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Tributario
Decisioni di merito


Non integra elusione fiscale il perseguimento di risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico

Tributi - Risparmio d'imposta - Perseguimento di risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico - Abuso del diritto - Esclusione

In ambito tributario, non assurge ad elusione fiscale, non integrando la fattispecie dell'abuso del diritto, bensì costituisce legittimo risparmio d'imposta quello che origina dalla scelta del contribuente, tra più operazioni volte ad assicurargli una finalità economica, di quella che gli garantisca il trattamento fiscalmente meno oneroso, purché questo non culmini in un risparmio d'imposta illecito.

Non può, infatti, impingere in una norma generale di antielusione un comportamento attraverso il quale il soggetto passivo d'imposta abbia pianificato e ottimizzato la sua attività aziendale perseguendo un risparmio d'imposta unitamente ad un reale obiettivo economico.

[Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che dagli elementi esposti dalla contribuente era dato evincere: a) che le operazioni contestate non hanno avuto il risultato di procurare un vantaggio fiscale contrario all'obiettivo perseguito dall'ordinamento; b) che dall'insieme di elementi oggettivi risulta che lo scopo delle operazioni controverse non era essenzialmente l'ottenimento di un vantaggio fiscale, ma il rifinanziamento della società cessionaria delle partecipazioni.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 28 maggio 2020.




L'accomandante risponde delle obbligazioni tributarie nei limiti della quota conferita

Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Responsabilità per le obbligazioni sociali - Limite della quota conferita - Applicazione alle obbligazioni tributarie

In tema di società in accomandita semplice, la norma giuscivilistica contemplata dall’art. 2313 c.c., nel prevedere che i soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita, vale anche per le obbligazioni di natura tributaria, e, segnatamente, per quelle relative all'IVA e all’Irap dovute dalla società medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 22 maggio 2020.




La tassazione del rimborso al dipendente delle spese di trasferta

Rimborso spese trasferta ex art. 51, comma 5, t.u.i.r. - Modalità - Rimborso analitico e forfetario - Conseguenze

In tema di imposte sui redditi, il rimborso delle spese di trasferta ex art. 51, comma 5, d.P.R. n. 917 del 1986, può essere analitico, se ancorato agli esborsi, per vitto, alloggio e viaggio, effettivamente sostenuti e adeguatamente documentati dal dipendente, ovvero forfetario, se operato attraverso il riconoscimento di una provvista di denaro per sostenere le spese di vitto e alloggio, con la conseguenza che, mentre nel primo caso il rimborso non determina alcuna tassazione in capo al dipendente, nel secondo l'importo che oltrepassi il limite massimo previsto dall'art. 51 cit. concorre alla formazione del reddito di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 06 maggio 2020.




Il professionista deve informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo

Tribunale di Vicenza – Commercialisti – Responsabilità Professionale – Ricorso tributario con scarse probabilità di accoglimento – Danno da mancata definizione agevolata – Obbligo di informativa e dissuasione del cliente – Onere della prova in capo al professionista

Spetta al professionista informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo dal ricorrere alla Giustizia tributaria, indirizzandolo invece ad una forma di definizione agevolata dell’accertamento. L’onere probatorio dell’avvenuta corretta informazione al cliente grava pacificamente in capo al professionista. (Nicola Cera) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 26 marzo 2020.




Trust: l’imposta sulle successioni e donazioni è dovuta solo in seguito, al momento futuro ed incerto dell’eventuale trasferimento finale del bene al beneficiario

Trust – Imposta di successione, registro e ipotecaria – Assoggettabilità – Condizioni – Atto di disposizione – Neutralità fiscale – Momento impositivo – Individuazione – Fondamento – Attribuzione finale del bene al beneficiario – Necessità – Sussiste

In tema di trust, l’imposta sulle successioni e donazioni è dovuta non già al momento della costituzione dell’atto istitutivo o della dotazione patrimoniale, fiscalmente neutri in quanto meramente attuativi degli scopi di segregazione ed apposizione del vincolo, bensì e solo in seguito al momento futuro ed incerto dell’eventuale trasferimento finale del bene al beneficiario, in quanto solo quest’ultimo costituisce un effettivo arricchimento patrimoniale a titolo di liberalità e quindi un indice di ricchezza ai sensi dell’articolo 53 Cost.; ed in mancanza di tale condizione, l’atto dovrà essere assoggettato alla sola imposta fissa di registro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 17 febbraio 2020.




L'abitazione principale ai fini IMU è solo quella in cui tanto il contribuente quanto il di lui nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente

Imposte locali - IMU - Definizione di "abitazione principale"

Il tenore letterale della norma di cui all'art. 13, comma 2, D.L. 201/2011, in ordine alla definizione di "abitazione principale" a fini IMU, è chiaro e si diversifica in modo evidente dalla previsione in tema di ICI.

L'abitazione principale e fini IMU è solo quella in cui tanto il contribuente quanto il di lui nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La norma in commento ha natura agevolativa e come tale è di stretta interpretazione e non può essere estesa per via analogica. (Giorgio Morotti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 13 febbraio 2020.




Tempestività dell'interpello preventivo e conseguenze della mancata presentazione

Interpello preventivo - Differenze da quello ordinario - Termine di proposizione - Dichiarazione dei redditi - Sussistenza - Termine per la pronuncia dell’Ufficio - Irrilevanza - Conseguente

L'interpello preventivo ex art. 37 bis, comma 8, d.P.R. n. 600 del 1973, nella formulazione anteriore al 2015, a differenza di quello ordinario di cui all'art. 11 della l. n. 212 del 2000 (anche nella versione anteriore al 2015), caratterizzato dalla vincolatività della risposta, deve precedere il comportamento oggetto dell'istanza del contribuente, sicché è tempestivo quando sia formulato prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, restando invece irrilevante quello di 90 giorni prima della dichiarazione posto a carico dell'Ufficio per rispondere. In caso di mancata proposizione in tempo utile per l'ottenimento della pronuncia dell'Amministrazione, infatti, il contribuente è comunque tenuto ad adempiere ai propri obblighi come se questa fosse stata negativa, salva la possibilità di regolarizzazione successiva della situazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 22 gennaio 2020.




Separazione: l’obbligo di pagare l’IMU ricade sul coniuge assegnatario anche se l’immobile è di proprietà di terzi

Articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 - Traslazione soggettività passiva IMU da proprietario ad assegnatario - Imposizione in capo all’utilizzatore

Articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 - Possibilità interpretazione estensiva - Sussiste

L’articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 conv. in L. n. 44/2012, sancisce la traslazione della soggettività passiva dell’IMU dal proprietario all’assegnatario dell’alloggio a seguito di separazione, cosicché l’imposizione ricade sempre in capo all’utilizzatore, anche nel caso in cui la proprietà dell’immobile sia di un terzo e non già del coniuge non assegnatario.

La disposizione normativa in parola, non integrando una norma tributaria disciplinante un’ipotesi di agevolazione o di esenzione, ovvero di norma speciale, può essere interpretata estensivamente e non vale per la stessa il divieto di interpretazione analogica nonché di interpretazione estensiva ai sensi dell’art. 14 delle disposizioni preliminari del codice civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Bologna 10 gennaio 2020.




Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica: irrilevante ogni considerazione circa la antieconomicità

Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica - Qualifica ex lege come spese pubblicitarie se rispettato il limite quantitativo dell’art. 90 comma 8 L. n. 289/2002 - Sussiste

Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica - Valutazione inerenza in ordine a congruità costi rispetto a volume d’affari e oggetto sociale - Non sussiste

Ai sensi dell’articolo 90 comma 8 L. n. 289/2002, le spese sostenute sono qualificate ex lege come pubblicitarie se si verificano quattro condizioni: il soggetto sponsorizzato è una compagine sportiva dilettantistica; è rispettato il limite quantitativo di spesa previsto dalla norma; la sponsorizzazione mira a promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor; il soggetto sponsorizzato ha effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale.

Ai fini dell’applicazione dell’articolo 90 comma 8 L. n. 289/2002, non occorre una valutazione di inerenza in ordine alla congruità dei costi rispetto al volume d’affari ed all’oggetto sociale, posto che la norma pone una presunzione assoluta, oltre che della natura di spesa pubblicitaria, altresì di inerenza della spesa stessa fino alla soglia, normativamente prefissata: consegue che deve considerarsi irrilevante ogni considerazione circa la antieconomicità della spesa in ragione della affermata irragionevole sproporzione tra l’entità della stessa rispetto al fatturato/utile di esercizio della società contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Bologna 10 gennaio 2020.




Prescrizione quinquennale dei tributi erariali (IRPEF, IRES, IRAP, IVA)

Tributi erariali – Prescrizioni

Il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di credito delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale definitivo. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Pordenone 31 dicembre 2019.




L'eccezione di prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella è devoluta alla cognizione del giudice delegato

Credito tributario – Prescrizione maturata dopo la notificazione della cartella – Eccezione del curatore in sede di ammissione al passivo – Giurisdizione del giudice ordinario – Sussistenza – Fondamento

L'eccezione di prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, sollevata dal curatore in sede di ammissione al passivo fallimentare, è devoluta alla cognizione del giudice delegato (in sede di verifica dei crediti) e del tribunale (in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva), e non già del giudice tributario, segnando la notifica della cartella il consolidamento della pretesa fiscale e l'esaurimento del potere impositivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 24 dicembre 2019.




Esenzione totale dall’imposta IMU per i coniugi

IMU – Coniugi – Esenzione dall’imposta – Condizioni

Qualora due coniugi siano anagraficamente residenti ed effettivamente dimoranti in via abituale in due diversi immobili situati in due diversi comuni, e quindi abbiano ciascuno adibito l’immobile ad abitazione principale, si applica ad entrambi l’esenzione totale dal pagamento dell’Imposta municipale propria (IMU), prevista dall’art. 13, comma 2, del Dl 6 dicembre 2011, n. 201. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Bologna 23 dicembre 2019.




Accertamento tributario e raddoppio dei termini in presenza di seri indizi di reato

Termini per accertamento tributario - Raddoppio ex artt. 43 d.P.R. n. 600/1973 e 57 d.P.R. n. 633/1972 - Presupposti - Modifiche apportate dal d.lgs. n. 128 del 2015 e dalla l. n. 208 del 2015 - Regime transitorio - Coordinamento

In tema di accertamento tributario, i termini previsti dall’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 per l'IRPEF e dall’art. 57 del d.P.R. n. 633 del 1972 per l’IVA, come modificati dall’art. 37 del d.l. n. 223 del 2006, convertito con modifiche in l. n. 248 del 2006, sono raddoppiati in presenza di seri indizi di reato che facciano insorgere l’obbligo di presentazione di denuncia penale, anche se questa sia archiviata o presentata oltre i termini di decadenza o neppure presentata, senza che, con riguardo agli avvisi di accertamento per i periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data del 31 dicembre 2016, già notificati, incidano le modifiche introdotte dall’art. 1, commi da 130 a 132, della l. n. 208 del 2015, attesa la disposizione transitoria, ivi introdotta, che richiama l’applicazione dell’art. 2 del d.lgs. n. 128 del 2015, nella parte in cui sono fatti salvi gli effetti degli avvisi già notificati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 26 novembre 2019.




Avviso di accertamento nei confronti del socio e contestazione del reddito della società di capitali accertato in separato giudizio

Redditi da partecipazione societaria – Accertamento nei confronti del socio – Studi di settore – Impugnazione – Contestazione del reddito della società di capitali accertato in separato giudizio – Ammissibilità

In tema di accertamento dei redditi di partecipazione, l’indipendenza dei procedimenti relativi alla società di capitali ed al singolo socio comporta che quest’ultimo, ove abbia impugnato l’accertamento a lui notificato senza aver preso parte al processo instaurato dalla società, conserva la facoltà di contestare non solo la presunzione di distribuzione di maggiori utili ma anche la validità dell’accertamento, a carico della società, in ordine a ricavi non contabilizzati. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Pordenone 21 novembre 2019.




Quando l’Agenzia delle Entrate può avvalersi di Avvocati del libero foro

Agenzia delle Entrate - Facoltà di avvalersi di Avvocati del libero foro - Distinzione

Impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale ed al giudice di pace, per la rappresentanza e la difesa in giudizio l'Agenzia delle Entrate-Riscossione si avvale:

- dell'Avvocatura dello Stato nei casi previsti come ad essa riservati dalla convenzione con questa intervenuta (fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi dell'art. 43, comma 4, r.d. 30 ottobre 1933, n. 1933, di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all'organo di vigilanza), oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici,

- ovvero, in alternativa e senza bisogno di formalità, né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, r.d. cit.,

- di avvocati del libero foro - nel rispetto degli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi del comma 5 del medesimo art. 1 d.l. 193 del 2016 - in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all'Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio;

Quando la scelta tra il patrocinio dell'Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla Convenzione tra l'Agenzia e l'Avvocatura o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell'Agenzia a mezzo dell'una o dell'altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 19 novembre 2019.




Pace fiscale ex D.L. 119/2018 e deposito della copia della domanda di definizione e del versamento

Pace fiscale – D.L. 119/2018 – Effetto sospensivo del processo ex art. 6 D.L. cit. – Deposito della copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata nel termine del 10 giugno 2019 – Necessità

In tema di sospensione del processo ai sensi dell'art.6, comma 10, d.l. 119 del 2018, per ottenere l'effetto sospensivo sino al 31 dicembre 2020 deve essere depositata in cancelleria copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata entro il termine perentorio del 10 giugno 2019 e, ove la parte si affidi alla spedizione postale di tale documentazione, non trova applicazione il principio della dissociazione degli effetti della notifica per notificante e notificato secondo i canoni fissati da Corte Cost. n.28 del 2004, sia in quanto non si tratta di notifica alla parte processualmente codificata, sia in quanto la legge fa riferimento espresso al momento del suo deposito e, dunque, alla ricezione della spedizione come documentata dalla cancelleria con timbro del pervenuto e registrazione sul SIC. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 06 novembre 2019.




Fatturazione elettronica e prova scritta ex art. 634 c.p.c. per l’emissione del decreto ingiuntivo

Procedimento monitorio – Fatturazione elettronica – Produzione dell’estratto autentico delle scritture contabili ex art. 634 c.p.c. – Necessità

La prescrizione della produzione dell’estratto autentico delle scritture contabili di cui all’art. 634 c.p.c. è finalizzata a consentire un controllo estrinseco sulla regolare tenuta delle scritture in cui le fatture vengono conservate, esigenza che non può dirsi venuta meno con l’entrata in vigore del Sistema di Intercambio (SDI), il quale garantisce esclusivamente l’autenticità delle fatture, ma non anche la regolare tenuta dei registri in cui esse devono essere inserite.

Pertanto, ai fini della valutazione della prova scritta richiesta dall’art. 634, comma 2, c.p.c., il ricorrente in sede monitoria dovrà produrre l’estratto autentico dei registri Iva o, ove non esistenti, delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seg. c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 25 ottobre 2019.




Il credito per sanzioni per violazione di leggi tributarie commesse prima del fallimento soggiace alle regole del concorso

Fallimento - Sanzioni pecuniarie per la violazione di leggi tributarie commesse in data antecedente al fallimento - Soddisfazione dell'Amministrazione secondo le regole del concorso

Le sanzioni pecuniarie per la violazione di leggi tributarie commesse in data antecedente al fallimento del contribuente, costituiscono un credito che soggiace all'applicazione di tutte le regole civilistiche, sia che si verta in una fase fisiologica del rapporto obbligatorio, sia che si verta nell'ambito di una procedura concorsuale, dovendo l'Amministrazione soddisfarsi secondo le regole del concorso, nei modi stabiliti dalla legge.

Pertanto, è infondata l'eccezione per la quale, in costanza di fallimento, l'esigibilità delle sanzioni tributarie dovrebbe essere congelata, potendo l'amministrazione finanziaria farle valere esclusivamente una volta che il fallito sia tornato "in bonis", sia perchè il fallimento non equivale alla morte dell'imprenditore, tanto che con esso il contribuente non viene privato della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario, sia perchè la postergazione del pagamento dei crediti derivanti dalle sanzioni pecuniarie violerebbe la disciplina imperativa di cui all'art. 2752 c.c. e diverrebbe un modo per sfuggire al pagamento delle sanzioni amministrative in danno dell'erario (Cass. 23322/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 14 ottobre 2019.




La somministrazione di alimenti e bevande fuori dell'azienda esclude l'attività agrituristica

Imprenditore agricolo - Somministrazione di alimenti e bevande da consumarsi al di fuori dell'azienda - Attività agrituristica - Esclusione - Regime forfettario di determinazione del reddito e dell'IVA - Applicabilità - Esclusione

La somministrazione di pasti e bevande svolta al di fuori dei locali (edifici o parti già esistenti del fondo) dell'azienda agricola, ove non rientri nelle attività di cui all'art. 2, comma 3, lett. d), della l. n. 96 del 2006, non costituisce attività agrituristica, con conseguente inapplicabilità del regime fortettario di determinazione del reddito di impresa e dell' IVA di cui all'art. 5, comma 2, della l. n. 413 del 1991. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 30 settembre 2019.




Alle Sezioni Unite la questione della assoggettabilità ad IVA della tariffa cd T.I.A.2

Tariffa integrata ambientale, cd T.I.A.2 - Assoggettabilità ad Iva -  Rimessione alle Sezioni Unite

La questione relativa alla natura giuridica della tariffa integrata ambientale, cd T.I.A.2 e l'assoggettabilità ad Iva della stessa, esiga un pronunciamento della Corte nella sua più tipica espressione di organo della nomofilachia: si versa, invero, in questione di particolare importanza, in ragione degli assai incidenti (ed immediatamente percepibili) riverberi di natura pratico-applicativa che da essa scaturiscono, sia con riferimento alla predetta tariffa integrata ambientale, sia riguardo alla istituzione della (successiva) TARI, regolata dalla L. n. 147 del 2013, art. 1, commi 641 e seguenti che prevede che i Comuni, ove sia operante un sistema di misurazione puntuale dei rifiuti, possano applicare una tariffa corrispettiva in alternativa alla Tari classica. La nuova normativa -come si è precisato in premessa- è strutturata in maniera tale che si ripresenteranno le medesime problematiche affrontate a proposito della T.I.A.2 riguardo alla qualificazione tributaria o privatistica della stessa. Ricorrono pertanto le condizioni per la rimessione del ricorso al Primo Presidente perché valuti ex art. 374 c.p.c. l'opportunità di un'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 25 settembre 2019.




Applicazione dell’imposta di registro e collegamento negoziale: la Cassazione solleva la questione di costituzionalità

Imposta di registro – Inclusione nell'art. 10 bis, co. 2^ lett. a) l. 212/00 della fattispecie di collegamento negoziale – Questione di legittimità costituzionale – Non manifesta infondatezza

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in rapporto agli articoli 53 e 3 Cost., dell'articolo 20 d.P.R.131/86, come risultante dagli interventi apportati dall'art. 1 co.87^ l. 205/17 (l. di bilancio 2018) e dall'art. 1, co.1084^, 1.145/18 (l. di bilancio 2019), nella parte in cui dispone che, nell'applicare l'imposta di registro secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell'atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, si debbano prendere in considerazione unicamente gli elementi desumibili dall'atto stesso, "prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi".  

L’espressa inclusione nell'art. 10 bis, co. 2^ lett. a) l. 212/00 della fattispecie di collegamento negoziale (invece mancante nella struttura testuale dell'art. 20):
-consente all'amministrazione finanziaria, nell'esercizio dei poteri estesi di accertamento dell'imposta di registro conferitile dall'art. 53-bis d.P.R.131/86 e previa l'osservanza delle tutele procedimentali contenute nella legge, di disconoscere gli effetti degli atti collegati in quanto elusivi e, come tali, privi di sostanza economica diversa dal mero risparmio d'imposta (altrimenti legittimo ai sensi del 4^ co. dell'art.10 bis in parola);
-non esclude che il collegamento negoziale continui purtuttavia a rilevare, ex art. 20 d.P.R.131/86, anche al di fuori del contesto elusivo e sanzionatorio, e dunque anche quando esso emerga sul piano obiettivo della mera qualificazione giuridica e come opzione negoziale effettivamente rispondente ad esigenze pratiche sostanziali, nel senso di non deviate né strumentali né unicamente orientate al risparmio d'imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 23 settembre 2019.




Applicabilità dell'IVA su TIA2 e TIA1

TIA1 e TIA2: natura della nuova tariffa e applicazione dell'IVA

E’ applicabile l’IVA sulla TIA2 poiché la nuova tariffa si deve qualificare quale corrispettivo. Non è invece applicabile l’IVA sulla TIA1 mantenendo la stessa natura di tributo e non di corrispettivo in assenza di una misurazione puntuale della quota di prelievo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 17 settembre 2019.




Quando le fotografie possono ritenersi oggetti d’arte ai fini IVA

Rinvio pregiudiziale – Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Articolo 103, paragrafo 2, lettera a) – Articolo 311, paragrafo 1, punto 2 – Allegato IX, parte A, punto 7) – Aliquota IVA ridotta – Oggetti d’arte – Nozione – Fotografie eseguite dall’artista, tirate da lui stesso o sotto il suo controllo, firmate e numerate nei limiti di trenta esemplari – Normativa nazionale che limita l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta alle sole fotografie aventi carattere artistico

1) Per essere considerate oggetti d’arte che possono beneficiare dell’aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), in forza dell’articolo 103, paragrafi 1 e 2, lettera a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, in combinato disposto con l’articolo 311, paragrafo 1, punto 2, di tale direttiva, e l’allegato IX, parte A, punto 7), di quest’ultima, le fotografie devono soddisfare i criteri di cui a tale punto 7), ossia devono essere eseguite dal loro autore, tirate da lui o sotto controllo, firmate e numerate nei limiti di trenta esemplari, ad esclusione di qualsiasi altro criterio, in particolare la valutazione, da parte dell’amministrazione tributaria nazionale competente, del loro carattere artistico.

2) L’articolo 103, paragrafi 1 e 2, lettera a), della direttiva 2006/112, in combinato disposto con l’articolo 311, paragrafo 1, punto 2, di tale direttiva, e l’allegato IX, parte A, punto 7), di quest’ultima, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che limita l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta alle sole fotografie aventi carattere artistico, nella misura in cui l’esistenza di quest’ultimo carattere è subordinata ad una valutazione dell’amministrazione 5/9/2019 CURIA - Documenti curia.europa.eu/juris/document/document_print.jsf?docid=217485&text=&dir=&doclang=IT&part=1&occ=first&mode=req&pageIndex=0&cid=11… 11/11 tributaria nazionale competente che non è esercitata nei limiti di criteri oggettivi, chiari e precisi, fissati da tale normativa nazionale, che consentono di determinare con precisione le fotografie alle quali detta normativa riserva l’applicazione di tale aliquota ridotta, in modo da evitare di ledere il principio di neutralità fiscale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 05 settembre 2019.




IVA sui fabbricati, nozione di terreno edificabile e valutazione della realtà economica e commerciale in base agli elementi oggettivi

Rinvio pregiudiziale – Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Vendita di un terreno sul quale, al momento della cessione, si trova un fabbricato – Qualificazione – Articoli 12 e 135 – Nozione di “terreno edificabile” – Nozione di “fabbricato” – Valutazione della realtà economica e commerciale – Valutazione degli elementi oggettivi – Intenzione delle parti

L’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e b), e paragrafi 2 e 3, nonché l’articolo 135, paragrafo 1, lettere j) e k), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che un’operazione di cessione di un terreno che incorpora, alla data di tale cessione, un fabbricato non può essere qualificata come cessione di un «terreno edificabile» quando tale operazione è economicamente indipendente da altre prestazioni e non forma, con queste ultime, un’unica operazione, anche se l’intenzione delle parti era che il fabbricato fosse totalmente o parzialmente demolito per fare posto ad un nuovo fabbricato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 04 settembre 2019.




Contribuzione previdenziale dovuta all’I.n.p.s. dagli iscritti nelle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti

Iscritto nella gestione dei commercianti dell’I.n.p.s. – Redditi da assoggettare a contribuzione – Totalità dei redditi d’impresa dichiarati ai fini dell’i.r.pe.f. – Reddito di società a responsabilità limitata – Non rileva

I redditi da assoggettare alla contribuzione dovuta dagli artigiani alla speciale gestione previdenziale presso l’I.n.p.s., sono quelli d’impresa dichiarati ai fini dell’i.r.pe.f., così come qualificati dall’art. 6 del D.p.r. n. 917/1986, (c.d. T.u.i.r.) e quindi i redditi derivanti dall’esercizio dell’impresa individuale e dalla partecipazione in società in nome collettivo ed accomandita semplice.
Sono invece da escludere dalla contribuzione i redditi prodotti dalle società a responsabilità limitata in cui partecipa l’assicurato, in quanto, essi sono qualificati come redditi di capitale dagli artt. 6 e 44 del T.u.i.r. e, peraltro, debbono essere dichiarati solamente qualora percepiti, giusta quanto previsto dall’art. 59 del T.u.i.r. medesimo. (Alberto Peluttiero) (riproduzione riservata)
Appello Torino 28 giugno 2019.




Ammissione al passivo dei crediti tributari sulla base del ruolo senza la previa notificazione della cartella esattoriale

Credito tributario - Insinuazione del concessionario - Estratto del ruolo - Sufficienza - Copie su supporto analogico di un documento informatico - Efficacia probatoria - Condizioni - Fondamento

Il concessionario del servizio di riscossione dei tributi può domandare l'ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del ruolo, senza che occorra anche la previa notificazione della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell'amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere; ne consegue che, stante il disposto dell'art. 23 del d.lgs. n. 82 del 2005 (modificato dall'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 235 del 2010), gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell'osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall'ente creditore al concessionario, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non contesti la loro conformità all'originale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 14 giugno 2019.




