distinti che non si intersecano fra loro, ovverosia coltivare la controversia verso il fisco nei modi ordinari, conseguendo - se del caso - anche rimborsi di somme indebitamente pagate o deduzioni/detrazioni comunque spettanti, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione condonistica, ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto dovuto sulla linea del procedimento fiscale ordinario. Ciò si muove lungo i binari di fattispecie legali vincolate che fuoriescono dallo schema del libero scambio di consensi tra le parti. Infatti, adoperando il linguaggio della Corte di Strasburgo, si deve ricordare che «la materia fiscale ricade nel nocciolo duro delle prerogative del potere di imperio, poiché predomina la natura pubblica del rapporto tra contribuente e collettività» (così la CEDU in causa Ferrazzini). Il che vale anche nel momento in cui lo Stato introduce modalità di definizione del rapporto mediante adesione a possibilità di condono. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 gennaio 2016, n.1518.




Agevolazioni prima casa: sul caso di mancato trasferimento dell’acquirente nel Comune ove situato l’immobile

Acquisto dell’immobile con l’agevolazione “prima casa” – Obbligo di trasferire la residenza nel comune ove è situato l’immobile – Causa di forza maggiore – Rilevanza – Sussiste

Nella valutazione dell'adempimento dell'obbligo del contribuente di trasferire tempestivamente la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa" (richiesta e solo provvisoriamente concessa al momento della registrazione dell'atto), non può non tenersi conto (proprio perché si tratta di un obbligo di fare) della sopravvenienza di un caso di forza maggiore, e, cioè, di un evento (caratterizzato dalla non imputabilità, dalla inevitabilità e dalla imprevedibilità) ostativo al compimento del programma di trasferimento al quale l'acquisto dell'immobile era funzionale. Tale evento può essere ragionevolmente individuato anche nell'impossibilità di utilizzare proprio l' immobile acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi; cosicché la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell'immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dall'agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune per ivi trasferirsi fino a quando diventi possibile utilizzare l'immobile acquistato col beneficio fiscale.

La causa di forza maggiore che può giustificare la inottemperanza del contribuente all'onere di trasferire la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa", entro 18 mesi dall'acquisto, pur potendo riferirsi alla inutilizzabilità dell'immobile acquistato con detta agevolazione, deve tuttavia essere caratterizzata dei requisiti delle non imputabilità al contribuente, della necessità e della imprevedibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 19 gennaio 2016, n.864.




IRAP e medico ospedaliero

Medico ospedaliero - Irap

Il medico ospedaliero che svolga attività di libero professionista intra moenia non è tenuto a corrispondere in prima persona l’Irap restando il tributo di competenza dell’azienda sanitaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 13 gennaio 2016, n.360.




Tributi armonizzati e contraddittorio endoprocedimentale

Contraddittorio endoprocedimentale – Tributi “armonizzati” – Obbligatorietà – Inosservanza – Conseguenze – Onere del contribuente – Tributi “non armonizzati” – Applicabilità – Condizioni – Specifica previsione normativa – Necessità

In capo all’Amministrazione finanziaria solo per i tributi “armonizzati” sussiste un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, mentre per i contributi “non armonizzati” non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 dicembre 2015, n.24823.




Il principio del contraddittorio endoprocedimentale nel processo tributario

Avviso di accertamento - Obbligo di contraddittorio - Violazione - Conseguenze

In materia di tributi "non armonizzati" l'Amministrazione finanziaria ha l'obbligo di attivare con il contribuente il contraddittorio endoprocedimentale in tutti i casi in cui tale obbligo risulti sancito da specifiche norme, pena l'invalidità dell'atto di accertamento; in tema di tributi "armonizzati", invece, qualora venga violato l'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell'Amministrazione finanziaria, l'atto di accertamento è invalido in ogni caso, trovando diretta applicazione il diritto dell'Unione Europea. (1) (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 dicembre 2015, n.24823.




