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Archivio Dir. Societario

Tribunale delle imprese - Competenza - Controversia relativa ad un atto di cessione di quote di una  s.n.c. e di quote di una s.r.l.

Rientra nella competenza del Tribunale delle imprese, ai sensi dell’art. 4 del d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, la controversia relativa all’inadempimento di un contratto con il quale una parte abbia trasferito all’altra parte contrattuale una quota pari all’1 % del capitale sociale di una S.a.s. e una quota pari al 10 % del capitale sociale di una s.r.l. a fronte dell’accollo da parte degli acquirenti dell’accollo del debito derivante da un contratto di mutuo nei confronti di un istituto di credito. In una simile ipotesi la causa prevalente di tale accordo va infatti ravvisata nella parte avente ad oggetto l’alienazione delle quote di s.r.l., tenuto conto della maggiore entità di esse rispetto a quelle della s.a.s. parimenti alienate e, conseguentemente del loro maggior valore economico. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 08 maggio 2015.




Società di capitali – Società per azioni – Riacquisto di azioni proprie – Applicabilità dell’art. 5 Reg. Consob 2273/2003 nel caso di esercizio di opzioni put – Esclusione

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Omessa impugnazione delle delibere da parte del socio – Rinunzia tacita al diritto di opzione put – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Risoluzione del patto di opzione per impossibilità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio –  Risolubilità del patto per eccessiva onerosità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Inclusione nei divieti di prestiti e garanzie di cui all’art. 2358 c.c. – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Nullità ex art. 2265 c.c. – Non sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni


L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003 disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa e, quindi, si riferisce al caso in cui una società per azioni decida di procedere ad un numero non preventivamente determinato di negoziazioni da effettuarsi in luoghi deputati alle contrattazioni collettive; non rientra, pertanto, nell’ambito di applicazione di tale norma l’ipotesi di una negoziazione (nella specie: opzioni put) che costituisca adempimento di una specifica obbligazione preventivamente assunta nei confronti di un singolo soggetto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è configurabile una tacita rinunzia alle opzioni put, previste da una preesistente convenzione tra il socio e la società, nel caso in cui il socio, titolare del diritto di opzione, non abbia impugnato le successive delibere assembleari, volte a regolamentare i programmi societari di riacquisto di azioni proprie in conformità al disposto di cui all’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa, non costituisce causa di risoluzione ex art. 1463 c.c., per impossibilità sopravvenuta per gli amministratori della società onerata, del patto di opzione put previsto quale adempimento di una specifica obbligazione assunta nei confronti di un singolo soggetto. Ciò in quanto le stesse delibere assembleari, adottate in attuazione della predetta norma regolamentare (anche a voler in tesi ammettere il loro carattere impeditivo dell’adempimento del patto di opzione) renderebbero imputabile allo stesso debitore l’asserita impossibilità di adempimento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è applicabile il disposto dell’art. 1467 c.c. ove l’asserita eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione della società onerata consista nel maggior prezzo delle azioni proprie, previsto per preesistenti opzioni put, rispetto a quello di mercato rilevabile all’atto dell’esercizio del diritto di opzione da parte del socio. il prezzo predeterminato nel patto di opzione costituisce, infatti, il contemperamento degli interessi dei paciscenti, rientrando nella normale alea contrattuale la determinazione del prezzo di riacquisto delle azioni proprie. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 2358 c.c., con le espressioni prestiti e garanzie, si riferisce ad istituti che assolvano una funzione tipica di garanzia e vengano impiegati allo scopo di favorire l’acquisto di azioni della società; esula, pertanto, dall’ambito di applicazione della norma l’opzione di vendita concessa dalla società al socio in adempimento di obblighi convenzionalmente assunti e rivolti a garantire l’invariabilità del valore delle azioni, per soddisfare un interesse dei paciscenti del tutto diverso da quello di acquistare azioni della società. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il patto leonino può considerarsi nullo ex art. 2265 c.c. in presenza di due condizioni rappresentate dalla esclusione del socio, in via alternativa, da "ogni" partecipazione agli utili o alle perdite (ed a maggior ragione quando venga escluso da entrambe le forme di partecipazione indicate), a dalla inclusione del patto, in via di normalità, nel contratto sociale, sicché risulti caratterizzato dalla natura costante e totale della esclusione della partecipazione del socio dagli utili e/o dalle perdite; difettano entrambi i predetti requisiti nel caso di opzione put non contenuta né nello statuto della società né in un patto parasociale, ma in un contratto di compravendita nel quale il patto di opzione configuri modalità di corresponsione del prezzo e risulti funzionale all’interesse della società all’acquisto dello specifico oggetto dedotto in contratto, in conformità al disposto dell’art. 1322 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario delle spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 maggio 2014.




