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Archivio Processo Civile

Violazione del dovere di correttezza e sospensione dell’esecuzione. Richiesta di sospensione dell’esecuzione in sede di opposizione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. – Riscontrata violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. e del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. – Gravi motivi – Sussistenza

In sede di opposizione all’esecuzione ex art. 615, II comma c.p.c., l’esecuzione va sospesa in caso di violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. (inteso anche come divieto di aggravamento della posizione debitoria della controparte, non rispondente ad un apprezzabile interesse) nonché del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. e richiamato dalla più recente elaborazione della giurisprudenza di legittimità proprio in relazione a condotte dei creditori nel ricorso a procedure di esecuzione forzata (v. Cass. n. 7078/15). (Fattispecie relativa ad esecuzione promossa dal creditore nei confronti del terzo pignorato: nello specifico, il creditore aveva notificato atto di precetto e dato seguito all’esecuzione dopo aver intimato con fax al terzo pignorato, Istituto di credito, di corrispondere entro cinque giorni la somma assegnata, senza dar seguito alla richieste della Banca di trasmettere copia del provvedimento di assegnazione, nonché di comunicare ex art. 21 comma 15 L. 449/97 e Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 34755/2010 del 03.03.2010 quale parte della somma pignorata doveva assoggettarsi a ritenuta d’acconto). (Matteo Filippi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 09 agosto 2016.


Riconvenzionale non discussa in sede di mediazione obbligatoria. Processo civile – Mediazione obbligatoria ex D.Lgs. 28/2012 – Applicabilità alla domanda riconvenzionale non discussa nella precedente mediazione instaurata dall’attore

L’onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione sussiste anche nei confronti del convenuto che proponga una domanda riconvenzionale cd. inedita, se anch’essa soggetto a mediazione ai sensi dell’art.5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010. Infatti, l’esclusione della domanda del convenuto dall’ambito di applicazione di tale norma provocherebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra attore e convenuto, del tutto illegittima.
Il termine “convenuto” utilizzato dall’art.5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010 per indicare il soggetto che eccepisce l’improcedibilità della domanda ben può essere riferito all’attore rispetto alla domanda riconvenzionale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 maggio 2016.


Provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo e negoziazione assistita. Mancata risposta all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita di cui all’art. 4 comma 1, d.l. 132/2014 – Obbligatorietà della concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo richiesto dalla parte invitante – Esclusione

Mancata risposta all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita di cui all’art. 4 comma 1, d.l. 132/2014 – Possibilità di concedere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo richiesto dalla parte invitante – Presupposti

La concessione della provvisoria esecuzione a seguito del mancato riscontro a concludere la convenzione di negoziazione assistita deve ritenersi facoltativa, nonostante il richiamo all’art. 642, primo comma, c.p.c. fatto dal predetto articolo. Tale richiamo infatti deve ritenersi errato poiché la norma da ultimo citata impone la concessione della p.e. del decreto a fronte della produzione, a sostegno del ricorso monitorio, di  prove scritte qualificate, alle quali non è assimilabile l’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il silenzio dell’ingiunta di fronte all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita e il mancato pagamento dell’importo di cui alla fattura azionata, nonostante il tempo trascorso dal momento dell’invio dell’invito sono elementi sufficientemente indicativi della sussistenza di un grave pregiudizio nel ritardo che consente la concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo richiesto dal creditore- invitante alla negoziazione assistita. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 02 maggio 2016.


Termine per la presentazione dell’istanza di liquidazione del compenso per il difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato dopo l’introduzione dell’art. 83, comma 3 bis, d.P.R. 115/2002. Istanza di liquidazione del compenso per il difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato – Onere di presentarla entro la chiusura della fase processuale dopo l’introduzione dell’art. 83, comma 3 bis, d.P.R. 115/2002 – Esclusione

Estinzione del giudizio – Potere del giudice di provvedere sull’istanza di liquidazione del compenso del difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato – Esclusione – Conseguenza

Può escludersi che l’art. 83, comma 3 bis d.P.R. 115/2002, inserito dalla legge di stabilità per il 2016, abbia introdotto un onere, di carattere generale, per il difensore della parte ammessa al patrocinio erariale di depositare la richiesta di liquidazione entro la chiusura della fase, a pena di inammissibilità o di decadenza, in mancanza dell’espressa previsione di una simile conseguenza. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Una volta che il giudizio sia stato dichiarato estinto viene meno il potere del giudice di provvedere sulla istanza di liquidazione del compenso avanzata dal difensore di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, con la conseguenza che va dichiarato non luogo a provvedere sull’’istanza che sia stata presentata dopo quel momento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 08 aprile 2016.


Individuazione del giudice competente a revocare l’ammissione provvisoria al patrocinio a spese dello Stato. Provvedimento di revocare del patrocinio a spese dello stato ammesso per la fase di primo grado - Competenza del giudice di appello - Sussiste

Ai sensi dell’art. 136, comma 1, d.P.R. 115/2002 il giudice competente alla revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato disposta in via provvisoria dal consiglio dell’ordine è quello “che procede” nel momento in cui si realizzi una delle ipotesi che giustifichino tale provvedimento, compresa quella dell’accertamento della insussistenza ab origine delle condizioni per l’ammissione al beneficio, cosicchè può trattarsi anche del giudice di appello rispetto alla ammissione relativa al primo grado di giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 aprile 2016.


Funzione del primo incontro nella procedura di mediazione. Domanda riconvenzionale e mediazione. Primo incontro nella procedura di mediazione – Realizzazione della condizione di procedibilità qualora le parti manifestino l’intenzione di non proseguire nella procedura – Sussiste

Mediazione obbligatoria – Domanda riconvenzionale – Suo assoggettamento alla mediazione – Esclusione

L’art. 8, comma 1, D.Lgs. 28/10 va interpretato nel senso che il primo incontro tra le parti e il mediatore ha la funzione di verificare la volontà e disponibilità delle prime, informate sulla natura e funzione della mediazione cui il mediatore intende procedere, ad ‘autorizzare’ l'avvio della procedura, consentendo loro altresì di fornire le eventuali giustificazioni per non procedervi. A tale conclusione induce l’art. 5, comma 2 bis, che, nell’affermare espressamente che “…la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l'accordo”, implicitamente ammette che il primo incontro informativo non è un momento estraneo alla ricerca dell’accordo e che la mediazione possa legittimamente chiudersi al primo incontro, sicchè nell’espressione ‘senza l’accordo’ deve necessariamente rientrare anche l’ipotesi che le parti o una di esse non intendano tout court proseguire con la mediazione, ritenendo preferibile che la controversia sia conosciuta dall’autorità giudiziaria. (Eugenia Tommasi Di Vignano) (riproduzione riservata)

Sul tema dell’assoggettamento alla mediazione obbligatoria della domanda riconvenzionale (inedita o meno) rientrante nelle materie di cui al D.Lgs. 28/10 (come anche delle domande dei terzi chiamati in causa, delle domande trasversali, della reconventio reconventionis), deve ritenersi preferibile la più ragionevole e razionale tesi negativa, che si fonda: A) sull’esigenza di interpretare l’art. 5 D.Lgs. 28/10 alla luce dei principi: 1) di ragionevole durata del processo; 2) di efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale rispetto alle norme di deroga alla giurisdizione alla luce dell’art. 24 Cost.; 3) di equilibrio nella relazione tra procedimento giudiziario e mediazione come espresso dalla Direttiva 2008/52/CEE; B) sull’esigenza di rispettare l’autentica finalità dell’istituto mediatorio che è marcatamente deflattiva, tenuto conto che, rispetto alla domanda riconvenzionale, l’esperimento della mediazione non sortisce l’effetto di chiudere il giudizio in corso non essendo generalmente idoneo, dopo il fallimento del procedimento di mediazione sulla domanda principale, a porre fine al giudizio idoneo; C) sull’esigenza di evitare la formulazione di domande riconvenzionali ‘strumentali’ al solo fine di imporre al giudice l’invio in mediazione, con conseguente allungamento dei tempi processuali anche per la definizione della domanda principale. (Eugenia Tommasi Di Vignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 24 marzo 2016.


Regolamentazione delle spese di lite nelle cause di opposizione a sanzioni amministrative in cui la amministrazione pubblica si sia difesa tramite propri funzionari. Possibilità di condanna alle spese in favore dell’amministrazione pubblica che si sia difesa a mezzo di propri funzionari – Applicazione in via analogica dell’art. 152 bis disp. att. c.p.c. – Esclusione

L’art. 152 bis disp. att. c.p.c., inserito nel codice di procedura civile dalla Legge 12/11/2011 n. 183 (Legge di Stabilità per l’anno 2012), riguarda specificamente la difesa delle pubbliche amministrazioni nelle controversie relative ai rapporti di lavoro con i loro dipendenti, come si evince dall’esplicito richiamo all’art. 417 bis c.p.c. e quindi non può estendersi, proprio per la sua specifica delimitazione, anche alle controversie in tema di opposizione a sanzioni amministrative. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 17 marzo 2016.


Contenuto dell’obbligo informativo dell’avvocato nei confronti del cliente e rilevanza del suo inadempimento. Obbligo informativo dell’avvocato – Eccezione di inadempimento sollevata dal cliente – Mancata dimostrazione dell’assolvimento di tale obbligo da parte dell’avvocato – Conseguenze – Esclusione del suo diritto al compenso

Patrocinio a spese dello Stato – Necessità di corrispondenza tra l’importo oggetto della condanna in favore dello Stato ai sensi dell’art. 133 d.P.R 115/2002 e l’importo oggetto della liquidazione in favore del difensore della parte ammessa al patrocinio – Esclusione – Ragioni

L’esigenza dell’attività informativa del professionista nella fase pre-contrattuale è funzionale al conseguimento di un consenso informato da parte del cliente e trova il suo fondamento nei principii di cui agli art. 1175 -1176 c.c. e ora, per i rapporti sorti dopo il 25 gennaio 2012, anche nell’art. 9, comma 4, del d.l. 1/2012. Da ciò consegue che a fronte dell’eccezione, sollevata dal convenuto, di inadempimento a tale obbligo l’avvocato che abbia agito per ottenere il compenso per l’attività svolta è tenuto a fornire la prova contraria e qualora non vi provveda non ha diritto ad ottenere il compenso per detta attività. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il principio affermato da Cass. Pen., Sez. VI, 8 novembre 2011, n. 46537 della necessaria corrispondenza tra importo oggetto della condanna alle spese della parte abbiente soccombente e importo oggetto della liquidazione in favore del difensore della parte non abbiente non è estensibile alle pronunce di condanna che siano adottate all’esito di un giudizio civile per le seguenti ragioni:
1. nessuna delle norme del d.P.R, prevede la corrispondenza tra somma oggetto di condanna ai sensi dell’art. 91 c.p.c. e importo oggetto di liquidazione in favore del difensore del non abbiente e nemmeno che la prima debba essere dimezzata;
2. la soluzione in esame, mirando ad evitare l’arricchimento dello Stato, finirebbe per avvantaggiare la parte soccombente che vedrebbe ridotta l’entità della condanna per il solo fatto che la propria controparte è stata ammessa al patrocinio pubblico;
3. spesso è impossibile avere corrispondenza tra l’importo liquidato al difensore della parte non abbiente e quella oggetto di condanna, anche a prescindere dalla applicazione o meno della dimidiazione, giacchè la liquidazione della somma dovuta dalla parte soccombente avviene sulla base di criteri in parte diversi da quelli che sovrintendono alla liquidazione del compenso spettante al difensore nei confronti del suo assistito. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 gennaio 2016.


Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite per accertamento e determinazione di crediti da mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Procedimento civile - Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite - Ambito di applicazione - Accertamento e determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito

La consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite di cui all’art. 696-bis c.p.c. ha portata assai più ampia dell'accertamento tecnico preventivo di cui all’art. 696 c.p.c., come è fatto chiaro dall’inciso, cui la norma affida il regolamento dei presupposti di ammissibilità, “anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell'art. 696“; pertanto, la consulenza tecnica in funzione conciliativa (per la quale non è richiesto il requisito dell’urgenza) può trovare ingresso, oltre che per l’accertamento dello stato e/o della qualità di luoghi, cose e persone (oltre che per trarre valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all’oggetto della verifica), anche allo scopo di accertare e determinare i crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzioni di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito.

La teleologia deflattiva dell’istituto in esame va nel senso della composizione preventiva delle liti, nessuna esclusa, tutte le volte in cui la suddetta consulenza possa assolvere proficuamente alla tracciatura del perimetro fattuale, scientifico, tecnico, economico del futuro giudizio di merito, consentendo essa alle parti una valutazione prognostica avveduta circa il fondamento delle rispettive ragioni ed eccezioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 14 gennaio 2016.


Procedimento ex art. 696 bis c.p.c e condanna alle spese. Applicabilità del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c. nella liquidazione delle spese relative al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. – Esclusione – Applicazione del diverso criterio di cui all’art. 8 del d.P.R. 115/2002

Il criterio della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c. trova applicazione nell’ambito dei procedimenti di istruzione preventiva, tra i quali può farsi rientrare il procedimento ex art. 696 bis c.p.c., solamente nell’ipotesi in cui il ricorso introduttivo di tale giudizio sia dichiarato inammissibile o rigettato, mentre qualora il ricorso introduttivo di tale procedimento sia ritenuto ammissibile, e si dia quindi corso all’accertamento richiesto, il criterio al quale occorre attenersi nella liquidazione delle spese relative a tale procedimento è quello generale di cui all’art.8 del D.p.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 30 dicembre 2015.


Cumulo tra negoziazione assistita e mediazione obbligatoria. Cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e altre procedure stragiudiziali obbligatorie ai sensi dell’art. 3, comma 5 primo periodo del d.l. 132/2014 – Sussiste

Esito infruttuoso della negoziazione assistita su una controversia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege – Necessità di esperire la mediazione a pena di improcedibilità della domanda giudiziale – Sussiste

L’art. 3, comma 5 primo periodo del d.l. 132/2014, convertito nella legge 162/2014, laddove prevede che: “Restano ferme le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di mediazione e conciliazione, comunque denominati…”, impone espressamente il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e procedure stragiudiziali obbligatorie, per legge o per previsione contrattuale o statutaria, salvo che la controversia non sia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege, perché in tal caso solo questa procedura va esperita. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’esito infruttuoso della negoziazione assistita facoltativa esperita non esonera le parti dall’esperimento della mediazione, qualora quest’ultima costituisca condizione di procedibilità della domanda giudiziale, tanto più sei si considera che una simile sequenza non appare in astratto inutilmente dilatoria, a differenza di quella inversa (negoziazione esperita dopo il fallimento della mediazione) poichè consente il passaggio ad una procedura stragiudiziale che presenta un valore aggiunto rispetto alla prima, costituito dall’intervento di un terzo imparziale, che può favorire l’esto conciliativo. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 dicembre 2015.


Procedimento sommario e accertamento della permanenza delle condizioni per godere del patrocinio a spese dello Stato. Verifica sulla permanenza delle condizioni per beneficiare del patrocinio a spese dello Stato – Sua compatibilità con l’istruttoria sommaria tipica del procedimento sommario – Sussiste

L’accertamento sulla effettività e la permanenza delle condizioni previste per poter godere del patrocinio a spese dello Stato di cui all’art. 127 dpr 115/2002 può essere svolto in tempi relativamente contenuti e quindi risulta pienamente compatibile con l’istruttoria sommaria tipica del presente giudizio, potendo essere demandato all’agenzia delle entrate ai sensi dell’art. 213 c.p.c. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 22 dicembre 2015.


Il D.M. 44/2011 non prevede alcuna sanzione di nullità per il deposito del ricorso per ingiunzione in formato 'pdf scansione' anziché in formato 'pdf testuale'. Processo civile telematico - Ricorso per ingiunzione - Deposito in forma di "pdf scansione" anziché in formato "pdf testuale" - Inesistenza - Esclusione - Nullità - Esclusione

Il decreto ministeriale n. 44 del 2011 non prevede alcuna sanzione di nullità per il caso in cui il ricorso per decreto ingiuntivo telematico venga depositato in forma di "pdf scansione" anziché in formato "pdf testuale", ipotesi nella quale non si potrebbe parlare di inesistenza dell'atto ma semmai di nullità ai sensi dell'articolo 156, comma 2 c.p.c. sanabile dalla proposizione dell'opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 04 dicembre 2015.


Ordinanza ex art. 186 ter c.p.c.: tipologia della prova scritta sulla quale si può fondare e sua compatibilità con la negoziazione assistita. Parcella opinata dall’ordine competente – Sua idoneità a costituire prova scritta del credito ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c. – Esclusione

Controversia soggetta (in tesi) a negoziazione assistita – Istanza di ordinanza ex art. 186 ter c.p.c. – Preclusione all’emissione della stessa per la necessità di esperire la negoziazione assistita – Esclusione

Eccezione di improcedibilità della domanda palesemente infondata – Carattere dilatorio della stessa – Sua rilevanza ai fini dell’art. 642, comma 2, c.p.c come richiamato dall’art. 186 ter c.p.c. – Sussistenza

La parcella opinata dall’ordine competente non costituisce prova scritta del credito ai fini del rilascio della ordinanza ex art. 186 ter, primo comma c.p.c., atteso che quest’ultima norma richiama l’art. 633, primo comma n.1 e secondo comma, c.p.c. e non anche l’art. 636 c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Poiché l’ordinanza ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c. rientra nella categoria dei provvedimenti urgenti di cui all’art. 3, comma 4, del d.l. 132/2014, la sua emissione non è preclusa dal mancato esperimento del procedimento di negoziazione assistita nei casi in cui esso è previsto quale condizione di procedibilità della domanda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La palese infondatezza della eccezione di improcedibilità della domanda, per mancato espletamento del procedura di negoziazione assistita, rivela un intento dilatorio della parte che l’ha sollevata ed è quindi sufficientemente indicativa della sussistenza del presupposto del grave pregiudizio nel ritardo di cui all’art. 642, comma 2, c.p.c. come richiamato dall’art. 186 ter, secondo comma, c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 novembre 2015.


Parametri per la liquidazione del compenso per l’attività di assistenza stragiudiziale priva di autonoma rilevanza rispetto all’attività giudiziale. Attività stragiudiziale connessa o propedeutica a quella di assistenza in un procedimento di atp – Possibilità di ritenere adeguati i soli parametri per l’attività giudiziale – Sussistenza

Individuazione del valore della controversia ai fini della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp conclusosi con una transazione – Valore della transazione – Esclusione – Valore della domanda – Correttezza

Procedimento di atp che si concluda con una transazione – Possibilità di aumentare il compenso per l’avvocato che ha prestato la propria opera in tale procedimento – Sussiste

Soggezione al periodo di sospensione feriale dei termini processuali dei termini previsti per lo svolgimento della procedura di negoziazione assistita – Esclusione

Presupposti per la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c a seguito della mancata accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Possibilità di applicare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4. d.l. 132/2014 – Esclusione 

Accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita da parte di difensore privo di procura speciale – Idoneità ad evitare le conseguenze di cui all’art. 4 d.l. 132/2014 – Esclusione

Silenzio della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Sua sufficienza a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c. – Esclusione – Necessità che tale comportamento sia indicativo di mala fede o colpa grave – Sussistenza

Mancata formulazione di proposte conciliative da parte della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita che abbia contestato solo il quantum della pretesa avversaria – Contegno indicativo di mala fede – Ravvisabilità

L’attività stragiudiziale connessa o propedeutica al procedimento di atp priva di una autonoma rilevanza rispetto all’attività giudiziale (presupposto chiesto dall’art. 20 del d.m. 55/2014), è adeguatamente remunerata con il compenso da riconoscersi per la seconda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Ai fine della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp, che si sia concluso con una transazione, il valore della controversia non va determinato sulla base dell’importo oggetto della transazione raggiunta ma, ai sensi dell’art.5, comma 2, del d.m. 55/2014, avendo riguardo al valore della domanda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il procedimento di atp si sia concluso con una transazione, il compenso per l’avvocato che abbia prestato la propria attività in esso può essere aumentato di un quarto ai sensi dell’art. 4, comma 6 del d.m. 55/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Poichè la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alla negoziazione assistita, che è una procedura stragiudiziale, il termine per accettare l’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita di cui all’art. 3, comma 2, d.l. 132/2014 non è sospeso nel periodo di sospensione dei termini processuali. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione non rientra tra le ipotesi che danno luogo alle conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il messaggio di posta certificata con il quale il difensore della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita, privo di procura speciale ad hoc, aderisca all’invito non integra accettazione di tale invito e va invece qualificato come silenzio e, come tale, può comportare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il silenzio tenuto dalla parte invitata a concludere la convenzione a seguito della ricezione del corrispondente invito non è di per sé sufficiente a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c., occorrendo che tale comportamento sia anche indicativo di mala fede o di colpa grave nel resistere in giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sintomatico di mala fede il contegno della parte che, sebbene abbia contestato solo il quantum della pretesa di controparte, e nonostante questa, nel rilevare il ritardo nell’adesione all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita, si fosse detta disponibile a trovare una soluzione conciliativa, a prescindere dal dato formale del mancato rispetto del termine per riscontrare l’invito, non abbia assunto nessuna iniziativa conciliativa, quale la  formulazione, ai sensi dell’art. 91, primo comma, c.p.c. di una proposta di pagamento di una somma determinata sulla base dei criteri da essa proposti per la corretta determinazione del credito di controparte.  (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 novembre 2015.


Natura della condanna per mancata partecipazione al procedimento di mediazione senza giustificato motivo e conseguenze di essa. Condanna ai sensi dell’art. 8, comma 5, secondo periodo del d. lgs. 28/2010 – Natura sanzionatoria – Possibilità di emetterla nei confronti di ciascuna dei soggetti-parti processuali che non hanno partecipato alla mediazione – Sussistenza

La condanna di cui all’art. 8 comma 5 secondo periodo del d. lgs. 28/2010, avendo natura sanzionatoria, va adottata nei confronti di ciascuna delle parti che non abbiano partecipato al procedimento di mediazione senza giustificato motivo, a fortiori quando le loro posizioni non siano inscindibili ed esse possano quindi valutare indipendentemente l’una dall’altra di aderire alla prospettiva conciliativa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 12 novembre 2015.


