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Archivio Dir. Fallimentare

Mancanza di capitale sociale e omologazione del concordato preventivo. Concordato preventivo – Concordato in continuità – Concordato misto – Liquidatore giudiziale – Nomina – Esclusione

Concordato preventivo – Concordato in continuità – Sussistenza del capitale sociale minimo post omologazione

Nel concordato preventivo in continuità non è necessaria la nomina di un liquidatore ai sensi dell’art. 182 l.f., se viene proposta la nomina di un procuratore per la vendita dei beni no core.

La complessiva attività della società ricorrente deve comunque essere soggetta alla rigorosa valutazione dei commissari. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata)

L’eventuale mancanza di capitale sociale, almeno nei minimi di legge, una volta avvenuta l’omologa va valutata alla stregua di un impedimento giuridico all’omologazione.
 
Nel concordato in continuità aziendale diretta l’inesistenza delle condizioni di legge per la prosecuzione dell’attività, determinate dalla messa in liquidazione ipso facto per effetto della perdita del capitale sociale, impedirebbe l’omologazione.

La copertura dell’art. 182 sexies l.f., cessa per espresso disposto di legge al momento della definitiva omologazione della proposta. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 luglio 2016.


Sovraindebitamento: la liquidazione non è soggetta a omologa (art. 14-quinquies l. 3/2012). Sovraindebitamento - Sospensione dell’inizio e della prosecuzione delle procedure esecutive - Durata - Omologazione - Esclusione

Nell’ambito della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, la sospensione dell’inizio e della prosecuzione delle procedure esecutive deve essere disposta non fino alla omologazione (come prevede l’articolo 14-quinquies l. n. 3/2012) bensì fino all’emanazione del provvedimento di chiusura della procedura e ciò in quanto il provvedimento di omologazione non è previsto per la procedura di liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 07 luglio 2016.


Solo una evidente inattendibilità del piano attestato può comportare la negazione del beneficio dell'esenzione dall'azione revocatoria. Piano attestato - Revocatoria - Esenzione - Requisiti - Inattendibilità del piano ed elementi di valutazione

La valutazione della inattendibilità del piano attestato, ai fini della revocabilità degli atti posti in essere in esecuzione dello stesso, deve essere accertata in modo rigoroso sulla base di elementi noti in data anteriore e non successiva alla sua esecuzione. La sanzione dell'inapplicabilità dell'esenzione dalla revocatoria può, infatti, essere irrogata solo a seguito dell'accertamento di una completa ed evidente (sia pure in ragione di dati in possesso dei solo creditore) inattendibilità del piano dovuta a contraddizioni interne ovvero a presupposti che per ciò che normalmente può accadere non possono trovare oggettiva concretizzazione. La semplice constatazione che le previsioni imprenditoriali del piano sono caratterizzate da visioni ottimistiche, ma non palesemente fuori da una logica imprenditoriale assennata, non può portare alla negazione del beneficio dell'esenzione dall'azione revocatoria, poiché, altrimenti, si finirebbe per imporre solo l'attestazione di piani più che prudenti e mai ambiziosi (come talvolta è auspicabile che siano) e per di più valutati sotto l'influenza di conoscenze acquisibili solo ex post. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 22 febbraio 2016.


Questione di costituzionalità dell'art. 10 l.f. ove non consente la dichiarazione di fallimento oltre l'anno qualora sia stata nel frattempo presentata domanda di concordato preventivo. Dichiarazione di fallimento - Cancellazione dal registro delle imprese - Presentazione di domanda di concordato preventivo durante la pendenza del termine di cui all'art. 10 legge fall. - Questione di costituzionalità

E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrarietà agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 10 legge fall. nella parte in cui non consente la dichiarazione di fallimento anche oltre il termine di un anno dalla cancellazione del registro delle imprese, in esito alla procedura di concordato preventivo instaurata durante la pendenza del termine e con la dichiarazione di inammissibilità della domanda o la dichiarazione di revoca dell'ammissione o la mancata approvazione della proposta o la reiezione all'esito del giudizio di omologa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 09 ottobre 2015.


La sospensione feriale dei termini non si applica al concordato con riserva. Concordato con riserva - Sospensione feriale dei  termini - Esclusione

La sospensione dei termini feriali non si applica al procedimento di cui all’articolo 161, comma 6, l.f. (c.d. concordato in bianco) perché: (i) il debitore è tenuto a rispettare con cadenze di trenta giorni gli obblighi informativi; (ii) il commissario giudiziale è tenuto a comunicare al tribunale l’eventuale violazione degli obblighi da parte del debitore, anche ai fini della riduzione del termine concesso, con possibile applicazione dell’art. 162 l.f., che consente di dichiarare il fallimento del debitore, procedura per la quale non è applicabile la sospensione dei termini feriali. (Stefano Dindo) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 18 settembre 2015.