Dichiarazione di fallimento - Requisiti soggettivi - Società pubbliche - Società cd. in house providing.

L'esenzione dalle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo prevista per gli enti pubblici dall'articolo 1, comma 1, L.F. deve essere applicata anche alle società cd. “in house providing”, le quali possono essere individuate in base ai criteri indicati nella sentenza della Corte di cassazione 25 novembre 2013, n. 26283, secondo la quale detta qualifica va attribuita alle società che presentino congiuntamente i seguenti tre requisiti: 1) natura esclusivamente pubblica dei soci; 2) lo svolgimento dell'attività in prevalenza a favore dei soci stessi; 3) la sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 19 dicembre 2013.




Finanziamenti dei soci - Postergazione ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Credito assistito da prelazione ipotecaria.

Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato, in presenza dei requisiti di cui all'articolo 2467 c.c., anche qualora lo stesso sia assistito da prelazione ipotecaria, la quale potrà avere rilievo solo nell'ambito del concorso tra più creditori postergati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 22 novembre 2013.




Introduzione della domanda ai sensi dell’art. 2482, comma 2 c.c. mediante atto di citazione – Necessità – Presupposto di natura cautelare per il suo accoglimento.

Trattazione collegiale del giudizio di opposizione a riduzione del capitale sociale di una s.r.l – Necessità.

Fase incidentale del giudizio di opposizione a riduzione del capitale sociale – Caratteristiche – Efficacia sospensivamente condizionata della delibera oggetto di opposizione.

Legittimazione attiva di un istituto di credito a favore del quale sia stata prestata garanzia a proporre opposizione alla delibera di riduzione del capitale sociale della società garante – Sussiste.

Pericolo di pregiudizio quale presupposto per l’accoglimento della opposizione ai sensi dell’art. 2482, comma 2, c.c. – Elementi indicativi dello stesso.


