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Diritto Tributario - Merito, le ultime 50 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Notificazione ai sensi dell'art. 139 c.p.c. - Qualità di consegnatario dell'atto - Presunzione "iuris tantum" di corrispondenza al vero di quanto riportato nella relata di notifica - Onere della prova contraria - Spettanza - Al destinatario dell'atto - Contenuto - Fattispecie

In tema di procedimento di notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell'art. 139, comma 2, c.p.c. la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda di chi ha ricevuto l'atto si presume "iuris tantum" dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo al destinatario, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità suindicate. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso del contribuente che, pur avendo provato "per tabulas" che la consegnataria dell'atto non era sua moglie, non aveva tuttavia dimostrato che ella non fosse, comunque, una persona di famiglia o addetta alla casa ivi presente solo occasionalmente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 30 ottobre 2018.




Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Articolo 273 – Accertamento tributario – Metodo di accertamento della base imponibile in via induttiva – Detraibilità dell’IVA – Presunzione – Principi di neutralità e di proporzionalità – Normativa nazionale che fonda la determinazione dell’IVA sul volume d’affari presunto

La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che consenta all’Amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati ed i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorrere ad un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, al fine di accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente e procedere, di conseguenza, a rettifica fiscale con imposizione di una maggiorazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che tale normativa e la sua applicazione permettano al contribuente stesso, nel rispetto dei principi di neutralità fiscale, di proporzionalità nonché del diritto di difesa, di contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo e di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo X della direttiva 2006/112, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 21 novembre 2018.




Atto del fisco – Obbligo della motivazione – Modalità – Finalità

L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva, individuata nel suo "petitum e nella causa petendi", attraverso una fedele e chiara ricostruzione degli elementi costitutivi dell'obbligazione tributaria, senza che l'atto possa esaurirsi nell'enunciazione di una imposizione fiscale di per sé, il cui fondamento sia soggetto a verifica processuale eventuale ex post, dovendo la motivazione dare conto degli elementi di fatto ed istruttori del procedimento, e del fondamento di legalità, i quali rendono da un lato trasparente il buon andamento (art. 97 Cost.) e, dall'altro, rendendo subito pienamente controllabile l'operato della Pubblica Amministrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 21 novembre 2018.




Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Certificazione urbanistica, consulenza tecnica di parte, certificazione Ente locale, etc. – Ammissibilità


In tema di richiesta di pagamento degli oneri consortili e di bonifica, l’orientamento giurisprudenziale, come ormai consolidatosi in genere riguardo alla prova nella materia tributaria (cfr. Cassazione, sez. trib., n. 5302 del 9/4/2001, n. 8439 del 4/5/2004, n. 18710 del 23/9/2005, n. 8577 del 12/4/2006, n. 3106 del 13/2/2006, n. 18013 del 9/8/2006, n. 1709 del 26/1/2007 e n. 9572 del 28/4/2007), è nel senso che l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa impositiva, e tra questi l’esistenza del beneficio dipendente dalla bonifica, incombe all’ente creditore, e, pertanto, se contestato, come nel caso di specie, detto beneficio va provato indiscutibilmente da parte del consorzio di bonifica, fermo, peraltro l’ulteriore principio secondo il quale il beneficio non può essere presunto solo per il fatto che ne abbiano risentito favorevolmente altri immobili della zona, né può essere accertato a distanza di anni dal compimento dell’opera, ma deve essere effettuato prima di procedere all’applicazione e quantificazione del tributo, sì che alla eventuale omissione di detto preventivo accertamento non può supplirsi in alcun modo, neanche attraverso accertamenti tecnici in sede giudiziaria, e specie quando non vi sia stata acquiescenza o riconoscimento da parte del contribuente. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nel caso in esame, il ricorrente ha fornito la completa ed esauriente prova documentale di non dovere pagare il contributo richiesto in quanto l’immobile di proprietà, trattandosi di impianto industriale in possesso delle autorizzazioni amministrative, non ha ricevuto alcun beneficio o vantaggio e il Consorzio non ha fornito la prova di alcun vantaggio o miglioria al bene suddetto né ha provato la debenza del contributo in contestazione, come appunto previsto in subiecta materia e dalla giurisprudenza tributaria, per cui il contributo richiesto non è dovuto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionale Campania 06 novembre 2018.