Contratti bancari non compiutamente eseguiti da entrambe le parti: mandato all'incasso e compensazione. Concordato Preventivo – Contratti bancari – Mandato all’incasso – Compensazione – Operatività

Nel caso in cui la banca, prima dell’apertura della procedura concorsuale, anticipi all’imprenditore l’importo di un credito, assumendo il mandato al relativo incasso nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf”, il rapporto contrattuale, al momento dell’apertura della procedura concorsuale deve considerarsi ancora non compiutamente eseguito da entrambe le parti, posto che la banca deve ancora completare la prestazione di incasso e comunque è tenuta a prestare il servizio continuativo di cassa o a mettere a disposizione le somme concordate.

La banca non può ritenere l’incasso invocando la compensazione tra il credito derivante dall’anticipazione del credito e il debito restitutorio conseguente all’incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell’apertura della procedura di concordato ed il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 l.f. operante anche nel concordato preventivo, può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell’apertura della procedura concorsuale, anche se divengano esigibili dopo.

In caso di mandato all’incasso conferito dall’imprenditore alla banca prima dell’apertura di una procedura concorsuale, nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf” (che rappresenta una forma di finanziamento atipico), qualora l’incasso avvenga dopo l’apertura della procedura concorsuale, deve escludersi la possibilità per la banca di ritenere il pagamento per il principio generale per cui l’accredito su conto corrente con saldo passivo dell’imprenditore soggetto a procedura concorsuale, di un pagamento proveniente da terzi debitori, nella misura in cui riduce il saldo passivo, diviene pagamento dell’imprenditore nei confronti della banca, inefficacie ai sensi dell’art. 44 in caso di fallimento e non consentito in caso di concordato preventivo, fermo il diritto della banca ad ottenere in prededuzione il pagamento del corrispettivo (commissioni e spese). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 31 agosto 2015.


Presentazione della domanda di concordato in prossimità della scadenza del termine di cui all'articolo 10 l.f. e abuso dello strumento concordatario. Concordato preventivo - Scadenza del termine di cui all'articolo 10 l.f. - Abuso dello strumento concordatario - Esclusione

La presentazione della domanda di concordato preventivo in prossimità della scadenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall., oltre il quale non è più possibile dichiarare il fallimento, non è di per sé elemento sufficiente per configurare l'abuso dello strumento concordatario, tanto più quando nel ricorso sia espressa la volontà di assicurare il soddisfacimento concorsuale dei creditori con la liquidazione del patrimonio immobiliare.

È comunque ipotizzabile un’interpretazione ragionevole (costituzionalmente orientata al rispetto dell’art. 3 della Costituzione) del combinato disposto degli artt. 10 e 161 legge fall., secondo cui la presentazione dell’istanza di concordato, durante la pendenza del termine previsto dall’art. 10 legge fall., sospende il termine annuale per la dichiarazione di fallimento fino alla definizione della procedura di concordato, tenuto conto del rilievo che: 1) la finalità perseguita dall’art. 10 è realizzata anche dall’instaurazione nel termine annuale del procedimento di liquidazione concorsuale alternativo e prevalente rispetto alla dichiarazione di fallimento; 2) in caso contrario, l’evidenziata prevalenza generale del concordato rispetto al fallimento verrebbe meno, in assenza di un’espressa previsione derogatoria; 3) l’art. 162, comma 2, legge fall., nel prevedere la dichiarazione di fallimento all’esito del procedimento di concordato preventivo, non richiama l’art. 10. (Paola Cuzzocrea) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 luglio 2015.


Sovraindebitamento: apertura della liquidazione e inibitoria delle azioni esecutive. Sovraindebitamento - Apertura della liquidazione - Inibitoria delle azioni esecutive

Decisione del Presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Verona emessa il 9 giugno 2015 con cui è stato disposto il divieto di iniziare o di proseguire azioni esecutive o cautelari sino al momento in cui il provvedimento di omologazione sarà definitivo. (Vincenzo Massimiliano Di Fiore) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 09 giugno 2015.


Fallimento, versamenti dei soci a responsabilità limitata e inefficacia del decreto ai sensi dell'articolo 2900 c.c.. Legittimazione della curatela fallimentare che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita a far valere in via surrogatoria l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto, provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto all’ex amministratore della società fallita di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto

La curatela di un fallimento che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita è legittimata a far valere, ai sensi dell’art. 2900 c.c., l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto al medesimo ex amministratore di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto. Qualora a seguito della emissione del predetto decreto sia stata iscritta ipoteca su tutti i beni dell’ex amministratore è infatti ravvisabile l’eventus damni atteso che tale iscrizione costituisce un sicuro ed anzi insuperabile ostacolo alla possibilità dell’istante di soddisfare il proprio credito. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 25 maggio 2015.


Assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere e necessità di aiutare il figlio affetto da deficit psichici. Sovraindebitamento - Debiti derivanti dalla necessità di aiutare un familiare affetto da deficit psichici - Morosità di inquilini e azioni esecutive in danno della moglie comproprietaria - Assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere - Esclusione

Qualora l'indebitamento sia stato provocato dalla necessità di aiutare il figlio affetto da deficit psichici, dal mancato incasso di crediti dovuto a morosità di inquilini nonché dall'azione esecutiva in danno della moglie comproprietaria, è possibile escludere che il debitore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 maggio 2015.


Versamenti di imposta ad organi dell’Amministrazione Finanziaria diversi da quelli competenti a riceverli e inefficacia di atti compiuti e pagamenti del fallito dopo la dichiarazione di fallimento. Pagamenti solutori ex art. 1889 c.c. – Indebito ex latere accipiens ex art. 2033 – Atti estintivi di debito post dichiarazione di fallimento – Inefficacia ai sensi dell’art. 44 l.f.

I versamenti di imposta eseguiti dal contribuente ad organi dell’Amministrazione Finanziaria diversi da quelli competenti a riceverli, hanno valenza solutoria ai sensi dell’art. 1889 c.c. solo in presenza di due requisiti: nel caso in cui l’organo che riceve il pagamento e quello che avrebbe dovuto riceverlo appartengano all’Amministrazione Finanziaria e solo nell’ipotesi in cui il soggetto che ha effettuato il pagamento si trovi in condizione di buona fede incolpevole e scusabile ex art. 1189 c.c..

L’inefficacia prevista dall’art. 44 l.f. degli atti compiuti e dei pagamenti effettuati dal fallito  dopo la dichiarazione di fallimento, è diretta espressione della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, la cui ratio è quella di salvaguardare il principio della par condicio creditorum. Sono dunque inefficaci rispetto ai terzi sia i pagamenti eseguiti dal debitore fallito dopo la dichiarazione di fallimento, che qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile anche indirettamente, in quanto effettuato col suo denaro o per suo incarico o in suo luogo da oggetti terzi. (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 30 marzo 2015.


Non spetta la prededuzione ai professionisti che hanno provveduto alla predisposizione dell’accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F.. Prededuzione – Crediti sorti in funzione delle procedure concorsuali – Procedimento di omologa degli accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F. – Esclusione

Non spetta la prededuzione ex art. 111 L.F. ai professionisti che hanno provveduto alla predisposizione dell’accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F., in quanto la fattispecie presenta caratteristiche prettamente privatistiche, come tale estranea alle procedure concorsuali in genere, non essendo prevista una fase di ammissione dei crediti, non essendovi organi pubblici destinati alla gestione del procedimento, non applicandosi il principio maggioritario e quello della par condicio creditorum e non sussistendo luogo deputato per la discussione e approvazione della proposta, con conseguente estraneità della fattispecie di cui all’art. 111 L.F.. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 16 febbraio 2015.


L'espressione del voto nei venti giorni successivi all'adunanza non richiede il previo rilascio di procura speciale. Concordato preventivo - Espressione del voto - Comunicazione dei venti giorni successivi all'adunanza - Procura speciale - Non necessità - Valutazione della validità del voto secondo le regole proprie della manifestazione di volontà

L'espressione del voto nei venti giorni successivi all'adunanza dei creditori non richiede il rilascio di procura speciale, come previsto dall'articolo 174 LF, in quanto la procura è prevista solo per l'ipotesi in cui il creditore non sia personalmente presente nell'adunanza. Conseguentemente, la validità del voto espresso successivamente deve essere valutata secondo le regole proprie della manifestazione di volontà, potendo questa aver luogo anche per mezzo di soggetti che non abbiano i poteri di firma del creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 02 febbraio 2015.


Il contratto di rent to buy può prevedere una durata inferiore a quella della locazione e, a determinate condizioni, può essere utilizzato dal fallimento per la liquidazione dell'attivo. Fallimento - Contratto di rent to buy - Pattuizione di una durata compatibile con la ragionevole durata della procedura fallimentare - Previsione di clausola per il rilascio immediato e pattuizione con atto pubblico

Il contratto di rent to buy, al quale non è applicabile la durata minima dei contratti di locazione, può essere stipulato anche per una durata non superiore a tre anni, compatibile con la ragionevole durata della procedura fallimentare. In tal caso, è consigliabile la pattuizione di una clausola che preveda il rilascio immediato del bene alla scadenza per l'ipotesi in cui il conduttore non intenda esercitare l'opzione di acquisto e, allo scopo di disporre di un titolo esecutivo, è opportuno che l'atto venga stipulato a mezzo notaio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 12 dicembre 2014.


No alla esdebitazione quando siano stati soddisfatti solo in minima parte i lavoratori dipendenti. Fallimento - Esdebitazione - Condizioni per la concessione - Fattispecie

Può essere negato il beneficio dell'esdebitazione qualora l'attivo realizzato consenta di pagare solo in minima parte i crediti dei lavoratori dipendenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 23 ottobre 2014.