Inammissibilità dell’appello e nozione di difesa manifestamente fondata ai fini dell’aumento del compenso per l’avvocato dell’appellato. Requisito di ammissibilità dell’appello di cui all’art. 342, comma 1, n.1 c.p.c. – Sua ratio

Difesa manifestamente fondata ai sensi dell’art. 4 comma 8, d.m. 55/2014 – Sua nozione

Eccezione di inammissibilità dell’appello – Presupposto per l’aumento del compenso spettante all’appellato ai sensi dell’art. 4, co.8, del D.M. n.55/2014 – Sussistenza

Con l’art. 342 comma 1 n. 1, c.p.c. il legislatore ha inteso agevolare,  da un lato, l’immediata percezione da parte del giudice di appello, già ad una prima lettura dell’atto di impugnazione, delle conseguenze che l’accoglimento delle doglianze dell’appellante può avere sulla tenuta della decisione impugnata e, dall’altro, la stesura della sentenza di riforma, nel caso l’appello venisse ritenuto fondato in tutto o in parte, consentendo il ricorso ad una motivazione mediante richiamo alle deduzioni dello stesso appellante. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il presupposto della difesa manifestamente fondata, che giustifica l’aumento del compenso di un terzo ai sensi dell’art. 4 comma 8, d.m. 55/2014, è ravvisabile nei casi in cui il difensore di una parte riesca a far emergere la fondatezza nel merito dei propri assunti e, specularmente, l’infondatezza degli assunti di controparte, senza dover ricorrere a prove costituende e quindi solo grazie al proprio apporto argomentativo. Volendo esemplificare si può pensare ai casi in cui la causa risulti di pronta soluzione sulla base di prove documentali di facile intelligibilità ovvero perché involge questioni giuridiche relativamente semplici o ancora perché non vi è stata contestazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’eccezione di inammissibilità dell’appello che sia fondata integra il presupposto della “difesa “manifestamente fondata che giustifica l’aumento del compenso previsto dall’art. 4, comma 8, d.m. 55/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 novembre 2015.


Natura stragiudiziale dell’assistenza prestata dall’avvocato in fase di mediazione e condanna alle spese. Assistenza prestata dall’avvocato nella fase di mediazione – Natura stragiudiziale della stessa ex art. 20 d.m. 55/2014

Spese processuali – Compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione – Inclusione di tale voce nella condanna ai sensi dell’art. 91 c.p.c.

L’assistenza prestata dall’avvocato nel corso della fase di mediazione obbligatoria, svoltasi nella pendenza del giudizio, va qualificata come attività stragiudiziale ai sensi dell’art. 20 del d.m. 55/2014, trattandosi di attività con autonoma rilevanza rispetto a quella di difesa svolta nel giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Tra le spese processuali da porre a carico della parte soccombente nel giudizio rientra anche il compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione obbligatoria svoltasi nella pendenza del giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 29 ottobre 2015.


Negoziazione assistita e crediti professionali di avvocato. Domanda di condanna al pagamento di un somma, inferiore ad euro 50.000,00, a titolo di compenso per l’attività di assistenza difensiva prestata in favore di un cliente non consumatore – Necessità di esperire la negoziazione assistita quale condizione di procedibilità di tale domanda - Sussiste

Giudizio ordinario promosso in proprio da un avvocato, al fine di ottenere la condanna dell’ex cliente al pagamento di una somma inferiore a cinquantamila euro – Riconducibilità di tale giudizio alla categoria di quelli in cui le parti possono stare in giudizio personalmente ai sensi dell’art. 3, comma 7, d.l. 132/2014 – Esclusione

Giudizio contumaciale diretto ad ottenere la condanna al pagamento di una somma inferiore ad euro 50.000,00 – Necessità di esperire la negoziazione assistita quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale - Sussiste

Il cliente che ottenga dall’avvocato assistenza difensiva in un giudizio in cui era stato coinvolto in ragione della sua attività imprenditoriale non può considerarsi consumatore ai fini dell’applicazione dell’art. 3, comma 1, ultimo periodo del d.l. 132/2014, che esonera dall’obbligo dell’esperimento della negoziazione assistita, le controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti  da contratti conclusi tra professionisti e consumatori. Da ciò consegue che la domanda dell’avvocato di condanna del predetto soggetto al pagamento di una somma inferiore ad euro 50.000,00 deve essere preceduta da negoziazione assistita quale condizione di procedibilità (nel caso di specie l’assistenza difensiva era stata prestata in favore di un soggetto imputato in un processo penale nella sua qualità di legale rappresentante di una società a responsabilità limitata). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La previsione dell’art. 3, comma 7, del d.l. 132/2014 nella parte in cui prevede che la negoziazione assistita non vada esperita nelle cause nelle quali le parti possono stare in giudizio personalmente deve ritenersi limitata alle cause di cui all’art. 82 comma 1, c.p.c o a quelle di cui all’art.14 d. lgs.150/2011, dovendosi quindi ritenere che, qualora una delle parti scelga il rito sommario speciale previsto da quest’ultima disposizione, non occorra esperire preventivamente la procedura di negoziazione assistita. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 3, comma 1 d.l.132/2014 trova applicazione anche nel caso in cui il convenuto sia contumace, atteso che anche tale parte può considerare la convenienza di una conciliazione stragiudiziale a fronte della prospettiva di rimanere esposto all’alea e alle conseguenze del giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 02 ottobre 2015.


Effetti, sui reciproci doveri coniugali e sull'abitazione, dell'ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale. Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Diritti e doveri dei coniugi – Reciproco rispetto – Valore inviolabile – Permanenza

Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Abitazione coniugale – Proprietà esclusiva – Non assegnazione – Dignità di coniuge – Detenzione qualificata – Azione di reintegrazione – Legittimazione

L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale non fa venir meno i diritti e doveri reciproci diversi da quello di coabitazione e, pertanto, permangono intatti quelli riconducibili al generale obbligo di rispetto della dignità e della personalità di ogni componente del nucleo familiare, cui va riconosciuto il valore di diritto inviolabile. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)

L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale, senza alcunché disporre in ordine all’abitazione coniugale in proprietà esclusiva di uno di essi, non priva il coniuge non proprietario di una detenzione qualificata dell’immobile, trovando la permanenza nell’abitazione coniugale fondamento nel rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e, in particolare, nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio; conseguentemente, il coniuge non proprietario è legittimato ad esperire l’azione di reintegrazione di cui all’art. 1168 c.c.. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 settembre 2015.


Arbitro avvocato: liquidazione del compenso mediante applicazione dei parametri per l'attività stragiudiziale su base oraria. Liquidazione del compenso per arbitri di arbitrato rituale – Tipo di giudizio con il quale richiederla e parametri utilizzabili per la liquidazione sulla base del d.m.140/2012

Giudizio per la liquidazione del compenso di arbitri – Esclusività della proposizione nelle forme di cui all’art. 814, secondo comma, c.p.c. – Esclusione – Ammissibilità del procedimento ex art. 702 ter c.p.c. – Sussiste

Parametri per la liquidazione del compenso per un arbitro avente la qualità professionale di avvocato – Ricorso ai parametri di cui all’art. 3, comma 2, del d.m.140/2012 in tema di attività stragiudiziale – Ammissibilità – Sussiste

Il procedimento per la liquidazione degli onorari spettante agli arbitri non deve necessariamente essere promosso e svolgersi nelle forme di cui all’art. 814 c.p.c., atteso che con tale tipo di giudizio possono concorre tanto un ordinario giudizio cognitivo quanto il procedimento monitorio o il procedimento sommario di cognizione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La liquidazione del compenso spettante all’arbitro di un arbitrato rituale da effettuarsi, in ragione della qualità professionale dell’arbitro stesso sulla base del d.m.140/2012, deve avvenire, in difetto di una previsione specifica riguardante i criteri utilizzabili a tal fine, sulla base dei parametri di cui all’art. 3, comma 2, di tale regolamento in tema di attività stragiudiziale, ad essa dovendo ricondursi quella di arbitro. Peraltro l’unico parametro concretamente utilizzabile ai predetti fini è quello del compenso orario, da determinarsi sulla base del valore di mercato dello stesso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 giugno 2015.


Domande connesse e mediazione e negoziazione assistite obbligatorie. Domanda di risarcimento del danno per lesione del diritto alla salute, indeterminata nel quantum, connessa a domanda di accertamento di un diritto reale, come tale soggetta a mediazione obbligatoria – Sottoposizione a mediazione obbligatoria anche della prima domanda – Esclusione – Sua sottoposizione a negoziazione assistita – Esclusione

La domanda, indeterminata nel quantum, con la quale una parte lamenti la lesione del diritto alla salute e non quella della componente non patrimoniale del diritto reale, seppure connessa a quella di accertamento di un diritto reale, non è soggetta, a differenza della seconda, a mediazione ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010 e nemmeno a negoziazione assistita ai sensi dell’art.3, comma 1 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 25 giugno 2015.


Nullità del contratto di locazione concluso senza osservare la forma scritta: ipotesi di nullità speciale di protezione. Nullità del contratto di locazione concluso senza osservare la forma scritta – Ipotesi di nullità speciale di protezione – Conseguenze

Azione di recupero di cui all’art. 13, comma 5, l.431/1998 – Presupposti per il suo esperimento

La previsione dell’art. 1 comma 4 l. 431/98 per il difetto di forma scritta del contratto di locazione abitativa integra una nullità speciale di protezione, posta nell’interesse preminente del conduttore inteso quale parte debole del rapporto che non può pertanto essere invocata dal locatore per ottenere un accertamento di occupazione senza titolo dell’immobile. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

Per esperire l’azione di recupero prevista dall’art. 13 comma 5 l. 431/98 nel caso in cui il locatore abbia “preteso” instaurare un rapporto di locazione abitativa mediante contratto non scritto (c.d. locazione di fatto) non è necessario che il conduttore sia stato vittima di violenza morale o comunque di imposizione, ma è sufficiente che la locazione di fatto, anche semplicemente “richiesta” dal locatore, venga liberamente “accettata” dal conduttore; per converso, l’azione di recupero non è data ove il difetto di forma scritta dipenda in via esclusiva dalla volontà del conduttore stesso. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 19 giugno 2015.


Negoziazione assistita obbligatoria e cause per il recupero di compensi di avvocato. Negoziazione assistita obbligatoria e cause per il recupero di compensi di avvocato

La causa nella quale l’avvocato abbia chiesto la condanna del proprio ex cliente, non consumatore, al pagamento della somma di euro 8.400,74 a titolo di compenso professionale, se promossa nelle forme del procedimento di cui all’art. 702 ter c.p.c., rientra tra quelle per le quali la negoziazione assistita costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale ai sensi dell’art. 3, comma 1, d.l. 132/2014.

La causa promossa ai sensi dell’art. 14 d. lgs. 150/2011, al pari di quelle di cui all’art. 82 comma 1 c.p.c., non sono soggette all’esperimento del procedimento di negoziazione assistita a pena di improcedibilità della domanda giudiziale, rientrando nella categoria delle controversie nelle quali le parti possono stare in giudizio personalmente, ai sensi dell’art. 3, comma 7, d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 18 giugno 2015.


