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Legittimità, le ultime 15.
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 settembre 2017, n.22502.




Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2017, n.26296.




Imposte e tasse – IRAP – Avvocato che si avvale della collaborazione di altro professionista – Autonoma organizzazione – Sussiste

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art.2 del D.Lgs. n.446 del 1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga, pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista (nella specie, del coniuge), stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 maggio 2018, n.10998.




Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa

La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 31 maggio 2018, n.114.




Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 aprile 2018, n.8881.




Lavori di ristrutturazione o manutenzione - Immobili di proprietà di terzi - Detrazione iva - Condizioni

Deve riconoscersi il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l'attività d'impresa o professionale, anche se quest'ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se - per cause estranee al contribuente - la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 maggio 2018, n.11533.




Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione

In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2018, n.9833.




Associazioni non lucrative - Associazione sportiva dilettantistica ASD - Effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro - Onere probatorio - Affiliazione al CONI - Irrilevanza

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 del d.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al CONI» (cfr.Cass. sez. 5, 5 agosto 2016, n. 16449).

Le suddette agevolazioni tributarie di cui all'art. 148 TUIR in favore di enti di tipo associativo commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, «si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto» (cfr. Cass. Sez. 5, 11 marzo 2015, n. 4872). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 30 aprile 2018, n.10393.




Avviso di accertamento relativo a crediti fiscali anteriori al fallimento - Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori - Legittimazione ad agire del fallito - Esclusione

E' inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire ex art. 43, comma 1, l.fall., il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione del suo fallimento, ove il curatore abbia omesso di promuovere detto ricorso non per inerzia, ma in seguito ad una esplicita presa di posizione negativa circa la sua utilità per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 aprile 2018, n.8132.




Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza

Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 26 aprile 2018, n.90.




Processo civile – Contributo unificato – Funzione – Riassunzione del processo avanti a giudice diverso a seguito di dichiarazione di incompetenza – Nuovo pagamento del contributo

Il contributo unificato ha la funzione di coprire il "costo" di funzionamento della macchina processuale ed è la forfetizzazione dei tributi giudiziari dovuti secondo la legislazione previgente per ogni singolo atto del processo; di conseguenza, nel caso in cui il processo venga instaurato e si svolga di fronte ad un ufficio giudiziario e poi, a seguito di dichiarazione di incompetenza del giudice adito, sia traslato di fronte ad altro ufficio, un nuovo pagamento del contributo unificato.

Le parole della legge secondo le quali il contributo è dovuto "per ciascun grado del giudizio", da un lato, non contrastano con quanto precede posto che esse significano che il contributo di iscrizione a ruolo è dovuto non una sola volta indipendentemente dalla articolazione del processo in un grado o in più gradi, ma ogni volta in cui vi è una iscrizione a ruolo di fronte a giudici di grado diverso, dall'altro lato, sono suscettive di interpretazione a supporto della conclusione raggiunta perchè confermano che il contributo è dovuto nuovamente quando la causa è iscritta a ruolo di fronte ad un giudice diverso da quello inizialmente adito.

Né, con riferimento al caso di specie, vale l'osservazione a mente della quale non è possibile pretendere il pagamento del contributo "due volte trattandosi sostanzialmente dello stesso processo traslato dal giudice di Pace al Tribunale", in quanto l'indubbia identità tra processo riassunto e processo svoltosi davanti al giudice incompetente si sostanzia nella salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda iniziale (Cass.19030/2008), ma non interferisce con la questione del costo del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 aprile 2018, n.8912.




Tributi - Ritenute - Omesso versamento - Modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015 - Abolitio criminis parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a E. 150.000,00 commesse in epoca antecedente

La modifica dell'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000 ad opera dell'art. 7, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 158 del 2015, che ha escluso la rilevanza penale dell'omesso versamento di ritenute dovute o certificate sino all'ammontare di E. 150.000,00, ha determinato una "abolitio criminis" parziale con riferimento alle condotte aventi ad oggetto somme pari o inferiori a detto importo, commesse in epoca antecedente. (Sez. 3, n. 34362 del 11/05/2017 - dep. 13/07/2017, Sbrolla, Rv. 270961), pienamente applicabile all'analoga modifica effettuata dal medesimo d. Igs. all'art. 10-ter che ha escluso la configurabilità del reato per gli omessi versamenti dell'acconto relativo all'imposta sul valore aggiunto inferiori alla soglia di € 250.000 per ciascun periodo di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 12 marzo 2018, n.10810.




Trustee - Trasferimento dei beni al trustee - Natura - Gratuità

Il trasferimento dei beni al trustee avviene a titolo gratuito, non essendovi alcun corrispettivo, ed il disponente non intende arricchire il trustee, ma vuole che quest'ultimo li gestisca in favore dei beneficiari, segregandoli per la realizzazione dello scopo indicato nell'atto istitutivo del trust, per cui l'intestazione dei beni al trustee deve ritenersi, fino allo scioglimento del trust, solo momentanea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata9 Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 gennaio 2018, n.975.




Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conseguenze sui giudizi in corso

In tema di transazione fiscale ex art. 182 ter l.fall., quella conclusa, ai sensi del comma 6, nell'ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, pur non comportando espressamente la cessazione della materia del contendere relativamente ai giudizi in corso, atteso il mancato richiamo del precedente comma 5, determina parimenti, quale conseguenza, la dichiarazione d'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza dell'interesse delle parti ad una pronuncia di merito sull'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 maggio 2016, n.11316.




Azienda - Conferimento con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente - Cessione di azienda

In caso di conferimento di azienda con contestuale cessione, in favore di un socio della conferitaria, delle quote ottenute in contropartita dal conferente, il fenomeno ha, a tal fine, carattere unitario (in conformità al principio costituzionale di capacità contributiva ed all'evoluzione della prestazione patrimoniale tributaria dal regime della tassa a quello dell'imposta) ed è configurabile come cessione di azienda, e non costituisce operazione elusiva, per cui non grava sull'Amministrazione l'onere di provare i presupposti dell'abuso di diritto, atteso che i termini giuridici della questione sono già tutti desumibili dal criterio ermeneutico di cui all'art. 20 D.P.R. n. 131 del 1986" (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3481 del 14/02/2014; in termini Cass. 1955/15; 11769/08; 10660/03 ed altre).

Del resto, la cessione a terzi delle intere quote acquisite nella neocostituita società da parte dei conferenti l'azienda realizza i medesimi effetti della cessione di azienda, non assumendo alcuna rilevanza la parziale non identità dei soggetti che hanno preso parte ai due atti. … Nel caso in esame, infatti, è evidente che la costituzione della società semplice, con conferimento alla stessa dell'azienda di due dei tre soci, sia stata esclusivamente funzionale alla successiva cessione di quote sociali da parte dei due soci originari (al terzo socio e a familiari di questi), con la realizzazione di una cessione di azienda agricola, ciò che comporta l'applicazione della unicità della tassazione secondo il criterio della maggiore onerosità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 novembre 2017, n.28064.



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