Giurisdizione del GO e del giudice tributario in materia di risarcimento del danno

Azione per il risarcimento del danno – Riparto di giurisdizione – Giurisdizione del giudice tributario – Giurisdizione del giudice ordinario – Criteri

Qualora la domanda di risarcimento dei danni sia basata su comportamenti illeciti tenuti dall'Amministrazione Finanziaria dello Stato o di altri enti impositori, la controversia, avendo ad oggetto una posizione sostanziale di diritto soggettivo del tutto indipendente dal rapporto tributario, è devoluta alla cognizione dell'autorità giudiziaria ordinaria. E ciò perchè non può sussumersi in una delle fattispecie tipizzate che, ai sensi dei D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, rientrano nella giurisdizione esclusiva delle Commissioni Tributarie. Anche nel campo tributario, infatti, l'attività della Pubblica Amministrazione deve svolgersi nei limiti posti, non solo dalla legge, ma anche dalla norma primaria del neminem laedere, per cui è consentito al giudice ordinario - al quale è pur sempre vietato stabilire se il potere discrezionale sia stato, o meno, opportunamente esercitato - accertare se vi sia stato, da parte dell'Amministrazione, un comportamento colposo tale che, in violazione della norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo. E' quindi evidente che se la causa del danno lamentato, sta in un comportamento ritenuto illecito da parte dei Ministero convenuto nella gestione del Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, la domanda non attiene ad alcun profilo tributario, ma piuttosto è finalizzata al riconoscimento di disfunzioni nell'azione amministrativa; fonte questa sì del risarcimento preteso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 novembre 2015, n.23834.




Agenzia delle Entrate: il conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari senza qualifica e senza concorso non rende nulli gli accertamenti

Agenzia delle Entrate – Regolamento di amministrazione – Conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica – Legittimità – Esclusione – Sentenza Corte Costituzionale n. 37 del 2015 – Avvisi di accertamento emessi – Nullità – Esclusione

In base all’art. 42 dpr 600/1973, l’avviso di accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. A seguito della evoluzione legislativa ed ordinamentale sono oggi "impiegati della carriera direttiva" ai sensi dell’art. 42 dpr 600/1973, art. 42, i "funzionari della terza area" di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005 (art. 17). E - in base al principio della tassatività delle cause di nullità degli atti tributali - non occorre, ai meri fini della validità dell’atto, che i funzionari deleganti e delegati possiedano la qualifica di dirigente, ancorché essa sia eventualmente richiesta da altre disposizioni. Ove il contribuente contesti - anche in forma generica - la legittimazione del funzionario che ha sottoscritto l’avviso di accertamento ad emanare l’atto (art. 42 dpr 600/1972), è onere della Amministrazione che ha immediato e facile accesso ai propri dati fornire la prova del possesso dei requisiti soggettivi indicati dalla legge, sia del delegante che del delegato, nonché della esistenza della delega in capo al delegato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2015, n.22800.




Nullità di atti tributari e legge 241 del 1990

Nullità di atti tributari – Applicabilità dell’art. 21-septies l. 241/1990 – Esclusione