Restituzione dell'azienda ex art.700 c.p.c. per la salvaguardia dell'avviamento. Cessione d’azienda – Risoluzione per inadempimento – Provvedimenti d’urgenza – Ricorso ex art.700 c.p.c. – Sequestro giudiziario – Differenze

Cessione d’azienda – Risoluzione per inadempimento – Provvedimenti d’urgenza – Ricorso ex art.700 c.p.c. – Presupposti – Periculum in mora – Azzeramento dell’avviamento dell’azienda ceduta

In ordine alla domanda di merito di risoluzione del contratto di cessione d’azienda, il rimedio del ricorso all’art.700 c.p.c. appare quello più funzionale ad assicurare la restituzione dell’azienda nel più breve tempo possibile al fine di consentire la ripresa di una piena funzionalità ed operatività, obiettivi, questi, che non potrebbero essere assicurati da un provvedimento di sequestro giudiziario, volto piuttosto alla conservazione del bene per impedirne deterioramenti, alterazione o la sottrazione. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Quanto al periculum in mora, l’irreparabilità del danno è ravvisabile nel concreto ed attuale pericolo di azzeramento dell’avviamento dell’azienda ceduta, fondato sulla ragionevole previsione che la società cessionaria non sia in grado di operare con regolarità, con ciò rendendo impossibile la (futura) riconsegna dell’azienda nella condizione in cui si trovava al momento della conclusione dl contratto di cessione. [Fattispecie relativa ad un ricorso ex art.700 c.p.c. finalizzato alla restituzione dell’azienda ceduta da parte della cessionaria inadempiente]. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 giugno 2015.


Competenza del Tribunale delle imprese su una controversia relativa ad un atto di cessione di quote di una s.n.c. e di quote di una s.r.l.. Tribunale delle imprese - Competenza - Controversia relativa ad un atto di cessione di quote di una  s.n.c. e di quote di una s.r.l.

Rientra nella competenza del Tribunale delle imprese, ai sensi dell’art. 4 del d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, la controversia relativa all’inadempimento di un contratto con il quale una parte abbia trasferito all’altra parte contrattuale una quota pari all’1 % del capitale sociale di una S.a.s. e una quota pari al 10 % del capitale sociale di una s.r.l. a fronte dell’accollo da parte degli acquirenti dell’accollo del debito derivante da un contratto di mutuo nei confronti di un istituto di credito. In una simile ipotesi la causa prevalente di tale accordo va infatti ravvisata nella parte avente ad oggetto l’alienazione delle quote di s.r.l., tenuto conto della maggiore entità di esse rispetto a quelle della s.a.s. parimenti alienate e, conseguentemente del loro maggior valore economico. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 maggio 2015.


Dovere di lealtà e probità della parte e compensazione delle spese del giudizio ai sensi dell’art. 92, primo comma, c.p.c.. Contegno della parte vittoriosa che, dopo aver riconosciuto una circostanza, la nega in comparsa conclusionale – Violazione del dovere di lealtà e probità – Sussiste – Possibilità di compensazione delle spese del giudizio – Sussiste

Il contegno della parte, vittoriosa nel giudizio, consistito nel negare tardivamente (in comparsa conclusionale) una circostanza particolarmente rilevante ai fini della decisione, che in precedenza aveva espressamente riconosciuto, integra quella violazione al dovere di lealtà e probità che ai sensi dell’art. 92, primo comma, c.p.c. giustifica la compensazione delle spese di lite tra le parti (il principio è stato affermato in una causa, diretta ad accertare la responsabilità di un veterinario per negligenza nella cura di alcuni cuccioli di alano, in cui il convenuto nel corso del giudizio aveva espressamente riconosciuto che gli stessi erano deceduti mentre in comparsa conclusionale aveva negato la circostanza). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 13 aprile 2015.


Conclusione di un accordo transattivo in corso di causa, mediante scambio di proposta conciliativa e successiva accettazione, conseguente declaratoria di cessazione della materia del contendere. Conclusione di un accordo transattivo in corso di causa - Scambio di proposta conciliativa e successiva accettazione - Declaratoria di cessazione della materia del contendere

Qualora, nel corso di un giudizio, una delle parti formuli in una udienza una proposta conciliativa e la controparte, comparsa personalmente, l’accetti alla successiva udienza deve ritenersi che, nel momento in cui il proponente abbia avuto conoscenza della accettazione della sua proposta da parte della controparte, momento che va individuato nella medesima predetta udienza, alla quale aveva partecipato il difensore del proponente munito di procura speciale o al più tardi in quella ad essa successiva, tra le medesime parti sia stato concluso un accordo transattivo, secondo il meccanismo di cui all’art. 1326 commi 1 e 3, c.c. Rispetto ad una simile ipotesi infatti l’accettazione della proposta conciliativa non può ritenersi tardiva, sia perché per essa non era stato fissato nessun termine sia perchè era stata formalizzata all’udienza immediatamente successiva a quella in cui era stata formulata la proposta e inoltre risulta rispettato il requisito della forma scritta di cui all’art. 1967 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 22 marzo 2015.


Preclusioni nelle attività assertive ed effetti sull'intervento del terzo. Procedimento civile - Attività assertive delle parti - Intervento del terzo - Preclusioni

Maturate per le parti originarie le preclusioni assertive di cui agli artt. 167 e 183 c.p.c., il terzo può svolgere solo intervento adesivo dipendente, con esclusione assoluta di “nova". (Andrea Mirenda) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 09 febbraio 2015.


Correzione materiale della sentenza che ometta la pronuncia sulle spese di CTU. Sentenze e ordinanze - Casi di correzione - Omessa pronuncia in ordine alle spese di CTU - Ammissibilità del procedimento di cui all'articolo 287 c.p.c. - Condizioni

Rientra nel novero dei casi contemplati dall'articolo 287 c.p.c., il quale consente la correzione delle decisioni da omissioni o errori materiali di calcolo, la sentenza nella quale il giudice abbia nel dispositivo omesso di disporre in ordine alle spese della consulenza tecnica d'ufficio, qualora l'omissione consista in una mera disattenzione che non assurge al rango di condizione di ammissibilità del gravame. (Nel caso di specie, nella motivazione, il giudice aveva posto le spese di lite interamente a carico del soccombente per cui poteva essere esclusa, per coerenza con la ratio decidendi, la volontà, implicita, del giudicante di restringere la portata della regola di soccombenza già espressa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 25 gennaio 2015.


Trascrivibilità del sequestro giudiziario su beni immobili. Sequestro giudiziario su beni immobili – Lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2645 c.c. in funzione delle finalità conservative e prenotative presenti anche nel sequestro giudiziario – Trascrizione – Ammissibilità

Sequestro giudiziario su beni immobili – Trascrizione indipendentemente dall’esistenza di rimedi risarcitori o di altre forme di responsabilità per atti di disposizione dei beni sequestrati in danno del sequestra trascrizione – Ammissibilità

Sequestro giudiziario su beni immobili – Funzioni di custodia e di garanzia – Trascrizione anche in caso di trascrivibilità della domanda di merito – Ammissibilità

Sequestro giudiziario su beni immobili – Trascrizione indipendentemente dall’esistenza di rimedi risarcitori o di altre forme di responsabilità per atti di disposizione dei beni sequestrati in danno del sequestrante – Lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2645 c.c. in funzione delle finalità conservative e prenotative presenti anche nel sequestro giudiziario – Ammissibilità

Una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2645 c.c. impone a fortiori, tenuto conto delle finalità conservative pur sempre presenti nella cautela a carattere prenotativo, di ritenere trascrivibile anche il sequestro giudiziario avente ad oggetto beni immobili (Luigi D’Agosto e Sonia Criscuolo) (riproduzione riservata)

La tesi della non trascrivibilità del sequestro giudiziario non appare convincente e l’esistenza di deterrenti all’alienazione del bene (azioni risarcitorie e responsabilità penale ex art. 388 c.p.) non paiono sufficienti a garantire la piena restitutio in integrum del creditore (Luigi D’Agosto e Sonia Criscuolo) (riproduzione riservata)

La funzione del sequestro giudiziario non è solo quella di custodire temporaneamente il bene, ma precipuamente quella di fornire espressa garanzia contro pericoli di alterazione, distruzione o deterioramento della cosa (cfr. art. 921 dell’abrogato codice civile del 1865) e tanto al fine di garantire la fruttuosità dell’azione di rilascio e di consegna. Se dunque questo è lo scopo del sequestro giudiziario, rileva il collegio che la misura de qua potrebbe essere svuotata in molteplici occasioni se non si ammettesse la possibilità della sua immediata trascrizione e si imponesse al sequestrante di dover attendere la fine del procedimento cautelare per poter trascrivere la domanda giudiziale. (Luigi D’Agosto e Sonia Criscuolo) (riproduzione riservata)

La tesi della non trascrivibilità del sequestro giudiziario non appare convincente e l’esistenza di deterrenti all’alienazione del bene (azioni risarcitorie e responsabilità penale ex art. 388 c.p.) non paiono sufficienti a garantire la piena restitutio in integrum del creditore. Peraltro, non esistono espressi riferimenti normativi che escludano la detta soluzione ed anzi una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2645 c.c. impone a fortiori, tenuto conto delle finalità conservative pur sempre presenti nella cautela a carattere prenotativo, di ritenere trascrivibile anche il sequestro giudiziario avente ad oggetto beni immobili. (Luigi D’Agosto e Sonia Criscuolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 14 novembre 2014.