Detrazione per l'abitazione principale e disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi

Detrazione per l'abitazione principale ex art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 - Requisiti - Dimora abituale del contribuente e dei familiari - Necessità - Disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi - Conseguenze - Convivenza del residuo nucleo familiare nell’abitazione - Spettanza del beneficio - Fattispecie

In tema di ICI, ai fini della detrazione prevista per l'abitazione principale dall'art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 (come modif. dall'art. 1, comma 173, lett. b, della l. n. 296 del 2006, con decorrenza dal 1° gennaio 2007), il contribuente, il quale dimori in un immobile di cui sia proprietario (o titolare di altro diritto reale), deve provare che esso costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari; pertanto, ove intervenga separazione personale di fatto dei coniugi, il diritto al beneficio permane solo in favore del residuo nucleo familiare convivente nell'abitazione, non più identificabile con la casa coniugale. (Fattispecie in cui, a fronte di avvenuto trasferimento in altro Comune del coniuge della ricorrente, la S.C. ha confermato la gravata sentenza che, venuta meno la convivenza tra i coniugi, aveva ritenuto ammissibile la detrazione per l'immobile soggetto a tassazione limitatamente al residuo nucleo familiare ivi abitualmente dimorante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 07 giugno 2019.




E' ammissibile la compensazione del credito IVA chiesto a rimborso dal fallito con i debiti erariali sorti anteriormente alla dichiarazione di fallimento

Fallimento - Credito d'IVA - Compensazione con debiti erariali - Ammissibilità - Principio di neutralità - Violazione - Esclusione - Fondamento - Posizione IVA prefallimentare e postfallimentari - Diversità - Coincidenza della partita IVA - Irrilevanza - Ragioni - Redazione di due distinte dichiarazioni IVA - Necessità

In materia tributaria è ammissibile la compensazione, ex art. 56 della l. fall., del credito IVA chiesto a rimborso dal fallito con i debiti erariali, sorti anteriormente alla dichiarazione di fallimento, anche quando il controcredito del fallito divenga liquido od esigibile successivamente, non determinandosi violazione del principio di neutralità dell'imposta poiché la posizione IVA maturata in epoca precedente la dichiarazione di fallimento è differente da quella successiva, ponendosi la coincidenza della partita IVA per le operazioni prefallimentari e postfallimentari come circostanza meramente occasionale, che non muta l'autonomia giuridica delle operazioni facenti capo al fallito, di cui il curatore è avente causa e amministratore del patrimonio, e quelle riferibili alla massa dei creditori, nel cui interesse opera il curatore stesso, quale gestore del patrimonio altrui, con conseguente necessità di redazione, ai sensi dell'art. 74-bis del d.P.R. n. 633 del 1972, di due distinte dichiarazioni IVA, aventi ad oggetto le operazioni effettuate dal fallito anteriormente e successivamente al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 29 maggio 2019.




Rimborsabilità dell'IVA su TIA1 e TIA2

IVA su TIA1 e TIA2 - Rimborsabilità

E’ rimborsabile l’IVA illegittimamente applicata dal Comune sulla TIA2 nella misura in cui il predetto Comune abbia effettivamente adottato un sistema di misurazione puntuale e non invece abbia continuato ad applicare il metodo di calcolo presuntivo come accadeva con la TIA1 per il quale la consolidata giurisprudenza della Cassazione ha qualificato l’importo come tributo a cui non è applicabile l’IVA.

E’ dotato di giurisdizione l’AGO nel caso in cui la domanda di rimborso dell’IVA applicata sulla TIA1 venga qualificata come ripetizione di indebito oggettivo poiché, al contrario, laddove domanda chiedesse di accertare la illegittimità dell’applicazione dell’IVA alla TIA1 la giurisdizione apparterrebbe alla Commissione Tributaria versandosi in materia di imposte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 24 maggio 2019.




Risoluzione del contratto di leasing: la soggettività passiva ai fini Imu è in capo alla società concedente

Leasing – Risoluzione del contratto – Soggetto passivo IMU – Società concedente

Dal chiaro dettato normativo contenuto nel D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9, ove si precisa che nel leasing soggetto passivo Imu è il locatario per tutta la durata del contratto, ne discende che con la risoluzione del contratto di leasing la soggettività passiva ai fini Imu si determina in capo alla società concedente, anche se essa non ha ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte dell'utilizzatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 22 maggio 2019.




Reato di falsa fatturazione e soglie di punibilità: la pronuncia della Corte Costituzionale

IVA - Reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto - questione di legittimità costituzionale - Infondatezza

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale (sollevata dal Tribunale ordinario di Palermo con ordinanza del 13 luglio 2017) in riferimento all’art. 3 della Costituzione dell’art. 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), «nella parte in cui non prevede che la condotta delittuosa ivi descritta sia punibile quando, congiuntamente: a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, ad euro trentamila; b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, superiore ad euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 18 aprile 2019.




L'esercizio del potere di autotutela da parte della amministrazione finanziaria è sindacabile da parte della autorità giurisdizionale

Pubblica amministrazione - Amministrazione finanziaria - Potere di autotutela - Da parte della autorità giurisdizionale - Ammissibilità
La insindacabilità giurisdizionale del potere di autotutela posto in essere dalla Pubblica Amministrazione confliggerebbe con il disposto dell'art.2 del dlgs n.546 /92

Oggetto di verifica giurisdizionale sono sia i presupposti per il legittimo esercizio della autotutela, lo strumento utilizzato e la scansione temporale attraverso la quale essa è stata esercitata.

Il potere di autotutela richiede uno specifico, “nuovo”, motivo di interesse pubblico tanto più quando si incide su diritti soggettivi perfetti.

Appare dubbio che atti ad efficacia istantanea (tra cui rientra l'annullamento) possano essere revocati.

La revoca non può, comunque, essere retroattiva su atti ad efficacia prolungata.

L' esercizio del potere di autotutela è regolato da un temine che deve essere ragionevole ed indicato dall' art.21 nonies c.1 della legge 241/90, come modificato sul punto dalle leggi n.164/2014 e n.124/2015, in 18 mesi dalla adozione di provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici.

(in applicazione di questi principi la Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro ha ritenuto illegittima la revoca della autotutela con la quale la Pubblica Amministrazione aveva annullato le agevolazioni territoriali spettanti nel caso di vendita di piccola proprietà contadina  rilevando, incidentalmente, la infondatezza della pretesa erariale alla luce della stessa istanza di annullamento della iscrizione a ruolo  rivolta dal garante del contribuente alla Amministrazione finanziaria ex art.13 comma 6 statuto del contribuente). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Pesaro 08 aprile 2019.




Il concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003 non può essere oggetto di rinuncia

Concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003, conv. in l. n. 326 del 2003 - Rinuncia - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

Il concordato preventivo ex art. 33 del d.l. n. 269 del 2003, conv., con modif., in l. n. 326 del 2003, non può essere oggetto di rinuncia, in quanto si tratta di un beneficio gli effetti del quale vengono meno nelle sole ipotesi previste dal comma 9 della detta disposizione normativa, determinando, per il contribuente, la preclusione dell'accertamento per i periodi fiscali di riferimento, non rimovibile mediante successiva controdichiarazione volta a manifestare l'assenza di volontà di far luogo a condono. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 04 aprile 2019.




Processo tributario: conseguenze della violazione del termine per la costituzione del resistente

Processo tributario – Costituzione tardiva convenuto – Decadenza da facoltà di proposizione eccezioni non rilevabili d’ufficio e da chiamata terzi – Persistente possibilità di negazione fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestazione dell’applicabilità delle norme invocate e di produzione documenti – Esclusione della sanzione di inammissibilità per tardiva costituzione

Nel processo tributario, la violazione del termine previsto dall’art. 23 del d.lgs. n. 546 del 1992 per la costituzione in giudizio della parte resistente, temine che si applica anche alla costituzione in appello in virtù del rinvio di cui all’articolo 54, comporta esclusivamente la decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi, sicché permane il diritto dello stesso resistente di negare i fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestare l’applicabilità delle norme di diritto invocate e di produrre documenti ai sensi degli artt. 24 e 32 del detto decreto, dovendosi escludere qualunque sanzione di inammissibilità della costituzione per il solo fatto della sua tardività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 02 aprile 2019.




Sale and lease back: rettifica delle detrazioni dell’IVA, principio di neutralità e della parità di trattamento

Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Armonizzazione delle normative fiscali – Detrazione dell’imposta assolta a monte – Bene di investimento immobiliare – Vendita con locazione finanziaria di ritorno (sale and lease back) – Rettifica delle detrazioni dell’IVA – Principio di neutralità dell’IVA – Principio della parità di trattamento

Salvo verifica da parte del giudice del rinvio degli elementi di fatto e di diritto nazionale pertinenti, gli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2009/162/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, devono essere interpretati nel senso che essi non impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) gravante su un immobile che è stata inizialmente detratta correttamente, quando tale bene è stato oggetto di un’operazione di sale and lease back (vendita con locazione finanziaria di ritorno) non soggetta all’IVA in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale.

Un’interpretazione degli articoli 184, 185, 187 e 188 della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/162, nel senso che essi impongono un obbligo di rettifica dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) inizialmente detratta in circostanze come quelle di cui trattasi nel procedimento principale è conforme ai principi di neutralità dell’IVA e della parità di trattamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 27 marzo 2019.




ICI e Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi

ICI - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Agevolazione ex art. 10, comma 6, d.lgs. n. 504 del 1992 - Applicabilità - Esclusione - Fondamento

In tema di ICI, la procedura di amministrazione straordinaria per le grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.lgs. n. 270 del 1999, non beneficia del regime agevolativo di cui all'art. 10, comma 6, del d.lgs. n. 504 del 1999, riferito esclusivamente agli immobili compresi nel fallimento e nella liquidazione coatta amministrativa, trattandosi di deroga al regime impositivo generale, da ritenersi di stretta interpretazione e quindi insuscettibile di interpretazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 15 marzo 2019.




Validità della clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo che preveda il rimborso delle imposte discendenti dal contratto

Contratto di locazione – Imposte – Capacità contributiva – Patti traslativi d’imposta

E’ lecita la clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo in cui è previsto il rimborso delle imposte discendenti dal contratto a vantaggio della parte obbligata dalla legge a sostenerle, purché sia quest’ultima ad adempiere all’obbligo fiscale e i relativi adempimenti. (1) (Luca Mongiello) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 08 marzo 2019.




Illegittimo l’avviso di addebito INPS emesso sulla base di accertamento impugnato e non ancora definito

Procedimento tributario – Avviso di addebito INPS – Fondato su accertamento tributario oggetto di ricorso pendente – Illegittimità – Sussiste

È illegittimo l’avviso di addebito INPS che richiama un precedente avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate impugnato dal medesimo ricorrente.

[Nella fattispecie, il Tribunale ha revocato e dichiarato improduttivo di effetti giuridici l’avviso di addebito formato e notificato da parte dell’INPS e contenente la pretesa di maggiori contributi ritenuti dovuti in virtù di un precedente accertamento dell’Agenzia delle Entrate tempestivamente impugnato dal ricorrente e non ancora definito.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 07 marzo 2019.




Utilizzo fraudolento o abusivo delle norme del diritto dell’Unione e esenzione dalla ritenuta alla fonte per i dividendi corrisposti da una società residente in uno Stato membro ad una società residente in un altro Stato membro

Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Regime fiscale comune applicabile alle società capogruppo e controllate di Stati membri diversi – Direttiva 90/435/CEE – Esenzione degli utili distribuiti da società di uno Stato membro a società di altri Stati membri – Beneficiari effettivi degli utili distribuiti – Abuso – Società stabilita in uno Stato membro distributrice di dividendi ad una società collegata stabilita in un altro Stato membro, successivamente trasferiti, interamente o quasi, al di fuori del territorio dell’Unione europea – Controllata soggetta all’obbligo di applicazione di ritenuta alla fonte sugli utili

Il principio generale del diritto dell’Unione secondo cui i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme del diritto dell’Unione, dev’essere interpretato nel senso che, a fronte di pratiche fraudolente o abusive, le autorità ed i giudici nazionali devono negare al contribuente il beneficio dell’esenzione dalla ritenuta alla fonte sugli utili distribuiti da una controllata alla propria società madre, di cui all’articolo 5 della direttiva 90/435/CEE del Consiglio, del 23 luglio 1990, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi, come modificata dalla direttiva 2003/123/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2003, anche in assenza di disposizioni del diritto nazionale o convenzionali che ne prevedano il diniego.

La prova di una pratica abusiva richiede, da un lato, un insieme di circostanze oggettive dalle quali risulti che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione, l’obiettivo perseguito dalla normativa medesima non è stato conseguito e, dall’altro, un elemento soggettivo, consistente nella volontà di ottenere un vantaggio derivante dalla normativa dell’Unione mediante la creazione artificiosa delle condizioni necessarie per il suo ottenimento. La sussistenza di taluni indizi può dimostrare la sussistenza di un abuso, sempreché si tratti di indizi oggettivi e concordanti. Possono costituire indizi di tal genere, segnatamente, l’esistenza di società interposte prive di giustificazione economica nonché la natura puramente formale della struttura del gruppo societario, della costruzione finanziaria e dei finanziamenti.

Al fine di negare ad una società il riconoscimento dello status di beneficiario effettivo di dividendi ovvero di accertare la sussistenza di un abuso, un’autorità nazionale non è tenuta ad individuare la o le entità che essa consideri beneficiari effettivi dei dividendi medesimi.

In una situazione in cui il regime di esenzione dalla ritenuta alla fonte per i dividendi corrisposti da una società residente in uno Stato membro ad una società residente in un altro Stato membro, previsto dalla direttiva 90/435, come modificata dalla direttiva 2003/123, risulti inapplicabile a fronte dell’accertamento di una frode o di un abuso, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva medesima, non può essere invocata l’applicazione delle libertà sancite dal Trattato FUE al fine di mettere in discussione la normativa del primo Stato membro posta a disciplina della tassazione di detti dividendi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 26 febbraio 2019.




Libera circolazione dei capitali e prova delle operazioni artificiose

Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei capitali – Movimenti di capitali tra gli Stati membri e i paesi terzi – Clausola di standstill – Normativa nazionale di uno Stato membro riguardante società intermedie stabilite in paesi terzi – Modifica di tale normativa, seguita dalla reintroduzione della normativa precedente – Redditi di una società stabilita in un paese terzo provenienti dalla detenzione di crediti presso una società stabilita in uno Stato membro – Inclusione di siffatti redditi nella base imponibile di un soggetto passivo avente la propria residenza fiscale in uno Stato membro – Restrizione alla libera circolazione dei capitali – Giustificazione

La clausola di standstill prevista all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, dev’essere interpretata nel senso che l’articolo 63, paragrafo 1, TFUE lascia impregiudicata l’applicazione di una restrizione ai movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti implicanti investimenti diretti, che fosse in vigore, nella sostanza, alla data del 31 dicembre 1993 in virtù di una legislazione di uno Stato membro, sebbene l’ambito applicativo di tale restrizione sia stato esteso, dopo tale data, alle partecipazioni non implicanti un investimento diretto.

La clausola di standstill prevista all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, deve essere interpretata nel senso che il divieto sancito dall’articolo 63, paragrafo 1, TFUE si applica ad una restrizione ai movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti implicanti investimenti diretti, nel caso in cui la normativa tributaria nazionale che ha dato origine a tale restrizione sia stata oggetto, dopo il 31 dicembre 1993, di una modifica sostanziale a causa dell’adozione di una legge che è entrata in vigore, ma che è stata sostituita, ancor prima di essere stata applicata in pratica, da una normativa identica, nella sostanza, a quella applicabile al 31 dicembre 1993, a meno che l’applicabilità di tale legge sia stata differita in base al diritto nazionale, in modo tale che, nonostante la sua entrata in vigore, quest’ultima non sia stata applicabile ai movimenti transfrontalieri di capitali di cui all’articolo 64, paragrafo 1, TFUE, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

L’articolo 63, paragrafo 1, TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro ai sensi della quale i redditi realizzati da una società stabilita in un paese terzo, non derivanti da un’attività propria di tale società, quali quelli qualificati come «redditi intermedi da investimento di capitale», ai sensi di tale normativa, sono inclusi, proporzionalmente alla partecipazione detenuta, nella base imponibile di un soggetto passivo residente in detto Stato membro, qualora tale soggetto passivo detenga una partecipazione pari almeno all’1% in detta società e qualora i redditi stessi siano sottoposti, in detto paese terzo, ad un livello di imposizione inferiore a quello esistente nello Stato membro interessato, salvo che esista un quadro giuridico che preveda, segnatamente, obblighi convenzionali tali da consentire alle autorità tributarie nazionali dello Stato membro in parola di controllare, se del caso, la veridicità delle informazioni relative a questa stessa società, fornite allo scopo di dimostrare che la partecipazione del citato soggetto passivo in quest’ultima non deriva da un’operazione di carattere artificioso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 26 febbraio 2019.




Revoca di finanziamento pubblico e nullità della cartella di pagamento emessa dalla Agenzia delle Entrate

Escussione garanzia ex L. 662/96 - Surroga di MedioCredito Centrale - Cartella esattoriale - Nullità

La riscossione esattoriale ex art. 9, comma 5, D. Lgs. n. 123/1998 è applicabile alle sole ipotesi di revoca di un finanziamento pubblico per specifiche ipotesi di deviazione dallo scopo.

E' nulla perciò, per carenza assoluta di potere in capo all'agente di riscossione, la cartella di pagamento emessa da Equitalia – Servizi di Riscossione S.p.A., oggi Agenzia delle Entrate – Riscossione, per conto di Banca del Mezzogiorno - MedioCredito Centrale s.p.a., nei confronti dell'impresa che si sia resa inadempiente agli obblighi restitutori rivenienti da un finanziamento bancario, assistito dalla garanzia prestata ex Legge 662/96 dal Fondo di Garanzia per le P.M.I.

All'esito della surroga nei diritti originariamente in capo al creditore principale che abbia escusso la garanzia, Banca del Mezzogiorno – MedioCredito Centrale S.p.A. deve avvalersi nei confronti del debitore inadempiente delle ordinarie forme di tutela processual-civilistiche. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 21 febbraio 2019.




Rappresentanza ‘tecnica’ in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione e facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro

Rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione – Patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato – Base convenzionale

Rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione – Facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro – Condizioni – Delibera specifica da inviare agli organi di controllo – Necessità – Esclusione

In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, il patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato ha natura peculiare in quanto ha luogo su base convenzionale e postula la previa individuazione – da operarsi in via negoziale con l’Avvocatura – delle ipotesi a cui esso si riferisca.

In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225, la previsione della facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro costituisce disposizione “speciale” rispetto a quella dell’art. 43 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, con la conseguenza che, in tale eventualità, la costituzione in giudizio deve essere esaminata esclusivamente alla luce delle condizioni contemplate dalla norma speciale, tra le quali non figura la necessità – prescritta invece dall’art. 43, comma 4, del R.D. n. 1611 del 1933 – di una delibera specifica da inviare agli organi di controllo e contenente l’indicazione delle ragioni per la deroga al patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 20 febbraio 2019.




Trust: regime della tassazione

Imposta sulle successioni e sulle donazioni – Costituzione di vincoli – Trust

Il Decreto Legge n. 262 del 2006 ha reintrodotto la disciplina della imposta sulle successioni e donazioni includendo anche i vincoli di destinazione e segnatamente i trust: l’imposizione si riferisce agli atti “a titolo gratuito”, e non più solo alle “liberalità”, cosa che consente di argomentare che il presupposto del tributo vada ravvisato, più che nell’animus donandi, nell’accrescimento patrimoniale (effettivo) del beneficiario, ottenuto senza alcuna contropartita. Nell’ambito concettuale dei “vincoli di destinazione” devono essere ricondotti non solo gli “atti di destinazione” di cui all’articolo 2645-ter c.c., ma qualunque fattispecie prevista dall’ordinamento tesa alla costituzione di patrimoni vincolati ad uno scopo, ed in tal senso si e’ espressa anche l’Amministrazione finanziaria (cfr. Circolare 3/E del 22 gennaio 2008), secondo la quale per vincoli di destinazione si intendono “i negozi giuridici mediante i quali determinati beni sono destinati alla realizzazione di un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento, con effetti segregativi e limitativi della disponibilita’ dei beni medesimi”. La consapevolezza del legislatore delle problematicita’ insite nel sottoporre a tassazione uno strumento negoziale tipologicamente assai variegato, quale appunto e’ il trust, segna inevitabilmente i limiti dell’intervento novellatore, che non si confronta con la complessita’ del fenomeno governato, per cui non si puo’ trarre dallo scarno disposto del Decreto Legge n. 262 del 2006, articolo 2, comma 47, il fondamento normativo di un’autonoma imposta, intesa a colpire ex se la costituzione dei vincoli di destinazione, indipendentemente da qualsivoglia evento traslativo – in senso proprio di beni e diritti, pena il deficit di costituzionalita’ della novella cosi’ letta (Cass. n. 21614/2016). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 17 gennaio 2019.




Consorzio di bonifica e presupposti dell’obbligo di contribuzione

Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Art. 860 cod. civ. – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Natura privatistica del rapporto – Presupposto oggettivo

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Certificazione urbanistica, consulenza tecnica di parte, certificazione Ente locale, etc. – Ammissibilità

In tema di richiesta di pagamento degli oneri consortili e di bonifica, il riferimento all’art. 860 cod. civ. (“Concorso dei proprietari nella spesa”), è d’obbligo: tale dettato legislativo non lascia dubbi circa il rapporto privatistico che si instaura tra i proprietari associati ed il Consorzio, con l’effetto che la contribuzione agisce soltanto tra le parti volontariamente consociate. Il Consorzio, pertanto, non può auto-elevarsi al rango di soggetto con potestà tributaria al pari dello Stato e delle Regioni, trasformando la contribuzione consortile in un vero e proprio tributo anche nei confronti di cittadini non consociati né convenzionati. Ciò che pretende ed esercita il Consorzio è un potere impositivo totalmente assimilabile a quello fiscale che, invece, non gli spetta, perché l’imposizione contributiva riconosciutagli è solo finalizzata al recupero delle spese sostenute per le opere di bonifica secondo piani di intervento e criteri di ripartizione pro-quota. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nel caso in esame, come documentato, anche con gli atti aggiuntivi da parte dell’appellante, non sussiste affatto la sussistenza di un contributo diretto e specifico al fabbricato de quo a seguito dell'attività di manutenzione del territorio, poiché già questa è inesistente, oltre la dimostrata fatiscenza e/o distruzione delle opere datate esistenti. Ed infatti, ciò che emerge inconfutabilmente dai fatti di causa è il mancato compimento, da parte dell’appellato Consorzio, di opere di bonifica integrale del territorio, iniziative tendenti ad un miglioramento globale del territorio, a maggior ragione, di quelle che dovrebbero avere una puntuale ricaduta su particolari fondi, tra cui quello su cui è stato edificato l’opificio situato in un Comune attraversato dall’unico fiume presente nell’intera provincia. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Campania 11 gennaio 2019.




Vendita di terreno con fabbricato: la successiva richiesta di concessione edilizia per la costruzione di un nuovo immobile comporta la riqualificazione quale vendita di terreno edificabile

Imposta registro – Vendita terreno con sovrastate fabbricato – Successiva richiesta concessione edilizia per costruzione nuovo immobile previa demolizione fabbricato – Riqualificazione atto vendita terreno edificabile e conseguente rettifica dell’imposta

Imposta registro – Modifica art. 20 DPR n. 131/1986 da parte art. 1 comma 87 lett. a) L. n. 205/2017 con effetto da 1° gennaio 2018 – Introduzione limiti all’attività di riqualificazione precedentemente non previsti – Natura non interpretativa ma innovativa della norma – Conseguente efficacia non retroattiva – Conseguente assoggettabilità a previgente disciplina atti registrati ante 2018. (Artt. 20 DPR n. 131/1986)

In materia di imposta di registro, nel caso di vendita di terreno con sovrastante fabbricato, la successiva richiesta di concessione edilizia per la costruzione di un nuovo immobile, previa demolizione del fabbricato, comporta la riqualificazione dell’atto quale vendita di terreno edificabile e la conseguente rettifica dell’imposta, dovendo il negozio essere sottoposto a tassazione in ragione degli effetti giuridici che oggettivamente produce. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In materia di imposta di registro, l’art. 1 comma 87 lett. a) L. n. 205/2017, modificativo dell’art. 20 d.P.R. n. 131/1986 con effetto dal 1 gennaio 2018, non ha natura interpretativa, ma innovativa, in quanto introduce limiti all’attività di riqualificazione della fattispecie precedentemente non previsti: ne deriva che tale disposizione non ha efficacia retroattiva, e pertanto gli atti antecedenti alla data della entrata in vigore della stessa continuano ad essere assoggettati all’imposta secondo la disciplina contemplata dal detto art. 20 d.P.R. n. 131/1986 nella previgente formulazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Bologna 14 dicembre 2018.




Agenzia delle entrate-riscossione: sanabile il vizio di costituzione con avvocato del libero foro

Agenzia delle entrate – Riscossione – Rappresentanza processuale – Mandato conferito ad avvocato del libero foro – Nullità – Sussiste – Sanatoria ex art. 182 c.p.c. – Applicabilità – Sussiste

Qualora il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca, in nuovo giudizio ovvero anche in giudizio pendente, con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l'onere, pena la nullità del mandato difensivo e dell'atto di costituzione su di esso basato, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest'ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall'avvocatura dello Stato; tali fonti vanno congiuntamente individuate sia in atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificano tale ricorso alternativo (art. 43 r. d. n. 1611 del 1933, come modificato dall'art. 11 1.103/79). Nel caso di declaratoria di nullità della costituzione in giudizio, deve trovare applicazione l’art. 182 c.p.c., applicabile ai sensi dell’art. 1, comma 2, dlgs n. 546 del 1992. Questa disposizione, non applicabile al grado di legittimità, è invece pienamente applicabile ai giudizi di merito determina la sanatoria postuma del difetto di procura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 11 dicembre 2018.