L’opposizione all’operazione di riduzione del capitale sociale di una società a responsabilità limitata ai sensi dell’art. 2482, comma 2 c.c va necessariamente proposta con atto di citazione in quanto è diretta ad ottenere una pronuncia che dichiari l’inefficacia della delibera di riduzione del capitale sociale, con la precisazione che il presupposto per il suo accoglimento, ossia il “pericolo di pregiudizio per i creditori opponenti”, è tipico di un procedimento cautelare. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il giudizio di opposizione alla operazione di riduzione del capitale sociale di una società a responsabilità limitata ai sensi dell’art. 2482, comma 2 c.c., richiede la trattazione collegiale poiché rientra tra quelli di cui all’art. 50 bis n.5 c.p.c. che menziona “le cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea”, espressione che è idonea a ricomprendere anche le cause promosse da terzi. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel corso del giudizio di opposizione alla operazione di riduzione del capitale sociale di una società a responsabilità limitata può aprirsi, su iniziativa della società, la fase incidentale di cui al terzo comma dell’art. 2482 c.c., nella quale essa, pur a fronte dell’opposizione dei creditori, può ottenere, in via sommaria, di eseguire la delibera di riduzione, facendo constatare l’inesistenza del “pericolo di pregiudizio per i creditori” ovvero prestando idonea cauzione. Da tale disciplina si ricava che l’efficacia della delibera è sospensivamente condizionata alla mancanza di opposizioni, da proporsi nel termine di novanta giorni dall’iscrizione della delibera stessa nel registro delle imprese. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’istituto di credito in cui favore sia stata prestata garanzia da parte della controllante di una società debitrice del primo è legittimato a proporre opposizione ai sensi dell’art. 2482, comma 2 c,c. avverso la delibera di riduzione del capitale sociale della società garante. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 2482, comma 2, c.c. richiede, quale presupposto per l’accoglimento della opposizione alla riduzione del capitale sociale, non già che l’operazione abbia effettivamente recato pregiudizio all’opponente ma che sia idonea a provocare tale effetto e la relativa valutazione deve essere necessariamente effettuata secondo un criterio prognostico. Tenuto conto di tale parametro di giudizio possono considerarsi univocamente indicativi del carattere pregiudizievole per le ragioni di credito dell’attrice, della operazione di riduzione di capitale l’entità delle riduzioni di capitale operate sia dalla società debitrice che dalla garante di questa, ancor più quando esse siano state tali da richiedere la loro trasformazione in s.r.l., senza obbligo di collegio sindacale La riduzione del capitale sociale della controllata Degli Ulivi Spa ha infatti comportato automaticamente una diminuzione del valore della consistente partecipazione in essa della controllante Oikia Finanziaria S.r.l.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il giudizio di opposizione alla operazione di riduzione del capitale sociale di una società a responsabilità limitata ai sensi dell’art. 2482, comma 2 c.c., richiede la trattazione collegiale poiché rientra tra quelle di cui all’art. 50 bis n.5 c.p.c. che menziona “le cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea”, espressione che è idonea a ricomprendere anche le cause promosse da terzi. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel corso del giudizio può aprirsi, su iniziativa della società, la fase incidentale di cui al terzo comma dell’art. 2482 c.c. nella quale essa, pur a fronte dell’opposizione dei creditori, può ottenere, in via sommaria, di eseguire la delibera di riduzione, facendo constatare l’inesistenza del “pericolo di pregiudizio per i creditori” ovvero prestando idonea cauzione. Da tale disciplina si ricava che che l’efficacia della delibera è sospensivamente condizionata alla mancanza di opposizioni, da proporsi nel termine di novanta giorni dall’iscrizione della delibera stessa nel registro delle imprese. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 28 marzo 2013.




Tribunale delle imprese – Competenza per materia – Sezione specializzata in materia di impresa – Competenza per materia – Cause e procedimenti che “presentano ragioni di connessione” con le cause e i procedimenti previsti dai primi due commi del d. l. 24 gennaio 2012 n. 1.

Ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.l. 24 gennaio 2012 n.1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, alla sezione specializzata in materia di impresa territorialmente competente è attribuita la competenza anche sulle cause e i procedimenti che “presentano ragioni di connessione” con le cause e i procedimenti previsti dai primi due commi della stessa norma. Tale espressione fa riferimento alle cause e ai procedimenti che presentano un vincolo di connessione oggettiva propria con le cause e i procedimenti previsti dai primi due commi della norma sopra citata, con esclusione quindi dei casi di connessione oggettiva impropria e di connessione soggettiva. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 dicembre 2012.




Scissione delle società - Scissione parziale mediante costituzione di nuova società ed assegnazione della partecipazione di controllo - Elusione della disciplina posta a tutela delle ragioni della società ex art. 2506 quater c.c..

Scissione delle società, elusione della disciplina posta a tutela delle ragioni della società ex art. 2506 quater c.c. - Responsabilità degli amministratori trattino rilevanza penale - Quantificazione del danno.


Un’operazione di scissione parziale proporzionale realizzata mediante la costituzione di una nuova società e l’assegnazione ad essa della partecipazione di controllo sulle società controllate estere della società scissa può essere utilizzata per eludere la disciplina posta a tutela delle ragioni di creditori della stessa società dall’art. 2506 quater, ultimo comma c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

In tale caso la condotta illecita degli amministratori assume anche rilevanza penale ai sensi dell’art. 2629, primo comma c.c., e il conseguente danno per i creditori o la massa fallimentare può essere stimato nel valore effettivo della partecipazione nella controllata attribuita alla società beneficiaria. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 novembre 2012.




Società per azioni - Società in liquidazione - Applicazione dell'articolo 2409 c.c. - Società cooperative in liquidazione - Applicabilità.