Condizioni per l’esercizio della domanda ex art. 96, comma 2, c.p.c. in autonomo giudizio anziché davanti al giudice di quello in cui è stato commesso il fatto illecito. Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda ex art. 96 comma 2 c.p.c. – Individuazione del giudice che accerta l’inesistenza del diritto quale presupposto di ammissibilità della domanda e non criterio attributivo della competenza

Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c. proposta in giudizio separato ed autonomo – Ammissibilità – Condizioni e presupposti

Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c. proposta in giudizio separato ed autonomo – Ammissibilità – Condizioni e presupposti

L’art. 96, comma 2, c.p.c. non detta una regola sulla competenza (non indica cioè davanti a quale giudice va esercitata l’azione riconosciuta dalla norma stessa), ma disciplina un fenomeno endoprocessuale, consistente nell’esercizio, da parte del litigante, del potere di formulare una istanza collegata o connessa all’agire o al resistere in giudizio prevedendo quale presupposto di ammissibilità della domanda che la stessa sia avanzata, tra l’altro, al “giudice che… accerta l’inesistenza del diritto per cui è stata iniziata o compita l’esecuzione”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel caso di sopravvenuta illegittimità della procedura esecutiva promossa sulla base di titolo giudiziale caducato (nella specie: decreto ingiuntivo esecutivo, revocato ad esito del giudizio di opposizione) la proposizione, da parte del già esecutato, di domanda intesa alla rifusione delle spese del processo esecutivo e del danno emergente (quale, in tesi, la differenza tra prezzo di stima e prezzo di aggiudicazione del compendio) non si identifica con l’azione di ripetizione di indebito – cui sono del tutto estranei gli stati soggettivi dell’accipiens - ma con un’azione risarcitoria che ricade sicuramente nell’ambito di applicazione dell’art. 96, 2° comma, c.p.c., i cui presupposti si individuano nella mancanza - nell’esecutante - della normale prudenza che la giurisprudenza di legittimità ravvisa nella consapevolezza della rescindibilità del titolo esecutivo e della provvisorietà dei suoi effetti. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Chi intende chiedere il risarcimento del danno per l'eseguita esecuzione forzata illegittima può agire soltanto, ai sensi dell'art. 96, comma 2, c.p.c., quale norma speciale rispetto all'art. 2043 c.c., dinanzi al giudice dell'opposizione all'esecuzione, la cui competenza funzionale a decidere sia sull'an che sul quantum rende inammissibile la domanda di condanna generica, con riserva di agire in un separato giudizio per il quantum, che, per espressa previsione normativa, può essere liquidato anche d'ufficio.
L’ordinaria natura endoprocessuale della domanda ex art. 96, 2° comma, c.p.c. non esclude, tuttavia, la proponibilità della domanda stessa in un giudizio separato ed autonomo rispetto a quello dal quale la responsabilità aggravata ha avuto origine, ove il simultaneus processus sia stato precluso da ragioni, attinenti all’evoluzione propria dello specifico processo e non dipendenti dalla inerzia della parte danneggiata, che abbiano condotto alla successiva realizzazione del danno. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

(N.d.r. = fattispecie relativa alla revoca di decreto ingiuntivo intervenuta dopo l’aggiudicazione del bene immobile ed in difetto dei presupposti legittimanti il debitore a svolgere la domanda ex art. 96 c.p.c. avanti al giudice dell’esecuzione o a quello dell’opposizione a decreto ingiuntivo)
Tribunale Verona 12 novembre 2014.


Effetti della revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato per sopravvenuta modifica delle condizioni reddituali. Revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato per sopravvenute modifiche, in un determinato anno, delle condizioni reddituali della parte non abbiente – Possibilità di confermare tale provvedimento per gli anni successivi a quello in cui si è verificata la variazione nel caso in cui il reddito relativo agli stessi rientri nel limite di legge – Esclusione – Possibilità di presentare nuova istanza di ammissione per quegli anni – Sussiste

Nel caso in cui, nel corso del processo, sopravvengano modifiche delle condizioni reddituali della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato la conseguenza è che il provvedimento di ammissione, adottato provvisoriamente dal Consiglio dell’Ordine va revocato  ai sensi dell’art. 136, comma 1, d.P.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
 
In tal  caso va esclusa la possibilità di mantenere il provvedimento di ammissione per gli anni successivi a quello in cui si è verificata la predetta variazione. Ciò non toglie peraltro che l’interessato presenti una nuova domanda di ammissione al beneficio per gli anni, successivi a quelli in cui sia verificata la predetta variazione, qualora il reddito relativo agli stessi rientri nel limite di cui all’art. 76 d.P.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 18 luglio 2014.


Aumento del compenso spettante al difensore per manifesta fondatezza della domanda e sua cumulabilità con la condanna ai sensi dell’art. 96, terzo comma, c.p.c. Valore medio di liquidazione del rimborso spese generali. Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese – Ragioni e contenuto della previsione di cui all’art. 4 comma 8 DM 55/2014 – Applicabilità dell’aumento d’ufficio – Sussiste

Liquidazione giudiziale del compenso per avvocato – Aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese ai sensi dell’art. 4, comma 8 DM 55/2014 – Condanna ai sensi dell’art. 96 terzo comma c.p.c. – Cumulabilità – Sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni

Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Condanna ex art. 96 comma 3 c.p.c. – Presupposti

Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Condanna ex art. 96 comma 3 c.p.c. – Sussistenza di mala fede nelle difese di merito – Irrilevanza dell’esito in rito del procedimento ai fini della condanna

La previsione di aumento del compenso per l’avvocato per manifesta fondatezza delle difese della parte vittoriosa di cui all’art. 4, comma 8, DM 55/2014 è applicabile quando il difensore riesca a far emergere la fondatezza nel merito dei propri assunti e, specularmente, l’infondatezza degli assunti di controparte, senza dover ricorrere a prove costituende e perciò soltanto grazie al suo un apporto argomentativo. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

E’ possibile l’applicazione congiunta dell’art. 4, comma 8 del D.M. 55/2014 e dell’art. 96, terzo comma, c.p.c. atteso che la prima disposizione è diretta a compensare, con un surplus, il difensore della parte vittoriosa che sia riuscito a semplificare il giudizio e quindi anche a contenerne i tempi, mentre la seconda ha la funzione di indennizzare-ristorare direttamente la parte vittoriosa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario di spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La condanna della parte soccombente, ai sensi dell’art. 96 terzo comma c.p.c., come aggiunto dalla L.69/2009, al pagamento di una somma equitativamente determinata prescinde dalla richiesta della parte vittoriosa in ragione della sua natura sanzionatoria, ma presuppone che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, ossia la sussistenza dei medesimi requisiti soggettivi di cui al primo comma dell’art. 96 c.p.c.; ove si prescindesse da tali requisiti, il solo agire o resistere in giudizio sarebbe sufficiente a giustificare la condanna, in contrasto con il parametro dell’art. 24 Cost.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

E’ da ritenersi che abbia agito quantomeno con colpa grave la parte che, oltre a sostenere tesi manifestante infondate, abbia assunto un comportamento processuale gravemente contraddittorio, estrinsecatosi dapprima nel non contestare (in atto di citazione) e poi nel riconoscere (con la prima memoria ex art. 183, VI comma c.p.c.) la attribuibilità a sè dei documenti di trasporto prodotti in fase monitoria, contestando solo con la memoria di cui all’art. 183 VI comma c.p.c. n. 2 tali risultanze documentali; non osta all’adozione della condanna d’ufficio, ai sensi dell’art. 96 terzo comma c.p.c., l’esito in rito del giudizio, atteso che l’iniziativa giudiziaria ha avuto comunque l’effetto indiretto di sottrarre tempo e risorse alla trattazione di  altri giudizi. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 19 giugno 2014.


Parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense di cui al d.m. 55/2014: presupposti per il riconoscimento dell’aumento del compenso per l’avvocato in caso di manifesta fondatezza della domanda. Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014  – Aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese – Ragioni e contenuto della previsione di cui all’art. 4 comma 8 DM 55/2014 – Applicazione – Fattispecie

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra l’1% e il 15% – Valore medio del 7,50% – Riconoscibilità – Sussiste – Ragioni

La previsione di aumento del compenso per l’avvocato per manifesta fondatezza delle difese della parte vittoriosa di cui all’art. 4, comma 8, DM 55/2014 è applicabile quando il difensore riesca a far emergere la fondatezza nel merito dei propri assunti e, specularmente, l’infondatezza degli assunti di controparte, senza dover ricorrere a prove costituende e perciò soltanto grazie ad un apporto argomentativo, come nel caso in cui – esemplificando – la causa risulti di pronta soluzione sulla base di prove documentali di facile intelligibilità ovvero perché involge questioni giuridiche relativamente semplici o ancora perché non vi è stata contestazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione. (Nel caso di specie, l’aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese è stato riconosciuto alla parte che aveva evidenziato la mancata contestazione del credito da parte dell’opponente a decreto ingiuntivo e la mancata prova degli assunti in opposizione). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario di spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 maggio 2014.


Determinazione del rimborso spese generali spettante al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Sussiste – Ragioni

Avvocato – Gratuito patrocinio – Liquidazione giudiziale del compenso a carico dello Stato – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Calcolo sulla remunerazione dimidiata ex art. 130 DPR 115/2002

La misura del 15% prevista dall’art. 2 comma 2 del DM 55/2014 per il rimborso delle spese generali, cui ha diritto l’avvocato in sede di liquidazione giudiziale del compenso, è da ritenersi massima, nel senso che l’entità di tale rimborso può variare dall’1% al 15%. Nel caso in cui occorra determinare l’entità del rimborso forfetario spettante all’avvocato della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato essa può determinarsi nel valore medio in applicazione del disposto dell’art. 82 D.p.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di liquidazione del compenso dovuto dallo Stato all’avvocato della parte ammessa al gratuito patrocinio, il rimborso forfettario delle spese generali, va calcolato sui compensi ridotti della metà e non sull'importo determinato prima della dimidiazione dovuta ai sensi dell’art. 130 DPR 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 maggio 2014.


Presentazione di un esposto disciplinare e responsabilità aquiliana. Tesi giuridiche contraddittorie, abuso del processo e responsabilità ai sensi dell’art. 96 c.p.c.. Fatto illecito – Responsabilità extracontrattuale – Presentazione di un esposto lesivo dell’altrui reputazione – Responsabilità dell’autore dell’esposto – Sussiste

Affermazione di tesi giuridiche opposte in due distinti giudizi da parte della stessa parte che si trovi ad essere convenuta in uno e attrice nell’altro – Abuso del processo – Sussiste

Presupposti di applicazione dell’art. 96, terzo comma c.p.c. – Necessità dei presupposti soggettivi di cui al primo comma dell’art. 96 c.p.c. – Sussiste

La presentazione di un esposto disciplinare nel quale vengano attribuite al denunciato condotte lesive del suo onore poi rivelatesi infondate integra un fatto illecito, fonte di responsabilità ai sensi dell'articolo 2043 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Integra una ipotesi di abuso del processo, come tale sanzionabile ai sensi dell’art. 96, terzo comma c.p.c., l’azione proposta da una parte sulla base di presupposti giuridici opposti a quelli che la stessa parte abbia sostenuto in un altro precedente giudizio, nel quale sia stata convenuta dallo stesso contraddittore e che sia ancora pendente in grado di appello al momento dell’inizio del secondo giudizio. Tale iniziativa  assume infatti tutti i caratteri di una reazione all’esito, evidentemente non gradito, del giudizio in cui era stato convenuto, al di fuori della sede consentita dall’ordinamento, che era quella del giudizio di gravame avverso la sentenza sfavorevole (nel caso in esame la parte ritenuta responsabile di abuso del processo aveva sostenuto che la presentazione di un esposto nei confronti di un professionista non può nemmeno astrattamente avere valenza diffamatoria mentre nel successivo giudizio aveva agito nei confronti della parte che lo aveva convenuto nel primo giudizio, assumendo che la propria reputazione era stata lesa da un esposto che quello aveva presentato nei suoi confronti). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

In virtù di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 96, terzo comma c.p.c. deve ritenersi che presupposto per l’applicazione di tale norma è che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, ossia la sussistenza dei medesimi requisiti soggettivi di cui al primo comma dell’art. 96 c.p.c. Risulta infatti evidente che, se si .prescindesse dai predetti requisiti, il solo agire o resistere in giudizio sarebbe sufficiente a giustificare la condanna, soluzione che pare in contrasto con il parametro dell’art. 24 Cost.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 28 febbraio 2014.


Giurisdizione della commissione tributaria per la ripetizione di somme versate a titolo di accisa. Giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda ripetizione di somma versata a titolo di accisa - Non sussiste - Giurisdizione della commissione tributaria provinciale - Sussiste.