Alla sanzione della "nullità" comminata dall’art. 42, comma tre, Dpr n. 600/1973, all’avviso di accertamento privo di sottoscrizione, delle indicazioni e della motivazione di cui al precedente comma 2, o ad al quale non risulti allegata la documentazione non anteriormente conosciuta dal contribuente, al pari delle altre norme che prevedono analoghe ipotesi di "nullità" degli atti tributari nelle diverse discipline d’imposta, non è direttamente applicabile il regime normativo di diritto sostanziale e processuale dei vizi di "nullità" dell’atto amministrativo - che hanno trovato riconoscimento positivo nell’art. 21 septies della legge n. 241/1990, e sistemazione processuale nell’art. 31, comma quattro, del D.lgs. 2 luglio 2010 n. 104, (CPA) nell’autonoma azione di accertamento della nullità sottoposta a termine di decadenza, e nella attribuzione del potere di rilevazione "ex officio" da parte del Giudice amministrativo -, atteso che l’ordinamento tributario costituisce un sottosistema del diritto amministrativo, con il quale è in rapporto di "species ad genus", potendo pertanto trovare applicazione le norme generali sugli atti del procedimento amministrativo soltanto nei limiti in cui non siano derogate o non risultino incompatibili con le norme speciali di diritto tributario che disciplinano gli atti del procedimento impositivo, ostando alla generale estensione del regime normativo di diritto amministrativo, la scelta operata dal Legislatore, nella sua piena discrezionalità politica, di ricomprende nella categoria unitaria della "nullità tributaria" indifferentemente tutti i vizi ritenuti tali da inficiare la validità dell’atto tributario, riconducendoli, indipendentemente dalla peculiare natura di ciascuno, nello schema della invalidità-annullabilità, dovendo essere gli stessi tempestivamente fatti valere dal contribuente mediante impugnazione da proporsi, con ricorso, entro il termine di decadenza di cui all’art. 21 D.lgs. n. 546/1992, in difetto del quale il provvedimento tributario - pure se affetto da vizio "nullità" - si consolida, divenendo definitivo e legittimando l’Amministrazione finanziaria alla riscossione coattiva della imposta. Consegue che si pone in oggettivo conflitto con il sistema normativo tributario l’affermazione secondo cui, in difetto di tempestiva impugnazione dell’atto impositivo affetto da "nullità", tale vizio possa comunque essere fatto valere per la prima volta dal contribuente con la impugnazione dell’atto consequenziale, ovvero che, emergendo il vizio dagli stessi atti processuali, possa, comunque, essere rilevato di ufficio dal Giudice tributario, anche in difetto di norma di legge che attribuisca espressamente tale potere".

La cd delega "in bianco", priva del nominativo soggetto delegato deve quindi essere considerata nulla non essendo possibile verificare agevolmente da parte del contribuente se il delegatario avesse il potere di sottoscrivere l’atto impugnato e non essendo ragionevole attribuire al contribuente una tale indagine amministrativa al fine di verificare la legittimità dell’atto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2015, n.22803.




Agenzia delle Entrate: il conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari senza qualifica e senza concorso non rende nulli gli accertamenti

Agenzia delle Entrate – Regolamento di amministrazione – Conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica – Legittimità – Esclusione – Sentenza Corte Costituzionale n. 37 del 2015 – Avvisi di accertamento emessi – Nullità – Esclusione

In ordine agli avvisi di accertamento in rettifica e agli accertamenti d’ufficio, il d.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, impone sotto pena di nullità che l’atto sia sottoscritto dal "capo dell’ufficio" o "da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato", senza richiedere che il capo dell’ufficio o il funzionario delegato abbia a rivestire anche una qualifica dirigenziale; ciò ancorché una simile qualifica sia eventualmente richiesta da altre disposizioni. In esito alla evoluzione legislativa e ordinamentale, sono impiegati della carriera direttiva, ai sensi della norma appena evocata, i "funzionari di area terza" di cui al contratto del comparto agenzie fiscali fissato per il quadriennio 2002-2005. In questo senso la norma sopra citata individua l’agente capace di manifestare la volontà della amministrazione finanziaria negli atti a rilevanza esterna, identificando quale debba essere la professionalità per legge idonea a emettere quegli atti. Essendo la materia tributaria governata dal principio di tassatività delle cause di nullità degli atti fiscali, e non occorrendo, ai meri fini della validità di tali atti, che i funzionari (delegati o deleganti) possiedano qualifiche dirigenziali, ne consegue che la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza n. 37 del 2015 della corte costituzionale, sottoscritti da soggetti al momento rivestenti funzioni di capo dell’ufficio, ovvero da funzionari della carriera direttiva appositamente delegati, e dunque da soggetti idonei ai sensi dell’art. 42, del d.P.R. n. 600 del 1973, non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale attribuita per effetto della censurata disposizione di cui art. 8, 24 comma, del d.l. n. 16 del 2012. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2015, n.22810.