Le disposizioni contenute nell'articolo 2409 c.c. sono applicabili anche alle società per azioni che si trovino in stato di liquidazione, posto che l'attività di liquidazione costituisce attività di impresa in senso proprio, sebbene con finalità più limitate rispetto a quella ordinaria, e che l'esigenza di ripristino della corretta gestione dell'attività, alla quale è funzionalmente diretto l'istituto di cui all'articolo 2409 c.c., è pienamente ravvisabile anche nella fase di liquidazione della società. Per le medesime ragioni, si deve ritenere che l'istituto di cui all'articolo 2409 c.c. sia applicabile anche alle società cooperative che si trovino in stato di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 07 agosto 2012.




Società per azioni - Consiglio di amministrazione - Validità delle deliberazioni - Voto dirimente del presidente del consiglio di amministrazione - Previsione statutaria - Necessità.

Società per azioni - Consiglio di amministrazione - Validità delle deliberazioni - Contributo decisivo del supporto tecnico del legale di uno dei consiglieri - Illegittimità.


È invalida la delibera del consiglio di amministrazione adottata con il voto dirimente del presidente qualora tale possibilità non sia espressamente prevista dallo statuto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È illegittima la delibera del consiglio di amministrazione alla cui adozione abbia contribuito in maniera decisiva il supporto tecnico del legale di uno dei consiglieri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 24 luglio 2012.




Beni demaniali – Carattere pubblico dei beni patrimoniali indisponibili – Bene non appartenenti al demanio necessario – Acquisizione della natura di bene pubblico – Atto amministrativo – Necessità – Mercato comunale gestito da società di diritto privato – Contratto di locazione – Applicabilità della legge 392 del 1978.

Affinché un bene non appartenente al demanio necessario possa rivestire il carattere pubblico proprio dei beni patrimoniali indisponibili, occorre che l’ente titolare del diritto reale pubblico emetta un atto amministrativo da cui emerga la volontà di destinare il bene al pubblico servizio unitamente alla effettiva  conforme destinazione del bene. Ne consegue che non può considerarsi di natura pubblica (e quindi facente parte del patrimonio indisponibile dello Stato) la struttura destinata al mercato ortofrutticolo che sia di proprietà di un ente che non possa qualificarsi quale ente pubblico economico, con l’ulteriore conseguenza che al rapporto di locazione con il quale l’ente proprietario del mercato comunale affida a terzi la gestione di un determinato servizio all’interno della struttura sarà applicabile la legge n. 392 del 1978. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 13 luglio 2012.




Società - Impugnazione di delibera assembleare - Consiglio di amministrazione - Legittimazione del singolo amministratore - Limiti - Tutela di interessi connessi all'incarico di amministratore - Azione di responsabilità.

Partecipazioni sociali - Intestazione fiduciaria - Regolamentazione del diritto di prelazione sui trasferimenti delle partecipazioni - Rilevanza del rapporto fiduciario - Esclusione.


Fermo il principio in base al quale quando le società sono rette da un consiglio di amministrazione la legittimazione ad impugnare le delibere assembleari spetta al consiglio nella sua collegialità e non ai singoli componenti, precisato che sussiste la legittimazione al impugnativa anche del singolo amministratore nel caso in cui si tratti di tutelare interessi a lui personali connessi all'incarico rivestito, come avviene nel caso di revoca anticipata del mandato, o in quello di approvazione dell'azione di responsabilità nei suoi confronti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il rapporto che caratterizza l'intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie è qualificabile come mandato senza rappresentanza e regola i rapporti interni tra fiduciaria e fiduciante, con la conseguenza che tale rapporto non rileva nei confronti della società e degli altri soci per i quali il soggetto cui imputare diritti e obblighi societari deve essere esclusivamente il mandante. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse la propria ragion d'essere la disposizione statutaria che escludeva l'intestazione a società fiduciaria o la reintestazione della partecipazione da parte della stessa agli effettivi proprietari dall'obbligo di seguire le procedure volte a garantire l'esercizio del diritto di prelazione.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 18 aprile 2012.




Registro delle imprese - Atti soggetti a trascrizione - Interpretazione estensiva del sistema normativo - Trascrizione di domanda giudiziale di accertamento della proprietà di partecipazioni con intestazione fiduciaria - Ammissibilità.