Alla luce del disposto dell’art. 14, comma 2, del T.U. sulle accise (d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504) appartiene alla giurisdizione esclusiva della commissione tributaria la controversia avente ad oggetto la domanda di ripetizione di quanto versato a titolo di accisa per l’utilizzo di gas “per altri usi civili”. La norma predetta contempla infatti un complesso meccanismo per il rimborso dell’accisa indebitamente pagata, secondo il quale la condanna in giudicato del somministrante a restituire al consumatore finale quanto indebitamente riscosso a titolo di rivalsa dell’accisa è opponibile ex lege all’Amministrazione Finanziaria, ai fini del regresso. Appare chiaro, così, come il giudice investito dell’accertamento dell’indebito oggettivo per accisa nel rapporto somministrante-utente finale, lungi dal pronunciare in via meramente incidentale e ai limitati fini del rapporto processuale tra i medesimi, sia chiamato ad esaminare proprio il thema decidendum della spettanza ontologica del tributo in sé e per sè, con manifesta forza di giudicato ex art. 2909 c.civ. anche nei confronti dell’Erario. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 02 febbraio 2014.


Mediazione delegata, o demandata, dal giudice nel corso di un processo in cui sia stata eccepita la litispendenza o la continenza di cause e competenza per territorio dell’organismo di mediazione . Sospensione del giudizio ai sensi dell’art. 48 c.p.c. - conseguente sospensione del procedimento di mediazione delegata disposto nel frattempo - Esclusione.

Rilevanza ai fini della determinazione della competenza per territorio dell’organismo di mediazione dei criteri diversi da quelli previsti dalla sezione III del titolo primo del c.p.c. - Esclusione.

In linea generale, può escludersi che la sospensione del giudizio possa determinare anche sospensione del procedimento di mediazione che sia stato disposto nel corso di esso, dal momento che questo incidente, pur inserendosi nel giudizio, ha una propria autonomia, ricollegabile alla sua esclusiva finalità conciliativa, cosicchè non pare risentire delle sorti del processo (un riscontro a tale ricostruzione è rinvenibile nel disposto dell’art. 6,. comma 2, d. Lgs. 28/2010 che prevede che il termine per lo svolgimento della mediazione non è soggetto a a sospensione feriale). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 4, comma 1, d.Lgs. 28/2010, come introdotto dall’art. 84, comma 1, lett. b, del D.L. 21 giugno 2013 n.69, convertito con modificazioni nella L.9 agosto 2013 n.98, non attribuisce rilievo, ai fini della determinazione della competenza per territorio dell’organismo di mediazione, a criteri diversi da quelli contenuti nella sezione III del titolo primo del c.p.c., cosicchè non rilevano, al fine suddetto, eventi processuali come la litispendenza o la continenza. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 27 gennaio 2014.


Sentenza non definitiva di accertamento e condanna all’obbligo di fare o di non fare e provvisoria esecutività del pronunciato condannatorio. Provvedimento ex art. 612 c.p.c. – Esecuzione forzata sentenza di condanna obbligo di fare o di non fare – Rapporto di sinallagmaticità o di mera dipendenza.

Laddove tra il contenuto accertativo e quello condannatorio di una sentenza non definitiva di accertamento e condanna all’obbligo di fare o di non fare, difetti il nesso sinallagmatico e sussista invece un nesso di mera dipendenza, può essere riconosciuta provvisoria esecutività al pronunciato condannatorio (parimenti non definitivo ma attuale nella sua realizzazione) che non determini situazioni irreversibili, pur non essendo ancora definitivo il pronunciato accertativo. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 25 novembre 2013.


Abrogazione tacita delle norme che richiedono il parere dell’associazione professionale per la determinazione del compenso ai professionisti. Abrogazione tacita degli artt. 633, n. 2 e 3 e 636 c.p.c. a seguito della entrata in vigore della c.d. riforma parametri.

Natura dei parametri introdotti dal d.m. 140/2012 – Criterio meramente orientativo, utile al giudice per adeguare la liquidazione alle caratteristiche del caso concreto – Necessità di una verifica da parte del giudice sull’effettiva esecuzione delle attività, giudiziali o stragiudiziali, asserite dal professionista.

Effetti abrogativi taciti della legge 27/2012 – Permanenza del potere di opinamento della parcella da parte dei consigli degli ordini professionali per i contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012 – Esclusione.

L’art. 9, comma 5, della l.27/2012 ha avuto una portata parzialmente abrogatrice dell’art. 2233, primo comma, c.c. atteso che non menziona gli usi e esclude implicitamente la necessità, per l’organo giurisdizionale che debba procedere alla liquidazione, di sentire l’associazione professionale cui si riferisce l’art. 2233 c.c.” (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Se, sotto il profilo normativo, può ritenersi tacitamente abrogata, ai sensi dell’art. 15 disp. preleggi la norma, di diritto sostanziale, che richiedeva il coinvolgimento dell’associazione professionale nella determinazione del compenso del professionista, la medesima sorte hanno avuto le disposizioni processuali che di quella costituivano una specifica applicazione (l’artt. 633, commi 1, nn. 2 e 3 e l’art. 636 c.p.c.) e tutte quelle che contemplavano il potere di opinamento delle associazioni professionali, perlomeno rispetto ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi dopo la data di entrata in vigore (25 gennaio 2012) di tale testo normativo e per i quali il credito del professionista vada determinato in base ai parametri introdotti dal d.m. 140/2012. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 25 settembre 2013.


Appello, pronuncia di inammissibilità parziale e ricorso al modello decisorio previsto dall’art. 281 sexies c.p.c.. Finalità della modifica dell’art. 342 c.p.c. ad opera del d.l. 22 giugno 2012 n.83, convertito dalla L. 7 agosto 2012 n.134 – Possibilità di una pronuncia di inammissibilità parziale dell’appello – Sussistenza – Ricorso al modello decisorio previsto dall’art. 281 sexies c.p.c. – Ammissibilità.

Il legislatore con la modifica dell’art. 342 c.p.c. ad opera del d.l. 22 giugno 2012 n.83, convertito dalla L. 7 agosto 2012 n.134, ha inteso agevolare,  da un lato, l’immediata percezione da parte del giudice di appello, già ad una prima lettura dell’atto di impugnazione, delle conseguenze che l’accoglimento delle doglianze dell’appellante può avere sulla tenuta della decisione impugnata e, dall’altro, la stesura della sentenza di riforma, nel caso l’appello venisse ritenuto fondato in tutto o in parte, consentendo il ricorso ad una motivazione mediante richiamo alle deduzioni dello stesso appellante. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La sussistenza dei presupposti di cui all’art. 342 c.p.c. riformato può essere valutata rispetto a ciascuna delle doglianze che l’appellante muova alla decisione impugnata, a fortiori nel caso in cui esse siano state formulate sotto forma di motivi di appello, sul modello dell’atto di appello di cui all’art. 342 c.p.c previgente. E’ quindi possibile pervenire a conclusioni diverse rispetto ad esse, con una pronuncia di inammissibilità per alcune e di fondatezza o infondatezza nel merito per altre. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Ai fini di una pronuncia di inammissibilità di alcuni dei motivi di appello e di infondatezza di altri ben può essere utilizzato il modello decisorio previsto dall’art. 281 sexies c.p.c. al quale, dopo la modifica dell’art. 351, comma 4, c.p.c. ad opera dell’art. 27, comma 1, lett. c), n. 2) della Legge 12 novembre 2011 n. 183, è possibile ricorrere in tutti i casi in cui la causa sia di pronta decisione e non solo in quelli in cui sia stata fissata udienza ai sensi dell’art. 283 c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 28 maggio 2013.


Criteri per risolvere le questioni afferenti la competenza. Criteri per risolvere le questioni afferenti la competenza.

Controversia tra due società italiane operanti nel settore automobilistico e legate tra loro da contratto di “service – Competenza della Corte di Appello territorialmente competente ai sensi dell’art, 33, comma 2, L.287/1990 – Presupposti.

In virtù del principio generale, di cui all’art. 38, u.c., c.p.c. le questioni afferenti la competenza (al pari di tutte quelle  inerenti, più in generale, al presupposto processuale della c.d. capacità del giudice) vanno esaminate “in limine litis” ed in via delibativa, esclusa ogni specifica attività istruttoria, mediante l’inquadramento sommario della lite sulla scorta del primo confronto dialettico tra la prospettazione attorea e quella – contro fattuale – del convenuto, senza che il relativo approdo delibativo riverberi in alcun modo sui successivi accertamenti di merito ed istruttori. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Rientra nella competenza della Corte di Appello territorialmente competente, ai sensi dell’art. 33, c.2, L. 10.10.1990 n. 287, la controversia nella quale l’attore sia una società italiana, priva di caratteri transazionali e operante in un ristretto ambito territoriale, che lamenti il carattere anticoncorrenziale di alcune diposizioni di circolari emesse dalla convenuta (società italiana di diritto italiano) alla quale l’attrice è legata da un contratto di “service partner” qualora dette circolari siano istituzionalmente destinate a disciplinare l’assistenza e la ricambistica somministrate dai “service partner” nel solo ambito italiano, senza che siano percepibili, obiettivi riflessi ostativi al libero commercio tra gli Stati dell’Unione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 maggio 2013.


Artt. 3 e 14 del D. Lgs. 150/2011 e questione di legittimità costituzionale. Artt. 3 e 14 del D. Lgs. 150/2011 - Questione di legittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza.

Non è manifestamente infondata, per contrasto con l’art. 76 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, del D. lgs. 150/2011, per la parte in cui prevede che anche alle controversie di cui all’art. 14 del medesimo decreto non si applichi il comma secondo dell’art. 702 ter c.p.c, e quella dell’art. 14, comma 2, dello stesso decreto nella parte in cui prevede che il tribunale decida in composizione collegiale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 03 maggio 2013.


Termine per la proposizione del procedimento di opposizione al decreto di liquidazione di spese ed onorari di imputato o di parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Termine per la proposizione del procedimento ex art. 15 del D. Lgs. 150/2011 – Mancata previsione – Applicabilità del termine previsto dall’art. 170 del D.P.R. 115/2002, riformulato dall’art. 37, comma 17 del D. Lgs. 150/2011 – Sussiste.

L’opposizione al decreto di liquidazione di spese ed onorari di imputato ammesso al patrocinio a spese dello stato va proposto, a pena di inammissibilità, nel termine di venti giorni decorrenti dalla comunicazione del provvedimento. Infatti, sebbene l’art. 15 del d. lgs. 150/2011 che disciplina tale procedimento nulla disponga al riguardo, dalle relazioni di accompagnamento e dai pareri delle commissioni parlamentari relativo al predetto testo normativo non risulta la volontà di abrogare o modificare il termine di venti giorni che era previsto dall’art. 170 D.P.R. 115/2002 e inoltre detto termine continua ad essere previsto per le opposizioni ex art. 99 d.P.R. n.115/2002 che prevede un procedimento di opposizione sovrapponibile a quello previsto in via più generale dall’art. 170. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 26 marzo 2013.