Omesso versamento di imposte: l'amministratore è responsabile anche se subentrato dopo la presentazione della dichiarazione

Reati tributari – Omesso versamento di Iva – Amministratore subentrato ad altri dopo la presentazione della dichiarazione ma prima della scadenza del termine per il versamento – Responsabilità – Sussiste

Risponde del reato di omesso versamento di IVA anche il soggetto che, subentrando ad altri nella carica di amministratore o liquidatore di una società di capitali, dopo la presentazione della dichiarazione d’imposta e prima della scadenza del versamento, omette di versare all’Erario le somme dovute sulla base della dichiarazione medesima, senza compiere il previo controllo di natura puramente contabile sugli ultimi adempimenti fiscali, in quanto attraverso tale condotta lo stesso si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze (cfr. Sez.3, n.34927 del 24/06/2015, Alfieri, Rv.264882). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 ottobre 2015, n.4631.




Contenzioso tributario: estinzione della società, interruzione del processo e riassunzione nei confronti dei soci subentrati alla società estinta

Tributi - Contenzioso Tributario (Disciplina Posteriore alla Riforma Tributaria del 1972) - Procedimento - Estinzione della società contribuente - Conseguenze - Interruzione del processo - Necessità - Esame del bilancio di liquidazione - Esclusione della successione dei soci - Estinzione del processo - Illegittimità

In tema di contenzioso tributario, qualora l'estinzione della società contribuente (nella specie, società di capitali) intervenga in pendenza di un giudizio, il giudice, a fronte del venir meno della capacità della società di stare in giudizio, deve disporre l'interruzione del processo a norma degli artt. 299 e ss c.p.c., onde consentire alla parte pubblica, che ne abbia interesse, di riassumerlo nei confronti dei soci subentrati alla società estinta ai sensi del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 110 c.p.c., non potendo escludere la possibilità del fenomeno successorio in base al solo esame del bilancio di liquidazione. Cassazione civile, sez. VI, 09 ottobre 2015, n.20358.




La natura afflittiva del fermo amministrativo dei beni mobili registrati: la pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite

Esecuzione forzata - In genere - Fermo amministrativo dei beni mobili registrati - Natura giuridica - Misura alternativa all'esecuzione forzata con carattere puramente afflittivo - Fondamento - Conseguenze

Il provvedimento di fermo amministrativo dei beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente afflittiva e coercitiva volta ad indurre il debitore all'adempimento, sicché la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole del rito ordinario di cognizione e le norme generali in tema di riparto della competenza per materia e per valore. (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 luglio 2015, n.15354.




Il rifiuto dell’Agenzia di ritirare l’atto in autotutela è impugnabile

Atto dell’amministrazione finanziaria – Rifiuto di ritirare il provvedimento in autotutela – Annullamento solo parziale – Impugnabilità – Sussiste

E’ impugnabile l'annullamento parziale, adottato nell'esercizio del potere di autotutela, di un avviso impositivo già definitivo, trattandosi di un atto contenente la manifestazione di una compiuta e definitiva pretesa tributaria, rispetto a cui, pur se riduttivo dell'originaria pretesa, non può privarsi il contribuente della possibilità di difesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 08 luglio 2015, n.14243.