I compiti di pubblicità-notizia assegnati al Registro delle Imprese rispondono all’esigenza di assicurare ai terzi che si accingono a stringere rapporti giuridici con la società o con la compagine di essa adeguata informazione in ordine a taluni assetti cruciali della vita sociale onde non metterne a rischio le eventuali attività negoziali (si pensi alle notizie afferenti la sede sociale, le persone degli amministratori, il capitale sociale, la dinamica circolatoria delle partecipazioni e gli atti di disposizione che le riguardono, le modificazioni statutarie sopravvenute, etc.); deve , pertanto, accedersi all’interpretazione “estensiva” del sistema normativo di cui agli artt. 2188 e 2189 c.c., non essendo immaginabile che il legislatore possa aver negato pubblicità erga omnes ad eventi che comunque investono – sia pure in forma interlocutoria – atti e/o fatti per i quali è prevista invece l’iscrizione obbligatoria, posto che simile scelta finirebbe per inficiare gravemente, minandola, la qualità stessa dell’iscrizione tipica (nel caso di specie, il tribunale ha ordinato al conservatore del registro delle imprese di iscrivere la domanda giudiziale avente ad oggetto l'accertamento della proprietà di partecipazioni di di S.r.l. con l'intestazione fiduciaria ed il trasferimento delle stesse ai fiducianti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 01 aprile 2012.




Società di capitali - Limitazione od esclusione del diritto di opzione - Operazioni che siano conseguenza della riduzione del capitale sociale al di sotto dei minimi di legge - Esclusione - Fattispecie - Obbligo di esercitare il diritto di opzione in misura corrispondente alla quota di partecipazione - Limitazione - Sussistenza.

Società di capitali - Scioglimento della società - Delibera di appianamento delle perdite eccedenti il capitale sociale mediante versamento di somme di denaro da parte dei soci - Legittimità - Violazione del principio di limitazione responsabilità dei soci ai conferimenti - Esclusione.


Dopo la riforma della disciplina delle società di capitali di cui al d.lgs. 6/2003, ogni limitazione od esclusione del diritto di opzione attraverso operazioni che siano conseguenza della riduzione del capitale sociale al di sotto dei minimi di legge va esclusa alla luce della espressa salvezza dell’art. 2482 ter c.c. fatta dall’art. 2481 bis, comma 1, c.c. Questa interpretazione trova conferma nella ratio della norma che è stata individuata, dalla relazione ministeriale al predetto testo di legge, nell’intenzione di impedire “prassi non commendevoli che la pratica ha a volte elaborato per ridurre sostanzialmente, o addirittura eliminare, la partecipazione delle minoranze”. (Nel caso di specie, con la delibera impugnata è stato imposto al socio di minoranza di esercitare il predetto diritto per intero, ossia in misura corrispondente alla quota di partecipazione del medesimo al capitale sociale e così, inevitabilmente, lo si è limitato.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non viola il principio della limitazione di responsabilità dei soci nelle società di capitali la delibera assembleare assunta a maggioranza che, perseguendo l'obiettivo di evitare lo scioglimento della società, deliberi di appianare le perdite eccedenti il capitale mediante versamento di somme di denaro da parte dei soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 marzo 2012.




Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità - Esercizio da parte del curatore - Legittimazione del singolo socio - Intervento adesivo - Facoltà di proseguire l'azione rinunciata dal curatore - Esclusione.

La legittimazione a promuovere l'azione sociale di responsabilità che l'articolo 2476, comma 3, c.c. riconosce a ciascun socio, quale che sia l'entità della sua partecipazione al capitale sociale, ha natura derivativa rispetto a quella della società. Qualora, pertanto, detta azione venga esercitata dal curatore ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare, il singolo socio potrà tutt'al più svolgere nello stesso giudizio una domanda adesiva e non potrà subentrare nella posizione del curatore che abbia rinunciato a proseguire il giudizio in conseguenza di un intervenuto accordo transattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 febbraio 2012.




Società per azioni - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Introduzione del presupposto della potenzialità del danno - Finalità di evitare denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Applicazione ai procedimenti di volontaria giurisdizione - Ammissibilità.

Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Applicazione del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. - Ammissibilità.


Con l'introduzione, ad opera del decreto legislativo n. 6 del 2003, del requisito della potenzialità del danno quale presupposto della denuncia di cui all'articolo 2409 c.c., il legislatore ha inteso limitare la possibilità di denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo e, al tempo stesso, escludere le cosiddette irregolarità informative dall'ambito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, e quindi dalla sfera di tutela della minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il presupposto per l'applicazione della condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c., è il medesimo previsto dal primo comma del citato articolo, ossia che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione che si concludano con una pronuncia sulle spese e non è di ostacolo a tale soluzione il fatto che il primo comma della citata norma qualifichi come sentenza la decisione che può contenere la condanna, dovendosi tale espressione intendere come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. che venga utilizzato per finalità. L'onere rispetto a quella sua propria consistente nel ripristino della legalità dell'amministrazione della società allo scopo di tutelare esclusivamente gli interessi dei soci di minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 gennaio 2012.




Fallimento di società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. - Legittimazione del curatore - Sussistenza.

Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità del socio ex art. 2476, comma 3, c.c. - Litisconsorzio necessario della società.

Direzione e coordinamento di società - Azione del socio ex art. 2497 c.c. per il pregiudizio indiretto alla propria partecipazione - Legittimazione passiva della società controllata - Esclusione.

Direzione e coordinamento di società - Fallimento della società controllata - Azione di responsabilità nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori ex art. 2497 c.c. - Legittimazione del socio della società controllata - Sussistenza.


Anche in caso di fallimento della società a responsabilità limitata, la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e dell’azione ex art. 2394 c.c. spetta esclusivamente al curatore, pur in difetto del richiamo dell’art. 2394 bis c.c. da parte dell’art. 2463 c.c., e ciò in conseguenza del disposto dell’art. 146 L.F., pacificamente applicabile anche alle società a responsabilità limitata (anche tenuto conto dell’espresso richiamo all’art. 2476 c.c. ivi contenuto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La società è litisconsorte necessario nella causa avente ad oggetto l’azione sociale di responsabilità esercitata dal socio ai sensi dell’art. 2476, comma 3, c.c. (come espressamente previsto nell’ipotesi, analoga, disciplinata dall’art. 2393 bis c.c., vertendosi in un’ipotesi di legittimazione straordinaria ad agire, cumulativa e non privativa della legittimazione spettante al titolare del diritto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata del secondo e del terzo comma dell’art. 2497 c.c. induce a ritenere che non sussiste la legittimazione passiva della società controllata, in relazione all'azione prevista dall'art. 2497 c.c., con la quale il socio della società controllata fa valere il pregiudizio indiretto alla propria partecipazione nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La legittimazione del socio della società controllata all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori, ai sensi dell'art. 2497 c.c., non può essere esclusa in conseguenza del fallimento della società controllata, in quanto l’ultimo comma dell’art. 2497 si limita a trasferire al curatore l’azione di responsabilità dei creditori nei confronti della società controllante (azione considerata dal terzo comma della norma stessa e riconducibile ad un’estensione soggettiva dell’azione di cui all’art. 2394 c.c.), ma non anche quella dei soci. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 06 settembre 2011.




Società a responsabilità limitata - Diritto del socio di consultare i libri sociali e i documenti relativi alla amministrazione - Sussistenza - Diritto di estrarre copia dei documenti - Sussistenza - Limiti - Modalità.

Il diritto del socio di consultare i libri sociali (2476, comma 2, c.c.) comprende anche il diritto di ottenere estratti di detti documenti; la loro consultazione può inoltre aver luogo anche con l'ausilio di un professionista di fiducia, dovendosi tale facoltà intendere come aggiuntiva e non come alternativa a quella di estrarne la copia. Per quanto, invece, riguarda il diritto del socio di estrarre copia dei documenti relativi alla amministrazione della società, il contemperamento con il diritto della società alla riservatezza può essere ottenuto consentendo l'estrazione di copia non di tutta quanta la documentazione bensì solamente di quella che sia stata consultata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 29 agosto 2011.