Sentenza – Imposta di registro - D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1 – Ratio

Sono tenuti al pagamento dell'imposta di registro tutti coloro che abbiano preso parte al giudizio, nei cui confronti la pronuncia giurisdizionale si è espressa nella parte dispositiva e la cui sfera giuridica sia in qualche modo interessata dagli effetti della pronuncia, avendo il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, comma 1, come sua precipua finalità quella di rafforzare la posizione dell'erario nei confronti dei contribuenti in vista della proficua riscossione delle imposte, salvo il diritto per ciascuno di essi di rivalersi nei confronti della parte civilmente tenuta al pagamento.

[Nel precedente citato (sentenza 29 gennaio 2008, n. 1925) la Corte di cassazione, in riferimento all'imposta di registro dovuta sulla sentenza emessa all'esito di un giudizio avente ad oggetto l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, ha ritenuto che fosse coobbligato al pagamento anche un soggetto il cui intervento in causa era stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 13 novembre 2018.




Iscrizione a ruolo in violazione del "beneficium excussionis" - Illegittimità - Vizio proprio della cartella - Fondamento

L'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del "beneficium excussionis", conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notificazione della cartella, si riverbera su quest'ultima quale vizio proprio della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 settembre 2018.




Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Recupero di imposte di contribuente residente all’estero – Presunzione legale di residenza in Italia – Prova contraria

Al fine di superare la presunzione legale di residenza in Italia, il contribuente deve produrre in giudizio documenti a riprova che il centro principale dei suoi interessi economici e personali debba essere collocato all’estero.

[Nella fattispecie, il contribuente, sportivo professionista, aveva dimostrato il pagamento di varie utenze legate all’abitazione locata all’estero, nonché di effettuare in tale paese straniero i propri allenamenti e di trovare abitualmente base in esso, in partenza e in arrivo, nei viaggi che lo portavano in giro per il mondo nel normale espletamento della sua attività agonistica. La Corte, rilevato che la Commissione Tributaria Regionale non aveva preso posizione su tali documenti, omettendo di indicare gli elementi ritenuti dirimenti nel senso del mancato superamento della presunzione di residenza in Italia, ha cassato per difetto di motivazione la sentenza della CTR che aveva ritenuto fondato il recupero fiscale delle imposte asseritamente sottratte al fisco italiano.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 20 luglio 2018.




Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Libero professionista – Rettifica della dichiarazione dei redditi – Prelevamenti dal conto corrente – Imputazione presuntiva a compensi – Illegittimità – Affermazione

A seguito della sentenza n.228/20174 della Corte Costituzionale,  è venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati sui conti correnti bancari ai ricavi conseguiti nella attività libero professionale, non essendo più proponibile l’equiparazione logica tra attività d’impresa e attività professionale.

Grava dunque sull’amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, conseguendone dei ricavi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 luglio 2018.




Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Diritto alla detrazione – Acquisti effettuati da un contribuente dichiarato “inattivo” dall’amministrazione fiscale – Diniego del diritto a detrazione – Principi di proporzionalità e di neutralità dell’IVA

La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto – come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010 – in particolare i suoi articoli 213, 214 e 273, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che consente all’amministrazione fiscale di negare a un soggetto passivo, che ha effettuato acquisti durante il periodo in cui il suo numero d’identificazione dell’imposta sul valore aggiunto è stato annullato per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, il diritto di detrarre l’imposta sul valore aggiunto relativa a tali acquisti mediante dichiarazioni d’imposta sul valore aggiunto effettuate – o mediante fatture emesse – successivamente alla riattivazione del suo numero d’identificazione, per la sola ragione che tali acquisti sono avvenuti durante il periodo di disattivazione, pur se i requisiti sostanziali sono soddisfatti e il diritto a detrazione non è invocato in modo fraudolento o abusivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 12 settembre 2018.




Esecuzione forzata tributaria - Opposizioni all'esecuzione - Incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973

È incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973, nella parte in cui prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, di competenza del giudice ordinario, non sono ammesse le opposizioni all'esecuzione dell'articolo 615 del Cpc. Una limitazione alla tutela giurisdizionale del contribuente contrasta infatti con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e non è giustificabile nemmeno in considerazione delle peculiarità dei crediti tributari oggetto della procedura.