Trasmissione delle dichiarazioni e violazioni commesse dagli intermediari: si applica il cumulo giuridico e quindi la sanzione per la violazione più grave aumentata fino al doppio

Intermediari - Trasmissione delle dichiarazioni - Distinzione tra violazioni formali e non formali - Ammissibilità

Sanzioni tributarie - Disposizioni generali - Interpretazione dell'articolo 12 del D. Lgs n. 472 del 1997 - Violazione della medesima disposizione - Distinzione tra unica azione od omissione o più omissioni della medesima disposizione - Irrilevanza

Nell'ambito delle infrazioni commesse dall'intermediario, è possibile distinguere le violazioni formali da quelle non formali ed anche individuare quelle "meramente formali" di cui all'ultimo comma dell'art 6 del D. Lgs 472/1997, in quanto sono ipotizzabili fattispecie in cui la condotta dell'intermediario agevola l'evasione o comunque determina un minor incasso erariale (infrazioni non meramente formali) ed ipotesi in cui tale condotta arreca solo un qualche ritardo o difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione (infrazioni formali). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L'articolo 12 del D. Lgs n. 472 del 1997, nella parte in cui prevede che "è punito con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata fino al doppio, chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni anche relative a tributi diversi ovvero commette, anche con più azioni od omissioni, diverse violazioni della medesima disposizione" deve essere interpretato nel senso che diviene irrilevante stabilire se le diverse violazioni della medesima disposizione sono frutto di un'unica omissione oppure di più omissioni della medesima disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 05 giugno 2015, n.11741.




Estinzione della società e debiti fiscali. L'art. 28, co. 4, del D.Lgs n. 175 del 2014 non è retroattivo e il differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione si applica solo quando la cancellazione sia richiesta dal 13 dicembre 2014

Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetto estintivo - Differimento quinquennale dalla richiesta di cancellazione - Limitazione al settore tributario e contributivo - Conseguenze

Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione

Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In base al D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, l'effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo ("ai soli fini"), nel senso che l'estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la "validità" e l'"efficacia" sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. Va, poi, sottolineato che il differimento degli effetti dell'estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l'eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l'estinzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 aprile 2015, n.6743.




Trust con attribuzioni di denaro: si applica l'imposta sulle successioni e donazioni nella parte in cui prevede la costituzione di vincoli di destinazione

Vincoli di destinazione - Trust - Attribuzione di denaro destinata ad essere investita a beneficio di terzi - Imposta sulle successioni e donazioni

Vincoli di destinazione - Imposta sulle successioni e donazioni - Presupposto impositivo - Predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento dei fini voluti dal disponente

Va applicata l'imposta sulle successioni e donazioni, nella peculiare accezione concernente la costituzione di vincolo di destinazione, assunto come autonomo presupposto impositivo, sull'attribuzione di denaro, conferito in trust e destinata ad essere investita a beneficio di terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nell'imposta sulle successioni e donazioni relativa a vincoli di destinazione, il presupposto impositivo, a differenza che nell'imposta tradizionale avente ad oggetto i trasferimenti, è correlato alla predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento degli obiettivi voluti; là dove l'oggetto consiste nel valore dell'utilità della quale il disponente finisce con l'impoverirsi stabilendo che detta utilità sia sottratta all'esercizio delle proprie facoltà proprietarie per essere gestita da altri (trustee) a beneficio di terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 18 marzo 2015, n.5322.




Intestazione fiduciaria di azioni e prevalenza, al cospetto della amministrazione finanziaria, della effettiva proprietà in capo al fiduciante

Intestazione fiduciaria - Azioni - Oneri fiscali - Prevalenza della effettiva proprietà in capo al fiduciante

Nei confronti dell'amministrazione finanziaria l'effettiva proprietà del fiduciante è prevalente rispetto alla titolarità apparente della società fiduciaria, giusta il principio affermato da Cass, Sez. Un., n. 6478 del 1984, con la conseguenza che l'onere fiscale preteso deve comunque gravare sul fiduciante quale effettivo beneficiario del reddito connesso alla posizione di socio, rivestita solo fiduciariamente dalla società fiduciaria. (Federico di Maio) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 febbraio 2015, n.4049.




