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Diritto Tributario - Merito, le ultime 50 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Esecuzione forzata tributaria - Opposizioni all'esecuzione - Incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973

È incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973, nella parte in cui prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, di competenza del giudice ordinario, non sono ammesse le opposizioni all'esecuzione dell'articolo 615 del Cpc. Una limitazione alla tutela giurisdizionale del contribuente contrasta infatti con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e non è giustificabile nemmeno in considerazione delle peculiarità dei crediti tributari oggetto della procedura.

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Fondo per i servizi antincendi negli aeroporti - Contributo a carico delle società di gestione degli aeroporti - Esclusione, con norma interpretativa, della natura tributaria dell'obbligazione - Illegittimità costituzionale - Sussiste

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 478, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha escluso la natura tributaria dei contributi al fondo antincendi, con norma di interpretazione autentica. Una fattispecie deve ritenersi “di natura tributaria, indipendentemente dalla qualificazione offerta dal legislatore, laddove si riscontrino tre indefettibili requisiti: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. Il contributo al fondo antincendi presenta tutte le caratteristiche del tributo. La disposizione censurata afferma la natura «non tributaria» dei contributi al fondo antincendi, ma tale qualificazione legislativa si risolve in una operazione meramente nominalistica, che non si accompagna alla modifica sostanziale dei ricordati elementi strutturali della fattispecie tributaria. La norma interpretativa censurata, dunque, lungi dall’esplicitare una possibile variante di senso della norma interpretata, incongruamente le attribuisce un significato non compatibile con la intrinseca ed immutata natura tributaria della prestazione, così ledendo la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico: tale lesione si traduce in una violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 20 luglio 2018.




Valutazione della base imponibile – Accertamento induttivo o sintetico – Spese per incrementi patrimoniali – Nozione – Fattispecie

In tema di determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, in applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, si intende per "spesa per incrementi patrimoniali" ogni esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare spese per le quali vi sia stata effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 luglio 2018.




Imposta di registro - Scambio di corrispondenza commerciale - Scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu

Per aversi il cosiddetto "scambio di corrispondenza commerciale" - soggetto a registrazione e, quindi, al pagamento dell'imposta proporzionale di registro solo in caso d'uso e non in termine fisso - non è necessario che il "rapporto epistolare" si attui esclusivamente mediante "lettere spedite e ricevute", perchè a tale modalità va equiparata quoad effectum anche lo scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 26 luglio 2018.




Obbligazione tributaria – Disponibilità dell’an e del quantum debeatur – Esclusione – Principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria – Compatibilità del modalità adempitive diverse dal pagamento – Compensazione – Sussiste – Accordi tra le parti – Ammissibilità limitatamente alle modalità solutorie

La natura tributaria dell’obbligazione esclude la disponibilità̀ dell’an e del quantum debeatur; tuttavia, il principio della indisponibilità dell’obbligazione tributaria non elimina la possibilità̀ di sostituire il versamento con forme alternative di pagamento e/o compensazione. Il carattere indisponibile dell’obbligazione tributaria non si traduce quindi nella imposizione di una sola forma solutori che, fermo il quantum e la doverosità della prestazione, non ha alcuna tipizzazione monetaria inderogabile. Deve quindi altresì escludersi che la natura tributaria dell’obbligazione possa non ammettere un accordo tra le parti inerente la sola forma solutoria dell’adempimento e, come tale, inidoneo a ledere il principio di indisponibilità che governa la materia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Lombardia 18 giugno 2018.




Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 settembre 2017.




Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 06 novembre 2017.




Imposte e tasse – IRAP – Avvocato che si avvale della collaborazione di altro professionista – Autonoma organizzazione – Sussiste

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art.2 del D.Lgs. n.446 del 1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga, pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista (nella specie, del coniuge), stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 08 maggio 2018.




Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Consulenza tecnica di parte e certificazione Ente locale – Ammissibilità


L’orientamento giurisprudenziale di legittimità, come ormai consolidatosi, è nel senso dell’assoggettamento al contributo dei terreni e fabbricati inseriti nel Perimetro di contribuenza e nel Piano di classifica, in forza delle presunzioni di cui all’art. 860 cod. civ. e al R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, art. 10, a meno che il contribuente non dimostri che, nella concreta fattispecie, nessun vantaggio o beneficio i cespiti ricavano dalle opere consortili. Per beneficio va inteso un incremento di valore dell’immobile soggetto a contributo, in rapporto causale con le opere dette e con la loro manutenzione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Le risultanze di una consulenza tecnica di parte, in quanto consacrate in un documento introdotto nel processo e nel quale il c.t.p. ha espresso le sue valutazioni tecniche e, dunque, ha fornito la rappresentazione di fatti tecnici, possono essere apprezzate dal giudice di merito ai sensi dell’art. 116 c.p.c. Nel caso in esame, il Ctp ha rilevato che le opere consortili aventi una qualche pertinenza con lo stabilimento della società ricorrente erano in stato di completo abbandono e/o lesionate e/o demolite e/o occluse da vegetazione o rifiuti. In più l’Ente locale aveva certificato l’assenza di qualsiasi richiesta da parte del Consorzio di autorizzazioni, concessioni e comunicazioni relativi ad interventi di bonifica. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Caserta 21 maggio 2018.




Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa

La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 11 aprile 2018.




Lavori di ristrutturazione o manutenzione - Immobili di proprietà di terzi - Detrazione iva - Condizioni

Deve riconoscersi il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l'attività d'impresa o professionale, anche se quest'ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se - per cause estranee al contribuente - la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 11 maggio 2018.




Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione

In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 20 aprile 2018.




Prescrizione del credito portato dalle cartelle esattoriali afferenti contributi previdenziali – Termine quinquennale dalla notificazione delle cartelle – Sussistenza – Disconoscimento esplicito e puntuale di conformità all’originale delle relate di notifica prodotte in copie fotostatica dall’agente della riscossione

La definitività delle cartelle non opposte nei termini, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito contributivo senza determinare la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10 della L. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 cod. civ., in quanto la cartella esattoriale, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (Cfr. Cass. SS.UU. 23397/2016).
In assenza di esplicito disconoscimento agli originali delle relate di notifica prodotte in copia fotostatica dall’Agente della riscossione nel corso giudizio, le stesse, ai sensi dell’art. 2719 cod. civ. hanno il medesimo valore dell’originale e, dunque, costituiscono prova sufficiente dell’avvenuta notifica. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 12 maggio 2018.




Associazioni non lucrative - Associazione sportiva dilettantistica ASD - Effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro - Onere probatorio - Affiliazione al CONI - Irrilevanza

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 del d.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al CONI» (cfr.Cass. sez. 5, 5 agosto 2016, n. 16449).

Le suddette agevolazioni tributarie di cui all'art. 148 TUIR in favore di enti di tipo associativo commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, «si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto» (cfr. Cass. Sez. 5, 11 marzo 2015, n. 4872). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 30 aprile 2018.




Avviso di accertamento relativo a crediti fiscali anteriori al fallimento - Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori - Legittimazione ad agire del fallito - Esclusione

E' inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire ex art. 43, comma 1, l.fall., il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione del suo fallimento, ove il curatore abbia omesso di promuovere detto ricorso non per inerzia, ma in seguito ad una esplicita presa di posizione negativa circa la sua utilità per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 03 aprile 2018.




Beneficio cd. prima casa – Abitazioni non di lusso – Stipulazione in favore di terzo ex art. 1411 c.c. – Agevolazione fiscale – Sussistenza – Intervento in atto del terzo beneficiario – Necessità

Le agevolazioni fiscali per l’acquisto della cd. “prima casa” vanno riconosciute anche al soggetto che, pur non essendo parte del contratto, abbia acquistato il diritto reale e quindi, in relazione al contratto in favore di terzo ex art. 1411 c.c., anche al terzo beneficiario del contratto di compravendita di una casa di abitazione non di lusso, a condizione che lo stesso sia intervenuto in fase di stipulazione dell’accordo e abbia reso all’interno del contratto le dichiarazioni richieste dalla legge.

Va dunque annullato l’avviso di liquidazione della maggior imposta osservando che le disposizioni contenute nella nota 2 bis dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al d.p.r. 131/1986, che disciplinano le agevolazioni fiscali per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso – cd. agevolazioni per l’acquisto della prima casa – operano specifico riferimento alla figura (sostanziale) dell’acquirente, e non alla formale parte contrattuale.

(Fattispecie in cui il terzo beneficiario dell’acquisto immobiliare era intervenuto alla stipulazione notarile del contratto di compravendita dichiarando di voler profittare della pattuizione in proprio favore, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1411 c.c., e chiedendo contestualmente l’applicazione delle agevolazioni fiscali cd. prima casa). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Rimini 27 marzo 2018.




Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza

Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 26 aprile 2018.




Processo tributario – Costituzione dell’agente della riscossione – Mediante rappresentante processuale – Nullità – Sussiste – Sanabilità – Affermazione

L’art. 9, comma 1, lett.d), del d.lgs. n. 156/2015, ha esteso l’inammissibilità della rappresentanza processuale volontaria anche all’ufficio dell’agente della riscossione il quale quindi deve stare in giudizio direttamente (o mediante la struttura territoriale sovraordinata), cioè in persona dell’organo che ne ha la rappresentanza verso l'esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione.

La mancanza di potere di rappresentanza può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio e può essere sanata in fase di impugnazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Campania 21 febbraio 2018.




Tributi – Irap – Presupposti – Attività professionale – Autonoma organizzazione – Governo dei profili organizzativi della società – Non sussiste – Esclusione

La qualità di mero socio del professionista che esegue prestazioni in favore della società, in mancanza di prova fornita dall’Agenzia sulla capacità di indirizzare i profili organizzativi della società medesima, non realizza il presupposto dell’applicabilità dell’Irap. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Umbria 20 novembre 2017.



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