Autorizzazione a contrarre fidi all’importazione e affidamenti per lo smobilizzo del portafoglio commerciale in sede di concordato in bianco ex art. 161, comma 6, L.F. e oggetto dell’attestazione. Concordato preventivo - Finanziamenti prededucibili - Crediti documentari all’importazione - Consegna dei documenti rappresentativi della merce da parte delle banca emittente la lettera di credito - Prededuzione - Ammissibilità

Concordato preventivo - Finanziamenti prededucibili - Concordato con riserva - Determinazione del fabbisogno finanziario della società istante da accertarsi da parte dell’attestatore - Accertamento del fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione del concordato - Esclusione

Concordato preventivo - Mantenimento di linee di credito auto liquidanti  per lo smobilizzo al salvo buon fine dei crediti commerciali - Atto di ordinaria amministrazione autorizzazione ex articolo 161, comma 7, L.F. - Esclusione

La presenza di crediti documentari e di lettere di credito già emesse dalle banche a favore dell'impresa in precedenza affidata, e che presenti ricorso al concordato preventivo, non implica di per sé la disponibilità da parte della società della merce viaggiante per cui la consegna delle lettere di vettura può essere intesa come nuova finanza funzionale al concordato in continuità. (Vito Misino) (Riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nell'art. 182-quinquies L.F., secondo la quale l'attestatore deve verificare l'intero fabbisogno finanziario dell'impresa sino all'omologazione del concordato preventivo, deve limitarsi – in ipotesi di concordato c.d. prenotativo - ad un arco temporale più ristretto, che sia fisiologico all'estinzione della nuova finanza che l'impresa è autorizzata a contrarre; l'attestatore potrà, pertanto, limitarsi ad accertare il fabbisogno finanziario per il solo arco temporale sino all'estinzione dei finanziamenti. (Vito Misino) (Riproduzione riservata)

Il mantenimento delle linee di credito c.d. autoliquidanti destinate allo smobilizzo dei crediti commerciali dell'impresa deve considerarsi atto di ordinaria amministrazione, rientrando tra le attività di ordinaria gestione che appartengono ai poteri dell'imprenditore pur nella fase concordataria, per cui l'eventuale domanda a contrarre tale forma di sostegno finanziario già preesistente al concordato preventivo non è oggetto di autorizzazione. (Vito Misino) (Riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 luglio 2014.


È inammissibile la formulazione della proposta che preveda un privilegio non previsto dalla legge e un diritto di veto in ordine alle decisioni degli organi della procedura. Concordato preventivo - Formulazione della proposta - Configurazione di un privilegio non previsto dalla legge - Diritto di veto sulle decisioni degli oneri della procedura - Esclusione

L'attuale normativa in tema di concordato preventivo non consente al proponente di configurare l'attribuzione ad un creditore di un privilegio su determinati beni che non sia espressamente previsto dalla legge.

Il proponente il concordato preventivo non può formulare un piano che preveda un diritto di veto sulle decisioni che potranno essere prese dagli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 06 maggio 2014.


Esenzione dal fallimento delle società cd. in house providing. Dichiarazione di fallimento - Requisiti soggettivi - Società pubbliche - Società cd. in house providing.

L'esenzione dalle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo prevista per gli enti pubblici dall'articolo 1, comma 1, L.F. deve essere applicata anche alle società cd. “in house providing”, le quali possono essere individuate in base ai criteri indicati nella sentenza della Corte di cassazione 25 novembre 2013, n. 26283, secondo la quale detta qualifica va attribuita alle società che presentino congiuntamente i seguenti tre requisiti: 1) natura esclusivamente pubblica dei soci; 2) lo svolgimento dell'attività in prevalenza a favore dei soci stessi; 3) la sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 19 dicembre 2013.


Società in house providing e soggezione assoluta degli amministratori al controllo della amministrazione pubblica. Società in house – Organi della società come articolazione della p.a. – Rapporto di servizio – Esenzione dal fallimento.

Nelle società in house providing, aventi i requisiti espressi dalla Cassazione Sez. Un. 25 novembre 2013 n. 26283, non può configurarsi un rapporto di alterità, né una separazione patrimoniale, tra l’ente pubblico partecipante e la società stessa. Pertanto gli organi della società risultano preposti ad una struttura corrispondente ad un’articolazione interna alla pubblica amministrazione e ad essa legati da un vero e proprio rapporto di servizio. Conseguentemente, come accade nelle Amministrazioni pubbliche, gli amministrazioni della società sono sottoposti ad un controllo assoluto da parte delle amministrazioni, tali da privarli di effettivi e concreti poteri gestori. In qualità di articolazione di enti pubblici, a tali società deve essere estesa la previsione di esenzione di fallimento, ex art. 1 l.f.. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 19 dicembre 2013.


Finanziamento soci assistito da ipoteca e postergazione ex art. 2467 c.c.. Finanziamenti dei soci - Postergazione ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Credito assistito da prelazione ipotecaria.

Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato, in presenza dei requisiti di cui all'articolo 2467 c.c., anche qualora lo stesso sia assistito da prelazione ipotecaria, la quale potrà avere rilievo solo nell'ambito del concorso tra più creditori postergati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 22 novembre 2013.


Contratto preliminare, risoluzione prima della dichiarazione di fallimento del promittente venditore, controversie. Contratto preliminare – Azione di risoluzione proposta prima della dichiarazione di fallimento del promittente venditore – Controversie – Giudice ordinario – Opponibilità della sentenza alla massa

Le azioni di risoluzione proposte prima della dichiarazione di fallimento del venditore o promittente venditore restano assegnate al giudice ordinario, con opponibilità della sentenza alla massa, proprio in quanto già pendenti, anche quando il contraente abbia avanzato, unitamente alla domanda di risoluzione, quella di condanna al risarcimento del danno o alla restituzione di quanto corrisposto in esecuzione del contratto da risolvere ma, dette ultime domande, a norma del comma 5 - ultima parte - dell’art. 72 L.F., vanno dichiarate improcedibili nel giudizio ordinario e vanno riproposte davanti al giudice fallimentare con istanza di ammissione al passivo e potranno essere accolte con riserva. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 28 ottobre 2013.


Concordato preventivo e pagamento integrale dell'Iva: violazione del principio di buon andamento della P.A. e disparità di trattamento rispetto agli altri creditori. Concordato preventivo - Transazione fiscale - Interpretazione del combinato disposto degli articoli 160 e 182 ter L.F. - Pagamento integrale dell'Iva - Violazione del principio costituzionale del buon andamento della P.A. - Disparità di trattamento della P.A. rispetto agli altri creditori - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza.

Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 160 e 182 ter L.F., con riferimento all'articolo 97 della Costituzione, nella parte in cui, rendendo necessariamente inammissibile la proposta concordataria che non prevede il pagamento integrale dell'Iva, non consente alla Pubblica amministrazione di valutare in concreto la convenienza della proposta che prospetti un grado di soddisfazione del suo credito in misura pari al valore delle attività del proponente ed in misura superiore a quella derivante dalla liquidazione fallimentare, violando così il principio costituzionale del buon andamento della Pubblica amministrazione, il quale obbliga la stessa a seguire i criteri di economicità e di massimizzazione delle risorse, nonché in relazione all'articolo 3 della Costituzione, nella parte in cui non consente alla Pubblica amministrazione, contrariamente a quanto accade per tutti i creditori privilegiati, di accettare un pagamento inferiore al credito ma superiore a quello ricavabile dalla liquidazione del patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 aprile 2013.


Concordato con riserva cui faccia seguito un accordo di ristrutturazione dei debiti e conservazione del divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive. Ricorso per concordato preventivo con riserva - Deposito di domanda di omologa di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conservazione degli effetti del ricorso per concordato con riserva - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive - Sussistenza.

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive, enunciato dall'articolo 168 L.F., deve ritenersi operante anche nel caso in cui l'accordo di ristrutturazione venga presentato nel termine concesso dal tribunale in seguito al deposito di ricorso per concordato preventivo con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F.. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 28 marzo 2013.


Concordato con riserva cui faccia seguito un accordo di ristrutturazione dei debiti e conservazione del divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive. Ricorso per concordato preventivo con riserva - Deposito di domanda di omologa di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conservazione degli effetti del ricorso per concordato con riserva - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive - Sussistenza.

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive, enunciato dall'articolo 168 L.F., deve ritenersi operante anche nel caso in cui l'accordo di ristrutturazione venga presentato nel termine concesso dal tribunale in seguito al deposito di ricorso per concordato preventivo con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F.. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 28 marzo 2013.


Scioglimento e sospensione dei contratti pendenti e applicazione al concordato con riserva . Concordato preventivo – Scioglimento e sospensione dei contratti pendenti – Applicazione al concordato con riserva – Esclusione.

La disciplina di cui all’art. 169 bis legge fall., la quale consente al proponente il concordato di richiedere l’autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione alla data di presentazione del ricorso, è applicabile unicamente nell’ambito del ricorso per concordato di cui al primo comma dell’art. 161 legge fall. e non nel caso in cui venga presentata domanda di concordato con riserva di presentazione del piano e della documentazione di cui al sesto comma della stesa norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 31 ottobre 2012.


Presentazione di due successive domande di concordato, consecuzione delle procedure e retrodatazione degli effetti della revocatoria alla data della prima domanda . Revocatoria fallimentare - Decorrenza nel periodo sospetto - Consecuzione di procedura di concordato preventivo il fallimento - Presentazione di 2 successive domande di concordato - Retrodatazione degli effetti alla data di presentazione della prima domanda.