Società - Registro imprese - Cancellazione - Conseguenze sul giudizio pendente - Interruzione - Riassunzione nei confronti dei soci.

Qualora la cancellazione della società dal registro delle imprese (la quale, ai sensi dell'articolo 2495, comma 2, c.c. comporta l'estinzione della società indipendentemente dall'esistenza di crediti insoddisfatti o di rapporti non ancora definiti) intervenga in pendenza di un giudizio in cui sia parte la società, dovrà essere dichiarata l'interruzione del processo e la sua riassunzione potrà essere effettuata nei confronti dei soci cessati, successori a titolo particolare della società estinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 30 maggio 2011.




Società a responsabilità limitata – Libro soci – Abolizione – Clausola statutaria che subordini l’esercizio dei diritti all’iscrizione del libro soci volontariamente istituito – Nullità insanabile – Sussistenza.

Registro delle imprese – Poteri del Conservatore e del Giudice del Registro – Controllo della legittimità formale dell’atto – Limiti.


Per effetto dell’abolizione dell’obbligatorietà del libro soci ad opera dell’art. 16 del d.l. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella l. 28 gennaio 2009, n. 2, deve ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto ex art. 1418, comma 1, cod. civ. la clausola statutaria di società a responsabilità limitata che subordini l’esercizio dei diritti sociali del cessionario della partecipazione non già al deposito dell’atto di trasferimento presso il Registro delle imprese ma all’iscrizione del trasferimento medesimo nel libro soci volontariamente istituito dalla società; detta nullità deve poi considerarsi insanabile, in quanto non riconducibile al catalogo di quelle di cui al terzo comma dell’art. 2479 ter cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I poteri di controllo del Conservatore del Registro imprese e del Giudice del Registro sono limitati ex art. 2436, comma 2, cod. civ. al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta, controllo che attiene alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge, con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità del contenuto dell’atto comprometta la riconducibilità dello stesso al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 28 settembre 2009.




Società di persone – Cancellazione dal registro delle imprese – Estinzione della società – Esclusione – Beneficio della preventivo escussione del patrimonio sociale – Salvaguardia – Necessità.

Mentre nell'ipotesi di cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese l'estinzione automatica e "ope legis" della persona giuridica di cui all’art. 2495 cod. civ. non incide negativamente sul principio della responsabilità limitata dei soci (i soci, difatti, risponderanno verso i creditori sociali solo nei limiti - del tutto eventuali - di quanto indebitamente riscosso nella fase liquidatoria), assai diversa (e intuibilmente ben più severa) è invece la sorte dei soci nell'ipotesi di estinzione della società di persone, la quale comporta la riespansione incondizionata del principio della loro responsabilità illimitata verso i creditori sociali. La regola dell’estinzione automatica della società non sarà pertanto applicabile alle società di persone, dovendo essere salvaguardato il principio dell'escussione preventiva del patrimonio sociale posta a vantaggio dei soci almeno fino a quando permanga un patrimonio sociale liquidabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 29 settembre 2008.




Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori nei cofnronti dei creditori sociali – Sussistenza – Fondamento.

Società a responsabilità limitata – Tardiva approvazione del bilancio – Danno alla società – Esclusione.


In seguito alle modifiche introdotte dal d. lgs. N. 6/2003, la legittimazione dei creditori all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata trova il proprio fondamento nella tutela aquiliana del credito e quindi nell’art. 2043 cod. civ., con la conseguenza che il comportamento dannoso deve essere sorretto da dolo o colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La tardiva approvazione del bilancio non è, di per sé, fonte di responsabilità, essendo a tal fine necessario dimostrare il danno che ne è conseguito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 27 febbraio 2008.




Società a responsabilità limitata – Omesso adeguamento dello statuto alle disposizioni introdotte dalla riforma del diritto societario – Ricorso ex art. 2436 cod. civ. avverso il rifiuto del notaio di iscrizione di delibera nel registro delle imprese – Prevalenza delle nuove disposizioni normative in mancanza di volontà contraria dei soci – Iscrizione – Ammissibilità.