Anche l'agente della riscossione non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla organizzazione dell’organo rappresentato

Contenzioso tributario - Rappresentenza in giudizio - Agente riscossione

Il sistema conseguente al d.l. 193/2016 anche l'agente della riscossione deve stare in giudizio in persona dell'organo che ne ha la rappresentanza verso l'esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia 27 novembre 2018.




Definizione della lite tributaria e refluenza sulla posizione contributiva

Definizione della lite tributaria - Refluenza sulla posizione contributiva - Mancata coltivazione del giudizio - Effetti

La definizione della lite tributaria pendente non può avere alcuna refluenza sulla posizione contributiva, la quale rimane ancorata al reddito imponibile accertato nell’avviso di accertamento, qualora il contribuente abbia rinunciato a coltivare il giudizio che avrebbe potuto condurre al suo annullamento totale o parziale. (Giorgio Seminara) (riproduzione riservata) Appello Catania 22 novembre 2018.




L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva

Atto del fisco – Obbligo della motivazione – Modalità – Finalità

L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva, individuata nel suo "petitum e nella causa petendi", attraverso una fedele e chiara ricostruzione degli elementi costitutivi dell'obbligazione tributaria, senza che l'atto possa esaurirsi nell'enunciazione di una imposizione fiscale di per sé, il cui fondamento sia soggetto a verifica processuale eventuale ex post, dovendo la motivazione dare conto degli elementi di fatto ed istruttori del procedimento, e del fondamento di legalità, i quali rendono da un lato trasparente il buon andamento (art. 97 Cost.) e, dall'altro, rendendo subito pienamente controllabile l'operato della Pubblica Amministrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 21 novembre 2018.




Legittimo l’accertamento induttivo: a condizione che il contribuente possa contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo

Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Articolo 273 – Accertamento tributario – Metodo di accertamento della base imponibile in via induttiva – Detraibilità dell’IVA – Presunzione – Principi di neutralità e di proporzionalità – Normativa nazionale che fonda la determinazione dell’IVA sul volume d’affari presunto

La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che consenta all’Amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati ed i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorrere ad un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, al fine di accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente e procedere, di conseguenza, a rettifica fiscale con imposizione di una maggiorazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che tale normativa e la sua applicazione permettano al contribuente stesso, nel rispetto dei principi di neutralità fiscale, di proporzionalità nonché del diritto di difesa, di contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo e di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo X della direttiva 2006/112, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 21 novembre 2018.




Coobbligato al pagamento dell’imposta di registro anche il soggetto il cui intervento in causa sia stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali

Sentenza – Imposta di registro - D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1 – Ratio

Sono tenuti al pagamento dell'imposta di registro tutti coloro che abbiano preso parte al giudizio, nei cui confronti la pronuncia giurisdizionale si è espressa nella parte dispositiva e la cui sfera giuridica sia in qualche modo interessata dagli effetti della pronuncia, avendo il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1, come sua precipua finalità quella di rafforzare la posizione dell'erario nei confronti dei contribuenti in vista della proficua riscossione delle imposte, salvo il diritto per ciascuno di essi di rivalersi nei confronti della parte civilmente tenuta al pagamento.

[Nel precedente citato (sentenza 29 gennaio 2008, n. 1925) la Corte di cassazione, in riferimento all'imposta di registro dovuta sulla sentenza emessa all'esito di un giudizio avente ad oggetto l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, ha ritenuto che fosse coobbligato al pagamento anche un soggetto il cui intervento in causa era stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 13 novembre 2018.




Oneri consortili e di bonifica: onere della prova dei fatti costitutivi della pretesa impositiva, tra i quali l’esistenza del beneficio dipendente dalla bonifica

Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Certificazione urbanistica, consulenza tecnica di parte, certificazione Ente locale, etc. – Ammissibilità

In tema di richiesta di pagamento degli oneri consortili e di bonifica, l’orientamento giurisprudenziale, come ormai consolidatosi in genere riguardo alla prova nella materia tributaria (cfr. Cassazione, sez. trib., n. 5302 del 9/4/2001, n. 8439 del 4/5/2004, n. 18710 del 23/9/2005, n. 8577 del 12/4/2006, n. 3106 del 13/2/2006, n. 18013 del 9/8/2006, n. 1709 del 26/1/2007 e n. 9572 del 28/4/2007), è nel senso che l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa impositiva, e tra questi l’esistenza del beneficio dipendente dalla bonifica, incombe all’ente creditore, e, pertanto, se contestato, come nel caso di specie, detto beneficio va provato indiscutibilmente da parte del consorzio di bonifica, fermo, peraltro l’ulteriore principio secondo il quale il beneficio non può essere presunto solo per il fatto che ne abbiano risentito favorevolmente altri immobili della zona, né può essere accertato a distanza di anni dal compimento dell’opera, ma deve essere effettuato prima di procedere all’applicazione e quantificazione del tributo, sì che alla eventuale omissione di detto preventivo accertamento non può supplirsi in alcun modo, neanche attraverso accertamenti tecnici in sede giudiziaria, e specie quando non vi sia stata acquiescenza o riconoscimento da parte del contribuente. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nel caso in esame, il ricorrente ha fornito la completa ed esauriente prova documentale di non dovere pagare il contributo richiesto in quanto l’immobile di proprietà, trattandosi di impianto industriale in possesso delle autorizzazioni amministrative, non ha ricevuto alcun beneficio o vantaggio e il Consorzio non ha fornito la prova di alcun vantaggio o miglioria al bene suddetto né ha provato la debenza del contributo in contestazione, come appunto previsto in subiecta materia e dalla giurisprudenza tributaria, per cui il contributo richiesto non è dovuto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Campania 06 novembre 2018.




Condono fiscale: deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. 289/2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni per ritardato od omesso versamento dell'IVA

Condono fiscale - Misure clemenziali in tema di IVA - Contrasto con il diritto unionale - Conseguenze

In tema di condono fiscale, le misure con le quali lo Stato membro rinuncia ad una corretta applicazione e/o riscossione dell'IVA devono ritenersi incompatibili, anche rispetto alle sanzioni, con la disciplina comunitaria per contrasto con la VI direttiva n. 77/388/CEE, come interpretata dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea, trattandosi di misure di carattere dissuasivo e repressivo, la cui funzione è quella di determinare il corretto adempimento di un obbligo nascente dal diritto europeo: ne deriva che deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni connesse al ritardato od omesso versamento dell'IVA. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 31 ottobre 2018.




Condono fiscale: le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale e non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario

Condono fiscale – Definizione agevolata ai sensi dell’art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 – Condizione – Integrale pagamento nei termini e modi previsti dalla citata disposizione – Disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della citata legge – Inapplicabilità – Fondamento

In tema di condono fiscale, la definizione agevolata prevista dall'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 ha quale presupposto l'integrale pagamento nei termini e modi ivi previsti e le disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della stessa legge sono inapplicabili, in quanto le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale, sicché non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario né da quelle dettate da altre forme di definizione comprese nella medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 31 ottobre 2018.




Notifica: la qualità di persona abilitata alla ricezione dell'atto presso il domicilio del destinatario si presume 'iuris tantum'

Notificazione ai sensi dell'art. 139 c.p.c. - Qualità di consegnatario dell'atto - Presunzione "iuris tantum" di corrispondenza al vero di quanto riportato nella relata di notifica - Onere della prova contraria - Spettanza - Al destinatario dell'atto - Contenuto - Fattispecie

In tema di procedimento di notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell'art. 139, comma 2, c.p.c. la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda di chi ha ricevuto l'atto si presume "iuris tantum" dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo al destinatario, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità suindicate. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso del contribuente che, pur avendo provato "per tabulas" che la consegnataria dell'atto non era sua moglie, non aveva tuttavia dimostrato che ella non fosse, comunque, una persona di famiglia o addetta alla casa ivi presente solo occasionalmente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 30 ottobre 2018.




Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire fonti di prova della commissione di reati

Prelievi di cassa – Presunzioni di ricavi – Inapplicabilità all’accertamento penale dei reati

Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire di per sé fonti di prova della commissione dei reati previsti dal D. Lgs. n. 74 del 2000, potendo solamente essere fondamento di elementi indiziari atti a giustificare l’adozione di misure cautelari reali a carico del soggetto interessato. (Domenico Di Pasquale) (riproduzione riservata) Cassazione penale 30 ottobre 2018.




Illegittima l'iscrizione a ruolo in violazione del 'beneficium excussionis'

Iscrizione a ruolo in violazione del "beneficium excussionis" - Illegittimità - Vizio proprio della cartella - Fondamento

L'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del "beneficium excussionis", conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notificazione della cartella, si riverbera su quest'ultima quale vizio proprio della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 settembre 2018.




Gli avvisi di accertamento dell’IMU devono essere notificati ai liquidatori del fondo posto in LCA

IMU - Immobili di proprietà di un fondo comune di investimento - Liquidazione giudiziale - Avvisi di accertamento - Notifica

Gli avvisi di accertamento dell’IMU dovuta in relazione agli immobili del fondo comune di investimento posto in liquidazione coatta amministrativa ex art. 57 TUF devono essere notificati ai liquidatori e non alla società di gestione del fondo, la quale, per effetto della sentenza che pone il fondo in liquidazione non più all’uopo legittimata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lazio 24 settembre 2018.




Mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, disattivazione del numero di identificazione e diniego del diritto alla detrazione

Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Diritto alla detrazione – Acquisti effettuati da un contribuente dichiarato “inattivo” dall’amministrazione fiscale – Diniego del diritto a detrazione – Principi di proporzionalità e di neutralità dell’IVA

La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto – come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010 – in particolare i suoi articoli 213, 214 e 273, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che consente all’amministrazione fiscale di negare a un soggetto passivo, che ha effettuato acquisti durante il periodo in cui il suo numero d’identificazione dell’imposta sul valore aggiunto è stato annullato per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, il diritto di detrarre l’imposta sul valore aggiunto relativa a tali acquisti mediante dichiarazioni d’imposta sul valore aggiunto effettuate – o mediante fatture emesse – successivamente alla riattivazione del suo numero d’identificazione, per la sola ragione che tali acquisti sono avvenuti durante il periodo di disattivazione, pur se i requisiti sostanziali sono soddisfatti e il diritto a detrazione non è invocato in modo fraudolento o abusivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 12 settembre 2018.




Effetti della sentenza C 546/14 UE sul reato di omesso versamento dell’IVA

Omesso versamento IVA – Concordato preventivo – Pagamento parziale di un debito IVA – Diversa valutazione dell'elemento soggettivo del reato – Pagamento dilazionato dell’imposta

I fumus del reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, deve essere valutato in maniera diversa e più attenta, anche sotto il profilo dell'elemento soggettivo del reato, a seguito della modifica, ad opera della legge di bilancio n. 232 del 2016, art. 1, comma 81, la quale ha dato applicazione alla sentenza della Corte di Giustizia del 7 aprile 2016, C. 546/14, che ha ritenuto pienamente compatibile con il diritto UE il pagamento parziale di un debito IVA, da parte di un imprenditore in stato di insolvenza, nell'ambito di una procedura di concordato preventivo.

In presenza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, non è configurabile il “fumus” del reato di cui all’art. 10 ter, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (omesso versamento IVA), a carico del debitore ammesso al concordato preventivo con pagamento dilazionato o parziale dell’imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale 04 settembre 2018.




Anche lo scambio brevi manu delle dichiarazioni unilaterali sconta l’imposta di registro solo in caso d’uso

Imposta di registro - Scambio di corrispondenza commerciale - Scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu

Per aversi il cosiddetto "scambio di corrispondenza commerciale" - soggetto a registrazione e, quindi, al pagamento dell'imposta proporzionale di registro solo in caso d'uso e non in termine fisso - non è necessario che il "rapporto epistolare" si attui esclusivamente mediante "lettere spedite e ricevute", perchè a tale modalità va equiparata quoad effectum anche lo scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 26 luglio 2018.




I finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione costituiscono spesa per incrementi patrimoniali

Valutazione della base imponibile – Accertamento induttivo o sintetico – Spese per incrementi patrimoniali – Nozione – Fattispecie

In tema di determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, in applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, si intende per "spesa per incrementi patrimoniali" ogni esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare spese per le quali vi sia stata effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 luglio 2018.




È il fisco a dover provare l’imputabilità a compensi dei prelevamenti bancari del libero professionista

Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Libero professionista – Rettifica della dichiarazione dei redditi – Prelevamenti dal conto corrente – Imputazione presuntiva a compensi – Illegittimità – Affermazione

A seguito della sentenza n.228/20174 della Corte Costituzionale,  è venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati sui conti correnti bancari ai ricavi conseguiti nella attività libero professionale, non essendo più proponibile l’equiparazione logica tra attività d’impresa e attività professionale.

Grava dunque sull’amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei ricavi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 luglio 2018.




Il contributo al fondo antincendi ha natura tributaria: incostituzionale, per incoerenza sistematica, la norma di interpretazione autentica che esclude tale natura

Fondo per i servizi antincendi negli aeroporti - Contributo a carico delle società di gestione degli aeroporti - Esclusione, con norma interpretativa, della natura tributaria dell'obbligazione - Illegittimità costituzionale - Sussiste

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 478, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha escluso la natura tributaria dei contributi al fondo antincendi, con norma di interpretazione autentica. Una fattispecie deve ritenersi “di natura tributaria, indipendentemente dalla qualificazione offerta dal legislatore, laddove si riscontrino tre indefettibili requisiti: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. Il contributo al fondo antincendi presenta tutte le caratteristiche del tributo. La disposizione censurata afferma la natura «non tributaria» dei contributi al fondo antincendi, ma tale qualificazione legislativa si risolve in una operazione meramente nominalistica, che non si accompagna alla modifica sostanziale dei ricordati elementi strutturali della fattispecie tributaria. La norma interpretativa censurata, dunque, lungi dall’esplicitare una possibile variante di senso della norma interpretata, incongruamente le attribuisce un significato non compatibile con la intrinseca ed immutata natura tributaria della prestazione, così ledendo la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico: tale lesione si traduce in una violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 20 luglio 2018.




La dimostrazione dell’effettiva residenza all’estero impedisce il recupero fiscale dei redditi dichiarati nel Paese straniero

Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Recupero di imposte di contribuente residente all’estero – Presunzione legale di residenza in Italia – Prova contraria

Al fine di superare la presunzione legale di residenza in Italia, il contribuente deve produrre in giudizio documenti a riprova che il centro principale dei suoi interessi economici e personali debba essere collocato all’estero.

[Nella fattispecie, il contribuente, sportivo professionista, aveva dimostrato il pagamento di varie utenze legate all’abitazione locata all’estero, nonché di effettuare in tale paese straniero i propri allenamenti e di trovare abitualmente base in esso, in partenza e in arrivo, nei viaggi che lo portavano in giro per il mondo nel normale espletamento della sua attività agonistica. La Corte, rilevato che la Commissione Tributaria Regionale non aveva preso posizione su tali documenti, omettendo di indicare gli elementi ritenuti dirimenti nel senso del mancato superamento della presunzione di residenza in Italia, ha cassato per difetto di motivazione la sentenza della CTR che aveva ritenuto fondato il recupero fiscale delle imposte asseritamente sottratte al fisco italiano.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 20 luglio 2018.




Indisponibilità dell’obbligazione tributaria: si ad accordi sulle modalità adempitive

Obbligazione tributaria – Disponibilità dell’an e del quantum debeatur – Esclusione – Principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria – Compatibilità del modalità adempitive diverse dal pagamento – Compensazione – Sussiste – Accordi tra le parti – Ammissibilità limitatamente alle modalità solutorie

La natura tributaria dell’obbligazione esclude la disponibilità̀ dell’an e del quantum debeatur; tuttavia, il principio della indisponibilità dell’obbligazione tributaria non elimina la possibilità̀ di sostituire il versamento con forme alternative di pagamento e/o compensazione. Il carattere indisponibile dell’obbligazione tributaria non si traduce quindi nella imposizione di una sola forma solutori che, fermo il quantum e la doverosità della prestazione, non ha alcuna tipizzazione monetaria inderogabile. Deve quindi altresì escludersi che la natura tributaria dell’obbligazione possa non ammettere un accordo tra le parti inerente la sola forma solutoria dell’adempimento e, come tale, inidoneo a ledere il principio di indisponibilità che governa la materia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Lombardia 18 giugno 2018.




Corte Costituzionale: Pignoramento presso terzi dell'agente della riscossione, ammesse le opposizioni all'esecuzione

Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa

La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




La sentenza della Corte Costituzionale n. 114/2018 definisce i contorni sulla giurisdizione nelle controversie su atti dell’esecuzione forzata tributaria

Esecuzione forzata tributaria - Opposizioni all'esecuzione - Incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973

È incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973, nella parte in cui prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, di competenza del giudice ordinario, non sono ammesse le opposizioni all'esecuzione dell'articolo 615 del Cpc. Una limitazione alla tutela giurisdizionale del contribuente contrasta infatti con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e non è giustificabile nemmeno in considerazione delle peculiarità dei crediti tributari oggetto della procedura.

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Consorzio di bonifica, obbligo di contribuzione e onere probatorio

Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Consulenza tecnica di parte e certificazione Ente locale – Ammissibilità

L’orientamento giurisprudenziale di legittimità, come ormai consolidatosi, è nel senso dell’assoggettamento al contributo dei terreni e fabbricati inseriti nel Perimetro di contribuenza e nel Piano di classifica, in forza delle presunzioni di cui all’art. 860 cod. civ. e al R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, art. 10, a meno che il contribuente non dimostri che, nella concreta fattispecie, nessun vantaggio o beneficio i cespiti ricavano dalle opere consortili. Per beneficio va inteso un incremento di valore dell’immobile soggetto a contributo, in rapporto causale con le opere dette e con la loro manutenzione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Le risultanze di una consulenza tecnica di parte, in quanto consacrate in un documento introdotto nel processo e nel quale il c.t.p. ha espresso le sue valutazioni tecniche e, dunque, ha fornito la rappresentazione di fatti tecnici, possono essere apprezzate dal giudice di merito ai sensi dell’art. 116 c.p.c. Nel caso in esame, il Ctp ha rilevato che le opere consortili aventi una qualche pertinenza con lo stabilimento della società ricorrente erano in stato di completo abbandono e/o lesionate e/o demolite e/o occluse da vegetazione o rifiuti. In più l’Ente locale aveva certificato l’assenza di qualsiasi richiesta da parte del Consorzio di autorizzazioni, concessioni e comunicazioni relativi ad interventi di bonifica. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Caserta 21 maggio 2018.




Definitività delle cartelle non opposte e cd. 'conversione' del termine di prescrizione breve in quello ordinario

Prescrizione del credito portato dalle cartelle esattoriali afferenti contributi previdenziali – Termine quinquennale dalla notificazione delle cartelle – Sussistenza – Disconoscimento esplicito e puntuale di conformità all’originale delle relate di notifica prodotte in copie fotostatica dall’agente della riscossione

La definitività delle cartelle non opposte nei termini, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito contributivo senza determinare la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10 della L. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 cod. civ., in quanto la cartella esattoriale, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (Cfr. Cass. SS.UU. 23397/2016).
In assenza di esplicito disconoscimento agli originali delle relate di notifica prodotte in copia fotostatica dall’Agente della riscossione nel corso giudizio, le stesse, ai sensi dell’art. 2719 cod. civ. hanno il medesimo valore dell’originale e, dunque, costituiscono prova sufficiente dell’avvenuta notifica. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 12 maggio 2018.




Detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche su di immobili di proprietà di terzi

Lavori di ristrutturazione o manutenzione - Immobili di proprietà di terzi - Detrazione iva - Condizioni

Deve riconoscersi il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l'attività d'impresa o professionale, anche se quest'ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se - per cause estranee al contribuente - la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 11 maggio 2018.




Il professionista è soggetto all’IRAP anche se il collaboratore è il suo coniuge

Imposte e tasse – IRAP – Avvocato che si avvale della collaborazione di altro professionista – Autonoma organizzazione – Sussiste

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art.2 del D.Lgs. n.446 del 1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga, pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista (nella specie, del coniuge), stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 08 maggio 2018.




ASD: irrilevante l'affiliazione al CONI, occorre l'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro

Associazioni non lucrative - Associazione sportiva dilettantistica ASD - Effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro - Onere probatorio - Affiliazione al CONI - Irrilevanza

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 del d.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al CONI» (cfr.Cass. sez. 5, 5 agosto 2016, n. 16449).

Le suddette agevolazioni tributarie di cui all'art. 148 TUIR in favore di enti di tipo associativo commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, «si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto» (cfr. Cass. Sez. 5, 11 marzo 2015, n. 4872). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 30 aprile 2018.




Scissione societaria e responsabilità per debiti anteriori: la Consulta ritiene giustificato il trattamento più favorevole riservato al fisco

Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza

Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 26 aprile 2018.




Opposizione ad esecuzione esattoriale: giurisdizione del giudice ordinario e di quello tributario

Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione

In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 20 aprile 2018.




Riassunzione del processo e nuovo pagamento di contributo unificato

Processo civile – Contributo unificato – Funzione – Riassunzione del processo avanti a giudice diverso a seguito di dichiarazione di incompetenza – Nuovo pagamento del contributo

Il contributo unificato ha la funzione di coprire il "costo" di funzionamento della macchina processuale ed è la forfetizzazione dei tributi giudiziari dovuti secondo la legislazione previgente per ogni singolo atto del processo; di conseguenza, nel caso in cui il processo venga instaurato e si svolga di fronte ad un ufficio giudiziario e poi, a seguito di dichiarazione di incompetenza del giudice adito, sia traslato di fronte ad altro ufficio, un nuovo pagamento del contributo unificato.

Le parole della legge secondo le quali il contributo è dovuto "per ciascun grado del giudizio", da un lato, non contrastano con quanto precede posto che esse significano che il contributo di iscrizione a ruolo è dovuto non una sola volta indipendentemente dalla articolazione del processo in un grado o in più gradi, ma ogni volta in cui vi è una iscrizione a ruolo di fronte a giudici di grado diverso, dall'altro lato, sono suscettive di interpretazione a supporto della conclusione raggiunta perchè confermano che il contributo è dovuto nuovamente quando la causa è iscritta a ruolo di fronte ad un giudice diverso da quello inizialmente adito.

Né, con riferimento al caso di specie, vale l'osservazione a mente della quale non è possibile pretendere il pagamento del contributo "due volte trattandosi sostanzialmente dello stesso processo traslato dal giudice di Pace al Tribunale", in quanto l'indubbia identità tra processo riassunto e processo svoltosi davanti al giudice incompetente si sostanzia nella salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda iniziale (Cass.19030/2008), ma non interferisce con la questione del costo del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 11 aprile 2018.




Il Fisco può iscrivere ipoteca anche se il bene è da lungo tempo costituito in fondo patrimoniale

Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 11 aprile 2018.




Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori e legittimazione ad agire del fallito

Avviso di accertamento relativo a crediti fiscali anteriori al fallimento - Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori - Legittimazione ad agire del fallito - Esclusione

E' inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire ex art. 43, comma 1, l.fall., il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione del suo fallimento, ove il curatore abbia omesso di promuovere detto ricorso non per inerzia, ma in seguito ad una esplicita presa di posizione negativa circa la sua utilità per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 03 aprile 2018.




Le agevolazioni fiscali per l’acquisto della cd. 'prima casa' vanno riconosciute anche al soggetto che, pur non essendo parte del contratto, abbia acquistato il diritto reale

Beneficio cd. prima casa – Abitazioni non di lusso – Stipulazione in favore di terzo ex art. 1411 c.c. – Agevolazione fiscale – Sussistenza – Intervento in atto del terzo beneficiario – Necessità

Le agevolazioni fiscali per l’acquisto della cd. “prima casa” vanno riconosciute anche al soggetto che, pur non essendo parte del contratto, abbia acquistato il diritto reale e quindi, in relazione al contratto in favore di terzo ex art. 1411 c.c., anche al terzo beneficiario del contratto di compravendita di una casa di abitazione non di lusso, a condizione che lo stesso sia intervenuto in fase di stipulazione dell’accordo e abbia reso all’interno del contratto le dichiarazioni richieste dalla legge.

Va dunque annullato l’avviso di liquidazione della maggior imposta osservando che le disposizioni contenute nella nota 2 bis dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al d.p.r. 131/1986, che disciplinano le agevolazioni fiscali per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso – cd. agevolazioni per l’acquisto della prima casa – operano specifico riferimento alla figura (sostanziale) dell’acquirente, e non alla formale parte contrattuale.

(Fattispecie in cui il terzo beneficiario dell’acquisto immobiliare era intervenuto alla stipulazione notarile del contratto di compravendita dichiarando di voler profittare della pattuizione in proprio favore, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1411 c.c., e chiedendo contestualmente l’applicazione delle agevolazioni fiscali cd. prima casa). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Rimini 27 marzo 2018.




Omesso versamento di ritenute e 'abolitio criminis' parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a E. 150.000,00

Tributi - Ritenute - Omesso versamento - Modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015 - Abolitio criminis parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a E. 150.000,00 commesse in epoca antecedente

La modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015, che ha escluso la rilevanza penale dell'omesso versamento di ritenute dovute o certificate sino all'ammontare di E. 150.000,00, ha determinato una "abolitio criminis" parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a detto importo, commesse in epoca antecedente. (Sez. 3, n. 34362 del 11/05/2017 - dep. 13/07/2017, Sbrolla, Rv. 270961), pienamente applicabile all'analoga modifica effettuata dal medesimo d. Igs. all'art. 10-ter che ha escluso la configurabilità del reato per gli omessi versamenti dell'acconto relativo all'imposta sul valore aggiunto inferiori alla soglia di € 250.000 per ciascun periodo di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale 12 marzo 2018.