E' applicabile il principio di consecuzione delle procedure di concordato preventivo e di fallimento, con conseguente retrodatazione degli effetti della sentenza di fallimento alla data della presentazione della domanda di concordato, qualora la sentenza di fallimento valuti a posteriori che lo stato di crisi dell'imprenditore aveva indotto questi alla presentazione della domanda di concordato. (Nel caso di specie si sono susseguite due domande di ammissione al concordato preventivo: la prima era stata dichiarata inammissibile, la seconda veniva ammessa; concordato veniva poi revocato ai sensi dell'art. 173 L.F.. Il Tribunale ha disposto la retrodatazione a decorrere dalla data di presentazione della prima domanda di ammissione al concordato preventivo). (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 26 luglio 2012.


Amministrazione straordinaria e nomina dell'esperto di cui all'articolo 124, comma 3, l.f.. Amministrazione straordinaria – Concordato – Nomina dell’esperto ex art. 124, comma 3, l.f. – Competenza dell’autorità amministrativa.

In sede di concordato nella liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell’art. 214 l. fall. – applicabile, in quanto espressamente richiamato dall’8, comma terzo, d.l. n. 70/2011, anche alle procedure di amministrazione straordinaria aperte sotto la vigenza della l. n.95/1979 - la designazione dell’esperto estimatore incaricato di redigere la relazione di cui all’art. 124, comma terzo, l. fall. rientra nella competenza dell’Autorità amministrativa che vigila sulla procedura. Tale relazione, infatti, è sostanzialmente prodromica alla presentazione della proposta di concordato, la quale è rimessa all’autorizzazione della stessa Autorità di vigilanza, sicché è da ritenersi sistematicamente coerente che vi sia piena coincidenza tra l’Autorità amministrativa che autorizza la proposta di concordato e quella che nomina l’esperto estimatore. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 giugno 2012.


Domanda di trasferimento del bene ex articolo 2932 nei confronti del fallimento. Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda di trasferimento coattivo ex art. 2932 c.c. o di risoluzione del contratto preliminare – Improponibilità nelle forme di cui agli artt. 93 sg. L.F. – Conseguenze.

Fallimento – Accertamento del passivo – Formazione dello stato passivo – Credito dipendente dall’esito di altro giudizio – Natura condizionale del credito ai fini di cui all’art. 96 L.F. – Sussiste.

Fallimento – Rapporti pendenti – Contratto preliminare – Domanda di esecuzione in forma specifica e subordinata di risoluzione proposte ante fallimento contro l’imprenditore – Competenza del giudice adito ante fallimento – Sussiste.

Fallimento – Rapporti pendenti – Contratto preliminare – Domanda di risoluzione proposta ante fallimento contro l’imprenditore – Competenza del giudice adito ante fallimento  – Sussiste – Domanda di ammissione al passivo per le restituzioni conseguenti all’esito del giudizio ordinario – Ammissibilità – Natura condizionale del credito – Conseguenze.

La domanda di trasferimento coattivo del bene non può essere proposta nelle forme dell’ammissione al passivo ed anzi, ai sensi dell’art. 24 L.F., non è neppure di competenza del giudice fallimentare, nel caso in cui il curatore, non solo non si sia avvalso della facoltà di sciogliersi dal contratto preliminare, ma abbia addirittura espressamente aderito alla domanda ex art. 2932 c.c. proposta dal promissario acquirente prima del fallimento; nemmeno la domanda di risoluzione del contratto preliminare può essere proposta nelle forme dell’ammissione al passivo, ancorché con tale forma debba esser fatto valere - ex art. 72, 5° comma, L.F. - il credito per le eventuali restituzioni che conseguano alla risoluzione del contratto. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata)

Secondo il  principio generale affermato da Cass. Sez. Un. 16 maggio 2008, n. 12371 con riferimento a crediti che devono essere accertati da giudici diversi, deve ritenersi la natura condizionale di tutti i crediti la cui quantificazione e giuridica sussistenza non siano ancora certe, per le più varie ragioni, in sede di verifica del passivo; pertanto, la subordinazione logico-giuridica dell’accoglimento della domanda di ammissione all’esito di altro giudizio pendente rende condizionale tale domanda ai sensi dell’art. 96 L.F.. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata)

Il legislatore ha modificato l’art. 72 L.F. disponendo che l’azione di risoluzione, proposta prima della dichiarazione del fallimento della parte inadempiente, spieghi i suoi effetti nei confronti della sopravvenuta procedura; pertanto, nel caso in cui il promissario acquirente abbia promosso nei confronti della venditrice, poi fallita, giudizio ordinario inteso all’esecuzione del preliminare ex art. 2932 c.c. e, in via subordinata, alla risoluzione del preliminare stesso, competente a conoscere anche di quest’ultima domanda è il giudice già adito prima del fallimento e non il giudice fallimentare. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata)

Ove, all’atto del fallimento del promittente venditore, risulti già pendente il giudizio promosso dal promissario acquirente per l’esecuzione ex art. 2932 c.c. del contratto preliminare e, in via subordinata, per la risoluzione del contratto stesso e la restituzione della caparra, la possibilità che il promissario acquirente venga ammesso al passivo a tale ultimo titolo dipende dall’esito del giudizio ordinario ancora pendente; tale subordinazione rende condizionale, ai sensi dell’art. 96 L.F., la domanda di ammissione al passivo che andrà, pertanto, accolta; sarà poi rimesso al giudice delegato il compito di procedere alla conseguente modifica dello stato passivo ai sensi dell’art. 113 bis L.F., nella misura che verrà determinata ad esito del giudizio pendente. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 aprile 2012.