L’IRAP sulle attività professionali svolte in forma societaria: alle SSUU la decisione

Irap – Attività di tipo professionale espletate nella veste giuridica societaria – Assoggettabilità ad Irap – Contrasto – Rimessione alle SSUU

Si sottopone al Primo Presidente l'opportunità di devolvere alle Sezioni Unite la questione di massima di particolare importanza se, in applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, debba essere sottoposto ad IRAP il "valore aggiunto prodotto nel territorio regionale" da attività di tipo professionale espletate nella veste giuridica societaria, ed in particolare di società semplice, anche quando il giudice valuti non sussistente una "autonoma organizzazione" dei fattori produttivi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 febbraio 2015, n.3870.




Giurisdizione del giudice tributario anche per l’ipoteca

Giurisdizione – Giurisdizione del giudice tributario – Ipoteca – Iscrizione ad opera della amministrazione finanziaria per crediti tributari – Giurisdizione del giudice tributario – Sussiste

A seguito dell’introduzione, ad opera dell’art. 35, comma 26 quinquies, lettera e-bis), della legge n. 223 del 2006, nell’elenco degli atti impugnabili innanzi al giudice tributario di cui all’art. 19, comma 1, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, le controversie aventi ad oggetto il provvedimento di iscrizione di ipoteca sugli immobili, cui l’Amministrazione finanziaria può ricorrere in sede di riscossione delle imposte sul reddito, ai sensi del d.P.R. n. 602 del 1973, appartengono alla giurisdizione del giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria” (Cass. sez. un., 5 marzo 2009, n. 5286; per il regime vigente in epoca anteriore alla novella del 2006, si veda Cass., sez. un., 24 marzo, 2009, n. 7034; con riguardo alle controversie aventi ad oggetto il fermo di beni mobili, cfr. Cass., sez. un., 5 giugno 2008, n. 14831). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 gennaio 2015, n.641.




Il curatore può impugnare il ruolo del quale venga a conoscenza con la domanda di ammissione al passivo, senza necessità che lo stesso gli venga notificato

Fallimento - Comunicazione del ruolo mediante domanda di ammissione al passivo - Facoltà del curatore di impugnare il ruolo - Sussistenza - Necessità della notifica al curatore - Esclusione

Tributi - Formazione del ruolo - Strumento fondamentale di riscossione - Instaurazione del rapporto giuridico di riscossione - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

Il curatore del fallimento è pienamente edotto della pretesa erariale mediante la semplice comunicazione del ruolo contenuta nella domanda di ammissione al passivo e, ai sensi dell'articolo 19 del d.lgs n. 465 del 1992, ha da quel momento la possibilità di opporsi a detta pretesa impugnando il ruolo dinanzi alle competenti commissioni tributarie, senza alcuna necessità che gli venga previamente intimato il pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il ruolo, benché atto interno dell'Amministrazione, costituisce lo strumento fondamentale per la riscossione, poiché contiene l'indicazione del periodo di imposta cui l'iscrizione si riferisce, dell'imponibile, dei versamenti e dell'imposta effettivamente dovuta, oltre che degli interessi e delle sanzioni pecuniarie eventualmente irrogabili, sicché momento determinante per l'instaurazione del rapporto giuridico di riscossione è proprio la sua formazione, e non già quello della notificazione della cartella esattoriale. L'obbligo di pagamento per il contribuente viene dunque ad esistenza con la formazione del ruolo: non vi è dubbio pertanto che in un sistema, quale quello di verificazione del passivo in sede concorsuale, in cui l'agente alla riscossione può fare accertare il credito mediante produzione dell'estratto di ruolo, il curatore che intenda contestare la pretesa tributaria sia legittimato all'autonoma impugnazione del ruolo medesimo, secondo quanto previsto dall'articolo 19 del d.lgs n. 465 del 1992, e non abbia alcuna necessità di attendere la previa notifica della cartella esattoriale. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 09 dicembre 2014, n.25863.