La società di gestione benché non sia proprietaria degli immobili del fondo è tuttavia chiamata allo svolgimento della attività per conto del fondo

Fondi immobiliari di investimento - Soggetto passivo dell'IMU

In tema di fondi immobiliari di investimento, il soggetto passivo dell'IMU è il Fondo immobiliare e non la società di gestione, in quanto la società di gestione del risparmio, pur essendo legata al fondo da uno speciale rapporto fiduciario, non può essere considerata quale proprietaria sostanziale degli immobili o titolare di altro diritto reale, circostanza questa che esclude la possibilità di ravvisare in capo a detta società di gestione il presupposto impositivo ai fini IMU, che rimane radicato sul fondo comune di investimento, per l'adempimento dei cui obblighi è tuttavia chiamata la società di gestione in qualità di soggetto esterno deputato allo svolgimento di attività, fiscale e non, per conto del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lazio 02 marzo 2018.




IVA: Cessioni successive relative agli stessi beni e legittimo affidamento del soggetto passivo

Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Cessioni successive relative agli stessi beni – Luogo della seconda cessione – Informazione del primo fornitore – Numero di partita IVA – Diritto a detrazione – Legittimo affidamento del soggetto passivo quanto alla sussistenza delle condizioni del diritto a detrazione

In circostanze come quelle del procedimento principale, l’articolo 32, primo comma, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, dev’essere interpretato nel senso che esso si applica alla seconda di due cessioni successive di un medesimo bene che hanno dato luogo ad un unico trasporto intracomunitario.

Qualora la seconda cessione di una catena di due successive cessioni, comportanti un unico trasporto intracomunitario, costituisca una cessione intracomunitaria, il principio di tutela del legittimo affidamento dev’essere interpretato nel senso che l’acquirente finale, che si è avvalso a torto di un diritto a detrazione dell’imposta sul valore aggiunto a monte, non può detrarre a titolo di imposta sul valore aggiunto a monte, l’imposta sul valore aggiunto versata al fornitore sulla sola base delle fatture trasmesse dall’operatore intermedio che ha conferito alla sua cessione un’erronea qualificazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 21 febbraio 2018.




È nulla la costituzione in giudizio dell’agente della riscossione tramite rappresentante processuale

Processo tributario – Costituzione dell’agente della riscossione – Mediante rappresentante processuale – Nullità – Sussiste – Sanabilità – Affermazione

L’art. 9, comma 1, lett.d), del d.lgs. n. 156/2015, ha esteso l’inammissibilità della rappresentanza processuale volontaria anche all’ufficio dell’agente della riscossione il quale quindi deve stare in giudizio direttamente (o mediante la struttura territoriale sovraordinata), cioè in persona dell’organo che ne ha la rappresentanza verso l'esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione.

La mancanza di potere di rappresentanza può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio e può essere sanata in fase di impugnazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Campania 21 febbraio 2018.




Soppressione delle società del Gruppo Equitalia e interruzione del processo

Equitalia Riscossione s.p.a. – Soppressione dell’ente ai sensi dell’art. 1 del d.l. 193/2016 – Effetti sul processo in corso – Contumacia dell’ente soppresso – Interruzione del giudizio – Necessità

Benchè l’art. 1 del D.L. 193/2016 disponga che l’Agenzia delle entrate-Riscossione subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia, in caso di contumacia dell’ente soppresso trova applicazione la disciplina generale di cui all’art. 300, comma 4, c.p.c. sicché, ove la controparte, nel corso del giudizio, documenti l’avvenuta soppressione dell’ente, il processo deve essere interrotto. Tribunale Mantova 26 gennaio 2018.




Il trasferimento dei beni al trustee avviene a titolo gratuito

Trustee - Trasferimento dei beni al trustee - Natura - Gratuità

Il trasferimento dei beni al trustee avviene a titolo gratuito, non essendovi alcun corrispettivo, ed il disponente non intende arricchire il trustee, ma vuole che quest'ultimo li gestisca in favore dei beneficiari, segregandoli per la realizzazione dello scopo indicato nell'atto istitutivo del trust, per cui l'intestazione dei beni al trustee deve ritenersi, fino allo scioglimento del trust, solo momentanea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata9 Cassazione civile, sez. V, tributaria 17 gennaio 2018.




L’agente della riscossione può stare in giudizio avvalendosi di un avvocato

Agente della Riscossione – Nomina di un Avvocato per la difesa nel processo – Inammissibilità della costituzione – Non sussiste

Pur dopo le modifiche introdotte dal dlgs n. 156 del 2015, non esiste una norma che vieta ad Equitalia di avvalersi della difesa tecnica. Vale la pena di osservare che la conseguenza comunque non sarebbe la inammissibilità del ricorso ma, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 12 del D.Lgs. 546/92, in virtù del quale si applica l'art. 182 c.p.c., la concessione ad Equitalia (come a qualunque parte privata la cui costituzione sia irregolare formalmente) di un termine per rinnovare la costituzione con le modalità ritenute corrette. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 04 gennaio 2018.




Impugnabilità del diniego di transazione fiscale e limiti al legittimo rifiuto

Transazione fiscale - Diniego - Impugnabilità davanti al giudice tributario - Sussiste - Illegittimità del diniego - Possibile - Valore offerto superiore all’attivo liquidabile - Asseverazione conforme

Il diniego di transazione fiscale è un atto impugnabile in commissione tributaria e può essere annullato dal giudice tributario qualora, alla luce del contenuto dell’asseverazione e del valore economico offerto rapportato al valore patrimoniale liquidabile, l’offerta del contribuente sia oggettivamente più idonea a soddisfare l’interesse pubblico alla riscossione. (Valerio Ficari) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 01 dicembre 2017.




Da annullare l’avviso di accertamento recante il recupero a tassazione di IRES e IRAP per riporto delle perdite pregresse della società in assenza di intento elusivo

Utilizzabilità perdite pregresse – Presupposti – Limitazioni – Recupero a tassazione IRAP e IRES – Intento elusivo

In una società composta da due soli soci, detentori ciascuno del 50% delle quote, l’operata acquisizione di tutte le quote in capo a un socio non integra “il trasferimento o l’acquisizione della maggioranza delle partecipazioni aventi diritto al voto nelle assemblee ordinarie” ostativa, ai sensi e per gli effetti del comma 3 dell’art. 84 del DPR 917/86, al riporto delle perdite in bilancio. (Angelo Vicinanza) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Abruzzo - Sez. Dist. Pescara 27 novembre 2017.




Conferimento con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente

Azienda - Conferimento con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente - Cessione di azienda

In caso di conferimento di azienda con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente, il fenomeno ha, a tal fine, carattere unitario (in conformità al principio costituzionale di capacità contributiva ed all'evoluzione della prestazione patrimoniale tributaria dal regime della tassa a quello dell'imposta) ed è configurabile come cessione di azienda, e non costituisce operazione elusiva, per cui non grava sull'Amministrazione l'onere di provare i presupposti dell'abuso di diritto, atteso che i termini giuridici della questione sono già tutti desumibili dal criterio ermeneutico di cui all'art. 20 D.P.R. n. 131 del 1986" (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3481 del 14/02/2014; in termini Cass. 1955/15; 11769/08; 10660/03 ed altre).

Del resto, la cessione a terzi delle intere quote acquisite nella neocostituita società da parte dei conferenti l'azienda realizza i medesimi effetti della cessione di azienda, non assumendo alcuna rilevanza la parziale non identità dei soggetti che hanno preso parte ai due atti. … Nel caso in esame, infatti, è evidente che la costituzione della società semplice, con conferimento alla stessa dell'azienda di due dei tre soci, sia stata esclusivamente funzionale alla successiva cessione di quote sociali da parte dei due soci originari (al terzo socio e a familiari di questi), con la realizzazione di una cessione di azienda agricola, ciò che comporta l'applicazione della unicità della tassazione secondo il criterio della maggiore onerosità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 novembre 2017.




Non applicabilità dell’Irap sulle prestazioni dell’odontoiatra socio della clinica

Tributi – Irap – Presupposti – Attività professionale – Autonoma organizzazione – Governo dei profili organizzativi della società – Non sussiste – Esclusione

La qualità di mero socio del professionista che esegue prestazioni in favore della società, in mancanza di prova fornita dall’Agenzia sulla capacità di indirizzare i profili organizzativi della società medesima, non realizza il presupposto dell’applicabilità dell’Irap. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Umbria 20 novembre 2017.




Errata notificazione della cartella esattoriale, violazione degli artt. 139 e ss. CPC e garanzia della conoscibilità effettiva degli atti tributari

Nullità dell’atto di intimazione di pagamento per errata notificazione della cartella esattoriale – Violazione degli artt. 139 e ss. CPC – Garanzia della conoscibilità effettiva degli atti tributari – Modalità di notificazione

In tema di notificazione di un atto tributario, l’Agente della riscossione, al fine di garantire la conoscibilità effettiva dell’atto impositivo, deve eseguire le ricerche nei confronti del destinatario secondo l’ordine dei luoghi stabiliti tassativamente dall’art. 139 CPC, ovvero nel Comune di Residenza del soggetto o, se questo non è noto, in quello di dimora o del domicilio e darne atto nella relata di notifica; soltanto dopo aver esperito i suddetti tentativi, potrà essere eseguita la notificazione nelle forme di cui all’art. 60, lett. e) DPR 600/73 (notificazione agli irreperibili “assoluti).
L’errata notificazione dell’atto presupposto (cartella esattoriale), travolge anche quello successivo (atto di intimazione di pagamento). (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Ascoli Piceno 16 novembre 2017.




Investimenti all’estero: definizione di possesso e obbligo dichiarazione

Art. 4 d.l. 167/90, conv. con modifiche con l. 227/90 – Investimenti all’estero – Definizione di possesso – Obbligo dichiarazione – Presupposti

Art. 4 d.l. 167/90, conv. con modifiche con l. 227/90 – Investimenti all’estero – Trust – Interesse economico e mancata spendita nome – Obbligo dichiarazione – Sussistenza

La ratio dell’art. 4 d.l. 167/90, conv. con modifiche con l. 227/90 e succ. modifica, risiede nella straordinaria necessità e urgenza di adottare disposizioni di natura fiscale atte a consentire la possibilità di controllo di talune operazioni finanziarie da e verso l’estero, anche in vista della predisposizione di meccanismi di cooperazione e di scambio d’informazioni tra i paesi comunitari, nonché di talune importazioni ed esportazioni al seguito di denaro, titoli o valori per contenere l’uso del contante. In tal modo è stato introdotto un complesso meccanismo di controlli che, senza ostacolare la libertà dei movimenti di capitale fra persone residenti negli Stati dell’Unione, potesse consentire a questi ultimi di assoggettare a tassazione, sulla base del principio del c.d. “reddito mondiale”, anche i redditi di fonte estera posseduti dai rispettivi residenti.
L’obbligo della dichiarazione ex art. 4, il cui presupposto fonda sulla “detenzione” intesa come possesso di investimenti all’estero, è posto in capo: a) all’intestatario formale; b) al beneficiario effettivo di investimenti o attività di natura finanziaria all’estero; e c) tenuto conto della ratio della previsione normativa, a colui che, all’estero, abbia avuto la disponibilità di fatto di somme di danaro non proprie. La “logica reddituale” di tale norma fa sì che quest’ultima sia preordinata alla esatta ricostruzione della capacità contributiva dei residenti e la detenzione collegata espressamente dalla norma alla “suscettibilità di produrre redditi in Italia” di guisa che sono tenuti agli obblighi di monitoraggio: a) i titolari delle attività, cespiti patrimoniali o finanziari potenzialmente generatori di reddito in Italia; b) coloro che ne hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione effettiva nel proprio interesse. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il concetto di detenzione e titolarità effettiva assume particolare rilievo con riferimento al trust: il combinato disposto degli artt. 37 co. 3, 4 D.P.R. 600/73, art. 4 co. 1 D.L. 167/90 consente di superare tutte le forme giuridiche che possono precludere, tramite l’applicazione della relativa normativa, l’esatta individuazione del soggetto titolare effettivo del cespite capace di produrre reddito. Inoltre, la Circolare n. 10/E del 13 marzo 2015, contenente le prime indicazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria, e la Circolare 27 dicembre 2010, n. 61/E che, nel caso in cui il potere di gestire e disporre dei beni permanga in tutto o in parte in capo al disponente, attribuisce al trust la natura di struttura meramente interposta rispetto a tale soggetto al quale vanno pertanto imputati, secondo i principi generali, i redditi solo formalmente prodotti dal trust. Questo si verifica, secondo le circolari in esame, nel caso di trust revocabile, di etero-direzione dell’attività del trustee o, nel caso di fixed trust non discrezionale, qualora il beneficiary abbia la “effettiva disponibilità” dei beni segregati. Inoltre, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass., sez. VI civ., ord. 24 febbraio 2015, n. 3735; conforme Cass., sez. VI civ., ord. 24 febbraio 2015, n. 3737), quando il trust sia un semplice schermo formale e la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del trust, lo stesso deve essere considerato come un soggetto meramente interposto e il patrimonio, nonché i redditi da questo prodotti, deve essere ricondotto ai soggetti che ne hanno l’effettiva disponibilità. Tuttavia, va precisato che, in tema di trust, il combinato disposto dell’art. 44 co. 1 lett. g) sexies TUIR n. 917/86 e della l. n. 97/13 del 2013, modificativa dell’art. 4 cit., estende gli obblighi dichiarativi ai beneficiari “determinati” di trust, se destinatari o controllanti più del 25% del patrimonio del trust, e persino ai beneficiari “indeterminati” purché sia individuata la categoria degli stessi (diversamente il trust sarebbe invalido), incombendo in quest’ultimo caso l’obbligo dichiarativo sulla categoria dei beneficiari indistintamente individuata. In sintesi, dalla lettura sistematica delle norme, si evince che il soggetto obbligato a rendere la dichiarazione di cui all’art. 4 d.l. 167/90, conv. con modifiche con l. 227/90, nel caso in cui il presupposto impositivo sia rappresentato dalla titolarità di partecipazioni in società con sede all’estero, è colui il quale, senza spendere il proprio nome, sia titolare dell’interesse di natura economica che il bene, rappresentato proprio dalla partecipazione, è diretto a soddisfare.
Sul piano del diritto tributario, quindi, l’art. 53 Cost. con il principio di capacità contributiva, l’art. 4 conv. con modifiche con l. 227/90, l’art. 37 commi 3 e 4, D.P.R. n. 600 del 1973 impongono di verificare con riferimento alle partecipazioni di società sedenti all’estero e al relativo patrimonio, il titolare effettivo dell’interesse economico superando il criterio della spendita del nome, con il logico corollario, secondo la tesi della gestione indirette dell’attività di impresa, che la qualità di imprenditore e, quindi, di titolare effettivo della partecipazione societaria e del relativo patrimonio deve riconoscersi a chi, pur non spendendo il proprio nome, assume la gestione dell’impresa e acquisisce i relativi risultati economici. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Napoli 10 novembre 2017.




Il pignoramento presso terzi dell'agente di riscossione non ha natura di atto pubblico

Espropriazione forzata – Pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 – Natura di atto pubblico – Esclusione – Elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento – Fede pubblica e piena prova fino a querela di falso – Esclusione

L'atto di pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte; ne consegue che l'attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l'atto (nella specie, concernente l'allegazione di un elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di quanto avviene quando l'agente di riscossione esercita - ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 - le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 09 novembre 2017.




Crediti tributari: ammissione al passivo sulla base del semplice ruolo

Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 06 novembre 2017.




Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica e valutazione di inerenza e congruità rispetto al volume d’affari

Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica - Qualifica ex lege come spese pubblicitarie se rispettato il limite quantitativo dell’art. 90 comma 8 L. n. 289/2002 - Sussiste

Spese a favore di associazione sportiva dilettantistica - Valutazione inerenza in ordine a congruità costi rispetto a volume d’affari e oggetto sociale - Non sussiste

Artt. 90 comma 8 L. n. 289/2002, 108 comma 2 DPR n. 917/1986

Ai sensi dell’articolo 90 comma 8 L. n. 289/2002, le spese sostenute sono qualificate ex lege come pubblicitarie se si verificano quattro condizioni: il soggetto sponsorizzato è una compagine sportiva dilettantistica; è rispettato il limite quantitativo di spesa previsto dalla norma; la sponsorizzazione mira a promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor; il soggetto sponsorizzato ha effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’applicazione dell’articolo 90 comma 8 L. n. 289/2002, non occorre una valutazione di inerenza in ordine alla congruità dei costi rispetto al volume d’affari ed all’oggetto sociale, posto che la norma pone una presunzione assoluta, oltre che della natura di spesa pubblicitaria, altresì di inerenza della spesa stessa fino alla soglia, normativamente prefissata: consegue che deve considerarsi irrilevante ogni considerazione circa la antieconomicità della spesa in ragione della affermata irragionevole sproporzione tra l’entità della stessa rispetto al fatturato/utile di esercizio della società contribuente. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Bologna 02 novembre 2017.




Avviso di accertamento, termine dilatorio ed enunciazione delle ragioni d’urgenza

Avviso di accertamento – Articolo 12 comma 7 L. n. 212/2000 – Inosservanza termine dilatorio di sessanta giorni per emanazione – Illegittimità atto impositivo emesso ante tempus se non ricorrono particolari e motivate ragioni d’urgenza – Sussiste

Non sufficienza mera enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza – Necessità effettiva sussistenza di tali requisiti – Onere prova dell’Ufficio – Sussistono

Non identificabilità specifiche ragioni d’urgenza con imminente spirare termine di decadenza per accertamento – Necessità prova da parte Ufficio di oggettiva impossibilità di adempimento obbligo – Sussiste

L’articolo 12 comma 7 L. n. 212/2000 deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ‘ante tempus’, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito, esonerativo dall’osservanza del termine, la cui ricorrenza nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Le specifiche ragioni di urgenza non possono comunque identificarsi con l’imminente spirare del termine di decadenza per l’accertamento, giacché è dovere dell’amministrazione attivarsi tempestivamente per consentire il dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, e diversamente opinando si verrebbero a convalidare, in via generalizzata, tutti gli atti in scadenza, in contrasto col principio secondo cui il requisito dell’urgenza deve essere riferito alla concreta fattispecie, cioè al singolo rapporto tributario controverso; oggetto della prova va piuttosto individuato nella oggettiva impossibilità di adempimento dell’obbligo, traducendosi nella deduzione che l’imminente scadenza del termine di decadenza che non ha consentito di adempiere l’obbligo di legge, sia dipesa da fatti o condotte all’Ufficio non imputabili a titolo di incuria, negligenza o inefficienza. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Bologna 02 novembre 2017.




Equitalia risponde delle spese processuali anche quando l’impugnazione sia riconducibile al vizio di notifica dell’atto presupposto

Spese processuali – Principio di causalità – Legittimazione passiva – Cartella di pagamento – Notifica atto presupposto

L'esattore deve rispondere, nei confronti dell'opponente vittorioso, delle spese processuali in base al principio di causalità, che informa quello di soccombenza, dal momento che la lite trae origine dalla notificazione della cartella di pagamento, atto posto in essere proprio dall'esattore, anche se in esecuzione del rapporto che ha ad oggetto il servizio di riscossione. Lo stesso esattore inoltre, proprio perché, a mente dell’art. 39 D.Lgs. n. 112 del 1999, ha una generale legittimazione passiva nelle controversie aventi ad oggetto la riscossione delle somme di cui è incaricato, non può non rispondere dell'esito della lite, anche per ciò che concerne la materia delle spese processuali. Appello Roma 05 ottobre 2017.




Ammissione del credito al passivo di LCA e imposta proporzionale di registro all'uno per cento

Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 settembre 2017.




Pagamento di sanzione tributaria successivo all’apertura del concordato

Concordato preventivo – Pagamento di sanzione tributaria – Divieto – Eccezione – Fattispecie

Se è vero che la sanzione per il mancato pagamento di imposte non può essere applicata quando il termine sia scaduto dopo l’apertura della procedura di concordato, in ragione dei noti divieti, derogabili solo nei casi previsti dall’art. 182-quinquies l.fall., tale ipotesi non ricorre ove il termine per il pagamento sia scaduto prima dell’inizio della procedura concorsuale nonostante la sanzione possa essere ridotta a fronte di un pagamento immediato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Modena 21 settembre 2017.




Pignoramento di immobile confluito in fondo patrimoniale ed opposizione all’esecuzione esattoriale

Esecuzione Esattoriale – Pignoramento Immobiliare – Fondo Patrimoniale – Credito – Natura – Conseguenze – Limiti – Sospensione

In tema di riscossione coattiva delle imposte, grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale dimostrare che il debito in relazione al quale si è proceduto con il pignoramento sia stato contratto per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 21 settembre 2017.




Riduzione dell'ipoteca fiscale

Ipoteca fiscale - Proporzionalità e ragionevolezza - Riduzione alla misura di legge

La natura cautelare dell'ipoteca di cui all'art. 77 DPR 29 settembre 1993, n. 602 induce a ritenere fondamentali i caratteri della proporzionalità e della ragionevolezza, per cui se si supera il doppio dell'importo del credito, non solo si ha lesione dell'art 77 citato, ma si determina un 'eccessivo sacrificio vessando oltre misura il contribuente così da configurare un possibile abuso di diritto, un eccesso dei mezzi di tutela nei suoi riguardi, da parte dell'amministrazione creditrice; comportamento, questo, non più tollerabile, anche alla luce del principio costituzionale del giusto processo, previsto nell'art 111 Cost, da cui deriva che " giusto" non può essere un processo frutto di abuso per l'esercizio in forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela del diritto sostanziale (Cass, Sez. III, 6533/2016).

Nel caso di specie, la CTR non ha disposto che l'amministrazione provveda, a proprie spese, alla riduzione dell'ipoteca l'ipoteca alla misura indicata dalla legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Lazio 07 settembre 2017.




Decorrenza quinquennale della prescrizione del credito tributario

Cartella esattoriale – Prescrizione quinquennale del credito – Istanza di rateizzo – Atto di riconoscimento di debito – Esclusione

In tema di prescrizione del credito tributario, la decorrenza rimane quella quinquennale per il tipo di tributo/contributo contenuto nella cartella di pagamento non opposta (Cass. SS.UU. 23397/2016), pertanto, la mancata opposizione delle cartelle di pagamento notificate nel termine di legge non determina la formazione del titolo esecutivo dalla validità decennale.

In tema di atti interruttivi, l’istanza di rateazione non costituisce atto di riconoscimento del debito, ben potendo il contribuente, proporre domanda di rateizzo del credito presso l’Ente di Riscossione ed nel contempo promuovere azione giudiziale ai fini dell’accertamento della prescrizione del credito (Cfr. Cass. Civ. Sez. Trib., 3347/2017). (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 31 luglio 2017.




Condono tombale e accertamento di un credito da agevolazione esposto in dichiarazione

Condono tombale ex art. 9 della l. n. 289 del 2002 - Portata - Possibilità di contestazione, da parte dell’Erario, di crediti del contribuente verso il fisco - Permanenza

In tema di cd. condono tombale di cui all’art. 9 della l. n. 289 del 2002, non è inibito all’Erario l’accertamento riguardante un credito da agevolazione esposto in dichiarazione, in quanto il condono elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del Fisco, che restano soggetti all’eventuale contestazione da parte dell’Ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 06 luglio 2017.




Regime agevolato dell’imposta di registro ed esenzione iva dei trasferimenti immobiliari ai soci delle cooperative edilizie

Imposta di registro - Applicazione dell'imposta - Atti relativi ad operazioni soggette ad i.v.a. - Principio di alternatività - Atti sottoposti all'IVA, ancorché in linea solo teorica, perché di fatto esentati - Soggezione all'imposta proporzionale di registro - Esclusione - Atti di assegnazione di immobili a soci di cooperative

In tema d'imposta di registro, il principio dell'alternatività con l’IVA postula che gli atti sottoposti, anche solo teoricamente, perché di fatto esentati, a quest'imposta non scontino quella proporzionale di registro. In particolare, agli atti di assegnazione di immobili in favore di soci di cooperative si applica, ai sensi dell’art. 66, comma 6-bis, d.l. n. 331 del 1993 (conv. con l. n. 427 del 1993), l’imposta di registro in misura fissa, ancorché a seguito della modifica dell’art. 10, comma 8-bis, del d.P.R. n. 633 del 1972 sia stata introdotta la generalizzata esenzione dall’IVA per tutti i trasferimenti di immobili effettuati da imprese costruttrici. (Luigi Giordano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 05 luglio 2017.




Interessi e aggi richiesti con cartella esattoriale non preceduta dall’avviso bonario e non riportante le modalità di calcolo degli stessi

Cartella esattoriale – Omessa modalità di calcolo di interessi e di aggi – Mancata notificazione dell’avviso bonario – Necessità – Accessori non dovuti – Comportamento inerte e ritardi della Pubblica amministrazione – Sanzioni non dovute

Gli interessi e gli aggi non sono dovuti qualora richiesti con cartella esattoriale non preceduta dall’ avviso bonario e non riportante le modalità di calcolo degli stessi in violazione del principio di carattere generale sancito per ogni provvedimento amministrativo di cui all’art. 3 della L. 241 del 1990, recepito per la materia tributaria dall’art. 7 L. 212/2000 (c.d. statuto del contribuente).

In tema di sanzioni amministrative, il mancato versamento dell’imposta dovuto ad un comportamento inerte e dilatorio della Pubblica Amministrazione configura una causa di forza maggiore in virtù dell’art. 6, comma V, D.L.vo 472/1992 e ne consegue, quindi, la non debenza delle stesse. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Ascoli Piceno 22 giugno 2017.