Natura unitaria ed inscindibile e legittimazione esclusiva nell'azione di responsabilità esercitata dal curatore nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata. Società a responsabilità limitata - Responsabilità degli amministratori - Fondamento dell'azione di responsabilità promossa dei creditori sociali - Articolo 2394 CC - Esclusione - Articolo 203 c.c. - Comportamento doloso o colposo dell'amministratore - Necessità.

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - legittimazione del curatore - Azione di natura unitaria ed inscindibile.

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - dichiarazione di fallimento - Legittimazione esclusiva del curatore.

In mancanza di una espressa previsione di legge, la legittimazione dei creditori sociali a promuovere l'azione di responsabilità per i danni derivanti dalla mancata conservazione del patrimonio sociale trova fondamento nell'articolo 2043 c.c. e non nell'articolo 2394 c.c., il quale non è applicabile in via analogica alle società a responsabilità limitata. Da ciò consegue che il comportamento dannoso dell'amministratore deve essere caratterizzato da dolo o colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La riforma della legge fallimentare, nell'attribuire al curatore la legittimazione esclusiva all'esercizio di tutte le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori che trovino fondamento nella disciplina di diritto sostanziale ha confermato il principio espresso dalla giurisprudenza secondo il quale l'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, essendo il frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scopo dell'azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare non è quello di reintegrare il patrimonio dei singoli creditori, bensì quello di attuare, per il tramite della ricostruzione del patrimonio del fallito, il concorso dei creditori anche sul patrimonio dell'amministratore. Da ciò consegue che il danno risarcibile non è quello cagionato al singolo creditore, ma quello subito dal patrimonio della società, con l'ulteriore conseguenza che, per effetto della dichiarazione di fallimento, diviene improcedibile il giudizio di responsabilità in precedenza promosso dal singolo creditore sociale, giudizio che potrà essere proseguito esclusivamente dal curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 16 aprile 2012.


Vincolo di destinazione dei beni a favore dei creditori, fattibilità del piano e revoca del concordato preventivo. Concordato preventivo - Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo di destinazione su beni immobili allo scopo di evitare l'aggressione dei creditori prima della presentazione della domanda di concordato - Fattibilità - Esclusione.

Non può ritenersi fattibile il piano di concordato preventivo qualora il debitore, prima di depositare la domanda, abbia costituito sui propri beni immobili un vincolo di destinazione ai sensi dell'articolo 2645 ter c.c. allo scopo, dichiarato, di evitare che l'aggressione disordinata del patrimonio dell'impresa in crisi possa comportare una dispersione di valore in danno dei creditori ed impedire un'equa distribuzione degli effetti dell'insolvenza. (Nel caso di specie, il tribunale - sulla scorta di quanto riferito dal commissario giudiziale - ha revocato l'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, evidenziando, tra le varie ragioni poste a fondamento del provvedimento di revoca, che l'atto costitutivo del vincolo destinava i beni immobili esclusivamente al soddisfacimento dei creditori che avrebbero aderito al concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 13 marzo 2012.


Azione sociale di responsabilità promossa dal curatore, intervento adesivo del singolo socio e prosecuzione dell'azione transatta dal fallimento. Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità - Esercizio da parte del curatore - Legittimazione del singolo socio - Intervento adesivo - Facoltà di proseguire l'azione rinunciata dal curatore - Esclusione.

La legittimazione a promuovere l'azione sociale di responsabilità che l'articolo 2476, comma 3, c.c. riconosce a ciascun socio, quale che sia l'entità della sua partecipazione al capitale sociale, ha natura derivativa rispetto a quella della società. Qualora, pertanto, detta azione venga esercitata dal curatore ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare, il singolo socio potrà tutt'al più svolgere nello stesso giudizio una domanda adesiva e non potrà subentrare nella posizione del curatore che abbia rinunciato a proseguire il giudizio in conseguenza di un intervenuto accordo transattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 febbraio 2012.


Domanda di concordato preventivo e ammissibilità di sequestro conservativo nei confronti dell'impresa. Concordato preventivo - Provvedimenti cautelari - Ammissibilità - Condizioni.

Concordato preventivo - Sequestro conservativo - Tutela del patrimonio per il tempo intercorrente tra la domanda di concordato e l'apertura della procedura - Ammissibilità.