Natura e presupposti della responsabilità dell’esperto stimatore nominato ai sensi dell’art. 569, comma 1, c.p.c. nelle procedure esecutive immobiliari. Espropriazione forzata – Consulente tecnico d’ufficio – Esperto stimatore nominato ai sensi dell’articolo 569 c.p.c. – Natura – Colpa grave – Rapporto di causalità.

La responsabilità del consulente tecnico d’ufficio, così come quella dell’esperto stimatore nominato ai sensi dell’art. 569, comma 1 c.p.c., è regolata dall’art. 64 c.p.c., sul metro della colpa grave. Il consulente, quindi, risponde dei danni cagionati alla parte che siano in rapporto di causalità con le sue attività e che siano connotate dal requisito della colpa grave. Ferma perciò la connotazione aquiliana dell’illecito, al danneggiato compete la prova, oltre che del danno, del nesso di causalità tra esso e la condotta del consulente e la caratterizzazione della colpa in capo a costui in termini di gravità. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Deve escludersi il nesso causale tra l’errata descrizione verbale della consistenza di un immobile sottoposto ad esecuzione forzata, contenuta nella relazione dell’esperto stimatore nominato ai sensi dell’art. 569, comma 1, c.p.c., e la decisione di chi, sulla base di essa, formula l’offerta di acquisto dell’immobile e  versa la cauzione prevista dall’art. 571 comma 2, c.p.c. allorchè nella predetta relazione sia esattamente individuato il compendio, mediante richiamo ai relativi dati catastali, e sia anche contenuta la raccomandazione che sarà onere di parte offerente “verificare, a propria cura, preventivamente il bene sotto ogni profilo”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 19 marzo 2013.


Recesso repentino e ingiustificato da apertura di credito, domanda cautelare di manutenzione di un contratto e abuso del diritto. Procedimento ex art. 700 c.p.c. – Domanda cautelare di manutenzione di un contratto – Ammissibilità. 

Atto giuridico compiuto in abuso del diritto – Conseguenze – Inefficacia.

Recesso repentino e ingiustificato di un istituto di credito dall’apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato – Abuso del diritto – Sussistenza – Conseguenze – Inefficacia.

E’ ammissibile la domanda cautelare di manutenzione ex 700 c.p.c. di un contratto, in quanto si pone in funzione strumentale  dell’anticipazione non di un provvedimento costitutivo, ma delle prestazioni oggetto dei relativi obblighi consequenziali, e i dubbi circa l’imposizione cautelare di un facere infungibile debbono ormai ritenersi fugati dall’art. 614 bis c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’atto giuridico (sostanziale o processuale) compiuto in abuso del diritto fuoriesce dallo schema legale o convenzionale tipico ed è quindi inefficace. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il recesso di un istituto di credito dall’apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato, esercitato in modo repentino e senza alcuna motivazione oggettiva, deve ritenersi contrario a buona fede e quindi inefficace per il periodo di tempo per il periodo di tempo ragionevolmente necessario per consentire al correntista di reperire la provvista necessaria, anche tramite il ricorso a crediti alternativi presso il ceto bancario. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 24 dicembre 2012.


Applicazione ratione temporis delle tariffe e successione di tariffe professionali nel corso del giudizio; giudizio cautelare ante causam. Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore nella controversia tra il medesimo e il cliente - Applicazione dell’ultima tariffa forense (d.m.127/2004) - Applicazione delle norme sostanziali contenute nel d.l. 1/2012 e nel d.m. 140/2012 ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012.

Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione tra attività difensiva svolta nel giudizio cautelare ante causam, nella vigenza del sistema tariffario, e quella svolta nel successivo giudizio di merito nella vigenza del sistema dei parametri.

Le norme regolanti il rapporto tra avvocato e cliente, che sono contenute nel d.l. 1/2012 e nel d.m. 140/2012 si applicano, in virtù del principio di cui all’art. 11 delle preleggi, ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012, con la conseguenza che l’entità del compenso spettante all’avvocato per l’attività giudiziale prestata in favore del proprio assistito in adempimento di un mandato conferito prima della data sopra indicata, e interrotto prima dell’entrata in vigore del d.m. 140/2012, va determinata in base all’ultima tariffa forense (d.m. 127/2004). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)  

In caso di successione di tariffe professionali nel corso del giudizio, anche nella successione tra il sistema tariffario e quello dei parametri introdotto con il d.m.140/2012, la liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale e tale momento corrisponde all’ultimo atto difensivo compiuto dal difensore (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). Nel caso in cui una fase o un grado del giudizio si sia svolto interamente sotto la vigenza del regime tariffario e la successiva fase o grado di giudizio si sia svolto anche solo in parte sotto la vigenza del regime dei parametri l’unitarietà della prestazione va rapportata ai singoli gradi in cui si è svolto il giudizio (Cass. Sez. Lav. 5 novembre 2012 n.18920). (In applicazione di tali principi nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al giudizio cautelare ante causam in quanto svoltasi e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di merito successivo al procedimento cautelare in quanto conclusosi dopo l’entrata in vigore del predetto regolamento). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) 
Tribunale Verona 17 dicembre 2012.


Indeterminatezza della dichiarazione rilasciata dall'avvocato italiano che affianca l'avvocato stabilito, nullità e sanabilità. Dichiarazione rilasciata ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. 96/2001, dall’avvocato italiano che affianca l’avvocato stabilito, dalla quale non sia possibile evincere che è indirizzata all’autorità giudiziaria davanti alla quale pende il giudizio - Conseguenze - Nullità della stessa e della procura alle liti e dell’atto di citazione - Sanabilità ai sensi dell’art. 182, comma 2, c.p.c. - Sussiste.

La dichiarazione rilasciata, ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. 96/2001, dall’avvocato italiano che affianca l’avvocato stabilito è nulla se dal contenuto di essa non sia possibile evincere che è indirizzata all’autorità giudiziaria davanti alla quale pende il giudizio. Conseguentemente sono nulle, per difetto di ius postulandi, anche la procura alle liti e l’atto di citazione sottoscritti (la prima per autentica) dal solo avvocato stabilito. Trattasi peraltro di nullità sanabili ai sensi dell’art. 182, comma 2, c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 13 dicembre 2012.


Applicazione dei parametri all'attività non ancora conclusa e distinzione tra il primo e il secondo grado del giudizio. Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione dell'attività professionale tra il primo e il secondo grado di giudizio.

Distrazione delle spese - Compatibilità della disposizione con il regime dei compensi di cui al DM n. 140/2012 e con la nuova disciplina che stabilisce la prevalenza dell'accordo tra cliente e professionista - Sussistenza.

La liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'opera complessiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale (Cass. 19 dicembre 2008, n. 29880 e Cass. 3 agosto 2007, n. 17059); quanto ai parametri di cui al decreto ministeriale n. 140/2012, gli stessi devono essere applicati quando la liquidazione giudiziale del compenso avvenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore di detto decreto e si riferisca al compenso spettante al professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e sia in parte stata svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). (Nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al primo grado di giudizio in quanto svolta e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di appello ancora pendente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disciplina di cui all'articolo 93 c.p.c., relativa alla distrazione delle spese liquidate a favore del difensore, è applicabile anche dopo l'introduzione del regime dei parametri di cui al DM n. 140/2012 e pur a fronte del primato dell'accordo tra professioniste cliente sull'entità del compenso spettante al primo. Infatti, la facoltà riconosciuta dalla disposizione in esame al difensore della parte vittoriosa di soddisfare direttamente nei confronti del soccombente il proprio credito per la prestazione giudiziale è pienamente compatibile con l’esistenza di un accordo tra i primi due che abbia disciplinato tale profilo in modo difforme. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 16 ottobre 2012.


Liquidazione dei compensi all'avvocato e applicazione dei parametri ai giudizi iniziati dopo il 23 agosto 2012. Compenso ai professionisti - Parametri di cui al DM 140 del 2012 – Principio tempus regit processum - Applicazione alle attività difensive svolte nei giudizi iniziati dopo il 23 agosto 2012.

Il decreto ministeriale numero 140 del 2012 che ha dettato i parametri per la liquidazione dei compensi al professionista deve, in ossequio al principio tempus regit processum, ritenersi applicabile solo ai giudizi ed ai gradi di processo instaurati dopo la sua entrata in vigore, con la conseguenza che le “liquidazioni” menzionate nell'articolo 41 del citato regolamento sono solo quelle relative alle attività difensive svolte nei giudizi iniziati dopo il 23 agosto 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 27 settembre 2012.


Reclamo contro i provvedimenti cautelari della sezione specializzata agraria e competenza della corte d'appello in camera di consiglio. Procedimenti cautelari - Reclamo avverso la cautela emessa dalla sezione specializzata agraria - Competenza della corte d'appello in camera di consiglio.

Il reclamo avverso il provvedimento cautelare emesso dalla sezione specializzata agraria del tribunale deve essere proposto alla corte d'appello in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 739, comma 1, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 18 luglio 2012.


Decreto ingiuntivo europeo, opposizione, rito applicabile e assegnazione d'ufficio dei termini. Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione - Instaurazione - Modalità.

Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione - Armonizzazione con la disciplina interna - Transito del procedimento dalla fase sommaria a quella ordinaria - Impulso d'ufficio - Assegnazione di un termine per l'integrazione del thema decidendum - Fissazione dell'udienza nel rispetto dei termini di comparizione di cui all'articolo 163 bis c.p.c. - Assegnazione di termine al convenuto per il deposito della comparsa di risposta.

L’opposizione all’ingiunzione di pagamento europea di cui all’art. 16 Reg. CE 1896/2006, non è di per sé idonea ad instaurare alcun rituale procedimento di opposizione assimilabile a quello disciplinato dall’art. 645 c.p.c., con la conseguenza per la quale il creditore che intenda far valere il proprio diritto deve agire secondo le norme che disciplinano il giudizio civile ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Allo scopo di armonizzare il procedimento per decreto ingiuntivo europeo alla disciplina interna dell'ordinamento nazionale italiano nell'ipotesi in cui sia stata proposta opposizione, si dovrà fare ricorso alle norme che tracciano i principi generali in tema di transito "fisiologico" del procedimento dalla fase sommaria a quella ordinaria. Ne consegue che il giudice, ricevuta l'opposizione dovrà, d'ufficio: i) far notificare al creditore, a cura della cancelleria, l’opposizione del debitore; ii) assegnare all’attore–creditore un termine (“naturalmente“ perentorio, stante il divieto di successiva mutatio libelli sancito dal comma quinto dell’art. 183 c.p.c.) per integrare il thema decidendum e i relativi fatti costitutivi (nessun termine perentorio potrà invece essere assegnato per le produzioni documentali, soggette al più benevolo termine dilatorio dell’art. 183, comma 6, n. 2, c.p.c.; iii) fissare l’udienza ex art. 183 c.p.c. nel rispetto dei termini di comparizione di cui all’art. 163 bis c.p.c.; iv) assegnare al convenuto la facoltà di depositare la comparsa di risposta ex art. 167 c.p.c., con onere di costituzione – se del caso a mezzo di difensore ove la difesa personale non fosse ammessa – almeno venti giorni prima dell’udienza sub ii) e con l’avvertimento ex art. 163, comma 3, n. 7, c.p.c. che la costituzione tardiva comporterà le decadenze di cui all’art. 167 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 maggio 2012.