Promessa di vendita di immobile e soggetto passivo dell'ICI

Tributi locali - ICI - Soggetto passivo dell'imposta - Proprietario di un bene oggetto di preliminare di compravendita con consegna anticipata del bene - Promissario acquirente - Assoggettabilità ad imposta - Esclusione - Ragioni

In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), dalla lettura combinata degli artt. 1 e 3 del d.lgs. n. 504 del 1992 si evince che soggetto passivo dell'imposta può essere soltanto il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento sull'immobile. Ne deriva che, non potendo ritenersi soggetto passivo dell'imposta il promissario acquirente sulla base del contratto preliminare ad effetti anticipati, in quanto mero detentore qualificato, tenuto al pagamento dell'imposta è unicamente il proprietario dell'immobile compromesso in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 07 giugno 2017.




Tassata la rinuncia al diritto di usufrutto

 

In materia fiscale, l'atto unilaterale di rinuncia viene colto non già nei suoi effetti giuridici ma essenzialmente in quelli economici, con conseguente tassazione dello spostamento di ricchezza che si attua nel momento in cui un diritto si espande a scapito di un altro soggetto, prescindendo dai motivi per i quali quest'ultimo ha rinunciano al proprio diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Lombardia 01 giugno 2017.




Immobile pignorato amministrato da custode e obbligo di dichiarazione, a fini fiscali, dei canoni non percepiti

Pignoramento immobiliare – Nomina di custode giudiziario – Obbligo di dichiarare i canoni di locazione anche se non percepiti

Il pignoramento dell’immobile e la nomina del custode giudiziario non esonerano il proprietario dal dichiarare i canoni di locazione anche se non percepiti (art. 26 d.P.R. 917/1986), ferma restando la possibilità per il debitore pignorato di far valere la responsabilità del custode per il mancato adempimento delle obbligazioni che la legge gli impone. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Lombardia 31 maggio 2017.




L’imposta di registro sulla sentenza di usucapione grava solo sull’acquirente

Imposta di registro – Su sentenza di acquisto per usucapione – Debito solidale delle parti del giudizio – Divisione interna tra tutti i coobbligati – Esclusione – Gravame sulla sola parte acquirente – Affermazione

Nei rapporti interni tra i debitori, l’obbligazione tributaria afferente al trasferimento immobiliare conseguente alla sentenza che ha accertato l’intervenuta usucapione in favore di una parte processuale deve ritenersi sorta nell’interesse esclusivo del soggetto a vantaggio del quale è stato accertato l’acquisto della proprietà del bene: ciò ai sensi dell’art.1298 c.c., norma che è applicabile non soltanto alle obbligazioni solidali nascenti da contratto, ma anche alle obbligazioni ex lege venute ad esistenza non nell’interesse comune ma in quello di taluno dei coobbligati in solido.
Nei rapporti interni, l’obbligazione tributaria grava per intero sul debitore usucapente, che vi ha interesse esclusivo, mentre non grava affatto sul debitore che ha subito l’usucapione, trattandosi di soggetto che non vi ha interesse proprio.
Appare ragionevole applicare anche all’acquisto per usucapione il principio sancito dall’art.1475 c.c. che fissa, nel rapporto con l’alienante. L’obbligo del compratore di pagare l’imposta di registro quale spese inerente alla vendita, mentre la solidarietà tra i contraenti vale solo nei rapporti con l’amministrazione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 22 maggio 2017.




Cooperazione amministrativa nel settore fiscale e accesso del giudice e del terzo alla richiesta di informazioni

Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2011/16/UE – Cooperazione amministrativa nel settore fiscale – Articolo 1, paragrafo 1 – Articolo 5 – Richiesta di informazioni rivolta ad un terzo – Diniego di risposta – Sanzione – Nozione di “prevedibile pertinenza” delle informazioni richieste – Controllo dell’autorità interpellata – Sindacato giurisdizionale – Portata – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 51 – Attuazione del diritto dell’Unione – Articolo 47 – Diritto ad un ricorso giurisdizionale effettivo – Accesso del giudice e del terzo alla richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente

1) L’articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro attua il diritto dell’Unione, nell’accezione di tale disposizione, – e che, di conseguenza, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea risulta applicabile – quando attraverso la propria normativa commina una sanzione pecuniaria a carico di un amministrato che si rifiuti di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra autorità tributarie, fondato, segnatamente, sulle disposizioni della direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE.

2) L’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che un amministrato, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria per inottemperanza ad una decisione amministrativa che gli ingiunge di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra amministrazioni tributarie nazionali in forza della direttiva 2011/16, è legittimato a contestare la legittimità di tale decisione.

3) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la «prevedibile pertinenza» delle informazioni richieste da uno Stato membro a un altro Stato membro costituisce una condizione che la richiesta di informazioni deve soddisfare per essere idonea a innescare in capo allo Stato membro interpellato l’obbligo di rispondervi e, di riflesso, rappresenta una condizione di legittimità della decisione di ingiunzione rivolta da tale Stato membro a un amministrato e della misura sanzionatoria inflitta a quest’ultimo per inosservanza di tale decisione.

4) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la verifica dell’autorità interpellata, adita con una richiesta di informazioni proveniente dall’autorità richiedente in forza di tale direttiva, non si limita alla regolarità formale di detta richiesta, ma deve consentire a tale autorità interpellata di assicurarsi che le informazioni domandate non siano prive di qualsiasi prevedibile pertinenza alla luce dell’identità del contribuente coinvolto e di quella del terzo eventualmente informato, nonché delle esigenze dell’indagine tributaria in questione. Le medesime disposizioni della direttiva 2011/16 e l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che, nell’ambito di un ricorso proposto da un amministrato avverso una misura sanzionatoria inflittagli dall’autorità interpellata per inottemperanza ad una decisione di ingiunzione adottata da quest’ultima in seguito a una richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente in forza della direttiva 2011/16, il giudice nazionale dispone, oltre che di una competenza a modificare la sanzione inflitta, di una competenza a verificare la legittimità di tale decisione di ingiunzione. Per quanto riguarda la condizione di legittimità di detta decisione consistente nella prevedibile pertinenza delle informazioni richieste, il sindacato giurisdizionale si limita alla verifica dell’assenza manifesta di siffatta pertinenza.

5) L’articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro interpellato, nell’ambito dell’esercizio del proprio sindacato giurisdizionale, deve avere accesso alla richiesta di informazioni rivolta dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato. Per contro, l’amministrato interessato non dispone di un diritto di accesso alla richiesta di informazioni nella sua interezza, richiesta che rimane un documento segreto, conformemente all’articolo 16 della direttiva 2011/16. Allo scopo di far esaminare pienamente la sua causa quanto all’assenza di prevedibile pertinenza delle informazioni richieste è sufficiente, in linea di principio, che egli disponga delle informazioni contemplate all’articolo 20, paragrafo 2, di tale direttiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 16 maggio 2017.




Valore globale dei beni oggetto della donazione e donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28 novembre 2006

Interpretazione art. 57 del d. I.vo 346/1990 - Determinazione del valore globale dei beni oggetto della donazione - Donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28 novembre 2006

Sennonché l'art. 57 del d. I.vo 346/1990 deve essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione del valore globale dei beni oggetto della donazione, occorre tener conto anche delle donazioni effettuate dal 25 ottobre 2001 al 28.11.2006. A tale affermazione induce l'interpretazione letterale della norma secondo cui "...tutte le donazioni anteriormente fatte dal donante al donatario, comprese quelle presunte di cui all'art. 1, comma 3, ed escluse quelle indicate nell'art. 1, comma 4, e quelle registrate gratuitamente o con pagamento dell'imposta in misura fissa a norma degli articoli 55 e 59"; la norma, dunque, fa riferimento a tutte le donazioni intese in senso civilistico come atti di liberalità del donante a favore del donatario e non esclude le donazioni che erano fiscalmente irrilevanti perché poste in essere nel periodo dal 25.10.2001 al 28.11.2006. Una diversa interpretazione dell'art. 57 cit. avrebbe l'effetto della reintroduzione di una esenzione che, oltre a non essere prevista dalla lettera della norma, non è sorretta da una autonoma ratio legis che, anzi, in un'ottica costituzionalmente orientata, va individuata nella volontà del legislatore di determinare l'imposta in proporzione alla capacità contributiva, e dunque tenendosi conto del fatto che il beneficiario di donazioni che, nel loro complesso, superano di valore il milione di euro non può ragionevolmente godere della franchigia prevista. Diverso principio dovrebbe affermarsi nel caso in cui il legislatore riduca l'importo della franchigia perché in tal caso non sarebbe esigibile l'imposta proporzionale sulla base della nuova franchigia, pena l'applicazione retroattiva della legge di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 03 maggio 2017.




Operazione triangolare con cessione all’estero esente IVA

Operazione triangolare – Cessione all’estero esente IVA – Non necessità che il trasporto sia avvenuto a nome del cedente – Necessità che l’operazione sia voluta dall’origine come cessione all’estero

Ai fini della configurabilità di una cessione all’estero esente da IVA, a seguito di operazione triangolare ex art. 8 coma 1 lettera a) DPR n. 63371972, non è necessario il dato formale che il trasporto all’estero sia avvenuto a cura e nome del cedente; rileva piuttosto il dato sostanziale relativo al fatto che, sin dall’origine e nella sua rappresentazione documentale, l’operazione sia stata voluta come cessione interna in vista di un trasporto a cessionario non comunitario, nel senso che tale destinazione sia riferibile alla comune volontà degli originati contraenti. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 21 aprile 2017.




Cartella di pagamento e notifica al socio illimitatamente responsabile

Riscossione mediante ruoli - Iscrizione a ruolo - Cartella di pagamento - Notifica - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile - Notifica al solo curatore - Insufficienza - Fattispecie

In tema di fallimento di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, l'atto impositivo, se inerente a crediti tributari i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore ma anche al contribuente personalmente fallito, il quale, restando esposto ai riflessi, anche sanzionatori, conseguenti alla definitività dell’atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l'accoglimento dell'impugnazione dell'avviso di mora, proposta dal socio illimitatamente responsabile e fallito in proprio, cui non era stata notificata la prodromica cartella di pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 29 marzo 2017.




L’esdebitazione per l’imprenditore fallito comprende anche i debiti IVA

Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul valore aggiunto – Articolo 4, paragrafo 3, TUE – Sesta direttiva – Aiuti di Stato – Procedura di esdebitazione – Inesigibilità dei debiti IVA

Il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 4, paragrafo 3, TUE e gli articoli 2 e 22 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, nonché le norme sugli aiuti di Stato, deve essere interpretato nel senso che non osta a che i debiti da imposta sul valore aggiunto siano dichiarati inesigibili in applicazione di una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede una procedura di esdebitazione con cui un giudice può, a certe condizioni, dichiarare inesigibili i debiti di una persona fisica non liquidati in esito alla procedura fallimentare cui tale persona è stata sottoposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 16 marzo 2017.




Verbale di accertamento della infrazione non impugnato: effetti sulla contestazione della cartella

Impugnazione dell’atto presupposto – Omissione – Successiva riscossione coattiva – Irretrattabilità del credito

L’omessa tempestiva impugnazione dell’atto benché di formazione stragiudiziale o amministrativa, suscettibile di successiva riscossione coattiva comporta l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, principio desumibile chiaramente da alcuni passaggi della motivazione di Cass. Sez. U. 17/11/2016, n. 23397, corrispondenti alla teoria dei cc.dd. titoli paragiudiziali. Non trova quindi applicazione principio per il quale colui nei cui confronti è emessa una cartella esattoriale può recuperare la tutela ordinaria avverso l’atto presupposto (oltretutto, nel rispetto del termine concesso per impugnare quest’ultimo) ove deduca essere mancata la notifica di questo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 01 marzo 2017.




Il ritardo nel versamento del tributo integra una violazione sostanziale e non formale

Tributi – Sanzioni – Ritardo nel versamento del tributo – Violazione sostanziale

In tema di sanzioni tributarie, dovendo la violazione meramente formale non punibile rispondere a due concorrenti requisiti - non arrecare pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo e, al contempo, non incidere sulla determinazione della base imponibile dell'imposta e sul versamento del tributo - il ritardo nel versamento del tributo integra una violazione sostanziale e non formale della L n.388 del 2000, art.28, commi 6 e 7, ed è sanzionato dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, in quanto incide sul versamento del tributo ed arreca pregiudizio all'incasso erariale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 febbraio 2017.




Bene con rendita provvisoria disciplina prezzo valore

Calcolo imposte compravendita – Bene con rendita provvisoria – Applicabilità disciplina prezzo valore – Non necessità richiesta ex art. 12 D.L. n. 70/1998 – Sussistono

Nell’ambito di un contratto di compravendita ed ai fini del calcolo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, le parti possono avvalersi della disciplina cd. del prezzo-valore di cui all’art. 1 comma 497 L. n. 266/2005, anche nel caso in cui il bene abbia una rendita provvisoria, senza necessità di svolgere la richiesta di cui all’art. 12 D.L. n. 70/1988 conv. in L. n. 154/1988. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 14 febbraio 2017.




La omessa dichiarazione annuale non esclude il diritto alla detrazione dell'IVA

IVA - Iscrizione a ruolo della maggiore imposta - Controllo automatizzato scevro da profili estimativi valutativi ed atti di indagine

E' consentita la diretta iscrizione a ruolo della maggiore imposta quando il dovuto sia determinato in base ad un controllo automatizzato "scevro da profili estimativi valutativi ed atti di indagine " diversi dal reperimento di dati tratti dalla anagrafe tributaria.

La neutralità della imposizione (direttiva cee 2006 /12) armonizzata in tema di iva comporta che,pur in mancanza di presentazione della dichiarazione annuale, la eccedenza va riconosciuta ove il contribuente ha dimostrato che si tratti di detrazioni di imposta generati a seguito di acquisti ricadenti nell'ambito di operazioni imponibili eseguite da soggetto iva (annulla la sentenza della commissione tributaria regionale che negava tale diritto. (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 01 febbraio 2017.




Il PVC deve essere allegato all’accertamento

PVC – Onere di allegazione – Sussiste

Lo Statuto del Contribuente (L. n. 212 del 2000) all'art. 7, nel disciplinare la chiarezza e motivazione degli atti dell'amministrazione finanziaria, stabilisce che questi devono essere motivati secondo quanto prescritto dalla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3 concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. Stabilisce inoltre che se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto (per relationem), questo deve essere allegato all'atto che lo richiama. Ne consegue che, in caso di accertamento fondato su un PVC della Guardia di Finanza, questo deve essere allegato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 12 gennaio 2017.




Rimborso dell’eccedenza d’imposta IVA e mancata presentazione del modello VR

Istanza rimborso IVA – Compilazione quadro RX4 – Mancata compilazione modello VR – Possibilità successiva presentazione modello – Mero rispetto termine prescrizionale ordinario ex art. 2946 c.c. – Non necessità rispetto termine biennale ex art. 21 comma 2 d.lgs. n. 546/1992

In tema d’IVA, ai fini del rimborso dell’eccedenza d’imposta, è sufficiente la manifestazione di volontà mediante la compilazione nella dichiarazione annuale del quadro RX4, anche se non accompagnata dalla presentazione del modello VR, che costituisce, ai sensi dell’art. 38 bis, comma 1, del d.P.R. n. 633 del 1972, solo un presupposto per l’esigibilità del credito; ne consegue che, una volta esercitato tempestivamente in dichiarazione il diritto al rimborso con la compilazione del predetto quadro RX4, la presentazione del modello VR non può considerarsi assoggettata al termine biennale di decadenza previsto dall’art. 21, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, ma solo a quello ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Bologna 10 gennaio 2017.




La cartella esattoriale è nulla se non indica la misura degli interessi

Cartella esattoriale – Indicazione della misura e del metodo di calcolo degli interessi – Necessità – Sussiste – Mancanza – Nullità

La cartella esattoriale, quando essa non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale indicati, per ogni provvedimento amministrativo, dalla L. n. 241 del 1990, art. 3, e recepiti, per la materia tributaria, dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, (Cass. n. 26330 del 16/12/2009). Nel caso in cui manchi l'indicazione del tasso e del metodo di calcolo degli interessi, i contribuenti non sono posti nella condizione di controllare la correttezza del calcolo degli interessi stessi operato dall'agenzia sulla base della somma dovuta a titolo di imposta. Ne consegue la nullità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 06 dicembre 2016.




Riqualificazione energetica: le agevolazioni spettano anche se l’immobile è locato

Interventi di riqualificazione energetica – Su immobili locali a terzi – Diritto alla agevolazione – Sussiste

Ai sensi dell’art. 1, comma 344 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il diritto di portare in detrazione, nella misura consentita, le spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici è subordinato alla circostanza che gli interventi siano realizzati su «edifici esistenti». La normativa fiscale in materia di riqualificazione energetica è finalizzata a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti ed ha un obiettivo generalizzato sia oggettivo, perché riguarda unità immobiliari di qualsiasi categoria catastale (cioè abitazioni, uffici, negozi ecc.), sia soggettivo, perché riguarda persone fisiche, imprenditori e non, e società o enti titolari di reddito di impresa”; essa è, dunque, condizionata soltanto al rispetto di alcuni adempimenti formali e sostanziali, di cui all’art. 4 ss. del DM 19.2.2007, idonei a certificare che l’intervento eseguito determini un effettivo risparmio energetico. Tale diritto generalizzato all’agevolazione trova conferma anche nel testo della norma e del decreto attuativo, art. 2 del DM 19.2.2007, che non prevede eccezioni. Ne consegue che l’agevolazione spetta al titolare del fabbricato a prescindere dalla sua destinazione commerciale: in particolare, il bonus sul risparmio energetico spetta anche sugli immobili locati dalle società, dato che la norma non prevede alcuna preclusione in tal senso (CTR Milano, n. 2549 del 2015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Lombardia - Milano 28 novembre 2016.




Beneficio prima casa: calcolo dei mq utili ai fini delle abitazioni di lusso

Beneficio cd. prima casa – Abitazioni di lusso – Esclusione – Concetto di “abitazione di lusso” – Immobile con superficie utile complessiva superiore a 240 mq – Elementi da includere nella metratura – Muri perimetrali, muri divisori – Inclusioni – Sussiste – Sottotetto utilizzato come deposito – Inclusione – Sussiste

Ai fini della individuazione di una abitazione di lusso, al fine di escludere il beneficio cd. prima casa, la superficie utile deve essere determinata guardando alla «utilizzabilità degli ambienti» a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituendo tale requisito, il parametro idoneo ad esprimere il carattere "lussuoso" di una abitazione. Ne consegue che il concetto di superficie utile non può restrittivamente identificarsi con la sola “superficie abitabile”: in tanto uno spazio può essere incluso nella metratura in quanto sia, anche solo potenzialmente, utilizzabile. Quanto, in particolare, al sottotetto esso è da includere nel computo dei metri quadrati avendo una sua concreta potenzialità d’uso, come il fatto di essere destinato “a mo’ di deposito”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Milano 28 novembre 2016.




L'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale

Applicabilità del relativo regime anche alle obbligazioni tributarie - Condizioni - Onere della prova a carico del debitore

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, ma grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l'onere di provare l'estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 09 novembre 2016.




Tassa per supplire alle spese del Consiglio notarile: illegittimo il criterio progressivo ‘a scaglioni’

Notariato - Spese del Consiglio Notarile - Art. 93 Legge Notarile 89/1913 - Art. 14 R.D.L. 1324/1923 - Applicazione del criterio a scaglioni - Illegittimità

Deve essere calcolata con criterio proporzionale e non progressivo a scaglioni la tassa annuale per supplire alle spese del Consiglio notarle di cui agli articoli 93 Legge Notarile 89/1913 (la quale prevede che per supplire alle spese del Consiglio Notarile è imposta ai notai una tassa annuale “in proporzione” dei proventi riscossi da ciascuno di essi per l’anno precedente) e 14 R.D.L. 1324/1923 (che consente ai Collegi Notarili di aumentare il limite stabilito dall’art. 93 citato con tassa annua ripartita tra tutti i notai del distretto “in proporzione” all’ammontare complessivo degli onorari loro spettanti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Brescia 28 ottobre 2016.




Ammissione al passivo del credito tributario sulla base di cartella notificata al fallito 'in bonis' e non impugnata

Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Cartella notificata al fallito "in bonis" e non impugnata - Ammissione al passivo senza riserva - Necessità

Il credito tributario, documentato da cartella esattoriale notificata al fallito "in bonis" e non impugnata, dev'essere ammesso al passivo senza riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 27 ottobre 2016.




Utilizzazione non occasionale di lavoro altrui che non superi la soglia dell’impiego (servizi di segreteria)

IRAP - Medici convenzionati che si avvalgono di una società di servizi per l’attività di segreteria (c.d. outsourcing)

Lo svolgimento di attività di segreteria per il tramite del c.d. outsourcing non può costituire elemento identificativo dell’esistenza di un’autonoma organizzazione, non potendosi assoggettare ad un regime fiscale più rigoroso chi si procacci l’aiuto di un operatore facendo ricorso ad una ‘società di servizi’. Cassazione civile, sez. VI 26 ottobre 2016.




Ne bis in idem: alla Corte di Giustizia il doppio binario sanzioni tributarie e penali

Condotta illecita – Condanna penale irrevocabile – Procedimento amministrativo d’irrogazione di sanzione – Conformità all’art. 50 CDFUE – Rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia

In tema di sanzioni amministrative tributarie, va disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della questione interpretativa dell’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, chiedendo di precisare se tale disposizione, alla luce dell’art. 4 del protocollo 7 della Convenzione dei diritti dell’uomo, osti alla possibilità di celebrare un procedimento amministrativo avente ad oggetto un fatto (nella specie, condotta illecita di manipolazione del mercato) per cui il medesimo soggetto abbia già riportato condanna penale irrevocabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 13 ottobre 2016.




Iscrizione ipotecaria tributaria e giurisdizione

Iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. 602 del 1973 – Richiesta di cancellazione – Giurisdizione – Domande risarcitoria – Giurisdizione

L’articolo 19, lettera e) bis, del decreto legislativo numero 546/92 include l’iscrizione di ipoteca su immobili, di cui all’articolo 77 del d.p.r. n. 602/1973, tra gli atti impugnabili davanti al giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria" (Cass. Sez. U, Sentenza n. 641 del 16/01/2015; Cass. Sez. U, 5 marzo 2009, n. 5286). Invece la domanda proposta nei confronti del concessionario per la riscossione dei tributi, avente ad oggetto il comportamento asseritamente illecito prospettato come causa del danno lamentato e del risarcimento preteso - tenuto da quest’ultimo nel procedere all’iscrizione di ipoteca ai sensi dell’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario poiché attiene ad una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario, (cfr Cass.Sez. U, Ordinanza n. 15593 de/ 09/07/2014 Sez. U, Sentenza n. 14506 del 10/06/2013). Anche nel campo tributario, l’attività della P.A. deve svolgersi nei limiti posti non solo dalla legge ma anche dalla norma primaria del "neminem laedere", per cui è consentito al giudice ordinario - al quale è pur sempre vietato stabilire se il potere discrezionale sia stato, o meno, opportunamente esercitato - accertare se vi sia stato, da parte dell’Amministrazione, un comportamento colposo tale che, in violazione della suindicata norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo (Cass. Sez. U, Ordinanza n. 15593 del 09/07/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 11 ottobre 2016.




Estinzione del reato tributario per pagamento del debito nei giudizi in corso all’entrata in vigore del D.Lgs. 158/2015

Reati tributari – Omesso versamento di ritenute o Iva, indebita compensazione – Pagamento del debito tributario – Dopo l’apertura del dibattimento – Giudizi in corso alla data di entrata in vigore del Lgs. 158/2015 – Estinzione del reato – Sussiste

Avendo l’art.11 del D.Lgs. 24 settembre 2015, n.158, nel caso dei reati di cui agli artt.10 bis, 10 ter e 10 quater, comma 1, D.Lgs. 74 del 2000, attribuito efficacia estintiva all’integrale pagamento dei debiti tributari prima dell’inizio del giudizio penale, la diversa natura assegnata al pagamento dei debito tributario, quale fatto che non riguarda più soltanto il quantum della punibilità ma l’an della punibilità, comporta che nei procedimenti in corso, anche se sia stato oltrepassato il limite temporale di rilevanza previsto dalla norma, l’imputato debba essere considerato nelle medesime condizioni fondanti l’efficacia della causa estintiva; il principio di uguaglianza impone infatti di ritenere che, sotto il profilo sostanziale, il pagamento del debito tributario assuma la medesima efficacia estintiva, sia che avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, sia, nei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 158 del 2015, che avvenga dopo tale limite, purché prima del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale 28 settembre 2016.




Iva prima casa e proroga biennale prevista dal condono

Iva prima casa - Applicabilità della proroga biennale prevista dal condono - Esclusione

La proroga biennale del termine di accertamento prevista dagli artt. 1 e l-bis dell'art. 11 della legge n. 289 del 2002 non è applicabile nel caso di violazioni concernenti la fruizione dell'aliquota agevolata dell'IVA al 4% per l’acquisto della prima casa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 22 settembre 2016.




Raddoppio dei termini: legge di stabilità 2016. Rilevanza sul regime transitorio

Contestazione / irrogazione sanzione – Termini – Possibilità del cd. raddoppio – Onere della denuncia – Necessità che sia intervenuta prima della scadenza del termine originario – Sussiste – Legge di Stabilità 2016

Per effetto della norma transitoria contenuta nella Legge di Stabilità 2016, che ha di fatto abrogato la “clausola di salvaguardia” contenuta nel precedente D.Lgs. n.128/15, per gli accertamento aventi ad oggetto i periodi d’imposta precedenti al 2015, il raddoppio dei termini opera soltanto se la comunicazione di reato è intervenuta prima della scadenza dei termini ordinari introdotti a pena di decadenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Lombardia - Milano 21 settembre 2016.