In assenza di specifica disposizione normativa, non è possibile escludere a priori la esperibilità di azioni cautelari nei confronti di impresa che abbia presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo dovendosi, invece, rimettere al giudice del provvedimento cautelare di valutare di volta in volta se l'adozione del provvedimento richiesto possa risultare in contrasto con la finalità e la funzione proprie del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Può concedersi il sequestro conservativo sui beni della società che abbia presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in considerazione dell'esigenza di tutelare il patrimonio della stessa per il periodo che intercorre dalla domanda alla apertura della procedura ed altresì per l'ipotesi in cui ad una eventuale dichiarazione di inammissibilità non faccia seguito la dichiarazione di fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 gennaio 2012.


Azione di responsabilità dei creditori di s.r.l. e legittimazione del curatore; direzione e coordinamento di società, azione del socio e legittimazione passiva della società controllata. Fallimento di società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. - Legittimazione del curatore - Sussistenza.

Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità del socio ex art. 2476, comma 3, c.c. - Litisconsorzio necessario della società.

Direzione e coordinamento di società - Azione del socio ex art. 2497 c.c. per il pregiudizio indiretto alla propria partecipazione - Legittimazione passiva della società controllata - Esclusione.

Direzione e coordinamento di società - Fallimento della società controllata - Azione di responsabilità nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori ex art. 2497 c.c. - Legittimazione del socio della società controllata - Sussistenza.

Anche in caso di fallimento della società a responsabilità limitata, la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e dell’azione ex art. 2394 c.c. spetta esclusivamente al curatore, pur in difetto del richiamo dell’art. 2394 bis c.c. da parte dell’art. 2463 c.c., e ciò in conseguenza del disposto dell’art. 146 L.F., pacificamente applicabile anche alle società a responsabilità limitata (anche tenuto conto dell’espresso richiamo all’art. 2476 c.c. ivi contenuto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La società è litisconsorte necessario nella causa avente ad oggetto l’azione sociale di responsabilità esercitata dal socio ai sensi dell’art. 2476, comma 3, c.c. (come espressamente previsto nell’ipotesi, analoga, disciplinata dall’art. 2393 bis c.c., vertendosi in un’ipotesi di legittimazione straordinaria ad agire, cumulativa e non privativa della legittimazione spettante al titolare del diritto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata del secondo e del terzo comma dell’art. 2497 c.c. induce a ritenere che non sussiste la legittimazione passiva della società controllata, in relazione all'azione prevista dall'art. 2497 c.c., con la quale il socio della società controllata fa valere il pregiudizio indiretto alla propria partecipazione nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La legittimazione del socio della società controllata all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori, ai sensi dell'art. 2497 c.c., non può essere esclusa in conseguenza del fallimento della società controllata, in quanto l’ultimo comma dell’art. 2497 si limita a trasferire al curatore l’azione di responsabilità dei creditori nei confronti della società controllante (azione considerata dal terzo comma della norma stessa e riconducibile ad un’estensione soggettiva dell’azione di cui all’art. 2394 c.c.), ma non anche quella dei soci. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 06 settembre 2011.


Piano di risanamento, nomina dell'esperto attestatore e rilevanza del richiamo all’art. 2501 bis c.c.. Piano attestato di risanamento - Nomina dell'esperto attestatore - Individuazione da parte dell'imprenditore - Requisiti - Rilevanza del richiamo dell’art. 2501 bis c.c..

Spetta all'imprenditore la nomina dell'esperto che, in base all'articolo 67, comma 3, lett. d) deve attestare l'idoneità del piano al risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria. L'esperto in questione deve possedere i requisiti previsti dall'articolo 28, lett. a) e b), legge fallimentare, mentre il richiamo all'articolo 2501 bis, comma 4, c.c. deve intendersi riferito al contenuto ed ai requisiti della relazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 27 luglio 2011.


Questione di legittimazione e vis attractiva ex art. 24 l.f.. Fallimento – Cessione del credito – Eccezione di titolarità del diritto azionato – Fallimento del cedente – Opponibilità e revocabilità del credito – Vis attractiva ex art. 24 l.f. – Dichiarazione di incompetenza – Revoca del decreto.

Nella controversia tra debitore ceduto e cessionario, qualora il debitore chieda una pronuncia diretta a stabilire chi sia, tra cedente e cessionario, il titolare del credito, se il cedente è dichiarato fallito ed il curatore contesta l’opponibilità al fallimento della cessione ovvero la revocabilità della stessa, la controversia rientra nella vis attractiva del tribunale fallimentare funzionalmente competente ai sensi dell’art. 24 l.f.. In tale ipotesi, la devoluzione al tribunale fallimentare è determinata anche dalla semplice proposizione dell’eccezione di opponibilità, non essendo necessaria a tal fine una specifica domanda e ove la domanda di pagamento sia proposta con decreto monitorio, la statuizione sull’incompetenza avrà come conseguenza la revoca del decreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 27 settembre 2006.

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