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Fondo per i servizi antincendi negli aeroporti - Contributo a carico delle società di gestione degli aeroporti - Esclusione, con norma interpretativa, della natura tributaria dell'obbligazione - Illegittimità costituzionale - Sussiste

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 478, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha escluso la natura tributaria dei contributi al fondo antincendi, con norma di interpretazione autentica. Una fattispecie deve ritenersi “di natura tributaria, indipendentemente dalla qualificazione offerta dal legislatore, laddove si riscontrino tre indefettibili requisiti: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. Il contributo al fondo antincendi presenta tutte le caratteristiche del tributo. La disposizione censurata afferma la natura «non tributaria» dei contributi al fondo antincendi, ma tale qualificazione legislativa si risolve in una operazione meramente nominalistica, che non si accompagna alla modifica sostanziale dei ricordati elementi strutturali della fattispecie tributaria. La norma interpretativa censurata, dunque, lungi dall’esplicitare una possibile variante di senso della norma interpretata, incongruamente le attribuisce un significato non compatibile con la intrinseca ed immutata natura tributaria della prestazione, così ledendo la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico: tale lesione si traduce in una violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 20 luglio 2018.




Valutazione della base imponibile – Accertamento induttivo o sintetico – Spese per incrementi patrimoniali – Nozione – Fattispecie

In tema di determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, in applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, si intende per "spesa per incrementi patrimoniali" ogni esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare spese per le quali vi sia stata effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria 24 luglio 2018.




Imposta di registro - Scambio di corrispondenza commerciale - Scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu

Per aversi il cosiddetto "scambio di corrispondenza commerciale" - soggetto a registrazione e, quindi, al pagamento dell'imposta proporzionale di registro solo in caso d'uso e non in termine fisso - non è necessario che il "rapporto epistolare" si attui esclusivamente mediante "lettere spedite e ricevute", perchè a tale modalità va equiparata quoad effectum anche lo scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 26 luglio 2018.




Obbligazione tributaria – Disponibilità dell’an e del quantum debeatur – Esclusione – Principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria – Compatibilità del modalità adempitive diverse dal pagamento – Compensazione – Sussiste – Accordi tra le parti – Ammissibilità limitatamente alle modalità solutorie

La natura tributaria dell’obbligazione esclude la disponibilità̀ dell’an e del quantum debeatur; tuttavia, il principio della indisponibilità dell’obbligazione tributaria non elimina la possibilità̀ di sostituire il versamento con forme alternative di pagamento e/o compensazione. Il carattere indisponibile dell’obbligazione tributaria non si traduce quindi nella imposizione di una sola forma solutori che, fermo il quantum e la doverosità della prestazione, non ha alcuna tipizzazione monetaria inderogabile. Deve quindi altresì escludersi che la natura tributaria dell’obbligazione possa non ammettere un accordo tra le parti inerente la sola forma solutoria dell’adempimento e, come tale, inidoneo a ledere il principio di indisponibilità che governa la materia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Lombardia 18 giugno 2018.




Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 27 settembre 2017.




Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 06 novembre 2017.




Imposte e tasse – IRAP – Avvocato che si avvale della collaborazione di altro professionista – Autonoma organizzazione – Sussiste

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art.2 del D.Lgs. n.446 del 1997 ricorre quando il professionista responsabile dell’organizzazione si avvalga, pur senza un formale rapporto di associazione, della collaborazione di un altro professionista (nella specie, del coniuge), stante il presumibile intento di giovarsi delle reciproche competenze, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 08 maggio 2018.




Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio

Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Consulenza tecnica di parte e certificazione Ente locale – Ammissibilità


L’orientamento giurisprudenziale di legittimità, come ormai consolidatosi, è nel senso dell’assoggettamento al contributo dei terreni e fabbricati inseriti nel Perimetro di contribuenza e nel Piano di classifica, in forza delle presunzioni di cui all’art. 860 cod. civ. e al R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, art. 10, a meno che il contribuente non dimostri che, nella concreta fattispecie, nessun vantaggio o beneficio i cespiti ricavano dalle opere consortili. Per beneficio va inteso un incremento di valore dell’immobile soggetto a contributo, in rapporto causale con le opere dette e con la loro manutenzione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Le risultanze di una consulenza tecnica di parte, in quanto consacrate in un documento introdotto nel processo e nel quale il c.t.p. ha espresso le sue valutazioni tecniche e, dunque, ha fornito la rappresentazione di fatti tecnici, possono essere apprezzate dal giudice di merito ai sensi dell’art. 116 c.p.c. Nel caso in esame, il Ctp ha rilevato che le opere consortili aventi una qualche pertinenza con lo stabilimento della società ricorrente erano in stato di completo abbandono e/o lesionate e/o demolite e/o occluse da vegetazione o rifiuti. In più l’Ente locale aveva certificato l’assenza di qualsiasi richiesta da parte del Consorzio di autorizzazioni, concessioni e comunicazioni relativi ad interventi di bonifica. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Caserta 21 maggio 2018.




Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa

La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 31 maggio 2018.




Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 11 aprile 2018.



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