Nullità dell’iscrizione ipotecaria in mancanza della comunicazione preventiva

Nullità dell’iscrizione ipotecaria ex art. 77 del DPR 602/1973 – Omessa comunicazione preventiva ai sensi dell’art. 77, comma II bis del DPR 602/1973 – Violazione del contraddittorio endoprocedimentale

Il Tribunale di Fermo – Sez. Lavoro – con sentenza pronunciata in data 08 settembre 2016 ha annullato completamente l’iscrizione ipotecaria iscritta da Equitalia Centro Spa su un immobile di un soggetto debitore nei confronti dell’INPS, in quanto, l’Agente della riscossione ha omesso di notificare preventivamente la c.d. “comunicazione preventiva” di cui all’art. 77, comma 2-bis DPR 29 settembre 1973 nr. 602 violando, così, il “contraddittorio endo-procedimentale” sancito dalle SS.UU. con sent. 19667/2014. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata) Tribunale Fermo 08 settembre 2016.




Nullità del ruolo contenuto nella cartella di pagamento per difetto di sottoscrizione

Nullità del ruolo per difetto di sottoscrizione – Mancata prova da parte dell’Ufficio della qualifica di Direttore firmatario del ruolo – Mancata produzione della delega alla firma – Violazione degli artt. 12, comma IV DPR 602/1973, 42, I comma, DPR 600/73, 21 septies L. 241/1990 e 21 octies L. 241/1990 – Tardività dell’appello da parte dell’Ufficio delle Entrate – Violazione dell’art. 51, comma I, D.L.vo 546/92 – Validità della notificazione a mezzo PEC della sentenza ai fini della decorrenza del termine breve – Applicabilità dell’art. 4 DPR 68/2005 – Condanna alle spese a carico dell’Ufficio delle Entrate

La Commissione Tributaria Regionale di Ancona – Sez. VI – Pres. Dott. Libero ZINNO – con sentenza nr. 534/2016 pubblicata in data 26 Agosto 2016, respingeva il ricorso dell’Ufficio annullando il ruolo contenuto nella cartella esattoriale poiché sottoscritto da un soggetto privo della qualifica dirigenziale e senza che lo stesso Ufficio avesse fornito la  prova di una valida delega. La CTR di Ancona, in conformità all’arresto della Suprema Corte con le sentenze nn. 22810, 22800 e 22803 del 09 Novembre 2015, ha ritenuto che, a seguito della contestazione della firma da parte del contribuente, è onere dell’Ufficio provare la qualifica del soggetto firmatario del ruolo, o in alternativa, dare la prova dell’esistenza di una valida delega (Conf. 22803 del 09.11.2015 CTR di Palermo con Sent. nr. 965/21/16 e dalla CTP di Enna nr. 1318/01/2015).
Sempre la CTR di Ancona precisava, altresì, che la notifica ai fini della decorrenza del termine breve per la proposizione dell’appello è valida anche se effettuata a mezzo PEC ai sensi dell’art. 4 del DPR 68/2005; pertanto il ricorso da parte dell’Ufficio era tardivo. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Ancona 26 agosto 2016.




Salvi gli accertamenti dei Dirigenti decaduti; basta la qualifica di funzionario di area terza. E sulla responsabilità per omessa vigilanza sull’operato del commercialista

Accertamento tributario – Sottoscrizione a pena di nullità – Da personale dirigente – Esclusione – Funzionario di area terza – Sufficienza – Conseguenze – Incostituzionalità art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Irrilevanza

Sanzione tributaria – Imputazione soggettiva – Colpa – Affidamento dell’incarico di presentare le dichiarazioni fiscali a un commercialista – Esonero di responsabilità – Esclusione – Obbligo di vigilanza sull’esecuzione dell’incarico

In tema di accertamento tributario, ai sensi dell'art. 42, commi 1 e 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, gli avvisi di accertamento in rettifica e gli accertamenti d'ufficio devono essere sottoscritti a pena di nullità dal capo dell'ufficio o da altro funzionario delegato di carriera direttiva e, cioè, da un funzionario di area terza di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005, di cui non è richiesta la qualifica dirigenziale, con la conseguenza che nessun effetto sulla validità di tali atti può conseguire dalla declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, convertito nella l. n. 44 del 2012 (Cass. 22810/2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi del D.lgs. 472/1997 art. 5, la violazione delle norme tributarie suscettibile di sanzione da parte della legge richiede che il comportamento addebitato sia posto in essere con dolo o anche colpa; il contribuente a cui venga contestata la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi e l’omessa tenuta delle ss.ee. obbligatorie non può considerarsi esente da colpa per il solo fatto di aver incaricato un professionista delle relative adempienze, dovendo egli altresì allegare e dimostrare, al fine di escludere ogni profilo di negligenza, di avere svolto atti diretti a controllare la loro effettiva esecuzione, prova nel caso concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento"(Cass. 12473/2010). In particolare, l’affidamento ad un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione fiscale a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto (Cass. 675/2015; 18448/15; cfr. anche Cass. pen.16958/12). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 05 luglio 2016.




Estinzione del giudizio per inattività della parte avente interesse alla riassunzione

Interruzione del giudizio tributario ai sensi dell’art. 43 D.Lgs. 546/1992 ed istanza di riassunzione – Necessità di notifica al successore della parte convenuta, colpita dall’evento interruttivo, della istanza di riassunzione e del provvedimento Presidenziale conseguente

Nel caso di interruzione del giudizio ex art. 40 D.Lgs. 546/1992 conseguente al venir meno di una delle parti (nel caso di specie, l’estinzione di una società a responsabilità limitata), al fine di una valida e tempestiva riassunzione è necessario che al successore della parte colpita dall’evento interruttivo (soggetto sino ad allora estraneo al giudizio de quo) sia notificata, sia l’istanza di trattazione promossa dalla parte avente interesse, sia il conseguente avviso di trattazione in pubblica udienza.  
Trattandosi di individuare la disciplina della riassunzione del giudizio interrotto per le parti non costituite in giudizio in precedenza, si deve ritenere che a tale adempimento sia onerata la parte interessata alla riassunzione, in applicazione dell’art. 303 c.p.c., applicabile al procedimento tributario in virtù del rinvio contenuto nell’art. 1 comma 2 D.Lgs. 546/1992, sicché, qualora tale onere non sia soddisfatto entro il termine di sei mesi previsto dall’art. 43 comma 2 D.Lgs. 546/1992, il giudizio deve essere dichiarato estinto. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Firenze 30 giugno 2016.




Il canone per la radiodiffusione non rientra nell’applicazione IVA

Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Attività di radiodiffusione pubblica – Finanziamento tramite canone legale obbligatorio – Prestazione di servizi ai fini IVA – Esclusione

L’articolo 2, punto 1, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, deve essere interpretato nel senso che un’attività di radiodiffusione pubblica, come quella di cui al procedimento principale, finanziata mediante un canone legale obbligatorio versato dai proprietari o dai detentori di un ricevitore radiofonico e esercitata da una società di radiodiffusione istituita dalla legge non costituisce una prestazione di servizi «effettuata a titolo oneroso», ai sensi di tale disposizione, e non rientra quindi nell’ambito di applicazione di tale direttiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 22 giugno 2016.




IRAP tra professionista semplice e professionista-imprenditore

Irap – Requisito della autonoma organizzazione – Professioni intellettuali – Requisiti

Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione - previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 496 - ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive (Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 10 maggio 2016 n. 9451). Deroga all’esigenza di accertamento giudiziale, l’esercizio di professioni in forma societaria che costituisce "ex lege" presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un'autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell'attività (Cass. civ., Sez. Un., sentenza 14 aprile 2016 n. 7371, Pres. Rovelli, rel. Greco). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Milano 22 giugno 2016.




Risarcimento del danno mediante corresponsione del prezzo al netto dell’imposizione fiscale: interpretazione dell’art. 1223 c.c. guardando alla CEDU

Art. 1223 c.c. – Interpretazione orientata secondo la CEDU – Quantum risarcimento – Parametrato al prezzo netto dall’imposizione fiscale

Per effetto di una lettura convenzionalmente orientata della previsione dell’art. 1223 del codice civile italiano, alla luce della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nella quantificazione del danno patrimoniale, dev’essere scorporato il quantum risarcito, parametrato al prezzo netto, dall’imposizione fiscale dovuta allo Stato membro, per evitare da un lato un ingiustificato arricchimento del risarcito e, dall’altro, un falsamento delle regole concorrenziali del mercato (cfr. ad es. sentenza CEDU Petri Testaferrata Bonici Ghaxaq c. Malta, No. 26771/07, 3 settembre 2013, § 25). Infatti, l’incameramento da parte del soggetto risarcito anche dell’Iva, spettante all’Erario in caso di normale compravendita, andrebbe oltre la ricostituzione per equivalente della situazione anteriore all’inadempimento contrattuale. Per le esposte ragioni, copia della sentenza dev’essere tramessa all’Agenzia delle Entrate per gli eventuali adempimenti di competenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 21 giugno 2016.




Il divieto di doppia cessione del credito non opera in caso di cessione di azienda

Divieto di doppia alienazione dei crediti d’imposta – Applicabilità alla sola cessione del credito – Estensione alla cessione derivante dal trasferimento di azienda – Esclusione

In materia tributaria, il divieto di cui all’art. 43 bis del d.P.R. n. 602 del 1973 si applica esclusivamente ove la cessione dei crediti d’imposta sia l’oggetto del negozio concluso e non anche qualora ne integri un mero effetto, come nell’ipotesi di cessione di azienda, trattandosi di un’eccezione al principio generale della libera cedibilità dei crediti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 17 giugno 2016.




Sulla decorrenza del termine di decadenza ex art. 28 d.P.R. 602 del 1973 e in materia di IRAP in caso di impresa familiare

Irap – Imprenditore commerciale – Impresa familiare – Collaboratori familiari – Obbligo del pagamento Irap – Sussiste

Rimborso – Termine di decadenza ex art. 28 d.P.R. 602 del 1973 – Decorrenza – Di regola: dal giorno dei singoli versamenti in acconto

Deve ritenersi soggetto all'imposta IRAP l'imprenditore commerciale, titolare di un'impresa familiare (non i familiari collaboratori), afferendo l'IRAP "non al reddito o al patrimonio in sè, ma allo svolgimento di un'attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi" ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare. La presenza di familiare, dunque, è sintomatico in sè di quell'attività autonomamente organizzata necessaria ai fini dell'avveramento del presupposto dell'IRAP. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In caso di versamenti diretti, il termine previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 decorre, nella ipotesi di effettuazione di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto al rimborso derivi da un'eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all'ammontare del tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all'atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, o comunque nel caso in cui si contesti in radice l'obbligo di pagamento del tributo poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento. Tale principio non può essere confutato con il richiamo ad un obbligo incondizionato di versamento degli acconti, sancito dalla L. 23 marzo 1977, n. 97, art. 1, ed alla possibilità di verificare unicamente all'atto della presentazione della dichiarazione annuale l'effettiva esistenza dell'obbligazione tributaria alla quale essi sono correlati, atteso che "l'art. 2, comma 4, L cit., nell'escludere la sanzionabilità dell'omissione del versamento nel caso in cui l'imposta non sia dovuta per fanno in corso, esplicitamente consente al contribuente di apprezzare anche prima del pagamento del saldo la necessità e la legittimità della loro corresponsione". Le Sezioni Unite n. 13676 del 2014 inoltre (in relazione alla questione della decorrenza del termine per l'esercizio del diritto al rimborso di somme, versate in applicazione di una norma impositiva dichiarata in contrasto col diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia), hanno ribadito, sul punto specifico della decorrenza del termine di decadenza ex art. 38 D.P.R. n. 602 del 1973, che il termine di decadenza per la presentazione dell'istanza di rimborso, con riferimento ai versamenti in acconto, decorre dal versamento del saldo, nel caso in cui il diritto al rimborso derivi da un'eccedenza dei versamenti in acconto, rispetto a quanto risulti poi dovuto a saldo oppure qualora derivi da pagamenti cui inerisca un qualche carattere di provvisorietà, poichè subordinati alla successiva determinazione in via definitiva dell'obbligazione o della sua misura, mentre decorre dal giorno del versamento dell'acconto stesso, nel caso in cui quest'ultimo, già al momento in cui venne eseguito, non fisse dovuto o non lo fosse nella misura in cui fu versato, ovvero qualora fosse inapplicabile la disposizione di legge in base alla quale venne effettuato, poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento", mentre detto termine di decadenza "non può farsi decorrere dalla data della emanazione di circolari o risoluzioni ministeriali interpretatine delle norme tributarie in senso favorevole al contribuente, non avendo detti atti natura normativa ed essendo, quindi, inidonei ad incidere sul rapporto tributario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 17 giugno 2016.




L’art. 5 comma III l. 147 del 2015 è norma di interpretazione autentica

Plusvalenza da cessione d’immobili o aziende – Presunzione di corrispondenza tra prezzo incassato e valore di mercato in base a quello dichiarato, accertato o definito ai fini d’imposta – Superamento ex art. 5 della l. n. 147 del 2015 – Portata

Il principio di presunzione di corrispondenza del prezzo incassato a quello coincidente con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro (salvo dimostrazione incombente sulla parte contribuente di avere in concreto venduto o acquistato ad un prezzo inferiore) deve ritenersi ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all'art. 5, comma III, del D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 che cosi testualmente recita: "Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5 bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347". Quest'ultima norma, ponendosi espressamente quale norma d'interpretazione autentica, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 212/2000, è applicabile retroattivamente. Da qui la conclusione che "la presunzione di cui sopra non può essere più legittimata, secondo il disposto del succitato art. 5, 3° comma, del D. Lgs. n. 147/2015, solo sulla base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro", neppure per le controversie già iniziate sotto il vigore della disciplina previgente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 06 giugno 2016.




Diritto UE prevale sul giudicato nazionale

Giudicato tributario – Capacità espansiva – Caratteri – Chiarimenti

Giudicato tributario – Primazia del Diritto Ue – Rapporti

Il riconoscimento della capacità espansiva del giudicato tributario può operare solo rispetto a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi a una pluralità di periodi d'imposta, assumono carattere tendenzialmente permanente. In generale, l'efficacia preclusiva di nuovi accertamenti, propria del giudicato esterno tra le stesse parti, presuppone che si tratti dei medesimi accertamenti di fatto posti in essere nello stesso quadro normativo di riferimento. Ne consegue che la sentenza del giudice tributario che definitivamente accerti il contenuto e l'entità degli obblighi del contribuente per un determinato periodo d'imposta fa stato, quanto ai tributi dello stesso tipo da questi dovuti per gli anni successivi, solo per gli elementi che abbiano un valore "condizionante" inderogabile rispetto alla disciplina della fattispecie esaminata, sicché, laddove risolva una situazione fattuale riferita ad uno specifico periodo d'imposta, essa non può estendere i suoi effetti automaticamente ad un'altra annualità, ancorché siano coinvolti tratti storici comuni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le controversie in materia di IVA sono soggette a norme comunitarie imperative, la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 cod. civ., e dalla eventuale sua proiezione anche oltre il periodo di imposta che ne costituisce specifico oggetto, ove gli stessi impediscano - secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia CE 3 settembre 2009, in causa C-2/08 - la realizzazione del principio di contrasto dell’abuso del diritto, individuato dalla giurisprudenza comunitaria come strumento teso a garantire la piena applicazione del sistema armonizzato di imposta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 01 giugno 2016.




Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti e conseguenze sui giudizi in corso

Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conseguenze sui giudizi in corso

In tema di transazione fiscale ex art. 182 ter l.fall., quella conclusa, ai sensi del comma 6, nell'ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, pur non comportando espressamente la cessazione della materia del contendere relativamente ai giudizi in corso, atteso il mancato richiamo del precedente comma 5, determina parimenti, quale conseguenza, la dichiarazione d'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza dell'interesse delle parti ad una pronuncia di merito sull'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 31 maggio 2016.




Appello tributario: obbligo di deposito del gravame presso la segreteria commissione

Contenzioso tributario – Appello alla commissione tributaria regionale – Notificazione del ricorso effettuata senza il tramite dell'ufficiale giudiziario – Obbligo, a pena di inammissibilità, di depositare copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata – Abrogazione della norma ad opera del dlgs 175 del 2014 – Entrata in vigore – Processi pendenti

Contenzioso tributario – Appello alla commissione tributaria regionale – Notificazione del ricorso effettuata senza il tramite dell'ufficiale giudiziario – Obbligo, a pena di inammissibilità, di depositare copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata – Residua operatività nel solo caso di notificazione del ricorso effettuata [a mezzo raccomandata] dalla parte che si difende personalmente

In materia di processo tributario, l’art. 36 del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, ha disposto la soppressione del secondo periodo del comma 2 dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, rendendo non più necessario, ai fini della ritualità della proposizione dell’appello dinanzi alla Commissione tributaria regionale, il deposito di copia dell’atto di impugnazione presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale. Secondo quanto precisato anche dalla Agenzia delle entrate con la circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, in mancanza di specifica disposizione transitoria, opera il principio generale secondo cui l’atto processuale è soggetto alla disciplina vigente al momento in cui viene compiuto, sebbene successiva all’introduzione del giudizio. Conseguentemente, la nuova disposizione si applica agli appelli notificati dopo il 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del decreto legislativo. Per gli appelli proposti, prima di tale termine deve quindi continuare ad applicarsi la disposizione che prevede l’inammissibilità nel caso di omesso deposito di copia dell’appello presso la Commissione tributaria provinciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 3-bis, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 30 maggio 2016.




Contraddittorio e tributi armonizzati: applicate le SU 24823 del 2015

Verifiche documentali – IVA – obbligo del contraddittorio ex lege 212 del 2000 – Esclusione – Chiarimenti – Sezioni Unite 24823/2015

Le garanzie fissate nell'art. 12, comma 7, 1. 212/2000 trovano applicazione esclusivamente "in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l'attività imprenditoriale o professionale del contribuente”, valutati il dato testuale della rubrica ("Diritti e garantiti del contribuente sottoposto a verifiche fiscali”) e, soprattutto, quello del primo comma dell'art. 12 l. 212/2000 (coniugato con la circostanza che l'intera disciplina contenuta nella disposizione risulta palesemente calibrata sulle esigenze di tutela del contribuente in relazione alle visite ispettive subite in loco), che, esplicitamente, si riferisce agli "accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali", ad operazioni, cioè, che costituiscono categorie d'intervento accertativo dell'Amministrazione tipizzate ed inequivocabilmente identificabili, in base alle indicazioni di cui all'art. 52, comma 1, d.p.r. 633/1972, richiamato, in tema di imposte dirette dall'art. 32, comma 1, d.p.r. 600/1973 e, in materia di imposta di registro, dall'art. 53 bis d.p.r. 131/1986, ipotesi tutte "caratterizzate dall'autoritativa intromissione dell'Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca, quivi, di elementi valutativi a lui sfavorevoli: peculiarità, che specificatamente giustifica, quale controbilanciamento, il contraddittorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell'interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 26 maggio 2016.




Beneficio prima casa: calcolo dei mq utili ai fini delle abitazioni di lusso

Beneficio cd. prima casa – Abitazioni di lusso – Esclusione – Concetto di “abitazione di lusso” – Immobile con superficie utile complessiva superiore a 240 mq – Elementi da includere nella metratura – Muri perimetrali, muri divisori – Inclusioni – Sussiste

Ai fini della individuazione di una abitazione di lusso, al fine di escludere il beneficio cd. prima casa, la superficie utile deve essere determinata guardando alla «utilizzabilità degli ambienti» a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituendo tale requisito, il parametro idoneo ad esprimere il carattere "lussuoso" di una abitazione. Ne consegue che il concetto di superficie utile non può restrittivamente identificarsi con la sola “superficie abitabile. Per l’effetto, il Decreto Ministeriale 2 agosto 1969, n. 1072, articolo 6, deve essere interpretato nel senso che l’inciso del testo normativo contenuto in parentesi – “(esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)” – esplica, definendone in negativo la portata semantica, il senso dell’aggettivo “utile” contenuto nella prima parte della disposizione; è, cioè, “utile” tutta la superficie dell’unità immobiliare diversa dagli spazi indicati nella parentesi. Nel calcolo dei 240 mq rientrano, dunque, anche le murature, i pilastri, i tramezzi e i vani di porte e finestre. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Milano 25 maggio 2016.




IRAP: condizioni per il requisito della autonoma organizzazione

Irap – Requisito della autonoma organizzazione – Condizioni

Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione - previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 496 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 10 maggio 2016.




Atto impositivo non impugnato e autorizzazione all'acquisizione dei documenti

Accertamento tributario – Esame di documenti coperti da segreto professionale – Impugnazione dell’autorizzazione della Procura della Repubblica all’acquisizione dei documenti – In mancanza di impugnazione dell’atto impositivo risultante dall’esame – Giurisdizione ordinaria

L’estensione al controllo della regolarità di tutte le fasi del procedimento di imposizione fiscale unitamente all’atto conclusivo comporta, a contrario, l’applicabilità agli atti fiscali “istruttori” del principio della non autonoma ed immediata impugnabilità proprio in quanto aventi carattere infraprocedimentale.
L’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art.19 D.Lgs. n.546 del 1992, pur suscettibile di interpretazione estensiva - in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento dell’amministrazione nonché in considerazione delle modifiche introdotte dalla legge n.448 del 2001 – si riferisce, in ogni caso, sempre ad atti dell’Amministrazione finanziaria che, pur non rivestendo l’aspetto formale proprio di uno di quelli dichiarati espressamente impugnabili, portino comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, o comunque costituiscano, sia pur indirettamente, espressione del potere impositivo, a differenza dell’atto autorizzatorio dell’acquisizione di documenti coperti da segreto professionale.
L’eventuale illegittimità del provvedimento autorizzatorio non lede un semplice interesse legittimo, ma integra la lesione di un diritto soggettivo del contribuente nei cui confronti viene eseguita la verifica. L’ipotizzabile esito negativo per l’Ufficio dell’attività di accertamento compiuta in forza di provvedimento ritenuto illegittimo dal contribuente, oppure l’adozione di un provvedimento impositivo del tutto avulso dall’esame dei documenti secretati, ovvero di un provvedimento impositivo che il contribuente non abbia impugnato porta dunque inevitabilmente la valutazione di quel fatto nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario.
[Nella fattispecie, uno studio professionale aveva impugnato l’autorizzazione all’acquisizione di documenti relativi a corrispondenza intercorsa con alcuni clienti, riguardo ai quali era stato opposto il segreto professionale, inizialmente avanti al TAR che, con sentenza confermata dal Consiglio di Stato, aveva declinato la propria giurisdizione. La sentenza del CdS era stata confermata dalla Cassazione, Sezioni Riunite, con sentenza n.11082/2010 che aveva affermato la giurisdizione del giudice tributario agli atti infraprocedimentali, tra cui l’autorizzazione de qua, in sede di impugnazione dell’atto impositivo conclusivo dell’accertamento, e, in assenza di tale impugnazione – come nel caso di specie – la giurisdizione ordinaria. Lo studio professionale aveva poi impugnato l’atto autorizzatorio avanti alla Commissione tributaria, che, con sentenza confermata dalla commissione regionale, oggetto della decisione in massima, aveva dichiarato l’improcedibilità del ricorso.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 02 maggio 2016.




IVA e compenso di prestazione professionale

Professionisti - Cessazione attività - Compensi percepiti dopo la cessazione dell'attività - Soggetti a IVA

Il compenso di prestazione professionale è soggetto ad IVA anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata eseguita, ed alla sua formalizzazione, atteso che il fatto generatore dell’imposta va identificato, alla luce del diritto comunitario e del principio di neutralità fiscale, con l’espletamento dell’operazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 20 aprile 2016.




Il rifiuto dell’Agenzia di ritirare l’atto in autotutela non è impugnabile

Atto dell’amministrazione finanziaria – Rifiuto di ritirare il provvedimento in autotutela – Impugnabilità – Esclusione

In tema di contenzioso tributario, l'atto con il quale l'Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l'attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (Cass., Sez. U, n. 3698 del 16/02/2009, Rv. 606565). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 15 aprile 2016.




IRAP: tenute ex lege al pagamento società semplici e associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni

 

Presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive è l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi/ na quando l'attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell'imposta a norma dell'art. 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 - comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni - essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l'attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d'imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell'autonoma organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 14 aprile 2016.




Libertà di stabilimento: legittima la normativa di uno Stato membro che impone agli enti creditizi l’obbligo di comunicare all’amministrazione tributaria determinate informazioni relative agli attivi di clienti deceduti

Rinvio pregiudiziale – Libertà di stabilimento – Articolo 49 TFUE – Normativa di uno Stato membro che impone agli enti creditizi l’obbligo di comunicare all’amministrazione tributaria determinate informazioni relative agli attivi di clienti deceduti, ai fini della riscossione dell’imposta sulle successioni – Applicazione di detta normativa alle succursali aventi sede in un altro Stato membro in cui il segreto bancario vieta, in linea di principio, tale comunicazione

Il solo fatto che un obbligo di dichiarazione, come quello di cui trattasi nel procedimento principale, non sia previsto dal diritto austriaco non può condurre a escludere che la Repubblica federale di Germania possa prevedere tale obbligo. Risulta infatti dalla giurisprudenza della Corte che la libertà di stabilimento non può essere intesa nel senso che uno Stato membro sia obbligato a fissare le proprie disposizioni tributarie e, in particolare, un obbligo di dichiarazione come quello di cui trattasi nel procedimento principale, in funzione di quelle di un altro Stato membro, per garantire in tutte le situazioni che sia cancellata qualsiasi disparità derivante dalle normative nazionali (v., in tal senso, sentenze Columbus Container Services, C-298/05, EU:C:2007:754, punto 51, e National Grid Indus, C-371/10, EU:C:2011:785, punto 62).
Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione presentata dichiarando che l’articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta alla normativa di uno Stato membro che impone agli enti creditizi aventi sede sociale in tale Stato membro di dichiarare alle autorità nazionali gli attivi depositati o gestiti presso le loro succursali non indipendenti stabilite in un altro Stato membro, in caso di decesso del titolare di tali attivi residente nel primo Stato membro, qualora il secondo Stato membro non preveda alcun obbligo di dichiarazione analogo e gli enti creditizi siano ivi assoggettati a un segreto bancario la cui violazione è sanzionata penalmente.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 14 aprile 2016.