Presupposti per l’applicazione dell’istituto della proposta transattiva del giudice nei giudizi di opposizione a sanzione amministrativa . Proposta transattiva del giudice formulata ai sensi dell’art. 420, comma, 1c.p.c. come modificato dall'art. 31 della legge 4 novembre 2010, n. 183 – Ammissibilità nei procedimenti di opposizione a sanzione amministrativa – Sussiste nel caso in cui la controversia attenga alla determinazione del quantum della pretesa sanzionatoria della P.A.

L’arto 420, comma 1, c.p.c. come modificato dall'art. 31 della legge 4 novembre 2010, n. 183 è applicabile anche ai giudizi di opposizione a sanzione amministrativa, non rientrando tra le norme di cui l’art.2  del D. Lgs. 11 settembre 2011 n.150 esclude l’applicazione ai giudizi soggetti al rito del lavoro, qualora in essi si controverta non già della sussistenza della potestà sanzionatoria in capo all’autorità che ha comminato la sanzione ma dell’entità di quest’ultima. Infatti la determinazione del quantum della sanzione tra un minimo ed un massimo costituisce esercizio di discrezionalità amministrativa, sebbene sia discusso se si tratti di discrezionalità pura o di discrezionalità tecnica, e la valutazione richiesta alla pubblica amministrazione o all’autorità dotata di potere sanzionatorio (nel caso esaminato nel provvedimento di trattata di una autorità indipendente quale il Garante per la protezione dei dati personali) alla quale venga sottoposta una proposta transattiva conciliativa, che individui la sanzione in misura diversa da quella determinata in sede di irrogazione richiede sempre l’esercizio di un potere discrezionale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) 

Ai sensi dell’art. 420 comma 1, c.p.c. come modificato dall'art. 31 della legge 4 novembre 2010, n. 183, il rifiuto della proposta transattiva senza giustificato motivo costituisce elemento di valutazione ai fini della decisione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 24 aprile 2012.


Importanti recenti modifiche in materia di processo civile, a cura dell'unione Triveneta degli Avvocati. Riepilogo di modifiche apportate al processo civile - Opposizione a decreto ingiuntivo - Contributo unificato - Difesa personale delle parti avanti il giudice di pace e condanna alle spese - Modifica dell'articolo 769 c.p.c. - Utilizzo della posta elettronica certificata - Facoltà di notificazione per avvocati anche tramite PEC - Istanza di sospensione in appello - Assunzione dei mezzi istruttori in appello - Decisione in appello ex articolo 271 sexies sentenze ex articolo 445 bis non appellabili - Modifiche relative alle tariffe professionali - Tribunale delle imprese - Azione di classe.

  Verona 20 aprile 2012.


Opposizione a sanzione amministrativa, nullità della notifica e rimessione della causa al primo giudice; redazione della sentenza e trattazione delle sole questioni rilevanti. Contenuto della sentenza - Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto - Trattazione delle sole questioni rilevanti ai fini della decisione.

Opposizione a sanzione amministrativa ex art. 23 legge 689/1981 - Nullità della notifica alla ricorrente del decreto di fissazione dell'udienza - Rimessione della causa al primo giudice ex articolo 354 c.p.c. - Applicazione analogica - Ammissibilità.

La formulazione dell'articolo 132 c.p.c. esonera il giudice della puntuale esposizione dello svolgimento del processo, essendo sufficiente a tal fine la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, la quale non richiede la specifica ed analitica disamina di tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendo il giudice limitarsi alla trattazione delle sole questioni di fatto e di diritto rilevanti ai fini della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del giudizio di opposizione di cui all'articolo 23 della legge n. 689 del 1981 è applicabile in via analogica l'articolo 354 c.p.c., il quale consente la rimessione della causa al primo giudice nell'ipotesi in cui sia stata constatata la nullità della notifica al ricorrente del decreto di fissazione dell'udienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 aprile 2012.


Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c., requisito della potenzialità del danno e condanna per lite temeraria. Società per azioni - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Introduzione del presupposto della potenzialità del danno - Finalità di evitare denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Applicazione ai procedimenti di volontaria giurisdizione - Ammissibilità.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Applicazione del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. - Ammissibilità.

Con l'introduzione, ad opera del decreto legislativo n. 6 del 2003, del requisito della potenzialità del danno quale presupposto della denuncia di cui all'articolo 2409 c.c., il legislatore ha inteso limitare la possibilità di denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo e, al tempo stesso, escludere le cosiddette irregolarità informative dall'ambito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, e quindi dalla sfera di tutela della minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il presupposto per l'applicazione della condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c., è il medesimo previsto dal primo comma del citato articolo, ossia che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione che si concludano con una pronuncia sulle spese e non è di ostacolo a tale soluzione il fatto che il primo comma della citata norma qualifichi come sentenza la decisione che può contenere la condanna, dovendosi tale espressione intendere come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. che venga utilizzato per finalità. L'onere rispetto a quella sua propria consistente nel ripristino della legalità dell'amministrazione della società allo scopo di tutelare esclusivamente gli interessi dei soci di minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 gennaio 2012.


Nuovo rito sommario, mancata comparizione delle parti e immediata estinzione del procedimento.. Rito sommario - Mancata comparizione delle parti - Applicazione degli articoli 181 309 c.p.c. - Esclusione - Immediata estensione del procedimento - Rilevanza del comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse.

La disciplina di cui agli articoli 181 e 309 c.p.c. è incompatibile con il rito sommario, le cui caratteristiche di speditezza suggeriscono che in caso di mancata comparizione delle parti si faccia luogo alla immediata estinzione del procedimento. A tal fine potrà parlarsi di rinuncia tacita alla domanda e di implicita accettazione della resistente evincibili dal comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 11 gennaio 2012.


Litispendenza: contemporanea esistenza di cause identiche senza omogeneità di grado di giudizio. Procedimento civile - Litispendenza - Contemporanea pendenza di identiche domande nello stesso grado di giudizio - Non necessità - Critica.

Perché vi sia litispendenza (articolo 39 c.p.c.) non è necessario che le cause introdotte con identiche domande pendano nel medesimo grado di giudizio, essendo, invece, sufficiente che la stessa causa sia pendente avanti a giudici diversi. Il diverso orientamento, espresso anche dalla giurisprudenza di legittimità, non è condivisibile in quanto: i) è il frutto di una lettura eccessivamente restrittiva dell'articolo 39 c.p.c., il quale non richiede il requisito della omogeneità di grado delle liti uguali; ii) disattende la ratio dell'istituto della litispendenza quale rimedio avverso i rischi del bis in idem e del connesso conflitto tra giudicati; iii) si discosta dall’originario meno restrittivo orientamento, secondo il quale la litispendenza presuppone la simultaneità dell'esercizio della funzione giurisdizionale da parte dei giudici diversi in ordine allo stesso oggetto e fra le stesse parti, sicché essa non può ipotizzarsi tra un procedimento concretamente in corso ed uno già concluso con un provvedimento in relazione al quale risulti aperto il termine di impugnativa fino a quando questa non venga prodotta, posto che, in tale ipotesi, nel secondo procedimento, non vi è un giudice già investito della causa; iv) per ovviare al rischio del bis in idem si fa impropriamente ricorso al rimedio della sospensione di cui all'articolo 295 c.p.c., norma che, come è noto, postula il positivo accertamento di un rapporto di alterità o pregiudizialità tra cause diverse e correlate da un rapporto di antecedenza logico giuridica l'una sull'altra, rapporto che è assente nel caso in cui vi sia identità di liti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 novembre 2011.


Natura sanzionatoria della condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. e applicazione ai procedimenti cautelari. Responsabilità processuale aggravata - Condanna d'ufficio di cui all'articolo 96 comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Accertamento - Necessità.

Responsabilità processuale aggravata - Condanna d'ufficio di cui all'articolo 96 comma 3, c.p.c. - Applicazione ai procedimenti cautelari che si concludono con una pronuncia sulle spese - Ammissibilità.

La condanna per responsabilità processuale aggravata che può essere pronunciata d'ufficio dal giudice ai sensi dell'articolo 96, comma 3, c.p.c. ha natura sanzionatoria e presuppone l'accertamento del requisito soggettivo della mala fede o della colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) 

La condanna per responsabilità processuale aggravata di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. può essere pronunciata anche nei procedimenti cautelari che si concludono con una pronuncia sulle spese, posto che l'espressione "sentenza", contenuta nel primo comma dell'articolo 96, ben può essere intesa come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 13 agosto 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo, dimidiazione dei termini di costituzione e natura eccezionale della norma. Opposizione a decreto ingiuntivo - Termine di comparizione dimezzato ex lege - Dimezzamento automatico  dei termini di costituzione delle parti - Esclusione  - Dimezzamento per il caso di assegnazione di un termine di comparizione inferiore a 90 giorni - Esclusione.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il termine di comparizione dell’opposto è  dimezzato ex lege.
L'assegnazione all’opposto di un termine di comparizione  inferiore a 90 gg. non comporta il dimezzamento del termine di costituzione dell’opponente, non trovando applicazione la dimidiazione da abbreviazione volontaria  di cui all’art. 165, comma primo, c.p.c. trattandosi di norma eccezionale e, perciò, di stretta interpretazione.
L'assegnazione all’opposto di un termine di comparizione superiore a 45 gg. legittima quest’ultimo alla sola istanza di abbreviazione del termine  ex art-163 bis, comma terzo, c.p.c.. (am) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 14 novembre 2010.


Costituzione dell’opponente e abbreviazione dei termini come norma eccezionale. Sezioni Unite 19246/2010 – Applicabilità ai procedimenti pendenti – Esclusione – Remissione in termini – Ripetizione dell’atto – Esclusione – Sanatoria – Sussiste.

In difetto di una positiva disciplina speciale di segno diverso, gli ordinari termini di costituzione previsti per il giudizio di cognizione ordinaria (artt. 165 e 166 c.p.c.) devono trovare applicazione anche in quello di opposizione al decreto ingiuntivo, sì che ­ fermo il dimezzamento automatico di cui all’art. 645, comma 2, c.p.c. (il cui mancato rispetto legittimerà il convenuto opposto all’esercizio della facoltà di cui all’art. 163 bis, comma terzo, c.p.c.) – all’opposto residuerà comunque un congruo termine di 15 gg. per esaminare la documentazione prodotta dall’opponente e redigere un’avveduta comparsa di risposta (Il Tribunale, non recependo le puntualizzazioni delle SSUU 19246/2010, esclude nel caso di specie un caso di errore in capo all’opponente ritenendo l’opposizione tempestiva). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 novembre 2010.


Foro erariale e appello in tema di ordinanza ingiunzione. Opposizione ad ordinanza ingiunzione – Appello – Giudice competente – Foro erariale – Modalità di proposizione del gravame.

L’appello avverso le sentenze dei giudici di pace e dei tribunali aventi ad oggetto l’opposizione ad ordinanza ingiunzione della pubblica amministrazione deve essere proposto con atto di citazione al tribunale o alla corte d’appello del luogo ove ha sede l’avvocatura dello stato nel cui distretto le sentenze sono state pronunciate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 29 marzo 2007.

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