Nel caso in cui i soci non abbiano provveduto ad adeguare l’atto costitutivo della società nel termine del 30 settembre 2004, fissato a tal fine dall’art. 223 bis disp. att. cod. civ., qualora non vi sia una manifestazione di volontà di segno contrario dei soci, sulle clausole statutarie difformi dalla nuove disposizioni normative devono prevalere queste ultime e ciò a prescindere dalla natura inderogabile o derogabile delle stesse. (Nel caso di specie si è ritenuta iscrivibile nel registro delle imprese la delibera di scioglimento anticipato di una società a responsabilità limitata il cui statuto, non adeguato alla disciplina introdotta dal D.L.vo 6/2003, disponeva che alle deliberazioni dell’assemblea si applicassero le norme, e quindi le maggioranze, dell’art. 2486 cod. civ. nel testo previgente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 07 dicembre 2007.




Associazioni – Deliberazione adottata dall’assemblea dell’associazione in liquidazione – Inesistenza.

Associazioni – Liquidazione – Partecipazione degli associati alle perdite – Esclusione.


A seguito della messa in liquidazione dell’associazione, a differenza di quanto accade nelle società, l’assemblea degli associati cessa, e comunque non ha più ragione di esistere. Ne consegue che la delibera eventualmente adottata da tele organo deve ritenersi addirittura inesistente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ illegittima la delibera assembleare di una associazione che ponga a carico degli associati le perdite dell’associazione e tutti gli oneri relativi alla sua liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 27 novembre 2007.




Omologazione di delibera di assemblea straordinaria – Rifiuto del notaio di chiedere l’iscrizione nel registro delle imprese – Controllo di legittimità e di merito nel procedimento di omologazione.

Nell’ambito del procedimento di omologazione di delibera assembleare si attua un controllo con preminente funzione di verifica della corrispondenza dell’atto con il “tipo legale” corrispondente.
Tale controllo si esplica su un piano di mera legittimità al quale deve restare estranea ogni valutazione di merito, riservata invece alla sede giurisdizionale contenziosa (art. 2377 c.c.).
Deve pertanto ritenersi illegittimo il rifiuto del notaio di dare impulso all’iscrizione nel registro delle imprese della delibera assembleare la quale, oltre a provvedere all’adeguamento dello statuto sociale alle nuove disposizioni contenute nei d.l. 5 e 6/2003, operi modifiche allo statuto per le quali siano prescritti più alti quorum deliberativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 31 dicembre 2004.




Nuovo diritto societario – Società a responsabilità limitata – Ricorso al tribunale per la convocazione di assemblea ex art. 2367 c.c. – Inammissibilità – Fase di transizione e vigenza del vecchio statuto – Ammissibilità.

L’attuale disciplina dell’articolo 2479 bis cod civ, diversamente dal passato (v. art. 2486 abrogato), non prevede per le società a responsabilità limitata l’intervento sostitutivo del Tribunale in ipotesi di inerzia dell’amministratore nella convocazione l’assemblea, come si evince dal silenzio della norma sul punto e dal mancato richiamo della simmetrica disciplina contemplata dall’articolo 2367 cod. civ. per le s.p.a.. Il silenzio del legislatore sul punto, lungi dal rappresentare una lacuna, appare coerente con l’indicazione desumibile dalla norma citata (art. 2479 bis c.c.) la quale - salva diversa previsione dell’atto costitutivo - riconosce a ciascun socio il potere di procedere autonomamente alla convocazione l’assemblea, di talchè superfluo si rivelerebbe l’intervento giudiziale di cui si tratta.
Peraltro, qualora la società sia disciplinata dal vecchio statuto, la cui efficacia è assicurata dalla disciplina transitoria fino al 30 settembre 2004 (art. 223 bis, co. 4, disp. Att. C.c. d. lgs. 6/03), è possibile scorgere nella disciplina di cui all’art. 2367 c.c. un “principio generale” in tema di ordinato funzionamento dell’organo assembleare, cui l’interprete può fare agevole riferimento - nel caso particolare pro praeterito e in via transitoria - ai sensi dell’art. 12, co. 2 delle preleggi, in ragione dell’evidente analogia iuris. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 luglio 2004.



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