IRAP: Società semplici od associazioni tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti o professioni

IRAP - Presupposti - Società semplici od associazioni tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti o professioni - Assoggettabilità ex lege all'imposta - Accertamento di una autonoma organizzazione - Esclusione

Presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi, sicché ove l’attività sia esercitata da società e enti soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del d.lgs. n. 446 del 1997, ivi incluse le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, essa, in quanto esercitata da soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, senza necessità di accertamenti sulla sussistenza dell’autonoma organizzazione. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 14 aprile 2016.




Applicabilità anche al processo tributario della previsione relativa alla condanna al pagamento di contribuzione aggiuntiva nel caso di rigetto integrale od inammissibilità del gravame

Tributi erariali indiretti – Imposta sul Valore Aggiunto (I.V.A.) – Accertamento e riscossione – In genere – Operazioni soggettivamente inesistenti – Distribuzione dell’onere della prova

Rigetto dell’appello – Sussistenza dei presupposti per l’applicazione al contenzioso tributario dell’art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115/2002, come mod. dall’art. 1, comma 17, L. 228/2012

Spetta all’Amministrazione Finanziaria, la quale contesti il diritto del contribuente a portare in detrazione l’IVA pagata su fatture emesse da soggetto diverso dall’effettivo cedente del bene o del servizio, provare che il contribuente, al momento in cui acquistò il bene o il servizio, sapesse o potesse sapere, con l’uso dell’ordinaria diligenza, che il soggetto formalmente cedente abbia, con l’emissione della relativa fattura, evaso l’imposta o compiuto una frode. La relativa prova può essere fornita anche attraverso presunzioni semplici, dimostrando che, al momento in cui pagò l’imposta che successivamente intese portare in detrazione, il contribuente disponeva di elementi tali da porre sull’avviso qualunque imprenditore onesto e mediamente esperto, incombendo sul predetto contribuente, a fronte di siffatte dimostrazioni, la prova contraria. (Sonia Porreca) (riproduzione riservata)

L’art. 13, comma 1 quater, T.U. Spese di Giustizia si applica anche al processo tributario, in mancanza di una disposizione espressa di segno contrario che limiti l’ambito applicativo della norma, avente generale finalità deflattiva, al solo processo civile. In caso di rigetto integrale dell’impugnazione proposta dalla parte privata, quindi, a far data dall’entrata in vigore dell’art. 1, comma 17, L. n. 228/2012, anche nel processo tributario di merito, e non solo nel giudizio di legittimità, per il quale vi era già il richiamo specifico dell’art. 261 TU Spese di Giustizia, sussistono i presupposti per dare atto dell’obbligo della parte soccombente di essere tenuta alla contribuzione aggiuntiva. (Sonia Porreca) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Milano 14 aprile 2016.




Impugnazione di atto di autotutela parziale emesso in corso di causa

Atti impugnabili – Autotutela parziale – Impugnabilità in corso di causa – Autotutela sostitutiva – Ammissibilità

La domanda relativa all’impugnazione di un atto di autotutela parziale è ammissibile apparendo l’atto successivamente emesso ed impugnato non espressione del potere di autotutela integrativa (ex articolo 43, comma 4, Dpr 600/1973) ma, piuttosto, del potere di autotutela sostitutivo, esperibile anche in assenza di sopravvenute conoscenze. (Francesco Dimichina) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Bologna 11 aprile 2016.




TIA: è un tributo. No all’IVA

Tia – Assoggettabilità ad Iva – Esclusione

Tia – Controversie relative – Riparto di giurisdizione tra GO e giudice tributari

La Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) ha natura di tributo, sicché non è assoggettabile ad IVA. Infatti, l'imposta sul valore aggiunto mira a colpire una qualche capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, in linea con la previsione di cui all'art. 3 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, non quando si paga un'imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di riparto di giurisdizione, spettano alla giurisdizione tributaria le controversie aventi ad oggetto la debenza della tariffa di igiene ambientale (TIA), in quanto, come evidenziato anche dall'ordinanza della Corte costituzionale n. 64 del 2010, tale tariffa non costituisce una entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della TARSU, disciplinata dal d.P.R. 15 novembre 1993 n.507, di cui conserva la qualifica di tributo (S.U. 14903/2010, 25929/2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 15 marzo 2016.




Credito di imposta indicato in dichiarazione. Sulla richiesta di rimborso

Credito di imposta indicato in dichiarazione – Richiesta di rimborso – Termine di decadenza per l'accertamento – Inapplicabilità

I termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica non si applicano nel caso in cui, a fronte della richiesta di rimborso per un credito d’imposta esposto dal contribuente con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria non debba procedere ad un accertamento ma si limiti a contestare un proprio debito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 15 marzo 2016.




Cartella esattoriale, notifica, iscrizione di ipoteca e prescrizione

Cartella esattoriale - Notifica - Iscrizione di ipoteca - Prescrizione -  Termine quinquennale - Applicabilità - Non applicabilità art. 2953 c.c.

Il contribuente che ha ricevuto la notifica della cartella esattoriale avente ad oggetto contributi previdenziali, può subire l'iscrizione di una ipoteca entro il termine massimo di cinque anni, e l'ipoteca iscritta dopo questo termine è illegittima. L’azione esecutiva rivolta al recupero del credito previdenziale non tempestivamente opposto non è soggetta al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., ma al termine proprio della riscossione dei contributi e quindi al termine quinquennale introdotto dalla legge n. 335/1995. La cartella esattoriale non opposta, infatti, non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario formata unilateralmente dallo stesso ente previdenziale, motivo per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex cit. art. 2953 c.c. La perentorietà del termine fissato dall’art. 24, comma 5, del decreto legislativo n. 46/99, determina effetti analoghi al giudicato ma, in assenza di un’espressa previsione legislativa in tal senso, non possono ritenersi del tutto equiparabili al giudicato di formazione giudiziale. Solo l’accertamento giudiziale può determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (in ipotesi più breve), e ciò, per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata Conseguentemente, la mera non opposizione della cartella di pagamento, non può determinare una modificazione del regime della prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Trento 08 marzo 2016.




Competenza territoriale delle commissioni tributarie provinciali

Contenzioso tributario - Competenza territoriale delle Commissioni tributarie provinciali - Determinazione in base alla sede del concessionario privato che ha emesso l'atto impugnato, anche nel caso in cui l'ente locale impositore si trovi in una diversa circoscrizione

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo vigente anteriormente alla sua sostituzione ad opera dell’art. 9, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 (Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a e b, della legge 11 marzo 2014, n. 23), nella parte in cui prevede che per le controversie proposte nei confronti dei concessionari del servizio di riscossione è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i concessionari stessi hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l’ente locale concedente; va pure dichiarata, in applicazione dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, nel testo vigente a seguito della sostituzione operata dall’art. 9, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 156 del 2015, nella parte in cui prevede che per le controversie proposte nei confronti dei soggetti iscritti nell’albo di cui all’art. 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali) è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i medesimi soggetti hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l’ente locale impositore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 03 marzo 2016.




ICI e piattaforme petrolifere

Ici – Piattaforme Petrolifere – Assoggettabilità Ad Imposta – Criteri

In tema di ICI, sono sottoposte all’imposta le piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi, classificabili nella cat. D/7, la cui base imponibile, in mancanza di rendita catastale, è determinata secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell’art. 6 del d.l. n. 33 del 1992, in base al valore di bilancio risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 febbraio 2016.




Revirement della Cassazione in tema di tassazione dei trasferimenti immobiliari occasionati da vicende di separazione e divorzio

Trasferimenti immobiliari – Separazione/ Divorzio – Benefici fiscali previsti dall’art. 19 legge n. 74 del 1987

Deve riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato, ma voluto dalle parti, in presenza delle necessarie condizioni di legge. In tale contesto non si può più ragionevolmente negare - quale che sia la forma che i negozi concretamente vengano ad assumere - che detti negozi siano da intendersi quali "atti relativi al procedimento di separazione o divorzio", che, come tali possono usufruire dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987 nel testo conseguente alla pronuncia n. 154/1999 della Corte costituzionale, salvo che l’Amministrazione contesti e provi, secondo l’onere probatorio cedente a suo carico, la finalità elusiva degli atti medesimi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

(contra: Corte, Cass. civ. sez. V 3 dicembre 2001, n. 15231)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 17 febbraio 2016.




Una SRL, ancorché concessionaria esercente servizio pubblico, non ha il potere di emettere ingiunzione ex artt. 2 e 3 rd 639/1910 per il recupero crediti

Entrate patrimoniali dello Stato – Riscossione delle Entrate – r.d. 639 del 1910 – Applicabilità per la società concessionaria di servizio pubblico e a partecipazione pubblica – Esclusione

Una società a responsabilità limitata, ancorché concessionaria esercente servizio pubblico (idrico integrato nella specie) e benché partecipata di secondo grado da enti pubblici territoriali, non ha il potere di emettere ingiunzione ex artt. 2 e 3 rd 639/1910 per il recupero crediti. Infatti, il potere di emettere l’ingiunzione è dalla legge riconosciuto alla sola pubblica amministrazione in senso stretto, intesa come ente amministrativo pubblico, dotato di soggettività pubblicistica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 04 febbraio 2016.




IVA di gruppo in caso di società controllante che sia società di persone

Regime della liquidazione dell’IVA di gruppo ex art. 73 del d.P.R. n. 633 del 1972 “ratione temporis vigente – Società di persone in qualità di società controllante – Applicabilità

E’ applicabile il regime di liquidazione dell’IVA di gruppo, di cui all’art. 73 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, nel testo “ratione temporis” vigente, qualora la società controllante sia una società di persone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 02 febbraio 2016.




È nulla la cartella di pagamento notificata senza 'CAN'

Cartella di pagamento - Notificazione - Persona diversa dal destinatario - Comunicazione di avvenuta notificazione - Conseguenze

È affetta da nullità la cartella di pagamento notificata da Equitalia mediante spedizione diretta della raccomandata postale, qualora il plico sia stato consegnato a persona diversa dal destinatario ed a quest'ultimo non sia stata trasmessa l'ulteriore raccomandata recante la comunicazione di avvenuta notificazione (c.d. CAN). (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Campobasso 01 febbraio 2016.




Nullità dell’avviso di accertamento per difetto di motivazione dell’atto

Nuove determinazioni di classamento e rendita catastale – Controllo d’ufficio in autotutela – Eccezione di nullità – Difetto di motivazione dell’atto – Condanna dell’Ufficio alle spese

E’ nullo l’avviso di accertamento recante nuove determinazioni di classamento e rendita catastale eseguite dall’ufficio in autotutela se la rettifica non è supportata da concrete motivazioni, non potendo le stesse essere prodotte in sede di discussione del ricorso. (Enrico Guarducci) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Perugia 28 gennaio 2016.




Rilevabile d’ufficio la sanatoria fiscale

Sanatoria fiscale sopravvenuta nel corso del giudizio di primo grado – Estinzione della lite ai sensi della legge 289 del 2002 – Deduzione solo in appello – Ammissibilità – Rilevabilità officiosa – Condizioni

Condono Fiscale – Natura giuridica – Caratteristiche

La sanatoria fiscale, ai sensi della legge n. 289 del 2002, intervenuta nel corso del giudizio di primo grado può essere dedotta, per la prima volta, anche in grado appello, trattandosi di eccezione impropria, non soggetta alle preclusioni di cui all’art. 57 del d.lgs. n. 546 del 1992 e rilevabile d’ufficio da parte del giudice ove risulti dagli atti di causa anche a seguito di nuova produzione ex art. 58 del d.lgs. n. 546 cit.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il condono fiscale ha natura meramente procedurale e costituisce una forma atipica di definizione del rapporto tributario, che prescinde da un'analisi delle varie componenti ed esaurisce il rapporto stesso mediante definizione forfettaria e immediata, nella prospettiva di recuperare risorse finanziarie e ridurre il contenzioso e non in quella dell'accertamento dell'imponibile. L'istituto è essenzialmente diretto a soddisfare l'interesse costituzionale all'acquisizione delle disponibilità finanziarie necessarie a sostenere le pubbliche spese, incentivando la definizione semplificata e spedita delle pendenze mediante il parziale pagamento del debito tributario e non è di per sé irragionevole che la normativa persegua i soli contingenti e concorrenti obiettivi di ridurre il contenzioso - anche potenziale - con i contribuenti e conseguire un immediato introito finanziario, benché in misura ridotta rispetto a quello astrattamente ricavabile. Più in generale, è coessenziale alla tecnica del condono (previdenziale o fiscale) l'incentivazione dei pagamenti non ancora effettuati, mediante la concessione di benefici (di solito, la riduzione della misura dovuta). Il condono quindi si limita, in via eccezionale, per ragioni connesse ad esigenze della finanza pubblica, a collegare il pieno effetto liberatorio dell'obbligazione all'adempimento anche solo parziale. L’istituto del condono tributario opera secondo meccanismi di diritto pubblico diversi dalla modificazione negoziata dell'obbligazione per via di novazione, transazione o conciliazione. Le sanatorie fiscali pongono il contribuente di fronte ad un'autonoma e libera scelta fra trattamenti distinti che non si intersecano fra loro, ovverosia coltivare la controversia verso il fisco nei modi ordinari, conseguendo - se del caso - anche rimborsi di somme indebitamente pagate o deduzioni/detrazioni comunque spettanti, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione condonistica, ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto dovuto sulla linea del procedimento fiscale ordinario. Ciò si muove lungo i binari di fattispecie legali vincolate che fuoriescono dallo schema del libero scambio di consensi tra le parti. Infatti, adoperando il linguaggio della Corte di Strasburgo, si deve ricordare che «la materia fiscale ricade nel nocciolo duro delle prerogative del potere di imperio, poiché predomina la natura pubblica del rapporto tra contribuente e collettività» (così la CEDU in causa Ferrazzini). Il che vale anche nel momento in cui lo Stato introduce modalità di definizione del rapporto mediante adesione a possibilità di condono. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 27 gennaio 2016.




Agevolazioni prima casa: sul caso di mancato trasferimento dell’acquirente nel Comune ove situato l’immobile

Acquisto dell’immobile con l’agevolazione “prima casa” – Obbligo di trasferire la residenza nel comune ove è situato l’immobile – Causa di forza maggiore – Rilevanza – Sussiste

Nella valutazione dell'adempimento dell'obbligo del contribuente di trasferire tempestivamente la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa" (richiesta e solo provvisoriamente concessa al momento della registrazione dell'atto), non può non tenersi conto (proprio perché si tratta di un obbligo di fare) della sopravvenienza di un caso di forza maggiore, e, cioè, di un evento (caratterizzato dalla non imputabilità, dalla inevitabilità e dalla imprevedibilità) ostativo al compimento del programma di trasferimento al quale l'acquisto dell'immobile era funzionale. Tale evento può essere ragionevolmente individuato anche nell'impossibilità di utilizzare proprio l' immobile acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi; cosicché la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell'immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dall'agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune per ivi trasferirsi fino a quando diventi possibile utilizzare l'immobile acquistato col beneficio fiscale.

La causa di forza maggiore che può giustificare la inottemperanza del contribuente all'onere di trasferire la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa", entro 18 mesi dall'acquisto, pur potendo riferirsi alla inutilizzabilità dell'immobile acquistato con detta agevolazione, deve tuttavia essere caratterizzata dei requisiti delle non imputabilità al contribuente, della necessità e della imprevedibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 19 gennaio 2016.




IRAP e medico ospedaliero

Medico ospedaliero - Irap

Il medico ospedaliero che svolga attività di libero professionista intra moenia non è tenuto a corrispondere in prima persona l’Irap restando il tributo di competenza dell’azienda sanitaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 13 gennaio 2016.




Cartella esattoriale e omessa spedizione della raccomandata informativa

Cartella esattoriale - Raccomandate informativa - Omessa spedizione - Nullità della notifica - Esclusione

L’omessa spedizione della “raccomandata informativa” dell’effettuata notifica della cartella esattoriale (dopo l’entrata in vigore del D.L. 4 luglio 2006 n. 223) non comporta la nullità della notifica, tuttavia può rilevare allorquando, oltre alla conoscenza legale, il legislatore attribuisca importanza anche alla conoscenza effettiva (ai fini di una richiesta, ad esempio, di rimessione in termini). (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Napoli 07 gennaio 2016.




Fondi comuni immobiliari di investimento ed esenzione IVA

Rinvio pregiudiziale – Sesta direttiva IVA – Esenzioni – Articolo 13, parte B, lettera d), punto 6 – Fondi comuni d’investimento – Nozione – Investimenti immobiliari – Gestione di fondi comuni d’investimento – Nozione – Amministrazione effettiva di un immobile

L’articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva 91/680/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1991, deve essere interpretato nel senso che società d’investimento come quelle di cui al procedimento principale, in cui è raccolto capitale ad opera di più di un investitore che sopporta il rischio connesso alla gestione del patrimonio riunito nelle società medesime al fine dell’acquisto, della detenzione, della gestione e della vendita di beni immobili per conseguirne un profitto, che perverrà a tutti i detentori delle quote in forma di distribuzione di un dividendo e di un vantaggio dovuto all’aumento del valore della loro partecipazione, possono essere considerate «fondi comuni d’investimento», ai sensi di tale disposizione, a patto che lo Stato membro interessato abbia assoggettato tali società a una vigilanza statale specifica.

L’articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che la nozione di «gestione» contenuta in tale disposizione non riguarda l’amministrazione effettiva dei beni immobili di un fondo comune d’investimento.
Corte Giustizia UE 09 dicembre 2015.




Tributi armonizzati e contraddittorio endoprocedimentale

Contraddittorio endoprocedimentale – Tributi “armonizzati” – Obbligatorietà – Inosservanza – Conseguenze – Onere del contribuente – Tributi “non armonizzati” – Applicabilità – Condizioni – Specifica previsione normativa – Necessità

In capo all’Amministrazione finanziaria solo per i tributi “armonizzati” sussiste un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, mentre per i contributi “non armonizzati” non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 09 dicembre 2015.




Opposizione all’esecuzione esattoriale e gravi motivi che legittimano la sospensione dell’esecuzione ex art. 72 bis D.P.R. 602/1973

Opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. - Opposizione all’atto di pignoramento dei crediti verso terzi art. 72 bis D.P.R. 602/1973 - Sospensione procedura esecutiva esattoriale -  Sussistenza periculum e fumus - Prescrizione quinquennale della cartella di pagamento

La cartella di pagamento non ha la medesima natura giuridica della sentenza e non è titolo giudiziale. Pertanto il termine di prescrizione è regolato dal termine prescrizionale del credito in essa portato. Ne consegue che l’art. 2953 C.C. è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato, diversamente dovrà applicarsi la prescrizione breve. (Stanislao Capone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 09 dicembre 2015.




Il principio del contraddittorio endoprocedimentale nel processo tributario

Avviso di accertamento - Obbligo di contraddittorio - Violazione - Conseguenze

In materia di tributi "non armonizzati" l'Amministrazione finanziaria ha l'obbligo di attivare con il contribuente il contraddittorio endoprocedimentale in tutti i casi in cui tale obbligo risulti sancito da specifiche norme, pena l'invalidità dell'atto di accertamento; in tema di tributi "armonizzati", invece, qualora venga violato l'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell'Amministrazione finanziaria, l'atto di accertamento è invalido in ogni caso, trovando diretta applicazione il diritto dell'Unione Europea. (1) (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 09 dicembre 2015.




Giurisdizione del GO e del giudice tributario in materia di risarcimento del danno

Azione per il risarcimento del danno – Riparto di giurisdizione – Giurisdizione del giudice tributario – Giurisdizione del giudice ordinario – Criteri

Qualora la domanda di risarcimento dei danni sia basata su comportamenti illeciti tenuti dall'Amministrazione Finanziaria dello Stato o di altri enti impositori, la controversia, avendo ad oggetto una posizione sostanziale di diritto soggettivo del tutto indipendente dal rapporto tributario, è devoluta alla cognizione dell'autorità giudiziaria ordinaria. E ciò perchè non può sussumersi in una delle fattispecie tipizzate che, ai sensi dei D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, rientrano nella giurisdizione esclusiva delle Commissioni Tributarie. Anche nel campo tributario, infatti, l'attività della Pubblica Amministrazione deve svolgersi nei limiti posti, non solo dalla legge, ma anche dalla norma primaria del neminem laedere, per cui è consentito al giudice ordinario - al quale è pur sempre vietato stabilire se il potere discrezionale sia stato, o meno, opportunamente esercitato - accertare se vi sia stato, da parte dell'Amministrazione, un comportamento colposo tale che, in violazione della norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo. E' quindi evidente che se la causa del danno lamentato, sta in un comportamento ritenuto illecito da parte dei Ministero convenuto nella gestione del Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, la domanda non attiene ad alcun profilo tributario, ma piuttosto è finalizzata al riconoscimento di disfunzioni nell'azione amministrativa; fonte questa sì del risarcimento preteso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 23 novembre 2015.




I beni amministrati dal trustee non fanno parte del suo patrimonio personale

Trust - Titolarità dei beni in capo alle trustee - Patrimonio personale del trustee - Esclusione - Irrilevanza ai fini della determinazione del reddito del trustee - Redditometro - Presunzione semplice con facoltà di prova contraria

I beni sottoposti al controllo del trustee, di cui questi diviene titolare gestendoli ed amministrandoli nell'interesse di uno o più beneficiari, non fanno parte del patrimonio personale del trustee poiché costituiscono una massa patrimoniale da esso separata e distinta, con la conseguenza che la titolarità di detti beni è irrilevante ai fini dei calcoli reddituali che riguardano il trustee.

Il redditometro costituisce un insieme di presunzioni semplici che, come tali, consentono al contribuente di fornire la prova contraria circa l'insussistenza di quanto asserito dall'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Trieste 23 novembre 2015.




Agenzia delle Entrate: il conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari senza qualifica e senza concorso non rende nulli gli accertamenti

Agenzia delle Entrate – Regolamento di amministrazione – Conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica – Legittimità – Esclusione – Sentenza Corte Costituzionale n. 37 del 2015 – Avvisi di accertamento emessi – Nullità – Esclusione

In base all’art. 42 dpr 600/1973, l’avviso di accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. A seguito della evoluzione legislativa ed ordinamentale sono oggi "impiegati della carriera direttiva" ai sensi dell’art. 42 dpr 600/1973, art. 42, i "funzionari della terza area" di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005 (art. 17). E - in base al principio della tassatività delle cause di nullità degli atti tributali - non occorre, ai meri fini della validità dell’atto, che i funzionari deleganti e delegati possiedano la qualifica di dirigente, ancorché essa sia eventualmente richiesta da altre disposizioni. Ove il contribuente contesti - anche in forma generica - la legittimazione del funzionario che ha sottoscritto l’avviso di accertamento ad emanare l’atto (art. 42 dpr 600/1972), è onere della Amministrazione che ha immediato e facile accesso ai propri dati fornire la prova del possesso dei requisiti soggettivi indicati dalla legge, sia del delegante che del delegato, nonché della esistenza della delega in capo al delegato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 09 novembre 2015.




Nullità di atti tributari e legge 241 del 1990

Nullità di atti tributari – Applicabilità dell’art. 21-septies l. 241/1990 – Esclusione

Alla sanzione della "nullità" comminata dall’art. 42, comma tre, Dpr n. 600/1973, all’avviso di accertamento privo di sottoscrizione, delle indicazioni e della motivazione di cui al precedente comma 2, o ad al quale non risulti allegata la documentazione non anteriormente conosciuta dal contribuente, al pari delle altre norme che prevedono analoghe ipotesi di "nullità" degli atti tributari nelle diverse discipline d’imposta, non è direttamente applicabile il regime normativo di diritto sostanziale e processuale dei vizi di "nullità" dell’atto amministrativo - che hanno trovato riconoscimento positivo nell’art. 21 septies della legge n. 241/1990, e sistemazione processuale nell’art. 31, comma quattro, del D.lgs. 2 luglio 2010 n. 104, (CPA) nell’autonoma azione di accertamento della nullità sottoposta a termine di decadenza, e nella attribuzione del potere di rilevazione "ex officio" da parte del Giudice amministrativo -, atteso che l’ordinamento tributario costituisce un sottosistema del diritto amministrativo, con il quale è in rapporto di "species ad genus", potendo pertanto trovare applicazione le norme generali sugli atti del procedimento amministrativo soltanto nei limiti in cui non siano derogate o non risultino incompatibili con le norme speciali di diritto tributario che disciplinano gli atti del procedimento impositivo, ostando alla generale estensione del regime normativo di diritto amministrativo, la scelta operata dal Legislatore, nella sua piena discrezionalità politica, di ricomprende nella categoria unitaria della "nullità tributaria" indifferentemente tutti i vizi ritenuti tali da inficiare la validità dell’atto tributario, riconducendoli, indipendentemente dalla peculiare natura di ciascuno, nello schema della invalidità-annullabilità, dovendo essere gli stessi tempestivamente fatti valere dal contribuente mediante impugnazione da proporsi, con ricorso, entro il termine di decadenza di cui all’art. 21 D.lgs. n. 546/1992, in difetto del quale il provvedimento tributario - pure se affetto da vizio "nullità" - si consolida, divenendo definitivo e legittimando l’Amministrazione finanziaria alla riscossione coattiva della imposta. Consegue che si pone in oggettivo conflitto con il sistema normativo tributario l’affermazione secondo cui, in difetto di tempestiva impugnazione dell’atto impositivo affetto da "nullità", tale vizio possa comunque essere fatto valere per la prima volta dal contribuente con la impugnazione dell’atto consequenziale, ovvero che, emergendo il vizio dagli stessi atti processuali, possa, comunque, essere rilevato di ufficio dal Giudice tributario, anche in difetto di norma di legge che attribuisca espressamente tale potere".