Alle Sezioni unite la soluzione della questione se il ruolo tributario sia autonomamente impugnabile anche in difetto di notifica

Ruolo tributario - Autonomo impugnabilità indipendentemente dalla notificazione - Rimessione della questione alle Sezioni unite della Corte di cassazione

La Sesta sezione civile della Corte di cassazione ha sottoposto al Primo Presidente l'opportunità di devolvere alle Sezioni unite la soluzione delle questione, fonte di contrasti tra le sezioni semplici, dell'autonoma impugnabilità dell'estratto di ruolo tributario che sia pervenuto a conoscenza del contribuente tramite qualsivoglia mezzo informale, in difetto o in attesa di notifica della cartella esattoriale, in applicazione del combinato disposto degli articoli 2 e 19 del d.lgs n. 546 del 1992. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 luglio 2014, n.16055.




Agevolazioni prima casa: sul caso di mancato trasferimento dell’acquirente nel Comune ove situato l’immobile

Acquisto dell’immobile con l’agevolazione “prima casa” – Obbligo di trasferire la residenza nel comune ove è situato l’immobile – Causa di forza maggiore – Rilevanza – Esclusione

Nella valutazione dell'adempimento dell'obbligo del contribuente di trasferire tempestivamente la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa, è importante non confondere la situazione derivante del mancato utilizzo dell'immobile acquistato come abitazione principale, rispetto alla quale potrebbe operare un impedimento derivante da forza maggiore (ammesso che sia dimostrato come tale il mancato completamento dei lavori di ristrutturazione), con la situazione derivante dal mancato trasferimento della residenza nel comune in cui sia ubicato l'immobile, rispetto alla quale nessuna forza ostativa può riconoscersi al dedotto mancato completamento dei lavori in questione. Rispetto a tale ultima situazione, infatti, i benefici fiscali per l'acquisto della prima casa spettano unicamente a chi possa dimostrare in base ai dati anagrafici di risiedere o lavorare nel comune dove ha acquistato l'immobile senza che, a tal fine, possano rilevare la residenza di fatto o altre situazioni contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 aprile 2014, n.8415.




Apporto di immobili ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento e attribuzione di quote

Fattispecie relativa ad "apporto" in Fondo comune di investimento immobiliare oggetto di appezzamento come sostanziale vendita - Conseguenze - Proporzionalità dell'imposta

In tema di imposte ipotecarie e catastali, la prevalenza che l'art. 20 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, richiamato dall'art. 13 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, attribuisce, ai fini dell'interpretazione degli atti registrati, alla natura intrinseca ed agli effetti giuridici degli stessi sul loro titolo e sulla loro forma apparente, vincola l'interprete a privilegiare il dato giuridico reale dell'effettiva causa negoziale dell'atto sottoposto a registrazione, rispetto al relativo assetto cartolare; la disposizione in esame esprime la precisa volontà normativa di assumere, quale oggetto del rapporto giuridico tributario, gli atti in considerazione non della loro consistenza documentale, ma degli effetti giuridici prodotti, né è incompatibile con la nozione di "imposta d'atto", non ponendosi essa in contrasto con il principio costituzionale sancito dall'art. 23 Cost., o con quello di cui all'art. 41 Cost., mantenendo i soggetti integra la propria autonomia privata, anche nelle ipotesi di collegamento negoziale. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla successione, in rapida sequenza, di finanziamento alla società contribuente, apporto del patrimonio immobiliare di questa ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento in capo alla società di gestione del Fondo, attribuzione all'apportante di quote di partecipazione al Fondo per importo di gran lunga inferiore al valore finanziato, cessione delle quote stesse ad altri partecipanti o investitori, tale fattispecie essendo stata apprezzata, legittimamente, come vendita onerosa e dunque base imponibile per la proporzionalità della tassazione dei suoi effetti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 19 giugno 2013, n.15319.





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