La cd delega "in bianco", priva del nominativo soggetto delegato deve quindi essere considerata nulla non essendo possibile verificare agevolmente da parte del contribuente se il delegatario avesse il potere di sottoscrivere l’atto impugnato e non essendo ragionevole attribuire al contribuente una tale indagine amministrativa al fine di verificare la legittimità dell’atto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 09 novembre 2015.




Agenzia delle Entrate: il conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari senza qualifica e senza concorso non rende nulli gli accertamenti

Agenzia delle Entrate – Regolamento di amministrazione – Conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica – Legittimità – Esclusione – Sentenza Corte Costituzionale n. 37 del 2015 – Avvisi di accertamento emessi – Nullità – Esclusione

In ordine agli avvisi di accertamento in rettifica e agli accertamenti d’ufficio, il d.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, impone sotto pena di nullità che l’atto sia sottoscritto dal "capo dell’ufficio" o "da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato", senza richiedere che il capo dell’ufficio o il funzionario delegato abbia a rivestire anche una qualifica dirigenziale; ciò ancorché una simile qualifica sia eventualmente richiesta da altre disposizioni. In esito alla evoluzione legislativa e ordinamentale, sono impiegati della carriera direttiva, ai sensi della norma appena evocata, i "funzionari di area terza" di cui al contratto del comparto agenzie fiscali fissato per il quadriennio 2002-2005. In questo senso la norma sopra citata individua l’agente capace di manifestare la volontà della amministrazione finanziaria negli atti a rilevanza esterna, identificando quale debba essere la professionalità per legge idonea a emettere quegli atti. Essendo la materia tributaria governata dal principio di tassatività delle cause di nullità degli atti fiscali, e non occorrendo, ai meri fini della validità di tali atti, che i funzionari (delegati o deleganti) possiedano qualifiche dirigenziali, ne consegue che la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza n. 37 del 2015 della corte costituzionale, sottoscritti da soggetti al momento rivestenti funzioni di capo dell’ufficio, ovvero da funzionari della carriera direttiva appositamente delegati, e dunque da soggetti idonei ai sensi dell’art. 42, del d.P.R. n. 600 del 1973, non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale attribuita per effetto della censurata disposizione di cui art. 8, 24 comma, del d.l. n. 16 del 2012. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 09 novembre 2015.




Omesso versamento di imposte: l'amministratore è responsabile anche se subentrato dopo la presentazione della dichiarazione

Reati tributari – Omesso versamento di Iva – Amministratore subentrato ad altri dopo la presentazione della dichiarazione ma prima della scadenza del termine per il versamento – Responsabilità – Sussiste

Risponde del reato di omesso versamento di IVA anche il soggetto che, subentrando ad altri nella carica di amministratore o liquidatore di una società di capitali, dopo la presentazione della dichiarazione d’imposta e prima della scadenza del versamento, omette di versare all’Erario le somme dovute sulla base della dichiarazione medesima, senza compiere il previo controllo di natura puramente contabile sugli ultimi adempimenti fiscali, in quanto attraverso tale condotta lo stesso si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze (cfr. Sez.3, n.34927 del 24/06/2015, Alfieri, Rv.264882). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione penale 28 ottobre 2015.




Contenzioso tributario: estinzione della società, interruzione del processo e riassunzione nei confronti dei soci subentrati alla società estinta

Tributi - Contenzioso Tributario (Disciplina Posteriore alla Riforma Tributaria del 1972) - Procedimento - Estinzione della società contribuente - Conseguenze - Interruzione del processo - Necessità - Esame del bilancio di liquidazione - Esclusione della successione dei soci - Estinzione del processo - Illegittimità

In tema di contenzioso tributario, qualora l'estinzione della società contribuente (nella specie, società di capitali) intervenga in pendenza di un giudizio, il giudice, a fronte del venir meno della capacità della società di stare in giudizio, deve disporre l'interruzione del processo a norma degli artt. 299 e ss c.p.c., onde consentire alla parte pubblica, che ne abbia interesse, di riassumerlo nei confronti dei soci subentrati alla società estinta ai sensi del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 110 c.p.c., non potendo escludere la possibilità del fenomeno successorio in base al solo esame del bilancio di liquidazione. Cassazione civile, sez. VI 09 ottobre 2015.




Trust: imposizione di limiti al godimento dei beni e imposta di cui al d.l. 262/2006, art. 2, commi 47 e 49 a carico di disponente e trustee

Trust - Limiti al godimento dei beni e imposta di cui al d.l. 262/2006, art. 2, commi 47 e 49 - Imposizione a carico di disponente e trustee

Laddove si pongano limiti al godimento di beni (come nel caso del trust nel quale vengono scorporati alcuni beni e posti nella disponibilità del trustee ad uno scopo ben specifico) essi soggiacciono all'imposta di cui al d.l. 262/2006, art. 2, commi 47 e 49 (i quali istituiscono una nuova imposta, sia pure nell'ambito di quelle di successione e donazione e che da esse differisce perché colpisce i vincoli imposti al capitale) nella misura fissa dell'8%. (Nel caso di specie, sono stati ritenuti responsabili del pagamento dell'imposta il disponente e il trustee). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Venezia 01 settembre 2015.




La natura afflittiva del fermo amministrativo dei beni mobili registrati: la pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite

Esecuzione forzata - In genere - Fermo amministrativo dei beni mobili registrati - Natura giuridica - Misura alternativa all'esecuzione forzata con carattere puramente afflittivo - Fondamento - Conseguenze

Il provvedimento di fermo amministrativo dei beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente afflittiva e coercitiva volta ad indurre il debitore all'adempimento, sicché la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole del rito ordinario di cognizione e le norme generali in tema di riparto della competenza per materia e per valore. (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 22 luglio 2015.




Il rifiuto dell’Agenzia di ritirare l’atto in autotutela è impugnabile

Atto dell’amministrazione finanziaria – Rifiuto di ritirare il provvedimento in autotutela – Annullamento solo parziale – Impugnabilità – Sussiste

E’ impugnabile l'annullamento parziale, adottato nell'esercizio del potere di autotutela, di un avviso impositivo già definitivo, trattandosi di un atto contenente la manifestazione di una compiuta e definitiva pretesa tributaria, rispetto a cui, pur se riduttivo dell'originaria pretesa, non può privarsi il contribuente della possibilità di difesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 08 luglio 2015.




Il trust è soggetto a imposta proporzionale

Trust – Tassazione – Imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione – Applicazione in misura proporzionale – Affermazione

L’imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione di cui all’art.2, comma 47, D.L. 262/2006, va intesa come un’imposta nuova che prescinde dalla gratuità delle attribuzioni liberali e successorie e riceve disciplina mediante un rinvio alle disposizioni in tema di donazioni e successioni comunque conservando connotati peculiari e disomogenei rispetto a quelli dell’imposta classica.
È l’apposizione stessa del vincolo di destinazione voluto dal disponente che diventa l’oggetto e contemporaneamente il presupposto unico per la pretesa impositiva in senso proporzionale, indipendentemente dalla realizzazione di un arricchimento a vantaggio di qualcuno o dell’effettivo trasferimento di beni.
Dunque, l’atto di costituzione del trust, poiché costitutivo di un vincolo di per sé rilevante ai fini impositivi, è soggetto alla tassazione proporzionale prevista in tema di successioni e donazioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Lodi 18 giugno 2015.




Trasmissione delle dichiarazioni e violazioni commesse dagli intermediari: si applica il cumulo giuridico e quindi la sanzione per la violazione più grave aumentata fino al doppio

Intermediari - Trasmissione delle dichiarazioni - Distinzione tra violazioni formali e non formali - Ammissibilità

Sanzioni tributarie - Disposizioni generali - Interpretazione dell'articolo 12 del D. Lgs n. 472 del 1997 - Violazione della medesima disposizione - Distinzione tra unica azione od omissione o più omissioni della medesima disposizione - Irrilevanza

Nell'ambito delle infrazioni commesse dall'intermediario, è possibile distinguere le violazioni formali da quelle non formali ed anche individuare quelle "meramente formali" di cui all'ultimo comma dell'art 6 del D. Lgs 472/1997, in quanto sono ipotizzabili fattispecie in cui la condotta dell'intermediario agevola l'evasione o comunque determina un minor incasso erariale (infrazioni non meramente formali) ed ipotesi in cui tale condotta arreca solo un qualche ritardo o difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione (infrazioni formali). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L'articolo 12 del D. Lgs n. 472 del 1997, nella parte in cui prevede che "è punito con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata fino al doppio, chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni anche relative a tributi diversi ovvero commette, anche con più azioni od omissioni, diverse violazioni della medesima disposizione" deve essere interpretato nel senso che diviene irrilevante stabilire se le diverse violazioni della medesima disposizione sono frutto di un'unica omissione oppure di più omissioni della medesima disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 05 giugno 2015.




Omesso versamento di ritenute fino al 17 settembre 2011 e disparità di trattamento rispetto ai più gravi delitti di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione

Reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto - Art. 10-bis del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 - Questione di legittimità costituzionale - Disparità di trattamento - Omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti - Esclusione

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - violazione dell'art. 3 della Costituzione per la irragionevole disparità di trattamento della fattispecie considerata sia rispetto ai più gravi delitti di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione (artt. 4 e 5 del d.lgs. n. 74 del 2000), integrati da condotte maggiormente insidiose e lesive degli interessi del fisco; sia rispetto alla fattispecie criminosa analoga dell’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), prevista dall’art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000, quale risultante a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale parziale di cui alla sentenza n. 80 del 2014 di questa Corte - dell’art. 10-bis del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti – ovvero l’omesso versamento «di ritenute certificate, dovute in base alla relativa dichiarazione annuale» – per importi non superiori, per ciascun periodo d’imposta, ad euro 50.000, anziché ad euro 103.291,38. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 05 giugno 2015.




Incostituzionale la norma che salva gli incarichi dirigenziali provvisori nell’Agenzia delle Entrate: gli accertamenti firmati nelle more? Illegittimi

Agenzia delle Entrate – Conferimento di funzioni dirigenziali ai funzionari mediante contratto – Assenza di procedura concorsuale – Copertura normativa del sistema ai sensi dell’art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Incostituzionalità – Sussiste – Corte cost. 35 del 2015 – Accertamenti emessi dal Dirigente decaduto – Effetti – Illegittimità – Sussiste

Per effetto della pronuncia della Corte costituzionale n. 35 del 2015, che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 8 comma 24 del d.l. 16/2012 (in virtù del quale, l’Agenzia delle Entrate poteva conferire incarichi dirigenziali provvisori mediante contratto), gli accertamenti firmati dai funzioni-dirigenti decaduti sono illegittimi. In particolare, va dichiarata la nullità dell’atto di accertamento sottoscritto da soggetto non dotato di valida qualifica funzionale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Milano 10 aprile 2015.




Estinzione della società e debiti fiscali. L'art. 28, co. 4, del D.Lgs n. 175 del 2014 non è retroattivo e il differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione si applica solo quando la cancellazione sia richiesta dal 13 dicembre 2014

Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetto estintivo - Differimento quinquennale dalla richiesta di cancellazione - Limitazione al settore tributario e contributivo - Conseguenze

Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione

Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In base al D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, l'effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo ("ai soli fini"), nel senso che l'estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la "validità" e l'"efficacia" sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. Va, poi, sottolineato che il differimento degli effetti dell'estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l'eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l'estinzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 02 aprile 2015.




Prescrizione del credito portato da cartella esattoriale non opposta

Cartella esattoriale – Mancata opposizione – Efficacia di giudicato – Esclusione – Effetti sulle prescrizioni brevi – Applicazione dell’articolo 2953 c.c. – Esclusione

La cartella di pagamento non opposta è soggetta al termine di prescrizione breve di cinque anni e non a quello decennale, perchè l'art. 2953 c.c. è applicabile soltanto quando il diritto di credito sia divenuto definitivo in forza di sentenza passata in giudicato.

L'art. 2953 c.c. è inapplicabile alla cartella di pagamento non potendosi equiparare quest'ultima alla sentenza.

Gli effetti dell'art. 2953 c.c. non possono e non devono mai essere applicati in via analogica, essendo norma speciale. (Ugo Leonetti) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Pavia 30 marzo 2015.




Trust con attribuzioni di denaro: si applica l'imposta sulle successioni e donazioni nella parte in cui prevede la costituzione di vincoli di destinazione

Vincoli di destinazione - Trust - Attribuzione di denaro destinata ad essere investita a beneficio di terzi - Imposta sulle successioni e donazioni

Vincoli di destinazione - Imposta sulle successioni e donazioni - Presupposto impositivo - Predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento dei fini voluti dal disponente

Va applicata l'imposta sulle successioni e donazioni, nella peculiare accezione concernente la costituzione di vincolo di destinazione, assunto come autonomo presupposto impositivo, sull'attribuzione di denaro, conferito in trust e destinata ad essere investita a beneficio di terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nell'imposta sulle successioni e donazioni relativa a vincoli di destinazione, il presupposto impositivo, a differenza che nell'imposta tradizionale avente ad oggetto i trasferimenti, è correlato alla predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento degli obiettivi voluti; là dove l'oggetto consiste nel valore dell'utilità della quale il disponente finisce con l'impoverirsi stabilendo che detta utilità sia sottratta all'esercizio delle proprie facoltà proprietarie per essere gestita da altri (trustee) a beneficio di terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 18 marzo 2015.




Incostituzionale la norma che salva gli incarichi dirigenziali provvisori nell’Agenzia delle Entrate

Agenzia delle Entrate – Conferimento di funzioni dirigenziali ai funzionari mediante contratto – Assenza di procedura concorsuale – Copertura normativa del sistema ai sensi dell’art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Incostituzionalità – Sussiste

Il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’amministrazione pubblica deve avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, e il concorso è necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio. Anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso. L’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, ha contribuito all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica. Per questo, ne va dichiarata l’illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost. (La Consulta: 1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44;; 2) dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 14, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15; 3) dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art 1, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 17 marzo 2015.




Intestazione fiduciaria di azioni e prevalenza, al cospetto della amministrazione finanziaria, della effettiva proprietà in capo al fiduciante

Intestazione fiduciaria - Azioni - Oneri fiscali - Prevalenza della effettiva proprietà in capo al fiduciante

Nei confronti dell'amministrazione finanziaria l'effettiva proprietà del fiduciante è prevalente rispetto alla titolarità apparente della società fiduciaria, giusta il principio affermato da Cass, Sez. Un., n. 6478 del 1984, con la conseguenza che l'onere fiscale preteso deve comunque gravare sul fiduciante quale effettivo beneficiario del reddito connesso alla posizione di socio, rivestita solo fiduciariamente dalla società fiduciaria. (Federico di Maio) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 febbraio 2015.




L’IRAP sulle attività professionali svolte in forma societaria: alle SSUU la decisione

Irap – Attività di tipo professionale espletate nella veste giuridica societaria – Assoggettabilità ad Irap – Contrasto – Rimessione alle SSUU

Si sottopone al Primo Presidente l'opportunità di devolvere alle Sezioni Unite la questione di massima di particolare importanza se, in applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, debba essere sottoposto ad IRAP il "valore aggiunto prodotto nel territorio regionale" da attività di tipo professionale espletate nella veste giuridica societaria, ed in particolare di società semplice, anche quando il giudice valuti non sussistente una "autonoma organizzazione" dei fattori produttivi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 25 febbraio 2015.




Il doppio CU ex art. 13 comma I-quater dPR 115/2002 non si applica al giudizio tributario

Art. 13 comma I-quater, D.P.R. 115/2002 introdotto dalla Legge n. 228 del 2012 – Applicabilità al giudizio tributario – Esclusione

Art. 13 comma I-quater, D.P.R. 115/2002 introdotto dalla Legge n. 228 del 2012 – Applicabilità alla P.A. – Esclusione – Sospetti di incostituzionalità – Sussiste

Il contributo unificato previsto dal comma I-quater all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 non è applicabile al giudizio tributario di impugnazione davanti alle Commissioni tributarie regionali, in quanto il T.U.S.G. si applica per il giudizio ordinario civile e, in mancanza di una specifica disposizione non trova applicazione al processo tributario di merito, come desumibile dall’art. 261 TUSG che estende esplicitamente l’applicazione della citata normativa nel processo tributario dinanzi alla Corte di cassazione sancendo che “al ricorso per cassazione e al relativo processo si applica la disciplina prevista dal presente testo unico per il processo civile”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il contributo unificato previsto dal comma I-quater all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 troverebbe applicazione, come previsto dalla sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione 8 maggio 2014 n. 9938 solamente nei confronti delle parti private e non nei confronti della P.A. (parte nei giudizi tributari). Trattandosi di norma sanzionatoria, non finalizzata al recupero delle spese di giustizia, apparirebbe in contrasto con il principio di parità di trattamento, sancito dall’art. 3 della Cost., prevederne l’applicazione solamente a favore della parte privata, punita per avere perso l’appello e non anche per la P.A. che potrebbe proporre impugnazioni manifestamente infondate, anche incidentali, nello stesso giudizio di impugnazione, senza andare incontro ad alcuna sanzione, neanche di natura contabile, nel caso di ravvisata colpa grave. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Lombardia 23 febbraio 2015.




Rifiuti: illegittima la tassazione ai fini Iva della T.I.A. da parte dell’Ente di gestione del servizio

Rifiuti - Illegittima la tassazione ai fini Iva della T.I.A. da parte dell’Ente di gestione del servizio

L’orientamento del Tribunale di Verona (prima con la sentenza del Tribunale n. 2489/12, dott. Mirenda, recentemente confermata dalla sentenza del Giudice di Pace n. 543/15, dott. Mutti) è che gli importi pretesti a titolo di T.I.A. non sono assoggettabili ad IVA, in quanto la T.I.A. ha natura tributaria; i pagamenti risultano non dovuti e pertanto, essendo privi di giustificazione, sono da qualificarsi come indebito oggettivo, con conseguente diritto alla restituzione. (Marco Policante, Nicola Sordi) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Verona 16 febbraio 2015.




Incostituzionale la “Robin Tax”

Cd. Robin Tax ex art. 81 dl 112/2008 conv. in L. 133/2008 – “Maggiorazione d’aliquota” dell’IRES, applicabile a determinate imprese (settore petrolifero ed energetico) – Incostituzionalità – Sussiste

Pronuncia di incostituzionalità – Impatto della pronuncia – Possibilità della Consulta di modularne gli effetti – Anche sotto il profilo temporale – Sussiste (art. 134 Cost.)

Ai sensi dell’art. 53 Cost., la capacità contributiva è il presupposto e il limite del potere impositivo dello Stato e, al tempo stesso, del dovere del contribuente di concorrere alle spese pubbliche, dovendosi interpretare detto principio come specificazione settoriale del più ampio principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. Non ogni modulazione del sistema impositivo per settori produttivi costituisce violazione del principio di capacità contributiva e del principio di eguaglianza. Tuttavia, ogni diversificazione del regime tributario, per aree economiche o per tipologia di contribuenti, deve essere supportata da adeguate giustificazioni, in assenza delle quali la differenziazione degenera in arbitraria discriminazione. La possibilità di imposizioni differenziate deve pur sempre ancorarsi a una adeguata giustificazione obiettiva, la quale deve essere coerentemente, proporzionalmente e ragionevolmente tradotta nella struttura dell’imposta. Nella specie l’art. 81, comma 16, ha previsto, «[i]n dipendenza dell’andamento dell’economia e dell’impatto sociale dell’aumento dei prezzi e delle tariffe del settore energetico», una «addizionale» del 5,5 per cento (poi innalzata al 6,5 per cento) dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle società per chi operi nel predetto settore e abbia conseguito un ricavo superiore a un determinato ammontare, la cui entità è andata progressivamente diminuendo, così da allargare in modo significativo il novero degli operatori assoggettati alla maggiorazione di imposta, secondo una linea di tendenza solo marginalmente compensata dalla introduzione di altra soglia, questa volta riferita al reddito imponibile. I presupposti di fatto, addotti dal legislatore nell’art. 81, comma 16, per inasprire il carico fiscale delle società del settore, consistono, da un lato, nella grave crisi economica deflagrata proprio in quel periodo e nella correlata insostenibilità, specie per le fasce più deboli, dei prezzi dei prodotti di consumo primario; d’altro lato, nel contemporaneo eccezionale rialzo del prezzo del greggio al barile, verificatosi proprio nel medesimo volger di tempo, che, nella prospettiva del legislatore, è parso idoneo ad incrementare sensibilmente i margini di profitto da parte degli operatori dei settori interessati e a incentivare condotte di mercato opportunistiche o speculative. La complessa congiuntura economica così ricostruita dal legislatore che vi ha ravvisato spinte contraddittorie, costituite dall’insostenibilità dei prezzi per gli utenti e dalla eccezionale redditività dell’attività economica per gli operatori del petrolio, ben potrebbe essere considerata in astratto un elemento idoneo a giustificare un prelievo differenziato che colpisca gli eventuali “sovra-profitti” congiunturali, anche di origine speculativa, del settore energetico e petrolifero. Occorre però rilevare che i mezzi approntati non sono idonei e necessari a conseguirlo posto che il legislatore, con l’art. 81, commi 16, 17 e 18, del d.l. n. 112 del 2008, e successive modificazioni, ha previsto una maggiorazione d’aliquota di una imposizione, qual è l’IRES, che colpisce l’intero reddito dell’impresa, mancando del tutto la predisposizione di un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l’eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell’attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura. Infatti, al di là della denominazione di «addizionale», la predetta imposizione costituisce una “maggiorazione d’aliquota” dell’IRES, applicabile ai medesimi presupposto e imponibile di quest’ultima e non, come è avvenuto in altri ordinamenti, come un’imposta sulla redditività. Con l’art. 81, commi 16, 17 e 18, del d.l. n. 112 del 2008, e successive modificazioni, per fronteggiare una congiuntura economica eccezionale si è stabilita una imposizione strutturale, da applicarsi a partire dal periodo di imposta 2008, senza limiti di tempo. Si riscontra, pertanto, un conflitto logico interno alle disposizioni impugnate, le quali, da un lato, intendono ancorare la maggiorazione di aliquota al permanere di una determinata situazione di fatto e, dall’altro, configurano un prelievo strutturale destinato ad operare ben oltre l’orizzonte temporale della peculiare congiuntura. Un ulteriore profilo di inadeguatezza e irragionevolezza è connesso alla inidoneità della manovra tributaria in giudizio a conseguire le finalità solidaristiche che intende esplicitamente perseguire. (La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 81, commi 16, 17 e 18, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 - Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria -, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel pronunciare l’illegittimità costituzionale delle disposizioni impugnate, la Corte Costituzionale non può non tenere in debita considerazione l’impatto che una determinata pronuncia determina su altri principi costituzionali, al fine di valutare l’eventuale necessità di una graduazione degli effetti temporali della propria decisione sui rapporti pendenti. Il ruolo affidato alla Corte come custode della Costituzione nella sua integralità impone di evitare che la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una disposizione di legge determini, paradossalmente, «effetti ancor più incompatibili con la Costituzione» di quelli che hanno indotto a censurare la disciplina legislativa. Per evitare che ciò accada, è compito della Corte modulare le proprie decisioni, anche sotto il profilo temporale, in modo da scongiurare che l’affermazione di un principio costituzionale determini il sacrificio di un altro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 11 febbraio 2015.




Mancato pagamento delle ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituti d'imposta

Sostituto d'imposta - Ritenute - Omesso pagamento - Consegna delle certificazioni - Prova

La prova che il sostituto d'imposta abbia operato la trattenuta e non abbia poi versato il relativo importo all'Amministrazione finanziaria non esime il magistrato dal valutare se il pubblico ministero abbia fornito la prova dell'avvenuta consegna ai sostituti delle relative certificazioni. (Antonio Bolognese) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 03 febbraio 2015.




Momento e misura della tassazione del trust

Trust – Tassazione – Applicazione alla cessazione del contratto – Sussiste – Applicazione in misura fissa – Sussiste

Con l’istituzione del trust non si verifica alcun arricchimento di terzi, non costituendo atto di donazione ma piuttosto una segregazione di patrimonio con un determinato fine che si realizzerà solo a conclusione del contratto di trust o al suo scioglimento: fino a tali momenti non si ha trasferimento definitivo del patrimonio ma semplice separazione del patrimonio rispetto ai soggetti coinvolti; solo al termine del contratto si avrà l’esito traslativo volto. Solo alla conclusione del trust potrà pretendersi il tributo, in misura fissa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lucca 01 febbraio 2015.




Giurisdizione del giudice tributario anche per l’ipoteca

Giurisdizione – Giurisdizione del giudice tributario – Ipoteca – Iscrizione ad opera della amministrazione finanziaria per crediti tributari – Giurisdizione del giudice tributario – Sussiste

A seguito dell’introduzione, ad opera dell’art. 35, comma 26 quinquies, lettera e-bis), della legge n. 223 del 2006, nell’elenco degli atti impugnabili innanzi al giudice tributario di cui all’art. 19, comma 1, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, le controversie aventi ad oggetto il provvedimento di iscrizione di ipoteca sugli immobili, cui l’Amministrazione finanziaria può ricorrere in sede di riscossione delle imposte sul reddito, ai sensi del d.P.R. n. 602 del 1973, appartengono alla giurisdizione del giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria” (Cass. sez. un., 5 marzo 2009, n. 5286; per il regime vigente in epoca anteriore alla novella del 2006, si veda Cass., sez. un., 24 marzo, 2009, n. 7034; con riguardo alle controversie aventi ad oggetto il fermo di beni mobili, cfr. Cass., sez. un., 5 giugno 2008, n. 14831). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 16 gennaio 2015.





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